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sabato 2 agosto 2014

L'antidoto a Bernard-Henri


Non tutti i Levy sono uguali. C'è Bernard-Henri ma per fortuna c'è anche Gideon.
Io, se non vi dispiace, preferisco Gideon, di cui vi propongo un trittico di articoli esemplari sull'attuale operazione shock and awe sionista su Gaza, mascherata da lotta al terrorismo, caccia al tunnel e ballon d'essai assortiti. 
Parole di chi conosce la realtà della Palestina e conosce la disperata malattia del suo popolo che da oppresso si è fatto oppressore, perché prigioniero di una coazione a ripetere che ha trovato terreno fertile nell'ideologia ipercapitalista e profondamente reazionaria della shock economy.
Amo Gideon, come amo Gilad, Uri e soprattutto Norman che, il giorno in cui è stato arrestato dai solerti poliziotti newyorchesi per aver osato protestare contro il beneficiario della donazione da parte del contribuente american di ulteriori $225 milioni di dollari corrispondenti al costo della prosecuzione del progetto Iron Dome, ha scritto sul suo sito:  "For 20 days I have sat in front of this computer like a mad man. Tomorrow I will be arrested and arrested and arrested until this madness ends." Per venti giorni sono rimasto seduto davanti al computer come un folle. Domani mi farò arrestare e poi arrestare di nuovo, e ancora, fino a quando questa follia non cesserà.


L'indifferenza di Israele - di Gideon Levy, 25 luglio 2014

Il totale, aggiornato al 23 luglio, è di 155 bambini. La mattina ne sono morti altri tre. Dieci bambini al giorno, in media. Secondo le Nazioni Unite il numero supera quello delle vittime tra i combattenti di Hamas. L’Al Mezan center for human rights ha pubblicato una lista con i nomi di 132 bambini uccisi, mentre il quotidiano britannico The Telegraph ha pubblicato un “grafico della morte” con i nomi dei bambini, la data di morte e la loro età. La tabella comprende neonati, bambini e ragazzini. Ogni bambino e il nome che gli avevano dato i genitori. Bitul, quattro anni; Suhila, tre anni; Bissan, sei mesi; Siraj, quattro anni; Nur, due anni. Sono i nomi dei bambini della famiglia Abu Jama, nella quale sono morte 25 persone.

Il grafico non mente. L’operazione Margine protettivo è in realtà la replica dell’operazione Piombo fuso e la supererà in termini di orrore e morte. Il grafico non è stato diffuso in Israele, e nessuno si preoccuperà di farlo. Non c’è posto per questa conta, siamo in guerra. La colpa dei morti palestinesi è di Hamas. I piloti dell’aviazione israeliana non volevano uccidere i bambini.

In ogni caso non c’è nulla da temere: se mai qualcuno dovesse pubblicare il grafico scatenerebbe soltanto l’indifferenza di un’opinione pubblica indottrinata. Forse addirittura la gioia, per quanto sia difficile da credere. “Anche Hitler è stato un bambino” si legge su un muro vicino all’ingresso di Netivot.

Sul sito internet “Walla!” si trovano una serie di commenti in risposta a un articolo sulla morte di quattro bambini sulla spiaggia di Gaza. Shani Moyal: “Non me ne frega niente della morte dei bambini arabi. Peccato che non siano stati di più. Ben fatto”. Stav Sabah: “Queste sono immagini bellissime. Mi rendono felice. Non smetterei mai di guardarle”. Sharon Avishi: “Solo quattro? Peccato. Speravamo fossero di più”. Daniela Turgeman: “Ottimo. Dobbiamo uccidere tutti i bambini”. Chaya Hatnovich: “Non esiste un’immagine più bella di quella che mostra i bambini arabi morti”. Orna Peretz: “Perché soltanto quattro?” Rachel Cohen: “Non chiedo la morte dei bambini di Gaza. Chiedo che bruciate vivi tutti gli arabi”. Tami Mashan: “Devono morire più bambini possibile”.

Dai nomi e dalle foto si capisce che tutti i commenti sono stati scritti da donne. Fanno la spesa nei negozi sotto casa vostra. Frequentano lo stesso cinema che frequentate voi, vanno in vacanza dove andate voi. Sono israeliane. Nessuno pensa di licenziarle, come invece fanno con gli arabi e i simpatizzanti di sinistra. Nessuno le condanna. Nessuno le attacca o le minaccia. Sono normali, almeno secondo la legge israeliana, la stessa che considera la compassione un tradimento e la bestialità un’espressione di patriottismo.

Ma perché incolpare le donne e i loro commenti? Ascoltate le parole dei generali, dei politici e degli analisti. Dicono le stesse cose, usano solo toni un po’ meno aggressivi.

Parole così perfide non si sentono in nessun altro paese del mondo, ma neanche le dichiarazioni più estreme rendono giustizia all’atmosfera che si respira in questo momento. Sono pochi gli israeliani che pensano ai 155 bambini morti e li considerano per quello che sono: bambini. Non vogliono immaginarli. Non vogliono pensare al loro destino, alla loro triste vita e alla loro morte.

I soldati israeliani combattono e muoiono a Gaza, e la gente ha paura per loro. È umano e naturale. I razzi, intanto, continuano a cadere. Ma accanto alla paura emerge una completa assenza di compassione per le vittime dell’altro schieramento. Anche per i bambini, che muoiono a decine e segneranno un nuovo record di vergogna persino in una storia vergognosa come quella israeliana.

Le immagini che arrivano da Gaza dovrebbero sconvolgere tutti gli israeliani. Forse anche gli abitanti di Gaza festeggerebbero la morte dei bambini israeliani, ma non possiamo saperlo perché per fortuna non è accaduto. Se assistessimo a una reazione di questo tipo saremmo giustamente disgustati. Ma intanto continuiamo a ignorare il massacro dei bambini palestinesi, giorno dopo giorno. O addirittura lo celebriamo. Dopo tutto, “anche Hitler è stato un bambino”.

(Traduzione di Andrea Sparacino) articolo tratto da Internazionale

La guerra degli inganni - di Gideon Levy, 29 luglio 2014

È cominciata come una guerra premeditata: avrebbe potuto essere evitata se negli ultimi mesi Israele avesse adottato una politica diversa. Si è evoluta in una guerra inutile. È già abbastanza ovvio che non porterà alcun risultato a lungo termine. È ancora possibile che degeneri in un disastro, e alla fine risulterà essere stata la guerra degli inganni: Israele si è ingannato fino a rovinarsi.

Il primo inganno è la pretesa che non ci fosse alternativa. Certo, quando i razzi hanno cominciato a piovere su Israele non c’era più alternativa. Ma che dire dei passi che ci hanno portato a questo? Sono passi per i quali esistevano altre opzioni. Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se Israele non avesse interrotto i negoziati di pace, se non avesse lanciato una guerra totale contro Hamas all’indomani dell’omicidio dei tre ragazzi israeliani, se non avesse bloccato il trasferimento dei fondi destinati al pagamento dei salari pubblici nella Striscia di Gaza, se non si fosse opposto al governo di unità nazionale palestinese e se avesse allentato l’embargo alla Striscia di Gaza.

I razzi Qassam sono stati una risposta alle scelte di Israele. In seguito gli obiettivi sono cresciuti a valanga, come avviene sempre in guerra: da fermare i razzi a trovare e distruggere i tunnel alla demilitarizzazione di Gaza. La valanga potrebbe continuare all’infinito. “Risponderemo alla pace con la pace”. Ricordate? Il 25 luglio Israele ha rifiutato la proposta di cessate il fuoco del segretario di stato statunitense John Kerry.

Il secondo inganno è che l’occupazione della Striscia di Gaza è finita. Pensate a un’enclave sotto assedio, i cui abitanti sono prigionieri, gran parte dei cui affari sono controllati da un altro stato che gestisce l’anagrafe e l’economia, proibisce le esportazioni, limita la pesca, controlla i suoi cieli e ogni tanto invade il suo territorio. Non è occupazione questa?

Il terzo inganno è l’affermazione che l’esercito israeliano “fa tutto quello che può” per evitare di uccidere civili. Siamo già oltre il migliaio di morti, tra cui una maggioranza civili e un numero impressionante di bambini. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e 150mila profughi non hanno un posto sicuro dove andare. Questo rende tale affermazione nient’altro che uno scherzo di cattivo gusto.

Anche la convinzione che il mondo sostenga la guerra e riconosca la sua giustezza è un inganno israeliano. Se è vero che i politici occidentali continuano a ripetere che Israele ha il diritto di difendersi, i morti che continuano ad accatastarsi e la disperazione dei rifugiati stanno irritando il mondo e generando odio contro Israele. Alla fine anche gli statisti che sostengono Israele gli volteranno le spalle.

Un altro inganno è quello secondo cui questa guerra ha dimostrato che “il popolo d’Israele” è “una nazione meravigliosa”. Era da tempo che non si assisteva a una campagna così mendace, manipolatoria, melensa e autocompiaciuta. La nazione si è mobilitata per sostenere i soldati, e questo è commovente. Ma oltre ai camion carichi di dolciumi e biancheria, alle migliaia di israeliani che hanno partecipato ai funerali dei soldati le cui famiglie vivono all’estero e all’ansia per i feriti, questa guerra ha messo in evidenza anche comportamenti ben più odiosi.

Quel “comitato di sostegno ai soldati” che è Israele ha dimostrato tutta la sua indifferenza verso le sofferenze dell’altra parte. Non un briciolo di compassione, non un barlume di umanità, nessuno stupore, nessuna empatia per il suo dolore. Le orribili immagini di Gaza provocano reazioni che vanno dallo sbadiglio alla gioia. Un popolo che si comporta così non merita le lodi che si riversa addosso. Quando la gente di Gaza muore e la gente di Tel Aviv fa come se niente fosse non c’è niente da festeggiare.

E non c’è niente da festeggiare neanche nella campagna di aggressione contro i pochi che si oppongono alla guerra. Dal governo e dal parlamento alle strade e ai commenti su internet, tira una brutta aria. Solo i cittadini obbedienti sono ammessi. “Unità israeliana”? “La nazione è una grande famiglia”? Non scherziamo. Anche i mezzi d’informazione israeliani in tempo di guerra sono una barzelletta, una rete di propaganda i cui membri si sono autoarruolati per lodare ed esaltare, incitare e punire, e chiudere gli occhi.

Ma la più grande delle barzellette, la madre di tutti gli inganni è la fiducia nella giustezza del proprio agire. Lo slogan della “guerra giusta” è ripetuto fino alla nausea, fino a far sospettare che anche quelli che lo gridano più forte abbiano dei dubbi, altrimenti non griderebbero così forte e non se la prenderebbero tanto con chi cerca di esprimere un’opinione differente. Dopo tutto, come si può giustificare una guerra evitabile? E come ci si può ammantare di giustizia di fronte alle orribili immagini di Gaza?

Forse la terra brucia anche sotto i piedi di questo coro di apologeti della guerra. Forse anche loro si rendono conto che quando la battaglia finirà il quadro diverrà chiaro. È sempre così nelle guerre d’inganno, ed è così che finirà anche la guerra del 2014.

(Traduzione di Gabriele Crescente) articolo tratto da Internazionale

Tutta colpa di Hamas - di Gideon Levy, 1 agosto 2014

È così facile essere un israeliano: la tua coscienza è pura come la neve, perché tutto è colpa di Hamas. I razzi sono colpa di Hamas. Hamas ha cominciato la guerra, senza alcuna motivazione. Hamas è un’organizzazione terrorista. I suoi esponenti non sono altro che bestie, nati per uccidere, fondamentalisti.

Circa 400mila palestinesi hanno dovuto lasciare le loro case. Più di 1.200 sono stati uccisi. L’80 per cento erano civili. La metà erano donne e bambini. Circa 50 famiglie sono state spazzate via. Le loro case sono state distrutte con loro dentro. La tragedia ha raggiunto le dimensioni di un massacro, ma Israele ha le mani e la coscienza pulite. È tutta colpa di Hamas.

Lasciamo l’analisi di questa negazione della realtà agli psicologi. Non si vedeva una simile rimozione da quando Israele accusava i palestinesi di uccidere i loro bambini per mezzo dell’esercito israeliano. La malattia ha incubato per anni e ora si è trasformata in un’epidemia. La coscienza nazionale non ha mosso un muscolo davanti a queste atrocità, e ci sono forze che stanno lavorando per mantenere la situazione com’è.

Nonostante la nube maligna della negazione, pur comprendendo quanto sia facile incolpare Hamas (Israele non ha mai avuto un nemico così conveniente) dobbiamo chiederci se davvero è tutta colpa loro e se Israele è davvero innocente. La verità è che davanti alle immagini di Gaza, insanguinata e distrutta per mano israeliana, questa tesi è del tutto inconcepibile.

Hamas è una spietata organizzazione terrorista? Com’è possibile che in questa guerra sia più colpevole dell’esercito israeliano? Soltanto perché non “bussa sul tetto” 80 secondi prima di distruggere una casa? Perché punta i suoi razzi contro i civili? Lo fa anche Israele, ma in modo molto più efficace. Perché vuole distruggere Israele? Quanti israeliani vogliono distruggere Gaza? In questo momento sappiamo tutti chi sta distruggendo chi.

L’ipocrisia di Israele raggiunge il vertice nell’ostentata preoccupazione per i civili di Gaza: guardate come li tratta Hamas, urlano i democratici israeliani, così attenti ai diritti dei palestinesi. Hamas ha un atteggiamento tirannico, ma la sua tirannia non è nulla in confronto a quella di Israele, che ha imposto alla Striscia di Gaza un assedio di 7 anni e un’occupazione che dura da 47 anni.

L’assedio è la prima causa della distruzione della società e dell’economia di Gaza, e tante grazie a chi sostiene di volerla salvare, a chi si preoccupa della sua mancanza di democrazia, a chi si stupisce per la corruzione, a chi denuncia il fatto che i leader palestinesi vivono in hotel di lusso o in bunker nascosti, a chi si indigna per i soldi spesi per i tunnel e i razzi anziché per i parchi gioco e le attività ricreative. Grazie, grazie tante.

Ma che dite di Israele? I suoi leader vivono per caso nelle tende? Non è vero che il governo spende cifre enormi per inutili sottomarini ed esplosivi segreti invece che nella sanità, nell’istruzione e nello stato sociale? Hamas è fondamentalista? Israele sta per diventarlo. Hamas opprime le donne? È sbagliato, ma accade anche in Israele, quantomeno all’interno di una grossa comunità.

Ma perché gli abitant di Gaza hanno eletto Hamas e non dei leader più moderati? Semplicemente perché i moderati hanno provato per anni a ottenere risultati, qualsiasi risultato, e da Israele hanno ricevuto in cambio soltanto umiliazioni e rifiuto. Israele ha mai dato ai palestinesi un motivo per scegliere la diplomazia dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) invece della violenza di Hamas? L’Olp li ha forse avvicinati di un millimetro all’indipendenza e alla libertà?

Hamas, per lo meno, ha ottenuto la liberazione di mille prigionieri e ha mantenuto un po’ di dignità, seppure al prezzo altissimo che gli abitanti di Gaza sono ora disposti a pagare. Cosa ha ottenuto per il suo popolo il presidente palestinese Abu Mazen? Niente. Una foto con Obama.

Personalmente non sono un ammiratore di Hamas, al contrario. Ma il tentativo di Israele di dare tutta la colpa a Hamas è inaccettabile. Presto la comunità internazionale giudicherà le atrocità di questa guerra. Hamas sarà criticata, giustamente, ma Israele sarà condannato e ostracizzato molto di più. E gli israeliani diranno: “È colpa di Hamas”. E il mondo intero riderà.


Ecco, grazie Gideon. Dopo questo antidoto potete pure leggervi Bernard-Henri senza riportare danni. Siete vaccinati.

domenica 17 aprile 2011

Cellule impazzite


L'altro giorno ci siamo giustamente indignati per il solito florilegio di infamie scritte da alcuni lettori del "Giornale" di Nosferatusti, a seguito della notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. La solita robaccia tipo "se l'è cercata", "era un comunista, uno di meno", "poveri genitori di cotanto figlio" eccetera.
Sono talmente dopati dall'aridità morale, allenati all'insensibilità, al ricacciare indietro ogni rigurgito di pietas che scambiano lo shock di una madre che non riesce ancora a piangere su un figlio, per indifferenza.  "Ma se nemmeno sua madre piangeva, in tv!"
Le stesse cose che questi borghesi piccolissimi scrivono sempre quando qualche giovane che crede ancora in un nobile ideale e non solo nell'I-Phone ultimo modello, muore in circostanze tragiche. Scrissero le stesse cose per Carlo Giuliani, e perfino per il mite Enzo Baldoni che non aveva neppure il passamontagna, ricordate? A nominargli la giustizia e l'uguaglianza questi sociopatici vanno in bestia, perché il loro mondo instabile e virtuale, fatto di vacuità ed impermanenza, costruito com'è su un'entità astratta come il denaro, da loro tramutata in divinità metafisica da venerare oltre ogni cosa e di cui i miliardari sono i suoi profeti, rischia di crollare di fronte alla santità di alcuni individui ed alla forza devastante dell'etica di cui essi sono portatori.

E' come quando Vittorio Arrigoni risponde a Roberto Saviano che affabula nel salottino buono di una Tel Aviv luccicante piena di vita notturna da portare ad esempio di democrazia, ricordandogli che, nello stesso preciso momento, fuori da quella mondanità, c'è un'umanità a Gaza che di luce non ne vede, che vive da viva nell'oscurità della morte. Per colpa anche di qualcuno che in quel momento sta a gozzovigliare in discoteca fregandosene dei diritti di un popolo fratello.


Quel videomessaggio è uno shock, guardatelo, è la più fenomenale frantumazione di un idolo mediatico compiuta unicamente con le armi della forza morale di fronte alla superficialità di chi ha visto quel mondo in guerra solo passando da uno Sheraton all'altro.
Non è colpa di Arrigoni se dopo aver visto questo filmato Saviano risulta un ominicchio, un superficiale di cui ci chiediamo come abbia fatto prima a scrivere quelle cose sui Casalesi e 'o sistema. E' questo il punto. Saviano finché parla di cose che conosce è potente e persuasivo. Quando si abbassa al marchettone propagandistico, parlando di realtà che non conosce se non attraverso la lezione imparata a memoria da un'unica campana, ecco che  viene distrutto dall'immensità della passione e della testimonianza in prima persona di Arrigoni.

Ma torniamo agli infami che in queste ore stanno brindando alla morte di un martire. 
Per esempio questo bel tomo che sembra il nipote di Chewbecca, tenutario del sito www.stoptheism.com, quello stesso che aveva segnalato Vittorio come bersaglio da eliminare qualche tempo fa. Era stata aperta un'inchiesta da parte di Interpol su queste minacce ma poi non se n'è fatto nulla e il sito è stato riaperto, a quanto pare, e continua a spurgare odio.
Ecco il suo commento in homepage alla notizia della morte di Vittorio:

"Non riesco a pensare ad un modo migliore per promuovere la pace nella regione che incoraggiare i terroristi a rapire ed uccidere più terroristi e più apologeti del terrorismo. Posso preparare una lista di candidati, se qualcuno di questi gruppi terroristici ne volesse una. Lasciamo che la Hitlerjugend dell'ISM salti in aria sul suo stesso petardo terrorista!
Confesso che, dopo il primo bicchiere di vino al seder di Pasqua bevo altri tre bicchieri di succo di pompelmo, ma non quest'anno!  Saranno quattro bicchieri di vino!"

I lettori più bastardi del "Giornale" non sono nessuno, in confronto, ammettiamolo. Credevo non si potesse dire di peggio ma mi sbagliavo. Lo stesso Kaplan linka un articolo di Arutz Sheva, un giornale online israeliano, dove altri lettori da tutto il mondo commentano l'esecuzione di Vittorio Arrigoni.
Gente che sghignazza, che si rallegra, che invita i terroristi ad ammazzarne ancora. Idioti, forse, come tanti ne girano su Internet, ma quello che è agghiacciante è che tutti i commenti sono di quel tono, non ce n'è uno che dica un banale "povero ragazzo" che si può trovare perfino sul "Giornale".
"Ha avuto quello che si meritava per essersi mescolato a quei subumani."
"Giaceva con i cani". (ovvero si è preso le pulci.)

Ma il commento più osceno, il più stupido e razzista è questo:
Deve essere stato respinto dalla mafia da tanto era sfigato, così ha cercato qualcosa da fare a Gaza. Bene, un perdente è un perdente ovunque vada. Arivaderci Vittorio. E salutami Hitler quando lo incontri all'inferno. 

Sara, Chicago (04/15/11)



I commenti lasciati su un paio di giornali online di estrema destra probabilmente non fanno statistica sul pensiero di ampi gruppi sociali o di paesi interi.
I razzisti e i fascisti sono dappertutto. Per non andar troppo lontano, chiedetelo a chi, come Daniele Sensi, ha lo stomaco di ascoltare Radio Padania per riportarne l'ideologia, i deliri e le cattiverie su ogni tipo di diverso.

E' un problema globale. C'è un sistema politico-economico che alimenta il razzismo, il pregiudizio, l'ineguaglianza e lo scontro tra gruppi come prassi quotidiana. Le opposte tifoserie che si combattono fino all'ultimo sangue e per fortuna che in casi come questo usano solo la lingua, non meno letale della spada.


Questo fascismo globale genera i soggetti che poi si esprimono con l'anestesia completa dell'empatia e dell'umanità. Addestrati a non avere nessuna pietà del nemico e a vilipenderne i cadaveri, come quei soldati resi dementi dalla guerra che si fanno fotografare con i trofei umani in Afghanistan.


E' come se l'umanità fosse affetta da un cancro che la sta divorando. Una malattia che potrebbe portarla all'autodistruzione.  In Italia, negli Stati Uniti, in Padania. Neppure Israele, questo paese quasi mitico nell'immaginario ideologico del sistema, è immune da questo cancro.

Sarebbe bello che, dopo il solito 
 piantino su quanto sono ingiuste le accuse ad Israele per la morte di Arrigoni e quanto sono malvagi gli arabi, oltre ad averci ricattato con la piaga dell'antisemitismo, si riflettesse su questo piccolo problema di metastasi naziste che, chissà come, si sono innestate nel tessuto del sionismo. In un popolo che dal nazismo è stato sterminato a milioni si sarebbero dovuti sviluppare dei potenti anticorpi contro la disumanità ed invece in posti come Gaza si agisce per una patologica coazione a ripetere. A quando una bella riflessione su questo?

Riguardo all'attualità dell'omicidio di Vittorio Arrigoni, sembra che sia stato tutto risolto, con una velocità d'indagine sbalorditiva come nemmeno nei film. Tutto risolto in un battibaleno. I giornali israeliani (che evidentemente conoscono ogni foglia che si muove a Gaza) scrivono che Hamas ha arrestato diverse persone che hanno confessato il sequestro e l'omicidio. Un giordano sarebbe indicato come la mente dell'agguato con nome, cognome, indirizzo e codice fiscale. Questo mentre i salafiti prima smentiscono ogni responsabilità poi danno la colpa a delle "cellule impazzite". Tutto chiaro, tanto il governo italiano non chiederà mai un supplemento di indagini. Ho sentito Frattini sconsigliare le ONG a recarsi a Gaza. Ecco, meglio non andarsi a cercare dei guai. Forse è meglio per tutti. Amen.
Rimane solo una fastidiosa impressione. Che la cellula impazzita sia la nipote del pazzo solitario.

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