Ho un unico dubbio: basteranno ottantamila posti per gli islamici (rigorosamente integralisti) in arrivo a Milano? Temo di no.
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venerdì 27 maggio 2011
giovedì 26 maggio 2011
martedì 8 giugno 2010
L'architetto del regime del nulla
A parte il nazismo che ha soprattutto distrutto e costruito luoghi preposti alla distruzione, ma quella era la sua intrinseca natura necrofila, ogni regime presente e passato ha costruito qualcosa in pietra o cemento, a futura memoria della propria velleità di fare qualcosa per il popolo. Esclusi forse gli indifendibili, orrendi e giganteschi palazzoni in stile ibrido dell'era Ceausescu in Romania, queste opere architettoniche di regime possono persino avere un loro fascino, soprattutto se erano pensate e ideate da architetti con i controsoffiti.
L'Italia, come ex paese totalitario, è piena di vestigia architettoniche del regime fascista e in molti edifici dell'epoca non è raro intravvedere l'impronta del fascio littorio, come il tatuaggio di un vecchio amore ormai finito e cancellato.
Nel mio weekend balneare a Cesenatico ho avuto modo di passare spesso di fronte alla colonia Agip, uno dei capolavori assoluti del razionalismo, risalente al 1938 ed opera dell'architetto bolognese Giuseppe Vaccaro.
Guardando questa mastodontica opera del regime fascista, per decenni luogo di villeggiatura per tanti bimbi che non potevano permettersi altrimenti il mare, estremamente funzionale allo scopo nonostante l'aria vagamente concentrazionaria, mi veniva da fare una considerazione, un paragone tra il regime di allora e quello attuale; tra il Duce e questo qua e alla fine mi sono posta una domanda.
E' difficile non rendersi conto del fatto che siamo effettivamente in un quasi-regime, visto che c'è un tizio che muore dalla voglia di essere ancora più potente, che sopprime la libertà di espressione con l'ausilio dell'opposizione, che tiene in ostaggio da anni un paese intero non per scopi espansionistico-coloniali o per rinverdire antichi fasti imperiali ma iperbanalmente per salvarsi il culo. Un tizio squilibrato che fa strame di qualunque regola senza che un maledetto partito d'opposizione vi si opponga sul serio.
Orbene, la domanda che mi ha stimolato la vista della colonia fascista è la seguente: "Cosa ha costruito o costruirà il regime Berlusconiano?" Quali vestigia lascerà ai posteri?"
Tra qualche anno, quando si spera che si sia tolto di mezzo, ci daremo la risposta: "Un bel nulla".
Non un palazzo, o un parco come facevano i re illuminati, un monumento. Non ci lascerà nulla perchè era troppo impegnato a pensare a sé stesso.
Credetemi, nemmeno il ponte sullo stretto, che non realizzerà mai, perchè è destinato a non realizzare nulla, sarebbe stato un dono all'Italia, al famoso paese che ama, bugiardo, ma solo un favore agli amici degli amici. Il pagamento di un debito di riconoscenza. Quindi al suo proprio particulare.
Qui non siamo di fronte al regime di un dittatore che a suo modo vuol fare qualcosa per il popolo, che crea la Volkswagen, l'auto del popolo, costruisce la casa del popolo o la casa del fascio.
Non c'è niente di moderno in Berlusconi, a parte la televisione. Qui possiamo solo parlare di ritorno al faraone-dio di quattromila anni fa. O, più banalmente, a Ceausescu. Al potere per sé ed al culto di un Ego ipertroficamente ed autisticamente ripiegato su sé stesso. Ad un regime che orbita attorno ad un vecchiaccio egoista, ad un dio raso(in)terra che riesce ad infinocchiare tutti perchè ha in mano il telecomando.
Si usa spesso ormai paragonare un fascismo all'altro. Quel regime a questo.
E' questo il tragico equivoco nei quale un popolo ancora troppo nostalgico del passato regime è caduto. Hanno creduto di aver ritrovato un duce architetto e invece era solo un ducetto palazzinaro venditore di aspirapolvere e stipulatore di polizze con il trucco.
Un giorno, si spera non tra tre secoli, gli italiani capiranno che Berlusconi ha sempre agito solo per il suo tornaconto personale e che ha sfruttato una nazione come una sanguisuga senza dare nulla in cambio.
Capiranno, si spera, che era uno che non riusciva neppure a far arrivare i treni in orario e non pensava affatto ai bambini che non possono andare in vacanza. Uno che è riuscito perfino a prendere in giro i poveri regalando loro una carta di credito scarica chiamandola "Social card".
E' incredibile come questo fascista per convenienza, finto-populista per proprio tornaconto, ingannatore di professione, riesca a farti rivalutare il fascismo.
Nel mio weekend balneare a Cesenatico ho avuto modo di passare spesso di fronte alla colonia Agip, uno dei capolavori assoluti del razionalismo, risalente al 1938 ed opera dell'architetto bolognese Giuseppe Vaccaro.
Guardando questa mastodontica opera del regime fascista, per decenni luogo di villeggiatura per tanti bimbi che non potevano permettersi altrimenti il mare, estremamente funzionale allo scopo nonostante l'aria vagamente concentrazionaria, mi veniva da fare una considerazione, un paragone tra il regime di allora e quello attuale; tra il Duce e questo qua e alla fine mi sono posta una domanda.
E' difficile non rendersi conto del fatto che siamo effettivamente in un quasi-regime, visto che c'è un tizio che muore dalla voglia di essere ancora più potente, che sopprime la libertà di espressione con l'ausilio dell'opposizione, che tiene in ostaggio da anni un paese intero non per scopi espansionistico-coloniali o per rinverdire antichi fasti imperiali ma iperbanalmente per salvarsi il culo. Un tizio squilibrato che fa strame di qualunque regola senza che un maledetto partito d'opposizione vi si opponga sul serio.
Orbene, la domanda che mi ha stimolato la vista della colonia fascista è la seguente: "Cosa ha costruito o costruirà il regime Berlusconiano?" Quali vestigia lascerà ai posteri?"
Tra qualche anno, quando si spera che si sia tolto di mezzo, ci daremo la risposta: "Un bel nulla".
Non un palazzo, o un parco come facevano i re illuminati, un monumento. Non ci lascerà nulla perchè era troppo impegnato a pensare a sé stesso.
Credetemi, nemmeno il ponte sullo stretto, che non realizzerà mai, perchè è destinato a non realizzare nulla, sarebbe stato un dono all'Italia, al famoso paese che ama, bugiardo, ma solo un favore agli amici degli amici. Il pagamento di un debito di riconoscenza. Quindi al suo proprio particulare.
Qui non siamo di fronte al regime di un dittatore che a suo modo vuol fare qualcosa per il popolo, che crea la Volkswagen, l'auto del popolo, costruisce la casa del popolo o la casa del fascio.
Non c'è niente di moderno in Berlusconi, a parte la televisione. Qui possiamo solo parlare di ritorno al faraone-dio di quattromila anni fa. O, più banalmente, a Ceausescu. Al potere per sé ed al culto di un Ego ipertroficamente ed autisticamente ripiegato su sé stesso. Ad un regime che orbita attorno ad un vecchiaccio egoista, ad un dio raso(in)terra che riesce ad infinocchiare tutti perchè ha in mano il telecomando.
Si usa spesso ormai paragonare un fascismo all'altro. Quel regime a questo.
E' questo il tragico equivoco nei quale un popolo ancora troppo nostalgico del passato regime è caduto. Hanno creduto di aver ritrovato un duce architetto e invece era solo un ducetto palazzinaro venditore di aspirapolvere e stipulatore di polizze con il trucco.
Un giorno, si spera non tra tre secoli, gli italiani capiranno che Berlusconi ha sempre agito solo per il suo tornaconto personale e che ha sfruttato una nazione come una sanguisuga senza dare nulla in cambio.
Capiranno, si spera, che era uno che non riusciva neppure a far arrivare i treni in orario e non pensava affatto ai bambini che non possono andare in vacanza. Uno che è riuscito perfino a prendere in giro i poveri regalando loro una carta di credito scarica chiamandola "Social card".
E' incredibile come questo fascista per convenienza, finto-populista per proprio tornaconto, ingannatore di professione, riesca a farti rivalutare il fascismo.
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venerdì 10 aprile 2009
Cemento disarmato
290 sono le vittime ufficiali. C'è chi sospetta vi siano altre persone sepolte sotto le macerie. Quelle che, magari straniere e clandestine o affittuarie in nero, nessuno va a cercare.
La tentazione di limitare il commento di questa giornata all'immagine qui sopra era forte. Però non si possono tacere alcune cose, in margine alla tragedia del terremoto e a questa giornata di lutto nazionale, e sono proprio le cose che dovranno farci discutere e lottare nei prossimi mesi, quando il ricordo di questi terribili giorni andrà affievolendosi e questa generosa e fatalista gente d'Abruzzo rischierà di essere dimenticata.
Ho dovuto spegnere il televisore, stasera. Ho troppa dimestichezza con la morte ed il lutto quotidiani per sopportare la vista di quelle centinaia di bare allineate, di quelle bianche dei bimbi appoggiate sopra quelle dei genitori. Davvero, chi conosce veramente il volto della morte sa che non si può reggere un lutto moltiplicato per 290 senza sentirsene sopraffare. Chi finge di poterlo fare, finge, appunto. Davvero, ammiro chi riesce a reggere per più di cinque minuti lo strazio di una madre che ha perso un figlio guardando il tutto in televisione come fosse il più macabro dei reality.
Non ci sono stati risparmiati i commenti degli inevitabili cannibali necrofili deamicisiani e astuti giornalisti, quelli stessi che il giorno dopo il terremoto, sullo sfondo delle macerie ancora calde giuravano che quelli sotto "erano sicuramente già tutti morti e non c'era più speranza di ritrovarli in vita", nonostante in ogni catastrofe del genere vi sia sempre chi viene salvato dopo giorni e giorni.
I funerali non andrebbero mai spettacolarizzati e qui si è rischiato il gran varietà necrofilo, con la parata dei soliti politici in prima fila e le varie bocche di rosa poco lontano; un Papa che brillava per la sua assenza nonostante si sia compiaciuto di offrirci padre Georg in sostituzione, e un capo del governo nella parte dell'uomo distrutto.
Uomo distrutto e in lacrime che anche oggi ha fatto tante promesse e giuramenti, addirittura sulle bare, pur se nel farlo pesare nell'immancabile conferenza stampa, ha comprendibilmente avuto un attimo di timor di Dio.
Ha promesso addirittura di mettere a disposizione dei terremotati le proprie case, quelle sue di lui. Ne ha così tante da ospitare tutti o estrarrà a sorte i fortunati nominativi di alcuni eletti, e tutti gli altri fuori? Scusate l'ironia fuori posto ma davvero si può credere a sparate del genere quando poi, di fronte ai palazzi in cosiddetto cemento sbriciolatisi come crackers ci si affretta a dire, come direbbe un palazzinaro qualsiasi, che "non credo vi siano responsabilità dei costruttori", vedi citazione iniziale?
Vogliamo parlare del meccanismo perverso degli appalti al ribasso, delle conclamate infiltrazioni del Sistema (mafia e camorra) negli appalti e dell'immenso problema della corruzione che permette alle ditte appaltatrici disoneste di risparmiare un 15% sui costi del cemento, facendolo con sabbia di mare? Un 15 % che, sui grandi numeri di un mega-appalto, può significare milioni di euro?
Volete sapere perchè l'ospedale dell'Aquila è inagibile? Un ingegnere ne spiega i motivi qui e qui.
A proposito, Impregilo avrà solo dato una mano di bianco agli infissi ed attaccato i fili della luce, però, se abbiamo pensato male è solo per colpa della vaghezza dei termini usati sul suo sito. La frase "realizzato ospedali a l'Aquila" non trae in inganno, obiettivamente? Realizzare fa pensare ad un percorso dal progetto su carta al nastro tagliato dell'inaugurazione. In ogni caso, se metti giù dei fili dentro dei muri di pasta frolla qualcuno dovrebbe accorgersene lo stesso che la struttura non è a norma.
La magistratura indaga, giustamente, e speriamo individui ed eventualmente punisca i responsabili dei crolli colposi. Un'idea sicuramente popolare per un governo sarebbe quella di cogliere questa tristissima occasione per lanciare una campagna di controlli severi sul rispetto delle norme antisismiche a livello nazionale. Magari finanziando progetti come questo. Sempre che l'uomo distrutto voglia colpire veramente qualche palazzinaro troppo amante dei litorali sabbiosi. Perchè non ci dà modo di ricrederci sul suo conto?
Per nostra parte, nei prossimi mesi bisognerà vigilare sulla messa in concreto delle tante, troppe promesse fatte in questi giorni: ricostruzioni a tempo di record, new towns, giardini per tutti con tanto di nanetti. Basterebbe che chi vive ora nel gioioso camping di concentramento berlusconiano, possa presto riavere una casa vera e non le villette prefabbricate di legno, tanto belline ma soltanto come rimesse per gli attrezzi.
Questa sera però, a parte tutto, voglio rivolgere un pensiero affettuoso ad Anna, ovvero MissKappa, blogger aquilana che ci sta raccontando il suo dopo terremoto con parole come queste:
La tentazione di limitare il commento di questa giornata all'immagine qui sopra era forte. Però non si possono tacere alcune cose, in margine alla tragedia del terremoto e a questa giornata di lutto nazionale, e sono proprio le cose che dovranno farci discutere e lottare nei prossimi mesi, quando il ricordo di questi terribili giorni andrà affievolendosi e questa generosa e fatalista gente d'Abruzzo rischierà di essere dimenticata.
Ho dovuto spegnere il televisore, stasera. Ho troppa dimestichezza con la morte ed il lutto quotidiani per sopportare la vista di quelle centinaia di bare allineate, di quelle bianche dei bimbi appoggiate sopra quelle dei genitori. Davvero, chi conosce veramente il volto della morte sa che non si può reggere un lutto moltiplicato per 290 senza sentirsene sopraffare. Chi finge di poterlo fare, finge, appunto. Davvero, ammiro chi riesce a reggere per più di cinque minuti lo strazio di una madre che ha perso un figlio guardando il tutto in televisione come fosse il più macabro dei reality.
Non ci sono stati risparmiati i commenti degli inevitabili cannibali necrofili deamicisiani e astuti giornalisti, quelli stessi che il giorno dopo il terremoto, sullo sfondo delle macerie ancora calde giuravano che quelli sotto "erano sicuramente già tutti morti e non c'era più speranza di ritrovarli in vita", nonostante in ogni catastrofe del genere vi sia sempre chi viene salvato dopo giorni e giorni.
I funerali non andrebbero mai spettacolarizzati e qui si è rischiato il gran varietà necrofilo, con la parata dei soliti politici in prima fila e le varie bocche di rosa poco lontano; un Papa che brillava per la sua assenza nonostante si sia compiaciuto di offrirci padre Georg in sostituzione, e un capo del governo nella parte dell'uomo distrutto.
Uomo distrutto e in lacrime che anche oggi ha fatto tante promesse e giuramenti, addirittura sulle bare, pur se nel farlo pesare nell'immancabile conferenza stampa, ha comprendibilmente avuto un attimo di timor di Dio.
Ha promesso addirittura di mettere a disposizione dei terremotati le proprie case, quelle sue di lui. Ne ha così tante da ospitare tutti o estrarrà a sorte i fortunati nominativi di alcuni eletti, e tutti gli altri fuori? Scusate l'ironia fuori posto ma davvero si può credere a sparate del genere quando poi, di fronte ai palazzi in cosiddetto cemento sbriciolatisi come crackers ci si affretta a dire, come direbbe un palazzinaro qualsiasi, che "non credo vi siano responsabilità dei costruttori", vedi citazione iniziale?
Vogliamo parlare del meccanismo perverso degli appalti al ribasso, delle conclamate infiltrazioni del Sistema (mafia e camorra) negli appalti e dell'immenso problema della corruzione che permette alle ditte appaltatrici disoneste di risparmiare un 15% sui costi del cemento, facendolo con sabbia di mare? Un 15 % che, sui grandi numeri di un mega-appalto, può significare milioni di euro?
Volete sapere perchè l'ospedale dell'Aquila è inagibile? Un ingegnere ne spiega i motivi qui e qui.
A proposito, Impregilo avrà solo dato una mano di bianco agli infissi ed attaccato i fili della luce, però, se abbiamo pensato male è solo per colpa della vaghezza dei termini usati sul suo sito. La frase "realizzato ospedali a l'Aquila" non trae in inganno, obiettivamente? Realizzare fa pensare ad un percorso dal progetto su carta al nastro tagliato dell'inaugurazione. In ogni caso, se metti giù dei fili dentro dei muri di pasta frolla qualcuno dovrebbe accorgersene lo stesso che la struttura non è a norma.
La magistratura indaga, giustamente, e speriamo individui ed eventualmente punisca i responsabili dei crolli colposi. Un'idea sicuramente popolare per un governo sarebbe quella di cogliere questa tristissima occasione per lanciare una campagna di controlli severi sul rispetto delle norme antisismiche a livello nazionale. Magari finanziando progetti come questo. Sempre che l'uomo distrutto voglia colpire veramente qualche palazzinaro troppo amante dei litorali sabbiosi. Perchè non ci dà modo di ricrederci sul suo conto?
Per nostra parte, nei prossimi mesi bisognerà vigilare sulla messa in concreto delle tante, troppe promesse fatte in questi giorni: ricostruzioni a tempo di record, new towns, giardini per tutti con tanto di nanetti. Basterebbe che chi vive ora nel gioioso camping di concentramento berlusconiano, possa presto riavere una casa vera e non le villette prefabbricate di legno, tanto belline ma soltanto come rimesse per gli attrezzi.
Questa sera però, a parte tutto, voglio rivolgere un pensiero affettuoso ad Anna, ovvero MissKappa, blogger aquilana che ci sta raccontando il suo dopo terremoto con parole come queste:
"Eccomi, amici. E' la vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia.E poi non hai neanche l'incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa. Ovviamente l'ottimismo nasce dalla consapevolezza che la vacanza in campeggio sarà molto lunga. Lunghissima. Vacanza di anni. E vi sembra poco non avere più un lavoro? Finalmente liberi. Potremo dormire fino a mattina inoltrata. E il pomeriggio si potranno fare passeggiate fra i campi. Campi di sfollati, naturalmente..."Il resto sul suo blog, che invito tutti a visitare, per farle sentire che ci siamo.
venerdì 2 febbraio 2007
Ciccio qua, Ciccio là
Francesco Rutelli nasce sotto il segno dei Gemelli, caratterizzato da costante irrequietezza, in una famiglia borghese romana.
Il noto soprannome deriva da un episodio dei suoi primi difficili mesi di vita. La sorella maggiore, traumatizzata dal fatto di non aver mai ricevuto in dono il Cicciobello come le sue compagne di scuola, lo veste, lo sveste, lo pettina e gli fa ingurgitare litri d’acqua per fargli fare la pipì. Quando alla piccola peste finalmente una zia ricca regala l’agognato bamboccio, Francesco può crescere in pace e pensare al suo futuro.
Architetto mancato, forse spaventato dall'impossibilità di applicare l'ondivaghezza ai calcoli delle strutture in cemento armato, sceglie quasi naturalmente di dedicarsi alla politica.
Per motivi di tempo riassumerò solo l’ultima parte delle sue avventure in giro per i partiti dell'arco costituzionale.
Esordisce come cattolico ma poi svolta leggermente a sinistra per il Partito Radicale, dove si trattiene qualche anno e partecipa alle sue battaglie, come praticante, quindi sterza un po’ a destra per scegliere un partito dalle larghe vedute, i socialdemocratici.
Nei primi anni ‘90, svoltato ancora a sinistra con i Verdi, diventa ministro per l’Ambiente per un sol giorno, come le rose. Lasciati i Verdi, e salito momentaneamente sulle barricate di Tangentopoli, sembra momentaneamente accasarsi come sindaco di Roma ma poi partecipa al movimento dei sindaci. Non riesce a stare fermo.
Nel frattempo ha trovato la sua anima gemella, la Cicciobella Palombella, con la quale mette su famiglia.
Nel 2001 finalmente la grande occasione, è candidato premier per l’Ulivo. I suoi occhioni blu dominano i poster elettorali e bucano lo schermo televisivo. Un successo, tanto che Berlusconi stravince le elezioni.
Chiunque altro si sarebbe ritirato in cima a un monte a produrre il formaggio di malga ma Francesco no, è un moto perpetuo.
Nel 2002, come se niente fosse, ascoltando una canzone di Cocciante ha l’illuminazione, fondare un grande partito riformista, di centro ma anche di sinistra che all’occorrenza strizzi l’occhio alla destra. Insomma il partito perfetto, che chiama Margherita, in onore del suo motto da eterno indeciso “m’ama, non m’ama, m’ama…”.
Attualmente sta lavorando alla costruzione del Partito Democratico e contemporaneamente alla distruzione totale della sinistra.
A questo punto Crepet direbbe che questi sono atti mancati dell’architetto mancato in lui. Insomma, braccia rubate all’architettura.
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