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venerdì 26 dicembre 2014

Buon Natale di resurrezione


No, non mi sto confondendo con la Pasqua, abbiamo veramente bisogno di risorgere e al più presto. Stanno cercando di ucciderci ma abbiamo la pellaccia dura e, anche se ci crederanno finiti, risorgeremo. La fine della storia è solo la pia illusione di uno spiritoso che si chiama Fukuyama. La storia non finisce, dear Francis, ma prosegue e spesso ritorna e si ripete con un copione decisamente scontato e fin troppo prevedibile. Le corde troppo tirate, France', si spezzano sempre, oppure si attorcigliano al collo di chi le ha messe sotto sforzo. C'est la vie, e non uso il francese a caso.
Un esempio di ricorso storico? Prendo a random questo estratto da un articolo del 1° settembre di Mario Relandini:
Merkel-Schauble versus Mario Draghi
“La Cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo Ministro delle Finanze, Volfgang Schauble – secondo quanto pubblicato dall’autorevole quotidiano “Die Spiegel” – avrebbero telefonato, irritati, al Presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, reo – secondo loro – di avere messo l’accento, al recente “summit” dei banchieri a Jack Hole, sulla opportunità di riforme strutturali piuttosto che sulla necessità di mantenere l’austerità di bilancio. Secondo la Cancelleria tedesca, invece, sarebbe stato il Presidente Mario Draghi a telefonare ai due, ma non c’è stata alcuna smentita sulla loro irritazione nei suoi confronti”.

Resta comunque il fatto certo che la Cancelliera tedesca Merkel e il suo Ministro delle Finanze Schauble – al di là di chi abbia telefonato a chi – hanno l’intenzione di continuare ad incensare quel “dio rigore” accigliato e furioso contro ogni flessibilità ragionevole che potrebbe aiutare la ripresa in tutta l’Unione. C’è da chiedersi perché, considerato che anche la Germania ha cominciato a battere la fiacca economica e produttiva e la prospettiva di Mario Draghi gioverebbe anche a lei. Il rigore d’accordo, per carità, ma non è che di rigore di debba morire. Anche ammesso che la Germania, di rigore, voglia testardemente suicidarsi sull’altare del suo dio.
Il corsivo e il refuso sono di Relandini. Notate la coincidenza della data di pubblicazione del 1° settembre, data storica importante e che con il testo citato sta a pennello. Fine della storia, cher François? 
Ricordate la prima legge della termogermanica? "Appena se ne ha la possibilità, cercare il frontale con la storia". La seconda è: "L'Italia si dichiarerà entusiasta di salire in macchina con noi" e la terza: "L'Italia salterà dall'auto lanciata a bomba all'ultimo momento prima dello schianto".

A proposito, nel duemilaequindici, che mi suona meglio di duemilaequattordici perché è più armonico, non avendo quell'inciampo della o di quattordici,  non è escluso che ci tocchi proprio Mario Draghi come nuovo presidente della Repubblica, dopo che il comunista preferito di Henry Kissinger ci avrà fatto la garbatezza. 
Draghi, tra le figurine dei villain, non sarà proprio a livello dell'Imperatrice Merkel e di Darth Schauble, ma le riforme, e sapete cosa vuol dire "riforme", le vuole fin dai tempi del Britannia. In nome e per conto, dicono i ben informati, delle ben cinque Ur-lodges alle quali risulterebbe affiliato. Quando si dice diversificare l'investimento per evitare rischi.
Certo, c'è il problema che Ugenio nostro vorrebbe, dopo aver benedetto Padoan con l'estrema unzione, affidare direttamente all'Imperatrice la guida ufficiale dell'Europa. Con le parole sue a "Sballerò":  "Renzi deve offrire alla Merkel il comando ufficiale dell'Europa". (dal minuto 22). Così, secondo lui, si fa prima. Non si capisce però che cosa, se il frontale tedesco o la nostra fine. Casualmente, in tedesco la guida si dice Führer, anche parlando di guide turistiche. 
Guardatevela, l'intervista inginocchiata dell'apprendista al mastro direttore, tra una leccata al giullare di corte Benigni e l'altra all'apprendista rottamatore Renzi, fino all'inno finale al Walhalla, perché merita. Da conservare gelosamente tra gli affetti più cari ad imperitura memoria.

In alternativa al poliziotto cattivo Draghi potrebbe toccarci quello buono Romano Prodi, ovvero colui che ci fece entrare nell'antro del lupo e potrebbe, con la stessa identica faccia, portarcene fuori prendendosene pure il merito. Anche lui reduce della famosa crociera ma nella parte del leader del centrosinistra gabbapiddini. Scusate se insisto e sembro fissata su questo punto ma, se ci pensiamo, sarebbe l'unico modo per salvare il PD dalla furia degli italiani. Far finta che nulla sia accaduto, la sinistra che salva il paese e l'euro che fu tutta colpa di Berlusconi. Non ve lo sentite anche voi?
Come volevasi dimostrare, paraVendola sponsorizza proprio Prodi, non si sa se per cremarlo definitivamente o con convinzione, il che dimostrerebbe ancor più l'indole serva e filoelitaria della finistra. Nell'intervista citata di Sballerò, la frase: "Non è un'operazione di sinistra dare 80 euro agli italiani?" che pronuncia ad un certo punto il ragazzo spazzola, riprendendo l'anziano direttore che barcolla sulla fede renziana,  ci ricorda, cari maquestanoneverasinistristi, con chi abbiamo a che fare.

Come altri papabili presidenziali, dovesse prevalere l'inquantodonnismo, non escludo la Emma Bonino che, quando ero ancora immersa nell'oscurità dell'orrida pidditudine di appartenenza, con obbligo di primo europeismo, vedevo bene come presidenta in quanto esperta di esteri (era prima del suo ministero, comunque) e fornita di autorevolezza in Europa. Povera grulla! Io, non la Emma.
C'è da dire che, quando mi sono risvegliata in pieno sole, la sedimentazione di trent'anni di ascolto di Radio Radicale mi ha aiutato a tirare le somme alla svelta e a capire - ma avevo già cominciato ai tempi delle liaisons dangereuses ledeeniane di Capezzone, che quello era proprio il più ferocemente fasullo dei partiti di sinistra. Specializzato in diritti umani al posto dei diritti dell'Uomo e in alta cosmesi dei diritti civili proprio perché ultraliberista in economia e con lo Spinelli sempre in bocca a perpetuare il mito dei fantasmatici Stati Uniti d'Europa. Quelli che, secondo Ugenio, Draghi non vuole assolutamente, per cui sarebbe meglio rimanesse a guardia della cassa dando il potere assoluto alla Merkel che li vuole ancora meno di Mario.

Chiunque venga eletto presidente della repubblica, comunque, a meno di sorprese che ritengo improbabili, ed escludendo l'ipotesi finale del fantoccio del ventriloquo, è destinato ad essere un ennesimo Quisling se non Hindenburg. Non dimentichiamo che, in previsione della disfatta dell'euro, c'è già chi vorrebbe qualcosa ancora di peggiore, come questo Carlo Pelanda su Libero
"Penso che Roma dovrà agganciarsi, probabilmente con Londra e Madrid, all'America, cercando autonomia e rilevanza offrendo in cambio una missione di presidio proconsolare del Mediterraneo, opzione utile anche per predisporre il passaggio al dollaro nel caso non escludibile che l’euro imploda".
Chi non si augurerebbe, salvandosi da un naufragio  nel gelido mare del Nord, di cadere direttamente nella vasca dei piranhas?
Del resto gli ammiratori dell'America vista ancora come fogno americano invece dell'incubo neocon in balìa del lato oscuro da almeno tredici anni che è in realtà, abbondano. Anzi, donabboniano, come dice Alberto Bagnai.
Proprio a Radio Radicale ascoltavo ieri Piero Sansonetti tessere le lodi sperticate di Obama. Colui che ha fatto la riforma della sanità ma soprattutto ha fatto "LE RIFORME" e la pace con Cuba. Obama che in Italia non crea entusiasmo perché "diciamolo, per gli italiani in fondo è un negro". Col che si dimostra che, come tutti i convertiti, i comunisti che scoprono il culto dell'ultraliberismo e si inebriano dell'odore acre dell'impero la mattina presto, sono i più pericolosi.

E, parlando di filoammeregani, che dire di Rampini, il cui intervento sempre nella storica puntata di "Sballerò", fa titolare Repubblica: "In America non c'è nepotismo". Lui, per amor di cronaca, si riferiva agli studenti e ricercatori che trovano l'America in America senza, apparentemente, scontrarsi con le baronie universitarie che privilegiano l'appartenenza invece del merito.
Al titolista che invece ha esagerato dedico come promemoria questa foto che raffigura il 41°, il 43° e molto probabilmente il prossimo presidente, il 45°, degli Stati Uniti. Di padre in figlio. Sperando che prima o poi George senior dimostri di avere anche figli normali.
Si chiama trasmissione per sangue del potere, è incompatibile con la democrazia e non è molto diversa da quella della Corea del Nord.
Ma di questo, e della fenomenale operazione di spin che ha riconfezionato e rivenduto un film uscito 'na chiavica e destinato al flop come blockbuster grazie al presunto attacco ai danni della casa distributrice da parte di fantomatici hacker del paese canaglia raffigurato nel film, parleremo la prossima puntata.




martedì 29 luglio 2014

L'ostensione della patacca


Attenzione, post estivo. Maneggiare con cautela. Evoca immagini mentali che potrebbero urtare la vostra sensibilità. Consumare almeno tre ore dopo avere pranzato. Può causare allucinazioni residue se fissate una parete bianca.

Il post di oggi nasce da questa fondamentale notizia trovata su Dagospia, la versione lisergica di O.P. del poro Pecorelli. Notizia che, dopo Madonna che slinguazza le ballerine, Miley Cyrus & I Suoi Bamboli Cazzuti e Lady Gaga che spompina il microfono, rischiava di passare inosservata, tra una vittima civile e l'altra e mi scuso se ho detto le parolacce vittima e civile. Non sia mai che noi blogger non si stia sempre sul pezzo, soprattutto quando l'ennesima presunta cantante tenta disperatamente di nascondere la musica di merda che fa con qualche gesto porno-cheap, più da alzata di gomito con annessa impasticcata da addio al nubilato milf, che altro.
Non parliamo di trasgressione, ormai decisamente fuori tempo massimo, e neppure di gesto altamente liberatorio e femminista, come per le pagliacciate iconoclaste delle Femen, manovrate come pupazze collaborazioniste da coloro che ci considerano così arretrati da non averne mai vista una, di sorca, ma tu guarda.
Se penso all'atroce occhieggiare pallido e assorto della patacca della Laura e invece a Jim Morrison che fu arrestato e processato nel 1969 per la leggenda metropolitana che avesse scavicchiato il pantalone lucertolato per estrarne il sacro membro durante un concerto a Miami mi viene male. Lui almeno era, diciamo, normalmente ubriaco, ma lei? Lui era talmente erotico dentro e fuori e in ogni dove da creare un'allucinazione collettiva, un vero fenomeno di suggestione isterico-dionisiaca, ma lei? 
Ha dovuto ostendere, appunto, il topino acconciato alla brasiliana in mancanza d'altro, perché peggio di così non si può fare musica, ma forse l'ha fatto come gesto di pietà, questo dobbiamo concederglielo, per sollevare un attimo lo strumento di tortura dai poveri spettatori. Strano che a Guantanamo non hanno ancora scoperto il suo potenziale a tutto volume, by the way. 
E la scusa addotta per l'apparizione improvvisa della pausina? Ve l'immaginate Mina alla Bussola che fa "Oops, non sapevo che l'accappatoio fosse una taglia in meno, mannaggia i cinesi!"?
Orbene, ce l'hai anche tu Laura. Siamo contente. Mal comune mezzo gaudio. Se non ti dispiace torno a farmi, come antidoto, di un bel po' di psichedelia anni '60.

A proposito di allucinazioni collettive e di patacche. Da Laura a Beatrice. Oggi Libero, giornale di centrodestra, critica aspramente un noto giornalista di destra per aver sfornato un grazioso anche se molto bitchy "Vieni avanti aretina" dedicato alla dama del Palio, la nostra Manga eyes che non ha bisogno di mostrare alcuna fanfanina perché, appena appare, tutti sembrano indossare quei famosi occhiali a raggi X della mia infanzia che servivano per "spiare le vicine" e la vedono tutta ignuda biotta e intenta a fare di tutto. Non dite che non è così.  Peccato perché la libidine nasconde le vere porcate di questa wooden cunt e le peggio fanfaluche fanfaniano-renziane di cui è portatrice.
Perché Libero non vuole che si tocchi la Beatrice? Perché fa parte del contratto di unconditionally surrender firmato dal padrone di Dudù o perché la figa (purché giovane) è figa anche se piddina?
Va bene che ormai non si può più parlare perché ogni critica alle categorie protette fa male al re, ma io piuttosto avrei frustato Travaglio con un bel flagrum romano per quell'ignobile "vado pazzo per la Merkel" dell'intervista su Vanity Fair (la dimostrazione che in Italia devono essere piddine e di regime anche le riviste di moda) e che potremmo condonare solo in un contesto di tendenza master & servant, visto che oltre alla Merkel gli piacciono pure i Bee Gees. Non so cosa sia peggio.
Forse la Merkel che canta in vestaglia "(il) Marco se n'è andato e non ritorna più" e poi la fa vedere. Oops!
(Tranquilli, sono solo allucinazioni*.)





martedì 27 maggio 2014

I Piddino Boys e la Carosellonomics


Ieri sera a "Piazzapulita" abbiamo saputo da Edward Luttwak che, nel 2011, Merkel e Sarkozy andarono da Obama a chiedergli di rovesciare il governo Berlusconi perché alcuni ministri italiani si erano lamentati con i colleghi francesi e tedeschi che il Premier stava con la testa da un'altra parte e non era in grado di governare la crisi e fare le fottutissime riforme. Al che - non ridete ora - Obama avrebbe risposto sdegnato che gli Stati Uniti non intervengono nelle politiche degli stati sovrani e quindi ciccia. Vi lascio fare le vostre congetture sull'interpretazione da dare a questa parabola del falcone neocon e indovinare chi sarebbero le nuore che dovrebbero intendere e se il messaggio debba o no essere ascoltato alla rovescia per capirne il vero significato.

A proposito di falconi e operazioni condor, ricordate quel vecchio carosello anni '70 dove i cittadini del Paese Felice erano costantemente minacciati dal perfido Jo Condor ma quando invocavano "Gigante, pensaci tuuuuu!!!" arrivava uno spilungone ex machina che risolveva tutto con saggezza e comminando infine la giusta pena all'odioso pennuto? Riguardiamocelo (e fate bene attenzione alla forma che assume l'uccellaccio folgorato: Confindustria o Terzo Reich?)


Perché questa botta di nostalgia dell'infanzia? Perché l'infanzia è il periodo del cosiddetto "pensiero magico". Ieri sera, dopo le rivelazioni di Luttwak sul golpe, venendo alla vittoria alla Enver Hoxha di Renzi che, secondo il falcone, "piace molto ai banchieri", si è passati al tema della serata: cosa farà Renzi per rilanciare l'economia.
Uno si sarebbe aspettato un'analisi sulle oggettive difficoltà di applicare strumenti espansivi in regime di vincolo monetario che impone politiche economiche pro-cicliche. Invece abbiamo assistito ad una lunga seduta di autocoscienza piddina durante la quale il pensiero magico è stato applicato in maniera psichedelica alla macroeconomia.

Hanno duettato, scambiandosi allucinazioni e formule alchemiche per la realizzazione della pietra filosofale, mentre perfino la Santanché scuoteva sconsolata la testa, il bocconiano Tito Boeri, quello dell' "hai voglia aggiungere del rum" e la statista Debora Serracchiani, assistiti al famiglio Formigli che porgeva gli zuccherini.
Chi non ha visto farà fatica a immaginare cosa possa essere uscito da quelle menti. Alla fine ho spento il televisore con lo sgomento che dà la consapevolezza di essere nelle mani di gente che non ha assolutamente idea di cosa stia facendo e di quale sia la realtà con la quale dovrà confrontarsi. Una cosa veramente allucinante, tanto per parlare da vecchi hippies.

Innanzitutto è stata letta la notizia che Renzi pensa ad una manovra da 150 miliardi di euro da impiegare in manovre di tipo keynesiano in cinque anni. (Il piano quinquennale!)
Già questa è grossa ma i nostri allucinati non si sono affatto scomposti. 
Noi sappiamo che ci sono il Fiscal Compact, l'ERF, tutte cosucce per pagare le quali proprio il nostro amico amerikano dice che ci vorranno 10 IMU all'anno per cittadino. Sappiamo che i trattati europei impediscono qualunque tipo di manovra keynesiana, ovvero di intervento statale di investimento nell'economia reale, perché lo vieta il pensiero dominante ordoliberista. Il fatto che la Germania non rispetti le regole non c'entra, perché si parla di noi e noi non siamo la Germania.
Soprattutto, il vincolo esterno, ziobonino, impedisce qualsiasi forma di creazione di moneta che non sia quella che il drago Smaug a guardia del tesoro decida di elargire a caro prezzo ai paesi dell'eurozona. E sempre che la Germania accetti di fare un passo indietro.
Non è la tesi dei populisti e degli economisti euroscettici, è ciò che prevedono l'architettura dell'euro e la shock economy nati dal pensiero hayekiano.

Questi invece, siccome non possono certo andare in TV, dopo che undici milioni di bip bip li hanno votati, a dir loro: "Cucù, finora s'è scherzato, ora vi romperemo il culo", sono costretti ad inventare, ad applicare il pensiero magico, tanto i loro elettori credono alla benzina che costerebbe 70 volte 7 uscendo dall'euro e quindi vanno sul sicuro. Contano su un bacino di ignoranza economica di enormi dimensioni.
Ecco quindi che, visto il grande successo di Renzi, e sempre per quella storia dell'autorevolezza, potranno andare in Europa a cambiare le regole. E' semplice, basta ridiscutere ed è ovvio che quegli altri diranno di si. Ci sono i vincoli sulla spesa? Non c'è problema, si ridiscute e vedrai che ci faranno lo sconto. Dopotutto allo sportello c'è Draghi, vedrai che come ci vede, sgancia.
Insomma, l'apparizione in un alone di luce del mostriciattolo di Firenze a Bruxelles farà cadere la Merkel in ginocchio e l'incantesimo della fata cattiva sarà sciolto. La Germania accetterà qualunque cosa. Di cacciare gli eurobond, di rinunciare al primato sull'export, di accollarsi le difficoltà dei PIIGS spremendo i contribuenti tedeschi, di smettere di fare la Germania. 
L'anima benedetta di John Maynard il bianco apparirà a cavallo di un destriero e i forzieri dei paesi del Sud Europa si riempiranno di miliardi e miliardi di euro da spendere per costruire scuole (è una mania quella dei renziani per le scuole), mandare ottanta euro anche ai morti e salvare le amate banche di partito; i derivati sottoscritti dai comuni da quelli che non capivano l'inglese si trasformeranno nell'albero degli zecchini, le casse dei comuni strariperanno di sghei e ci sarà figa e piadina per tutti.
Ditemi se, anche se io ci ho affabulato un po' sopra, riascoltando la puntata, non è proprio quello che affermano. 

Il bello è che Boeri sa, non può non sapere. Sa che la disoccupazione nel Sud dell'eurozona non è uguale a quella del Nord (evita però di dire perché); sa che aderire al vincolo esterno significa cedere sovranità ma dice che si potrebbe sempre rivedere qualcosa. Ah, beh. Renzi è l'argine contro il fronte antieuro ma deve fare le riforme. Addirittura, sarebbe il caso di svalutare l'euro (!!) per far partire la crescita. Qui il casino non è solo convincere la Germania ma gli Stati Uniti che forse, qualche vantaggio da un euro più forte rispetto al dollaro lo ricavano e non so se vi rinuncerebbero. Ma certo Renzi può convincere anche Obama, che cce vo? (Cos'è, un altro "ghepensimi"?) Senza contare che ormai Fassina aveva capito che non si può svalutare l'euro ma soltanto i salari e ora che facciamo, lo rigettiamo in confusione? Sarebbe una crudeltà.

Tra le assurdità della serata non parliamo poi di Serracchiani e del suo "rafforzando il paese in Europa si può ridiscutere" (aridaje)  e della citazione del Canada, come paese che investe nel pubblico, dimenticando che notoriamente quel paese può fare il cavolo che gli pare non essendo soggetto a vincolo esterno. Proprio non ci arrivano.
Mioddio, questi sono coloro che ci governeranno per i prossimi anni con la Carosellonomics. 
Credono, con il risultato elettorale bulgaro, di potersi accreditare presso la Merkel come alleato più fedele pro-euro contro Francia e Inghilterra (uhm, quel gatto l'ho già visto passare) e rimediare il trattamento di favore per la bella faccia del bamboccio, ma finirà appunto come le altre volte, con l'Italia trascinata nella polvere e ancora più serva di prima. Altro che gigante.

lunedì 26 maggio 2014

Ha voluto la bicicletta


Zanzi Barra ha lasciato questo commento al mio penultimo post. Lo ripubblico perché credo colga perfettamente il meccanismo che ha impedito a tanti "di sinistra", me compresa, di cogliere a suo tempo l'inganno del sogno dell'euro e il tradimento della propria parte politica di riferimento. 
"La questione del perchè non si e’ capito prima credo che meriti di essere oggetto di analisi psicologica, antropologica, politica per i prossimi trent’anni: non e’ la prima volta che succede e purtroppo non sara’ l’ultima; evidentemente questi progetti sfruttano alcune caratteristiche debolezze umane in modo estremamente efficace. Per quel che mi riguarda, in questa circostanza io credo di aver fallito come cittadino e come intellettuale essenzialmente perche’ mi sono sempre rifiutato di apprendere le basi dell’economia. In mancanza di queste non sono stato capace di cogliere ovvi collegamenti.
Agli inizi dei ’90 mi era ben chiaro che la battaglia “no-global” contro lo spostamento delle decisioni in un’area sovranazionale e a-democratica (NAFTA) era la piu’ importante delle battaglie, e che la UE si stava schiacciando sulla medesima strategia e che questa era anti-popolare e anti-democratica. Ma non riuscivo assolutamente a collocare l’Euro in questa strategia e, sul fronte nazionale, ero totalmente assorbito dal concreto “pericolo berlusconi”. Anche qui mi era ben chiaro - a fine anni 90 - che le odiosissime privatizzazioni le faceva il PD (e il PDS-DS prima di lui) e che non c’era alcuna differenza sostanziale nelle politiche delle due “fazioni”, ma c’era da fronteggiare “il peggio del peggio” e mi mancava lo schema interpretativo generale. Mettici un po’ di wishful thinking, mettici un po’ di pigrizia intellettuale e mettici anche la difficolta’ di orientarsi quando maggioranza e opposizione a reti unificate ripetono tutte le medesime menzogne (incluso Bertinotti!). L’obiezione, che sento ancora oggi. “ma e’ possibile che siano tutti venduti e malfattori?” ha una discreta potenza. Hanno costruito una rete con le maglie della dimensione giusta, l’hanno stesa sull’intero universo e noi ci siamo impigliati, chi piu’ e chi meno. Si poteva evitare di impigliarsi? Evidentemente si: onore a chi non s’e’ impigliato e biasimo a chi si e’ impigliato, me per primo. Diciamo che se viene data l’occasione di non pensare e’ difficile che l’umano medio non la colga, e’ un’attrazione irresistibile. Tutti necessitiamo di un paradigma per interpretare la realta’ - ne abbiamo bisogno come dell’aria per respirare: uno semplice che si adatti alle nostre credenze precedenti e’ perfetto; hanno trovato che con due paradigmi appena diversi si copriva la maggior parte della popolazione, destra (e’ colpa dei comunisti, dei sindacati, dei fannulloni) e sinistra (e ‘ colpa di berlusconi, dei bottegai, degli evasori). Solo l’emergere di un paradigma alternativo puo’ permettere un cambiamento. Scusate se sono stato un po’ confuso, ma la materia e’ vasta."
E' un'analisi che dedico alle tsipriote e piddine che ancora oggi mi hanno detto che "uscire oggi dall'euro sarebbe un disastro e comunque non si torna indietro" e che se lo dicono è perché hanno studiato (sui manuali su "Come Uscire dal Palazzo in Fiamme da Sinistra", immagino) a differenza di me "che ho le certezze". 
Vedremo quando arriveranno le riforme che sono le stesse, uguali, paro paro di Monti. Cara vil razza dannata, ma che i mercati esultino quando vince la "sinistra" non vi suona un po' strano? 
Luttwak dice che Renzi, per rispettare gli impegni europei dovrebbe mettere assieme qualcosa come 10 IMU all'anno e, vistane l'impossibilità, dovrà tradire la Merkel e l'Italia uscirà dall'euro (magari richiamando in servizio il mago Prodi che ci fece entrare?) Uhm, quindi l'otto settembre coinciderebbe con l'impossibilità dell'applicazione del Fiscal Compact? Che ne pensate, può aver ragione il vecchio falcone? 

domenica 4 maggio 2014

La scalinata di O.D.E.SS.A.



L'altro giorno Obama, nel corso di un incontro con la Merkel, riferendosi alla crisi Ucraina, ha detto che Putin non ha diritto di interferire nelle decisioni di un paese sovrano e del suo governo "duly elected", ovvero pienamente eletto. Se si riferiva per caso a quello guidato dal pupazzetto Arseniy Yatsenyuk, che con un golpe ha rovesciato il governo del presidente Yanukovich scelto a suo tempo dagli ucraini mediante elezioni, non con le primarie, è segno che anche un leader bello, giovane democratico e nero può dire delle stupidaggini peggiori del suo predecessore considerato lo scemo repubblicano del villaggio globale.

L'opinione pubblica americana, che il nervo della democrazia non ce l'ha ancora completamente devitalizzato, ha colto la gaffe e se n'è indignata.
Da noi invece, dopo tre premier nominati e non eletti ma che fanno il bello e il cattivo tempo senza che nessuno abbia da ridire sulla loro legittimità a stravolgere perfino la Costituzione repubblicana, della gaffe di Obama non si è parlato e della crisi ucraina si parla solo stando ben attenti a non far capire come stanno veramente le cose. 

La versione ufficiale raccomandata dalla dottrina piddina deve essere quella che a Kiev stanno lottando e morendo per venire in Europa, e per l'euro suppongo, ma quel cattivone di Putin non vuole e ha scatenato la guerra.
Bisogna nascondere il più possibile la vera natura del golpe di Kiev, targato USA-UE e funzionale agli interessi energetici e di shock economy;  il fatto che tra i cosiddetti combattenti filo-europei o meglio filo occidentali ci sono militanti dei partiti nazisti come Pravy Sektor e bisogna che non si sappia che, per esempio, nel massacro di piazza Maidan le vittime sono state uccise dai proiettili dei cecchini filo-europei, come ha rivelato la caporiona europea Catherine Ashton durante una conversazione rubata con il ministro degli esteri estone, e non dai filo-russi o salomonicamente da entrambe le parti come usa dire oggi. 

La reticenza e la disinformazione hanno riguardato anche l'ultima strage di venerdì scorso, costata la vita ad almeno 38 persone a Odessa. Secondo la cronaca del Guardian, alcune delle vittime sono state uccise a colpi d'arma da fuoco ma la maggioranza di esse ha trovato la morte in un incendio scoppiato a causa di bottiglie molotov nella locale casa dei sindacati, occupato da manifestanti pro-Russia.
In generale, sui media italiani si è fatta molta attenzione a non far notare che i morti dentro il palazzo in fiamme, le cui immagini sconvolgenti (video) sono state divulgate sui social network, appartenevano in gran parte alla fazione dei filorussi e che chi tentava di scappare veniva colpito dagli spari dei nazionalisti filo-occidentali all'esterno o aggredito a bastonate, con le forze dell'ordine che stavano a guardare.
Pare che, come fa notare in questo articolo Pino Cabrasancora una volta per disinformacija si sia distinta l'Unitàil giornale che una volta titolava così e ora, in nome del trionfo del capitale, minimizza le gesta dei neonazisti nella città sacra delle stragi cosacche prerivoluzionarie del 1905. 

A proposito di nazionalismo. Nella copertura del regime dei fatti ucraini notiamo uno strano fenomeno e cioè che il nazionalismo, considerato dal  Pensiero Unico Eurista un concetto generalmente portatore di fascismo perché contrario al nuovo credo dell'internazionalsocialismo variante Kalergi-Van Rompuy-Rehn che livella la classe media allo status del migrante, in questo specifico caso dei golpisti anti-russi è da esso non solo tollerato ma lodato. Si deve quindi presumere che esistano al mondo due nazionalismi: quello che fa comodo al 99% della popolazione, da esecrare e combattere tacciandolo di terrorismo e quello che reca profitto all'1%, magari nazista che, come la serva, serve. Buono a sapersi.

Non è quindi sorprendente che Obama si lasci scappare l'asserzione implicita che la democrazia ormai è qualcosa di non più fondamentale, un optional, e che lo affermi accanto a colei che, dal canto suo, si è ben spesa per favorire la caduta di governi europei non pienamente asserviti agli interessi dell'Euroreich e del potere finanziario globale che ora, attraverso i sicari del FMI, manda a dire al governo fantoccio ucraino che, se lascerà l'est del paese ai russi, non vedrà uno sgheo del prestito a strozzo di cui ha bisogno per sopravvivere.

La situazione è grave e, come scrive giustamente Debora Billi, appare quanto meno folle che l'Occidente, per scatenare disordini nelle città ucraine si stia servendo di squadracce di neonazisti, ovvero di un drappo rosso del sangue di milioni di morti dell'ultima guerra mondiale sventolato di fronte al toro russo.
A meno che questa follia non voglia proprio spingere il confronto tra Russia e Occidente in una guerra aperta sul teatro locale del cortile dell'ex impero sovietico. In fondo le guerre sono sempre state lo sbocco naturale delle grandi crisi economiche. 
Per quanto riguarda l'Italia, La ministra Pinotto ha già detto che siamo pronti a contribuire ad un intervento europeo e se a capo del semestre italiano ci sarà il D'Alema con il Kosovo nel curriculum avremo pure il cacio sui maccheroni. Gli ex-comunisti che fanno la guerra alla Russia schierandosi dalla parte del capitale. Qualcuno nega ancora l'inversione dei poli magnetici?


mercoledì 25 settembre 2013

Tamburini della Hayekjugend


Ormai dovreste aver capito che i bei discorsi sul governo unico europeo, il riequilibrio tra le varie aree dell'eurozona in ambito fiscale e legislativo, i trasferimenti di sghei, il fogno di un popolo europeo fuso in una sola anima sono una bugia gigantesca usata dai politici (chiamiamoli ancora così per poco) per giustificare la loro adesione al progetto di realizzare il capolavoro della shock economy nell'ultima roccaforte rimasta della democrazia, il continente europeo. L'Europona, la Felix Europae non ci sarà mai; papino non vi porterà alle giostre come vi aveva promesso. E' Jesus che ve lo dice. 


Dal canto suo la Mutti, la mame Angela che per la terza volta è stata eletta dai bimbi tedeschi come Cancelliera dei diritti dei lavoratori lo ha detto senza mezzi termini: "Gli eurobond mai!"
Gli eurobond, per intenderci, sono quella figura mitologica sulla quale fingono di litigare i massimi vertici del pensiero economico governativo, i Nobel mancanti Brunetta e Fassina.
Niente eurobond, ossia condivisione degli svantaggi provocati da questa e dalle prossime crisi strutturali globali e massimizzazione dei vantaggi per un solo paese. Indovinate quale.

Intermezzo per chi si fa coglionare dai servizi televisivi degli omini di burro sulla Germania Paese dei Balocchi ansiosa di accogliere i tanti ciuchini pinocchi  della periferia.

"In Germania lo stipendio di quasi un lavoratore a tempo pieno su quattro è sotto la soglia minima retributiva di  € 9,61 in Germania-Ovest e € 6,81 in Germania-Est. Ciò significa che la percentuale degli occupati che guadagnano al di sotto di questo livello è più alta che in Gran Bretagna e solo di poco inferiore a quella degli Stati Uniti." (Günter Wallraff, "Germania anni dieci". Leggete questo libro sulle condizioni di lavoro di basso livello in Deutschland, come horror è meglio di Stephen King.)

P.S. Scommetto che credevate che la Germania Est fosse scomparsa nel 1989. Invece è lì, ottimo serbatoio di manodopera di serie B. E mammina vuole toglierle anche i contributi.

E bello de zio che fa, mentre la Führerin sogna un nuovo Patto Von Ribbentropp-Molotov allargato alla Cina per completare la definitiva trasformazione del modo di produzione tedesco da occidentale ad asiatico?
Va in giro con la sua bella valigia di spazzole a vendere i prodotti italiani negli Stati Uniti. "Salve, signora, abbiamo bisogno di investimenti stranieri in Italia". Le phisique du rôle ce l'ha, indubbiamente.


Nel frattempo che il ragazzo fa il giro delle casalinghe disperate, Telefonica, probabilmente indebitandosi con le banche che detengono anche il debito spagnolo, e con i soldi che quelle banche ricevono da noi tramite i fondi ESM, acquista i debiti di Telecom Italia e la proprietà dell'ultimo chilometro di doppino finisce in mani spagnole. Olé. Ma si, privatizziamoci anche l'ultimo tratto di colon e chissà che non risolviamo anche il problema della stitichezza. Pagheremo per cacare ma vuoi mettere la soddisfazione?

Non descrivo lo schifo provato a sentire ieri sera al TG gli strepiti delle false oche del Campidoglio, soprattutto quelle piddine e della CGIL, dei tamburini della Hayekjugend che invocavano disperati l'intervento del governo per bloccare la vendita di un asset così importante come la telefonia agli stranieri. Con le oche della libertà che ricordavano quanto fosse stato patriota Silvio a salvare Alitalia dalle grinfie francesi (Alitalia è il prossimo articolo battuto all'asta Italia). Ma brutti bastardi, se siete sempre voi a fare il palo mentre ci saccheggiano?

I politici. Jesus ve lo ha detto, devono essere messi in condizione di non nuocere al progetto. Servono ancora momentaneamente solo se proni, docili, pronti a tutti i servizi, anche quelli igienici, disposti ad accontentarsi di stecche adeguate al loro status di forme servili di vita in via di estinzione secondo un tariffario ben preciso che non potrà mai ammetterli allo status di élite. Maggiordomi forniti di soldi, certo, per illuderli di possedere una ricchezza da mantenuti; di puttane, per giustificare la presenza dei coglioni nei pantaloni, e qualche posto in provincia per dar loro un'anticchia di poterucolo da quattro soldi. Per il resto non contano niente. Quando verrà il momento saranno gettati in pasto alla folla che nel frattempo si sarà fatta feroce e ansiosa di assaggiarne le carni.

Destra, sinistra, non c'è più alcuna differenza. La sinistra traditrice infame e la destra ostaggio di uno che per vent'anni ha sempre fatto solo i cazzi suoi (come amaramente osservava l'altra sera Filippo Rossi) è giusto che vengano cancellate, eradicate dalla storia, negando ai partiti che le rappresentano qualsiasi tipo di consenso. In sostituzione però ci vuole qualcosa che si opponga al progetto di distruzione della democrazia in nome del profitto. Ci sono poche cose da fare e con la massima urgenza ma la principale è mandare in culo l'Europa di Ludovico Van e delle stelle gialle e il suo regime monetario per salvare questo paese e restituirgli la dignità che una classe di parassiti corrotti gli ha tolto e rompere il giocattolo ai fautori del trionfo del mercato Moloch. Ovviamente è un invito rivolto a tutti i paesi periferici che stanno soffrendo la chemioterapia imposta dal nord e perfino ai notoriamente scarsi e singolarmente eroici resistenti tedeschi, le piccole rose bianche.

Se i cosiddetti movimenti alternativi (cinque stelle o eventuali futuri in Italia, euroscettici e resistenti europei in generale) non lo capiscono, meriteranno di sparire anche loro. Per non parlare dei fottuti odiatori del proprio paese che tifano per i conquistadores e le Panzerdivisionen, che costituiranno la seconda portata del pasto. Il mappazzone dei collaborazionisti.

venerdì 13 settembre 2013

Non si deve mai andare in Germania, Silvio


immagine di Jon Berkeley

E così Silvio, nel novembre 2011, sarebbe stato accompagnato all'uscita di Palazzo Chigi dai nerboruti buttafuori di Bruxelles perché, udite udite, in alcuni precedenti incontri segreti con la Merkel e Sarkozy, avrebbe minacciato di portare l'Italia fuori dall'euro. Lo ha scritto ieri Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph (qui la traduzione italiana a cura della nostra preziosa Carmen).
L'articolo si riferisce alla ricostruzione della caduta del governo Berlusconi contenuta nel libro "Morire di austerità. Democrazie europee con le spalle al muro" di Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del consiglio della BCE, dimissionato un po' a calci e spintoni dal governo Berlusconi, sempre nel 2011 e su richiesta europea, se vi ricordate, per far si che, dopo la nomina di Mario Draghi, non vi fossero troppi italiani vicino alla cassaforte degli sghei. Rivelazione quindi, quella di Bini, di una trama franco-tedesca per portare al governo in Italia, come in Grecia, famigli decisamente più affidabili e devoti all'Unico Euro rispetto alla variabile impazzita di Arcore. Non vi è dubbio che, col senno di poi, Mario Monti e bello de zio possano essere raccomandabili ad occhi chiusi da Nanny & Butler.
E questo filmato sembra proprio la pistola fumante di ciò che si afferma sia avvenuto nelle segrete stanze dell'Europa.

Ora, se parliamo di sensazioni a caldo, l'ambiguità e il sentore di secondo fine della rivelazione da parte di un giornale britannico, che l'ha rilanciata a mo' di sasso nello stagno, della ricostruzione di Bini Smaghi della cacciata di Berlusconi proprio nel momento in cui sta svolgendosi l'ultima tranche di trattative e compravendite tra i fantini dietro al canape del Palio di Silvio, sono evidenti. 

C'è una dichiarazione in un libro che è uscito nell'aprile di quest'anno. La stampa - non a caso inglese, perché gli inglesi c'entrano sempre nei nostri affari e quasi mai in senso positivo per noi - decide di darle rilievo, facendola diventare notizia in un momento preciso e topico per il destino di due dei protagonisti della storia. Eh si, perché se Silvio è sulla graticola giudiziaria, la Merkel è in piena campagna elettorale. E se Sarkozy ormai fa la tata in casa Bruni, la Francia ha anch'essa i suoi problemi legati alla crisi. Soprattutto con l'avanzata di quel fronte euroscettico e nazionalista che tanto spaventa le Serracchiani nostrane e incarnato da Marianna Le Pen.

Interpretando il racconto di Bini Smaghi dal punto di vista del PUDE: un insider BCE, oltretutto corredato da consorte ultra-PUDE (la Veronica De Romanis autrice del peana pro cancelliera "Il caso Germania. Così la Merkel salva l'Europa", spesso ospite degli stalk-show di regime), rivelando che Silvio voleva portarci fuori dall'euro, ci dice che era il povero euruccio ad essere minacciato dal cattivone brianzolo e che quindi il pronto intervento dell'asse Parigi-Berlino ha salvato il grande progetto. I buoni vincono.
Che Bini Smaghi nel suo libro volesse denunciare il golpe antidemocratico - quale sempre di più ci viene a significare la cacciata di Silvio - non credo. Non avrebbe senso mantenere una tale denuncia a livello esoterico tra le pagine di un libro di nicchia. Oppure il messaggio era: mi avete cacciato ma io vi ero fedele, mentre l'altro tramava contro il tessoro?

Da un altro punto di vista invece, la creazione di questa notizia ad hoc da parte della stampa inglese potrebbe avere alcuni specifici significati. Ad esempio:

1) Evidenziare, a chi li sa riconoscere e li conosce già, i pericoli in senso antidemocratico del progetto eurista funzionale a quello del Grande Reich Esportatore: in Grecia e in Italia, per aver osato mettere in discussione l'euro (in qualunque modalità questo sia avvenuto), nel 2011 due leader democraticamente eletti sono stati esautorati dagli eurocrati di Bruxelles e sostituiti con persone loro. Sono fatti inequivocabili. E' cassazione, e ricordarlo in periodo pre-elettorale e pre crisi di governo può dare la giusta scossa all'elettorato.
Il problema è se questa denuncia del giornale inglese raggiungerà il livello essoterico nei paesi maggiormente interessati, nel nostro caso l'Italia. Insomma vedremo se ne parlerà la televisione e ne scriveranno i giornali in mano al PUDE. Finora ne stiamo parlando solo noi blogger. Vediamo soprattutto se ne parleranno e come i media di Berlusconi che avrebbero la possibilità di ribadire l'ingiustizia della cacciata per mano straniera del più votato dagli italiani.

2) Indicare, tra i politici italiani, l'unico che potrebbe portarci effettivamente fuori dall'euro, se solo ne avesse il coraggio, possedendo l'artiglieria mediatica con la quale caricare il suo elettorato e non avendo più niente da perdere personalmente (tranne le proprie aziende ma, chissà, forse qualcuno potrebbe fargli capire di non volersi accanire contro la sua robba). In questo senso il fatto che sia vera o no la storia di Silvio che prende su, va a Berlino a prendere per gli stracci la Merkel minacciando di portare l'Italia fuori dal vincolo monetario europeo mentre nel frattempo la povera Adelina si sceglie un nuovo amante, è marginale. 
A Silvio stanno forse dicendo: se l'hai già fatto nel 2011 (l'importante è farlo credere), a maggior ragione lo puoi fare ora che tutto per te sembra perduto. E ad Angela, già che ci sono, potrebbero ricordare che, se Silvio ha minacciato di uscire (o lo farà in futuro se coglierà l'attimo fuggente), vuole dire che qualcosa di simile ad un Piano B, ad una via di uscita esiste veramente, come Giulio Tremonti sa benissimo, io credo.Quindi, la partita non è chiusa e i giochi non sono conclusi.


Addendum a freddo.

3) Niente di tutto questo. La suocera è inglese e l'articolo serve a confermare agli inglesi, quanto sia pericoloso appartenere a qualunque club europeo, come aveva ben capito quella diavola della Thatcher. Agli italiani gli inglesi stanno dicendo: siete ridotti ad attaccarvi ad uno come Silvio per salvarvi dall'euro ma lui non lo farà mai perché è troppo invischiato nei vostri sfaceli.

Sicuramente le cose in realtà sono ancora più complicate di queste suggestioni interpretative ma di fatto la partita dell'euro non è affatto conclusa. Anzi, forse comincia solo adesso e Radio Londra ha ricominciato a trasmettere:  tum-tum-tum-tum! Resta da capire per aiutare chi e danneggiare chi altri.

mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

mercoledì 22 maggio 2013

Doktor Mark e Herr Euro


Come sapete, il nostro bimbo prodigio bello di zio tutti i giorni minaccia di andare in Europa (ma si legge Germania) a rinegoziare, dice lui, il Fiscal Compact e gli altri trattati capestro shockeconomici che ci stanno strangolando.
Trattati che il suo partito, assieme al braccio politico di Mediaset, ha approvato a suo tempo senza emettere neppure un belato, compreso Nichi, che ora fa lo sdegnoso, quando ha sottoscritto l'accordo elettorale con il PD.  Il silenzio degli indecenti. 

Andare a rinegoziare. Bene, ma quando, visto che l'Italia con la garrota al collo è già cianotica? Per ora è un temporeggiare pallido e assorto, sperando che nel frattempo arrivi qualcuno a risolverci il problema. Magari Gigantepensacitu, il Diodelcielo o una provvidenziale invasione aliena.
Ho il sospetto che il regime piddino sia convinto, con un ragionamento viziato dal maschilismo, che la politica tedesca di austerità sia tutta colpa della Merkel. Della paturnia postmenopausica di questa carampana senza più voglie che cambia colore della livrea come il camaleonte ma sotto la giacchetta è un ottusangola in duralluminio. Trombata la strega alle prossime elezioni di settembre, ragiona il piddino modello base, cambieranno le cose e i crucchi non saranno più crucchi ma diventeranno malleabili come il pongo.

Vale la pena allora di fare subito un bel gavettone di acqua gelata in faccia al piddino e raccontare con quale tipo di tedeschi abbiamo a che fare, femmine e maschi, compresi quelli che dovrebbero rappresentare, figuriamoci, la svolta, l'inversione a U post Merkel. Le fate turchine disposte a perdonare il discolo Pinocchio.
Grazie come sempre a Voci dalla Germania che lo ha tradotto per noi, vi propongo alcune perle assolute dal pensiero di due economisti: Bernd Lucke, leader di Alternative für Deutschland, il partito "antieuro" che conosciamo già, e Dennis Snower, presidente dell'Institut für Weltwirtschaft di Kiel, intervistati dal Frankfürter Allgemeine Zeitung (qui in originale).

Le domande poste dal giornale (d'ora in avanti FAZ) ai due esperti vertono sulla questione euro e sulla conseguente crisi dei paesi della periferia dell'eurozona. Un argomento che in Italia non esiste a livello ufficiale, mediatico, ma solo in quello esoterico delle riunioni dei Beati Paoli dell'economia mainstream e in Internet a cura della controinformazione carbonara, perché la crisi, lo sapete, è causata dall'invidia americana per l'euro che usa l'incanto patronus della speculazzzioneinternazzzionale per farci la magia nera cattiva.
Invece nel resto d'Europa si ha ben presente quale sia la causa della recessione europea. Una crisi strutturale creata dal vincolismo, che lo shock esterno finanziario ha solo innescato. Non c'è economista sano di mente nel continente che non si renda conto del problema e che non pensi al modo di uscire dall'impasse.
Lo fanno anche i nostri due eroi del giorno, Bernd e Dennis, che qui dialogano a lungo ed approfonditamente sullo stato dell'eurozona. A modo loro però, come vedremo, a colpi di dissonanza cognitiva e pregiudizio ideologico, con lo spirito dei tolemaici che si rifiutano di guardare nel cannocchiale di Galileo e la mentalità, mi dispiace dirlo, da crucchi totali.

FAZ domanda se, alla luce dell'attualità, sarebbero ancora favorevoli all'introduzione dell'euro. Visto che comunque così non si può andare avanti a lungo, quali sarebbero le ricette migliori per evitare il crollo dell'eurozona e il salvataggio dei paesi più negativamente coinvolti. Se è previsto un ritorno al marco ed alle altre monete nazionali.
Snower (l'eurista duro e puro): "Assolutamente favorevole all'euro ma con regole più solide. Gli stati europei hanno avuto vantaggi sia politici che economici. Anche se noi fino ad oggi avessimo vissuto bene senza l'Euro, ora sarebbe il momento giusto per introdurlo. Se i paesi iniziassero ad uscire dall'Euro, in Europa avremmo più protezionismo e un nazionalismo dannoso. L'intero progetto europeo sarebbe messo in discussione. Rischiamo un circolo vizioso che ci porta al caos.
L'introduzione di una moneta nazionale (per i paesi del sud, come propone Alternative für Deutschland, il partito di Lucke, n.d.r.) , se tutto andasse bene, avrebbe solo un breve effetto. I prezzi si adeguerebbero velocemente. La competitività di un paese non dipende dalla sua valuta, piuttosto dai suoi vantaggi comparati: che cosa sanno fare meglio degli altri? Questo dipende dalla sua struttura produttiva e dalla sua forza innovativa. Se le cose non dovessero funzionare, un paese povero del sud-Europa, con una valuta debole, non potrebbe permettersi investimenti per creare una nuova struttura produttiva. Il governo cercherebbe la sua salvezza nell'inflazione, alle porte d'Europa ci sarebbe un caos valutario. Come tutto questo potrebbe portare paesi come la Grecia ad una maggiore competitività, non lo capisco proprio. "

Lucke (l'euroscettico, il buono, secondo i piddini): "Oggi non sarei affatto per l'introduzione dell'Euro, sebbene nel 1999 lo fossi. Pensavo che l'Euro avrebbe potuto esercitare una benefica pressione sugli stati e renderli più competitivi. Competitività che fino ad allora era stata difesa solo con le svalutazioni. Ma l'inerzia è stata troppo forte. Anche esercitando una grande pressione, non si sono viste le riforme strutturali sufficienti. Per questo motivo l'Euro non è adatto ad una zona valutaria cosi' eterogenea.No, non è la Germania a dover abbandonare l'Euro, ma i paesi del sud. Sarebbe molto più efficace di un'uscita della Germania dall'Euro. I paesi del sud avranno la possibilità di svalutare, e in questo modo tornare competitivi. L'Europa soffre di una crisi di competitività. Nei paesi del sud i salari in rapporto alla produttività sono troppo alti. Le aziende non sono competitive, è difficile esportare i loro prodotti. (fonte)
Vedete, se cliccate sui link che ho messo ai loro nomi all'inizio scoprirete che questi due hanno un curriculum enorme. Delle pubblicazioni impressionanti. Sono dei 24x17 dell'economia. Eppure, accecati dall'ideologia e dal fondamentalismo neoclassico, sembrano Scemo & Più Scemo.
Se ne volete la controprova, eccola.
Quando i due si avventurano nell'esempio di un paese che in questi anni invece ha fatto il bravo (e succede anche ad economisti nostrani con l'orecchino che hanno sempre la Svezia in canna), i risultati sono ancor più esilaranti:
Lucke: Nel 2001 la Turchia si trovava in una pessima situazione, simile a quella della Grecia di oggi: altamente indebitata e prossima alla bancarotta. Allora dicevamo in maniera arrogante: la Turchia non è pronta per l'EU. Ma cosa è successo? La Turchia ha risolto il suo problema debitorio, è entrata in nuovi settori economici e al momento sta vivendo un boom con la sua moneta flessibile. Perché la Grecia non dovrebbe andare nella stessa direzione?
Snower: Che la crescita della Turchia sia da ricondurre ad una valuta flessibile, per me è una novità! Il paese ha semplicemente fatto delle buone politiche economiche, ha rafforzato lo stato di diritto e migliorato l'educazione.
A questo punto, un bimbetto dell'asilo stenderebbe ben in alto il braccino e griderebbe: "Maestraaa, ma la Turchia non ha l'euro, non è soggetta al vincolo di cambio, ha sovranità monetaria, applica la Lex Monetae, stampa moneta!"
Appunto.
Invece qui abbiamo due economisti che inanellano una serie tale di svarioni ed ottusità che, se fossero medici, sarebbero già stati radiati dall'albo per eccesso di rischio di mortalità di pazienti.
Ai bei tempi dell'economia sana di mente e non psicopatica, al primo esame di macroeconomia sarebbero stati consigliati di dedicarsi piuttosto al lavoro all'uncinetto.

Santoiddio, è dal 1961 che il liberista Mundell ha teorizzato sui requisiti dell'Area Valutaria Ottimale, raccattandoci su anche un premio Nobel e Lucke, questo phenomenon che dovrebbe rinnovare la Germania rivoltandola come un calzino, si meraviglia che l'euro non abbia funzionato in una area "così eterogenea"? Per non parlare dell'altro, che considera una novità (1961, lo ricordo) che un paese prosperi grazie alla flessibilità del cambio. Il Giappone di Shinzo Abe gli deve sembrare una specie di fenomeno allucinatorio.
Guardate, il punto centrale è quello. Un'idiota come me l'ha capito alla prima lettura, cos'era un'Area Valutaria Ottimale e perché l'Europa attuale non lo è e non può quindi funzionare con il vincolo della fissità del cambio. Quindi, o questi sono peggio che idioti oppure sono affetti da neglect ideologico. Siccome non possono accettare che la loro teoria sia sbagliata, dev'essere l'ambiente circostante ad esserlo.

Ecco quindi che insistono e perseverano diabolicamente nell'errore, invocano ancora più rigidità di regole, confabulano di vantaggi arrivati ai paesi europei dall'euro senza specificare quali (indovinate, la Germania!) e vaneggiano di possibilità di salvare il mostriciattolo morente.
Lasciate ogni speranza o voi pisani che pensate di poter ragionare con questi.
Perché c'è ancora dell'altro, non è solo ottusità fondamentalista da liberisti, come se ne trova tanta anche tra i Chicago Boys nostrani. Se leggerete l'intervista per intero finiranno di cadervi le braccia.

Questi due sono dei fottuti mercantilisti con il mito dell'export come virtù assoluta e dell'import come vizio innominabile. Ma soprattutto sono anche dei moralisti luterani, per i quali il debito è Schuld, maxima culpa, ma il credito no, è buono, e la vita è solo sacrificio, se no il paradiso non te lo meriti. L'etica protestante del paternalismo. 
Ovviamente, il tedesco incarna, per loro, l'essere virtuoso e il losco greco terrone (o italiano) l'Untermensch da lasciar crepare dopo averlo spolpato fino alle ossa. 
La cosa strana infatti è che ci disprezzano però desiderano la nostra roba. Si vantano di vivere in affitto e di non avere il mito della casa di proprietà, però cominciano già ad allungare le mani sul nostro mercato immobiliare in crisi nera.

Tutto quel moralismo, quella pretesa di essere campioni di virtù e quel Super-Io ipetrofico sembrano nascondere solo l'istinto primitivo del cannibalismo rituale. Quello che mira ad assimilare la forza del nemico incorporandolo ed incamerandone le ricchezze. E la nostra forza di paesi sudici è fatta di libertà, creatività e attitudine alla ribellione. Quelle qualità che permettono ai paesi come il nostro, come dice Snower ad un certo punto, "di fare alcune cose meglio degli altri." 
Solo che queste cose si possono fare solo con le mani libere da vincoli monetari e la mente libera da 3% di rapporto debito-PIL da rispettare ad ogni costo. Con questo grado di libertà, volendo, potrebbero farcela pure i tedeschi, ad essere felici.

Vai Enrichino, vai a trattare, a negoziare con i crucchi. E che buon pro ti faccia.

domenica 19 maggio 2013

Cerco un paese meridionale, ben industrializzato, disposto a farsi macellare


Ogni giorno sui giornali e in televisione, chi ha avuto il dono, o la disgrazia, di potersi informare, studiare ed aprire gli occhi sui veri motivi dell'attuale situazione economica, si rende conto di come essa sia un'immensa follia, un brutto viaggio lisergico, creato da predatori che ingannano volutamente le proprie prede le quali, questa è la peggiore follia, consapevolmente si offrono come agenti attivi della propria rovina e, quel che è peggio, di quella dei propri inconsapevoli connazionali. 
Stai lì ad ascoltare i deliri sui sacrifici, sullo spread, sulle riforme, sui conti che devono quadrare a costo di sacrificare 26.000 aziende, sui tagli e ormai hai capito che stanno parlando di tagli alla carne viva, di un atto gigantesco di cannibalismo rituale che riguarda l'olocausto di classi intere. La macellazione della classe media. Quella alla quale tu appartieni. Ma loro, aedi di regime e volonterosi alzamanos collaborazionisti, seppure anch'essi già stesi sul tavolo per la dissezione, non lo capiscono, non lo vedono.

Non c'è un solo politico, un solo sindacalista (buoni, quelli), di coloro che dovrebbero difendere la propria classe di appartenenza, che abbia capito veramente l'inganno, che stia facendo qualcosa per salvarci. Eppure come avvertimento ci sono stati i freddi sicari sociopatici perfettamente consapevoli del loro ruolo e che, una volta eseguito il compito assegnato, sono tornati nell'ombra alla quale appartengono. 
Quelli che ci governano ora, i giovani Hansel e Gretel che sgranocchiano felici la casa di panforte e si inzeppano di marzapane, non hanno ancora capito che tra un po' finiranno nella gabbia per l'ingrasso. Allargata abbastanza per contenere per intero questo bel paese succulento. Ma no, che sciocchezza, vi dicono, alle brutte, capitasse veramente qualcosa di male, loro sono in grado di far ragionare la strega, che credete?

Ho pensato a volte che quella dei politici fosse solo complicità. Complicità comprata con zecchini sonanti e sicuramente è così. Ma, visto che nemmeno loro si salveranno, una volta che non serviranno più, come la serva, mi sto  convincendo che la loro è proprio idiozia, ne sono ormai certa. Siamo in mano a degli idioti. Dei fottuti maledettissimi idioti.

Gli scrivani di regime, poi.  Sentite cosa scrive Scalfari oggi nel suo editoriale su Repubblica:
"La moneta unica europea è stata una riforma rivoluzionaria: ha reso impossibili le svalutazioni delle monete nazionali come strumento di competitività, ha unificato il tasso del cambio estero per una popolazione di oltre 300 milioni di persone, ha consentito un mercato libero per le persone, le merci e i capitali." (fonte)
Più avanti l'attonito direttore, economista immaginario, però si domanda:
"Quanto all'Europa, versa anch'essa in condizioni che dire drammatiche è dir poco: una marea di disoccupati, una recessione che ha colpito quasi tutti i Paesi che la compongono, una politica economica profondamente sbagliata, una politica bancaria in fase di stallo, una lentezza decisionale che aggrava i malanni e vanifica le incerte terapie."
L'ottusità ideologica e l'obbedienza di partito, perché queste belle cose le ha fatte e le sta facendo la sinistra, e soprattutto la dissonanza cognitiva, direbbe Festinger, impediscono al vecchio di collegare le cose, di mettere assieme i pezzi del puzzle per ottenere l'immagine completa. E' così difficile per Scalfari capire che è stata proprio la moneta unica a causare la devastazione che descrive? 
Ma il vecchio è tranquillo perché, continuando sempre nel suo delirio confabulatorio, scrive che  adesso Hollande (un altro sinistro dal doppio significato) si adopererà per fare finalmente la vera unione europea, quella politica. Il nostro amico amerikano Luttwak direbbe: "Tra quindici anni mentre nel frattempo il disoccupato muore".
Un'Europa a guida tedesca, suppongo, e magari con un bel revival del lavoro coatto. Tanto, cacciata l'orrida callipigia, vinceranno i crucchi buoni, quelli che possiamo uscire dall'euro basta che i debiti continuiamo a pagarli in euro. La gabbia per l'ingrasso, appunto.

La nostra tragedia è questa. Un potere elitario sadico che manovra burattini masochisti disposti a tutto pur di soddisfare il padrone e che hanno sviluppato l'estrema perversione masochistica dell'autodivoramento. Un girotondo di follia che nessuno sembra in grado di fermare. 
Nemmeno Pasolini nel suo Salò, preconizzando un futuro atroce di dominatori e dominati, aveva immaginato che le vittime, nella realtà futura, sarebbero state più che consenzienti. 


Nel 2000 Armin Miewes, un tecnico informatico di Rothemburg, Germania, pubblicò il seguente annuncio su un canale internet riservato ai cultori del cannibalismo: "Cerco un giovane ragazzo, ben fatto, tra i 18 e i 30 anni, che voglia farsi macellare". 
Un anno dopo Bernd Juergen Brandes, un ingegnere elettrotecnico di Berlino, gli rispose: "Mi offro a te e ti permetterò di cenare con il mio corpo vivente. Non una macellazione, si tratterà di una cena."
Lo fecero davvero, agendo un delirio sadomasochistico al di là di ogni immaginazione, in uno degli episodi di cronaca nera più sconvolgenti mai accaduti.
Il primo processo a Miewes terminò con l'incredibile condanna a otto anni, perché la giuria, visto che la vittima era consenziente, considerò il crimine alla stregua di un suicidio assistito e in Germania al tempo non esisteva una legislazione che punisse il cannibalismo. In appello, anche grazie al clamore mediatico attorno alla vicenda, Miewes fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all'ergastolo.

martedì 23 aprile 2013

Farsi belli col sol di luglio. Perché il partito antieuro tedesco non mi convince del tutto


Questo articolo del blog "Voci dalla Germania" , strumento assolutamente indispensabile per capire cosa accade relativamente ai fatti economici all'interno del core 'ngrato europeo, presenta le motivazioni ed illustra il programma del neo partito antieuro tedesco Alternative für Deutschland, fondato dall'economista amburghese Bernd Lucke appena il 14 aprile scorso (bel numero il 14, soprattutto pensando al mese di luglio).
C'è molta attesa per la prima prestazione elettorale in autunno di questa nuova entità politica che si presenta come fortemente critica delle politiche economiche della signora Merkel e di tutto l'impianto dell'eurozona. I sondaggi - da prendere sempre con il forcone - le attribuiscono un 17% di consensi come entry level. Staremo a vedere.
Intanto vediamo cosa si propongono di fare i suoi leader e se la loro ricetta antieuro potrebbe essere vantaggiosa anche per noi o si tratta di una mezza sòla come certi prodotti tedeschi made in China.

Nel programma elettorale di AfD si legge:
"Chiediamo uno scioglimento ordinato della zona Euro. La Germania non ha bisogno dell'Euro. Altri paesi sono stati invece danneggiati dalla moneta unica."  [articolo citato]
Sullo scioglimento ordinato e sul fatto che l'euro abbia danneggiato altri paesi non ci piove. E' sul fatto che "la Germania non ha bisogno dell'euro" che nascono le prime perplessità.



La Germania ha avuto bisogno eccome dell'euro, come ammette perfino Romano Prodi in questo ormai famosissimo video.
Vi ricordate la Germania malata d'Europa nel post guerra fredda che, porella, non riusciva ad accumulare surplus? Senza nulla togliere all'operosità, serietà e produttività teutoniche, nel grafico qui sopra si vede chiaramente che, dall'introduzione dell'euro, la Germania dal 2003 al 2008  è cresciuta costantemente di più dell'Italia ed ha potuto riprenderci molto meglio dopo lo shock esterno finanziario del 2008 che ha provocato l'attuale crisi economica.
Guardiamo i livelli di produttività del 1994 per entrambi i paesi, che grosso modo si equivalgono. Ad oggi quello della Germania è aumentato considerevolmente, mentre noi siamo ritornati alla casella di partenza del 1992. Con l'aggravante che tutto ciò che avevamo costruito in vent'anni, nonostante la casta, la cricca, la corruzione e le mafie, che non ci avevano impedito comunque di arrivare ad essere la quinta potenza economica mondiale, è stato distrutto. Vent'anni sprecati e regalati alla concorrenza senza neppure un grazie in cambio.
Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della concorrenza che, se nel libero mercato tra aziende porta vantaggi, tra paesi legati ad un vincolo di cambio provoca solo miseria, distruzione e morte per i più deboli e un vantaggio drogato per i più forti. Non solo, ma la Germania si è avvantaggiata anche grazie a deroghe ai trattati europei in barba agli altri soci, come ricorda Antonio Maria Rinaldi:
"Pochi sanno che nello stesso Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio del 1992, vi erano previsti per vent’anni, ma ancora inspiegabilmente non abrogati, aiuti statali in deroga ad appannaggio dei territori ex DDR! Aiuti che non sono stati mai previsti o concessi dalla Commissione Europea neanche a favore delle aree più depresse dell’Unione Europea e che continuano a favorire oltremodo la competitività delle aziende tedesche specialmente nei confronti delle nostre, uniche in grado di contrastarle sul piano tecnologico."
Insomma, la Germania deve ringraziare l'euro con preci e ceri alla Madonna, altro che "non ne ha bisogno". Per giunta, l'euro diventato l'arma da usare contro paesi presunti alleati divenuti invece competitors ha prodotto un vantaggio che non è andato a favore del popolo tedesco ma dei soliti  Scheiße Kapitalisten, come dimostrano altri dati sempre più preoccupanti sull'impoverimento e l'aumento della diseguaglianza sociale in Germania.
E' stato proprio a causa di questo impoverimento, della solita privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, con lo spauracchio di dover mantenere popolazioni straniere percepite dal tedesco medio sottoposto alla propaganda eurista come sfaccendate e mangiapane a ufo ed uniche responsabili delle loro miserie, che è alla fine nato un partito come Alternative für Deutschland. Altrimenti, se la crisi e l'ingiustizia sociale non fossero arrivati a toccare il Volk, mi verrebbe da dire che col cavolo qualcuno in Germania parlerebbe di uscire dall'euro.

Veniamo al punto che ancor meno mi persuade del programma di AfD. Cito sempre da "Voci dalla Germania":
"AfD chiede "la reintroduzione delle monete nazionali, oppure la creazione di unioni monetarie più piccole e più stabili". La reintroduzione del D-Mark non dovrebbe essere considerata un tabù.
Come dovrebbe realizzarsi la dissoluzione dell'Eurozona non è pero' scritto nel programma. Lucke  tuttavia ha spiegato in alcune interviste e negli articoli specialistici che pensa all'introduzione di alcune valute parallele. Nei paesi in crisi i governi ormai di fatto insolventi potrebbero introdurre una nuova valuta accanto all'Euro, ad esempio una nuova Drachma. La nuova moneta si svaluterebbe, semplificando l'adeguamento dei prezzi.  I vecchi contratti, i beni e le proprietà resterebbero denominati in Euro, in modo da evitare un bank-run e le conseguenti turbolenze, chiarisce Lucke. Dopo una prima fase di passaggio, i paesi avrebbero la possibilità di uscire definitivamente dall'Euro. Questo permetterebbe loro di ripartire, secondo Lucke, dopo essere rimasti intrappolati in una spirale di recessione e tagli. "[articolo citato]
Sulla reintroduzione del D-Mark siamo d'accordo, purché significhi: 1) l'uscita unilaterale della Germania dall'eurozona, con il cosiddetto piano Dscenario considerato tutto sommato meno traumatico per l'intera eurozona che l'uscita per disperazione di Grecia o Cipro o prossimamente di  Italia o Francia, non dovessero bastare per quest'ultima le concessioni della BCE a stampare moneta, a noi ovviamente negate. Oppure: 2) Un più conveniente liberi tutti. Eliminare l'euro completamente e ritornare ognuno alla propria moneta nazionale, applicando il principio della LEX MONETAE.
Questo parlare da parte di AfD di reintrodurre il marco oppure frammentare l'unione monetaria in altre più piccole, oppure, oppure, oltre al non parlare chiaramente del COME, dimostra un'indecisione che non convince ma che forse è motivata, diciamo meglio, condizionata, dall'indubbia situazione di vantaggio della Germania rispetto ai partners dell'eurozona rispetto all'euro.

Del resto, in questo articolo uscito su Le Monde nel 2011 (tradotto da Carmen Gallus di "Voci dall'estero", altra fonte inesauribile di informazione economica), un gruppo di economisti francesi, tra i quali Jacques Sapir, proponeva un progetto di uscita dall'euro molto interessante e più deciso, dal quale traggo tre passaggi significativi.

1) Nei singoli paesi dell’area saranno ricreate delle valute nazionali. Ciò avverrà scambiando un euro attuale contro un’unità della nuova moneta. Per i biglietti, occorrerà semplicemente un breve periodo di transizione, durante il quale sulle vecchie banconote – emesse da ciascuna banca nazionale, ora recanti un segno distintivo per paese (contrassegnate con “U” per la Francia) – sarà impresso un timbro, prima che venga stampata una quantità sufficiente di nuove banconote in vista dello scambio. Per le monete, lo scambio potrà essere fatto molto rapidamente, poiché hanno già una faccia nazionale.
2) Alla data di uscita dall’euro, i tassi di cambio delle nuove valute nazionali tra loro, saranno definiti di comune accordo, per ripristinare normali rapporti commerciali. Ecco l’unico modo valido per risolvere il problema principale, che è il debito estero netto. Si prenderà in considerazione l’aumento dei prezzi in ciascun paese dopo la creazione dell’euro, e la situazione del commercio estero. Le svalutazioni e le rivalutazioni necessarie saranno definite nei confronti di una unità di conto Europea, il cui valore internazionale sarà calcolato come media ponderata dei tassi di cambio delle valute nazionali, come è avvenuto per il vecchio écu.

3) All’interno di ogni paese rimarranno invariati, alla data dell’uscita, i prezzi di beni e servizi, nonché i valori delle attività e dei conti bancari. La scomparsa dell’euro farà sì che il debito pubblico di ciascuno Stato sia convertito nella moneta nazionale corrispondente, a prescindere dei creditori, con esclusione di coloro che detengono dei crediti commerciali. Al contrario, i debiti esteri di operatori privati, come i loro crediti commerciali esteri, saranno convertiti nell’unità di conto Europea. Sebbene questa soluzione favorisca i paesi forti e discrimini i paesi più deboli, è l’unica soluzione realistica per garantire la sostenibilità dei contratti precedenti. [fonte]

I francesi parlano di unità di conto europea, non di euro, riguardo al debito privato con l'estero. Non è una cosa da poco. Come abbiamo visto, questa unità di conto europea risulterebbe dalla media ponderata dei tassi di cambio delle nuove valute nazionali.
Lasciare invece il debito estero in Euro, ovvero con il vincolo del cambio fisso, come vuol fare, se non ho capito male AfD, fa venire il dubbio, se mi perdonate la volgarità, che i tedeschi vogliano fare i sodomiti con l'ECU degli altri ovvero, ancor più volgarmente, non vogliano rimetterci un centesimo.

L'impressione è che, in uno scenario di euro exit nel quale non sarebbe esclusa affatto per i  paesi membri l'ipotesi del default e della ristrutturazione dei debiti nazionali (un modo elegante per dire "non paghiamo"),  i tedeschi, anche quelli "buoni" di AfD, non vogliano comunque perdere il vantaggio che gli deriva dall'essere creditori dei paesi periferici.
Mi piace anche il fatto che, dopo questa "prima fase" de passaggio, ovvero dopo essere usciti ma anche no dall'eurozona e l'aver prima pagato i debiti contratti con il creditore tedesco in euro,  i paesi della periferia avrebbero la possibilità di uscire definitivamente. Un biglietto d'uscita da pagare, insomma. "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Due euro."
Grazie  Bernd, ma per allora, se avremo ancora a che fare con l'euro in qualunque modo, come direbbe Keynes, saremo tutti morti.

AfD inoltre vuole rinegoziare i trattati europei affinché venga contemplata la possibilità di uscita dalla moneta unica e la libera scelta della propria moneta da parte di ogni paese ma, guaglio', se usciamo tutti dall'euro, non facciamo prima? Tanto non è che ci ricaschiamo e che AfD creda molto nel sogno europeo, visto che afferma: "Respingiamo con decisione una Transferunion e uno stato centrale europeo". Ovvero i requisiti fondamentali di un'Area Valutaria Ottimale, unico modo per far funzionare senza troppi danni una moneta unica.

In conclusione. L'impressione che ho tratto da questo primo incontro con il programma di AfD, per quanto riguarda ciò che interessa anche noi italiani, in quanto periferia danneggiata dall'euro, è la seguente.
Sembra che questo nuovo partito non sappia ancora bene cosa vuole e paghi il limite del dover contenere i danni inevitabili al predominio tedesco nell'eurozona derivanti dalla rottura del giocattolo euro e il ridimensionamento forzoso del sogno tedesco di dominio, non più militare ma economico, e dall'altra giustificare comunque la necessità dell'uscita dall'euro. Dovrà lottare non solo contro il complesso industriale tedesco che non vorrà rinunciare ai vantaggi della moneta unica ma con un'opinione pubblica fortemente condizionata dal moralismo propagandistico sui mangiaspaghetti del sud che sarà indotta a pensare che uscire dall'euro è male e che la disuguaglianza e l'impoverimento non sono attribuibili all'euro ma a qualche "nemico" esterno. Non sarà facile. Auguri.




(P. S. Ho iniziato ad interessarmi di economia da quando l'economia ha cominciato ad interessarsi insistentemente a me. La mia analisi non è quindi esente da eventuali errori ed omissioni. Se sbalio mi corigerete. Senza tirare in ballo però carriole, cavallette e rate del mutuo che se no m'incazzo. L'antidoto alle eurominkiate, per chi ne ha bisogno, è qui. )

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