Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.
PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25
MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento
Europeo per la Lega Nord
Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità
d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta
da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e
l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.
La crisi è dovuta agli squilibri
commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come
riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita,
aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è
ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico
ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi
dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che
questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa
Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per
corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le
rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie”
in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie
allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli
interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare
la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi
al solo 2012 dicono questo:

Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la
Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una
svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro
– le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così
impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la
redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo
surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica
ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto
basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.
L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della
produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da
Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa
pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia
e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è
scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è
composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi
dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione
del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo
Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno
pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le
banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in
crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia,
Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione,
l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi
colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema
bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi
bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della
II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei
cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a
sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del
43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI)
è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.
Le politiche di austerità prescrivono le “riforme”
fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato,
cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi
alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo
più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali,
come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei
golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del
99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di
Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non
avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di
decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von
Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della
scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle
Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome
dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata
l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque
difenda l'euro.
La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che
una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato,
che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”:
l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati
UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e
dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività
tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli
stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le
importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di
fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la
nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto
- o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del
mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio
rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.
L'UE è nata per favorire la finanza e le
multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli
non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE
NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di
28 Paesi.
L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in
condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le
Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al
popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni”
(e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di
comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni,
cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai,
perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le
Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del
valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.
Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre
alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende
strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri, alla delocalizzazione, alla
deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato
delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico,
e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta
segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina,
significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come
l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro,
portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è
stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON
aver privatizzato l'acqua.
E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di
ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i
suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e
megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro.
Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione
dell'economia divenga irreversibili.
Di questa analisi
non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si
condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia
neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere)
delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di
cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi
"normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal
professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici
che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero
state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica
dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del
patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e
della DEMOCRAZIA.
Un
gruppo di cittadini “di sinistra”
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci
dalla Germania
Libri: Alberto
Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
Vladimiro Giacché: "Anschluss"
Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?)
democrazia costituzionale"
Naomi Klein: "Shock economy"