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giovedì 20 novembre 2014

Contro il fottuto voto di appartenenza


Domenica qui in Piddinia-Piadinia si vota per le regionali. Osservando il fenomeno dalla prospettiva piddina, visto che si dà per scontato che questa sia ancora una Regione Rossa, si prevede con preoccupazione una forte astensione, pari ad oltre il 50% degli elettori. Motivo ufficiale: le inchieste sulle spese pazze, compreso un dildo o anal plug, non si è ben capito, di una consigliera, inserito nella lista dei rimborsi. Fosse solo quello ci sarebbe da ridere, in realtà la regione soffre del male comune di tutte le aree governate da un partito che, finché le vacche erano grasse ed esisteva uno Stato che non aveva la paturnia della "spesapubblicaimproduttiva", poteva vantarsi di applicare con successo un socialismo da sugo fatto non di ristrettezze ma di opulenza. 
Oramai, tra le vie Lenin e Che Guevara con i palazzoni in disfacimento, i negozi chiusi ed intere aree industriali di capannoni abbandonati, le strade piene di buche ma con le rotonde intitolate ai "Lavoratori licenziati ingiustamente" (vista oggi a Imola, giuro) che in periodo di Jobs Act e cancellazione articolo 18 voluti dalla sinistra fantasiosa al potere suonano una presa per il culo; la giungla che forma il verde pubblico lasciato crescere indiscriminatamente e il melting pot da società destrutturata che per carità non te ne puoi lamentare se no sei razzista, la ex prosperosa e godereccia Emilia Romagna comincia a sembrare una DDR peri-post-Anschluss. Per non parlare delle zone terremotate o danneggiate dalle recenti alluvioni.

Il piddino guarda tutto questo, che non è altro che lo squallore montante da decadenza programmata da shock economy e, purtroppo ancora in troppi casi, soprattutto tra gli anziani, non si fa la domanda: "Perché ci stiamo riducendo così?" Non sarà per caso colpa del partito che ci governa da duemilacinquecento anni e che ha deciso di partecipare alla nuova versione di Giochi senza Frontiere dove vince la squadra di politici che per prima e meglio deindustrializza il suo paese? In palio uno strapuntino in una Ur-Lodge ultrareazionaria e qualche banca bollita in omaggio per la volonterosa dirigenza carnefice.

Nei paesi anglosassoni, dopo che si è votato un partito e questo ci ha delusi, si vota lo schieramento opposto, salvo poi tornare all'ovile se anch'esso non ci rappresenta nei fatti. Passare da un partito all'altro è normale e non è considerato, come da noi, mancanza di coerenza ed eresia dolciniana.
Qui c'è ancora troppo il voto a vita per il partito. L'ergastolo elettorale. Il voto tramandato di padre in figlio. 
Cambiare bandiera è inaccettabile, come convertirsi ad una religione. Sono convinta che vi sia anche una forma di scaramanzia nel votare sempre gli stessi anche se sono ormai obiettivamente invotabili. Un qualcosa del tipo: "Chissà mai che, se quest'anno non li votiamo, non ci muoia il gatto".

Il voto di appartenenza è una iattura e di fatto paralizza la democrazia, perché garantisce al partito che ha tradito il suo elettorato non rappresentandolo e arrivando perfino ad andare contro i suoi interessi, di farla sempre franca e impedisce al suo elettore di punirlo negandogli il voto alle successive elezioni.
Il piddino d.o.c. non ha il coraggio di incolpare il partito, perché sarebbe come sputare sulla tomba del nonno partigiano e dare un dolore alla mamma berlingueriana, e tanto meno osa votare per "quegli altri" e quindi, al massimo massimo, non va a votare. Da qui la previsione del 50%+ di astensione, salvo sorprese e rinsavimenti improvvisi e posto che, soprattutto tra i più giovani, non si abbandoni finalmente il voto di appartenenza in favore di un voto di opportunità.
Il fatto che, alle ultime elezioni politiche, una parte dell'elettorato di sinistra si sia spostato sul M5S è un segno di possibile ulteriore sommovimento nelle file dell'elettorato. E' facile che, dopo essere passato al M5S ed esserne usciti magari delusi, quel voto si sposti di nuovo in altra direzione, magari a destra o ritorni a sinistra.
In ogni caso, il dinamismo elettorale è solo positivo e se adottassimo tutti un atteggiamento da puttane elettorali, da gente disposta a darla al migliore offerente, per puro interesse e senza guardare in faccia nessuno, colori o bandiere o appartenenze, ma solo a chi ci rispetta e difende, con il prerequisito che, se non fai il nostro interesse, la prossima volta te ce mannamo tutti in coro, forse ne guadagnerebbe anche la democrazia.

lunedì 26 maggio 2014

Exitus poll


"Ah, quelli, i piddini!, Mario, Chiara, la gente qualunquemente qualunque che vediamo campeggiare negli stendardi appesi in tutte le stazioni, per chiederci più banda e meno rigore, loro, li desidero sopra al 30% (dal che matematica vuole che desidero che il povero Berlu venga sbriciolato, così impara a fare il “re tentenna”). Belli, vento in poppa, o almeno al gran lasco, con un bel gennaker gonfio con su scritto “ce lo chiede Mario”, contro l’iceberg. È essenziale che il PD rimanga al potere, perché, come ci spiegano Panizza e Borensztein, l’unico costo effettivo e duraturo dei default (e così sarebbe vissuto da loro l’uscita dall’euro) è quello che sopportano i politici al potere: infallantemente vengono cancellati per sempre dalla scena politica. Quindi, quando la SStoria chiamerà il bluff dell’euro, è opportuno che i Fassini e le Fassine, le zdore, i chierichetti di Rignano, e tutta questa variopinta corte dei miracoli fallimentare e fascista stia dove sta adesso, in plancia, inchiodata alla cadreghe. Che è poi la garanzia migliore che abbiamo che anneghino quando il Titanic affonderà. Loro sono colpevoli, ormai di occasioni ne hanno avute: loro devono affondare."

Potrei fermarmi qui a questa citazione di Alberto Bagnai ma, visto che scrivere è un modo per sublimare la rabbia e lo sconforto di vedere ancora una volta la storia ripetersi, con l'Asse riformato al RoBer al quale per fortuna manca il To, perché i giapponesi la storia forse, a colpi di atomiche, l'hanno imparata, aggiungo qualche considerazione personale.

No, non siamo diventati la Bulgaria. Ha votato poco più dei 50% degli aventi diritto. Hanno votato tutti i piddini, gli altri se ne sono sbattuti il belino. Ecco un'altra spiegazione del 40%.
Si è riformata la DC, Achille Lauro e le scarpe, il serpentone. Tutto giusto ma, soprattutto, è tornato il Partito Nazionale Fascista con una S davanti alla F. Per carità, Renzi statista non è nemmeno la diluizione omeopatica di Mussolini ma il meccanismo del suo successo popolare è lo stesso. L'attrazione fatale verso il principio del "lasciamo fare a Lui, che noi ne abbiamo per le palle". La spiegazione del 40% mascherato nel 30% più o meno di previsione, è che gli elettori lo fanno ma poi, da bravi pretonzoli, se ne vergognano, come per la masturbazione e, se glielo chiedono, negano di votare PD.
Che dire, auguri a Matteo Renzi per quando andrà a Berlino a convincere la Merkel. Preparate i megaciotoloni di popcorn perché sarà il cinepanettone del millennio. E auguri anche per quando dovrà applicare l'ERF, il Fiscal Compact, mettere la patrimoniale, la tassa di successione al 40% e finalmente toccare la zoccola dura del suo elettorato. 
Se dopo ci sarà da pisciare su qualche cadavere gli italiani non se lo faranno ripetere due volte. Sappiamo quanto sanno essere crudeli con coloro che la Storia ha sconfitto in vece loro.

Detto dei vincitori, passiamo agli sconfitti. Il significato delle elezioni europee era molto semplice, si trattava di scegliere da che parte stare in base alla opzione di essere pro euro o contro euro, pro Titanic o pro scialuppe. Detto che il PD era il PUDE che vuole restare sul Titanic, assieme alle altre listarelle pilota, Berlusconi e Grillo pagano il fio delle proprie colpe di non essersi proposti come ALTERNATIVA e di aver lasciato da sola la Lega Nord, che almeno un tentativo l'ha fatto e un salvagente lo ha indossato. Credete sia poco ma è un investimento che un giorno pagherà.
Il Gran Bollito paga per primo per non avere avuto neanche la metà delle palle di Marine Le Pen di proporsi come fronte antieuro e anti PUDE, potendo oltretutto portare in dote le televisioni e dopo ciò che gli avevano fatto nel 2011. Ecco cosa significa essere troppo invischiati nei propri sfaceli. Non merita altro che di finire come il Signor Pascale in Dudù. Sarei curiosa di capire se i suoi ex elettori hanno votato Renzi o appartengono soprattutto al Partito Battobelinista. Escludendo che si siano ritirati, dopo un lavaggio sbagliato, nel partito di Alfano, temo che la risposta sia la n° 2.
Grillo e soprattutto il Richelieu in 3D Casaleggio, pagano per essere caduti nella trappola del "annamo, occupamo, menamo". La loro ambiguità sulla battaglia no euro li ha giustamente puniti. Mi auguro che la famosa rete si faccia sentire, e che quelli che nel movimento ci credono li sbattano tutti e due contro il muro delle loro responsabilità. In ogni caso, il M5S, non so quanto inconsapevolmente, ha contribuito a rafforzare il PUDE. Mission accomplished.

La sinistra dell'intellettualencja degli inutili intelligenti può squittire di gioia per mandare il suo cavalluccio rosso di Troika a Bruxelles. Un tocco di carminio sulla tolda non stona e si intonerà con il sangue dei proletari che macchierà l'iceberg.

Queste però erano soprattutto elezioni europee e il risultato di Francia e Regno Unito (chissà unito ancora per quanto) è comunque esaltante. Il segnale alla Germania arriva forte e chiaro ed è il pom-pom-pom-pom di Radio Londra. Se da una parte si è riformato l'Asse, dall'altra non possono mancare gli Alleati e, dopo l'ennesima Pearl Harbor finanziaria, con l'America stufa di pagare per gli errori degli ingordi Kapitalisten, arriveranno anche i marines. Ma non a salvarci, a corporatizzarci nel senso delle Corporation. 
Registriamo infine il fenomeno quasi incomprensibile dei paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Portogallo e ovviamente Italia) che, nonostante ciò che gli sta accadendo, dimostrano di voler aderire spontaneamente al progetto Eutanasia. Non diamo la colpa alla maga Circe, forse porci dentro lo sono veramente. Oggi non è tempo di pietà per nessuno.

venerdì 23 maggio 2014

Un voto contro il "grande spazio" nazista


L'euro è la continuazione del nazismo con altri metodi. Senza avere presente questo concetto fondamentale non si può dire di aver capito cosa implichino queste elezioni europee, dal valore più politico di quanto si possa immaginare, altrimenti gli adepti di Bischerology, la grande setta collaborazionista, non si agiterebbero tanto.

Sento già i barriti: "Nazismo???? Ma cosa dici????"
Eppure è così, cari elefanti smemorati e poco effervescenti. "Grande spazio" vi dice niente? Io che sono un po' architetto inside penso subito ad un loft ma leggendo questo articolo stamane mi sono ricordata del Lebensraum, lo spazio vitale nazista, ovvero il progetto di annettere l'Europa al Grande Reich Millenario - dopo averla ripulita dei popoli indegni di appartenervi. Nell'articolo di Gattei è citato un libro: P. Fonzi, "La moneta nel Grande Spazio. La pianificazione nazionalsocialista della integrazione europea 1939-1945", Milano, 2012. 
Cito dalla sua presentazione
"Con l'espressione "grande spazio" si designava negli anni Trenta e Quaranta la struttura che si pensava andasse assumendo l'economia internazionale dopo la crisi del '29: non più un'economia mondiale unitaria ma un sistema di economie regionali comunicanti tra loro. Nell'Europa occupata con le armi dal Terzo Reich questo concetto sembrò divenire realtà. Il libro analizza i piani che la burocrazia e le élite economiche nazionalsocialiste svilupparono a partire dal 1940 per creare una struttura economica centrata sul marco, su cui nel dopoguerra si sarebbe basata l'egemonia politica del Reich sul continente. Il programma di integrazione su cui le maggiori istituzioni si accordarono nel 1940 andò in crisi nel 1941-1943, a causa del caos monetario in cui lo sfruttamento da parte della stessa Germania gettò le economie europee. Infine, con il profilarsi della sconfitta tedesca (1943-1945), le stesse élite pianificarono un dopoguerra in cui la Germania non avrebbe avuto più un ruolo egemone sul continente."
Basta masticare un po' di storia, essere bravi nell'"Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica e saper fare due inferenze finali ed ariecco il deja-vu. Questa storia noi la conosciamo già senza aver mai letto prima questo libro. Come mai?
Non sarà perché, soprattutto la parte sottolineata, sembra descrivere ciò che sta riaccadendo adesso? E non abbiamo forse ritrovato di recente il concetto di Anschluss, che credevamo confinato all'episodio dell'annessione al Reich3 dell'Austria natìa del Fuhrer Adolf Hitler, in quella dei parenti poveri della DDR a seguito della dissoluzione dell'impero sovietico, così ben descritta, nei termini reali di feroce sfruttamento e non di elegia della riunificazione, da Vladimiro Giacchè in "Anschluss"?
E' solo la legge dei corsi e ricorsi storici o la coazione a ripetere e la piromania annessa alla psicosi latente dei tedeschi che li spinge ad appiccare l'incendio all'Europa almeno tre volte in un secolo? Non per essere razzisti e lombrosiani, ma che sia veramente nella loro natura? 

Confesso che, nonostante uno studio accademico approfondito a suo tempo del periodo nazista, la sua componente economica mercantilistica, espressa nei piani Funk e similari, mi era sempre sfuggita, forse perché, parlando di nazionalsocialismo, si preferisce concentrarsi sulle semplificazioni predigerite tipo follia collettiva, "un pazzo che è riuscito a trascinare non si sa come un popolo", "non succederà mai più perché ora hanno capito cos'è stato Auschwitz e ci piangono su tutto il giorno per cui per favore non ricordateglielo". Insomma la mitologia da graphic novel con i cattivi di qua e i buoni di là tipica della riscrittura americana della storia nella variante Marvel Comics, mentre sotto sotto si mettevano in atto le Operazioni Paperclip e chi aveva lucrato sul lavoro schiavistico nei lager e lucrato sui bottini di guerra rimaneva a capo delle maggiori industrie tedesche. Si, sulle prime nell'aftermath volevano pastoralizzarli, ma poi li salvarono perché sarebbero serviti in funzione antisovietica e perché capitalista non mangia capitalista. Non ci aveva visto però così male, diavolo d'un Morgenthau!

Se poi pensiamo a questo articolo di Bazaar pubblicato su Orizzonte48 che scova e riassume egregiamente le radici paneuropeiste del fogno europeo, ovvero il delirio del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi - il meticcio austrogiapponese - su un mondo di meticci denazionalizzati  e lumpenproletarizzati necessario ad instaurare la dittatura della neoaristocrazia (così lui non si sentirà più Calimero) e uniamo ancora qualche puntino, abbiamo un quadro completo di ciò che nasconde il progetto europeo che siamo chiamati a vidimare domenica. Un progetto esoterico che troppi indizi e recenti accadimenti stanno facendo diventare svergognatamente essoterico e che se ha nella neoaristocrazia dell'1% il vertice di comando, ha nei partiti di sinistra, compresi quelli più di sinistra, come abbiamo visto, il proprio esercito di volonterosi carnefici, per parafrasare Daniel Goldhagen.
Esercito che, per colmo di ironia, candida come suo rappresentante sindacale colui che fu definito kapo da un noto ex statista italiano, nel megacompound di Bruxelles. Fu vera chiaroveggenza, squisita e misconosciuta intuizione politica o la voce dell'idiozia che inconsapevolmente a volte grida le più grandi verità?

Senza la sinistra collaborazionista, che porta in dote al conte Kalergi tre doni preziosi: l'odio post-sessantottino per la borghesia, il ripudio della sua coscienza infelice e l'internazionalismo come lotta a tutti i nazionalismi, la vita del paneuropeismo sarebbe stata molto difficile. Invece è bastato trovare qualche interesse in comune, come la fregola da melting pot e del "semo tutti froci daa globalizzazione", e si è creata una relazione felicissima, seppure contro natura, che va avanti da decenni.

Cito un pensiero di Diego Fusaro: 
"La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale." 
Che differenza c'è tra Licio Gelli che elogia la sofferenza del popolo italiano e la buonanima del compagno della compagna candidata Spinelli che auspicava la shock economy reazionaria perché avrebbe fatto riscoprire la durezza del vivere agli italiani e la suddetta che si candida con Tsipras per difendere l'euro che ne è il piede di porco? "Ma la Spinelli è di sinistra", risponderebbe l'elefante.

Se volete invecchiare in un mondo ingiusto, polarizzato all'estremo tra ricchissimi e poverissimi, dominato dal nazismo senza le svastiche ma con le stelle gialle (a proposito, che orrore il David di Bruxelles che ci si ammanta gridando "Grazie Europa!") e il Quarto Reich affidato alla donnetta con il complesso della parente povera (come il piccolo Adolf) cresciuta nella DDR a pane (poco) e sfruttamento (tanto), potete:

1) Votare la sinistra, ovvero il kapo Schultz attraverso il santone di Bischerology, oppure farvi il bidé rituale votando Tsipras, così potrete dire che non avete vinto perché il mondo è cattivo, reazionario e fascista e potete sempre ritentare;

2) Illudervi di votare un partito di destra liberale scegliendo l'idiota sapiente, il suo Cassio o i Chicago Boys de noantri;

3) Credere di poter cambiare le cose votando un partito rivoluzionario che deve ancora chiedere alla rete se Casaleggio ritenga che sia il caso che un referendum possa, interrogando i meetup e stampandosi la domanda sotto forma di cetriolone Schwanstuck in 3D, decidere se sia il caso di aprire un confronto online sull'uscita dall'euro. (Case study #1 "L'uomo byobblu").

Personalmente ritengo si debbano assolutamente votare gli unici partiti che si oppongono alla distruzione dell'Europa attraverso l'arma dell'euro ed alla sua trasformazione in Lebensraum e in Italia la scelta obbligata, oltre a Fratelli d'Italia, è solo la Lega Nord, candidati Claudio Borghi e Francesca Donato.
La creazione di una forte opposizione in Europa che difenda la storia, lo spirito, la tradizione e la cultura di libertà di questo continente, attraverso il rispetto dei suoi popoli con le loro diversità, che conservi il benessere accumulato in decenni di lavoro e ci renda cittadini veramente liberi e sovrani, è la nostra unica speranza di resistenza. Una resistenza ancora una volta antinazista.


E per chi dice che dai trattati non si può uscire perché....

sabato 17 maggio 2014

Il perché di un voto

Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.




PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:


Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro – le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.

L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal  Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque difenda l'euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto - o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.

L'UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di 28 Paesi.

L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,   alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina, significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l'acqua.

E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro. Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell'economia divenga irreversibili.

Di questa analisi non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi "normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.
                                   
                             
                              Un gruppo di cittadini “di sinistra”



Per maggiori informazioni: su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci dalla Germania
Libri: Alberto Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
          Vladimiro Giacché: "Anschluss"
          Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
          Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?) democrazia costituzionale"

          Naomi Klein: "Shock economy"

martedì 13 maggio 2014

Compagni di prebende

Hanno voglia i bimbiminkia renziani a dire nei salotti bene della propaganda televisiva: "Ma io non li conosco, mai visti, all'epoca stavo tra i semidivezzi o, al massimo, mi schiacciavo i brufoli". Gli anni '90 erano anche quelli di "X Files" e forse Mulder e Scully potrebbero spiegare come mai Primo Greganti, ma non solo, anche il conto Idea, per tacer di altri bei personaggini già noti alle questure, risultano vent'anni dopo ancora iscritti al Partito Democratico, che non è più il PCI ma una cosa diversa, come tengono a precisare i compagni.
"Ah, fosse per me, Greganti l'avrei perfino espulso, guardi!" diceva sdegnata la Bonafé ieri sera da Formigli, commentando la sospensione a divinis del Compagno G. Lo dice, poi però non riesce a fare il salto quantico e a chiedersi: "Già, perché stavano ancora lì a fare la campagna per Chiamparino?" Niente meccanica quantistica neppure per il giornalista che, a proposito, avendo di fronte Di Caterina, è riuscito a non fargli la domandina sulla Milano-Serravalle, giusto per curiosità.

A proposito, sulle nuove inchieste Expo & C. la migliore comunque l'ha detta Bersani, come al solito: "Le indagini vanno fatte, ma questo polverone rischia di danneggiare il Pd alle elezioni”. Ma quanto ci dispiace! Eh, lo sappiamo che alle europee vi giocate tutto quello che vi siete venduti, dall'anima vostra e delli mejo, agli orifizi dei vostri elettori e, per proprietà transitiva, di quelli di tutti noi italiani. Il motto del PD non è forse diventato "E quando ci ricapita"? 
La madonnina in rosso con poppe non ha forse detto in un fuorionda, lo racconta il "Fatto" su spiata di un cinquestelle, che "siamo una democrazia matura e possiamo anche pensare che un solo partito possa governare il Paese”? Matura nel senso di fracica, di prossima alla putrefazione, s'intende. Si narra che Cuperlo, l'esponente della sinistra che su Twitter ha un fake più a sinistra di lui, sia rimasto inorridito dalla sfacciataggine della dama del Palio nel rivendicare la grande ambizione del partito democratico, e cioè quella del Ein Partei, ein Reich, visto che il Fuhrerino lo hanno già trovato. 

Ecco perché Bersani, che ha buon fiuto ed è uomo di mondo, si preoccupa della riapparizione all'orizzonte, come un Django che trascina la sua cassa da morto, di Primo Greganti, colui che imparammo a conoscere all'epoca di Tangentopoli come Compagno G, l'unica mela marcia in bocca al serpentone metamorfico, allora ancora PCI e prima della muta nelle successive pellacce.
Ricordate come finì quella stagione, con DC e PSI annientati dalle inchieste di Mani Pulite, la nascita di Fozza Itaia e il PCI passato indenne dalle forche caudine con l'unica perdita registrata in colui "de quei che parlen no".
Perché fu salvato il bottegone e si fece finta che il PCI fosse l'unico partito onesto sì da traghettarlo nella seconda repubblica? Ora cominciamo a capirlo. Per illudere gli italiani che esistessero ancora la politica e le sue categorie ideologiche e che le classi subalterne fossero ancora rappresentate politicamente; per tenerli impegnati con lo spettacolino dell'antiberlusconismo rituale, del finto bipartitismo conflittuale propedeutico all'avvento del partito unico che, per abilità della sinistra vendutasi astutamente a chi contava, ovvero all'élite, e per manifesta inferiorità personale di Berlusconi, viene oggi identificato nel Partitodemocratico.
Quindi hanno ragione i piddini ad essere euforici al pensiero di un trionfo finale e a temere che qualcosa possa impedirlo, magari Giuseppe Grillo da Genova? Direi proprio di no.

La riapparizione di Greganti, come il nuovo passaggio di una cometa infausta dal ciclo ventennale, è segno che la finzione del sistema politico all'anglosassone sta venendo meno, ma non perché gli italiani si stanno accorgendo della commedia - magari!, ma perché non serve più a chi l'ha messa in scena. Potremmo essere al redde rationem, poveri piddini.
I poteri finanziari e multinazionali che costituiscono l'élite stanno sostituendo uno ad uno nei posti chiave i politici con i loro famigli che nulla hanno a che fare, non solo con la politica ma purtroppo con la democrazia.
Il centro del potere è sovranazionale, rappresentato in Europa dal sarcofago vuoto dell'Unione Europea che non è il sogno lucido di Ventotene ma un campionato ad armi impari tra paesi di serie A e paesi di serie B. La legiferazione e il governo della res pubblica di questi ultimi sono affidati ai trattati capestro sovranazionali che parlamenti sempre meno rappresentativi della volontà popolare approvano senza discutere. I loro governi vengono cambiati, sempre attraverso ukase esterni, con la stessa disinvoltura con la quale Madame Lagarde si cambia d'abito. Il prossimo step sarà la dichiarazione di esubero con successivo licenziamento in blocco della classe politica dei paesi satellite, con il definitivo asservimento di questi ultimi, se non accade un miracolo.

In Italia, paese retrocesso nella serie cadetta già dagli anni novanta delle prime privatizzazioni del presunto amico Mario Draghi, ora a guardia della Banca Centrale, per demolire il sistema democratico si è cominciato con lo smantellamento del centrodestra: PDL e Lega. Puttane minorenni e diamanti, delfini ribelli e cavalli golosi. Berlusconi eliminato con uno di quei bei regolamenti di conti all'interno dell'élite di cui l'affaire Strauss-Kahn è stato buon esempio.
Ciò che è accaduto nel 2011 è sempre più chiaro.  Ogni giorno ormai escono nuovi resoconti di quei famigerati negoziati di Cannes, quando il nostro destino venne deciso a tavolino tra Francia, Germania e Stati Uniti in una trattativa che non era più solo economica ma bellica. Una guerra alla quale ancora non ci rendiamo conto di partecipare e che è iniziata con l'instaurazione dei vari governi fantoccio Monti-Letta-Renzi. Loro vogliono andare a battere i pugni sul tavolo ma leggetevi come la Merkel, piangendo come una bimba e battendo i piedini per terra, ottenne le lacrime di sangue degli italiani.

Eliminato Berlusconi, l'uomo più famoso d'Italia lasciato al beffardo destino di passare il tempo con anziani non in grado più di riconoscerlo (come ha notato argutamente Carlo Freccero), la cavalcata del PD verso il potere assoluto sembrava arrivata all'ultimo gioioso giro di campo nello stadio della vittoria. Invece appare Grillo con il tutti a casa e le scatolette di tonno. Da italiani sempre bendisposti e fatalmente ottimisti ci siamo illusi che fosse veramente qualcosa di nuovo ma le elezioni europee stanno facendo emergere tutta la sua ambiguità. Del resto ce lo ricorda lui stesso: "Se non ci fossimo noi ci sarebbe Alba Dorata". Sembra "la nonna sta uscendo sul terrazzo", un bel messaggio in codice. Il ruolo del movimento è stato forse quello di sparigliare le carte, di allungare ancora per un po' il brodo della democrazia e l'illusione dello scontro tra opposte fazioni? Ha avuto sicuramente il merito di mandare in Parlamento tanti bimbi impertinenti e magari in ottima fede a gridare che il re è nudo ma ora, difendendo l'euro e quindi la dittatura dell'élite, ma partecipando al tempo stesso al gioco mediatico di far credere di opporvisi, cosa dobbiamo pensare?

Torniamo ai nostri poveri piddini. Riusciranno i loro eroi a farcela anche stavolta a salvare le chiappe e a traghettare i Compagni G, i conti gabbietta, le coop, le banche, le partecipate, i bimbiminkia e tutto il piddinume incrostatosi nei gangli del potere locale a suon di prebende? Loro, distratti dalla madonna popputa si illudono di sì ma forse bisognerebbe chiedere ai bookmakers inglesi a quanto danno la sopravvivenza di quel partito nelle scommesse ai tavoli dei pub. Una Tangentopoli 2 monografica tutta dedicata al serpentone potrebbe spazzare via ciò che era sopravvissuto riuscendo a passare tra una monetina e l'altra fuori dall'Hotel Raphael.
Mi sa che stavolta la fregatura se la siano presa dandosi come leader il Renzi, che quando si definiva rottamatore mandava il messaggio in codice anche lui, come Grillo. Lo mandava alla finanza predona che gli sorregge amorevolmente le terga e che gli ha già probabilmente assicurato una serena vecchiaia quando la democrazia passerà di moda ma potrebbe anche gettarlo via come un kleenex usato alla prima occasione se dovesse dimostrare di non capire chi comanda veramente e gli venisse in mente di voler salvare qualcuno dal bottegone che crolla.

Sarebbe bello poter osservare, sorseggiando una birretta fresca sotto un palmizio, il tremendo risveglio del piddino (nel senso più onnicomprensivo del termine) dal sogno dell'appartenere al partito degli onesti e dei seri e scorgere il terrore nei suoi occhi prima che affondi nelle sabbie mobili della storia ma purtroppo il crollo del PD, rappresentando l'ultimo baluardo del sistema partitico, potrebbe coincidere con la fine del sistema democratico.
Se fosse solo per il PD, che si fottesse, ma l'unica tenue speranza che ci rimane per salvare la democrazia è costruire una resistenza contro il progetto reazionario che si nasconde dietro la retorica europea. Appoggiare chiunque vi si opponga, a cominciare da chi si batte contro la moneta unica, anche se magari non ci piace il suo colore. L'importante è creare un gruppo, una compagnia dell'anello eterogenea ma guidata da uno scopo comune, che possa costringere l'élite, seppure nel teatrino di cartapesta di Bruxelles, ad ascoltare le voci non di classi ma di popoli interi che sono sottoposti ad una minaccia di guerra permanente dove l'approdo è solo la povertà e la schiavitù. Dobbiamo farlo in tutta Europa, dobbiamo unire le forze. Non votare alle europee o votare i collaborazionisti significa solo il suicidio.




venerdì 9 maggio 2014

A volte confessano 2 - Timeo Tsipras et dona ferentes


Ultimamente nei programmi di approfondimento politico sembra di stare su Crime+Investigation nel programma "Terzo Grado" con quei cazzutissimi investigatori americani che riescono a far confessare il più incallito dei serial killer. Lì è fiction ma da noi è tutto vero, confessano spontaneamente, con un candore invidiabile e la goduria nostra è autentica.
Dopo la confessione dell'omina verde Keller sul vero scopo pro-tedesco dell'euro, avvenuta a Ballarò, ecco un'altra chicca ripescata dalla Grande Memoria che non perdona. 
Se vi eravate chiesti quale fosse lo scopo della Lista Tsipras, sulla quale si è buttato a pesce il meglio intellettualume che aveva detto agli amici di volersi distinguere dai troppo ruspanti e poco de sinistra piddini, Guido Viale, candidato per la suddetta lista, rivela che lo scopo dell'operazione Ventotene 2.0 non è altro che quella di sottrarre voti all'euroscetticismo.  E' insomma quello che quando lo fa la destra si chiama lista civetta. Oltre alla prova televisiva ve lo sbobino pure:

"E' vero, la lista Tsipras nasce anche per sottrarre voti alle liste antieuropeiste che pensano che si possa risolvere i problemi della crisi con il ritorno alla lira e il recupero della sovranità nazionale in economia. Nel mondo globalizzato questa cosa è impossibile."

Non che la Spinelli's List facesse più paura di Ingroia ma almeno è definitivamente chiarito che, per l'ordoliberismo, i sinistri post-sessantottini sono come i diamanti per le ragazze. The best friends.

Link al video, non dovesse funzionare.

giovedì 1 maggio 2014

Il nome dell'euro e la regola debenedettina


Ho sempre avuto un grande interesse per l'anatomopatologia, e  la psicologia, in fondo, è pur sempre il rimuovere strati di esperienze, putridume e sangue per giungere ad identificare la causa di una sofferenza.
Ecco, questa vocazione alle dissezione ed allo studio dei reperti ultimamente  lo proietto sull'analisi dei testi, soprattutto quelli di propaganda, che sono i più interessanti perché nascondono un metasignificato, si lasciano sfuggire indizi che ne rivelano gli intenti eso ed essoterici e perché vi si possono riconoscere e studiare tutte le forme di vita che assumono la menzogna e la partigianeria.
A volte certi testi vengono a sdraiarsi spontaneamente sul mio tavolo autoptico. E' il caso di questa gemma pubblicata sull'Espresso, rivista una volta incendiaria ed ora gloriosamente pompiera e pompqualcos'altro.


Trattando di euro e uscendo a poche settimane dalle elezioni è un articolo pour épater le piddin. Stupire e scandalizzare il piddino ricordandogli sempre, tra le righe del pentacologramma, chi sono i buoni e chi sono i cattivi nel suo piccolo mondo antico, così da caricargli la molla dietro la schiena e mandarlo giulivo a combattere contro i nemici dei lavoratori (risate registrate in sottofondo).

Dopo il celebre articolo sulle proprietà all'estero dell'autista di Beppe Grillo, che ancora turba le nostre notti, l'E ci riprova con la tesina per l'esame d'ammissione nel club dei volonterosi difensori dell'euro in vista delle elezioni europee del giornalista Vittorio Malagutti.
Il candidato si è impegnato perché nell'articolo ha usato ripetutamente le giuste parole chiave che creano l'atmosfera e riportano al senso del sacro, facendo capire quanto sia importante e appunto sacra la posta in gioco contro l'eresia dei dolciniani di Pescara: crociata, crociato, crociati, totem, predicatori, vangelo, testo sacro, guru. Se leggete l'articolo al contrario, però, si sente una voce dire che i veri crociati che libereranno il santo sepolcro dell'euro defunto dopo aver sconfitto gli infedeli, sono i proeuro, dei quali l'E si è fatto gazzetta ufficiale.

Poteva essere la grande occasione per finalmente smascherare la turpe infamia, visto che, come ci ha ricordato ieri sera Cofferati, alla vigilia del 1° Maggio: "Nel 1992 l'Italia si è salvata grazie all'ingresso in Europa". Poteva essere il momento giusto per ribattere e smontare una per una le menzogne propalate dai testi di economia del primo anno ma il ragazzo non si è impegnato a sufficienza. Il risultato è deludente.
I didn't expect a kind of Spanish Inquisition, ma si ha l'impressione che la battaglia dialettica venga combattuta dai gloriosi reparti dei Calzini Azzurri più che dalla Brigata Pulitzer e con catapulte caricate a letame, più che con le spade dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Bisognava dare una bella ripassata a Bagnai, Borghi, Rinaldi, Donato, Galloni e tutti gli eretici, al traditore di classe Bol-kens-teen, e invece ne è uscito fuori una rapportino di attenzionamento che rimane impresso soprattutto per questo fenomenale e surreale passaggio (sta parlando di Claudio Borghi):

"Laureato nel 2000, a 30 anni, con una tesi sul trading di Borsa, il crociato lumbard insegna all’Università Cattolica di Milano grazie a un contratto temporaneo di docenza. Le sue materie sono “Economia degli intermediari finanziari” ed “Economia dell’arte”. E l’euro che c’entra? Niente."
Sublime. Nel meraviglioso mondo degli amanuensi dell'abbazia debenedettina le opere d'arte in Italia si acquistano forse pagandole in rupie o in natura? E poi, già, cosa c'entra l'euro con la finanza e le sue intermediazioni?

Io so perché il nostro Malagutti ha fallito e il risultato del compito è un manualetto raffazzonato sull'uso della fallacia a scopo propagandistico.
Può essere che non fosse convinto di ciò che scriveva?
Infatti, maledetta passione per le autopsie e maledetta rete che nulla dimentica. Ecco cosa scriveva il nostro Vittorio nel settembre del 2011, riguardo all'euro:
"Il fatto di avere una moneta unica ma tante politiche economiche fiscali diverse, è sicuramente una debolezza per la costituzione dell'Euro, peraltro era stata segnalata da molti osservatori già quando l'Euro è stato fatto, purtroppo si pensava che in uno scenario di crescita economica, di liquidità abbondante, queste differenze potessero essere in qualche modo gestite e evitare tra di loro, purtroppo lo scenario si è evoluto in un modo ben diverso e quindi queste differenze non sono solo state in qualche modo appianate, ma si sono esasperate nel corso degli anni, adesso ci troviamo con una Banca Centrale Europea che non è in grado più di gestire le diverse situazioni economiche e fiscali dei vari paesi. Il sogno dell'Euro non so se è finito, ma è diventato sicuramente un incubo, poi vediamo quando ci svegliamo cosa succede!" ("L'euro adesso è un incubo - intervista a Vittorio Malagutti", 12 settembre 2011, qui in forma più leggibile). 
Preferite ascoltarlo? Ecce video.




Per carità, tutti possiamo cambiare idea, capita di ricredersi sulle persone e sulle cose (a me capita continuamente e questo blog lo dimostra nei sui archivi) però, forse, c'è un limite anche alla grandezza delle bugie che, ripetendole, si vuol far diventare verità. 

"Stat euro pristina nomine, nomina nuda tenemus" 


lunedì 28 aprile 2014

Contro l'euro, con convinzione e senza rimpianti, e per l'Italia



"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."

Le elezioni europee, se non sono le politiche, ne sono un'ottima imitazione.  E, per quanto mi riguarda, le europee di quest'anno sono più politiche di quanto si possa immaginare. Forse ancora più politiche delle politiche, se mi perdonate il gioco di parole. Spiego subito il perché e mi scuso se la premessa ad una dichiarazione di voto sarà un po' lunga.

Prima che deflagrasse la crisi ci potevamo permettere il lusso di mandare all'Europarlamento dei pupi variopinti a far finta di governare l'Europa in base a puri ideali e riconoscendoci nelle varie sfumature politiche di questi ideali. Se eravamo di destra o di sinistra si votava in base a queste etichette identitarie. L'Europa non era certamente cosa da tagliarcisi le vene, né da consumarcisi le meningi, era semplicemente carino mandare i vessilli e i tamburini delle nostre contrade al Palio di Bruxelles. La politica era altra faccenda, era una questione interna, l'Europa era una cosa in più, un diversivo.

Dal 2008 in poi tutto è cambiato. Il terremoto dello shock del debito ha fatto crollare l'intera architettura dell'Europa facendoci scoprire che i sontuosi ponti e palazzi con i quali il Grande Architetto aveva voluto ornare le banconote della moneta unica erano più pericolanti delle villette abusive costruite con cemento depotenziato.
Nel 2011 ci siamo accorti improvvisamente che non eravamo più padroni in casa nostra, che quell'Europa dei pupi stava governandoci per conto terzi, spazzando via governi molesti ma pur sempre eletti da noi, immischiandosi nei nostri affari, facendoci i conti in tasca, contandoci i maccheroni in bocca, mettendo in discussione il nostro stile di vita, il nostro benessere acquisito in decenni di duro lavoro e sacrifici, le nostre capacità, i nostri talenti e trattandoci come Untermenschen (il tedesco non è casuale) o bambini deficienti da rieducare alla durezza del vivere.

E' stato in quel periodo che chi voleva informarsi del perché l'Europa stava interessandosi così pesantemente e così insistentemente a noi ha potuto scoprire quale fosse il motivo di tale intrusione ed il perché di quella sensazione sgradevole che giorno dopo giorno provavamo di occupazione da parte di un governo di collaborazionisti del nemico, quasi di invasione aliena.
Chi scrive e tanti altri come me che avevano vissuto fino a quel momento nell'ignoranza economica e giuridica più completa, crogiolandosi nella democrazia data per scontata, hanno potuto aprire gli occhi grazie al lavoro di Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi, Luciano Barra Caracciolo  - ed altri ma soprattutto loro  - che hanno fatto della divulgazione dei veri motivi della crisi economica, al di là delle menzogne della propaganda dei media, una vera e propria missione, sia detto senza paura di cadere nella retorica.

Grazie a loro abbiamo scoperto che il mezzo per dominarci in quel modo così umiliante non era altro che l'euro, la moneta unica che, la teoria economica e proprio quella neoliberista insegnava ed insegna, non deve mai essere applicata ad un'area disomogenea come un'unione di paesi sovrani senza aver prima stabilito un governo e regole comuni perché altrimenti si dà la possibilità ad un paese forte, in grado cioè di farsi le regole su misura, di dominare gli altri e, per esempio, eliminare pericolosi concorrenti economici attraverso il vincolo della fissità del cambio. Era già successo in Argentina con il dollaro negli anni 90 e, ancora una volta, la teoria dell'OCA, applicata al contrario, stava diventando un'arma di distruzione economica al servizio del capitalismo assoluto.
Infatti, nelle immagini della Grecia umiliata, offesa e ridotta alla fame, stiamo ormai riconoscendo i segni inconfondibili di quella shock economy descritta da Naomi Klein in quello che sta rivelandosi uno dei testi più importanti di quest'inizio di millennio.
Ciò che, negli ultimi quarant'anni, aveva cancellato diritti acquisiti, allargato a dismisura la forbice tra l'1 e il 99% della popolazione, permesso la pretesa del primato delle élites e distrutto secoli di conquiste sociali fino a minare il concetto stesso di democrazia, dal Sudamerica all'Asia, era infine giunto a conquistarci. L'ultima tappa di un trionfante tour mondiale.

L'Europa dei morituri per Maastricht e degli inni alla gioia (ma che te ridi?) non esisteva, era solo un guscio pieno di retorica pelosa, l'europarlamento era solo la scenografia per una messinscena, quella che permetteva alla Germania - il paese dominante della situazione - di riprovarci per la terza volta in cent'anni a ridurre il resto del continente ad un'ammasso di nazioni immiserite a lei asservite.  E' la coazione al mercantilismo. Non è colpa loro, li hanno disegnati così.
Se l'euro era stato un errore ed era noto da decenni che,  alla prima grave crisi periodica, sarebbe finita così, se lo avevano fatto comunque c'era una sola spiegazione: la cosa era stata voluta.
L'Europa era stata costruita in maniera tale da permettere il dominio di alcuni paesi sugli altri, con la finanza ormai degenerata in neoplasia che avrebbe potuto speculare sui destini di paesi interi decidendo chi doveva crepare e chi no, ed eravamo in guerra economica, uno contro l'altro, senza saperlo. Alla faccia dei Nobel per la Pace. Quegli zuzzurelloni degli americani con i loro mutui subprime avevano fatto saltare tutto e, per lo meno, ora si giocava allo scoperto.

Dopo anni, grazie all'opera di divulgazione dei succitati volonterosi e attraverso comitati, congressi, blog, libri, video, film, programmi televisivi e quant'altro, si è riusciti a far conoscere il problema euro, ad esporlo nudo sul tavolo autoptico. E' stato finalmente fatto in Italia ciò che già si stava facendo, in ambito accademico e non, in tutta Europa, soprattutto nei paesi colpiti più duramente dalla crisi, ma perfino nella Germania che credeva di avvantaggiarsi solamente dalla moneta unica e non è escluso potrebbe paradossalmente essere quella che dovrà uscirne per prima per salvare capra e crauti.
Dal lavoro instancabile di informazione di questi esperti al servizio della conoscenza è nata una parola nuova: euroscetticismo.
In Europa sono sorti partiti che mettono in discussione l'euro e che per comodità di etichettatura chiamiamo antieuro o appunto euroscettici, come l'AfD in Germania.
In Gran Bretagna Nigel Farage con il suo Ukip che addirittura vorrebbe far uscire il Regno Unito dall'Unione Europea (seppure l'UK non sia nell'euro, anche grazie alla Thatcher) è attualmente nei sondaggi il primo partito. Ovviamente la stampa di espressione debenedettina lo chiama "il Grillo di Londra".
In Francia Marine Le Pen mette al primo posto del programma del Front National l'uscita dall'euro e la ridefinizione delle regole europee, accingendosi anch'ella ad ottenere un grande successo elettorale.
Sull'onda delle disgrazie patite dai paesi dell'eurozona, altre nazioni stanno rivedendo in tutta fretta i loro piani di ingresso ed altre persevereranno nell'orgoglio di non esserci mai volute entrare, avendo avuto pienamente ragione.

E in Italia? Spiegare cose che richiedono un minimo di ragionamento a gente tenuta volutamente nell'ignoranza o tutt'al più nutrita con le pappine predigerite della televisione è tecnica sopraffina, non è da tutti. Se poi tra queste tabule rase da alfabetizzare vi sono i politici l'impresa può sembrare senza speranza. Non parliamo poi se i politici sono dei somari, o ragionano in malafede perché sono ignoranti a comando - sono pur sempre dei pupi, ricordate? e fingono di non capire.
Qui sta il merito principale di Alberto, Claudio, Antonio e Luciano nell'aver non solo fatto capire il problema ad un pubblico sempre più vasto, di avere animato e tenuto vivo il dibattito, oltretutto lottando contro un pensiero unico dominante che era espressione di quello che è stato definito il PUDE, il Partito Unico dell'Euro, dotato di una fenomenale macchina di propaganda dotata di tutti gli accessori di mistificazione e menzogna, ma di avere finalmente trovato chi pare aver compreso la gravità del problema e delle conseguenze che colpiranno tutti noi se non vi si porrà rimedio.

Perché, parliamoci chiaro, qui non è in ballo la vittoria del proprio partito al Palio e il portarsi a casa la porchetta arrosto o almeno il pupazzone di peluche di consolazione. Non è il momento di fare distinguo e mettersi a discutere se la porta tagliafuoco dalla quale fuggire deve stare a sinistra perché quella a destra no, non sta bene, come insiste ad incaponirsi da anni il sinistrume economico.
Qui è in ballo la nostra vita. Sono in gioco i nostri interessi, le nostre proprietà, i nostri diritti, Il nostro lavoro, minacciato dai job-acts dei mezzi toscani ricopiati con la carta-carbone dalle leggi Hartz tedesche - perché anche i tedeschi, come l'altra volta, stanno pagando un prezzo alto al Reich, con l'Anschluss interno e la deflazione salariale.
Da noi c'è gente che si ammazza, migliaia di esodati, disoccupati, licenziati, giovani senza futuro e pensionati che stanno vivendo una vita di pura merda. La classe produttiva, dagli imprenditori ai loro operai, è minacciata di estinzione. Il destino della classe media previsto dalla dittatura del debito non è l'incremento del suo benessere ma una drammatica retrocessione nel Lumpenproletariat.
Si sta mettendo in discussione la democrazia, con ciò che ne resta affidato ad una serie di governi non eletti ma nominati da pseudosovrani, che si susseguono con l'unico scopo di portare avanti un'agenda da proconsoli di una provincia, anzi un Land, dell'impero. E' in gioco anche l'identità nazionale, non solo il concetto di patria che non ha mai avuto molta fortuna in Italia perché quando l'Italia è stata fatta non si sono fatti gli italiani. Tra parentesi, questa volta potrebbe essere la volta buona, chissà.

Trovare un partito che si schierasse apertamente contro l'euro e il dispotismo eurocratico anche in Italia non è stato facile.
Chi siano i collaborazionisti è chiaro. E' in primo luogo il Partito Democratico, il famigerato serpentone metamorfico, che considera valide solo le elezioni dei suoi segretari e scherani da parte della propria base. Le chiamano primarie ma sono anche ultimarie, perché sta diventando l'unica forma di consenso popolare che ancora tollerino e chissà ancora per quanto.
Berlusconi, che pure ci ha rimesso le penne da premier a causa delle attenzioni dell'Europa e di quell'agenzia di recupero crediti per conto delle banche tedesche che è la BCE, oltre ad essere politicamente finito non riesce a fare altro che la stampella al PD assieme agli altri partiti frattaglia del PUDE. Non capisce e non vuole capire anche se c'è chi ha tentato in tutti i modi di farglielo capire. Pazienza. Del resto, se non sono in ballo i suoi interessi personali, non è che si possa pretendere più di tanto da lui. Si sapeva.

Dalla parte delle opposizioni, il Movimento Cinque Stelle, caratterizzato da una base anche vogliosa di imparare e bravina, ha però un'altezza che crede di aver già imparato tutto e che alla fine fa come cavolo le pare, infischiandosene della base, quindi farnetica di referendum impossibili e, per bocca del suo manager capellone, si rifiuta di prendere in considerazione l'uscita dall'euro.
Vede, Casaleggio, in questi foschi momenti, la parola d'ordine per salvarsi è "fuori dall'euro", non "Pippo". Chi non la conosce finisce nel tritacarne della storia. Pazienza. Aver mandato i vostri in Parlamento a far schiumare di rabbia il PD è valso il biglietto. Speravamo che avreste capito anche il resto. Non lo volete fare. Grazie di tutto. Per il resto, faremo loro sapere. Chiamiamo noi.

Vorrei spendere un paio di parole in più sulla sinistra, che ho lasciato al suo destino da tempo e che ogni giorno meno rimpiango. Intendo quella specie di sinistra che occupa la sedia a sinistra del PD, ovvero dell'avanguardia della reazione.
L'altra sera ho visto uno spettacolo tristissimo. La Barbara Spinelli, quella che, per far finta che esista una sinistra antagonista all'eurocrazia, manda avanti il greco che non ha niente da perdere e che è venuto a candidarsi qua perché al suo paese, difendendo ancora e comunque l'euro, probabilmente je menerebbero.
L'operazione Tsipras, rappresentata in televisione dalla compagna di colui che propugnava la riscoperta per noi della durezza del vivere è forse il punto più basso, la fossa delle Marianne della sinistra. Mi ricorda quelle infernali graticole elettriche che d'estate servono a friggere gli insetti molesti, attirati dalla loro luce. Infatti ci stanno cascando tutti, soprattutto gli intellettuali, gli ex ragazzi e ragazze immagine della sinistra, gli scrittori, i chitarrosi di partito, i punkamminkia di sessant'anni e quelli tanto ma tanto democratici.
C'è poi SEL, che se possibile, ma per la sinistra ormai nulla è impossibile, è ancora peggio. Ricordate la citazione all'inizio, quella sui migranti e lo stile di vita? Appartiene a Laura Boldrini, quella della ghigliottina. Eccovi il video.

 

La riscrivo così vi si imprime meglio nella memoria: 
"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."


"Per moltissimi di noi". Non dice che sarà lo stile di vita di tutti noi, ovvero lei compresa, ma di moltissimi di noi, cioè di voi. Capito? Voi farete la fine dei migranti, ovvero sarete dei disperati, e lei vivrà su Elysium.
E' lo stesso tono delle funzionarie messe a governatrici dei paesi conquistati dalle guerre imperiali e non vi meravigli che una messa lì dalla sinistra elogi a quel modo la globalizzazione, ovvero il capitalismo unchained, anzi, il capitalesimo. E' l'internazionalsocialismo la loro nuova mutazione.

Ecco, dichiarando il mio prossimo voto alle europee per la Lega Nord, l'unico partito - assieme a Fratelli d'Italia - che ha avuto l'umiltà di studiare assieme a noi e a capire, grazie soprattutto alla buona volontà di Matteo Salvini, che ha imparato la parola d'ordine, dichiaro altresì che lo farò senza alcun rimpianto del tipo "avrei preferito che ci fosse arrivato un altro partito". E questo è l'unico punto di dissenso che ho trovato nella bella dichiarazione di voto di Alberto Bagnai a favore di Claudio Borghi che sottoscrivo. Se la sinistra ci fosse arrivata a capire la questione euro non sarebbe stata sinistra. Ripeto, loro sono il Partito Internazista. Una Boldrini che dice quelle cose, che esprime una tale coscienza elitaria, ultraclassista ed autorazzista ormai è immaginabile solo a sinistra. Che non sia più solo un problema di PD che ha perso la testa lo dimostrano le miserie di SEL e gli effetti del TroikaHeuroCannabinolo (copyright IstitutoPUDE) delle Spinelli. Pazienza, finiranno nel tritacarne storico con i grilli. Il macinato sarà più saporito.
Aggiungo che se Salvini non ci tradirà e sarà disposto a vincere questa battaglia tutti assieme, facendo prima l'Italia sovrana e permettendole di risollevarsi e poi discutendo pure di autonomie, senza più discorsi su terroni ed altro, potrà contare sul mio sostegno anche in futuro. Ecco perché la mia scelta è assolutamente politica. E ribadisco che se fossi francese o inglese voterei Marine Le Pen o Nigel Farage senza indugi.

Sostengo quindi anch'io la candidatura di Claudio Borghi, se non altro per riconoscenza verso colui che ha contribuito con i suoi storify, video e articoli ad aprirmi gli occhi e, non potendolo votare direttamente, appartenendo ad un altro collegio, voterò molto volentieri Francesca Donato, non perché dddonna ma perché brava, tenace ed altra instancabile animatrice del dibattito sull'euro. Sono felice di poter appoggiare e votare persone che conosco, non ancora personalmente purtroppo ma attraverso il loro lavoro che seguo ormai da anni. 
E' tutto. Così è se vi piace. Astenersi maldipancisti e distinguaroli, usceri da sinistra e cagacazzi dei vari Fronti Popolari di Giudea. Qui si salva l'Italia o si muore.

martedì 8 aprile 2014

Il carrozzone e il boomerang

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Una mia curiosità: secondo voi sono credibili i sondaggi che, quasi all'unanimità tranne quello pubblicato sul sito Scenaripolitici (qui sotto) che lo dà al 27,9%, piazzano il PD ben oltre il 30%, soglia notoriamente psicologica per le elezioni in Italia? Percentuali vicine a quel 34,4% del 1976 che provocò manovre atlantiche di dissuasione anticomunista molto efficaci? Tuttavia allora era il PCI di Berlinguer, appunto, erano ancora comunisti. Ora sappiamo che il PD è cosa assai diversa. Un mutante nato miracolosamente dall'incontro carnale contro natura tra la lotta comunista e il capitalismo. Un bimbo che è tutto suo padre. Il Gatto Atlantico ormai si fida del bamboccio, che è cresciuto all'insegna dei sani principi del neoliberismo hardcore.

Se confrontate i dati del sondaggio di SP riguardanti gli altri partiti con quelli della tabella qui sopra, essi risultano abbastanza omogenei. Solo per il PD vi è una differenza, una forchetta (facciamo i fighi) che arriva, per SWG con il suo 35,0% tondo tondo, a ben 7 punti in più. Non è poco.

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Alle ultime elezioni europee del 2009 il PD raccolse il 26,1%. Alle ultime politiche del 2013 ottenne il 25,42% alla Camera e il 27,43 al Senato. L'intenzione di voto che emerge dal sondaggio di Scenari Politici è coerente con quelle percentuali, mentre gli altri sondaggi attribuiscono al PD, di fatto, un aumento di quasi dieci punti percentuali in un anno

Sapete, è come quando le agenzie di scommesse cominciano a notare che tutti stanno puntando su un cavallo o un concorrente di un reality, e tutti dalla medesima città ed alla stessa ora. Scattano gli allarmi.
Non sto dicendo che i sondaggisti che vanno in TV o pubblicano sui giornali stanno tirando la volata al PD, ovvero al PUDE, ci mancherebbe, e nemmeno che SP sta facendo il contrario, oppure che qualcuno di questi sondaggisti non sa fare il suo mestiere. Solo che questo dato mi incuriosisce. Mi ricorda tanto l'effetto bandwagon, ovvero il presentare un partito come vincente sperando che l'attitudine ovina di certi elettori li faccia confluire tutti nel suo corral. L'effetto collaterale del bandwagon è l'effetto boomerang. Ovvero che prevalga la componente asinina dell'elettorato, quella che lo fa impuntare di fronte al cancello del corral.

In ogni caso sarebbe curioso che il PD ottenesse gli stessi voti del 1976 nonostante abbia stravolto completamente la sua natura, da partito comunista difensore della classe lavoratrice ad esecutore materiale del trionfo del capitalismo assoluto. O anche l'elettorato comunista ha compiuto una mutazione genetica di massa, una clamorosa inversione a U verso il capitale e contro i propri interessi, e dovremmo pensare in questo caso al successo della più grande operazione di brainwashing della storia, oppure i sondaggisti telefonano sempre ai soliti pensionati piddini, gli unici che ormai trovano in casa di giorno.

Per anni abbiamo tacciato di farloccaggine i sondaggi che davano a Berlusconi numeri da Imperatore dell'Universo. Ecco, ora non vorrei che in piena fregola da Dittatura del Piddinariato, non si vedesse il nandrolone pompato in certe percentuali dai muscoli troppo pronunciati e dalle performance da record mondiale. Io, per cavarmi i dubbi, un test antidoping lo farei.

A questo punto vi propongo anch'io un sondaggino. Nessuna valenza scientifica, ovviamente, vista l'esiguità del campione, ma solo un'altra mia curiosità da soddisfare, se volete.
Anche qui potete rispondere alla cazzo. Perché gli intervistati lo fanno e spesso, oppure tendono a rispondere secondo ciò che percepiscono come socialmente desiderabile. Ovvero ciò che l'intervistatore si aspetta che loro rispondano. Il carrozzone va avanti da sé.


Berlusconi a sorpresa si schiera con gli euroscettici. Alle elezioni europee tu:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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giovedì 13 marzo 2014

Lauro ad honorem

Ottanta euro in più in busta paga entro la fine di maggio, ha annunciato irRenzi. Casualmente a maggio si vota per il casting dei camerieri, sguatteri e maggiordomi del Quarto Reich per il reality "Chi vuol essere morituro". Il proconsole sindaco di Acchiappapiddini, paese gemellato con l'Acchiappacitrulli di Pinocchio, è terrorizzato dall'onda montante antieuro e usa il vecchio trucco di Achille Lauro: regalare all'elettore la scarpa destra prima del voto e promettere di consegnargli la sinistra a voto dato. Vota sinistra per la sinistra. Una "sinistra utile all'Europa", come l'ha testé definita il turpe Vaciago nel salottino di Santoro.

I piddini, che non credono in nulla tranne che nel loro mondo votato al più bieco conservatorismo e completamente privo di eventi straordinari, perciò allucinatorio, abboccheranno in massa al mirabolante prestigio del David Copperfield di Michelangelo. La moltiplicazione dei pani e degli euro senza poter battere moneta. Il vaghissimo sospetto che si tratti di una cosmica presa per il culo e che quegli ottanta li risputeremo prima che il gallo canti, non passerà loro manco p'a capa. Non sono mica piddini per caso.

Io gli ottanta euro non li vedo nemmeno se ci credo. E non voterei la sinistra che serve all'Europa nemmeno, non dico per questo paio di orgasmiche Loubutin, ma per tutta la collezione completa.


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