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lunedì 1 aprile 2013

La loggia PUD€ 2


Pare che il presidente della repubblica sia giunto all'idea della compagnia di saggi dopo una conversazione telefonica con il vero padrone del vapore, il capo degli strozzini di Bruxelles, Mario Draghi.
No, non chiedete cosa si sono detti di preciso perché, lo sapete, le telefonate di Napolitano sono coperte da tabu e costituiscono dogma di fede. Addirittura stasera il Quirinale ha fatto sapere che non è stato Draghi a chiamare Napolitano ma viceversa. Ancora peggio.
La cosa non vi fa capire, non vi squarcia l'ultimo velo di pietosa bugia sulla realtà che stiamo vivendo?

Chi oggi si meraviglia della decisione del presidente di nominare la commissione dei saggi per caso, per fare non si sa bene cosa al posto di un governo legittimo, parla di golpe e fosse tentato di dare la colpa di tutto, assieme alla situazione di impasse della politica italiana, a Grillo e Casaleggio, dimostra solo ignoranza colpevole. Colpevole di non aver ancora capito o di non aver voluto capire, quale sia il nocciolo del problema: che questa è una terza guerra mondiale combattuta senza armi ma che prevede territori da conquistare - il solito vecchio Lebensraum del Reich millenario che a volte ritorna -  e popolazioni da sterminare con il metodo Morgenthau, e che il vostro paese è stato preso in carico da collaborazionisti. L'ignoranza è colpevole perché, da quel famoso novembre 2011 prologo della situazione attuale, è trascorso tutto il tempo sufficiente ad informarsi fino alla nausea sulla crisi dell'euro e ad aprire gli occhi su che razza di traditori abbiamo avuto come governanti per oltre dieci anni, soprattutto coloro che avevamo votato con fiducia perché erano de sinistra. No, ormai non avete proprio più scuse per dire: "Ma io credevo che".

Quanti articoli della Costituzione ha già calpestato colui che dovrebbe esserne garante di fronte ai suoi concittadini? E non parliamo di oggi, ma partiamo appunto dal 2011, quando un governo legittimo anche se deprecabile,  guidato da una specie di Joker dei fumetti dichiarato tuttavia eleggibile dai suoi ventennali compagni di merende dell'opposizione che ora, dopo l'ultima mutazione, si chiamano PD, fu rovesciato sempre su suggerimento degli strozzini, i quali, a loro volta, lavorano notoriamente per il re di Prussia e la cancelliera callipigia. Un atto di forza al quale, con la complicità del PD, non seguirono immediatamente nuove elezioni come da prassi democratica. 
Se non partiamo da qui, dal golpe del novembre 2011 che ci vide esultare per la cacciata del nano cattivo salvo poi pentirci di aver creduto alla bontà dei suoi successori, i tecnici, in realtà riscuotitori di un'agenzia di recupero crediti straniera, come scoprimmo dopo, non capiamo nulla di ciò che sta succedendo ora.
Eppure la storia si ripete sempre, e se non fosse che è la prima materia che gli alunni dimenticano, prima ancora delle equazioni, potremmo sempre trarne insegnamenti tali da evitare errori clamorosi. Furono la dimenticanza storica e l'ignoranza dei fatti economici a farci esultare allora. La consapevolezza e la conoscenza di pochi elementari fatti a farci aprire gli occhi in seguito.

Voglio darvi un ulteriore aiutino alla comprensione della porcata in atto. Pensate veramente che, fallito il tentativo di Bersani, visto che tre forze politiche hanno ottenuto un 25% circa ciascuna di consensi elettorali, non vi potesse essere qualcun'altro esponente politico da incaricare della formazione di un governo, per almeno un incarico esplorativo? Magari, si, lo dico, qualcuno del centrodestra? Oppure del M5S?

A proposito di Grecia e di storia che si ripete. Ricordate le elezioni del maggio 2012 che terminarono con l'impasse e un'affermazione, decisamente disdicevole per la Troika, dell'estrema sinistra di Syriza? Ricordate che, un mese dopo, i greci tornarono alle urne per eleggere un tranquillizzante governo tutto euro e più Europa che poi li ha condotti docilmente al disastro attuale?
Perfino in Grecia a seguito dello stallo post-elettorale di maggio vi furono tentativi dei vari leader dei partiti che avevano ottenuto più voti, compreso quello del capo di Syriza, prima della rinuncia e delle nuove elezioni di giugno. Dobbiamo dedurne che siamo messi ancora peggio della Grecia in quanto a democrazia?
Ma ecco, se pensate che Napolitano avrebbe potuto conferire l'incarico al M5S in questa tornata, non avete presente il vero problema, come scrive Debora Billi. E cioè che qui si lavora non per l'Italia ma per l'euro e per chi dall'euro ci guadagna, e quindi l'unico che può governare è il PUD€, il Partito Unico dell'Euro, per salvarlo ad ogni costo, ricordate le parole di Mario Draghi?

"Noi non siamo la Grecia!", ribattono sdegnati i piddini. Sbagliato, lo siete e i vostri dirigenti vi stanno prendendo in giro come hanno sempre fatto fin da quando il faccione da Balanzone di Prodi vi prometteva l'eldorado della moneta forte, da strafighi, mentre sapeva già che un giorno non lontano, in seguito ad uno shock esterno, vi sareste dovuti vendere il culo per onorare i debiti contratti per avere l'onore di fare gli zerbini della Germania. A proposito, anche l'altra volta, per aver voluto andare dietro ai tedeschi smaniosi di dominio, ci avevamo rimesso le penne ma la storia non ve la volete proprio ricordare.
Rassegnamoci, siamo come i greci, gente che si è permessa di votare alla cavolo di cane e ora deve essere rimessa in riga. Con i saggi o con le cattive. Telefonando per istruzioni a Draghi e mettendo assieme un papocchio per prendere tempo e passare la patata bollente al prossimo presidente che non potrà che essere in continuità con questo.

I saggi, ecco, la sporca decina di inciuciors messa presumibilmente assieme da Napolitano da almeno, vogliamo essere magnanimi, il giorno dopo il risultato elettorale messicano, in attesa del semaforo verde di Bruxelles? 
Non mi soffermerò sui nomi, sulle provenienze, sulla costante bocconiana che può far parlare a ragione di una Loggia Bocconi come sottotitolo; sul Quagliariello che votò entusiasta la balla cosmica della nipote di Mubarak e parlò di "omicidio" di Eluana. Non parlerò dell'immancabile ciellino, dei boiardi di stato, dell'assicurazione vivente per la salvezza di B. e delle sue televisioni, dell'assenza di donne - ma questo, credetemi, è il male minore, anche se per le trombe della propaganda è l'unico scandalo - e del fatto più clamoroso: che nemmeno un esponente del Movimento 5 Stelle e della società civile, ne faccia parte. 
Segno inequivocabile che si tratta dell'estremo tentativo della vecchia politica di alzamanos di sopravvivere a tutti i costi e di questi Pétain de noantri di difendere la robba promessa al nemico, tanto ci sono i giornali e cinegiornali piddini che confonderanno ben bene le idee agli italiani, per la maggior parte ignoranti colpevoli.
Dice: "ce l'hai con i piddini". Perché, chi sono gli unici che gioiscono e plaudono all'iniziativa inaudita di Napolitano; che considerano normale "il governo del presidente" in quella che non è una repubblica presidenziale? Il PD, che ormai è convinto di poter imporre al paese il principio del "o Bersani o niente", e la pattuglia di residuati tecnici di Monti. Ovvero il Partito Unico dell'Euro. 

Bersani, secondo quanto vi raccontano, non ha fallito perché ha confuso il risultato delle primarie con quello delle elezioni, l'amore cieco dei suoi piddini adoranti e docili con la volubilità da Don Giovanni dell'elettore medio; questo Salieri della politica non ha fallito per la sua personale infinita mediocrità che alla fine ha presentato un conto salato di fronte ad una realtà storica che necessitava di un grande statista, di un Mozart.
Lo sapete, ve lo stanno ripetendo tutti i giorni e in tutti i modi: ha fallito per colpa di Grillo e di quegli infami che si sono permessi di votarlo. A proposito di fascismo e di democrazia.
Perché credete che sia partita una campagna diffamatoria senza precedenti contro l'unica forza politica che ha cercato di spezzare il legame di continuità con la vecchia politica corrotta e venduta e coloro che l'hanno votata? Perché credete che si agitino tanto i giornali, i telegiornali, i tenutari di talk show, gli economisti di regime, tutti al soldo del peggiore nemico che abbia mai avuto l'Italia e cioè la pseudosinistra venduta al peggior tipo di capitalismo? Perché stanno concentrando tutta la potenza di fuoco sul M5S e stanno addestrando orde di uruk-hai piddini schiumanti rabbia da mandare in ogni occasione e su tutti i mezzi di informazione contro chi ha votato Grillo e non ha permesso, secondo loro, a Bersani di formare l'unico governo possibile (ma quando mai?)

Un ultima osservazione sul fatto che il M5S starebbe deludendo le aspettative perché non scende in piazza per mobilitare il dissenso contro le ultime iniziative della politica e del potere. Perché non fa la rivoluzione subito, insomma. Io credo che il M5S non sia un movimento da piazza e che il suo modo di fare politica non possa essere fatto entrare a forza nei vecchi schemi ma compreso nella sua differente forma. 
Io personalmente non credo più nella "piazza" anche perché fin dal 2001, dal G8 di Genova, chi comanda ha mandato un segnale chiaro e forte su cosa succederebbe se delle persone scendessero in massa a manifestare in piazza contro l'ordine costituito: botte da orbi 'ndo cojo cojo. 
Per questo motivo ci vogliono forme nuove di mobilitazione popolare, una delle quali ma non l'unica possibile è quella messa in pratica dal M5S attraverso i gruppi locali e l'utilizzo della rete come principale mezzo di comunicazione.
Aggiungo che chi ha rinunciato per prima a scendere in piazza è la sinistra parlamentare, che non a caso lasciò i manifestanti del G8 in balìa della repressione salvo poi ipocritamente parlare di "notti cilene". Un fatto che dovrebbe far capire molte cose sul suo successivo percorso.
Credo infine che l'attuale strategia del M5S sia quella di mettersi da parte e costringere PD, PDL e compagnia a governare assieme, per lasciare che disgustino definitivamente gli italiani con le politiche di rigore che ostinatamente vorranno imporre visto che si fanno comandare dalla BCE. Una sorta di divide et impera molto tradizionale.
Il ruolo del M5S, a parer mio, non è quello di attore politico per l'immediato ma di catalizzatore di una reazione chimica che porterà inevitabilmente un sistema già minato alle fondamenta al collasso. Il ruolo, tanto per riproporre il tema dei ricorsi storici, che ebbero i giudici di Tangentopoli nella fine della prima repubblica. 

giovedì 28 marzo 2013

La tecnica dell'esplosione del sistema con cinque colpi di stelle


Sottotitolo: La tragedia di due uomini ridicoli

Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.

Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S  - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.

Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?" 
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".


Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.

Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.


Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Monti che aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Monti ha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.

Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.

giovedì 7 marzo 2013

Ad usum piddini


La dimostrazione che ormai PD e PDL utilizzano gli stessi metodi per la bastonatura squadrista a mezzo stampa degli avversari - il metodo Boffo, o casa di Montecarlo o "calzini azzurri" - è in questo articolo de l'Espresso intitolato, come un pornazzo autoprodotto: "Grillo, l'autista e la cognata".

Ci si sono messi addirittura in tre per tirar fuori un'articolessa fatta giuridicamente di niente ma contenente sufficienti messaggi subliminali da far già gridare sui social network e sui blog  al "vedi, sono come gli altri". Riferendosi a quelli del Movimento 5 Stelle, ovvio.
Non si è ancora insediato il nuovo parlamento, non hanno ancora detto beo, né avuto modo di fare alcunché di giusto o di sbagliato  ma intanto è stata istituita la Precrimine. "Beppe Grillo, ti dichiaro in arresto per la futura corruzione, pardon scouting, del tuo deputato Pinco Pallino e per la futura inadeguatezza dei tuoi eletti".

Detto che L'Espresso non lo riconosco più da quella rivista militante e progressista che era negli anni settanta-ottanta e che certi toni, certe impostazioni e infine quest'ultima propensione all'attenzionamento degli avversari dei suoi politici di riferimento con metodi da Lavitola in missione a Santa Lucia, vale la pena soffermarsi sui dettagli di questo piccolo pezzo di propaganda ad usum piddini.

In soldoni, è proprio il caso di dire, l'articolo vorrebbe ricostruire le attività imprenditoriali in Costa Rica dell'autista di Grillo, tale Walter Vezzoli, definito come molto vicino al leader del M5S, per suggerire ai suoi piccoli lettori che dietro a tanti buoni propositi di bontà ed ecologia ci sarebbe un bel po' di denaro accumulato da far fruttare in altro modo. Come se gli altri partiti, soprattutto quelli dai quali proviene la predica, si dedicassero solo alla cura dei lebbrosi e alla lavanda dei piedi dei derelitti, ça va sans dire. 

Tornando in argomento. Visto il suo interesse ai fini dello studio dei metodi della propaganda, vi citerò alcuni estratti dall'articolo, con commento mio e sottolineando le parole chiave, quelle che servono allo scopo ultimo di accendere i ventilatori davanti al letame.
"Tredici società aperte in Costa Rica, per compiere operazioni immobiliari, investimenti, costruzioni, incluso il progetto per un resort di lusso.
Quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della "sociedad anonima", uno schermo giuridico che consente di proteggere l'identità degli azionisti."
Qui già Carlo Gubitosa ha commentato che società anonima non è sinonimo di onorata società, ergo qualcosa di losco ma è la denominazione di una delle tante possibili forme giuridiche delle società. Inoltre, come prosegue l'articolo:
"Dalle carte che "l'Espresso" ha potuto consultare emerge però che tra gli amministratori compare, insieme a Vezzoli, Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane
Le carte. Sperando che non siano false. Messe lì da qualche Scaramella o Lavitola della situazione. Proseguiamo. La cognata. Qui i cagnolini salivano perché è suonato il campanellino e davanti agli occhi è comparsa l'immagine olografica di Tulliani, della casa di Montecarlo e di Fini. Il fatal cognato, come si potrebbe dire. La riproposizione di uno schema di successo, visto l'unhappy end di Gianfranco. Chissà mai che non funzioni anche con Grillo?
Le origini iraniane. Beh, qui è un gol a porta vuota. L'Iran è pura black list, lo spauracchio dell'impero e anche il Corriere ha pucciato a lungo il biscotto l'altro giorno sul suocero iraniano, scomparso di recente.
"Nella Armonia Parvin sa - stesso nome della signora Grillo - la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi. Cungi nel 1996 venne coinvolto in un'indagine per narcotraffico. Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico."
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire nella lettura del pezzo. Quel "narcotraffico" è capace di cancellare tutto il resto - compresa l'ammissione dell'assenza di condanne della persona citata - e di imprimersi nelle testoline dei piddini come un marchio di fuoco. E' la lettera scarlatta.
"A che cosa serve questa costellazione di società, dotate per altro di capitali sociali minimi, non più di 10 mila dollari ciascuna?
Difficile dare una risposta precisa, visto che l'oggetto sociale indicato nelle carte appare ampio. Ad aumentare la difficoltà c'è poi il fatto che il livello di trasparenza delle informazioni societarie in Costa Rica è tra i più bassi al mondo. Non per niente il Paese del Centroamerica è inserito nella black list dei paradisi fiscali dal Tesoro italiano**."
Black list. Una parola che è in grado di pietrificare all'istante i commercialisti. Provate a portar loro una fattura, regolarissima, ma proveniente da un vostro fornitore di San Marino. "Ma sei matta?! San Marino è nella black list!" Qui parliamo addirittura di un paradiso fiscale, pensate alle associazioni che nascono nei cervellini omologati:  evasione, esportazione illegale di capitali, riciclaggio, denaro sporco. Se queste parole si uniscono al narcotraffico di prima, i cervellini smettono perfino di pensare alle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia, all'affare Monte Paschi e si concentrano solo sul nuovo target. Mission accomplished.

Finora solo insinuazioni e sospetti, tutto qui, quindi? Qualcosa però l'Espresso ha trovato, nelle famose carte che ha visionato, che vi credevate.
"Almeno una delle società targate Vezzoli-Tadijk ha però in cantiere un progetto ben preciso. Ecofeudo, infatti, è il nome di un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo. A giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare.
La zona è considerata una delle più promettenti per chi vuole investire nel turismo. Nel resort le ville saranno di alto livello: «potranno avere una superficie fino a 750 metri quadri coperti su un'area propria di 5000 metri quadri». "
Siete delusi, vero? Eravate convinti che, dopo la lavanda dei piedi ai lebbrosi, queste madriterese scese in politica avrebbero fondato società per la costruzione di alloggi popolari per gli esodati e i terremotati, affidandosi alle cooperative amiche. Invece no, sono degli sporchi capitalisti che vi hanno costretti con l'inganno e gli incantesimi di Casaleggio a scippare il voto al centrosinistra, facendo piangere la Bindi e spezzando il cuoricione a Bersani.

Che vi devo dire, questo è il livello del dibattito politico. Basso, come direbbe il compianto Professor Pazzaglia. Cosa vogliono dimostrare queste "inchieste", quella dell'Espresso ripresa per altro anche in pompa magna dal TG La7 di Mentana? Niente, vogliono semplicemente cercare di appiattire il M5S sugli altri partiti politici, suggerendo che sono tutti uguali, che il popolo non è in grado di fare scelte perché si affida a dei trafficoni, ecc. E solo perché gli italiani si sono permessi di votarlo. Alla fine, non è il M5S che è colpito - chi se ne frega, dopo tutto - è il concetto di scelta democratica, di sovranità del popolo.
Mi dispiace ma sono metodi da P5, da mestatori di professione e non importa che prendano di mira Grillo o Fini o chiunque altro. Questi mezzucci dimostrano solo lo scadimento della competizione politica e dovrebbero preoccupare i piddini, visto che sono la prova che l'identificazione con l'aggressore è ormai quasi completata.

"Bisogna andare a fondo, indagare in questi fatti del Costa Rica", gridano già. Ecco, l'esca ha già fatto abboccare il pesce.
Solo dei fenomenali ingenui possono pensare che un qualsiasi movimento politico sia formato solo da cloni della vergine Maria. Si può solo sperare che dei nuovi del mestiere ci mettano un po' di più del solito a farsi corrompere e che in mezzo a loro ci siano parecchie persone oneste, che esistono ancora, per fortuna.

Chiudo ricordando che ieri si è ucciso David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte Paschi.  Ancora il caso MPS, che è un enorme fuoco che cova sotto la cenere. La notizia è già scesa a fondo pagina e noi di cosa stiamo parlando? Del resort di lusso nel Costa Rica.
Capito?

Aggiornamento - ** Tecnicamente ora il Costa Rica non è più nella black list dei cattivoni ma dal 2009 è in una grey list , una lista grigia, grazie allo spirito collaborativo dimostrato nei confronti dell'OSCE.

Puffamento Cinque Stelle


"Il nemico dei puffi è Gargamella. Un mago con scarse capacità, di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo." (cit. video)

Beh, molto cattivo no, dai, porello!
Allora, definitivamente identificato Gargamella, avete capito chi è Grande Puffo con la barba bianca e chi rappresenta la nuova minaccia per il glorioso capitalismo dell'1%? Ho solo un dubbio su chi sia Birba ma visto l'anticomunismo viscerale e "l'aspetto ripugnante"... (anche se i Puffi sono sempre stati un must di Italia1, come la mettiamo?)

martedì 5 marzo 2013

Livor mortis


Archiviate le elezioni politiche invernali dal risultato definitivamente simboleggiato  dal mexican standoff a tre* tra PD, PDL e M5S, e in attesa di una soluzione allo stallo, che sarà inevitabilmente all'italiana, magari con l'ausilio del solito governo tecnico d'emergenza, è interessante registrare e commentare le reazioni delle varie forze in campo ai risultati, ovvero la reazione del potere politico alla volontà espressa dagli elettori, dal popolo sovrano.
Per riassumere i fatti in estrema sintesi, il monstrum PD-PDL ha perso circa 10 milioni di voti (6 milioni e mezzo solo il PDL); il debuttante M5S di Grillo-Casaleggio ha rosicchiato voti soprattutto a sinistra fino a raggiungere un sorprendente 25% circa di consensi e infine è aumentato l'astensionismo, rifugio preferito, secondo i dati dei flussi elettorali, dei delusi dal centrodestra.
Un discorso a parte merita il catastrofico 8% di Scelta Civica con Monti, peggior risultato di un presidente del consiglio in carica da tempo immemorabile. Un blue screen of death, un system failure in piena regola.

Ebbene, per quanto attiene alla reazione dei partiti ai risultati, Monti è semplicemente evaporato, sparito, forse momentaneamente disattivato in officina in attesa di essere spolverato e riacceso quando Napolitano inizierà le consultazioni.
Il PDL sta dimostrando un'insolita compostezza, pur avendo perso una marea di voti rispetto alla consultazione precedente, diconsi 6 milioni e mezzo. B. è sparito anch'egli dalla scena dopo averla monopolizzata in campagna elettorale e non si è più pronunciato, non ha gridato ai brogli, non ha insultato gli italiani che gli hanno voltato le spalle. Va bene che è troppo invischiato nei propri sfaceli ma sembra attendere anche lui in stand-by buono e tranquillo, con Angelino che invita perfino il PD, il partito con il maggior numero di voti alla Camera, a prendersi la responsabilità di governare. Molto, forse troppo inglesi.

Chi invece ha completamente sbroccato sono il PD e i media. Ai miei aspiranti colleghi in cerca di materiale per una tesi originale e d'attualità consiglio di attingere a piene mani da giornali, talk show, dichiarazioni di esponenti di partito ed anche di respirare semplicemente l'aria che tira. Ce n'è abbastanza da aggiungere un volume di aggiornamento al DSM-IV, il manuale diagnostico degli psichiatri.
Il postulato è: "Come si sono permessi questi cazzoni di italiani di disturbare la pace dei sensi della diade PD-PDL ed inserire l'elemento di disturbo, il terzo incomodo, il brivido dell'imprevisto tra gli ingranaggi del meccanismo perfetto?"

Stanno saltando tutte le valvole della logica e della decenza. E' una tipica reazione nevrotica isteriforme dovuta ad una profonda ferita narcisistica. In preda al delirio di onnipotenza che si impadronisce spesso degli sciocchi, il PD pensava di avere già vinto prima ancora che fossero indette le elezioni. Probabilmente si è esaltato con quei milioncini di piddini precipitatisi ad onorare il segretario del partito nel rito delle primarie, al modico prezzo di € 2,00 a botta. Ha confuso i piddini con gli italiani e non ha contato quelli che, appena possono, te la fanno pagare con interessi da strozzino. E' finita con 4 milioni di voti in meno rispetto alle elezioni precedenti, molti dei quali passati al Movimento 5 Stelle. Non per infierire, ma a Bologna il 48% dei voti piddini sono diventati grillini, c'è stata un'emorragia copiosa nelle regioni rosse e nemmeno nella Firenze del sindaco fenomeno Renzi è andata bene. Tanto per dire che la mamma dei Pizzarotti è sempre incinta.

Un partito responsabile e un segretario con gli attributi si chiederebbe a questo punto dove cacchio ha sbagliato, dove ha deluso le aspettative dei suoi potenziali elettori. Perderebbe il sonno nel tentativo di riconquistarli non prima di aver chiesto scusa e magari avere fatto seppuku in diretta in prima serata. Loro no, loro. La frase da tatuarsi sulla chiappa per la prossima estate piddina è: "Non siamo noi che abbiamo perso voti. Siete voi che ne avete presi troppi." 
Invece di ricondurre il PD alla ragione evitando di seguirlo nel delirio, i media che facevano il tifo da curva sud per il monstrum finalmente al governo, si sono trasformati negli inglorious bastards, nei vendicatori mascherati contro non già il giaguaro ma il grillo vaffanculante.
Bisogna dire che i mercati e perfino Mr. Spread hanno reagito molto più compostamente dei giornali filopiddini all'affermazione elettorale del movimento di Grillo-Casaleggio.
Scordatevi il metodo Boffo, le copertine squadriste degli house organ della famiglia B. contro le ex mogli e i magistrati, qui siamo già oltre Giove e oltre l'infinito. Uno dei miracoli di Grillo è quello di aver trasformato giornalisti a novanta gradi in inquisitori scatenati che torchiano il potente di turno come David Frost durante l'intervista a Nixon. Gente che ha scoperto finalmente, dopo anni di narcolessia, le domande scomode da fare ai politici.


Come ha scritto Andrea Scanzi
"Non ho mai visto un livore simile da parte di stampa e (larga parte della) politica come quello che si sta scagliando contro il M5S. I neo-eletti sono già stati definiti fascisti, rincoglioniti, Ambre Angiolini telecomandati da Grillo-Casaleggio, ignoranti, irresponsabili. Eserciti di cronisti, convinti di essere ad Avetrana o Cogne, mendicano notizie, inseguono il Grillo Mascherato in spiaggia (una delle molte morti del giornalismo) e si piccano se non li fanno entrare (sono gli stessi che, fino a ieri, durante le conferenze stampa di Berlusconi o Monti o Bersani accettavano tutto). Il delirio è ormai al parossismo. I piddini, in particolare, hanno smarrito ogni misura: per quanto adusi a perdere da soli, stavolta la ferita è davvero profonda (da qui gli attacchi feroci, rancorosi, lividi). Se questa rabbia fosse stata rivolta contro il Pdl, Berlusconi sarebbe morto politicamente da anni. Ma Berlusconi faceva comodo anche al Pd (e ai predecessori)."
In queste ultime ore si segnala la riesumazione impudica dell'antifascismo come disperato tentativo di radunare le ultime truppe cammellate attorno al totem e, agitando il tabu, distoglierle dalla discussione sulla sconfitta e dalla necessità dell'autocritica della dirigenza. Insinuando infine nell'elettore traditore il dubbio atroce di aver oltre tutto votato un fascista. Proiettare le proprie colpe sull'avversario e scaricare il senso di colpa della sconfitta sull'elettore. Quanto di più meschino e vigliacco possa fare una forza politica che non ha il coraggio di ammettere una sconfitta.
La parola d'ordine trasmessa a tutti gli house organi genitali di stampa è passare il messaggio che Grillo non solo è un fascista, ma che da giovane avrebbe militato nel Fronte della Gioventù, come afferma questo fuffarticolo che riesce solo a trasmettere la fallacia che, se un mio vicino di casa, quando ero piccola, teneva un busto del duce in casa, allora io avevo frequentazioni fasciste, quindi sono fascista.
Su Facebook circolano falsi parallelismi tra presunti discorsi di Hitler che sarebbero identici a quelli di Grillo. Giornali come il Corriere si concentrano invece sulle parentele iraniane per parte di moglie di Grillo, pubblicando note che assomigliano molto, nello stile, ad informative dei servizi e che suggeriscono subliminalmente che il comico genovese potrebbe essere una quinta colonna del terrorismo islamico.
Infine, sempre per la serie l'antifascismo è il must per la primavera-estate, è stata immediatamente richiesta di scuse e dimissioni per attentato alla democrazia una dei capogruppo del M5S che aveva affermato, in maniera un po' bovina, che il fascismo delle origini non era quello che poi divenne dopo il 1924 e che le sue radici erano socialiste - fatti purtroppo veri, con buona pace delle migliaia di DeFelice storici del fascismo spuntati come funghi dopo l'acquata.  Non mi aspettavo l'Inquisizione Spagnola, come direbbero i Monty Python.

Badate bene che è l'antifascismo di chi ha tollerato per vent'anni il peggior razzismo nazistoide della Lega, non ha fatto un plissé di fronte a sindaci con la croce celtica al collo che riempivano le giunte di camerati ed infine, per giungere all'attualità, ha approvato la legge Fornero e tutti i provvedimenti degli shockeconomisti del partito unico dell'euro, atti a distruggere decenni di conquiste dei lavoratori italiani in favore del neomercantilismo tedesco. L'antifascismo insomma di chi si è fatto complice del peggio fascismo monetario e finanziario contro l'interesse delle classi che avrebbe dovuto rappresentare e ora si permette di giudicare le scelte dell'elettorato italiano sovrano. 
Credete che finirà qui l'isteria piddina? No, assolutamente. Ne vedremo ancora delle belle. La strada verso lo zerovirgola è ancora lunga.


(* Per le cose giuste. Chi per primo ha utilizzato la metafora del mexican standoff è stato Leonardo su Twitter. Io l'ho ripresa per questo post. Crozza è arrivato dopo e diciamo che è stata una pura coincidenza la scelta dell'immagine de "le Iene", va'. Chiusa parentesi, sassolinonellascarpa mode: OFF.)

mercoledì 27 febbraio 2013

Hic sunt cabrones


Non contenti di esserci inflitti ed avere esacerbato negli ultimi anni il bipolarismo che spacca l'elettorato nella classica situazione Guelfi vs. Ghibellini, alla fine, grazie alla fenomenale legge elettorale Calderoli aka porcellum, che tutti volevano cambiare ma poi alla fine nessuno ha voluto cambiare, ci regaliamo ora un bel mexican standoff, uno stallo alla messicana nella versione speciale a tre. 
PD, PDL e M5S che si tengono reciprocamente sotto tiro e non hanno nessuna intenzione di abbassare le armi, ovvero il reciproco 25-30%, aspettando solo il minimo passo falso degli avversari per scatenare un'inferno di fuoco. Situazione che non può che finire in una carneficina autodistruttiva, in una tarantinata ad alto tasso di emoglobina.

Gli italiani sono dei pavidi che non hanno avuto le palle di punire fino in fondo chi li aveva per maggior tempo vessati, presi per il culo con promesse da marinaio di ogni genere e spolpati vivi di tasse. Si sono accontentati di vendicarsi solo sull'ultimo arrivato professor Morti e sui partiti più deboli - se no che vigliacchi sarebbero - e hanno continuato imperterriti a votare PD e PDL, ovvero l'espressione del più bieco conservatorismo, il Mulinobianco e il Dash, che poi con i punti ti danno anche i regali.
Solo un 25%, un quarto di elettorato, ha avuto coraggio di provare a non mettere il segno sempre sulla stessa roba e ha scelto di assaggiare un piatto nuovo, rischiando magari che non fosse poi di suo gusto. Per fortuna che c'è ancora chi crede nel detto che bisogna provare tutto nella vita.
Se non ci fosse stato il Movimento Cinque Stelle a sparigliare le carte alla casta degli intoccabili e ad imporsi come terzo incomodo, avremmo replicato pari pari la situazione del 2006. Ve la ricordate, vero? Il PD (o la sua precedente incarnazione) che tre mesi prima delle elezioni canta già vittoria e arriva al voto sicuro di vincere facendo sfracelli; poi gli italiani si ricordano all'ultimo momento di avere un duce, di essere fascisti dentro e lo votano per paura di sfigurare nel salotto delle coscienze. Perché nel segreto dell'urna Dio non ti vede ma Silvio si. Risultato finale: PD che vince si, perché i piddini sono tanti, milioni di milioni, ma per il classico rotto della cuffia e poi governa con il freno tirato e il fiato del puzzone sul collo. 
Del resto ormai è dimostrato che PD e PDL sono due mostri siamesi che, se dovesse morirne uno, l'altro gli morirebbe appresso. L'unico modo per sconfiggerli è negare a entrambi il voto separandoli ma si, figurati se puoi sconfiggere le vecchie del dash, i piddini ad vitam, le passerottine, i teletossicodipendenti con il televisore piombato su Italia1 e tutta la fauna elettorale che si sente tranquilla solo se vota il peggio a disposizione e che tutti votano.

Nella classifica dei partiti uscita dai risultati elettorali, dopo i tre PD, PDL e M5S, Monti, che sembrava dovesse coagulare chissà quale forza moderatacentristamodaiolabocconiangiuilasofista è stato notevolmente ridimensionato e Scelta Civica è solo il quarto partito con un deludente 8%. 
Segue la Lega che, nonostante i minimi storici (4,1% alla Camera), ottiene, grazie all'alleanza con il puzzone, il governo delle regioni del Nord Lombardia e Veneto e potrà menarla a lungo con il neoconcetto della macroregione che ha sostituito quello ammuffito della Padania. Il porcellum, per le sue immonde alchimie infatti, permette a partitelli locali e infimi di ottenere un potere di veto che all'ONU è concesso solo alla potenza imperiale statunitense.
Tra gli altri salvati grazie all'ancoraggio alle coalizioni principali ci sono SEL (3,2%) e Centro Democratico di Tabacci, Fratelli d'Italia di Crosetto-Meloni-Mogol-Panzeri e l'UDC dell'indistruttibile ai raggi gamma Pierferdinando Casini. 

Per fortuna che, ad ogni elezione, a parte esercitare il conservatorismo, gli italiani si liberano da qualche zavorra politica. Stavolta si sono privati di diversi vecchi ordigni inesplosi, come Di Pietro, Fini e i radicali. 
Nei sommersi ci sono anche Ingroia con Rivoluzione Civile, i turboliberisti di Giannino e le destre estreme da Storace a Casapound. Puniti perché hanno voluto correre da soli. Gli italiani non amano chi non si imbranca nel gruppone. 

Adesso, in pieno stallo messicano, c'è grande incertezza per il futuro. Bersani, che pur avendo tecnicamente perso, ha vinto solo per un'incollatura, si sente investito del diritto divino di formare un governo. Possibilmente convertendo last minute una masnada di grillini molto motivati ad aprire la famosa scatoletta di tonno e quindi a rispondergli picche. L'altro, er puzzone, attende il da farsi e non è escluso che faccia il gesto magnanimo di aiutare il presunto rivale Bersani. Tanto il suo problema è continuare a presentare in tribunale la giustificazione del legittimo impedimento. 
L'unica cosa saggia, in questo momento, sarebbe formare un governo incaricato dal Presidente della Repubblica di realizzare solo una legge, quella elettorale e di gestire l'ordinaria amministrazione per un periodo di soli tre mesi. Niente riforme strutturali o costituzionali, solo la legge elettorale poi si torna alle urne, sperando che ne esca finalmente una maggioranza che possa definirsi tale. Ci riusciranno o dovranno invocare di nuovo il terminator della situazione, magari quel Giuliano Amato già noto per essersi introdotto nottetempo nei conti correnti degli italiani nel lontano 1992? 


venerdì 22 febbraio 2013

Perché lo faccio


Lo faccio per Napolitano che, il giorno dopo il voto, toh! va in Germania. Spero ad incontrare una Merkel assai incazzata per i risultati. Perché a lei il voto italiano interessa, eccome se interessa.
Lo faccio per lo spietato e sociopatico Monti e i suoi ministri, per le sue riforme che spero cadano per terra e gli rimbalzino dove sapete voi sotto forma di enorme schwanzstuck. Anch'esso tedesco, che gli piace tanto.
Lo faccio per il grigio apparatchik fallito Bersani che, in una piazza Plebiscito dove tra un manifestante e l'altro potevano correre dei bimbi in triciclo, e in un atmosfera di infinita tristezza piddina, dove nemmeno le bandiere ci credevano, ha detto ancora che con Grillo si andrà fuori dalla democrazia. Con il MES e il pareggio di bilancio invece no.
Lo faccio per Renzi che chiede il voto utile grillino per parare il culo a chi l'ha trombato alle primarie. 
Lo faccio per Vendola, che si mette con Bersani facendo finta di non sapere quali trattati capestro ha promesso di rispettare per entrare a far parte del fogno europeo.
Lo faccio per Ingroia che ha solo riassemblato dei pezzi di una sinistra che non sta assieme nemmeno per miracolo e che non ha avuto il coraggio di un vero rinnovamento.

Lo faccio per B., per la sua faccia da morto in camera ardente che ancora non sa di esserlo, per le sue oscene bugie da ricco senza vergogna che illudono i fessi poveri che lo votano. 
Lo faccio per il pensionato che ha fatto la fila con la sua lettera in mano e al quale mi rivolgo: mi raccomando, domenica rivotalo!
Lo faccio per la Lega, per il suo spirito rivoluzionario venduto al miglior offerente per un piatto di cassoeula.
Lo faccio per Casini e per tutti i democristiani ancora in circolazione, compresi quelli che impestano gli altri partiti, come l'arrogante nostra dipendente Rosy Bindi.
Lo faccio per Giannino, anzi per le sue giacche. E poi per gli altri economisti liberalcicisbei del suo movimento che non conoscono nemmeno il cambio esatto dell'euro.
Lo faccio per Fini, per la sua incapacità di creare una vera destra moderna. Uno che quando ne ha avuta la possibilità, si è fatto frenare dal DNA.
Lo faccio per Crosetto e Meloni, anche loro vittime del loro DNA.
Lo faccio per i radicali che, se dio vuole, spariranno nello zerovirgola che si meritano dopo averla data a tutti.

Lo faccio per quelli che hanno più paura di Casaleggio che dei Casalesi.
Lo faccio per l'intera classe politica italiana, soprattutto per coloro che ho votato in passato e che con il mio voto ci si sono nettati e ora lo pretenderebbero di nuovo in nome del voto utile a continuare a fregarmi.
Lo faccio per i giornalisti e i massmediologi che credono ancora nel potere assoluto della televisione e non riescono più ad interpretare cosa sta succedendo veramente tra la gente.
Lo faccio per tutti questi esseri inutili e dannosi affinché si prendano la sbadilata in fronte. Lo faccio come atto rivoluzionario. Di protesta ma anche di infinita rottura di coglioni. Faccio qualcosa assieme al mio popolo, fosse l'ultima cosa folle che faccio nella vita. Non mi interessa se è la scelta giusta. Viste le proposte alternative, credo non si possa fare altrimenti e dovranno pur tenerne conto. 
Voto Movimento 5 Stelle. E se anche loro ci deluderanno allora sarà rivoluzione davvero.


P.S. Prima di starmi zitta fino ad urne riaperte, qualche consiglio pratico. Se non ve la sentite di votare nessuno di questi cialtroni e nemmeno vi fidate del corrusco Casaleggio, almeno non votate scheda bianca perché è materia prima per i brogli. Piuttosto annullate la scheda scrivendoci sopra un bel pensiero poetico oppure fate verbalizzare la vostra intenzione di non votare rifiutando e facendo annullare la scheda. 
Però, già che siete lì, perché non pensare alla faccia del vostro politico preferito in senso negativo, - ne avrete uno? - quando leggerà i risultati martedì?  Quando vi ricapita? Pensateci.

giovedì 21 febbraio 2013

L'uno e trino


L'altra sera su La7 purpurea di Cairo, nel programma di Mentana "Bersaglio mobile" (che titolo da cecchino) ho visto un attore interpretare tre politici diversi o tre attori diversi interpretare lo stesso politico. Mi riferisco all'intervista separata in casa a Bersani, B. e Monti, i tre candidati mainstream a queste elezioni politiche fuori stagione, espressione della volontà del grande occhio di Euron. 
Sono riuscita a seguire parzialmente i deliri di Bersani e B. ma, sul finire di B. mi sono addormentata e mi sono risvegliata solo sul finale di trasmissione con la vocetta di HAL9000 che ripeteva i suoi proclami filotedeschi.
L'impressione generale è stata quella di aver assistito ad una visita psichiatrica a tre pazienti e di aver ascoltato con un misto di sconcerto e pena i loro deliri. 
L'anziano con i dané che molesta altri anziani inviando loro lettere ricattatorie, l'altro che si esprime con una pittoresca e paesana insalata di parole e molesta altri anziani nel bar del circolo, per imitare l'altro, promettendo loro di togliergli il ticket (ci sarebbe da scrivere un intero pezzo solo su questo poveruomo che ha perso completamente il contatto con la realtà del suo paese). 
Infine quello che, tolto dal suo ambiente ad atmosfera controllata e messo in un altro ruolo troppo impegnativo per lui, non ha retto al burn-out e ora sbarella di delirio di onnipotenza peggio di Norma Desmond sul set di DeMille, millantando crediti dai mercati, dagli altri statisti europei e permettendosi perfino di dire agli elettori italiani che "la Merkel non approverebbe un governo di sinistra nell'anno delle sue elezioni". 

Se il Ph. D. Mentana voleva farci capire meglio con chi abbiamo a che fare prima del voto ci è riuscito in pieno e lo ringrazio per il contributo alla decisione di tanti italiani di guardarsi bene dal votare questi figuri. 
Sono tre pazzi e pure pericolosi perché da queste elezioni hanno tutto da perdere e cercano di annaspare per non finire nelle sabbie mobili dei loro reciproci fallimenti personali e di partito aggrappandosi alle nostre giacche e tirandoci giù con loro. Noi invece, come direbbe un economista tedesco senza il master a Chicago ma bravino lo stesso, da questo voto abbiamo da perdere solo le nostre catene e saremo ben lieti di sfuggirgli.
Questa entità elettorale una e trina è un bel bersaglio mobile da impallinare con un voto che consegni la triade all'archivio delle esperienze politiche fallimentari della nostra storia di povero paese provinciale ma con la vanità e la spocchia di potenza mondiale che avremmo potuto essere se il gatto non ci avesse mangiato i libri.

I tre dell'Ave Maria sono terrorizzati perché c'è nell'aria, lo si respira, qualcosa di indubbiamente simile alla vigilia di un clamoroso atto collettivo che andrà contro la politica tradizionale, al di là delle bandiere, dei colori e delle ideologie. Un atto che nasce dalla consapevolezza che non si può fare altrimenti. La gemmazione spontanea di una rivoluzione culturale di cui il famigerato Grillo è solo il catalizzatore forse perfino inconsapevole.
Hanno voglia l'ambiguo Santoro e la penosa Unità a tirare in ballo gli slogan fascisti da appiccicare al Movimento 5 Stelle. Sono tentativi disperati di gente che è disposta invece a votare chi li ha già consegnati mani e piedi legati al neoegemonismo del complesso chimico-industriale tedesco. Infami traditori che cercano per l'ennesima volta di spaventare i loro piddini, papiminkia e borghesacci con il solito ricatto del voto utile e della minaccia comunista da una parte e berlusconiana dall'altra (cioè la minaccia fantasma) che, tra parentesi, intanto si becca forse un'altra televisione ma, non temete, appena al governo il Bersani vi fa il conflitto di interessi, vi scende il cane e vi ridipinge pure casa.

Abbiamo ancora un giorno e mezzo per liberarci di altri inutili partitelli in mano a vanesi cicisbei o altri residuati bellici inesplosi. Quello che il triumvirato dei falliti non capisce è che la gente adesso indaga, controlla, verifica, non si fida più e, se scopre l'inganno, s'incazza. Prendetevela con Google, invece che con i vostri elettori se non accettano più passivamente chiunque si candidi. Ieri in rete è stato un massacro. Sono stati sacrificati al pubblico ludibrio il gagà che non aveva detto agli amici Giannino, l'atroce video piddino degli smacchiatori, le lettere ricattatorie di B. fotografate e sbattute sui social con su scritto il messaggio di risposta. Nessuna pietà. 
Parlate pure, vomitate dallo schermo tv le vostre cazzate e false promesse, non vi ascoltiamo più e ci rivediamo martedì. Sarà un piacere diventare massa critica e rompervi gli schemi.

Martedì sarà un gran bruciar di culi. Sarà bello registrare le loro facce sui DVD e farle passare e ripassare sul teleschermo nei futuri momenti di tristezza. 
Non sarà una passeggiata, però. Martedì scopriremo il concetto di democrazia che hanno le figure istituzionali e i partiti mainstream quando scopriranno che non tutti gli italiani hanno seguito i diktat di questa arrogante casta di servi padroni. 
Vedrete che ci prenderemo altro che dei coglioni, dei senzatesta, degli sciagurati. La prima cosa che diranno è che bisogna tornare al voto, che non vale perché loro non hanno vinto. Verrà fuori il loro lato peggiore da dittatori dentro, la loro ira funesta di incantatori disattivati. 
Aspettatevi il monito del presidente peggiorista, sconvolto dalla disfatta del suo esecutore fallimentare di riferimento. Aspettatevi l'ira del nano che griderà sicuramente al broglio e quella dei piddini che saranno riusciti ancora una volta a "farsi fregare le elezioni". 
Intanto però assisteremo, speriamo, all'addio ai Casini e ai Fini ed al conseguente coma etilico di B. 
Qualunque cosa accada speriamo faccia capire agli italiani che la democrazia, con tutti i suoi difetti, è l'unica cosa che può salvarci e che non permetteremo che ce la tolgano. Se lo ricordi, l'uno e trino.

lunedì 11 febbraio 2013

Loro e gli altri

Gian Boy, febbraio 2013
Ultime due settimane di sofferenza prima del voto. Unica nota positiva: ci risparmieremo i sondaggi, del resto attendibili come gli oroscopi, visto che vengono commissionati da un cliente che non si può scontentare del tutto e che finisci per far sempre risultare vincente e felice in amore. 
Nel centrodestra si sa che la Ghisleri ha il compito di scrivere a Norma Desmond le finte lettere di ammiratori dal francobollo sospetto ma, quando questa pena elettorale finirà, vedrete che ci sarà anche chi organizzerà la caccia ai sondaggisti di partito che davano già la sinistra per stravincitrice prima di avere il famigerato gatto chiuso nel sacco. Tra parentesi, devono essere gli stessi menagramo del 2006. 
Ma come, direte, come osi, i sondaggi sono una scienza, eccetera eccetera, sono fatti da gente seria e richiedono sofisticate operazioni di elaborazione dati. Vedete, è come l'attuale ricerca scientifica. La multinazionale vuole lanciare un farmaco sul mercato e tu gli prepari una bella ricerca che ne dimostra la necessità. E se la malattia per quel farmaco non c'è, te la inventi, magari abbassando l'asticella di certi valori ematici per creare dal nulla milioni di nuovi malati. Così poi i malati si convinceranno di esserlo veramente.

Non sentiremo la mancanza dei sondaggi anche perché il sospetto sempre più forte è che finora abbiano nascosto certi risultati e ne abbiano drogato altri. Sondaggi utilizzati più come suggerimento di voto che come registrazione di un'intenzione. E il suggerimento era di premiare comunque la conservazione, lo status quo, sia quello più retrivo ed intestinale dell'affabulatore di minchiate che quello apparentemente nuovo ed europeo, più cerebrale, dei professori e dei loro reggisacco. 
Che però le cose stiano andando diversamente dalle previsioni - e sempre peggio per i committenti - lo si capisce da tante sfumature, dall'acchiappo dell'ultimo minuto da parte dei candidati ancient régime di argomenti hard come il ripristino della sovranità monetaria e dalla sensazione di scollamento tra la realtà degli elettori e del popolo e quella virtuale degli artistocratici candidati. Un distacco che rischia di ampliarsi ancor di più in queste ultime due settimane.

Detto che una campagna elettorale così degradata e degradante non si era mai vista, e non solo per colpa del solito pagliaccio ma di chi si illude di batterlo sul palcoscenico dell'avanspettacolo, impresa quasi impossibile, ormai è chiaro che il bipolarismo in campo non è più tra destra e sinistra, ma tra Loro e Gli Altri. 
Loro, i grandi partiti (il concetto di grandezza qui è solo a livello numerico e di ingombro), quelli ormai già dichiarati inutili dal golpe europeo del 2011, che per salvarsi hanno aderito tutti al PUDE (Partito Unico dell'Euro), per nascondere agli elettori che il loro programma è a menu fisso bavarese - birra e salsicce al sangue nostro - devono inventarsi una rivalità interna posticcia e totalmente fasulla. 
Bersani, Berlusconi e Monti, con annessi gli appositi Casini e Vendola, sono la squadra dei "Loro" e conducono la pantomima disgustosa ed insultante di copertura ad un accordo già sottoscritto sotto ricatto in camera caritatis. Pantomima che, non a caso, conducono sulle reti televisive in mano loro, il loro forte Bastiani.  La televisione viene considerata la discarica dove tutti i messaggi più falsi, i percolati di menzogna più puzzolenti, le promesse più marinaie vengono riciclati e compostati da un pubblico considerato meno senziente delle povere bestie che questi vecchiacci maltrattano, brancicandole senza pietà in diretta nei boudoir dei loro giornalisti compiacenti, credendo così di commuovere la vecchia canara ed acchiapparne il voto.

Le intenzioni di questi partiti del Loro non sono rivolte al bene del paese - che hanno contribuito attivamente e consapevolmente a portare al disastro - ma sono di pura sopravvivenza ed autoconservazione. La lotta disperata del virus per resistere al sistema immunitario che lo sta  distruggendo.
Non commettiamo l'errore di pensare che il virus sia solo B. Da ottimo passista lui conduce il gioco di un inseguimento tra partiti che non esiste. Certo, è quello che più sfacciatamente fa capire che le sta studiando tutte per salvarsi: promettendo, copiando le idee degli avversari, lanciando SOS più di una nave in avaria agli amici atlantici, agli amici degli amici ai quali aveva promesso grandi opere e che farà sicuramente appena eletto, al Diavolo in persona perfino. Siamo alla promessa del suo regno per un cavallo. Più promette cose impossibili e più fa capire a chi vuol capire che è alla canna del gas.
Siccome però se crolla lui crollano anche gli altri, ormai si è capito, perché una mostruosità come il PD è impensabile senza la grande operazione di copertura delle proprie magagne che è l'antiberlusconismo, i due amici-nemici si puntellano gli uni con gli altri tenendo in vita artificialmente il conflitto tra destra e sinistra che non esiste più da anni.

Ci sono poi i piccoli partitelli di disturbo, i satelliti del Loro, le liste civetta portasfiga, quelli che mendicano un posto in parlamento o cercano disperatamente di rientrarci, come l'ammucchiata degli ex comunisti vintage accoccolati sotto l'ala protettrice di Ingroia.
Ha senso votare questi partitini, presi dal disgusto per i più grandi? Se dicessero qualcosa di veramente alternativo a Loro, cosa non immediatamente evidente per coloro che ne leggono i programmi, si. Con la consapevolezza però che sarà un miracolo se raggiungeranno il quorum e la partita, questa volta, è troppo importante per permettersi di scegliere la qualità rispetto alla quantità. Non perché rischia di rivincere B. ma perché rischiamo di vederci infliggere il pareggio di bilancio a vita.

Quella fasulla e truccata come il Drag King di Arcore è la campagna elettorale per come appare sui media, soprattutto in televisione, regno del Loro.  Si percepisce la presenza di un convitato di pietra che non viene mai nominato e che i sondaggi sottostimano non credo proprio involontariamente ma di cui, come si è detto, i più disperati stanno cominciando a copiare le idee. Avete notato che B. ieri sera da Porro&Telese, le due ultime spalle in commedia, ha perfino usato il turpiloquio e si è appropriato di diverse idee del Movimento 5 Stelle spacciandole per proprie? Lo fa perché è ancora convinto che il popolo guardi la televisione bevendosi tutto come negli anni '80 ed i sondaggisti considerano un campione rappresentativo di elettori gli abbonati di rete fissa con il telefono nero di bachelite con la rotella.

E' una sensazione strana guardarsi in rete i filmati dello Tsunami Tour e delle piazze strapiene in tutta Italia, che la TV ignora . Ti dà la sensazione che Loro siano asserragliati dentro la cittadella fortificata dalla quale lanciano promesse e briosche e l'Italia stia da un'altra parte, immune ai loro cagnetti leccati ed dalla loro spocchia di aristocratici che credono di comprarsi la carrozza per Varennes con i loro fantastiliardi.
Il copione di Grillo è sempre uguale in ogni città, a parte qualche piccola variazione locale, dal Sulcis al Trentino. In fondo è uno spettacolo anche quello e certi concetti sono chiaramente segno di una strategia comunicativa molto sofisticata. Però colpiscono i candidati che ogni volta salgono sul palco, effettivamente gente normale che ha una voglia matta di credere in ciò che fa. E' questo che fa paura, non c'è dubbio, all'aristocrazia, tanto da costringerla a nascondere l'evidenza di una realtà che prenderà molto di più di quel ridicolo 15% dei sondaggi a pedale. E' un voto di protesta, certamente, forse illusorio, ma che rischia di diventare l'unico gesto rivoluzionario e forse coraggioso di una campagna elettorale che all'unisono ci chiede non solo di confermare il voto all'aristocrazia, ma di concederle di accompagnarci tutti per mano sul patibolo al posto suo.

venerdì 21 ottobre 2011

Il Grillo espiatorio


Un partito progressista maturo, che ha superato le sue malattie infantili, compreso l'infantilismo, raggiungendo una buona autostima e che mira a governare addirittura una nazione intera non avrebbe paura. Non temerebbe un movimento d'opinione da percentuali sotto il cinque per cento - attualmente attorno al 3.0% nelle intenzioni di voto -  che sotto l'involucro di puro marketing ha forse solo il volatile entusiasmo dei suoi sostenitori e che probabilmente non sottrae voti solo a lui ma anche a destra. Magari cercherebbe di capire cosa, di quel movimento, attira gli elettori, soprattutto giovani. Quali sono i suoi argomenti vincenti. Vedrebbe se è il caso di copiarne qualche idea ed iniziativa, se valide, per attirare a sé il consenso di quegli elettori. Insomma si comporterebbe da adulto razionale e consapevole.

Invece, come ha dimostrato l'ultimo caso, quello delle elezioni regionali del Molise, vinte dal candidato di centrodestra per un venticello di corpo sul PD, il partito democratico, invece di prendersela con sé stesso, come fanno gli adulti, ha trovato subito il responsabile della sua sconfitta, il Grillo espiatorio. 
Insomma, il piccolo Piddì ha frignato pestando i piedini per terra e chiedendosi, pieni di pianto gli occhi, come osavano gli elettori italiani di sinistra non votare il meraviglioso partito di Bersani e della Dama Grigia. Stronzi anche loro, sottinteso, come i radicali.
Se perfino la sconfitta nel minuscolo Molise, una regione con poco più di 300.000 abitanti (la popolazione di una città come Bari), riesce ad affossare l'autostima di un grande (numericamente) partito mandandolo in panico per un 3% perso e portandolo a chiedere metaforicamente la testa di un comico pensionatosi in politica, credo ci sia ben poco da fare.

Il bipartitismo in Italia ha prodotto un curioso effetto. Uno dei partiti del duopolio, invece di diversificare l'offerta e tenerci a distinguersi dall'altro, si è quasi completamente identificato con l'aggressore, ovvero con l'impresario di avanspettacolo sceso in politica. Di conseguenza, ragionando ormai in termini di palcoscenico e borsettate reciproche tra primedonne, soffre se un comico gli ruba la scena.  Che i due siano uguali e complementari, aggressore ed aggredito, e che ragionino allo stesso modo, lo dimostra il fatto che B., il Barnum del consiglio, applaude Grillo che "porta via i voti alla sinistra"
Non c'è solo avanspettacolo ma anche una mentalità da presidente del Borgorosso Football Club nei due PD (con L o senza) . L'importante non è partecipare ma vincere, se abbiamo perso non è perché siamo delle pippe ma perché ci hanno dato contro un rigore che non c'era, e poi ce l'hanno tutti con noi, e c'è la sudditanza psicologica degli arbitri.

Grillo, con tutto il rispetto per l'entusiasmo e la costanza nel difendere le sue costose idee, può far paura solo a partiti così. A partiti per i quali il problema non sono loro, i loro dirigenti e programmi, sono gli altri che sono grillini.

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