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martedì 25 settembre 2012

Opinionista del ca'


"Signora mia, la vedo stanca, oggi." Non me ne parli, mi sono appena aperta un blog."
Oggi si parla molto di blogosfera e di bloggers, visto che è arrivato l'arrotino, l'omologatoio delle zie ricche d'America "Huffington Post" nella versione italiana curata da Lucia Annunziata, già direttora responsabile della rivista di Aspen Istitute "Aspenia" e che un giorno ebbe a dire, discutendo da Santoro su questioni mediorientali, che, da quella tribuna televisiva, "noi", intendendo i giornalisti, "dobbiamo orientare il pensiero degli italiani su queste cose".
Forse ora si sta rendendo necessario anche orientare il pensiero dei blogger e soprattutto quello dei loro lettori, omologando ed omogeneizzando le notizie ed i commenti con l'aiuto delle bacchettate delle professoresse dell'informazione che sono sbarcate, al seguito dei conquistadores, anche sul web con le loro piattaforme. (Scelgono le donne perché pensano che la figura materna sia rassicurante.) Queste direttore  hanno un'idea assolutamente errata e preconcetta sui bloggers, come gli spagnoli che si trovavano di fronte per la prima volta i nativi americani e li trattavano da selvaggi; un'idea imperialista del tipo: "Ora porteremo loro la vera civiltà e faremo loro vedere." Gente che fa aprire un blog ad un centinaio di vip - perfino a quelli che si sospetta non sappiano neppure leggere, figuriamoci scrivere - e pensa con ciò di fare blogging. Non solo, lo fa pure pesare.

I miei amici Debora Billi e Gennaro Carotenuto hanno scritto oggi post piuttosto critici riguardo a questo neonato club dal retrogusto rotariano. Se Gennaro accusa l'Annunziata di aver fatto un prodotto affatto dissimile dalle tante versioni online dei giornali - qualcuno vede perfino troppe similitudini con l'impostazione del "Fatto Quotidiano" - Debora se la prende soprattutto con una frase dell'Annunziata riportata su un'intervista rilasciata questo mese a Prima Comunicazione:
"I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati.” (fonte)
Frase che fa giustamente imbestialire chi conosce da vicino la realtà di sfruttamento e quasi schiavismo delle redazioni.
Oltre a ciò, comunque,  la frase della Lucia denota più che altro, secondo me, l'assoluta ignoranza del mondo del blogging e soprattutto della sua filosofia. Definendo tra le righe i bloggers degli opinionisti del cazzo e dei riciclatori di notizie di ben altro pedigree giornalistico, dimentica che ci sono opinionisti altrettanto del cazzo e riciclatori di fuffa e menzogne più o meno illustrate in ogni giornale. Nel meraviglioso mondo di Lucia, la visione del blogger è una visione di classe, di parente povero del giornalismo. Essendo schiava delle regole del business, perché la mission di questo Huffington non credo sia la gloria ma fare tanti ma tanti accessi e sghei, non riuscirà mai a capire il godimento di scrivere per qualche centinaio di persone al giorno a gratis. Ricevendo solo le medaglie al valore della stima di amici e colleghi e della quotidiana fedeltà dei lettori.

A questo punto vorrei quindi spiegare cos'è per me, che sono blogger da sei ininterrotti anni, che ho pubblicato più di 1400 post, la filosofia del blogging. Un blogger è essenzialmente qualcuno che ha la passione di scrivere e che decide di dedicare qualche ora al giorno del suo tempo libero, quasi tutti i giorni, alla scrittura. Generalmente lo fa senza alcun ritorno economico ma solo per passione. Un blogger scrive in base ai suoi interessi e in piena libertà. Non deve rendere conto a nessuno ma alla sua coscienza. Il blogging è soprattutto libertà, è una delle migliori  incarnazioni della libertà di espressione. E' come il surf.  Scrivere un grande post è come cavalcare la grande onda. Il blogging è rivoluzionario e geneticamente anarchico. Il blogging è però anche impegno e ricerca quando vuole farsi informazione. Capita di dover passare diverse ore sul web alla ricerca di materiale, di documentazione, dovendo tradurre da lingue straniere, cercando riscontri alle fonti. E' un maledettissimo impegno che impone anche, volendo trattare di politica ed attualità, di stare sempre sul pezzo, come dicono i cugini giornalisti. Il blogger, in questa versione di servizio, può perfino diventare l'intellettuale dei nostri tempi.
Non siamo pagati ma è meglio così. Non abbiamo nessuno che ci cambi il titolo, che ci tagli e ricucia i pezzi, che ci censuri pensieri e parolacce, che ci mescoli con gente che il blog se lo fa scrivere dal portaborse, dalla segretaria o dall'assistente alla poltrona governativa.

Ho buttato un occhio sul sito di "Huffington Post Italia" oggi ma devo dire che trovarmi come articolo di inauguration un'intervista a B. - con quell' IO SILVIO che mi ha ricordato - ancora tra i fumi degli scandali romani - quel vecchio film '"IO CALIGOLA" e poche ore dopo le facce da cassoeula di Marchionne e Jaki a tutto schermo mi è parso decisamente troppo.Così come trovare tra i "blogger immagine" la Santanché e Tremonti. Non so, forse ci saranno le spintonate, soprattutto tra i bloggers fighetti (aka blogstars), per entrare negli elenchi di questa P2 della blogosfera ma ho l'impressione, il sentore, come ho detto all'inizio, che si tratti solo del tentativo di omologare e controllare chi si ostina a scrivere in libertà. Soprattutto ora che il pensiero unico è l'imperativo categorico per completare la distruzione di questo paese.

P. S. Questo blog non ha pubblicità, non spompina le blogstar e quindi da sei anni non riceve nomination ai Macchianera Awards, non è tra i primi cento blog italiani e non ha casaleggi alle spalle. Se volete fare qualcosa per questo blog, se vi piace, l'unico modo è parlarne in giro, linkarne i post ed invitare a leggerlo.

Io intanto vi lascio cinque minuti con lo spirito di Pier Paolo.


lunedì 19 marzo 2012

Si sta come la cronaca di una stampa annunciata, bellezza!


Tre cose, tre luoghi comuni affollatissimi, tre banalità che non si possono proprio più sentire.

La citazione del titolo del famigerato romanzo di Gabriel Garcia Marquez "Cronaca di una morte annunciata" in tutte le salse e tipicamente per accompagnare la notizia della quotidiana calamità naturale o criminale al telegiornale. (Es: "Cronaca di un disastro/crollo/ annunciato". Oltre alla morte modello base, ovviamente.) Un classico del giornalismo fatto con il generatore automatico di luoghi comuni.

Lo sfruttamento stile stabilimento tessile indonesiano della povera poesia "Soldati" di Giuseppe Ungaretti che recita: "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie". Molto amata dai facebookiniani in vena di facezie ma in carenza congenita di fantasia. Io ne leggo almeno tre o quattro citazioni al giorno. Decisamente troppe. E' molto contagiosa. Credo una volta di essermela presa anch'io.

La citazione cinematografica: "E' la stampa, bellezza!" con, al posto della stampa, qualsiasi cosa frulli in quel momento all'estensore della banalità. Forse la più insopportabile. Come rovinare il bellissimo momento di denuncia anticensura di Humphrey Bogart del film "L'ultima minaccia". Molto amata a sinistra come tutte le cose di sinistra da rovinare banalizzandole.

sabato 9 aprile 2011

Dead blogger walking


Oggi ho letto un articolo interessante sul "Fatto quotidiano" che però mi ha lasciata parecchio perplessa. Si parlava di nuovo, come succede sempre più spesso in questi ultimi tempi, della crisi dei blog e dei loro tenutari, di coloro che, secondo Daniele Sensi, sono morti che non si rendono conto di esserlo, come Bruce Willis nel "Sesto Senso". A Danie', famme da' na grattatina.
Strano perché avevo appena letto su Repubblica che in America i blogger sono sempre più considerati opinionisti degni di rispetto e dei veri guru dell'informazione, più ascoltati dei giornalisti.

Dobbiamo pensare che in Italia stia invece scoppiando la bolla dei blog? Cosa non ha funzionato? Perché la gente non li legge più (sempre che sia vero?) 
E' perché i blogger sono dei pallosi che la menano sempre con le stesse cose (ancora Sensi dixit)? La colpa è forse di Facebook dove, ohibò, i blogger stanno a cazzeggiare tutto il giorno invece di sforzarsi gli sfinteri per scodellare il post quotidiano?

Detto, tra parentesi, che io considero Facebook semplicemente uno dei tanti mo(n)di possibili per comunicare e che, per lanciare una battuta fulminante o un commento al volo su qualcosa che si sta seguendo tutti assieme (come una trasmissione televisiva o un evento di massa) scrivere una nota sul social network è molto più pratico e sensato che fare un post di due righe su un blog che, se va bene, sarà letto qualche ora dopo che è trascorso l'attimo fuggente, io penso che la crisi dei blogger non abbia nulla a che fare con Facebook, Twitter e tutto il social cucuzzaro.
Non è assolutamente un problema di mancanza di idee, di crampo del blogger, di sindrome da "il mattino ha l'oro in bocca". 
Innanzitutto credo che dobbiamo parlare di crisi delle blogstar, più che di crisi dei blogger.

Leggendo l'articolo del "Fatto", mi sorge il dubbio che il mondo del blogging, inteso come piani alti dello stesso, sia caduto in un equivoco che lo sta a poco a poco distruggendo. 
Dice l'articolo:
"In Italia fare il proprio diario telematico in maniera professionale è sempre più difficile. I blogger nostrani hanno infatti sempre un "secondo" lavoro: medici, commercialisti e soprattuto giornalisti. Chi invece non ha altre entrate, spesso è costretto a chiudere il proprio sito. Troppo pochi gli inserzionisti pubblicitari."
Come, come? Entrate, inserzionisti, pubblicità, soldi? La crisi non fa arrivare i blogger a fine mese? Professionalità? Il blogger come "primo lavoro"? Ma di che stanno parlando?

Io scrivo su un blog da cinque anni, ormai. Scrivo post quasi ogni giorno dal 2006. Mi considero quindi una blogger professionista anche se magari non sono nei primi posti delle classifiche. Non ho mai guadagnato un centesimo dal blog ma la ritengo una cosa perfettamente normale. 
D'altra parte, non mi pare di aver mai dovuto sostenere spese per questo passatempo (segnatevi la parola: passatempo). 
Ovviamente ho bisogno di una connessione ADSL. Sono venti euro al mese, che però servono anche per la navigazione normale, la lettura dei giornali online, i giochi della Zynga, Facebook e tutto il resto.
La piattaforma che mi ospita il blog è gratuita, come i siti per le immagini e i programmi che utilizzo per creare le mie vignette. Beh, veramente ho acquistato FilterForge ma si è trattato di una trentina di dollari. Riesco a mangiare lo stesso.
Per le ricerche che devo fare per scrivere alcuni post che necessitano di documentazione vado su Internet al costo della connessione ADSL di cui sopra. Se anche dovessi andare in biblioteca a consultare qualche testo, è tutto gratuito, al massimo qualche euro per le fotocopie.
Mi si potrebbe dire, "grazie, tu fai 7-800 contatti al giorno, con traffici più intensi la banda costa". Ok, ne riparleremo quando avrò 20.000 contatti al giorno ma per ora il blog non mi costa nulla e non ho bisogno di contributi e pagamenti con PayPal. Non mi considero una ONLUS. Che facciamo, devolviamo il 5x1000 a Beppe Grillo?
E se anche putacaso volessi trasferire il blog su un dominio di mia proprietà, che già possiedo, sarebbero 25 euro circa all'anno. Nemmeno una pizza per due con birra media.

Leggo che qualcuno dei lamentosi dice che scrivere costa in sé, in quanto impegno quotidiano.
Essendo la scrittura sul blog un passatempo, non considero il tempo che impiego a mettere assieme un post un tempo monetizzabile al pari di un'ora lavorativa.
Sarà un mio limite da vecchia romanticona ma credo che debba esistere il modo di fare ancora qualcosa gratis per sé stessi e gli altri. 
Ecco perché la pubblicità non c'è sul mio blog (anche per coerenza, perché la odio), perché non ho mai pensato che un blog potesse diventare un "lavoro" e perché ritengo che duecento euro al mese in più per vedersi scritto da Google "Voti Silvio Berlusconi? Ricevi le riviste di centrodestra" non siano dignitosi. Chiedere un contributo ai lettori e sostenitori? E perché mai, se ho un primo lavoro che mi permette di mantenermi più che dignitosamente?

Allora, se io sono una blogger che non ha motivo di lamentarsi del non arrivare a fine mese per colpa della crisi - e pensiamo per piacere a chi veramente fa la fame perché la sua fabbrica delocalizza in Serbia, che è meglio - se leggiamo la classifica di BlogBabel, a cui tutti fanno riferimento per individuare le cosiddette blogstar, vediamo che il 90 per cento dei blog lo sono per modo di dire.
Il blog è nato come cosa assolutamente amatoriale, senza scopo di lucro e fatta per il puro piacere di scrivere e condividere le proprie opinioni e pensieri. Una cosa fatta da chi non scrive già per mestiere. 
Quindi mi spiegate che c'azzeccano il giornalista, il comico,  il politico (!) con il sito patinato che costa, quello si, un pacco di soldi tra grafici, webdesigner, gente che ti pompa le visite con le tecniche del web marketing per cui tutti dicono "ammazza che bravo 'sto blogger, diecimila contatti!" e, dio non voglia, i ghostwriter che scrivono il post al posto tuo. Ecco, se questi sedicenti blogger sono in crisi, ben gli sta perché hanno voluto snaturare il fenomeno, ma non parliamo di crisi dei blog perché i blog sono altra cosa. Ci sono decine e decine di altri blogger che continuano a scrivere e a produrre informazione alternativa, racconti, satira, vignette e quant'altro. Ho detto blogger, non blogstar.

Quindi, cari amici, un conto è scrivere sul blog e un altro è scrivere per un giornale. Pretendere di guadagnare scrivendo per il blog sarebbe some scrivere gratis per un giornale, un controsenso.
Chiediamoci piuttosto altre cose, se vogliamo discutere di crisi del blogging.
Se è vero che la gente si disaffeziona, non sarà che ci sono troppe blogstar della serie "Ehi raga, oggi tutto rego?" "Cazzo, oggi no ho voglia di scrivere niente" - e giù 400 commenti? Che la controinformazione è poca e il cazzeggio tanto, come è tanta l'attenzione più alla forma che alla sostanza?
Qualcuno mi spiega perché le donne blogger sono così poche, e pochissime tra le blogstar, mentre invece io leggo sempre le cose più nuove, divertenti e creative nei blog scritti da donne?

In conclusione, il blog è un piacere, un passatempo. Il blogger è un tizio che scrive per passione e se qualcuno lo legge e lo segue, tanto meglio. Altrimenti, pace. E il denaro non c'entra niente.

P.S. della domenica.
Giusto per parlare di classifiche, in quella di Wikio, sezione politica, ci sono, al 36° posto. Unica donna (se non mi sbaglio) assieme a Sonia Alfano nelle prime cinquanta posizioni. Mi sembra un ottimo risultato per un blog low cost come il mio. In BlogBabel invece sono al 501° posto in classifica generale (413° in Wikio). Ma si sa, BlogBabel è solo per le blogstar. 

lunedì 21 settembre 2009

Cento scalpi di troll

Al di là della polemica su Comedonchisciotte, antisemitismo, educazione e gelminate scolastiche in ordine sparso, che qui non mi interessa di argomentare essendo già stato fatto altrove, traggo spunto da quella discussione per dire che trovo ingiusto accusare Giorgio Israel di censura se decide di selezionare i commenti che vengono lasciati sul suo blog.
Dirò di più. Sono pienamente d'accordo con lui quando dice: "Chi non è d'accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo".

Chi parla di censura e si scandalizza perchè i bloggers moderano i commenti, parte da un equivoco di fondo e non vede il problema di principio che sottende al concetto di libertà di espressione.
L'equivoco consiste nel considerare il blog un luogo pubblico dove il blogger deve accettare qualunque tipo di reazione al suo scritto. In pratica il blogger, se seguiamo questa logica deformata, dovrebbe stare lì a prendersi gli insulti, anche i più personali e sessisti, se no è censura. Ci torneremo.
Il blog non è una gogna e neppure un luogo di tutti solo perchè è liberamente accessibile su una piattaforma che viene utilizzata a titolo gratuito. Il blog è un luogo pubblico fino ad un certo punto. Potremmo paragonarlo ad un bar dove, se entri e inizi ad insultare i clienti, a rovesciare i tavoli e a molestare le donne, vieni accompagnato all'uscita quando va bene, denunciato ai carabinieri quando le cose degenerano.
Il gestore del bar è titolare di una licenza di pubblico servizio, ti offre i tavoli, le consumazioni e la ricreazione del biliardo e delle macchinette ma ciò non significa che nel bar si possa fare tutto ciò che ci pare, compreso pisciare sui tavoli da biliardo. Se entri in un bar, come in qualunque altro luogo, devi osservare delle regole. Il gestore del bar è, dopotutto, padrone in casa propria.

La questione di principio, invece, riguarda il concetto di libertà. Libertà è non invadere l'altrui territorio, la libertà mia finisce dove comincia la tua. Poi possiamo arrivare al Giappone dove considerano sconveniente ridere in pubblico se si è in presenza di sconosciuti, perchè la nostra gioia potrebbe ferire qualcuno che è, per esempio, in lutto. Raffinatezze orientali. Troppo lontane dal nostro becerume e dalla nostra genetica maleducazione.
In Italia abbiamo un concetto molto particolare di libertà. Una libertà condizionata, più che una libertà piena. Siamo convinti che si difendano meglio le proprie idee insultando chi la pensa diversamente e se si mette mano al manganello, è meglio. Per questo continuiamo ad essere un paese profondamente incivile e lontano dalla democrazia. Non concepiamo altro che la rissa, lo scontro tra fazioni e se qualcuno tenta di ricondurci a più civili forme di dialettica gridiamo alla censura.

Se amiamo la libertà in senso totale, perchè allora non dovremmo lasciar libero un blogger di decidere se far commentare i suoi scritti senza rete da cani e porci, se applicare dei filtri o annullare del tutto la possibilità di commentare?
Come il bar ha un proprietario, anche il blogger possiede il suo blog e dovrebbe essere libero di gestirlo come gli pare, allontanando gli ubriachi molesti, se necessario.
Io non mi scandalizzo affatto se càpito su un blog dove c'è la moderazione. Non me ne ho a male se non sono accettati i commenti. Molti blogger-giornalisti fanno questa scelta. Del resto li capisco. Non sono abituati a leggere in calce ai loro articoli commenti tipo "Ma che cazzo dici, imbecille!?" come capita ogni giorno ai noi bloggers.

Sempre riguardo alla questione libertà di espressione, vorrei fare un paragone.
Il blog è la versione elettronica del Hyde Park's Corner, quel luogo di Londra dove chiunque può esprimere liberamente la propria opinione su qualsiasi argomento. La regola democratica vuole che chi parla possa dire ciò che vuole senza che chi dissente si ritenga in diritto di lanciargli addosso epiteti o uova marce. La democrazia non sta tanto nel dare la possibilità a qualcuno di parlare, quanto nel far si che chi ascolta rispetti le opinioni con le quali non è d'accordo. Sembrerà brutto citare sempre Voltaire e il suo "me possino ceca' se non rispetterò le tue opinioni" ma il succo è proprio quello.
Se qualcuno dissente da ciò che ha appena sentito, chiederà di intervenire a sua volta salendo sul palchetto e dire la sua. In serenità oppure in animata discussione ma ad armi pari. E' l"'aprirsi un blog per conto proprio" che suggerisce Israel.
Se però Mister Smith andasse ad Hyde Park e trovasse ogni giorno due energumeni che fanno buu-buu e gli gridano "idiota figlio di puttana" appena apre bocca, per principio, credete che chi li allontanasse commetterebbe una forma di censura? Non credo proprio.

Quando i miei post venivano pubblicati su LiberoBlog (non ho mai capito da chi, visto che non ero io a proporli), essendo quello un luogo ad alta concentrazione di quelli che io chiamo affettuosamente papiminkia, mi beccavo regolarmente gli insulti più pesanti, le minacce di morte anche a mezzo email e altre delicatessen. Visto l'ambientino lo trovavo normale. Non mi faceva piacere sentirmi dire certe cose ma ero io che scendevo nell'arena con i leoni. Ero io ospite in casa d'altri.
Diverso è quando, sul mio blog, apro la pagina dei commenti e vi trovo gli sfoghi di gente che al 90% non ha alcuna voglia di discutere sugli argomenti dei post ma solo di litigare. I famigerati troll, come vengono definiti in gergo.

Si fa presto a dire "devi dare la parola a tutti". Avere commentatori che regolarmente si presentano ogni giorno sotto un nick diverso, che non rispettano la semplice consegna di non restare anonimi ma di firmarsi con un nome qualsiasi e che si comportano come maniaci frustrati se non come i classici stalkers, credetemi, è snervante come avere la casa infestata dagli scarafaggi e il minimo che si possa fare, per legittima difesa, è tagliarli fuori dalla possibilità di commentare.

Io non avevo la moderazione dei commenti fino a poco tempo fa. L'ho introdotta per cercare di liberarmi di alcuni individui, due dei quali si sono identificati ormai come ospiti fissi; uno migrato dal blog di Chiaradinotte e l'altro venuto fuori chissà da quale abisso di solitudine, ai quali non interessa affatto ciò che scrivo o penso, nè tantomeno gli argomenti che tratto. A loro interessa solo la mia persona, con un tipo di approccio che un collega psichiatra potrebbe meglio descrivere in termini di psicopatologia.
Ho tenuto da parte un florilegio dei loro scritti, che vi propongo con lo spirito dell'entomologo. Ecco la mia collezione di scarrafoni.
Perché Ti hanno cacciato da MC?
Scivevi troppe stronzate con tanti errori grammaticali?
No, Ti ha fregato la Tua arrogante saccenza e la Tua ignoranza presuntuosa: un po' di umiltà, no?
Ma tanto parlar con gli asini è inutile... intanto continua a 'bannarmi', forse raggiungi un minimo di piacere...
Troppo onanismo intellettuale Ti fa male: cerca di guarire!
e ancora (l'insistenza su MC fa pensare che il troll abbia a che fare in qualche modo con il suddetto blog, chissà):
Lame sempre elegante... quale osteria frequenti?
Hanno fatto bene a cacciarti a calci in culo da MC.
Invidia o rancore per il successo altrui?
No semplice stupidità isterica!
C'è anche un signore, particolarmente galante, che si firma squalobianco e che è molto probabilmente il tenutario di un blog di estrema destra. Passa ogni tanto come le comete e si riconosce dalla predilezione per l'insulto "donna stupida", quasi una firma:
Solo ad una donna stupida poteva venire in mente di occuparsi di simili stronzate. Evidentemente non ha nulla da fare e non ha problemi esistenziali perchè se li avesse si occuperebbe di cose serie. Probabilmente soffre anche di prurito proprio alla fi...
Scommetto che verrò censurato.
Squalobianco.
Poi ci sono gli anomini, che sono sempre gli stessi due maniaci quando non si firmano filippo, manuela, patrizia, anna, giovanni, francesco ecc. oppure sono le comete di passaggio:
Cara Signora Lame Duck, Lei è l'eccezione che conferma la regola e cioè che è "Una delle tantissime donne stupide che cercano, inutilmente, di portare acqua al mulino dei comunistoidi". Se lo scordi: Agli italiani piace morire di fame ed essere privi delle più elementari forme di libertà mentre, invece, potrebbero stare bene come in Cina, in Korea del Nord, a Cuba o se, vuole, nello Yemen del Sud. Infatti in questi Paesi, lo vediamo in televisione, c'è tanto di quel benessere e tanta di quella libertà che, quasi quasi, mi verrebbe voglia di andarmene da quest'Italietta che, standosene ancorata all'occidente, ha saputo solo produrre fame e miseria. Già moltissimi italiani sono stati costretti ad espatriare in Romania,in Albania e, in genere, in tutti gli ex stati MARXISTI-STALINISTI-LENINISTI dove ci sono code chilometriche in autostrada, ipermercati, cinema,teatri, stadi ed ogni sorta di benessere e libertà. Gli italiani, peraltro, si sono fatti riconoscere subito per atti di delinquenza inqualificabile, crimini efferati, brutalità disumana (neanche la mafia Rumena era stata così violenta) e quindi, credo che sarà difficile andare in questi paradisi terrestri. Però penso che per Lei la possibilità di andarci e restarci per sempre c'è perchè a loro piacciono le zoccole come Lei.
Quando li seghi si incazzano e gli cade definitivamente la maschera:
Luridume, dov'è andato a finire il commento delle 8.32? Zoccola.
Lurida schifosa infame e puttanella da 4 soldi, ripubblica il commento delle 8.32.
e, per ultimo:
so che non “andrò in onda”, ma non importa.
Ti pare di essere una persona corretta a insultare in questo modo?
Ho molto da fare in questo periodo. Non ultimo dell'ottimo vino da 16 gradi.
Cmq ci risentiremo più avanti. Da un punto di vista etico, non dovresti censurare quelli che commentano con pensieri diversi dal tuo. E per libertà di espressione, e perchè utilizzi una rete non tua, bensì pubblica.
Sarà perchè nella realtà di corteggiatori ne hai avuti molto pochi, forse nessuno. Per questo ami circondarti di soli adoratori virtuali. Si è vero, sono fatti tuoi. Ma la tua insolenza meriterebbe ben altre risposte.
Che ne dite? E' censura o legittima difesa?
UPDATE: Abbiamo stanato gli scarrafoni! Evvai! Ecco lo scarrafone-madre, luciano61:
E brava! Ora nel Tuo calderone metti tutti: quelli con espressioni volgari come le tue e quelli educati e dissenzienti come me!E in più fai anche la vittima offesa! Su, moderaTi! E se non mi pubblichi, io sono ugualmente contento, perché non soffro di protagonismo castrato dagli altri e da MC come Te.
E una certa Mariella, che è luciano61 en travesti oppure il contadino romagnolo. A pensarci bene, visto l'uso della parola stupidità, potrebbe essere anche il fascistone carcharodon carcharias. Chissà?
Senza i troll avresti già chiuso da un pezzo con le tue trite e ritrite banalità. Ringraziali, che ti danno ancora pretesto per esternare stupidità!
Come diceva Andy Warhol, un quarto d'ora di celebrità non si nega a nessuno.
A proposito, luciano, ma cosa ti è successo? Nei tuoi primi commenti su questo blog parevi una persona normale, addirittura mi davi ragione contro MC.

Che dire... è un atto che (s)qualifica ulteriormente MC: era già capitato anche
a me...Almeno Tu dimostri maggior intelligenza ed equilibrio; meglio andare
avanti e avere sempre onestà intellettuale e coerenza.

Ciao Luciano Bubbola (un bannato doc)

Che è successo, era il tuo fratello gemello sano di mente oppure nel frattempo hai sbattuto la testa?

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martedì 2 giugno 2009

Raccolta differenziata

Questa immagine dimostra come, nel mondo animale, sia molto facile far convivere un gabbiano e due gatti sul medesimo terrazzino. Con il gabbiano che ottiene dai felini addirittura il permesso di andare ad abbeverarsi alla grondaia e a ripulire la ciotola gattesca degli avanzi di cibo.
Si, sono d'accordo che il becco di un gabbiano è un buon argomento per il quieto vivere ma se è per questo anche gli unghioli di gatto.
Gli animali, dunque, sanno convivere, all'occorrenza. Noi no. Lo dimostra il troiaio di insulti e commenti idioti dei soliti finti ignoti che ho trovato su queste pagine al mio ritorno.

Allora, riepiloghiamo. Da stasera si fa la raccolta differenziata dei commenti e ne entra in vigore la moderazione. Mi dispiace per il disturbo ma sapete a chi dare la colpa di questo.
Funziona così: chi commenta stando in argomento con il post e si firma con un nome qualsiasi (anche non con il proprio vero nome) vedrà il suo commento sbloccarsi appena possibile.
Sono banditi, e quindi verranno cancellati, i commenti contenenti insulti verso la sottoscritta e verso altri ospiti del blog. (Qui il masochismo non raccoglie molto successo.) Idem per le tirate propagandistiche pronano che qui non interessano a nessuno dato che non c'è nessuno da convertire.
Dulcis in fundo: la volontà popolare. Non so se si è notato ma il 71% dei votanti il minireferendum sui troll ha decretato che essi vengano bannati.
Come direbbe il nano: guai a chi volesse ribaltare il risultato delle urne. I trolls ne traggano le debite conseguenze.
E' sempre possibile che riusciate ad inserire un commento a tema con il post ma non crediate di poter continuare a prendervi gioco di chi finora vi ha offerto gratuitamente un luogo dove sfogare i vostri problemi esistenziali e di nevrosi. La pazienza si è definitivamente esaurita.

Fine del post di servizio.

sabato 11 aprile 2009

Kilombrigatisti

Comunicazione di servizio - Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall'aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E' da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l'ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un "collettivo", che una "redazione" non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il "collettivo" con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore "delle sinistre", ovvero di aspetti diversi dell'essere non di destra. Ma tant'è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c'è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po' ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del "collettivo". Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l'infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l'ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l'atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l'insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell' aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

mercoledì 11 marzo 2009

Gli spaccapelisti

Ovvero una categoria extralusso di commentatori con la quale credo abbiano a che fare tutti i bloggers, prima o poi. Mi riferisco a coloro che, anche se ti hanno magari letto tutto il post, alla fine non ne assorbono il succo e l'immagine complessiva, la Gestalt, ma si lasciano attrarre dai dettagli, dalle piccolezze, dai particolari e soprattutto ti fanno notare l'errore. Senza la minima esitazione. Come il bambino che nota l'imperatore con le chiappe di fuori e lo grida ai quattro venti.

Io invidio loro il coraggio e la faccia tosta, che io non ho in questi casi. Quando leggo gli scritti altrui, di qualunque provenienza, bloggettara o professionale, non noto gli errori grammaticali (che possono sempre essere semplici refusi) nè vado a praticare il taglio a T sul testo per farne l'autopsia. La mia attenzione viene attratta solo da fatti clamorosi, tipo "entrare a d'agio, stanno i banbini", mi inkazzo solo con le k e sul verbo "ha" senz'acca ma l'incazzatura la tengo per me.
Ed inoltre, per una sorta di rispetto nei confronti della fatica dello scrivere, acuita nel mio caso da una disgrafia acquisita che mi porta, senza accorgermene, a sostituire lettere con altre, costringendomi a controllare sempre due volte il prodotto delle mie digitazioni sulla tastiera, mi parrebbe poco delicato non focalizzare il commento sul concetto per distrarlo nei rivoli del particolarismo.

Invece gli spaccapelisti grammaticali (poi parleremo di quelli semantici) sono già pronti con il ditino sulla tastiera per farti notare, ohibò, il qual'é con l'apostrofo*. Magari hai scritto un pezzo documentato, ci hai messo anima, sangue, sudore e polvere da sparo ma loro, niente, potrebbe essere Manzoni ma hanno il qual è che non perdona. Se provi a ribattere che sulla questione vi sono due scuole di pensiero, con l'apostrofo e senza, non gliene frega niente. Spesso addirittura non ribattono. La loro incursione da Sorci Verdi, anzi rossi come la penna d'ordinanza che portano da bravi maestrini, è di solito rapida ed infallibile.

Ancora più spietati sono gli spaccapelisti semantici, quelli che ti fanno notare (davanti a tutti) che quella fonte che hai citato non è attendibile, oppure che hai sbagliato il link o il fatto che la notizia da te citata è stata smentita, con tanto di demolizione controllata finale del tuo castello di ipotesi.
Mi rimane sempre il dubbio se lo facciano apposta, per una sorta di sadismo della serie "mo' ti colgo in fallo", oppure se si tratti di automatismi come la salivazione del cane di Pavlov o il riflesso patellare.

Sono degli spaccamaroni, diciamo la verità. Più che l'amore per la correttezza grammaticale e formale di ciò che scrivi, a loro piace disturbare e rovinare la festa. Probabilmente se ti incontrano all'ingresso del cinema ti raccontano che "lui muore improvvisamente e lei scappa con l'assassino che è George". A scuola erano quelli che, l'ultimo giorno prima delle vacanze estive, dopo i saluti della maestra, già al suono della campanella, si alzavano in piedi, con il fioccone più grande degli altri e dicevano: "Signora maestra, si è dimenticata di darci i compiti per le vacanze". "Oh, già, è vero! Grazie, Pierfrancesco Maria. Aspettate ragazzi che ve li do' ora."

(NdA - Sul do' ci vuole l'accento? Non mi arriverà addosso un maestrino in guisa di kamikaze al grido di "Tenno, heikai banzai!"? Non mi sarà scappato un qual'è? Vuoi che non ci sia chi mi correggerà il giapponese?
E chi può più dormire stasera?)

(NdA 2 - * L'apooooostrofooooo! Non l'accento!)

Vignetta di Roberto Mangosi, che ringrazio.

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martedì 18 novembre 2008

All'ombra dell'ultimo sole




Non posso esimermi dal segnalare anch'io questa sera una notizia che, circolata per tutta la giornata in blogosfera, sulla stampa e sulla BBC, non ha trovato eco nel frivolo TG1, troppo impegnato a raccontarci le paturnie menopausiche di Hillary Clinton e le bravate del nano che fa cucù settete alla Merkel (sperando non le abbia messo una mano sul sedere).
Non conta nemmeno che la notizia riguardi un cittadino italiano. Sapete com'è, nell'informazione italiana che si preoccupa, a fronte di 3000 morti per un terremoto in un paese del terzo mondo, di tranquillizzarci per prima cosa che "nessun italiano è rimasto coinvolto", se un nostro connazionale viene invece arrestato in Palestina, il fatto non sussiste.

"Quindici pescatori palestinesi e tre attivisti sono stati arrestati al largo di Gaza dalla Marina israeliana. Stavano pescando a sette miglia dalla costa di Deir Al Balah, all'interno dei limiti dettati dagli accordi di Oslo del 1994. [ Limite che invece, evidentemente, Israele non riconosce.]

I pescatori e gli osservatori sui diritti umani sono stati trasferiti da tre diverse imbarcazioni sulle navi da guerra israeliane. Secondo testimoni di parte palestinese, le tre imbarcazioni sono state viste dirigersi a nord, scortate dagli israeliani.

I tre attivisti sono Andrew Muncie, scozzese, l'americana Darlene Wallach e l'italiano Victor Arrigoni. Le rispettive ambasciate a Tel Aviv sono state contattate e sono a conoscenza della situazione. "
(Mia traduzione dall'originale inglese. Il testo integrale sul blog di Audrey.)
Victor Arrigoni è noto in rete come Guerrilla Radio e soprattutto per le sue testimonianze da Gaza. E' uno che le sue battaglie le conduce sul campo mentre noi stiamo qui al calduccio a discutere di massimi sistemi. Va difeso e occorre che sia fatto tutto il possibile per arrivare alla sua liberazione e a quella dei suoi compagni attivisti e pescatori. Se potete, rilanciate questo appello per la sua immediata liberazione.

Per i tre arrestati stranieri vi sarà con molta probabillità un decreto di espulsione dallo stato di Israele. Lo stesso destino che fu riservato a Norman Finkelstein qualche mese fa. Se qualcuno va a ficcare il naso nella questione privata tra israeliani e palestinesi e osa schierarsi con i pacifisti, ottiene il grande onore di non poter più mettere piede in Israele. Anche se è ebreo come Norman.
Tanto, nel silenzio concordato dei media sulla Palestina, a parte qualche reportage sui catfight tra cristiani che si rotolano nel fango davanti al Santo Sepolcro, giusto per movimentare le giornate, far finta di fare informazione e giustificare lo stipendio dell'inviato, la lezione è che, a noi europei ed americani, di ciò che accade in quel lembo di terra non deve interessare. Non è cosa nostra. Israele nun vo' penzieri.
Nel video si vede come i pescherecci palestinesi al largo di Gaza vengano attaccati a colpi d'arma da fuoco e colpiti da forti getti d'acqua per impedir loro di svolgere la loro attività di pesca, adducendo il fatto che violerebbero il limite di sei miglia prestabilito. Gli attivisti internazionali accompagnano i pescatori per proteggerli ed è proprio durante una di queste azioni che Vittorio, Darlene e Andrew sono stati catturati.

AGGIORNAMENTO del 19/11

Leggo e riprendo da Secondo Protocollo il seguente comunicato:
Secondo Protocollo si è immediatamente attivata per sapere quali siano le attuali condizioni di Vittorio e attraverso il Ministero degli Esteri abbiamo saputo che la notizia che Vittorio sia al momento all'aeroporto Ben Gurion in attesa di essere espulso è del tutto priva di fondamento. Vittorio è attualmente in stato di arresto secondo quanto riferito al MAE dal Consolato generale di Gerusalemme che si è subito attivato.

Il problema, che non va sottovalutato, è che Vittorio aveva già un decreto di espulsione da Israele dal 2005 e potrebbe essere considerato recidivo, il che aggraverebbe notevolmente la sua posizione. C'è da considerare però che, secondo il Diritto internazionale, l'arresto di Vittorio è avvenuto in acque internazionale (a 7 miglia dalla costa di Gaza) per cui è da ritenersi (sempre per il Diritto Internazionale) del tutto illegittimo.

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venerdì 19 settembre 2008

Una volta per tutte: sono DONNA!

A me pare incredibile e ogni volta me ne stupisco, ma dopo due anni e passa di bloggamenti quotidiani o quasi, c'è ancora chi mi scambia per un uomo.
Eppure, chi passa di qui e legge le note biografiche (che parolone!) sulla destra, può leggere chiaramente "sono NATA". Dovrebbe essere evidente che parlate con una paperA zoppA.
Me ne stupisco e non so farmene una ragione perchè le papere per me sono naturalmente femmine. Esistono i paperi, si, ma me ne rendo conto dopo, ragionando sul fatto che anche le anatre si riproducono per cui devono esserci maschi tra di loro. Per questo non capisco perchè si pensi che Lameduck sia un paperO.

Chissà perchè capita quasi esclusivamente con i lettori maschi. Noi ragazze ci annusiamo e riconosciamo subito il nostro stile sia di pensiero che di scrittura. Invece loro, quando per esempio ti apostrofano in un dibattito su un forum o chat o ti commentano, nonostante abbiano letto le cose che hai scritto, ti danno spesso del "lui". "Caro amico, non capisci un cazzo", oppure "Hai ragione, amico, sei troppo bravo".

Il fenomeno, come tutte le cose ripetitive, mi incuriosisce.
Non sarà perchè nell'immaginario di Internet IL blogger è maschio e se magari è bravo è maschio due volte? Non voglio pensare che si dia per scontato che le donne, se tengono un blog, lo fanno solo per far sapere al mondo quanti glitters riescono a piazzare su una pagina web.
Lo so che i fantastici primi dieci blogger dell'universo sono tutti maschi e per trovare Black Cat bisogna andare in 11a posizione nella superclassifica delle blogstars.
Tra parentesi, non è curioso che poi tra di loro si chiamino "LE blogstar", al femminile, anche se sono tutti maschi e, diciamolo alla Tarantino, si fanno un po' i pompini l'un l'altro?
Saranno pure blogstars ma, l'ho già detto e lo ripeto, senza rancore, chi scrive meglio sui blog con dei contenuti sono le donne. Non c'è niente da fare. Ci sono maschi bravi, per carità, ma le donne sanno scrivere e bene. Bisogna riconoscerlo, cari amici.

Per cui, scusate lo sfogo e l'argomento frivolo da post del sabato sera, ma io sono contenta che quella sera a mio babbo sia partito uno spermatozoo con la X, mi sento molto bene nella pelle di donna, anzi ne sono proprio orgogliosa.
Vorrei suggerire a coloro che ancora, dopo questo post, saranno tentati di prendermi per maschio, di imprimersi bene nella mente, a mo' di esercizio, l'immagine di Dita Von Teese e, quando mi leggeranno in futuro, mi pensino in reggicalze e bustino. Forse la capiranno.

P.S. Per evitare equivoci e false illusioni, non sono IO quella della foto. E' Dita.


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martedì 20 novembre 2007

M'è caduto un meme nel piatto

Come si fa a dire di no a Giuseppe? Non si può ed eccovi quindi la papera trascinata nel meme del momento: "come sei diventata blogger". Lameducche risponderebbe "nun ce ne potrebbe fregà de meno" ma dato che l'ho imbavagliata fino al prossimo fine settimana, faccio finta di essere seria e rispondo alle domande.

1. Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog? L'ho già spiegato altrove ma per coloro che si fossero persi il momento topico: sono diventata blogger nei giorni in cui avevo appena smesso di fumare, un pò per curiosità e molto perchè dovevo farmi passare la scimmia dei primi giorni senza nicotina.

2. Il tuo primo post? Questo, dedicato a Berlusconi, che però definire post è una parola forte.

3. Il post di cui ti vergogni di più? C'è Lameducche che ride attraverso il bavaglio e fa gestacci. Glielo dico, glielo dico, stai tranquilla. Mi vergogno di questo post. In assoluto il punto più basso. Una caduta di aplomb terrificante. Chissà cosa m'era preso in quel periodo, la primavera...

4. Il post di cui sei più fiera? Tutti quelli che hanno provocato discussione e che hanno fatto controinformazione, soprattutto questo e questo.

5. E tu? Come sei diventato blogger? Facciamo così. Prendo Lameducche e ve la tiro all'indietro a mo' di bouquet della sposa: chi la piglia la piglia e raccoglie la sfida del meme. Oh, non fatela cadere però. E' una paperaccia sboccata e irriverente ma in fondo ci sono affezionata.


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sabato 17 novembre 2007

Er blogghe de lameducche

Ecchime qua, prontissima a levamme quarche sassetto dalle scarpe, (belle 'ste scarpette rosse eh?), su sta stronza che s'è permessa de sfruttà noi papere e la nostra riputazzione per facce 'n blogghe de successo, dice lei. Er blogghe de Lameducche se chiama. Lameduck se fa chiamà. Ma chevvordì? E nun poteva sceglierse un nome normale 'sta paracula?
E come cazzo se pronuncia? Leimdac, dice. Ma vedi d'annattene! Io la chiamo lamedùcche perchè so' ignorante e me ne vanto. Lei sa l'inglese come na seconda madre e lo fa pure pesà. Io a malapena parlo l'itagliano, nun te dico altro. Io stu blogghe manco lo leggo, tanto nun ce stò a capì 'n cazzo. Sò ignorante e pure coatta e se me ce metto pure na gran mignotta.

Così ve vojo racconta' quarche aneddoto su 'sta bloggheressa che va in giro a sparla' de politica e dice che vuole fare la satiressa. Mo je faccio male.

Lei nun lo ammetterà manco co la tortura ma io lo so perchè sò una delle papere che lei se tiene in casa un po' dappertutto e ve lo dico, ve svelo sto segreto, pecchè me sò rotta li cojoni.
St'intellettuale, sta persona seria e 'n punta de forchetta, sta pissicologa dei mei cojoni, quando è a casa pe pranzo, nun se perde 'na puntata de Biutiful.
Er blogghe lo ha chiamato orizzonte degli aventi, o degli eventi. Boh? Dice che è robba de fisica, de pianeti e de bbuchi neri. Sempre pe ffà a saputona. Gia' ma intanto se sta' a intronà colle fregnacce de Brucche e Rigge.

Volete 'n artro segreto? Io lo so perchè se fa chiama' papera: mica perché è zoppa, perchè cià er culo grosso e così subblima. Vorrebbe fa' a dieta ma finchè se strafoga de dorci, ciao core!
Leggerà sta robba? E chemme frega? Era tanto che je lo volevo dì. 'A Lameducche, te vojono ar telefono!



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sabato 12 maggio 2007

Bronzo (e argento) alla patria

Quando dico che in questi giorni non capisco più niente, evidentemente dev'essere vero.
Ieri, usciti i risultati delle votazioni per i Migliori Z-Blog, la prima reazione è stata quella di rosicare e di brutto perchè, come succedeva a Scorsese anni fa, un mucchio di nominations e poi nessun Oscar.
Sarà che a me, tra i numeri ordinali e cardinali, attizza da morire il numero 1 e mi ha sempre fatto un pò pena Cagnotto, quindi pensavo di avere, come si dice, toppato.

Poi invece, vedendo che nei blog dei "vincitori" (e anche dei secondi e terzi classificati per ogni categoria che possono fregiarsi ugualmente del bannerino di vincitore), godevano tutti come ricci e si lanciavano in manifestazioni di puro autoerotismo mi sono detta: e chi sono io, la figlia della serva?
Così ho riguardato i miei piazzamenti, ho capito di non aver capito un tubo e oggi esprimo qui la mia gioia, per prima cosa rendendomi conto che un mucchio di gente mi ha votata e io dalla mia torre d'avorio non ho ringraziato abbastanza.

La stupida papera lo fa adesso e si profonde in baci, inchini e abbracci. Sono in serious mode adesso, grazie amici veramente per la stima e la simpatia accordatami.

Ricordo, a chi si fosse messo in ascolto in questo momento, i miei lusinghieri piazzamenti:

2° Classificata come Miglior Z-Blog Femminile (nonostante venga spesso scambiata, per i miei scritti, per un papero maschio, tie')
3° come Miglior Z-Blog Giornalistico (per una che ha sulle palle i giornalisti è la giusta nemesi).

Sono arcicontenta per gli ottimi piazzamenti della nostra squadra:

Pibua (#1 come Miglior Z-Blog Femminile)
Ed (2° tra i maschi)
A.I.U.T.O. (3° tra gli umoristici)
Gidibao (3° blog tecnico)
Pensatoio (3° fonte di spunti)
Dalianera (2° letterario)
Verosudamerica (#1 giornalistico)
Batsceba (3° scrittore e 3° Z-Blogger dell'anno)

Ancora complimenti a tutti: organizzatori, vincitori e partecipanti, va'!

mercoledì 2 maggio 2007

Buon bloggeanno

Esattamente il 2 maggio del 2006, dall’uovo abbandonato di una papera zoppa, nasceva questo blog. Potevo, ad un anno di distanza, risparmiarvi la broda autoreferenziale del primo anniversario?

Sapete come sono gli ultraquarantenni senza figli, oltre alla compulsione per i peluches abbiamo la tendenza a crearci dei figli surrogati per compensarne la mancanza (dei figli, non dei peluches).
Il mio blog me lo immagino proprio come un bel bambino di 12 mesi, paffutello, rosa, ciccioso e sufficientemente bello e intelligente perché tutti dicano che è il ritratto di sua madre.
E’ cresciuto molto in questo tempo, ha superato i 60.000 contatti, è oggi 266° nella classifica di Blog Babel, e ogni giorno circa 200 visitatori vengono a leggere i deliri della sua mamma. Temo che tra un po’ comincerà a considerarsi una piccola blogstar e allora saranno dolori, ma io ne sono tanto fiera..

Si è fatto molte conoscenze in giro per la blogosfera e, cosa veramente bella, anche degli amici. Tra le sue frequentazioni abituali ci sono prima di tutto i napoletani, con i quali ha un grosso feeling: il quasi coetaneo e condivisore di immaginario collettivo A.I.U.T.O., ovvero Mister Cima. Quando pensano qualcosa assieme sono fuochi artificiali, vedasi l’exploit su Totò.
Altri punti di riferimento partenopei sono Pensatoio, ‘o filosofo, dalle analisi sapienti e le battute-haiku corrosive e l’enigma avvolto in un mistero dalianera.
Poi ci sono i genovesi/liguri, perché il sangue non è acqua: Gidibao, Pibua, Ed.
Altri bloggers che ama sono un’altra filosofa alla nitroglicerina, Cloroalclero (da quando frequenta la sua agora mi sta diventando ogni giorno più ribelle), l’irriverente e anticlericale Bhikkhu (altra cattiva compagnia), Spartacus Quirinus da Roma, le magnifiche Tisbe e Galatea, gli amici di MenteCritica, Lello in primis.
Ammira segretamente anche altri bloggers come Fulvialeopardi, Dacia e Andiaurol ma loro non se lo cagano proprio. Vabbè, intanto si bea con le vignette di Gianfalco e Mauro Biani e in cuor suo, anche se non lo ammetterebbe mai, soprattutto davanti a me, sogna di fare un giorno il numero di commenti di Beppe Grillo.

Ad ogni modo, per venire al sodo, vi lascio con le parole dei guitti di una volta: “se in questo anno vi è piaciuto questo blog tornate a trovarlo, e se non vi abbiamo accontentato, faremo meglio la prossima volta.”
Grazie a tutti voi amici, di cuore, per questo anno in compagnia. Vi voglio bene e vi amo.

P.S. Oggi darei un bacio in bocca a Daniele Luttazzi per ciò che ha scritto su Fassino. Da papera ridens mi ha fatto godere a lungo.
Poi però se ci fosse da fuggire insieme sceglierei piuttosto Daniel Craig.

domenica 22 aprile 2007

Con quali parole iniziano i 5 libri della tua vita?

Questo si può considerare un post e 1/2.
Sono stata nominata da WebLogin e Ed per proseguire l’ultimo gioco in voga tra i blogger sugli incipit dei libri della vita.
Questi li ho scelti di getto pescando nella mia biblioteca, e posso dire di averli amati molto, in vari momenti della mia vita.

Libro 1. “Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d'oggi, che segna l'entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo”.
Vamba “Il giornalino di Gian Burrasca”. Il libro della mia infanzia, senza dubbio, il diario del piccolo anarchico in lotta contro la sua borghesuccia famiglia che mi ha insegnato la ribellione. E’ un mistero come un libro tanto sovversivo fosse dato liberamente in mano a noi bambini. Nel mio caso ha sostituito il Libretto Rosso di Mao.

Libro 2. “Per molti anni continuai a sostenere ch'ero capace di ricordare cose viste all'epoca della mia nascita. Da principio, ogni volta che lo dicevo, i grandi si mettevano a ridere, ma poi, sospettando la velleità di raggirarli, guardavano con astio la faccia pallida di quel fanciullino senza fanciullezza. Di quando in quando mi capitava di dirlo in presenza di visitatori che non erano intimi amici di famiglia; allora la mia nonna, per paura che mi giudicassero un idiota, mi dava seccamente sulla voce ordinandomi di andar a giocare altrove”.
Yukio Mishima “Confessioni di una maschera”. Un amore folle dei miei vent’anni. Ho letto tutto di questo autore ma questo è il mio preferito. Un romanzo di formazione, come si dice, che più che una confessione è un’autopsia dei sentimenti.

Libro 3. “Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po' più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla : gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo”.
Lee Harper “Il buio oltre la siepe”. La grande letteratura americana. Prima vidi il film, con Gregory Peck nella parte dell’avvocato dal volto umano e del padre che tutti noi avremmo voluto avere, poi lessi il libro, che mi piacque altrettanto. Si parla di ingiustizia, razzismo, tolleranza, educazione e malattia mentale. Una botta di Veltronismo forse, ma di forte denuncia sociale.

Libro 4. «Quando la sgozzapolli era vostra madre, creaturine dei miei sogni» diceva papa «il momento in cui avrebbe mozzato quelle stupide capocce si mutava nel più cristallino dei misteri, al punto che erano le galline stesse a spasimare di passione per lei e a danzarle attorno, ipnotizzate dal desiderio. "Schiudi le labbra, dolce Lil!" chiocciavano "mostraci le tagliole!"»
E quella medesima Crystal Lil, la nostra mammina dalla chioma di stella, sprofondata nel divanetto a parete che la notte faceva da letto ad Arty, ridacchiava al lavoro di cucito che teneva in grembo, e scuoteva il capo. «Raccontala giusta ai ragazzi, Al. Quelle galline filavano come saette.»
Katherine Dunn “Cuori sgozzati”. Quando un libro ti sorprende per la sua originalità. Una grande storia ambientata nel mondo dei “freaks” del circo. Non per stomaci delicati. P.S. Non è la Catherine Dunne di Veronica Lario, questa in confronto sembra la sorella di Tarantino.

Libro 5. “Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte ecc, oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori”.
Patrick Süskind “Il Profumo”. L’ultimo romanzo che ho letto (perché io ormai riesco a leggere solo saggistica, per i romanzi sono riuscita a smettere). Mi è piaciuto molto per la parte descrittiva del mondo settecentesco dominato dagli odori, meglio, dalla puzza. Mi ha convinto molto meno come ritratto di “serial killer” ante-litteram. Non ho visto il film.

Adesso devo passare la palla, e scelgo volentieri: Cloroalclero, A.I.U.T.O., Bhikkhu, Galatea e TagliaQuarantaDue. Non siete obbligati a partecipare, ma se non lo fate ci rimarremo mooolto, ma moooolto male. ;-)

Ed ora il 1/2 post.
La foto della paperetta freak nata con quattro zampe è molto curiosa e gira in rete da diversi giorni. Che sia un caso di Merocryptodidymus Gastromeles: mostruosità fetale doppia in cui il feto parassita è solo in parte incluso nel corpo dell'autosita, individuo che vive di vita autonoma e provvede al nutrimento del feto parassita?
Una papera e mezza, insomma. Alla faccia dell’anatra zoppa! Non sarete mica impressionabili, eh?


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domenica 15 aprile 2007

Totòday - Quarant'anni senza il grande cuore di Totò

Dopo aver partorito, assieme all’amico Cima - non pensate male, però - l’idea di questo Totòday, per celebrare i quarant’anni dalla morte del più grande di tutti, mi sono resa conto di quanto sia difficile scrivere qualcosa su Totò e la sua arte.
Io mi ritrovo ammutolita. Totò la maschera, il principe, il più grande comico, la marionetta. Tutte cose già dette e poi come si fa a trovare ancora qualcuno al mondo al quale si debba spiegare chi era e che cosa ha rappresentato Totò?
Secondo me, se è vera la storia che le onde radiotelevisive viaggiano nello spazio per essere captate a piacere, pure gli alieni si divertono con lui e magari tra loro usano dire: “Siamo marziani, o caporali?”

Voglio dire due cose allora sul cuore di Totò uomo.
Lui che diceva: “solo chi ha patito la fame può far ridere veramente” era famoso anche per la sua generosità. Una volta Franco Franchi raccontò in un’intervista di quando lui e altri colleghi attori alle prime armi e senza il becco di un quattrino si arrangiavano a cenare nella latteria presso il teatro. Da un certo giorno in poi lo poterono fare gratis, perché Totò aveva mandato il suo maggiordomo a dar ordine che da quel momento fosse messo tutto sul conto del principe.
Amava moltissimo gli animali, si dice abbia lasciato una somma enorme, milioni dell’epoca, al canile di Roma.

Ho conosciuto un vecchio falegname faentino che fu mandato dalla sua ditta, famosa a quei tempi, a restaurare dei mobili in una villa appartenente a Totò. Un giorno, lavorando al cassetto di un comò, trovò un fascio di banconote, una cifra ragguardevole. Quando Totò fece ritorno a casa alla sera, andò da lui e gli porse il denaro, un pò imbarazzato. Totò lo guardò e gli disse: “Non ti preoccupare. L’ho lasciato lì perché io ho naso, conosco con chi ho a che fare e sapevo che di te mi potevo fidare”. Inutile dire che le mance alla fine dei lavori furono generosissime per tutti.

Questa generosità è ripagata del grande amore che Totò riceve da decenni dal suo pubblico. Anche se sono quarant’anni che viviamo senza di lui, lui è lì che ci osserva e ride, anzi si scompiscia, pensando a quando i critici consideravano lui e i suoi film delle porcherie, volgari e di bassa lega.
Ma mi facciano il piacere, mi facciano. A prescindere.

Continuano l'omaggio:
A.I.U.T.O., Virginia, Alex321, Dalianera, Lazzaroblu, Pensatoio, Napoli Bloggers, Agoradicloro, Lupo sordo, Munchhausen, Alduccio, Vulvia, Pibua, Pasquale Orlando, Antonio64j, L’Eco di Dionisio, Sogniebisogni, vi_di, PensierofiliArts, MenteCritica, ed altri ancora.

venerdì 30 marzo 2007

E sono 47...

Anche se è il compleanno più triste della mia vita, perché lei non c’è più, siccome sono una papera d’acciaio e mi considero mai doma e cocciuta come dieci muli, voglio farmi gli auguri lo stesso con questo post vergognosamente autocelebrativo.
Solo per oggi darò la stura alla più spudorata e clamorosa espressione di culto della personalità dai tempi di Nicolae Ceausescu.

Sono giunta all’anno 47° che, facendo riferimento alla Smorfia, calza a pennello con le mie attuali mansioni lavorative, è benedetto dal sacro spirito di Totò e ha quel sapore di Napoli antica che noi nordisti per caso amiamo tanto.
47? Mi sento infinitamente meglio di quando avevo vent’anni, sono molto più saggia, menefreghista e coraggiosa dei miei tempi da giovane anatroccola. Sono anche molto più pazza, ma questo lo considero una fortuna. Chi è toccato da una sana e lucida follia, vede finalmente la luce.

Voglio fare gli auguri anche a questo blog che ha festeggiato i 50.000 contatti nei giorni scorsi e si colloca attualmente al 263° posto della classifica di Blog Babel. Nessuna falsa modestia oggi, ne sono proprio orgogliosa, tié!

Voglio farvi anche un regalo, segnalandovi quello che è il miglior blog appena nato in blogosfera (e non perché anch’io ci scrivo, ma si anche per quello, fanculo la modestia!), MenteCritica. Non vi dico nulla, visitatelo, leggetelo, innamoratevene e non fatene più a meno.

L’avete capito, oggi mi sento ancora più scoiattolo e voglio scorreggiare in faccia al mondo, alla sfiga, alla morte e alla depressione. Mi strafogherò di dolci, fanculo la dieta, mi farò coccolare ancor di più da chi mi ama e vi abbraccerò tutti quanti in un colpo, amici miei. Tanto le mie ali sono grandi...

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