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giovedì 20 febbraio 2014

Messer Matteo che discese dal cielo in terra a miracol mostrare e finì asfaltato al primo incrocio


"Beatrice tutta ne l'etterne rote
fissa con li occhi stava; e io in lei
le luci fissi, di là sù rimote.                             
  Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
qual si fé Glauco nel gustar de l'erba
che 'l fé consorto in mar de li altri dèi."

Divina Commedia, Paradiso, canto I


Come si è permesso tale Giuseppe Grillo di offuscare questo diamante, questa novella Beatrice, piccolo padre, maestrino venerabile, unto del Signoraggio, questo nostro (anzi, vostro) duce sfolgorante di luce propria? Come ha osato non cadere in deliquio di fronte a colui che pare disceso dal cielo in terra a miracol mostrare? 

Lo so che è uno spettacolo imbarazzante vedere umiliare qualcuno o, come si dice oggi, asfaltare, se è vita reale e non finzione cinematografica ma vi consiglio di guardare i dieci minuti integrali durante i quali Matteo Renzi (d'ora in poi Beatrice) è riuscito a uscire anche peggio di Pierluigi Bersani dallo streaming, ovvero da quello che ormai è il bad trip piddino. Tenendo conto che per l'ex segretario del PD bastarono i leggermente frizzanti Crimi e Lombardi, appena una leccatina, insomma.
Sinceramente, qualcuno pensa che la moda dell'automacellazione di fronte alle videocamere tenterà qualche altro segretario del PD in futuro dopo quest'ultimo episodio? Chissà cosa provano, che razza di perversione è. Siamo ad Antonin Artaud, al Teatro della Crudeltà oppure agli annunci tra cannibali e aspiranti spezzatini. A me ha ricordato, a proposito di cannibalismo, il rapporto tra Hannibal Lecter e Clarice Sterling. Buonasera Beatrice, che ti ha detto Miggs? Do ut des, Beatrice. Senti ancora gli agnellini urlare?

I media vi stanno dicendo che Grillo è stato maleducato, violento, che non si fa così, che il Movimento Cinque Stelle così ha perso migliaia di voti, per non farvi vedere quanti ne ha conquistati. Lo dicono pure i vostri amici su Facebook, quelli che hanno partecipato alla colletta per comperarsi questo bancario descamisado bravissimo a piazzare i titoli tossici alle vecchiette facendo loro la boccuccia tonda ma che, nel momento di tirarli fuori davvero, prima ha provato con l'arroganza ma poi ha dovuto abbassare orecchie e culo ed andarsene via a retromarcia mentre l'altro gli miagolava sul muso il suo essere maschio dominante. E' pura etologia, credetemi. Grillo e Berlusconi si che sarebbe scontro tra dominanti.

Del resto cosa si aspettava Beatrice dopo questa bischerata di introduzione: "Vi raccontiamo cosa vogliamo fare e vi diciamo, da subito, che, per quello che ci riguarda, non vi chiediamo alcun accordo vecchio stile, non siamo a chiedervi nessun voto di fiducia, non stiamo a chiedervi un Governo". Lui e Delrio, s'intende.
Come dire, petto o coscia?
A quel punto Grillo l'ha lasciata ancora un attimo a soffriggere, poi si è pappato Beatrice e pure l'erba pipa di Glauco con una leggerezza addirittura British. Il pallonbischero ha cominciato a sgonfiarsi, a raggrinzirsi prima di fuggire via spernacchiando. Povera Beatrice, che figüra da cioccolataia, soprattutto quando ha detto, credendo di ingraziarsi l'attore: "Venivo sempre ai tuoi spettacoli e comperavo il biglietto".
Grillo non ha fatto niente di eccezionale, ha semplicemente ricordato a Renzi chi è, chi rappresenta e soprattutto chi non rappresenta. Ha fatto le osservazioni che, in un paese veramente democratico, la stampa farebbe normalmente ai politici. Riguardatevi l'intervista di David Frost a Richard Nixon per capire cosa intendo, visto che siete abituati al Kamasutra da due sole posizioni: la sdraiata e la pecorina, del giornalismo italiano.
Senza contare che Renzi è pura propaganda, è un pupazzo programmato con istruzioni precaricate del capitalismo assoluto dominante. Non si dialoga con la propaganda ed i suoi agenti perché il dialogo presuppone flessibilità e, per definizione, la propaganda è pensiero rigido.  La propaganda si può solo disvelare e ridicolizzare. Ed è ciò che ha fatto Grillo. Dovrebbero farlo anche gli altri. Pazienza, ci accontenteremo.

Vi rode che a fare l'opposizione in questo paese sia l'ex comico? Non è un problema suo. E' di coloro che preferiscono fognare, recitare supercazzore o restare imprigionati nel dilemma se uscire da destra o da sinistra.
Gli italiani, che non concepiscono la critica al potere, tanto meno al regime, e non a caso si sono fatti vent'anni di fascismo e poi quaranta di democristocomunisti più venti di berluperonismo, rabbrividiscono di fronte allo spettacolo dello smutandamento dell'imperatore e si fanno convincere dai suoi servi a scandalizzarsi. Io invece godo e ringrazio Beppe Grillo di essere l'unico a steccare in questa orchestra di filarmonici perfettini, di fronte ad una platea di idioti che accettano di farsi fottere per due euro.
Sul GRA questo sarebbe visto come concorrenza sleale.

martedì 4 giugno 2013

Compagni di merende



Stamattina Repubblica titola drammatica: "B. Il Colle ora deve difendermi". Deve. Mica se lo volesse, cortesemente, magari, se non disturbo. No, deve. La protervia del vecchio boss.
A questo si aggiungono le smanie di Letta per il presidenzialismo. Ma si, facciamo eleggere dal popolo, che notoriamente è incapace di intendere e di votare, un presidente dotato di più poteri di Obama. Magari proprio lui, il noto pregiudicato, così è contento. Ci tiene tanto. E poi anche il Venerabile vedrebbe coronato un sogno.

Piddini, vil razza dannata, questo mostro l'avete creato voi e, quando pareva morto, messo da parte da chi si era reso conto, in vece nostra, che avrebbe ancora condizionato i destini del paese ai suoi guai giudiziari, lo avete rianimato, gli avete ridato vita.
Mentre la creatura fuggita dal laboratorio ricomincia a far danni voi che fate? Organizzate campagne di stampa di vero e indipendente giornalismo televisivo e non contro Grillo. Tutti schierati, dalla Rai a La7, particolarmente zelante, con veri e propri gurkas con il coltello tra i denti. Giornalisti codini con i padroni e americani con i nemici dei padroni. Che si preoccupano della violenza verbale, della mancanza di serietà, quella parola che voi dirigenti falliti avete sempre in bocca come la gomma. Attraverso questi zerbini che si credono tappeti persiani, fate le pulci ai bilanci, agli stipendi degli altri, puntate il ditino contro chi ha osato disobbedirvi e guastarvi i piani, corrugando la fronte e scandalizzandovi del vaffanculo, povere vergini intonse. E siete quelli che gongolavano per aver arraffato una banca. 

Il guaio dell'Italia non è B. che pretende l'immunità assoluta anche dal peccato originale - poraccio, lui ha i soldi, che deve fare? - ma voi che lo usate per i vostri lerci scopi, i vostri miseri tentativi di inseguire i ricchi nell'arricchimento, elevarvi da pidocchi a padroni, con le capesse del sindacato a far le merende con gli euronazisti dopo averlo messo nel culo a Cipputi.   

Non temere, Silvio, che questi ti salvano, come sempre. Vedrai che Lettuccio tuo uno strapuntino al Colle te lo rimedia. Tanto gli italiani dimenticano tutto.


(E' come "Via col Vento", si guarda e riguarda sempre volentieri.)

venerdì 24 maggio 2013

Il processo di decondizionamento del piddino in cinque fasi


Ieri Beppe Grillo ha detto che tra un anno (se riusciremo a smentire Keynes che ricordava che nel lungo periodo saremo tutti morti) sarà indetto un referendum popolare sull'euro. Giusto il tempo di raccogliere le firme e di prendersi un anno per informare il popolo sulla questione.
Beh, sempre meglio di niente e del giovane di bottega che vuole morire per Maastricht; l'intento di rispettare la volontà popolare è lodevole, oltre che molto comodo, vista l'implicazione di delega della decisione, ma non c'è tempo, bisogna risolvere prima la questione con altri mezzi.  Questo non è l'acqua pubblica ma il destino di una nazione.

Le persone, gli esperti in grado di elaborare un piano di uscita dalla trappola ci sono già. Basta radunarli, chiuderli in conclave e farli uscire solo quando il piano, che esiste già in varie versioni, è pronto nella forma definitiva e più adatta al caso Italia. Però poi è la politica che deve materialmente  agire. 
Per quello che tecnicamente dovrebbe assomigliare, per discrezione e rapidità di esecuzione, ad un golpe economico, visto che non sarebbe opportuno, per ovvi motivi, mettersi a gridare alla finestra "Ehii, domani o al massimo giovedì usciamo dall'euroooo!!, mi pare che manchino completamente purtroppo le figure di coloro con le palle che si prendano la responsabilità ed assumano il comando delle operazioni. Bisogna lavorare su questo, su una classe dirigente che lo faccia.

Ad ogni modo, per quanto riguarda l'informazione del pubblico, penso si possa fare in maniera efficace grazie alla cara vecchia informazione.
Si tratta di disattivare decenni di propaganda e condizionamento televisivo. Non abbiamo certo di fronte delle comode tabulae rasae sulle quali scrivere e disegnare i nostri pupazzetti a piacimento. Però si può farecliccare, prego.

Vi propongo quindi un programma di decondizionamento in cinque fasi. Per i più svegli ed aperti mentalmente basterà la volontà di applicarsi, superare appena un paio di giorni di scimmia e i risultati saranno rapidi e duraturi.
Per i piddini, che dovranno in più elaborare il lutto della consapevolezza del tradimento della loro parte politica di riferimento (l'inception è: "è la sinistra che ci ha venduto alle élite reazionarie") occorreranno forse metodi più coercitivi. Comunque, ricordate, è per il loro bene.



Fase prima - la storia

Lettura di "Shock Economy" di Naomi Klein (2008). Il testo che racconta quarant'anni di politiche ultraliberiste nel mondo  (il libro è stato scritto prima che iniziasse l'attuale agonia europea) e la loro evoluzione nel concetto di "economia dei disastri". Quella che da una catastrofe possono scaturire grandi opportunità d'impresa  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego.
La lettura del testo può essere rinforzata, ma non sostituita, dalla visione di questo documentario.





Fase seconda - l'antecedente

Visione del film "Diario del saccheggio" (2006) di Fernando Solanas. Il racconto degli anni di privatizzazione selvaggia e distruzione del ruolo dello stato in Argentina; dell'aggancio della moneta locale al dollaro (PAROLA CHIAVE: VINCOLO ESTERNO) fino al default del 2001 dopo il quale l'Argentina si è risollevata a prezzo di grandi sacrifici e cambiando completamente rotta economica.


"Ma noi non siamo l'Argentina!!" Urla e si dibatte il piddino immobilizzato, nonostante cominci a capire che i dolori di quel paese lontano gli ricordano eventi molto recenti e vicini a casa sua. 
Bene, è ora di far risuonare le note del dolce, dolce Ludovico Van  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, così soavemente simbolico del VINCOLO ESTERNO, pardon, sogno europeo. Urlerà un po', il piddino, ma è sempre per il suo bene.




Fase terza - l'illuminazione

Inizia la parte tosta del programma. Quella dove bisogna materialmente sturare i neuroni. Per i soggetti piddini, più che una tecnica di decondizionamento sarà un esorcismo. Molto doloroso.
Utilizzeremo per prima cosa le formule di questo manuale:


Indi si proseguirà con la lettura del "Il tramonto dell'euro" del medesimo autore, Alberto Bagnai (2012). Una rilettura, a seguito della prima, non guasta, soprattutto a chi è vergine in economia. Insomma, due botte ci vogliono.
Dopo la cura d'urto, come mantenimento, bisogna cominciare ad assumere regolarmente ogni giorno i contenuti dei seguenti blog:

Avvertenza: in questa fase di assunzione di consapevolezza, la visione anche accidentale di Ballarò, Piazzapulita, Servizio Pubblico ed altre trasmissioni di Propaganda PUDE che raccontano invece una realtà opposta e funzionale al sistema euro, può causare accessi d'ira alternati a  momenti di sconforto. E' una reazione perfettamente normale ed attesa.



Fase quarta - la rivelazione

Avvertenza. La visione dei filmati della fase quattro può provocare nel soggetto decondizionando nausea e vomito. E' perfettamente normale e previsto. Preparate i secchi.

A questo punto, se siamo fortunati, il piddino comincia ad intuire qualcosa. Gli altri, i più svegli ed aperti mentalmente,  hanno capito, già probabilmente dalla fase due, che sono stati trascinati in una trappola senza uscita apparente e che i loro attuali disastri economici ed esistenziali sono causati dall'EURO.
Un VINCOLO ESTERNO, ricordate la fase due ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, imposto da un'élite che ha scoperto che una nota e vecchia (1961) teoria neoclassica (AREA VALUTARIA OTTIMALE) che apparentemente illustrava come dovrebbe funzionare una moneta unica per il bene di tutti, del 99%, poteva essere applicata, rovesciandola, con la complicità fondamentale dei politici rappresentanti le classi lavoratrici, per fare il bene unicamente dell' 1%. Come viene descritto nell'articolo:



Vogliamo ora riascoltare, in religioso silenzio, la DICHIARAZIONE DI GUERRA?





Povero piddino, mutazione teratologica di quel pidiessino e poi diessino che aveva tanto creduto nell'Ulivo e nella gustosa prospettiva di un'Italia tutta prosperosa e dalle coscione burrose come la Bologna del dotto professor Prodi. Sentitelo nel 1998 come era contento del suo trappolone in itinere e come già ammetteva che, nell'unione, sarebbe stata la GERMANIA ad avvantaggiarsene). Birichino, biricò.


"Beh", accenna con un lamento il piddino, "alla luce dei recenti avvenimenti, il Professor Prodi avrà forse cambiato idea?" Oh, NEIN, meine kleine Schwantzstucken Kopf.
Ascoltatelo qui pontificare nel 2012 della supremazia germanica e della sua irreversibilità, con una povera studentessa greca. OHI! OHI! DIALOGOI.


"Maestraaa! Ma questo", alza il braccino il bimbetto dell'asilo, "non doveva fare l'interesse dell'Italia e non della Germania?"
Eh, cara voce dell'innocenza, vallo a spiegare ai piddini.

Se ancora qualche soggetto dovesse infine persistere nel negare che la politica attuale non rappresenti un disegno reazionario, con l'euro come suo malleus economicarum, che sta permettendo alla Germania di riaccarezzare sogni di grande Reich grazie al VINCOLISMO ed al MERCANTILISMO,  con noi a fare da servi sciocchi, ricordategli da chi è stato governato fino a pochi mesi fa. 
Dalla voce insinuante e dal serpentese di Romano Prodi all'eloquio metallico senz'anima di Mario Monti. Siamo alla fase finale:



Fase 5 - La confessione

Giunti a questo punto della terapia, le pubbliche ammissioni di colpa degli agenti del nostro disastro, simili alla sfida "prova a prendermi" che lanciano i peggiori serial killer inviando lettere con brandelli delle vittime ai giudici istruttori, ci aiutano nel compito di illuminare definitivamente il soggetto, dando ad egli la conferma ultima del tradimento subìto.
A questo punto, tutto torna:

Ricordate la fase 1, LA STORIA? Anche l'altra volta (anni '40) cominciò con la conquista della GRECIA:



Mi rendo conto che, come ultimo colpo di coda, nel piddino più riottoso potrebbe sorgere il dubbio:
"Ma ora c'è il PD al governo" [con il PDL, ma è un dettaglio, n.d.a.] "possiamo andare a RINEGOZIARE IN EUROPA".

Bene, come ultimo atto del processo di decondizionamento, ricordate al soggetto che l'attuale presidente del consiglio ha scritto per lui questo libercolo:


Non fateglielo nemmeno leggere. Sbatteteglielo proprio in faccia. Potrà conservarlo come attestato di partecipazione.

giovedì 28 marzo 2013

La tecnica dell'esplosione del sistema con cinque colpi di stelle


Sottotitolo: La tragedia di due uomini ridicoli

Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.

Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S  - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.

Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?" 
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".


Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.

Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.


Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Monti che aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Monti ha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.

Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.

domenica 24 marzo 2013

Partouze


Infine Pierluigi Bersani, dopo mesi di passione e di piedini pestati per terra, ebbe il suo incarico per formare un governo. Anzi, non proprio un incarico ma un preincarico. Come il prelavaggio che bisogna fare quando i panni sono lerci. 
Ora voglio proprio vederlo pedalare in salita sul Mortirolo sulla bicicletta che ha voluto a tutti i costi, cascasse il mondo e passando sopra mucchi di cadaveri per ora soltanto metaforici ma chissà, con questi euri di luna
Apro una parente: ma non era meglio, dal suo punto di vista, mandare avanti Renzi per bruciarlo? Eh no, non capite la forma mentis piddina. E' sempre il segretario del partito, questa entità infallibile ed onnipotente che deve spaccarsi la faccia contro il muro, qualunque cosa succeda e poi, questo lo sanno benissimo, Renzi avrebbe rischiato di farcela e, non essendo segretario, l'imprevisto avrebbe causato lo spostamento dell'asse terrestre e l'inversione dei poli magnetici.

Il segretario piddino in preda alle smanie per la legislatura, fin dai primi giorni seguenti alle elezioni risultate nel famoso mexican standoff, ha cercato di far credere alle genti del globo che fosse dovere non politico ma morale del M5S sottomettersi al partito dominante e aiutarlo a governare, in base a chissà quale regola aurea, visto che fino a due giorni prima il M5S era, per la propaganda del PD, una specie di versione javascript del Partito Nazionale Fascista. 
All'indomani della perdita di 3.500.000 voti, fatto che al PD non ha provocato nemmeno un plissée, figuriamoci un'autocritica, il PNF è diventato improvvisamente un pezzo importante di sinistra. 
Seguite il ragionamento: quelli che non ci hanno votato hanno votato Grillo. Beh, dov'è il problema, noi pretendiamo che Grillo governi con noi. Poi uno dice che rivaluta i berluscones.
Quando il M5S ha risposto picche, perché il movimento non è nato per essere il PD2, il muletto o il portiere di riserva, altrimenti non avrebbe avuto ragione di nascere, il PD ha scatenato la sua ira funesta. 
Grillo ha il suo stile sopra le righe ma è innegabile che si siano mosse tutte le armate piddine contro, non la propria imbecillità, ma contro coloro che avevano peccato di lesa maestà, ostacolando il tragitto alla gloriosa macchina da governo del partito democratico. 

Se il M5S manterrà la sua posizione di niet al governo Bersani, unico modo che ha per costringere PDL e PD-L a distruggersi a vicenda, quando gli italiani capiranno finalmente che si tratta di due facce della stessa medaglia, il segretario sarà costretto ad andare ad elemosinare voti nei contenitori del tutto a un euro, nei mercatini dell'usato, nelle fiere del bestiame e nei classici per tutte le stagioni. Proverà ad intortare quelli di sinistra con le Gabanelli, i Farinetti (ministro per l'impiattamento?) ed altri insulsi ministri immagine, rassicurando al tempo stesso i poteri forti con l'adesione fino alla morte alla religione eurista. Altrimenti non si spiega la pensata di un ministro dell'economia puro PUD€, FMI e Bocconi come Saccomanni. 

Oppure, non gli riuscisse l'ammucchiata con gli scartini, dovrà andare con il cappello in mano da B. e dalla Lega per il sesso estremo. Il PD è probabilmente l'unico al mondo a credere ancora nell'autorevolezza di B. come  interlocutore politico. Uno che annaspa nelle sabbie mobili delle sue miserie, che ha ricevuto da oltre un anno la scomunica ufficiale di tutti i maggiori poteri forti finanziari mondiali e che nel contesto politico internazionale è meno gradito di un beccamorto all'uscio. Eppure, nel giorno in cui ha cacciato qualche milionata per organizzare pullman di pensionati da deportare a Roma in una piazza dove hanno fatto finta di essere ancora il Popolo della Libertà e che B. fosse ancora quello di una volta, questo clamoroso bluff che avrebbe dovuto passare sotto silenzio o sbrigato in due righe di agenzia per quello che era, è passato sui telegiornali piddini come la dimostrazione del pericolo ancora attuale rappresentato dal caimano.
Per forza, per governare hanno bisogno di lui e quindi continuano a legittimarlo, con lui che non se lo fa dire due volte, perché sa che da quelli lì otterrà sempre ciò che vuole e sarebbe da fesso non approfittarne.
L'immunità? La presidenza della repubblica? Qualche altra legge ad personam? La verginità anale? Basterà chiedere. Siamo arrivati al punto che il piddino si è già fatto l'idea che dovrà partecipare alla partouze e che in quei contesti chi c'è, c'è. Belli, brutte, maschi o femmine, bisogna adattarsi. In gioco, ancora una volta, c'è  il mantenimento dei poteri locali, delle clientele, e sono pronti a tutto. E' la seconda volta che cercano di sopravvivere alla fine di una repubblica e non possono sbagliare nemmeno stavolta.

E i piddini sudditi, che non vedono gli inciuci dei loro capi nemmeno se glieli spiattellano davanti, che non ci credono perché loro sono furbi e non credono ai complotti ma che tutto ciò che fa la dirigenza è cosa buona e giusta, si convinceranno che, se questi bravi dirigenti così seri ed onesti saranno costretti a fare concessioni al caimano, sarà stata tutta colpa di Grillo che non ha voluto essere responsabile. 
Se il piddino restasse ultimo sopravvissuto sulla terra e perdesse le elezioni darebbe sempre la colpa a chi non l'ha votato.

martedì 12 marzo 2013

La prevalenza del piddino


Dite quello che vi pare, ma l'annuncio che il M5S potrebbe votare l'autorizzazione a procedere nei confronti di B. e addirittura votarne l'ineleggibilità, è stato come infilare le dita della povera ragazza in coma nella 220v. Una bella scossa anche solo l'aver osato dirlo. Soprattutto mentre era in corso di svolgimento la caimanata del Lacché Day con le truppe mammellate di fronte a Palazzo di Giustizia e Angelino a bestemmiare la memoria di Falcone e Borsellino di fronte alle loro sacre immagini. Bella adunata sediziosa di sciurette maschi e femmine, davvero. 

Un partito che non riesce a mandare il popolo, pardon, il pullman di pensionati a manifestare in piazza per il leader morente perché quelli preferiscono la gita a Loreto con la dimostrazione di pentole. Un leader che è costretto a farsi venire le malattie più strane per rimandare all'infinito il confronto con la giustizia ma soprattutto con la pubblica vergogna di essere stato estromesso per manifesta incapacità ed indegnità dai nuovi gestori dell'Italia per conto terzi ed essere stato ridotto al solo status di imputato per fattacci suoi. Ragazzo, levati di torno e lasciaci lavorare. Meglio la Boccassini, a pensarci bene.

Immagino lo scompiglio in casa PD all'annuncio forcaiolo del M5S ai danni del caimanuccio loro. Loro che gliele hanno sempre perdonate tutte e addirittura lo hanno promosso a padre della patria, gli hanno fatto approvare tutte le leggi ad personam mentre lui, ingrato, si comperava i deputati del governo Prodi un tanto al chilo. (Lo so, lo sapete già, mi ripeto come un disco incantato, ma i piddini diventano blu dalla rabbia come i puffi quando glielo si ricorda e a me piacciono di quel colore, specie quando virano infine sul viola.)
Ricordiamo che B. è una parte del monstrum PD-PDL e che se lui sta male, soprattutto politicamente, neanche il PD si sente molto bene. Se schiatterà l'uno se ne andrà finalmente anche l'altro e lo sanno.

Ecco spiegato perché ogni tanto spunta D'Alema.  Significa che c'è un caimano in difficoltà. Poi, terminato il soccorso rosso, egli ritorna nell'ombra come un Balrog di Moria. E questi studentelli vorrebbero addirittura arrestarlo, il caimano, portarlo a San Leo, rinchiuderlo dell'orrido buco di Cagliostro e gettare la chiave. Populisti e giustizialisti che non sono altro.

Il PD, dal canto suo, è un esercito allo sbando, con le pezze al culo e gli anziani e i ragazzini da mandare in prima fila come ultima scelta dopo la Puppato con il sito web. Poveretta, come s'offre.
Nell'ultima battaglia il PD ha perso quasi tre milioni e mezzo di soldati. Tra coloro che hanno voltato le spalle al Primariato di Bettola ci sarà pure chi lo avrà fatto per delusione, per essersi sentito tradito da un partito che ha appoggiato per un anno, approvandone tutte le porcate shockeconomiste, il dottor Morti in missione per conto del Reich
La rabbiosa versione ufficiale dal bunker del Primariato è invece quella che spiega l'emorragia di voti con una manovra di condizionamento occulto di elettori particolarmente dolci di sale (trad. cretini) che avrebbero seguito un nuovo Messia urlante nato, come in un incubo di Cronenberg, dallo stesso grembo fecondo di mostri mediatici che è la televisione. E, secondo il primario in persona, Grillo sarebbe mosso dalla sete di potere, mentre i piddini sarebbero come la volpe di Pinocchio: "noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri".
Questi non sono politici da chiedersi "dove abbiamo sbagliato", "facciamo autocritica", una cosa molto di sinistra una volta - ma questi non sono di sinistra, già, che sbadata. 
Chiusi nel bunker, i generali negano la realtà e ancora sognano un'illusoria vittoria. 
Di fronte alle critiche dei pochi generali realisti, dei giovani turchi (bel nome, se pensiamo che furono quelli che sterminarono gli armeni) reagiscono con rabbia, battono i pugni sul tavolo, negano. E, per i rapporti con l'esterno, la consegna è  far finta di nulla, dare la colpa agli altri, andare avanti con regale sussiego e cosmica spocchia come se niente fosse accaduto. E soprattutto insultare il popolo, accusarlo di tradimento, di scarso patriottismo, di diserzione e di  vigliaccheria. 
Che sia un esercito in rotta lo dimostra anche l'utilizzo di truppe gurkas, di goumiers incaricati di bastonare ed intimidire in rete e sui media chi osa negare il diritto divino del PD di governare.  Compresi i Desperate House Organs che si occupano della parte mainstream dei killeraggi e degli attenzionamenti degli avversari, spargendo poi il terrore per via televisiva nei confronti dei "collettivi studenteschi" che entrano in Parlamento. Infine ci sarebbero gli intellettuali con gli appelli. Si, ancora.

Il povero Primariato di Bettola non si accorge di essere accerchiato e senza uscita per il solito vecchio problema militare dell'aver aperto troppi fronti. A Nord i Renzi che lo lavorano ai fianchi con la calma di chi può contare su ottimi appoggi e che al momento opportuno potrebbero dare la mazzata finale. 
A Sud il M5S che gli fa proposte oscene come la rinuncia al finanziamento pubblico ai partiti attirandolo nella trappola di dover rifiutare proposte irrifiutabili dal punto di vista degli elettori incazzati che però lascerebbero la Turco e gli altri apparatchiki senza stipendio. Di accettare che il tempo della politica come mestiere fine a sé stesso sia finito non gli passa manco p'a capa.
Non rimarrebbe ad Est che l'abbraccio fraterno con il gemello siamese PDL ma ciò significherebbe ammettere di essere sempre stati una cosa sola, la partitocrazia a due dei superstiti di Tangentopoli con spartizione del bottino rimanente e l'abbraccio finirebbe con l'essere mortale.
Ad Ovest, infine, la possibilità di governare da solo, di mettere in pratica il rimanente delle ricette shockeconomiste del Partito Unico dell'Euro e giocarsi per sempre, con un popolo ridotto sul lastrico dai patti con l'Europa, la possibilità di avere di nuovo un centrosinistra al governo.
Un centrosinistra ridotto allo 0,07% dalle cui ceneri far rinascere finalmente qualcosa di nuovo.

Mi dispiace piddini e papiminkia, ma il M5S e la sua intransigenza ve la meritate tutta perché l'avete creata voi. Qui temo ci sia gente che ha in mano un mandato popolare e che abbia tutta l'intenzione di usarlo, se non altro nell'euforia del successo e con la beata scelleratezza dei giovani. Se lo farà veramente sarà una cosa magnifica. Quanto di più simile ad una rivoluzione possiamo concederci con i nostri miseri mezzi. Sono arrivati i sorci verdi.

giovedì 7 marzo 2013

Ad usum piddini


La dimostrazione che ormai PD e PDL utilizzano gli stessi metodi per la bastonatura squadrista a mezzo stampa degli avversari - il metodo Boffo, o casa di Montecarlo o "calzini azzurri" - è in questo articolo de l'Espresso intitolato, come un pornazzo autoprodotto: "Grillo, l'autista e la cognata".

Ci si sono messi addirittura in tre per tirar fuori un'articolessa fatta giuridicamente di niente ma contenente sufficienti messaggi subliminali da far già gridare sui social network e sui blog  al "vedi, sono come gli altri". Riferendosi a quelli del Movimento 5 Stelle, ovvio.
Non si è ancora insediato il nuovo parlamento, non hanno ancora detto beo, né avuto modo di fare alcunché di giusto o di sbagliato  ma intanto è stata istituita la Precrimine. "Beppe Grillo, ti dichiaro in arresto per la futura corruzione, pardon scouting, del tuo deputato Pinco Pallino e per la futura inadeguatezza dei tuoi eletti".

Detto che L'Espresso non lo riconosco più da quella rivista militante e progressista che era negli anni settanta-ottanta e che certi toni, certe impostazioni e infine quest'ultima propensione all'attenzionamento degli avversari dei suoi politici di riferimento con metodi da Lavitola in missione a Santa Lucia, vale la pena soffermarsi sui dettagli di questo piccolo pezzo di propaganda ad usum piddini.

In soldoni, è proprio il caso di dire, l'articolo vorrebbe ricostruire le attività imprenditoriali in Costa Rica dell'autista di Grillo, tale Walter Vezzoli, definito come molto vicino al leader del M5S, per suggerire ai suoi piccoli lettori che dietro a tanti buoni propositi di bontà ed ecologia ci sarebbe un bel po' di denaro accumulato da far fruttare in altro modo. Come se gli altri partiti, soprattutto quelli dai quali proviene la predica, si dedicassero solo alla cura dei lebbrosi e alla lavanda dei piedi dei derelitti, ça va sans dire. 

Tornando in argomento. Visto il suo interesse ai fini dello studio dei metodi della propaganda, vi citerò alcuni estratti dall'articolo, con commento mio e sottolineando le parole chiave, quelle che servono allo scopo ultimo di accendere i ventilatori davanti al letame.
"Tredici società aperte in Costa Rica, per compiere operazioni immobiliari, investimenti, costruzioni, incluso il progetto per un resort di lusso.
Quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della "sociedad anonima", uno schermo giuridico che consente di proteggere l'identità degli azionisti."
Qui già Carlo Gubitosa ha commentato che società anonima non è sinonimo di onorata società, ergo qualcosa di losco ma è la denominazione di una delle tante possibili forme giuridiche delle società. Inoltre, come prosegue l'articolo:
"Dalle carte che "l'Espresso" ha potuto consultare emerge però che tra gli amministratori compare, insieme a Vezzoli, Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane
Le carte. Sperando che non siano false. Messe lì da qualche Scaramella o Lavitola della situazione. Proseguiamo. La cognata. Qui i cagnolini salivano perché è suonato il campanellino e davanti agli occhi è comparsa l'immagine olografica di Tulliani, della casa di Montecarlo e di Fini. Il fatal cognato, come si potrebbe dire. La riproposizione di uno schema di successo, visto l'unhappy end di Gianfranco. Chissà mai che non funzioni anche con Grillo?
Le origini iraniane. Beh, qui è un gol a porta vuota. L'Iran è pura black list, lo spauracchio dell'impero e anche il Corriere ha pucciato a lungo il biscotto l'altro giorno sul suocero iraniano, scomparso di recente.
"Nella Armonia Parvin sa - stesso nome della signora Grillo - la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi. Cungi nel 1996 venne coinvolto in un'indagine per narcotraffico. Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico."
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire nella lettura del pezzo. Quel "narcotraffico" è capace di cancellare tutto il resto - compresa l'ammissione dell'assenza di condanne della persona citata - e di imprimersi nelle testoline dei piddini come un marchio di fuoco. E' la lettera scarlatta.
"A che cosa serve questa costellazione di società, dotate per altro di capitali sociali minimi, non più di 10 mila dollari ciascuna?
Difficile dare una risposta precisa, visto che l'oggetto sociale indicato nelle carte appare ampio. Ad aumentare la difficoltà c'è poi il fatto che il livello di trasparenza delle informazioni societarie in Costa Rica è tra i più bassi al mondo. Non per niente il Paese del Centroamerica è inserito nella black list dei paradisi fiscali dal Tesoro italiano**."
Black list. Una parola che è in grado di pietrificare all'istante i commercialisti. Provate a portar loro una fattura, regolarissima, ma proveniente da un vostro fornitore di San Marino. "Ma sei matta?! San Marino è nella black list!" Qui parliamo addirittura di un paradiso fiscale, pensate alle associazioni che nascono nei cervellini omologati:  evasione, esportazione illegale di capitali, riciclaggio, denaro sporco. Se queste parole si uniscono al narcotraffico di prima, i cervellini smettono perfino di pensare alle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia, all'affare Monte Paschi e si concentrano solo sul nuovo target. Mission accomplished.

Finora solo insinuazioni e sospetti, tutto qui, quindi? Qualcosa però l'Espresso ha trovato, nelle famose carte che ha visionato, che vi credevate.
"Almeno una delle società targate Vezzoli-Tadijk ha però in cantiere un progetto ben preciso. Ecofeudo, infatti, è il nome di un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo. A giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare.
La zona è considerata una delle più promettenti per chi vuole investire nel turismo. Nel resort le ville saranno di alto livello: «potranno avere una superficie fino a 750 metri quadri coperti su un'area propria di 5000 metri quadri». "
Siete delusi, vero? Eravate convinti che, dopo la lavanda dei piedi ai lebbrosi, queste madriterese scese in politica avrebbero fondato società per la costruzione di alloggi popolari per gli esodati e i terremotati, affidandosi alle cooperative amiche. Invece no, sono degli sporchi capitalisti che vi hanno costretti con l'inganno e gli incantesimi di Casaleggio a scippare il voto al centrosinistra, facendo piangere la Bindi e spezzando il cuoricione a Bersani.

Che vi devo dire, questo è il livello del dibattito politico. Basso, come direbbe il compianto Professor Pazzaglia. Cosa vogliono dimostrare queste "inchieste", quella dell'Espresso ripresa per altro anche in pompa magna dal TG La7 di Mentana? Niente, vogliono semplicemente cercare di appiattire il M5S sugli altri partiti politici, suggerendo che sono tutti uguali, che il popolo non è in grado di fare scelte perché si affida a dei trafficoni, ecc. E solo perché gli italiani si sono permessi di votarlo. Alla fine, non è il M5S che è colpito - chi se ne frega, dopo tutto - è il concetto di scelta democratica, di sovranità del popolo.
Mi dispiace ma sono metodi da P5, da mestatori di professione e non importa che prendano di mira Grillo o Fini o chiunque altro. Questi mezzucci dimostrano solo lo scadimento della competizione politica e dovrebbero preoccupare i piddini, visto che sono la prova che l'identificazione con l'aggressore è ormai quasi completata.

"Bisogna andare a fondo, indagare in questi fatti del Costa Rica", gridano già. Ecco, l'esca ha già fatto abboccare il pesce.
Solo dei fenomenali ingenui possono pensare che un qualsiasi movimento politico sia formato solo da cloni della vergine Maria. Si può solo sperare che dei nuovi del mestiere ci mettano un po' di più del solito a farsi corrompere e che in mezzo a loro ci siano parecchie persone oneste, che esistono ancora, per fortuna.

Chiudo ricordando che ieri si è ucciso David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte Paschi.  Ancora il caso MPS, che è un enorme fuoco che cova sotto la cenere. La notizia è già scesa a fondo pagina e noi di cosa stiamo parlando? Del resort di lusso nel Costa Rica.
Capito?

Aggiornamento - ** Tecnicamente ora il Costa Rica non è più nella black list dei cattivoni ma dal 2009 è in una grey list , una lista grigia, grazie allo spirito collaborativo dimostrato nei confronti dell'OSCE.

Puffamento Cinque Stelle


"Il nemico dei puffi è Gargamella. Un mago con scarse capacità, di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo." (cit. video)

Beh, molto cattivo no, dai, porello!
Allora, definitivamente identificato Gargamella, avete capito chi è Grande Puffo con la barba bianca e chi rappresenta la nuova minaccia per il glorioso capitalismo dell'1%? Ho solo un dubbio su chi sia Birba ma visto l'anticomunismo viscerale e "l'aspetto ripugnante"... (anche se i Puffi sono sempre stati un must di Italia1, come la mettiamo?)

martedì 5 marzo 2013

Livor mortis


Archiviate le elezioni politiche invernali dal risultato definitivamente simboleggiato  dal mexican standoff a tre* tra PD, PDL e M5S, e in attesa di una soluzione allo stallo, che sarà inevitabilmente all'italiana, magari con l'ausilio del solito governo tecnico d'emergenza, è interessante registrare e commentare le reazioni delle varie forze in campo ai risultati, ovvero la reazione del potere politico alla volontà espressa dagli elettori, dal popolo sovrano.
Per riassumere i fatti in estrema sintesi, il monstrum PD-PDL ha perso circa 10 milioni di voti (6 milioni e mezzo solo il PDL); il debuttante M5S di Grillo-Casaleggio ha rosicchiato voti soprattutto a sinistra fino a raggiungere un sorprendente 25% circa di consensi e infine è aumentato l'astensionismo, rifugio preferito, secondo i dati dei flussi elettorali, dei delusi dal centrodestra.
Un discorso a parte merita il catastrofico 8% di Scelta Civica con Monti, peggior risultato di un presidente del consiglio in carica da tempo immemorabile. Un blue screen of death, un system failure in piena regola.

Ebbene, per quanto attiene alla reazione dei partiti ai risultati, Monti è semplicemente evaporato, sparito, forse momentaneamente disattivato in officina in attesa di essere spolverato e riacceso quando Napolitano inizierà le consultazioni.
Il PDL sta dimostrando un'insolita compostezza, pur avendo perso una marea di voti rispetto alla consultazione precedente, diconsi 6 milioni e mezzo. B. è sparito anch'egli dalla scena dopo averla monopolizzata in campagna elettorale e non si è più pronunciato, non ha gridato ai brogli, non ha insultato gli italiani che gli hanno voltato le spalle. Va bene che è troppo invischiato nei propri sfaceli ma sembra attendere anche lui in stand-by buono e tranquillo, con Angelino che invita perfino il PD, il partito con il maggior numero di voti alla Camera, a prendersi la responsabilità di governare. Molto, forse troppo inglesi.

Chi invece ha completamente sbroccato sono il PD e i media. Ai miei aspiranti colleghi in cerca di materiale per una tesi originale e d'attualità consiglio di attingere a piene mani da giornali, talk show, dichiarazioni di esponenti di partito ed anche di respirare semplicemente l'aria che tira. Ce n'è abbastanza da aggiungere un volume di aggiornamento al DSM-IV, il manuale diagnostico degli psichiatri.
Il postulato è: "Come si sono permessi questi cazzoni di italiani di disturbare la pace dei sensi della diade PD-PDL ed inserire l'elemento di disturbo, il terzo incomodo, il brivido dell'imprevisto tra gli ingranaggi del meccanismo perfetto?"

Stanno saltando tutte le valvole della logica e della decenza. E' una tipica reazione nevrotica isteriforme dovuta ad una profonda ferita narcisistica. In preda al delirio di onnipotenza che si impadronisce spesso degli sciocchi, il PD pensava di avere già vinto prima ancora che fossero indette le elezioni. Probabilmente si è esaltato con quei milioncini di piddini precipitatisi ad onorare il segretario del partito nel rito delle primarie, al modico prezzo di € 2,00 a botta. Ha confuso i piddini con gli italiani e non ha contato quelli che, appena possono, te la fanno pagare con interessi da strozzino. E' finita con 4 milioni di voti in meno rispetto alle elezioni precedenti, molti dei quali passati al Movimento 5 Stelle. Non per infierire, ma a Bologna il 48% dei voti piddini sono diventati grillini, c'è stata un'emorragia copiosa nelle regioni rosse e nemmeno nella Firenze del sindaco fenomeno Renzi è andata bene. Tanto per dire che la mamma dei Pizzarotti è sempre incinta.

Un partito responsabile e un segretario con gli attributi si chiederebbe a questo punto dove cacchio ha sbagliato, dove ha deluso le aspettative dei suoi potenziali elettori. Perderebbe il sonno nel tentativo di riconquistarli non prima di aver chiesto scusa e magari avere fatto seppuku in diretta in prima serata. Loro no, loro. La frase da tatuarsi sulla chiappa per la prossima estate piddina è: "Non siamo noi che abbiamo perso voti. Siete voi che ne avete presi troppi." 
Invece di ricondurre il PD alla ragione evitando di seguirlo nel delirio, i media che facevano il tifo da curva sud per il monstrum finalmente al governo, si sono trasformati negli inglorious bastards, nei vendicatori mascherati contro non già il giaguaro ma il grillo vaffanculante.
Bisogna dire che i mercati e perfino Mr. Spread hanno reagito molto più compostamente dei giornali filopiddini all'affermazione elettorale del movimento di Grillo-Casaleggio.
Scordatevi il metodo Boffo, le copertine squadriste degli house organ della famiglia B. contro le ex mogli e i magistrati, qui siamo già oltre Giove e oltre l'infinito. Uno dei miracoli di Grillo è quello di aver trasformato giornalisti a novanta gradi in inquisitori scatenati che torchiano il potente di turno come David Frost durante l'intervista a Nixon. Gente che ha scoperto finalmente, dopo anni di narcolessia, le domande scomode da fare ai politici.


Come ha scritto Andrea Scanzi
"Non ho mai visto un livore simile da parte di stampa e (larga parte della) politica come quello che si sta scagliando contro il M5S. I neo-eletti sono già stati definiti fascisti, rincoglioniti, Ambre Angiolini telecomandati da Grillo-Casaleggio, ignoranti, irresponsabili. Eserciti di cronisti, convinti di essere ad Avetrana o Cogne, mendicano notizie, inseguono il Grillo Mascherato in spiaggia (una delle molte morti del giornalismo) e si piccano se non li fanno entrare (sono gli stessi che, fino a ieri, durante le conferenze stampa di Berlusconi o Monti o Bersani accettavano tutto). Il delirio è ormai al parossismo. I piddini, in particolare, hanno smarrito ogni misura: per quanto adusi a perdere da soli, stavolta la ferita è davvero profonda (da qui gli attacchi feroci, rancorosi, lividi). Se questa rabbia fosse stata rivolta contro il Pdl, Berlusconi sarebbe morto politicamente da anni. Ma Berlusconi faceva comodo anche al Pd (e ai predecessori)."
In queste ultime ore si segnala la riesumazione impudica dell'antifascismo come disperato tentativo di radunare le ultime truppe cammellate attorno al totem e, agitando il tabu, distoglierle dalla discussione sulla sconfitta e dalla necessità dell'autocritica della dirigenza. Insinuando infine nell'elettore traditore il dubbio atroce di aver oltre tutto votato un fascista. Proiettare le proprie colpe sull'avversario e scaricare il senso di colpa della sconfitta sull'elettore. Quanto di più meschino e vigliacco possa fare una forza politica che non ha il coraggio di ammettere una sconfitta.
La parola d'ordine trasmessa a tutti gli house organi genitali di stampa è passare il messaggio che Grillo non solo è un fascista, ma che da giovane avrebbe militato nel Fronte della Gioventù, come afferma questo fuffarticolo che riesce solo a trasmettere la fallacia che, se un mio vicino di casa, quando ero piccola, teneva un busto del duce in casa, allora io avevo frequentazioni fasciste, quindi sono fascista.
Su Facebook circolano falsi parallelismi tra presunti discorsi di Hitler che sarebbero identici a quelli di Grillo. Giornali come il Corriere si concentrano invece sulle parentele iraniane per parte di moglie di Grillo, pubblicando note che assomigliano molto, nello stile, ad informative dei servizi e che suggeriscono subliminalmente che il comico genovese potrebbe essere una quinta colonna del terrorismo islamico.
Infine, sempre per la serie l'antifascismo è il must per la primavera-estate, è stata immediatamente richiesta di scuse e dimissioni per attentato alla democrazia una dei capogruppo del M5S che aveva affermato, in maniera un po' bovina, che il fascismo delle origini non era quello che poi divenne dopo il 1924 e che le sue radici erano socialiste - fatti purtroppo veri, con buona pace delle migliaia di DeFelice storici del fascismo spuntati come funghi dopo l'acquata.  Non mi aspettavo l'Inquisizione Spagnola, come direbbero i Monty Python.

Badate bene che è l'antifascismo di chi ha tollerato per vent'anni il peggior razzismo nazistoide della Lega, non ha fatto un plissé di fronte a sindaci con la croce celtica al collo che riempivano le giunte di camerati ed infine, per giungere all'attualità, ha approvato la legge Fornero e tutti i provvedimenti degli shockeconomisti del partito unico dell'euro, atti a distruggere decenni di conquiste dei lavoratori italiani in favore del neomercantilismo tedesco. L'antifascismo insomma di chi si è fatto complice del peggio fascismo monetario e finanziario contro l'interesse delle classi che avrebbe dovuto rappresentare e ora si permette di giudicare le scelte dell'elettorato italiano sovrano. 
Credete che finirà qui l'isteria piddina? No, assolutamente. Ne vedremo ancora delle belle. La strada verso lo zerovirgola è ancora lunga.


(* Per le cose giuste. Chi per primo ha utilizzato la metafora del mexican standoff è stato Leonardo su Twitter. Io l'ho ripresa per questo post. Crozza è arrivato dopo e diciamo che è stata una pura coincidenza la scelta dell'immagine de "le Iene", va'. Chiusa parentesi, sassolinonellascarpa mode: OFF.)

mercoledì 27 febbraio 2013

Hic sunt cabrones


Non contenti di esserci inflitti ed avere esacerbato negli ultimi anni il bipolarismo che spacca l'elettorato nella classica situazione Guelfi vs. Ghibellini, alla fine, grazie alla fenomenale legge elettorale Calderoli aka porcellum, che tutti volevano cambiare ma poi alla fine nessuno ha voluto cambiare, ci regaliamo ora un bel mexican standoff, uno stallo alla messicana nella versione speciale a tre. 
PD, PDL e M5S che si tengono reciprocamente sotto tiro e non hanno nessuna intenzione di abbassare le armi, ovvero il reciproco 25-30%, aspettando solo il minimo passo falso degli avversari per scatenare un'inferno di fuoco. Situazione che non può che finire in una carneficina autodistruttiva, in una tarantinata ad alto tasso di emoglobina.

Gli italiani sono dei pavidi che non hanno avuto le palle di punire fino in fondo chi li aveva per maggior tempo vessati, presi per il culo con promesse da marinaio di ogni genere e spolpati vivi di tasse. Si sono accontentati di vendicarsi solo sull'ultimo arrivato professor Morti e sui partiti più deboli - se no che vigliacchi sarebbero - e hanno continuato imperterriti a votare PD e PDL, ovvero l'espressione del più bieco conservatorismo, il Mulinobianco e il Dash, che poi con i punti ti danno anche i regali.
Solo un 25%, un quarto di elettorato, ha avuto coraggio di provare a non mettere il segno sempre sulla stessa roba e ha scelto di assaggiare un piatto nuovo, rischiando magari che non fosse poi di suo gusto. Per fortuna che c'è ancora chi crede nel detto che bisogna provare tutto nella vita.
Se non ci fosse stato il Movimento Cinque Stelle a sparigliare le carte alla casta degli intoccabili e ad imporsi come terzo incomodo, avremmo replicato pari pari la situazione del 2006. Ve la ricordate, vero? Il PD (o la sua precedente incarnazione) che tre mesi prima delle elezioni canta già vittoria e arriva al voto sicuro di vincere facendo sfracelli; poi gli italiani si ricordano all'ultimo momento di avere un duce, di essere fascisti dentro e lo votano per paura di sfigurare nel salotto delle coscienze. Perché nel segreto dell'urna Dio non ti vede ma Silvio si. Risultato finale: PD che vince si, perché i piddini sono tanti, milioni di milioni, ma per il classico rotto della cuffia e poi governa con il freno tirato e il fiato del puzzone sul collo. 
Del resto ormai è dimostrato che PD e PDL sono due mostri siamesi che, se dovesse morirne uno, l'altro gli morirebbe appresso. L'unico modo per sconfiggerli è negare a entrambi il voto separandoli ma si, figurati se puoi sconfiggere le vecchie del dash, i piddini ad vitam, le passerottine, i teletossicodipendenti con il televisore piombato su Italia1 e tutta la fauna elettorale che si sente tranquilla solo se vota il peggio a disposizione e che tutti votano.

Nella classifica dei partiti uscita dai risultati elettorali, dopo i tre PD, PDL e M5S, Monti, che sembrava dovesse coagulare chissà quale forza moderatacentristamodaiolabocconiangiuilasofista è stato notevolmente ridimensionato e Scelta Civica è solo il quarto partito con un deludente 8%. 
Segue la Lega che, nonostante i minimi storici (4,1% alla Camera), ottiene, grazie all'alleanza con il puzzone, il governo delle regioni del Nord Lombardia e Veneto e potrà menarla a lungo con il neoconcetto della macroregione che ha sostituito quello ammuffito della Padania. Il porcellum, per le sue immonde alchimie infatti, permette a partitelli locali e infimi di ottenere un potere di veto che all'ONU è concesso solo alla potenza imperiale statunitense.
Tra gli altri salvati grazie all'ancoraggio alle coalizioni principali ci sono SEL (3,2%) e Centro Democratico di Tabacci, Fratelli d'Italia di Crosetto-Meloni-Mogol-Panzeri e l'UDC dell'indistruttibile ai raggi gamma Pierferdinando Casini. 

Per fortuna che, ad ogni elezione, a parte esercitare il conservatorismo, gli italiani si liberano da qualche zavorra politica. Stavolta si sono privati di diversi vecchi ordigni inesplosi, come Di Pietro, Fini e i radicali. 
Nei sommersi ci sono anche Ingroia con Rivoluzione Civile, i turboliberisti di Giannino e le destre estreme da Storace a Casapound. Puniti perché hanno voluto correre da soli. Gli italiani non amano chi non si imbranca nel gruppone. 

Adesso, in pieno stallo messicano, c'è grande incertezza per il futuro. Bersani, che pur avendo tecnicamente perso, ha vinto solo per un'incollatura, si sente investito del diritto divino di formare un governo. Possibilmente convertendo last minute una masnada di grillini molto motivati ad aprire la famosa scatoletta di tonno e quindi a rispondergli picche. L'altro, er puzzone, attende il da farsi e non è escluso che faccia il gesto magnanimo di aiutare il presunto rivale Bersani. Tanto il suo problema è continuare a presentare in tribunale la giustificazione del legittimo impedimento. 
L'unica cosa saggia, in questo momento, sarebbe formare un governo incaricato dal Presidente della Repubblica di realizzare solo una legge, quella elettorale e di gestire l'ordinaria amministrazione per un periodo di soli tre mesi. Niente riforme strutturali o costituzionali, solo la legge elettorale poi si torna alle urne, sperando che ne esca finalmente una maggioranza che possa definirsi tale. Ci riusciranno o dovranno invocare di nuovo il terminator della situazione, magari quel Giuliano Amato già noto per essersi introdotto nottetempo nei conti correnti degli italiani nel lontano 1992? 


venerdì 22 febbraio 2013

Perché lo faccio


Lo faccio per Napolitano che, il giorno dopo il voto, toh! va in Germania. Spero ad incontrare una Merkel assai incazzata per i risultati. Perché a lei il voto italiano interessa, eccome se interessa.
Lo faccio per lo spietato e sociopatico Monti e i suoi ministri, per le sue riforme che spero cadano per terra e gli rimbalzino dove sapete voi sotto forma di enorme schwanzstuck. Anch'esso tedesco, che gli piace tanto.
Lo faccio per il grigio apparatchik fallito Bersani che, in una piazza Plebiscito dove tra un manifestante e l'altro potevano correre dei bimbi in triciclo, e in un atmosfera di infinita tristezza piddina, dove nemmeno le bandiere ci credevano, ha detto ancora che con Grillo si andrà fuori dalla democrazia. Con il MES e il pareggio di bilancio invece no.
Lo faccio per Renzi che chiede il voto utile grillino per parare il culo a chi l'ha trombato alle primarie. 
Lo faccio per Vendola, che si mette con Bersani facendo finta di non sapere quali trattati capestro ha promesso di rispettare per entrare a far parte del fogno europeo.
Lo faccio per Ingroia che ha solo riassemblato dei pezzi di una sinistra che non sta assieme nemmeno per miracolo e che non ha avuto il coraggio di un vero rinnovamento.

Lo faccio per B., per la sua faccia da morto in camera ardente che ancora non sa di esserlo, per le sue oscene bugie da ricco senza vergogna che illudono i fessi poveri che lo votano. 
Lo faccio per il pensionato che ha fatto la fila con la sua lettera in mano e al quale mi rivolgo: mi raccomando, domenica rivotalo!
Lo faccio per la Lega, per il suo spirito rivoluzionario venduto al miglior offerente per un piatto di cassoeula.
Lo faccio per Casini e per tutti i democristiani ancora in circolazione, compresi quelli che impestano gli altri partiti, come l'arrogante nostra dipendente Rosy Bindi.
Lo faccio per Giannino, anzi per le sue giacche. E poi per gli altri economisti liberalcicisbei del suo movimento che non conoscono nemmeno il cambio esatto dell'euro.
Lo faccio per Fini, per la sua incapacità di creare una vera destra moderna. Uno che quando ne ha avuta la possibilità, si è fatto frenare dal DNA.
Lo faccio per Crosetto e Meloni, anche loro vittime del loro DNA.
Lo faccio per i radicali che, se dio vuole, spariranno nello zerovirgola che si meritano dopo averla data a tutti.

Lo faccio per quelli che hanno più paura di Casaleggio che dei Casalesi.
Lo faccio per l'intera classe politica italiana, soprattutto per coloro che ho votato in passato e che con il mio voto ci si sono nettati e ora lo pretenderebbero di nuovo in nome del voto utile a continuare a fregarmi.
Lo faccio per i giornalisti e i massmediologi che credono ancora nel potere assoluto della televisione e non riescono più ad interpretare cosa sta succedendo veramente tra la gente.
Lo faccio per tutti questi esseri inutili e dannosi affinché si prendano la sbadilata in fronte. Lo faccio come atto rivoluzionario. Di protesta ma anche di infinita rottura di coglioni. Faccio qualcosa assieme al mio popolo, fosse l'ultima cosa folle che faccio nella vita. Non mi interessa se è la scelta giusta. Viste le proposte alternative, credo non si possa fare altrimenti e dovranno pur tenerne conto. 
Voto Movimento 5 Stelle. E se anche loro ci deluderanno allora sarà rivoluzione davvero.


P.S. Prima di starmi zitta fino ad urne riaperte, qualche consiglio pratico. Se non ve la sentite di votare nessuno di questi cialtroni e nemmeno vi fidate del corrusco Casaleggio, almeno non votate scheda bianca perché è materia prima per i brogli. Piuttosto annullate la scheda scrivendoci sopra un bel pensiero poetico oppure fate verbalizzare la vostra intenzione di non votare rifiutando e facendo annullare la scheda. 
Però, già che siete lì, perché non pensare alla faccia del vostro politico preferito in senso negativo, - ne avrete uno? - quando leggerà i risultati martedì?  Quando vi ricapita? Pensateci.

giovedì 21 febbraio 2013

L'uno e trino


L'altra sera su La7 purpurea di Cairo, nel programma di Mentana "Bersaglio mobile" (che titolo da cecchino) ho visto un attore interpretare tre politici diversi o tre attori diversi interpretare lo stesso politico. Mi riferisco all'intervista separata in casa a Bersani, B. e Monti, i tre candidati mainstream a queste elezioni politiche fuori stagione, espressione della volontà del grande occhio di Euron. 
Sono riuscita a seguire parzialmente i deliri di Bersani e B. ma, sul finire di B. mi sono addormentata e mi sono risvegliata solo sul finale di trasmissione con la vocetta di HAL9000 che ripeteva i suoi proclami filotedeschi.
L'impressione generale è stata quella di aver assistito ad una visita psichiatrica a tre pazienti e di aver ascoltato con un misto di sconcerto e pena i loro deliri. 
L'anziano con i dané che molesta altri anziani inviando loro lettere ricattatorie, l'altro che si esprime con una pittoresca e paesana insalata di parole e molesta altri anziani nel bar del circolo, per imitare l'altro, promettendo loro di togliergli il ticket (ci sarebbe da scrivere un intero pezzo solo su questo poveruomo che ha perso completamente il contatto con la realtà del suo paese). 
Infine quello che, tolto dal suo ambiente ad atmosfera controllata e messo in un altro ruolo troppo impegnativo per lui, non ha retto al burn-out e ora sbarella di delirio di onnipotenza peggio di Norma Desmond sul set di DeMille, millantando crediti dai mercati, dagli altri statisti europei e permettendosi perfino di dire agli elettori italiani che "la Merkel non approverebbe un governo di sinistra nell'anno delle sue elezioni". 

Se il Ph. D. Mentana voleva farci capire meglio con chi abbiamo a che fare prima del voto ci è riuscito in pieno e lo ringrazio per il contributo alla decisione di tanti italiani di guardarsi bene dal votare questi figuri. 
Sono tre pazzi e pure pericolosi perché da queste elezioni hanno tutto da perdere e cercano di annaspare per non finire nelle sabbie mobili dei loro reciproci fallimenti personali e di partito aggrappandosi alle nostre giacche e tirandoci giù con loro. Noi invece, come direbbe un economista tedesco senza il master a Chicago ma bravino lo stesso, da questo voto abbiamo da perdere solo le nostre catene e saremo ben lieti di sfuggirgli.
Questa entità elettorale una e trina è un bel bersaglio mobile da impallinare con un voto che consegni la triade all'archivio delle esperienze politiche fallimentari della nostra storia di povero paese provinciale ma con la vanità e la spocchia di potenza mondiale che avremmo potuto essere se il gatto non ci avesse mangiato i libri.

I tre dell'Ave Maria sono terrorizzati perché c'è nell'aria, lo si respira, qualcosa di indubbiamente simile alla vigilia di un clamoroso atto collettivo che andrà contro la politica tradizionale, al di là delle bandiere, dei colori e delle ideologie. Un atto che nasce dalla consapevolezza che non si può fare altrimenti. La gemmazione spontanea di una rivoluzione culturale di cui il famigerato Grillo è solo il catalizzatore forse perfino inconsapevole.
Hanno voglia l'ambiguo Santoro e la penosa Unità a tirare in ballo gli slogan fascisti da appiccicare al Movimento 5 Stelle. Sono tentativi disperati di gente che è disposta invece a votare chi li ha già consegnati mani e piedi legati al neoegemonismo del complesso chimico-industriale tedesco. Infami traditori che cercano per l'ennesima volta di spaventare i loro piddini, papiminkia e borghesacci con il solito ricatto del voto utile e della minaccia comunista da una parte e berlusconiana dall'altra (cioè la minaccia fantasma) che, tra parentesi, intanto si becca forse un'altra televisione ma, non temete, appena al governo il Bersani vi fa il conflitto di interessi, vi scende il cane e vi ridipinge pure casa.

Abbiamo ancora un giorno e mezzo per liberarci di altri inutili partitelli in mano a vanesi cicisbei o altri residuati bellici inesplosi. Quello che il triumvirato dei falliti non capisce è che la gente adesso indaga, controlla, verifica, non si fida più e, se scopre l'inganno, s'incazza. Prendetevela con Google, invece che con i vostri elettori se non accettano più passivamente chiunque si candidi. Ieri in rete è stato un massacro. Sono stati sacrificati al pubblico ludibrio il gagà che non aveva detto agli amici Giannino, l'atroce video piddino degli smacchiatori, le lettere ricattatorie di B. fotografate e sbattute sui social con su scritto il messaggio di risposta. Nessuna pietà. 
Parlate pure, vomitate dallo schermo tv le vostre cazzate e false promesse, non vi ascoltiamo più e ci rivediamo martedì. Sarà un piacere diventare massa critica e rompervi gli schemi.

Martedì sarà un gran bruciar di culi. Sarà bello registrare le loro facce sui DVD e farle passare e ripassare sul teleschermo nei futuri momenti di tristezza. 
Non sarà una passeggiata, però. Martedì scopriremo il concetto di democrazia che hanno le figure istituzionali e i partiti mainstream quando scopriranno che non tutti gli italiani hanno seguito i diktat di questa arrogante casta di servi padroni. 
Vedrete che ci prenderemo altro che dei coglioni, dei senzatesta, degli sciagurati. La prima cosa che diranno è che bisogna tornare al voto, che non vale perché loro non hanno vinto. Verrà fuori il loro lato peggiore da dittatori dentro, la loro ira funesta di incantatori disattivati. 
Aspettatevi il monito del presidente peggiorista, sconvolto dalla disfatta del suo esecutore fallimentare di riferimento. Aspettatevi l'ira del nano che griderà sicuramente al broglio e quella dei piddini che saranno riusciti ancora una volta a "farsi fregare le elezioni". 
Intanto però assisteremo, speriamo, all'addio ai Casini e ai Fini ed al conseguente coma etilico di B. 
Qualunque cosa accada speriamo faccia capire agli italiani che la democrazia, con tutti i suoi difetti, è l'unica cosa che può salvarci e che non permetteremo che ce la tolgano. Se lo ricordi, l'uno e trino.

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