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venerdì 10 agosto 2012

Il gioco delle parti


C'è un cartone animato che amavo moltissimo da bambina, che ha per protagonisti un cane da pastore e un coyote, Sam e Ralph. La serie ha uno schema fisso e ripetitivo. All'inizio di ogni episodio, al fischio di una sirena da fabbrica, i due entrano in scena con il loro cestino della colazione, si salutano: "Buongiorno, Ralph. Buongiorno Sam",  timbrano il cartellino ed assumono i reciproci ruoli. Il coyote quello del predatore che vuole catturare le pecore al pascolo e le studia tutte per riuscirci e il cane quello del fedele ed integerrimo guardiano e difensore degli ovini. Durante tutto l'episodio Ralph e Sam se le danno di santa ragione - con il coyote ad avere sempre la peggio. A fine giornata, il fischio della sirena fa cessare le ostilità. I due riprendono il loro cestino - il coyote Ralph invariabilmente ammaccato ed incerottato e, salutandosi di nuovo distintamente: "Buonanotte, Ralph. Buonanotte, Sam", escono di scena, per ritrovarsi l'indomani nello stesso posto per una nuova giornata di "lavoro".

Evidentemente la nostra vita è proprio diventata un cartone animato. Questo fatto, ad esempio, del governo di emergenza crisi "che-per-carità-se-non-facciamo-subito-le-riforme-finiamo-come-la-Grecia" chiude per ferie e, di conseguenza, immagino, anche gli speculatori che da mesi ci stanno affondando i canini nella jugulare si asterranno dal compiere azioni ostili per rispettare il riposo ferragostano dei nostri tecnocrati, mi ricorda il gioco delle parti dei due compari che hanno il compito, magari salariato, di combattersi all'ultimo sangue. Ma solo dopo che è suonata la sirena. Non la domenica e i giorni festivi. E magari, nel dopolavoro, sono capaci anche di andare a farsi una partitina a carte al bar da buoni amici.


domenica 31 luglio 2011

Tutti pazzi per Lilli


Con questo post vorrei solo far sapere quanto sia bello avere un cane. Sarà inevitabilmente autoreferenziale, visto che si parla della cucciola che da un anno è entrata nella mia vita e in quella del mio compagno; Lilli, una meticcia di rara bellezza, di mamma labrador e padre ignoto ma, si sospetta, pastore tedesco. Quando ci è stata regalata aveva quattro mesi e ne abbiamo seguito la crescita  non facendole mancare le visite regolari dal veterinario, le vaccinazioni, la microchippatura e la sterilizzazione. Ce la siamo cavata nonostante non avessimo avuto, nessuno dei due, esperienza con dei cani.

Si parla dell'intelligenza dei cani e di come a volte, per alcuni, sia solo questione di mancanza di parola. Non è un luogo comune. Credo di essermi fatta un'idea del tipo di comunicazione che si instaura tra il cane e l'adulto o gli adulti sui quali viene imprintato. Non c'è bisogno di parlare, o meglio, ci si può parlare ma la comunicazione è di altro tipo; lei sa cosa voglio ed io so cosa vuole lei. E' difficile da spiegare, lo si può capire solo facendo l'esperienza di avere un cane. Forse è una comunicazione che agisce attraverso gli odori o altri canali diversi da quelli utilizzati normalmente tra umani. Ecco, assomiglia alla relazione tra due persone che non hanno bisogno di parlare per capirsi. Una straordinaria simbiosi, un'amicizia. che ti cambia completamente la vita.

Lilli, come tutte le bestie particolarmente intelligenti, ha una sua personalità e, dopo un anno che la conosco, ne riesco ad individuare alcuni tratti caratteristici. E' straordinariamente docile ed affettuosa, forse fin troppo fiduciosa delle buone intenzioni di coloro che le si avvicinano, e questa è sicuramente la sua componente Labrador. Apprende in maniera straordinariamente rapida e lo fa senza bisogno di sgridate. I sospetti sulla paternità cane lupo si rafforzano.
Con un buon addestramento potrebbe fare qualunque cosa, dal cane da tartufi, all'accompagnatore per i non vedenti, al cane da soccorso, vista la sua passione per scavare. 

Quest'anno l'abbiamo portata in vacanza con noi in Trentino e devo dire che non ci ha creato il minimo problema. In macchina si accuccia sul suo telo e dorme. Durante le soste si sgranchisce le zampe, gradisce una bevutina d'acqua, poi si rimette tranquilla a dormire fino a destinazione, magari con il musetto appoggiato alla mia mano. Per fortuna nella maggior parte dei locali dove siamo andati a mangiare, premesso che sceglievamo  posti all'aperto, l'hanno accettata e lei ha subito imparato a sedersi buona buona ad aspettare che gli umani finiscano di abbuffarsi. Adora la pizza, per cui qualche boccone di pasta del bordo le spetta di diritto.
Altre cose che le piacciono sono la mela, le caldarroste, leccare il vasetto dello yogurt quando finiamo di mangiarlo e soprattutto il pane e le fette biscottate. 

Ovunque andiamo tutti sembrano pazzi per lei. E' una cagnetta da acchiappo fenomenale. Non solo di altri cinofili, accompagnati o meno dalle loro bestie, ma di bambini, adulti, anziani, signore e giovanotti. "Posso accarezzarla?" "Quanto è bella, che musetto!"

Una vacanza con cane appresso è dunque possibile, soprattutto se l'animale dimostra grande capacità di adattamento e lo si tratta come qualunque essere che ha bisogno di spazio, cibo, riposo, movimento e svago. Per non parlare dell'amore.  Non c'è alcun bisogno di abbandonarli, mi raccomando.

lunedì 18 luglio 2011

Trenabbestia


Capita che, una domenica d'estate, per evitare l'imbottigliamento sull'Adriatica e la difficoltà di parcheggio a destinazione, si scelga di andare al mare in treno.  
All'andata tutto bene. Treno in ordine, climatizzato, posto a sedere, parte e arriva puntuale. Troppo bello però, doveva essere un sogno svizzero perché, nel pomeriggio, si ripiomba in Italia, dove i viaggiatori, da esseri umani, possono trasformarsi all'improvviso in trenabbestia, ovvero in esseri scalmanati, maleodoranti ed incazzatissimi atti a riempire ogni spazio disponibile delle carrozze perché Trenitalia 'gna fa. 

Ieri pomeriggio alla stazione di Cesena i treni non arrivavano più, tutto bloccato in direzione Nord. Ritardi su ritardi, fino al record di un'ora e mezza per un Intercity Frecciabianca da Lecce che, in teoria, prima o poi, sarebbe dovuto arrivare fino a Milano. Chissà se ci è mai arrivato?
Dopo circa un'ora di attesa, l'annuncio che il nostro treno, il regionale numero eccetera eccetera, transiterà ma non potrà accogliere passeggeri perché al completo. Giuro che il treno sold-out finora me l'ero perso.
Trenitalia la misericordiosa ci concede, in via del tutto eccezionale, senza pagamento di supplemento rapido e solo se dobbiamo scendere a Forlì, Faenza e Bologna, di salire sul famoso Frecciabianca che, pare, si sia finalmente messo in moto e sarà il primo treno a giungere in stazione. Sulla Freccia, non più bianca ma del Punjab, sono giunta finalmente a casa, anche se tramutata appunto in trenabbestia, stretta a mo' di saraghina con altri sei o sette viaggiatori nel corridoio striminzito di uno scompartimento, con la faccia incollata alla porta della toilette, a benedire Moretti e tutta la dirigenza di Trenitalia.

Cos'era successo? Nella mia quinquennale carriera di viaggiatrice pendolare per motivi universitari, all'epoca delle Ferrovie dello Stato e quindi prima della privatizzazione, una ventina di anni fa, ricordo blocchi spaventosi di ore per cause molto gravi, tipo un suicidio sui binari o lo straripamento di un fiume a Forlimpopoli durante un'alluvione, o lo scassamento di una motrice con conseguente attesa del traino alla più vicina stazione per un trasporto a destinazione su autobus sostitutivo. Erano casi rari, però. Uno all'anno o poco più.

Ieri ho pensato appunto ad un disastro ferroviario, ad un asteroide caduto sui binari, ad un attentato di Al Qaeda.
Invece, la motivazione addotta per il blocco della circolazione dei treni sulla tratta Adriatica, annunciata con tono addirittura serio dalla voce della Signora Trenitalia è stata la seguente: "Ci scusiamo per i ritardi provocati  dall'elevato afflusso di viaggiatori". 
Cioè, fatemi capire. Chi poteva mai prevedere che, il 17 di luglio, domenica, con una splendida giornata di sole, alla gente venisse in mente di andare al mare sulla Riviera Adriatica?

Aridatece le Ferrovie dello Stato.

Post scriptum. Stamattina ho cercato in rete notizia di questo blocco ferroviario. Nulla. Si parla solo dei disagi previsti sulla rete a causa dello sciopero del 22 luglio. Così, se il viaggiatore è insoddisfatto o incazzato, se la prenderà con i lavoratori dei trasporti che, se scioperano, lo faranno anche per protestare contro i disservizi dei quali, se non si parla, è come se non esistessero. Capito?
Ho trovato in compenso decine e decine di segnalazioni su siti, blog e gruppi Facebook riguardo agli ormai cronici disservizi di Trenitalia, soprattutto ai danni dei treni pendolari. Cancellazioni di treni, ritardi, treni scassati, condizione di viaggio stile trenabbestia che sta diventando praticamente la norma e non l'eccezione. Segnalazioni di disservizi perfino sui treni dei signori, le Freccerosse con le hostess bonazze e il quotidiano in omaggio e, in generale, una terrificante suddivisione classista tra il treno di lusso e la carrozza bestiame, con la forbice che si allarga sempre di più. La "Freccia del Punjab" e la foto che ho scelto potrebbero non essere più battute, in futuro.

Ribadisco: aridatecele.

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto

La vignetta è nata ieri ed ha portato bene, visto che oggi sulla Romagna splende il sole. Occorreva crederci proprio, con l'acqua a secchiate che è venuta giù tutto il pomeriggio e il cielo che offriva un preassaggio di tutte le delicatessen ottobrine, inclusa la malinconia. Le previsioni locali annunciavano il ritorno del bel tempo per Ferragosto ma ho sentito qualcuno, di fronte al cielo plumbeo, insinuare che fosse una manovra occulta degli albergatori della Riviera, in grado perfino di comperare e taroccare i bollettini meteo per accaparrarsi i turisti.
Tutto è bene ciò che finisce bene. Chi può oggi vada al mare e si goda la splendida giornata di sole sulla spiaggia.

A proposito, era da parecchio tempo che d'estate non frequentavo il mare romagnolo e quest'anno che ho potuto trascorrervi qualche domenica in qua e in là, non ho potuto fare a meno di notare come gli anni passino inesorabilmente ma alcune cose rimangano immutabili nei secoli.
Per esempio i negozi con le cianfrusaglie da spiaggia, ovvero il regno della gomma: materassini, salvagente, le bisce finte, le ciabatte. E poi le confezioni con paletta e secchiello, il retino per acchiappare non si sa cosa, i solari e doposole, le cartoline, i costumi e copricostumi. L'unica differenza con il passato è che i negozi sono ormai tutti gestiti da asiatici.
Mi sono resa conto che molte delle cose che osservavo quarant'anni fa quando frequentavo la spiaggia di Cesenatico sono ancora lì, intatte, perfettamente conservate. Cose che noti appena arrivi, come i risciò famigliari e l'odore di pizza fritta o quando fai la passeggiata regolamentare sul bagnasciuga. Almeno un paio di chilometri al giorno con l'unico dilemma: "Vado verso l'Agip o dall'altra parte?"

E' incredibile ma resistono all'usura dei secoli secchiello, paletta e formine. Sono proprio quelle di una volta. I terrificanti bambini tecnologici di oggi, incredibile, ci giocano ancora. Almeno fino a quando non imparano la parola Nintendo. Il trastullo con paletta e secchiello degli impuberi avviene di norma in riva al mare. Se c'è qualche adulto a supervisionare, di solito i babbi, si può osservarne la regressione improvvisa e spontanea all'infanzia e allora si apre il cantiere e si costruisce il castello di sabbia. Lo costruisce il babbo, l'unico che si diverte, mentre il bimbo di solito preferisce la demolizione a colpi di paletta dei manufatti appena eretti.
Parlando ancora di bambini, se cammini sul bagnasciuga non puoi farti mancare: il treenne scarso che, provenendo dall'ombrellone ti taglia la strada all'improvviso, direzione mare, come un capriolo sulla Statale Alemagna, incurante del rischio di franarti addosso. Noi psicologi lo chiamiamo egocentrismo infantile. Per il ninno non c'è altri al mondo che lui, sei tu che devi scansarti, fate largo che arriva.

Sulla spiaggia ci sono ancora: i juke-box, le docce calde e fredde, il coccobello & frutta fresca venduto sdraio a sdraio da ragazzotti che parlano un dialetto campano ancora più stretto di quello di Gomorra. Manca forse l'arzdora biancovestita con la cassetta degli spiedini di frutta caramellata e i bomboloni caldi. Io a Cesenatico non l'ho vista ma se qualcuno l'ha avvistata mi farebbe piacere sapere che c'è.
E poi gli aeroplanetti con la pubblicità attaccata alla coda, il gioco del tamburello, la pallavolo nella gabbia di rete, la radiospiaggia, la motonave che parte per la meravigliosa gita al largo delle piattaforme petrolifere oppure vi porta giù a Rimini a vedere lo spettacolo dei delfini, al ritorno pesce e vino per tutti.
Per fortuna pare siano state debellate definitivamente le famigerate clic-clac che ci torturarono un'estate intera negli anni settanta.

Forse, a pensarci bene, qualcosa del passato è scomparso dalla spiaggia romagnola. I vucumprà, ad esempio. Non c'è più una bancarella in spiaggia. Eliminati con le buone o con le cattive, non si sa. Spariti anche i massaggiatori abusivi, i lettori di mano, i senegalesi con la cassetta con le collanine e i marocchini con gli 'sciugamà . I tedeschi. Io non ne ho visto mezzo, nemmeno la scorsa domenica d'agosto.
Scomparsi anche i mitici bagnini. Si, ci sono ancora ma non sono più, mi dispiace, quelle apparizioni mariane di muscoli e testosterone che erano una volta e che soprattutto si davano un gran daffare con le turiste. Tutte, come Don Giovanni, pur che portino la gonnella. Ora mi sa che si smuovono solo, come minimo, per una supertop. Diventati anche loro esigenti di palato.

Tra le novità, poche per la verità, della vita di spiaggia, rispetto al passato, una che osserva i bagnanti si domanda: "Perchè io non ho un tatuaggio?" Ormai in spiaggia non si legge più, si guardano le figure.
C'è il fitness sul bagnasciuga e a volte l'aquagym. Ecco, a proposito ancora di maschi, scusate se insisto. Non sperate neanche lì di trovare il fustacchione. Ho visto istruttori decisamente fuori forma saltellare al ritmo di Lady Gaga in evidente debito di ossigeno e con maniglie dell'amore ondeggianti tipo tricheco. Cari Enti del Turismo, no, così non va. Si prega di rimediare per l'anno prossimo. Mica un supertopo, ma un caro vecchio manzo nostrano con tutti gli argomenti al posto giusto, non ci farebbe schifo.


giovedì 30 luglio 2009

Montagne rosa e verdi

La montagna ha i suoi lati positivi. Per esempio questa patata cotta nella stufa e condita con un mezz'etto di colesterolo e prezzemolo, gustata sul Monte Baranci a San Candido, in Val Pusteria. Di una bontà unica, una divinità patatesca che vale sicuramente la gita fin quasi al confine austriaco. Lì la montagna è stupenda. Pura dolomite. Le Tre Cime sono lì da qualche parte, assieme a laghi da sogno e paesaggi che alla sera si tingono di un rosa intenso. Unico nell'universo.

Dopo che hai visto quelle montagne, le altre, quelle più basse, normali e di un monotono colore verde dove, come ti volti, vedi solo mele, mele e ancora mele, sono, diciamolo, un pò tristi.
E' in queste ultime che sto passando le mie vacanze, al confine tra due parchi naturali: Adamello e Stelvio. Bel tempo finora per fortuna ma oggi tanto ha fatto che la pisciata gli è scappata con un bel cielo imbronciato da fracassamento di maroni.

Se gli anni precedenti ho dato il mio contributo alla sciocca usanza dei vacanzieri di montagna di inerpicarsi per sentieri ripidi e sassosi, con zaini pesantissimi sulla schiena, per non farmi mancare nulla nel campo della illusione salutistico-sportiva del "moto", quest'anno niente.
Quest'anno, complice una preoccupante stanchezza arretrata che mi fa sentire come ciucciata da una schiera di vampiri, (di quelli veri, che ti spolpano davvero, non quelli mona di Twilight), riposo assoluto. Riposo ed eventualmente qualche piatto locale. Alla faccia di diete, dietologi e dietiste. Fanculo tutti.
Riposo come deve essere una vera vacanza, altro che vacanza da vecchi, come qualcuno starà pensando. Come ad esempio un pomeriggio passato in riva ad un torrente leggendo un libro e la riscoperta del poter dormire fino alle otto del mattino.
Del resto non avrei avuto la forza di fare altro. Ma ci si può ridurre così?

martedì 14 luglio 2009

Cinema all'aperto

Certo il cinema estivo, all'aperto, è insopportabilmente scomodo in confronto al mio salotto attrezzato con 32" HDReady, lettore DVD, possibilità di stendere i piedi ed essere avvolti da morbidi cuscini, provvidenziali a conciliare il sonno in caso di pellicola soporifera. Nell'arena estiva non puoi rilassarti. Sfido chiunque a riuscire a dormire anche di fronte all'ennesimo capolavoro di Muccino.

Tra le scomodità conclamate della visione open air di un film citerò, a caso, la qualità di solito pessima della copia, l'audio a singhiozzo e sempre troppo stridulo, le terribili sedie, fornite di cuscinetto ridotto a piadina dall'essere stato schiacciato da troppe chiappe e praticamente inservibile a confortare il fondoschiena da due ore e mezza di proiezione. Per non parlare della presenza costante ed indisponente di insetti di varia provenienza e molestia.
Stranamente però, nonostante i disagi da giungla vietnamita, i ricordi legati alle non moltissime volte che ho assistito a film all'aperto d'estate, mi sono rimasti particolarmente cari, come retaggio di un modo di fruire del cinema ormai quasi desueto. Una nostalgia alla "Nuovo Cinema Paradiso", per intenderci.

Ricordo un cinema parrocchiale di Cesenatico, mezzo all'aperto e mezzo no, dove venivano proiettati i più assurdi film d'avventura e l'avventura, per noi spettatori, era riuscire a tenere per l'intera proiezione le gambe sollevate dal terreno, invaso da scarafaggi di dimensioni epiche. E ancora la curiosità che ispirava l'ascolto dell'audio di un film "proibito" a noi bambini, proveniente da dietro il muro di cinta dell'arena.
Oppure una delle pochissime recenti esperienze con la tradizionale rassegna faentina dell'Arena Borghesi, un "28 giorni dopo" visto per modo di dire, dato che eravamo impegnati a difenderci da un nugolo di zanzare immuni all'Autan, anzi forse addirittura autandipendenti e molto incazzate.
All'aperto d'estate ho visto, a Bagnacavallo, "La vita è bella" di Benigni, a Milano Marittima "Molto rumore per nulla" di Branagh e soprattutto, al Pavaglione di Lugo, "Shine"di Scott Hicks. Tutti film che mi sono rimasti impressi in modo particolare.

Insomma, nonostante le zanzare, l'umidità che si raccoglie in certe arene troppo alberate, le seggioline in ferro per culi formato mini e le pellicole piene di righe, graffi e bruciature, amo il cinema all'aperto e ne sento nostalgia.
Tra l'altro, uno dei motivi per frequentare le arene estive è il ripescaggio di film perduti durante l'inverno o da rivedere nonostante li abbiamo già nel frattempo gustati in DVD.
Ve ne consiglierò qualcuno, cominciando questa sera da "The Reader" e proseguendo domani con "Lasciami entrare".
Giusto una scusa per rifilarvi un paio di velenose recensioni. Vediamo pure se dopo questo trattamento avrete ancora il coraggio di andarli a vedere.

"The Reader" di Stephen Daldry

Trattasi di film KonradLorenziano, che parla del fenomeno dell'imprinting sessuale maschile. Ovvero: quando il maschio scopre la sessualità vera, mica le seghette, generalmente sui quindici anni, si fissa sulla prima paperina che gli si para davanti e non la scorda più. Potete portargliene di tutti i colori, comprese le più proverbiali strafighe, ma lui continuerà ad amare solo Mamma Passera, anche se è una stronza kapò nazista (intuizione letteraria geniale numero 1).
Voi ridete, ma l'imprinting è l'assunto sul quale poggiano quintalate di letteratura biografica del genere "Anche se mi sono trombato Marilyn Monroe non ho mai dimenticato la tata cinquantenne con i baffi e le gambe pelose che me la faceva vedere di nascosto."
Che palle, noi donne non siamo così sentimentali. Il grande amore è sempre l'ultimo che stiamo vivendo.

Invece Ralph Fiennes, con la solita espressione da Buscopan che non gli ha ancora fatto effetto e accompagnato in ogni fotogramma da una musica insopportabile e smielata, che non si cheta un attimo, per tutta la vita corre dietro a Kate Winslet che se lo era trombato all'età della scuola (lei più vecchia) e che lo chiama, in maniera agghiacciante, "ragazzo", come il Peppino barbiere di "Totò, Peppino e i fuorilegge".
Kate è analfabeta e non sa leggere ma se ne vergogna (intuizione letteraria geniale numero 2) e quindi obbliga il giovane stallone a leggere per lei prima del coito. Solo uno scrittore poteva immaginare una tale perversione da librai.

Diciamo pure che l'ideuzza del complesso dell'analfabetismo era già stata sfruttata in maniera ben più interessante da Claude Chabrol ne "Il buio nella mente", con un'Isabelle Huppert che sterminava a fucilate una famiglia di borghesacci stronzi perchè l'amichetta colf al loro servizio si vergognava troppo di non saper leggere. Roba da erigere monumenti ad Alberto Manzi in ogni piazza d'Italia, per aver evitato tante simili tragedie.

L'analfabeta e pure nazista Kate, processata e condannata per crimini orrendi, imparerà a leggere in carcere ascoltando le cassette che gli registrerà imperterrito, per anni, il suo anatroccolo devoto, leggendogli i più terrificanti mattoni, compreso "Guerra e Pace".
Fino ovviamente al solito ed immancabile tragico finale. Del resto l'espressione di Ralph non prometteva nulla di buono fin dall'inizio.

lunedì 25 maggio 2009

Il Resto del Furbino

Sabato pomeriggio, mentre trovavo ristoro dal sole africano in una gelateria dotata di condizionatore a temperatura da pack antartico, ho dato una scorsa al più venduto giornale locale e mi sono soffermata a leggere un articolo che parlava di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima, caduto sotto la lente d'ingrandimento del Fisco per sospetta evasione di 6 milioni di euro.

Fermo restando che tutti sono innocenti fino a prova contraria e fino alla conclusione dell'accertamento, sono rimasta perplessa dal tono dell'articolo, totalmente appecorinato in difesa dei presunti evasori.
Un'arringa in Ghedini mode, stile: "mavalaaaa, ma andiamoooo", come fosse stata scritta direttamente dall'avvocato degli inquisiti. Tutto un "ma quanto sono cattivi gli inquirenti", "gli hanno perfino clonato l'hard disk del computer di casa", "erano bottiglie di vinaccio da supermercato, non di pregiato champagne".

Quando il Fisco si domanda: "Ma questi hanno comperato mille casse di gassosa e non ne hanno più in magazzino, l'avranno venduta, dove sono gli scontrini?", la Gazzetta del Furbetto si straccia le vesti per conto terzi e attacca la tirata contro lo Stato che vuole sono rovinare gli onesti imprenditori, assieme ai giudici rossi, i finanzieri gialli d'invidia e i clienti che sicuramente hanno fatto la spia e non sono figli di Maria. E conclude suggerendo: " Perchè pensar male? E' evidente che 10.000 euro di cocacola se la sono bevuta loro perchè avevano caldo".

Bravo, chi ha scritto il peana in difesa (perchè alla fine l'impressione è quella) dei frodatori di clienti e Fisco, non solo non si sente un po' frodato anche lui visto che, se loro non pagano, a lui come stipendiato tocca comunque, ma probabilmente non si è mai avvicinato al bancone di uno di quegli stabilimenti rivierasco-romagnoli sempre più in stile Billionaire. Quelli che ti fanno pagare tre euro una minerale in bottiglietta da mezzo litro, non ti fanno lo scontrino perchè adesso c'è troppa gente e se provi a farti un cocktail ti ci vuole poi un finanziamento della Comunità Europea.

Davvero, da un anno all'altro scopri che quello che una volta si chiamava "Bagno Marisa" ora si chiama molto più finemente "Mururoa Island", che ha comperato anche gli stabilimenti accanto e che le piscine sono diventate due e mezza (la mezza per i nani e i bambini.)
C'è la palestra con il personal trainer anche personal fucker se càpita (quelli che una volta erano i gloriosi bagnini), l'insalatona in coppetta da macedonia a 10 euro (senza scontrino se non insisti e li minacci con un M16 Viper sotto il mento) e l'euro tondo per la doccia calda; 10 secondi netti e poi fiotto gelido stile carcere turco.
Che non è più il "Bagno Marisa" con le bocce, il jukebox e le cabine con la serratura che non si chiude lo capisci non solo dall'offerta di divertimento da spiaggia ma dall'impressionante assembramento di figa del genere: "la dò ma solo a penemuniti da un certo reddito in su, astenersi cassintegrati perditempo".

Sempre il famigerato Fisco si chiede: "Ma tutti questi soldi come li ha fatti il Bagno Marisa?" E ti parte l'accertamento che si fonda su calcoli molto semplici. Pagare gassosa, vedere scontrino.
Scusate se quando si parla di tasse sembro fissata con l'America e lo Zio Sam ma a me parrebbe quanto meno bizzarro che, per tornare ai giornali che combattono la legalità, il New York Post, per esempio, si lanciasse in una appassionata filippica contro la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate (ben più temibile delle Fiamme Gialle, mi dicono), gli inquirenti, i giudici e in generale chi tenta di far rispettare l'eguaglianza di tutti di fronte ai doveri di cittadino.
Da noi invece è normale. Del resto abbiamo un Piccolo Papi che una volta disse che "evadere humanum est". Un po' si, ma sei milioni di euro a me pare tanto.

sabato 16 agosto 2008

No, non è la frutteria

Ci vuole proprio poco per ricrearsi la propria oasi tropicale anche in città. Basta un bel viale alberato di pini, fornitori di ombra, frescura e inconfondibile profumo che ricorda le località marine e una frutteria all'aperto, quelle con gli ombrelloni-oni-oni di paglia, i tavolini, la musica etnica e tante prelibatezze esotiche e non.
La frutteria che frequento in questi giorni in maniera compulsiva per illudermi di stare ancora in vacanza e disintossicarmi a furia di vitamine e sali minerali, è un luogo che invito chiunque passi da Faenza a visitare. Si trova in Via Tolosano, il viale che si imbocca, venendo da Imola, quasi di fronte all'Ospedale, per andare alla stazione.

Ideale per la pausa del pranzo, sempre frequentata ma incredibilmente tranquilla, una vera oasi, offre non solo frutta, gelati, frappé, centrifugati e cocktails ma la possibilità, ad esempio, di farsi la propria insalata-compilation con gli ingredienti preferiti.
Per la frutta c'è solo l'imbarazzo della scelta. Oltre al classico cocomero, i miei preferiti sono i piattoni di frutta mista da gustare con lo yogurt. In questi ultimi giorni, complici il caldo e una certa nausea per il cibo tradizionale, mi sono mangiata quantità industriali di cocomero, ananas, cocco e melone.

Oggi, per cambiare e per la serie "o magnamo strano", mi sono concessa un "Laguna Blu" tutto di frutti tropicali. Confesso che alla mia tenera erà non avevo mai mangiato il Rambutan, la carambola, il Litchi, la Pitaya e nemmeno il Mangustan. Per dire la verità nemmeno tanto spesso il frutto della passione, il mango e la papaya. E' stato divertente e gustoso anche se certi frutti esotici hanno sembianze un po' inquietanti, tipo certe pallette pelose chiamate Rambutan.

Il bello è che mangiando al pasto solo frutta, anche quella aliena con il pelo, ci si sente leggeri come piume. L'unico effetto collaterale è che, soprattutto quella tropicale, è piuttosto diuretica ma per sgonfiarsi è l'ideale.
Ecco, oggi mi sono sentita veramente ai tropici ed ero a meno di un chilometro da casa. Se passate da Faenza, non mancate di fare un salto in Frutteria.


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domenica 10 agosto 2008

Guarda come ciondolo

(Parental Advisory: Attenzione, l'autrice del post non è riuscita ad evitare a volte toni decisamente pedofobi nella seconda parte del testo).

(Disclaimer: Esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti. Tutti noi faremmo la firma per averli come figli e nipoti. Purtroppo più di frequente ci capitano quelli che descrivo nel post e che sarebbe ipocrita far finta che non esistano solo per fare la figura dei buonisti alla "sepoffà".)

Vorrei parlare di un fenomeno che mi capita di osservare sempre più spesso, in particolar modo in questi giorni. Quello dei bambini ma soprattutto degli adolescenti che ciondolano tutto il giorno in preda ad una noia cosmica attorno ai genitori e agli altri malcapitati adulti, perchè le scuole sono chiuse.

L'altro giorno ho assistito ad una scena veramente pietosa. Un bambino costretto per quasi due ore a rimanere nell'angusto spazio di un salone da parrucchiere ad alta intensità di estrogeni mentre a sua madre fissavano le extensions, senza purtroppo contemporaneamente sigillarle la bocca. Il bambino ha ciondolato, appunto, per metà del tempo quindi una delle sciampiste, misericordiose, ha detto "Ma non si può dare qualche giornalino a questo piccolo per distrarlo un po'?" Il problema è che le riviste finivano sfogliate molto alla svelta, non essendo un bambino di 7-8 anni molto interessato a "Men's Health" e a questioni come addominali a tartaruga e durata del rapporto.
La creatura, poverina, è stata fin troppo buona, un piccolo Buddha. Un altro avrebbe sfasciato il negozio e sviluppato un odio feroce nei confronti delle donne. Alla fine però, quando la madre ha finalmente avuto le sue estensioni e l'arsura le aveva già provvidenzialmente seccato la gola, il figlio santo appariva francamente distrutto. Penso avrà rimpianto i cateti e financo le ipotenuse da masticare durante le grigie ore scolastiche di novembre.

Se alcuni ragazzini ciondolano ma li sopporti ed anzi ti fanno un po' pena come il piccolo coiffeur victim, altri te li ritrovi tra le palle domandandoti cosa hai mai fatto di male per meritare questo, non essendo oltretutto responsabile della loro nascita e quindi della loro immissione nella biosfera.

Per quello che mi ricordo, se noi ragazzi avessimo dovuto trascorrere una intera giornata con i genitori chiusi sul loro luogo di lavoro ci saremmo sparati già alle sette di mattina. Per non dire che loro non lo avrebbero mai permesso se non in circostanze assolutamente eccezionali.
La regola per i ragazzi, durante le vacanze, era trovarsi - dico la parolaccia: giocare - ma ad almeno due chilometri dai genitori e soprattutto all'aria aperta. Già le vacanze al mare trascorse assieme a loro erano vissute con disagio. Anelavamo all'indipendenza, al poter stare per conto nostro, a non dipendere dai genitori. Con appena quattromila lire alla settimana di paghetta e un pallone da calciare in un cortile.

Invece, per un curioso fenomeno che ai miei tempi sarebbe stato impensabile, c'è una tipologia di ragazzini che si incollano alle calcagna dei genitori (e purtroppo degli altri malcapitati ed incolpevoli adulti presenti) i quali se li ritrovano in negozio, perfino negli uffici a ciondolare per ore come zombi decerebrati senza possibilità di scrollarseli di dosso se non dietro elargizione di somme di denaro. "Su andate a farvi un giro, comperatevi qualcosa, ma non tornate prima di stasera, mi raccomando".

Non riuscire ad allontanarli significa assistere a lunghissime sedute di "scoppio delle palline di bubble pack" oppure di caduta ritmica di moneta sul tavolo (record mondiale appena stabilito: 9'45"), oppure alla distruzione sistematica del luogo ove si trovano. Apparecchiature che cadono sotto una maledizione inspiegabile e smettono di funzionare, stampanti che cominciano a buttare inchiostro perchè il genio ha cercato di smontarle, insudiciamento di tastiere, mouse e registratori di cassa che sembrano spalmati con lo strutto. Per non parlare dei computer che, da un giorno all'altro, si ritrovano più infetti di una fogna di Calcutta perchè loro chattano e scaricano, scaricano e installano.
Pare che i genitori lo facciano perchè almeno sanno dove sono i figli, li si può controllare meglio. Là fuori, si sa, c'è la droga, appena volti la testa trombano come ricci. Si parla anche di undici-dodicenni.

Il problema è che se nei mesi invernali questo tipo di cucciolo sembra avere uno scopo nella vita, cioè tirare a campare a scuola, studiare il meno possibile e occuparsi in inutili corsi di danza, sport e musica facendo finta di interessarsi a qualche cosa, con la fine delle lezioni e la chiusura estiva delle palestre scatta la consapevolezza di non sapere più che cazzo fare dalla mattina alla sera.
Di conseguenza il genitore si tira dietro i figli ma senza considerare il fatto che questi, che sono un 'orrenda ibridazione tra bambino ed adulto, che non giocano più e non sanno stare con sé stessi, non sono nemmeno abituati a stare con i genitori, vedendoli si è no di sfuggita ogni tanto. Disposti a non concedere nemmeno un grammo di affettività a babbi e mamme che li hanno tirati su come delle slot-machines, "metti la moneta e lui ti considera per 30 secondi", semplicemente impongono la loro indifferenza ed il loro è un silenzio che ti assorda, tanto che passi l'estate a fantasticare sul Pifferaio di Hammelin e a pregare San Remigio che torni presto la scuola a portarseli via, con un pensiero affettuoso ai poveri insegnanti che dovranno giuggiolarseli per nove mesi. Quasi un'altra gravidanza. Roba da correre a farsi legare le tube.

Certo, esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.
esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.
esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.

domenica 3 agosto 2008

Kolosimo Jones e la maledizione dei marrons glacés di cristallo

Non c'è cosa peggiore che tornare a casa il 3 di agosto, provenienti dalle chiare e fresche acque di un torrente di montagna ed essere accolti da una città dalla temperatura da forno crematorio en plein air, con un sole che ti fa pesare fino in fondo la propria natura di reattore nucleare.
In un attimo ti si annulla completamente il beneficio della vacanza, come quei giochi malefici dove vai su di qualche stadio e poi, a causa di uno che non riesci a completare, devi ricominciare daccapo tutto il livello.

Sono stata in vacanza? Davvero? Perchè hai voglia di ripensare a quelle acque, alla frescura che ne proveniva e che hai goduto appena ieri sera; qui fa un caldo schifoso, da vomito e da domani questa sarà la tua realtà, con il lavoro che ti assalirà di nuovo ben bene con il tono del sergente Hartmann "Tirati su, tirati su, Palladilardo!!"
Il riferimento non è casuale. In questi giorni i carboidrati l'hanno fatta da padroni. Colpa di un forno montanaro dove ho ritrovato per miracolo la focaccia genovese, quella bella unta.

Nel post prima della partenza avevo fatto un riferimento profetico al pericolo di pioggia ed alla conseguente rottura di marron glacés che ne sarebbe derivata. Ebbene si, ha piovuto, praticamente ogni giorno ma in maniera, per così dire, compassionevole. La mattina tempo bello, tale da permetterti la passeggiata, poi verso le due si rannuvolava e prima di sera faceva un bell'acquazzone. Dicono sia la norma in montagna. Quindi se ne evince che negli anni passati, a parte gli ultimi due, avevo avuto un culo esagerato avendo trovato tempo sempre bello e senz'acqua quotidiana.

A parte la pioggia, però, e che non suoni blasfemo per chi non ha potuto godere di una fortunata vacanza come la mia, la montagna mi è parsa lo stesso quest'anno una discreta rottura di palle. Sarà che ogni anno è sempre più difficile arrampicarmi per sentieri, con la guida che scrive con scherno "percorso facile, adatto a tutti, anche ai bambini" ed tu che ti sentt da rottamare e nemmeno come auto storica; sarà il fatto che nei rifugi ti toccano sempre la polenta, i finferli, lo speck, gli orrendi crauti e quei dadi di cervo stufato che ti auguri siano davvero cervo stufato e non escursionista dell'anno scorso, disperso a quota 3800, naturalmente surgelato.
E' difficile anche trovare percorsi nuovi che non siano già stati battuti in passato. Per quest'anno, non cambiare, stessa seggiovia, stessa montagna.
Meno male che di nuovo ho potuto vedere il Pordoi e la Val Gardena, bellissimi (e con il sole, tiè!)

Prima di rimettermi al lavoro nel corpo dei marines e di tornare a pieno ritmo alla manutenzione di un blog che è rimasto indietro di una settimana (a proposito, grazie a tutti coloro che hanno lasciato gli auguri di buone vacanze e che hanno cliccato lo stesso la paperaccia), la sottoscritta vi lascia con una mini recensione del film visto in ferie nel cinemino-treatrino locale, senza l'amato impianto Dolby Surround al quale purtroppo si è abituata nelle patrie multisale ma con l'audio sparato a spaccatimpani come ai vecchi tempi.

L'ultimo Indiana Jones si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale. Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante "bellino, va'!"
Buona l'introduzione del personaggio, con l'inconfondibile cappello e l'ombra proiettata sull'auto ma purtroppo l'effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto più Cate Blanchett, con quattro pistolettate e un paio di barbe finte.
Dev'essere il nuovo corso dell'amministrazione americana, quello per intenderci che l'11 settembre la CIA, il NORAD, l'FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c'erano e se c'erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell'Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l'Arca dell'alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell'aguzzare la vista. Nel prosieguo dell'avventura, come in un puntatone di Voyager, c'era tutta la mitologia dell'archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l'uomo spaziale di Palenque e l'esplosione di Tunguska.
Kolosimo Jones, insomma. Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?
Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l'età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell'eroe con la ex-bella del primo episodio. Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell'Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano "francamente me ne infischio" di mogli e figli "de Elvis" spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile "dove eravamo rimasti?"
Ma si, avete ragione, non ha più l'età, meglio l'altare. Che tristezza, però. Viene in mente quella vecchia barzelletta: "A Marì, il prossimo anno annamo ar mare!"

sabato 14 giugno 2008

E venne l'estate

Immagini di altri tempi? A leggere le previsioni meteorologiche e relative temperature per il fine settimana del nostro mare romagnolo c'è da stropicciarsi forte gli occhi e chiedersi che brutto acido ci abbiano versato nel caffè. Milano Marittima: pioggia fino a martedì. Temperature tra 10° e 22° per domani.
Ah, faccio notare che teoricamente il 16 di giugno sarebbe appunto domenica da mare, con bagni, alberghi e affini pronti a ricevere orde di umani in costume.
Invece non avete idea del senso di straniamento che questo tempo di emme sta dando a noi romagnoli dell'entroterra. "Vai al mare, domani?" è una domanda da non rivolgere in questi giorni a chi è più alto e grosso di voi. Ed è inutile citare l'antico detto cinese: "C'è una cosa peggiore del trascorrere un giorno di maltempo d'estate al mare: trascorrerlo in montagna".

Se continua così non vorrei che si ripetessero da noi le scene dell'ultimo film di Shyamalan. Il mistero delle corpulente turiste spiaggiate. Pedalò che si lanciano a tutta velocità l'uno contro l'altro. Turisti tedeschi che si lanciano dai tetti delle cabine e bagnini che si fanno seppellire vivi nella sabbia.

Oltre al danno per l'economia, se nel weekend d'estate non vai al mare, che cazzo fai la domenica? Meno male che ci sono gli Europei. Grazie no, ricorda troppo un'estate di tanti anni fa quando nella stessa sera Baggio sbagliò il rigore che valeva un Mondiale e io mi presi la salmonella.
Il cinema, appunto, ma è comunque un andare contronatura. I Gran Premi? Meglio la doppia canalizzazione di un molare.

Se il 15 di giugno in Romagna non puoi andare al mare perchè diluvia puoi solo metterti ad ammazzare parole transgeniche.
Mi spiego. Ci sono parole che una volta avevano un significato preciso ed erano usate solo in certi ambiti ma da un certo giorno in poi te le sei ritrovate inflazionate in ogni tipo di discorso. Diventate di facili costumi, si infilano nelle bocche di tutti, specie di coloro che credono che usando termini difficili riusciranno a fregarti meglio. I TG e i giornali ne vanno pazzi.
Non se ne può più, io quando le sento metterei mano alla 44 magnum.
Ne ho individuate quattro, le mie più odiate in assoluto, che strapperò una ad una dallo Zingarelli e farò sparire silenziosamente in giardino tre metri sotto un ciliegio, affinchè non si sentano più nominare:

GOVERNANCE
SISTEMA PAESE
FILIERA
BENCHMARKING

Non ditemi che non siete stufi anche voi di sentirle ogni momento. Magari ne avete altre in mente.
Per consolarci da questa estate inglese che ci fotte i weekend, vi offro, come momento musicale, una chicca assoluta di Elio e le Storie Tese, con Mondo Marcio e, pirsonalmente di pirsona, il grande Stefano Bollani.



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mercoledì 7 novembre 2007

Quanto sei bella Roma

No, non l’ho fatto davvero, altrimenti mi avreste visto al TG ma solo virtualmente, seguendo il consiglio di justfrank e nonnapapera. Ho riempito questa meravigliosa fontana con tante paperelle gialle e gommose. Come atto d’amore più che per protesta perché la fontana è una cosa meravigliosa. Non è il solito posto per turisti. C’è davvero qualcosa di magico.

Ho girato come una matta per due giorni, con il risultato che le mie povere zampe palmate di papera zoppa sono distrutte. E’ il solito problema delle città d’arte. Mannaggia i sampietrini! Ma, dico, nell’antichità non soffrivano di mal di piedi?
Ho voluto vedere il più possibile perché, sembrerà strano, alla mia veneranda età ero stata a Roma in precedenza solo una volta per una fuggevole scappata nella quale ero riuscita a vedere solo il Colosseo (che questa volta mi sono goduta by night). Quarantasette anni senza conoscere Roma sono tanti, troppi e la lacuna andava colmata almeno per un’anticchia.
Il mio Gregory Peck voleva vedere la mostra di Kubrick, alla quale abbiamo dedicato il pomeriggio di sabato. Una cosa fantastica e assolutamente da vedere della quale vi relazionerò.
A proposito di Peck, non è strana la serendipità? Manco a farlo apposta, appena giunta a Roma ho visto una profusione di calendari su “Vacanze Romane”.

Domenica quindi, terminata la full-immersion kubrickiana molto molto carasciò, ci siamo dedicati ad un giro veloce, vorticoso ma estremamente mirato di tutto ciò che avreste voluto vedere di Roma ma non avete mai potuto.
Roma si gira benissimo tra autobus e soprattutto metro. Ho visto una città, almeno per quanto riguarda il centro, molto viva, anche a tarda sera, affollatissima ma con la sensazione che vi fosse spazio per tutti. Un formicaio tutto sommato ordinato e cosmopolita e una sensazione di avvolgente e materno calore. Mamma Roma, insomma.

Abbiamo visto San Pietro di sopra, di dentro e di sotto e si poteva andar via proprio nel momento in cui nella piazza è echeggiato un “kari frateli, kare sorelle”? No, una benedizione dal Papa in persona non si butta via, e quando ti ricapita tra piadine e pedalò?
L’altare della Patria, che in foto e in tv sembra orrendo ma che è invece perfetto in quel contesto, compresi i gladiatori in costume che al tuo passaggio ti salutano con le spade di latta. Poi il Tevere e i ponti, la zona del ghetto, le chiese, il Colosseo e quell’immenso spiazzo che era il Circo Massimo. Una città dove la storia ti insegue in ogni strada. Piazza Venezia e il balcone, i cristiani e i leoni, Via Caetani e la tragedia di Moro, la tomba di Papa Luciani, il corpo piccolo e santo di Papa Giovanni. Perfino la Tosca che si fionda giù dal Castel Sant'Angelo.
Si sa che ognuno interpreta una città secondo il proprio personale immaginario.
L’unica cosa che mi ha deluso, si fa per dire, di Roma nel mio weekend, è stata piazza di Spagna. Nella mia ottusa mente di turista mi aspettavo i fiori rossi e la scalinata vista dall’alto.
Non mi ha meravigliato invece il calore della gente e la pazienza con la quale inesorabilmente si impegna a scardinare la nostra ritrosia di nordisti. Con quella faccia un po' così che abbiamo noi quando vediamo Roma.

Dico infine che la fortuna ci ha baciati con un cielo di un azzurro quasi offensivo ed una temperatura sfacciatamente primaverile. Certo sarà bella la nebbia agli irti colli che piovviginando sale in questa brumosa Padania ma vuoi mettere dormire il 3 di novembre con la finestra aperta?

Grazie Roma per avermi stregata.

mercoledì 22 agosto 2007

Ombrelloni-oni-oni

Un omone dall'accento spiccatamente lombardo e dall'aspetto vagamente imprenditoriale si esercita nella tecnica della dialettica da spiaggia nello stabilimento balneare di un lussuoso albergo sulla Riviera Romagnola. 250 euro al giorno, pensione completa, ambiente distinto, bevande escluse:

"Ha ragione Bossi a volere lo sciopero fiscale. Lo Stato prima mi deve dare, poi mi deve chiedere."

Che sarebbe un po' come pretendere di cagare prima di aver mangiato.

lunedì 13 agosto 2007

La nuvola di Lameduck

Due anni di seguito non può essere un caso. Scegliere come luogo di vacanza la Val di Sole e vederla tramutarsi nella Val di Pioggia quattro giorni su sei, con gli indigeni che cominciano a guardarti male, devo ammetterlo, non è da tutti.
In questi casi di solito, per consolarti, ti dicono: "pensa allora a quelli che erano al mare".
Sinceramente, che piova in montagna o al mare quando sei in vacanza e ti aspetti un po' di bel tempo è una enorme, implacabile e continuata rottura di maroni.

Il tempo si è sistemato verso la fine della settimana ma di passeggiate lunghe non se n'è parlato. Il massimo della trasgressione è stata una mezza giornata su a 1800 su un prato tempestato di bovini che si sono fatti docilmente fotografare. Bello il contatto con la natura e gli animali ma dopo un po', effettivamente, ti senti un pochino imbecille.

Se in montagna non fai passeggiate, che fai? Se sei in appartamento guardi la tv, giochi a carte, oppure esci lo stesso con l'ombrello per dedicarti allo shopping. Dopo aver fatto incetta di grappe e formaggi da portare agli amici e ciondolato negli unici centri commerciali disponibili per trovare i quali sei disposta a fare chilometri, e ti riduci perfino a fare uno squallido giro all'unico LIDL della vallata, non rimane che andare a mangiare.
Qui sono dolori perchè il cibo di montagna è pensato per riempire di calorie organismi stremati dal freddo invernale e anche d'estate in Agosto è difficile scansare l'onnipresente polenta e cervo o i leggerissimi "piatti del boscaiolo", buoni ma terribili. Per la modica spesa di 16 euro ti portano un tagliere di legno che contiene tutte assieme le seguenti sostanze detonanti: crauti, polenta, formaggio di malga fuso, fagioli, wurstel e spezzatino di cervo. Facile immaginare le conseguenze a breve e lungo termine di una simile mistura di potenziali armi chimiche.

Un altro classico delle giornate di pioggia in vacanza è la deriva culturale con l'inevitabile visita al museo. Ci siamo fatti una cinquantina di chilometri per tornanti fino a Bolzano perchè ci è venuto l'uzzolo di andare a vedere Ötzi, l'Uomo di Similaun. Un'ora di fila fuori, per fortuna graziati dal sole appena spuntato dalle nuvole e otto euri di biglietto a cranio per ritrovarsi di fronte ad un enorme frigorifero con oblò dal quale è possibile sbirciare nella penombra, per meno di 15 secondi netti altrimenti quelli dietro ti menano, l'omarello rinsecchito da 5000 anni di mummificazione. Posso dirlo? Una delusione e tre quarti.
Si, bella la ricostruzione del berretto di Ötzi, della giubba di Ötzi, nella scarpa di Ötzi, dell'ascia, della faretra e di tutto l'armamentario che gli hanno trovato attorno sul ghiacciaio. Alla fine con Ötzi di qua e Ötzi di là, le tazze e il calendario con Ötzi e le gambe che ti fanno male per essere stata un'ora in piedi ne hai una borsa così.

Sono già tornata al duro lavoro ma non mi lamento. Forse, se la nuvola anomala di Lameduck si distrae e ritorna a seguire Fantozzi come da tradizione, il giorno di Ferragosto per me ci sarà il barbecue in campagna via dalla pazza folla e domenica me la passerò al mare a sbafo da una zia ricca che staziona in un hotel da 200 euro al dì. Hasta l'aragosta siempre!


Altro pezzo anni '60 in omaggio, che i cinefili tarantiniani riconosceranno subito. Non c'entra un piffero nè con la montagna nè con le mummie ma ve lo propongo lo stesso perchè mi piace e poi mi fa impazzire l'uomo in primo piano che non sa dove tenere le mani. Provate voi ad avere una biondona che vi shakera il sederone a pochi centimetri dalle parti intime e a tenere i tentacoli a posto. Ma li avrà ascoltati poi Dick Dale & The Del-Tones?

lunedì 23 aprile 2007

Il riposo della papera guerriera

Per qualche giorno il mio orizzonte degli eventi sarà questo: pascoli, muccone, sole (spero), natura, tranquillità e qualche buon pranzetto con specialità locali.
Dopo mesi di indefesso lavoro da domani mi prendo un pò di meritato riposo in montagna. Una vacanza anche dello spirito, alla ricerca di quella serenità che ultimamente cerco disperatamente nelle cose che rendono comunque bella la vita.

Non abbandonate questo blog, per favore, fategli un pò di compagnia se no non mangia. Commentate, anche solo con un saluto perchè ci tiene molto ed è permaloso. Non voglio tornare e trovarlo con il muso lungo perchè ha avuto solo cinque commenti in cinque giorni.

Vi lascio tutti i post che non avete ancora letto e uno nuovo su una ricorrenza alla quale tengo molto.
Buona settimana, Buon 25 Aprile di Liberazione e a risentirci presto.

P.S. E' tornato. Qualcuno per favore gli suggerisca un argomento nuovo, perchè ormai la Maria Maddalena che prende il low-cost e atterra a Parigi con i pargoletti non se la beve più nessuno.

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