E' vero, qualche solerte Pico della Mirandola me lo ha già rinfacciato, dopo che su Twitter avevo fatto qualche battuta sull' addavenì er forcone. Nel gennaio 2012, in occasione delle proteste del movimento denominato "dei forconi" dissi, in un post perfettamente piddino, che non mi convincevano, che erano più o meno fascisti, che vedevo il parallelo con i blocchi degli autotrasportatori cileni durante il governo Allende, eccetera. Le stesse cose che scrivono oggi i piddini sulle loro bacheche di Facebook.
E' anche vero, però, che allora, dopo l'allontanamento di Berlusconi che ci parve così liberatorio, pensammo pure che una personcina ammodo come Monti avrebbe messo le cose a posto. Per dire, caro Pico, che la cantonata va molto di moda da un paio d'anni a questa parte e qui, a quanto pare, cominciamo a perderne il conto. Almeno io.
Se tocca continuamente smentirci, rivedere il film all'indietro e vergognarci pure di ciò che avevamo pensato e scritto prima - vedi abbagli vari sui tecnici e sulla sinistrachepensasemprealbenedelproletario - non è questione di incoerenza ma di superamento di pregressa ignoranza. E' anche, lasciatemelo dire, il diritto sacrosanto di cambiare idea, ché la coerenza ad ogni costo e nonostante tutto non è sempre una cosa auspicabile, oltre che riservata agli angoli di tipo ottuso.
L'ignoranza di cui parlo riguardava chi stesse veramente mettendo in pericolo questo paese. Io ed altri, in perfetta buona fede e discreta coglionaggine, nonché assoluta ignoranza della "questione europea", pensavamo fosse lo spread, il baratro, i fascisti con i forconi e invece erano i miti piddini con il ramoscello d'ulivo, 'a sinistra, la mamma Europa, i numerosi padri della Repubblica e i cosiddetti custodi della Costituzione. Guarda un po' te, alle volte!
Ora che i forconi sono ritornati - e può darsi che ci sia una mano nera che li regge e una certa dose di strumentalizzazione della protesta da parte di entità non chiaramente identificabili, come sempre accade - le cose sono molto cambiate, anche se i piddini hanno già rimesso su il disco attentofasciochenuncemettognente. Voglio dire che reagire con il solito schema "non sono dei nostri quindi so' fascisti", non funziona più e nemmeno tutto l'armamentario dell'antisemitismo, della minaccia mafiosa ecc.
Questo del "9 dicembre" è solo l'ultima incarnazione di una protesta generalizzata che ormai viaggia lungo tutta la penisola, non più solamente in Sicilia, e che comprende ovviamente il Movimento 5 Stelle che opera, dentro (con i parlamentari) e fuori (con Grillo) le istituzioni. Comprende pure tanta gente che non è in alcun modo organizzata. Non ho sentito ancora alcun piddino chiedersi come mai la gente protesta e come mai si sta lasciando la protesta in mano solo alla destra.
La contestazione non è in carico ai soliti operai e studenti ma comprende categorie che tempo fa non si sarebbero mai sognate di scendere per strada a protestare ma che ora non possono fare altro. I borghesi, piccoli e medi: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Categorie che, se mai si sono riconosciute in partiti progressisti, sono in ogni caso stati persi dalla parte politica una volta chiamata sinistra da un pezzo.
La stessa sinistra che sta patendo molto il fatto che dei cittadini occupino le piazze e le strade senza il suo permesso. La sinistra che appena vede una bandiera italiana in un corteo, senza che abbia appena giocato la nazionale di calcio, pensa subito al fascista, perché ragiona ancora come a Valle Giulia e ha il cervello impostato su quella immensa stronzata che si è rivelato l'internazionalismo.
Lo giuro, ho visto con questi miei occhi al TG La7 l'intervistatore chiedere ad un manifestante recante il tricolore: "Ma lei si sente rappresentato da questa bandiera!??" come se il tricolore non fosse la bandiera di tutti gli italiani ma un simbolo di partito e per giunta reazionario. Questa cosa mi ha scioccata, come il commento di chi, come Gad Lerner, vede il risorgere del "pericolo del nazionalismo" dietro alla legittima reazione di un popolo che rischia di venire disintegrato e sta giustamente difendendo i suoi beni e la sua dignità.
Mettiamo allora qualche puntino sulle i a scanso di equivoci.
C'è un modello economico, quello neoliberista, che ha palesemente fallito alla prova del nove dell'ennesima crisi finanziaria. Ha fallito perché è un modello asimmetrico, che penalizza la maggioranza a favore di un'infima minoranza.
C'è una classe politica che, pur definendosi progressista, ha sposato acriticamente l'ideologia liberista incarnata nel progetto ultrareazionario e neomercantilista che è l'Unione Europea con il suo cavallo di Troia, l'euro, e lo sta difendendo a tutti i costi, evidentemente perché da esso e dalla sua riuscita dipende la sua sopravvivenza.
Questo progetto prevede la messa in liquidazione dell'Italia con tutti i suoi beni, la sua pastoralizzazione (quasi la nemesi del Piano Morgenthau che gli USA avrebbero voluto per la Germania del dopoguerra) e la nostra classe politica lo sta applicando diligentemente, punto per punto, mediante un governo fantoccio sull'orlo dell'illegittimità. Con un sovrano intento a distruggere ogni residuo di sovranità. Con il partito egemone di questa cricca collaborazionista, il PD, che si è ormai spostato su una realtà parallela e completamente disconnessa da quella dove vivono i cittadini comuni: un Petit Trianon dove si fa bisboccia, si fanno discorsi cretini, si gioca con le caprette e alle primarie mentre là fuori la gente agita i forconi e chiede pane.
E' un quadro rivoluzionario in perfetto stile settecento ma i piddini non lo capiscono perché sono totalmente accecati da un potere che evidentemente non sanno gestire. Reagiscono scompostamente, approvano leggiucchie ridicole, provvedimenti farsa, promettono irreali pugni sul tavolo dei loro padroni, scatenano i loro penosi scribacchini in difesa dell'indifendibile.
In realtà non sanno più che fare, perché il 1° gennaio gli va in vigore il Fiscal Compact e dovranno cominciare a ballare sul serio.
Chi protesta invece, e i forconi sono solo una minima parte di essi, comincia a capire benissimo quale sia il problema. Perdere il lavoro, il benessere acquisito, i diritti, la tranquillità del futuro per piombare nell'incertezza e nella disperazione - e tutto per colpa di un'utopia e di una moneta unica del cazzo - possono gettare nella depressione o provocare una reazione di difesa aggressiva. In ogni caso quando è in gioco la sopravvivenza il problema è molto semplice, lo capiscono tutti, al di là del ceto di appartenenza e della fede politica.
Se al fatto che siamo sotto attacco e dobbiamo difenderci e difendere le nostre cose ci sta arrivando prima la destra, non è un problema nostro ma di chi sta a trastullarsi il pisellino invece di crescere e ammettere la sconfitta. Pazienza, ci prenderemo dei fascisti ma loro dovranno fuggire in elicottero.
Ora che i forconi sono ritornati - e può darsi che ci sia una mano nera che li regge e una certa dose di strumentalizzazione della protesta da parte di entità non chiaramente identificabili, come sempre accade - le cose sono molto cambiate, anche se i piddini hanno già rimesso su il disco attentofasciochenuncemettognente. Voglio dire che reagire con il solito schema "non sono dei nostri quindi so' fascisti", non funziona più e nemmeno tutto l'armamentario dell'antisemitismo, della minaccia mafiosa ecc.
Questo del "9 dicembre" è solo l'ultima incarnazione di una protesta generalizzata che ormai viaggia lungo tutta la penisola, non più solamente in Sicilia, e che comprende ovviamente il Movimento 5 Stelle che opera, dentro (con i parlamentari) e fuori (con Grillo) le istituzioni. Comprende pure tanta gente che non è in alcun modo organizzata. Non ho sentito ancora alcun piddino chiedersi come mai la gente protesta e come mai si sta lasciando la protesta in mano solo alla destra.
La contestazione non è in carico ai soliti operai e studenti ma comprende categorie che tempo fa non si sarebbero mai sognate di scendere per strada a protestare ma che ora non possono fare altro. I borghesi, piccoli e medi: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Categorie che, se mai si sono riconosciute in partiti progressisti, sono in ogni caso stati persi dalla parte politica una volta chiamata sinistra da un pezzo.
La stessa sinistra che sta patendo molto il fatto che dei cittadini occupino le piazze e le strade senza il suo permesso. La sinistra che appena vede una bandiera italiana in un corteo, senza che abbia appena giocato la nazionale di calcio, pensa subito al fascista, perché ragiona ancora come a Valle Giulia e ha il cervello impostato su quella immensa stronzata che si è rivelato l'internazionalismo.
Lo giuro, ho visto con questi miei occhi al TG La7 l'intervistatore chiedere ad un manifestante recante il tricolore: "Ma lei si sente rappresentato da questa bandiera!??" come se il tricolore non fosse la bandiera di tutti gli italiani ma un simbolo di partito e per giunta reazionario. Questa cosa mi ha scioccata, come il commento di chi, come Gad Lerner, vede il risorgere del "pericolo del nazionalismo" dietro alla legittima reazione di un popolo che rischia di venire disintegrato e sta giustamente difendendo i suoi beni e la sua dignità.
Mettiamo allora qualche puntino sulle i a scanso di equivoci.
C'è un modello economico, quello neoliberista, che ha palesemente fallito alla prova del nove dell'ennesima crisi finanziaria. Ha fallito perché è un modello asimmetrico, che penalizza la maggioranza a favore di un'infima minoranza.
C'è una classe politica che, pur definendosi progressista, ha sposato acriticamente l'ideologia liberista incarnata nel progetto ultrareazionario e neomercantilista che è l'Unione Europea con il suo cavallo di Troia, l'euro, e lo sta difendendo a tutti i costi, evidentemente perché da esso e dalla sua riuscita dipende la sua sopravvivenza.
Questo progetto prevede la messa in liquidazione dell'Italia con tutti i suoi beni, la sua pastoralizzazione (quasi la nemesi del Piano Morgenthau che gli USA avrebbero voluto per la Germania del dopoguerra) e la nostra classe politica lo sta applicando diligentemente, punto per punto, mediante un governo fantoccio sull'orlo dell'illegittimità. Con un sovrano intento a distruggere ogni residuo di sovranità. Con il partito egemone di questa cricca collaborazionista, il PD, che si è ormai spostato su una realtà parallela e completamente disconnessa da quella dove vivono i cittadini comuni: un Petit Trianon dove si fa bisboccia, si fanno discorsi cretini, si gioca con le caprette e alle primarie mentre là fuori la gente agita i forconi e chiede pane.
E' un quadro rivoluzionario in perfetto stile settecento ma i piddini non lo capiscono perché sono totalmente accecati da un potere che evidentemente non sanno gestire. Reagiscono scompostamente, approvano leggiucchie ridicole, provvedimenti farsa, promettono irreali pugni sul tavolo dei loro padroni, scatenano i loro penosi scribacchini in difesa dell'indifendibile.
In realtà non sanno più che fare, perché il 1° gennaio gli va in vigore il Fiscal Compact e dovranno cominciare a ballare sul serio.
Chi protesta invece, e i forconi sono solo una minima parte di essi, comincia a capire benissimo quale sia il problema. Perdere il lavoro, il benessere acquisito, i diritti, la tranquillità del futuro per piombare nell'incertezza e nella disperazione - e tutto per colpa di un'utopia e di una moneta unica del cazzo - possono gettare nella depressione o provocare una reazione di difesa aggressiva. In ogni caso quando è in gioco la sopravvivenza il problema è molto semplice, lo capiscono tutti, al di là del ceto di appartenenza e della fede politica.
Se al fatto che siamo sotto attacco e dobbiamo difenderci e difendere le nostre cose ci sta arrivando prima la destra, non è un problema nostro ma di chi sta a trastullarsi il pisellino invece di crescere e ammettere la sconfitta. Pazienza, ci prenderemo dei fascisti ma loro dovranno fuggire in elicottero.
