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domenica 28 marzo 2010

Fai voto sicuro

Sicuramente, come ha stabilito la magistratura nell'inchiesta sui presunti brogli del 2006, non è possibile manipolare i dati elettorali italiani e il libro di Agente Italiano, il dvd di Deaglio ed altri pettegolezzi, come quello di un Beppe Pisanu che all'ultimo momento si tira indietro per non partecipare al broglio, erano frutto di fumate di roba tagliata male.
Sicuramente, se la sinistra allora non insorse, a parte un unico flebile belato di qualcuno che disse "ci stanno scippando le elezioni", vuol dire che il broglio non ci fu e non ci potrebbe essere in altre occasioni di voto. Quindi stiamo tranquilli.


Ad ogni modo, giusto perchè "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca", usiamo, per il voto sicuro, qualche precauzione.
Prima di tutto votiamo perchè votare è un diritto ma anche un dovere, votiamo quello che ci pare ma votiamo.
Se proprio non troviamo nessuno di nostro gusto annulliamo con un bel pensiero poetico ma non mandiamo in bianco la scheda. E' come per gli assegni, è comunque rischioso. Magari un giorno, in un lontanissimo fantascientifico futuro, qualcuno potrebbe trovare finalmente il modo per scarabocchiarle a suo favore.

Andreotti - che mi manca ogni giorno di più, chi l'avrebbe mai detto - è qui perchè è sua la famosa citazione di cui sopra e per scaramanzia.

mercoledì 17 giugno 2009

Arriva s'accabadora




Se voi foste il POTERE e doveste investire miliardi di dollari su un paese o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale? Vi fidereste di elettori che troppo spesso votano per mera abitudine? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico ragionevolmente di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, o non ancora, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora curiosamente ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi in un consenso molto spesso inesistente. E' fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell'ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a man bassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell'elezione di un Presidente che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 10 settembre 2001 veniva appellato affettuosamente "resident" (abusivo) e percepito né più e né meno come tale.

Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, dove il presidente karateka raccoglie percentuali attorno al 64% dei consensi, l'OSCE sostiene di aver documentato nel 2007 pesanti brogli. Solo in Russia. Altrove, pare, tutto a posto.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che la tornata elettorale si sia svolta del tutto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all'ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un'opposizione che gridava al "qui ci fregano le elezioni". Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all'indomani dei misteri della Florida e dell'Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti imbroglioni e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c'è incertezza del risultato perché vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che non è detto sia reale ma solo percepita. In quel caso potrebbe essere stata costruita propagandisticamente prima del voto. Infatti, una suddivisione dell'elettorato in due parti quasi uguali è un'eventualità assai poco probabile. Il mio professore di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 49-51%.
E' evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell'incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L'indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell'elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l'Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall'interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite "rivoluzioni colorate" che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all'improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un'opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c'è un'organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l'impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall'esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all'argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria per modificare la legge Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, si rischierebbe la deriva verso il partito unico.
A meno di non pensare al famoso gioco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s'accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente (in questo caso la democrazia) e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Update - Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga

domenica 7 settembre 2008

Sarah prendi il fucile

Certo che ci faccio un post, come mi ha suggerito di fare un lettore (anonimo, mannaggia!) a margine dell'ultimo articolo su Sarah Palin segnalandomi la chicca. Purtroppo, controllando su Google se c'era una versione migliore della foto ho scoperto che quella pubblicata da Liberazione del 5 settembre a pagina 8 (cliccare sulla versione pdf) è un clamoroso fake, come dimostra questo articolo americano e la prova di cui sopra.

La pupona ama le sputafuoco, è vero, ma quella nella foto che la ritrae in bikini a stelle e strisce e fucilone (non a tappo ma a full metal jacket) a bordo piscina non è una sua tipica posa, come imprudentemente ha sottotitolato l'articolista del giornale ma solo plausibile. Comunque falsificata a mezzo Photoshop.

Giusto per non creare equivoci, il filmato che segue non è una riunione tra i ministri dell'amministrazione Palin, succeduta a quella del defunto presidente McCain, strozzatosi il giorno della inauguration per colmo di sfiga con una patatina incastratasi tra faringe e velopendulo. Non è nemmeno un DVD sulle prossime elezioni americane allegato a "Liberazione" ma un estratto da "Jackie Brown" di Quentin Tarantino.

P.S. Non c'è da stare tranquilli lo stesso. La gnocca con il fucile è una ben consolidata icona americana e se riescono a sparare a degli inermi ed innocenti orsacchiotti americani immaginate cosa riuscirebbero a fare ad un bambolotto iraniano.




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mercoledì 4 giugno 2008

Obama bama bama, sai perchè mi batte il corazón?

"Allora vedo che non ha capito. Io non sono qui per salvare Rambo da voi. Io sono qui per salvare voi da lui". (Trautman)

Nonostante la resistenza ad oltranza di Hillary che non se ne vuole andare come gli ubriachi a tarda notte nei bar (e speriamo non sia necessario chiamare la forza pubblica), Barack Obama si avvia a diventare il candidato ufficiale per il Partito Democratico (quello originale, americano) alle presidenziali di autunno.

Diciamo la verità. L'unica cosa sicura di questo prossimo cambio di gestione alla White House è che George W. Bush si leverà dai coglioni. Sul resto c'è grande incertezza.
Un'altro fatto quasi ormai assodato è che avremo da una parte un candidato che si chiama come le patatine surgelate e dall'altra uno che ha una pericolosa assonanza con ben due nemici pubblici numero uno d'America. La prima cosa è un vantaggio, la seconda un terribile handicap.
E' già successo che dei giornalai televisivi siano stati colpiti dal lapsus improvviso. "Obama Bin Laden....oops, scusate. Osama." Il secondo nome di Obama è Hussein, come Saddam. Vedrete come giocherà sporco l'inconscio.

Il candidato repubblicano McCain mantiene finora un basso profilo, tenendosi in disparte in attesa che la ex-first lady ceda e il suo giovane contendente democratico si getti nella mischia per passare finalmente al dunque.
Secondo me McCain è comunque avvantaggiato, da qualunque angolazione si guardi la faccenda.
Alle primarie repubblicane non ha dovuto combattere con altri candidati pericolosi, visto che i contendenti erano perfino troppo per i nazisti dell'Illinois.
Lui è stato da subito il più presentabile e presidenziabile: repubblicano si ma non il solito falcaccio ottuso alla Charlton Heston. Un falco dal volto umano, piuttosto.
Un vecchio si, ma ex soldato, che potrebbe rappresentare la riscossa dei reduci, in una nazione che ne conta migliaia, tornati più o meno malconci da guerre combattute non si sa perchè e per conto di chi e sempre a migliaia di chilometri da casa. In fondo sarebbe Rambo presidente. Il Rambo preso a cornate e ingratitudine che vince finalmente la sua guerra.

John è uno che si è fatto cinque anni di prigionia in Vietnam, che cazzo, mica come gli imboscati Reagan e Dubya, uno intento a stanare comunisti dei condotti per l'aria condizionata negli uffici di Hollywood e l'altro a scaldare una sedia grazie alla raccomandazione di papi.
McCain è in grado, vedrete, di convincere gli americani che si può essere ancora repubblicani nonostante le balle di Bush, la guerra fallimentare in Iraq (che lui non a caso non approva) e tutto ciò che questa amministrazione ha fatto di male.
McCain ha un altro vantaggio. Potrà scegliersi, se eletto, il vice che vuole. Non ha Laura Bush attaccata ai maroni.
E infine, si diceva, non sottovalutate le patatine, sono un messaggio subliminale importante. A tutti piacciono le patatine fritte.

Ma perchè poi sto parlando di McCain quando il post è su Obama?
Barack è giovane, bello, di una tonalità di nero giusta, accettabile anche nei saloni della borghesia WASP.
Certo, a differenza di McCain ha questa palla al piede, la signora Clinton, che si era illusa di rappresentare il nuovo dopo ben otto anni vissuti alla Casa Bianca. Se democratici, gli americani vogliono la novità. Il primo presidente nero, appunto, non la terza volta di Hillary.
Barack ha idee molto belle e nobili, per esempio le solite promesse sulla sanità pubblica per tutti e il ritorno a casa dall'Iraq.
Peccato che sulle questioni tipo pace in Medio Oriente non si discosti di una virgola dal solito armamentario dei candidati americani repubblicani o democratici purchessia: "Oh, io amo Israele, Israele ha diritto di difendersi, combatteremo per la sicurezza di Israele, manderemo aiuti ad Israele, noi siamo i migliori amici di Israele, Israele può fare di me e di noi ciò che vuole".
Non una parola sulla Palestina, muso duro con l'Iran e sostanziale appoggio all'agenda estera neocon. Con tutto ciò gliela menano ancora con Farrakhan e le origini musulmane del babbo, poi divenuto ateo convinto.

Tra qualche mese ci caveremo la curiosità di sapere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Speriamo non si finisca al solito con il testa a testa e la mappata di voti afroamericani che sparisce nei diabolici circuiti delle macchinette della Diebold in qualche stato chiave. Florida 2000, Ohio 2004 e il prossimo? Alabama?
Un presidente afroamericano sarebbe bello, come riscatto per una parte enorme della popolazione americana e soprattutto per le facce che farebbero i KuKluxKlan del cazzo ma, provando ad immaginare la scena dell'inauguration, non so, la cosa non mi convince.

Ho paura delle patatine fritte.


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domenica 30 marzo 2008

L'analisi elettorale del lupo Mannheimer

Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un'analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all'odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all'insegnamento.
E' un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell'oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l'ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d'opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E' forse l'unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell'astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del "chemmefregatantosotuttiladri".

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco' con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all'ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall'indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell'insieme che interseca quello del "chemmefrega") che decideranno effettivamente all'ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell'effetto "colpo di scena". C'è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un'opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L'importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c'entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l'unica idea che mi viene, a parte l'associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

venerdì 22 febbraio 2008

Quello che i candidati non dicono

Mentre Ralph Nader, candidato alle presidenziali americane nel 2000 per i Verdi e nel 2004 come indipendente, sta valutando l'opportunità di correre anche stavolta in alternativa ai due somarelli Hillary e Obama e all'elefantino McCain, candidati dei due partiti maggiori, colgo e traduco dal suo sito questo elenco di argomenti che lui definisce “i tabu dei candidati”, ovvero ciò di cui non si parla mai nei programmi elettorali. Nader si riferisce alla realtà americana ma il discorso è adattabilissimo, secondo me, anche alla competizione elettorale italiana di questi giorni. Se no che globalizzazione sarebbe?

Se cercherete su Wikipedia la biografia di Nader, il candidato più a sinistra d'America, già paladino dei consumatori, leggerete con stupore che è considerato colui che fece perdere Al Gore contro Bush nel 2000. In pratica, per la regola aurea che sostiene che votando per i candidati minori si diperdono voti, come dice Berlusconi, le preferenze a Nader in Florida avrebbero permesso la vittoria di Bush (muhahaha!). Mi sa invece che furono i brogli con le migliaia di elettori di colore cancellati preventivamente dalle liste e le macchinette della Diebold a fare il miracolo. Cosa che si ripeté quattro anni più tardi nello stato dell'Ohio, anch'esso decisivo per la seconda vittoria di Bush. Leggere il documentatissimo libro "Democrazia in vendita" di Greg Palast se la cosa non vi sembra possibile.

Il povero Nader, allora come forse alle prossime elezioni, cerca solo di essere un candidato presidente diverso, sicuramente più dalla parte della gente dei candidati ufficiali che, in fin dei conti, non sono poi così diversi l'uno dall'altro. E' il solito discorso dei due partiti, uno di destra e l'altro di estrema destra. Leggendo le interessanti argomentazioni di Ralph Nader qui di seguito e notando come siano molto più a sinistra non solo di Veltroni ma anche di Bertinotti, non vi cascano un poco le braccia pensando al nostro paese?
What the Candidates Avoid - Quello che i candidati non dicono

1) Non li sentirete parlare di una seria lotta contro il crimine organizzato, contro le frodi e gli abusi che hanno derubato miliardi di dollari dei lavoratori, degli investitori, di pensionati, contribuenti e consumatori.
Tra le riforme che non saranno mai da loro suggerite; fornire maggiori risorse per perseguire penalmente i truffatori e fare leggi per democratizzare il governo delle aziende, in modo da dare vero potere agli azionisti. Non sentirete i candidati chiedere a gran voce la restituzione dei guadagni illecitamente ottenuti e nemmeno leggi di trasparenza sul mercato.

2) Non li sentirete chiedere per i lavoratori un salario adeguato al costo della vita, invece di un salario minimo sindacale. Non supporteranno la richiesta di abrogare la legge antisindacato Taft-Hartley nel 1947, che ha impedito a più di 40 milioni di lavoratori di unirsi in sindacato per migliorare i salari e i diritti al di sopra dei livelli di McDonald’s o Walmart.

3) Non li sentirete richiedere il ritiro dal WTO e dal NAFTA. La negoziazione degli accordi economici dovrebbe rimanere separata da quella dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente, senza che essi siano subordinati ai diktat del commercio internazionale.

4) Non sentirete parlare di una riforma del sistema fiscale che lasci più soldi nelle tasche dei lavoratori e vada a tassare le cose che meno ci piacciono: l’inquinamento, la speculazione finanziaria e le tecnologie ad alto consume di energia. Non li sentirete nemmeno accennare ad un aumento del contributo fiscale per le aziende, le cui tasse sono andate sempre diminuendo negli ultimi 50 anni.

5) Non li sentirete parlare di sanità pubblica. Quasi sessant’anni dopo la prima proposta fatta dal presidente Truman, non abbiamo ancora un sistema sanitario per tutti, un programma che controlli qualità e costi e si focalizzi sulla prevenzione. Un’assistenza sanitaria completa salverebbe migliaia di vite all’anno e non eliminerebbe la competizione con un sistema di sanità privata.

6) Non c’è motivo di credere che i candidati si opporranno agli interessi commerciali che derivano dall’attuale sistema energetico. Abbiamo bisogno invece di un grande progetto per la salvaguardia dell’ambiente che contrasti tali interessi e punti sull’energia solare, sulle auto a minore consumo e sulle tecnologie pulite. Non riconosceranno che l’attuale sistema energetico basato sul petrolio ed i suoi derivati, provoca non solo il riscaldamento globale ma cancro, malattie respiratorie e problemi a livello geopolitico. Infine non chiederanno la fine del razzismo ambientale che rende le periferie degradate più soggette all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti tossici.

7) I candidati non chiederanno una diminuzione delle spese militari che divorano metà del gettito federale senza che vi sia più un'Unione Sovietica o altre grandi potenze nemiche nel mondo. Studi provenienti perfino da ambienti del Pentagono riportano le opinioni di ammiragli e generali in pensione che sostengono che una eccessiva spesa militare paradossalmente indebolisce la nazione e distorce le priorità della politica interna.

8) Non li sentirete parlare di una seria riforma elettorale. Entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, si sono spartiti l’elettorato grazie al meccanismo dei distretti elettorali, un espediente che garantisce la rielezione dei loro candidati alla spese dei votanti. Non vi sarà nemmeno una seria proposta per riammettere al diritto di voto i pregiudicati che abbiano scontato la pena e siano tornati ad essere buoni cittadini.
Altre riforme elettorali dovrebbero includere, tra l’altro, una controprova cartacea del voto elettronico e il completo finanziamento pubblico delle elezioni per garantirne la regolarità.

9) Non sentirete molto parlare della fallimentare lotta alla droga che costa 50 miliardi di dollari all’anno e nemmeno del fatto che i tossicodipendenti dovrebbero essere curati piuttosto che incarcerati.

10) I candidati non daranno spazio ai movimenti pacifisti israeliani i cui membri hanno fatto accordi per una soluzione "due popoli, due stati" con le controparti palestinese e americana. E’ tempo di rimpiazzare il teatrino di Washington con un vero teatro di pace per la sicurezza dei popoli americano, palestinese ed israeliano.

11) Non sentirete i candidati opporsi agli interessi aziendali che hanno imposto modifiche al nostro sistema giudiziario tali da impedire che le persone danneggiate o raggirate dalle corporations ottengano giustizia. Dove sono le campagne contro le frodi e i danni a pazienti, consumatori e lavoratori? Dovremmo favorire ulteriormente le class-actions affinché i cittadini possano difendersi più facilmente contro gli abusi del mercato.

Gli elettori dovrebbero visitare I siti dei principali candidati, vedere cosa dicono e non dicono e poi mandare email o lettere per chiedere loro perché evitano questi argomenti. Forse rompere il tabu non partirà dalla parte dei candidati ma possiamo cominciare dagli elettori.
A parte la sanità pubblica, che da noi è un caposaldo del welfare da decenni e il cui malfunzionamento non è questione di sostanza ma di organizzazione, abbiamo molti punti in comune con la situazione descritta, tanto che questo programma potrebbe benissimo essere quello di una qualunque compagine di sinistra.
Se si parla di crimine, in quanto a Mafia, Sistema, N’drangheta e mafie importate non siamo secondi a nessuno. Anche per le frodi finanziarie non abbiamo niente da imparare: Cirio, Parmalat, bond argentini, derivati. La trasparenza del mercato, le class-actions e la difesa dell'ambiente riguardano anche noi.
Se siamo un poco più fortunati in Italia con la difesa sindacale dei diritti dei lavoratori, la precarizzazione del lavoro ci ha americanizzato fin troppo.
Insomma, questo Nader non ha alcuna possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti ma è stato bello sognare che ci potesse essere qualcuno alla Casa Bianca che tagliasse le spese militari, si adoperasse per una vera pace in Palestina e pensasse soprattutto al bene degli americani e non dei kossovari albanesi.
Teniamoci i nostri sogni e pensiamo che tanto, chiunque venga eletto, ben poco cambierà.
Se poi Nader volesse fare cambio con Veltroni, io ci sto.


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martedì 1 gennaio 2008

Ve lo dò per certo, nel 2008 una donna alla Casa Bianca

Macchè Hilary Clinton o Condoleezza Rice, donne cazzute e con il frustino in mano.
In quanto a charme e femminilità Rudolph Giuliani, qui in versione drag queen in uno sconcertante duetto con Donald Trump, mostra di fare sul serio.

Guardate che pezzo di gnocca. Se vincerà in novembre, per la prima volta un essere umano potrebbe trovarsi ad impersonare allo stesso tempo il Presidente e Marilyn, diventare l'amante di se stesso e cantarsi "Happy Birthday, mister president" da solo.

Dimenticheremo presto le scemenze di Bush. L'impero quest'anno farà il salto in avanti.
E che nessuno parli di elezioni truccate, per favore!




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lunedì 3 dicembre 2007

Se l'occidente dà del Bush a Putin

Cominciando stasera a costruire un presepe ideale per questo blog, come prime figure ci metto il bue e l'asinello.

Tempo di elezioni in Russia e tutti parlano di vittoria un po' troppo allegra, 64,1% di consensi, dell'asinello Putin. Irregolarità, voto scorretto sono le accuse formulate non solo dall'opposizione interna ma anche dagli organismi europei come l'Osce.
"Ci sono state testimonianze di irregolarità nel voto, e abbiamo esortato i russi a fare controlli", ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, come riportato da Repubblica, spiegando che il bue Bush ha espresso "preoccupazione" per possibili brogli nella consultazione per il rinnovo della Duma. Muhahaha!

Se andassimo a vedere tutte le ultime elezioni presidenziali svolte nel meraviglioso mondo imperiale negli ultimi anni, a cominciare proprio da quelle americane, con i casi della Florida e dell'Ohio; dal Messico alle Filippine, dall'Iraq fino ad arrivare al mistero italiano della scheda bianca scomparsa, vedremmo che i buoi dovrebbero starsene ben zitti.

Curiosamente, le uniche consultazioni elettorali dove non sono al momento denunciati brogli sono quelle del referendum venezuelano voluto da Chavez. Perchè Chavez ha perso, è ovvio.

martedì 7 novembre 2006

Elezioni taroccate for Dummies II - Un caso italiano?

La domanda non è affatto da poco. E’ possibile che siano stati effettuati dei brogli nelle elezioni politiche italiane del 2006 manipolando i dati relativi alle schede bianche?
E’ la tesi contenuta in un’inchiesta di “Diario” e raccontata in un articolo tratto da L’Unità del 3 novembre.
Il prossimo 24 novembre, allegato a “Diario”, vi sarà un DVD con il film "Uccidete la democrazia. Memorandum sulle elezioni di aprile" girato dal direttore Enrico Deaglio che ricostruisce i misteri irrisolti della notte dello scrutinio dei voti.

A pochi giorni dal voto di aprile tutti i sondaggi parlavano di un vantaggio di cinque punti del centrosinistra sul centrodestra e di come la vittoria dell’Unione fosse ritenuta scontata e netta. La tendenza veniva confermata dagli exit-polls ma poi, man mano che giungevano i risultati dello scrutinio dei voti effettivi, si osservò un movimento statistico dei dati piuttosto inconsueto, che riporto qui sotto.

Senza oscillazione casuale e fisiologica dei dati, osserviamo una regolare progressione dei voti del centrodestra nel tempo a fronte di una corrispondente regressione di quelli del centrosinistra. In pratica quel pomeriggio del 10 aprile, ogni ora che passava, il centro sinistra scendeva di 0,5 e il centro destra saliva di 0,5.
Anche a occhio e ha chi ha dato solo un esame di statistica, è un andamento molto bizzarro, per usare un eufemismo. Sembra quasi l’avverarsi delle famose “convergenze parallele” del compianto Aldo Moro. L’impossibile che diventa realtà.
Le elezioni si conclusero con la vittoria risicata per soli 25.000 voti del centrosinistra e le accuse di brogli da parte di Berlusconi che ancora oggi ogni tanto chiede vengano ricontate le schede (sapendo benissimo che ciò non è previsto per legge).

Prima dell’annunciata inchiesta di Diario, le stranezze di quei dati elettorali avevano già offerto lo spunto per un libro intitolato “Il Broglio, romanzo simultaneo” scritto da tre giornalisti celati dietro il nom de plume di Agente italiano, dove si sostiene che nella notte dei ministeri e dei misteri i voti delle schede bianche vennero magicamente spostati in direzione non tanto della Casa delle Libertà, ma in direzione esclusiva di Forza Italia. Fantapolitica, si è detto.

Secondo l’inchiesta-dvd di Deaglio, nella notte degli scrutinii vi era molto nervosismo nel centrosinistra. Fassino era scuro in volto e Marco Minniti, entrando al Viminale, avrebbe pronunciato la frase “ci stanno rubando le elezioni”. Si narra di uno scontro furibondo tra l’allora Ministro degli Interni Pisanu e Berlusconi che voleva invalidare le elezioni e di come i rapporti tra i due siano da allora rimasti tesi. Ma cosa era successo?

Una cosa è certa. Dai dati ufficiali del ministero dell'Interno, che non sono ancora stati resi noti nel dettaglio fino ad oggi per le schede bianche e schede nulle, risulta che le schede bianche nelle ultime politiche sono state complessivamente in Italia solo 400 mila, a fronte del ben più consistente numero di 1.600.000 del 2001.
Come se non bastasse, un’altra stranezza riguarda la distribuzione di queste poche schede bianche, che non varia come è normale da regione a regione e da città a città ma è sorprendentemente oscillante su tutto il territorio tra l'1 e il 2 per cento. Secondo le leggi della probabilità una distribuzione così omogenea è da considerarsi altamente improbabile. Già all’indomani delle elezioni i giornali parlarono del mistero delle schede bianche scomparse.

L’inchiesta di Diario entra nel vivo e si rivolge ad un gruppo di esperti per tentare di dipanare la matassa.
Normalmente, quando le prefetture trasmettono i voti al Viminale, le schede bianche non entrano nel conteggio della suddivisione dei seggi e sono considerate un dato di scarsa importanza. Secondo l’esperto informatico americano Clinton Curtis (del quale ho parlato ieri), basta un piccolo software compilato in mezz’ora in grado di spostare i dati delle schede bianche ad un certo raggruppamento politico, e il gioco è fatto. Nel software è anche previsto un comportamento di distribuzione dei dati che simula la casualità, tanto da rendere verosimile il risultato. Realtà? Fantapolitica?
Un’altra domanda inquietante è la seguente. Se furono messi in pratica dei brogli a danno del centrosinistra, come mai non si compì l’opera fino ad eliminare quei residui 25.000 voti che dettero la vittoria all’Unione? Qualcuno forse non eseguì gli ordini ricevuti?  Il libro dell’Agente Italiano è forse un messaggio tipo “io so che tu sai che io so”? E soprattutto, perché il centrosinistra non ha denunciato il broglio? Fu un broglio e controbroglio?
Nella famosa intervista e fuga con Lucia Annunziata del 12 marzo Silvio Berlusconi disse: «I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...».

Non resta che attendere gli inevitabili spunti polemici che nasceranno dalla pubblicazione dell’inchiesta di Diario e le critiche che pioveranno addosso a Deaglio che si ritrova oggi neo-cospirazionista dopo aver indossato i panni dello smontatore dei misteri del 911 fino all’altro giorno.
Io sinceramente mi augurerei che la storia dei brogli italiani fosse tutto un trip paranoico, ma visti i precedenti delle elezioni americane e il caso recente del Messico, bisognerebbe indagare seriamente, per poter dire un giorno, con certezza, "state tranquilli, i brogli delle elezioni italiane? Una boiata pazzesca".

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