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domenica 26 novembre 2006

Deaglio e il suo doppio

Enrico Deaglio, noto anche come En Rico De Aglio, nasce a Torino nel 1947, ahimè in ritardo per beccare i brogli del referendum costituzionale e troppo giovane per quelli del 1948, dei quali parlano però solo gli storici americani.

Forse sarà l’essere nato nella città dei misteri e del satanismo, ma fin da bambino Enrico è affetto da uno strano dualismo, ed è perseguitato dal suo doppio.
Ad esempio il sogno di Enrico 1, detto anche En, è fare il giornalista d’inchiesta e il direttore di giornale ma Enrico 2, alias Rico, si laurea in medicina.
Per fortuna Enrico riesce comunque ad essere convincente in entrambi i ruoli. Magari qualche volta si confonde e chiede ai suoi assistenti di “reimpaginare il paziente” e ai redattori di “rianimare l’articolo” con 0,5 di atropina, ma non importa.

Ha scritto libri di successo, come “La banalità del bene” (quella del male era già impegnata) su temi importanti come le persecuzioni razziali, ma inspiegabilmente anche due testi di geografia per le scuole per l'editore Zanichelli, forse opera di Rico. Pare infatti che il doppio sia appassionato dei documentari di “National Geographic”.
E’ autore di numerose inchieste e ha condotto la trasmissione “Milano Italia” per la RAI, per la quale vi fu una lunga battaglia sul titolo con gli autori perché il titolo originario era “Rogoredo Italia” ma Rico aveva difficoltà a pronunciare la parola Italia.

Nonostante abbia diretto il giornale “Lotta Continua” non è mai approdato a Forza Italia anzi, la vista di Berlusconi è l’unica che riesce a mettere d’accordo le due personalità provocando oltremodo in Enrico uno strano fenomeno. Mentre altri giornalisti cadono improvvisamente in ginocchio, lui prova una voglia irrefrenabile di farci un film. Finora ne ha realizzati due: “Quando c’era Silvio” e “Uccidete la democrazia”, le altre volte i collaboratori sono riusciti a calmarlo prima.

Sul tema dei complotti il dualismo è più forte che mai. L’Enrico pubblico è pronto a giurare che le ultime elezioni italiane sono state taroccate ma di fronte al buco nel Pentagono il suo doppio non ha dubbi, ha ragione quel giornaletto di bricolage, la versione americana di “Sistema Pratico”, è stato un aereo con le ali e tutto.

Di notte i vicini sentono Enrico litigare con “l’altro”.
Ieri sera l’alterco si è fatto particolarmente violento:
“Non ti sopporto più, dillo che hai votato Berlusconi!”
“Le tue inchieste sono delle boiate pazzesche!”
“Servo della CIA!”
“Eizenstein dei miei stivali”… e così fino a mattina.

Su, riproviamo con l’esorcismo, ripetete con me: “Aglio Travaglio, Deaglio ca nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio...


martedì 7 novembre 2006

Elezioni taroccate for Dummies II - Un caso italiano?

La domanda non è affatto da poco. E’ possibile che siano stati effettuati dei brogli nelle elezioni politiche italiane del 2006 manipolando i dati relativi alle schede bianche?
E’ la tesi contenuta in un’inchiesta di “Diario” e raccontata in un articolo tratto da L’Unità del 3 novembre.
Il prossimo 24 novembre, allegato a “Diario”, vi sarà un DVD con il film "Uccidete la democrazia. Memorandum sulle elezioni di aprile" girato dal direttore Enrico Deaglio che ricostruisce i misteri irrisolti della notte dello scrutinio dei voti.

A pochi giorni dal voto di aprile tutti i sondaggi parlavano di un vantaggio di cinque punti del centrosinistra sul centrodestra e di come la vittoria dell’Unione fosse ritenuta scontata e netta. La tendenza veniva confermata dagli exit-polls ma poi, man mano che giungevano i risultati dello scrutinio dei voti effettivi, si osservò un movimento statistico dei dati piuttosto inconsueto, che riporto qui sotto.

Senza oscillazione casuale e fisiologica dei dati, osserviamo una regolare progressione dei voti del centrodestra nel tempo a fronte di una corrispondente regressione di quelli del centrosinistra. In pratica quel pomeriggio del 10 aprile, ogni ora che passava, il centro sinistra scendeva di 0,5 e il centro destra saliva di 0,5.
Anche a occhio e ha chi ha dato solo un esame di statistica, è un andamento molto bizzarro, per usare un eufemismo. Sembra quasi l’avverarsi delle famose “convergenze parallele” del compianto Aldo Moro. L’impossibile che diventa realtà.
Le elezioni si conclusero con la vittoria risicata per soli 25.000 voti del centrosinistra e le accuse di brogli da parte di Berlusconi che ancora oggi ogni tanto chiede vengano ricontate le schede (sapendo benissimo che ciò non è previsto per legge).

Prima dell’annunciata inchiesta di Diario, le stranezze di quei dati elettorali avevano già offerto lo spunto per un libro intitolato “Il Broglio, romanzo simultaneo” scritto da tre giornalisti celati dietro il nom de plume di Agente italiano, dove si sostiene che nella notte dei ministeri e dei misteri i voti delle schede bianche vennero magicamente spostati in direzione non tanto della Casa delle Libertà, ma in direzione esclusiva di Forza Italia. Fantapolitica, si è detto.

Secondo l’inchiesta-dvd di Deaglio, nella notte degli scrutinii vi era molto nervosismo nel centrosinistra. Fassino era scuro in volto e Marco Minniti, entrando al Viminale, avrebbe pronunciato la frase “ci stanno rubando le elezioni”. Si narra di uno scontro furibondo tra l’allora Ministro degli Interni Pisanu e Berlusconi che voleva invalidare le elezioni e di come i rapporti tra i due siano da allora rimasti tesi. Ma cosa era successo?

Una cosa è certa. Dai dati ufficiali del ministero dell'Interno, che non sono ancora stati resi noti nel dettaglio fino ad oggi per le schede bianche e schede nulle, risulta che le schede bianche nelle ultime politiche sono state complessivamente in Italia solo 400 mila, a fronte del ben più consistente numero di 1.600.000 del 2001.
Come se non bastasse, un’altra stranezza riguarda la distribuzione di queste poche schede bianche, che non varia come è normale da regione a regione e da città a città ma è sorprendentemente oscillante su tutto il territorio tra l'1 e il 2 per cento. Secondo le leggi della probabilità una distribuzione così omogenea è da considerarsi altamente improbabile. Già all’indomani delle elezioni i giornali parlarono del mistero delle schede bianche scomparse.

L’inchiesta di Diario entra nel vivo e si rivolge ad un gruppo di esperti per tentare di dipanare la matassa.
Normalmente, quando le prefetture trasmettono i voti al Viminale, le schede bianche non entrano nel conteggio della suddivisione dei seggi e sono considerate un dato di scarsa importanza. Secondo l’esperto informatico americano Clinton Curtis (del quale ho parlato ieri), basta un piccolo software compilato in mezz’ora in grado di spostare i dati delle schede bianche ad un certo raggruppamento politico, e il gioco è fatto. Nel software è anche previsto un comportamento di distribuzione dei dati che simula la casualità, tanto da rendere verosimile il risultato. Realtà? Fantapolitica?
Un’altra domanda inquietante è la seguente. Se furono messi in pratica dei brogli a danno del centrosinistra, come mai non si compì l’opera fino ad eliminare quei residui 25.000 voti che dettero la vittoria all’Unione? Qualcuno forse non eseguì gli ordini ricevuti?  Il libro dell’Agente Italiano è forse un messaggio tipo “io so che tu sai che io so”? E soprattutto, perché il centrosinistra non ha denunciato il broglio? Fu un broglio e controbroglio?
Nella famosa intervista e fuga con Lucia Annunziata del 12 marzo Silvio Berlusconi disse: «I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...».

Non resta che attendere gli inevitabili spunti polemici che nasceranno dalla pubblicazione dell’inchiesta di Diario e le critiche che pioveranno addosso a Deaglio che si ritrova oggi neo-cospirazionista dopo aver indossato i panni dello smontatore dei misteri del 911 fino all’altro giorno.
Io sinceramente mi augurerei che la storia dei brogli italiani fosse tutto un trip paranoico, ma visti i precedenti delle elezioni americane e il caso recente del Messico, bisognerebbe indagare seriamente, per poter dire un giorno, con certezza, "state tranquilli, i brogli delle elezioni italiane? Una boiata pazzesca".

sabato 7 ottobre 2006

Fozza, Diaio



Cosa c’entrano i bambini di “fozza itaia” con Diario e il debunking? Andiamo per ordine.
Non so quanti di voi se lo ricorderanno ma nel 1993 comparvero sui muri e sulle fiancate degli autobus nelle grandi città italiane questi manifesti con dei marmocchi che smorfieggiavano in vari modi ed erano corredati dalla scritta “fozza, itaia.”
Allora ci si chiese che tipo di prodotto stessero pubblicizzando ma la nostra curiosità rimase inappagata.

Apro una breve parentesi. Esiste un tipo di campagna pubblicitaria, chiamata teaser che crea l’aspettativa nei confronti di un nuovo prodotto. Si realizza un manifesto o uno spot televisivo dove il prodotto non viene presentato lui pirsonalmente di pirsona ma in qualche modo si stimola la curiosità dello spettatore verso qualcosa che sta per arrivare. Dopo un certo tempo si presenta la versione finale dello spot o del manifesto con il prodotto bene in vista. In teoria a quel punto, orde di consumatori bramosi di possedere il prodotto dovrebbero precipitarsi ad affollare i negozi che lo vendono. Per fare un esempio, la Playstation 2, che veniva presentata con un inquietante spot dove campeggiava solo la scritta P2 fu oggetto di una campagna teaser, se vi ricordate.

Torniamo ai nostri impuberi dall’eloquio ancora incerto e al 1993. Non si seppe mai quindi che tipo di prodotto dovessero promuovere anche se, per la solita mania del cervello umano di fare libere associazioni, quando nel 1994 nacque un nuovo partito politico chiamato, per combinazione, “Forza Italia” molti si ricordarono dei manifesti e dissero “Ah, ecco cos’era!”
E poteva anche esserci un legame, visto che del lancio del nuovo partito si occupava Pubblitalia, un’agenzia pubblicitaria che poteva benissimo aver utilizzato il tipo di campagna teaser che ho poco fa descritto.

Del resto cosa ci sarebbe stato di male, a parte l’uso un po’ disinvolto di poveri innocenti per scopi politici?
Ma anche questo non era una novità, dato che la Democrazia Cristiana, per le amministrative del 1952 aveva utilizzato una immagine molto simile. Un bimbo ignudo che però pronuncia molto meglio dei suoi tartaglianti discendenti un bel “Forza Italia!”.
Fatto sta che la questione dei manifesti ignoti del '93 cadde nel dimenticatoio e nessuno più ne parlò.

Tempo fa, mettendo ordine tra vecchi appunti universitari ho ritrovato quelli di una lezione di Sociologia della Comunicazione dedicata a “fozza itaia”. Sono andata a cercare se nel frattempo in rete fosse emerso del nuovo materiale a riguardo ed ecco che trovo un articolo di “Diario” del 27 agosto 2004 dove si dice che in realtà non c’è nessun mistero attorno a quella famosa campagna che ha dato adito non si sa perchè ad una vera e propria leggenda metropolitana. Non c’è nessun legame con Berlusconi.
In pratica si accusa chi ha fatto quella famosa e banale associazione mentale tra “fozza itaia” e “forza italia” di essere paranoico.

A riprova, viene intervistato un copywriter dell’Agenzia pubblicitaria Testa che rivela che gli imprenditori delle affissioni avevano loro commissionato una campagna per incoraggiare l’utilizzo del manifesto in pubblicità. Praticamente era una sorta di “poster promuovi te stesso”.
Quando uscirono qualche mese dopo i manifesti di Forza Italia pensai, dice il copywriter, che io e i pubblicitari di Berlusconi avevamo fatto per coincidenza lo stesso ragionamento. Excusatio non petita.
L’articolo termina con una sonora bacchettata preventiva ai paranoici, con l'affermazione che nonostante queste rivelazioni di Diario ci sarà purtroppo gente che continuerà a vedere l’ombra di Berlusconi dietro ai bimbi balbettanti.

Mi meraviglia quest’opera di debunking, ovvero di smontaggio sistematico di teorie non gradite con tanto di “opinione dell’esperto” portata come prova, perché mi sfugge la necessità dell’operazione.
Intanto ben pochi si ricordano di “fozza itaia” e poi è così grave pensare che Berlusconi, tra i tanti manifesti che ha pagato nella sua vita abbia pagato anche quelli degli impuberi e che i suoi pubblicitari potrebbero essersi ispirati al manifesto democristiano degli anni ’50?

Lo so, oggi in tempi di razionalismo sfrenato non è più tanto di moda ipotizzarlo, ma se si fosse trattato di premonizione da parte del copywriter dell’Agenzia Testa?
Un pubblicitario crea una campagna per le imprese di affissioni prevedendo mesi prima la nascita di un nuovo partito politico. Pensa, ne aveva indovinato persino il nome, seppure storpiandolo. Come quello scrittore che nel 1898 aveva scritto un libro su un transatlantico chiamato Titan che affondava durante il viaggio inaugurale centrando in pieno un iceberg.

In realtà il debunking è il nuovo corso di Diario. Infatti ora sappiamo che, cassetta degli attrezzi in spalla e “Popular Mechanics” in tasca, il direttore si dedica anima e corpo allo smontaggio delle teorie malsane sull’11 settembre. E lì si che gli toccherà fare gli straordinari. Deaglio fravaglio, fattura cà nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio.


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