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venerdì 3 maggio 2013

Dite a Laura che...



Non ho molta voglia di commentare l'odierna uscita a Repubbliche unificate di Laura Boldrini sull'anarchia del web da accomodare come lo stoccafisso con nuove leggi e il successivo controcanto di Piero Grasso che, assieme alla precedente uscita di Giuliano Ferrara di qualche giorno fa, completa la triangolazione di fuoco incrociato sulla libertà d'espressione nel web organizzata dal regime e che raggiunge ironicamente il suo culmine oggi, giornata mondiale della libertà di stampa.
Ciò che c'era da dire in risposta all'argomento lo hanno già detto egregiamente Arianna Ciccone, Alberto Capece Minutolo, Bernardo Luraschi su Liberi Pensieri, Fabio Chiusi e Vittorio Zambardino nei loro articoli, per cui leggete loro e saprete come la penso in proposito. Non ho nulla da aggiungere, vostro onore.

Dico solo che io non credo che il suggerimento di  proporre altre leggi oltre quelle già esistenti, contenuto nella straziante intervista a due madonne piangenti tra Boldrini & Concita De Gregorio derivi unicamente dal fatto che un'alta papavera del potere si sia sentita offesa dal fatto che qualcuno abbia postato la foto di una milfona che le somiglia, con le tettone e la passera alla brasiliana, al punto da organizzare una task force di setacciatori della rete alla ricerca e distruzione delle foto incriminate. (E guardate, se discutiamo della cosa, come ci attenziona, noi twittaroli, il Rude Pravo. Non hanno proprio un cazzo da fa'.)
La cosa è talmente ridicola che non sta in piedi, soprattutto se quella della foto, la milfona, non è la papavera in questione.

Ricordo a questa madonnina infilzata, alla SEL-lerona che non credeva che in Italia vi fosse una miseria tale da spingere le persone al suicidio collettivo, ed alla compagna senonoraquandista del femminismo piagnone - che se lo accostiamo all'antisemitismo fa una botta più forte, vero? - che la violenza riservata alle donne sul web (che conosce bene chiunque tenga un blog o stia semplicemente sui social network) è solo la proiezione di quella che vivi ogni giorno nella vita reale. Solo la molestia sul lavoro, se sei fortunata, ben di peggio per tante altre. 
Una violenza che non nasce dal web (che caso mai ritrasmette solo la realtà fattuale nel virtuale, magari amplificandone i tratti e rendendola catartica) ma che è sempre più spesso causata dalle politiche di shock economy che esasperano i conflitti interpersonali, fanno ammalare di depressione, fanno esplodere la violenza e creano i soliti capri espiatori individuandoli nei soggetti più deboli della società. Ad esempio le donne povere, quelle che non siedono sugli scranni del potere e che nessuno va ad intervistare con il secondo fine propagandistico.

Quelle politiche affamatrici da neoaristocrazia, ancora più odiose perché offerteci dalle mani forate dalle stigmate di queste Sante Evite sofferenti, tanto carucce e de sinistra; che provengono da un Potere che non ha ancora fatto una legge sul femminicidio (come in Argentina, ad es.) ma sfrutta la sofferenza e il sangue delle donne per fare un tipo di propaganda molto subdola, che mira solo all'autoconservazione di esponenti di una casta parassitaria.
Sarà anche vero che la presidente della Camera riceve minacce e le fanno i fotomontaggi zozzi ma allora io preferisco la meravigliosa dignità di Cécile Kyenge che sta dando lezioni di signorilità impagabile alla feccia che dal giorno della sua nomina la sta perseguitando con ogni tipo di insulto, con l'odiosa aggravante del razzismo. Perché Cécile non invoca la censura e Lauretta si? Così, tanto per curiosità. Come mai Laura dice di temere meno la realtà, il camminare per strada, della minaccia o del fotomontaggio sul web?

Non sarà che oggi improvvisamente, con un bruciaculo collettivo, i papaveri parlano di regolamentare il web (leggi imbavagliarlo) solo perché, dopo aver asservito i media, l'unico dissenso alla loro dittatura softcore viene da lì' e per la prima volta si è aggregato in una forza politica che ha raccolto una novemilionata di voti di italiani? Casualmente, s'intende. 
Pensando anche alla presenza nel governo di D'Alia (ricordate il suo provvedimento antiweb poi bocciato), tutto diventa più chiaro. O no?

Ditelo a Laura che non c'è bisogno di abolire gli uffici postali se uno riceve una lettera minatoria.



P.S. Ringrazio la redazione di MenteCritica che, riprendendo questo post, ne ha colmato una lacuna aggiungendovi in calce la nota sull'evidente disparità di trattamento da parte della  stampa appartenente al network "La Voce del Padrone" nei confronti della vicenda della parlamentare del M5S Giulia Sarti, le cui mail private sono state violate e rese pubbliche. Episodio che, a differenza dei fotomontaggi zozzi della Boldrini non ha sollevato altrettanta indignazione da parte dei signorini grandi firme. 
Che volete, anche in questo caso ce lo ricordano. Come diceva il Marchese: "Io sono io, e voi...."

giovedì 26 gennaio 2012

Questa proprietà intellettuale è un furto


Il capitalismo morente ha sempre più bisogno di leggi che, facendo finta di perseguire uno scopo apparentemente nobile, in realtà ne perseguono un altro ben più subdolo, e cioé l'allontanamento della data dell'exitus, in un accanimento terapeutico senza fine.
Faccio un esempio. Il Patriot Act, approvato in fretta e furia all'indomani dell'11 settembre con l'aiuto di un po' di  antrace sparsa ad hoc negli uffici dei politici dell'opposizione, pareva servire alla patriottica lotta contro il Terrorismo Globale che aveva appena colpito al cuore l'Impero, ma il suo vero scopo era limitare la libertà personale dei cittadini americani. Un provvedimento utile qualora una crisi economica devastante avesse convinto gli americani a mettere mano alle adorate armi custodite in casa - e non solo la doppietta del nonno ma i ben più efficaci M16 Viper - contro l'odiato governo federale. Perché la loro costituzione consente loro di scegliersi un altro governo se l'attuale non lo si ritiene più democratico e utile al bene comune.
L'alba della crisi economica attuale risale appunto all'inizio del nuovo millennio. Poi vennero alcune provvidenziali guerre che distrassero l'opinione pubblica e fornirono sangue fresco ed abbondante alla sete della Shock Economy che prospera solo quando può ricostruire qualcosa dopo averla distrutta ma ora siamo daccapo. La crisi si trascina da dieci anni e non accenna a finire, anzi minaccia di aggravarsi. E' come una di quelle malattie degenerative contro le quali non puoi far nulla ma applicare solo cure palliative e guardare il malato ridursi sempre peggio.
La guerra come placebo. Per non sbagliare stanno già facendo la faccia torva con l'Iran e vedrete che una bella bombardata per accaparrarsi lo stretto di Hormuz e il prezioso petrolio persiano non tarderà a venire, se ci sarà da distrarre il popolo con un'altra overdose di patriottismo.

Un'altra legge che, con l'intento di difendere la proprietà intellettuale, in realtà persegue lo scopo di zittire e limitare la Rete - sempre in previsione di dover affrontare una pesante rivolta popolare - è questa SOPA (Stop Online Piracy Actalla quale si è aggiunta anche la PIPA (Protect IP Act), attualmente in discussione nel senato americano. Neanche a dirlo, sono proposte di legge degli odiosi repubblicani, il braccio armato delle corporation militarizzate.
Pensate davvero che, con milioni di americani a rischio di perdita di lavoro e mezzi di sussistenza, la priorità sia quella di chiudere Megaupload perchè vi fa scaricare gratis l'ultima cioféca cinematografica di Nicholas Cage? O chiudere un blog o un sito qualunque perché pubblica video da YouTube senza chiedere il permesso? Andiamo.
Infatti gli americani con il sale in zucca non ci stanno ed hanno iniziato subito una lotta contro queste leggi liberticide, appoggiati anche dall'amministrazione Obama.

C'è da dire che la difesa del copyright, ovvero la pretesa che qualcuno debba ricevere del denaro ogni volta che qualcun'altro riporta le sue scorregge mentali o quelle che ha comprato dall'autore, su altri mezzi di comunicazione, è un'ossessione tutta americana, di quelle americanate che noi non capiremo mai, come il football. E' quella cosa che, se un'attore canta sotto la doccia una canzoncina o guarda un programma alla TV  in una scena di un film, la produzione deve andare a cercare chi detiene i diritti di riproduzione della canzoncina e del programma e pagargli la tangente.
E magari questo servisse a far guadagnare l'autore materiale della scorreggia mentale. Molto più di frequente a beccarsi il pizzo sono le case discografiche, le case editrici o cinematografiche. Insomma le corporation.
La monetarizzazione della creatività come emblema ultimo di questo sistema in decomposizione, della deriva del capitalismo verso la rovina più completa, ovvero il suo annichilimento del Nulla, nel potere ultimo e definitivo del Denaro.
Non si rendono conto che ogni volta che noi citiamo, pubblichiamo un'opera intellettuale, contribuiamo gratuitamente alla sua conoscenza. Dovremmo, paradossalmente e se dovessimo seguire la stessa loro logica, essere pagati noi blogger per fare pubblicità al tale film o tale musica. Allo stesso modo in cui dovremmo essere pagati per guardare la pubblicità in televisione, visto che è il nostro tempo ad essere sfruttato da chi vuole venderci qualcosa. (Il concetto non è mio, l'ho studiato in un libro all'Università, ma non mi ricordo il nome dell'autore).
Naturalmente io troverei idiota essere pagata per le citazioni con le quali infarcisco i miei post, perché la diffusione e libera circolazione della cultura per me è un fatto di libertà.

Per tornare al ragionamento iniziale. Già che ci siamo,  devono essersi detti, oltre a perderci nell'avidità di denaro senza limiti, sfruttiamo anche il lato utilitaristico della cosa. Se, con la scusa del copyright, possiamo censurare, zittire e bloccare, questo servirà, in caso di necessità,  a tutto il sistema che cerca di sopravvivere. Tutto fa brodo per allontanare l'ombra del beccamorto che verrà a ricomporre la salma e a mettergli un dito in culo.
Proibire la libera diffusione della cultura e delle idee ricorda la stessa idiozia degli ukase tipici dei totalitarismi; è la medesima ottusità burocratica da regime di Ceausescu reloaded ma il bello è che pretendono che non ce ne accorgiamo. Anzi, lo sbandierano come un diritto civile, una conquista di civiltà. Perché, se non lo sapevate, fin dal 1886 le corporation sono trattate dalla legge americana come persone fisiche che quindi possiedono altrettanti diritti civili. Il diritto civile di far soldi all'infinito e di perseguire gli interessi dei loro proprietari con qualunque mezzo.

Se la crisi è globalizzata, la censura, per sicurezza, deve estendersi anche alle province dell'Impero. 
Qui in Italia, dopo il piddino Levi, autore di un passato e discusso disegno di legge sul tema, si è appena incaricato il padano Fava - nomen omen - di riproporre in Parlamento la censura sul web, mascherandola da difesa del copyright. Non pensate che alla Lega interessi la difesa della cultura, argomento a lei ignoto, ma piuttosto l'idea di proibire qualcosa. La perversione preferita dalle nullità investite di potere. E poi loro, sbraitano e ruttano tanto, agitano gli elmi cornuti ma poi eseguono solo gli ordini.
Se il SOPA e il PIPA passeranno in U.S.A. potremo star certi che il bavaglio arriverà anche da noi, magari grazie a qualche volonteroso uomo immagine dell'opposizione del momento, per far finta che il governo non ne sappia nulla. Se invece gli americani difenderanno il loro diritto alla libera espressione vorrà dire che anche noi dovremo tirar fuori le palle, compresa la nostra classe politica. E qui la vedo già più dura.

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