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lunedì 14 luglio 2014

La crociata di luglio del duemilauno. Intervista eretica a Giovanni Polli sul G8 di Genova


Anche quest'anno nel mese di luglio si riapre la ferita di Genova e di quel famigerato G8 che, anno dopo anno, ci ricorda che da allora tutto è cambiato e che il mondo che è derivato, direttamente o indirettamente, da quella battaglia così anti-moderna perché combattuta corpo a corpo, non è per niente bello e non promette niente di buono per il futuro.
Giorni fa ho riparlato di quell'estate violenta del 2001 con un amico, Giovanni Polli, che mi diceva di aver vissuto in prima persona, da diretto testimone, in quanto giornalista inviato, quelle giornate e di averne da raccontare una storia diversa da quelle ufficiali dei media mainstream e di quelli indipendenti.
Ecco quindi il suo racconto di quel maledetto G8, che potrà suonare francamente eretico a chi si è nutrito finora unicamente delle versioni che si limitano a demonizzare acriticamente e faziosamente i rispettivi avversari ideologici e ad imputarne la violenza ad un oramai poco sostenibile principio di casualità e spontaneismo.
A tredici anni di distanza credo si possa e si debba andare oltre la propaganda di guerra – perché di guerra si trattò - per entrare nella disamina storica e non manichea degli eventi, senza paura di dover eventualmente rivedere alcune delle proprie convinzioni su chi fossero i buoni e chi i cattivi, per scoprire magari che entrambe le parti in causa furono coinvolte in un gioco, un battle royale di cui persero presto il controllo.
Continuare a capire il perché di quella tragedia è fondamentale. Noi proviamo a farlo con questa intervista. Buona lettura.

"Intervista a Giovanni Polli sul G8 di Genova 2001"

Giovanni, tu a Genova c'eri come giornalista incaricato di documentare quelle giornate. Vuoi raccontarci cosa hai visto?

Per un giornalista schierato idealmente ma non dichiaratamente “embedded” con una delle due parti in causa, come mi sono posto io in quella occasione, gli eventi legati al G8 di Genova sono stati una vera e propria sfida. Osservare senza preconcetti ideologici come nasce, si sviluppa e arriva a conclusione una pianificata e violentissima “guerra” di strada è stata una palestra importantissima in cui poter esercitare lo spirito critico, avendo a cuore un’informazione eretica e al di là dei partiti presi. Ho usato la parola “guerra” non a caso. Perché era quella usata, del tutto irresponsabilmente, dal leader delle allora tute bianche Casarini nella sua famosa “Dichiarazione di guerra” alla zona rossa, l’area di Genova proibita che le manifestazioni “no global” non avrebbero mai potuto per nessun motivo toccare. 
Ho visto tantissimi manifestanti con intenzioni pacifiche non rendersi conto che, seguendo certi leader e certe parole d’ordine, sarebbero andati al massacro di se stessi e delle loro sacrosante ragioni ideali. Ho visto poi una vastissima area grigia di manifestanti non dichiaratamente violenti, ma che non attendevano altro che qualcuno desse il la per iniziare a menare le mani e a sfasciare tutto, vetrine, teste ed ogni cosa capitasse a tiro, con una rabbia piuttosto cieca e demenziale. 
Ho visto forze dell’ordine, nei primi momenti, impreparate ad una violenza che era comunque nell’aria. Impossibile non ricordarsi immediatamente della lezione di Pasolini a Valle Giulia. Il giorno prima dei fatti di Piazza Alimonda ho visto passare sotto i miei occhi, negli scontri, un giovane carabiniere portato via con un enorme squarcio alla testa, proprio vicino al loro mezzo dato alle fiamme, quello che si è visto in tutte le riprese. E ho pensato, dopo la morte di Giuliani, che il fatto che fosse morto un manifestante e non uno “sbirro” sia stato puramente casuale. 

Stai forse dicendo che finora in questi anni ci siamo focalizzati sulle brutalità poliziesche e molto meno sulle violenze della controparte, cioè della parte organizzata dei manifestanti?

Sarebbe utile ripensare tutto, di quei giorni. Purtroppo circolano ancora sempre e solo le due versioni ufficiali e ideologiche. Versioni di comodo. Che si sia trattato di una macelleria messicana per i manifestanti, e in effetti la reazione pianificata a tavolino alla Diaz non è stata certo una bella pagina di Storia, o che si sia trattato di una questione di ordine pubblico dall’altra. Torti e ragioni sono certamente da rileggere, e l’imbarazzo continuo dei leader della contestazione no global di quei giorni non viene cancellato dal tentativo di agiografia del presunto eroe caduto dalla loro parte. Un po’ di rottami ideologici di due decenni prima affidati alle armate Brancaleone dei centri sociali sono purtroppo riusciti a trasformare le profonde ragioni politiche della contestazione al G8 ed alla globalizzazione in torti altrettanto profondi. Non è un caso se da quel momento il movimento “no global”, che due anni prima a Seattle era veramente uscito come vincitore morale e politico, è stato definitivamente sconfitto. A chi ha giovato la violenza programmata, pianificata e dichiarata dei contestatori? In quei momenti pensavo: “Accidenti, ma se queste migliaia e migliaia di persone anziché ingaggiare una guerriglia assurda sfilassero gandhianamente in rigoroso silenzio a mani alzate, farebbero molto, molto più rumore ed avrebbero già vinto”. E invece hanno perso, ed abbiamo perso tutti. Giuliani, anche la vita.

Il g8 di Genova è uno degli eventi piú documentati della storia recente. Esistono migliaia di ore di filmati, soprattutto di controinformazione, atte a documentare la repressione poliziesca ma, da ciò che adesso mi racconti, mi accorgo che manca effettivamente quasi del tutto la registrazione della violenza della controparte. È una cosa voluta?

Secondo me sì. Voluta da tutti. Quello che è andato in scena in quei giorni è stato un drammatico, anzi tragico, teatro di massa. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli attori erano semplici comparse e non lo sapevano. Credo che l'identità della vittima, un manifestante e non un poliziotto o un carabiniere, sia stata poi determinante perché si siano lasciate le cose, dal punto di vista dell'"informazione", così come sono state lasciate. So per certo, perché ho parlato con chi lavorava in questo senso, e perché è prassi normale durante tutte le manifestazioni, che vi sono anche ore e ore di filmati realizzati dalle forze dell'ordine con le violenze da parte dei manifestanti. E' tutto materiale che è stato perfettamente registrato. Che poi si sia scelto un basso profilo informativo e non si sia combattuta la guerra e controguerra dei filmati è naturale. Da parte di chi avrebbe dovuto gestire l'ordine pubblico, e da parte dello Stato che l'ha gestito a modo suo con le rappresaglie che sappiamo, era ed è del tutto inutile mettersi al livello della propaganda dell'altra parte in campo. Meglio il silenzio, decisamente. Diciamo così che, dopo la sconfitta politica delle ragioni dei "no global", e dopo quanto accaduto alla Diaz e a Bolzaneto, e con il processo (a mio avviso indegno) a Placanica, a che sarebbe servito buttare altra benzina sul fuoco? Il risultato sul campo è stato evidente, direi, al netto di tutte le lamentazioni.

Lo sai che stiamo dicendo che, per semplificare al massimo, una parte consistente dei manifestanti non era affatto innocente, come ha sempre raccontato la voce "indipendente"? Sento odore di rogo per entrambi noi...

La copertura “indipendente” si fa coincidere, di solito, con quella di area “no global”. Quindi di parte. Un paio di esempi simbolici ma concreti. Vero che Casarini aveva “dichiarato guerra”, ma il tentativo dei “no global” nel loro complesso era stato quello di accreditarsi come manifestanti pacifici. Vero, la gran parte di loro lo era. Ma una consistente, consistentissima area non lo era affatto. 
Qualche esempio? Ho chiacchierato tranquillamente, la sera del primo giorno di disordini, con un manifestante come tanti. Era greco, non aveva nemmeno l’aspetto del frequentatore tipico dei centri sociali Aria da bravo studente, mano nella mano con la sua ragazza. Gli chiedevo se ritenesse giusto mettere a ferro e fuoco una città, distruggere vetrine ed auto, alcune delle quali appartenenti tra l’altro agli stessi manifestanti. La sua risposta fu chiara: "dobbiamo distruggere il potere, è giusto sfasciare tutto. Dare fuoco a case e auto è il miglior modo per “fottere il potere”". Convinto lui. 
La sera poi del concerto di Manu Chao, dal palco lo speaker aveva esortato tutti a mettersi il casco, il giorno dopo, “perché nessuno si dovrà fare male. Almeno nessuno di noi”, aveva aggiunto ammiccando pesantemente. Nessuno racconta quindi, né ha mai raccontato, della precisa e dichiarata volontà di non essere poi così pacifici come hanno tentato di spacciarsi.
Nessuno ha mai ricordato abbastanza il nome del “locale” che Casarini gestiva al centro sociale Rivolta di Marghera, vale a dire l‘osteria “Allo sbirro morto”. Né si è raccontato a sufficienza che nel cortile della Diaz i manifestanti si allenavano agli scontri. In quei giorni ho cercato invano testimonianze giornalistiche che dessero conto anche di questi dati, ed anche dello stato d’animo delle forze dell’ordine, tutt’altro che preparate ad attacchi di quella violenza, e dopo tre giorni frustrate dai continui attacchi, di cariche e controcariche, botte date e botte prese. Nessuno ha raccontato che, nell’ultimo corteo, si tentò di deviare il flusso verso il quartier generale delle forze dell’Ordine sul lungo mare. Sarebbe stato un massacro. A prezzo di scontri furibondi, altre botte, incendi e devastazioni, e dell’uso di terribili lacrimogeni di tipo nuovo che ricordo benissimo anch’io per averne subito gli effetti micidiali, si riuscì ad evitare il peggio. Pensavo di trovare tutto questo in qualche resoconto. Ma purtroppo ho visto solo un grande vuoto.


Parliamo invece della copertura mainstream del G8.

Ho un ricordo personale. Una carica e contro-carica in cui io, insieme a Fabio Cavalera del "Corriere della Sera", ci siamo trovati esattamente in mezzo. E, proprio mentre stavamo correndo durante l'inseguimento non so se dei manifestanti verso i poliziotti o viceversa, lo stavo intervistando in diretta per la radio. Non vorrei compiacermi io, adesso, del lavoro che svolsi, ma il giornalismo vero, in quei momenti, avrebbe comportato il raccontare come ci stava solennemente pestando da entrambe le parti. In quei giorni mi sono mosso con grande libertà, e avevo l'accredito sia da una parte come dall'altra. Sono stato mezza giornata alla Diaz, a vedere quel che faceva il movimento, a parlare con i ragazzi, a fare un paio di domande anche ad Agnoletto, che mi pareva un personaggio del tutto inadeguato, ed è un eufemismo, a manovrare quella enorme polveriera. Non mi sono sentito affatto embedded, ma del tutto libero. Un altro ricordo: una collega è stata sfiorata da una enorme biglia di acciaio che arrivava, chiaramente, dai manifestanti. L'ha raccolta e se l'è tenuta per ricordo. Erano ben armati tutti. D'altra parte era stata o no dichiarata una guerra? Eppure la logica del giornalismo per partito preso è andata per la maggiore, e ancora - parlando di quei giorni - non sembra proprio che sia cambiata. D'altra parte questa è l'Italia, che non mi pare molto ben messa nella classifica della libertà di informazione, tra i Paesi occidentali.


Le violenze della polizia comunque innegabilmente ci furono e le più gravi furono compiute a freddo, al di fuori del teatro di scontro delle strade, a Bolzaneto e alla Diaz. Quale pensi sia stato il ruolo delle forze dell'ordine in quel contesto? C'era una regia dove la macelleria messicana era prevista o nella confusione e nel conflitto di poteri a qualcuno sfuggì di mano la situazione? 

Sinceramente non credo che vi fu una sola regia dietro le forze dell’ordine. Ho parlato molto anche con alcuni carabinieri e poliziotti. La loro rabbia e frustrazione nell’essere stati oggetto per tre giorni di fila, nella migliore delle ipotesi, di sputi e scherni continui, ma soprattutto di attacchi di una violenza esagerata da parte dei violenti armati di tutto, era davvero profonda. Per quello, guardandoli in viso, ho pensato molto alla lezione di Pasolini. 
La macelleria messicana della Diaz e di Bolzaneto è stata invece a mio avviso tutta un’altra cosa. Quelle operazioni, tra l’altro, furono condotte da reparti ben diversi da quelli in piazza in quei giorni. Qualcuno decise che, dopo tre giorni in cui le ragioni della contestazione erano già state distrutte di fronte all’opinione pubblica insieme alle case, ai negozi, alle auto e alla pace di Genova, ci si sarebbe potuti “togliere lo sfizio” di impartire una sorta di severa lezione definitiva al movimento “no global”. Un’azione sicuramente condannabile e condannata, e che sancì il definitivo trionfo dei poteri che oggi fanno di noi il bello e il cattivo tempo. Senza manganelli, oggi, ma con i colpi di Stato mascherati e la sottrazione definitiva della sovranità dei cittadini in favore di quella della grande finanza e dei grandi potentati internazionali.

La domanda, a questo punto, è quasi inutile ma te la pongo lo stesso. Perché, secondo te, il maggiore partito della sinistra allora (una delle incarnazioni del sempiterno serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD, per utilizzare la metafora di Costanzo Preve)  non partecipò ai cortei e non fornì neppure il suo celeberrimo servizio d'ordine a difesa dei manifestanti pacifici contro gli inevitabili provocatori previsti ed attesi in quelle giornate?

Diciamo che un servizio d’ordine serio non ci fu per nulla. Il maggior partito della sinistra di allora, che aveva voluto, organizzato, pianificato la riunione del G8 dopo essere stato il fedele cagnolino dei poteri che avevano voluto le bombe su Belgrado, come avrebbe potuto mostrarsi così incoerente di fronte ai grandi alleati del mondo? 
E a vergogna perenne dei celebrati leader “no global” è proprio il non aver capito, o aver fatto finta di non capire, che mettere in marcia migliaia e migliaia di persone in quelle condizioni sarebbe stato un suicidio. Soprattutto dopo averne aizzate le parti più esagitate con parole d’ordine che, se fossero state usate in altre situazioni da altri campi politici, avrebbero fatto gridare al ritorno dei nazisti. Evocare la guerra non è uno scherzo. Eppure hanno giocato con la benzina e i fiammiferi. E non ci hanno pensato due volte a mandare al massacro anche gente forse sprovveduta, che pensava di andare a fare una scampagnata, ma pacifica, inerme e, soprattutto, con tantissime ragioni ideali da dover difendere. 

Secondo la vecchia logica della "destra e sinistra", chi ha politicamente guadagnato di più dalle botte di Genova?  Vi erano stati disordini e repressione anche a Napoli pochi mesi prima, quando il governo era di centrosinistra.

A una domanda di questo genere posta nel 2014, quindi ragionando ex post, ti direi tranquillamente “tutte e due”. Perché destra e sinistra oggi sono soltanto parole che rappresentano etichette del secolo scorso. Già allora il G8 fu una sorta di prodotto di “larghe intese” non dichiarate, dal momento che il G8 fu preparato da D’Alema e gestito da Berlusconi. Lo stesso D’Alema che aveva dato il via alle bombe su Belgrado, soltanto tre anni prima, non era certo Alice nel Paese delle meraviglie. Non poteva non sapere che cosa avrebbe significato un’occasione del genere per gli sciagurati “antagonisti” che pensavano, nella migliore delle ipotesi e solo per essere buoni, di apparire come lo studente di fronte al carro armato in piazza Tien An Men. Ha senso davvero parlare di “sinistra o destra”? Ci hanno guadagnato davvero, e tantissimo, tutti gli artefici e i sostenitori della globalizzazione.


Ti sei fatto un'idea su chi fossero e da dove venissero i misteriosi black bloc che imperversarono pressoché indisturbati a Genova? Truppe mercenarie, come i gruppi di ultras calcistici arruolati perché buoni conoscitori del territorio - e vengono in mente i disordini in zona Marassi, attigua allo stadio - o partecipanti in buona fede alla chiamata alla crociata?

Avere le prove provate di chi siano veramente, che cosa rappresentino e per conto di chi agiscano i black bloc sarebbe come avere in mano il Sacro Graal. O i nomi dei mandanti delle stragi dei misteri italiani. Di fatto, non sono soltanto italiani, sono internazionali. Sono professionisti della guerriglia urbana, perfettamente addestrati a svolgere il loro compito, riuscendo senza alcuna fatica a tirarsi dietro quella che ho chiamato la "zona grigia" della protesta. Quelli, cioè, che a parole sono pacifici, ma si bardano e si abbigliano come se dovessero andare alla guerra. E infatti ci vanno, e quando qualcuno suona la carica diventano ottimi sprangatori pure loro. Ed è tutta manovalanza se si vuole anche in buona fede, ma a chi tiri la volata è evidente. E' evidente però che alla testa vi siano siano truppe mercenarie senza scrupoli e pronte all'uso, prescindendo dall'ideologia dichiarata. E' appena il caso di ricordare quello che è accaduto a Kiev pochissimi mesi fa, dove personaggi di questa stessa risma, ben sobillati e ben strutturati, hanno addirittura portato a termine un colpo di Stato. Guarda caso, a favore degli stessi poteri che a Genova si sarebbero voluti teoricamente contestare. Mi pare che chi voglia riflettere su questo lo possa fare... Non si tratta di dietrologie, ma di semplici ragionamenti logici.

C'è quindi un'altra storia del G8 di Genova ancora da raccontare? Riusciremo mai ad averne una storia veramente completa, chiara ed obiettiva?

Più che una storia ancora da raccontare, ci sarebbe una storia da interpretare. Per me vale il principio del “cui prodest?”, per cui tutto quel gran disastro pianificato in quel modo, da una parte come dall’altra, alla fine ha portato esattamente al risultato sperato. Dal potere, naturalmente. Come si può partire “armati” dell’intenzione di assaltare chi deve proteggere i “grandi” otto della terra, tra cui il presidente degli Stati Uniti, e pensare veramente di vincere uno scontro sul terreno? C’è un limite logico, in cui le velleità e le ingenuità non possono essere spiegate e spiegabili se non con una strategia che vada ben oltre le apparenze.

Pensi che il G8 di genova possa essere annoverato tra i misteri italiani?

Misteri italiani sì, perché prove non ce ne possono essere, e le verità giudiziarie sono – appunto – verità delle aule di quegli stessi tribunali che non hanno mai chiarito proprio un bel nulla a proposito dei veri mandanti dei “misteri”. Quello che si può fare, per avere un po’ di chiarezza, è ragionare per logica deduttiva e comparativa. Se poi qualcuno definisce la chiarezza di quel che è accaduto come “dietrologia” non ci si può fare niente. Ma, ragionando a contrario, torno a dire che il potere sperava che andasse a finire esattamente come è finita. E non sarebbe potuto finire diversamente. Il fatto che la vittima sia stata un manifestante anziché un carabiniere o un poliziotto non sposta assolutamente di una virgola il significato di quanto è accaduto. Anzi, se a morire fosse stato il carabiniere Placanica anziché Carlo Giuliani, il potere avrebbe avuto ancora più le sue “ragioni” a porre in essere la rappresaglia del tutto ignobile e fuori luogo che comunque ci fu alla Diaz e a Bolzaneto. E’ finita che chi le ha prese le ha prese, e la globalizzazione ha stravinto come previsto.  

Secondo te la critica alla globalizzazione ed al capitalismo assoluto è definitivamente morta sotto le mazzate del G8? Ricordo un certo compiacimento allora da parte dei TG, mascherato da un atteggiarsi a giornalismo verità all'americana, nel mostrare i pestaggi sui manifestanti inermi di corso Italia. Il messaggio "guardate cosa vi può succedere se vi ribellate" in effetti si è rivelato molto efficace, come prevenzione di future contestazioni. 

Il movimento cosiddetto “no global” sì. La critica definitivamente morta no, di certo ha subìto una sconfitta dalla quale si deve ancora rialzare. I resti dei “no global” sono definitivamente dispersi. Buona parte di quelle persone, più o meno in buona fede, sono “entrate in banca”, come si diceva una volta, appoggiando magari – penso in particolare all’ala cattolica dei manifestanti - la stessa “sinistra” oggi renziana, quindi portatrice degli stessi interessi che si pretendeva di contestare. I cosiddetti “centri sociali”, invece, da lì in poi si sarebbero dimostrati sempre più come semplici contenitori di cani da guardia del regime. Forse che hanno contestato qualcosa o qualcuno, dal momento del golpe Monti in poi? Forse che con l’introduzione dell’euro hanno organizzato qualcosa di evidente, di rilevante, di strategicamente sostenibile contro la globalizzazione? O forse non dovevano disturbare troppo il manovratore? Oggi soltanto una consapevole alleanza non ideologica contro la globalizzazione e il capitalismo finanziario può avere qualche speranza di mobilitazione. Le vecchie barricate, vere o finte che fossero, sono ormai sfondate.

Finora mi hai descritto il clima di quel G8 genovese come qualcosa di molto simile ad una guerra. Possiamo ipotizzare quindi in conclusione che in quei giorni il messaggio sia stato: "C'è da combattere il vostro nemico, scendete sul campo e lottate". Come per le crociate. E che il messaggio criptato che forse oggi riusciamo a decriptare meglio con il senno di poi, fosse "che noi ci spartiremo il bottino"?

Più o meno. Una recita, come ho già avuto modo di dire. D'altra parte occorreva assolutamente fare in modo, per i detentori del potere, che non si ripetesse lo smacco di Seattle. Lì, anche se pure c'erano stati scontri violenti, l'immagine dei contestatori del WTO era uscita molto più limpida e pulita di quella dei ricchi signori che si erano seduti a pianificare come si sarebbero spartiti il Pianeta. Occorreva quindi assolutamente ribaltare l'immagine degli attori in campo e far passare a tutti i costi i "no global" per quello che poi sono passati. Violenti, anarchici, distruttori, casseurs senza regole né remore, privi di una leadership credibile o di una strategia logica. Chi ha vinto lo sappiamo benissimo. Durante gli scontri dell'ultimo corteo vicino al lungomare, ricordo un manifestante, di quelli pacifici mandati al massacro, che telefonava piangendo un po' per i lacrimogeni un po' per la rabbia, e spiegava che quelli come lui erano stati fregati, e che lui non ci sarebbe cascato mai più, e che i leader giottini, con quel che avevano provocato o lasciato che accadesse, erano stati i primi alleati del potere. Se n'era accorto, un po' tardi ma se n'era accorto. Mi sorprendo sempre quando penso che c'è qualcuno che non se n'è accorto ancora oggi. Tredici anni dopo.


Giovanni Polli (Gioann March Pòlli) è giornalista e animatore culturale. Da sempre impegnato in particolare a favore dei diritti politici e culturali e linguistici dei popoli non riconosciuti e attento critico dei fenomeni legati alla globalizzazione. Dopo una prima gavetta giornalistica e radiofonica nel suo Piemonte, si sposta a Milano dove lavora tre anni presso l’Ufficio Stampa del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. Successivamente, nel 1997, inizia a lavorare nella redazione del quotidiano "La Padania", dove svolge tutt’ora la sua attività, dando vita contemporaneamente ad una trasmissione bisettimanale su Radio Padania, “Lingue & Dialetti”, dedicata ai diritti dei locutori di lingue locali, regionali o minoritarie. Nella sua attività su blog e nei social network si rivolge a chiunque, senza steccati ideologici o geografici, desideri confrontarsi intorno ad una visione profondamente eretica degli attuali assetti di potere, sia interni allo Stato italiano sia della geopolitica internazionale.

venerdì 13 dicembre 2013

Che il forcone sia con voi


E' vero, qualche solerte Pico della Mirandola me lo ha già rinfacciato, dopo che su Twitter avevo fatto qualche battuta sull' addavenì er forcone. Nel gennaio 2012, in occasione delle proteste del movimento denominato "dei forconi" dissi, in un post perfettamente piddino, che non mi convincevano, che erano più o meno fascisti, che vedevo il parallelo con i blocchi degli autotrasportatori cileni durante il governo Allende, eccetera. Le stesse cose che scrivono oggi i piddini sulle loro bacheche di Facebook. 
E' anche vero, però, che allora, dopo l'allontanamento di Berlusconi che ci parve così liberatorio, pensammo pure che una personcina ammodo come Monti avrebbe messo le cose a posto. Per dire, caro Pico, che la cantonata va molto di moda da un paio d'anni a questa parte e qui, a quanto pare, cominciamo a perderne il conto. Almeno io.

Se tocca continuamente smentirci, rivedere il film all'indietro e vergognarci pure di ciò che avevamo pensato e scritto prima - vedi abbagli vari sui tecnici e sulla sinistrachepensasemprealbenedelproletario - non è questione di incoerenza ma di superamento di pregressa ignoranza. E' anche, lasciatemelo dire, il diritto sacrosanto di cambiare idea, ché la coerenza ad ogni costo e nonostante tutto non è sempre una cosa auspicabile, oltre che riservata agli angoli di tipo ottuso.
L'ignoranza di cui parlo riguardava chi stesse veramente mettendo in pericolo questo paese. Io ed altri, in perfetta buona fede e discreta coglionaggine, nonché assoluta ignoranza della "questione europea", pensavamo fosse lo spread, il baratro, i fascisti con i forconi e invece erano i miti piddini con il ramoscello d'ulivo, 'a sinistra, la mamma Europa, i numerosi padri della Repubblica e i cosiddetti custodi della Costituzione. Guarda un po' te, alle volte!

Ora che i forconi sono ritornati - e può darsi che ci sia una mano nera che li regge e una certa dose di strumentalizzazione della protesta da parte di entità non chiaramente identificabili, come sempre accade - le cose sono molto cambiate, anche se i piddini hanno già rimesso su il disco attentofasciochenuncemettognente. Voglio dire che reagire con il solito schema "non sono dei nostri quindi so' fascisti", non funziona più e nemmeno tutto l'armamentario dell'antisemitismo, della minaccia mafiosa ecc.
Questo del "9 dicembre" è solo l'ultima incarnazione di una protesta generalizzata che ormai viaggia lungo tutta la penisola, non più solamente in Sicilia, e che comprende ovviamente il Movimento 5 Stelle che opera, dentro (con i parlamentari)  e fuori (con Grillo) le istituzioni. Comprende pure tanta gente che non è in alcun modo organizzata.  Non ho sentito ancora alcun piddino chiedersi come mai la gente protesta e come mai si sta lasciando la protesta in mano solo alla destra.
La contestazione non è in carico ai soliti operai e studenti ma comprende categorie che tempo fa non si sarebbero mai sognate di scendere per strada a protestare ma che ora non possono fare altro. I borghesi, piccoli e medi: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Categorie che, se mai si sono riconosciute in partiti progressisti, sono in ogni caso stati persi dalla parte politica una volta chiamata sinistra da un pezzo.
La stessa sinistra che sta patendo molto il fatto che dei cittadini occupino le piazze e le strade senza il suo permesso. La sinistra che appena vede una bandiera italiana in un corteo, senza che abbia appena giocato la nazionale di calcio, pensa subito al fascista, perché ragiona ancora come a Valle Giulia e ha il cervello impostato su quella immensa stronzata che si è rivelato l'internazionalismo.
Lo giuro, ho visto con questi miei occhi al TG La7 l'intervistatore chiedere ad un manifestante recante il tricolore: "Ma lei si sente rappresentato da questa bandiera!??" come se il tricolore non fosse la bandiera di tutti gli italiani ma un simbolo di partito e per giunta reazionario. Questa cosa mi ha scioccata, come il commento di chi, come Gad Lerner, vede il risorgere del "pericolo del nazionalismo" dietro alla legittima reazione di un popolo che rischia di venire disintegrato e sta giustamente difendendo i suoi beni e la sua dignità.

Mettiamo allora qualche puntino sulle i a scanso di equivoci.
C'è un modello economico, quello neoliberista, che ha palesemente fallito alla prova del nove dell'ennesima crisi finanziaria. Ha fallito perché è un modello asimmetrico, che penalizza la maggioranza a favore di un'infima minoranza.
C'è una classe politica che, pur definendosi progressista, ha sposato acriticamente l'ideologia liberista incarnata nel progetto ultrareazionario e neomercantilista che è l'Unione Europea con il suo cavallo di Troia, l'euro, e lo sta difendendo a tutti i costi, evidentemente perché da esso e dalla sua riuscita dipende la sua sopravvivenza.
Questo progetto prevede la messa in liquidazione dell'Italia con tutti i suoi beni, la sua pastoralizzazione (quasi la nemesi del Piano Morgenthau che gli USA avrebbero voluto per la Germania del dopoguerra) e la nostra classe politica lo sta applicando diligentemente, punto per punto, mediante un governo fantoccio sull'orlo dell'illegittimità. Con un sovrano intento a distruggere ogni residuo di sovranità. Con il partito egemone di questa cricca collaborazionista, il PD, che si è ormai spostato su una realtà parallela e completamente disconnessa da quella dove vivono i cittadini comuni: un Petit Trianon dove si fa bisboccia, si fanno discorsi cretini, si gioca con le caprette e alle primarie mentre là fuori la gente agita i forconi e chiede pane.
E' un quadro rivoluzionario in perfetto stile settecento ma i piddini non lo capiscono perché sono totalmente accecati da un potere che evidentemente non sanno gestire. Reagiscono scompostamente, approvano leggiucchie ridicole, provvedimenti farsa, promettono irreali pugni sul tavolo dei loro padroni, scatenano i loro penosi scribacchini in difesa dell'indifendibile.
In realtà non sanno più che fare, perché il 1° gennaio gli va in vigore il Fiscal Compact e dovranno cominciare a ballare sul serio.

Chi protesta invece, e i forconi sono solo una minima parte di essi, comincia a capire benissimo quale sia il problema. Perdere il lavoro, il benessere acquisito, i diritti, la tranquillità del futuro per piombare nell'incertezza e nella disperazione - e tutto per colpa di un'utopia e di una moneta unica del cazzo - possono gettare nella depressione o provocare una reazione di difesa aggressiva. In ogni caso quando è in gioco la sopravvivenza il problema è molto semplice, lo capiscono tutti, al di là del ceto di appartenenza e della fede politica.
Se al fatto che siamo sotto attacco e dobbiamo difenderci e difendere le nostre cose ci sta arrivando prima la destra, non è un problema nostro ma di chi sta a trastullarsi il pisellino invece di crescere e ammettere la sconfitta. Pazienza, ci prenderemo dei fascisti ma loro dovranno fuggire in elicottero.



martedì 9 ottobre 2012

Più botte per tutti


Finora le hanno buscate gli studenti, scesi in corteo nei giorni scorsi per protestare contro il progressivo smantellamento della scuola pubblica, iniziato dal precedente governo a cura dell'Impresa di Demolizioni Incontrollate Gelmini e proseguita ora dai tecnici sfondaeconomia in missione per conto di quella gran Troika del FMI. Poi toccherà, vedrete, agli esodati, ai disoccupati e a quanti si organizzeranno per protestare contro il neoliberismo di merda fattosi pensiero unico e unica opzione politica di questo scorcio di nuovo secolo buio.
Più botte per tutti. Sta succedendo, oltre che negli  Stati Uniti di Occupy, nell'Europa dei PIIGS, dei bambini cattivi che non vogliono fare i compiti. Poliziotti bardati come dei Robocop mandati, in Italia come in Spagna e in Grecia, contro il popolo a difendere gli interessi di una casta predona e usurpatrice del potere politico, i così detti tecnocrati, così bravi a salvare i paesi che, appena alzano il ditino professorale, il PIL sprofonda nel baratro.

L'altro giorno, i ragazzini minorenni dei cortei studenteschi sono stati caricati e dispersi a colpi di manganello (anche sulla testa, tanto per cambiare) appena hanno osato avvicinarsi ai templi della finanza assassina e della corruzione del gran governatore Pirellonio. I pennivendoli di regime però non hanno potuto far molto per giustificare la repressione e far vedere grandi devastazioni. Non hanno potuto raccontare l'ennesima puntata della Saga del Black Block, tirare in ballo il terrorismo e piangere su qualche bandiera imperiale bruciata perché non c'è stato nulla di ciò. Solo qualche "Via, via, la polizia", altri slogan tutto sommato meno violenti di certi cori domenicali da stadio e qualche sagoma di ministro tecnico (compreso "we got a bank" Fassino) simbolicamente data alle fiamme. Hai detto la Bastiglia!

Nonostante ciò Michele Serra ha tenuto a farci sapere che certi slogan dei ragazzi erano troppo violenti. Da stronzi. La repressione, la tendenza sempre più violenta del potere a legnare il legittimo dissenso e a militarizzare la piazza gli è, ahimé, sfuggita. Forse perché, come si dice, ne uccide più la penna della spada?
Sarà, ma quella non era Valle Giulia, Serra non è Pasolini e io piuttosto mi sarei preoccupato di vedere ancora una volta ribadito dal potere  il concetto che non si protesta, non si discute, non si scende in piazza, si mangia (ancora per un po') e si tace. Il fascismo sta crescendo e questi discutono se il pesce si può tagliare o no con il coltello. Tipico della sinistra che rimane ferma sul binario perdendo tutti i treni che passano e finendo sotto l'ultimo di mezzanotte.

Non si protesta. Dovevate averlo già capito nel 2001 con Il Gran Randello Show di Genova, e le notti cilene all'insaputa del vicepremier Fini che pure era lì sul posto in sala macchine. Ma prima ancora, quando c'era il governo di centrosinistra e le botte le presero i manifestanti di Napoli. E più di recente quando  Bersani, quello che smania per diventare premier e proconsole del FMI, man mano che la crisi avanzava e il disagio sociale aumentava, diceva: 
"Quello degli 'indignados' mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po' di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni". (Pierluigi Bersani, 14 ottobre 2011).

Questi politici ed intellettuali che si disinteressano del manganello sempre pronto a calare sulle teste, che lo considerano una cosa normale, dovrebbero anche ragionare su dei genitori che si vedono tornare a casa dei figli minorenni insanguinati e non battono ciglio, non fanno casino, non reagiscono, non denunciano. Gli stessi genitori che se, a scuola, un figlio riceve un rimprovero dal professore, per non dire un buffetto sulla guancia, corrono al commissariato e sono disposti ad andare fino in Cassazione. E infine io ragionerei anche su quel preside che vuole sospendere gli studenti che hanno partecipato alla manifestazione. 
Giova ripeterlo. Non è la Banca M. che è tutta intorno a te, ma il fascismo. 

Saranno sempre più botte per tutti. Con intellettuali, scribacchini e giornalai sempre pronti a correre in soccorso del potere e a tenergli bordone, finché non saranno i loro privilegi ad essere toccati. Perché finora il potere ci ha imposto di mandarla giù con i sorrisini da torturatore finto-buono e qualche lacrimuccia da filodrammatica, ma sono sicura che i suoi esecutori materiali non ci hanno ancora mostrato il loro lato peggiore. 

martedì 1 maggio 2012

Occupy Italy


Cosa faranno gli italiani oggi, 1° Maggio? E' festa, certo. Non si lavora negli uffici, nelle fabbriche e nelle aziende e non si va a scuola perché anni fa, tanti e tanti oramai, fu deciso che si dovesse celebrare una giornata dedicata al lavoro riposandosi e avendo tempo di riflettere su che cosa bella e dignitosa fosse stata la conquista del Lavoro inteso come valore di civiltà. Un lavoro che rendeva l'essere umano sempre più simile a Dio e meno alla bestia attraverso il riconoscimento di diritti, come quello di ammalarsi e di riposarsi.  E' qualcosa di assai divino, il riposo. Il settimo giorno, ricordate? 

Da qualche tempo tutto questo insieme di principi viene messo in discussione. Non solo perché il lavoro sta diventando non più un diritto inalienabile ma un privilegio, una regalia da parte dell'1% e non sto parlando di lavoro qualificato ma di semplice lavoro salariato da primo livello di pura sopravvivenza. Anche il riposo comincia ad essere messo in discussione. Si tolgono dieci minuti dai turni - per aumentare la produzione di automobili che poi non si vendono - e si tiene aperto il centro commerciale anche di domenica e i giorni festivi - la rivincita dei mercanti - perché il riposo del lavoratore fa male al re, al suo profitto. Perché è lo schiavismo che sta tornando di moda, in una versione più simile a Metropolis che a Radici. 
Guardate i cinesi, ad esempio. Entrate nei loro empori aperti 7 giorni su 7, dove tutto puzza di pneumatico, di petrolio, di benzina. E' un odore che deve assomigliare molto a quello del napalm ma non sa affatto di vittoria. Non ridono mai, i cinesi. Stanno lì ad incassare i loro centesimi come fossero milioni. Se rivolgete loro la parola non capiscono, ma non perché parlate italiano, ma perché non devono perdere tempo con stronzate come l'interazione umana.
Capite allora perché un vecchio padrun come Romiti dice che la Cina è un paese da viverci. Perché la Cina ha saputo prendere il peggio dal comunismo e il peggio dal capitalismo, li ha mescolati ottenendo il peggiore dei sistemi di produzione possibili e li ha infine irrorati, a quanto pare, di benzina. Prima o poi prenderà tutto fuoco. Il sole dell'avvenire. Il nostro, se non ci ribelliamo.

Cosa faranno dunque gli italiani oggi? Oh, quelli che hanno ancora una coscienza politica di sinistra magari andranno al concertone dei chitarrosi progressisti a cantare "Bella Ciao" mentre i capi di partito stanno nella stanza dei bottoni a studiare come fottere i lavoratori senza che questi si accorgano che sono quelli di sinistra a fotterli di più. Qualche bottegaio terrà aperta la bottega esponendo l'orgoglioso cartello "Oggi 1° maggio APERTO" sentendosi tanto ma tanto crumiro. Altri bottegai terranno chiuso perché chi se ne frega, tanto non si batte un chiodo e i centri commerciali dovranno attendere forse solo un altro anno prima di poter aprire impunemente anche nella giornata dei lavoratori. Questione di tempo. Per altri ancora: disoccupati, cassintegrati, esodati, lavoratori precari e in nero, sarà un giorno come gli altri. Non si apprezza veramente il giorno di festa se non quando lavori. Se non hai il lavoro non ha nemmeno il riposo, solo un'attesa, un soggiorno infinito in un limbo di inattività che è peggio dell'inferno.


E gli americani che faranno, oggi? Non è la festa del lavoro perché loro la celebrano in settembre ma il movimento  Occupy Wall Street  ha indetto per oggi uno Sciopero Generale e la cosa mi ha incuriosito molto per il fatto che abbiano scelto una data simbolica come il 1° maggio per questa azione. Sono cose che si imparano in quel pericoloso strumento di diffusione di notizie incontrollate che sono i blog.
Se avete visto qualche immagine di Zuccotti Street in TV  tempo fa era sicuramente per paragonare le proteste del movimento ai black bloc, al disordine, alla rivolta, al terrorismo. 
Non avete sentito parlare molto del 99% e dell'impegnarsi in concreto in azioni collettive per combattere la crisi, vero? Per esempio ribellarsi allo strapotere finanziario trasferendo alle Credit Unions, banche solidali che per statuto non possono impegnarsi in attività finanziarie ma solo nel credito ai privati ed alle imprese, i soldi dei semplici cittadini? Pare che molte migliaia di americani abbiano aderito all'appello. Figurati, noi italiani avremmo paura di andare in banca e chiudere il conto. Paura di qualche funzionario o bancario del cavolo e del loro abbaiare da cani da guardia. 


Per dovere di cronaca bisogna dire che qualcuno sostiene che il movimento Occupy Wall Street, così come la Primavera Araba, gli Indignados e ogni afflato di resistenza mondiale a questo sistema di merda sono in realtà parte stessa del piano del sistema. Infiltrados, insomma. Un modo per quantificare l'entità della protesta e controllarla dall'interno. Una vecchia storia.
Secondo la spirale senza fine del complottismo paranoideo, ciò che ci sembra antisistema in realtà è attiguo al sistema e ciò che esattamente vuole il sistema è che non ci fidiamo più di nessuno e che entriamo in un loop di incertezza senza fine. Con il risultato che rimaniamo tutti a casa per paura di essere complici del masterplan del sistema. Complimenti. Però così si fa comunque solo il gioco del sistema e allora tanto vale rischiare e uscire dal guscio, come stanno facendo gli americani. Almeno provarci e contarci. Forse quando i numeri saranno veramente troppo grandi sarà impossibile controllarli.

Noi italiani non abbiamo solo paura di chiudere il conto in banca o perfino di trasferirlo in un'altra dove le condizioni sarebbero migliori. Oltre alla tradizionale pigrizia che ci impedisce di alzare il culo e fare qualcosa, dobbiamo lottare contro un fenomenale ostacolo alla nascita di qualunque movimento di opposizione, reale od infiltrato che sia: la parte politica che dovrebbe teoricamente fare gli interessi del popolo.
Quando abbiamo cercato anni fa di convogliare la protesta contro l'illegalità diffusa e la vecchia politica corrotta in un movimento, hanno detto che i Girotondi erano qualunquismo. Che Di Pietro è un forcaiolo fascistoide. Hanno lasciato che ci massacrassero di botte a Genova e ora sono convinti che la lezione sia stata sufficiente e quindi non ci saranno più movimenti popolari spontanei a rovinare i loro piani di grandezza. Quelli tipo "avere una banca", ad esempio. Personalmente ho sempre trovato meno insultante e sincera una manganellata di Canterini che l'ipocrisia sulle "notti cilene" di D'Alema.
Grillo, infine. Il Grillo espiatorio è un mafioso perché non sa improvvisare e ha bisogno di un autore che gli scriva i testi, se no pasticcia. Grillo è pericoloso, ci porterà via un mucchio di voti. I voti, ecco ciò che conta veramente.
Se in Italia qualunque protesta è diventata illegale e viene regolarmente irrisa e sottovalutata è perché siamo un paese fascista e perché la Sinistra  è ormai un appellativo senza significato. Perché chi si fregia illegalmente di quell'appellativo pensa di ottenere il potere alle prossime elezioni ed esercitarlo continuando in una politica ultraliberista suicida, soffocando ogni idea alternativa che farebbe crollare anche il loro mondo di servi del sistema. Sono certa che se chiedessimo ad un soggetto come Fassino, ad esempio, se un giorno ci sarà mai un movimento in Italia come Occupy Wall Street, lui risponderebbe: "Ci arriviamo."

Se il 1° maggio ci accontentiamo di quattro chitarrosi di consolazione, dei sindacati che parlano di sciopero generale con il caschetto antinfortunistico in testa e poi non fanno un cazzo per cambiare veramente le cose proponendo idee alternative a questo sistema ma accettano i biscottini dal sistema finanziario, siamo fritti e ce lo meritiamo. Bisogna costruire qualcosa di nuovo, tutti insieme e al di là delle barriere ideologiche. Con questa sinistra non andremo mai da nessuna parte, tantomeno con la destra. E' vero. Anzi no, andremo a farci fottere di sicuro. Quindi dobbiamo arrangiarci da soli per salvarci. Le scialuppe stanno per finire.

Ah, dimenticavo. I cinesi che fanno oggi? Sono turbocapitalcomunisti, oggi lavorano.

Buon 1° Maggio.

domenica 16 ottobre 2011

La cripta degli incappucciati


Brucia la Roma dell'Imperatore Cerone che se la ride suonando l'Euro al posto della lira - unica differenza con il precedente - e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.

Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l'estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. "L'Unità" intanto sbuffa e si lamenta del "tormentone sugli infiltrati". Ho detto l'Unità, non "Il Tempo".

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di "pezzo di merda" dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell'altro giorno. E' da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.

Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all'estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l'ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c'è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.

sabato 15 ottobre 2011

Avete bisogno di una piattaforma?


"Quello degli 'indignados' mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po' di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni". (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)

"In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all'attuale assetto dell'economia mondiale".
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)

Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l'immagine più eloquente dell'isolamento, della straniazione del maggiore partito d'opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all'ascolto del respiro del popolo. E' pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
Perché a questo residuato politico inesploso che è l'acronimo di una bestemmia non interessano i movimenti dal basso, le loro rivendicazioni, siano esse espressioni di puro idealismo o motivate della tremenda necessità di mettere assieme il pranzo con la cena e un futuro con il presente. Non interessano le manifestazioni  forse ingenue ma pur sempre portatrici di istanze di rivendicazione sociale e che dovrebbero quanto meno far sorgere nelle testone di balsa dei suoi dirigenti un sospetto: "Ci stiamo perdendo qualcosa, per caso?"

Il  maggiore partito della cosiddetta sinistra non scende più in piazza dai tempi di Genova. Non hanno tempo per le proteste. Devono pensare alle loro piattaforme serie del cazzo, a sfornare calde calde supercazzole politichesi prematurate di bottegone come fosse Bersani.
Bravo Pierluigi, ancora una volta avete lasciato la gente da sola in piazza, sapendo in anticipo che sarebbero arrivati i provocatori, i black-bloc e i violenti delle tifoserie che si infiltrano - tutto scritto nel vangelo secondo Kossiga. Gente che sarebbe stata oggetto della solita repressione a gas e della successiva insopportabile riprovazione da parte dei politici.
Continuerò a dirlo fino alla morte e non me ne frega niente se vi incazzate, o piddini grigi. Quando il PCI aveva un servizio d'ordine e il partito non si vergognava di scendere in piazza, alle manifestazioni per i provocatori non c'era trippa. I vostri strenui difensori dell'indifendibile, quelli che vi voteranno sempre perché siete i meno peggio - pensa come siamo ridotti -  dicono che i tempi sono cambiati. Si, cari,  in peggio e io ho nostalgia dei camalli alti due metri per un quintale che avrebbero fatto polpette dei black bloc. Perché i provocatori li riconoscevano dal tanfo. Gli bastava allargare le narici al vento.

Voi dirigenti ve ne restate chiusi nel bottegone a sorbire la vostra cautela merdosa, a mettere il cappello all'ultimo momento sulle conquiste della gente, a masturbarvi sui sondaggi che vi promettono la vittoria alle prossime elezioni e il ritorno al potere - occhio a non farvi fottere come nel 2006, però - a guardare dalla finestra la gente che impara ogni giorno di più che scendere in piazza contro i regimi che affamano la gente per difendere le caste miliardarie  - delle quali siete parte - è pericoloso, che a protestare si prendono le mazzate, il gas e la riprovazione dei media per i quali siamo tutti terroristi anche se lottiamo per i nostri fottuti diritti.
Confusi siete voi, ormai scollati dalla gente, dalla vostra storia e dal vostro tempo, appagati di essere parte integrante del sistema e ad esso perfettamente integrati. Collusi e infelici.
Voi non state più dalla parte del popolo e un giorno qualcuno se ne ricorderà.

P.S. Rileggendo la prima citazione di Bersani mi viene in mente che quel “ci vuole un po' di cautela” sarebbe perfetto in bocca ad un vescovo al quale è giunta la voce che un suo parroco molesta i bambini.

martedì 27 settembre 2011

Roma trema: la polizia vuole giustizia



Riprendo dal blog di Beppe Grillo questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell'ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei "lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato" chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il gas CS, non potrebbe venir fuori tra l'altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia  le promesse mancate del "governo delle dichiarazioni" sull'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Con questo governo degli onesti tutto sembra fatto apposta per impedire alle forze dell'ordine di fare il loro mestiere di perseguire e contrastare la criminalità. Tutto serve allo scopo, perfino tagliare del 10% il cibo per i cani poliziotto.
Maccari denuncia come si continui, ad esempio, ad impegnare personale nel rilascio dei passaporti. Con le automobili della polizia a secco per la mancanza di benzina a causa dei tagli, il governo avallava poi la buffonata legaiola delle ronde, con gli agenti obbligati a lasciar perdere i delinquenti per scortare manipoli di esaltati giustizieri della notte ad evitare che la notte facesse loro del male.
C'è anche la frustrazione di chi passa le giornate al computer indagando pazientemente nello schifoso mondo della pedopornografia e poi si sente dire da un ministro di questa Repubblica che è un panzone fannullone o un coglione.
Ma ancora, ai poliziotti girano vorticosamente i Maroni per le scorte di polizia alle escort presidenziali. Il porco utilizzo, come dice Maccari, delle auto blu.
E' insomma una testimonianza importante, di quelle che nessun Minzolini ti farebbe mai ascoltare.
In un mondo dove è diventato normale che suoni a distesa solo la campana dei ladri, almeno per una volta parlano le guardie.

lunedì 4 luglio 2011

Io penso male

Anziana anarcoinsurrezionalista armata di corpo contundente.


"Ue ragassi, siamo mica qui a candeggiare i Black Block." (Bersani apocrifo)

Intendiamoci. Visto che i dementi abbondano ci saranno sicuramente frange di estremisti che pensano di fare la furbata andando a tirar sassi ad una polizia in tenuta da combattimento in una Val Susa militarizzata per sentirsi fighi e credendo veramente in tal modo di opporsi al sistema. Estremisti di tal fatta esistono sia a destra che a sinistra perchè la globalizzazione sta trasversalmente sulle palle un po' di tutti.

Io però penso male e penso che i Black Bloc, alla fine dei conti, lavorino per il Re di Prussia. Fateci caso, ogni volta che una popolazione si oppone e decide di protestare con le armi che offre la democrazia: cortei, presidi e sit-in contro una decisione della Casta Cialtrona che governa il mondo e che vorrebbe imporle leggi, opere faraoniche di nessuna utilità e soprusi economici di vario tipo, si inizia sempre con un corteo pacifico e poi arrivano loro, gli scarrafoni neri, a rimettere le cose a posto. Come arrivano, ad assaltare ovviamente la polizia, da quel momento non si parla più delle ragioni della manifestazione e della protesta ma diventa tutto terrorismo da stroncare con le botte indiscriminate e le armi chimiche fuorilegge. Facile, no? Sono dieci anni e più che funziona così. Già a Genova nel 2001 era molto chiaro come sarebbe andato il mondo nel nuovo millennio. 

Li chiamano antagonisti, anarchici o anarcoinsurrezionalisti che fa più fino e fa slogare la lingua all'inviata ciellina del TG di regime che racconta con orrore le loro imprese, offuscando ovviamente le ragioni della protesta di popolazioni ed amministratori locali che diventano da quel momento tutti delinquenti. Perché il Black bloc ha la delinquenza contagiosa, infetta in pochi minuti un'intero corteo, anche quello con le anziane che portano il crocifisso.
Come passo successivo, dopo il trattamento mediatico del racconto della giornata all'insegna della criminalizzazione globale della protesta, il presidente della Repubblica deplora, il governo fascistoide invoca la mano pesante (come se in Val Susa fossero volate carezze), i collaborazionisti del Partito Bestemmia condannano e si associano all'invocazione della repressione e chi non lo fa è un figlio di Bin Laden, rivoluzionario, terrorista e comunista demmerda. 
Non c'è nessuno tra i media che abbia l'intelligenza di distinguere tra legittima protesta e violenza e di sospettare che il Black Bloc sia alla fine un'arma fenomenale, funzionale al sistema ed alla conservazione dello status quo della globalizzazione. Giusto per pensar male.

Bisogna fermare ed arrestare i violenti. Certamente, sono d'accordo. E' dal G8 di Genova che aspetto che lo si faccia. Ne arrivano a plotoni ma ne prendono sempre tre o quattro, dei quali però non sappiamo mai nulla e non si sa mai chi li ha mandati, chi gli ha pagato la trasferta, visto che vengono anche dall'estero, e chi eventualmente li manovra.
Secondo me la parte interessante sui Black Bloc dovrebbe cominciare il giorno dopo l'arresto, quando gli si toglie finalmente il passamontagna nero e li si smaschera. Invece, finito l'allarme invasione e le violenze, puf!, spariscono come Kaiser Soze. Ed io penso male.
Penso male anche perché si ha sempre l'impressione che, invece di concentrarsi sugli scarafaggi, andandoli a stanare uno per uno, e di riservare la repressione su di loro, si finisca per menare tutti indiscriminatamente e gasare nel mucchio anche la vecchietta. Segno che, Corso Italia 2001 insegna, con le immagini del sangue e delle legnate servite calde calde al TG1, il Black Bloc offre il pretesto per una bella randellata generale allo scopo di far sbollire i bollenti spiriti ai manifestanti, soprattutto a quelli più pacifici. Così la prossima volta imparano a scendere in piazza contro il sistema.

Se tutte le volte lo schema si ripete e alla fine ciò che rimane è solo una generalizzata repressione, ci sono delle colpe ben precise, a parte quella di chi agisce la violenza ed è una colpa che a me fa schiumare di rabbia e fa più male del sasso del violento e della manganellata del celerino.
I partiti dell'arco costituzionale che dovrebbero rappresentare all'interno delle istituzioni le istanze delle popolazioni in lotta contro leggi e disposizioni governative percepite come ingiuste (nel nostro paese sarebbe in teoria la fottuta sinistra a doversene far carico) avrebbero il dovere di proteggere le manifestazioni assicurandone il carattere democratico e pacifico. Dovrebbero occuparsi del servizio d'ordine (come facevano una volta!) e collaborare con le forze dell'ordine per concordare la strategia per isolare eventuali agenti provocatori e deficienti in vena di bravate. Facendo sì che la violenza che vuole infiltrarsi nella protesta e farla degenerare venga isolata ed annientata. Con i responsabili consegnati alla giustizia e la manifestazione pacifica che non subisce se non minime conseguenze.

Invece ormai abbiamo un maggiore partito dell'opposizione che regolarmente lascia sole le popolazioni e le loro rivendicazioni in balìa del caso. Se ogni volta non ci scappa il morto è solo per pura fortuna. Ma loro, e glielo dico in faccia, in quella faccia da buco del culo che hanno, hanno la responsabilità morale di ogni singola manganellata, di ogni singolo candelotto sparato ad altezza d'uomo e di ogni caso di intossicazione da CS (gas tossico e vietato) su cittadini inermi che non hanno nulla a che fare con la violenza di pochi ma che erano lì solo per esercitare il loro sa-cro-san-to diritto democratico di opporsi alle decisioni di una Casta non eletta dal popolo ma autonominatasi, esecutrice materiale degli ordini dei loro padroni nominabili ed innominabili. Casta della quale il PD è ormai da anni reggitore ufficiale di coda.

Io non ci sto. Voglio sapere perché, per un'opera che non si farà mai la Casta smania tanto per ottenere i soldi europei. Voglio sapere chi ci guadagna, soprattutto tra i politici e chi ha paura, se non va in porto l'affare, di dover restituire la mazzetta. Voglio sapere con che faccia di merda il PD criminalizza la protesta di cittadini ed amministratori locali e fa la faccia feroce uguale a quella dei fascisti di B. lasciando vigliaccamente la gente in balìa dei violenti da una parte e della repressione dall'altra. Voglio sapere se anche loro ci guadagnano e quanto. Voglio sapere come mai anche la Lega non si ricorda più la famosa frase "padroni a casa nostra" e spero che gli elettori di quei luoghi si ricordino della faccia di Maroni, un condannato per via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale.

Rispetto i poliziotti e le forze dell'ordine ma non accetto che una parte di loro consideri ancora il manifestante, chiunque esso sia, un oppositore politico, nella fattispecie una zecca comunista e che la repressione venga condotta indiscriminatamente contro l'intera popolazione manifestante con l'utilizzo di gas lacrimogeni fuorilegge i cui candelotti vengono sparati anche ad altezza d'uomo.
Se sono ordini politici, ci sono sicuramente agenti che non li approvano ma che non possono opporvisi e fa rabbia sapere che anche loro rischiano la vita perché lassù qualcuno ne ha cinicamente interesse al fine di difendere il proprio "particulare".
Non lo accetto e penso male.
E, siccome bisogna schierarsi senza se e senza ma, io sto con il NOTAV, con le popolazioni della Val Susa. In culo a Bersani, per fare un nome a caso.

giovedì 30 giugno 2011

Il condominio di Montecarlo

Ma si, in fondo Montecarlo assomiglia un po' ad una Scampia con in più gli yacht.

C'era una volta una ricca coppia: un francese e una tedesca che andarono ad abitare a Montecarlo in un lussuoso condominio. Avevano enormi disponibilità di denaro ma il loro passatempo preferito era giocare al Casino. Spesso vincevano ma ancor più di frequente perdevano ingenti somme.
Per una loro bislacca stravaganza obbligarono per contratto a prendere la residenza in appartamenti nel medesimo condominio, le cui spese di gestione erano altissime, la badante greca, il giardiniere portoghese, la donna delle pulizie spagnola e l'autista italiano. Ben presto, a causa del loro stipendio troppo basso ed inadeguato ad un ambiente adatto più ai miliardari che ai lavoratori, e del potere d'acquisto che calava ogni giorno di più, per i quattro dipendenti divenne quasi impossibile tirare avanti.

I ricchi padroni, che di loro avevano comunque bisogno per dividere le spese condominiali, per qualche tempo prestarono alla badante, al giardiniere, alla donna delle pulizie e all'autista i soldi per pagarle ma, ben presto, nemmeno questo bastò più.
I ricchi quindi convocarono i dipendenti e cercarono di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto dissero ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto.

Mentre la rabbia dei quattro montava e si respirava aria di rivolta, a nessuno venne in mente che forse i padroni avrebbero dovuto giocare meno al Casino e i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, avrebbero dovuto traslocare in un quartiere più economico del "Condominio Europa".

lunedì 14 febbraio 2011

Milione più, milione meno


E' senz'altro una bella soddisfazione avere visto finalmente così tante persone manifestare contro il peggior presdelcons degli ultimi 150 anni. Bellissima anche la sua reazione da "come si permettono di non adorarmi".
Non illudiamoci però di avere vinto la guerra dopo aver portato a casa questa battaglia, pensando che i berlusconidi rettiliani siano solo quel centinaio di figuranti, manifestanti a progetto e comparse con l'orologio raccattate dalla Santanché per la sua adunata sciurettosa dell'altro giorno. Quelli che "Silvio-resisti" non vanno in piazza per definizione, nemmeno se è per Silvio. Se ne stanno chiusi in casa a guardare la tv lasciandosi scucchiaiare il cervello dalla propaganda. Ricordiamo che ogni sera sei milioni di persone hanno lo stomaco di guardare il TG5 di Mediaset e quasi altrettanti il TG1 di Mediaset2.
C'era un bellissimo cartello alla manifestazione, portato da una ragazza con il berretto viola: "Bastava non votarlo". Senza dubbio lo slogan migliore della giornata. Una tremenda verità. Peccato che milioni di persone lo abbiano votato e che non siano morte di peste al lazzaretto ma vivano ancora in mezzo a noi, pronte a rivotarlo, se necessario.

Riferito della parte positiva della manifestazione, non posso nascondere che alcuni aspetti di essa non mi hanno convinto ed altri mi hanno dato proprio fastidio.

Per iniziare, il non aver saputo, da parte delle organizzatrici, evitare la retorica e il vittimismo, che in questi casi sono sempre in agguato e che sono, secondo me, inadeguati all'oggetto del contestare. L'averla buttata sul tragico e sul depressivo, nonostante nessuna escort sia morta di sevizie ad Arcore, con i riferimenti al "se non ora quando" di Primo Levi ed alla sciarpa bianca delle Madri di Plaza de Mayo  è vagamente offensivo per l'accostamento tra vere tragedie come quella dei desaparecidos e la Shoah, e la ridicola farsa degli ultimi giorni di Pompetta.
Se Berlusconi ormai sale sul palco per fare chicchirichì vestito da pagliaccio dobbiamo solo sghignazzargli in faccia senza pietà e tirargli uova marce. Non merita altro. Tantomeno la nostra seriosa indignazione. Gli si sta dando troppa importanza, all'ometto, parlando di dignità offesa. Soprattutto perché la dignità offesa è quella di un popolo intero senza distinzioni di genere e non solo delle donne. Meglio lo sberleffo e la satira, i famosi cannoni sparaneve caricati a merda, vera o simbolica che sia. Per uno che si prende tragicamente sul serio come lui coprirlo di ridicolo è la cosa peggiore che gli si possa fare. Altrimenti è solo primadonnismo, voler rubare la scena. 

In questo senso non trovo assolutamente accettabile, anzi francamente offensivo, il messaggio femminista secondo il quale non c'è differenza tra donne oneste e disoneste. E, siccome il livellamento è verso il basso, praticamente saremmo tutte puttane. Eh no, care, adesso non esageriamo.
Non mi piacciono il martirologio di genere e la santificazione in blocco delle donne in quanto tali, vista la marea di stronze e disoneste che ci sono in giro. Non mi va l'idea che la colpa del puttanaio sia solo dell'uomo e della domanda perché è una fallacia.
Ad Arcore, come in tutti i luoghi dove si promettono guadagni facili senza saper fare niente, c'erano ragazze, perfettamente consapevoli e consenzienti, in fila con il numeretto per andare a fare pompini a 4000 euro l'uno a un vecchio che poteva esser loro nonno. Nessuna di loro era una morta di fame.
Lavorare è più faticoso che scopare e il fatto che tante donne scelgano la via meno faticosa non ne fa per questo automaticamente delle povere martiri. Senza contare che il loro cattivo esempio danneggia, quello si, la dignità della maggioranza delle donne che invece vive giornalmente la fatica di un lavoro onesto da 1000 euro al mese e che mai accetterebbe la vendita di sé per denaro. Etica, non moralismo. Perchè se siamo tutte puttane allora hanno ragione gli uomini a provarci sempre, anche sul posto di lavoro.
Rileggetevi, prima di gridare "siamo tutte Ruby", le intercettazioni di queste zoccole che si sono fatte le case a colpi di natica, alla faccia dei lavoratori in cassa integrazione e dei precari, che avevano il coraggio di schifare 2000 euro in più di stipendio al mese (pagato da noi) perché "cosa vuoi che siano". Un bel "vergognatevi" anche alle Minetti e compagnia bella ma marcia non ci sarebbe stato male, neh sorelle?

In ultimo mi ha dato fastidio l'aver utilizzato, per l'ennesima volta, la sparata ad effetto "siamo un milione", più adatta ad imbonitori come Denis Verdini ed alle adunate sediziose del nano. Siamo seri, al milione in piazza non ci crede più nessuno nemmeno se si trattasse della Tien An Men di Pechino ed è sbagliato ogni volta esagerare con le cifre perché rischiamo, un giorno o l'altro, di dover considerare più attendibili le Questure.

lunedì 31 gennaio 2011

Culo Flaccido non avrai il mio scalpo


No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d'età.

Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, a causa di questa strumentalizzatissima farsa mediatica, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. "Il colore del lutto", come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell'altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo, oltreché vagamente sconcio. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell'antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.

Ricordiamoci che Berlusconi non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari e chi lo ha usato per convenienza dall'altro capo dell'Atlantico gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l'ennesima macchietta regionale.

Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l'abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent'anni grazie al suo sdoganamento tramite la televisione tetteculi.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell'antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.

Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell'harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell'esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.

Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, come insegna da secoli la satira, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, inclusi coloro che l'usano come durlindana contro il nemico. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto. 

mercoledì 15 dicembre 2010

L'inverno del nostro scontento


Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 
Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l'Italia, che ne impedisce l'uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l'unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l'aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l'ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l'offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull'instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.

Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell'incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall'altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell'ordine. 

Qualcuno sente l'odore acre della rivoluzione nell'aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l'ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c'è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell'ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c'è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter "violare la zona rossa", offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell'aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: "C'erano gli infiltrati!" Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D'Alema, l'esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d'Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d'ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c'è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E' dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d'ordine garantito dal maggiore partito d'opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata "servizio d'ordine del PCI", un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel '77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E' che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

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