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mercoledì 10 dicembre 2014

Salsicce, crauti e piciernili

La sana dieta teutonica

Turi, che ormai è il traduttore ufficiale dal tedesco di questo blog e che non finirò mai di ringraziare, nel post precedente ha pubblicato in un commento la traduzione di questo articolo comparso nel 2008 su "Die Welt". Testimonianza importante che dimostra da dove derivino ideologicamente le due spese mensili che si possono fare con ottanta euro e con le quali ci campano intere famiglie. I piciernili, insomma. 
Sarrazin sviluppa il piano pasti dell'Harz IV

L'assessore alle finanze di Berlino Thilo Sarrazin calcola nel suo piano pasti che una persona possa cavarsela con quasi quattro euro al giorno. Secondo le idee del politico della SPD a colazione spettano due panini, marmellata, una fetta di formaggio, un bicchiere di succo così come due tazze di tè .
"L'assessore alle finanze di Berlino Thilo Sarrazin (SPD) ha sviluppato un piano pasti per i beneficiari dell'Hartz-IV. Per un nucleo domestico di una persona ha esemplarmente calcolato come si possa vivere in salute anche con poco denaro. La conclusione del senatore è che "con appena 4 euro un adulto può acquistare cibo sufficiente per un giorno. Grazie alle prestazioni sociali ci si può nutrire pienamente e in maniera salutare."

Il piano pasti di Sarrazin prevede per un pranzo per persona una salsiccia arrosto a 38 centesimi con 150 g di crauti a 12 centesimi e purè di patate a 25 centesimi più spezie e olio per 20 centesimi. In totale Sarrazin giunge a una quota giornaliera tra € 3,76 e € 3,98.

In ogni modo, affinché il calcolo funzioni è necessario che non venga speso alcun denaro in alcool [Niente birra, sorry.] La quota giornaliera che spetta a un beneficiario dell'Hartz IV è infatti di € 4,25 (quattro/25) e € 128,00 mensili dei 347 € totali. L'amministrazione finanziaria del Senato di Berlino ha calcolato le cifre sulla base dei prezzi attuali al supermercato.
La realizzazione di piani pasti per persone a basso reddito ha una motivazione contingente. L'assessore alle finanze di Berlino ha paura che a causa del dibattito in corso sulla povertà infantile debba essere messo a disposizione più denaro per i piani di prestazione sociale come l'Hartz IV. L'abbandono dell'austerità a Berlino avrebbe conseguenze gravose per il bilancio. Secondo uno scenario credibile, che il senatore ha abbozzato, l'aumento del 2% delle uscite fino al 2011 significherebbe un incremento dai 18,2 miliardi di euro del 2007 a 19,7 miliardi - dunque uscite aggiuntive per 1,5 miliardi di euro. Il senatore scorge un pericolo per l'operazione di consolidamento non solo in più elevate prestazioni sociali, ma anche negli aumenti salariali degli impiegati nel settore pubblico.
Già in una riunione della SPD di due settimane fa il senatore ha ammonito dal giungere a conclusioni fallaci come voler risolvere la povertà infantile elargendo più denaro in assistenza. Secondo il parere del senatore molti dei problemi che affliggono le famiglie indigenti non sono in relazione col denaro che viene messo a loro disposizione dallo Stato. Secondo l'opinione di Sarrazin, la frequente obesità infantile che si riscontra nelle famiglie povere ha qualcosa a che fare con la mancanza di moto e la cattiva alimentazione."
Nella stessa riunione alcuni compagni della SPD, quali i deputati Burgunde Grosse e Lars Oberg, avevano accusato Sarrazin di cinismo. La replica è arrivata venerdì anche dall'assessore alle politiche sociali Heidi Knacke-Werner (Die Linke): “Ritengo in linea generale inaccettabile che persone benestanti rinfacciano qualcosa a persone con basso reddito.” Knacke Werner si adopera anche per un aumento della quota per i bambini. La povertà infantile non è solo questione di cibo. La povertà restringe la partecipazione sociale, di modo che andare al cinema o acquistare libri diventa impossibile." (fonte)
  
Fa piacere che alcuni compagni della SPD, ad ascoltare il piano nutrizionale, nonché bomba lipidica del compagno Sarrazin per i tedeschi poveri - francamente una sorta di piano Morgenthau culinario, abbiano avuto un moto di repulsione.
La SPD, lo ricordo, è in teoria il maggior partito di sinistra tedesco ma, come avete potuto leggere, quando si tratta di affamare il popolo - e nel 2008 eravamo appena agli albori della crisi globale - questi macellai con il grembiule rosso riescono sempre ad offuscare il mito della Thatcher che toglieva il latte ai bambini nelle scuole.

Thilo Sarrazin è un bel personaggino poliedrico, che potete conoscere meglio grazie all'intervista (1 e 2) al Frankfurter Allgemaine Zeitung tradotta da "Voci dalla Germania" . Un funzionario di partito, un compagno entrato in banca pure lui. E che banca, nientepopodimeno che la BUBA, della quale è stato membro del consiglio.
Nel 2009, sempre in tema di poveri, censurò l'aumento delle pensioni definendolo come insensato, consigliando invece il governo di preparare i cittadini anziani a un "lento declino verso il livello di sussistenza". Che bello, un altro cultore de sinistra della durezza del vivere altrui! Del resto un suo zampetto nelle politiche preparatorie dell'Anschluss della RDT nel 1989-1990 nella sua biografia lo si ritrova. Buon curriculum non mente.
Le cose parevano andare a gonfie vele per Thilo ma nel 2010 si fece cacciare dalla BUBA per via di un libro "La Germania si abolisce" nel quale esprimeva posizioni assai critiche sull'islam e l'immigrazione, condite anche con gli odori dell'antisemitismo. Scandalo generale e raus.
Perché i propri concittadini e i condomini europei si possono massacrare, i vecchi affamare e i diritti dei lavoratori possono venire stracciati da un giorno all'altro in nome di un dogma monetarista, tanto avranno i 4 euro d'elemosina per la salsiccia giornaliera, ma guai a parlar male degli immigrati e delle minoranze. I famigerati diritti umani che hanno sostituito i diritti dell'Uomo, come diceva Costanzo Preve, e che sono la coccarda all'occhiello della sinistra busona dei nostri giorni.

Nel 2012, altro cambio di marcia ed altro libro, dal titolo eloquente: "L'Europa non ha bisogno dell'euro" dove Sarrazin si dichiara deluso dagli esiti dell'introduzione della moneta unica. Perché ha mandato in vacca il sud Europa e ha impoverito l'intero continente deindustrializzandolo e decimando la classe media produttiva? Perché manderà la Germania a frantumarsi le corna contro il muro per l'ennesima volta? Nein, naturlich. In un'intervista a Swissinfo, il nostro afferma che l'euro non funziona perché  "i paesi sono diversi tra loro. Il problema è che l’unione monetaria potrebbe funzionare soltanto se tutti agissero come i tedeschi!" E, riferendosi alla Svizzera, conclude dicendo che "il franco svizzero dovrebbe legarsi maggiormente al dollaro." Credo che gli gnomi stiano ancora tenendosi la pancia dal ridere e che le loro risate arrivino fino in Argentina.

Per capire di che tipo sia il cosiddetto antieurismo di Sarrazin, ecco qualche perla dell'economista spiddino, tratte dall'intervista citata alla FAZ.net:
"La Germania non ha nessun'altra scelta, se non quella di rimanere fedele ai trattati. Questo significa, una volta che le garanzie sono state offerte devono essere rispettate. Più queste posizioni vengono sostenute con forza, meglio saranno comprese dagli altri. La cancelliera Merkel deve dire chiaramente al nuovo presidente francese, che la Germania sul Fiskalpakt non intende retrocedere."
Corna ben protese in avanti e locomotiva lanciata a bomba contro la giustizia sociale. Keine Gegestaende aus den Fenster Werfen. Brava Angela, aspetta di andarlo a dire a Marine.
"La Grecia è solo la punta dell'iceberg. Inoltre i Mecklemburghesi sono molto più responsabili dei greci con il denaro e hanno un bilancio in ordine. Spendono solo quello che ricevono dalle tasse e dal finanziamento statale, e quello che i turisti lasciano nelle località turistiche sul Mar Baltico. Nulla di più."
"Quello che 60 milioni di tedeschi dell'ovest si sono potuti permettere per i 17 milioni dell'est, non lo possono certo ripetere per 400 milioni di europei. I greci hanno ricevuto aiuti dalla UE anche prima della crisi del debito, aiuti che corrispondono al 150 % del PIL. Avrebbero potuto ottenere molto di più, perchè il paese è così piccolo e piace a tutti. Se solo avessero sistemato le loro spiagge, costruito dei bei chioschi, e non avessero sperperato il denaro. Ma continuare a sostenere l'abbondante spreco di denaro, non è una buona idea anche per la Grecia."
I virtuosi. Ancora i virtuosi, sempre i virtuosi. Ma così maledettamente disonesti. La stratosferica faccia da culo di chi ha consapevolmente saccheggiato la parte orientale del proprio paese, con la scusa di salvarla dal comunismo, lasciandone macerie fumanti, mentre le industrie dell'Ovest, la solita macchina da guerra industriale tedesca, faceva profitti da leggenda. Altro che i sacrifici per la riunificazione (che per altro abbiamo pagato in parte anche noi condomini del residence Europa). 

Com'era quella che "bisogna andare là a convincere i tedeschi" e "bisogna farli ragionare"? 
Non cambieranno e non pagheranno mai. Fuggiamo, prima che non ci rimangano nemmeno i quattro euro per la salsiccia.

domenica 9 novembre 2014

#goofy3


E' in corso il terzo convegno di a/simmetrie, "L'Italia può farcela", per gli amici #goofy3. Livello degli interventi altissimo e una gioia per le orecchie. Vi invito a seguirlo. E grazie ad Alberto Bagnai e ad a/simmetrie per tutto questo.

Link qui se non dovesse funzionare il frame.

giovedì 6 novembre 2014

Se Atene piange Lisbona non ride


Il bianco e nero si addice a questo breve documentario sul Portogallo e le sue disgrazie post crisi. Un altro splendido paese mediterraneo caduto nell'incantesimo della tetraggine nordica, della depressione conclamata, della tristezza cosmica del "Valse Triste" di Sibelius, non a caso composto da un finlandese come il nostro Katainen, uno dei tanti vezzosi bambolotti Furga della Merkel o l'altro valletto lussemburghese chicchirichì.
La tristezza dei portoghesi non è più la saudade del fado, il sensuale languore della nostalgia ma la cupa depressione del non abbiamo più speranza, del vogliono toglierci tutto. Un paese che aveva visto negli anni '70 rosseggiare i garofani di una rivoluzione che dalla dittatura aveva traghettato pacificamente il popolo nella democrazia - al pari della Spagna, ora è costretta a recitare lo stesso copione della Grecia. 
Sembra un'elencazione di sintomi conosciuti, la semeiotica di una malattia a carattere epidemico (l'unica vera pandemia di questi tempi è la shock economy e per ora non pare esservi vaccino): disoccupazione alle stelle e cancellazione del principio di piena occupazione, distruzione sistematica della classe media attraverso la precarizzazione e proletarizzazione; instillazione del senso di colpa per avere il sole ed essersi guadagnati il benessere e la democrazia, con l'aggravante di non poter sperare in una soluzione.
Come nel documentario sulla Grecia, anche qui vediamo persone che reagiscono con l'umorismo, con la musica, con la protesta di piazza ma senza un vero spirito rivoluzionario. Sembrano più cure palliative che risolutive. Questa crisi, essendo depressogena, fiacca le energie, castra, umilia ed annichilisce la reazione. E' questo che la rende così cosmicamente odiosa. 


giovedì 23 ottobre 2014

L'accalappiatreccani

Fabio Puelli, "La cena dei tre cani"
Grazie al sempre più prezioso Zugzwuang che mi ha segnalato un tweet di Claudio Borghi, ho trovato questi video di "Europe's Got Talent", il talent show per intellettuali collaborazionisti, a cura di una celebre enciclopedia, che lascio al vostro commento ed a futura memoria, quando tutto questo sarà finito.

Il casting si svolge su un curioso set & setting allucinogeno come quelli di Timothy Leary, viste le assurdità proferite dagli aspiranti in evidente stato alterato di coscienza e distacco dalla realtà. C'è una pila di volumi accatastati alla bell'e meglio alle spalle del candidato che fa pensare (ipotesi ottimistica) ad un trasloco imminente e (ipotesi pessimistica) ad una pira nazista di libri pronta a prender fuoco. In primo piano c'è una statuetta dell'euro, quasi la deificazione di uno dei loghi più brutti e nefasti dai tempi della mascotte di Italia 90, e l'immancabile cencio orostellato, il Palio delle Contrade Periferiche Morte, steso ad asciugare con le mollette. In sottofondo, un'agghiacciante colonna sonora di Ennio Morricone, che io da piccola avrei definito "musica pericolosa", e che mi pare oltretutto copiata da John Williams.
E poi loro, gli intellettuali, le figurine che parlano dell'Europa e soprattutto dell'Euro per questo progetto editoriale di fantadivulgazione che si intitola "La sfida europea" (o piuttosto sfiga?)
Una carrellata di scemenze e menzogne colossali, scarafaggi che enunciano metafore su calabroni e libelluleun'accozzaglia di luoghi comuni e slogan propagandistici venduti come opinioni illustri di esperti, che Claudio Borghi ha definito giustamente ignobili.
Una sequela di affermazioni assolutamente dogmatiche, come DALL'EURO NON SI ESCE, INDIETRO NON SI TORNA, PIU' EUROPA, L'EURO HA GARANTITO LA STABILITA' DEI PREZZI,  che di fatto si configurano come apologia dei reati contro l'umanità che l'euro ha perpetrato in Grecia (ma loro non credo se ne rendano conto).
Tutti i simpatici pupazzi parlanti di questa pantomima infame non nominano mai la Germania, il suo vantaggio indebito sugli altri paesi, le sue velleità da Quarto Reich, spalleggiata da nazioni del Nord Europa con la vocazione della mosca cocchiera e ben rappresentate dal bamboccio finlandese che oggi bacchetta l'Italia in palese conflitto di interessi, visto che il suo paese è tra quelli che beneficia dalle nostre disgrazie.
Tra parentesi, sapevate che quel Wolfgang Schauble che ora è nel governo della Merkel tra i più feroci fautori dell'austerità per gli altri paesi, ovvero per i concorrenti nel libero mercato, è stato uno degli esecutori materiali della feroce riunificazione tedesca a colpi di terapia dello shock economico? Uno che è stato capace di affamare il suo stesso popolo, quello che viveva nella Germania Est, figuriamoci  se ha scrupoli nei confronti di greci, portoghesi e italiani e potrebbe intenerirsi perché qualche bischero dalla lingua lunga crede di gabbarlo barando sul peso.

Tornando a questi provini per decidere chi un giorno avrà preso la cantonata più epocale della sua carriera, ne segnalo otto: quelli di Fabrizio Galimberti, Fabio PammolliIgnazio ViscoMario Monti Giuseppe De Rita, con menzione speciale e video in risalto per Umberto Eco, Lorenzo Bini Smaghi e l'ineffabile Romano Prodi.  
Ecce Homunculi. Scegliete voi il vincitore, il più europeo, il più zelante adoratore del supermarco.

Ecco Eco, definito da un esilarante refuso nei titoli "semilogo", invece che semiologo. Un logo venuto male?


Il suo è pistolotto d'autore con retorica della cultura tedesca mentre il poro Marcel Proust viene usato come scudo umano. La varietà delle lingue, l'Erasmus che ha una funzione "sessuale" perché favorisce matrimoni misti. Erasmus o Orgasmus, o forse solo povere fantasie di vecchi sulle studentesse straniere? Il nome del bocciolo di rosa. Rosebud.

L'ineffabile, dicevamo. Il solito orrendo piddino emiliano, rappresentante di ciò che si viene delineando come prova di un'invasione aliena, con i baccelloni che hanno posseduto l'intera dirigenza post comunista della regione rossa ibridata con il doncamillismo per conquistare non solo l'Italia ma il pianeta. Gente la cui ignoranza colpevole, incapacità e ottusità ideologica passerà purtroppo alla storia sulla pelle di milioni di persone.
Sentitelo, colui che in un momento di black out mentale abbiamo considerato un leader della sinistra.


"Lo sapevamo che c'erano dei problemi, perché  UN PO' DI ECONOMIA LA SAPEVAMO TUTTI."
Un po', mica tanto, quanto basta per far danni, comunque. "Kohl che diceva: si, faremo i passi successivi per un'unione politica ma occorre tempo perché Roma non fu fatta in un giorno". 
Peccato che l'unificazione shock della Germania sia stata fatta praticamente in fretta e furia proprio da quel Kohl, trasferendo con la carta carbone le leggi della RFT alla RDT, usando come maglio un marco sopravvalutato assieme alla minaccia fasulla di default per smantellare le industrie dell'est e favorire quelle dell'ovest. Non sarò mai abbastanza grata a Vladimiro Giacché per aver scritto con "Anschluss" la storia dell'antefatto del disastro dell'eurozona, indicando nell'élite industriale tedesca e nei suoi spregiudicati volonterosi politicanti, i responsabili di quest'ennesimo disastro continentale. 
Prodi che  fa finta di non vedere il ruolo criminale della Germania nel nazionicidio del sud Europa. Che sull'euro dice INDIETRO NON SI TORNA (ma io non ci giurerei, potrebbe anche riuscire ad avere la faccia di colui che da un giorno all'altro si rimangia tutto e ci porta fuori). E conclude con l'immagine dell'Europa come laboratorio. Si, di vivisezione umana dove le cavie più ambite e a buon mercato vengono dalla Grecia. 

Infine Bini Smaug, il trombato dalla stessa Europa, colui che Berlusconi faticò non poco a svellere dalla poltrona che difendeva disperatamente nella famigerata estate del 2011 perché i tedeschi non lo volevano più alla BCE.
A lui il compito del fuoco d'artificio finale del luogocomunismo, del gioco pirotecnico della liretta, dell'Italietta, dell'Italia che da quando è arrivata la crisi non cresce (chissà perché, eh?), e infine, il botto finale:

L'AUSTERITA' CE LA SIAMO VOLUTA NOI. E, ovviamente, TORNARE ALLA LIRA E' IMPOSSIBILE, E' INUTILE.


La merda è pesante da digerire. Gradite un ripassino storico?

"Questo sentono i fascisti di fronte ai loro avversari e perciò hanno una fede inconcussa nel trionfo della loro parte e non transigono; e possono ormai con pazienza longanime attendere che le opposizioni, come hanno abbandonato il terreno legale della lotta in Parlamento, finiscano col persuadersi della necessità ineluttabile di abbandonare anche quello illegale, per riconoscere che il residuo di vita e di verità dei loro programmi è compreso nel programma fascista, ma in una forma balda, più complessa, più rispondente alla realtà storica e ai bisogni dello spirito umano.

Allora la presente crisi spirituale italiana verrà superata. Allora nel seno stesso dell’Italia fascista e fascistizzata matureranno lentamente e potranno infine venire alla luce nuove idee, nuovi programmi, nuovi partiti politici.

Gli intellettuali italiani aderenti al Fascismo convenuti a Bologna per la prima volta a congresso (29-30 marzo) hanno voluto formulare questi concetti e ne vogliono rendere testimonianza a quanti, in Italia e fuori d’Italia, desiderino rendersi conto della dottrina e dell’azione del P.N.F. »
(Il manifesto degli intellettuali fascisti, 1925)

Bon appétit.



giovedì 16 ottobre 2014

Di Loukanikos e di legatori di cani con la salsiccia

Loukanikos, cane ribelle. 2004-2014
Questo bel muso nobile ed intelligente, dell'intelligenza che è propria, in ambito canino ma non solo, dei bastardi, è Loukanikos, il cane di strada che fin dal 2009 aveva accompagnato le rivolte di piazza di Atene contro la dittatura della Troika, morto qualche giorno fa a dieci anni d'età. Un eroe peloso divenuto leggenda per la sua curiosa e costante presenza a fianco dei contestatori ed assurto alla notorietà anch'essa pelosa dei media internazionali attraverso la copertina di Time che l'aveva eletto "Dog of the Year" forse anche per distrarre, con un bel "maccheccarinooo!" in coro, le dame di San Vincenzo dall'atroce destino del popolo greco ridotto scientificamente in miseria dalla rapacità del Quarto Eureich ordoliberista.

Loukanikos, λουκάνικος ovvero Salsiccia. Il nome greco ricorda la veneta luganega e infatti l'insaccato originario dei popoli Lucani deportati in Epiro da Alessandro I "il Molosso" in Grecia divenne Loukaniko e in seguito ritornò in Italia grazie al principe Zamperetti da Cornedo della Serenissima Repubblica di Venezia come appunto luganega. Per dire quanto siamo interconnessi noi popoli mediterranei e quanto è ricca e antica perfino la storia delle salsicce.

Il cane Loukanikos mi fa però venire in mente anche un detto delle mie parti: "Non si possono legare i cani con la salsiccia".
Il senso credo sia chiaro ed il pensiero corre subito alle manovre depressive spacciate per espansive, ai regali fatti senza avere i soldi per farli, alle partite di (presa in) giro, ai salvataggi che non ci salveranno, ad un governo che è chiaramente impegnato appunto a legare i cani con la luganega, piuttosto che a fare l'unica cosa che dovrebbe: farci uscire dall'incubo.
Non solo, tutto questo sbattersi di promesse non mantenibili serve solo a nascondere la verità. Ad ingannare i Proci-porci-Piigs disfando la tela di notte. La verità ad esempio che di manovre da 30 miliardi ne servirà una all'anno, se vogliamo rispettare i contratti capestro degli strozzini; che un cane randagio ateniese aveva capito ben prima di Fassina e di tutto l'apparato del PD l'atrocità dell'ordoliberismo e infine che il nostro destino, se non interverrà un deus ex machina, sarà assai simile a quello della Grecia. Un destino che viene paradossalmente censurato perfino dalle voci della controinformazione (ragazzi, fatecelo vedere quel film, buttatelo in rete. Se non ora quando?)

Potrebbe il governo nascondere la verità così a lungo e perseguire l'impossibile senza la complicità dei media? Non credo proprio.
Oggi da Bagnai si discuteva di copertura della tragedia greca da parte della stampa nostrana, tutta a base di cure che funzionano, di riprese (inesistenti) e grandi successi dell'euro e veniva in proposito citato questo articolo della "Stampa" che non avrebbe sfigurato, per il suo tono fantascientifico, nella gloriosa collana Urania. 
Dal canto mio, preparando questo mio omaggio al novello Argo, ho trovato un'altra perla nella coccodrillessa dedicata a Loukanikos da tale Ettore (che nome ad hoc!) Livini sulla Repubblichina. Un altro conformista alla Moravia, della specie che in tempi di regime prolifera in maniera incontrollata.
Dopo aver definito Salsiccia "cane black bloc"giusto per accreditarsi, ecco l'epica del greco imbroglione: "Loukanikos irrompe sulla scena politica ellenica nel 2009. Il paese sta iniziando a sprofondare nella crisi, i conti sono truccati, nel bilancio dello stato c'è una voragine. E gli arcigni controllori di Bce, Ue e Fmi mettono sotto tutela la Grecia." Così chiosa Omero:
"Negli ultimi mesi Loukanikos era finito in pensione. Quasi avesse capito che la Grecia è in ripresa." Grazie alla mamma Troika, s'intende.
Inutile dire che la ripresa in Grecia non esiste se non nelle menti stordite dall'assenzio eurista.
Questi non sono giornalisti ma, parafrasando Marx, appendici di carne in un meccanismo propagandistico. Chissà se i cani fantasma sono in grado di mordere giornalisti meccanici, Dio Anubi.


Loukanikos lo aveva capito già dal 2009, cos'era il fogno europeo, i piddini non ancora.




mercoledì 24 settembre 2014

Giving pearls to PIIGS



Quiz di riscaldamento. A chi appartiene questa citazione? La soluzione a fondo pagina.

"La Germania andrà su tutte le furie per via della necessità di far crescere l'inflazione", mentre i paesi più poveri finiranno inevitabilmente per non essere più competitivi e dovranno perciò essere salvati".


Ieri sera, mentre vi facevate male con i talk show dei servi de LaSetta dedita all'adorazione dei cuccioli di massoni reazionari, io mi ascoltavo Stiglitz alla Camera. In originale, perché delle traduzioni non bisogna fidarsi se si ha la fortuna di essere multilingue. 
Premesso che Joseph Stiglitz è un Premio Nobel per l'economia, quindi tecnicamente colui che ha usurpato Brunetta del suo titolo, l'occasione era una lectio magistralis da egli tenuta alla Camera dei Deputati di fronte a colleghi del calibro di, due nomi a caso tra i più prestigiosi, Boccia e Fassina.

Che ha detto Stiglitz? Un sacco di cose riassumibili in un unico concetto: l'euro è stato un progetto politico divisivo pensato per assoggettarvi e se non fuggite, sciocchi, ci rimetterete le ultime setole del codino. Forse la Germania andava nominata con tutti i dati sensibili ma, chi ha voluto intendere, ha inteso.
Stiglitz ha definito la condizione attuale di paesi come la Grecia e la Spagna con il termine forte ma assolutamente appropriato di DEPRESSIONE. 
Ci ha ricordato, tra i fumi dell'oppio eurista che ottundeva i neuroni della platea, che a causa della struttura colpevolmente difettosa dell'eurozona, abbiamo PERSO UN DECENNIO [e forse addirittura un ventennio se guardiamo a dove eravamo prima dell'entrata nella moneta unica] e che, se non facciamo qualcosa, perderemo almeno altri cinque anni. 
Ha dipinto un pupazzetto con il pennarellone sul loden di Monti quando ha definito le politiche di austerità applicate nei paesi in maggiore difficoltà come peggiorative della crisi della domanda aggregata, aggiungendo che era ampiamente previsto che lo sarebbero state. Motivo sufficiente per invitare ad un seppuku collettivo i Bocconari, che però si giustificherebbero, perfino con la katana corta del duodeno e prima di schiattare, con il "ci vuole più Europa". 
L'ho amato quando ha detto che le RIFORME non sono necessariamente qualcosa di positivo ma possono anche peggiorare le cose. Una cosa che è ovvia ma che, detta di fronte ai piddini, può avere un impatto rivoluzionario devastante.

Certo fa anche un po' rabbia, Joe, con quell'aria  "I knew these fucking idiots would have ended up like this" di americano che viene a spalmarci in faccia con la cazzuola e sorridendo l'atroce verità che loro sono un'OCA, descrivendo in dettaglio e quasi con sadismo tutti i vantaggi dell'esserlo, e noi, il Quarto Reich, no. 
Se la California o qualunque altro stato è in difficoltà, esistono leggi federali che applicano ammortizzatori sociali e trasferimenti di fondi. La FED interviene per finanziare investimenti statali. 
Da noi [in Ammerega], infierisce Joe, è più importante il livello di DISOCCUPAZIONE rispetto alla preoccupazione per l'INFLAZIONE. Beccati questo, crucca.

Dove il Premio Nobel mi ha deluso, ma non poteva essere altrimenti, è stato sulla soluzione che ha suggerito per uscire dall'impasse. Non ha nominato l'uscita dall'euro, no, mi dispiace. Concetto troppo letale. Capisco che l'aula avrebbe potuto trasformarsi nel Teatro Dubrovka. 
Nonostante la critica impietosa all'eurozona, è stato un po' troppo ambiguo. Secondo lui bisognerebbe modificare radicalmente l'impianto dell'eurozona con l'emissione degli eurobond, con una maggiore unione bancaria. Grazie al...
Sono ricette che non funzionano perchè la Germania non può rinunciare al vantaggio acquisito a spese dei suoi concorrenti. E JOE LO SA BENISSIMO. Quindi, perché suggerirci una soluzione che è inapplicabile? Si apra il dibattito.

Vi risparmio il tenore degli interventi che sono seguiti alla lectio, come quello di Boccia. Dopo un'ora di Stiglitz che lamentava l'inadeguatezza del GDP (PIL) a comprendere tutte le variabili in gioco nella definizione del benessere o malessere di un'economia - secondo lui, ad esempio, l'INCERTEZZA attuale da crisi influisce pesantemente sul GDP ma non viene contemplata a sufficienza -  lo sventurato rispose: "Eh, ma noi abbiamo il GDP che abbiamo". 

Giving pearls to pigs who don't understand a fuck.

E poi ci sarebbe Fassina...

Ho cercato sui giornali online di stamattina qualche resoconto della venuta in Italia di Stiglitz e sulla diagnosi infausta da lui posta comunque, ambiguità a parte, sull'Eurozona. L'unica citazione riportata è quella del nostro che avrebbe detto che "Renzi sta facendo bene ma ha le mani legate"
Non è stato durante la lectio magistralis ma pare ad un precedente convegno alla Banca d'Italia. Mi aiutate a trovare l'audio originale, se esiste? Mi scuserete se, oltre a non credere ai pur bravi traduttori simultanei non credo neppure ai giornalisti embedded, nel senso che vanno a letto con il mainstream.

OMG, dimenticavo. Joe ha risposto, ad una domanda sul Bad TTIP, che sarebbe da coglioni per gli europei firmare un trattato del genere, che non è altro che la concessione in bianco alle multinazionali sociopatiche di distruggere ambiente ed esseri umani per profitto. Ha citato a proposito l'esempio della Philip Morris, che ha portato in giudizio la Norvegia a causa della legge che limitava la pubblicità del tabacco, definendola una limitazione dei propri diritti. (La legge americana riconosce alle corporation diritti "civili".)
Joe stei seren. Noi approviamo il TTIP, poi indiciamo un referendum per abolirlo, ciò che resta dei giornali di sinistra potrà frignare come sta facendo sul Fiscal Compact e tutta la sinistra ci farà come sempre le sua porca figura.

P.S. La citazione dell'inizio è di Margaret Thatcher. Un'altra che SAPEVA.

venerdì 4 luglio 2014

Ve POSsino, ovvero le banche e l'interpretazione dei sogni

Ho fatto un sogno strano che voglio raccontarvi. Ero in uno dei nostri bei centri storici, di fronte ad una di quelle banche dalle belle facciate curate e i muri antichi impregnati di storia. Varcandone la soglia mi sono ritrovata in un cortile interno, chiuso da alte inferriate che nemmeno ad Alcatraz buonanima. Era come andare a visitare un parente al gabbio. Poi, oltrepassata la blindatura a protezione di soldi contanti che non esistono più e nemmeno rapinatori perché i ruoli ormai si sono invertiti, come i poli magnetici, mi sono accorta di respirare una strana atmosfera, leggermente carica di ozono, parecchio frizzante.

Mi viene incontro un funzionario che mi accoglie con un gran sorriso, accompagnandomi su per uno scalone in un ufficio odoroso di legno, cuoio e quadri a olio e dominato da un alto soffitto affrescato da una scena di arcadia con putti e mamme dei puttini.
Prima che io possa parlare il funzionario mi anticipa: "So che è molto preoccupata ma sono qui per rassicurarla."
In effetti fuori ho appena lasciato un paese in condizioni critiche dove, domenica scorsa, ci sono stati tre suicidi per disperazione nel giro di poche ore. Sono in ansia, certo, e dato che sono qui ne approfitto per chiedere cosa ci attende per il futuro, visto che nonostante la tendenza bifronte formichella genovese vs. cicala della serie i soldi vanno comunque spesi perché nel lungo periodo saremo tutti morti, sono previdente, penso alla mia vecchiaia senza figli e, cosa fondamentale, dei piddini non mi fido.

Mi accorgo di avere un fiume di domande pronto a tracimare, a cui il funzionario ben vestito risponde con calma ma fermamente e soprattutto senza dimostrare alcuna incertezza.

Prelievo forzoso? Assolutamente no, lo escludo nella maniera più assoluta! Si ma, scusi, e Cipro, dove l'hanno già fatto? Non siamo Cipro, noi-non-siamo-Cipro checciavevaimafiosirussitacciloro. 
La tassazione al 26%? Ah si, ma i titoli di stato non verrebbero comunque toccati. 
La patrimoniale, le tasse di successione al 40% che vogliono introdurre? No - con un sorriso ancor più ampio - non si preoccupi, il paese è in ottima forma, ispira fiducia ai mercati, guardi i benchmarks. 
Lo so ma io non mi fido dei creditori - e alludo casualmente ai tedeschi, a quella voragine che inizia per Deutsche e finisce per Bank con quell'enorme Schwanstuck da 55.6 trilioni di euro di esposizione sui derivati (anzi, dicono che non è mica vero, che sono solo 991,6 milardi di €. Aaah beh, allora!)
Il funzionario è certo: i tedeschi dovranno cedere, alla fine. 
E il pareggio di bilancio in costituzione??? Leggerissima incertezza, ma proprio un accenno, poi il funzionario cambia discorso: vede, l'introduzione del POS per i pagamenti oltre i € 30 è un grosso passo avanti.
Già, la castacriccacorruzione. Ma, mi scusi, noi italiani non abbiamo prosperato per decenni tra mafia, corruzione e politica malata? Come le dicevo, il POS obbligatorio combatte l'evasione fiscale. 
Il Carpathia non risponde. Forse riesco a farlo vacillare sull'immobiliare. La crisi del mattone? Giusta, non bisogna investire in immobili. E'  giusto non concedere mutui perché non bisogna alimentare bolle e speculazioni. I soldi vanno investiti. Da noi.
Giusto non concedere mutui??? Ma che sta dicendo? Si, perché poi i soldi finiscono immobilizzati nelle case e non fanno girare l'economia. Li affidi a noi, gli eurini.
Ma egregio, l'economia non sta girando lo stesso, siamo in recessione, la disoccupazione, la morte economica. Si, però ci sono segni positivi.

Ecco, sui segni positivi ho pensato subito a Medjugorije e a quei lampi della madre de Dios nel cielo ma un attimo dopo mi sono accorta che la botta fenomenale che mi aveva svegliato era stato un fulmine vero che aveva appena schiantato due pioppi non lontano e che quello che suonava impazzito era un allarme.
Peccato, proprio sul più bello. Avrei avuto tante altre domande da porre al fantasmatico bancario. Sarà per un altro sogno.


P.S. Devo confessarvi una cosa. Non era un sogno. E' tutto vero, compresa la botta dei pioppi schiantati.

mercoledì 14 maggio 2014

Gli italiani e la neuro

La Repubblica sta chiedendo a coloro che la leggono la loro opinione sull'euro e lo fa in maniera obiettiva, precisa e rigorosamente scientifica. Infatti l'indagine, che per fortuna ammettono non avere valore statistico, è stata commissionata al CEIS di Tor Vergata. Una nota afferma che i risultati saranno analizzati e commentati dal giornale. Mi sono divertita a rispondere alle domande e potete immaginare come.

Visto che appartengo alla scuola di Tor Bellamonaca e Torpignattara, dove insegnano che le domande di un'indagine devono evitare il bias della desiderabilità sociale, ovvero non bisogna suggerire le risposte al soggetto, vorrei permettermi di commentare queste domande. 

Se osservate la prima domanda con il primo set di risposte, notate subito che gli vantaggi dell'adesione alla moneta unica elencati sono quattro e gli svantaggi solo tre. Anche un bambino dell'asilo capirebbe che si vuole suggerire che l'euro ha portato più vantaggi che svantaggi. 

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Lascio a chi è più esperto di me commentare eventualmente la questione della riduzione dei tassi di interessi, ma non vi pare, sempre a lume di naso, che si siano scandalosamente sottostimati gli svantaggi, che pure sono sotto gli occhi di tutti, per giunta citando una "perdita di sovranità monetaria" che rappresenta per il lettore medio una questione puramente astratta? E l'ossessiva ripetizione della parola "riduzione" nel set di risposte sui vantaggi, non fa venire in mente qualcosa di desiderabile, per esempio la riduzione del giro vita in previsione della prova costume?

Passiamo alla domanda cruciale:

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Leggete bene. "Opportunità di rimanere" e "conseguenze dell'uscita". Conseguenze ha connotazione negativa, opportunità ha segno positivo. Le conseguenze sono relative all'uscita, non alla permanenza nell'euro. Tra le opportunità di rimanere non vi è, ad esempio, un "si, perché..." ma tanti "si, ma solo se". La cosa buffa è che i "solo se" elencati rappresentano precondizioni che è quasi impossibile possano essere soddisfatte nemmeno in parte e non si dice ovviamente per colpa di chi. 
Notate anche che non è prevista la cancellazione del Patto di Stabilità ma solo la sua riforma. La questione dei trasferimenti è un tantino più complessa della sua riduzione all'esempio del sussidio di disoccupazione. Trasferimento, in un'area valutaria ottimale, significa che la Germania, per ovviare agli squilibri tra paesi del nord e della periferia, dovrebbe rinunciare a parte dei suoi vantaggi di surplus  mettendo direttamente mano al portafogli. Figuriamoci!
L'idea della garanzia sul debito esiste già, è l'ERF, ed essendo una sorta di "Oro al Reich" è quasi peggio del Fiscal Compact. La svalutazione dell'euro non si capisce che c'entri, visto che riguarderebbe solo gli scambi tra l'eurozona e il resto del mondo e non gli scambi tra i paesi che adottano l'euro. La solita confusione tra svalutazione ed inflazione, per caso?

Tra le conseguenze- sempre sei contro sette - si dà fuoco alle polveri del "Daje a Ride". La solita collezione di cazzate. Se togliamo "la maggiore crescita dell'economia per effetto della svalutazione che rende più competitive le nostre esportazioni", che ha valenza percettiva positiva, e la maggiore flessibilità di spesa pubblica che però eccita solo i keynesiani,  il resto sono tutte mezze catastrofi: i mutui, la corsa agli sportelli. C'è però una perla assoluta: "Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Ripeto:

"Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Come definire chi ancora confonde un fenomeno legato agli scambi con l'esterno come la svalutazione con l'inflazione, che è fenomeno interno legato alla legge della domanda e dell'offerta? Come spiegano che adesso, con una bassissima inflazione e una moneta sopravvalutata assistiamo alle peggiore caduta del potere di acquisto a memoria d'uomo? Meno male che lo premettono che quest'indagine "non ha valore statistico".

Altra domanda, le scelte d'investimento. Io per divertirmi ho messo che, dopo l'uscita, avrei investito soprattutto in nuove pesetas e nuove dracme. Chissà se anche i mercati non sarebbero più interessati  a scommettere su paesi finalmente liberati dal vincolo esterno e in grado di ritornare competitivi?
Il marco invece si troverebbe automaticamente rivalutato rispetto alle altre monete. E, come ha ammesso Ska Keller, i prodotti tedeschi diventerebbero carissimi e nessuno li comprerebbe più.. I nostri, invece... Vedi che la svalutazione non è quella cosa orribile, se non abiti a Berlino?

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Vi lascio alla libera interpretazione e commento della domanda finale. Si ignora la sua utilità e soprattutto la sua attinenza con la situazione attuale, ma forse un tocco di surrealismo alla Dalì  non stonava. Oltre che un'altra spintarella verso il pensiero unico.

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Infine, secondo voi, visto anche quel "il totale delle percentuali ezzere 100" sotto alla domanda sugli investimenti, chi l'avrà scritto questo sondaggio? Per caso un tedesco, visto che non si parla di BOT ed altri titoli italiani?


sabato 10 maggio 2014

Qui una volta era tutta domanda


Se volete la percezione diretta della peggior distruzione di ricchezza dai tempi di guerra e del crollo della domanda interna di un paese, andate per strada e contate i negozi chiusi della vostra città. Io l'ho fatto compiendo il solito tragitto che faccio tutti i giorni da casa al lavoro e ne ho contati almeno una quindicina, percorrendo solo un paio del corsi principali del centro.
Visto che qualche anima bella sostiene che la chiusura dei "negozietti" dei centri storici è dovuta all'avanzata inesorabile del progresso incarnato dalla grande distribuzione figlia della globalizzazione e quasi sta loro bene, ai bottegai, mi sono spinta fino ad un vicino centro commerciale che, porello, sarà nato disgraziato, nonostante sia costato 50 milioni di euro, ma ha già fatto strage di negozi. 
Le immagini che ho scattato nel pomeriggio di un sabato primaverile da cani parlano da sole. Non è la tristezza dei negozi sfitti e abbandonati, delle saracinesche abbassate, e neppure a Cinaaa, perché pure i cinesi aprono e chiudono. E' soprattutto la mancanza dei compratori, il deserto delle vie dello shopping, l'atmosfera da post-catastrofe. Che cosa offri se non c'è domanda?


Post scriptum: il nostro piangere fa male al sindaco (nonostante il balsamo dell'IMU). 

"Il 24 aprile è stata emanata un’ordinanza firmata dal sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi avente per oggetto: “Decoro vetrine dei locali destinati ad attività commerciali e servizi non utilizzati affacciati sulle strade”. Sono vari i motivi per i quali il primo cittadino manfredo ha emesso tale ordinanza che sostanzialmente “ordina” a chi possiede locali commerciali e di servizio sfitti o non utilizzati al piano terra degli immobiii affacciati sulla strada del territorio comunale di tenere pulito. La sanzione pecuniaria per gli inadempienti andrà da Euro 25,00 ad Euro 500,00. È ammesso il pagamento in misura ridotta di Euro 50,00." (fonte)

sabato 12 aprile 2014

Un’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei.





Ospito volentieri la diretta streaming del convegno di Asimmetrie, e copincollo anche il programma. Buona visione.
Diretta anche sul sito di Asimmetrie.

DIRETTA POMERIDIANA





PROGRAMMA (dal sito di Asimmetrie)

a/simmetrie, in collaborazione con il Manifesto di Solidarietà Europea, organizza il seminario internazionaleUn’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei, che si svolgerà il 12 aprile 2014 a Roma, presso l’Auditorium Antonianum in viale Manzoni 1. La giornata di studio sarà dedicata al confronto fra costi e benefici di potenziali riforme delle regole e delle istituzioni monetarie e fiscali europee, inclusa l’evoluzione verso un nuovo sistema monetario.
Programma


La registrazione dei partecipanti inizierà alle ore 9:30. I lavori verranno aperti alle 10:30 dai saluti del coordinatore del Manifesto di Solidarietà Europea, Kamil Kaminski, seguiti dalla proiezione di un’anteprima del documentario "Il più grande successo dell’euro", commentato nelle prolusioni dell’etnologo Panagiotis Grigoriou sulle implicazioni sociali della crisi greca e del docente di comunicazione Marcello Foa su crisi e informazione. Seguiranno tre sessioni, dedicate all’analisi costi/benefici di possibili evoluzioni della crisi dell’Eurozona, condotte da economisti provenienti da otto paesi europei, fra i quali Alberto Bagnai, Frits Bolkestein, Claudio Borghi Aquilini, Giorgio La Malfa, Piergiorgio Gawronski, Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel, Stefan Kawalec, Costas Lapavitsas, Peter Oppenheimer, Riccardo Puglisi, Paolo Savona, Antoni Soy e Jean-Pierre Vesperini. I risultati delle analisi di scenario verranno poi commentati nel corso di una tavola rotonda, coordinata dal direttore del Tg4 Mario Giordano, cui parteciperanno esponenti politici di diversi partiti nazionali (Alemanno, Boghetta, Crosetto, Fassina, Messina, Salvini).

lunedì 3 marzo 2014

In Ucraina un colpo di stato appoggiato da Europa e Usa



Ricevo e volentieri pubblico un'intervista a Giulietto Chiesa di Gianni Ventola Danese, giornalista freelance da quindici anni, prima sul web e poi sulla carta con "Liberazione" e il "Il Riformista".

In Ucraina un colpo di stato appoggiato da Europa e Usa
Intervista a Giulietto Chiesa

“Gli estremisti nazionalisti ucraini sono stati incitati, organizzati e finanziati dall’Europa e dagli Usa. E’ con questo appoggio esterno che sono riusciti a portare a compimento un colpo di stato”. “l’Europa e gli Stati Uniti riconoscano di non essere più in grado di conservare il loro potere”. “Non possiamo accettare questa linea perché ci porterebbe alla Terza Guerra Mondiale”.

di Gianni Ventola Danese

Giulietto, come interpretare l’escalation della tensione tra Russia e Stati Uniti? Siamo veramente alle porte di un conflitto? Assistiamo all’esasperazione di una nuova guerra fredda o c’è qualcosa di più?

No, siamo già oltre la guerra fredda, credo che ormai siamo nel pieno di una crisi le cui dimensioni sono paragonabili a quelle della crisi dei missili di Cuba del 1962. Io su questo non ho dubbi, Unione Europea e Stati Uniti hanno superato la linea di guardia andando direttamente all’offensiva contro la Russia. Gli scopi sono chiari perché è evidente che sia l’Europa che Gli Usa sono nel pieno di una crisi politico finanziaria senza precedenti, hanno bisogno di distrarre l’opinione pubblica internazionale e tentano di uscirne forzando la mano e creando una netta linea di demarcazione coi russi. Hanno giocato una partita ad altissimo rischio e, adesso, appare evidente che era solo una ingenua illusione pensare che Vladimir Putin potesse in qualche modo cedere ed arrendersi agli accadimenti.

Possiamo realmente immaginare un intervento degli Stati Uniti con gli interessi che questi hanno a salvaguardare un rapporto con i russi su altri scenari, pensiamo alla Siria o all’Afghanistan.

Il problema fondamentale ora è che Putin, a mio avviso, ha fatto una mossa molto ragionevole e meditata, ovvero quella di inviare truppe in Crimea. Lo ha dovuto fare prima che fosse il governo di Kiev a intervenire, un governo, non dimentichiamolo, sostanzialmente di fascisti e di neonazisti che sta puntando apertamente a una rottura con la Russia. Kiev si sta preparando a una aggressione contro la Crimea e contro le regioni russe e russofone dell’Ucraina, e l’unico modo per fermali era ricorrere a un deterrente. A questo punto vedremo fino a che punto l’Europa e gli Usa vorranno insistere appoggiando un gruppo di estremisti nazionalisti fascisti, dovranno decidere se questi gli servono oppure no. Se gli servono, sarà una guerra vera, guerreggiata, si sparerà coi cannoni e auguriamoci che a sparare saranno solo i cannoni.

Volevo arrivare a questo, la rivolta di piazza Maiden viene interpretata da alcuni commentatori come l’ennesima manifestazione delle faide politiche interne all’Ucraina, come già accaduto in passato con la rivoluzione arancione o l’incarcerazione di Julija Tymošenko. Sei d’accordo o questa volta ci troviamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso?

Sì, qualcosa ora è cambiato, gli estremisti nazionalisti ucraini che, come giustamente tu dici, sono da tempo ostili alla Russia, sono stati questa volta ampiamente incitati, organizzati e finanziati dall’Europa e dagli Usa, in particolare da un gruppo di Paesi: dai servizi segreti polacchi, dalla Germania e dai Paesi baltici. Questi sono i protagonisti di questa operazione che, come ha scritto anche il “New York Times”, non sono stati neppure così premurosi da consultare il resto dell’Europa. Hanno fatto tutto loro, l’Europa non è stata coinvolta se non attraverso una serie di personalità che hanno fatto la fila sulla piazza Maidan per incoraggiare i rivoltosi. Questa è la differenza rispetto a prima, questi signori hanno avuto il pieno via libera dall’intero sistema degli stati occidentali che hanno partecipato all’operazione con l’incoraggiamento evidente degli Usa. Non per niente il senatore McCain è andato a stringere la mano ai neonazisti che guidavano il partito di estrema destra ucraina Svoboda.  E’ con questo appoggio esterno che sono riusciti a portare a compimento un colpo di stato, agitando, come si è potuto vedere, un’azione militare vera e propria.

Quando parli di paesi baltici ti riferisci anche alla Lettonia dove le minoranze russe sono già discriminate per legge anche a livello linguistico?

Mi riferisco alla Lettonia e all’Estonia, che sono i più aggressivi, ma anche alla Lituania. Tutti i governi e i leader di questi tre stati hanno fatto, per così dire, la fila a Kiev per incoraggiare i rivoltosi. Tra l’altro, attraverso numerose informazioni rivelate dalla stampa polacca, erano presenti sul terreno della piazza Maidan squadre militari o paramilitari provenienti dalla Polonia, quindi c’è anche un intervento diretto dall’esterno dei servizi segreti che hanno contribuito e hanno aiutato. Aggiungo che la signora Victoria Nuland (diplomatica statunitense che ricopre la funzione di Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America, ndr) ha affermato lei stessa come gli Stati Uniti abbiano finanziato l’intera operazione con 5 miliardi di dollari, e c’è la fonte sicura di questa informazione, dagli Stati Uniti, “noi avevamo investito 5 miliardi di dollari affinché l’Ucraina potesse avere il destino che merita”, queste sono le testuali parole, riportate sul blog di Paul Craig Roberts (economista ed editorialista del Wall Street Journal, già sottosegretario al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan, ndr). Il risultato è sotto gli occhi di tutti, hanno portato al potere un gruppo di estremisti che minaccia di far scoppiare una guerra civile.

Ecco il punto, come sottolineava anche Massimo Fini, per la prima volta dal dopoguerra è stato rovesciato con la violenza un governo regolarmente eletto. Questo precedente cosa può significare per l’Europa?

Può significare che non c’è nessun paese che può salvarsi dalle operazioni, chiamiamole, di “rivoluzione democratica” guidate dall’esterno. Fino a ieri la motivazione era pubblica ed evidente, bisogna abbattere i dittatori sanguinari. Sfortunatamente Viktor Janukovyč non è né dittatore né sanguinario perché è stato eletto dal popolo ucraino in elezioni che sono state considerate legittime, quindi abbattere un presidente democraticamente eletto si potrà fare ovunque.

Siamo entrati quindi nell’ambito delle “guerre sussidiarie”, le “proxy war” come vengono definite, conflitti pilotati per fini superiori?

Sì, è proprio così, è un salto di qualità esplicito dove l’occidente manifesta la sua volontà di comando, ma la crisi nasce proprio da questo, dal fatto che sia l’Europa che gli Stati Uniti si ostinano a non riconoscere di non essere più in grado di conservare il loro potere. E’ come una partita a poker, non volendo riconoscere questo fatto, rilanciano, hanno in mano una doppia coppia, vestita, se va bene, e vogliono giocare come se avessero in mano un tris d’assi. E’ questo che aumenta massimamente il pericolo di guerra.

Non c’è solo la crisi Ucraina, basta vedere cosa sta accadendo in queste settimane in Venezuela, c’è lo Yemen, la Siria, ma anche in Europa ci sono scenari di tensione dovuti al crollo degli indici economici, Spagna, Francia, Italia e ovviamente la Grecia. A che cosa può portare in definitiva quello che appare a molti come un conto alla rovescia?

Porta direttamente a un conflitto con la Cina. Posso semplicemente dire a chi ha qualche curiosità di leggere il mio libro “Invece della catastrofe” uscito l’anno scorso. Bisogna conoscere lo scenario di crisi mondiale per comprendere l’altissimo rischio che stiamo correndo. La convivenza tra un miliardo e trecento milioni di persone in continuo sviluppo e un paese in recessione come gli Usa non è possibile e porterà a una collisione inesorabile. Ovviamente i tempi per uno scontro con la Cina non sono ancora maturi e bisogna passare attraverso la Russia. E’ il piano Brzezinski (Consigliere per la sicurezza nazionale durante il mandato presidenziale di Jimmy Carter, ndr) che prevedeva lo smantellamento e la demolizione della Russia per arrivare al grande confronto. Siamo in una fase intermedia.

L’Europa quindi dovrà schierarsi.

Quello che sta accadendo in questo momento, con il trattato transatlantico che si sta cercando segretamente di approvare tra Europa e Usa, è infatti la premessa per avere l’Europa interamente agganciata e subalterna a questa strategia. Io credo invece che sia il momento di affermare che gli interessi dell’Europa non coincidono più con quelli degli Stati Uniti. Non possiamo accettare questa linea perché ci porterebbe alla guerra mondiale, alla Terza Guerra Mondiale.

L’area islamica in tutto questo, che ruolo gioca?

L’area islamica per il momento è stata marginalizzata, anche come conseguenza del fatto che Obama si è reso conto che sul fronte della Siria la partita non sarebbe al momento vincibile, e per questo ora il profilo è basso. Piuttosto, gli Stati Uniti stanno impegnandosi in due aree dove sembravano essersi ritirati da tempo, e cioé il Venezuela, e ci sono anche forti indizi che indicano come anche il Brasile sia sotto l’attenzione degli Usa. Il copione è sempre lo stesso, organizzare proteste popolari contro governi legittimi per innescare una repressione e per poi finanziare e sostenere una conseguente guerriglia urbana. Quello che sta accadendo in Venezuela è l’antipasto di quello che potremmo vedere in Brasile. E’ questo il punto, io credo che stiamo assistendo a un’offensiva su larga scala che è destinata a creare il caos all’interno del quale il clamore della crisi economico finanziaria mondiale verrà seppellito sotto il fuoco della guerra.

***

Ringrazio Gianni di avermi concesso di pubblicare questo punto di vista alternativo alle visioni ergotiche da TG: la retorica ad ettolitri dell'eroina trecciamorbida vs. il mostro dittatore, le "belle ciao" che celebrano un golpe dal retrogusto neonazista, gli appelli dei fighetti oscarati in favore dei fognatori ucraini, mescolati mescalinicamente con quelli venezuelani a "casso", come direbbe Papa Francesco. 
La realtà è la guerra come via di fuga dalla crisi economica, la guerra come supremo distrattore dalle conseguenze della medesima sulla vita delle persone comuni. Niente di nuovo ma che, per carità, non ce ne accorgiamo e vai con la cortina lisergica.
Sembra proprio la quarta guerra mondiale della quale parla Diego Fusaro, perché la terza in realtà è stata la guerra fredda terminata nell'89 con il crollo del muro, la sconfitta del comunismo reale e l'instaurazione dell'impero del capitalismo assoluto. 
La conferma della sensazione che questo golpe ucraino sia il tentativo dell'impero globale delle corporation di punire la Russia per non aver permesso la propria colonizzazione e la svendita dei suoi asset più preziosi ai tempi della transizione da comunismo ad economia di mercato. Rileggetevi, in proposito, il capitolo di "Shock Economy" di Naomi Klein sulla Russia, che racconta di come la ricchezza dell'ex impero sovietico sia potuta rimanere, a differenza di altri paesi postcomunisti, in mani russe, rappresentando un'intoppo nel percorso altrimenti trionfante del capitalismo assoluto verso la conquista del mondo. Tocca tifare Putin, a quanto pare.

Good night and good luck.

mercoledì 8 gennaio 2014

Lettalizzatela!


Houston, hanno un problema: evitare in qualsiasi modo ed a qualunque costo di affrontare il problema. 
Che consiste, lo ricordo per chi si fosse accorto solo ora della crisi, nella deindustrializzazione dell'Italia su commissione della Germania e per mano dell'euro, con loro, i larghintesisti, come esecutori materiali. 
Affrontare il problema vorrebbe dire inviare subito un fax con un bel "fottiti" al letto di dolore della culona ed occuparsi 24acca24 di come riottenere al più presto la sovranità monetaria e la libertà. Non dovrebbero aver tempo neppure per pisciare.
Invece, siccome sono imprigionati nella trappola del collaborazionismo e non sanno come uscirne, stanno cincischiando in attesa che un asteroide colpisca la Terra il 31 dicembre 2014 per sgamare l'entrata in vigore del Fiscal Compact, e pregano il loro Dio che ciò accada, perché non saprebbero assolutamente come trovare i miliardi (di euro) necessari per quella follia, se già ora si prendono a borsettate tra di loro per i 150 euro degli insegnanti.

Un modo per allontanare il problema, insomma il loro piano B, oltre alla gestione manicomiale dell'ordinaria amministrazione, è stravolgere la scala delle priorità e utilizzare la cosmesi dei diritti civili per mascherare i deficit cognitivi che li affliggono e soprattutto il fatto che loro, come governanti, nell'agone internazionale, non contano assolutamente un cazzo ma sono come la serva di Totò, servono. 
E' una strategia ben precisa. Confondere il popolo con l'elargizione di diritti civili mentre con l'altra mano si sfila ad esso il portafogli e ci si prepara ad espropriarne i beni, mobili ed immobili, per conto terzi e per beccarsi la mancia. 
Se ci pensate bene, la cosmetica dei diritti civili è da sempre la tattica dei radicali, una quinta colonna del neoliberismo che da decenni nasconde quest'anima reazionaria, perfettamente allineata con l'eurototalitarismo, sotto tonnellate di buoni propositi: i matrimoni gay, l'eutanasia - prima il divorzio e l'aborto - ora le carceri, le coppie di fatto e la depenalizzazione delle droghe. Quando uno li ascolta pensa: "ma quanto so' democratici e liberalz!" e invece, dal punto di vista economico, sono più a destra ed incarogniti della Thatcher quando la parrucchiera non le cotonava abbastanza i capelli.
Se al repertorio dei radicali unisci quello solito della sinistra boldrinosa: ius soli, il culto del migrante e dello straccione, l'internazionalismo, il femminicidio usato come arma contundente nella posticcia guerra di genere, e magari hai l'aiuto mediatico di un Papa telefonista e nazionalpopolare quasi più della Carrà e quello di un esercito di leccapiedi a mezzo stampa, ottieni una fenomenale arma di distrazione di massa da somministrare tramite la televisione busona al popolo ormai intontito dalla depressione e dall'inappetenza.

A questa sinistra alla ClioMakeUp piace enormemente la strategia della cosmesi, ma anche alla destra piace far finta di opporvisi, schierando il fondamentalista ributtante alla Giovanardi che si scandalizza per la canna libera e il bacio tra uomini.
Piace anche alla sinistrina rosé de iRrenzi che sventola il cannone di maria per infinocchiare ancora una volta la platea piddina, per la quale ha in programma una bella riformina Hartz al cui confronto la Fornero parrà Madre Teresa di Calcutta.

Che bello, saremo poveri e disperati, ma i preti potranno sposarsi tra di loro, avremo la legalizzazione delle coppie fatte e rideremo, rideremo come degli scemi.

sabato 28 dicembre 2013

Le affinità elettive tra sinistra e post-capitalismo elitario


Che Diego Rivera mi perdoni.
C'è una frase che gentilmente non vorrei mai più sentir pronunciare ogni volta che si rimprovera alla sinistra di essere passata dalla parte del peggior post-capitalismo totalitario, tradendo tutti coloro che in vari modi, per coscienza di classe o coscienza infelice borghese l'avevano appoggiata e votata per decenni. La sinistra che, con i suoi meravigliosi automi meccanici, è ora gloriosamente al governo e che Diego Fusaro descrive come: "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd, ossia la parabola di una sinistra passata dalla triade Marx, Gramsci e difesa degli ultimi al patetico pantheon composto da antiberlusconismo rituale, liberalizzazione selvaggia ed europeismo a tutti i costi."

La frase in questione che mi manda in bestia, salivata pavlovianamente dai compagni dalle cinquanta e mila sfumature di rosso, dal piddino rosé al communistacosì è la seguente: "Eeeh, ma quella non è più sinistra." Intendendo, con un trucchetto preso dalla scatola de "Il piccolo dialettico",  che sia stata la Signora Sinistra, un triste giorno, ad essere impazzita e ad avere abbandonato i compagni e che, da qualche parte, non si sa dove, la vera Signora Sinistra (perché quella che ha tradito era solo un sosia, un Doppelgänger) esista ancora, intonsa e pronta ad essere tolta dal cellofan ed usata contro i padroni cattivi. 

No cari, troppo comodo. Io invece credo e temo che quella lì sugli scranni del potere sia proprio la sinistra originale, così ben rappresentata al vertice dal Migliorista. Quella che ha sempre saputo che se non puoi svalutare la moneta allora dovrai svalutare il lavoro ma siccome l'unica critica ed opposizione al capitalismo può essere oggi solo quella geopolitica e degli stati e nazioni, essendo questi argomenti tipicamente borghesi, anzi piccolo-borghesi, idealisti e fascisti... Insomma, avete capito.
Infatti, come diceva Costanzo Preve, la sinistra soffre di "una patologia, di una deformazione della coscienza infelice borghese: quella che consiste nella vergogna di essere piccolo-borghese e di non essere un proletario con le pezze al culo." La sinistra della politicizzazione sfrenata maniacale e manicomiale, il cui militante ha paura della condanna come idealista, piccolo-borghese e fascista che gli deriverebbe dal giudizio negativo di un proletario inesistente, (inesistente perché il proletario vero parla di calcio.)" (Quando si dice conoscere i propri polli. Gustatevela tutta, la conversazione tra Preve e Fusaro, perché è molto, molto interessante). 

Peccato che questo proletario, oltre che inesistente, non sia nemmeno più un proletario ma un orrendo borghese, impoverito e proletarizzato da questo post-capitalismo elitario neoliberista (che anch'esso non è più nemmeno capitalismo ma una neoplasia di esso) formato da Dei autonominatisi che, dopo aver dichiarato morta la storia ed averne invertito il senso di marcia verso modelli preindustriali e tribali, aspirano solo a tornare sull'Olimpo; ai quali non interessa più la volgare produzione delle merci, che lasciano volentieri agli asiatici, ma lanciare fulmini, richiedere sacrifici umani ed interferire a piacimento nella vita dei mortali. Divinità che ogni tanto mandano i loro deus ex machina "a salvare l'Italia dal baratro" e la cui volontà di potenza si esprime non solo creando ricchezza virtuale attraverso la pietra filosofale della finanza e segregandola in poche ristrette mani divine ma soprattutto attraverso il sommo piacere sadico di toglierla a chi già la possiede: i mortali. Ovvero la massa dei borghesi e degli ex proletari ai quali un capitalismo votato alla costruzione e non alla distruzione - qualcuno dice compassionevole perché timoroso della minaccia sovietica - che aspirava addirittura alla "piena occupazione" aveva concesso benessere ed elevazione sociale per decenni del secolo scorso.
Dite alla Signora Sinistra che ha fatto più John Maynard Keynes per la classe operaia che l'operaismo degli anni '70.  E che è grazie alle rivoluzioni fatte da borghesi molto incazzati, da Robespierre a Marx e Lenin, che può ancora indegnamente usurpare il ruolo di paladina degli oppressi.

Ma ai servi piace servire gli dei per poter carpire la propria immagine nei loro specchi mentre li lucidano, e quando servi e dei hanno un nemico comune,  scattano perfino le affinità elettive.
Anzi, ciò che lega la sinistra al neoliberismo è proprio vero amore, seppure del tipo che caratterizza la figura patologica della folie à deux.
Il nemico comune degli dei e dei servi è la borghesia. Ovviamente, se la sinistra avesse coscienza di essere anch'essa parte della borghesia - e dovrebbe capirlo dal fatto che ciò che resta della classe operaia evoluta non si identifica più nella sinistra da un pezzo, perché essa non la riconosce più come orda dickensiana di proletari bisognosi - non si adopererebbe per la sua distruzione. Ma lo abbiamo visto, temono ancora il giudizio del proletario inesistente anzi, per ripicca degli operai che votano Lega, guardano ancora più in basso, al Lumpenproletariat, al vero straccione, al migrante, a tutto il campionario delle minoranze bisognose di essere difese dalle Madame Tojetequeicartelli, a loro insaputa più aristocratiche della Pompadour.
Incapaci di elargire benessere e diritti sociali, perché si sentono finalmente sul punto di distruggere l'odiata borghesia e non capiscono più niente, si illudono di compensare con la cosmesi dei diritti civili l'opera di devastazione economica che ha loro commissionato il neoliberismo, esercitando altresì mirabilmente contro il popolo la tolleranza repressiva (direbbe Marcuse) avuta in dono dai padroni.

Gli dei li lasciano fare. Sono ben contenti che qualcuno faccia per loro il lavoro sporco, prima di essere spazzato via come feccia.
E poi devono molto ai compagni. Quando il comunismo è morto il fondamentalismo del mercato ne ha cannibalizzato il cadavere e ne ha introiettato alcuni dei caratteri. Acquisendo, in tal modo, ancora più forza. Ecco il carattere primitivo del neoliberismo.
In fondo, questo modo di produzione post-capitalistico eurocratico assomiglia molto, non solo al nazismo - mancandone solo per il momento l'elemento eliminatorio su base razziale - ma anche al totalitarismo comunista. Una casta di burocrati di partito blanditi con privilegi esclusivi che governa con il pugno di ferro masse indistinte di lavoratori, privati via via sempre più dei diritti acquisiti, dell'identità nazionale in nome di un fantasmatico internazionalismo e imperialismo continentale e tenuti sotto il tallone di ferro di un'ideologia totalizzante che non ammette alternative e che tende a limitare il diritto alla proprietà privata ai membri della casta.

La sinistra si è venduta al neoliberismo globalizzato perché continua a rinnegare patologicamente la sua parte borghese e il ruolo rivoluzionario della borghesia.
Chi borghese lo è e non se ne vergogna (più) dovrà solo difendersi da questa sinistra che ambisce all'autocannibalismo, e potrà farlo magari ritrovando e rinnovando il proprio spirito rivoluzionario e riscoprendo la versione sana della coscienza infelice borghese. E' questione di sopravvivenza.
Gli altri si meraviglieranno molto quando i loro resti saranno destinati a diventare cibo per i cani degli dei. Il destino dei servi quando non servono più.

martedì 17 dicembre 2013

Il Regno delle Due Padanie

"Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il 30 per cento in meno del valore nominale; quelli del secondo, il 20 per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta" scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio nel 1859, nel libretto Fra un mese (ci siamo, neh?). "Il Piemonte è perduto", conclude, dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, "l'Armonia", e "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Angela Pellicciari in L'Altro Risorgimento. Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre della metà del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti...ché in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca in Indietro Savoia, furono giustiziati più patrioti dal Piemonte che dall'Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pagò il prezzo, i furbi riscossero.
"L'ex Regno delle Due Sicile, quindi," scrive Vittorio Glejeses ne La storia di Napoli "sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia (ma quello del Regno di Sardegna superava il miliardo; nda) e, per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia". I meridionali pagavano più degli altri italiani, perché costretti a rifondere pure le spese affrontate per la loro liberazione. Tanto agognata, che ci vollero anni di occupazione militare, stragi, rappresaglie, carcere, campi di concentramento (giustamente, se preferisci non essere liberato...), esecuzioni in massa e alla spicciolata, distruzione di decine di paesi. Erano così ottusi, al Sud, che combatterono dodici anni (quando fu ucciso l'ultimo "brigante", in Calabria), pur di non farsi liberare e di non stare meglio in un paese solo. E quando capirono che la resistenza armata era persa, se ne andarono a milioni al di là dell'oceano, piuttosto che godersi la compagnia dei loro rapaci liberatori." (fonte Terroni di Pino Aprile)


Debiti, spread tra titoli di stato, oppressione fiscale e fondi salva stato, trasferimento forzoso di ricchezza tra stati, austerità, oppressione, il fogno che diventa Anschluss e poi povertà ed emigrazione per intere popolazioni. Si parla dell'Ottocento ma sembra una cronaca dell'attualità. Il brano che ho riprodotto per intero dal libro di Pino Aprile ce lo fa capire molto bene.

E' già successo, anche alla Germania Est, come ci ha raccontato Vladimiro Giacché, in barba alla retorica della riunificazione e del muro che crollava per lasciare spazio alla libertà occidentale e al libero mercato, maschera ipocrita che nascondeva lo stesso spirito mercantilista e di feroce classismo che sta spazzando l'Europa dopo aver percorso come un flagello pestilenziale tutto il pianeta in un tour di devastazione completa di diritti acquisiti da secoli.

La vecchia maledetta guerra di conquista, lo stupro economico con la colpa che ricade sui conquistati che se la sono cercata e che da quel momento sono condannati alla vergogna ed alla morte civile. Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, ora vi facciamo vedere noi, che siamo i virtuosi.
E invece il Regno delle Due Sicilie non era poi così male, anzi, e quando diciamo con disprezzo burocrazia "borbonica" dovremmo dire più correttamente savoiarda. Maledetti libri scolastici falsi e bugiardi. Scritti dalla stessa manina che Goebbels avrebbe accarezzato con affetto del maestro verso l'allievo più diligente.

Sta succedendo e, per la legge infallibile che recita "si è sempre i terroni di qualcuno", il nostro Nord, produttivo ed avanzato, ma abbiamo visto a spese di chi, in passato, viene annesso ora con forza e per un'oscura nemesi, alla Terronia europea, al lager mediterraneo degli scansafatiche, dei mangiatori di pasta al pomodoro e delle cicale improduttive che dovranno cedere tutti i loro beni (cosa sono quelle case di proprietà? Via!)  e gli sghei ai nuovi padroni. Ai nuovi Savoia, assai più agguerriti ed addestrati alla battaglia dei nostri ormai patetici testimonial dei sottaceti.

Lo stanno capendo, al Nord, di stare diventando terroni anche loro. Perché terroni non si nasce, si diventa per colpa di chi vuole conquistarci. Lo sta capendo uno dei due Mattei, il Salvini, che (è una novità, speriamo non si rimangi la parola) intende unire le forze con il Sud che patisce anch'esso il mercantilismo nordeuropeo per cercare di portare il paese fuori dalla trappola. Ovvio che la Lega dovrà rivedere criticamente tutto l'armamentario ideologico antistato e antimeridionale che hanno permesso a chi voleva il male e non il bene del Nord di ridurla ad una congrega di fattucchiere e ladri di argenteria. Solo così potrà ottenere consensi anche al di fuori della sua "riserva". Capire che quello che sta succedendo a loro è già successo agli altri è un buon inizio. Come capire che i briganti erano i terroristi di oggi, per chi considera terrorista chi difende solo il proprio benessere e la propria dignità. 

L'Italia non è mai stata fatta perché è stata unificata sul sangue di una parte del suo popolo e costruita su un cimitero, quindi maledetta. E' stata mantenuta divisa per 150 anni per interessi nazionali ed internazionali, con ideologi nordisti, tanto per tornare alla Lega, che pensavano che l'isolamento e la Secessione del Nord potesse avvantaggiarlo, mentre di fatto lo gettava in pasto alle malavite che la povertà del Sud e la latitanza dello Stato avevano nutrito amorevolmente. Il Vietnam italiano di Gianfranco Miglio. Divide et impera. Un paese nato disgraziato e cresciuto ancora peggio ma, nonostante ciò, con la potenzialità e la dignità dei grandi paesi. Una qualità che ci permetterà, se lo vogliamo, di salvarci. In barba a chi crede che siamo ormai perduti, tutti terroni e terronizzati.

Unire le forze con chi ci sta, come suggerisce Jacques Sapir, per riconquistare la sovranità, partendo dall'abbandono del simbolo di oppressione rappresentato dal vincolo monetario. Come hanno capito ormai anche i muri ma non i piddini e i loro immondi talk show collaborazionisti, queste Salò pasoliniane dove si tortura la verità, è l'unico modo per salvare il paese e fare finalmente l'Italia.
Uno splendido e provvidenziale effetto collaterale. Un paese dove potremo permetterci anche di coltivare le diversità che ci arricchiscono e pensare ad un federalismo vero e non basato su un becero razzismo e nemmeno fasullo e punitivo come quello attuale, che affida solo agli enti locali, attraverso le tasse sulla proprietà decise dai Savoia europei in nome della spoliazione degli stati del Sud, il ruolo di vessare, ancor più da vicino di "Roma Ladrona", i cittadini.

E Dio benedica il revisionismo, che permette di rompere il sigillo apposto dai vincitori sul libro della Storia.


 

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