Visualizzazione post con etichetta matteo salvini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta matteo salvini. Mostra tutti i post

sabato 17 maggio 2014

Il silenzio delle Innocenzi


Vi siete accorti che il nuovo trend telegiornalistico è l'agguato-show? Si chiama un ospite, generalmente un politico dell'opposizione e, invece di animare un dibattito sui contenuti, lo si dà in pasto ad un sicario scelto del partito di governo mentre il conduttore, rigorosamente filogovernativo, partecipa attivamente tenendolo fermo e aizzando l'aguzzino con le armi della faziosità e della provocazione. E' il principio del due contro uno, dei ragazzi più grandi che pestano il compagno con gli occhiali, del poliziotto che prende a calci il manifestante ormai a terra sanguinante, della squadraccia, insomma la protervia della maggioranza. E' un giornalismo all'olio di ricino che coniuga i metodi squadristi fascisti con alcuni classici della Rivoluzione culturale cinese, creando un mix micidiale di ottusità e violenza al servizio degli interessi del regime. Quello che terrorizza i vecchietti che vanno al sindacato a farsi calcolare l'IMU con volantini come questo.

Chi realizza questo tipo di televisione è convinto che il telespettatore si diverta un mondo con lo snuff-show di partito e la macellazione in diretta dell'avversario, ma in realtà, essendo uno spettacolo pensato addosso ai propri simpatizzanti e tagliato quindi per le loro specifiche perversioni, chi non le condivide ne ricava solo nausea e rifiuto e riesce a percepire benissimo la strumentalità dell'operazione di propaganda. Con il risultato che finisce per identificarsi con l'aggredito invece che con l'aggressore, soprattutto se questi è abile nello schivare e rintuzzare i colpi.
In fondo non è difficile farlo se si ha padronanza delle proprie ragioni e si evita di cadere nelle provocazioni che, essendo di stampo piddino sono facilmente prevedibili. Un vero e proprio videomanuale di tattica su come annientare questo tipo di giornalismo squadrista è l'ormai celeberrima intervista-boomerang della Gruber a Marine Le Pen.

Se Di Maio ha rischiato di soccombere a #canottoemezzo sotto i colpi delle piddine in latex, un altro esempio di vittima che è riuscita a sfuggire con abilità ai carnefici è stato Matteo Salvini ad "Anno Uno", il programma di Santoro in subappalto alla Innocenzi. Si, quella che andò, sempre dalla Le Pen, a chiederle: "S'immagina cosa sarebbe successo all'Italia senza l'Europa?" e si sentì rispondere: "se l'Italia non avesse l'Europa lei non mi farebbe nemmeno questa domanda".

Non so se avete inquadrato il format del programma. Un'ibridazione tra The Spanish Inquisition, il Pompeo Magno, "Amici" di Maria de Filippi, l'assemblea di istituto e gli interrogatori delle BR nella prigione del popolo.  Un bel campionario scelto di ggiovani bimbiminkiabbestia sta seduto in circolo come nelle terapie di gruppo - "Ciao, sono  Matteo e sono già tre settimane che non mi faccio" - e partecipa all'interrogatorio, generalmente proferendo banalità. La grande trovata cross-mediale è quella di farle commentare dagli spettatori con un hashtag su Twitter: #iosto... e poi il nome del pischello/a. I luogocomunisti più hashtaggati vincono il loro quarto d'ora di celebrità.
Tra i più popolari c'è un certo Prince nella parte del ragazzo di colore che, ogni volta che apre bocca, anche se si sta parlando di musica barocca, si lamenta che l'Italia è un paese razzista. I piddini, per paura di apparire razzisti, gli danno subito ragione e twittano #stoconprince. Lo so che sembra un esperimento di brainwashing tra Pavlov e Cameron, ma è così.

Tornando a Salvini, per il segretario della Lega era stato preparato tutto con cura. Visto che parlare di euro sarebbe stato rischioso per gli ottusangoli anonimi ma non per l'ospite, e soprattutto non avrebbe fatto caciara di pancia, ecco, ti pensa la Innocenzi, dove lo freghiamo. Sul razzismo. Lo immoliamo sull'altare del multiculturalismo senza guanto, facciamo venir fuori il lato oscuro, gli facciamo spuntare le corna in testa. Come agent provocateur chiamiamo nientepopodimeno che Cécile Kyenge. Primo passo falso perché, porella, quando hanno distribuito la simpatia lei stava cercando posto per parcheggiare, e, come ministro, è meglio se si lascia scivolare dolcemente nell'oblio che merita.
Ci hanno provato in tutti i modi a provocare il leghista che è in lui: Clarice con il pietismo, l'evocazione dei morti di Lampedusa a suon di "tu che sei mamma" (ad una ragazza del coro), "le bare bianche"; Prince e Kyenge con l'aggressività del razzismo degli antirazzisti, con qualche altra erinni particolarmente portata per l'invettiva faziosa, ma niente. Salvini ha stupito, o forse aveva studiato, rispondendo calmo e pacato, non replicando alle provocazioni e portando a casa la partita quando, durante lo scambio di doni finale, alla patetica banana della Kyenge ha risposto con un cd di Van Der Sfroos e un libro della Fallaci.
Anche se, io, essendo notoriamente crudele, fossi stata al suo posto, la Fallaci l'avrei regalata piuttosto alla Innocenzi, che le serve.

Alla fine di questa milonga illegal, Salvini è apparso meno pericoloso di quanto lo dipingano e la Kyenge una piccola donna rancorosa fissata sul razzismo che rinfaccia perfino all'interlocutore di non essere laureato, una botta piccoloborghese che lèvati.  Inoltre, chi ha una certa età, avrà spento il televisore con uno strano senso di deja-vu. Infatti quei ragazzi del collettivo così fanatici, se facevano un po' paura è perché ricordano le Guardie Rosse. Stessa cieca ottusità nel credersi dalla parte giusta e convinti di non dover mai più cambiare idea in vita loro. Sicuri di essere in diritto di poter dare del razzista a chi la pensa diversamente sulla fottuta globalizzazione, perché per loro basta essere neri o essere arrivati con il gommone per saltare la fila e passare l'esame senza studiare. E possono farlo solo perché il potere lo trova divertente e glielo permette. Per il momento.

Razzisti siete voi, stronzetti, e ci metto anche Saviano, con la vostra spocchia da cagnetti esotici da salotto, ad abbaiare vomitando la pastasciutta che vi abbiamo pagato con la nostra fatica e che nemmeno vi piace.
Sto con Prince anch'io, certo, ma con quello di Minneapolis, quello vero. Il Prince della Baggina torni dopo aver scritto e suonato qualcosa come "Purple Rain", o "Purple Haze", se preferisce l'opzione #stoconJimi, e ne riparliamo. 

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...