Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post

sabato 5 luglio 2014

Il paese degli impronunciabili

Censuratemi anche questo vino sudafricano

Non ho parole. Mentre in Ucraina si sta compiendo un massacro in nome degli stessi principi shockeconomici che stanno devastando le economie dei paesi del sud Europa, giornali e telegiornali, invece di occuparsene e di mostrarne le atroci immagini, avendo oltretutto ormai bruciato la fondamentale copertura dei passaggi dei giornalisti di regime da una contrada all'altra con i relativi cavalli, trovano il tempo di spiare i tweet altrui e, appena trovato lo spunto giusto, riescono ad imbastire campagne di stampa indegne a cui vanno subito dietro, a strascico, colleghi rancorosi, bloggherucci da quattro soldi, tutti i volonterosi carnefici da commento a peto libero, e la solita fauna di disadattati da social, ai quali una bella frullata di elettroshock prima e dopo i pasti  farebbe un gran bene.

Conosco Debora Billi e so che è un'ottima giornalista che non merita affatto questo troiaio mediatico abilmente scatenato da chi sa di avere a disposizione un parco capre di simpatizzanti vogliosi di menare fascisticamente le mani contro gli avversari politici, non risparmiando l'insulto personale, di genere e quant'altro di vomitevole. E le donne, come in tutte le dittature, sono le più scatenate.
Quanto sto vedendo è allucinante. Perfino i telegiornali oggi dedicano servizi a questo niente, ad un processo alle intenzioni da manuale, creato sulla combinazione che una certa persona si chiama Giorgio come un'altra recentemente scomparsa. Che l'Ucraina che si ribella si fotta, assieme a tutti coloro che si oppongono al capitalesimo.

Se questo è un processo, allora io assumo la difesa. Cari signori dell'accusa, mi dimostrate che il Giorgio nominato da Debora era proprio quello? Scommettiamo che non ci riuscite nemmeno in duemila anni e che nessun giudice sano di mente sarebbe in grado di ravisare il vilipendio nel tweet di Debora a meno che non appartenesse ad un tribunale speciale? 
Sapete cosa è questo canaio, a cosa assomiglia, di cosa olezza inequivocabilmente? Di pura Stasi, terrore staliniano, di quando Giuseppe, notoriamente paranoico (e mal ne incolse all'illustre psichiatra sovietico che osò diagnosticargliela) condannava qualcuno alla Siberia o peggio solo perché non gli piaceva come il malcapitato lo stava guardando in quel momento. "Tovarisch, il tuo sguardo non mi piace".

Non a caso uno dei segni inequivocabili della dittatura è la follia che si insinua in ogni aspetto dei rapporti umani; il sospetto, il preconcetto, la supposizione, la voglia matta della delazione, il quanto si gode a portare qualcuno alla gogna per omaggiare il potere. E tanto meno è degno questo potere tanto più si gode. Chi aderisce alla dittatura è talmente inebriato dal suo gas obnubilante che è sicuro di saper sempre cogliere il vero significato delle intenzioni altrui, ossia del nemico, mentre invece vede solo cose proiettate dalla propria mente.

Fanno paura ma, come tutte le altre volte, saranno sconfitti. Chi vede piccoli grilli camminare sui muri è in pieno delirium, ha il cervello già in pappa. 
Possono vietarci di nominare i gerarchi, spezzarci le dita se osiamo digitare associandoli a qualsiasi cosa non gradita i Mattei, le Laure, i Giorgi, i Marii, e l'intera casata dei Killemmuort di ogni ordine e grado. Possono trasformarli in tanti tetragrammi piatti da idolatrare. Possono tentare di controllare il pensiero e manipolarlo a loro piacimento, intimorire e manganellare i dissidenti. Tanto questo paese non l'avranno. 

venerdì 3 maggio 2013

Dite a Laura che...



Non ho molta voglia di commentare l'odierna uscita a Repubbliche unificate di Laura Boldrini sull'anarchia del web da accomodare come lo stoccafisso con nuove leggi e il successivo controcanto di Piero Grasso che, assieme alla precedente uscita di Giuliano Ferrara di qualche giorno fa, completa la triangolazione di fuoco incrociato sulla libertà d'espressione nel web organizzata dal regime e che raggiunge ironicamente il suo culmine oggi, giornata mondiale della libertà di stampa.
Ciò che c'era da dire in risposta all'argomento lo hanno già detto egregiamente Arianna Ciccone, Alberto Capece Minutolo, Bernardo Luraschi su Liberi Pensieri, Fabio Chiusi e Vittorio Zambardino nei loro articoli, per cui leggete loro e saprete come la penso in proposito. Non ho nulla da aggiungere, vostro onore.

Dico solo che io non credo che il suggerimento di  proporre altre leggi oltre quelle già esistenti, contenuto nella straziante intervista a due madonne piangenti tra Boldrini & Concita De Gregorio derivi unicamente dal fatto che un'alta papavera del potere si sia sentita offesa dal fatto che qualcuno abbia postato la foto di una milfona che le somiglia, con le tettone e la passera alla brasiliana, al punto da organizzare una task force di setacciatori della rete alla ricerca e distruzione delle foto incriminate. (E guardate, se discutiamo della cosa, come ci attenziona, noi twittaroli, il Rude Pravo. Non hanno proprio un cazzo da fa'.)
La cosa è talmente ridicola che non sta in piedi, soprattutto se quella della foto, la milfona, non è la papavera in questione.

Ricordo a questa madonnina infilzata, alla SEL-lerona che non credeva che in Italia vi fosse una miseria tale da spingere le persone al suicidio collettivo, ed alla compagna senonoraquandista del femminismo piagnone - che se lo accostiamo all'antisemitismo fa una botta più forte, vero? - che la violenza riservata alle donne sul web (che conosce bene chiunque tenga un blog o stia semplicemente sui social network) è solo la proiezione di quella che vivi ogni giorno nella vita reale. Solo la molestia sul lavoro, se sei fortunata, ben di peggio per tante altre. 
Una violenza che non nasce dal web (che caso mai ritrasmette solo la realtà fattuale nel virtuale, magari amplificandone i tratti e rendendola catartica) ma che è sempre più spesso causata dalle politiche di shock economy che esasperano i conflitti interpersonali, fanno ammalare di depressione, fanno esplodere la violenza e creano i soliti capri espiatori individuandoli nei soggetti più deboli della società. Ad esempio le donne povere, quelle che non siedono sugli scranni del potere e che nessuno va ad intervistare con il secondo fine propagandistico.

Quelle politiche affamatrici da neoaristocrazia, ancora più odiose perché offerteci dalle mani forate dalle stigmate di queste Sante Evite sofferenti, tanto carucce e de sinistra; che provengono da un Potere che non ha ancora fatto una legge sul femminicidio (come in Argentina, ad es.) ma sfrutta la sofferenza e il sangue delle donne per fare un tipo di propaganda molto subdola, che mira solo all'autoconservazione di esponenti di una casta parassitaria.
Sarà anche vero che la presidente della Camera riceve minacce e le fanno i fotomontaggi zozzi ma allora io preferisco la meravigliosa dignità di Cécile Kyenge che sta dando lezioni di signorilità impagabile alla feccia che dal giorno della sua nomina la sta perseguitando con ogni tipo di insulto, con l'odiosa aggravante del razzismo. Perché Cécile non invoca la censura e Lauretta si? Così, tanto per curiosità. Come mai Laura dice di temere meno la realtà, il camminare per strada, della minaccia o del fotomontaggio sul web?

Non sarà che oggi improvvisamente, con un bruciaculo collettivo, i papaveri parlano di regolamentare il web (leggi imbavagliarlo) solo perché, dopo aver asservito i media, l'unico dissenso alla loro dittatura softcore viene da lì' e per la prima volta si è aggregato in una forza politica che ha raccolto una novemilionata di voti di italiani? Casualmente, s'intende. 
Pensando anche alla presenza nel governo di D'Alia (ricordate il suo provvedimento antiweb poi bocciato), tutto diventa più chiaro. O no?

Ditelo a Laura che non c'è bisogno di abolire gli uffici postali se uno riceve una lettera minatoria.



P.S. Ringrazio la redazione di MenteCritica che, riprendendo questo post, ne ha colmato una lacuna aggiungendovi in calce la nota sull'evidente disparità di trattamento da parte della  stampa appartenente al network "La Voce del Padrone" nei confronti della vicenda della parlamentare del M5S Giulia Sarti, le cui mail private sono state violate e rese pubbliche. Episodio che, a differenza dei fotomontaggi zozzi della Boldrini non ha sollevato altrettanta indignazione da parte dei signorini grandi firme. 
Che volete, anche in questo caso ce lo ricordano. Come diceva il Marchese: "Io sono io, e voi...."

venerdì 21 settembre 2012

Smutandate Barbie!



(Post vivamente sconsigliato a chi ha sempre giocato solo con Cicciobello.)

Grazie ad un post di MenteCritica sono venuta per caso a conoscenza di un fatto che mi ha, a dir poco, sconvolta. Si, una cosa terribile, che mi ha tolto il sonno. Non so nemmeno come iniziare a parlarne. Tanto vale farsi forza e sputare il rospo tutto in una volta. 
Ebbene, so che per tutte le ex bambine della mia età sarà un colpo, ma dovete saperlo. La Mattel ha messo le mutande alla Barbie. Gliele ha proprio saldate addosso. Dei mutandoni, visti gli standard attuali perizomiali, e color carne. Una cintura di castità, una cosa orrenda. La foto è qui, per chi ha lo stomaco forte (warning, graphic content!)

Non capisco cosa ci fosse da coprire, oltretutto. Non gioco con la Barbie da quando avevo dodici anni, quindi da un bel po', ma me la ricordo bella nuda e smutandata, con appena il tatuaggio in rilievo, praticamente la marchiatura, del logo Mattel su una chiappetta. Un confronto tra la versione vintage e quella attuale è in questo straordinario calendario.
Mi ricordo che là sotto, tra le gambe affusolate che negli anni settanta divennero meravigliosamente snodate, era liscia con appena un'allusione di solco di passerina. Praticamente infibulata con il metodo egizio. Non parliamo di quel frocetto di Ken, con quel pacco appena accennato (noi bambine intuivamo qualcosa di mancante ma non sapevamo ancora cosa di preciso) e che ci dava comunque una certa subliminale angoscia di castrazione. Credo che adesso abbiano messo anche a lui una specie di sospensorio da pugile per confondere maggiormente le acque.

Mettere lo Sloggi contenitivo alla Barbie è una bestemmia, è un crimine che poteva venire in mente solo ad una corporation psicopatica. Primo perché la Barbie, proprio perché censurata e mutilata, nonostante l'abbiano infibulata e scapezzolata all'origine per tentare di renderla meno erotica, è la bambola più cripticamente maiala che sia mai stata creata. Degenitalizzandola l'hanno fatta diventare solo più perversa, più perturbante ed incline a sollecitare fantasie sadomaso o violente tout-court.

Non a caso è sicuramente la bambola d'elezione per fantasie infantili perverso-polimorfe  e per installazioni più o meno hard adulte. Guardate questo maiale cosa ha combinato per risessualizzare Barbie e Ken.
Qui potete gustare una serie molto interessante, realizzata dalla fotografa Mariel Clayton, con Barbie e Ken. C'è la Barbie shibari, la domina, quella che minaccia Ken con un fallo posticcio gigantesco  (volevo postarla qui ma Blogger me l'ha censurata, protestanti bacchettoni di merda).
Non mi sono meravigliata affatto di vedere le altre fotografie decisamente gore della Barbie serial killer intenta a decapitare Ken, a fare a pezzi e conservare in salamoia le teste delle amiche. E' normale. Non so perché ma è una bambola che prima o poi ti dà un gusto sovrumano a staccarle la testa.
Non mi meraviglierei che, nella versione mutandata, qualche infante emulo di Jack the Ripper provasse a mutilarla ulteriormente nel tentativo di asportarle gli odiosi slip contenitivi.

La riprova della perturbanza di Barbie è questa foto dove l'umano imita l'inanimato. La sconcertante Barbie di carne.



E ora qualcosa di completamente diverso. La bambola Kate, praticamente indistinguibile dall'originale.
La casa reale inglese si fa venire le crisi isteriche se la principessa si toglie le mutande in favore dei paparazzi e minaccia la libertà di cronaca nel mondo per impedire che dal parrucchiere possiamo vedere uno scorcio della real patonza per morire d'invidia al pensiero di cosa si tromba il principesso William.
Chissà se la Drag Queen Betty ha idea delle cose che dei bambini innocenti possono far fare alla bambola di Kate, pensando non solo alle Barbie e a Ken ma al cavallo di Barbie.


giovedì 26 gennaio 2012

Questa proprietà intellettuale è un furto


Il capitalismo morente ha sempre più bisogno di leggi che, facendo finta di perseguire uno scopo apparentemente nobile, in realtà ne perseguono un altro ben più subdolo, e cioé l'allontanamento della data dell'exitus, in un accanimento terapeutico senza fine.
Faccio un esempio. Il Patriot Act, approvato in fretta e furia all'indomani dell'11 settembre con l'aiuto di un po' di  antrace sparsa ad hoc negli uffici dei politici dell'opposizione, pareva servire alla patriottica lotta contro il Terrorismo Globale che aveva appena colpito al cuore l'Impero, ma il suo vero scopo era limitare la libertà personale dei cittadini americani. Un provvedimento utile qualora una crisi economica devastante avesse convinto gli americani a mettere mano alle adorate armi custodite in casa - e non solo la doppietta del nonno ma i ben più efficaci M16 Viper - contro l'odiato governo federale. Perché la loro costituzione consente loro di scegliersi un altro governo se l'attuale non lo si ritiene più democratico e utile al bene comune.
L'alba della crisi economica attuale risale appunto all'inizio del nuovo millennio. Poi vennero alcune provvidenziali guerre che distrassero l'opinione pubblica e fornirono sangue fresco ed abbondante alla sete della Shock Economy che prospera solo quando può ricostruire qualcosa dopo averla distrutta ma ora siamo daccapo. La crisi si trascina da dieci anni e non accenna a finire, anzi minaccia di aggravarsi. E' come una di quelle malattie degenerative contro le quali non puoi far nulla ma applicare solo cure palliative e guardare il malato ridursi sempre peggio.
La guerra come placebo. Per non sbagliare stanno già facendo la faccia torva con l'Iran e vedrete che una bella bombardata per accaparrarsi lo stretto di Hormuz e il prezioso petrolio persiano non tarderà a venire, se ci sarà da distrarre il popolo con un'altra overdose di patriottismo.

Un'altra legge che, con l'intento di difendere la proprietà intellettuale, in realtà persegue lo scopo di zittire e limitare la Rete - sempre in previsione di dover affrontare una pesante rivolta popolare - è questa SOPA (Stop Online Piracy Actalla quale si è aggiunta anche la PIPA (Protect IP Act), attualmente in discussione nel senato americano. Neanche a dirlo, sono proposte di legge degli odiosi repubblicani, il braccio armato delle corporation militarizzate.
Pensate davvero che, con milioni di americani a rischio di perdita di lavoro e mezzi di sussistenza, la priorità sia quella di chiudere Megaupload perchè vi fa scaricare gratis l'ultima cioféca cinematografica di Nicholas Cage? O chiudere un blog o un sito qualunque perché pubblica video da YouTube senza chiedere il permesso? Andiamo.
Infatti gli americani con il sale in zucca non ci stanno ed hanno iniziato subito una lotta contro queste leggi liberticide, appoggiati anche dall'amministrazione Obama.

C'è da dire che la difesa del copyright, ovvero la pretesa che qualcuno debba ricevere del denaro ogni volta che qualcun'altro riporta le sue scorregge mentali o quelle che ha comprato dall'autore, su altri mezzi di comunicazione, è un'ossessione tutta americana, di quelle americanate che noi non capiremo mai, come il football. E' quella cosa che, se un'attore canta sotto la doccia una canzoncina o guarda un programma alla TV  in una scena di un film, la produzione deve andare a cercare chi detiene i diritti di riproduzione della canzoncina e del programma e pagargli la tangente.
E magari questo servisse a far guadagnare l'autore materiale della scorreggia mentale. Molto più di frequente a beccarsi il pizzo sono le case discografiche, le case editrici o cinematografiche. Insomma le corporation.
La monetarizzazione della creatività come emblema ultimo di questo sistema in decomposizione, della deriva del capitalismo verso la rovina più completa, ovvero il suo annichilimento del Nulla, nel potere ultimo e definitivo del Denaro.
Non si rendono conto che ogni volta che noi citiamo, pubblichiamo un'opera intellettuale, contribuiamo gratuitamente alla sua conoscenza. Dovremmo, paradossalmente e se dovessimo seguire la stessa loro logica, essere pagati noi blogger per fare pubblicità al tale film o tale musica. Allo stesso modo in cui dovremmo essere pagati per guardare la pubblicità in televisione, visto che è il nostro tempo ad essere sfruttato da chi vuole venderci qualcosa. (Il concetto non è mio, l'ho studiato in un libro all'Università, ma non mi ricordo il nome dell'autore).
Naturalmente io troverei idiota essere pagata per le citazioni con le quali infarcisco i miei post, perché la diffusione e libera circolazione della cultura per me è un fatto di libertà.

Per tornare al ragionamento iniziale. Già che ci siamo,  devono essersi detti, oltre a perderci nell'avidità di denaro senza limiti, sfruttiamo anche il lato utilitaristico della cosa. Se, con la scusa del copyright, possiamo censurare, zittire e bloccare, questo servirà, in caso di necessità,  a tutto il sistema che cerca di sopravvivere. Tutto fa brodo per allontanare l'ombra del beccamorto che verrà a ricomporre la salma e a mettergli un dito in culo.
Proibire la libera diffusione della cultura e delle idee ricorda la stessa idiozia degli ukase tipici dei totalitarismi; è la medesima ottusità burocratica da regime di Ceausescu reloaded ma il bello è che pretendono che non ce ne accorgiamo. Anzi, lo sbandierano come un diritto civile, una conquista di civiltà. Perché, se non lo sapevate, fin dal 1886 le corporation sono trattate dalla legge americana come persone fisiche che quindi possiedono altrettanti diritti civili. Il diritto civile di far soldi all'infinito e di perseguire gli interessi dei loro proprietari con qualunque mezzo.

Se la crisi è globalizzata, la censura, per sicurezza, deve estendersi anche alle province dell'Impero. 
Qui in Italia, dopo il piddino Levi, autore di un passato e discusso disegno di legge sul tema, si è appena incaricato il padano Fava - nomen omen - di riproporre in Parlamento la censura sul web, mascherandola da difesa del copyright. Non pensate che alla Lega interessi la difesa della cultura, argomento a lei ignoto, ma piuttosto l'idea di proibire qualcosa. La perversione preferita dalle nullità investite di potere. E poi loro, sbraitano e ruttano tanto, agitano gli elmi cornuti ma poi eseguono solo gli ordini.
Se il SOPA e il PIPA passeranno in U.S.A. potremo star certi che il bavaglio arriverà anche da noi, magari grazie a qualche volonteroso uomo immagine dell'opposizione del momento, per far finta che il governo non ne sappia nulla. Se invece gli americani difenderanno il loro diritto alla libera espressione vorrà dire che anche noi dovremo tirar fuori le palle, compresa la nostra classe politica. E qui la vedo già più dura.

lunedì 1 agosto 2011

Legiferare ad minchiam


Ho appena fatto un ordine di libri e DVD su Amazon.it, alla faccia dell'onorevole Riccardo Levi (PD). Ho approfittato dei prezzi irresistibili, della comodità di scegliere da casa e ricevere direttamente in ufficio, senza spese di spedizione e non me ne pento affatto. Anzi, lo rifarei e lo rifarò senz'altro prima del 1° settembre, giorno in cui entrerà in vigore una delle leggi più polpottiste di questo paese finto democratico che ha sempre il vizio di infilare a tradimento un dito nel culo dei suoi cittadini.

Una legge tipica da legislatore che soffre d'insonnia e non sa più cosa inventarsi a notte fonda per vessare i suoi concittadini; che va contro ogni principio di libertà di scelta e contro i fondamentali del mercato, visto che pretende di stabilire per decreto quale sconto massimo posso ottenere sui miei acquisti e dove devo farli, gli stessi.  Una roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno al più grigio dei burocrati del Cremlino brezneviano e che piace comunque agli berluscostalinisti perché difende i piccoli librai, le piccole rivendite, le piccole cartolerie, quelle che sono destinate a scomparire non per cattiveria ma per raggiunto capolinea storico. Anche i negozi di fotografo stanno scomparendo. Che facciamo, una legge sul rullino obbligatorio e il rogo delle fotocamere digitali sulla pubblica piazza?

Io non ho nulla contro le librerie della mia città. Peccato che la risposta frequente sia: "Non l'abbiamo, se vuole l'ordiniamo." L'ultima volta che mi sono lasciata convincere ho atteso invano due mesi per poi sentirmi dire: "Mi dispiace, non è più disponibile". Il libro l'ho poi trovato la sera stessa su Amazon, ad un prezzo inferiore a quello di listino, ovviamente, e in tre giorni l'ho ricevuto a casa.
Questa legge è un inutile esercizio di protezionismo corporativo perché ci saranno per molto tempo ancora persone che, non avendo dimestichezza con il computer, continueranno ad andare ad acquistare libri in libreria, ma intanto questi legulei ad minchiam cercano di frenare il progresso e si prendono paura delle vendite online e di Amazon che fa gli sconti per acchiappare clienti. Una cosa vecchia come la crocefissione.

Di fronte alle leggi che hanno limitato la libertà di riproduzione (procreazione assistita), che vorrebbero vietare la prostituzione low cost senza pensare a quella dei pompini da 300 euro nelle stanze del potere, alle leggi contro la libertà di scelta sul fine vita ed il sondino coatto, al divieto per le persone omosessuali di veder riconosciuti i propri diritti civili di convivenza, di fronte insomma a queste pesantissime ingerenze nella libertà personale di noi italiani, perpetrate dal vecchio coso gonfio fallito e dal suo governaccio, cosa volete che sia una legge meschina anti-e-commerce in difesa delle specie commerciali in via di estinzione. Quisquilie e pinzallacchere. Invece io mi indigno ugualmente, soprattutto perché chi ha firmato questa legge è lo stesso che vorrebbe porre dei limiti e dei paletti alla libera espressione di coloro che scrivono sul web con l'ennesima legge bavaglio e perché non è un berlusconide rettiliano conclamato ma uno del PD, teoricamente uno di sinistra.

Odio quando sento dire: "sono tutti uguali". Però ultimamente il qualunquismo ce lo stanno proprio tirando fuori con le pinze.

martedì 5 luglio 2011

TrAGCOMiomachìe

Accingendoci a celebrare, da bravi blogger coscienziosi, la Notte della Rete contro la censura e il tentativo da parte dell'AGCOM (kicazz'è?) di limitare la libertà d'espressione in nome della difesa del copyright, bisogna avere in mente e ben chiara una cosa. 
Chi ci governa avrà sempre la tentazione di limitare con ogni mezzo le nostre libertà fondamentali. Essendo un potere sempre più spesso illegittimo perché autoelettosi con leggi elettorali su misura, con l'inganno, la frode o i trucchi della propaganda, ed essendo espressione dell'avidità senza freni di un capitalismo ormai impazzito, con l'anima venduta al demone dell'illegalità, con il profitto che cammina sui mucchi di cadaveri, è evidente che dobbiamo attenderci ogni giorno leggi e provvedimenti che fino all'altro giorno sarebbero stati impensabili per la loro palese illegittimità. Tutto ciò che fa brodo, nel senso del profitto e della salvaguardia del particulare di un appartenente alla Casta, alla lobby o dell'unico Padrone e Signore, comporta una legge ad aziendam, ad personam e ad culum. Ci proveranno sempre e cercheranno di farla ancora più sporca della volta precedente.

Per fare un solo esempio e tra i più inquietanti del pericolo costante a cui siamo sottoposti, il Patriot Act, una legge emergenziale che, per la prima volta nella storia, limitava fortemente le libertà personali dei cittadini statunitensi, fu approvata in fretta e furia qualche giorno dopo l'11 settembre 2001 da un Congresso terrorizzato dall'antrace che una manina misteriosa aveva spolverato fin dentro le stanze del Potere, ad esempio nell'ufficio del Capo dell'Opposizione democratica Tom Daschle. Cinque morti, cittadini comuni che erano entrati in contatto con l'agente batteriologico e legge approvata senza tante storie. In seguito, una bella pietra tombale sui tanti e troppi misteri di quel colpo di mano che assomigliava tanto, troppo, ad un colpo di stato.

Da noi nell'italico stivaletto, essendo l'interesse attuale dominante non quello della temibile lobby neocon guerrafondaia ma quello di un vecchio cliente fallito che cerca di salvarsi dalla galera, dal dover portare i libri contabili in Tribunale e di evitare di farsi interdire dai figli, siamo ormai alla ventesima legge ad personam, per fortuna già abortita
Un codicillo, pare aggiunto di nascosto alla Finanziaria di Tremonti dal delfino Angelino, all'insaputa (dicono) dei legaioli, avrebbe dovuto salvare il vecchio dal pagamento dell'esosa gabella dovuta a colui al quale sottrasse, con la frode e la corruzione giudiziaria, la Mondadori. La furbata non è riuscita perché ultimamente, per fortuna, sulle leggi ad personam si vigila con più lena e le porcate si riescono ad intercettare prima che arrivino al cuore dello Stato. Forse perché sono talmente grosse che non si riescono a nascondere.
Per ciò che ho affermato sopra, e cioè che il potere più è illegale e più tenta di barare, prima del botto finale, il nostro proverà a far passare il Processo Breve che, salvando lui dalla galera, manderebbe impuniti tanti compagnucci di merende e negherebbe giustizia a migliaia di vittime. Speriamo che, anche in quell'occasione, la vigilanza degli organismi di controllo impedisca lo scempio.

Per tornare alla delibera AGCOM, che tanto ci fa starnazzare ultimamente, vedendo molti all'orizzonte la chiusura forzata dei blog e una specie di versione italiana della censura cinese o iraniana, non mi convince una cosa. Va bene mobilitarsi, esserci e aggrottare tutti assieme le sopracciglia, facendo la nostra brava catena di post.
Però bisognerebbe anche dire chiaramente che un organismo indipendente come l'AGCOM che pretenda di bypassare con un solo salto a piedi uniti il Parlamento, il Governo e l'autorità giudiziaria, agendo in maniera totalmente incostituzionale (e per quel poco di diritto che studiai a suo tempo, nessuna legge o disposizione può andare contro i dettami della Costituzione) non ha l'autorità per farlo. Non lo dico io, lo dicono gli esperti. 
Ecco tre articoli che spiegano molto bene perché la delibera è incostituzionale e quali sarebbero eventualmente gli strumenti per opporsi alla sua attuazione:


"L'AGCOM non ha l'autorità per regolare Internet" (Avv. Carlo Blengino di NEXA, articolo de "La Stampa" del 4 luglio 2011)

Diritto d'autore - Il controllo spetta al giudice (Juan Carlos De Martin, "La Stampa" 27 giugno 2011)

Della delibera in discussione in questi giorni, del resto, si era già parlato in Febbraio, poi evidentemente non se n'era fatto più nulla e credo che non si farà nulla nemmeno questa volta. Sono troppo ottimista? No, è semplice, ce lo dimentichiamo sempre ma se un qualsiasi provvedimento non ha i requisiti di costituzionalità può venire respinto dalla Corte Costituzionale e se un governo sciagurato lo tramuta in legge magari facendola firmare a un presidente della Repubblica o ai giudici costituzionali sotto la minaccia di un Kalashnikov puntato alla testa, ci sarà sempre un organismo sovranazionale al quale appellarsi

Essendo incostituzionale e contraria alle leggi europee, la delibera AGCOM potrebbe essere facilmente respinta. Se il nano dovesse avere la faccia tosta di approvare la legge sul Processo Breve, ammesso che Napolitano la firmi e la Corte Costituzionale la approvi, un qualunque cittadino potrebbe appellarsi alla Corte Europea che, accogliendo le sue richieste, annullerebbe la legge italiana come fosse carta straccia.

Il problema semmai è che un cittadino singolo non avrebbe la forza materiale per scatenare un tale pandemonio e andare da solo contro il Potere. Ecco quindi l'importanza di un sistema politico che abbia voglia di difendere veramente gli interessi della collettività e che si faccia difensore civico dei cittadini le cui libertà sono attentate da norme illegali volute da una Casta delinquenziale.

Per essere molto chiara. Non vorrei che questo continuo "al lupo!al lupo!" sulla libertà di espressione, infondato perché ci si preoccupa di leggi e delibere che alla fine verranno dichiarate incostituzionali, ovvero portatrici del massimo dell'illegittimità, avesse lo scopo di portarci un giorno al punto di non accorgerci che la libertà ci è stata tolta davvero. Una sorta di abituazione omeopatica all'illegalità. Un granulo sotto la lingua al giorno.
I media, dando le notizie creando un allarme generico senza spiegare il nocciolo delle questioni, ci fanno credere che queste sono leggi applicabili ed inappellabili.
I partiti, che temo non abbiano interesse a difendere noi cittadini ma solo i loro affari, manifestano lo sdegno, si uniscono al cordoglio per la perdita della libertà ma non fanno la cosa più semplice, e cioè dire: "Signori, non scherziamo, nessuno può andare contro la Costituzione, tantomeno un'AGCOM dei nostri stivali. Finchè ci siamo noi a vigilare state tranquilli, non preoccupatevi perché, se ci provano, ci saremo noi a fare fronte e ad impedire che le vostre libertà vengano compromesse."

Avete sentito un discorso così dai partiti? Avete udito un impegno concreto, un "andremo a Bruxelles e se necessario anche all'ONU?" Io no, a parte una generica solidarietà molto di facciata e qualche voce isolata dalle file secondarie dei soliti che interpretano i difensori della collettività.

Del resto sono gli stessi che avrebbero potuto opporsi più efficacemente alle diciannove leggi ad personam che hanno tenuto in vita artificialmente il nano in formalina fino ad oggi ma non lo hanno fatto, anzi gliele hanno approvate tutte. Se ora cominciano a rigettargliele è solo perché lui ha alzato il tiro ed ha pretese francamente assurde, roba da puro manicomio e poi perché ormai è un cavallo azzoppato e presto verrà abbattuto. Squadra che perde si cambia.
Intanto, en passant, Bersani boccia il referendum abrogativo del porcellum che vorrebbe ripristinare un Parlamento di eletti e non di mignotte e dice che il PD non dovrebbe promuovere referendum. Perché? Perchè gli hanno detto che con il proporzionale il PD non vincerebbe mai le elezioni.

In ultimo, sempre sulla famigerata delibera AGCOM, vorrei sentire i blogger rivolgersi ai loro politici di riferimento dicendo loro: "Oh, ma che cacchio state a fare lì, perché non fate qualcosa per difendere i nostri diritti di libertà di espressione? Vogliono approvare una delibera incostituzionale e voi che fate, dormite? Guardate che siete nostri dipendenti, razza di cialtroni scaldasedia!"
E' questa la politica e la partecipazione del futuro, se non ce ne siamo ancora accorti. Ma prima bisogna riconquistare una legge elettorale che, se i cialtroni non fanno i nostri interessi, li possa rimandare tutti a casa a calci in culo.

Update - L'AGCOM prende tempo e annuncia che il testo finale del provvedimento sarà discusso con le parti in causa. Ha anche risposto a Di Pietro che aveva scritto all'Autority lamentandosi (meno male) del contenuto della delibera. 

lunedì 21 settembre 2009

Cento scalpi di troll

Al di là della polemica su Comedonchisciotte, antisemitismo, educazione e gelminate scolastiche in ordine sparso, che qui non mi interessa di argomentare essendo già stato fatto altrove, traggo spunto da quella discussione per dire che trovo ingiusto accusare Giorgio Israel di censura se decide di selezionare i commenti che vengono lasciati sul suo blog.
Dirò di più. Sono pienamente d'accordo con lui quando dice: "Chi non è d'accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo".

Chi parla di censura e si scandalizza perchè i bloggers moderano i commenti, parte da un equivoco di fondo e non vede il problema di principio che sottende al concetto di libertà di espressione.
L'equivoco consiste nel considerare il blog un luogo pubblico dove il blogger deve accettare qualunque tipo di reazione al suo scritto. In pratica il blogger, se seguiamo questa logica deformata, dovrebbe stare lì a prendersi gli insulti, anche i più personali e sessisti, se no è censura. Ci torneremo.
Il blog non è una gogna e neppure un luogo di tutti solo perchè è liberamente accessibile su una piattaforma che viene utilizzata a titolo gratuito. Il blog è un luogo pubblico fino ad un certo punto. Potremmo paragonarlo ad un bar dove, se entri e inizi ad insultare i clienti, a rovesciare i tavoli e a molestare le donne, vieni accompagnato all'uscita quando va bene, denunciato ai carabinieri quando le cose degenerano.
Il gestore del bar è titolare di una licenza di pubblico servizio, ti offre i tavoli, le consumazioni e la ricreazione del biliardo e delle macchinette ma ciò non significa che nel bar si possa fare tutto ciò che ci pare, compreso pisciare sui tavoli da biliardo. Se entri in un bar, come in qualunque altro luogo, devi osservare delle regole. Il gestore del bar è, dopotutto, padrone in casa propria.

La questione di principio, invece, riguarda il concetto di libertà. Libertà è non invadere l'altrui territorio, la libertà mia finisce dove comincia la tua. Poi possiamo arrivare al Giappone dove considerano sconveniente ridere in pubblico se si è in presenza di sconosciuti, perchè la nostra gioia potrebbe ferire qualcuno che è, per esempio, in lutto. Raffinatezze orientali. Troppo lontane dal nostro becerume e dalla nostra genetica maleducazione.
In Italia abbiamo un concetto molto particolare di libertà. Una libertà condizionata, più che una libertà piena. Siamo convinti che si difendano meglio le proprie idee insultando chi la pensa diversamente e se si mette mano al manganello, è meglio. Per questo continuiamo ad essere un paese profondamente incivile e lontano dalla democrazia. Non concepiamo altro che la rissa, lo scontro tra fazioni e se qualcuno tenta di ricondurci a più civili forme di dialettica gridiamo alla censura.

Se amiamo la libertà in senso totale, perchè allora non dovremmo lasciar libero un blogger di decidere se far commentare i suoi scritti senza rete da cani e porci, se applicare dei filtri o annullare del tutto la possibilità di commentare?
Come il bar ha un proprietario, anche il blogger possiede il suo blog e dovrebbe essere libero di gestirlo come gli pare, allontanando gli ubriachi molesti, se necessario.
Io non mi scandalizzo affatto se càpito su un blog dove c'è la moderazione. Non me ne ho a male se non sono accettati i commenti. Molti blogger-giornalisti fanno questa scelta. Del resto li capisco. Non sono abituati a leggere in calce ai loro articoli commenti tipo "Ma che cazzo dici, imbecille!?" come capita ogni giorno ai noi bloggers.

Sempre riguardo alla questione libertà di espressione, vorrei fare un paragone.
Il blog è la versione elettronica del Hyde Park's Corner, quel luogo di Londra dove chiunque può esprimere liberamente la propria opinione su qualsiasi argomento. La regola democratica vuole che chi parla possa dire ciò che vuole senza che chi dissente si ritenga in diritto di lanciargli addosso epiteti o uova marce. La democrazia non sta tanto nel dare la possibilità a qualcuno di parlare, quanto nel far si che chi ascolta rispetti le opinioni con le quali non è d'accordo. Sembrerà brutto citare sempre Voltaire e il suo "me possino ceca' se non rispetterò le tue opinioni" ma il succo è proprio quello.
Se qualcuno dissente da ciò che ha appena sentito, chiederà di intervenire a sua volta salendo sul palchetto e dire la sua. In serenità oppure in animata discussione ma ad armi pari. E' l"'aprirsi un blog per conto proprio" che suggerisce Israel.
Se però Mister Smith andasse ad Hyde Park e trovasse ogni giorno due energumeni che fanno buu-buu e gli gridano "idiota figlio di puttana" appena apre bocca, per principio, credete che chi li allontanasse commetterebbe una forma di censura? Non credo proprio.

Quando i miei post venivano pubblicati su LiberoBlog (non ho mai capito da chi, visto che non ero io a proporli), essendo quello un luogo ad alta concentrazione di quelli che io chiamo affettuosamente papiminkia, mi beccavo regolarmente gli insulti più pesanti, le minacce di morte anche a mezzo email e altre delicatessen. Visto l'ambientino lo trovavo normale. Non mi faceva piacere sentirmi dire certe cose ma ero io che scendevo nell'arena con i leoni. Ero io ospite in casa d'altri.
Diverso è quando, sul mio blog, apro la pagina dei commenti e vi trovo gli sfoghi di gente che al 90% non ha alcuna voglia di discutere sugli argomenti dei post ma solo di litigare. I famigerati troll, come vengono definiti in gergo.

Si fa presto a dire "devi dare la parola a tutti". Avere commentatori che regolarmente si presentano ogni giorno sotto un nick diverso, che non rispettano la semplice consegna di non restare anonimi ma di firmarsi con un nome qualsiasi e che si comportano come maniaci frustrati se non come i classici stalkers, credetemi, è snervante come avere la casa infestata dagli scarafaggi e il minimo che si possa fare, per legittima difesa, è tagliarli fuori dalla possibilità di commentare.

Io non avevo la moderazione dei commenti fino a poco tempo fa. L'ho introdotta per cercare di liberarmi di alcuni individui, due dei quali si sono identificati ormai come ospiti fissi; uno migrato dal blog di Chiaradinotte e l'altro venuto fuori chissà da quale abisso di solitudine, ai quali non interessa affatto ciò che scrivo o penso, nè tantomeno gli argomenti che tratto. A loro interessa solo la mia persona, con un tipo di approccio che un collega psichiatra potrebbe meglio descrivere in termini di psicopatologia.
Ho tenuto da parte un florilegio dei loro scritti, che vi propongo con lo spirito dell'entomologo. Ecco la mia collezione di scarrafoni.
Perché Ti hanno cacciato da MC?
Scivevi troppe stronzate con tanti errori grammaticali?
No, Ti ha fregato la Tua arrogante saccenza e la Tua ignoranza presuntuosa: un po' di umiltà, no?
Ma tanto parlar con gli asini è inutile... intanto continua a 'bannarmi', forse raggiungi un minimo di piacere...
Troppo onanismo intellettuale Ti fa male: cerca di guarire!
e ancora (l'insistenza su MC fa pensare che il troll abbia a che fare in qualche modo con il suddetto blog, chissà):
Lame sempre elegante... quale osteria frequenti?
Hanno fatto bene a cacciarti a calci in culo da MC.
Invidia o rancore per il successo altrui?
No semplice stupidità isterica!
C'è anche un signore, particolarmente galante, che si firma squalobianco e che è molto probabilmente il tenutario di un blog di estrema destra. Passa ogni tanto come le comete e si riconosce dalla predilezione per l'insulto "donna stupida", quasi una firma:
Solo ad una donna stupida poteva venire in mente di occuparsi di simili stronzate. Evidentemente non ha nulla da fare e non ha problemi esistenziali perchè se li avesse si occuperebbe di cose serie. Probabilmente soffre anche di prurito proprio alla fi...
Scommetto che verrò censurato.
Squalobianco.
Poi ci sono gli anomini, che sono sempre gli stessi due maniaci quando non si firmano filippo, manuela, patrizia, anna, giovanni, francesco ecc. oppure sono le comete di passaggio:
Cara Signora Lame Duck, Lei è l'eccezione che conferma la regola e cioè che è "Una delle tantissime donne stupide che cercano, inutilmente, di portare acqua al mulino dei comunistoidi". Se lo scordi: Agli italiani piace morire di fame ed essere privi delle più elementari forme di libertà mentre, invece, potrebbero stare bene come in Cina, in Korea del Nord, a Cuba o se, vuole, nello Yemen del Sud. Infatti in questi Paesi, lo vediamo in televisione, c'è tanto di quel benessere e tanta di quella libertà che, quasi quasi, mi verrebbe voglia di andarmene da quest'Italietta che, standosene ancorata all'occidente, ha saputo solo produrre fame e miseria. Già moltissimi italiani sono stati costretti ad espatriare in Romania,in Albania e, in genere, in tutti gli ex stati MARXISTI-STALINISTI-LENINISTI dove ci sono code chilometriche in autostrada, ipermercati, cinema,teatri, stadi ed ogni sorta di benessere e libertà. Gli italiani, peraltro, si sono fatti riconoscere subito per atti di delinquenza inqualificabile, crimini efferati, brutalità disumana (neanche la mafia Rumena era stata così violenta) e quindi, credo che sarà difficile andare in questi paradisi terrestri. Però penso che per Lei la possibilità di andarci e restarci per sempre c'è perchè a loro piacciono le zoccole come Lei.
Quando li seghi si incazzano e gli cade definitivamente la maschera:
Luridume, dov'è andato a finire il commento delle 8.32? Zoccola.
Lurida schifosa infame e puttanella da 4 soldi, ripubblica il commento delle 8.32.
e, per ultimo:
so che non “andrò in onda”, ma non importa.
Ti pare di essere una persona corretta a insultare in questo modo?
Ho molto da fare in questo periodo. Non ultimo dell'ottimo vino da 16 gradi.
Cmq ci risentiremo più avanti. Da un punto di vista etico, non dovresti censurare quelli che commentano con pensieri diversi dal tuo. E per libertà di espressione, e perchè utilizzi una rete non tua, bensì pubblica.
Sarà perchè nella realtà di corteggiatori ne hai avuti molto pochi, forse nessuno. Per questo ami circondarti di soli adoratori virtuali. Si è vero, sono fatti tuoi. Ma la tua insolenza meriterebbe ben altre risposte.
Che ne dite? E' censura o legittima difesa?
UPDATE: Abbiamo stanato gli scarrafoni! Evvai! Ecco lo scarrafone-madre, luciano61:
E brava! Ora nel Tuo calderone metti tutti: quelli con espressioni volgari come le tue e quelli educati e dissenzienti come me!E in più fai anche la vittima offesa! Su, moderaTi! E se non mi pubblichi, io sono ugualmente contento, perché non soffro di protagonismo castrato dagli altri e da MC come Te.
E una certa Mariella, che è luciano61 en travesti oppure il contadino romagnolo. A pensarci bene, visto l'uso della parola stupidità, potrebbe essere anche il fascistone carcharodon carcharias. Chissà?
Senza i troll avresti già chiuso da un pezzo con le tue trite e ritrite banalità. Ringraziali, che ti danno ancora pretesto per esternare stupidità!
Come diceva Andy Warhol, un quarto d'ora di celebrità non si nega a nessuno.
A proposito, luciano, ma cosa ti è successo? Nei tuoi primi commenti su questo blog parevi una persona normale, addirittura mi davi ragione contro MC.

Che dire... è un atto che (s)qualifica ulteriormente MC: era già capitato anche
a me...Almeno Tu dimostri maggior intelligenza ed equilibrio; meglio andare
avanti e avere sempre onestà intellettuale e coerenza.

Ciao Luciano Bubbola (un bannato doc)

Che è successo, era il tuo fratello gemello sano di mente oppure nel frattempo hai sbattuto la testa?

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

giovedì 3 settembre 2009

Notizie del cacchio

Come se non bastasse lo spettro della vaccinazione coatta con obbligo di Tamiflu, c'è chi vorrebbe praticare lo scappellamento di massa per le supercazzole, anche quelle non prematurate.
No, grazie, la circoncisione sarà igienica ma al prepuzio siamo affezionate. E' proprio il caso di dirlo a questi signori: ma fatevi un po' i cazzi vostri!

Un noto statista mondiale del quale è proibito dire che sia dedito alla pratica dell'iniezione intrapenica denuncerà tutti coloro che insinueranno che a settantatre anni non gli si rizza.
Un modo originale e da vero uomo di Potere di risolvere i problemi di potenza: l'erezione stabilita per legge. L'erezione ad personam.
Naturalmente con divieto di scappellamento a sinistra.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

domenica 19 aprile 2009

La croce di Lorena


Se quando ero piccola mi avessero preso sulle ginocchia per darmi la pappa e detto: "Lo vedi quel signore lì alla tivù, il Mago Silvan? Un giorno diventerà un pericoloso sovversivo e un emblema della Resistenza", penso che avrei tirato in faccia al malcapitato una cucchiaiata di stelline con il formaggino a mo' di fionda. Ai bambini non piace essere presi in giro.

Eppure, quella che una volta si chiamava la realtà romanzesca ha colpito ancora.
Il Mago Silvan, uno dei muri portanti della televisione italiana, di età sconosciuta, probabilmente mummificato già all'età di vent'anni e conservatosi quindi meglio dell'uomo di Similaun, (visto che io ho quasi mezzo secolo e lui faceva già i prestigi quando andavo ancora in triciclo), è il protagonista dell'ennesimo episodio di censura, in questo caso preventiva antifurto e antincendio, responsabilità civile verso terzi, accaduto nella trasmissione soporifera di mezzo pomeriggio "Domenica In(guardabile)".

Come si vede nel filmato, Aldo Savoldello è intento ad compiere il solito prestigio settimanale come da contratto e sguaina una bacchetta magica all'uopo.
Osservate l'espressione di Lorena Bianchetti (che d'ora in poi sarà Gianchetti in omaggio alle mie origini genovesi).
All'inizio osserva il fazzoletto con un'espressione rilassata e sorridente ma appena Silvan nomina, associandolo alla sparizione di un anello sotto il fazzoletto, il nome dello statista joker (oddìomamma), affermando che farà dono a costui della stessa bacchetta magica, si suppone per risolvere i tanti problemi di questo paese, Lorena Sbianchetta. La vediamo osservare schifata lo stesso fazzoletto come fosse un kleenex che qualcuno ha appena usato dopo essere venuto.

Silvan non solo insiste con la bacchetta e si fa decisamente inquietante quando invita i bambini a "strofinarla bene nella tasca se no non si alza" (Gianchetti è ormai in Defcon 2) ma se ne esce con una delle più geniali espressioni della comicità classica: la supercazzola. Che cos'è altrimenti quel "ecco, ecco, guarda la bacchetta che si alza da sola" e, si potrebbe aggiungere, stuzzica e prematura?

Involontario o meno, si è trattato di un momento di satira politica geniale, da far impallidire il miglior Luttazzi coprofilo ma ovviamente oggi si parla, più che dell'inedito Silvan satirico, della reazione avuta dalla conducatrice cara alle Curie, la Lorena Gianchetti, scattata come un salvavita nel momento in cui è stato nominato Berlusconi e prodottasi, finita la supercazzola magica, in una accorata arringa a difesa delle "istituzioni" che così tanto stanno facendo per i terremotati ed i bisognosi. Una vera Giovanna d'Arcore in difesa dell'Impegno Concreto, con tanto di mani giunte e sudorazione profusa.

Si ignora se Silvan sia stato in seguito tradotto in qualche prigione segreta della CIA e torturato con la visione di ore ed ore di numeri del Mago Binarelli, ma intanto la Lorena la sua croce al merito se l'è proprio meritata. Una excusatio in piena regola e proprio non petita.

Pare intanto che la bacchetta, terrorizzata di dover cadere in mano al mago Silvion, si rifiuti da allora di alzarsi, per quanto la si strofini, fuori o dentro i pantaloni. Come si conviene in questi casi, siete invitati a non ridere di lei.

mercoledì 15 aprile 2009

Purghe berlusconiane

Non esiste, semplicemente non esiste che si censuri una trasmissione televisiva di informazione solo perchè ha parlato di interessi mafiosi negli appalti delle costruzioni e si prenda ipocritamente a pretesto una vignetta per farlo.

Non esiste che il servizio pubblico radiotelevisivo di un paese che non sia la Corea del Nord sia totalmente prono ai voleri di un governo, oltretutto guidato da qualcuno che lavora nel ramo "mezzi di informazione" e che li controlla quasi interamente nel settore privato.

Non esiste che, per eliminare il dissenso ad un governo mediocre retto solo da qualche tonnellata di fuffa, da una fenomenale propaganda mediatica e la complicità di un'opposizione all'80% infame e connivente, la dirigenza del servizio pubblico radiotelevisivo venga nominata dal governo, mettendo persone loro ai vertici della dirigenza che, alla bisogna, possano parlare di "riequilibri".

Strano, quando vanno in onda i servizietti filogovernativi dai raccordi anulari delle trasmissioni di intrattenimento o dai vespasiani notturni nessuno dei direttori generali si sente in dovere di riequilibrare alcunchè. Nemmeno se si parla addirittura di miracoli fatti dai nani in bilocazione.
Questo ruolo di Activia viventi, di lactobacilli vulgaris, i volonterosi esecutori materiali degli ordini del governo se lo riservano solo per le trasmissioni che, guarda caso, raccontano dei fatti, delle cose spiacevoli da ricordare, come l'esistenza della criminalità organizzata, della mafia e del Sistema e le infiltrazioni di questi nel tessuto sano del paese. A quel punto invitano a riequilibrare.
Come se ad un congresso di oncologia qualcuno si lamentasse del fatto che non viene ascoltato il punto di vista del tumore.

E' la naturale regolarità del regime del "tutto va ben madama la marchesa", dove ogni cosa spiacevole che sfugge al controllo dell'ottimismo di patata del duce deve essere riequilibrata da un salutare cerchiobottismo e dalla famosa par condicio. Una cosa che, nel giornalismo, non esiste in nessuna parte del mondo, tranne nei paesi ricordati prima e forse nel Kazakistan di Borat.

Cara Tiziana Ferrario, tu che ti ribellasti e fosti così coraggiosa da affermare che in Afghanistan non era vero che le donne erano state liberate dal burka nella gloriosa invasione occidentale del 2001, non ti sei un po' vergognata stasera di leggere l'ukase della dirigenza della RAI che censurava "Annozero", trasmissione del tuo collega Santoro perchè non abbastanza asservita al capocomico d'Italia?
No, io davvero preferirei farmi venire il gomito da seghista che farmi portavoce di certe bassezze di regime.

domenica 9 dicembre 2007

Poeti e comici di merda

E' curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall'escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell'evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l'elemento merdoso e l'apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E' come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull'oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l'impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell'idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo "Ultimo Tango a Parigi", non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è "Salò o le 120 giornate di Sodoma", utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell'essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l'incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. "Salò" sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l'effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all'ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell'appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) "Decameron", sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
"Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq...
Poi è scattato l'atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
"Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche' in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia' meglio no?".
D'accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l'immagine è un po' da porno casalingo di quart'ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest'anno metteremo nel presepe un caganer, un "cagone". Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell'atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l'esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E' proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.

martedì 6 novembre 2007

I coccodrilli lacrimano ipocriti


" Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta. (Silvio Berlusconi, 29 marzo 1994)"

"L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro ... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. "

(Silvio Berlusconi, 18 aprile 2002)

Di solito non amo la retorica secondo la quale se uno muore bisogna per forza parlarne bene e ciò vale soprattutto quando è un personaggio pubblico ad andarsene ma oggi per Enzo Biagi ho pianto. Mi sono commossa perchè la morte di un giornalista vero, che fino all'ultimo è restato fedele a se stesso, non può che essere una perdita per tutti, in un paese dove i giornalisti con la g maiuscola stanno andando ad estinzione. Mi sono resa conto che Biagi ha fatto parte della mia vita più di quanto non pensassi, attraverso la sua figura televisiva, i suoi libri, i reportages dalla Cina e dall'America e i ritratti di personaggi famosi, come le interviste ai figli dei gerarchi nazisti e la biografia su Enzo Ferrari. Una prosa onesta, popolare, straordinariamente semplice, schierata ma mai faziosa, anche quando avrebbe avuto tutto il diritto di diventarla.

Dopo il pianto è subentrata l'indignazione e la rabbia per il modo in cui è stato rievocato l'ultimo triste capitolo della carriera di Enzo Biagi e cioè la sua cacciata dalla RAI suggerita a solerti lacchè dal presidente del consiglio in persona di allora, Silvio Berlusconi, durante il famigerato "editto" bulgaro.

Grazie ad un vorticoso e vergognoso giro di valzer retorico, il TG1 delle 13,30 è arrivato a dire che Biagi "se ne andò dalla RAI dopo una lunga vertenza". Come se non si fossero messi d'accordo sulle gardenie sempre fresche in camerino o si fosse trattato di null'altro che della sclerata di un vecchio rompipalle. E' la teoria di coloro che l'hanno cacciato, del resto.
E' la solita storia. Se dici che hai licenziato un dipendente è brutto ma se riesci a far credere che è lui che se n'è andato perchè pretendeva troppo, il gioco è fatto e la faccia è salva. Anche se è una faccia di merda.
Il resto dei commenti di queste ore è tutto un pianto greco di coccodrilli che ricordano il "grande Enzo" e soffrono solo di quella piccola amnesia relativa al modo vergognoso in cui fu trattato. Non manca il Grande Coccodrillo, che ha affermato "dopotutto lo ammiravo". Meno male, chissà se lo avesse disprezzato.

Ricordiamo agli smemorati di Collegno e zone limitrofe le frasi di Berlusconi citate all'inizio. Fa uno strano effetto riascoltarle proprio oggi ma non si può fare a meno di ricordare come andarono veramente le cose, almeno noi che amiamo la giustizia.

Ciao Enzo, e grazie di tutto.


giovedì 25 ottobre 2007

Chiarificazione o supercazzola?

Voi vi siete tranquillizzati? Io una sega, perchè le cose non sono ancora per niente chiare.
Nel lancio ANSA pubblicato sul blog di WebLogin, leggo che il sottosegretario Levi ha proposto un comma aggiuntivo al famigerato DDL di riforma dell'editoria.
Il comma dice che sono esclusi dall'obbligo [di registrazione] i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale.
Sul fatto del sito personale, vuoi vedere che si introduce il concetto di modica quantità anche per il blogging? Va bene che qualcuno sostiene che bloggare può dare dipendenza ma...

"Sono esclusi
- spiega Levi - i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".

Attenti perchè io l'ho dovuto leggere cinque o sei volte e ancora lo sento ambiguo. Se il testo non è chiaro qualcuno potrebbe sempre interpretarlo a suo modo e cioè in almeno questi due modi:
"Sono esclusi
i blog, che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".
"Sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web". (Quindi c'è blog e blog e una virgola fa la differenza).

Concludendo, pacatamente, serenamente, non era meglio riscrivere il fottuto articolo con questa semplicissima aggiunta: "sono esclusi dalla presente legislazione i blog", punto? In linguistica si chiamerebbe disambiguazione. Altrimenti, sembra di sentir parlare il Conte Mascetti.

Ecco, siccome noi bloggers scribai con cofandina siamo in tanti, più che per tre quasi in duemila e, mi permetta, dato che la supercazzola prematurata da Grillo posterdati perfino Adinolfi temiamo che come per la sbiriguda che rischia di far chiudere il tarapia tapioco, noi non vorremmo che, se il governo fa il decreto sull'editoria, stuzzicando e prematurando, come fosse Antani, i nostri blog scappellassero a destra.

sabato 20 ottobre 2007

Cavalcare la tigre finchè è calda

Sarà pure allarmismo ingiustificato, come continuiamo a sperare, ma quanto meno il tam tam che da ieri risuona nella blogosfera ha fatto uscire allo scoperto, con varie dichiarazioni, sia l'autore del DDL Levi, che i ministri che ne hanno firmato le pagine tutti assieme appassionatamente durante il CdM del 12 ottobre.
Cominciamo dal papà del discusso decreto, il sottosegretario Ricardo Franco Levi, che ha dichiarato, in una lettera a Beppe Grillo:
"Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente. Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione e sostituirla con l'unica e più semplice registrazione presso il Registro degli operatori della comunicazione (Roc) tenuto dall'Autorità garante per le comunicazioni (AgCom).
Quando prevediamo l'obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con Internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell'editoria".
Tous va très bien allora? Guardi che la prendiamo in parola e ci mettiamo tranquilli a dormire. Con un occhio aperto come i gatti, però.

Meno consolanti le dichiarazioni di alcuni ministri perchè dalle loro parole si ha l'impressione che abbiano firmato qualcosa senza averlo letto.
Cominciamo da Di Pietro che, sul suo blog, tuona: ''La mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine''.
Quando scenderà dalla tigre potrà tranquillizzarsi anche lui magari telefonando personalmente a Ricardo. Di Pietro precisa che il DDL non fu discusso in sede di consiglio dei ministri "perchè presentato come provvedimento di normale routine". La cosa è comunque paradossale perchè si dovrebbe sempre leggere ciò che si firma. Ve lo dice una che firmò inavvertitamente e ingenuamente una lettera di licenziamento predatata.

Gentiloni, il Ministro delle Comunicazioni, colui che dovrebbe ormai da un anno e mezzo impegnarsi esclusivamente per derattizzare la RAI dalla politica e risolvere il conflitto di interessi nel settore radiotelevisivo dichiara invece candidamente che si rammarica "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri".
Ohi ohi, cioè ha firmato il DDL senza leggerlo? Lo ha fatto leggere ad altri e si è fidato? Fa così anche quando stipula un contratto assicurativo? E se ci fosse stato scritto: "cedo tutti i miei beni mobili ed immobili al canile municipale di Roma"?

A pioggia arriveranno nelle prossime ore i distinguo degli altri ministri che il giorno del Columbus Day si sono distratti ed hanno firmato delle carte a casaccio.
Diranno che il DDL non s'ha da fare, tireranno fuori un palmo di lingua per leccare la blogosfera e giuringiurellaranno che nessuno vuol toccare i blog. Speriamo che lo facciano prima che la tigre che cavalcano s'incazzi per il troppo peso e cominci a ruggire.

giovedì 20 settembre 2007

Siamo grandi abbastanza per Arancia Meccanica?

C’è un appuntamento importante martedì prossimo 25 settembre alle 22,30 su La7. A trentacinque anni dalla sua uscita dovrebbe, spiegherò tra un attimo il perché del condizionale, andare in onda in tv per la prima volta in chiaro Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick.

Dovrebbe perché sento già scaldare i motori dei vari MOIGE, delle associazioni per la difesa del delicato palato del telespettatore, dei bambini nottambuli, dei ggiovani che immediatamente dopo uscirebbero ad imitare le imprese di Alex e dei suoi drughi con tanto di bombetta e anfibi.
Scommetto quello che volete che, appena comperato e letto avidamente “Sorrisi e Canzoni” della prossima settimana, i casalinghi disperati urleranno che “Arancia Meccanica” va vietato perchè non è un film per il telespettatore medio italiano, cioè quello che ha visto mille volte in prima serata “Il giustiziere della notte”, concorrenti di reality-show mangiare insetti vivi per vincere soldi, litigare vecchie baldracche con giovani troiette sui divani dei bordelli intellettuali dell’informazione televisiva e centinaia di puntate su Cogne di Porta a Porta.
Se sono rimasti turbati dal satanismo patinato e dalle mascherine in perizoma di Eyes Wide Shut, immagino lo shock che proverebbero di fronte ai cazzi della signora dei gatti.

Quando uscì al cinema avevo dodici anni quindi non era proprio alla mia portata. Lo vidi per la prima volta dieci anni fa con la curiosità ed anche il pregiudizio che lo avevano sempre accompagnato. Malsano, pericoloso, un esempio di cinema che produce violenza per imitazione. Cazzate. E' un film fondamentale. Non facile, sgradevole ma necessario, come certe medicine.
La società è già abbastanza violenta di suo per farsi suggestionare dal cinema. Credete che le torture, gli stupri e gli omicidi efferati abbiano bisogno dell'input di un'opera artistica per essere perpetrati? Il film preferito di Jeffrey Dahmer, il cannibale seriale di Milwaukee era "Il ritorno dello Jedi", che guardava per caricarsi prima di una mangiatina. Un film che non credo sia bandito nemmeno dall'Opus Dei.

Arancia Meccanica prefigurava nel 1972 una società futura, quindi il nostro presente, grosso modo.
Non fa impressione constatare che qualche parola del gergo ideato da Anthony Burgess nel suo romanzo è diventato linguaggio quasi comune? Io la parola "carasciò" la sento ogni giorno al mercato. Per fortuna non sono drughi ma badanti russe.
La violenza è parte integrante della nostra società. Burgess e Kubrick l'hanno solo prevista in anticipo. L’ho già detto ma sono costretta a ripetermi, le immagini dei pestaggi del G8 di Genova sono peggio di Arancia Meccanica. Non sono finzione ma snuff-movie.

Spazziamo via un equivoco. Arancia Meccanica non è un film sulla violenza, anzi l’ultraviolenza, fine a se stessa. In Inghilterra credo sia tuttora proibita la sua proiezione e si può capire perchè. La violenza è funzionale a Burgess e a Kubrick per parlare del Potere.
Alex è un nichilista, un uomo libero anche se un criminale, è il cattivo selvaggio. Nel film precedente “2001 odissea nello spazio”, Kubrick chiudeva con l’immagine del bambino dello spazio dai grandi occhi. La prima immagine del film successivo sono gli occhi di Alex.
E’ tutta lì l’evoluzione umana? L’ultraviolenza delle scimmie antropomorfe che si uccidono a colpi di osso si lega con i bastoni dei drughi che si spezzano sulle schiene dei barboni facendoci pensare che non sia cambiato nulla? E’ un discorso pessimista, certo, ma estremamente realistico.

Chi manovra la violenza e la inquadra a proprio vantaggio è la politica. Sia il ministro degli interni che rieduca Alex che il suo oppositore che se ne vendica spingendolo al suicidio compiono una violenza non meno grave di quelle compiute dallo sciagurato ragazzo ma accettabili perchè istituzionali. Alla fine del film rimane l’amarezza di constatare che il Potere non può tollerare la libertà dell’individuo perché deve pilotarla e il bello non è che dalla rieducazione vengano fuori individui migliori, solo più alienati, impotenti di fronte alla violenza globale della società. E' pesante anche la suggestione che i drughi siano stati aggregati alle forze dell'ordine. Purchè sappiano far male non importa da dove vengono.
“I was cured alright”, sono guarito, dice Alex alla fine ma a che prezzo?

Andrà in onda veramente Arancia Meccanica? Leggo che vi sarà una trasmissione di preparazione di un'ora con vari intellettuali ed esperti (in rappresentanza del Potere) in attesa delle 22,30, un po' come quando si va in sala operatoria e ti devono fare tutte le anestesie del caso. Una volta il dibattito seguiva, adesso precede. Il dibattito preventivo.
Ripeteranno mille volte di mandare via i bambini e le persone impressionabili. Forse ci faranno passare la voglia di vederlo.
Finirà che un 20% di telespettatori capirà il film, il 40% cambierà canale perchè l'ha già visto su DVD o su Sky, un altro 20% non lo capirà e un 20% si addormenterà. Salvo censure, è ovvio. Molto carasciò.

giovedì 13 settembre 2007

Frattini e le bombe del sesso

E’ una notizia bomba che sicuramente farà esplodere delle polemiche.
Il commissario europeo per la sicurezza Frattini propone di impedire ricerche online come "bomba" o "terrorismo”.
In una intervista a ridosso dell’anniversario dell’11 settembre Frattini aveva detto: "Intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo".
Un capoccia di Google, facendo una fatica enorme a restare serio gli ha risposto picche, che non se ne parla a causa di quella bazzecola della libertà di espressione, poi è corso in un angolo a ridere tenendosi la pancia.

Queste sono le esplosive misure antiterrorismo che un ex ministro italiano ha pensato, dopo chissà dopo quante notti insonni al pensiero dei terroristi che invece di chattare, scaricare con il mulo e navigare come tutti in cerca di figa, cercano le istruzioni per fabbricare le bombe, altrimenti non sanno proprio come fare. Se non gli arriva l’innesco preso su Ebay con il "Compralo subito", niente attentato.
Chissà allora come avranno fatto negli anni settanta in Italia a farne esplodere tante di bombe, uccidendo tanti innocenti, quando non c’era Internet.

Suggerirei, visto che in Italia abbiamo un’emergenza finora più prioritaria del terrorismo, come Mafia e Camorra, di vietare anche le seguenti chiavi di ricerca: “pizzo, coppola, lupara e padrino”.

Visto poi che le chiavi più richieste su Google hanno a che fare con il sesso, che pena prevedere per colui o colei che dovesse digitare una roba tipo “BOMBA DEL SESSO”? Applichiamo le aggravanti?

Scusate, non ce la faccio più, vado a scoppiare dal ridere.

venerdì 5 gennaio 2007

Apocalypto is now

Mel Gibson “l’enigmista” è tornato con “Apocalypto”, parlato in antica lingua Maya di Yucateco e interpretato da attori non professionisti.
Il ragazzaccio con il barbone vagamente marxiano, che nel primo “Mad Max” offriva al cattivone da lui imprigionato ad un camion in procinto di esplodere l’unica chance di autoamputarsi il braccio o una gamba con una sega per liberarsi (ricorda niente?), colpisce ancora al basso ventre con un film-sanguinaccio dedicato alla dissoluzione violenta della civiltà Maya. Non guardate i Conquistadores perché per questa volta non hanno colpe, se non altro perchè al tempo in cui si svolge l'azione non erano ancora arrivati in America.

Dopo "La Passione di Cristo", con la flagellazione e crocifissione più iperrealistiche della storia del cinema, tali da far impallidire le corrispondenti scene de “L’ultima tentazione” di Scorsese, non certo un regista mammoletta, un altro film del sanguinario Mel offre lo spunto per un discorso sulla censura e sul divieto ai minori.

Da molte parti, guarda caso proprio a ridosso dell’uscita del film già preannunciata da molti mesi, si invoca il divieto ai minori della emorragica pellicola, tecnica che da sempre sortisce l’effetto esattamente opposto di riempire le sale di persone morbosamente attratte ad arte dal brivido del “proibito”.

L’indispensabile Ciccio Rutelli si è distinto nell’appello alla tutela dei ragazzini da decapitazioni, torture e massacri vari ed eventuali.
Quelli stessi ragazzini che, in possesso di una qualunque tessera da videonoleggio, mentre il Moige dorme beato, adorano noleggiare lievi storielle come "Cannibal Holocaust", il filmaccio-cult anni 70 in odore di snuff che vanta innumerevoli tentativi di imitazione e la partecipazione memorabile di un grande attore come Luca Barbareschi.

E’ noto che i film horror sono amati soprattutto dai più giovani, che certi videogiochi sono quanto di più violento dopo la realtà si possa immaginare ma invece di sedersi e parlare e discutere con i propri figli su argomenti importanti come la violenza e la morte si preferisce che su tutto cali la premurosa mannaia della censura centralizzata.

Meno male che lo Stato da noi delegato alla nostra tutela si avvale della preziosa collaborazione di illustri esperti di cinema e psicologia. Tra gli “esperti di cultura cinematografica” nominati dall’ex Ministero del beni culturali del governo Berlusconi nella Commissione Censura e forse, temo, tuttora in carica, sfavillano nomi come quelli di Solvi Stubing, Clarissa Burt, Francesco Pionati e Debora Bergamini.
Possiamo dormire sonni tranquilli.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...