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lunedì 5 agosto 2013

Scene di caccia al falso in Bassa Riviera


In queste domeniche d'estate mi capita di andare al mare usufruendo di un comodo servizio pullman che, partendo dalla mia città,  mi scarica a pochi passi dallo stabilimento balneare a Milano Marittima. Un servizio che è utilizzato prevalentemente da decine di africani impiegati nel settore commercio abusivo di falsi griffati. 
Non pensate siano dei poveri disgraziati. Generalmente vestiti bene, puliti, ("tirati a cazzuola", come si dice dalle mie parti), donne truccate e ingioiellate e tutti muniti di telefonino, con il quale, in meno di un nanosecondo, si comunicano l'un l'altro la presenza del controllore o della Finanza nei paraggi grazie, evidentemente, a basisti sul territorio.
Perché di solito, su venti, solo due timbrano il biglietto, tre dicono di avere l'abbonamento e gli altri semplicemente montano su con borse enormi o sacchi di plastica pieni di roba senza dire beo. Però, se sul pullman sale il controllore, alla fermata successiva, quando ne salgono degli altri, hanno tutti il biglietto in mano. Questa, a casa mia, è organizzazione.

Ieri ho assistito a questa gustosa scenetta. Dopo che i fratelli erano saliti tutti è arrivato un enorme fagottone portato da una donna che, con fare molto energico e in perfetto italiano, ha intimato all'autista di aprire il portabagagli perché lei non ce la faceva a farlo salire a bordo, il fagottone.
Alla richiesta il conducente, un ragazzo dall'accento partenopeo, ha risposto che, visto il genere di mercanzia, lui non era tenuto ad aprire alcun bagagliaio. La volitiva africana ha insistito ancora un po', ne è nato un breve battibecco che è finito da un lato in senegalese stretto e dall'altro in kitemmuort e alla fine il bagagliaio è rimasto chiuso e la tipa si è adattata a trascinarsi il fagottone appresso.

Una volta partiti si è creato un legame, come quelli che si stabiliscono tra compagni di stanza in ospedale, tra gli unici bianchi a bordo: io, il conducente e una ragazza moldava.
L'autista ci spiegava che, in caso di controllo della Finanza, era lui, come responsabile delle persone e degli oggetti trasportati, a potersi beccare paradossalmente il verbale e la multa e non i passeggeri trasportanti la merce illecita.
Al che gli ho raccontato l'episodio accaduto due settimane prima, sempre sullo stesso pullman.
Stessa configurazione di base: 3-4 bianchi, una ventina di neri. All'arrivo a Milano Marittima, dietro una curva troviamo la Finanza che ci ferma. Gli agenti salgono a bordo e iniziano a perquisire i bagagli dei fratelli. Qualcuno tenta di scappare ma viene fermato con il classico "non sgamare, vieni qua ragazzo". Ascolto questo dialogo provenire da fondo pullman:

Finanziere - "E queste borse di Dolce&Gabbana di chi sono?"
Passeggeri - (muti)
Finanziere - "Allora, ripeto la domanda, di chi è questa valigia con le borse?"
Passeggeri - "Mah, non lo sappiamo, non è di nessuno". (Sembra "Chi è che ti ha accecato, fratello ciclope?" "Nessuno è stato, nessuno!")
Finanziere - "Ah, vabbé".

La yellow flame sequestra come proforma un borsone con dentro quattro cazzabubbole, saluta i pochi bianchi a bordo, scende, raggiunge i colleghi e se ne va. Nessun verbale, nessuna contravvenzione. Sipario, fine del primo atto.


Quando arrivi sulla spiaggia la commedia prosegue. Loro, gli africani, ci provano a stendere la merce in prima fila lungo il mare (lo so che devo trattenermi dall'utilizzare il termine fascista "bagnasciuga"): borse origginali perfettamente imitate soprattutto di Prada e Louis Vuitton, orologi-patacca, portafogli griffati. 
Dopo un po', rifacendo la passeggiata in riva al mare al contrario, noti che le bancarelle sono sparite perché nel frattempo sono arrivati i quad con i vigili biancovestiti che le hanno fatte sbaraccare. I fratelli sono acquattati dietro ai gabbiotti dei bagnini e la merce è misteriosamente sparita. Non si sa bene se perché sequestrata dalla Polizia o semplicemente fatta sparire con un incanto patronus dai venditori.
Pare abbiano nascondigli un po' ovunque. Mi dicevano che l'anno scorso le autorità avevano trovato un vero e proprio deposito sepolto sotto la sabbia in una di quelle colonie fatiscenti abbandonate che ancora si affacciano sulla spiaggia. Il telefonino è fondamentale. Un passaparola, un sms, loro scappano nelle retrovie e la merce sparisce.
Andati via i vigili, a volte ritornano (i mercanti), ristendono le lenzuolate di Vuitton e il gioco ricomincia fino a sera.

Mi chiedevo, durante un soggiorno marino a Cesenatico in giugno, come mai lì le bancarelle non vi fossero e gli unici abusivi fossero alcuni sparuti cingalesi che giravano tra gli ombrelloni con le loro collanine. Escludendo l'ipotesi squadroni della morte, come pure quella di una straordinaria efficienza dell'opera di contenimento e repressione del reato, rimane la spiegazione economica. E cioè che a Cesenatico non vi sia un frullo tale di MILF danarose disposte a spendere 90 euro per il Prada-tarocco come a Milano Marittima. Per cui Cesenatico è una piazza sulla quale non conviene investire e amen. 
La percezione della presenza del ricco sulla spiaggia ancora tra le più sciccose della Romagna si nota anche dalla sharmelsheikizzazione del territorio. In spiaggia il bianco è continuamente tempestato di richieste perché percepito dal popolo dei mercanti della globalizzazione multicolor come soggetto danaroso da spremere che non aspetta altro che di comperare compulsivamente collanine, braccialettini, cover per i-Phone, gabbiette con finti uccelli gracchianti, aquiloni, radioline moleste, infila-ago (con relativa imposizione di dimostrazione pratica) e naturalmente firme taroccate. Che non vede l'ora di farsi cinque o sei massaggi al giorno, tatuaggi temporanei e treccine rasta.

Come ci ha spiegato Saviano, il mercato dei falsi  è fatto di falsi per modo di dire. Una parte del compenso che va dalle griffes committenti alle organizzazioni criminali che controllano la manifattura a basso costo degli oggetti rivenduti poi a peso d'oro, consiste nel poter produrre una quantità di "falsi" con gli stessi materiali con i quali vengono prodotti gli originali. Da smerciarsi poi nei canali ritenuti più opportuni.
Ecco perché la falsa borsa costa non meno di 70-80 euro, a volte il doppio di quanto paghi l'originale nel circuito outlet e questa è la riprova che si tratta di mercato gestito dalla criminalità organizzata, che utilizza come veicoli "poveri extracomunitari" che, secondo il buonismo piagnone del meraviglioso mondo piddino, si "guadambano solo la ggiornata" e invece sono parte integrante di un sistema florido e ben organizzato di commercio illecito. Capace di tirar fuori una certa spavalderia e strafottenza al momento opportuno. Che agisce praticamente indisturbato sul territorio. Perché sicuramente nessuno ha mai chiesto al senegal chi è il capo che gli fornisce la roba e lo è andato a prendere di conseguenza. E io, come cittadina, mi sento un po' presa  per il culo, dico la verità

Addendum. Per non aver fatto una ricevuta di otto euro, una volta e quella volta sola, ho beccato il verbale della GdF e l'azienda ha ricevuto una multa successiva di seicento euro. Ad un bar della mia città è stato contestato che il numero di cioccolatini serviti per cortesia, secondo il principio 1:1 con il caffé, fosse inferiore al numero di caffé venduti. Ergo evasione fiscale, verbale e multa salatissima. 
Ieri maxicontrollo nei luoghi di vacanza vip per la serie: "colpire un orefice per educarne cento". Per carità, l'evasione esiste e va repressa ma, secondo me, guardando il quadro generale dell'illecito in commercio in Italia dalla giusta distanza e con la dovuta obiettività, non ci siamo proprio.


lunedì 15 agosto 2011

Ponti d'oro

 "24. A decorrere dall'anno  2012  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio  dei  Ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell'anno precedente,  sono stabilite  annualmente  le  date  in  cui  ricorrono  le   festivita' introdotte con legge dello Stato non conseguente ad  accordi  con  la Santa Sede, nonche' le celebrazioni nazionali  e  le  festivita'  dei Santi Patroni in modo tale che, sulla base della piu' diffusa  prassi europea, le stesse cadano il venerdi' precedente  ovvero  il  lunedi' seguente  la  prima   domenica   immediatamente   successiva   ovvero coincidano con tale domenica." (DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011, n. 138  Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per  lo sviluppo. (11G0185))
Sulla Riviera Romagnola sono tutti incazzati come pantere tenute a digiuno una settimana a causa della ventilata ipotesi di eliminare i ponti primaverili di aprile-maggio-giugno. 
Ieri, mentre addentavo una piadina nella pausa pranzo al mare, leggevo "il Resto del Carlino", giornale notoriamente nanofilo hasta la muerte e i toni di articolisti ed intervistati contro il provvedimento erano molto duri. Da amante tradita che giura di vendicarsi e darla al primo che incontrerà.
Si può ben capire la preoccupazione di un settore che da cent'anni campa di sole, mare e turisti in ogni bella giornata disponibile sul calendario. 
Se il tempo è clemente, quei ponti storicamente portano turisti in avanscoperta per la stagione estiva vera e propria. Se la stagione è particolarmente propizia si riesce a godersi un anticipo di spiaggia. Ne godono stabilimenti balneari, alberghi, negozi, bar, discoteche, insomma tutto l'indotto turistico che, dalle nostre parti, fattura sicuramente più delle automobiline di Marpionne. 

I ponti festivi, quindi, quei due-tre giorni di prevacanza, al di là della visione che può averne un complessato come Brunetta, ovvero come l'occasione per milioni di fannulloni normodotati di non lavorare, perché no riposarsi ed andare pure a divertirsi, sono un valore aggiunto per l'economia del paese. Difficile per altro che un'avventizia come la ministra taccododici e chioma antinebbia possa fare qualcosa, come invocavano ingenui negli articoli del "Carlino" gli albergatori e i bagnini che magari hanno pure votato Silvio e che, in poco tempo, si sono visti imbrogliare prima con la liberalizzazione del demanio e poi con la mazzata dei ponti fatti saltare dal genio pontieri che ha partorito questa pensata.

Come si evince comunque dal testo del Decreto Legge, forse non tutto è perduto. Andandolo a leggere con la difficoltà che prevedono le supercazzole prematurate con scappellamento di concordato come fosse di lunedì anzi in due o tre come fosse antani di primo maggio, il testo sembra prevedere almeno tre possibilità di spostamento delle feste del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, da decidersi anno per anno. Si sono lasciati, come si dice, una porta aperta, anzi tre.
Il giorno festivo potrà essere fissato di venerdì o lunedì - e quindi il ponte rimane invariato, visto che il sabato generalmente non si lavora; ponte di domenica - ponte saltato del tutto, con eliminazione anche, penso, del pagamento della festività in busta paga.

Uno potrebbe chiedersi che senso abbia una tale variabilità di ipotesi, visto che i ponti se sono veramente dannosi per la produttività, dovevano essere tolti e basta.
Dovete capire la loro mentalità di levantini brianzoli. Stanno tastando il terreno. Se il "Carlino" continuerà a piangere sulle piadine invendute e gli ombrelloni chiusi, il governaccio sceglierà una delle due ipotesi che lasciano tutto come prima: festa di venerdì o di lunedì. Così Silvio dirà che è intervenuto personalmente per ascoltare le richieste degli operatori del settore e  farà come al solito la parte del salvatore della patria. Anzi il salvatore del bagnino di salvataggio. Una figura inedita persino nel paese del tutto possibile.

Due parole sono da dire anche, inevitabilmente, sulla scelta del governo piduista di toccare le uniche tre festività nazionali laiche e, cosa per loro insopportabile, antifasciste e non quelle religiose.
Qui non attendiamoci ripensamenti. Accettiamo il fatto che saremo l'unico paese che non festeggia degnamente ed ufficialmente le origini della sua democrazia. Vi immaginate un popolo francese privato del 14 luglio e quello americano del 4 luglio? Tornerebbero le ghigliottine in Place de la Concorde e le milizie del Montana assalterebbero la Casa Bianca con gli M-16 Viper. Da noi invece si può. 
Tranquilli, almeno il Ferragosto non ce lo toccano. Ci protegge la Madonna Assunta. Se non precarizzeranno o licenzieranno anche lei.

Buone Feriae Augustae!

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto

La vignetta è nata ieri ed ha portato bene, visto che oggi sulla Romagna splende il sole. Occorreva crederci proprio, con l'acqua a secchiate che è venuta giù tutto il pomeriggio e il cielo che offriva un preassaggio di tutte le delicatessen ottobrine, inclusa la malinconia. Le previsioni locali annunciavano il ritorno del bel tempo per Ferragosto ma ho sentito qualcuno, di fronte al cielo plumbeo, insinuare che fosse una manovra occulta degli albergatori della Riviera, in grado perfino di comperare e taroccare i bollettini meteo per accaparrarsi i turisti.
Tutto è bene ciò che finisce bene. Chi può oggi vada al mare e si goda la splendida giornata di sole sulla spiaggia.

A proposito, era da parecchio tempo che d'estate non frequentavo il mare romagnolo e quest'anno che ho potuto trascorrervi qualche domenica in qua e in là, non ho potuto fare a meno di notare come gli anni passino inesorabilmente ma alcune cose rimangano immutabili nei secoli.
Per esempio i negozi con le cianfrusaglie da spiaggia, ovvero il regno della gomma: materassini, salvagente, le bisce finte, le ciabatte. E poi le confezioni con paletta e secchiello, il retino per acchiappare non si sa cosa, i solari e doposole, le cartoline, i costumi e copricostumi. L'unica differenza con il passato è che i negozi sono ormai tutti gestiti da asiatici.
Mi sono resa conto che molte delle cose che osservavo quarant'anni fa quando frequentavo la spiaggia di Cesenatico sono ancora lì, intatte, perfettamente conservate. Cose che noti appena arrivi, come i risciò famigliari e l'odore di pizza fritta o quando fai la passeggiata regolamentare sul bagnasciuga. Almeno un paio di chilometri al giorno con l'unico dilemma: "Vado verso l'Agip o dall'altra parte?"

E' incredibile ma resistono all'usura dei secoli secchiello, paletta e formine. Sono proprio quelle di una volta. I terrificanti bambini tecnologici di oggi, incredibile, ci giocano ancora. Almeno fino a quando non imparano la parola Nintendo. Il trastullo con paletta e secchiello degli impuberi avviene di norma in riva al mare. Se c'è qualche adulto a supervisionare, di solito i babbi, si può osservarne la regressione improvvisa e spontanea all'infanzia e allora si apre il cantiere e si costruisce il castello di sabbia. Lo costruisce il babbo, l'unico che si diverte, mentre il bimbo di solito preferisce la demolizione a colpi di paletta dei manufatti appena eretti.
Parlando ancora di bambini, se cammini sul bagnasciuga non puoi farti mancare: il treenne scarso che, provenendo dall'ombrellone ti taglia la strada all'improvviso, direzione mare, come un capriolo sulla Statale Alemagna, incurante del rischio di franarti addosso. Noi psicologi lo chiamiamo egocentrismo infantile. Per il ninno non c'è altri al mondo che lui, sei tu che devi scansarti, fate largo che arriva.

Sulla spiaggia ci sono ancora: i juke-box, le docce calde e fredde, il coccobello & frutta fresca venduto sdraio a sdraio da ragazzotti che parlano un dialetto campano ancora più stretto di quello di Gomorra. Manca forse l'arzdora biancovestita con la cassetta degli spiedini di frutta caramellata e i bomboloni caldi. Io a Cesenatico non l'ho vista ma se qualcuno l'ha avvistata mi farebbe piacere sapere che c'è.
E poi gli aeroplanetti con la pubblicità attaccata alla coda, il gioco del tamburello, la pallavolo nella gabbia di rete, la radiospiaggia, la motonave che parte per la meravigliosa gita al largo delle piattaforme petrolifere oppure vi porta giù a Rimini a vedere lo spettacolo dei delfini, al ritorno pesce e vino per tutti.
Per fortuna pare siano state debellate definitivamente le famigerate clic-clac che ci torturarono un'estate intera negli anni settanta.

Forse, a pensarci bene, qualcosa del passato è scomparso dalla spiaggia romagnola. I vucumprà, ad esempio. Non c'è più una bancarella in spiaggia. Eliminati con le buone o con le cattive, non si sa. Spariti anche i massaggiatori abusivi, i lettori di mano, i senegalesi con la cassetta con le collanine e i marocchini con gli 'sciugamà . I tedeschi. Io non ne ho visto mezzo, nemmeno la scorsa domenica d'agosto.
Scomparsi anche i mitici bagnini. Si, ci sono ancora ma non sono più, mi dispiace, quelle apparizioni mariane di muscoli e testosterone che erano una volta e che soprattutto si davano un gran daffare con le turiste. Tutte, come Don Giovanni, pur che portino la gonnella. Ora mi sa che si smuovono solo, come minimo, per una supertop. Diventati anche loro esigenti di palato.

Tra le novità, poche per la verità, della vita di spiaggia, rispetto al passato, una che osserva i bagnanti si domanda: "Perchè io non ho un tatuaggio?" Ormai in spiaggia non si legge più, si guardano le figure.
C'è il fitness sul bagnasciuga e a volte l'aquagym. Ecco, a proposito ancora di maschi, scusate se insisto. Non sperate neanche lì di trovare il fustacchione. Ho visto istruttori decisamente fuori forma saltellare al ritmo di Lady Gaga in evidente debito di ossigeno e con maniglie dell'amore ondeggianti tipo tricheco. Cari Enti del Turismo, no, così non va. Si prega di rimediare per l'anno prossimo. Mica un supertopo, ma un caro vecchio manzo nostrano con tutti gli argomenti al posto giusto, non ci farebbe schifo.


lunedì 25 maggio 2009

Il Resto del Furbino

Sabato pomeriggio, mentre trovavo ristoro dal sole africano in una gelateria dotata di condizionatore a temperatura da pack antartico, ho dato una scorsa al più venduto giornale locale e mi sono soffermata a leggere un articolo che parlava di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima, caduto sotto la lente d'ingrandimento del Fisco per sospetta evasione di 6 milioni di euro.

Fermo restando che tutti sono innocenti fino a prova contraria e fino alla conclusione dell'accertamento, sono rimasta perplessa dal tono dell'articolo, totalmente appecorinato in difesa dei presunti evasori.
Un'arringa in Ghedini mode, stile: "mavalaaaa, ma andiamoooo", come fosse stata scritta direttamente dall'avvocato degli inquisiti. Tutto un "ma quanto sono cattivi gli inquirenti", "gli hanno perfino clonato l'hard disk del computer di casa", "erano bottiglie di vinaccio da supermercato, non di pregiato champagne".

Quando il Fisco si domanda: "Ma questi hanno comperato mille casse di gassosa e non ne hanno più in magazzino, l'avranno venduta, dove sono gli scontrini?", la Gazzetta del Furbetto si straccia le vesti per conto terzi e attacca la tirata contro lo Stato che vuole sono rovinare gli onesti imprenditori, assieme ai giudici rossi, i finanzieri gialli d'invidia e i clienti che sicuramente hanno fatto la spia e non sono figli di Maria. E conclude suggerendo: " Perchè pensar male? E' evidente che 10.000 euro di cocacola se la sono bevuta loro perchè avevano caldo".

Bravo, chi ha scritto il peana in difesa (perchè alla fine l'impressione è quella) dei frodatori di clienti e Fisco, non solo non si sente un po' frodato anche lui visto che, se loro non pagano, a lui come stipendiato tocca comunque, ma probabilmente non si è mai avvicinato al bancone di uno di quegli stabilimenti rivierasco-romagnoli sempre più in stile Billionaire. Quelli che ti fanno pagare tre euro una minerale in bottiglietta da mezzo litro, non ti fanno lo scontrino perchè adesso c'è troppa gente e se provi a farti un cocktail ti ci vuole poi un finanziamento della Comunità Europea.

Davvero, da un anno all'altro scopri che quello che una volta si chiamava "Bagno Marisa" ora si chiama molto più finemente "Mururoa Island", che ha comperato anche gli stabilimenti accanto e che le piscine sono diventate due e mezza (la mezza per i nani e i bambini.)
C'è la palestra con il personal trainer anche personal fucker se càpita (quelli che una volta erano i gloriosi bagnini), l'insalatona in coppetta da macedonia a 10 euro (senza scontrino se non insisti e li minacci con un M16 Viper sotto il mento) e l'euro tondo per la doccia calda; 10 secondi netti e poi fiotto gelido stile carcere turco.
Che non è più il "Bagno Marisa" con le bocce, il jukebox e le cabine con la serratura che non si chiude lo capisci non solo dall'offerta di divertimento da spiaggia ma dall'impressionante assembramento di figa del genere: "la dò ma solo a penemuniti da un certo reddito in su, astenersi cassintegrati perditempo".

Sempre il famigerato Fisco si chiede: "Ma tutti questi soldi come li ha fatti il Bagno Marisa?" E ti parte l'accertamento che si fonda su calcoli molto semplici. Pagare gassosa, vedere scontrino.
Scusate se quando si parla di tasse sembro fissata con l'America e lo Zio Sam ma a me parrebbe quanto meno bizzarro che, per tornare ai giornali che combattono la legalità, il New York Post, per esempio, si lanciasse in una appassionata filippica contro la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate (ben più temibile delle Fiamme Gialle, mi dicono), gli inquirenti, i giudici e in generale chi tenta di far rispettare l'eguaglianza di tutti di fronte ai doveri di cittadino.
Da noi invece è normale. Del resto abbiamo un Piccolo Papi che una volta disse che "evadere humanum est". Un po' si, ma sei milioni di euro a me pare tanto.

sabato 14 giugno 2008

E venne l'estate

Immagini di altri tempi? A leggere le previsioni meteorologiche e relative temperature per il fine settimana del nostro mare romagnolo c'è da stropicciarsi forte gli occhi e chiedersi che brutto acido ci abbiano versato nel caffè. Milano Marittima: pioggia fino a martedì. Temperature tra 10° e 22° per domani.
Ah, faccio notare che teoricamente il 16 di giugno sarebbe appunto domenica da mare, con bagni, alberghi e affini pronti a ricevere orde di umani in costume.
Invece non avete idea del senso di straniamento che questo tempo di emme sta dando a noi romagnoli dell'entroterra. "Vai al mare, domani?" è una domanda da non rivolgere in questi giorni a chi è più alto e grosso di voi. Ed è inutile citare l'antico detto cinese: "C'è una cosa peggiore del trascorrere un giorno di maltempo d'estate al mare: trascorrerlo in montagna".

Se continua così non vorrei che si ripetessero da noi le scene dell'ultimo film di Shyamalan. Il mistero delle corpulente turiste spiaggiate. Pedalò che si lanciano a tutta velocità l'uno contro l'altro. Turisti tedeschi che si lanciano dai tetti delle cabine e bagnini che si fanno seppellire vivi nella sabbia.

Oltre al danno per l'economia, se nel weekend d'estate non vai al mare, che cazzo fai la domenica? Meno male che ci sono gli Europei. Grazie no, ricorda troppo un'estate di tanti anni fa quando nella stessa sera Baggio sbagliò il rigore che valeva un Mondiale e io mi presi la salmonella.
Il cinema, appunto, ma è comunque un andare contronatura. I Gran Premi? Meglio la doppia canalizzazione di un molare.

Se il 15 di giugno in Romagna non puoi andare al mare perchè diluvia puoi solo metterti ad ammazzare parole transgeniche.
Mi spiego. Ci sono parole che una volta avevano un significato preciso ed erano usate solo in certi ambiti ma da un certo giorno in poi te le sei ritrovate inflazionate in ogni tipo di discorso. Diventate di facili costumi, si infilano nelle bocche di tutti, specie di coloro che credono che usando termini difficili riusciranno a fregarti meglio. I TG e i giornali ne vanno pazzi.
Non se ne può più, io quando le sento metterei mano alla 44 magnum.
Ne ho individuate quattro, le mie più odiate in assoluto, che strapperò una ad una dallo Zingarelli e farò sparire silenziosamente in giardino tre metri sotto un ciliegio, affinchè non si sentano più nominare:

GOVERNANCE
SISTEMA PAESE
FILIERA
BENCHMARKING

Non ditemi che non siete stufi anche voi di sentirle ogni momento. Magari ne avete altre in mente.
Per consolarci da questa estate inglese che ci fotte i weekend, vi offro, come momento musicale, una chicca assoluta di Elio e le Storie Tese, con Mondo Marcio e, pirsonalmente di pirsona, il grande Stefano Bollani.



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lunedì 13 agosto 2007

La nuvola di Lameduck

Due anni di seguito non può essere un caso. Scegliere come luogo di vacanza la Val di Sole e vederla tramutarsi nella Val di Pioggia quattro giorni su sei, con gli indigeni che cominciano a guardarti male, devo ammetterlo, non è da tutti.
In questi casi di solito, per consolarti, ti dicono: "pensa allora a quelli che erano al mare".
Sinceramente, che piova in montagna o al mare quando sei in vacanza e ti aspetti un po' di bel tempo è una enorme, implacabile e continuata rottura di maroni.

Il tempo si è sistemato verso la fine della settimana ma di passeggiate lunghe non se n'è parlato. Il massimo della trasgressione è stata una mezza giornata su a 1800 su un prato tempestato di bovini che si sono fatti docilmente fotografare. Bello il contatto con la natura e gli animali ma dopo un po', effettivamente, ti senti un pochino imbecille.

Se in montagna non fai passeggiate, che fai? Se sei in appartamento guardi la tv, giochi a carte, oppure esci lo stesso con l'ombrello per dedicarti allo shopping. Dopo aver fatto incetta di grappe e formaggi da portare agli amici e ciondolato negli unici centri commerciali disponibili per trovare i quali sei disposta a fare chilometri, e ti riduci perfino a fare uno squallido giro all'unico LIDL della vallata, non rimane che andare a mangiare.
Qui sono dolori perchè il cibo di montagna è pensato per riempire di calorie organismi stremati dal freddo invernale e anche d'estate in Agosto è difficile scansare l'onnipresente polenta e cervo o i leggerissimi "piatti del boscaiolo", buoni ma terribili. Per la modica spesa di 16 euro ti portano un tagliere di legno che contiene tutte assieme le seguenti sostanze detonanti: crauti, polenta, formaggio di malga fuso, fagioli, wurstel e spezzatino di cervo. Facile immaginare le conseguenze a breve e lungo termine di una simile mistura di potenziali armi chimiche.

Un altro classico delle giornate di pioggia in vacanza è la deriva culturale con l'inevitabile visita al museo. Ci siamo fatti una cinquantina di chilometri per tornanti fino a Bolzano perchè ci è venuto l'uzzolo di andare a vedere Ötzi, l'Uomo di Similaun. Un'ora di fila fuori, per fortuna graziati dal sole appena spuntato dalle nuvole e otto euri di biglietto a cranio per ritrovarsi di fronte ad un enorme frigorifero con oblò dal quale è possibile sbirciare nella penombra, per meno di 15 secondi netti altrimenti quelli dietro ti menano, l'omarello rinsecchito da 5000 anni di mummificazione. Posso dirlo? Una delusione e tre quarti.
Si, bella la ricostruzione del berretto di Ötzi, della giubba di Ötzi, nella scarpa di Ötzi, dell'ascia, della faretra e di tutto l'armamentario che gli hanno trovato attorno sul ghiacciaio. Alla fine con Ötzi di qua e Ötzi di là, le tazze e il calendario con Ötzi e le gambe che ti fanno male per essere stata un'ora in piedi ne hai una borsa così.

Sono già tornata al duro lavoro ma non mi lamento. Forse, se la nuvola anomala di Lameduck si distrae e ritorna a seguire Fantozzi come da tradizione, il giorno di Ferragosto per me ci sarà il barbecue in campagna via dalla pazza folla e domenica me la passerò al mare a sbafo da una zia ricca che staziona in un hotel da 200 euro al dì. Hasta l'aragosta siempre!


Altro pezzo anni '60 in omaggio, che i cinefili tarantiniani riconosceranno subito. Non c'entra un piffero nè con la montagna nè con le mummie ma ve lo propongo lo stesso perchè mi piace e poi mi fa impazzire l'uomo in primo piano che non sa dove tenere le mani. Provate voi ad avere una biondona che vi shakera il sederone a pochi centimetri dalle parti intime e a tenere i tentacoli a posto. Ma li avrà ascoltati poi Dick Dale & The Del-Tones?

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