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lunedì 7 luglio 2014

2014, anno I del ventennio renzista

foto da Dagospia
Il mio affezionato lettore Chinacat ha postato questo commento qualche giorno fa:

"Dato che anche io vivo circondato da piddini, credo sia utile (e sommamente divertente) sapere come mandare in tilt l'unico neurone sopravvissuto alla "piadaina".
Come fare impazzire un piddino. Istruzioni per l'uso:
A) chiedere al piddino cosa ne pensa del Senato NON elettivo;
B) attendere la risposta del piddino, il quale ovviamente giustificherà tale misura (ah, la casta-cricca-corruzione!)
C) fargli notare che tra averlo non elettivo e non averlo affatto non cambia poi molto;
D) il piddino a questo punto inizia a dare segni di disagio ma, granitico, continua a difendere la "riforma";
E) a questo punto è con le spalle al muro e gli si fa notare che già ben prima del PD a qualcuno era venuto in mente di togliere di mezzo il Senato;
F) ora il piddino è nella posizione giusta, detta altresì "mosca-sul-muro" ma ancora non intuisce il pericolo;
G) il colpo di grazia consiste nel fare leggere questo al piddino:

"Il programma fascista del 23 marzo 1919:

Di solito il piddino resta basito. Se poi siete davvero bastardi dentro (e io, modestamente, lo nacqui) potete fare notare al piddino che per avere un Senato elettivo, migliaia di italiani hanno dato la loro vita e che quindi, in sostanza, il PD fa oggi quello che il PNF fece tra il 1922 ed il 1925: togliere la libertà agli italiani."

Dal canto suo, l'altrettanto ottimo Zugzwuang aggiungeva:

"Chinacat, devi anche far leggere ai piddini, che sono intimamente fascisti a loro insaputa, l'appello del P.C.I. ai FRATELLI FASCISTI in camicia nera. Riporto un piccolo stralcio della lettera totalmente leggibile in internet: " I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori [...]"

Mi sono incuriosita assai perché il protoinciucione con i fascisti in effetti giuro mi era finora sfuggito, per dire quanto può essere sorprendente lo studio della storia se si ha la pazienza di andare oltre i testi scolastici e ringrazio i miei lettori per avermi permesso di colmare questa succulenta lacuna.  Sono andata quindi a leggere il testo di quell'appello.
Sulle prime uno dice: guarda! Guarda, guarda, guarda! Guarda, guarda, guarda, guarda, se non è il caro P.C.I., baluardo dell'antifascismo, e poi dell'antiberlusconismo, dell'antigrillismo e a Dio piacendo, non mettiamo limiti alla futura provvidenza, antichissacosaltroancora. 
Comunisti che vogliono allearsi con i fascisti? Nel 1935? Ma è proprio vero? Lo avete detto ai kompagni dei centri sociali che fanno dell'antifa e del bellaciao una questione di sopravvivenza, e magari anche a quei residuati del sessantotto per i quali lo scontro di piazza con il fascio era imprescindibile?

La storia di quella lettera-appello è qui e, come scrive  anche Michele Pistillo (il grassetto nel testo è mio):
"Questa iniziativa politica nasce ai primi del 1935. E’ del 25 marzo 1935 una lettera di Togliatti a Grieco, nella quale, tra l’altro, si afferma: “bisognerebbe dire qualcosa ai militi fascisti in generale. Ma qualcosa che essi capiscano, perché non dire ad esempio pressappoco così. E’ ora che vi convinciate che colla marcia su Roma non avete fatto nessuna rivoluzione, ma […] se volete fare una rivoluzione per davvero dovete unirvi con noi per farvi rispettare dai padroni, per cacciarli […].
E’ ora che vi convinciate che il bastone bisogna adoperarlo contro i padroni […] non contro gli operai che sono mal pagati. Solo con espressioni simili ci si può rivolgere efficacemente ai fascisti…2
Chi per primo solleva l’esigenza di un richiamo al programma fascista del 1919 è sempre Togliatti, secondo la testimonianza di Boni (Bibolotti)3: “Dobbiamo riuscire a riporre in movimento le grandi masse, lavorando nei sindacati fascisti e in tutte le organizzazioni fasciste e cattoliche, facendo valere fortemente le tradizioni nazionali progressive, liberali e democratiche del nostro popolo […] rivendicando e utilizzando politicamente il programma fascista del 1919”.
Già nel 1935, nell’Appello del C.C. del P.C.I., scritto da Togliatti, contro la guerra all’Abissinia, è delineata la linea della “riconciliazione nazionale” (l’Appello ha per titolo “Salviamo il nostro paese dalla catastrofe”)4. Si tratta di una politica ardita, che solleva dubbi e discussioni (Di Vittorio è contro l’entrata nei sindacati fascisti, ma poi converrà con gli altri sulla politica della “riconciliazione”). L’estensore dell’Appello non è il solo Grieco, anche se gli si assume tutte le responsabilità. L’Appello è scritto da Grieco, da Sereni, da Di Vittorio. Togliatti, che pure si era fatto promotore di questa linea, non partecipa alla sua stesura, e la sua firma apre il lungo elenco dei firmatari, con proprio nome e cognome."
Vi offro anche una gustosa discussione storico-esegetica con citazioni ed analisi delle motivazioni di quell'appello e della svolta "entrista" del partito di Togliatti. Nel testo dell'appello non mancano inquietanti parallelismi con la situazione attuale. A chi piacciono i corsi e ricorsi storici la lettura integrale offrirà orgasmi garantiti. Eccone un breve estratto:
"ITALIANI!
La causa dei nostri mali e delle nostre miserie è nel fatto che l'Italia è dominata da un pugno di grandi capitalisti, parassiti del lavoro della Nazione, i quali non indietreggiano di fronte all'affamamento del popolo, pur di assicurarsi sempre più alti guadagni, e spingono il paese alla guerra, per estendere il campo delle loro speculazioni ed aumentare i loro profitti.
Questo pugno di grandi capitalisti parassiti hanno fatto affari d'oro con la guerra abissina; ma adesso cacciano gli operai dalle fabbriche, vogliono far pagare al popolo italiano le spese della guerra e della colonizzazione, e minacciano di trascinarci in una guerra più grande.
Solo la unione fraterna del popolo italiano, raggiunta attraverso alla riconciliazione tra fascisti e non fascisti, potrà abbattere la potenza dei pescicani nel nostro paese e potrà strappare le promesse che per molti anni sono state fatte alle masse popolari e che non sono state mantenute.
L'Italia può dar da mangiare a tutti i suoi figli."

Però, però, c'è un però. Miei cari commentatori attenti e colti, quell'appello bisogna appunto leggerlo e dice anche altro, oltre ad esaltare da parte comunista le radici sansepolcriste del fascismo del pur socialista Benito Mussolini che per noi figli degli opposti estremismi post-sessantottini suona logicamente come un bestemmione in chiesa. E' per questo retaggio di contrapposizione forzata che ci fa tanta impressione l'inciucio con il centrodestra degli ultimi governi post-golpisti perché siamo condizionati dal "con quelli mai" e dalla logica della spranga nel cervello.

In fondo quello di Togliatti e compagni era un richiamo alle comuni radici anticapitaliste che di fatto ancora oggi caratterizzano le ali estreme di destra e sinistra e che si traducono in una critica similare della globalizzazione ed dell'ultracapitalismo. Che poi l'estrema destra suoni più di sinistra dell'estrema sinistra, è un'altra questione.
Allora il PCI faceva ancora il partito di sinistra, quindi non mi scandalizzo affatto. Togliatti, visto che il capitalismo mondiale e la Germania nazista, espressione del complesso militare-industriale tedesco, stanno spingendo verso la guerra e i presupposti della catastrofe economica per il popolo ci sono tutti, cerca una sponda tra i fascisti "socialisti" per combattere il capitalismo e compiere la rivoluzione. La logica c'è ed è condivisibile perfino oggi.

Chiediamoci piuttosto cosa è successo dopo, perché qualcosa è sicuramente successo ed ha stravolto completamente i presupposti di quell'appello, visto che di anticapitalismo nel PCI, per non parlare delle sue successive metamorfosi sempre più scolorite, ne è rimasto ben poco, a parte forse solo la fissazione sulla patrimoniale che resiste all'usura dei secoli e che viene mantenuta perché funzionale alla vessazione delle classi medie invise anch'esse al potere reazionario.
Se stabiliamo infatti che un'alleanza infine sia idealmente nata da quell'appello, ma non tra le componenti socialiste ma tra quelle reazionarie dei rispettivi schieramenti, che per la componente di sinistra doveva comprendere  il ripudio della rivoluzione e della critica al capitalismo, tutto diventa più chiaro, anche l'attuale fascinazione di "sinistra" per la shock economy neoliberista reazionaria e il neofilogermanesimo di tanti volonterosi carnefici autoarruolatisi con il proprio tamburino nell'esercito del Quarto Reich, per non parlare del "tradimento" del sindacato.
La storia successiva, dal dopoguerra ai nostri giorni, se l'anticapitalismo non era più un principio fondante, come abbiamo visto, doveva essere dominata da un altro principio altrettanto forte, che non poteva essere trovato altro che nell'antifascismo.

Se i proletari di tutto il mondo non riuscirono ad unirsi, lo fecero i reazionari e l'anticomunismo da un lato e l'antifascismo dall'altro, servirono a corruttori (i fautori dell'ultracapitalismo) e corrotti (i loro collaborazionisti arruolati tra i politici più vicini ideologicamente alle classi subalterne) a disegnarsi un mondo a propria immagine e somiglianza, a spese del famoso 99%. Lo fecero mantenendo il popolo impegnato in una guerra ideologica che va dalla stagione degli opposti estremismi, con annessa strategia della tensione al compromesso storico; dall'antiberlusconismo rituale come copertura a vent'anni di complicità, come testimonia la famosa "confessione" in Parlamento di Violante ad infine la fascistizzazione attuale di tutti coloro che non si sottomettono al potere unico della democrazia totalitaria della quale scrive ora Travaglio, lasciando finalmente perdere i vizi privati di Berlusconi, per cominciare ad inquadrare il vero pericolo per l'Italia rappresentato dal renzismo. Ovvero, da quella smania del partito democratico di ottenere il potere più assoluto possibile e la sua conseguente allergia alla dissidenza ed all'opposizione che rappresentano forse la riscossione finale della vendita dell'anima, ceduta al Diavolo non in quel lontano 1935 ed ai fascisti ma allo stesso potere che corruppe anche il fascismo.

Dietro alla facciata di cartapesta della sacra rappresentazione della contrapposizione destra-sinistra non meraviglia che si siano potuti stilare patti-ricatto dei poteri forti ai dirigenti del PCI, i cui giovani virgulti di nomenklatura sarebbero stati cacciati dal comodo posto assicurato negli uffici studi delle banche, ai tempi del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia nel 1981, se il PCI si fosse opposto, assieme ad alcune frange della DC, alla prevista cessione di sovranità monetaria, come pare testimoniato da una telefonata di allora tra Ciampi e Berlinguer citata in questo video da Nino Galloni. Oppure la successiva salvaguardia del Partito e del suo apparato dallo tsunami di Tangentopoli in cambio della partecipazione alla ventennale tragicommedia berlusconiana nel ruolo dello sparring partner di poteri anche innominabili mentre il paese veniva preparato per la spoliazione finale in nome e per conto di poteri finanziari ultranazionali.

Oggi forse ci vorrebbe un altro appello ai "fascisti", con più o meno le stesse motivazioni, per opporsi tutti assieme alla forma più maligna di capitalismo ed alla morte per cachessia economica del nostro paese. Il problema è che da una parte almeno non c'è nessuno. Sono tutti morti assieme al comunismo o sono in banca.

martedì 5 marzo 2013

Livor mortis


Archiviate le elezioni politiche invernali dal risultato definitivamente simboleggiato  dal mexican standoff a tre* tra PD, PDL e M5S, e in attesa di una soluzione allo stallo, che sarà inevitabilmente all'italiana, magari con l'ausilio del solito governo tecnico d'emergenza, è interessante registrare e commentare le reazioni delle varie forze in campo ai risultati, ovvero la reazione del potere politico alla volontà espressa dagli elettori, dal popolo sovrano.
Per riassumere i fatti in estrema sintesi, il monstrum PD-PDL ha perso circa 10 milioni di voti (6 milioni e mezzo solo il PDL); il debuttante M5S di Grillo-Casaleggio ha rosicchiato voti soprattutto a sinistra fino a raggiungere un sorprendente 25% circa di consensi e infine è aumentato l'astensionismo, rifugio preferito, secondo i dati dei flussi elettorali, dei delusi dal centrodestra.
Un discorso a parte merita il catastrofico 8% di Scelta Civica con Monti, peggior risultato di un presidente del consiglio in carica da tempo immemorabile. Un blue screen of death, un system failure in piena regola.

Ebbene, per quanto attiene alla reazione dei partiti ai risultati, Monti è semplicemente evaporato, sparito, forse momentaneamente disattivato in officina in attesa di essere spolverato e riacceso quando Napolitano inizierà le consultazioni.
Il PDL sta dimostrando un'insolita compostezza, pur avendo perso una marea di voti rispetto alla consultazione precedente, diconsi 6 milioni e mezzo. B. è sparito anch'egli dalla scena dopo averla monopolizzata in campagna elettorale e non si è più pronunciato, non ha gridato ai brogli, non ha insultato gli italiani che gli hanno voltato le spalle. Va bene che è troppo invischiato nei propri sfaceli ma sembra attendere anche lui in stand-by buono e tranquillo, con Angelino che invita perfino il PD, il partito con il maggior numero di voti alla Camera, a prendersi la responsabilità di governare. Molto, forse troppo inglesi.

Chi invece ha completamente sbroccato sono il PD e i media. Ai miei aspiranti colleghi in cerca di materiale per una tesi originale e d'attualità consiglio di attingere a piene mani da giornali, talk show, dichiarazioni di esponenti di partito ed anche di respirare semplicemente l'aria che tira. Ce n'è abbastanza da aggiungere un volume di aggiornamento al DSM-IV, il manuale diagnostico degli psichiatri.
Il postulato è: "Come si sono permessi questi cazzoni di italiani di disturbare la pace dei sensi della diade PD-PDL ed inserire l'elemento di disturbo, il terzo incomodo, il brivido dell'imprevisto tra gli ingranaggi del meccanismo perfetto?"

Stanno saltando tutte le valvole della logica e della decenza. E' una tipica reazione nevrotica isteriforme dovuta ad una profonda ferita narcisistica. In preda al delirio di onnipotenza che si impadronisce spesso degli sciocchi, il PD pensava di avere già vinto prima ancora che fossero indette le elezioni. Probabilmente si è esaltato con quei milioncini di piddini precipitatisi ad onorare il segretario del partito nel rito delle primarie, al modico prezzo di € 2,00 a botta. Ha confuso i piddini con gli italiani e non ha contato quelli che, appena possono, te la fanno pagare con interessi da strozzino. E' finita con 4 milioni di voti in meno rispetto alle elezioni precedenti, molti dei quali passati al Movimento 5 Stelle. Non per infierire, ma a Bologna il 48% dei voti piddini sono diventati grillini, c'è stata un'emorragia copiosa nelle regioni rosse e nemmeno nella Firenze del sindaco fenomeno Renzi è andata bene. Tanto per dire che la mamma dei Pizzarotti è sempre incinta.

Un partito responsabile e un segretario con gli attributi si chiederebbe a questo punto dove cacchio ha sbagliato, dove ha deluso le aspettative dei suoi potenziali elettori. Perderebbe il sonno nel tentativo di riconquistarli non prima di aver chiesto scusa e magari avere fatto seppuku in diretta in prima serata. Loro no, loro. La frase da tatuarsi sulla chiappa per la prossima estate piddina è: "Non siamo noi che abbiamo perso voti. Siete voi che ne avete presi troppi." 
Invece di ricondurre il PD alla ragione evitando di seguirlo nel delirio, i media che facevano il tifo da curva sud per il monstrum finalmente al governo, si sono trasformati negli inglorious bastards, nei vendicatori mascherati contro non già il giaguaro ma il grillo vaffanculante.
Bisogna dire che i mercati e perfino Mr. Spread hanno reagito molto più compostamente dei giornali filopiddini all'affermazione elettorale del movimento di Grillo-Casaleggio.
Scordatevi il metodo Boffo, le copertine squadriste degli house organ della famiglia B. contro le ex mogli e i magistrati, qui siamo già oltre Giove e oltre l'infinito. Uno dei miracoli di Grillo è quello di aver trasformato giornalisti a novanta gradi in inquisitori scatenati che torchiano il potente di turno come David Frost durante l'intervista a Nixon. Gente che ha scoperto finalmente, dopo anni di narcolessia, le domande scomode da fare ai politici.


Come ha scritto Andrea Scanzi
"Non ho mai visto un livore simile da parte di stampa e (larga parte della) politica come quello che si sta scagliando contro il M5S. I neo-eletti sono già stati definiti fascisti, rincoglioniti, Ambre Angiolini telecomandati da Grillo-Casaleggio, ignoranti, irresponsabili. Eserciti di cronisti, convinti di essere ad Avetrana o Cogne, mendicano notizie, inseguono il Grillo Mascherato in spiaggia (una delle molte morti del giornalismo) e si piccano se non li fanno entrare (sono gli stessi che, fino a ieri, durante le conferenze stampa di Berlusconi o Monti o Bersani accettavano tutto). Il delirio è ormai al parossismo. I piddini, in particolare, hanno smarrito ogni misura: per quanto adusi a perdere da soli, stavolta la ferita è davvero profonda (da qui gli attacchi feroci, rancorosi, lividi). Se questa rabbia fosse stata rivolta contro il Pdl, Berlusconi sarebbe morto politicamente da anni. Ma Berlusconi faceva comodo anche al Pd (e ai predecessori)."
In queste ultime ore si segnala la riesumazione impudica dell'antifascismo come disperato tentativo di radunare le ultime truppe cammellate attorno al totem e, agitando il tabu, distoglierle dalla discussione sulla sconfitta e dalla necessità dell'autocritica della dirigenza. Insinuando infine nell'elettore traditore il dubbio atroce di aver oltre tutto votato un fascista. Proiettare le proprie colpe sull'avversario e scaricare il senso di colpa della sconfitta sull'elettore. Quanto di più meschino e vigliacco possa fare una forza politica che non ha il coraggio di ammettere una sconfitta.
La parola d'ordine trasmessa a tutti gli house organi genitali di stampa è passare il messaggio che Grillo non solo è un fascista, ma che da giovane avrebbe militato nel Fronte della Gioventù, come afferma questo fuffarticolo che riesce solo a trasmettere la fallacia che, se un mio vicino di casa, quando ero piccola, teneva un busto del duce in casa, allora io avevo frequentazioni fasciste, quindi sono fascista.
Su Facebook circolano falsi parallelismi tra presunti discorsi di Hitler che sarebbero identici a quelli di Grillo. Giornali come il Corriere si concentrano invece sulle parentele iraniane per parte di moglie di Grillo, pubblicando note che assomigliano molto, nello stile, ad informative dei servizi e che suggeriscono subliminalmente che il comico genovese potrebbe essere una quinta colonna del terrorismo islamico.
Infine, sempre per la serie l'antifascismo è il must per la primavera-estate, è stata immediatamente richiesta di scuse e dimissioni per attentato alla democrazia una dei capogruppo del M5S che aveva affermato, in maniera un po' bovina, che il fascismo delle origini non era quello che poi divenne dopo il 1924 e che le sue radici erano socialiste - fatti purtroppo veri, con buona pace delle migliaia di DeFelice storici del fascismo spuntati come funghi dopo l'acquata.  Non mi aspettavo l'Inquisizione Spagnola, come direbbero i Monty Python.

Badate bene che è l'antifascismo di chi ha tollerato per vent'anni il peggior razzismo nazistoide della Lega, non ha fatto un plissé di fronte a sindaci con la croce celtica al collo che riempivano le giunte di camerati ed infine, per giungere all'attualità, ha approvato la legge Fornero e tutti i provvedimenti degli shockeconomisti del partito unico dell'euro, atti a distruggere decenni di conquiste dei lavoratori italiani in favore del neomercantilismo tedesco. L'antifascismo insomma di chi si è fatto complice del peggio fascismo monetario e finanziario contro l'interesse delle classi che avrebbe dovuto rappresentare e ora si permette di giudicare le scelte dell'elettorato italiano sovrano. 
Credete che finirà qui l'isteria piddina? No, assolutamente. Ne vedremo ancora delle belle. La strada verso lo zerovirgola è ancora lunga.


(* Per le cose giuste. Chi per primo ha utilizzato la metafora del mexican standoff è stato Leonardo su Twitter. Io l'ho ripresa per questo post. Crozza è arrivato dopo e diciamo che è stata una pura coincidenza la scelta dell'immagine de "le Iene", va'. Chiusa parentesi, sassolinonellascarpa mode: OFF.)

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