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domenica 25 dicembre 2011

Relativismo natalizio


Per uscire dalla solita retorica della neve, delle renne, della slitta e del caminetto acceso. Per esorcizzare il freddo della maremma maiala che ho patito ieri. Per ricordare, visto che sono una fanatica del relativismo, che a Sydney adesso è estate e Babbo Natale non sta certo a beccarsi la nebbiaccia padana e l'umidità che ti penetra nelle ossa ma sta down under in costumino rosso a prendere il sole e fare il bagno. Alla faccia nostra. Quindi non aspettatelo.

Con i miei migliori auguri di Buone Feste a tutti.
Barbara

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto

La vignetta è nata ieri ed ha portato bene, visto che oggi sulla Romagna splende il sole. Occorreva crederci proprio, con l'acqua a secchiate che è venuta giù tutto il pomeriggio e il cielo che offriva un preassaggio di tutte le delicatessen ottobrine, inclusa la malinconia. Le previsioni locali annunciavano il ritorno del bel tempo per Ferragosto ma ho sentito qualcuno, di fronte al cielo plumbeo, insinuare che fosse una manovra occulta degli albergatori della Riviera, in grado perfino di comperare e taroccare i bollettini meteo per accaparrarsi i turisti.
Tutto è bene ciò che finisce bene. Chi può oggi vada al mare e si goda la splendida giornata di sole sulla spiaggia.

A proposito, era da parecchio tempo che d'estate non frequentavo il mare romagnolo e quest'anno che ho potuto trascorrervi qualche domenica in qua e in là, non ho potuto fare a meno di notare come gli anni passino inesorabilmente ma alcune cose rimangano immutabili nei secoli.
Per esempio i negozi con le cianfrusaglie da spiaggia, ovvero il regno della gomma: materassini, salvagente, le bisce finte, le ciabatte. E poi le confezioni con paletta e secchiello, il retino per acchiappare non si sa cosa, i solari e doposole, le cartoline, i costumi e copricostumi. L'unica differenza con il passato è che i negozi sono ormai tutti gestiti da asiatici.
Mi sono resa conto che molte delle cose che osservavo quarant'anni fa quando frequentavo la spiaggia di Cesenatico sono ancora lì, intatte, perfettamente conservate. Cose che noti appena arrivi, come i risciò famigliari e l'odore di pizza fritta o quando fai la passeggiata regolamentare sul bagnasciuga. Almeno un paio di chilometri al giorno con l'unico dilemma: "Vado verso l'Agip o dall'altra parte?"

E' incredibile ma resistono all'usura dei secoli secchiello, paletta e formine. Sono proprio quelle di una volta. I terrificanti bambini tecnologici di oggi, incredibile, ci giocano ancora. Almeno fino a quando non imparano la parola Nintendo. Il trastullo con paletta e secchiello degli impuberi avviene di norma in riva al mare. Se c'è qualche adulto a supervisionare, di solito i babbi, si può osservarne la regressione improvvisa e spontanea all'infanzia e allora si apre il cantiere e si costruisce il castello di sabbia. Lo costruisce il babbo, l'unico che si diverte, mentre il bimbo di solito preferisce la demolizione a colpi di paletta dei manufatti appena eretti.
Parlando ancora di bambini, se cammini sul bagnasciuga non puoi farti mancare: il treenne scarso che, provenendo dall'ombrellone ti taglia la strada all'improvviso, direzione mare, come un capriolo sulla Statale Alemagna, incurante del rischio di franarti addosso. Noi psicologi lo chiamiamo egocentrismo infantile. Per il ninno non c'è altri al mondo che lui, sei tu che devi scansarti, fate largo che arriva.

Sulla spiaggia ci sono ancora: i juke-box, le docce calde e fredde, il coccobello & frutta fresca venduto sdraio a sdraio da ragazzotti che parlano un dialetto campano ancora più stretto di quello di Gomorra. Manca forse l'arzdora biancovestita con la cassetta degli spiedini di frutta caramellata e i bomboloni caldi. Io a Cesenatico non l'ho vista ma se qualcuno l'ha avvistata mi farebbe piacere sapere che c'è.
E poi gli aeroplanetti con la pubblicità attaccata alla coda, il gioco del tamburello, la pallavolo nella gabbia di rete, la radiospiaggia, la motonave che parte per la meravigliosa gita al largo delle piattaforme petrolifere oppure vi porta giù a Rimini a vedere lo spettacolo dei delfini, al ritorno pesce e vino per tutti.
Per fortuna pare siano state debellate definitivamente le famigerate clic-clac che ci torturarono un'estate intera negli anni settanta.

Forse, a pensarci bene, qualcosa del passato è scomparso dalla spiaggia romagnola. I vucumprà, ad esempio. Non c'è più una bancarella in spiaggia. Eliminati con le buone o con le cattive, non si sa. Spariti anche i massaggiatori abusivi, i lettori di mano, i senegalesi con la cassetta con le collanine e i marocchini con gli 'sciugamà . I tedeschi. Io non ne ho visto mezzo, nemmeno la scorsa domenica d'agosto.
Scomparsi anche i mitici bagnini. Si, ci sono ancora ma non sono più, mi dispiace, quelle apparizioni mariane di muscoli e testosterone che erano una volta e che soprattutto si davano un gran daffare con le turiste. Tutte, come Don Giovanni, pur che portino la gonnella. Ora mi sa che si smuovono solo, come minimo, per una supertop. Diventati anche loro esigenti di palato.

Tra le novità, poche per la verità, della vita di spiaggia, rispetto al passato, una che osserva i bagnanti si domanda: "Perchè io non ho un tatuaggio?" Ormai in spiaggia non si legge più, si guardano le figure.
C'è il fitness sul bagnasciuga e a volte l'aquagym. Ecco, a proposito ancora di maschi, scusate se insisto. Non sperate neanche lì di trovare il fustacchione. Ho visto istruttori decisamente fuori forma saltellare al ritmo di Lady Gaga in evidente debito di ossigeno e con maniglie dell'amore ondeggianti tipo tricheco. Cari Enti del Turismo, no, così non va. Si prega di rimediare per l'anno prossimo. Mica un supertopo, ma un caro vecchio manzo nostrano con tutti gli argomenti al posto giusto, non ci farebbe schifo.


martedì 14 luglio 2009

Cinema all'aperto

Certo il cinema estivo, all'aperto, è insopportabilmente scomodo in confronto al mio salotto attrezzato con 32" HDReady, lettore DVD, possibilità di stendere i piedi ed essere avvolti da morbidi cuscini, provvidenziali a conciliare il sonno in caso di pellicola soporifera. Nell'arena estiva non puoi rilassarti. Sfido chiunque a riuscire a dormire anche di fronte all'ennesimo capolavoro di Muccino.

Tra le scomodità conclamate della visione open air di un film citerò, a caso, la qualità di solito pessima della copia, l'audio a singhiozzo e sempre troppo stridulo, le terribili sedie, fornite di cuscinetto ridotto a piadina dall'essere stato schiacciato da troppe chiappe e praticamente inservibile a confortare il fondoschiena da due ore e mezza di proiezione. Per non parlare della presenza costante ed indisponente di insetti di varia provenienza e molestia.
Stranamente però, nonostante i disagi da giungla vietnamita, i ricordi legati alle non moltissime volte che ho assistito a film all'aperto d'estate, mi sono rimasti particolarmente cari, come retaggio di un modo di fruire del cinema ormai quasi desueto. Una nostalgia alla "Nuovo Cinema Paradiso", per intenderci.

Ricordo un cinema parrocchiale di Cesenatico, mezzo all'aperto e mezzo no, dove venivano proiettati i più assurdi film d'avventura e l'avventura, per noi spettatori, era riuscire a tenere per l'intera proiezione le gambe sollevate dal terreno, invaso da scarafaggi di dimensioni epiche. E ancora la curiosità che ispirava l'ascolto dell'audio di un film "proibito" a noi bambini, proveniente da dietro il muro di cinta dell'arena.
Oppure una delle pochissime recenti esperienze con la tradizionale rassegna faentina dell'Arena Borghesi, un "28 giorni dopo" visto per modo di dire, dato che eravamo impegnati a difenderci da un nugolo di zanzare immuni all'Autan, anzi forse addirittura autandipendenti e molto incazzate.
All'aperto d'estate ho visto, a Bagnacavallo, "La vita è bella" di Benigni, a Milano Marittima "Molto rumore per nulla" di Branagh e soprattutto, al Pavaglione di Lugo, "Shine"di Scott Hicks. Tutti film che mi sono rimasti impressi in modo particolare.

Insomma, nonostante le zanzare, l'umidità che si raccoglie in certe arene troppo alberate, le seggioline in ferro per culi formato mini e le pellicole piene di righe, graffi e bruciature, amo il cinema all'aperto e ne sento nostalgia.
Tra l'altro, uno dei motivi per frequentare le arene estive è il ripescaggio di film perduti durante l'inverno o da rivedere nonostante li abbiamo già nel frattempo gustati in DVD.
Ve ne consiglierò qualcuno, cominciando questa sera da "The Reader" e proseguendo domani con "Lasciami entrare".
Giusto una scusa per rifilarvi un paio di velenose recensioni. Vediamo pure se dopo questo trattamento avrete ancora il coraggio di andarli a vedere.

"The Reader" di Stephen Daldry

Trattasi di film KonradLorenziano, che parla del fenomeno dell'imprinting sessuale maschile. Ovvero: quando il maschio scopre la sessualità vera, mica le seghette, generalmente sui quindici anni, si fissa sulla prima paperina che gli si para davanti e non la scorda più. Potete portargliene di tutti i colori, comprese le più proverbiali strafighe, ma lui continuerà ad amare solo Mamma Passera, anche se è una stronza kapò nazista (intuizione letteraria geniale numero 1).
Voi ridete, ma l'imprinting è l'assunto sul quale poggiano quintalate di letteratura biografica del genere "Anche se mi sono trombato Marilyn Monroe non ho mai dimenticato la tata cinquantenne con i baffi e le gambe pelose che me la faceva vedere di nascosto."
Che palle, noi donne non siamo così sentimentali. Il grande amore è sempre l'ultimo che stiamo vivendo.

Invece Ralph Fiennes, con la solita espressione da Buscopan che non gli ha ancora fatto effetto e accompagnato in ogni fotogramma da una musica insopportabile e smielata, che non si cheta un attimo, per tutta la vita corre dietro a Kate Winslet che se lo era trombato all'età della scuola (lei più vecchia) e che lo chiama, in maniera agghiacciante, "ragazzo", come il Peppino barbiere di "Totò, Peppino e i fuorilegge".
Kate è analfabeta e non sa leggere ma se ne vergogna (intuizione letteraria geniale numero 2) e quindi obbliga il giovane stallone a leggere per lei prima del coito. Solo uno scrittore poteva immaginare una tale perversione da librai.

Diciamo pure che l'ideuzza del complesso dell'analfabetismo era già stata sfruttata in maniera ben più interessante da Claude Chabrol ne "Il buio nella mente", con un'Isabelle Huppert che sterminava a fucilate una famiglia di borghesacci stronzi perchè l'amichetta colf al loro servizio si vergognava troppo di non saper leggere. Roba da erigere monumenti ad Alberto Manzi in ogni piazza d'Italia, per aver evitato tante simili tragedie.

L'analfabeta e pure nazista Kate, processata e condannata per crimini orrendi, imparerà a leggere in carcere ascoltando le cassette che gli registrerà imperterrito, per anni, il suo anatroccolo devoto, leggendogli i più terrificanti mattoni, compreso "Guerra e Pace".
Fino ovviamente al solito ed immancabile tragico finale. Del resto l'espressione di Ralph non prometteva nulla di buono fin dall'inizio.

sabato 16 agosto 2008

No, non è la frutteria

Ci vuole proprio poco per ricrearsi la propria oasi tropicale anche in città. Basta un bel viale alberato di pini, fornitori di ombra, frescura e inconfondibile profumo che ricorda le località marine e una frutteria all'aperto, quelle con gli ombrelloni-oni-oni di paglia, i tavolini, la musica etnica e tante prelibatezze esotiche e non.
La frutteria che frequento in questi giorni in maniera compulsiva per illudermi di stare ancora in vacanza e disintossicarmi a furia di vitamine e sali minerali, è un luogo che invito chiunque passi da Faenza a visitare. Si trova in Via Tolosano, il viale che si imbocca, venendo da Imola, quasi di fronte all'Ospedale, per andare alla stazione.

Ideale per la pausa del pranzo, sempre frequentata ma incredibilmente tranquilla, una vera oasi, offre non solo frutta, gelati, frappé, centrifugati e cocktails ma la possibilità, ad esempio, di farsi la propria insalata-compilation con gli ingredienti preferiti.
Per la frutta c'è solo l'imbarazzo della scelta. Oltre al classico cocomero, i miei preferiti sono i piattoni di frutta mista da gustare con lo yogurt. In questi ultimi giorni, complici il caldo e una certa nausea per il cibo tradizionale, mi sono mangiata quantità industriali di cocomero, ananas, cocco e melone.

Oggi, per cambiare e per la serie "o magnamo strano", mi sono concessa un "Laguna Blu" tutto di frutti tropicali. Confesso che alla mia tenera erà non avevo mai mangiato il Rambutan, la carambola, il Litchi, la Pitaya e nemmeno il Mangustan. Per dire la verità nemmeno tanto spesso il frutto della passione, il mango e la papaya. E' stato divertente e gustoso anche se certi frutti esotici hanno sembianze un po' inquietanti, tipo certe pallette pelose chiamate Rambutan.

Il bello è che mangiando al pasto solo frutta, anche quella aliena con il pelo, ci si sente leggeri come piume. L'unico effetto collaterale è che, soprattutto quella tropicale, è piuttosto diuretica ma per sgonfiarsi è l'ideale.
Ecco, oggi mi sono sentita veramente ai tropici ed ero a meno di un chilometro da casa. Se passate da Faenza, non mancate di fare un salto in Frutteria.


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sabato 14 giugno 2008

E venne l'estate

Immagini di altri tempi? A leggere le previsioni meteorologiche e relative temperature per il fine settimana del nostro mare romagnolo c'è da stropicciarsi forte gli occhi e chiedersi che brutto acido ci abbiano versato nel caffè. Milano Marittima: pioggia fino a martedì. Temperature tra 10° e 22° per domani.
Ah, faccio notare che teoricamente il 16 di giugno sarebbe appunto domenica da mare, con bagni, alberghi e affini pronti a ricevere orde di umani in costume.
Invece non avete idea del senso di straniamento che questo tempo di emme sta dando a noi romagnoli dell'entroterra. "Vai al mare, domani?" è una domanda da non rivolgere in questi giorni a chi è più alto e grosso di voi. Ed è inutile citare l'antico detto cinese: "C'è una cosa peggiore del trascorrere un giorno di maltempo d'estate al mare: trascorrerlo in montagna".

Se continua così non vorrei che si ripetessero da noi le scene dell'ultimo film di Shyamalan. Il mistero delle corpulente turiste spiaggiate. Pedalò che si lanciano a tutta velocità l'uno contro l'altro. Turisti tedeschi che si lanciano dai tetti delle cabine e bagnini che si fanno seppellire vivi nella sabbia.

Oltre al danno per l'economia, se nel weekend d'estate non vai al mare, che cazzo fai la domenica? Meno male che ci sono gli Europei. Grazie no, ricorda troppo un'estate di tanti anni fa quando nella stessa sera Baggio sbagliò il rigore che valeva un Mondiale e io mi presi la salmonella.
Il cinema, appunto, ma è comunque un andare contronatura. I Gran Premi? Meglio la doppia canalizzazione di un molare.

Se il 15 di giugno in Romagna non puoi andare al mare perchè diluvia puoi solo metterti ad ammazzare parole transgeniche.
Mi spiego. Ci sono parole che una volta avevano un significato preciso ed erano usate solo in certi ambiti ma da un certo giorno in poi te le sei ritrovate inflazionate in ogni tipo di discorso. Diventate di facili costumi, si infilano nelle bocche di tutti, specie di coloro che credono che usando termini difficili riusciranno a fregarti meglio. I TG e i giornali ne vanno pazzi.
Non se ne può più, io quando le sento metterei mano alla 44 magnum.
Ne ho individuate quattro, le mie più odiate in assoluto, che strapperò una ad una dallo Zingarelli e farò sparire silenziosamente in giardino tre metri sotto un ciliegio, affinchè non si sentano più nominare:

GOVERNANCE
SISTEMA PAESE
FILIERA
BENCHMARKING

Non ditemi che non siete stufi anche voi di sentirle ogni momento. Magari ne avete altre in mente.
Per consolarci da questa estate inglese che ci fotte i weekend, vi offro, come momento musicale, una chicca assoluta di Elio e le Storie Tese, con Mondo Marcio e, pirsonalmente di pirsona, il grande Stefano Bollani.



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sabato 23 giugno 2007

Pantera o rottweiler?

Che non esistano più le stagioni lo si capisce anche da come sono cambiati i giornali.

Una volta i quotidiani potevano sbizzarrirsi con articoli leggeri e lanciarsi a chiappa libera nel gossip, allora chiamato italicamente pettegolezzo, solo e rigorosamente in estate, secondo il detto che l’ombrellone nun vuò penzieri e nelle redazioni fa caldo e impazza il crampo dello scrivano.

A tenere alta l’attenzione dei lettori per diversi giorni arrivava di solito qualche delitto, possibilmente nell’alta società e dintorni e rigorosamente insoluto come il mistero della contessa assassinata, oppure, ma dobbiamo retrocedere fino agli anni settanta, qualche ondata di avvistamenti UFO.
C’erano a disposizione le notizie sempre in odor di bufala e quasi commoventi nella loro ingenuità, come il coccodrillo trovato nelle fogne, inevitabilmente a New York, la pioggia di rane in Cornovaglia o la pantera in fuga sempre nei dintorni di Roma, come se vi fosse un “wormhole” temporale a Frascati da dove vengono sputate le bestie feroci del Colosseo.
Poi, ultimamente, esauriti gli alieni, le contesse morte, le principesse tristi e messi gli ormoni a posto le sorelle Grimaldi, arrivarono i cani mordaci, i rottweiler almodovariani sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
Con il sospetto sempre più forte che le mute di cani che si mettono a mordere tutti all'unisono nascondano effettivamente più la mancanza di idee del giornalista che una misteriosa psicosi collettiva canina.

Un altro classico estivo della stampa di una volta erano i test: scopri quanto sei porcella, ma sei vegetariana o carnivora?, il tuo lui è veramente uomo? Contate le A e le B e la prevalenza di C scoprivi che in te si nascondeva Madame Fetish, che in realtà eri una mucca ruminante e che il tuo lui che credevi rude come un boscaiolo in realtà era più vicino spiritualmente a Elton John.

Era bello però, sentivi la differenza tra l’estate e l’inverno, tra la vacanza e il tempo per lo studio, il lavoro e l’impegno. Non c’era solo il pettegolezzo, la ciatella da salotto, lo sbraco da mutanda abbassata.
D’inverno si tornava alla normalità, c’erano le grandi inchieste, i reportages, i giornalisti che ti insegnavano a leggere e scrivere e guardando i telegiornali ti sembrava di assistere allo scorrere della storia. Per trovare la notizia leggera sui quotidiani o al telegiornale doveva come minimo sposarsi un re o una regina e non accadeva tanto spesso. Fa un certo effetto raccontare di quando esisteva una cosa chiamata giornalismo. Ci si sente vecchi.

Oggi è tutto diverso. Per trovare un giornale senza gossip e per tutto l’anno devi leggerti “Radiorivista”, il bollettino dei radioamatori, l'unica rivista che se la trovi in bagno ti provoca una irreversibile stitichezza.
Ciò che una volta leggevi solo dal parrucchiere un po’ vergognandotene, te lo ritrovi in prima pagina da gennaio a dicembre sull’ex-serioso “Corriere della Sera”. Prendo dall’edizione online di oggi: “Simona Ventura: "sono carica a pallettoni”, “Troppo occupati per far sesso? Dieci consigli (veloci)” (cos'è, fanno pure gli spiritosi?); "Vale lascia Arianna per colpa della Canalis”. E poi non stupiamoci che uno come Ricucci volesse comprarsi il giornale.
Non ditemi che siamo in giugno, d’estate appunto, e che i giornali in questa stagione vanno in cerca di cose rilassanti dalla notte dei tempi. Se tornerete su quella pagina il 15 dicembre di diverso ci sarà solo la neve invece del solleone.

Questa onda anomala di fuffa, scemate, inutilità che riempie i giornali sta letteralmente travolgendo e facendo sparire le notizie vere che dovrebbero farci riflettere. Per esempio i morti delle tante e troppe guerre che ancora si combattono.
Se cercate infatti, sempre sul Corriere online di oggi, notizie per esempio sull'Afghanistan, dovete scrollare fino in fondo, nelle brevi. Afghanistan, Karzai: «Uccisi 90 civili». Cosa vuoi che sia.

Più o meno le stesse cose le scrissi l'anno scorso per il vecchio blog. Volendo fare come la tv estiva che ripropone le cose vecchie e ribollite, ho guardato se questo pezzettino di costume poteva essere riciclato anche oggi. E' bastato aggiornarlo un poco con l'attualità ma la sostanza rimane la stessa. Le notizie stanno sparendo in un mare di merda e che la cosa sia voluta mi pare sempre più evidente.

giovedì 21 giugno 2007

Condizionatore, strumento del demonio

Se 54.000 megawatt vi sembran pochi. Tale è stato il consumo di energia negli ultimi giorni, a causa del caldo e del sempre più diffuso utilizzo del condizionatore.
Fa bene sapere che c’è qualcosa al mondo che succhia più energia elettrica di un concerto dei Pink Floyd.
Hai voglia di scegliere quello che consuma poco, come sostengono. Se poi va a tirondella tutto il giorno a 18 gradi saltano altro che i contatori.

Il condizionatore è un istrumento del demonio, creato dal demonio per dare all’umanità un’illusione di benessere.
Tutti sanno, almeno credo, che per creare fresco nelle nostre case il condizionatore sputa fuori (dove è già un caldo infernale) ancora più calore, attraverso la terribile unità esterna, quel coso che va appeso fuori dalle finestre e di solito fa un gran casino.
E’ un cane diabolico che si morde la coda. Più condizionatori bombano e più calore viene disperso nell’ambiente, quindi più condizionatori ci vogliono, in una progressione esponenziale. Il mondo finirà quando l’ultimo condizionatore sarà messo in funzione e assorbirà l’ultimo watt sopravvissuto.

Il condizionatore, chissà perché, non è mai usato in maniera razionale e sana. Sei tutta sudata, con i vestiti appiccicati addosso. Entri in una banca e ti sembra di essere uscita da un crematorio per entrare in un frigorifero. Hai subito alle spalle Kitano con la katana nelle vesti di Zatoichi. Una lama che ti trapassa dalla spalla al fianco, tagliandoti in due. Se sei fortunata il giorno dopo hai un’incriccatura spaventosa, ti muovi a stento e tossisci come la dama delle camelie nell’ultimo atto della Traviata.
Anche negli altri uffici e nei supermercati trovi quel delizioso gelo siberiano che rischia di farti cadere gli alluci di schianto, ma il peggio sono proprio le banche. Forse il denaro, anche se non puzza, è considerato merce deperibile? Oppure è quella faccenda dei capitali congelati?

Quando vai in casa di amici è conveniente portarsi dietro un pile anche in questa stagione, perché il posto dove ti siederai sarà quello proprio in favore del fiotto di ghiaccio polare, che preferibilmente si affeziona alla tua nuca scoperta. Guai a lamentarsi, a dire: “sono appena uscita dall’ospedale dopo la polmonite interstiziale”. Come risultato qualcuno dirà: “aspetta che lo abbasso un po’, non avete caldo, voi?”

Io non sono freddolosa, amo quel bel freddo naturale che si sente la mattina alle 7:30 in Gennaio con -4 gradi, pedalando in bicicletta. E’ solo che odio il freddo artificiale e malato del condizionatore spinto a tutto busso. Amerei il condizionatore se fosse usato da esseri umani e non da pinguini.

La cosa che mi disturba di più in assoluto però è l’installazione del condizionatore. La carotatura del muro. Una specie di bazooka con un tubo rotante e alabarda spaziale che viola il tuo bel muro del soggiorno. Ieri assistevo all’operazione e vi assicuro che quei 35 centimetri di foro nel muro sono stati più eroici della breccia di Porta Pia. Mentre ragionavo sulla trentina di centimetri chissà perché mi è venuto in mente con ammirazione John Holmes. Forse per non pensare alla conseguenza immediata di quel buco: l’invasione dell’ultracorpo gelido anche nella mia casa.
Perché gli altri hanno caldo, perché se io sono sopravvissuta finora senza non frega niente a nessuno, perché bisogna essere previdenti e se poi vengono 45 gradi all’ombra sono cazzi.
Papè satan, papè satan aleppe!

P.S. Attenzione! Non provate a farlo da soli.

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