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martedì 25 settembre 2012

Opinionista del ca'


"Signora mia, la vedo stanca, oggi." Non me ne parli, mi sono appena aperta un blog."
Oggi si parla molto di blogosfera e di bloggers, visto che è arrivato l'arrotino, l'omologatoio delle zie ricche d'America "Huffington Post" nella versione italiana curata da Lucia Annunziata, già direttora responsabile della rivista di Aspen Istitute "Aspenia" e che un giorno ebbe a dire, discutendo da Santoro su questioni mediorientali, che, da quella tribuna televisiva, "noi", intendendo i giornalisti, "dobbiamo orientare il pensiero degli italiani su queste cose".
Forse ora si sta rendendo necessario anche orientare il pensiero dei blogger e soprattutto quello dei loro lettori, omologando ed omogeneizzando le notizie ed i commenti con l'aiuto delle bacchettate delle professoresse dell'informazione che sono sbarcate, al seguito dei conquistadores, anche sul web con le loro piattaforme. (Scelgono le donne perché pensano che la figura materna sia rassicurante.) Queste direttore  hanno un'idea assolutamente errata e preconcetta sui bloggers, come gli spagnoli che si trovavano di fronte per la prima volta i nativi americani e li trattavano da selvaggi; un'idea imperialista del tipo: "Ora porteremo loro la vera civiltà e faremo loro vedere." Gente che fa aprire un blog ad un centinaio di vip - perfino a quelli che si sospetta non sappiano neppure leggere, figuriamoci scrivere - e pensa con ciò di fare blogging. Non solo, lo fa pure pesare.

I miei amici Debora Billi e Gennaro Carotenuto hanno scritto oggi post piuttosto critici riguardo a questo neonato club dal retrogusto rotariano. Se Gennaro accusa l'Annunziata di aver fatto un prodotto affatto dissimile dalle tante versioni online dei giornali - qualcuno vede perfino troppe similitudini con l'impostazione del "Fatto Quotidiano" - Debora se la prende soprattutto con una frase dell'Annunziata riportata su un'intervista rilasciata questo mese a Prima Comunicazione:
"I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati.” (fonte)
Frase che fa giustamente imbestialire chi conosce da vicino la realtà di sfruttamento e quasi schiavismo delle redazioni.
Oltre a ciò, comunque,  la frase della Lucia denota più che altro, secondo me, l'assoluta ignoranza del mondo del blogging e soprattutto della sua filosofia. Definendo tra le righe i bloggers degli opinionisti del cazzo e dei riciclatori di notizie di ben altro pedigree giornalistico, dimentica che ci sono opinionisti altrettanto del cazzo e riciclatori di fuffa e menzogne più o meno illustrate in ogni giornale. Nel meraviglioso mondo di Lucia, la visione del blogger è una visione di classe, di parente povero del giornalismo. Essendo schiava delle regole del business, perché la mission di questo Huffington non credo sia la gloria ma fare tanti ma tanti accessi e sghei, non riuscirà mai a capire il godimento di scrivere per qualche centinaio di persone al giorno a gratis. Ricevendo solo le medaglie al valore della stima di amici e colleghi e della quotidiana fedeltà dei lettori.

A questo punto vorrei quindi spiegare cos'è per me, che sono blogger da sei ininterrotti anni, che ho pubblicato più di 1400 post, la filosofia del blogging. Un blogger è essenzialmente qualcuno che ha la passione di scrivere e che decide di dedicare qualche ora al giorno del suo tempo libero, quasi tutti i giorni, alla scrittura. Generalmente lo fa senza alcun ritorno economico ma solo per passione. Un blogger scrive in base ai suoi interessi e in piena libertà. Non deve rendere conto a nessuno ma alla sua coscienza. Il blogging è soprattutto libertà, è una delle migliori  incarnazioni della libertà di espressione. E' come il surf.  Scrivere un grande post è come cavalcare la grande onda. Il blogging è rivoluzionario e geneticamente anarchico. Il blogging è però anche impegno e ricerca quando vuole farsi informazione. Capita di dover passare diverse ore sul web alla ricerca di materiale, di documentazione, dovendo tradurre da lingue straniere, cercando riscontri alle fonti. E' un maledettissimo impegno che impone anche, volendo trattare di politica ed attualità, di stare sempre sul pezzo, come dicono i cugini giornalisti. Il blogger, in questa versione di servizio, può perfino diventare l'intellettuale dei nostri tempi.
Non siamo pagati ma è meglio così. Non abbiamo nessuno che ci cambi il titolo, che ci tagli e ricucia i pezzi, che ci censuri pensieri e parolacce, che ci mescoli con gente che il blog se lo fa scrivere dal portaborse, dalla segretaria o dall'assistente alla poltrona governativa.

Ho buttato un occhio sul sito di "Huffington Post Italia" oggi ma devo dire che trovarmi come articolo di inauguration un'intervista a B. - con quell' IO SILVIO che mi ha ricordato - ancora tra i fumi degli scandali romani - quel vecchio film '"IO CALIGOLA" e poche ore dopo le facce da cassoeula di Marchionne e Jaki a tutto schermo mi è parso decisamente troppo.Così come trovare tra i "blogger immagine" la Santanché e Tremonti. Non so, forse ci saranno le spintonate, soprattutto tra i bloggers fighetti (aka blogstars), per entrare negli elenchi di questa P2 della blogosfera ma ho l'impressione, il sentore, come ho detto all'inizio, che si tratti solo del tentativo di omologare e controllare chi si ostina a scrivere in libertà. Soprattutto ora che il pensiero unico è l'imperativo categorico per completare la distruzione di questo paese.

P. S. Questo blog non ha pubblicità, non spompina le blogstar e quindi da sei anni non riceve nomination ai Macchianera Awards, non è tra i primi cento blog italiani e non ha casaleggi alle spalle. Se volete fare qualcosa per questo blog, se vi piace, l'unico modo è parlarne in giro, linkarne i post ed invitare a leggerlo.

Io intanto vi lascio cinque minuti con lo spirito di Pier Paolo.


sabato 9 aprile 2011

Dead blogger walking


Oggi ho letto un articolo interessante sul "Fatto quotidiano" che però mi ha lasciata parecchio perplessa. Si parlava di nuovo, come succede sempre più spesso in questi ultimi tempi, della crisi dei blog e dei loro tenutari, di coloro che, secondo Daniele Sensi, sono morti che non si rendono conto di esserlo, come Bruce Willis nel "Sesto Senso". A Danie', famme da' na grattatina.
Strano perché avevo appena letto su Repubblica che in America i blogger sono sempre più considerati opinionisti degni di rispetto e dei veri guru dell'informazione, più ascoltati dei giornalisti.

Dobbiamo pensare che in Italia stia invece scoppiando la bolla dei blog? Cosa non ha funzionato? Perché la gente non li legge più (sempre che sia vero?) 
E' perché i blogger sono dei pallosi che la menano sempre con le stesse cose (ancora Sensi dixit)? La colpa è forse di Facebook dove, ohibò, i blogger stanno a cazzeggiare tutto il giorno invece di sforzarsi gli sfinteri per scodellare il post quotidiano?

Detto, tra parentesi, che io considero Facebook semplicemente uno dei tanti mo(n)di possibili per comunicare e che, per lanciare una battuta fulminante o un commento al volo su qualcosa che si sta seguendo tutti assieme (come una trasmissione televisiva o un evento di massa) scrivere una nota sul social network è molto più pratico e sensato che fare un post di due righe su un blog che, se va bene, sarà letto qualche ora dopo che è trascorso l'attimo fuggente, io penso che la crisi dei blogger non abbia nulla a che fare con Facebook, Twitter e tutto il social cucuzzaro.
Non è assolutamente un problema di mancanza di idee, di crampo del blogger, di sindrome da "il mattino ha l'oro in bocca". 
Innanzitutto credo che dobbiamo parlare di crisi delle blogstar, più che di crisi dei blogger.

Leggendo l'articolo del "Fatto", mi sorge il dubbio che il mondo del blogging, inteso come piani alti dello stesso, sia caduto in un equivoco che lo sta a poco a poco distruggendo. 
Dice l'articolo:
"In Italia fare il proprio diario telematico in maniera professionale è sempre più difficile. I blogger nostrani hanno infatti sempre un "secondo" lavoro: medici, commercialisti e soprattuto giornalisti. Chi invece non ha altre entrate, spesso è costretto a chiudere il proprio sito. Troppo pochi gli inserzionisti pubblicitari."
Come, come? Entrate, inserzionisti, pubblicità, soldi? La crisi non fa arrivare i blogger a fine mese? Professionalità? Il blogger come "primo lavoro"? Ma di che stanno parlando?

Io scrivo su un blog da cinque anni, ormai. Scrivo post quasi ogni giorno dal 2006. Mi considero quindi una blogger professionista anche se magari non sono nei primi posti delle classifiche. Non ho mai guadagnato un centesimo dal blog ma la ritengo una cosa perfettamente normale. 
D'altra parte, non mi pare di aver mai dovuto sostenere spese per questo passatempo (segnatevi la parola: passatempo). 
Ovviamente ho bisogno di una connessione ADSL. Sono venti euro al mese, che però servono anche per la navigazione normale, la lettura dei giornali online, i giochi della Zynga, Facebook e tutto il resto.
La piattaforma che mi ospita il blog è gratuita, come i siti per le immagini e i programmi che utilizzo per creare le mie vignette. Beh, veramente ho acquistato FilterForge ma si è trattato di una trentina di dollari. Riesco a mangiare lo stesso.
Per le ricerche che devo fare per scrivere alcuni post che necessitano di documentazione vado su Internet al costo della connessione ADSL di cui sopra. Se anche dovessi andare in biblioteca a consultare qualche testo, è tutto gratuito, al massimo qualche euro per le fotocopie.
Mi si potrebbe dire, "grazie, tu fai 7-800 contatti al giorno, con traffici più intensi la banda costa". Ok, ne riparleremo quando avrò 20.000 contatti al giorno ma per ora il blog non mi costa nulla e non ho bisogno di contributi e pagamenti con PayPal. Non mi considero una ONLUS. Che facciamo, devolviamo il 5x1000 a Beppe Grillo?
E se anche putacaso volessi trasferire il blog su un dominio di mia proprietà, che già possiedo, sarebbero 25 euro circa all'anno. Nemmeno una pizza per due con birra media.

Leggo che qualcuno dei lamentosi dice che scrivere costa in sé, in quanto impegno quotidiano.
Essendo la scrittura sul blog un passatempo, non considero il tempo che impiego a mettere assieme un post un tempo monetizzabile al pari di un'ora lavorativa.
Sarà un mio limite da vecchia romanticona ma credo che debba esistere il modo di fare ancora qualcosa gratis per sé stessi e gli altri. 
Ecco perché la pubblicità non c'è sul mio blog (anche per coerenza, perché la odio), perché non ho mai pensato che un blog potesse diventare un "lavoro" e perché ritengo che duecento euro al mese in più per vedersi scritto da Google "Voti Silvio Berlusconi? Ricevi le riviste di centrodestra" non siano dignitosi. Chiedere un contributo ai lettori e sostenitori? E perché mai, se ho un primo lavoro che mi permette di mantenermi più che dignitosamente?

Allora, se io sono una blogger che non ha motivo di lamentarsi del non arrivare a fine mese per colpa della crisi - e pensiamo per piacere a chi veramente fa la fame perché la sua fabbrica delocalizza in Serbia, che è meglio - se leggiamo la classifica di BlogBabel, a cui tutti fanno riferimento per individuare le cosiddette blogstar, vediamo che il 90 per cento dei blog lo sono per modo di dire.
Il blog è nato come cosa assolutamente amatoriale, senza scopo di lucro e fatta per il puro piacere di scrivere e condividere le proprie opinioni e pensieri. Una cosa fatta da chi non scrive già per mestiere. 
Quindi mi spiegate che c'azzeccano il giornalista, il comico,  il politico (!) con il sito patinato che costa, quello si, un pacco di soldi tra grafici, webdesigner, gente che ti pompa le visite con le tecniche del web marketing per cui tutti dicono "ammazza che bravo 'sto blogger, diecimila contatti!" e, dio non voglia, i ghostwriter che scrivono il post al posto tuo. Ecco, se questi sedicenti blogger sono in crisi, ben gli sta perché hanno voluto snaturare il fenomeno, ma non parliamo di crisi dei blog perché i blog sono altra cosa. Ci sono decine e decine di altri blogger che continuano a scrivere e a produrre informazione alternativa, racconti, satira, vignette e quant'altro. Ho detto blogger, non blogstar.

Quindi, cari amici, un conto è scrivere sul blog e un altro è scrivere per un giornale. Pretendere di guadagnare scrivendo per il blog sarebbe some scrivere gratis per un giornale, un controsenso.
Chiediamoci piuttosto altre cose, se vogliamo discutere di crisi del blogging.
Se è vero che la gente si disaffeziona, non sarà che ci sono troppe blogstar della serie "Ehi raga, oggi tutto rego?" "Cazzo, oggi no ho voglia di scrivere niente" - e giù 400 commenti? Che la controinformazione è poca e il cazzeggio tanto, come è tanta l'attenzione più alla forma che alla sostanza?
Qualcuno mi spiega perché le donne blogger sono così poche, e pochissime tra le blogstar, mentre invece io leggo sempre le cose più nuove, divertenti e creative nei blog scritti da donne?

In conclusione, il blog è un piacere, un passatempo. Il blogger è un tizio che scrive per passione e se qualcuno lo legge e lo segue, tanto meglio. Altrimenti, pace. E il denaro non c'entra niente.

P.S. della domenica.
Giusto per parlare di classifiche, in quella di Wikio, sezione politica, ci sono, al 36° posto. Unica donna (se non mi sbaglio) assieme a Sonia Alfano nelle prime cinquanta posizioni. Mi sembra un ottimo risultato per un blog low cost come il mio. In BlogBabel invece sono al 501° posto in classifica generale (413° in Wikio). Ma si sa, BlogBabel è solo per le blogstar. 

lunedì 21 settembre 2009

Cento scalpi di troll

Al di là della polemica su Comedonchisciotte, antisemitismo, educazione e gelminate scolastiche in ordine sparso, che qui non mi interessa di argomentare essendo già stato fatto altrove, traggo spunto da quella discussione per dire che trovo ingiusto accusare Giorgio Israel di censura se decide di selezionare i commenti che vengono lasciati sul suo blog.
Dirò di più. Sono pienamente d'accordo con lui quando dice: "Chi non è d'accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo".

Chi parla di censura e si scandalizza perchè i bloggers moderano i commenti, parte da un equivoco di fondo e non vede il problema di principio che sottende al concetto di libertà di espressione.
L'equivoco consiste nel considerare il blog un luogo pubblico dove il blogger deve accettare qualunque tipo di reazione al suo scritto. In pratica il blogger, se seguiamo questa logica deformata, dovrebbe stare lì a prendersi gli insulti, anche i più personali e sessisti, se no è censura. Ci torneremo.
Il blog non è una gogna e neppure un luogo di tutti solo perchè è liberamente accessibile su una piattaforma che viene utilizzata a titolo gratuito. Il blog è un luogo pubblico fino ad un certo punto. Potremmo paragonarlo ad un bar dove, se entri e inizi ad insultare i clienti, a rovesciare i tavoli e a molestare le donne, vieni accompagnato all'uscita quando va bene, denunciato ai carabinieri quando le cose degenerano.
Il gestore del bar è titolare di una licenza di pubblico servizio, ti offre i tavoli, le consumazioni e la ricreazione del biliardo e delle macchinette ma ciò non significa che nel bar si possa fare tutto ciò che ci pare, compreso pisciare sui tavoli da biliardo. Se entri in un bar, come in qualunque altro luogo, devi osservare delle regole. Il gestore del bar è, dopotutto, padrone in casa propria.

La questione di principio, invece, riguarda il concetto di libertà. Libertà è non invadere l'altrui territorio, la libertà mia finisce dove comincia la tua. Poi possiamo arrivare al Giappone dove considerano sconveniente ridere in pubblico se si è in presenza di sconosciuti, perchè la nostra gioia potrebbe ferire qualcuno che è, per esempio, in lutto. Raffinatezze orientali. Troppo lontane dal nostro becerume e dalla nostra genetica maleducazione.
In Italia abbiamo un concetto molto particolare di libertà. Una libertà condizionata, più che una libertà piena. Siamo convinti che si difendano meglio le proprie idee insultando chi la pensa diversamente e se si mette mano al manganello, è meglio. Per questo continuiamo ad essere un paese profondamente incivile e lontano dalla democrazia. Non concepiamo altro che la rissa, lo scontro tra fazioni e se qualcuno tenta di ricondurci a più civili forme di dialettica gridiamo alla censura.

Se amiamo la libertà in senso totale, perchè allora non dovremmo lasciar libero un blogger di decidere se far commentare i suoi scritti senza rete da cani e porci, se applicare dei filtri o annullare del tutto la possibilità di commentare?
Come il bar ha un proprietario, anche il blogger possiede il suo blog e dovrebbe essere libero di gestirlo come gli pare, allontanando gli ubriachi molesti, se necessario.
Io non mi scandalizzo affatto se càpito su un blog dove c'è la moderazione. Non me ne ho a male se non sono accettati i commenti. Molti blogger-giornalisti fanno questa scelta. Del resto li capisco. Non sono abituati a leggere in calce ai loro articoli commenti tipo "Ma che cazzo dici, imbecille!?" come capita ogni giorno ai noi bloggers.

Sempre riguardo alla questione libertà di espressione, vorrei fare un paragone.
Il blog è la versione elettronica del Hyde Park's Corner, quel luogo di Londra dove chiunque può esprimere liberamente la propria opinione su qualsiasi argomento. La regola democratica vuole che chi parla possa dire ciò che vuole senza che chi dissente si ritenga in diritto di lanciargli addosso epiteti o uova marce. La democrazia non sta tanto nel dare la possibilità a qualcuno di parlare, quanto nel far si che chi ascolta rispetti le opinioni con le quali non è d'accordo. Sembrerà brutto citare sempre Voltaire e il suo "me possino ceca' se non rispetterò le tue opinioni" ma il succo è proprio quello.
Se qualcuno dissente da ciò che ha appena sentito, chiederà di intervenire a sua volta salendo sul palchetto e dire la sua. In serenità oppure in animata discussione ma ad armi pari. E' l"'aprirsi un blog per conto proprio" che suggerisce Israel.
Se però Mister Smith andasse ad Hyde Park e trovasse ogni giorno due energumeni che fanno buu-buu e gli gridano "idiota figlio di puttana" appena apre bocca, per principio, credete che chi li allontanasse commetterebbe una forma di censura? Non credo proprio.

Quando i miei post venivano pubblicati su LiberoBlog (non ho mai capito da chi, visto che non ero io a proporli), essendo quello un luogo ad alta concentrazione di quelli che io chiamo affettuosamente papiminkia, mi beccavo regolarmente gli insulti più pesanti, le minacce di morte anche a mezzo email e altre delicatessen. Visto l'ambientino lo trovavo normale. Non mi faceva piacere sentirmi dire certe cose ma ero io che scendevo nell'arena con i leoni. Ero io ospite in casa d'altri.
Diverso è quando, sul mio blog, apro la pagina dei commenti e vi trovo gli sfoghi di gente che al 90% non ha alcuna voglia di discutere sugli argomenti dei post ma solo di litigare. I famigerati troll, come vengono definiti in gergo.

Si fa presto a dire "devi dare la parola a tutti". Avere commentatori che regolarmente si presentano ogni giorno sotto un nick diverso, che non rispettano la semplice consegna di non restare anonimi ma di firmarsi con un nome qualsiasi e che si comportano come maniaci frustrati se non come i classici stalkers, credetemi, è snervante come avere la casa infestata dagli scarafaggi e il minimo che si possa fare, per legittima difesa, è tagliarli fuori dalla possibilità di commentare.

Io non avevo la moderazione dei commenti fino a poco tempo fa. L'ho introdotta per cercare di liberarmi di alcuni individui, due dei quali si sono identificati ormai come ospiti fissi; uno migrato dal blog di Chiaradinotte e l'altro venuto fuori chissà da quale abisso di solitudine, ai quali non interessa affatto ciò che scrivo o penso, nè tantomeno gli argomenti che tratto. A loro interessa solo la mia persona, con un tipo di approccio che un collega psichiatra potrebbe meglio descrivere in termini di psicopatologia.
Ho tenuto da parte un florilegio dei loro scritti, che vi propongo con lo spirito dell'entomologo. Ecco la mia collezione di scarrafoni.
Perché Ti hanno cacciato da MC?
Scivevi troppe stronzate con tanti errori grammaticali?
No, Ti ha fregato la Tua arrogante saccenza e la Tua ignoranza presuntuosa: un po' di umiltà, no?
Ma tanto parlar con gli asini è inutile... intanto continua a 'bannarmi', forse raggiungi un minimo di piacere...
Troppo onanismo intellettuale Ti fa male: cerca di guarire!
e ancora (l'insistenza su MC fa pensare che il troll abbia a che fare in qualche modo con il suddetto blog, chissà):
Lame sempre elegante... quale osteria frequenti?
Hanno fatto bene a cacciarti a calci in culo da MC.
Invidia o rancore per il successo altrui?
No semplice stupidità isterica!
C'è anche un signore, particolarmente galante, che si firma squalobianco e che è molto probabilmente il tenutario di un blog di estrema destra. Passa ogni tanto come le comete e si riconosce dalla predilezione per l'insulto "donna stupida", quasi una firma:
Solo ad una donna stupida poteva venire in mente di occuparsi di simili stronzate. Evidentemente non ha nulla da fare e non ha problemi esistenziali perchè se li avesse si occuperebbe di cose serie. Probabilmente soffre anche di prurito proprio alla fi...
Scommetto che verrò censurato.
Squalobianco.
Poi ci sono gli anomini, che sono sempre gli stessi due maniaci quando non si firmano filippo, manuela, patrizia, anna, giovanni, francesco ecc. oppure sono le comete di passaggio:
Cara Signora Lame Duck, Lei è l'eccezione che conferma la regola e cioè che è "Una delle tantissime donne stupide che cercano, inutilmente, di portare acqua al mulino dei comunistoidi". Se lo scordi: Agli italiani piace morire di fame ed essere privi delle più elementari forme di libertà mentre, invece, potrebbero stare bene come in Cina, in Korea del Nord, a Cuba o se, vuole, nello Yemen del Sud. Infatti in questi Paesi, lo vediamo in televisione, c'è tanto di quel benessere e tanta di quella libertà che, quasi quasi, mi verrebbe voglia di andarmene da quest'Italietta che, standosene ancorata all'occidente, ha saputo solo produrre fame e miseria. Già moltissimi italiani sono stati costretti ad espatriare in Romania,in Albania e, in genere, in tutti gli ex stati MARXISTI-STALINISTI-LENINISTI dove ci sono code chilometriche in autostrada, ipermercati, cinema,teatri, stadi ed ogni sorta di benessere e libertà. Gli italiani, peraltro, si sono fatti riconoscere subito per atti di delinquenza inqualificabile, crimini efferati, brutalità disumana (neanche la mafia Rumena era stata così violenta) e quindi, credo che sarà difficile andare in questi paradisi terrestri. Però penso che per Lei la possibilità di andarci e restarci per sempre c'è perchè a loro piacciono le zoccole come Lei.
Quando li seghi si incazzano e gli cade definitivamente la maschera:
Luridume, dov'è andato a finire il commento delle 8.32? Zoccola.
Lurida schifosa infame e puttanella da 4 soldi, ripubblica il commento delle 8.32.
e, per ultimo:
so che non “andrò in onda”, ma non importa.
Ti pare di essere una persona corretta a insultare in questo modo?
Ho molto da fare in questo periodo. Non ultimo dell'ottimo vino da 16 gradi.
Cmq ci risentiremo più avanti. Da un punto di vista etico, non dovresti censurare quelli che commentano con pensieri diversi dal tuo. E per libertà di espressione, e perchè utilizzi una rete non tua, bensì pubblica.
Sarà perchè nella realtà di corteggiatori ne hai avuti molto pochi, forse nessuno. Per questo ami circondarti di soli adoratori virtuali. Si è vero, sono fatti tuoi. Ma la tua insolenza meriterebbe ben altre risposte.
Che ne dite? E' censura o legittima difesa?
UPDATE: Abbiamo stanato gli scarrafoni! Evvai! Ecco lo scarrafone-madre, luciano61:
E brava! Ora nel Tuo calderone metti tutti: quelli con espressioni volgari come le tue e quelli educati e dissenzienti come me!E in più fai anche la vittima offesa! Su, moderaTi! E se non mi pubblichi, io sono ugualmente contento, perché non soffro di protagonismo castrato dagli altri e da MC come Te.
E una certa Mariella, che è luciano61 en travesti oppure il contadino romagnolo. A pensarci bene, visto l'uso della parola stupidità, potrebbe essere anche il fascistone carcharodon carcharias. Chissà?
Senza i troll avresti già chiuso da un pezzo con le tue trite e ritrite banalità. Ringraziali, che ti danno ancora pretesto per esternare stupidità!
Come diceva Andy Warhol, un quarto d'ora di celebrità non si nega a nessuno.
A proposito, luciano, ma cosa ti è successo? Nei tuoi primi commenti su questo blog parevi una persona normale, addirittura mi davi ragione contro MC.

Che dire... è un atto che (s)qualifica ulteriormente MC: era già capitato anche
a me...Almeno Tu dimostri maggior intelligenza ed equilibrio; meglio andare
avanti e avere sempre onestà intellettuale e coerenza.

Ciao Luciano Bubbola (un bannato doc)

Che è successo, era il tuo fratello gemello sano di mente oppure nel frattempo hai sbattuto la testa?

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sabato 11 aprile 2009

Kilombrigatisti

Comunicazione di servizio - Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall'aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E' da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l'ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un "collettivo", che una "redazione" non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il "collettivo" con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore "delle sinistre", ovvero di aspetti diversi dell'essere non di destra. Ma tant'è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c'è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po' ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del "collettivo". Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l'infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l'ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l'atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l'insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell' aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

martedì 13 maggio 2008

Un troll tira l'altro

Siamo in periodo di ciliegie e, soprattutto quando si trattano certi argomenti, i troll fioccano come nespole.
Se è vero che non c'è blog senza troll, che certi troll sono perfino simpatici e ti ci affezioni tanto che ti dispiace quando smettono di perseguitarti, che però morto un troll se ne fa un altro, che certi li daresti in pasto alle formiche rosse quando tirano fuori sempre e comunque e in ogni circostanza "i no global che incendiano le macchine e tirano gli estintori", che l'80% di loro non si firma e che inspiegabilmente il 90% di loro è maschio, è anche vero che i più molesti (secondo i miei gusti) sono quelli che non commentano il post e gli argomenti trattati ma vanno regolarmente fuori tema.

Sono quasi sicura che chi si comporta così non abbia un proprio blog e non si renda conto che scrivere un post richiede a volte molte ore, anche di ricerca, se si tratta di un post su argomenti storici e non puro cazzeggio.
Sono quelli che ti fanno notare che manca una c in "weltanschauung", che ti fanno notare gli errori di battitura, che si mettono a darti ripetizioni fuori tempo massimo di grammatica e sintassi.

Mi fanno pensare a qualcuno che, trovandosi di fronte Angelina Jolie che si è appena spogliata nuda per lui ed è pronta a fare l'amore, dice: "cara, ti faccio notare che la calza che ti sei appena tolta è smagliata".

P.S. Toh, questo blog ha compiuto due anni, essendo nato il 2 maggio 2006.
(Per la serie: autotrollaggio da diporto, con l'aggravante che non ce ne può fregare di meno).


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martedì 20 novembre 2007

M'è caduto un meme nel piatto

Come si fa a dire di no a Giuseppe? Non si può ed eccovi quindi la papera trascinata nel meme del momento: "come sei diventata blogger". Lameducche risponderebbe "nun ce ne potrebbe fregà de meno" ma dato che l'ho imbavagliata fino al prossimo fine settimana, faccio finta di essere seria e rispondo alle domande.

1. Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog? L'ho già spiegato altrove ma per coloro che si fossero persi il momento topico: sono diventata blogger nei giorni in cui avevo appena smesso di fumare, un pò per curiosità e molto perchè dovevo farmi passare la scimmia dei primi giorni senza nicotina.

2. Il tuo primo post? Questo, dedicato a Berlusconi, che però definire post è una parola forte.

3. Il post di cui ti vergogni di più? C'è Lameducche che ride attraverso il bavaglio e fa gestacci. Glielo dico, glielo dico, stai tranquilla. Mi vergogno di questo post. In assoluto il punto più basso. Una caduta di aplomb terrificante. Chissà cosa m'era preso in quel periodo, la primavera...

4. Il post di cui sei più fiera? Tutti quelli che hanno provocato discussione e che hanno fatto controinformazione, soprattutto questo e questo.

5. E tu? Come sei diventato blogger? Facciamo così. Prendo Lameducche e ve la tiro all'indietro a mo' di bouquet della sposa: chi la piglia la piglia e raccoglie la sfida del meme. Oh, non fatela cadere però. E' una paperaccia sboccata e irriverente ma in fondo ci sono affezionata.


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sabato 17 novembre 2007

Er blogghe de lameducche

Ecchime qua, prontissima a levamme quarche sassetto dalle scarpe, (belle 'ste scarpette rosse eh?), su sta stronza che s'è permessa de sfruttà noi papere e la nostra riputazzione per facce 'n blogghe de successo, dice lei. Er blogghe de Lameducche se chiama. Lameduck se fa chiamà. Ma chevvordì? E nun poteva sceglierse un nome normale 'sta paracula?
E come cazzo se pronuncia? Leimdac, dice. Ma vedi d'annattene! Io la chiamo lamedùcche perchè so' ignorante e me ne vanto. Lei sa l'inglese come na seconda madre e lo fa pure pesà. Io a malapena parlo l'itagliano, nun te dico altro. Io stu blogghe manco lo leggo, tanto nun ce stò a capì 'n cazzo. Sò ignorante e pure coatta e se me ce metto pure na gran mignotta.

Così ve vojo racconta' quarche aneddoto su 'sta bloggheressa che va in giro a sparla' de politica e dice che vuole fare la satiressa. Mo je faccio male.

Lei nun lo ammetterà manco co la tortura ma io lo so perchè sò una delle papere che lei se tiene in casa un po' dappertutto e ve lo dico, ve svelo sto segreto, pecchè me sò rotta li cojoni.
St'intellettuale, sta persona seria e 'n punta de forchetta, sta pissicologa dei mei cojoni, quando è a casa pe pranzo, nun se perde 'na puntata de Biutiful.
Er blogghe lo ha chiamato orizzonte degli aventi, o degli eventi. Boh? Dice che è robba de fisica, de pianeti e de bbuchi neri. Sempre pe ffà a saputona. Gia' ma intanto se sta' a intronà colle fregnacce de Brucche e Rigge.

Volete 'n artro segreto? Io lo so perchè se fa chiama' papera: mica perché è zoppa, perchè cià er culo grosso e così subblima. Vorrebbe fa' a dieta ma finchè se strafoga de dorci, ciao core!
Leggerà sta robba? E chemme frega? Era tanto che je lo volevo dì. 'A Lameducche, te vojono ar telefono!



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giovedì 25 ottobre 2007

Chiarificazione o supercazzola?

Voi vi siete tranquillizzati? Io una sega, perchè le cose non sono ancora per niente chiare.
Nel lancio ANSA pubblicato sul blog di WebLogin, leggo che il sottosegretario Levi ha proposto un comma aggiuntivo al famigerato DDL di riforma dell'editoria.
Il comma dice che sono esclusi dall'obbligo [di registrazione] i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale.
Sul fatto del sito personale, vuoi vedere che si introduce il concetto di modica quantità anche per il blogging? Va bene che qualcuno sostiene che bloggare può dare dipendenza ma...

"Sono esclusi
- spiega Levi - i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".

Attenti perchè io l'ho dovuto leggere cinque o sei volte e ancora lo sento ambiguo. Se il testo non è chiaro qualcuno potrebbe sempre interpretarlo a suo modo e cioè in almeno questi due modi:
"Sono esclusi
i blog, che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".
"Sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web". (Quindi c'è blog e blog e una virgola fa la differenza).

Concludendo, pacatamente, serenamente, non era meglio riscrivere il fottuto articolo con questa semplicissima aggiunta: "sono esclusi dalla presente legislazione i blog", punto? In linguistica si chiamerebbe disambiguazione. Altrimenti, sembra di sentir parlare il Conte Mascetti.

Ecco, siccome noi bloggers scribai con cofandina siamo in tanti, più che per tre quasi in duemila e, mi permetta, dato che la supercazzola prematurata da Grillo posterdati perfino Adinolfi temiamo che come per la sbiriguda che rischia di far chiudere il tarapia tapioco, noi non vorremmo che, se il governo fa il decreto sull'editoria, stuzzicando e prematurando, come fosse Antani, i nostri blog scappellassero a destra.

sabato 20 ottobre 2007

Cavalcare la tigre finchè è calda

Sarà pure allarmismo ingiustificato, come continuiamo a sperare, ma quanto meno il tam tam che da ieri risuona nella blogosfera ha fatto uscire allo scoperto, con varie dichiarazioni, sia l'autore del DDL Levi, che i ministri che ne hanno firmato le pagine tutti assieme appassionatamente durante il CdM del 12 ottobre.
Cominciamo dal papà del discusso decreto, il sottosegretario Ricardo Franco Levi, che ha dichiarato, in una lettera a Beppe Grillo:
"Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente. Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione e sostituirla con l'unica e più semplice registrazione presso il Registro degli operatori della comunicazione (Roc) tenuto dall'Autorità garante per le comunicazioni (AgCom).
Quando prevediamo l'obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con Internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell'editoria".
Tous va très bien allora? Guardi che la prendiamo in parola e ci mettiamo tranquilli a dormire. Con un occhio aperto come i gatti, però.

Meno consolanti le dichiarazioni di alcuni ministri perchè dalle loro parole si ha l'impressione che abbiano firmato qualcosa senza averlo letto.
Cominciamo da Di Pietro che, sul suo blog, tuona: ''La mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine''.
Quando scenderà dalla tigre potrà tranquillizzarsi anche lui magari telefonando personalmente a Ricardo. Di Pietro precisa che il DDL non fu discusso in sede di consiglio dei ministri "perchè presentato come provvedimento di normale routine". La cosa è comunque paradossale perchè si dovrebbe sempre leggere ciò che si firma. Ve lo dice una che firmò inavvertitamente e ingenuamente una lettera di licenziamento predatata.

Gentiloni, il Ministro delle Comunicazioni, colui che dovrebbe ormai da un anno e mezzo impegnarsi esclusivamente per derattizzare la RAI dalla politica e risolvere il conflitto di interessi nel settore radiotelevisivo dichiara invece candidamente che si rammarica "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri".
Ohi ohi, cioè ha firmato il DDL senza leggerlo? Lo ha fatto leggere ad altri e si è fidato? Fa così anche quando stipula un contratto assicurativo? E se ci fosse stato scritto: "cedo tutti i miei beni mobili ed immobili al canile municipale di Roma"?

A pioggia arriveranno nelle prossime ore i distinguo degli altri ministri che il giorno del Columbus Day si sono distratti ed hanno firmato delle carte a casaccio.
Diranno che il DDL non s'ha da fare, tireranno fuori un palmo di lingua per leccare la blogosfera e giuringiurellaranno che nessuno vuol toccare i blog. Speriamo che lo facciano prima che la tigre che cavalcano s'incazzi per il troppo peso e cominci a ruggire.

venerdì 19 ottobre 2007

Giornalista sarà lei!

Ci risiamo, altro che tormenton de Sesilia', qui ci riprovano con la legge sull'editoria che potrebbe (uso il condizionale a scopo scaramantico), obbligare i bloggers a registrarsi al ROC, Registro degli Operatori di Comunicazione, a farsi ingabbiare e perfino pagare ingiuste gabelle solo per poter continuare ad avvalersi di un diritto fondamentale e costituzionale: la libertà di espressione sotto ogni forma e mezzo.

Facciamo un passo indietro. Di questa storia, delle minacce di imbavagliare la libera iniziativa intellettuale su Internet, si parla fin dal 2001, quando fu varata la famigerata legge 62 del 7 marzo che, definendo il concetto di prodotto editoriale, recitava così:
1. Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.
2. Non costituiscono prodotto editoriale i supporti che riproducono esclusivamente suoni e voci, le opere filmiche ed i prodotti destinati esclusivamente all’informazione aziendale sia ad uso interno sia presso il pubblico. Per «opera filmica» si intende lo spettacolo, con contenuto narrativo o documentaristico, realizzato su supporto di qualsiasi natura, purchè costituente opera dell’ingegno ai sensi della disciplina sul diritto d’autore, destinato originariamente, dal titolare dei diritti di utilizzazione economica, alla programmazione nelle sale cinematografiche ovvero alla diffusione al pubblico attraverso i mezzi audiovisivi.
3. Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948. (Qui il testo completo della legge)
Vi furono discussioni a non finire anche allora sul fatto che i siti web non dovessero dotarsi di un paio di rotative, qualche proto, un correttore di bozze e una dozzina di giornalisti DOC con tanto di patente bollata.
Ricordiamo che la legge 62/2001 fu varata sotto il Governo Amato II di centrosinistra ma che, nonostante la raccolta di 54.000 firme di una petizione di Punto Informatico per la sua modifica, il successivo governo Berlusconi, in una di quelle improvvise ondate bipartisan che mettono tutti d'accordo, tramite il suo portavoce Bonaiuti difese la legge a spada tratta.

Fu l'Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella delibera n. 236 (adottata il 30 maggio 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2001, supplemento ordinario n. 170) con la quale ha reso applicabile e operativa la legge 62/2001, a rassicurare i possessori di siti internet amatoriali preoccupati del loro futuro:
"In sintesi le testate giornalistiche on-line - definite "prodotto editoriale" - devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore, quando hanno una regolare periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale, etc), quando chiedono e ottengono il sostegno finanziario statale e anche quando in organico hanno redattori giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti." (da Punto Informatico).
Da quanto ne so non successe nulla di ciò che era paventato dal popolo della rete e ci si limitò ad inserire, per precauzione, sul proprio sito un disclaimer come questo: "Questo sito Web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, non può quindi essere considerato "periodico" ai sensi della legge 62/2001. L'aggiornamento avviene secondo disponibilità e necessità, non quantificabili temporalmente e non scadenzabili".

Molto rumore per nulla? Veniamo ai giorni nostri. Il governo Prodi ha appena approvato un disegno di legge che riprova per l'ennesima volta a mettere ordine nel settore dell'editoria (qui il testo completo). La legge non è ancora definitiva, occorrerà che superi l'iter parlamentare ma fa già discutere parecchio, soprattutto perchè sembra peggiorare, anche se pare impossibile, la legge del 2001 (qui alcuni punti messi a confronto). Vediamo come stavolta viene definito il concetto di prodotto editoriale:
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Su Punto Informatico dicono che questo DDL è fatto troppo male e morirà di morte naturale. Lo speriamo e speriamo che loro, che sono esperti in materia, abbiano ragione.
Per carità, io non sono una leguleia ma un testo così scarno, effettivamente sembra fatto apposta per essere sottoposto a modifiche ed emendamenti di ogni tipo, aggiunte e ricuciture.
Se dico che è fatto con i piedi esagero?
E' una legge che, posta così, sembra dire tutto e il contrario di tutto. Chi è ferrato in legge può sicuramente dare il suo contributo alla discussione meglio di me e confermare questa impressione, se vera.

La legge sembra voler inquadrare chiunque scrive su un pezzo di carta o su una tastiera nella categoria del giornalismo. Perchè vogliono continuare ad assimilarci ai giornalisti, quando a noi non interessa per niente e rispetto a loro abbiamo la grande fortuna di essere gli editori di noi stessi e di non dover rispondere a nessun padrone? A chi dobbiamo rendere conto delle nostre idee? Solo a noi stessi e alla nostra coscienza. Saremo teste dure come il legno, ma non certo di legno di betulla.

Più avanti nelle 20 pagine della legge si dice che non conta se un prodotto editoriale (anche il blog, quindi) è realizzato per scopo di lucro o no. L'egualitarismo uscito dalla porta dei diritti dei lavoratori, rientra dalla finestra delle questioni di lana caprina. Ma siamo davvero tutti uguali se scriviamo su Internet?
A me pare vi sia una bella differenza tra chi fa il blogger da professionista, guadagnandoci delle palanche con i gadgets, i libri e i dvd, con magari stuoli di "negri" che gli scrivono gli articoli e noi migliaia di altri bloggers che non hanno neppure gli annunci di AdSense per tirar su un centesimo ma solo la voglia di scrivere, esprimere le proprie opinioni e magari fare un poco di controinformazione. E i politici che aprono i blog perchè averci un blog fa fico?
Forse quelli che strillano di più in queste ore sarebbero quelli meno danneggiati dal provvedimento rispetto a noi "signori e signore nessuno" che il culo ce lo rompiamo gratis per puro masochismo. Ad esempio Grillo dice che se passa il provvedimento chiude il 99% dei blog. Escluso il suo, vedete?

Seguiamo tutti assieme la vicenda, parliamone sui nostri blog, invitiamo chi è esperto di legge a chiarire le cose ed eventualmente a rassicurarci. Da parte mia posso dire solo che seguirò la vicenda e parteciperò alle iniziative per tentare di impedire che l'Italia assomigli sempre di più a Myanmar o alla Cina, se per disgrazia le cassandre dovessero avere ragione. Se la legge passerà si chieda un referendum abrogativo e allora si vedrà chi ha veramente a cuore la piena libertà dell'informazione.

P.S. Lo facciamo uno scherzaccio a Walter? Lui che è tanto buono e comprensivo per i problemi dell'informazione, gli rompiamo le scatole perchè si impegni, da neo leader del PD, a buttare alle ortiche 'sto cesso di DDL?

sabato 12 maggio 2007

Bronzo (e argento) alla patria

Quando dico che in questi giorni non capisco più niente, evidentemente dev'essere vero.
Ieri, usciti i risultati delle votazioni per i Migliori Z-Blog, la prima reazione è stata quella di rosicare e di brutto perchè, come succedeva a Scorsese anni fa, un mucchio di nominations e poi nessun Oscar.
Sarà che a me, tra i numeri ordinali e cardinali, attizza da morire il numero 1 e mi ha sempre fatto un pò pena Cagnotto, quindi pensavo di avere, come si dice, toppato.

Poi invece, vedendo che nei blog dei "vincitori" (e anche dei secondi e terzi classificati per ogni categoria che possono fregiarsi ugualmente del bannerino di vincitore), godevano tutti come ricci e si lanciavano in manifestazioni di puro autoerotismo mi sono detta: e chi sono io, la figlia della serva?
Così ho riguardato i miei piazzamenti, ho capito di non aver capito un tubo e oggi esprimo qui la mia gioia, per prima cosa rendendomi conto che un mucchio di gente mi ha votata e io dalla mia torre d'avorio non ho ringraziato abbastanza.

La stupida papera lo fa adesso e si profonde in baci, inchini e abbracci. Sono in serious mode adesso, grazie amici veramente per la stima e la simpatia accordatami.

Ricordo, a chi si fosse messo in ascolto in questo momento, i miei lusinghieri piazzamenti:

2° Classificata come Miglior Z-Blog Femminile (nonostante venga spesso scambiata, per i miei scritti, per un papero maschio, tie')
3° come Miglior Z-Blog Giornalistico (per una che ha sulle palle i giornalisti è la giusta nemesi).

Sono arcicontenta per gli ottimi piazzamenti della nostra squadra:

Pibua (#1 come Miglior Z-Blog Femminile)
Ed (2° tra i maschi)
A.I.U.T.O. (3° tra gli umoristici)
Gidibao (3° blog tecnico)
Pensatoio (3° fonte di spunti)
Dalianera (2° letterario)
Verosudamerica (#1 giornalistico)
Batsceba (3° scrittore e 3° Z-Blogger dell'anno)

Ancora complimenti a tutti: organizzatori, vincitori e partecipanti, va'!

mercoledì 2 maggio 2007

Buon bloggeanno

Esattamente il 2 maggio del 2006, dall’uovo abbandonato di una papera zoppa, nasceva questo blog. Potevo, ad un anno di distanza, risparmiarvi la broda autoreferenziale del primo anniversario?

Sapete come sono gli ultraquarantenni senza figli, oltre alla compulsione per i peluches abbiamo la tendenza a crearci dei figli surrogati per compensarne la mancanza (dei figli, non dei peluches).
Il mio blog me lo immagino proprio come un bel bambino di 12 mesi, paffutello, rosa, ciccioso e sufficientemente bello e intelligente perché tutti dicano che è il ritratto di sua madre.
E’ cresciuto molto in questo tempo, ha superato i 60.000 contatti, è oggi 266° nella classifica di Blog Babel, e ogni giorno circa 200 visitatori vengono a leggere i deliri della sua mamma. Temo che tra un po’ comincerà a considerarsi una piccola blogstar e allora saranno dolori, ma io ne sono tanto fiera..

Si è fatto molte conoscenze in giro per la blogosfera e, cosa veramente bella, anche degli amici. Tra le sue frequentazioni abituali ci sono prima di tutto i napoletani, con i quali ha un grosso feeling: il quasi coetaneo e condivisore di immaginario collettivo A.I.U.T.O., ovvero Mister Cima. Quando pensano qualcosa assieme sono fuochi artificiali, vedasi l’exploit su Totò.
Altri punti di riferimento partenopei sono Pensatoio, ‘o filosofo, dalle analisi sapienti e le battute-haiku corrosive e l’enigma avvolto in un mistero dalianera.
Poi ci sono i genovesi/liguri, perché il sangue non è acqua: Gidibao, Pibua, Ed.
Altri bloggers che ama sono un’altra filosofa alla nitroglicerina, Cloroalclero (da quando frequenta la sua agora mi sta diventando ogni giorno più ribelle), l’irriverente e anticlericale Bhikkhu (altra cattiva compagnia), Spartacus Quirinus da Roma, le magnifiche Tisbe e Galatea, gli amici di MenteCritica, Lello in primis.
Ammira segretamente anche altri bloggers come Fulvialeopardi, Dacia e Andiaurol ma loro non se lo cagano proprio. Vabbè, intanto si bea con le vignette di Gianfalco e Mauro Biani e in cuor suo, anche se non lo ammetterebbe mai, soprattutto davanti a me, sogna di fare un giorno il numero di commenti di Beppe Grillo.

Ad ogni modo, per venire al sodo, vi lascio con le parole dei guitti di una volta: “se in questo anno vi è piaciuto questo blog tornate a trovarlo, e se non vi abbiamo accontentato, faremo meglio la prossima volta.”
Grazie a tutti voi amici, di cuore, per questo anno in compagnia. Vi voglio bene e vi amo.

P.S. Oggi darei un bacio in bocca a Daniele Luttazzi per ciò che ha scritto su Fassino. Da papera ridens mi ha fatto godere a lungo.
Poi però se ci fosse da fuggire insieme sceglierei piuttosto Daniel Craig.

domenica 22 aprile 2007

Con quali parole iniziano i 5 libri della tua vita?

Questo si può considerare un post e 1/2.
Sono stata nominata da WebLogin e Ed per proseguire l’ultimo gioco in voga tra i blogger sugli incipit dei libri della vita.
Questi li ho scelti di getto pescando nella mia biblioteca, e posso dire di averli amati molto, in vari momenti della mia vita.

Libro 1. “Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d'oggi, che segna l'entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo”.
Vamba “Il giornalino di Gian Burrasca”. Il libro della mia infanzia, senza dubbio, il diario del piccolo anarchico in lotta contro la sua borghesuccia famiglia che mi ha insegnato la ribellione. E’ un mistero come un libro tanto sovversivo fosse dato liberamente in mano a noi bambini. Nel mio caso ha sostituito il Libretto Rosso di Mao.

Libro 2. “Per molti anni continuai a sostenere ch'ero capace di ricordare cose viste all'epoca della mia nascita. Da principio, ogni volta che lo dicevo, i grandi si mettevano a ridere, ma poi, sospettando la velleità di raggirarli, guardavano con astio la faccia pallida di quel fanciullino senza fanciullezza. Di quando in quando mi capitava di dirlo in presenza di visitatori che non erano intimi amici di famiglia; allora la mia nonna, per paura che mi giudicassero un idiota, mi dava seccamente sulla voce ordinandomi di andar a giocare altrove”.
Yukio Mishima “Confessioni di una maschera”. Un amore folle dei miei vent’anni. Ho letto tutto di questo autore ma questo è il mio preferito. Un romanzo di formazione, come si dice, che più che una confessione è un’autopsia dei sentimenti.

Libro 3. “Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po' più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla : gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo”.
Lee Harper “Il buio oltre la siepe”. La grande letteratura americana. Prima vidi il film, con Gregory Peck nella parte dell’avvocato dal volto umano e del padre che tutti noi avremmo voluto avere, poi lessi il libro, che mi piacque altrettanto. Si parla di ingiustizia, razzismo, tolleranza, educazione e malattia mentale. Una botta di Veltronismo forse, ma di forte denuncia sociale.

Libro 4. «Quando la sgozzapolli era vostra madre, creaturine dei miei sogni» diceva papa «il momento in cui avrebbe mozzato quelle stupide capocce si mutava nel più cristallino dei misteri, al punto che erano le galline stesse a spasimare di passione per lei e a danzarle attorno, ipnotizzate dal desiderio. "Schiudi le labbra, dolce Lil!" chiocciavano "mostraci le tagliole!"»
E quella medesima Crystal Lil, la nostra mammina dalla chioma di stella, sprofondata nel divanetto a parete che la notte faceva da letto ad Arty, ridacchiava al lavoro di cucito che teneva in grembo, e scuoteva il capo. «Raccontala giusta ai ragazzi, Al. Quelle galline filavano come saette.»
Katherine Dunn “Cuori sgozzati”. Quando un libro ti sorprende per la sua originalità. Una grande storia ambientata nel mondo dei “freaks” del circo. Non per stomaci delicati. P.S. Non è la Catherine Dunne di Veronica Lario, questa in confronto sembra la sorella di Tarantino.

Libro 5. “Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte ecc, oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori”.
Patrick Süskind “Il Profumo”. L’ultimo romanzo che ho letto (perché io ormai riesco a leggere solo saggistica, per i romanzi sono riuscita a smettere). Mi è piaciuto molto per la parte descrittiva del mondo settecentesco dominato dagli odori, meglio, dalla puzza. Mi ha convinto molto meno come ritratto di “serial killer” ante-litteram. Non ho visto il film.

Adesso devo passare la palla, e scelgo volentieri: Cloroalclero, A.I.U.T.O., Bhikkhu, Galatea e TagliaQuarantaDue. Non siete obbligati a partecipare, ma se non lo fate ci rimarremo mooolto, ma moooolto male. ;-)

Ed ora il 1/2 post.
La foto della paperetta freak nata con quattro zampe è molto curiosa e gira in rete da diversi giorni. Che sia un caso di Merocryptodidymus Gastromeles: mostruosità fetale doppia in cui il feto parassita è solo in parte incluso nel corpo dell'autosita, individuo che vive di vita autonoma e provvede al nutrimento del feto parassita?
Una papera e mezza, insomma. Alla faccia dell’anatra zoppa! Non sarete mica impressionabili, eh?


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domenica 15 aprile 2007

Totòday - Quarant'anni senza il grande cuore di Totò

Dopo aver partorito, assieme all’amico Cima - non pensate male, però - l’idea di questo Totòday, per celebrare i quarant’anni dalla morte del più grande di tutti, mi sono resa conto di quanto sia difficile scrivere qualcosa su Totò e la sua arte.
Io mi ritrovo ammutolita. Totò la maschera, il principe, il più grande comico, la marionetta. Tutte cose già dette e poi come si fa a trovare ancora qualcuno al mondo al quale si debba spiegare chi era e che cosa ha rappresentato Totò?
Secondo me, se è vera la storia che le onde radiotelevisive viaggiano nello spazio per essere captate a piacere, pure gli alieni si divertono con lui e magari tra loro usano dire: “Siamo marziani, o caporali?”

Voglio dire due cose allora sul cuore di Totò uomo.
Lui che diceva: “solo chi ha patito la fame può far ridere veramente” era famoso anche per la sua generosità. Una volta Franco Franchi raccontò in un’intervista di quando lui e altri colleghi attori alle prime armi e senza il becco di un quattrino si arrangiavano a cenare nella latteria presso il teatro. Da un certo giorno in poi lo poterono fare gratis, perché Totò aveva mandato il suo maggiordomo a dar ordine che da quel momento fosse messo tutto sul conto del principe.
Amava moltissimo gli animali, si dice abbia lasciato una somma enorme, milioni dell’epoca, al canile di Roma.

Ho conosciuto un vecchio falegname faentino che fu mandato dalla sua ditta, famosa a quei tempi, a restaurare dei mobili in una villa appartenente a Totò. Un giorno, lavorando al cassetto di un comò, trovò un fascio di banconote, una cifra ragguardevole. Quando Totò fece ritorno a casa alla sera, andò da lui e gli porse il denaro, un pò imbarazzato. Totò lo guardò e gli disse: “Non ti preoccupare. L’ho lasciato lì perché io ho naso, conosco con chi ho a che fare e sapevo che di te mi potevo fidare”. Inutile dire che le mance alla fine dei lavori furono generosissime per tutti.

Questa generosità è ripagata del grande amore che Totò riceve da decenni dal suo pubblico. Anche se sono quarant’anni che viviamo senza di lui, lui è lì che ci osserva e ride, anzi si scompiscia, pensando a quando i critici consideravano lui e i suoi film delle porcherie, volgari e di bassa lega.
Ma mi facciano il piacere, mi facciano. A prescindere.

Continuano l'omaggio:
A.I.U.T.O., Virginia, Alex321, Dalianera, Lazzaroblu, Pensatoio, Napoli Bloggers, Agoradicloro, Lupo sordo, Munchhausen, Alduccio, Vulvia, Pibua, Pasquale Orlando, Antonio64j, L’Eco di Dionisio, Sogniebisogni, vi_di, PensierofiliArts, MenteCritica, ed altri ancora.

venerdì 30 marzo 2007

E sono 47...

Anche se è il compleanno più triste della mia vita, perché lei non c’è più, siccome sono una papera d’acciaio e mi considero mai doma e cocciuta come dieci muli, voglio farmi gli auguri lo stesso con questo post vergognosamente autocelebrativo.
Solo per oggi darò la stura alla più spudorata e clamorosa espressione di culto della personalità dai tempi di Nicolae Ceausescu.

Sono giunta all’anno 47° che, facendo riferimento alla Smorfia, calza a pennello con le mie attuali mansioni lavorative, è benedetto dal sacro spirito di Totò e ha quel sapore di Napoli antica che noi nordisti per caso amiamo tanto.
47? Mi sento infinitamente meglio di quando avevo vent’anni, sono molto più saggia, menefreghista e coraggiosa dei miei tempi da giovane anatroccola. Sono anche molto più pazza, ma questo lo considero una fortuna. Chi è toccato da una sana e lucida follia, vede finalmente la luce.

Voglio fare gli auguri anche a questo blog che ha festeggiato i 50.000 contatti nei giorni scorsi e si colloca attualmente al 263° posto della classifica di Blog Babel. Nessuna falsa modestia oggi, ne sono proprio orgogliosa, tié!

Voglio farvi anche un regalo, segnalandovi quello che è il miglior blog appena nato in blogosfera (e non perché anch’io ci scrivo, ma si anche per quello, fanculo la modestia!), MenteCritica. Non vi dico nulla, visitatelo, leggetelo, innamoratevene e non fatene più a meno.

L’avete capito, oggi mi sento ancora più scoiattolo e voglio scorreggiare in faccia al mondo, alla sfiga, alla morte e alla depressione. Mi strafogherò di dolci, fanculo la dieta, mi farò coccolare ancor di più da chi mi ama e vi abbraccerò tutti quanti in un colpo, amici miei. Tanto le mie ali sono grandi...

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