Vorrei aggiungere qualche considerazione all'articolo di Comandante Nebbia su MenteCritica, che condivido in pieno, sul falso problema del "gran rifiuto" di Beppe Grillo di andare in televisione per un'intervista a Sky, prima annunciata e poi smentita, con grande disdoro dei giornalisti di regime che oggi parlano di scarsa serietà e di fuga dalle domande del leader del Movimento 5 Stelle.
Considerazione oltremodo ridicola, pensando alle loro abituali interviste a carponi ai politici dove le domande non sono domande ma domande con la risposta già incorporata.
Dimostrando che il mondo che servono, quello dei padroni della televisione, è ormai scollato dal resto della società. Difatti non capiscono che il gesto più rivoluzionario dei nostri tempi è quello appunto di rifiutare la televisione, rifiutare di chiudersi nella Fortezza Bastiani per mettersi ad urlare ed inveire non solo contro i tartari che ciascuno rinomina a suo piacere in comunisti o populisti, ma gli uni contro gli altri, piccoli uomini ampollosi che scambiano la politica, la vita delle persone, l'amministrazione della democrazia per un reality show dove far venir fuori il loro lato peggiore.
Ascoltate questo intervento di Ezio Mauro di Repubblica, che non si capacita di come possa un candidato alle elezioni politiche considerare più importanti le piazze vere di quelle virtuali dell'audience televisiva. Le piazze attive fatte di gente che respira, si agita e si emoziona, ride e piange, contro quelle televisive fatte di gente che subirebbe passivamente dibattiti interminabili fatti di vanità, superbia e menzogna e dai quali invece ha imparato a difendersi addormentandosi, cadendo in un coma pietoso e provvidenziale che li salva dall' "io non l'ho interrotta".
Mauro e gli altri non hanno capito il senso del voler marcare la separazione tra un movimento che, con tutti i casaleggi possibili è fatto comunque da gente in carne ed ossa, e i partiti tradizionali con i candidati di plastica e i sostenitori cagnolini da parabrezza. Eppure già in questa celebre intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, fantasma che viene sempre più spesso ad accarezzarci di notte di questi tempi, il pur grande giornalista crollava sotto il peso della banalità, del come mai non le piace la televisione, di fronte a chi ha capito come funziona il mezzo e sa difendersene, non lasciandosene scalfire l'anima.
Mauro e gli altri non hanno capito il senso del voler marcare la separazione tra un movimento che, con tutti i casaleggi possibili è fatto comunque da gente in carne ed ossa, e i partiti tradizionali con i candidati di plastica e i sostenitori cagnolini da parabrezza. Eppure già in questa celebre intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, fantasma che viene sempre più spesso ad accarezzarci di notte di questi tempi, il pur grande giornalista crollava sotto il peso della banalità, del come mai non le piace la televisione, di fronte a chi ha capito come funziona il mezzo e sa difendersene, non lasciandosene scalfire l'anima.
Chi pensa che la televisione abbia ancora il potere di vent'anni fa perché le si è venduto e si sente in debito di ricambiarla a vita ed ha questa immagine anni '60 del salotto televisivo, con i passivi in attesa del Verbo, non conosce le nuove piazze mediatiche dei social network dove la televisione è messa in sottofondo magari su una pagina del browser e i suoi contenuti, soprattutto quelli dei talk show di stampo politico, vengono commentati, sezionati sul tavolo autoptico, messi alla gogna e gettati in pasto ai cani, il tutto nei 140 caratteri di Sodoma. E' il neosadismo della critica attiva, lo sferruzzare delle tricoteuses contro il falsume dei dibattiti che pretendono di decidere del nostro futuro perché noi non saremmo in grado di farlo.
Attenti però che le tricoteuses stanno studiando economia, stanno imparando a riconoscere le balle a prima vista e sono talmente incazzate che tutto questo non lo accetteranno più.
Quando questo popolo che ricrea l'agorà in rete, grazie alla comunicazione si ricongiunge con quello delle piazze vere, della gente in carne e ossa, la televisione cessa di esistere come Grande Fratello e ridiventa solo il luogo del divertimento dove guardarsi in santa pace lo spignattamento d'alto bordo di Masterchef.
Tutto questo per dire che se passa davvero il messaggio che la politica può fare a meno della televisione, per loro questa volta è davvero finita. Forse i tartari arrivano finalmente.
Attenti però che le tricoteuses stanno studiando economia, stanno imparando a riconoscere le balle a prima vista e sono talmente incazzate che tutto questo non lo accetteranno più.
Quando questo popolo che ricrea l'agorà in rete, grazie alla comunicazione si ricongiunge con quello delle piazze vere, della gente in carne e ossa, la televisione cessa di esistere come Grande Fratello e ridiventa solo il luogo del divertimento dove guardarsi in santa pace lo spignattamento d'alto bordo di Masterchef.
Tutto questo per dire che se passa davvero il messaggio che la politica può fare a meno della televisione, per loro questa volta è davvero finita. Forse i tartari arrivano finalmente.