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sabato 1 novembre 2014

Il giorno dell'alleluia?


ATTENZIONE, NON E' UN ACID TEST!!!
'TIS BLIMEY REAL!

Ieri sera, in libreria, la classica libreria de sinistra dove è impossibile scovare, perfino dopo anni, i Bagnai, i Barra Caracciolo e i Giacché perché non li tengono proprio, nonostante siano libri di successo, perché non sono dei loro e non appartengono allo Zeitgeist leopoldino, ho notato un volumetto appena uscito, con Berlusconi in copertina, intitolato "Il giorno dell'alleluia"
Sottotitolo: "come l'Italia si è salvata dalla bancarotta"
Sarà un libro di satira di qualche comico piddino, ho pensato. 
No, girare il volume e leggere la nota ha chiarito ogni dubbio, trattavasi di libro serio. Infatti era coricato in bella mostra a fianco di Piketty, di Bini Smaghi, di Patuelli (!), di Fu(R)bini, Zingy Stardust e tutti i mejo fighi del bigoncio economico di regime.
Leggiamo assieme la presentazione, possibilmente ad alta voce e con l'intonazione alla Gassman:

"Ora dopo ora, la cronaca del 12 novembre 2011, data della caduta di Silvio Berlusconi e punto di svolta della recente storia politica italiana. 'Il giorno dell'Alleluia' ripercorre con testimonianze e dettagli inediti il contesto in cui matura la resa del Cavaliere. E conferma che non ci fu nessun complotto internazionale contro di lui. Semplicemente, attorno all'Italia, che in quel momento era il buco nero di una crisi finanziaria mondiale, aumentano le pressioni per un cambio di rotta. Berlusconi non è più credibile agli occhi di tutti, non solo dei mercati. Il Cavaliere resiste con le unghie, ma deve cedere quando viene abbandonato da un gruppo di nove deputati del Pdl. Il presidente Napolitano prende atto che la maggioranza non c'è più e consiglia a Berlusconi di dimettersi, preoccupandosi soprattutto di trovare un'alternativa di governo per l'Italia. Il racconto dei concitati eventi di quella giornata s'intreccia con la vicenda parallela di una compagnia di musicisti professionisti e dilettanti, che da tempo si preparavano al momento della 'liberazione'. Quella sera, davanti al Quirinale, eseguono l''Alleluia' di Handel. Saranno protagonisti di una foto che farà il giro del mondo, l'immagine di una piazza gremita e festante con un drappello di cantanti e orchestrali riuniti attorno a un direttore".

Non ti fa venire voglia di spenderci i 13 euri e portartelo a letto la sera stessa? 

Il libro ovviamente si riferisce a questo momento storico dove sinistra e capitale furono uniti dal medesimo scopo in un furibondo amplesso. 



Un momento, l'abbiamo poi scoperto assai presto, di vergogna, viltà e delinquenza di cui stiamo pagando e pagheremo in futuro le conseguenze.

Tornando al libercolo, al libello di propaganda smentito nelle sue scemenze e menzogne non solamente da Ms. History in persona, ma, tanto per fare un paio di nomi, dal compagno di scaffale Bini Smaghi e da un certo Zapatero, che ebbe qualche dimestichezza con i governi europei e le sue riunioni, vi linko un paio di recensioni relative alla commovente cerimonia musicale di quel novembre 2011, alla quale si riferisce l'alleluia del titolo, ovvero l'esecuzione capitale del poro Handel in onore del Triumph des Willens del Quarto Reich.



Asciugatevi le lacrime e ricomponetevi. Consolatevi pensando che questo libro un giorno avrà, come unica collocazione possibile, un posto a fianco di "Libro e Moschetto".
Vogliamo infine citare gli eroici autori di cotanto sforzo di altissimo giornalismo d'inchiesta? 
Alessandro Corbi, come recita la nota sul sito dell'editore Nutrimenti,  è giornalista parlamentare dell'Agl (Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso).
Pietro Criscuoli è giornalista parlamentare dell'Agl (Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso). 
Espresso. Tout se tient.

Dimenticavo. Per le librerie che spacciano merda pesante non bisogna avere alcuna pietà. Tanto chiuderanno, perché così vogliono i mercati ai quali si sono vendute. Smetteranno di guardarti con l'occhio ebete quando chiedi il "libro proibito". Saranno rimpiazzati dal kebabbaro e dal compro oro.
Lo meritano.
Forza Amazon.



Immagini tratte da "Prova d'orchestra", di Federico Fellini.

martedì 21 gennaio 2014

La grande sintonia e il figliolo del Perozzi


Siamo nei giorni post Teano 2.0, dopo la celebrazione del matrimonio omoutilitario tra il vecchio e il giovane, tra Luke e babbo Fener e il passaggio definitivo del serpentone metamorfico al lato oscuro. La loro "grande sintonia" consiste nel farsi una legge elettorale su misura, manco fosse un Caraceni, dal nome inquietante "Italicum" che ricorda il treno Italicus, che mira a blindare per sempre il partito unico in una dittatura del modernariato ideologico governata secondo i principi della shock economy. Senza partitini tra i maroni, tranne quelli che si adatteranno a fare da pilotine alle ammiraglie della ditta Renzusconi senza alcuna garanzia, però, di essere ammessi nelle stanze del potere. Senza nemmeno ingerenze dell'elettorato cafone nella scelta della servitù mediante fastidiose espressioni di preferenza per chicche e sia. Bipolarismo perfetto (in senso psichiatrico) e zuppone alla porcara per tutti.  Un paese taglia unica modellato sulla XS perché l'extralarge farebbe male alla Germania.

C'è solo un leggerissimo problema. Renzi, fino all'altro ieri, pronunciava a Porta a Porta il Game Over per Berlusconi, l'odiato nemico sul quale il popolo piddino era stato addestrato a farsi i dentini, e ora ci slinguazza assieme.
Ovvio che la Rete sia scatenata nel trovare ogni possibile contraddizione tra il pensiero e l'azione del sindacoditalia. Perché sembra un luogo comune dire che la Rete non perdona, ma è vero. La Rete è come il figliolo del Perozzi: vede tutto, nota tutto e scrive tutto. Con il fiuto di un cane da tartufi va in cerca della contraddizione, dell'incoerenza del politico, che poi viene sputtanato coram populo dagli avversari politici (in questo caso Grillo) come dai semplici utenti dei social network. Ne uccide più il copia&incolla che la spada. Così è gara al trovare la citazione, la dichiarazione e il reperto video.
Oltre che per Renzi ce n'è comunque anche per il Pippo Civati, pure lui beccato in contraddizione dai segugi: 18 gennaio: "Il tentativo (ovvero l'incontro con Berlusconi) di Renzi è giusto"20 gennaio "Un errore incontrare Berlusconi". (segnalato da Luca Ceccarelli).

L'unico rimasto a difendere eroicamente con il suo fuciletto a tappo il fronte della sinistra decenza pare essere per ora Cuperlo, del quale pubblico, non si sa mai un giorno dovesse smentirsi, questo tweet e che oggi si è drammaticamente dimesso da presidente del PD:
Un altro critico è Fassina che, a caldo, aveva espresso un sentimento molto forte, la vergogna per ciò che era accaduto durante l'appuntamento al buio tra i Renzusconi. Oggi però, nonostante le recenti dimissioni a seguito della fischiata del "Fassina Chi?", riapre già la porticina: "Riconosco che ha fatto un ottimo lavoro [ibbischero, n.d.a].  Dopodichè poniamo dei punti di merito".  E' quasi cotto a puntino.

Dal canto loro i piddini semplici, intesi come simpatizzanti ed elettori, a seguito della visita a domicilio dell'ex nemico, con tanto di baci e abbracci, tè e pasticcini con il neosegretario, sono in gran parte assai laceroconfusi ed hanno  l'espressione di Margherita Buy nelle "Fate ignoranti" quando scopre che il defunto maritino in vita si trombava Stefano Accorsi. Alcuni hanno perso la favella, altri miagolano timidamente ed altri ancora accennano il turpiloquio all'insegna del monellaccio. Non si segnalano comunque né forconi né torce in fiamme al largo dei bastioni di S. Andrea delle Fratte.

Io mi meraviglio che si meraviglino. Ossia mi fa specie che vi sia chi non riesce a capire che il PD è una slot machine che ti illude di poter vincere un paese nuovo e diventare ricco ma in realtà ti ciula ogni volta i due euro e in più alla lunga ti rovina con la ludopatia delle primarie. Primarie che non sono altro che un'operazione di democrazia cosmetica della serie: voi votate per me che poi io faccio come cazzo mi pare, poveri grulli.
I membri del partito, invece, quella fauna toscoemiliana generatrice del mostro cattocomunista, alla quale è stato concesso l'onore di dare il colpo di grazia alla nuca della sinistra italiana, lo sanno benissimo che quella contro Berlusconi era una ventennale guerra di facciata, come dimostra la presenza, allo storico incontro dell'altro giorno, di Letta zio, quello presente anche la volta che il serpentone giurò di non toccare le televisioni a Silvio. Non si scappa, è tutto a verbale su YouTube.

sabato 18 gennaio 2014

Il keynesismo ben temperato

 
"1. Il mistero. Nessuna componente del PD sta mettendo al centro del suo programma politico delle proposte per uscire dalla crisi. La cosa è tanto più strana, almeno a prima vista, perché nella cultura economica della sinistra queste proposte invece non solo esistono, ma sono ovvie; e non solo sono ovvie, ma sono ancorate molto solidamente alla teoria e alla storia economica. Questa clamorosa assenza deve essere spiegata. Non è sufficiente invocare la stupidità, la corruzione e l'ignoranza dei politici del PD, che sono peraltro sotto gli occhi di tutti.  Perché come vedremo essere ignoranti e stupidi può essere non tanto un caso quanto una scelta, come lo è ovviamente essere corrotti."
(fonte: Guido Ortona "Il mistero della sinistra scomparsa" dal blog Goofynomics.)

Un articolo come questo, del quale consiglio vivamente la lettura integrale, andrebbe mandato a memoria, anzi, riscritto cento volte sulla lavagna o sul muro del tempio, da coloro i quali scrivono articoli come quest'altro

Quello di Ortona è un testo provvidenziale,  tagliente ma necessario come un bisturi, la cui pubblicazione sul blog di Bagnai giunge nel giorno in cui Berlusconi si reca nella sede del PD a colloquio con il segretario. Consiglio Renzi di indossare un segno di riconoscimento, non si sa mai. Un gesto, questa sorta di Teano 2.0, che è un coming out e non per Berlusconi ma per il PD e che rappresenta forse l'inizio dell'abiura dell'antiberlusconismo rituale ormai diventato ridondante, visto che gli europadroni del vaporetto piddino hanno provveduto loro stessi al decommissioning dell'anziano statista brianzolo. Del resto era ora che si ufficializzasse una relazione ventennale con lui che va in visita alla famiglia di lei. Peccato solo che il giaguaro visiti la dépandance con Bersani ancora indisponibile ad accoglierlo. Sarà per la prossima volta, quando celebreranno la fusione definitiva. Un corpo e un anima.

Ortona esprime perfettamente la sensazione di coloro che si sentono traditi dalla sinistra ma non commettono l'errore di non considerarla più sinistra perché sanno che purtroppo quella è proprio la sinistra originale con il marchio D.O.P. uscita dal sessantotto e i cui rappresentanti, in riferimento alla questione europea e sovranista legata a filo doppio al "come uscire dalla crisi", possono al massimo essere catalogati in due grossi filoni di baguette: collaborazionisti e idioti. Tertium non datur. Perché, come tocca spiegare ogni volta al piddino che cerca di riportare la pecorella smarrita all'ovile dialettico nell'agorà dei social, non è assolutamente credibile la favola che "erano in buona fede e non sapevano". Ne abbiamo già parlato.

L'articolo di Sollevazione segue proprio quel filone, quello che non sapevano e non immaginavano, porelli, e che assomiglia, per utilizzare il paragone di Ortona, al "Mussolini dev'essere informato" di chi pensava che il lato oscuro del fascismo fosse solo un bug di sistema rimediabile con l'intervento del duce buono.
E' inoltre sempre interessante leggere dei pruriti da rogna della sinistra nei confronti delle forze politiche che mettono in discussione il "fogno", l'internazionalismo avec le cul des autres e, soprattutto, il più reazionario dei progetti capitalistici che lei stessa dovrebbe in teoria aborrire. Progetto che invece la sinistra sta difendendo con la stessa tenacia con la quale le donne sposate ai violenti difendono i maritini dicendo al pronto soccorso che l'occhio nero se lo sono fatto sbattendo contro lo stipite della porta.
E' interessante perché ogni volta non si schiodano dal solito ragionamento autoassolutorio che esclude qualunque ipotesi di vaghissima autocritica. Sia che si tratti di compagni di vecchia data o giovani anencefale creature da poltrona di Ballarò, rappresentanti della cosiddetta nouvelle vague piddina.

Adesso, invece di svegliarsi e ammettere che c'è un problema, hanno l'ossessione della Le Pen e ti raccontano, tutti sudati, che nel programma del Front National c'è questo e quello di orrendo ma che, soprattutto, se la fascistona vince saranno limitati i diritti degli immigrati. Ah, ecco, alla fine ciò che interessa alla sinistra è il migrante, possibilmente piazzato in graduatoria prima dell'italiano. Insomma il razzismo al contrario, quello che crea situazioni per le quali è impossibile criticare un ministro e tanto meno cacciarlo nel caso fosse incompetente perché è nero, come fa notare Filippo Facci (il suo pezzo è bello ma leggete i commenti sottostanti che sono dei babà). Che dite, mi sono buttata abbastanza a destra per oggi?

La cosa più comica comunque, da parte di uno schieramento politico che si è convertito al neoliberismo più hard, è il rimprovero alla Le Pen ed ai partiti che umilmente cercano di difendere il territorio, di non essere abbastanza keynesiani.
Quasi quasi preferisco l'immagine della povera sinistra che ha partorito un figliolo mostro ma non sapeva di essere incinta. Forse perché, nel momento in cui lo concepiva, sparecchiava

sabato 30 novembre 2013

Ce lo scrive l'Europa


Non si scriveranno più lettere d'amore ma quelle minatorie vanno ancora forte. Non saranno più quelle con i caratteri ritagliati dai giornali "SiGnoRa, siEte quaSi veDoVa" ma sono ugualmente efficaci. E se a scriverle sono i padroni delle banche, ovvero del mondo, quelli se le firmano pure, senza vergogna ma proprio con orgoglio.
Buttiamola pure in ridere ma intanto ne sono già state rivelate due, di lettere, inviate entrambe il 5 agosto del 2011 da Francoforte a governanti europei, casualmente appartenenti alla periferia dell'eurozona, in quei giorni tormentati dall'inedito spauracchio dello spread.
Oltre a quella già nota inviata a Berlusconi, firmata Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente l'ex e l'attuale presidente della BCE, ne è spuntata in questi giorni un'altra, inviata a José Luis Rodriguez Zapatero e al capo della Banca Centrale spagnola sempre in quella data e della quale dà notizia l'ex premier spagnolo nel suo libro appena uscito "El Dilema" (non D'Alema, mi raccomando).
Secondo Karl Whelan di Forbes, inoltre, ne esisterebbe almeno un'altra ancora, sempre firmata da Trichet, inviata al ministro delle finanze irlandese Brian Lenihan il 12 novembre 2010, il cui contenuto non è ancora stato rivelato dalla BCE nonostante pressanti richieste in tal senso. Non vi sarebbe da meravigliarsi se prima o poi scoprissimo altri destinatari delle attenzioni grafomaniache di Jean-Claude. 

Il contenuto di queste missive scritte ai minatori è sempre lo stesso: accettate i cambiamenti strutturali al welfare ed alle politiche di finanza pubblica che veniamo noi con questa mia addirvi o noi, la BCE, non vi comperiamo i titoli nazionali, vi scateniamo lo spread e non scuciamo gli sghei per le vostre banche. 
Nonostante Mario Draghi abbia affermato durante una conferenza stampa nel 2012 che il compito della BCE non è quello di costringere i governi a fare cose che essi non abbiano scelto liberamente di fare, la sensazione, leggendo il contenuto nemmeno troppo criptico delle lettere, è proprio quella brutta brutta del pizzino ricattatorio in piena regola.

Senza contare che, di fatto, dopo quelle lettere, i governi in carica e democraticamente eletti di Italia e Spagna sono caduti, entrambi a novembre. Quello spagnolo tramite una sconfitta elettorale a seguito di elezioni anticipate indette in estate sotto i colpi dello spread e le scampanellate del postino; quello italiano nel modo bizzarro che ricordiamo, con il Presidente della Repubblica che il nove novembre crea un senatore a vita dal nulla, Mario Monti e, mentre Berlusconi lascia precipitosamente Palazzo Chigi bianco come un cencio il 12 novembre 2011, il 13 lo nomina il neo-senatore capo del governo "tecnico".
Non oso pensare che viavai di pony express vi sarà stato tra il 2009 e il 2010 tra Francoforte ed Atene e in occasione dell'altrettanto burrascoso cambio di governo in Grecia il 10 novembre 2011, tra dimissioni di Papandreu e instaurazione del governo tecnocratico (aridaje) di Lucas Papademos (ex vice-presidente della BCE, ari-aridaje). Per non parlare del Portogallo, sul cui destino post-bailout c'è da leggere questo bellissimo post sul blog Orizzonte48.

Le rivelazioni su quel 2011 assai movimentato rischiano di diventare un fiume in piena. Attorno alla lettera inviata a Berlusconi in agosto e svelata il 29 settembre dal Corriere della Sera di De Bortoli (che bel regalo di compleanno per il premier!), è nata una vera e propria leggenda nera su chi ne avesse suggerito, da Roma, l'invio; qualcuno sussurra il nome, tra gli altri, di Brunetta. Stefano Feltri ha ricostruito la faccenda in questo articolo sul "Fatto Quotidiano". Anche Giulio Tremonti ne ha parlato in una puntata del programma di Santoro.

Non solo, ma vi sono state di recente anche le rivelazioni di Lorenzo Bini Smaghi, dimessosi dal consiglio della BCE - indovinate quando? - il 10 novembre 2011, dopo una prolungata guerra combattuta a seggiolate tra BCE, Francia e governo Berlusconi
Nel libro "Morire di austerità", Bini Smaghi allude al fatto che la caduta di Berlusconi possa essere stata provocata da una presunta sua volontà di portare l'Italia fuori dall'eurozona. Ipotesi confermata anche dal presidente dell’istituto statistico tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, che ha affermato che l’ex premier italiano aveva minacciato, in colloqui privati con altri capi di governo, di far uscire l’Italia dall’euro pochi giorni prima di essere costretto a dimettersi.

Sempre Zapatero nel suo libro ha raccontato delle pressioni subite da Italia e Spagna il 3 novembre, durante il G20 a Cannes, in Costa Azzurra. 
Merkel e Obama cercano di convincere italiani e spagnoli ad accettare l'aiuto del FMI (50 mld alla Spagna e 85 mld all'Italia). I due premier resistono e rifiutano, consapevoli che il prestito avrebbe rappresentato la cessione definitiva della sovranità e l'obbligo di adottare misure di rigore inaccettabili. Tremonti, secondo i ricordi di Zapatero, avrebbe affermato in quell'occasione: "Conosco modi migliori di suicidio".

Ancora, di Monti premier si parlava nei corridoi del G20 ma ora si comincia ad ammettere che il governo tecnico fosse già in preparazione da almeno sei mesi.
In effetti pareva assai strano che una persona, appena nominata senatore a vita, in tre giorni ti scodellasse un governo bell'e pronto, zeppo di pezzi da novanta delle banche ognuno con una carriera da dover accantonare momentaneamente per andare al governo e reclutati senza avere nemmeno il tempo di preparare una valigia con un cambio e lo spazzolino. 
Sempre Feltri racconta:
"In una riunione lunedì 18 luglio, nella sede della banca Intesa Sanpaolo, ci sono Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti, Romano Prodi, il banchiere vaticano Angelo Caloia e il futuro ministro Corrado Passera, allora capo azienda di Intesa. Monti, come suo stile, si mette a disposizione ma soltanto nel caso ci sia un consenso generale dietro il suo nome, non vuole imporsi ma essere imposto."
Che delicatessen! E sono sempre gli stessi, se fate caso, che girano attorno al tavolo, cambiando di posto solo per avere una tazza pulita, come al té del Cappellaio Matto.
E, ovviamente, è solo una coincidenza che Trichet sia il successore di Mario Monti come Chairman europeo della Commissione Trilateral, della quale faceva parte anche Enrico Letta e fa ancora parte Lucas Papademos, il Monti greco.

Con tutta evidenza, nel 2011 vi è stato qualcosa di assai simile ad una manovra a tenaglia delle più alte istituzioni finanziarie condotta per mano della BCE per interferire nelle sovranità nazionali dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, con l'aiuto di istituzioni e potentati locali - i famosi suggeritori romani della lettera - il tifo dei giornali mainstream (ricordate il patetico "FATE PRESTO!" dalla gazzetta salmonata?) e qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un alto tradimento da parte delle più alte autorità dello Stato, del "comunista preferito" di Kissinger in primis.
E se volete il movente di questa specie di "Golpe senza Frontiere" ricordatevi cosa diceva Jesus circa la necessità di salvare a tutti i costi la moneta unica ed evitare l'unione politica europea che l'avrebbe solo danneggiata. Perché l'euro serve ad incatenarli tutti e a favorire, grazie ad un opportuno evento catalizzatore come una crisi finanziaria globale, le "RIFORME". Ovvero la Restaurazione reazionaria. Non è mica un segreto. Ve lo scrivono e se glielo chiedete ve lo dicono anche  in faccia.

Post Scriptum

Esistono i complotti.
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio mettono in ridicolo le teorie del complotto e sostengono, generalizzando, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati. (autocit.)

mercoledì 27 novembre 2013

Il fu Mattia Pascale


Non gioite, perché è una decadenza formale, non ha mica perso i quattrini o le televisioni, che così amorevolmente gli furono protette da coloro che avrebbero dovuto togliergliele, come ha ricordato Paola Taverna, provocando un'epidemia di irritazione prudiculo nei piddini. 
Berlusconi è stato il palo ben remunerato che ha permesso a quegli altri delle intese (che sono sempre state larghissime) di svaligiare il caveau. Hanno finto di rubarsi le elezioni a vicenda, di volersi combattere, di volersi smacchiare le giubbe, ma erano attori nella medesima commedia o sarebbe meglio dire farsa.
Quando è arrivato il Pilota Automatico lui, che era come la serva, compresa la cresta personale che ha tentato di fare in politica estera, non è più servito e, raus! l'hanno cacciato. C'è voluto un po' di tricchete tracchete ma alla fine ci sono riusciti. Stop. E' tutta qui la storia.
Non rallegratevi, perché quelli che hanno voluto l'espulsione di Berlusconi dal Parlamento sono peggio di lui e ve ne accorgerete. Non era facile riuscire a diventare più odiosi del bauscia milanese ma la dirigenza piddina, mettendoci pure vent'anni, ci è riuscita. Chapeau.

A chi si baciano le mani? Alle signore e ai padrini. Il gesto di Francesca Pascale simboleggia perfettamente il senso di questa giornata che ha sancito l'espulsione dolorosa e prolungata del feto Silvio dal grembo del Parlamento. Ora, dopo qualche pianto e ruttino, il pupo è pronto per affrontare una nuova vita, non temete. E se per caso vorrà riciclarsi nel paladino e difensore degli oppressi sarà più forte di prima. Basterà che assaggiamo fino in fondo le ricette del morituro per Maastricht o del mostrino di Firenze. 
Quando leggi cosa hanno fatto i piemontesi ai nostri fratelli del Sud, durante il Risorgimento, capisci perché è nata la Mafia e il mafioso ti diventa pure simpatico.
Pensa che affare ha fatto la sinistra!

martedì 26 novembre 2013

Qui si fa l'Italia o si muore per Maastricht


C'è un male che ha flagellato quasi tutto il mondo come una pandemia, una di quelle follie storiche che ogni secolo toccano all'umanità e che ora è tornato alle origini, ai luoghi dove la civiltà è nata e la libertà di pensiero ha permesso ad esso di esprimersi e prosperare, per riscrivere, di questa civiltà, l'intero codice.
E' il ritorno di uno spirito reazionario elitario che si maschera da democrazia dopo averne usurpato il mandato e che pensa di poter praticare l'onnipotenza a suo vantaggio in nome, paradossalmente, della libertà.
Un totalitarismo economico che stravolge il senso originario e rivoluzionario del capitalismo e lo trasforma in strumento di distruzione invece che di costruzione -  analogia economica della prevalenza di Thanatos su Eros - costringendo i paesi che lo subiscono a compiere una spaventosa regressione a modelli economici e sociali preindustriali.
L'Europa, il vecchio continente nel senso di antico, fatto di sedimenti stratificati di storia e cultura è la migliore conquista, il feticcio supremo, il tesoro più prezioso di questa controrivoluzione. Distrutta l'Europa con i suoi odiosi diritti civili e sociali (dal punto di vista dell'élite) non vi saranno più limiti alla bulimia di profitti del moloch sociopatico, almeno finché non vi saranno più uomini da sfruttare e risorse da saccheggiare.

La crisi economica è un'opportunità, dicono i sacerdoti della religione del liberismo estremo, perché concede loro di introdurre provvidenziali norme restrittive della democrazia e lesive della proprietà privata - quale ironia della sorte che proprio il capitalismo stia praticando l'esproprio generalizzato della piccola e media borghesia che ha rappresentato per decenni lo spauracchio rappresentato della presa di potere del comunismo!
La crisi ed i suoi strumenti di persuasione come l'austerità permettono all'élite di conquistare paese dopo paese, senza sparare un colpo e senza muovere armate ma lasciando lo stesso milioni di vittime sul campo. Da lotta di classe a guerra di classe. Guerra mondiale.
Tuttavia, questa apparente marcia trionfale nasconde la nemesi dell'autodistruzione insita nell'applicazione di un capitalismo senza controllo, del capitalismo totalitario che, come un virus che si moltiplica, alla fine distrugge l'organismo ospite, come dimostrano le ormai ricorrenti crisi finanziarie. E ciò accade quando il suo antagonista storico, il comunismo, non è più in grado di contrastarlo.  Il paradosso è che il capitalismo ha vinto ma, per festeggiare, si sta tagliando la gola con il rasoio che le sta porgendo la finanza. 

Tra i terreni di conquista più ambiti di questo imperialismo elitario c'è un paese, il nostro, che si è crogiolato per decenni in una certezza: quella di essersi guadagnato la democrazia per sempre dopo una sanguinosa guerra di liberazione e invece ora si sta accorgendo, assieme ai paesi suoi vicini,  di essere invaso da un male che gliela sta distruggendo giorno dopo giorno.  Anche in questo caso è proprio la crisi acuta, l'ennesima reinfezione, che, opportunamente, fa emergere la debolezza sistemica dell'organismo e la sua condizione di malattia. Da questa consapevolezza sempre più diffusa, come vedremo, forse sta nascendo la reazione immunitaria che potrebbe portare alla guarigione.

La campagna d'Italia era iniziata vent'anni fa, con la fine della Prima Repubblica e la prima ondata di privatizzazioni. Tangentopoli sancisce l'inizio della sostituzione (fino a che punto violenta ed eversiva lo abbiamo capito solo in seguito) di una parte della classe politica di professione e tradizionalmente di governo con gli emissari diretti dell'élite, simboleggiati, pour épater le bourgeois, dall'imprenditore di successo che "scende in campo" e che questo campo avrà libero per i suoi affari.
La parte di politica residua e fino a quel momento relegata a ruoli di opposizione, viene graziata dall'ordalia e traghettata, con compiti specifici da svolgere, come vederemo, nella Seconda Repubblica preparatoria.
Viene così creato un sistema a gestione alternata, nel senso del brand, dell'alternanza dei loghi, ma a democrazia bloccata, non ha caso simboleggiata dalla ripartizione dell'elettorato, assai sospetta statisticamente, del fifty-fifty e dal fenomeno dei "nominati" al posto degli eletti.
Una democrazia apparente che dovrà mantenere e perpetuare la logica di rigida spartizione del potere sul quale era fondata la Prima Repubblica, gestendo, al contempo, la progressiva penetrazione degli interessi esterni, soprattutto continentali e in generale privati, che un giorno, dopo opportune rivoluzioni di palazzo (cit. E. Luttwak) e senza più il paravento dell'obbligo dell'alternanza democratica, perché prevarrà il concetto di stabilità, pretenderanno la dissoluzione dello Stato e del concetto stesso di nazione, per ridurre la gestione dei rapporti sociali al dualismo debitore/creditore.

Tutto ciò sarà possibile solo grazie al tradimento della classe politica di sinistra, che starà al gioco e farà diligentemente la sua parte, illudendosi magari di conservare così un potere nominale di controllo sulla gestione democratica della destra, evitando "il peggio".
Non si spiegano, se non con il tradimento, le continue concessioni al monopolista, le promesse di non toccargli le televisioni, l'opposizione di facciata o addirittura l'approvazione delle decine di leggi ad personam, la sempre promessa e mai mantenuta soluzione del conflitto di interessi - con la scusa del "non avevamo i numeri" e l'accettazione passiva di qualunque manifestazione autoritaria borderline di governo, dalle "notti cilene" ai progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori. Nei vent'anni di attesa del famigerato momento opportuno per scatenare l'attacco finale, la sinistra ha giocato a combattere Berlusconi, ne ha fatto lo spauracchio da mostrare al suo elettorato e tenervelo impegnato, mentre i suoi esponenti ponevano le basi per l'instaurazione della forma peggiore di capitalismo predatorio mai visto in Italia dai tempi della conquista del Sud da parte dei piemontesi e rappresentato dal sogno o incubo europeo e dai suoi trattati capestro, il cui cavallo di Troia è ormai identificabile nella moneta unica, nell'euro.

In occasione di entrambi i cambi di regime: Tangentopoli nei primi anni 90 e il golpe del 2011 che ha esautorato Berlusconi e delegittimato, de facto, la sovranità popolare che ne aveva comunque sancito il primato elettorale, la magistratura ha avuto un ruolo fondamentale ma non nel senso personalistico persecutorio inteso dagli inquisiti ma in quello dell'abile manipolazione esterna del suo ruolo istituzionale. L'autodenuncia di un corruttore o la scoperta casuale del coinvolgimento di una minorenne in atti sessuali, ovverosia la notizia di reato, comporta l'obbligatorietà dell'azione penale. Ad un certo livello di potere, è verosimilmente possibile che venga utilizzato quest'intervento dovuto della magistratura a scopo politico per eliminare avversari scomodi  o la cui opera funzionale al sistema venga considerata esaurita e, in ultima analisi, venga presa a pretesto per effettuare modifiche strutturali al regime.

Quello della sinistra non è però stato l'unico tradimento compiuto dalla politica di rappresentanza. Penso all'abile ruolo della Lega Nord nel promuovere il divide et impera tra Nord e Sud rappresentato dall'idea di Miglio di vietnamizzare l'Italia, progetto caro anche alle massonerie reazionarie: Nord separatista o comunque gestito dal localismo autarchico della Lega e Sud lasciato in balia delle mafie.
Con il senno di poi anche questa follia, pur se  realizzata solo in parte, ha portato vantaggio solo ai conquistadores del Nord Europa ed ha drammaticamente e ulteriormente colpito al cuore la nostra patria. Il Sud delle terre dei fuochi è diventato la pattumiera d'Europa; il Nord è stato infiltrato dalle mafie - non più fenomeno locale ma globalizzato anch'esso - e, con la crisi e le politiche pro-cicliche dei neoliberisti unchained sta osservando morire, da impotente, il meglio delle sue industrie.
Il risultato generale, dal punto di vista economico, è quello di un paese diviso, indebolito, messo in condizione di non nuocere nella competizione del mercato.
Dal punto di vista politico invece, esaurita la carica propulsiva del guelfoghibellinismo di facciata, dell'antiberlusconismo vs. anticomunismo degli ultimi vent'anni, prevale la disaffezione dell'elettorato o la sua predilezione per movimenti nuovi, tampone, protestatari, ottimi per scaricare il malcontento ma alquanto ambigui nella capacità di accettare di concorrere ad un vero cambiamento.

Tuttavia, dopo due anni esatti di atti governativi palesemente contrari all'interesse nazionale e di carattere vessatorio nei confronti di cittadini regrediti al ruolo di sudditi di un re fantoccio,  qualcosa comincia a muoversi veramente, nonostante il PD passi ormai la totalità del suo tempo all'insegna dell'autoreferenzialità autistica, allontanandosi sempre più dalla realtà per correre incontro all'appuntamento della resa dei conti con la Storia - e sarà quello che cederà di schianto - mentre Berlusconi continua ad occupare le istituzioni con i suoi sfaceli personali.
C'è crescente consapevolezza del problema rappresentato dal vincolo europeo e della conseguente necessità di compiere scelte drastiche e unilaterali di discontinuità per uscire dalla trappola nella quale siamo stati cacciati a forza e con l'inganno (ricordate? Avremmo lavorato di meno e guadagnato di più!)
E' un fermento che riguarda soprattutto la società civile ma che sta già contagiando la politica. Sono soprattutto settori della destra e della Lega che cominciano ad aprire gli occhi e a cercare informazione sull'argomento. La sinistra non c'è ancora e non sappiamo se mai ci sarà. Non per colpa nostra o dei suoi avversari. Forse è destino che debba perire così, sepolta dalla vergogna.
In ogni caso non possiamo attendere i suoi comodi.
Per salvare il paese bisogna cominciare dall'unire le forze disponibili cancellando le divisioni politiche senza preoccuparsi del colore del gatto che prenderà il topo. Occorrerà costruire un vero sentimento nazionale, imparando a non dividerci più tra Nord e Sud ma unificandoci questa volta veramente creando un popolo orgoglioso del proprio valore, capace di rialzarsi e ricostruire anche da queste macerie, come abbiamo sempre fatto.
Se ce la faremo non ce ne pentiremo. Ma se non faremo nulla ce ne pentiremo per il resto della nostra vita.
Questa volta c'è da fare l'Italia per davvero.

domenica 17 novembre 2013

Confuso e infelice



Siamo in novembre e ci vengono facili le metafore necrofile. Ascoltare e vedere Berlusconi ieri nel discorso al Congresso Nazionale che, con una stagionale operazione di polizia mortuaria ha sancito la rianimazione frankensteiniana di Forza Italia, non poteva essere del resto più divertente dell'assistere all'esecuzione di un Requiem, ad un lunghissimo necrologio a babbo vivo.
Tant'è l'abbiamo ascoltato, giusto per sentire se sarebbe saltato fuori qualcosa di nuovo, magari di importante per chi attende una svolta concreta nella politica di questo paese (si, ciao core!)

Il de cuius invece ha parlato per un'ora e mezza, grazie alla sua solita visione universale autotolemaica, di sé stesso, della sua sfracellamaronissima vicenda giudiziaria, praticamente di tutto ciò di cui attualmente al popolo italiano può interessare di meno.
Invero, oltre al problema del giustizialismo, ha parlato anche d'altro ma sempre riferito al sé. Le poche volte che è sembrato ampliare il discorso ed uscire dall'egocentrismo, che è parso dedicarsi a noi, insomma, è risultato ancora una volta ciò che è ed è sempre stato: un tragico ed imbarazzante bluff vivente, se vivente non pare, in questa occasione, una parola forte.

Sentirlo parlare di economia, con quel tono da Peppa Pig che spiega la macro ai bimbi dell'asilo e ripetendo la lezioncina imparata a memoria con Maestro Brunetta il Nobel mancante: frasi e tantissime cifre alla cavolo memorizzate grazie alla stessa abilità dell'idiot savant ma senza comprenderne il significato, è stato sconfortante.
E questo avrebbe dovuto portarci fuori dall'euro? Uno che metterà sempre e comunque al di sopra di tutto, da bravo padrone, il libero mercato, o meglio la sua concezione particolare di esso, quella che gli ha permesso di diventare monopolista assoluto in barba appunto alla concorrenza?

Papi Pig accenna ai suoi passati problemi con l'Europa, e tu: "Taci, forse coglie l'occasione e svela come è andata con la faccenda che ha raccontato Bini Smaghi nel libro". Sapete, quella che lo avrebbero fatto fuori politicamente perché voleva portare l'Italia fuori dall'euro.
Invece viene fuori solo l'ennesimo atto masturbatorio: la Merkel e Sarkozy hanno tramato con lo spread contro l'Italia perché non volevano LUI come statista. Giuro.
E' sconfortante che un uomo di quell'età e del suo successo sia riuscito ad identificarsi nella vita solo nella Strega Cattiva. Ma forse è perché parlava ai bimbi, appunto.
La migliore comunque l'ha detta sulla Tobin tax, che lui avrebbe approvato solo se l'avessero voluta tutti i paesi. Come dire che è sempre è colpa degli altri che non gli danno retta e non approvano le sue ideone.
Perché, ha spiegato, se ad esempio la Svizzera non aderisce alla Tobin Tax, ovvero alla tassazione sulle transazioni finanziarie - tenetevi forte - "con la facilità della Rete, le transazioni si farebbero in Svizzera."
Ossignur, anche lui, da bravo brianzolo, con l'immagine idilliaca e così vintage dello spallone! Andiamo, è uno ricco sfondato, un imprenditore, un sciùr, uno dell'1%, non può essere così ignorante. Spiegategli che già adesso e da un pezzo le transazioni non passano dalla dogana e se ne fottono di meridiani e paralleli.

Dal punto di vista strettamente politico, oltre all'ennesima lectio magistralis sull'anticomunismo - materia nella quale ha tutti nove, bisogna ammetterlo - e la citazione gramsciana delle casematte del potere - immagino lo spettro di Antonio che si tappa le orecchie "bla, bla, bla!!" - niente di nuovo o di imprevedibile.
Ha lanciato l'allarme M5S che, nonostante Grillo non sia di sinistra, è un partito di estrema sinistra e che se dovesse andare al potere, visto che provengono tutti dai centri sociali, lui ed altri innominati sarebbero costretti ad emigrare. E come avverrebbe questa presa di potere dei punkabbestia? Alleandosi con il PD, visto che ci sono già i grillini pronti a passare al nemico piddino "per non rinunciare allo stipendio".
E ancora: mai più con chi vuole ucciderlo politicamente e portare la sua testa su un piatto d'argento al congresso (però ci è al governo assieme). Con i traditori di Little Angel AlFini ora è guerra ma volendo potrebbero diventare cugini di campagna elettorale.
Insomma lui è tutto ed il suo contrario, un gattaccio vivo e al tempo stesso morto che però è lì come la classica zeppa tra le ruote e che comunque riesce ancora a portarci via risorse preziose parlando di lui.

Ecco, è tutto. E questo per dire che non capisco sinceramente come Sorgi (nomen omen) della  "Stampa" abbia potuto trovare nel discorso di questo vecchio la "svolta antieuro" e la vocazione ad essere il Marine Le Pen italiano alle prossime elezioni. Uno che ha bisogno della Corte Europea per farsi invalidare le sentenze? Che non ha detto in un'ora e mezza nemmeno un atomo di qualcosa di concreto a riguardo del problema euro? Andiamo. Non lo farà perché nun tene 'e ppall e perché schroedingerianamente lo tengono per le palle.
Insomma ho assistito ad un lunghissimo 47 morto che parla e alla fine c'è mancato poco che morisse davvero. Non a caso dopo aver detto la peggiore della giornata: "Vorrei che i cleubs facessero del volontariato in un momento in cui troppe persone in Italia soffrono la miseria." (Tenetemi.)
Per carità, ridategli il passaporto e lasciatelo andare. Lasciate che si goda il meritato riposo in un luogo ameno di sua scelta e che ci campi pure cent'anni ma molto molto lontano da qui.


venerdì 13 settembre 2013

Non si deve mai andare in Germania, Silvio


immagine di Jon Berkeley

E così Silvio, nel novembre 2011, sarebbe stato accompagnato all'uscita di Palazzo Chigi dai nerboruti buttafuori di Bruxelles perché, udite udite, in alcuni precedenti incontri segreti con la Merkel e Sarkozy, avrebbe minacciato di portare l'Italia fuori dall'euro. Lo ha scritto ieri Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph (qui la traduzione italiana a cura della nostra preziosa Carmen).
L'articolo si riferisce alla ricostruzione della caduta del governo Berlusconi contenuta nel libro "Morire di austerità. Democrazie europee con le spalle al muro" di Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del consiglio della BCE, dimissionato un po' a calci e spintoni dal governo Berlusconi, sempre nel 2011 e su richiesta europea, se vi ricordate, per far si che, dopo la nomina di Mario Draghi, non vi fossero troppi italiani vicino alla cassaforte degli sghei. Rivelazione quindi, quella di Bini, di una trama franco-tedesca per portare al governo in Italia, come in Grecia, famigli decisamente più affidabili e devoti all'Unico Euro rispetto alla variabile impazzita di Arcore. Non vi è dubbio che, col senno di poi, Mario Monti e bello de zio possano essere raccomandabili ad occhi chiusi da Nanny & Butler.
E questo filmato sembra proprio la pistola fumante di ciò che si afferma sia avvenuto nelle segrete stanze dell'Europa.

Ora, se parliamo di sensazioni a caldo, l'ambiguità e il sentore di secondo fine della rivelazione da parte di un giornale britannico, che l'ha rilanciata a mo' di sasso nello stagno, della ricostruzione di Bini Smaghi della cacciata di Berlusconi proprio nel momento in cui sta svolgendosi l'ultima tranche di trattative e compravendite tra i fantini dietro al canape del Palio di Silvio, sono evidenti. 

C'è una dichiarazione in un libro che è uscito nell'aprile di quest'anno. La stampa - non a caso inglese, perché gli inglesi c'entrano sempre nei nostri affari e quasi mai in senso positivo per noi - decide di darle rilievo, facendola diventare notizia in un momento preciso e topico per il destino di due dei protagonisti della storia. Eh si, perché se Silvio è sulla graticola giudiziaria, la Merkel è in piena campagna elettorale. E se Sarkozy ormai fa la tata in casa Bruni, la Francia ha anch'essa i suoi problemi legati alla crisi. Soprattutto con l'avanzata di quel fronte euroscettico e nazionalista che tanto spaventa le Serracchiani nostrane e incarnato da Marianna Le Pen.

Interpretando il racconto di Bini Smaghi dal punto di vista del PUDE: un insider BCE, oltretutto corredato da consorte ultra-PUDE (la Veronica De Romanis autrice del peana pro cancelliera "Il caso Germania. Così la Merkel salva l'Europa", spesso ospite degli stalk-show di regime), rivelando che Silvio voleva portarci fuori dall'euro, ci dice che era il povero euruccio ad essere minacciato dal cattivone brianzolo e che quindi il pronto intervento dell'asse Parigi-Berlino ha salvato il grande progetto. I buoni vincono.
Che Bini Smaghi nel suo libro volesse denunciare il golpe antidemocratico - quale sempre di più ci viene a significare la cacciata di Silvio - non credo. Non avrebbe senso mantenere una tale denuncia a livello esoterico tra le pagine di un libro di nicchia. Oppure il messaggio era: mi avete cacciato ma io vi ero fedele, mentre l'altro tramava contro il tessoro?

Da un altro punto di vista invece, la creazione di questa notizia ad hoc da parte della stampa inglese potrebbe avere alcuni specifici significati. Ad esempio:

1) Evidenziare, a chi li sa riconoscere e li conosce già, i pericoli in senso antidemocratico del progetto eurista funzionale a quello del Grande Reich Esportatore: in Grecia e in Italia, per aver osato mettere in discussione l'euro (in qualunque modalità questo sia avvenuto), nel 2011 due leader democraticamente eletti sono stati esautorati dagli eurocrati di Bruxelles e sostituiti con persone loro. Sono fatti inequivocabili. E' cassazione, e ricordarlo in periodo pre-elettorale e pre crisi di governo può dare la giusta scossa all'elettorato.
Il problema è se questa denuncia del giornale inglese raggiungerà il livello essoterico nei paesi maggiormente interessati, nel nostro caso l'Italia. Insomma vedremo se ne parlerà la televisione e ne scriveranno i giornali in mano al PUDE. Finora ne stiamo parlando solo noi blogger. Vediamo soprattutto se ne parleranno e come i media di Berlusconi che avrebbero la possibilità di ribadire l'ingiustizia della cacciata per mano straniera del più votato dagli italiani.

2) Indicare, tra i politici italiani, l'unico che potrebbe portarci effettivamente fuori dall'euro, se solo ne avesse il coraggio, possedendo l'artiglieria mediatica con la quale caricare il suo elettorato e non avendo più niente da perdere personalmente (tranne le proprie aziende ma, chissà, forse qualcuno potrebbe fargli capire di non volersi accanire contro la sua robba). In questo senso il fatto che sia vera o no la storia di Silvio che prende su, va a Berlino a prendere per gli stracci la Merkel minacciando di portare l'Italia fuori dal vincolo monetario europeo mentre nel frattempo la povera Adelina si sceglie un nuovo amante, è marginale. 
A Silvio stanno forse dicendo: se l'hai già fatto nel 2011 (l'importante è farlo credere), a maggior ragione lo puoi fare ora che tutto per te sembra perduto. E ad Angela, già che ci sono, potrebbero ricordare che, se Silvio ha minacciato di uscire (o lo farà in futuro se coglierà l'attimo fuggente), vuole dire che qualcosa di simile ad un Piano B, ad una via di uscita esiste veramente, come Giulio Tremonti sa benissimo, io credo.Quindi, la partita non è chiusa e i giochi non sono conclusi.


Addendum a freddo.

3) Niente di tutto questo. La suocera è inglese e l'articolo serve a confermare agli inglesi, quanto sia pericoloso appartenere a qualunque club europeo, come aveva ben capito quella diavola della Thatcher. Agli italiani gli inglesi stanno dicendo: siete ridotti ad attaccarvi ad uno come Silvio per salvarvi dall'euro ma lui non lo farà mai perché è troppo invischiato nei vostri sfaceli.

Sicuramente le cose in realtà sono ancora più complicate di queste suggestioni interpretative ma di fatto la partita dell'euro non è affatto conclusa. Anzi, forse comincia solo adesso e Radio Londra ha ricominciato a trasmettere:  tum-tum-tum-tum! Resta da capire per aiutare chi e danneggiare chi altri.

lunedì 26 agosto 2013

Sturmundlettentruppen


Che ci volete fare, siamo governati da questo qui. Il bello de zio in versione "proteggo tutto tranne le palle, che tanto non ho", ha avuto, se non altro, il potere di rimettermi di buonumore dopo un inizio di giornata abbastanza fetuso. L'effetto ilarità da associazione con le Sturmtruppen di questo condottiero armato di fuciletto a tappo che ha ribadito l'impegno italiano a difendere le piantagioni in Afghanistan, costi quel che costi, è però svanito presto. 
Ma ci pensate che questo genio, che un Nouriel Roubini sotto l'effetto di sostanze e da squalificare per doping ha definito oggi sul Pude Pravo, "una persona seria e rispettata a livello internazionale" (ma forse li stava solo prendendo solo per il culo, dài), potrebbe cadere per lo sgambetto del solito personaggio che da vent'anni condiziona, sinistra permettendo, i destini di questo paese?

Certo, è ovvio, a toglierci il sonno in queste notti deve essere il pensiero che Violante sia in ambasce per le sorti del suo tecnico televisivo preferito, di nuovo in pericolo, e che Fassino sia ancora fermo tra la casella della banca e quella della barca, motivato nella vita solo dal cambio di consonante. Forse è proprio questo, il timore che questo meraviglioso governaccio di incapaci con la prevalenza del piddino e l'obbligo del controfagotto del PDL stia per tirare le cuoia, che ci provoca il risveglio precoce alle quattro di mattina, con la civetta fuori che urla, le gambe che non trovano riposo e tutti i pensieri più foschi che iniziano a tormentarti.

Come faremo, si chiedono attoniti gli italiani, senza il Giovannini e il suo ottimismo della volontà, per il quale la crisi è finita e forse è stato tutto solo un sogno, un inception di qualche mercato cattivo e invidioso dell'euro? 
Come sopravviveremo senza la Kyenge, che da quando è diventata ministro non fa altro che accusare i suoi connazionali (nel senso di italiani) di razzismo e che, a sentirla parlare, dà l'impressione che Rosa Parks non sia ancora nata e che l'Italia sia il Sudafrika dell'Apartheid? Come proseguirà la nostra vita con il rimpianto di cosa mai avrebbe potuto fare la canoista per noi se quella zozza IMU non si fosse messa di mezzo?
E poi il delirio di Delrio, il sorrisetto da banchiere di Saccomanni (anche lui con l'ipotesi crisi come episodio psicotico acuto ormai superato grazie agli psicofarmaci governativi), il "saggio" Quagliariello, la "cosa" Cancellieri, il duo Mauro-Bonino, quelli che si sono arresi prima che la guerra fosse cominciata, i Lupi, le De Girolamo con le Lontre Volanti, la Carrozza fantasma, nel senso che si dice nessuno l'abbia mai vista, la Lorenzin con le mani in mano per fortuna. 
E poi le Fontanelle, gli inconsistenti, le anime d'o priatorio: Fassina, Moavero Milanesi, Trigilia, Franceschini, D'Alia, Bray. Scheletrucci senza stele, morti senza nome. Una prece e una strusciatina al cranio, che porta buono.

Io sto già elaborando il lutto, non so voi.

venerdì 2 agosto 2013

Lettera di un'italiana stanca di guerra al dottor Silvio Berlusconi



Egregio Dottor Berlusconi,

all'indomani della sua condanna definitiva in Cassazione per frode fiscale e dopo averla ascoltata nell'accorato videomessaggio a feudi televisivi unificati, nel quale come al solito ha orbitato autisticamente attorno a sé stesso, mi permetto di rivolgerle un appello e, per farlo, parto da una necessaria premessa.

Come saprà e si sarà accorto, essendo uomo di mondo e combattente nel mondo degli affari, siamo in guerra e il famoso paese che ama, l'Italia, si trova in una situazione paragonabile a quella nella quale si trovò alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tra macerie materiali e morali. Un paese sottomesso ed occupato non da eserciti stranieri contrapposti ma da un potere elitario sovranazionale che non usa più i cannoni e i bombardieri per conquistare territori e Lebensraum ma il ricatto economico, o meglio finanziario, e quel vecchio arnese del capitalismo che è il mercantilismo nei confronti dei paesi "periferici" (si faccia spiegare da quel ragazzo sveglio di Brunetta di cosa sto parlando). 
L'Italia è quindi attualmente sottomessa al mercantilismo tedesco (ebbene si, ci stanno riprovando, i nostri eterni alleati/persecutori) ed è in svendita, pronta per essere ceduta per quattro soldi per disperazione; multinazionali e imprese estere che si sono arricchite in surplus grazie ad un sistema monetario cucito su misura per il culone della Germania stanno  osservando i nostri assets migliori, ovvero ciò che è rimasto dalle privatizzazioni selvagge dei primi anni '90 (si, non me lo dica, furono Prodi e gli altri, lo so) con la stessa concupiscenza che lei riserva alle "segnorine" che allietano le sue nottate.
I suoi amati imprenditori cadono uno dopo l'altro impallinati dai cecchini dello straniero e non parliamo dei fantaccini, dei lavoratori, che muoiono come mosche nelle trincee della disoccupazione, del precariato e dell'incertezza, con la prospettiva di un futuro di povertà. Come vede, ho dovuto risalire più indietro, alla Prima Guerra Mondiale, per rendere ancor meglio l'idea della tragedia epocale che stiamo vivendo.

Chieda sempre a Brunetta o, meglio ancora, a quell'esperto contabile che è Giulio Tremonti, di spiegarle il problema dell'euro, del vincolo ad una moneta straniera che ci sta impedendo letteralmente di respirare, stringendoci in una morsa mortale fatta di richieste irricevibili e soprattutto impossibili da soddisfare, nel nome non dell'Europa ma di un folle Quarto Reich. I suoi servitori hanno votato mansueti il Fiscal Compact  (assieme agli altri, non si preoccupi, di loro parleremo) ma mi viene da pensare che nemmeno lei che è un grande imprenditore si sia reso conto di cosa veramente significhi l'obbligo al pareggio di bilancio.
Già il vincolo al 3% del rapporto tra debito e PIL voluto dall'Europa era assurdo ma, lei che è pratico, capirà che il pareggio, quello 0% è, oltre che assurdo, ridicolo e offensivo per le nostre intelligenze. Se lo faccia spiegare il perché, perché Brunetta lo sa, anche se finge di non saperlo. E Tremonti conosce anche come uscire dalla trappola. Il piano B c'è, e sospetto che ci sia sempre stato. Sapendo che ci sarebbe concesso di uscire dall'Unione Europea come prevede il Trattato di Lisbona, ancora più a ragione potremmo uscire dall'euro. Non lo sapeva? Non è colpa sua. Neanch'io lo sapevo fino a poco tempo fa e pochissimi italiani lo sanno, soprattutto coloro che stanno appassionandosi al destino del loro paese e si informano ogni giorno a riguardo dove l'informazione riesce a passare.

Se poi non dovesse fidarsi di Brunetta e Tremonti, sappia che ci sono economisti, giuristi e d esperti in altre materie, tutta gente con i controfiocchi, che non aspettano altro che di raccontare al pubblico cose che si sapevano già da decenni e che erano previste dai libri di economia, oltre che realizzatesi in precedenti storici drammatici. E cioè che l'euro, come qualunque vincolo ad una moneta troppo forte, senza sovranità monetaria, sarebbe stato la rovina di questo paese.
Mi ricordo per altro che lei, periodicamente, in questi quasi vent'anni in cui ha avuto modo di governare - pensando soprattutto ai casi suoi e di questo non potremo mai perdonarla - mi ricordo, dicevo, che ogni tanto la battuta sull'euro ebbe modo di farla. Di dire ciò che le sto dicendo adesso, cioè che era la nostra rovina. Poi però non ha mai fatto nulla di concreto a riguardo. Temo quindi che le sue parole fossero solo vuota propaganda, visto che l'euro è una creatura della sinistra - anche se in realtà strumento del peggior potere reazionario, e quindi il suo dargli addosso era un dare addosso ai "comunisti" senza però alcuna cognizione di causa.

Questa guerra, glielo ricordo ancora, è combattuta contro quella famosa classe media che lei ha sempre detto di voler proteggere e difendere dai nemici della libertà e che negli ultimi tempi le ha voltato le spalle perché, pratica e abituata alle cose concrete, si è resa conto che le sue erano solo chiacchiere e che il suo interesse per questo paese era, nei fatti, inferiore a quello che riservava alle puttane minorenni che andavano per i 35 ed ai suoi avvocati. Detto tra me e lei, quanti soldi sprecati in entrambi i casi!
Eppure, che siamo in guerra lei deve averlo capito definitivamente quando, nel novembre 2011, fu esodato da quel potere al quale si era illuso di iscriversi con quella famosa tessera tanti anni fa - lei troppo blagueur e nouveau riche per poter far parte dell'élite vera, e che in quel momento invece stava decidendo di metterla per sempre fuori gioco senza tanti ringraziamenti per i suoi passati servigi e con l'indispensabile aiuto di coloro che hanno tradito il loro elettorato e questo paese.
I ricchi veri sono così, guardano solo il pedigree, non amano il meticcio, nonostante sia più intelligente e resistente alle malattie.

L'ho ascoltata ieri sera, in quel patetico messaggio dove ha finito per fare l'imitazione della Guzzanti che imita lei. L'ho sentita vantarsi di non aver mai licenziato nessuno nelle sue aziende. Le ricordo due nomi eccellenti: Indro Montanelli ma soprattutto Mike Bongiorno che non aveva mai dubitato delle sue capacità di governo, a differenza del toscanaccio. L'ho sentita millantare di non aver mai fatto una fattura falsa. E qui migliaia e migliaia di commercialisti di basso livello si saranno rotolati dal ridere, visto che la fattura falsa: gonfiata, intestata alla ditta ma riferentesi a lavori in casa propria o inventata di sana pianta a fine anno, è pertinenza di una miriade di partite IVA, dal falegname, all'idraulico, all'imbianchino. Non tutti lo fanno ma così fan tutti. Ancora una volta non ha resistito a spararla più grossa degli altri e a tentare di passare per vergine intonsa.

Tornando a noi ed alla sua battaglia. Vede, continuo proprio a non capirla.  Parla ancora di sinistra come nemica. Ha la fortuna di avere avuto, come compagni di viaggio in questi diciannove anni, dei mansueti e disponibilissimi alleati proprio tra gli uomini della sinistra, via via decomunistizzatasi in nome delle fondazioni bancarie e dell'attaccamento alla miserrima soddisfazione della poltrona di Pilato di provincia. Gente che le ha sempre lasciato fare tutto ciò che ha voluto, che non l'ha mai dichiarata ineleggibile, che non ha mai cancellato nemmeno uno delle tante leggi ad personam con cui ha occupato il Parlamento per anni. Che l'ha resa padrone assoluto dell'etere giurando di non toccarle le televisioni, come sa anche l'onorevole Zio.
Se lo lasci dire, dottore, lei è un ingrato. Si ricordi che di amici come il D'Alema dei bei tempi non ne troverà più, ora che l'ala reazionaria dei fratelli l'ha condannata al pensionamento forzato.

Io non l'ho mai amata né tanto meno votata. Ho sempre saputo, in qualche modo, che lei sarebbe stato tutto fumo e niente arrosto. Uno di quei milanesi sbruffoni delle commedie all'italiana. I suoi processi a questo punto non mi interessano e, se proprio vuole saperlo, l'inchiesta su Ruby mi è parsa molto simile al pasticciaccio con annesso trappolone ai danni di Monsieur Dominique Strauss-Kahn, altro illustre morto di figa, se posso permettermi. Non mi interessano i suoi guai perché noi ne abbiamo di peggiori, se mi consente.
Penso però che, non avendo a questo punto lei nulla da perdere ma solo da guadagnare, come i proletari e come noi della classe media under attack, visto che al potere c'è gente che sta facendo peggio di quanto lei abbia mai fatto, potrebbe trovare un nuovo riscatto e una definitiva redenzione di fronte ad amici e nemici se volesse battersi per la causa dell'Italia e del suo salvataggio.
Ha un arma potente in mano ma temo che abbia paura di usarla. Un'arma che finora ha usato solo a scopi ludici e ipnotici e che invece potrebbe fare veramente male ai suoi nemici, che purtroppo sono anche attualmente i nemici dell'Italia. Dalle sue televisioni potrebbe raccontare la verità agli Italiani. Per la prima volta dopo tante bugie.
Insomma, se ha le palle, faccia l'unica cosa che le restituirebbe dignità di statista e farebbe ricredere qualcuno sulla sua utilità sociale, le tiri fuori. Sveli l'inganno dell'euro dai megafoni delle sue televisioni, smetta di piagnucolare e si rimbocchi le maniche come stanno facendo milioni di suoi connazionali.

Se non vuole farlo, allora la prego, la scongiuro. Non rompa i coglioni con il piagnisteo sulle sue disgrazie personali, sulla persecuzione giudiziaria, sull'accanimento della magistraturacommunistapoliticizzatademmerda nei suoi confronti.
Si astenga perché temo che la nostra pazienza di vessati e tartassati non durerebbe ancora a lungo a vedere il pianto in diretta del fantastiliardario. Sia gentile.

giovedì 11 luglio 2013

Il principio di indeterminazione di bello de zio


Capisco che vi lamentiate del maanchismo veltroniano, dell'oscillazione stazionaria di Pippo "Cesei-ociwati" tra l'accettare l'offerta o rifiutarla e tenersi il pacco, e infine di quella governativa di Penelope Letta che fa e disfa la tela e prende tempo per distrarre i Proci che assediano il palazzo.
Vi lamentate e non capite perché siete fermi alle mele di Newton e non aprite la mente alla fisica quantistica ed al principio di indeterminazione di Heisenberg.


L'indeterminazione, del resto, è oramai la caratteristica principale di tutta la neo-politica italiana,  incerta più del destino dell'universo, sospeso tra Big Crunch e Big  Rip, come avevo già suggerito ai tempi del governo Monti e della sua manovra quantistica allo stesso tempo equa ed ingiusta.
Tuttavia la dimostrazione ultima della giustezza delle intuizioni dei grandi fisici del Novecento è nel PD che, da attuale Partito Bestemmia, dovrebbe più propriamente mutarsi in Partito Quantistico Italiano. Un partito morto ma allo stesso tempo vivo. Un partito che, nel momento in cui lo pensi, appare sia di sinistra che di destra perché esiste su due mondi paralleli.

L'indeterminazione quantopiddinica in contrasto con il puro pensiero tolemaico Silviocentrico produce chaos e, secondo alcuni, una pericolosa tendenza alla morte termica.
In questo stato di incertezza, di morte maanche vita,  il regime è in pieno delirio da bunker. Ordina di fare tabula rasa, di distruggere le opere d'arte, di appiccare fuoco ai pozzi Saddam Style e spedisce al fronte le ultime riserve: vecchi e ragazzini.

Ho sentito paragonare Silvio, in questi giorni di Caimangeddon, alla Resistenza. Sono d'accordo, perché, dall'altra parte, il PD rappresenta perfettamente la Repubblica di Salò, ovvero l'arroccamento del regime all'ideale sconfitto dalla Storia, l'unione fatale nel destino dei nostri amati collaborazionisti con i solutori finali del problema italico, ovvero i neo-nazieuristi.
Non aspettatevi dunque grandi sconvolgimenti, almeno fino a quando Frau Merkel aprirà il secondo fronte e Madame Le Pen sarà stata l'unico politico con le palle in Europa (dopo Margaret Thatcher nel 1990) a ribellarsi contro l'euro. Si preannuncia un bel cat fight, per gli amanti del genere.

"Ma come, non pensi a ciò che potrebbe combinare Silvio?", direbbero a questo punto i miei piccoli piddini, convinti ed esaltati al pensiero più che dopo una zolletta all'LSD che uno degli uomini più ricchi del mondo possa veramente finire a pulire culi di anziani in una RSA e a lavare piedi ai migranti sotto la supervisione di Santa Laura Boldrini.
Non temete. Ci sarà scarmazzo, Nanni Moretti finirà ad un passo dall'essere proclamato Nostradamus nel nuovo millennio ma non succederà nulla. Silvio e il PD sono complementari ed entrambi tendono all'equilibrio. Se crolla lui crollano anche i suoi migliori amici. Se muore Eng, anche Chang è spacciato.
Per tornare alla metafora fisica, sono proprio gli elettrodalemoni che rendono stabile il nucleo formato da piddoni e pidielloni, più bosoni vari e questa non è mica speculazione scientifica così, è interazione forte. Questa è cassazione, se mi permettete l'allusione.

mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

venerdì 21 giugno 2013

Solstrazio d'estate

History repeating.  Allons enfants de la Turquie.

Primo giorno d'estate nella Repubblichina di Salòtto del governo delle larghe pretese guidato da bello de zio.
Un governuccio, un governicchio che finora si è fatto notare per la consistenza da zucchero filato dei suoi provvedimenti e per la rassomiglianza - per libertà di manovra e spessore - con il governo fantoccio del Manchukuò dell'ultimo imperatore della Cina Pu Yi. 
Governo che non intende assolutamente cacciare la ministra rematrice beccata a fare la furba sulla tassa più odiata dagli italiani, per giunta nella città che applica una delle aliquote IMU più alte d'Italia. Sentitene le giustificazioni, durante la confessione piddiminkia a Don Conchita De Gregorio sul Rude Pravo:  non sapevo che mi avevano fatto una palestra in casa, non mi occupo di queste cose (eh già, lei rema, non ha tempo), da quando sto a Roma non vedo i figli (fotte e chiagne), c'è stato il terremoto, le cavallette. La ministra cambiale: pagherò. Si, ma intanto non si schioda dalla poltrona, bello de zio la difende e, se fosse toccato ad un qualunque cristo di noi, l'avrebbe già azzannato Equitalia alla gola. 

Dopo questo bell'esempio di dare il buon esempio, torniamo al "governo del fare", come si proclamano addosso. Io direi piuttosto del facce (ride). Basta leggere le ottanta misure ottanta "per il rilancio dell'economia" strombazzate a reti unificate sui telegiornali divenuti ormai una broda a senso unico brezneviano.  Ottanta misure assolutamente cosmetiche, palliative, molto piddine, agghindate da pensatone de sinistra. Tante belle idee, molte delle quali in realtà partorite dal M5S,  rapite in culla dal B. e poi date in affidamento familiare a bello de zio appunto.
L'impignorabilità della prima casa, ad esempio. Una vera e propria violazione di copyright elettorale senza vergogna, attuata mentre prosegue ovviamente la campagna mediatica governativa - ma direi soprattutto piddina - contro Grillo e il suo movimento

Non abbiate dubbi sulla bontà del M5S, cari colleghi.  Questo è un perfetto esempio di relazione causa-effetto. Se il piddino si agita e soffre, se scioglie i cani da lecco nei talk show e ogni discussione diventa un'interminabile gara di blow-job reciproci tra piddini, vuol dire che Grillo è nel giusto.  Il giorno che al piddino andrà bene ciò che fa e dice Grillo, sarà il momento di mandare Beppe affanculo per sempre. Per ora state sereni che l'improvvisata all'assemblea di Monte Paschi ha lasciato diversi culi in fiamme ed è per questo che si agitano tanto sulle poltrone di velluto.
Lasciamo pure che delle signore unquartodoradicelebrità si sentano delle Rosa Luxembourg e ricordiamo che l'antenato del PD, quello che parla di purghe, espulse un certo Pier Paolo Pasolini per omosessualità.

Tornando alle ottanta misure antirughe di Vichy, queste non rilanceranno una beddissima minchia, visto che non si parla di cancellare MES e Fiscal Compact, ovvero l'obbligo di pareggio di bilancio e il rapporto debito-PIL al 3% checichiedeleuropa per mantenere i suoi vizietti e pagare al posto della Germania; provvedimenti che matematicamente impedirebbero la ripresa economica nei prossimi vent'anni, se sciaguratamente applicati.
E qui uno si domanda: ma questi lo sanno veramente cosa sono questi trattati capestro che vengono imposti dai tedeschi ai PIIGS a causa dell'esposizione sui derivati di Deutsche Bank, ovvero una cazzo di banca privata per la quale anche gli americani si sono già svenati nel tentativo di salvarla?

A sinistra il PIL tedesco, a destra l'esposizione di Deutsche Bank sui derivati.
Ecco una vera misura impressionante, cara Angela (fonte ZeroHedge)
E' che questi politici sono solo degli organismi mononeuronali piddini o proprio dei sociopatici? Non è un enigma facile da risolvere. A volte si ha l'impressione di essere proprio in mano a dei deficienti. Gente che non sa assolutamente un cazzo di economia, non parliamo di quella macro, ma nemmeno di ragioneria, ma che sa maneggiare bene il coltello. 
Gente messa lì proprio per la sua ignoranza e perché priva di ogni curiosità relativa al perché degli avvenimenti. Uomini e donne i cui eventuali dubbi sono già stati preventivamente saldati mediante sostanziose prebende.
E il guaio è che anche gli imprenditori, quelli strangolati dalla crisi, dimostrano di non sapere come stanno le cose realmente. Li senti ripetere a pappagallo le minchiate del pensiero unico eurista e ti verrebbe voglia di prenderli a schiaffi perché è delle loro chiappe che si sta parlando ma loro credono ancora nell'euro, nella virtuosità dell'export e soprattutto nella madre di tutte le fregnacce: la spesapubblicaimproduttiva.
Penso che, senza un'opera di divulgazione a tappeto presso gli imprenditori dei danni provocati dalla trappola dell'euro, dal ruolo della Germania e del sistema bancario, non si innescherà mai una vera rivoluzione in questo paese. La borghesia non si è ancora svegliata.

Il governo del Lettino non ci pensa proprio ad informare il popolo delle vere cause della crisi e, non avendo altro compito che intrattenere e distrarre il pubblico nell'attesa che arrivi la big band,  ovvero il prelievo forzoso che servirà per salvare il culo alle banche private (tedesche maanche italiane), utilizza vari mezzucci noti a noi psicologi come distrattori. Ad esempio il tokenismo, ovvero l'inclusione  decorativa e puramente paracula del ministro donna e per giunta nera, che avrà l'unico scopo di distrarre la Lega pungolandone le terga xenofobe con il teaser del "nero è bello e ce l'ha pure più grosso". Il meccanismo è banale, a livello di riflesso patellare o di cane di Pavlov.
Basta farla minacciare al momento giusto di dare la cittadinanza, il lavoro, la casa e tua sorella a chiunque metta il naso in Italia: i razzisti insorgono e la insultano, così le altre ministre donne devono difenderla e a loro volta insorgeranno le femministe. Una reazione a catena in piena regola che farà scrivere paginate condite di sdegno e riprovazione ai giornali, che così si guadagnano la giornata e giustificano la loro presenza in edicola.
Eppure un perfetto imbecille capirebbe subito che, nel corso della più grave crisi economica dopo il '29, parlare di allargare i diritti agli stranieri mentre quelli degli italiani vengono compressi in una stretta mortale, è una strategia assolutamente demenziale.

In fondo, dall'altra parte, anche le traversie di Silvio sono dei bei distrattori. Lui, con quell'aria da Sansone pronto a far crollare il Tempio sui Filistei ma anche lui in attesa di qualcosa. Già, ma che cosa? No, le sentenze delle sue magagne giudiziarie non c'entrano. Sono già scritte da qualche parte.
Perfino l'oroscopo sostiene che il 2014 sarà l'anno della sua fine politica. Sono solo un  bel gioco di società per tenere impegnato il neurone della Biancofiore e tenere assieme il fan club dei B-liebers.

E' un clima da Fortezza Bastiani, si, di attesa di qualcosa di clamoroso, ce ne siamo accorti da tempo, ma nei prossimi giorni parleremo in dettaglio dell'ipotesi frattalica e delle sue implicazioni in stile history repeating. Chiedendoci ad esempio se le discese a rete di Silvio contro l'euro hanno un senso preciso e rappresentano un segnale per qualcuno. Con interessanti parallelismi storici.
Tutto ciò che ruota attorno al governo di Pu Letta, alla telenovela "Tormento piddino", alla lotta continua contro Grillo è fuffa. Molto rumore per nulla. Rotoli di pluriball.
E' il silenzio sottostante, sono le manovre in garage che sono interessanti.
Cercheremo di scoprirle.

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