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mercoledì 22 maggio 2013

Doktor Mark e Herr Euro


Come sapete, il nostro bimbo prodigio bello di zio tutti i giorni minaccia di andare in Europa (ma si legge Germania) a rinegoziare, dice lui, il Fiscal Compact e gli altri trattati capestro shockeconomici che ci stanno strangolando.
Trattati che il suo partito, assieme al braccio politico di Mediaset, ha approvato a suo tempo senza emettere neppure un belato, compreso Nichi, che ora fa lo sdegnoso, quando ha sottoscritto l'accordo elettorale con il PD.  Il silenzio degli indecenti. 

Andare a rinegoziare. Bene, ma quando, visto che l'Italia con la garrota al collo è già cianotica? Per ora è un temporeggiare pallido e assorto, sperando che nel frattempo arrivi qualcuno a risolverci il problema. Magari Gigantepensacitu, il Diodelcielo o una provvidenziale invasione aliena.
Ho il sospetto che il regime piddino sia convinto, con un ragionamento viziato dal maschilismo, che la politica tedesca di austerità sia tutta colpa della Merkel. Della paturnia postmenopausica di questa carampana senza più voglie che cambia colore della livrea come il camaleonte ma sotto la giacchetta è un ottusangola in duralluminio. Trombata la strega alle prossime elezioni di settembre, ragiona il piddino modello base, cambieranno le cose e i crucchi non saranno più crucchi ma diventeranno malleabili come il pongo.

Vale la pena allora di fare subito un bel gavettone di acqua gelata in faccia al piddino e raccontare con quale tipo di tedeschi abbiamo a che fare, femmine e maschi, compresi quelli che dovrebbero rappresentare, figuriamoci, la svolta, l'inversione a U post Merkel. Le fate turchine disposte a perdonare il discolo Pinocchio.
Grazie come sempre a Voci dalla Germania che lo ha tradotto per noi, vi propongo alcune perle assolute dal pensiero di due economisti: Bernd Lucke, leader di Alternative für Deutschland, il partito "antieuro" che conosciamo già, e Dennis Snower, presidente dell'Institut für Weltwirtschaft di Kiel, intervistati dal Frankfürter Allgemeine Zeitung (qui in originale).

Le domande poste dal giornale (d'ora in avanti FAZ) ai due esperti vertono sulla questione euro e sulla conseguente crisi dei paesi della periferia dell'eurozona. Un argomento che in Italia non esiste a livello ufficiale, mediatico, ma solo in quello esoterico delle riunioni dei Beati Paoli dell'economia mainstream e in Internet a cura della controinformazione carbonara, perché la crisi, lo sapete, è causata dall'invidia americana per l'euro che usa l'incanto patronus della speculazzzioneinternazzzionale per farci la magia nera cattiva.
Invece nel resto d'Europa si ha ben presente quale sia la causa della recessione europea. Una crisi strutturale creata dal vincolismo, che lo shock esterno finanziario ha solo innescato. Non c'è economista sano di mente nel continente che non si renda conto del problema e che non pensi al modo di uscire dall'impasse.
Lo fanno anche i nostri due eroi del giorno, Bernd e Dennis, che qui dialogano a lungo ed approfonditamente sullo stato dell'eurozona. A modo loro però, come vedremo, a colpi di dissonanza cognitiva e pregiudizio ideologico, con lo spirito dei tolemaici che si rifiutano di guardare nel cannocchiale di Galileo e la mentalità, mi dispiace dirlo, da crucchi totali.

FAZ domanda se, alla luce dell'attualità, sarebbero ancora favorevoli all'introduzione dell'euro. Visto che comunque così non si può andare avanti a lungo, quali sarebbero le ricette migliori per evitare il crollo dell'eurozona e il salvataggio dei paesi più negativamente coinvolti. Se è previsto un ritorno al marco ed alle altre monete nazionali.
Snower (l'eurista duro e puro): "Assolutamente favorevole all'euro ma con regole più solide. Gli stati europei hanno avuto vantaggi sia politici che economici. Anche se noi fino ad oggi avessimo vissuto bene senza l'Euro, ora sarebbe il momento giusto per introdurlo. Se i paesi iniziassero ad uscire dall'Euro, in Europa avremmo più protezionismo e un nazionalismo dannoso. L'intero progetto europeo sarebbe messo in discussione. Rischiamo un circolo vizioso che ci porta al caos.
L'introduzione di una moneta nazionale (per i paesi del sud, come propone Alternative für Deutschland, il partito di Lucke, n.d.r.) , se tutto andasse bene, avrebbe solo un breve effetto. I prezzi si adeguerebbero velocemente. La competitività di un paese non dipende dalla sua valuta, piuttosto dai suoi vantaggi comparati: che cosa sanno fare meglio degli altri? Questo dipende dalla sua struttura produttiva e dalla sua forza innovativa. Se le cose non dovessero funzionare, un paese povero del sud-Europa, con una valuta debole, non potrebbe permettersi investimenti per creare una nuova struttura produttiva. Il governo cercherebbe la sua salvezza nell'inflazione, alle porte d'Europa ci sarebbe un caos valutario. Come tutto questo potrebbe portare paesi come la Grecia ad una maggiore competitività, non lo capisco proprio. "

Lucke (l'euroscettico, il buono, secondo i piddini): "Oggi non sarei affatto per l'introduzione dell'Euro, sebbene nel 1999 lo fossi. Pensavo che l'Euro avrebbe potuto esercitare una benefica pressione sugli stati e renderli più competitivi. Competitività che fino ad allora era stata difesa solo con le svalutazioni. Ma l'inerzia è stata troppo forte. Anche esercitando una grande pressione, non si sono viste le riforme strutturali sufficienti. Per questo motivo l'Euro non è adatto ad una zona valutaria cosi' eterogenea.No, non è la Germania a dover abbandonare l'Euro, ma i paesi del sud. Sarebbe molto più efficace di un'uscita della Germania dall'Euro. I paesi del sud avranno la possibilità di svalutare, e in questo modo tornare competitivi. L'Europa soffre di una crisi di competitività. Nei paesi del sud i salari in rapporto alla produttività sono troppo alti. Le aziende non sono competitive, è difficile esportare i loro prodotti. (fonte)
Vedete, se cliccate sui link che ho messo ai loro nomi all'inizio scoprirete che questi due hanno un curriculum enorme. Delle pubblicazioni impressionanti. Sono dei 24x17 dell'economia. Eppure, accecati dall'ideologia e dal fondamentalismo neoclassico, sembrano Scemo & Più Scemo.
Se ne volete la controprova, eccola.
Quando i due si avventurano nell'esempio di un paese che in questi anni invece ha fatto il bravo (e succede anche ad economisti nostrani con l'orecchino che hanno sempre la Svezia in canna), i risultati sono ancor più esilaranti:
Lucke: Nel 2001 la Turchia si trovava in una pessima situazione, simile a quella della Grecia di oggi: altamente indebitata e prossima alla bancarotta. Allora dicevamo in maniera arrogante: la Turchia non è pronta per l'EU. Ma cosa è successo? La Turchia ha risolto il suo problema debitorio, è entrata in nuovi settori economici e al momento sta vivendo un boom con la sua moneta flessibile. Perché la Grecia non dovrebbe andare nella stessa direzione?
Snower: Che la crescita della Turchia sia da ricondurre ad una valuta flessibile, per me è una novità! Il paese ha semplicemente fatto delle buone politiche economiche, ha rafforzato lo stato di diritto e migliorato l'educazione.
A questo punto, un bimbetto dell'asilo stenderebbe ben in alto il braccino e griderebbe: "Maestraaa, ma la Turchia non ha l'euro, non è soggetta al vincolo di cambio, ha sovranità monetaria, applica la Lex Monetae, stampa moneta!"
Appunto.
Invece qui abbiamo due economisti che inanellano una serie tale di svarioni ed ottusità che, se fossero medici, sarebbero già stati radiati dall'albo per eccesso di rischio di mortalità di pazienti.
Ai bei tempi dell'economia sana di mente e non psicopatica, al primo esame di macroeconomia sarebbero stati consigliati di dedicarsi piuttosto al lavoro all'uncinetto.

Santoiddio, è dal 1961 che il liberista Mundell ha teorizzato sui requisiti dell'Area Valutaria Ottimale, raccattandoci su anche un premio Nobel e Lucke, questo phenomenon che dovrebbe rinnovare la Germania rivoltandola come un calzino, si meraviglia che l'euro non abbia funzionato in una area "così eterogenea"? Per non parlare dell'altro, che considera una novità (1961, lo ricordo) che un paese prosperi grazie alla flessibilità del cambio. Il Giappone di Shinzo Abe gli deve sembrare una specie di fenomeno allucinatorio.
Guardate, il punto centrale è quello. Un'idiota come me l'ha capito alla prima lettura, cos'era un'Area Valutaria Ottimale e perché l'Europa attuale non lo è e non può quindi funzionare con il vincolo della fissità del cambio. Quindi, o questi sono peggio che idioti oppure sono affetti da neglect ideologico. Siccome non possono accettare che la loro teoria sia sbagliata, dev'essere l'ambiente circostante ad esserlo.

Ecco quindi che insistono e perseverano diabolicamente nell'errore, invocano ancora più rigidità di regole, confabulano di vantaggi arrivati ai paesi europei dall'euro senza specificare quali (indovinate, la Germania!) e vaneggiano di possibilità di salvare il mostriciattolo morente.
Lasciate ogni speranza o voi pisani che pensate di poter ragionare con questi.
Perché c'è ancora dell'altro, non è solo ottusità fondamentalista da liberisti, come se ne trova tanta anche tra i Chicago Boys nostrani. Se leggerete l'intervista per intero finiranno di cadervi le braccia.

Questi due sono dei fottuti mercantilisti con il mito dell'export come virtù assoluta e dell'import come vizio innominabile. Ma soprattutto sono anche dei moralisti luterani, per i quali il debito è Schuld, maxima culpa, ma il credito no, è buono, e la vita è solo sacrificio, se no il paradiso non te lo meriti. L'etica protestante del paternalismo. 
Ovviamente, il tedesco incarna, per loro, l'essere virtuoso e il losco greco terrone (o italiano) l'Untermensch da lasciar crepare dopo averlo spolpato fino alle ossa. 
La cosa strana infatti è che ci disprezzano però desiderano la nostra roba. Si vantano di vivere in affitto e di non avere il mito della casa di proprietà, però cominciano già ad allungare le mani sul nostro mercato immobiliare in crisi nera.

Tutto quel moralismo, quella pretesa di essere campioni di virtù e quel Super-Io ipetrofico sembrano nascondere solo l'istinto primitivo del cannibalismo rituale. Quello che mira ad assimilare la forza del nemico incorporandolo ed incamerandone le ricchezze. E la nostra forza di paesi sudici è fatta di libertà, creatività e attitudine alla ribellione. Quelle qualità che permettono ai paesi come il nostro, come dice Snower ad un certo punto, "di fare alcune cose meglio degli altri." 
Solo che queste cose si possono fare solo con le mani libere da vincoli monetari e la mente libera da 3% di rapporto debito-PIL da rispettare ad ogni costo. Con questo grado di libertà, volendo, potrebbero farcela pure i tedeschi, ad essere felici.

Vai Enrichino, vai a trattare, a negoziare con i crucchi. E che buon pro ti faccia.

martedì 23 aprile 2013

Farsi belli col sol di luglio. Perché il partito antieuro tedesco non mi convince del tutto


Questo articolo del blog "Voci dalla Germania" , strumento assolutamente indispensabile per capire cosa accade relativamente ai fatti economici all'interno del core 'ngrato europeo, presenta le motivazioni ed illustra il programma del neo partito antieuro tedesco Alternative für Deutschland, fondato dall'economista amburghese Bernd Lucke appena il 14 aprile scorso (bel numero il 14, soprattutto pensando al mese di luglio).
C'è molta attesa per la prima prestazione elettorale in autunno di questa nuova entità politica che si presenta come fortemente critica delle politiche economiche della signora Merkel e di tutto l'impianto dell'eurozona. I sondaggi - da prendere sempre con il forcone - le attribuiscono un 17% di consensi come entry level. Staremo a vedere.
Intanto vediamo cosa si propongono di fare i suoi leader e se la loro ricetta antieuro potrebbe essere vantaggiosa anche per noi o si tratta di una mezza sòla come certi prodotti tedeschi made in China.

Nel programma elettorale di AfD si legge:
"Chiediamo uno scioglimento ordinato della zona Euro. La Germania non ha bisogno dell'Euro. Altri paesi sono stati invece danneggiati dalla moneta unica."  [articolo citato]
Sullo scioglimento ordinato e sul fatto che l'euro abbia danneggiato altri paesi non ci piove. E' sul fatto che "la Germania non ha bisogno dell'euro" che nascono le prime perplessità.



La Germania ha avuto bisogno eccome dell'euro, come ammette perfino Romano Prodi in questo ormai famosissimo video.
Vi ricordate la Germania malata d'Europa nel post guerra fredda che, porella, non riusciva ad accumulare surplus? Senza nulla togliere all'operosità, serietà e produttività teutoniche, nel grafico qui sopra si vede chiaramente che, dall'introduzione dell'euro, la Germania dal 2003 al 2008  è cresciuta costantemente di più dell'Italia ed ha potuto riprenderci molto meglio dopo lo shock esterno finanziario del 2008 che ha provocato l'attuale crisi economica.
Guardiamo i livelli di produttività del 1994 per entrambi i paesi, che grosso modo si equivalgono. Ad oggi quello della Germania è aumentato considerevolmente, mentre noi siamo ritornati alla casella di partenza del 1992. Con l'aggravante che tutto ciò che avevamo costruito in vent'anni, nonostante la casta, la cricca, la corruzione e le mafie, che non ci avevano impedito comunque di arrivare ad essere la quinta potenza economica mondiale, è stato distrutto. Vent'anni sprecati e regalati alla concorrenza senza neppure un grazie in cambio.
Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della concorrenza che, se nel libero mercato tra aziende porta vantaggi, tra paesi legati ad un vincolo di cambio provoca solo miseria, distruzione e morte per i più deboli e un vantaggio drogato per i più forti. Non solo, ma la Germania si è avvantaggiata anche grazie a deroghe ai trattati europei in barba agli altri soci, come ricorda Antonio Maria Rinaldi:
"Pochi sanno che nello stesso Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio del 1992, vi erano previsti per vent’anni, ma ancora inspiegabilmente non abrogati, aiuti statali in deroga ad appannaggio dei territori ex DDR! Aiuti che non sono stati mai previsti o concessi dalla Commissione Europea neanche a favore delle aree più depresse dell’Unione Europea e che continuano a favorire oltremodo la competitività delle aziende tedesche specialmente nei confronti delle nostre, uniche in grado di contrastarle sul piano tecnologico."
Insomma, la Germania deve ringraziare l'euro con preci e ceri alla Madonna, altro che "non ne ha bisogno". Per giunta, l'euro diventato l'arma da usare contro paesi presunti alleati divenuti invece competitors ha prodotto un vantaggio che non è andato a favore del popolo tedesco ma dei soliti  Scheiße Kapitalisten, come dimostrano altri dati sempre più preoccupanti sull'impoverimento e l'aumento della diseguaglianza sociale in Germania.
E' stato proprio a causa di questo impoverimento, della solita privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, con lo spauracchio di dover mantenere popolazioni straniere percepite dal tedesco medio sottoposto alla propaganda eurista come sfaccendate e mangiapane a ufo ed uniche responsabili delle loro miserie, che è alla fine nato un partito come Alternative für Deutschland. Altrimenti, se la crisi e l'ingiustizia sociale non fossero arrivati a toccare il Volk, mi verrebbe da dire che col cavolo qualcuno in Germania parlerebbe di uscire dall'euro.

Veniamo al punto che ancor meno mi persuade del programma di AfD. Cito sempre da "Voci dalla Germania":
"AfD chiede "la reintroduzione delle monete nazionali, oppure la creazione di unioni monetarie più piccole e più stabili". La reintroduzione del D-Mark non dovrebbe essere considerata un tabù.
Come dovrebbe realizzarsi la dissoluzione dell'Eurozona non è pero' scritto nel programma. Lucke  tuttavia ha spiegato in alcune interviste e negli articoli specialistici che pensa all'introduzione di alcune valute parallele. Nei paesi in crisi i governi ormai di fatto insolventi potrebbero introdurre una nuova valuta accanto all'Euro, ad esempio una nuova Drachma. La nuova moneta si svaluterebbe, semplificando l'adeguamento dei prezzi.  I vecchi contratti, i beni e le proprietà resterebbero denominati in Euro, in modo da evitare un bank-run e le conseguenti turbolenze, chiarisce Lucke. Dopo una prima fase di passaggio, i paesi avrebbero la possibilità di uscire definitivamente dall'Euro. Questo permetterebbe loro di ripartire, secondo Lucke, dopo essere rimasti intrappolati in una spirale di recessione e tagli. "[articolo citato]
Sulla reintroduzione del D-Mark siamo d'accordo, purché significhi: 1) l'uscita unilaterale della Germania dall'eurozona, con il cosiddetto piano Dscenario considerato tutto sommato meno traumatico per l'intera eurozona che l'uscita per disperazione di Grecia o Cipro o prossimamente di  Italia o Francia, non dovessero bastare per quest'ultima le concessioni della BCE a stampare moneta, a noi ovviamente negate. Oppure: 2) Un più conveniente liberi tutti. Eliminare l'euro completamente e ritornare ognuno alla propria moneta nazionale, applicando il principio della LEX MONETAE.
Questo parlare da parte di AfD di reintrodurre il marco oppure frammentare l'unione monetaria in altre più piccole, oppure, oppure, oltre al non parlare chiaramente del COME, dimostra un'indecisione che non convince ma che forse è motivata, diciamo meglio, condizionata, dall'indubbia situazione di vantaggio della Germania rispetto ai partners dell'eurozona rispetto all'euro.

Del resto, in questo articolo uscito su Le Monde nel 2011 (tradotto da Carmen Gallus di "Voci dall'estero", altra fonte inesauribile di informazione economica), un gruppo di economisti francesi, tra i quali Jacques Sapir, proponeva un progetto di uscita dall'euro molto interessante e più deciso, dal quale traggo tre passaggi significativi.

1) Nei singoli paesi dell’area saranno ricreate delle valute nazionali. Ciò avverrà scambiando un euro attuale contro un’unità della nuova moneta. Per i biglietti, occorrerà semplicemente un breve periodo di transizione, durante il quale sulle vecchie banconote – emesse da ciascuna banca nazionale, ora recanti un segno distintivo per paese (contrassegnate con “U” per la Francia) – sarà impresso un timbro, prima che venga stampata una quantità sufficiente di nuove banconote in vista dello scambio. Per le monete, lo scambio potrà essere fatto molto rapidamente, poiché hanno già una faccia nazionale.
2) Alla data di uscita dall’euro, i tassi di cambio delle nuove valute nazionali tra loro, saranno definiti di comune accordo, per ripristinare normali rapporti commerciali. Ecco l’unico modo valido per risolvere il problema principale, che è il debito estero netto. Si prenderà in considerazione l’aumento dei prezzi in ciascun paese dopo la creazione dell’euro, e la situazione del commercio estero. Le svalutazioni e le rivalutazioni necessarie saranno definite nei confronti di una unità di conto Europea, il cui valore internazionale sarà calcolato come media ponderata dei tassi di cambio delle valute nazionali, come è avvenuto per il vecchio écu.

3) All’interno di ogni paese rimarranno invariati, alla data dell’uscita, i prezzi di beni e servizi, nonché i valori delle attività e dei conti bancari. La scomparsa dell’euro farà sì che il debito pubblico di ciascuno Stato sia convertito nella moneta nazionale corrispondente, a prescindere dei creditori, con esclusione di coloro che detengono dei crediti commerciali. Al contrario, i debiti esteri di operatori privati, come i loro crediti commerciali esteri, saranno convertiti nell’unità di conto Europea. Sebbene questa soluzione favorisca i paesi forti e discrimini i paesi più deboli, è l’unica soluzione realistica per garantire la sostenibilità dei contratti precedenti. [fonte]

I francesi parlano di unità di conto europea, non di euro, riguardo al debito privato con l'estero. Non è una cosa da poco. Come abbiamo visto, questa unità di conto europea risulterebbe dalla media ponderata dei tassi di cambio delle nuove valute nazionali.
Lasciare invece il debito estero in Euro, ovvero con il vincolo del cambio fisso, come vuol fare, se non ho capito male AfD, fa venire il dubbio, se mi perdonate la volgarità, che i tedeschi vogliano fare i sodomiti con l'ECU degli altri ovvero, ancor più volgarmente, non vogliano rimetterci un centesimo.

L'impressione è che, in uno scenario di euro exit nel quale non sarebbe esclusa affatto per i  paesi membri l'ipotesi del default e della ristrutturazione dei debiti nazionali (un modo elegante per dire "non paghiamo"),  i tedeschi, anche quelli "buoni" di AfD, non vogliano comunque perdere il vantaggio che gli deriva dall'essere creditori dei paesi periferici.
Mi piace anche il fatto che, dopo questa "prima fase" de passaggio, ovvero dopo essere usciti ma anche no dall'eurozona e l'aver prima pagato i debiti contratti con il creditore tedesco in euro,  i paesi della periferia avrebbero la possibilità di uscire definitivamente. Un biglietto d'uscita da pagare, insomma. "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Due euro."
Grazie  Bernd, ma per allora, se avremo ancora a che fare con l'euro in qualunque modo, come direbbe Keynes, saremo tutti morti.

AfD inoltre vuole rinegoziare i trattati europei affinché venga contemplata la possibilità di uscita dalla moneta unica e la libera scelta della propria moneta da parte di ogni paese ma, guaglio', se usciamo tutti dall'euro, non facciamo prima? Tanto non è che ci ricaschiamo e che AfD creda molto nel sogno europeo, visto che afferma: "Respingiamo con decisione una Transferunion e uno stato centrale europeo". Ovvero i requisiti fondamentali di un'Area Valutaria Ottimale, unico modo per far funzionare senza troppi danni una moneta unica.

In conclusione. L'impressione che ho tratto da questo primo incontro con il programma di AfD, per quanto riguarda ciò che interessa anche noi italiani, in quanto periferia danneggiata dall'euro, è la seguente.
Sembra che questo nuovo partito non sappia ancora bene cosa vuole e paghi il limite del dover contenere i danni inevitabili al predominio tedesco nell'eurozona derivanti dalla rottura del giocattolo euro e il ridimensionamento forzoso del sogno tedesco di dominio, non più militare ma economico, e dall'altra giustificare comunque la necessità dell'uscita dall'euro. Dovrà lottare non solo contro il complesso industriale tedesco che non vorrà rinunciare ai vantaggi della moneta unica ma con un'opinione pubblica fortemente condizionata dal moralismo propagandistico sui mangiaspaghetti del sud che sarà indotta a pensare che uscire dall'euro è male e che la disuguaglianza e l'impoverimento non sono attribuibili all'euro ma a qualche "nemico" esterno. Non sarà facile. Auguri.




(P. S. Ho iniziato ad interessarmi di economia da quando l'economia ha cominciato ad interessarsi insistentemente a me. La mia analisi non è quindi esente da eventuali errori ed omissioni. Se sbalio mi corigerete. Senza tirare in ballo però carriole, cavallette e rate del mutuo che se no m'incazzo. L'antidoto alle eurominkiate, per chi ne ha bisogno, è qui. )

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