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mercoledì 1 maggio 2013

Dobbiamo fidarci degli esperti

Come vengono realizzate le prospezioni geofisiche

In questo post avevo già raccontato del gigantesco impianto di stoccaggio di gas metano realizzato da Edison s.p.a. sotto un territorio molto vasto che comprende diversi comuni della provincia di Ravenna, tra i quali la mia città, e delle perplessità che esso aveva indotto nella popolazione, soprattutto a seguito del sisma emiliano dell'anno scorso, delle eventuali relazioni tra attività umana e sismicità indotta e la concomitante controversia relativa alla realizzazione di un altro deposito di gas, quello di Rivara, che la regione aveva poi deciso di sospendere.

Ora, come ci raccontano i giornali locali, siamo alla seconda fase, quella delle prospezioni geofisiche che dureranno diversi mesi su un'area stimata in 110 kmq. e che sono finalizzate, dice, all'ottimizzazione dell'esercizio della centrale di stoccaggio. In pratica, si tratta di indurre sollecitazioni nel terreno attraverso propagazione nel sottosuolo di onde elastiche prodotte artificialmente in prossimità della superficie.
Però c'è dell'altro. Oltre al collaudo del sito di stoccaggio, le attività di indagine geofisica risultano destinate anche alla ricerca di nuovi giacimenti, come dimostra la concessione di permessi per la ricerca di gas metano in altri territori che andrebbero a coprire, oltre alla provincia di Ravenna, già interessata dal deposito, quelle di Ferrara e Bologna. Le imprese attualmente coinvolte nelle concessioni sono oltre ad Edison (centrale di stoccaggio gas di S. Potito Cotignola), Enel Longanesi e Gygam Energy Italia, mentre la società che ha in appalto le operazioni di prospezione geofisica è la Geotec s.p.a.

Detto che questo territorio è stato già trivellato in lungo e in largo fin dai tempi di Mattei, questo proliferare di concessioni per nuove ricerche e coltivazioni di gas e tutto questo martellare una zona delicata dal punto di vista sismico, è tutta cosa buona e giusta, come descrivono i giornali che, conoscendoli, tendono a rispondere ai principi del "va tutto ben, madama la marchesa" e "non disturbare il manovratore"? Visto che siamo in piena era di Economia dei Disastri, dai quali, lo sapete, può derivare un gran frullo di pìccioli, un po' di apprensione è più che comprensibile. Visto poi che, in questi casi, le decisioni importanti le prendono i politici sempre più proni agli interessi dei colossi energetici, di entrambi i quali ci fidiamo assai poco. 

Timidamente l'anno scorso, proprio in seguito al terremoto di Mirandola, si era cominciato a parlare di sismicità indotta da attività antropiche come quelle coinvolte nel campo energetico come trivellazioni, reiniezioni di fluidi e geotermia ma perfino da costruzioni di dighe ed attività mineraria. 
Attendiamo ancora fiduciosi i risultati della commissione internazionale di inchiesta sull'eventuale ruolo di attività antropiche nell'insorgenza del sisma emiliano del 2012, richiesta dal governatore Errani (su sollecitazione del M5S) e controfirmata dalla Protezione Civile e a tutt'oggi bloccata per un curioso intreccio con la questione dei Marò.
Sullo stato dell'arte della commissione, suggerisco la visione di questo video del Movimento 5 Stelle Emilia Romagna.

Si attende inoltre la conclusione dei tre filoni di inchiesta della magistratura di Modena sulle eventuali responsabilità umane nel sisma, uno dei quali su eventuali attività illecite di fracking sul territorio colpito.
Un inchiesta doverosa, visto che, se ancora non risultano autorizzazioni ufficiali al fracking in Italia, esistono progetti e volontà da parte dei politici di apertura per il futuro a quel tipo di sfruttamento del sottosuolo a fini energetici. Modalità assai controversa e discussa soprattutto negli Stati Uniti, a causa dei rischi di sismicità indotta che presenta.

Quello sulla sismicità indotta è un filone di ricerca che nel resto del mondo produce innumerevoli studi ma che in Italia è praticamente sconosciuto e ha sempre goduto di uno storico ostracismo ufficiale fin dai tempi del Vajont, quando, è noto, furono ignorati fenomeni di sismicità indotta nella zona del monte Toc, rivelati solo dopo la tragedia.
E' possibile trovare una raccolta di documenti molto interessanti sull'argomento della sismicità indotta sul sito del progetto StoHaz (Valutazione della pericolosità sismica naturale e indotta dei serbatoi naturali di stoccaggio di gas, e degli strumenti di controllo e monitoraggio delle attività), finanziato nell’ambito dell’Accordo quadro 2012-2021 siglato tra il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile (DPC) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Ebbene, gli studi internazionali, compresi quelli governativi statunitensi, non negano più il fatto che attività di estrazione di gas come il fracking ma non solo, anche la trivellazione, la costruzione di dighe, l'attività mineraria ed altre attività antropiche possano produrre attività sismica indotta, sa modesta a intensa, su una faglia esistente. Negli Stati Uniti sono stati registrati sismi di discreta entità anche in zone considerate non sismiche, in concomitanza o a seguito di attività antropiche. Molti paesi osteggiano la pratica del fracking. La Francia, ad esempio, ha deciso di proibirla sul suo territorio.
E' importante quindi sapere se questa pratica è già stata applicata nel nostro paese o no e se si prevede di autorizzarla in futuro, assieme ad altre attività potenzialmente a rischio. Questo per predisporre le necessarie procedure di valutazione del rischio da parte di organismi indipendenti e facenti gli interessi dei cittadini e non di chi è in palese conflitto di interesse.

Uno degli scienziati coinvolti nel progetto StoHaz, scrive in questo articolo:
"In tempi recenti, in Italia si stanno studiando le possibilità di stoccare gas metano nel sottosuolo, prevalentemente in giacimenti esauriti. 
Nelle valutazioni di impatto ambientale presentate a corredo delle richieste di questi progetti, non è infrequente trovare una generale sottovalutazione della sismicità indotta, sia per aree naturalmente asismiche o sismiche. Per queste ultime talvolta ci si spinge ad considerare che una eventuale sismicità indotta non farebbe altro che limitarsi ad anticipare eventi che prima o poi sarebbero occorsi comunque. 
Questa considerazione è sbagliata per i motivi sopra esposti (la sismicità indotta non segue la distribuzione statistica di quella naturale, le accelerazioni sono maggiori) ma soprattutto perché il fattore tempo non può comunque essere considerato ininfluente. 
Gli ultimi studi sulla pericolosità sismica in Italia mostrano che per buona parte del territorio nazionale esiste un deficit di protezione dato che sono ora state classificate sismiche zone che prima non erano ritenute tali e dove quindi non si progettava in modo antisismico. Pertanto in queste aree non è auspicabile che i terremoti avvengano prima dei loro tempi naturali, dato che adeguare le abitazioni e le altre strutture strategiche (scuole, ospedali, uffici pubblici, ecc.) richiederà comunque molto tempo." 
Un punto di vista assolutamente sensato e scientifico. Ora però torniamo nel nostro mondo reale governato dal bisinissi e vediamo, da qui in avanti, in quali mani siamo.

"Facciamo chiarezza: non esistono correlazioni tra estrazioni petrolifere e terremoto
In seguito alle notizie apparse sul web e riprese da diversi organi di stampa e da alcune trasmissioni televisive riguardo alla presunta correlazione tra attività petrolifere e il recente terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, la redazione di petrolioegas.it ha raccolto una serie di testimonianze di esperti, riconosciuti dal mondo scientifico internazionali, in cui emerge chiaramente che non esiste alcun nesso tra questi due fenomeni. Le notizie apparse sono quindi pretestuose e senza alcun avvallo da parte della comunità scientifica."
(Non vado neanche a leggere se esistono rischi sulle attività di prospezione geofisica attualmente in atto sotto al mio sedere, perché conosco già la risposta.)

Apperò, qui non si utilizza più il metodo scientifico della possibilità e della probabilità, che lasciano sempre la porta aperta a nuove acquisizioni di conoscenza, non si usa la formula "allo stato attuale dell'arte non risultano, ecc." ma prevale l'assolutismo del dogma. 
Alcuni esperti (quelli decisi da noi) dicono che non vi è nesso tra attività petrolifere e terremoto e quindi, zitti. Ché noi ci occupiamo di attività petrolifere e, come al cavajere nero, non ci dovete cacà er cazzo.
Capito? Tanto i giornali per i quali in cucina va tutto bene perché l'ha detto il cuoco e i giornalettacci che fingono di fare informazione indipendente ma non sono meglio della merda webbeminkia che sbeffeggiano,  appoggeranno senz'altro la causa del dogma. 

Ora una chicca finale. Tra gli esperti citati dal comunicato di Geotec vi è una nota conoscenza, il prof. Boschi.
Cercando aggiornamenti sull'inchiesta della Procura di Modena sul sisma emiliano del 2012 ho trovato questa notizia, riportata da diversi giornali e dal Fatto Quotidiano, sull'apertura il 25 marzo 2013 di un terzo filone d'inchiesta sulla base delle dichiarazioni di Boschi e dell'on. Giovanardi nel corso di un convegno organizzato nel 2008 proprio in relazione al progetto del deposito di stoccaggio di Rivara.
Soprattutto però ho trovato casualmente questo video.
Non vi rovino la sorpresa di scoprire da voi cosa dissero Giovanardi (vabbé) e soprattutto Boschi, l'esperto internazionale citato nel sito di Geotec, nel corso di quell'incontro.
Non per essere cattivi ma voi ditemi se dobbiamo e possiamo fidarci.



venerdì 17 agosto 2012

Cure da Cavallo

Ancora il ditino. Passera e ditino.
Corrado Passera, il genio uscito dai caveau delle banche e donato all'economia italiana, vuole spirtusare tutto lo spirtusabile in Italia alla ricerca di petrolio e gas, come se fossimo l'Iraq e il presidente del consiglio detronizzato dal golpe di novembre non fosse un vecchio intrattenitore da crociera imbolsito che ha fatto fortuna con le televisioni soft porno ma Saddam Hussein.

Il petrolio in Italia. Apparentemente è una roba talmente vecchia che Passera pare appena arrivato con la DeLorean direttamente dal 1960. Viene in mente Mattei ed il suo amminchiarsi per anni sull'idea di rendere l'Italia autonoma dal punto di vista energetico. Autonoma e in grado di gestire la propria ricchezza naturale attraverso un'ente rigorosamente statale come l'ENI. Mattei fu tolto di mezzo proprio a causa della parola "autonomia". Da paesucolo finta potenza mondiale e a sovranità limitata non potevamo permetterci di fare il prezzo e dettare le regole dello sfruttamento dell'oro nero e del gas all'insegna dell'autarchia. Non è cambiato granché da allora, anzi, siamo ancora meno autorevoli ed autonomi che in passato. Sicuramente molto più puttane e disponibili.
Ecco perché, riferendoci alla fregola petrolifera della Passera trivellatrice, dovremmo cantare, con Lucio Battisti: "Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Mattei".

Non si è mai capito bene, fin da quegli anni sessanta, se in Italia questi benedetti petrolio e metano ci siano veramente o se si tratti di giacimenti di entità coerente con quel nostro 49° posto tra i produttori mondiali. Ci hanno sempre detto che, se metano e petrolio ci sono, si tratta di giacimenti di poco conto, difficili da sfruttare e ad alto costo estrattivo.
Si spirtusa da anni in Basilicata ma non certo in quantità da soddisfare il nostro fabbisogno interno, coprendo la produzione complessiva nazionale solo il 7% del fabbisogno, a fronte dell'importazione del restante 93%.

Quindi, dove sta la genialata di Passera e forse la novità rispetto ai tempi di Mattei? Forse il petrolio e il gas ci sono davvero e oggi qualcuno ha finalmente la tecnologia giusta per papparseli. Ma saremmo noi, l'ENI o ciò che ne resta? O l'idea sta piuttosto nell'offrire concessioni a rutto libero a compagnie straniere per la ricerca del petrolio e del gas intrappolato nelle rocce (il così detto shale gas) attraverso la pratica del fracking? L'idea sarebbe di mettersi anche a spirtusare i nostri mari e trapanarli con una voluttà che nemmeno la ministra Prestigiacomo al suo meglio?
Eh si, perché questi tecnocrati neoliberisti mica pensano come Mattei al bene nazionale, alla potente benzina italiana. Questa è gente che se gli parli di industrie statali sbiancano e se nomini Keynes rovesciano gli occhi all'indietro e vomitano a getto passato di piselli e bestemmie.
In un paese che già chiede alle compagnie petrolifere solo meno del 10% di royalties sulle estrazioni di petrolio e gas e che si è messa in testa di fare come le vecchie contesse che si sono giocate tutto in gigolò e roulette e si riducono a svendere le ville, i tappeti e i quadri del trisavolo, perché qualche commercialista interessato glielo ha consigliato, qualcuno potrebbe aver pensato che, tutto sommato, visto il clima da saldi all'outlet, spirtusare in Italia potrebbe perfino convenire. Soprattutto ora che ci sono le personcine giuste e ammodo al governo, non quel pirata che intratteneva relazioni pericolose e un po' troppo personali con gli oligarchi di Gazprom.

A chi non converrebbe questa corsa all'oro nero made in Italy sarebbe proprio a noi italiani. Anche se trovassimo il petrolio e il metano, li troverebbero le compagnie straniere in possesso delle adeguate tecnologie estrattive (Halliburton, giusto per citare una multinazionale a caso?) e, possiamo scommetterci, se li aggiudicherebbero per un tozzo di pane, tra concessioni quasi gratis e royalties ridicole. Finirebbe come in Argentina, dove gli spagnoli di Repsol sfruttavano i giacimenti nazionali neoprivatizzati a suon di tangenti ai politici corrotti - giacimenti di ben altra entità, per altro - esportavano i profitti in patria e costringevano gli argentini ad importare petrolio dall'estero pur galleggiandovi sopra. Insomma, si può ipotizzare che tutto il vantaggio dell'estrazione di petrolio in Italia andrebbe, in una piccola parte, nelle tasche dei soliti amministratori compiacenti e corrotti, gli alzamanos de noantri e in gran parte in quelle dei colossi stranieri ansiosi di ripulirci pure dell'oro nero. E' pensar male? Ci sono i precedenti. E' l'Argentina che sta arrivando.

Converrebbe ancor meno al nostro ambiente, che si troverebbe, in caso di deregulation e regime di trivella libera ad affrontare tutta una serie di potenziali catastrofi. Incidenti in mare con fuoriuscite di greggio ed inquinamento di coste che sono ad alto impatto turistico con devastazioni irrimediabili e al lungo termine. Aumento di attività sismica sul territorio indotta dalle pratiche di fracking che, come dimostrano sempre più numerose ricerche, sono in grado di movimentare faglie silenti soprattutto a causa della reiniezione in profondità dei fluidi utilizzati per la fratturazione delle rocce. Tenendo conto che il fracking sembra in grado di provocare terremoti in aree classificate non sismiche, come è avvenuto negli Stati Uniti, figuriamoci la pericolosità di praticarlo in un paese ad alta sismicità come il nostro.

Secondo le regole dell'economia dei disastri, prossimamente sui nostri schermi, perché questo è solo il trailer, se queste catastrofi dovessero avvenire, non vi sarebbe nessun risarcimento ai cittadini, perché uno dei principi del sistema è deresponsabilizzare lo Stato, anzi, smantellarlo, anche di fronte alle catastrofi naturali e a maggior ragione a quelle provocate dall'uomo. Perché la corporation nun vo' penziere. Non hanno già parlato, i professoroni, in occasione del terremoto in Emilia, di imporre in futuro un'assicurazione privata contro i danni da terremoto? Come dire: 'ntu culu.
Immaginate la multinazionale che trivella dove c'è la faglia silente; viene il terremoto e, mentre tutti i media e i così detti esperti irridono chi sostiene la pericolosità del fracking mescolando abilmente studi scientifici seri con le scie chimiche e gli alieni di Sara Tommasi, così da far apparire il tutto delle scemenze, la corporation fa sparire le trivelle, lo Stato non paga più per l'assistenza dopo la calamità naturale, tanto avete l'assicurazione privata (che non pagherà mai), e voi vi ritrovate becchi, terremotati e bastonati. Bastonati perché, come insegna l'Aquila, un bell'antipasto di shock terapia somministrataci senza che ce ne accorgessimo, distratti come eravamo dalle baggianate del nano, dove arriva il terremoto arrivano anche militarizzazione e repressione, perché le tante ottime opportunità che si aprono non possono venire disturbate da terremotati molesti. Sono opportunità d'oro per gli appalti, le corruttele, per ripulire centri storici da abitanti vecchi e straccioni e sostituirli con quartieri nuovi e centri commerciali, per delocalizzare le aziende e deportare le persone ed i loro affetti. Distruggere per aver la scusa di ricostruire a vantaggio loro e degli amici. Con uno Stato che, siccome non ci serve anzi è solo d'intralcio ai loro affari, non deve più esistere. Lo Stato sono i cittadini e i cittadini non sono un cazzo.
"Un terremoto non capita tutti i giorni", diceva uno degli avvoltoi della notte del terremoto dell'Aquila. "La crisi è un momento magico da utilizzare fino in fondo", disse Passera qualche tempo fa. Appunto. Non possiamo fidarci.



Il Cavallo del titolo si riferisce a Domingo Cavallo, uno dei terminator neoliberisti esecutori della dottrina dello shock economico in Argentina negli anni '90 che portò il paese al default nel 2001.

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