| foto da Dagospia |
"Dato che anche io vivo circondato da piddini, credo sia utile (e sommamente divertente) sapere come mandare in tilt l'unico neurone sopravvissuto alla "piadaina".
Come fare impazzire un piddino. Istruzioni per l'uso:
A) chiedere al piddino cosa ne pensa del Senato NON elettivo;
B) attendere la risposta del piddino, il quale ovviamente giustificherà tale misura (ah, la casta-cricca-corruzione!)
C) fargli notare che tra averlo non elettivo e non averlo affatto non cambia poi molto;
D) il piddino a questo punto inizia a dare segni di disagio ma, granitico, continua a difendere la "riforma";
E) a questo punto è con le spalle al muro e gli si fa notare che già ben prima del PD a qualcuno era venuto in mente di togliere di mezzo il Senato;
F) ora il piddino è nella posizione giusta, detta altresì "mosca-sul-muro" ma ancora non intuisce il pericolo;
G) il colpo di grazia consiste nel fare leggere questo al piddino:
"Il programma fascista del 23 marzo 1919:
Di solito il piddino resta basito. Se poi siete davvero bastardi dentro (e io, modestamente, lo nacqui) potete fare notare al piddino che per avere un Senato elettivo, migliaia di italiani hanno dato la loro vita e che quindi, in sostanza, il PD fa oggi quello che il PNF fece tra il 1922 ed il 1925: togliere la libertà agli italiani."
Dal canto suo, l'altrettanto ottimo Zugzwuang aggiungeva:
"Chinacat, devi anche far leggere ai piddini, che sono intimamente fascisti a loro insaputa, l'appello del P.C.I. ai FRATELLI FASCISTI in camicia nera. Riporto un piccolo stralcio della lettera totalmente leggibile in internet: " I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori [...]"
Mi sono incuriosita assai perché il protoinciucione con i fascisti in effetti giuro mi era finora sfuggito, per dire quanto può essere sorprendente lo studio della storia se si ha la pazienza di andare oltre i testi scolastici e ringrazio i miei lettori per avermi permesso di colmare questa succulenta lacuna. Sono andata quindi a leggere il testo di quell'appello.
Sulle prime uno dice: guarda! Guarda, guarda, guarda! Guarda, guarda, guarda, guarda, se non è il caro P.C.I., baluardo dell'antifascismo, e poi dell'antiberlusconismo, dell'antigrillismo e a Dio piacendo, non mettiamo limiti alla futura provvidenza, antichissacosaltroancora.
Sulle prime uno dice: guarda! Guarda, guarda, guarda! Guarda, guarda, guarda, guarda, se non è il caro P.C.I., baluardo dell'antifascismo, e poi dell'antiberlusconismo, dell'antigrillismo e a Dio piacendo, non mettiamo limiti alla futura provvidenza, antichissacosaltroancora.
Comunisti che vogliono allearsi con i fascisti? Nel 1935? Ma è proprio vero? Lo avete detto ai kompagni dei centri sociali che fanno dell'antifa e del bellaciao una questione di sopravvivenza, e magari anche a quei residuati del sessantotto per i quali lo scontro di piazza con il fascio era imprescindibile?
La storia di quella lettera-appello è qui e, come scrive anche Michele Pistillo (il grassetto nel testo è mio):
"Questa iniziativa politica nasce ai primi del 1935. E’ del 25 marzo 1935 una lettera di Togliatti a Grieco, nella quale, tra l’altro, si afferma: “bisognerebbe dire qualcosa ai militi fascisti in generale. Ma qualcosa che essi capiscano, perché non dire ad esempio pressappoco così. E’ ora che vi convinciate che colla marcia su Roma non avete fatto nessuna rivoluzione, ma […] se volete fare una rivoluzione per davvero dovete unirvi con noi per farvi rispettare dai padroni, per cacciarli […].
E’ ora che vi convinciate che il bastone bisogna adoperarlo contro i padroni […] non contro gli operai che sono mal pagati. Solo con espressioni simili ci si può rivolgere efficacemente ai fascisti…2
Chi per primo solleva l’esigenza di un richiamo al programma fascista del 1919 è sempre Togliatti, secondo la testimonianza di Boni (Bibolotti)3: “Dobbiamo riuscire a riporre in movimento le grandi masse, lavorando nei sindacati fascisti e in tutte le organizzazioni fasciste e cattoliche, facendo valere fortemente le tradizioni nazionali progressive, liberali e democratiche del nostro popolo […] rivendicando e utilizzando politicamente il programma fascista del 1919”.
Già nel 1935, nell’Appello del C.C. del P.C.I., scritto da Togliatti, contro la guerra all’Abissinia, è delineata la linea della “riconciliazione nazionale” (l’Appello ha per titolo “Salviamo il nostro paese dalla catastrofe”)4. Si tratta di una politica ardita, che solleva dubbi e discussioni (Di Vittorio è contro l’entrata nei sindacati fascisti, ma poi converrà con gli altri sulla politica della “riconciliazione”). L’estensore dell’Appello non è il solo Grieco, anche se gli si assume tutte le responsabilità. L’Appello è scritto da Grieco, da Sereni, da Di Vittorio. Togliatti, che pure si era fatto promotore di questa linea, non partecipa alla sua stesura, e la sua firma apre il lungo elenco dei firmatari, con proprio nome e cognome."
Vi offro anche una gustosa discussione storico-esegetica con citazioni ed analisi delle motivazioni di quell'appello e della svolta "entrista" del partito di Togliatti. Nel testo dell'appello non mancano inquietanti parallelismi con la situazione attuale. A chi piacciono i corsi e ricorsi storici la lettura integrale offrirà orgasmi garantiti. Eccone un breve estratto:
Però, però, c'è un però. Miei cari commentatori attenti e colti, quell'appello bisogna appunto leggerlo e dice anche altro, oltre ad esaltare da parte comunista le radici sansepolcriste del fascismo del pur socialista Benito Mussolini che per noi figli degli opposti estremismi post-sessantottini suona logicamente come un bestemmione in chiesa. E' per questo retaggio di contrapposizione forzata che ci fa tanta impressione l'inciucio con il centrodestra degli ultimi governi post-golpisti perché siamo condizionati dal "con quelli mai" e dalla logica della spranga nel cervello.
In fondo quello di Togliatti e compagni era un richiamo alle comuni radici anticapitaliste che di fatto ancora oggi caratterizzano le ali estreme di destra e sinistra e che si traducono in una critica similare della globalizzazione ed dell'ultracapitalismo. Che poi l'estrema destra suoni più di sinistra dell'estrema sinistra, è un'altra questione.
Allora il PCI faceva ancora il partito di sinistra, quindi non mi scandalizzo affatto. Togliatti, visto che il capitalismo mondiale e la Germania nazista, espressione del complesso militare-industriale tedesco, stanno spingendo verso la guerra e i presupposti della catastrofe economica per il popolo ci sono tutti, cerca una sponda tra i fascisti "socialisti" per combattere il capitalismo e compiere la rivoluzione. La logica c'è ed è condivisibile perfino oggi.
Chiediamoci piuttosto cosa è successo dopo, perché qualcosa è sicuramente successo ed ha stravolto completamente i presupposti di quell'appello, visto che di anticapitalismo nel PCI, per non parlare delle sue successive metamorfosi sempre più scolorite, ne è rimasto ben poco, a parte forse solo la fissazione sulla patrimoniale che resiste all'usura dei secoli e che viene mantenuta perché funzionale alla vessazione delle classi medie invise anch'esse al potere reazionario.
"ITALIANI!
La causa dei nostri mali e delle nostre miserie è nel fatto che l'Italia è dominata da un pugno di grandi capitalisti, parassiti del lavoro della Nazione, i quali non indietreggiano di fronte all'affamamento del popolo, pur di assicurarsi sempre più alti guadagni, e spingono il paese alla guerra, per estendere il campo delle loro speculazioni ed aumentare i loro profitti.
Questo pugno di grandi capitalisti parassiti hanno fatto affari d'oro con la guerra abissina; ma adesso cacciano gli operai dalle fabbriche, vogliono far pagare al popolo italiano le spese della guerra e della colonizzazione, e minacciano di trascinarci in una guerra più grande.
Solo la unione fraterna del popolo italiano, raggiunta attraverso alla riconciliazione tra fascisti e non fascisti, potrà abbattere la potenza dei pescicani nel nostro paese e potrà strappare le promesse che per molti anni sono state fatte alle masse popolari e che non sono state mantenute.
L'Italia può dar da mangiare a tutti i suoi figli."
Però, però, c'è un però. Miei cari commentatori attenti e colti, quell'appello bisogna appunto leggerlo e dice anche altro, oltre ad esaltare da parte comunista le radici sansepolcriste del fascismo del pur socialista Benito Mussolini che per noi figli degli opposti estremismi post-sessantottini suona logicamente come un bestemmione in chiesa. E' per questo retaggio di contrapposizione forzata che ci fa tanta impressione l'inciucio con il centrodestra degli ultimi governi post-golpisti perché siamo condizionati dal "con quelli mai" e dalla logica della spranga nel cervello.
In fondo quello di Togliatti e compagni era un richiamo alle comuni radici anticapitaliste che di fatto ancora oggi caratterizzano le ali estreme di destra e sinistra e che si traducono in una critica similare della globalizzazione ed dell'ultracapitalismo. Che poi l'estrema destra suoni più di sinistra dell'estrema sinistra, è un'altra questione.
Allora il PCI faceva ancora il partito di sinistra, quindi non mi scandalizzo affatto. Togliatti, visto che il capitalismo mondiale e la Germania nazista, espressione del complesso militare-industriale tedesco, stanno spingendo verso la guerra e i presupposti della catastrofe economica per il popolo ci sono tutti, cerca una sponda tra i fascisti "socialisti" per combattere il capitalismo e compiere la rivoluzione. La logica c'è ed è condivisibile perfino oggi.
Chiediamoci piuttosto cosa è successo dopo, perché qualcosa è sicuramente successo ed ha stravolto completamente i presupposti di quell'appello, visto che di anticapitalismo nel PCI, per non parlare delle sue successive metamorfosi sempre più scolorite, ne è rimasto ben poco, a parte forse solo la fissazione sulla patrimoniale che resiste all'usura dei secoli e che viene mantenuta perché funzionale alla vessazione delle classi medie invise anch'esse al potere reazionario.
Se stabiliamo infatti che un'alleanza infine sia idealmente nata da quell'appello, ma non tra le componenti socialiste ma tra quelle reazionarie dei rispettivi schieramenti, che per la componente di sinistra doveva comprendere il ripudio della rivoluzione e della critica al capitalismo, tutto diventa più chiaro, anche l'attuale fascinazione di "sinistra" per la shock economy neoliberista reazionaria e il neofilogermanesimo di tanti volonterosi carnefici autoarruolatisi con il proprio tamburino nell'esercito del Quarto Reich, per non parlare del "tradimento" del sindacato.
La storia successiva, dal dopoguerra ai nostri giorni, se l'anticapitalismo non era più un principio fondante, come abbiamo visto, doveva essere dominata da un altro principio altrettanto forte, che non poteva essere trovato altro che nell'antifascismo.
Se i proletari di tutto il mondo non riuscirono ad unirsi, lo fecero i reazionari e l'anticomunismo da un lato e l'antifascismo dall'altro, servirono a corruttori (i fautori dell'ultracapitalismo) e corrotti (i loro collaborazionisti arruolati tra i politici più vicini ideologicamente alle classi subalterne) a disegnarsi un mondo a propria immagine e somiglianza, a spese del famoso 99%. Lo fecero mantenendo il popolo impegnato in una guerra ideologica che va dalla stagione degli opposti estremismi, con annessa strategia della tensione al compromesso storico; dall'antiberlusconismo rituale come copertura a vent'anni di complicità, come testimonia la famosa "confessione" in Parlamento di Violante ad infine la fascistizzazione attuale di tutti coloro che non si sottomettono al potere unico della democrazia totalitaria della quale scrive ora Travaglio, lasciando finalmente perdere i vizi privati di Berlusconi, per cominciare ad inquadrare il vero pericolo per l'Italia rappresentato dal renzismo. Ovvero, da quella smania del partito democratico di ottenere il potere più assoluto possibile e la sua conseguente allergia alla dissidenza ed all'opposizione che rappresentano forse la riscossione finale della vendita dell'anima, ceduta al Diavolo non in quel lontano 1935 ed ai fascisti ma allo stesso potere che corruppe anche il fascismo.
Dietro alla facciata di cartapesta della sacra rappresentazione della contrapposizione destra-sinistra non meraviglia che si siano potuti stilare patti-ricatto dei poteri forti ai dirigenti del PCI, i cui giovani virgulti di nomenklatura sarebbero stati cacciati dal comodo posto assicurato negli uffici studi delle banche, ai tempi del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia nel 1981, se il PCI si fosse opposto, assieme ad alcune frange della DC, alla prevista cessione di sovranità monetaria, come pare testimoniato da una telefonata di allora tra Ciampi e Berlinguer citata in questo video da Nino Galloni. Oppure la successiva salvaguardia del Partito e del suo apparato dallo tsunami di Tangentopoli in cambio della partecipazione alla ventennale tragicommedia berlusconiana nel ruolo dello sparring partner di poteri anche innominabili mentre il paese veniva preparato per la spoliazione finale in nome e per conto di poteri finanziari ultranazionali.
Oggi forse ci vorrebbe un altro appello ai "fascisti", con più o meno le stesse motivazioni, per opporsi tutti assieme alla forma più maligna di capitalismo ed alla morte per cachessia economica del nostro paese. Il problema è che da una parte almeno non c'è nessuno. Sono tutti morti assieme al comunismo o sono in banca.
La storia successiva, dal dopoguerra ai nostri giorni, se l'anticapitalismo non era più un principio fondante, come abbiamo visto, doveva essere dominata da un altro principio altrettanto forte, che non poteva essere trovato altro che nell'antifascismo.
Se i proletari di tutto il mondo non riuscirono ad unirsi, lo fecero i reazionari e l'anticomunismo da un lato e l'antifascismo dall'altro, servirono a corruttori (i fautori dell'ultracapitalismo) e corrotti (i loro collaborazionisti arruolati tra i politici più vicini ideologicamente alle classi subalterne) a disegnarsi un mondo a propria immagine e somiglianza, a spese del famoso 99%. Lo fecero mantenendo il popolo impegnato in una guerra ideologica che va dalla stagione degli opposti estremismi, con annessa strategia della tensione al compromesso storico; dall'antiberlusconismo rituale come copertura a vent'anni di complicità, come testimonia la famosa "confessione" in Parlamento di Violante ad infine la fascistizzazione attuale di tutti coloro che non si sottomettono al potere unico della democrazia totalitaria della quale scrive ora Travaglio, lasciando finalmente perdere i vizi privati di Berlusconi, per cominciare ad inquadrare il vero pericolo per l'Italia rappresentato dal renzismo. Ovvero, da quella smania del partito democratico di ottenere il potere più assoluto possibile e la sua conseguente allergia alla dissidenza ed all'opposizione che rappresentano forse la riscossione finale della vendita dell'anima, ceduta al Diavolo non in quel lontano 1935 ed ai fascisti ma allo stesso potere che corruppe anche il fascismo.
Dietro alla facciata di cartapesta della sacra rappresentazione della contrapposizione destra-sinistra non meraviglia che si siano potuti stilare patti-ricatto dei poteri forti ai dirigenti del PCI, i cui giovani virgulti di nomenklatura sarebbero stati cacciati dal comodo posto assicurato negli uffici studi delle banche, ai tempi del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia nel 1981, se il PCI si fosse opposto, assieme ad alcune frange della DC, alla prevista cessione di sovranità monetaria, come pare testimoniato da una telefonata di allora tra Ciampi e Berlinguer citata in questo video da Nino Galloni. Oppure la successiva salvaguardia del Partito e del suo apparato dallo tsunami di Tangentopoli in cambio della partecipazione alla ventennale tragicommedia berlusconiana nel ruolo dello sparring partner di poteri anche innominabili mentre il paese veniva preparato per la spoliazione finale in nome e per conto di poteri finanziari ultranazionali.
Oggi forse ci vorrebbe un altro appello ai "fascisti", con più o meno le stesse motivazioni, per opporsi tutti assieme alla forma più maligna di capitalismo ed alla morte per cachessia economica del nostro paese. Il problema è che da una parte almeno non c'è nessuno. Sono tutti morti assieme al comunismo o sono in banca.