martedì 29 dicembre 2009

Ma i debunkers di ferro sognano bufale meccaniche?

Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di Occam e del suo rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive ragazze, si divertono di più.

Non sopporto invece chi considera l'Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città terremotata con l'imposizione delle mani.
In ogni caso, su larga o piccola scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è fatto.

Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire l'Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e degli Oracoli.
Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti sciccosi dell'Imperatore, quando di luccicante c'è solo il bianco delle sue chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l'imperatore sia nudo è solo una bufala, un'illusione ottica facilmente spiegabile consultando "Popular Mechanics" e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con il termine "bufala" si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente approvata con il sacro sigillo dell'Autorità. Questo li rende ai miei occhi molto simili ai vecchi e gloriosi "servi del potere" ed altrettanto antipatici.

Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere sono esseri umani, di conseguenza anch'essi possono mentire. Per i debunkers invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers. Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche loro non scherzano.

Per spiegare l'incrollabile dabbenaggine (ma sarà vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l'essere un po' schiavi dentro e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e certezze incontrovertibili, compresa l'esistenza di Babbo Natale, viene disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù. Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.

In questi ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di propaganda. Che sia in atto una campagna d'inverno vera e propria è molto probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c'entra l'Iran e un nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò messa da parte con l'avvento di Obama e l'uscita di scena (forse) dei neocon. Sparita la Palestina dalle news - e forse anche dal Medio Oriente, chissà - con le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all'uso, come la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più logica da seguire, da parte del potere costituito.
Intanto si può costruire un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere pericolose.

Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle, di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di "personal psaicolabails" che girano il mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di esplosivo nelle mutande - "vuoi far saltare l'aereo o sei contento di vedermi?" ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l'attentatore picchiatello e grande fruitore di "social network" (ci arrivo) si siede al suo posto sull'aereo che dovrà far esplodere chi si trova a fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l'allarme, agisce con un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell'11 settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l'attentatore con quattro mosse di kung-fu.

Le notizie relative a questo rifiorire di Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale. Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in "Total Recall" ed immagino che chi costruisce gli impianti all'uopo sarà contento delle commesse miliardarie che gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via del Plebiscito con il "64".
La libertà che più bisogna limitare, però, è quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet. Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla fine.

I complottisti sono paranoici, senz'altro, ma i paranoici veri come Philip K. Dick (nella foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva, l'invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo, quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo dell'Imperatore.

domenica 27 dicembre 2009

Donne che odiano i nani

"Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo." (Paolo Guzzanti)

"E' un sadico porco che odia le donne" (Lisbeth Salander)

L'estremo sadismo dell'egocentrico amatore di sé stesso ed odiatore del resto del mondo, perchè inadeguato a compararvisi, è tormentare la sua vittima affinchè il malcapitato o la malcapitata alla fine cedano e si sottomettano. Devi amarmi per forza. Io ti disprezzo perchè non mi ami, perciò tu devi amarmi. Ho il potere di farmi amare, anche a bastonate, se fosse necessario.

Pover'ometto, quale abisso di complesso di inferiorità cela tale smania di sopraffazione. Amore? Non scherziamo. Anche se penso che questa stronzata dell'"AMORE" e relativo partito gli sia stata suggerita da qualche suo prete baciaricchi oppure da quei creativi bolliti di cui si circonda, per fortuna si capisce subito che il suo amore, come tutto ciò che da egli emana, è falso come l'ottone.
Non a caso un sacco di gente non ci crede, al suo amore. Non tutti sono affetti dalla perversione complementare al sadismo, il masochismo e tantomeno desiderano sottomettersi a lui.

Eh si, scusate, ma anche se mi sforzo non mi esce nulla, nessun pensiero positivo, soprattutto pensando e ripensando a quello strano attentatucolo. Il souvenir pacchiano quasi quanto lui, quella specie di sacchetto nero della monnezza che, non si sa come, gli compare magicamente in mano subito dopo la botta prima che i suoi boys lo trascinino in camerino... oops, in auto, per il trucco prima dell'esposizione dell'uomo sindone.
Ha ragione Lidia Menapace a parlare di stigmate. Ecco cosa ricordava quello stranissimo sangue per niente simile a quello che sgorga copioso da ferite fresche e che lorda gli abiti (in questo caso rimasti intonsi!) ma spalmato sul volto, in certi punti quasi rappreso, da madunino che piange, da natuzzo evolo in estasi mistica. Chissà se è sangue vero o è l'ennesimo trucco dell'imbonitore da fiera in cerca di rilancio? Sono vere stigmate o c'è il trucco? Ah, se fosse ancora vivo Padre Agostino Gemelli!

Un'esposizione plateale in favor di telecamera, al di là di ogni logica di sicurezza e poi la scomparsa. Chi l'ha visto? "Tornerò dopo le feste." Vedremo. Scommettiamo che non si noterà nulla delle ferite? Un asso quel chirurgo, sembra che non gli sia successo nulla*. E scommettiamo che, se non gli concederanno l'impunità totale, ricomincerà a sanguinare?

* sempre pronta a ricredermi qualora dovesse ricomparire con il profilo da pugile di Owen Wilson e un delizioso quasi-leporino à la Joaquin Phoenix . Chissà, forse potrei perfino innamorami.

venerdì 25 dicembre 2009

Mai più senza: il personal psicolabile

Nel mondo dei vip serpeggia il panico. Diciamolo, se non hai subìto un attentato da parte di uno psicolabile nel mese di dicembre, non sei nessuno.

Prima Berlusconi in Piazza Duomo con il lancio del souvenir. Attentato pacchiano con una nota splatter e un finale sdolcinato sul quale reclamano i diritti d'autore Riccardo Schicchi, Cicciolina e Mauro Biuzzi nel nome della compianta Moana Pozzi.
Poi Michelle Obama che doveva essere uccisa da una squilibrata alle Hawaii. Attentato sventato a monte dai servizi segreti.
Ieri sera il Papa, aggredito da Ugly Betty in piena messa di Natale. Benedetto si è rialzato con una capriola all'indietro degna di Pai Mei. E' andata peggio al cardinale Etchegaray, che ci ha rimesso un femore nel placcaggio stile All Blacks.

D'Alema, per sedersi al tavolo delle riforme, si acconterebbe anche di un buffetto sulla guancia, di un nocchino sul capo, di una spintarella. Anche su commissione e per finta, disciamo.

mercoledì 23 dicembre 2009

La zingarata di Moretti

"Chi si deve mettere in viaggio per lunghe percorrenze, come dal Nord alla Sicilia o viceversa, farebbe bene a munirsi di panini e coperte, o almeno di un maglione in più nel caso in cui dovesse saltare la rete elettrica e quindi il treno fermarsi con la possibilità di una interruzione del riscaldamento all'interno del convoglio e di un accumulo di ritardi."
(Mauro Moretti, amministratore delegato FS)

Ho frequentato treni e stazioni da pendolare sulle tratte Faenza-Cesena e Faenza-Bologna ogni giorno per cinque anni, quando studiavo all'Università. Al mattino treno alle 7:40, come nella canzone di Battisti e alle 18:00 quello del ritorno. Faenza - Castel Bolognese - Imola - Castel S. Pietro - Varignana - Mirandola - Bologna. Tutte le santissime fermate.

Di quei tempi non ricordo particolari disagi, se non quelli endemici di un paese che non è più riuscito, dopo la dipartita del Duce, a far arrivare i treni in orario: ritardi e sovraffollamento.
Ogni lunedi, ad esempio, c'era il problema del rientro dei fuorisede dal weekend trascorso a casa. Ore 14:00, assalto tipo Freccia del Punjab. Un treno vecchio, di quello con gli scompartimenti stile Orient-Express. Ogni volta, immancabilmente, ti toccava fare il viaggio in piedi o seduta sui seggiolini a misura di sedere di puffo nel corridoio. Domanda di rito al controllore: "Perchè il lunedì, sapendo che il treno si riempie all'inverosimile di studenti, le FFSS non predispongono un paio di carrozze in più?" Risposta con alzata di spalle oppure con un laconico "perchè non ce ne sono".

Delle ferrovie ricordo inoltre la puzza che ti rimaneva addosso quando eri costretta, per mancanza di posti liberi altrove, ad infilarti nelle camere a gas per fumatori e ovviamente i già accennati biblici ritardi. "Informiamo i sigg. viaggiatori che l'interregionale proveniente da Lecce, atteso in stazione alle ore 18:15, per prolungato ritardo, viaggia con circa 80 minuti di ritardo."
Di disagi veri e propri ne ricordo, per fortuna, pochi.
Una volta si ruppe il treno in aperta campagna. Dovettero mandare un'altra motrice a trainarci misericordiosamente fino alla successiva stazione.
Un'altra volta, a causa di un'alluvione, si allagarono i binari a Forlimpopoli e quindi fummo trasportati via autobus da Cesena a Forlì e poi caricati su un treno successivo. Tre ore di ritardo sulla tabella di marcia. Tra parentesi, non c'erano ancora i telefonini e quindi non c'era modo di avvertire casa che si sarebbe fatto tardi. Decisamente altri tempi.
La mia seconda volta a Vienna viaggiai in modalità quasi fantozziana. Dieci ore in una poltroncina striminzita, senza poter allungare le gambe e con il riscaldamento spento. Tenendo conto che era il 1° gennaio, una goduria.

Tutto sommato sono stata fortunata se tutto il disagio della mia carriera di viaggiatrice delle FFSS si riduce a questi pochi episodi. In confronto a ciò che sta succedendo ultimamente nelle ferrovie sempre più apparenza e meno sostanza, privatizzate nel senso che le controlloresse hanno il bel foularino simil-hostess ma i sedili li puoi trovare imbottiti di cimici, la manutenzione è un costo da eliminare e su tutto aleggia un insopportabile classismo.
Siamo tornati, con le fanfaronate della Freccia Rossa ai treni per i signori di qua e i treni per i poveretti, quelli destinati ai pendolari, di là. Se il classismo è considerato un vecchio arnese ottocentesco, in ferrovia è ancora un must.
Due anni fa andai a Roma e vidi la differenza tra la sala d'attesa per i passeggeri di prima classe extralusso supervip e quella normale, per le seconde classi e le prime normali non vip. Perfino i bagni erano diversi dagli altri. In questi c'era perfino la carta. Ci infilammo per sbaglio nella saletta riservata e le signorine alla reception ci fecero notare che i nostri biglietti non s'intonavano con l'ambiente.

In questi giorni, per un po' di neve, si è visto quanto debole sia la capacità di Trenitalia di fronteggiare l'emergenza e quanto sia poggiata sulla managerialità-spettacolo la sua gestione di un servizio pubblico in concessione.
I disagi patiti dai viaggiatori non hanno scusanti. Non parlerò anch'io, per fare un impietoso paragone, delle ormai mitiche ferrovie finlandesi, visto che ne ha già parlato egregiamente il sempre ottimo Lorenzo Cairoli. Lascio piuttosto la parola ai ferrovieri, a coloro che vivono dal di dentro tutta la problematica del settore.
Lettera aperta ai viaggiatori:
“Quanto è successo non è addebitabile, se non in minima parte, al maltempo quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate.
Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro imbarazzo per l'atteggiamento poco rispettoso, al limite dell'offensivo, tenuto dai vertici aziendali.

Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro ogni logica, ha presentato l'inverno e la neve nel nord Italia come "evento imprevedibile" e ha manifestato una indifferenza al limite dell'offensivo.
La causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla "emergenza maltempo" quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV, costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è impantanato in quattro dita di neve.

Siamo orgogliosi di lavorare in una azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri, puliti ed in orario.
Lavoriamo in un "gruppo" pieno di amministratori delegati, "manager" e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi ferrovieri "semplici" che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l'immagine della nostra azienda.

L'amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto stress.
Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare nell'interesse della collettività e non di creative scelte di mercato. (La rivista "ancora In Marcia!")
Se non bastasse la voce dei ferrovieri, per capire lo stato in cui versa il servizio ferroviario italiano ci sono poi gli ormai leggendari servizi di "Report". Soprattutto sullo smantellamento dell'infrastruttura che permetteva controlli regolari da parte di una manutenzione affidata non a terzi ma a personale ed officine interni. Smantellamento nel nome del Dio assoluto della privatizzazione: "tagliare i costi". Tagliare tutto tranne lo stipendio dei supermanager. Di coloro che, non contenti di non saper assolutamente affrontare un'emergenza, impegnati come sono a pensare solo agli utili, invece di migliorare il servizio, si travestono da buontemponi e vanno a schiaffeggiare i viaggiatori in partenza sul locale per Empoli. "Buon viaggio, signore!"

lunedì 21 dicembre 2009

Mettiamo il lucchetto a Ponte Silvio

L'amore di cui sostiene farci oggetto il nostro presidente del consiglio è vero amore, quello che sostiene anche i sacrifici e le pene e sopravvive al passare del tempo o è l'amore sdolcinato bimbominkia, fatto di cuoricini, fatine luccicanti, cagnolini che sleccazzano lo schermo e frasi da baci perugina?
Ho paura si tratti della seconda che ho detto.

Che sia in preda ad una pericolosa deriva gerontoadolescenziale è evidente. Che Erasmo da Rotterdam stia per essere soppiantato da Federico Moccia e Machiavelli da Marco Carta è ormai inevitabile.
La sua trasformazione in un papibimbominkia brufoloso ha già raggiunto il punto di non ritorno. Non c'è niente di male ad avere settant'anni se però non se ne vogliono dimostrare sedici perchè si hanno amiche di diciotto. Ma i suoi medici, che dicono? Ah, giusto, sono tutte balle. Non è vero che frequenta diciottenni, che ha messo le bombe, che tocca i giudici corrompendoli, che tromba ancora e che è mafioso.
NON VI CI PROVATE A TOKKARE SILVIUCCIO KE SIETE SL DL MEERDE. LUI E' UNIKOOOO!!!

"L'amore vince sempre sull'odio e sull'invidia". Il male della banalità. Ci porteremo questa frase addosso per mesi. Non viene più via, come "tu sarai la forza mia". Bisognerebbe sverniciarsi il cervello per eliminare certe stronzate.

Ora che è Natale, figurati, giù melassa, letterine (nel senso di lettere) e videomessaggi del nostro Amore72, ma solo ai "letori" del "Giornale", ossìa a gente del proprio branco, agli iscritti al proprio fansclub. E' un po' patetico quando invita chi già lo vota e lo voterebbe anche se il contendente fosse Gesucristo, "con l'occasione" (!!!), a "regalarsi e regalare una tessera del PDL".
Amore si, ma interessato.
Però mi delude se ama vincere facile con dei fans che hanno già i calzoni calati.
Cosa succede al grande seduttore che non ci prova più con noi che siamo riluttanti? Non ha il coraggio di dichiararsi?
Ci messaggerà anche noi?

"Skusa splendore, ma ti voglio kandidare". Firmato Amo'72

"Skusa Amo'72 ma c' ho da fare. E nn insistere xchè ti appendo al gancio in mezzo al cielo".

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