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venerdì 18 aprile 2014

Vota Famiglia Piddini


Lo so, è brutto ma vi tocca. L'analisi della propaganda deve occuparsi anche del manifesto di regime e del suo messaggio.
Li avrete già visti senz'altro quelli della campagna del PD per le europee: la sacra famiglia con babbo, mamma e figli (anche se la rossa sembra più una zia o una cognata) che "ce lo chiedono"? 

Sullo sfondo c'è la bandiera blu orostellata ma è moscia, non garrisce, è appuntata in modo strano, in orizzontale come un lenzuolo. I cinque sembrano in posa di fronte al filo del bucato.  L'effetto panni stesi è dovuto a quel brandello di paesaggio che si intravvede sullo sfondo. C'è un curioso effetto "inquadratura sbagliata" e uno si meraviglia che non ci sia pure la giraffa che spunta a tradimento dall'alto.  Lenzuolo, poi, porta facilmente a sudario, specie se le stelle gialle, non importa a quante punte siano, dal fondo dell'inconscio ti suggeriscono cose orribili accadute sempre in Europa non così tanto tempo fa. Inoltre il drappo copre lo sfondo, lo occulta, si frappone. Potrebbe nascondere qualcosa o qualcuno dietro. Magari il Van Rompuy o il Barroso, per tacer della Lagarde? Primo epic fail, quindi. 

Poi ci sono i testimonial o per modo di dire. Di solito il testimonial in pubblicità è una persona attraente con la quale vieni spinto a desiderare di condividere qualcosa. Magari lo stesso aperitivo, marca di tonno o di biscotti. Ecco perché c'è la corsa all'accaparramento dell'attore hollywoodiano, anche se un po' ammuffito ma comunque rodato da anni di fantasticherie delle platee a suo riguardo. Se prendi ad esempio Antonio Banderas per vendere i biscotti, seppur riducendolo ad un povero pazzo flippato che parla con una gallina, hai comunque di fronte Zorro, ti ricordi di com'era e ti viene lo spirito materno di coccolartelo, porellocometeseiridottoviéqqua. 
Il testimonial è, in alternativa, il o la supermodel, il figone e la figona che, associandoli al prodotto, ti inducono a comperarlo perché così, in pieno delirio psicotico, puoi identificarti e diventare come loro, anche se nella realtà non ci riusciresti mai.

Nei manifesti del PD non c'è niente di tutto questo, niente glamour o fantasticheria. Hanno scelto il piddinoqualunque: l'umarell e la zdaura - ovvero i tipici anziani da regione rossa, la belloccia piddina della porta accanto, la polposa-si che incontri di solito dietro lo sportello del comune o l'infermiera che ti fa il cazziatone in ospedale, e il giovane barbuto, più fraticello mancato che rivoluzionario alla Che. Alex, appunto. Io ho un'altra idea di Alex, come si è visto.
Questi soggetti, immagino scelti dopo estenuanti sedute di casting, dovrebbero, nelle intenzioni dei pubblicitari di partito, indurci ad identificarci con loro e votare PD. 
Ora, che me lo chiedano i due vecchi e le due ganze è una roba proprio lunare. Non voterei PD nemmeno se me lo chiedesse Michael Fassbender nudo nel letto, figuriamoci questo Alex, bellino lui. 

Infatti il senso di fastidio si spiega. I testimonial sono i fenotipi dell'elettore piddino. Chi non è piddino non può essere allettato da un messaggio che in pratica lo esclude perché nessuno vorrebbe essere come quei cinque sfigati totalmente privi di appeal, se mi si perdona il razzismo. Inoltre tre su cinque non ci guardano nemmeno negli occhi, nonostante la richiesta, ma guardano su in alto, forse l'uccellino. Solo Chiara e Claudia ci guardano in faccia, Chiara con una certa strafottenza checazzovoi e la mano sul fiancone in più.
Vedete, oltre ai testimonial al di là di ogni tentazione, è quel "ce" che frega la campagna, che non la rende capace di attirare nuovi elettori che non siano quelli fidelizzati ed incancreniti nel PD da decenni. "Ce" significa "lo chiede a noi", insomma è una roba intrapiddina. Lo so che "ve lo chiede Mario" avrebbe provocato scrosci di risate e "ve lo chiede Chiara" commenti irripetibili. Inoltre "ve lo chiede" sarebbe suonato imperativo categorico e fascista e loro sono de sinistra. Insomma, se lo chiedono e si stanno passando il messaggio tra di loro. Fail, perché se un partito è ridotto a contare solo sui propri affiliati è messo male. E quelli non sono cittadini qualunque, volendo scimmiottare il M5S, ma sono piddini inside.

Infine ci sono le motivazioni per le quali 'sti bei soggetti dovrebbero indurci a tagliarci le vene per il lungo in modo da automacellarci secondo il rito ordoliberista per l'Europa. Perché avete capito che il vero Mario è Draghi e non l'umarell che osserva il cantiere, vero? 
"Un'Europa solidale sarà un 'Europa solida". "Niente bufale a tavola, tranne quelle DOP". "I miei studi a Parigi, il mio stage a Berlino, la mia vita qui". "L'Italia che vince battendo il rigore". "Banda larga in tempi stretti". Una vera strage di meningi per nulla, perché alla fine, oltre il punto, c'è solo il cazzo che ce ne frega.

Coraggio, ancora un po' di giorni e poi li copriranno con le tette e i culi, che almeno sono sinceri.



mercoledì 12 marzo 2014

Luftvaffa


Un caro amico ha pubblicato oggi pomeriggio su Facebook questa immagine di un depliant da lui trovato su un volo Lufthansa per Monaco di Baviera. Vi lascio in raccoglimento per farvelo leggere con attenzione.
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Fatto, ci siete? Lo so che vi propongo sempre cose brutte ma, mi spiace, è per il vostro bene. E poi ora avete la prova che quando in queste pagine si parla di euronazismo non sono solo i deliri postlisergici di noi figli degli anni sessanta.
Vi giuro, a me quello che sconvolge in primis è quel "la breve parabola del Terzo Reich". A parte che sono stati dodici anni molto intensi culminati in decine di milioni di morti, ma che vuol dire quell'ascesa del nazismo spacciata come "movimento di reazione ad un generale senso di malessere"? Di cosa cavolo stanno parlando: della mancanza della naturale regolarità? Di uno spiacevole gonfiore e senso di pesantezza? La reductio ad activiam di uno dei peggiori totalitarismi della storia ci mancava. 
E' incredibile, non c'è mezza parola, mezzo aggettivo che ricordi ad eventuali smemorati o ignavi di cosa si sta parlando. Della sospensione violenta della democrazia in Germania, non di un governo qualunque. Di un regime votato alla pseudospeciazione ed all'eliminazione fisica degli avversari. Di tutti, tedeschi compresi, tranne gli autonominatisi appartenenti alla neorazza nazista. 

E poi quell'invito finale a visitare Dachau, come bonus trip e come si trattasse della gita ad una specie di Nazilandia dove il giorno dopo entri gratis. Il primo campo di concentramento in assoluto, inaugurato nel marzo 1933, dopo appena due mesi dall'insediamento di Adolf Hitler alla Cancelleria, tanto perché si capisse quale fosse il tenore del regime e dove finirono subito tutti i prigionieri politici già accuratamente suddivisi per categorie e segno di riconoscimento.

Sappiamo che i depliant turistici tendono sempre ad edulcorare, magnificare e trasfigurare i luoghi che devono vendere, fino a raggiungere vette di puro surrealismo. Qui però si esagera. Un gruppo di nazisti dell'Illinois in gita europea nei luoghi sacri non avrebbe saputo scrivere un programma migliore e più allettante per i kamaraden. Manca solo la visita guidata al Nido dell'Aquila.
Secondo me vent'anni fa uno scritto così smaccatamente tollerante e fatalmente amnesico nei confronti del nazismo sarebbe stato impensabile in Germania. Oggi, non solo lo si trova in un depliant della compagnia di bandiera ma forse tradisce un tentativo di revisionismo che è assai più pericoloso del negazionismo di coloro che mettono in discussione gli olocausti.  Il revisionismo cioè che tenta di far passare per l'ennesima volta la Germania come vittima innocente delle politiche di Versailles (conseguenze invece del suo militarismo al servizio dell'avidità del suo complesso industriale), dell'inflazione (il trauma primigenio) e dipinge Hitler come un qualsiasi rottamatore moderno con il suo "programma" (del tipo "libereremo sei milioni di posti di lavoro"?) e il cui tentativo di mettere ordine fu perfino oggetto dell'ostilità di "attentatori" (e meno male che i terroristi e il loro attacco al cuore dello stato nazista furono fermati, vero cari luftidioti?). 

Lufthansa o Luftwaffe, quindi? Possiamo liquidare questo scritto come il parto distocico di un cretino teutonico o dobbiamo preoccuparci che sottenda una certa voglia inconscia di Quarto Reich e di farlo durare ben oltre la "breve parabola" del Terzo magari grazie ai successi in termini di surplus del neomercantilismo euroguidato? E' innegabile che, per la terza volta in un secolo, il cerino in mano ce l'abbiano (perché glielo abbiamo consegnato). Bisogna capire se hanno voglia di usarlo e se manca solo l'Hitler giusto nella birreria giusta.

(Grazie di cuore a Mario Giovanni)

lunedì 16 luglio 2012

giovedì 16 febbraio 2012

Del diritto di Belen di far vedere la topa (e del nostro di scherzarci su)


Io non ce la faccio più, davvero. Sono al limite, allo stremo delle forze e chiedo pietà. Posso dire che non sopporto più la parola "sessismo" e la relativa monomania ossessivo-depressiva a carattere epidemico che imperversa su Facebook e nei blog cosiddetti "di genere"?
Ogni giorno leggo anatemi contro la pubblicità dei cartelloni (addirittura "l'Unità", che ha cacciato la sua direttrice donna, ci ha fatto una rubrica fissa), arrivando al punto di definire sessiste le pubblicità dei perizomi e reggiseni perché fanno vedere tette e culi. Eh già, per vendere un bel push-up che ti fa le tette da urlo o quei deliziosi brasiliani di pizzo che ti fanno sentire, sotto la divisa da lavoro, una Dita Von Teese, per evitare di utilizzare in maniera sessista il corpo femminile, sarebbe meglio utilizzare l'immagine di una chiave inglese. No, anzi, che chiave poi ti fa pensare a chiavare ed è sessismo. (Capito come si innesca il loop maniaco-ossessivo?)
E poi urla contro la televisione, contro uno spot di patatine (assai ironico e divertente) su un concorso per eleggere Miss Patatacontro un povero cristo che sulla sua bacheca di Facebook ha postato l'immagine di un culo con battuta e, siccome è presidente dell'ordine dei giornalisti, ora dovrebbe essere denudato, cosparso di pece e messo al rogo con un limone in bocca e uno spiedo infilato, per contrappasso, nell'oggetto del contendere.
Da quando è stata realizzata quell'ottima inchiesta "Il corpo delle donne" contro la televisione porcona del nano - che non era altro che la proiezione del suo elementare immaginario erotico, poveraccio, con praticamente solo due fondamentali: tette e culo, lo si è scoperto solo di recente con la storia del bunga bunga - si è tuttavia esondato dal contesto, arrivando a prendersela contro qualsiasi essere femminile che va in televisione non con il saio o il burqa ma facendo vedere le sue belle cosine.

Basta, calmatevi e fate un bel respiro profondo. Veramente, non se ne può più perché così è troppo. Queste  PontiSex hanno la stessa difficoltà a parlare serenamente di sesso e se ne fanno ammalare come i fondamentalisti religiosi del famoso sito ultracattolico. Ciò che additano come sessismo sembra tanto sessuofobia personale, sciorinata con un'aggressività impressionante.
Signore mie, femministe immaginarie: questo non è femminismo, non è difesa della dignità della donna, ma rottura di coglioni modello extralusso superaccessoriato. La parola sessismo mi provoca lo stesso fastidio che provo quando non mi sento libera di esprimermi perché qualcuno potrebbe offendersi. E' la rottura di coglioni usata sempre come arma infallibile dalle minoranze, tanto che alla fine non puoi dire "beo" perché diventa anti-questo e anti-quello. Noi donne non siamo una minoranza, siamo maggioranza e non abbiamo bisogno di questi mezzucci da lobbisti.

Questa storia del vedere sessismo dappertutto, anche nel piatto di minestra, è qualcosa di preoccupante, perché tutto ciò che disturba quando disturbare non dovrebbe è segno di problema. Avete presente Houston?
Se, invece di uno scherzo e di un gioco, in uno spot pubblicitario ci vediamo qualcosa di male e di offensivo, il problema non è nell'oggetto ma nel soggetto, cioè nell'osservatore. Significa che stiamo proiettando le nostre ubbìe e le nostre paure all'esterno. In questo caso, dietro alla pretesa difesa della dignità della donna, c'è il rifiuto inconscio di una parte fondamentale della sessualità femminile: l'esibizionismo e il gusto della seduttività. A qualunque donna piace essere ammirata e corteggiata, piace sentirsi femmina anche per sé stessa, per autoerotismo e narcisismo.
Siccome però questo esibizionismo in alcune di noi crea dei problemi  vorremmo censurarlo, con la scusa che gli uomini si eccitano (poveri nani), si arrapano e quindi prima o poi ci saltano addosso. E' una visione della sessualità che, come premessa, necessita di una figura maschile totalmente negativa, il peggiore degli stupratori. L'immagine che di solito ha dell'uomo una donna traumatizzata dal sesso, che vede solo come fatto negativo ed aggressivo. Vogliamo veramente far diventare questa visione distorta della realtà appartenente ad una minoranza di donne con i loro buoni motivi per essere traumatizzate, la prassi interpretativa della stessa realtà?

L'aver studiato psicologia mi ha insegnato una cosa fondamentale, che ho messo in pratica anche nella mia vita privata, afflitta da una serie notevole di traumi infantili. Ho imparato che la sessualità è una cosa della quale non bisogna avere paura; che bisogna imparare a vedere, capire e mettere in pratica il lato gioioso del sesso, cosa che rappresenta la chiave per liberarsi di tanti tabù ed ossessioni, traumi compresi. Buttare il sesso sull'ironico può essere assolutamente terapeutico. Una barzelletta, un'immagine gioiosamente sconcia che provoca una grassa risata liberatoria, possono essere più efficaci di un ciclo di psicoterapia.

Quello che mi preoccupa di più, in questo continuo allarme sessismo a mezzo tam tam di rete da parte delle PontiSex è proprio il fatto che ciò che si vorrebbe censurare è sempre, in qualche modo, qualcosa di ironico, a volte di satirico, che fa parte del gioco della seduzione e del richiamo sessuale.
La perdita del senso dell'umorismo e della capacità di ridere, anche in maniera greve e sconcia sulle cose sessuali, è il primo segno che stiamo trasformando la nostra società in un inferno totalitario sia in senso politico che religioso. Si rideva poco nella Germania nazista, nella Russia sovietica e nei regimi talebani. E' un segnale che dovrebbe sempre far scattare il salvavita delle coscienze democratiche.

Ora però vi spiego come la vedo io. Si, noi donne occidentali andiamo in giro conciate come battone perché la società ci vuole così, però, dove si vuole preservare l'onore delle donne e difenderle dalla sessualità e le minigonne giropassera sono vietate, si amputano clitoridi a tutto spiano, oppure si mortificano le donne vestendole con gabbane informi, ciabatte e teste coperte perché se no i maschi si eccitano. Siamo tornati al punto di partenza. La negazione della sessualità femminile.
Ora, chi tiene ferma la bambina e le taglia il clitoride è sempre una donna. Ci dicono che una madre non potrebbe mai, in quella cultura, ribellarsi e difendere la propria creatura impedendo che quel male atroce le venga fatto come fu fatto a lei. Mi sono sempre chiesta perché mai. Perché le madri permettono l'infibulazione delle figlie? Perché sono loro stesse a praticarla nonostante sappiano, per averla provata sulla loro pelle, quanto sia terribile?

L'ho detto tante volte che ho la nausea. I peggiori nemici delle donne non sono gli uomini, siamo noi stesse. Se ci sembrano tutti stupratori è perché la nostra primaria fantasia segreta è fottere le altre donne. Fotterle nel senso di distruggerle, di fare proprio male. Sul lavoro le colleghe, soprattutto. Ma anche le amiche, alle quali si danno sempre buoni consigli affinché non diano il cattivo esempio che vogliamo tenere per noi. E poi le figlie, le sorelle, le nuore, le suocere, le cognate. Le madri che infibulano le figlie, che parcheggiano le figlie a casa del pedofilo di famiglia facendo finta di non sapere nulla.
Se ci sono in giro tanti maschi testedica' è perché li hanno tirati su così le loro mammine, perché alla mamma italiana piace allevare il maschio fascista ruspante che vede le donne come le vede lei, delle stronze puttane da fottere. L'aggressività verso i cosiddetti sessisti è aggressività autodiretta, è manifestazione del conflitto irrisolto con le nostre simili, con la nostra sessualità che ci fa solo paura, non perché i maschi sono stupratori ma perché le madri ci hanno infibulate psicologicamente.

Il vero femminismo, secondo me, è un serio lavoro di autocritica da iniziare subito sul comportamento criminale delle donne nei confronti delle loro simili. E' smetterla di vedere le donne come sante e martiri per nascondere la nostra rivalità maligna nei loro confronti. E' una seria analisi del come vengono allevati i figli, maschi e femmine, con quali storture e quali condizionamenti. E' il tentativo di sconfiggere definitivamente la Grande Madre Fascista. E' la trattazione ultima del volonteroso collaborazionismo femminile nella propria auto-oppressione. E' un sano e definitivo revisionismo del mito fasullo della donna buona vs. maschio cattivo.
E' un lavoro che però va fatto assieme agli uomini, che devono diventare alleati nel cambiamento di mentalità e non babau da esorcizzare con continue accuse di sessismo come scusa di comodo per non affrontare il vero problema. Non esiste una rivoluzione di genere ma solo La Rivoluzione.

Di questo, se volete, discuto volentieri con tutte voi fin da subito. Del fatto che Belen ha fatto intravvedere la topa, che "la cena è pronta" e che questo è offensivo per la dignità della donna, se permettete, posso solo ridere e divertirmi un po'.

P.S. Che poi Belen, il tanga, l'aveva.

giovedì 26 febbraio 2009

Antistupro Beghelli

L'avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d'attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all'auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da "L'angelo della vendetta" di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l'amica a chiamare subito aiuto. "L'ho già fatto", annuncia l'altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E' in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E' un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall'ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell'effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.



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martedì 8 gennaio 2008

Viva Sarkozero!

Càpita, in un 8 Nevoso di un anno qualunque del nuovo millennio, che un presidente francese considerato di destra annunci, tra i programmi del suo governo per quest’anno, una riforma del servizio pubblico televisivo talmente giacobina che da noi nemmeno il Partito Marxista Leninista sarebbe riuscito a concepire.

Nicolas Sarkozy ha parlato di molte cose nella conferenza stampa all'Eliseo, tra l’altro di togliere il limite delle 35 ore lavorative settimanali, un baluardo del socialismo francese ma a noi italiani ha colpito come una sprangata in piena fronte l’idea di - udite udite, eliminare del tutto la pubblicità dai canali televisivi pubblici grazie all’istituzione di - sogno o son desta?, una nuova tassa a carico delle emittenti private.

Audiovisuel public. Nicolas Sarkozy a annoncé le lancement d'une réflexion sur la suppression totale de la publicité sur les chaînes de télévision publiques. Ces chaînes publiques "pourraient être financées par une taxe sur les recettes publicitaires accrue des chaînes privées et une taxe infinitésimale sur les chiffres d'affaires des nouveaux moyens de communication comme l'accès à Internet ou la téléphonie mobile", a-t-il dit. (Da “Le Monde” )
In pratica, le Mediaset d’oltralpe, che però non hanno certo la potenza di fuoco della nostra, sarebbero costrette a pagare una tassa sui ricavi che trarrebbero dall’esclusività sulla pubblicità televisiva. Non solo ma questa tassa andrebbe a finanziare i canali televisivi pubblici che sarebbero foraggiati anche da tasse infinitesimali sui ricavi degli accessi ad Internet e della telefonia mobile.

Pensate che una cosa del genere sarebbe anche solo concepibile in Italia? Riuscite ad immaginare il casino che scoppierebbe se un governo italiano annunciasse una riforma del genere, con i pianti di Confalonieri e le accuse di attacco al cuore del profitto?
Fate fatica? Avete ragione, infatti il TG1, di fronte all’inconcepibile ha aggiustato il tiro e ha rimodellato la notizia, edulcorandola nel caso Berlusconi si fosse trovato per disgrazia davanti al televisore.

Hanno presentato la conferenza stampa odierna di Sarkozy, della quale si parla in tutti i media francesi per i contenuti politici, partendo da Carla Bruni e dalle ciaccole da parrucchiere. Dopo aver parlato di Carla Bruni ed aver proseguito con le ipotesi di un matrimonio con Carla Bruni, prima di arrivare alla domanda se sposerà Carla Bruni hanno riferito della cosa delle 35 ore e poi, dulcis in fundo, hanno detto che sarà tolta la pubblicità dalla tv pubblica e che immediatamente le azioni delle tv private sono salite alle stelle (per far finta che si trattasse di una proposta liberista). Stop. Nessun cenno alla tassa ai privati per sostenere il servizio pubblico.
Questo per chi non avesse ancora capito da che parte sta il servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

E i politici italiani come hanno reagito alla notizia? Qualche timido segno dal Ministro Gentiloni che si è detto d’accordo, così come il PD e Rifondazione Comunista che però si lascia tentare dalla supercazzola prematurata: “bisogna evitare il rischio di trasformare la Rai in un servizio marginale, autoreferenziale e privo di qualunque rapporto con la dimensione dell'ascolto e della qualità'''.
Forza Italia evidentemente ha qualche difficoltà con la lingua francese: “''la RAI oggi svolge sempre meno il ruolo di pubblico servizio e opera in un regime di concorrenza sleale con le televisioni private, raccogliendo pubblicità pur usufruendo di un cospicuo canone''.
Benedetto della Vedova, dei Riformatori liberali e deputato di FI, plaude al presidente francese ma esclude che il suo"modello" sia esportabile in Italia. Già, mica fessi noi.
Commovente l’ex ministro Gasparri: ''Il rischio di questa ipotesi - dice - e' che possa ingenerare un aumento del costo dei prodotti. Se la pubblicita' sulle televisioni commerciali costasse di piu', alla fine sarebbero i consumatori ad essere penalizzarli''. Volete voi togliere il Mulino Bianco ai bambini? Giammai!
Ma l’Oscar va senz’altro al consigliere d’amministrazione RAI Rognoni che, pur sottolineando che la pubblicità trasmessa e' troppa, afferma che ''pensare di eliminarla tutta mi sembra un'esagerazione. Se la togliessimo tutta avremmo una tv pubblica piu' povera nelle casse e nell'offerta''. Quindi, se ''vogliamo ridurla, aumentiamo il canone, come avviene praticamente in tutta Europa''.
Ecco, l’idea che Berlusconi possa essere tassato per finanziare l’azienda di cui lui è consigliere non gli passa manco p’a capa.

mercoledì 26 dicembre 2007

Che bella la TV al plasmon!

Sono di indole abbastanza tecnologica, mi piacciono le diavolerie elettroniche ma ho bisogno di tempo per adattarmi alle novità, perchè mi fa fatica ogni volta cambiare le abitudini faticosamente incancrenitesi negli anni, studiare i manuali, maneggiare aggeggi nuovi e imparare l’utilizzo di nuovi pulsanti. Per un puro fatto di pigrizia.

Nella mia vita sono passata dal giradischi al mangianastri e allo stereo in maniera tranquilla, perché il passaggio da un supporto all’altro, una volta, era molto diluito nel tempo. Il televisore, per esempio, è stato prima in bianco e nero e poi a colori ma non si parlava di tubo, retroproiezione, plasma ed LCD. Era il TV e basta.
Oggi si rischia di ritrovarsi con supporti e lettori obsoleti dopo sei mesi, ed è una cosa che mi disturba profondamente, perché io e le macchine abbiamo bisogno comunque di tempo per familiarizzare e non prenderci a sberle.
Aggiungo che ho un uomo ipertecnologico per il quale gli apparecchi ogni sei mesi si cambiano anche se funzionano ancora perfettamente, per principio perché bisogna aggiornarsi, e capirete il grado di destabilizzazione che provo ogni volta che vengo privata brutalmente dal "tecnico" di un oggetto che ero appena riuscita ad imparare ad usare per ricominciare daccapo con uno nuovo.

Dopo mia lunga e caparbia resistenza, anche nel mio salotto il televisore a tubo è stato prepensionato e ora troneggia un moderno ed ultrapiatto televisore a cristalli liquidi, un LCD.
E’ vero che anche lui, il tubo, non ha collaborato. Un bel giorno ha cominciato a non appicciarsi più se non a random e “il tecnico” ne ha decretato la condanna, approfittando di un’occasione che era capitata nel negozio di fiducia, un LCD che nessuno voleva, nonostante fosse di ottima qualità, perché nero e ora pare che vada solo il grigio metallizzato. Lo confesso, mi è dispiaciuto vedere il bestione andare giù per le scale con “il tecnico” che faceva una fatica boia a tenerlo. Sono convinta che le macchine sentano quando stanno per essere eliminate e scelgano un più onorevole suicidio, un seppuku elettronico.

Installare Calimero, l’elleciddì nero invece è stato uno scherzo. Snello, leggero, maneggevole, una manciata di cavi, prese e jack e i collegamenti sono stati fatti.
Devo ammettere che ora ne sono proprio entusiasta. La meraviglia del 16:9, praticamente il cinema a casa. Con i DVD un’assoluta goduria. Soffro molto per i tanti, troppi formati disponibili e la necessità di districarmi tra 4:3, e tutto il generone del widescreen: tuttoschermo, panoramico, 16:9 e 14:9 ma mi ci abituerò. Per fortuna non ho un salotto grande abbastanza e il costo è proibitivo, così mi sarà risparmiato il TV al plasma. Inutile dire che “il tecnico” ne ha approfittato per sostituirmi il glorioso ed amato lettore DVD che leggeva anche i sassi per un più moderno DVD recorder. Non ho ancora osato usarlo in quella funzione. Siamo ancora nella fase di annusamento reciproco. Lo uso solo come lettore DVD.

Già, i DVD. All’inizio ero scettica ma poi mi ci sono appassionata, tanto che il videoregistratore ormai langue in un eterno standby e la mia gloriosa collezione di VHS ormai è stata letteralmente decimata tra epurazioni di nastri e donazioni alla biblioteca. Viene piano piano sostituita dai meravigliosi dischetti con le versioni in lingua originale, gli extra, i making of, i segreti di lavorazione, le lezioni di regia e finalmente la possibilità di gustarsi una sola scena più e più volte o magari solo un particolare momento del film senza dover far scorrere dieci chilometri di nastro cigolante.

Per il rifornimento ho le mie tecniche infallibili. Due mercatini da battere regolarmente un paio di volte alla settimana dove trovo edizioni originali usate ma in perfette condizioni a 4-6 euro e a volte anche meno. I miei migliori affari: i due cofanetti di "Montalbano" per soli 20 euro in tutto (costano più di 70 l’uno) e il doppio DVD di "Belfagor" carpito una sera d’estate a soli 8 euro con immensa goduria.
Poi ho i miei fornitori su Internet. In Italia acquisto su DVD-store.it.
In passato ci ho trovato un’edizione succulenta Disney con tutti i primissimi e storici cartoni di Paperino a soli 8,90 euro, con tanto di confezione metallica.
Spediscono sia per corriere che per posta prioritaria a costi bassissimi. Hanno un sacco di offerte e mi sono sempre trovata bene. Se lo chiedi ti confezionano pure il DVD con carta regalo.

All'estero acquisto da Play.com che è un punto di riferimento classico per i collezionisti. Sono situati nell’isola di Jersey e godono di particolari vantaggi fiscali. Spediscono per posta e le spese sono comprese nel prezzo dell’articolo, quindi nulla in più è dovuto. Visto che per acquistare occorre registrarsi con i dati della carta di credito consiglio di utilizzare la Carta PostePay di Poste Italiane (accettata anche da DVD-store.it).
Lo svantaggio di Play.com è che non tutte le edizioni ovviamente hanno l’audio italiano però in certi casi vale la pena di acquistare comunque DVD che costano anche la metà rispetto all’Italia, per non parlare dei cd audio.
Se volete l’audio italiano potete impostare la ricerca sul sito selezionando la lingua italiana per i DVD e scoprirete che ci sono tante offerte interessanti da acchiappare al volo.
Le offerte speciali sono continue e stando in allerta è possibile approfittare di sconti molto vantaggiosi e ribassi notevoli.
I miei migliori acquisti sono stati le 9 stagioni di X-Files pagate 18 euro a cofanetto a fronte dei 34.00 pagati in Italia, un’edizione speciale di “Ultimatum alla terra” in confezione metallica, doppio DVD, audio italiano, pagata 7,90 euro (ora non è più in offerta e ne costa 20,49!) e l’edizione anniversario (2 DVD) di “Pianeta proibito” a 9,49 euro (non in italiano ma con una marea di extra e ben due film interpretati in seguito da Robby the Robot). Sono tentata dall’acquisto di “Blade Runner the Final Cut”, edizione definitiva a 5 dischi contenente tutte le passate edizioni, venduta a 27,99 euro.

Il servizio di Play è impeccabile. Mi capitò un disco difettoso in un cofanetto X-Files. Scrissi una mail, mi risposero di domenica (!), invitandomi a rispedirgli l’intero cofanetto per raccomandata. Mi inviarono un nuovo cofanetto rifondendomi quasi per intero le spese di spedizione sostenute. Ultimamente non mi era arrivato un ordine (può capitare, visto che usano la posta normale). Dopo 21 giorni, come da regolamento, ho compilato un modulo segnalando il disguido e mi hanno rispedito il DVD senza alcuna spesa aggiuntiva. Che fair play questi britannici, si fidano perfino di noi italiani!

mercoledì 11 luglio 2007

Più che allargarcelo, diciamo la verità, ce lo spappolano

Alzi la mano chi tra i maschietti non vede l’ora la mattina, per prima cosa, di aprire la posta per vedere se queste simpatiche donzelle vi hanno scritto ancora una volta promettendovi con poca spesa e molta resa di diventare Mr. Manganello.

Se è vero (lo dicono tutti e non lo metto in dubbio) che tra le preoccupazioni degli uomini c’è quella delle “dimensioni” allora immagino che vedersi ricordare ogni mattina, pomeriggio e sera le proprie (magari assolutamente normali ma percepite in maniera distorta e sempre per difetto) non sia decisamente gentile, anzi credo che la cosa possa configurarsi come molestia aggravata e continuata.
Visto che anch’io mi sento a disagio con queste pubblicità, e non dovrei, non essendo direttamente penemunita, mi viene da pensare: vuoi vedere che le dimensioni contano anche nell’Invidia del pene?
Poi, diciamocelo, ‘ste paracule cosa vogliono dimostrare, che ce lo abbiamo (ce lo avete, anzi) piccolo? Secondo me hanno visto troppi film di Kid Bengala e si sono montate la testa.

Sono solo gli americani che hanno la fissa della mazza da baseball e lo spappolano a tutto il mondo con lo spam o mi sbaglio?
Per molti mesi ricevetti una mail dal titolo sempre uguale: “Enlarge your Penis” che mi faceva ridere perché da noi c’è il detto “nun t’allargà”. Mi fu spiegato che si trattava non di una pomata o di pillole o chissà cosa ma di una serie di “istruzioni” per la manipolazione dell’attrezzo. Una ginnastica del cacchio, praticamente.
Non cercate di farvi rivelare dai malcapitati che hanno ceduto alle lusinghe della mazza nerboruta e le hanno ordinate, il contenuto delle istruzioni. In quei casi si erge il muro di gomma e si cambia argomento. Mistero esoterico o vergogna ad ammettere di essersi presi una sòla clamorosa? Sto ancora indagando ma, come direbbe Carlo Lucarelli, è una brutta storia.

Ora il comparto delle offerte per ingigantire, imbitorzolire, gonfiare, allungare il coso a mo’ di nodoso randello si è anch’esso allargato, fino a comprendere le maledette pillole di Viagra e Cialis, per le quali dalle mie parti esistono veri e propri pusher che riforniscono i maschi di tutta la vallata, e alcune misteriose pillole dal nome “Xtracum Cum”.
La loro pubblicità recita: “Orgasmi più lunghi, erezioni d’acciaio” (avranno visto Tetsuo?), “durerete tutta la notte” (e perché non un paio di settimane?), “orgasmi multipli” (credevate di esservene liberati negli anni 80, eh?!), e “potrete venire 5 volte di seguito” (mica pizza e fichi!). Senza contare che secondo queste pillole dovreste letteralmente essere in grado di “ricoprire la vostra partner” tipo torta glassata. Già, conosco molti che ambirebbero unire l’utile al dilettevole e in quel momento topico dare anche una mano di bianco alla camera da letto, magari a stucco veneziano.

Roba da matti. Ora da qualche giorno mi arriva “Orgasmotron” (e che è, uno strumento elettronico di Wendy Carlos?) e alcune email molto subdole che sostengono che “non è vero che le dimensioni per la vostra partner non contano, in realtà loro (le donne) vanno sempre in cerca di uno “huge” finché non lo trovano”.
Ebbene si, lo ammetto. Come ogni donna, il mio sogno è di trovare uno che di notte tromba come un dio e di giorno lavora come sbarra del Telepass sull’A14.

giovedì 12 aprile 2007

Televisione, oppio dei consumatori

L'altra sera leggevo miriam161 che parlava della curiosità morbosa di certi telespettatori per le trasmissioni che rievocano brutali fatti di cronaca, quelli che gli americani chiamano “true crime”.

Poco prima avevo assistito al tg1 al video interruptus dell’esecuzione talebana dell’autista di Mastrogiacomo.
Il direttore, dopo aver ripetuto per almeno cinque-sei volte che si sarebbe trattato di un filmato rigorosamente destinato ad un pubblico adulto, con il risultato di far salire curiosità, aspettativa e adrenalina a qualche milione dei telespettatori di cui sopra, lo ha mandato in onda interrompendolo poi al momento dell’esecuzione vera e propria.
E meno male, ha fatto bene, non si trasmette la morte in diretta, anche per Saddam c’è stato il fermo-immagine poco prima che si aprisse la botola.

Ma allora mi chiedo: se sai già che non lo farai vedere per intero, perché crei l’aspettativa, perché vellichi in tal maniera i nostri peggiori istinti sadici e la nostra morbosa curiosità per poi lasciarci tutti con le mutande calate?
Cosa avranno fatto i più intraprendenti di quei telespettatori, i più assetati di sangue? Saranno andati su Internet a cercare il filmato in versione integrale, come per Saddam e Berg. Cosa che non avrebbero fatto in tal numero se Riotta e compari non gli avessero messo la pulce e anche la poiana nell’orecchio. Non lo sanno poi i tutori dell’informazione che in questi casi lasciare tutto all’immaginazione crea mostri peggiori delle immagini reali perché si va a pescare a strascico nell’inconscio?

Perché allora lo hanno fatto? Oltre allo scopo propagandistico che necessiterebbe di una discussione a parte, forse perché lo scopo della televisione sta diventando proprio questo: fornire piccole dosi di eccitazione, insufficiente per ottenere piena soddisfazione ma abbastanza per creare dipendenza. Sono gli oggetti che correrai frustrato a comperare per sublimare il desiderio inappagato, che potranno darti l’orgasmo consumistico.

Siccome per la Grande Sorella siamo dei bambini immaturi e difatti la televisione è tutta un’unica fascia protetta, la sessualità genitale, la forma adulta di sessualità, appagante e risolutiva, è vietata.
Nella pornografia generale del cattivo gusto e dell’orrido, l’unica cosa che la televisione generalista e gratuita ti nega è l’hardcore, i peni e le vagine. Il massimo del sesso adulto e consenziente che ti concede è quello adolescenziale degli sbaciucchiamenti oppure l’oscena allusione delle fellatio praticate sui gelati. Se resti insoddisfatto dall’ipocrisia del softcore potrai poi sfogarti con la pornografia vera e a pagamento sul canale vietato ai minori, cioè ai poveri.

Niente genitali ma a questo punto la trovata è puntare sulle perversioni che di solito non praticheresti nella realtà, ma che la televisione ti permette di sublimare come telespettatore.
La scopofilia (guardare) è l’essenza stessa della televisione. Richiede soggetti passivi che osservino e contemplino. Così come il feticismo. Il culto per gli oggetti inanimati ti viene fatto ingurgitare continuamente con la pubblicità.
Il sadismo viene sollecitato dai telegiornali che parlano di assassinii, stupri, violenze, guerre, stragi, genocidi. I reality show spingono il livello di sadismo sempre più verso l’umiliazione delle vittime, che rappresentano a loro volta i modelli con i quali si possono identificare i masochisti. Sono sempre più convinta che il profeta Pasolini con “Salò” abbia preconizzato i reality show più estremi.
La pedofilia è suggerita dai tanti bambini passivi, consumanti e sottilmente seducenti che reclamizzano sottilette e carte igieniche, alla faccia delle buone intenzioni che volevano limitarne l’utilizzo in pubblicità solo per i pannolini. Water, puzzette, yogurt che ti fanno “andare” ci ricordano l’esistenza del tratto finale intestinale. Non mancano le suggestioni omosex e transex, e perfino, ma qui forse mi sto facendo prendere la mano, la bestialità di Victoria e il Gorilla.

La perversione più oscura, la necrofilia, è rappresentata da dozzine di telefilm su obitori, medici legali, autopsie, scene del crimine e inchieste sui serial killers. La puntata di maggior successo di CSI, diretta da Tarantino, riguardava un agente sepolto vivo da un maniaco assassino. Abbiamo avuto i funerali in diretta per ore di Lady Diana prima e poi del Papa, con il gran necroforo Vespa a fare gli onori di casa e con interessanti dibattiti sulle tecniche di tanatoprassi e su come fosse venuta bene l'imbalsamazione.

La morte è in fin dei conti il punto di arrivo in questo tipo di televisione e la più efficace arma di angoscia di massa.
Visto che Eros è bandito, Thanatos ha campo libero. Non si ha idea della curiosità che la gente ha nei confronti della morte, e di come sia forte il desiderio ambivalente di allontanarne lo spettro angosciante e di indagarne il mistero. Ecco perché abbiamo seguito dozzine di puntate di talk-show sulla tragedia di un bambino assassinato (cosa c’è di peggio?), e siamo rimasti ipnotizzati dalle immagini ripetute all’infinito degli aerei che bucavano le torri gemelle polverizzandole con i loro tremila morti, la grande cremazione collettiva.

Siccome dobbiamo essere sufficientemente angosciati per rimanere sottomessi, lo spettro della morte, l’angoscia e l’eccitazione insoddisfatta ci spingono verso la grande panacea consumistica che celebra la nostra passività politica. Compera e sarai salvato.
Del resto cosa disse Bush proprio dopo l’11 settembre agli americani? Di continuare a partecipare all’economia americana. In dollaroni: “Ora potete tornare a fare shopping.” La pace è finita, andate in guerra.

martedì 3 aprile 2007

A letto dopo questo post - I 50 anni di Carosello

L’altro giorno, parlando dello scoiattolo scorreggione, vi ho mentito. Ho scritto che detesto la pubblicità ma in fondo non è vero. La detesto quando è troppo paracula ed esoterica e non la capisco e ciò accade inevitabilmente per gli spot delle automobili tedesche.
Non mi piacciono gli spot dove la tipa approccia un Togo come fosse in un film di Rocco Siffredi perché si prendono troppo sul serio e sono in fondo ridicoli. Il sesso per me funziona in pubblicità solo se è sdrammatizzato e tira sul comico, vedi “Antò, fa caldo!” oppure le battutine della Ridolfi sul gorgonzola e le pere. Per non parlare del ben più audace, per l'epoca :"Caballero, che pistola!" pronunciato da Carmencita.

Va bene, alcune pubblicità mi piacciono ma solo se mi divertono. Dev’essere l’imprinting di Carosello. E’ difficile per chi ha conosciuto solo il “du gusti is meglio che uan” capire cosa ha rappresentato per quelli della mia generazione l’appuntamento serale con i 4-5 sketch della rubrica fissa della RAI, andata in onda ininterrottamente dal 1957 al 1977, della quale in febbraio si è celebrato il cinquantenario.

Avrete sentito dire che i nostri genitori pronunciavano la fatidica frase: “A letto dopo Carosello”. Ma era proprio vero? In genere si, non c’era alcun problema di fascia protetta perché i bambini a quei tempi si levavano dagli zebedei alle otto e mezza di sera e si andava a letto per davvero. Poi, che il massimo della trasgressione per gli adulti rimasti di fronte al teleschermo fosse Albertazzi con le lenti a contatto bianche nei panni di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, è un’altra storia.
A volte ci veniva concesso di rimanere svegli per eventi eccezionali, come Maigret o il mitico Belfagor (sui cui effetti traumatici su un'intera generazione ho già raccontato), oppure lo sbarco sulla Luna, per il quale venni tirata giù dal letto senza troppa convinzione da parte mia.

Carosello e imprinting, si diceva. Pare che la prima parola che riuscii a leggere sia stata “Zoppas”, letta sulla cucina a gas di mia zia.
Il pianeta Papalla, Carmencita “chiudi il gas e vieni via”, L’ispettore Rock e la brillantina Linetti, Caio Gregorio guardiano der Pretorio, Joe Condor, Gigante-pensaci-tu, “capitano, lo posso torturare?” “supercortemaggiore-la-potente-benzina-italiana”, “con quella bocca può dire ciò che vuole”, l’omino Bialetti, l’uomo in ammollo, la linea di Cavandoli, Alemagna “ullallà è una cuccagna” e ovviamente Calimero, il più grande.
Se ancora oggi uso “quel” detersivo il motivo sta sicuramente nell’imprinting, del quale si parla anche nel Lorenziano primo episodio di Calimero, che narra del pulcino rifiutato, "perchè nero", da una gallinaccia parente di Borghezio. Per fortuna l'Olandesina (il cui significato allegorico mi sfugge) lo lava e lo rende uguale ai suoi ariani fratelli. Spot reazionario o sapiente uso della pubblicità per divulgare un messaggio antirazzista?



Una cosa che mi stupisce, ricordando Carosello, è la quantità incredibile di alcolici e superalcolici che erano pubblicizzati ed il cui messaggio arrivava tranquillamente, senza che alcun MOIGE si imbarazzasse, a noi bambini.
Stock 84, Dom Bairo l’uvamaro, Vecchia Romagna Etichetta Nera, Amaro Ramazzotti, Liquore Strega, la China Martini, la sambuca Molinari, aperitivo Biancosarti, Brancamenta brrrr, l’orrenda Batida de Coco, Petrus Boonekamp (che mi faceva venire ogni volta un accidente con il guantone di ferro, sbang!), Cambusa Uam l’amaricante, il Cynar contro-il-logorio-della-vita-moderna, Cavallino Rosso, Rosso Antico.
Eppure non siamo diventati tutti alcolizzati. Meno male. In compenso non c’erano spot di automobili e ne siamo più o meno tutti schiavi.
Misteri del condizionamento.

domenica 25 marzo 2007

Una scorreggia vi seppellirà



Nonostante io in genere detesti la pubblicità, non mi stanco di guardare e riguardare questo spot (adoro quando solleva entrambe le zampette!)
Nel simpatico ed irriverente scoiattolino io ci vedo un’anima anarcoide che all’occorrenza potrebbe anche riproporre uno dei suoi rumorosi venticelli in faccia a teodem, teocon e neocon. Un’altra caramellina e vai con un fragoroso commento alla querelle su mozione Fassino o mozione Mussi.
Scorreggia continua e mandata in loop per il dibattito sul partito democratico e su quanto sia di sinistra piuttosto che di centro. Idem per "Mastella e Casino(i) divisi a Berlino", una in onore della famiglia normale in pericolo e un'altra in grado di trasvolare l'oceano quando Condi fa l'incazzata con baffino.
Un pacchetto intero da fare un tornado quando Berlusconi nomina i 15 punti di vantaggio nei sondaggi e la mini-scorreggetta finale ogni volta che finisce il telegiornale (uno qualsiasi a vostra scelta).

Qualcuno mi fa però notare che il messaggio politico dello scoiattolo scorreggione potrebbe essere ambiguo. E’ un salvatore del popolo, non c’è dubbio, ma nel senso dello scoiattolo della provvidenza campione della libera iniziativa, quindi uno scoiattolo di destra, oppure un Masaniello che utilizza un’arma anarchica, proletaria e autogestita come la scorreggia, ergo di sinistra e forse un tantino no global?
A chi vorreste che scoreggiasse in faccia, tanto per divertirci un po’? Segue dibattito, come nei cineclub di una volta.

lunedì 12 marzo 2007

In cauda venenum

Che fosse ancora più brutto dell'orrendo pupazzo disarticolato di Italia 90 e ricordasse troppo il logo della Logitech c'erano arrivati tutti, Sgarbi compreso. Che il motto, "l'Italia lascia il segno" facesse pensare più alle carezze a base di tonfa che qualche turista ha assaggiato nel luglio del 2001 che ad altro, poteva venirci in mente. Che non piaccia quasi a nessuno lo dimostrano i sondaggi.

Come psicologa devo però fare i complimenti ai creativi che l'hanno disegnato. E' come una macchia del test di Rorschach, ognuno ci vede ciò che vuole, in base alle proprie inclinazioni e paranoie.
Nel cetriolone verde, a parte lo scontato e goliardico simbolo fallico (pur tristemente ammainato), qualcuno ha visto un pericoloso messaggio filocomunista e chi, con un vero colpo di genio, una posizione filopalestinese del governo. Rutelli ci vede perfino un rilancio del turismo italiano, figuriamoci.

Per carità, non vorrei essere più iconoclasta dei tedeschi, ma casualmente ho scoperto che il nuovo logo dell'Italia assomiglia ad alcuni inquietanti sex toys definiti in inglese dog tail butt plug... e non chiedetemi di descriverne l'utilizzo.

sabato 7 ottobre 2006

Fozza, Diaio



Cosa c’entrano i bambini di “fozza itaia” con Diario e il debunking? Andiamo per ordine.
Non so quanti di voi se lo ricorderanno ma nel 1993 comparvero sui muri e sulle fiancate degli autobus nelle grandi città italiane questi manifesti con dei marmocchi che smorfieggiavano in vari modi ed erano corredati dalla scritta “fozza, itaia.”
Allora ci si chiese che tipo di prodotto stessero pubblicizzando ma la nostra curiosità rimase inappagata.

Apro una breve parentesi. Esiste un tipo di campagna pubblicitaria, chiamata teaser che crea l’aspettativa nei confronti di un nuovo prodotto. Si realizza un manifesto o uno spot televisivo dove il prodotto non viene presentato lui pirsonalmente di pirsona ma in qualche modo si stimola la curiosità dello spettatore verso qualcosa che sta per arrivare. Dopo un certo tempo si presenta la versione finale dello spot o del manifesto con il prodotto bene in vista. In teoria a quel punto, orde di consumatori bramosi di possedere il prodotto dovrebbero precipitarsi ad affollare i negozi che lo vendono. Per fare un esempio, la Playstation 2, che veniva presentata con un inquietante spot dove campeggiava solo la scritta P2 fu oggetto di una campagna teaser, se vi ricordate.

Torniamo ai nostri impuberi dall’eloquio ancora incerto e al 1993. Non si seppe mai quindi che tipo di prodotto dovessero promuovere anche se, per la solita mania del cervello umano di fare libere associazioni, quando nel 1994 nacque un nuovo partito politico chiamato, per combinazione, “Forza Italia” molti si ricordarono dei manifesti e dissero “Ah, ecco cos’era!”
E poteva anche esserci un legame, visto che del lancio del nuovo partito si occupava Pubblitalia, un’agenzia pubblicitaria che poteva benissimo aver utilizzato il tipo di campagna teaser che ho poco fa descritto.

Del resto cosa ci sarebbe stato di male, a parte l’uso un po’ disinvolto di poveri innocenti per scopi politici?
Ma anche questo non era una novità, dato che la Democrazia Cristiana, per le amministrative del 1952 aveva utilizzato una immagine molto simile. Un bimbo ignudo che però pronuncia molto meglio dei suoi tartaglianti discendenti un bel “Forza Italia!”.
Fatto sta che la questione dei manifesti ignoti del '93 cadde nel dimenticatoio e nessuno più ne parlò.

Tempo fa, mettendo ordine tra vecchi appunti universitari ho ritrovato quelli di una lezione di Sociologia della Comunicazione dedicata a “fozza itaia”. Sono andata a cercare se nel frattempo in rete fosse emerso del nuovo materiale a riguardo ed ecco che trovo un articolo di “Diario” del 27 agosto 2004 dove si dice che in realtà non c’è nessun mistero attorno a quella famosa campagna che ha dato adito non si sa perchè ad una vera e propria leggenda metropolitana. Non c’è nessun legame con Berlusconi.
In pratica si accusa chi ha fatto quella famosa e banale associazione mentale tra “fozza itaia” e “forza italia” di essere paranoico.

A riprova, viene intervistato un copywriter dell’Agenzia pubblicitaria Testa che rivela che gli imprenditori delle affissioni avevano loro commissionato una campagna per incoraggiare l’utilizzo del manifesto in pubblicità. Praticamente era una sorta di “poster promuovi te stesso”.
Quando uscirono qualche mese dopo i manifesti di Forza Italia pensai, dice il copywriter, che io e i pubblicitari di Berlusconi avevamo fatto per coincidenza lo stesso ragionamento. Excusatio non petita.
L’articolo termina con una sonora bacchettata preventiva ai paranoici, con l'affermazione che nonostante queste rivelazioni di Diario ci sarà purtroppo gente che continuerà a vedere l’ombra di Berlusconi dietro ai bimbi balbettanti.

Mi meraviglia quest’opera di debunking, ovvero di smontaggio sistematico di teorie non gradite con tanto di “opinione dell’esperto” portata come prova, perché mi sfugge la necessità dell’operazione.
Intanto ben pochi si ricordano di “fozza itaia” e poi è così grave pensare che Berlusconi, tra i tanti manifesti che ha pagato nella sua vita abbia pagato anche quelli degli impuberi e che i suoi pubblicitari potrebbero essersi ispirati al manifesto democristiano degli anni ’50?

Lo so, oggi in tempi di razionalismo sfrenato non è più tanto di moda ipotizzarlo, ma se si fosse trattato di premonizione da parte del copywriter dell’Agenzia Testa?
Un pubblicitario crea una campagna per le imprese di affissioni prevedendo mesi prima la nascita di un nuovo partito politico. Pensa, ne aveva indovinato persino il nome, seppure storpiandolo. Come quello scrittore che nel 1898 aveva scritto un libro su un transatlantico chiamato Titan che affondava durante il viaggio inaugurale centrando in pieno un iceberg.

In realtà il debunking è il nuovo corso di Diario. Infatti ora sappiamo che, cassetta degli attrezzi in spalla e “Popular Mechanics” in tasca, il direttore si dedica anima e corpo allo smontaggio delle teorie malsane sull’11 settembre. E lì si che gli toccherà fare gli straordinari. Deaglio fravaglio, fattura cà nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio.


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