domenica 10 gennaio 2021

ASOCIALISMO, FUTURA DISUMANITA'

Il distanziamento sociale, il fatidico metro o metro e mezzo da mantenere tra le persone, come certificato ad esempio in tutti i gadget e la cartellonistica concentrazionaria fornita agli esercenti dalle associazioni di categoria compiacenti (lo ripeterò finché avrò fiato in corpo: compiacenti e complici) verso la distruzione umana ed economica dei propri iscritti, avrebbe dovuto essere il primo segnale da cogliere per capire che non si trattava di una disposizione di precauzione sanitaria ma di un nuovo modo di concepire la socialità. Una "nuova normalità", una regola da seguire sempre e comunque e, scommetto, vita natural durante, da imporre alla plebaglia infetta. Infetta non perché contagiata da un virus SARS, ma ontologicamente reietta, impura ed intoccabile. Questo "metro" di giudizio finale doveva essere l'allarme che scatta, la pioggia dal soffitto che spegne provvidenzialmente l'incendio nella stanza, il salvavita che ti mette in sicurezza isolando l'impianto. 

Invece no, la cosa è passata in fanteria come le altre assurdità di questo incubo, ed ancora oggi si fa fatica a farne cogliere la disumanità ai nostri compagni di sventura, ipnotizzati dalle mascherine, dalla paura di una malattia che due anni fa avremmo chiamato influenza, dalla nevrosi indotta da regole - lo ripeto perché deve diventare un mantra - disumane. Nemmeno quando i torturatori ci comunicano quale parte della nostra vita privata dovrà ancora essere fatta oggetto di intrusioni indebite, si osserva una reattività nella massa di zombificati ai quali, forse, una bella secchiata d'acqua gelata in faccia farebbe assai bene. Perfino l'inedita ed inaudita pretesa di intromettersi nella nostra vita affettiva e sessuale per regolamentarla - paradossalmente in tempi in cui ognuno dovrebbe essere di tutti e fare ciò che vuole - ha fatto svegliare chi è precipitato nello stesso torpore magicamente indotto di Re Theoden. 

Il distanziamento socialmente indotto tra gli individui è credo la più inedita e spaventosa forma di totalitarismo che abbiamo mai sperimentato. In situazioni concentrazionarie e carcerarie il contatto con gli altri non era vietato. Lì si pativa casomai la promiscuità forzata, la mancanza di intimità. Ora la definitiva distruzione della psiche la si vuole ottenere alternando gli opposti, alternando promiscuità ad isolamento. Difatti durante il lockdown siamo stati costretti sia a trascorrere feste e compleanni in perfetta solitudine, separati dagli affetti, dagli amori e dal semplice contatto umano ma le famiglie numerose sono state costrette ad una coabitazione forzata altrettanto problematica perché artificiosa, sperimentale. Basta fare la banale osservazione etologica di cosa avviene in una gabbia troppo affollata di cavie, dove l'aggressività trascende in aggressione.  Sono stati quindi violati gli spazi vitali tra le persone, o invadendoli o allargandoli fino a farli diventare bolle di isolamento. E' una ferocia subdola perché non si manifesta con violenze e torture fisiche ma agisce solo sulla psiche. I danni di questa tortura vanno da un senso di disperata solitudine e vuoto affettivo a reazioni di fobia sociale.

Vi sono stati altri esempi storici di un simile tentativo di controllare psicoticamente i rapporti tra gli individui, di cui la misurazione della distanza tra io e l'altro è solo l'ultima novità generata dalle teste fine che si sono spremute per ideare questo bel programma antiumano. L'intrusione dell'entità stato o partito nella vita intima delle persone è stata un elemento caratterizzante le dittature comuniste come quella maoista e cambogiana, dove alla privazione del tempo per l'espressione dell'affettività, nella giornata dedicata unicamente al lavoro, si univa la pretesa di gestire e regolamentare anche la sessualità; indicando la cadenza dei rapporti coniugali, stabilendo che essi dovessero avvenire solo in concomitanza con i giorni fertili e proibendo ogni occasione di gioiosa seduzione e corteggiamento tra i sessi, per esempio mortificando la femminilità sotto divise e pettinature tutte uguali. Un tipo di gestione totalitaria del privato che abbiamo visto essere messo in pratica anche in più recenti regimi fondamentalisti islamici e in alcune vicende italiane note alle cronache. L'altro giorno, guardando un documentario sulla vicenda del "Forteto", notavo come i ragazzi chiamati a testimoniare la loro esperienza di degradazione e violenza raccontassero di coppie sposate costrette a vivere in castità e in segregazione, di ragazze mortificate nell'abbigliamento, e di un clima complessivo di controllo sadico sulla vita delle persone che, come le vicende giudiziarie hanno rivelato, nascondevano le motivazioni turpi di alcune personalità deviate messe in condizione di poter soggiogare completamente gli altri. E' noto comunque che tra le personalità che ammantarono quell'esperienza settaria gnostica di validità scientifica e culturale vi furono esponenti di quel partito "cinese" che già allora esaltava come esportabile il modello di società sortito dalla rivoluzione culturale maoista.

Che una pandemia, ovvero un fatto emergenziale sanitario potesse "fortetizzare" un paese intero, permettendo alla cover band grottesca e stracciona dei "Signori" del Salò di Pasolini di poter giocare con la vita di tutti gli italiani, servendo loro giornalmente merda in forma di regole da rispettare, non poteva forse essere previsto. Però ora che ci rendiamo conto di quale scientificità possa trovarsi nella pretesa di tenerci per sempre imbavagliati e a distanza tra di noi quando è ormai dimostrato che i parametri che definiscono la pandemia sono totalmente arbitrari, il non reagire, soprattutto da parte della politica che dovrebbe fare il suo mestiere, ovvero rappresentare gli interessi del proprio popolo, si sta ravvisando come altrettanto scellerata e colpevole della mancata reazione di coloro che non mossero un dito di fronte alle avvisaglie dei genocidi del secolo scorso.

Pochi ancora hanno colto a chi si riferiscono veramente queste nuove regole. L'illusione che siano norme generali che valgono per tutti stile rancio militare svanirà presto. Varranno solo per una categoria specifica di popolazione. Non varranno per i membri dell'élite, per i loro compiacenti ed indispensabili servi, per le loro baldracche di ogni sesso, per chi ha servito ai fratelli il piatto di lenticchie, per gli utili idioti e per le masse di comparse spostate da un continente all'altro per la sacra rappresentazione di contorno della grande sostituzione. E nessuno pensi di cavarsela considerandosi privilegiato per il fatto di rientrare nelle categorie sopraelencate. Per ognuno di loro verrà il momento della disillusione.  Lo sgomitare dei bravobambinisti non li salverà. Chi potrà accedere ad  Elysium è già stato stabilito e non ci saranno posti in piedi.

Andando per esclusione avrete capito a quale categoria di umanità sottoposta alle regole più disumane mi sto riferendo. Bisogna eliminare i testimoni del mondo come era, cioè del nostro. Imperfetto, classista, ingiusto ma dove si era ancora liberi di uscire da casa propria per il gusto di farlo. Un mondo dove comunque eravamo ancora liberi e c'era spazio perfino per la dimensione spirituale, oscenamente cancellata anch'essa, con la putrida connivenza delle gerarchie religiose, durante il confinamento. 

Se il fine è l'isolamento di un individuo dall'altro, l'anomia destrutturante del sé, al distanziamento fisico vorranno far seguire il distanziamento in ogni sua altra forma, compresa la socialità virtuale ma comunque affettiva che ci siamo creati sui social network, anch'essi laboratori dove abbiamo agito come cavie, ma che in questo anno ci hanno mantenuto in contatto tra noi e ci hanno in qualche modo salvati.  Occorrerà studiare, nel caso di confinamenti e censure, nuove reti di comunicazione e non sarebbe male, da parte di quelle forze che comunque si stanno opponendo a questa follia necrofila di una parte dell'élite, creare una Rete parallela, un nuovo web dove bypassare il nero cancello di Google. In tempi non ancora pandemici scrissi che ci saremmo ritrovati tutti nel dark web e non scherzavo perché l'invasività del monopolio del web di superficie era già visibile da alcuni marcatori. Sulle modalità di resistenza alle censure sui social e sull'importanza di mantenere uniti i nodi della rete, segnalo questo importante articolo di Enzo Pennetta a riguardo.

Il grande paradosso di questi tempi terminali è che un Sistema fondato sui principi dell'evoluzione, del primato del forte sul debole e sul progresso inarrestabile, per sopravvivere ha dovuto vendersi l'anima al demonio della dissoluzione e dovrà assistere al primato della forza sulla fortezza, alla cancellazione di ogni segno di evoluzione, ad un'improvvisa e per nulla graduale inversione nella regressione ed al trionfo di un a-socialismo che potrebbe spegnere per sempre il sol dell'avvenire in un inverno forse non nucleare ma infernale. 

martedì 5 gennaio 2021

REQUIEM PER IL DARWINISMO CULTURALE

 

Da "La fuga di Logan"

"Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d'usura."

Ezra Pound


La deriva liberticida di quella che sembrava solo una pandemia era un evento davvero così imprevedibile? Non erano forse stati seminati nei decenni passati abbastanza segnali premonitori di una volontà di blocco e ripartenza del sistema in base a nuove regole arbitrarie per imporre un gioco ormai definitivamente truccato e non più democratico, quello che oggi viene apertamente definito come "grande reset"? Un grande calcio alla scacchiera che ne manda per aria tutti i pezzi non solo a causa della solita crisi periodica del capitalismo ma in nome di quella che, parafrasando Cesarano e Collu, chiameremmo Apocalisse ed "involuzione"? La pandemia attuale non pare effettivamente il pretesto per il completamento di un progetto a lunghissima lievitazione che ha come scopo il dominio sull'Uomo ed il suo traghettamento sulla barca di Caronte verso l'Inferno del transumanesimo? Ovvero la logica conseguenza di quel darwinismo che non è più solo sociale ma pervasivamente culturale?

"In questo scompartimento ci sono troppi indizi", dice Hercule Poirot quando scopre il cadavere dell'assassinato sull'Orient Express. E anche qui nel teatro pandemico, sul tavolo settorio sul quale giace il cadavere del mondo come lo conoscevamo, ve ne sono a bizzeffe, a saperli riconoscere. Partendo almeno da quel documento, "Rapporto sui limiti dello sviluppo" del Club di Roma del 1972, che rappresentò il fischio di inizio della fine del capitalismo espansivo del secondo dopoguerra, per proseguire con l'imposizione del neoliberismo e della dottrina dello shock, mascherati sapientemente negli anni ottanta da un'illusione di libertà, arricchimento facile ed edonismo incurante del futuro, una sorta di nuovi "happy days", per poi giungere all'inquietante proclamazione della "fine della storia" nel 1992. Fine intesa come consacrazione dell'abolizione dell'alternativa all'unico Sistema possibile. La storia è finita, datevi pace. 

Da quel proclama poteva così iniziare quel processo che, su un piano sempre più inclinato, avrebbe portato alla definitiva messa in discussione di un principio fondamentale della comunità umana, la sovranità, e a stabilire il primato assoluto del concetto di vincolo esterno. In altri termini, il ritorno della schiavitù. Per far ciò si è lavorato a ritroso a partire dai macrosistemi, le nazioni; dai tessuti sociali come gli stati fino ad intaccare ora la singola cellula che li compone, il cittadino, per giungere al suo DNA, la sua sovranità corporea, e poi fino nel profondo della sua essenza umana e sacra. 

In Europa si è lavorato dapprima sulle entità nazionali, proponendo in alternativa ad esse un simulacro di area comunitaria ideale e sovranazionale, ereditata dalle solite distopie neoaristocratiche e latomistiche, suggello della quale sarebbe stata una moneta unica per "nel buio incatenare" i popoli che la formavano. Un sogno di fratellanza infrantosi prima sulle basse logiche di dominio economico tra stati, per troppo tempo represse nella fasulla e sdolcinata narrativa dei "settant'anni di pace", e ora sulle bianche scogliere di Dover. 

L'immagine delle due torri polverizzate nel 2001 avrebbe ben simboleggiato l'inizio di un ventennio che sarebbe stato votato alla distruzione controllata e sistematica del modello occidentale, già minato da decenni di messa in discussione culturale del proprio diritto di esistere. E' stato il ventennio del vandalismo, per utilizzare il termine che Raphael Lemkin riserva alla categoria del genocidio culturale, di tutto ciò che fosse bianco, occidentale, religioso, tradizionale e perfino socialista in senso classico. Ogni categoria culturale è stata infettata con il politicamente corretto, braccio armato dello scientismo secondo cui la realtà fenomenica deve piegarsi all'interpretazione che ne dà il pensiero unico e, successivamente, è stata disciolta nell'acido della società liquida senza più punti di riferimento, con, negli ultimissimi anni, una drammatica accelerazione verso la dissoluzione totale. E ciò mentre il modello cinese, perfetta fusione di totalitarismo ideologico, tecnologico ed economico e, in quanto tale, modello ideale da imporre in tutto il mondo da resettare, si espandeva, costruendo da colonizzatore città intere in Africa ma non per gli africani, acquisiva asset ovunque in Occidente senza mai avere problemi di liquidità e ampliava la propria influenza commerciale e anche politica sui governi del primo mondo. 

In Italia, per cancellare il principio di sovranità dello stato si è privatizzando tutto il privatizzabile, stabilendo nuove regole di gestione delle risorse umane ed infrangendo le barriere di difesa alla penetrazione del mercato in ambiti non strettamente economici. La società economicistizzata ma stucchevolmente moralistica delle regole, delle norme, dei compiti a casa, delle riforme, dei soldi che non ci sono e del debito che lasceremo ai nostri figli. L'economia stessa è diventata, anche in forma critica al Sistema, un ottundente oppio del popolo.

Sanità e scuola sono state progressivamente aziendalizzate e sottoposte ad uno stravolgimento senza precedenti delle loro funzioni sociali, fino a divenire patetiche rappresentazioni parodistiche di ciò che dovrebbero essere i pilastri fondamentali della società: la prima come luogo della formazione culturale e della conservazione dell'identità di sé come individui e popolo e la seconda come conservazione della salute e diritto alla cura secondo principi di giustizia e civiltà. Entrambe sono ora, dopo i colpi mortali assestati dai ripetuti lockdown da covid, le ennesime due torri polverizzate. 

Ora, se vogliamo considerare la concatenazione di eventi attorno alla "situazione covid" come una struttura coerente che identifica in quella personale dell'individuo l'ultima residua sovranità da abbattere, al fine di annullarne l'umanità e sacralità, è evidente che chi l'ha creata è sempre il solito Sistema dominante che vuole condurre il gioco, pretendendo di interpretare le intenzioni di una Natura che, inspiegabilmente, oggi desidererebbe sbarazzarsi dell'Uomo divenuto oppressore di quello che, secondo una visione atea, dovrebbe essere nient'altro che un insignificante pianeta della Galassia. 

Un Sistema ora apparentemente vincente su tutti i fronti ma in realtà votato all'omicidio-suicidio collettivo come gesto di estrema ribellione di fronte alla sua evidente sconfitta come unico modello degno di sopravvivere alla fine della Storia in quando ormai cancro di sé stesso, come gli esempi storici raccontati dimostrano e che purtuttavia nega ancora il fatto che questa sconfitta derivi dall'aver sacrificato la Scienza, ovvero la volontà dell'Uomo di essere degno di servire e spiegare e non piegare a sé la Natura, sull'altare di una Teoria fondativa totalmente falsa della quale non uno dei postulati era vero ma che doveva esserlo per permettere al Sistema di imporre il proprio dominio. Un Sistema che  ha fissato i paradigmi, ha creato ideologie opposte mandandole a combattersi sul campo di rivoluzioni e guerre, riuscendo sempre ad evitare di mettere in discussione sé stesso ed il proprio immutabile schema basato sulla lotta per la sopravvivenza: naturale ma con le carte truccate. L'unico vero governo mondiale già in essere da tempo immemorabile al quale, per denudarsi del tutto prima del clamoroso suicidio finale, basta solo togliere di mezzo l'odiosa ed ormai inutile democrazia parlamentare e tentare, come atto finale, di trascinare all'Inferno con sé l'Umanità. 

C'è un libro abbastanza famoso, un classico del complottismo, che si intitola "Tutto ciò che sai è falso". Paradossalmente questo potrebbe essere anche il titolo del manuale di istruzioni del capitalismo anti fake-news che poggia le sue fondamenta sui falsi miti fondativi del darwinismo culturale. Nessuno ha mai trovato l'anello mancante, non siamo mai discesi dalle scimmie, l'evoluzione e la storia non seguono schemi fissi ed immutabili, il mercato non si autoregola, la curva di Malthus è solo pericolosa perché cieca, il materialismo non poteva rendere l'uomo felice e la storia non può finire.

Tornando alla domanda iniziale: la pandemia come pretesto porterà veramente a quel definitivo "capitalismo della sorveglianza" dove potremmo renderci conto che non riacquisteremo più la libertà, perfino dopo l'introduzione del Sacro Vaax ad ungere coloro che si apprestano alla "rigenerazione" che, nella "Fuga di Logan", era un modo elegante e petaloso (vedi l'immagine) per significare il raggiunto limite di vita concesso? Gli indizi raccolti di un finale drammatico di quella accelerazione del Sistema contro il muro della dissoluzione che la Storia ci ha fornito sono molti. E' la prima volta che i sogni distopici più oscuri riescono a giungere a livelli impensati di realtà lucida ma è anche vero che, per usare una metafora bellica, i fronti aperti sono troppi e un fronte a livello globale non era mai stato aperto da nessun Napoleone o Hitler. Vi sono inoltre, anche all'interno dell'élite, interessi opposti che potrebbero presto stancarsi di uno stato di emergenza permanente creato da una pandemia a fisarmonica alimentata dalla lotteria dei contagi. Se questa è una guerra, dobbiamo per forza immaginarne una fine alla quale seguirà un dopoguerra e una ricostruzione dei danni che stavolta potrebbero essere immani.

Ciò che è certo è che, in ogni caso, per essere giunto al massimo della distruttività, il Sistema è da considerarsi definitivamente sconfitto in quanto si è rivelato pericoloso per la sua stessa sopravvivenza. Come il virus che, uccidendo troppo presto l'ospite, si condanna all'estinzione. Se giungerà il dopoguerra come dopo-covid la sfida più imponente per scongiurare qualsiasi rischio di deriva nel transumanesimo sarà quella di trovare il coraggio di respingere una volta per tutte i postulati errati e fraudolenti del darwinismo culturale e costruire un nuovo sistema di riferimento che restituisca alla Scienza l'umiltà e all'Uomo il timor di Dio. Senza paura di recuperare valori che, ben lungi dall'essere superati, erano stati messi da parte solo perché d'ostacolo alla lunga corsa verso l'autodistruzione del Sistema. Ristabilire il primato della vita sulla morte, di Eros su Destrudo, potrebbe essere un buon punto di ripartenza. 

E' una sfida immane ma che non possiamo più evitare di affrontare.


domenica 27 dicembre 2020

IL VACCINISMO MAGICO



Per comprendere il fenomeno covid potrebbe essere utile cambiarne l'approccio percettivo e visualizzarlo in termini di forma nello spazio con una propria struttura tridimensionale, descrivendolo come una serie di contenitori uno dentro l'altro, come le scatole cinesi, dove ogni scatola rappresenta concettualmente un pretesto per l'apertura della scatola successiva.

Fino a questo momento, aprendo le varie scatole in sequenza, il virus è stato il pretesto per la dichiarazione di pandemia, termine che oggigiorno per l'OMS non indica più una malattia che si diffonda con un determinato indice di mortalità nel mondo ma "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente". Quindi in teoria come agente basterebbe anche il virus del raffreddore. 

La dichiarazione di pandemia è stata il pretesto per il lockdown e le altre misure restrittive della libertà che progressivamente hanno catturato tutta l'attenzione a discapito della malattia in sé, per la quale si sono scelte o cure sbagliate o ostacolate se non proibite quelle indicate dai medici come possibili e risolutive, mentre al contempo la sanità pubblica, ad esempio in Italia, veniva congelata in una generalizzata sospensione di cure e trattamenti, perfino quelli già programmati per i malati oncologici, che non riguardassero la strettissima emergenza. Una vera e propria serrata del servizio sanitario nazionale ex-pubblico, inspiegabile dal punto di vista logico e che con il passare dei mesi, con gli ospedali che ritornavano alla normalità, tanto da trasformarsi in scuole di danza rituale, sta diventando sempre più inquietante.

Il lockdown e naturalmente il biscottino ai cagnolini di Pavlov rappresentato dalla promessa di liberazione dalle catene e dalle museruole, è il pretesto per introdurre il vaccino. Un vaccino realizzato in pochissimi mesi, si suppone saltando varie fasi della sperimentazione e soprattutto la normale prassi di approvazione e commercializzazione che è prevista perfino per i vaccini i quali, come è noto, godono di corsie di approvazione meno severe di altri farmaci. In questo articolo del 2016 l'infettivologo Fabio Franchi, smentendo la Fnomceo, dichiarò:

Perché tanta fretta e perché soprattutto la costruzione di una narrazione di tipo religioso sul concetto di vaccinazione di massa per il covid, della quale si dirà dopo? Un vaccino che quindi che ha tutta l'aria di un pretesto. Per cosa? Ecco l'ennesima scatola che si apre. 

Fino ad oggi la sperimentazione di un farmaco sull'uomo, che seguiva quella sull'animale e sulle linee cellulari in vitro, avveniva in quattro fasi secondo le modalità descritte sul sito dell'AIFA. Essendo la quarta ed ultima fase l'osservazione post-commercializzazione dell'efficacia del farmaco e dell'eventuale comparsa di effetti collaterali a lungo termine, ci si domanda a quale fase precedente di sperimentazione si sia giunti riguardo al vaccino per il covid, tenendo presente che la fase 2 dura di solito almeno due anni e per completare la fase 3, sempre per l'AIFA, ne possono occorrere fino a cinque. Pare che una parvenza di fase 1 ci sia stata, almeno a leggere i resoconti sulle "reazioni allergiche" che sarebbero state riscontrate nei partecipanti ai test di quella che però viene definita già fase 3 della sperimentazione.

Come è possibile accelerare tanto i tempi dei protocolli ufficiali di sperimentazione? E' il progresso della scienza "che oggi viaggia più in fretta" come ha affermato qualcuno, o è bastata l'autorizzazione alla procedura d'urgenza per l'autorizzazione concessa dall'FDA negli USA? E' il fatto che i vaccini "non sono farmaci", come è stato imposto da parte dell'industria farmaceutica di considerarli? Perché mettere a repentaglio la salute di migliaia di persone che sono già state convinte da una campagna di terrorismo mediatico a partecipare alla somministrazione di massa di un vaccino in alcune formulazioni addirittura contenente una tecnologia mai utilizzata prima, quella a mRNA? Perché, se ormai è dimostrato che il covid è curabile addirittura a domicilio e il suo  tasso di mortalità reale, non gonfiato giocando sporco sui concetti di "casi", "contagi", "infetti" ed altre trappole linguistiche, non avrebbe permesso fino a qualche anno fa all'OMS di considerarlo malattia pandemica? Qui sembra aprirsi un'altra scatolina.

Il vaccino è il pretesto per la sperimentazione sull'Uomo: selvaggia, privatizzata, di massa, senza responsabilità legale da parte di chi somministra i test, e soprattutto gratuita, perché per i farmaci tradizionali BigPharma qualche osso sotto la tavola te lo lancia, a meno che tu non interrompa il trial perché stai troppo male: in quel caso, ciccia. Dato che il vaccino non è un farmaco (toh, un pretesto!) si sperimenterà su cavie che firmeranno un foglietto di carta dove sarà scritto che se rifiutano la seconda dose dovranno aspettarsi conseguenze. Di che tipo ancora non si sa, se sanitarie o legali. Ed ecco aprirsi l'ultima scatola della serie, quella che contiene ciò che non si sarebbe voluto vedere. 

Questa sperimentazione sull'Uomo è il pretesto per una serie di imposizioni totalitarie per implementare il transumano: il controllo totale della salute, attraverso la manipolazione del sistema immunitario naturale, la sua progressiva disattivazione allo scopo di creare il paziente permanente, dipendente dai farmaci a vita ed eventualmente sopprimibile a comando. Un sistema immunitario privatizzato, restituito eventualmente in concessione con il contagocce e temporaneamente mediante appositi "vaccini", secondo comodi piani mensili di abbonamento. Fino a  giungere allo scopo finale, già rivelato a suo tempo dall'ineffabile filantropo occhialuto e presente in bella mostra senza che nessuno lo noti, come la lettera rubata di Poe, in ogni agenda distopica dell'élite, nonché prerequisito fondamentale dell'implementazione della Quarta Rivoluzione Industriale: l'utilizzo del controllo della salute per limitare la popolazione mondiale con un vaccino che sterilizzi ed eventualmente si occupi di disattivare alcune categorie specifiche di soggetti. La categoria delle "vite indegne di essere vissute" a questo punto può estendersi illimitatamente a gruppi etnici, popolazioni di interi stati o razze specifiche.

All'obiezione che ciò sarebbe troppo orribile anche solo da immaginare, rispondo con facilità ricordando che il malthusianesimo è uno dei pilastri del paradigma che ci domina. Che il darwinismo, apparentandoci con le scimmie, ci rende automaticamente l'anello mancante nella catena dei soggetti da sperimentazione, tra il Macaco Rhesus e l'androide. E che il transumano è il logico ed inevitabile punto di arrivo di un lungo percorso di negazione dell'Umano.

Il ragionamento che ci ha condotti a scoprire l'ultimo dei pretesti funziona anche al contrario. Se volessi controllare la popolazione, con lo scopo di diminuirne il numero, avrei bisogno di controllarne la salute, quindi userei un vaccino da imporre a causa di una pandemia provocata da un virus opportunamente apparso sulla scena, sia spontaneamente sia cercato in qualche laboratorio. E questo ci porta all'ultimo concetto che viene dischiuso dal covid: la volontarietà del dominio dell'uomo sull'uomo in spregio a qualunque autorità superiore. Una volontà espressa da una scienza ormai liberata da ogni concetto di limite.

Siamo veramente nella terza fase dell'umanità di Comte, la fase della Scienza, che fu preceduta da quella Filosofica e da quella Religiosa ma le cose non sono andate come previsto dal filosofo. Se visualizziamo anche questo schema comtiano nello spazio tridimensionale, vedremo come anch'esso sia riconducibile ad un sistema concentrico. La fase religiosa contiene quella filosofica e quella filosofica quella scientifica. Ben lungi dal rappresentare un progresso, la fase scientifica si è rivelata una progressiva discesa agli inferi, l'inversione dell'opera alchemica verso un nigredo senza fine. Per poter essere finalmente liberata, la Scienza ha dovuto distruggere ciò che la conteneva e per dominare le menti ed asservirle, a cominciare da quelle degli scienziati, indebolite dal delirio di onnipotenza, ha dovuto assorbire l'autorevolezza e il linguaggio delle fasi precedenti, trasmutandoli tuttavia nell'Ideologia e nello Scientismo, entrambe parodie della Religione con i loro miti, il clero sacerdotale, le tavole della legge, i testi sacri, l'ortodossia e l'Inquisizione. 

Si comprende quindi l'attuale sconcertante trasmutazione della pandemia, ovvero della catastrofe, in pseudo-eucatastrofe, con tanto di corrispondenza tra la simbologia sacra del Natale con quella della "nascita" del vaccino miracoloso. Compresi i Re Magi che trasportano il dono a Roma (non a caso), scortati dalle forze dell'ordine. Siamo al vaccinismo magico sorretto da una colossale evocazione medianico-mediatica basata sul terrore e lo stupore che deriva dagli altri nefasti -Ismi magici del novecento, tutti riconducibili ad una radice comune occulta: la sfida apocalittica alla natura divina dell'Uomo. Quella che suggerisce il vero significato dei balletti propiziatori  da corsia di eroi ma soprattutto eroine, novelle baccanti, in camice pronti ad accogliere i vaccinandi per il nuovo battesimo: la festa per l'imposizione del marchio. Quello che permetterà, forse, la sopravvivenza nel nuovo mondo. E foss'anche quello di infamia per chi si sottrarrà al rito per giusto diritto di scelta. 

Aprendo la scatola della Scienza, invece del progresso, vi abbiamo trovato qualcosa che rischia, per sua intrinseca natura, di perderci per sempre trascinandoci con sé nell'Abisso del Nulla senza fine.

mercoledì 16 dicembre 2020

Trattamento Scientocratico Obbligatorio

Ho fatto uno strano sogno nel quale da vent'anni era già stato pienamente instaurato un governo unico mondiale e tutti i politici e capi di stato erano degli attori  incaricati di recitare una parte in quella che si rivelava una tragica rappresentazione della parodia di un sistema democratico. 
Un sogno al confine con la realtà di una democrazia come somma finzione a copertura dell'assoluta necessità di mantenere immutabile il Sistema inaugurato con la prima rivoluzione industriale. Altro che "cambiamento" e versione 4.0 della stessa! Una finzione così ben simboleggiata dalla sospensione della realtà alla quale ci hanno iniziato prima il cinema, poi la televisione ed ora la virtualità di Internet, che deriva dalla capacità dei sogni e della narrazione intesa come racconto, come letteratura, di farci viaggiare in una realtà parallela ed altra. Solo che, come accade nel film "Inception", ad un certo punto puoi non essere più in grado di distinguere realtà e sogno e ti perdi nel limbo tra sanità e follia, tra Scilla e Cariddi. 
Ciò che si vorrebbe, non è più un mistero, ci accadesse sempre di più è che restassimo immersi in un mondo che ci rendesse volutamente folli, perché se resti sano potresti scoprirne l'inganno. Truman che apre la porta nella scenografia di compensato, si ritrova fuori, nel mondo, e capisce.

Questo salto continuo tra realtà cosciente e realtà altra onirica è divenuto ormai parte della nostra esistenza. Lo sforzo di agganciarci al ricordo della vita precedente, anteriore a nove mesi fa, termina appena usciamo di casa e incontriamo i  rassegnati in mascherina anche da soli in bicicletta alle sette del mattino in un quartiere ancora deserto. L'agghiacciante demonizzazione (il termine non è casuale) della socialità e del contatto umano instillata dall'ormai unica narrazione pervasiva ed infiltrante di regime, quella del covid, ha provocato forse la vera pandemia: quella dei poveri Asperger terrorizzati dal contatto umano che vorrebbero vivere in una bolla asettica ritornando all'utero materno ma dal quale stavolta non uscire mai più. Uno spettro autistico si aggira per il mondo.

Anche a seguito della pandemia di influenza denominata "Spagnola" si osservò in molti sopravvissuti il fenomeno della letargia oppure della caduta in uno stato catatonico  che li faceva assomigliare a zombi. Figure rappresentate idealmente dal Cesare del "Doktor Caligari" e forse della prima vittima di un progetto Monarch rappresentata sullo schermo, la Maria di "Metropolis". Uno stato di catatonia che impedì a molti di riconoscere i primi sintomi degli incubi distopici degli anni trenta e di preparare nei loro confronti una adeguata reazione di fuga.
Impedire il risveglio, quindi, anestetizzare, drogare, non come atto caritatevole nei confronti dei propri simili colpiti dalla pandemia ma puramente funzionale ad impedirne rivolte violente. 
Un gregge da condurre ordinatamente al macello perché improduttivo o semplicemente superfluo perché non più gradito al Padrone deve sviluppare questa immunità alla reazione, alla lotta, alla ribellione.
Leggevo stamattina su Twitter come il termine "immunità di gregge" sia stato mutuato dalla zootecnia.




Il covid è il grande evento immunizzatore, nel senso della volontà dell'Unpercento Padrone di immunizzare il pianeta Terra dal virus Uomo, per sostituirlo con il transUmano fabbricato in vitro e modificabile a piacimento in un Adamo remissivo, non più inutilmente intelligente e stavolta privato del libero arbitrio in grado di fargli perdere l'Eden e di una Eva già pervenuta al Male, ovvero la somma parodia blasfema della Creazione condotta attraverso la distruzione ed il rovesciamento di quella originale e sacra.
Per far ciò, pare essere necessaria una vaccinazione di massa come mai prima nella storia, intesa come nuovo battesimo, unzione degli adepti e marchiatura del gregge.  E qui rientriamo nella realtà materiale dei fatti. 

La volontà di vaccinazione di massa sarebbe suggerita dai numeri astronomici di dosi di un intruglio da iniettare in milioni di persone, già acquistate dagli autocrati europei; una pozione dall'afflato magico della quale si conosce pochissimo tranne che è basata su una nuova tecnologia ad mRNA sulla cui sicurezza vi è una vera e propria cacofonia di opinioni le più disparate: il vaccino è innocuo, no,  modifica drammaticamente il DNA, è un vero e proprio crack di sistema, no, non è vero, non può farlo,  è sicurissimo.

Un "vaccino" sicuro per il quale le case farmaceutiche hanno però preteso l'assoluta impunità da qualsiasi richiesta di risarcimento alle vittime per eventuali reazioni avverse. 
Pare strano che vi sia ancora qualcuno che non creda alla continua sadica ma sincera rivelazione alle pecore del "come andrà loro a finire" ma non bisogna mai sottovalutare il valore distraente del materialismo, grazie al quale, se le questioni non sono di bassa ragioneria, si possono anche ignorare.
Nemmeno i padiglioni petalosi dove battezzare il giorno di Natale e di fronte alle cattedrali (!!) i nuovi credenti (nella sacra unzione) fanno capire la realtà del progetto di dominio assoluto che alberga nella mente di quel narcisista maligno che è il Padrone. 

Questa immunità dal dissenso non potrà che necessitare di una qualche obbligatorietà di trattamento, che ci verrà prontamente giustificata dal clero scientocratico come inevitabile e giusta. Se non altro perché la presenza di un numero ancora per il momento consistente di pecore nere avrà bisogno di ricercarne l'obbedienza con il tallone di ferro.
Ecco quindi l'ipotesi assolutamente da non escludere come democraticamente impossibile del trattamento sanitario obbligatorio, il TSO, che, non so se è noto a tutti, è  un lascito della Legge Basaglia del maggio del 1978, poi inserito nel novero della legge di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale del dicembre dello stesso anno.

I credenti nel potere sacro e salvifico della Costituzione ribadiscono che l'art. 32 comunque impedirebbe un atto medico obbligatorio e di massa, che il TSO riguarda eventualmente solo i matti e la sera dormono sonni tranquilli. Noi invece che li abbiamo spesso tormentati da sogni premonitori, ricordiamo che il medesimo art. 32 non esclude che una legge dello Stato possa introdurre, di necessità, l'obbligatorietà di un trattamento. Se è una questione di matti, basterebbe psichiatrizzare il dissenso come già storicamente fatto in altre realtà per far dilagare l'istituto del TSO.
L'estensione dell'obbligo vaccinale per i bambini, condotto senza colpo ferire qualche anno fa su dettatura dell'industria, ne è oltretutto illustre precedente e scriteriato fu chi si stancò prematuramente di denunciarne la pericolosità predittiva per inseguire altre questioni distraenti abilmente portate nel frattempo in primo piano. Consideratelo un mea culpa molto personale. 
 
Ora che non si tratta più solo dei figli degli altri ma del nostro corpo e, se si viola la barriera ematoencefalica, anche della nostra mente, è ovvio che molti si sveglieranno e vorranno sapere se è possibile l'introduzione di un'eventuale obbligatorietà vaccinale e come difendersene legalmente se la si ritiene incostituzionale. 
Il babau-covid funge già da candidato a pretesto ideale per finire di smantellare il SSN, mettere in atto l'ennesima "riforma", ovvero taglio al welfare innescato dall'evento catalizzatore e praticare come metodo il ricatto del "se non ti vaccini non ti curo". La moneta elicottero in cambio dei padiglioni petalosi in ogni piazza.
Alla luce delle ripetute violazioni del dettato costituzionale di questi mesi, governati a furia di paturnie dettate al dictator, se la vaccinazione di massa è una cosa che pare verrà fatta contemporaneamente in tutto il mondo, chi ha responsabilità politica non potrà esimersi dal prendere una posizione chiedendo, per conto dei suoi cittadini a chi richiede quest'atto, se esso sia veramente giustificato. 
E, da parte dei cittadini, la posizione da pretendere dai propri rappresentanti politici potrà essere condensata in una domanda secca: "Sei a favore o contro l'obbligatorietà di un atto medico su di me per il quale, se mi succederà qualcosa, nessuno sarà responsabile?" 
Questo a me pare essere ormai il vero Rubicone. Il confine tra democrazia e dittatura. 




giovedì 10 dicembre 2020

Il totalitarismo chimerico e la vaccinazione filosofale

Lo scenario geopolitico che avrebbe dovuto restare immutabile per almeno trent'anni, il famoso "Progetto per un nuovo secolo americano", propiziato dal sacrificio di tremila esseri umani polverizzati in dieci secondi,  nel giro di pochi mesi e nel corso di un altro dei maledetti anni con il nove, è improvvisamente e drammaticamente cambiato.

L'idea vecchia e polverosa delle guerre guerreggiate, il grande progetto imperiale vecchio stile è scivolato, grazie all'ennesimo evento catalizzatore, nel sogno bagnato del Dottor Stranamore: l'unico governo mondiale totalmente nelle mani di coloro che hanno superato la soglia critica di ricchezza oltre la quale si perde completamente il lume della ragione e non si torna più indietro. Un progetto, questo restyling completo del mondo, questa riprogrammazione dell'Umanità a partire dal codice genetico, che ha occupato per almeno due secoli le notti insonni e tormentate dal mal di denti di generazioni di neoaristocratici odiatori dell'Uomo e sfidanti di Dio e che per comodità descrittiva concentriamo nella visione del "mondo nuovo" di Huxley e di altri profeti e visionari della distopia. Una scacchiera dove le pedine possono muoversi in ogni direzione senza più alcuna regola.

Un progetto totalmente abusivo ed arbitrario mai richiesto da alcuno degli abitanti della Terra e che in effetti a nessuno di loro potrebbe apportare alcun beneficio né morale né materiale, essendo una comodità ad uso esclusivo dell'élite, ma che ora essa ritiene sia giunto il momento di implementare senza porre più alcun indugio perché forse alcuni segni dei tempi impongono un'accelerazione verso lo scontro finale.

La malattia dal nome non da malattia ma da operazione in nero, ovvero il covid-19, può essere considerata l'evento catalizzatore di questo programma definitivo di dominio globale? Un 11 settembre come lo abbiamo fatto in casa ma più in grande? Assai probabilmente si. Anzi, la metafora medica ci aiuta a capire finalmente la natura scientifica (nel senso deteriore del termine) di quella che sembra la conclusione di una sperimentazione molto sofisticata e sul lunghissimo periodo per la ricerca del totalitarismo perfetto da applicare capillarmente in ogni punto del globo. Una chimera composta dal meglio-peggio di ogni totalitarismo passato, composta da un'accurata selezione degli abissi raggiungibili dalla volontà di sopraffazione dell'essere umano sul proprio simile. 

Secondo quest'ottica, dovendo i posteri scrivere la storia del Nuovo Ordine Mondiale, indipendentemente che esso si realizzi o meno, il Novecento dovrà essere considerato retrospettivamente come il laboratorio planetario - e ciascun paese e popolo come rispettivamente stabulario e cavia, dove ogni aspetto di questo totalitarismo ideale è stato accuratamente testato, monitorato, sottoposto a verifiche dai suoi scienziati pazzi, disposti ad attendere cent'anni e oltre, come dei costruttori di templi oscuri, prima di poter vedere il risultato della propria opera. Ovvero lo strumento perfetto di dominio da applicare in concreto alla svolta del millennio ed alla prima congiunzione astrale propizia per  rendere il sistema politico dominante, il liberismo, come unico modello possibile di società umana. La vera "fine della storia".  I risultati di questo esperimento sono stati sorprendenti e il materiale raccolto imponente. 

I geni di questa chimera sono stati meticolosamente isolati: le dinamiche concentrazionarie dei lager e dei gulag, quelle carcerarie con le loro tecniche di tortura; la psichiatrizzazione del dissenso; la forsennata regolamentazione del privato delle persone e l'ossessione per il controllo e manipolazione di ogni loro comportamento, sentimento e atteggiamento; l'arruolamento ideologico di medici e scienziati, la loro consacrazione come sacerdoti del culto della Scienza onnisciente e infallibile. Una parodia del sacro in dispregio e sostituzione della religione. Ancora, l'ideologizzazione di ogni aspetto dell'esistenza,  le polizie politiche, la privazione della libertà di movimento e di parola, la propaganda, la suggestione, la manipolazione mentale, le dinamiche delatorie tra cavie, lo scatenamento dell'aggressività, il "come si diventa nazisti" e poi le reazioni di panico, di shock, di paura, di sottomissione. 

Altri geni sono stati forniti dal sistema dominante stesso: la sopraffazione, lo sfruttamento, l'alienazione, l'ossessione del profitto, il culto della tecnologia senza limiti e del progresso fine a sé stesso, compresi tutti gli artefatti ideologicamente rovesciati del progressismo. Agli ingredienti novecenteschi sono stati poi aggiunti elementi classici particolarmente cari all'élite come il pensiero magico, le pratiche sacrificali tribali e tutto ciò che, come ingrediente segreto ed occulto, potesse potenziare il risultato finale, il totalitarismo chimerico.

Anche le due guerre mondiali e le varie rivoluzioni "proletarie" del secolo scorso sono da considerarsi a posteriori come altrettanti "laboratori"? Applicando la teoria delle opportunità che possono essere colte da sciagure e catastrofi, naturali e non, per applicare una propria agenda di potere, direi proprio che dalla loro lezione sono state tratte preziose informazioni e spunti ai quali ispirarsi, come si è visto. Durante le guerre, ad esempio, si possono compiere genocidi che in tempo di pace solleverebbero riprovazione e orrore. In guerra finisce tutto nel calderone delle perdite umane e alla fine i milioni di morti diventano statistiche, come ebbe a dire Stalin. I dopoguerra espansivi e fintamente democratici sono anch'essi utili per variare un po' il ritmo. Proviamo ad espandere il capitalismo, proviamo a riempire di soldi le tasche dei lavoratori, diamo loro il benessere, permettiamo ai loro figli di studiare. Così, a tempo debito, potremo osservare, come osserveremmo degli insetti con l'occhio dell'entomologo, il loro disperato agitarsi e fuggire in ogni direzione quando toglieremo loro tutto questo. Non perché necessario ma perché sarà nostro capriccio farlo. Perché Lui non gioca a dadi ma noi si. La democrazia diverrà gradualmente democratura e, prima o poi, sfocerà dove batte l'accento; nella dittatura.

Questa pandemia, il covid come evento catalizzatore di un Grande Cambiamento, del Grande Reset, come viene chiamata la demolizione controllata (dev'essere una mania!) del capitalismo come lo abbiamo sempre conosciuto, sta però introducendo in queste ore un concetto totalmente nuovo e mai riscontrato in ogni precedente forma di dittatura sia essa nazista, comunista o ultraliberista: il trattamento sanitario obbligatorio. Questa violazione del corpo da parte dell'autorità, che con la psichiatrizzazione del dissenso comprenderà anche la mente, è un vero e proprio salto di paradigma. In un certo senso, con la cancellazione del principio di precauzione, l'abolizione del metodo scientifico e il vilipendio del giuramento di Ippocrate, per non parlare dello stupro della bioetica, essa rappresenta la fine sommaria della Medicina, già prefigurata nella demolizione controllata (ebbene si, ancora) della sanità pubblica negli ultimi anni.

C'è tuttavia un aspetto così profondamente politico nella vicenda del vaccino covid che i suoi aspetti medici rischiano di finire in secondo piano. Mi riferisco all'elemento simbolico di qualcosa senza il quale non ci potrebbe più essere permesso avere una vita sociale normale. Si parla di divieto di accesso in alcuni luoghi, di viaggiare, di lavorare, perfino di uscire di casa per coloro che non si sottoporranno al vaccino. Vaccino non sufficientemente testato e che mai prima d'ora sarebbe stato somministrato tanto alla leggera ma, a questo punto, se ciò che vale è il gesto, all'interno della siringa potrebbe anche esserci solo acqua. Ecco quindi che il totalitarismo chimerico si arricchisce del suo marchio distintivo, il suo covenant ID, il suo segno di sottomissione, il numero tatuato non più sul polso ma direttamente nel sistema immunitario. Il vaccino come panacea, elisir di lunga vita, passaporto per la sopravvivenza, perfino via di iniziazione per una schiera di sotto-eletti che si compreranno l'indulgenza grazie alla simonia del clero pandemiocratico. La chimera e infine la sua pietra filosofale.

E' evidente che questa accelerazione verso il possibile peggior totalitarismo della storia richiede una posizione di assoluta opposizione da parte di tutte le forse politiche che operano in democrazia fintanto che ne rimarrà un barlume. Se da varie parti politiche si era già prospettata e si comincia a considerare accettabile e normale l'inoculazione di milioni e milioni di dosi del vaccino covid su base obbligatoria, con le sacerdotesse della zootecnia che non si pongono alcun problema etico a riguardo, occorre al contrario opporsi ad ogni cedimento su concessioni minime che porterebbe a richieste ancora più pressanti e via via sempre più  impossibili da rifiutare. Non bisogna creare il precedente, aprire il campo all'ennesimo evento catalizzatore. L'inviolabilità assoluta del corpo dev'essere dichiarata valore non negoziabile da parte della politica e gli elettori tutti devono pretenderla ad ogni costo.  Chi dei loro rappresentanti non lo farà, non rispettando l'impegno, se ne assumerà la responsabilità e non solo di fronte all'Umanità.

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