E' in corso il terzo convegno di a/simmetrie, "L'Italia può farcela", per gli amici #goofy3. Livello degli interventi altissimo e una gioia per le orecchie. Vi invito a seguirlo. E grazie ad Alberto Bagnai e ad a/simmetrie per tutto questo.
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domenica 9 novembre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
Giving pearls to PIIGS
Quiz di riscaldamento. A chi appartiene questa citazione? La soluzione a fondo pagina.
"La Germania andrà su tutte le furie per via della necessità di far crescere l'inflazione", mentre i paesi più poveri finiranno inevitabilmente per non essere più competitivi e dovranno perciò essere salvati".
Ieri sera, mentre vi facevate male con i talk show dei servi de LaSetta dedita all'adorazione dei cuccioli di massoni reazionari, io mi ascoltavo Stiglitz alla Camera. In originale, perché delle traduzioni non bisogna fidarsi se si ha la fortuna di essere multilingue.
Premesso che Joseph Stiglitz è un Premio Nobel per l'economia, quindi tecnicamente colui che ha usurpato Brunetta del suo titolo, l'occasione era una lectio magistralis da egli tenuta alla Camera dei Deputati di fronte a colleghi del calibro di, due nomi a caso tra i più prestigiosi, Boccia e Fassina.
Che ha detto Stiglitz? Un sacco di cose riassumibili in un unico concetto: l'euro è stato un progetto politico divisivo pensato per assoggettarvi e se non fuggite, sciocchi, ci rimetterete le ultime setole del codino. Forse la Germania andava nominata con tutti i dati sensibili ma, chi ha voluto intendere, ha inteso.
Stiglitz ha definito la condizione attuale di paesi come la Grecia e la Spagna con il termine forte ma assolutamente appropriato di DEPRESSIONE.
Ci ha ricordato, tra i fumi dell'oppio eurista che ottundeva i neuroni della platea, che a causa della struttura colpevolmente difettosa dell'eurozona, abbiamo PERSO UN DECENNIO [e forse addirittura un ventennio se guardiamo a dove eravamo prima dell'entrata nella moneta unica] e che, se non facciamo qualcosa, perderemo almeno altri cinque anni.
Ha dipinto un pupazzetto con il pennarellone sul loden di Monti quando ha definito le politiche di austerità applicate nei paesi in maggiore difficoltà come peggiorative della crisi della domanda aggregata, aggiungendo che era ampiamente previsto che lo sarebbero state. Motivo sufficiente per invitare ad un seppuku collettivo i Bocconari, che però si giustificherebbero, perfino con la katana corta del duodeno e prima di schiattare, con il "ci vuole più Europa".
L'ho amato quando ha detto che le RIFORME non sono necessariamente qualcosa di positivo ma possono anche peggiorare le cose. Una cosa che è ovvia ma che, detta di fronte ai piddini, può avere un impatto rivoluzionario devastante.
Certo fa anche un po' rabbia, Joe, con quell'aria "I knew these fucking idiots would have ended up like this" di americano che viene a spalmarci in faccia con la cazzuola e sorridendo l'atroce verità che loro sono un'OCA, descrivendo in dettaglio e quasi con sadismo tutti i vantaggi dell'esserlo, e noi, il Quarto Reich, no.
Se la California o qualunque altro stato è in difficoltà, esistono leggi federali che applicano ammortizzatori sociali e trasferimenti di fondi. La FED interviene per finanziare investimenti statali.
Da noi [in Ammerega], infierisce Joe, è più importante il livello di DISOCCUPAZIONE rispetto alla preoccupazione per l'INFLAZIONE. Beccati questo, crucca.
Dove il Premio Nobel mi ha deluso, ma non poteva essere altrimenti, è stato sulla soluzione che ha suggerito per uscire dall'impasse. Non ha nominato l'uscita dall'euro, no, mi dispiace. Concetto troppo letale. Capisco che l'aula avrebbe potuto trasformarsi nel Teatro Dubrovka.
Nonostante la critica impietosa all'eurozona, è stato un po' troppo ambiguo. Secondo lui bisognerebbe modificare radicalmente l'impianto dell'eurozona con l'emissione degli eurobond, con una maggiore unione bancaria. Grazie al...
Sono ricette che non funzionano perchè la Germania non può rinunciare al vantaggio acquisito a spese dei suoi concorrenti. E JOE LO SA BENISSIMO. Quindi, perché suggerirci una soluzione che è inapplicabile? Si apra il dibattito.
Vi risparmio il tenore degli interventi che sono seguiti alla lectio, come quello di Boccia. Dopo un'ora di Stiglitz che lamentava l'inadeguatezza del GDP (PIL) a comprendere tutte le variabili in gioco nella definizione del benessere o malessere di un'economia - secondo lui, ad esempio, l'INCERTEZZA attuale da crisi influisce pesantemente sul GDP ma non viene contemplata a sufficienza - lo sventurato rispose: "Eh, ma noi abbiamo il GDP che abbiamo".
Giving pearls to pigs who don't understand a fuck.
Ho cercato sui giornali online di stamattina qualche resoconto della venuta in Italia di Stiglitz e sulla diagnosi infausta da lui posta comunque, ambiguità a parte, sull'Eurozona. L'unica citazione riportata è quella del nostro che avrebbe detto che "Renzi sta facendo bene ma ha le mani legate".
Non è stato durante la lectio magistralis ma pare ad un precedente convegno alla Banca d'Italia. Mi aiutate a trovare l'audio originale, se esiste? Mi scuserete se, oltre a non credere ai pur bravi traduttori simultanei non credo neppure ai giornalisti embedded, nel senso che vanno a letto con il mainstream.
OMG, dimenticavo. Joe ha risposto, ad una domanda sul Bad TTIP, che sarebbe da coglioni per gli europei firmare un trattato del genere, che non è altro che la concessione in bianco alle multinazionali sociopatiche di distruggere ambiente ed esseri umani per profitto. Ha citato a proposito l'esempio della Philip Morris, che ha portato in giudizio la Norvegia a causa della legge che limitava la pubblicità del tabacco, definendola una limitazione dei propri diritti. (La legge americana riconosce alle corporation diritti "civili".)
Joe stei seren. Noi approviamo il TTIP, poi indiciamo un referendum per abolirlo, ciò che resta dei giornali di sinistra potrà frignare come sta facendo sul Fiscal Compact e tutta la sinistra ci farà come sempre le sua porca figura.
P.S. La citazione dell'inizio è di Margaret Thatcher. Un'altra che SAPEVA.
P.S. La citazione dell'inizio è di Margaret Thatcher. Un'altra che SAPEVA.
mercoledì 14 maggio 2014
Gli italiani e la neuro
La Repubblica sta chiedendo a coloro che la leggono la loro opinione sull'euro e lo fa in maniera obiettiva, precisa e rigorosamente scientifica. Infatti l'indagine, che per fortuna ammettono non avere valore statistico, è stata commissionata al CEIS di Tor Vergata. Una nota afferma che i risultati saranno analizzati e commentati dal giornale. Mi sono divertita a rispondere alle domande e potete immaginare come.
Visto che appartengo alla scuola di Tor Bellamonaca e Torpignattara, dove insegnano che le domande di un'indagine devono evitare il bias della desiderabilità sociale, ovvero non bisogna suggerire le risposte al soggetto, vorrei permettermi di commentare queste domande.
Se osservate la prima domanda con il primo set di risposte, notate subito che gli vantaggi dell'adesione alla moneta unica elencati sono quattro e gli svantaggi solo tre. Anche un bambino dell'asilo capirebbe che si vuole suggerire che l'euro ha portato più vantaggi che svantaggi.
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Lascio a chi è più esperto di me commentare eventualmente la questione della riduzione dei tassi di interessi, ma non vi pare, sempre a lume di naso, che si siano scandalosamente sottostimati gli svantaggi, che pure sono sotto gli occhi di tutti, per giunta citando una "perdita di sovranità monetaria" che rappresenta per il lettore medio una questione puramente astratta? E l'ossessiva ripetizione della parola "riduzione" nel set di risposte sui vantaggi, non fa venire in mente qualcosa di desiderabile, per esempio la riduzione del giro vita in previsione della prova costume?
Passiamo alla domanda cruciale:
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Leggete bene. "Opportunità di rimanere" e "conseguenze dell'uscita". Conseguenze ha connotazione negativa, opportunità ha segno positivo. Le conseguenze sono relative all'uscita, non alla permanenza nell'euro. Tra le opportunità di rimanere non vi è, ad esempio, un "si, perché..." ma tanti "si, ma solo se". La cosa buffa è che i "solo se" elencati rappresentano precondizioni che è quasi impossibile possano essere soddisfatte nemmeno in parte e non si dice ovviamente per colpa di chi.
Notate anche che non è prevista la cancellazione del Patto di Stabilità ma solo la sua riforma. La questione dei trasferimenti è un tantino più complessa della sua riduzione all'esempio del sussidio di disoccupazione. Trasferimento, in un'area valutaria ottimale, significa che la Germania, per ovviare agli squilibri tra paesi del nord e della periferia, dovrebbe rinunciare a parte dei suoi vantaggi di surplus mettendo direttamente mano al portafogli. Figuriamoci!
L'idea della garanzia sul debito esiste già, è l'ERF, ed essendo una sorta di "Oro al Reich" è quasi peggio del Fiscal Compact. La svalutazione dell'euro non si capisce che c'entri, visto che riguarderebbe solo gli scambi tra l'eurozona e il resto del mondo e non gli scambi tra i paesi che adottano l'euro. La solita confusione tra svalutazione ed inflazione, per caso?
Tra le conseguenze- sempre sei contro sette - si dà fuoco alle polveri del "Daje a Ride". La solita collezione di cazzate. Se togliamo "la maggiore crescita dell'economia per effetto della svalutazione che rende più competitive le nostre esportazioni", che ha valenza percettiva positiva, e la maggiore flessibilità di spesa pubblica che però eccita solo i keynesiani, il resto sono tutte mezze catastrofi: i mutui, la corsa agli sportelli. C'è però una perla assoluta: "Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."
Ripeto:
"Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."
Come definire chi ancora confonde un fenomeno legato agli scambi con l'esterno come la svalutazione con l'inflazione, che è fenomeno interno legato alla legge della domanda e dell'offerta? Come spiegano che adesso, con una bassissima inflazione e una moneta sopravvalutata assistiamo alle peggiore caduta del potere di acquisto a memoria d'uomo? Meno male che lo premettono che quest'indagine "non ha valore statistico".
Altra domanda, le scelte d'investimento. Io per divertirmi ho messo che, dopo l'uscita, avrei investito soprattutto in nuove pesetas e nuove dracme. Chissà se anche i mercati non sarebbero più interessati a scommettere su paesi finalmente liberati dal vincolo esterno e in grado di ritornare competitivi?
Il marco invece si troverebbe automaticamente rivalutato rispetto alle altre monete. E, come ha ammesso Ska Keller, i prodotti tedeschi diventerebbero carissimi e nessuno li comprerebbe più.. I nostri, invece... Vedi che la svalutazione non è quella cosa orribile, se non abiti a Berlino?
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Vi lascio alla libera interpretazione e commento della domanda finale. Si ignora la sua utilità e soprattutto la sua attinenza con la situazione attuale, ma forse un tocco di surrealismo alla Dalì non stonava. Oltre che un'altra spintarella verso il pensiero unico.
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sabato 12 aprile 2014
Un’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei.
Ospito volentieri la diretta streaming del convegno di Asimmetrie, e copincollo anche il programma. Buona visione.
Diretta anche sul sito di Asimmetrie.
DIRETTA POMERIDIANA
PROGRAMMA (dal sito di Asimmetrie)
a/simmetrie, in collaborazione con il Manifesto di Solidarietà Europea, organizza il seminario internazionaleUn’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei, che si svolgerà il 12 aprile 2014 a Roma, presso l’Auditorium Antonianum in viale Manzoni 1. La giornata di studio sarà dedicata al confronto fra costi e benefici di potenziali riforme delle regole e delle istituzioni monetarie e fiscali europee, inclusa l’evoluzione verso un nuovo sistema monetario.
Programma
La registrazione dei partecipanti inizierà alle ore 9:30. I lavori verranno aperti alle 10:30 dai saluti del coordinatore del Manifesto di Solidarietà Europea, Kamil Kaminski, seguiti dalla proiezione di un’anteprima del documentario "Il più grande successo dell’euro", commentato nelle prolusioni dell’etnologo Panagiotis Grigoriou sulle implicazioni sociali della crisi greca e del docente di comunicazione Marcello Foa su crisi e informazione. Seguiranno tre sessioni, dedicate all’analisi costi/benefici di possibili evoluzioni della crisi dell’Eurozona, condotte da economisti provenienti da otto paesi europei, fra i quali Alberto Bagnai, Frits Bolkestein, Claudio Borghi Aquilini, Giorgio La Malfa, Piergiorgio Gawronski, Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel, Stefan Kawalec, Costas Lapavitsas, Peter Oppenheimer, Riccardo Puglisi, Paolo Savona, Antoni Soy e Jean-Pierre Vesperini. I risultati delle analisi di scenario verranno poi commentati nel corso di una tavola rotonda, coordinata dal direttore del Tg4 Mario Giordano, cui parteciperanno esponenti politici di diversi partiti nazionali (Alemanno, Boghetta, Crosetto, Fassina, Messina, Salvini).
sabato 5 aprile 2014
Bad TTIP
| Com'era quella dell'autorevolezza? |
Che cos'è il TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, l'accordo di partenariato transatlantico che il bimbominkia del consiglio (guardate quant'è autorevole), Re Giorgio e tutto il cucuzzaro collaborazionista pidduista non vede l'ora di approvare per ripetere i grandi successi del Trattato di Lisbona e degli altri eventi capestro imposti all'Italia negli ultimi maledetti trent'anni?
Se leggete il sito ufficiale della Commissione Europea, il TTIP vi verrà quasi voglia di volerlo firmare personalmente. Una pacchia: aumenti di PIL e pilu come per magia, zecchini che crescono sugli alberi, creazione di posti di lavoro, benessere, cellulite scomparsa, capelli ricresciuti, un boom di erezioni mattutine, macchinette acchiappapupazzi che ti regalano ogni volta delle Peppa Pig giganti e restituiscono pure gli euro, figa e piadina per tutti.
Tutto grazie ad una sciocchezzuola: all'abolizione di fastidiosi lacci e lacciuoli che impediscono la libera circolazione delle merci tra Stati Uniti ed Europa.
Merci? Allora esportazione libera di parmigiano, prosciutti, cantuccini e provole in da Uesei, ma non sarà in cambio degli OGM e della merda della Monsanto? Non lo ammettono ma è molto probabile. Se non ti lecchi le dita godi solo a metà, come dicono nei consigli di amministrazione delle multinazionali.
Quindi libera circolazione anche dei capitali? Beh, si, che credevi?
Ma le nostre disgrazie non nascono da un'eccessiva e scriteriata circolazione di capitali esteri, che ad esempio creano debito privato a dismisura nei paesi nei quali si vogliono "aprire" dei mercati di sbocco? Certo. La deregulation finanziaria è uno dei principi cardine del fottuto neoliberismo. Farla girare senza che la pula rompa i coglioni. E se un paese è insolvente gli si manda il messaggino: "Che bel paese, sarebbe un peccato se andasse a fuoco", e giù con lo spread. Tanto ci sono gli useful idiots a libro paga che, piazzati nei posti di comando (ma i bottoni che premono sono finti), faranno tutto ciò che vogliono coloro che li hanno messi lì.
E, scusate una domanda, se il trattato è così benefico e innocuo per i popoli che vi saranno soggetti, com'è che le trattative per metterlo a punto, iniziate nel luglio del 2013 a Washington, stanno avvenendo riservatamente e pare vi partecipino solo i rappresentanti delle corporation e non quelli delle istituzioni nazionali? Capisco che la democrazia ormai venga considerata quella roba vecchia più di Woodstock ma stiamo pur sempre parlando dei nostri culi o di quel che resta di loro.
Incollo dal sito della Commissione:
"Throughout the negotiations, the European Commission is keeping the EU Member States in the Council and the European Parliament informed of developments. In the end, once the negotiators have come up with an agreement, it will be the Council, together with the European Parliament, which will examine and approve or reject the final agreement. On the US side, it will be the US Congress."
Tradotto nella lingua di Dante: "Nel corso del negoziato, la Commissione Europea mantiene informati gli stati membri nel Consiglio ed il Parlamento Europeo dei suoi sviluppi. Alla fine, una volta che i negoziatori saranno pervenuti ad un accordo, sarà il Consiglio, assieme al Parlamento Europeo che esaminerà ed approverà o rigetterà l'accordo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sarà il Congresso a decidere."
Quindi vedi che un palettata di paranoia aiuta sempre a sciogliere i dubbi?
La differenza sostanziale è che il Congresso americano, pur espressione di lobby, interessi loschi e quant'altro (guardatevi questo gustosissimo film in proposito) è pur sempre eletto, slot machine Diebold a parte, dal fucking American people. Il Consiglio Europeo è quella poltiglia umana di Gollums eurofili che si sono fottuti il cervello con il tessoro e che non sono stati eletti proprio da nessuno e il Parlamento Europeo è un noto luogo di villeggiatura, una Marienbad per trombati alle elezioni nazionali. Un organismo che conta meno del due di coppe.
Ricordo inoltre un dettagliuccio. Gli Stati Uniti sono uno stato federale, nonché un'OCA, di cui il Congresso è l'espressione legislativa, mentre l'Europa è un blob tenuto assieme solo dal vincolo monetario. Non è uno stato federale né un'OCA, non esprime un potere legislativo vero e figuriamoci la volontà dei popoli.
E' evidente che si tratta di un accordo con un'infinità di clausole in piccolo tra diseguali, che andrà a svantaggio di questi ultimi.
I più preoccupati oppositori di questo TTIP sostengono che con questo trattato le multinazionali avranno campo libero e potranno forzare i governi locali a privatizzare l'inimmaginabile, imporre controverse tecniche di estrazione come il fracking, gli OGM e tutto ciò che vorranno; potranno costringere a proibire di usare sementi autoctone per imporre quelle prodotte dalle corporation and more. Loro negano ma chissà perché si sono incazzati quando sono stati leakati alcuni documenti sfuggiti al controllo.
E la cosa che essi stessi ammettono è che, per salvaguardare gli investitori (uuh, che bruciore!) da eventi come, ad esempio, le nazionalizzazioni (anvedi che uno stato non pensi di rinazionalizzare banche o aziende di servizi), le corporation potranno richiedere al singolo paese o all'Unione risarcimenti immagino impossibili da pagare. Quindi il paese dovrà cedere alle richieste delle multinazionali, prima che qualche drone imperiale cominci a volteggiargli sopra a mo' di avvoltoio.
Siamo in pieno capitalesimo, come dice Diego Fusaro e, aggiungo io, il capitalismo è come o cazzo, nun vo' penziere. Facciamo bene quindi a preoccuparci e ad aggiungere questo tassello al kit di maledizioni che ogni sera riserviamo, prima di addormentarci, al governo collaborazionista.
Mi sbaglierò ma, alla luce di questa ennesima calata di braghe imminente, il voto europeo diventa una volta tanto forse più importante di una consultazione nazionale.
Non so se il TTIP è la Morte Nera dell'impero e noi siamo Alderaan, ma per come viene descritto in questo articolo molto dettagliato di Filippomaria Pontani penso che il caro vecchio timeo danaos et dona ferentes di Laocoonte non ci stia male, anzi, sia la morte sua, appunto. E ricordate che Laocoonte non era né paranoico né comunista come Papa Francesco.
venerdì 8 novembre 2013
E alla fine non rimarrà neppure la numero uno
"Se eliminiamo il contante elimineremo di conseguenza l'evasione fiscale."
Ecco una delle più efficaci boiate ad usum boccaloni inculcata dalla propaganda neoliberista.
Efficace perché sono sicura che avrete sentito mille volte i vostri interlocutori, stimolati alla discussione dopo l'esternazione di una vostra perplessità a riguardo dell'affermazione suddetta, rispondere con la solita sequela di piccati luogocomunismi.
Solo per citare i più celebri: la romantica visione degli spalloni che valicano il confine con le valigie piene di banconote da 500 euro per aprire il conto illegale a Mendrisio, la leggenda metropolitana delle 500 euro che nessuno ha mai visto (ma quando mai!) e che, se uno tenta di pagarti con quelle, è sicuramente attiguo al cartello di Tijuana, San Marino che è un paradiso fiscale dove, ridaje, gli spalloni vanno e vengono carichi di valigie, e via coglionando.
Per capire come riesca ad essere così pervicacemente creduta la boiata, in un mondo dove ormai la vera ricchezza è in forma di bit ma al popolo viene fatto credere che stia nel deposito di Zio Paperone, basta riflettere su come la serata televisiva sia ormai divenuta un unico RaiNettuno di master intensivi di indottrinamento sul neo regime aureo. Ricorderei con affetto, a proposito, questa memorabile ed eroica puntata di Report, un vero "Triumph des Willens" del PUDE.
I social media, da parte loro, ci permettono di controllare in tempo reale la risposta dei soggetti allo stimolo propagandistico televisivo e purtroppo dobbiamo riconoscere ogni giorno di più che Pavlov, nella sua visione considerata da alcuni troppo primitiva della psicologia, aveva ragione.
Provate infatti a convincere i cagnolini fistolizzati che anche a San Marino la pacchia è finita e che nelle regioni più ricche ormai svolazzano da mane a sera i droni della finanza, ma non c'è verso, salivano solo con il campanellino magico dell'associazione contante-evasione.
Non capiscono, gli aberlinati, che questa continua stretta sul contante a disposizione è una cura a scalare per disabituarci al benessere.
Perché in realtà i capitali devono poter viaggiare liberamente senza sbattere le corna sui fastidiosi meridiani e paralleli (cit.) ma l'importante è che siano solo in forma di bit e soprattutto che non appartengano più al popolo.
Non colgono, i meschini, nei piani di austerità imposti agli altri paesi dalla Germania, la somiglianza con gli stessi vizi di spoliazione dei paesi vicini che erano propri del Piano Funk. Non capiscono che si vuole segregare la ricchezza collettiva e riempire il deposito fino a farlo scoppiare, in un delirio psicotico anal-monetario di ritenzione senza limiti. Il controllo paranoico dell'inflazione che però, con l'occasione, in questo manicomio permette a medici, infermieri e finti pazzi, assai furbi ed opportunisti belli de zio(Paperone), mescolati con i veri malati, di arricchirsi a dismisura.
Ecco una delle più efficaci boiate ad usum boccaloni inculcata dalla propaganda neoliberista.
Efficace perché sono sicura che avrete sentito mille volte i vostri interlocutori, stimolati alla discussione dopo l'esternazione di una vostra perplessità a riguardo dell'affermazione suddetta, rispondere con la solita sequela di piccati luogocomunismi.
Solo per citare i più celebri: la romantica visione degli spalloni che valicano il confine con le valigie piene di banconote da 500 euro per aprire il conto illegale a Mendrisio, la leggenda metropolitana delle 500 euro che nessuno ha mai visto (ma quando mai!) e che, se uno tenta di pagarti con quelle, è sicuramente attiguo al cartello di Tijuana, San Marino che è un paradiso fiscale dove, ridaje, gli spalloni vanno e vengono carichi di valigie, e via coglionando.
Per capire come riesca ad essere così pervicacemente creduta la boiata, in un mondo dove ormai la vera ricchezza è in forma di bit ma al popolo viene fatto credere che stia nel deposito di Zio Paperone, basta riflettere su come la serata televisiva sia ormai divenuta un unico RaiNettuno di master intensivi di indottrinamento sul neo regime aureo. Ricorderei con affetto, a proposito, questa memorabile ed eroica puntata di Report, un vero "Triumph des Willens" del PUDE.
I social media, da parte loro, ci permettono di controllare in tempo reale la risposta dei soggetti allo stimolo propagandistico televisivo e purtroppo dobbiamo riconoscere ogni giorno di più che Pavlov, nella sua visione considerata da alcuni troppo primitiva della psicologia, aveva ragione.
Provate infatti a convincere i cagnolini fistolizzati che anche a San Marino la pacchia è finita e che nelle regioni più ricche ormai svolazzano da mane a sera i droni della finanza, ma non c'è verso, salivano solo con il campanellino magico dell'associazione contante-evasione.
Non capiscono, gli aberlinati, che questa continua stretta sul contante a disposizione è una cura a scalare per disabituarci al benessere.
Perché in realtà i capitali devono poter viaggiare liberamente senza sbattere le corna sui fastidiosi meridiani e paralleli (cit.) ma l'importante è che siano solo in forma di bit e soprattutto che non appartengano più al popolo.
Non colgono, i meschini, nei piani di austerità imposti agli altri paesi dalla Germania, la somiglianza con gli stessi vizi di spoliazione dei paesi vicini che erano propri del Piano Funk. Non capiscono che si vuole segregare la ricchezza collettiva e riempire il deposito fino a farlo scoppiare, in un delirio psicotico anal-monetario di ritenzione senza limiti. Il controllo paranoico dell'inflazione che però, con l'occasione, in questo manicomio permette a medici, infermieri e finti pazzi, assai furbi ed opportunisti belli de zio(Paperone), mescolati con i veri malati, di arricchirsi a dismisura.
"Se eliminiamo il contante elimineremo di conseguenza l'evasione fiscale." Mi meraviglio che il PUDE non abbia ancora pensato di scrivere questa massima sui muri, a coprire la traccia sbiadita dal tempo dell' "aratro che traccia il solco".
Nascondete un centino. Forse ci servirà per ricominciare.
Nascondete un centino. Forse ci servirà per ricominciare.
venerdì 1 novembre 2013
Di tasse, cani e stronzi
| Anne, una dolcissima cucciola che avrei tanto voluto potermi portare a casa quel giorno |
Sapete che siamo governati da personcine assai creative riguardo al modo di far quadrare i conti. Roba che nemmeno le casalinghe con il grembiule e il mestolo in mano. Solo che le buone madri di famiglia fanno la spesa per dar da mangiare ai figli, mentre le personcine pensano che fare la spesa sia sbagliato perché poi i figli mangiano. Più ti allontani dalla percezione della vita quotidiana, più sali nell'Empireo nei megadirettori galattici e più eterea ed inconsistente deve diventare l'esistenza di coloro che stanno sotto. La dieta, la fottuta dieta che ci tortura ogni giorno l'hanno inventata loro. Così ci saremmo gradualmente disabituati al mangiare.
Coloro che stanno più vicini al popolo, quelli che rischiano di incontrarlo per strada andando in bicicletta la mattina al loro ufficio comunale sono invece più accorti e magari a volte gli scappa pure la pensata.
L'anno scorso nella mia città, ad esempio, l'amministrazione ha affidato ad una ditta specializzata nel recupero e trasformazione del legno in cippato per uso combustibile la manutenzione delle golene del fiume Lamone con il seguente patto: tu mi ripulisci l'alveo e in cambio puoi tenerti tutta la legna che ne ricavi. Un'iniziativa molto apprezzata che, vista la giungla vietnamita che nel frattempo si è riformata, dovrebbe diventare consuetudine annuale. (Ecco, ora ho parlato bene di te, caro Comune, ma non ti allargare, che di cazzate ne hai fatte e ne fai anche tu.)
I comuni quindi possono trovare anche ottime soluzioni per gestire i soldi pubblici. Prendete un'iniziativa lodevole come questa. E' stata pensata da alcuni comuni del sud e l'idea sta prendendo piede in tutta Italia. Se adotti un trovatello dal canile ti scontiamo una certa cifra (che può raggiungere i 700 euro in alcuni comuni) sulla TARES, la nuova tassa sui rifiuti. Il ragionamento è semplice: mantenere un canile comunale con i soldi pubblici costa tot, quindi incentiviamo i privati ad assorbirne i costi con un allettante do ut des. Il caro vecchio baratto viene sempre comodo in tempi di crisi.
Certo, c'è chi paventa la corsa all'adozione con conseguente abbandono delle povere bestie una volta incassato l'incentivo. Basta però in fondo mantenere i controlli successivi alle adozioni come già accade per chiunque decide di portarsi a casa un cane dal canile.
Il problema è il piano di sopra, il ministero del Tesoro. Se sentono che se adotti un cane il comune ti sconta la TARES potrebbero mettersi in modo reazioni a catena incontrollabili. Perché quelli di sopra se sentono la parola tassa gli applicano immediatamente il moltiplicatore creativo. Vediamo.
Ti porti a casa un cane. Ok. Potrei aumentare l'IVA sulla crocchetta. Applicare un'aliquota sulla cubatura del pelo raccolto in un anno ed eliminare la detrazione per i cani a pelo corto. Introdurre l'IMU sulla cuccia e considerare quella al piano di sopra seconda cuccia.
Potrei codificare, magari a livello europeo, il livello minimo consentito di decibel dell'abbaio oltre il quale scatta la sovrattassa. Potrei imporre la certificazione del PH delle urine da parte dell'ASL. Controllare l'emissione di biogas anale, chiedendoti di mettere a norma con la certificazione UE lo smaltimento delle cacche. E se sgami, mandarti infine l'Agenzia delle Entrate, le Yellow Flames e farti la triangolazione di controllo incrociato con cartella di Equitalia finale.
Non esiste limite alla tassazione ed alla fantasia repressiva di chi la inventa.
P.S. Piccola comunicazione di servizio per i lettori abituali crossover. Non mi leggerete più su MenteCritica. Ogni limite ha una pazienza.
(Addendum di mezzanotte). Oltretutto ho scoperto che ha CANCELLATO tutti i miei post e anche i commenti. Per quelli che "eh, ma la discussione va fatta democraticamente, non puoi sottrarti al dialogo".
Poco male, ora avete un nuovo luogo PUDE cult di riferimento. In attesa della prossima strambata.
Requiescant. Accenderemo un cero. E' pure el dia de los muertos.
(Addendum di mezzanotte). Oltretutto ho scoperto che ha CANCELLATO tutti i miei post e anche i commenti. Per quelli che "eh, ma la discussione va fatta democraticamente, non puoi sottrarti al dialogo".
Poco male, ora avete un nuovo luogo PUDE cult di riferimento. In attesa della prossima strambata.
Requiescant. Accenderemo un cero. E' pure el dia de los muertos.
sabato 26 ottobre 2013
Pescara 2013 "Euro, mercati, democrazia - Come uscire dall’euro" diretta video
A Pescara oggi e domani convegno internazionale sui problemi dell'eurozona e le strategie di uscita dalla crisi, organizzato dall'associazione a/simmetrie, con il seguente programma:
Prima giornata
Joao Ferreira do Amaral autore di "Perché uscire dall'euro" (video)
Alberto Montero Soler, Grigoriou Panagiotis, Diego Fusaro (video)
Seconda giornata
Antonio Maria Rinaldi autore di "Europa Kaputt"
Stefan Kawalec (video)
Alberto Bagnai (video, video)
Gennaro Zezza (video)
Claudio Borghi Aquilini (video)
Cesare Pozzi (video)
Giampaolo Atzori - Sondaggio sulla percezione dell'euro (video)
Tavola rotonda (video) sul tema “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” (con la partecipazione di Antonello Angelini, Stefano Feltri, Giulia Innocenzi, Vito Lops, Simone Spetia).
Presentazione del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo.
Prima giornata
Joao Ferreira do Amaral autore di "Perché uscire dall'euro" (video)
Alberto Montero Soler, Grigoriou Panagiotis, Diego Fusaro (video)
Seconda giornata
Antonio Maria Rinaldi autore di "Europa Kaputt"
Stefan Kawalec (video)
Alberto Bagnai (video, video)
Gennaro Zezza (video)
Claudio Borghi Aquilini (video)
Cesare Pozzi (video)
Giampaolo Atzori - Sondaggio sulla percezione dell'euro (video)
Tavola rotonda (video) sul tema “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” (con la partecipazione di Antonello Angelini, Stefano Feltri, Giulia Innocenzi, Vito Lops, Simone Spetia).
Presentazione del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo.
La diretta in streaming dell'evento è a cura di Simone Curini.
sabato 12 ottobre 2013
Duemila e tot
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| "Sono finiti i tempi bui. Papà guadagna in Germania!" poster di propaganda della Repubblica collaborazionista di Vichy |
E' come se il loro inconscio sapesse che l'idea della fissità del cambio, del vincolo monetario, è cosa tinta e quindi suggerisse loro malignamente il lapsus monetae.
Il lustrissimo economista de Cicago Michele Boldrin, ad esempio, lo fissa a 2000 o 1997 senonricordomale:1. Per il vicedirettore del Sole24Ore, badate, non di Quattroruote, Plateroti, una vera figura mitologica dei dibattiti televisivi, il cambio fu fissato a 1700:1.
A questo punto, di queste papere celebri, la meno grave diventa il 1927:1 di Silvio Berlusconi.
Non c'è niente da fare. All'eurista la fatal moneta gli si svaluta e rivaluta automaticamente inside e questo fenomeno dovrebbe essere studiato non solo dagli psicoanalisti ma forse anche dagli studiosi di fatti inspiegabili.
L'ultimo svarione che mi preme segnalare è il fantastico 2000 e tot di Michele Salvati, fissato sul nastro della registrazione di un'interessante trasmissione andata in onda su Radio Radicale sabato scorso, "Servizio sulla moneta unica" a cura di Enrico Tata. Una lunga intervista ad Alberto Bagnai (dall'inizio), Emiliano Brancaccio (dal minuto 18'), Sergio Cesaratto (31'), Claudio Borghi Aquilini (47') e Antonio Maria Rinaldi (60'): un quintetto variopintamente eurocritico, più la trota, Michele Salvati (75').
Considerato addirittura da alcuni il babbino caro del PD, l'emerito professore merita però una citazione più estesa oltre alla scivolata sul valore del cambio lira/euro.
Essendogli stata affidata in trasmissione, come difensore delle ragioni dell'euro e in nome dell'effetto recenza, l'ultima parola (perché Radio Radicale è pur sempre PUDE oriented), costui ha inanellato una quantità notevole dei soliti luogocomunismi, classici del terrorismo psicologico sulle conseguenze dell'uscita dall'euro, oltre a nemmeno tanto celati proclami della Restaurazione elitaria europea, da bravo piddino:
"Un paese non può essere più ricco di quanto sia produttivo."
"L'Italia è un paese povero". (sic!)
"Il nostro problema sono i salari troppo alti". (ri-sic!)
"Le nostre piccole imprese non reggono la competizione internazionale". (Con le multinazionali, suppongo).
(Ricordo che costui è de sinistra).
Sull'euro come catastrofe ormai evidente anche ai ciechi ed agli anencefali, ha sciorinato i soliti panni sporchi della sinistra con argomentazioni che abbiamo già sentito altrove.
"Si, è stato un errore ma................(grande tormento interiore piddino)..........................allora era difficile prevedere, non era detto che vi sarebbe stata la doppia velocità tra paesi (ma lo dicevano fior di economisti da decenni) e poi (tenetevi forte) valeva comunque tentare la scommessa". In culo ai greci ma, oops, quanto ci siamo divertiti!
Comunque, termina babbino: "Se non fossimo entrati nell'euro come avremmo fatto a fare le riforme?" Eccoli, gli shockeconomisti che finalmente confessano.
Se uscissimo, "la Germania cesserebbe di essere il grande paese trainante d'Europa". "La nostra lira verrebbe sballottata nel mare della speculazione". E poi vi risparmio il solito mantra che vi sarebbe un enorme Svalutazione Schwanstuck e l'iperinflazione che danneggia il proletariato.
La logica piddina è amante anche del controfattuale indimostrabile: "Si, entrando nell'euro abbiamo sbagliato ma cosa sarebbe accaduto se non vi fossimo entrati?" Ovviamente non possono dimostrarlo ma sanno che sarebbe stato peggio. Alla faccia del metodo scientifico.
Insomma, tutto ciò che nasce quando la mamma dei cretini si ostina a non indossare, come metodo contraccettivo, la spirale inflazionistica.
Avrete notato come chi difende l'euro sia in genere più preoccupato delle conseguenze dell'euroexit sulla Germania che di quelle sul proprio paese, l'Italia? Non li sentite che sembrano più solerti e volonterosi dei Piller e dei Gümpel?
Vi porto un ulteriore esempio corredato da prova visiva.
Quest'altro dibattito svoltosi a Mantova con contrapposti gli eurocritici Loretta Napoleoni e Claudio Borghi da una parte e gli euroentusiasti Pietro Garibaldi e Tito Boeri dall'altra.
Come Salvati si preoccupava della povera Merkel ridotta ad una brechtiana madre coraggio a spingere la carretta con i miliarden marke per comperarsi il wurstel, Boeri e Garibaldi ribadiscono il concetto ancora una volta: non si può fare perché danneggeremmo la Germania.
A me 'sta cosa mi fa impazzire. Questa preoccupazione soprattutto piddina per il vincitore, per chi, lo sappiamo, maramaldeggia per prima con i conti per sembrare la più virtuosa del bigoncio. Per chi non si sta facendo scrupoli di mandare in vacca noi e gli altri paesi euromediterranei per andare a fare lingua in bocca con Putin e i cinesi e rompercisi le corna per l'ennesima volta.
Uno, passi; due, tre, tutti gli euristi filotedeschi e per giunta a spese degli italiani? Fa pensare molto male. Fa pensare a qualche interesse personale in gioco, a qualche forma di lobbying da parte di industrie tedesche sui politici e tecnici dei paesi della periferia. Siemens e il caso dei sottomarini alla Grecia sono precedenti pesanti.
Questo servilismo, questo timore di pestare la coda al potente fa pensare insomma a qualche forma di intelligenza con il nemico. Anche se intelligenza forse è parola forte.
A pensar male rischiamo insomma, andreottianamente, di azzeccarci.
(Notarella per coloro che vogliono le prove e cercano le fonti: c'è la prova televisiva e radiofonica di tutto, basta cliccare sui link).
venerdì 13 settembre 2013
L'Europa alla resa dei conti
La registrazione, a cura di Radio Radicale, del convegno "L'Europa alla resa dei conti", svoltosi ieri 12 settembre presso l’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.
Relatori: Anna Morgante, Giuseppe Guarino, Paolo Savona, Giorgio La Malfa, Vincenzo Scotti, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Antonio M. Rinaldi.
Argomento: la crisi dell'eurozona, con la presentazione del libro di Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt".
Informazione, altro che stalk show.
Buona visione e buon risveglio.
martedì 10 settembre 2013
E poi non ci ho visto più
Una ci prova a followare gli economisti di Chicago Sugar Bing. Sapete, quelli che twittano tenendosi sempre il paper in mano e che dettano le condizioni per l'unconditional surrender dell'Italia standosene al calduccio nell'Illinois o, in alternativa, nelle cittadelle universitarie della Perfidalbionia.
Una ci prova e scambia anche qualche tweet per il famoso principio cornuto e vastaso del dover ascoltare l'altra campana. O the other bell, perché questi si esprimono prevalentemente in inglese anche quando non sarebbe necessario. Ad esempio la deviazione standard è più saporita e il sufflé gonfia bene se la chiami "standard deviation", non lo sapevate?
Lo nostra Una sa benissimo che quando proverà a tirar fuori il problemuccio della moneta unica, suffragata nella sua argomentazione da qualche tonnellata di evidenze empiriche e dai continui tonfi sul selciato di coloro che si lanciano dai ponti e dalle finestre dell'Euro, questi scantoneranno e troveranno il modo di chiudere l'argomento con un bel: "COSA VUOLE CAPIRE LEI DI ECONOMIA". Sottotitolo: tu che conosci solo il paper per nettarti e non hai letto le migliaia (di papers) che raccontano il contrario di ciò che affermi, piccola disgustosa forma virale che pretende di moltiplicarsi keynesianamente a spese del Sacro Mercato Impero.
Però la piccola virus insiste. La nostra Ebolina sopporta con cristiana rassegnazione cose come queste:
"Anche dopo il famoso granchio, R&R* restano due menti altissime. Non riconoscerlo e' un errore.""Il miracolo italiano e' avvenuto a cambi fissi. ""Senza vincoli l'Italia ha dimostrato di far disastri. Non siamo bravi alunni.""Euro e' vincolo ed opportunita'. Mi concentrerei sulla seconda parte.""Se cerchi di creare una 'positive illusion' in Italia due minuti dopo sei deriso al bar. E' nei nostri geni."
"Compatrioti: scordatevi la bacchetta magica. Servono RI-FOR-ME. Duro, durissimo lavoro quotidiano. Il resto son sogni. Belli ma sogni."
Frasi che dimostrano scientificamente e psicodinamicamente perché nella fotina del profilo il nostro Serpeverde indossa gli occhiali dell'Agente Smith.
Lo scambio procede ma il paperista alla fine ti defollowa perché, discutendo di Hartz IV (che lui firmerebbe subito per l'Italia, ça va sans dire) e facendogli notare come le aziende tedesche grazie alla Riforma ottengano un indebito aiuto di stato, tu ti ostini a non capire la differenza fondamentale tra "sussidi" e "aiuti di stato". Perché c'è una differenza. Sottile, anzi ultrasottile e ultraflessibile ma c'è.
Si vabbé, ti defollowa anche perché, quando ti ha accusato di essere contigua alla CGIL gli hai risposto che ai piddini&affini daresti fuoco e, abituato al British self control, il poveretto non ha retto all'espressione fenotipica del DNA toscanaccio. Maledetti serpentacci di quei nonni.
Io invece l'ho lasciato ancora un po' scorrazzare nell'area cani della mia TL, ma il mattino seguente l'ho defollowato quando ho letto la seguente risposta data ad uno che gli faceva notare le differenze, i vantaggi e svantaggi tra paesi del Nord e della periferia europea (cito a memoria):
"Se la FIAT non esporta non è mica colpa dell'euro. Guarda la BMW, invece."
A quel punto, come si dice, non ci ho visto più.
*R&R non è il Rock & Roll, ma gli sfortunati economisti Reinhart e Rogoff, protagonisti della smerdata del millennio ad opera dell'oscuro ma studioso studente Thomas Herndon. Cliccare per credere.
venerdì 21 giugno 2013
Solstrazio d'estate
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| History repeating. Allons enfants de la Turquie. |
Primo giorno d'estate nella Repubblichina di Salòtto del governo delle larghe pretese guidato da bello de zio.
Un governuccio, un governicchio che finora si è fatto notare per la consistenza da zucchero filato dei suoi provvedimenti e per la rassomiglianza - per libertà di manovra e spessore - con il governo fantoccio del Manchukuò dell'ultimo imperatore della Cina Pu Yi.
Governo che non intende assolutamente cacciare la ministra rematrice beccata a fare la furba sulla tassa più odiata dagli italiani, per giunta nella città che applica una delle aliquote IMU più alte d'Italia. Sentitene le giustificazioni, durante la confessione piddiminkia a Don Conchita De Gregorio sul Rude Pravo: non sapevo che mi avevano fatto una palestra in casa, non mi occupo di queste cose (eh già, lei rema, non ha tempo), da quando sto a Roma non vedo i figli (fotte e chiagne), c'è stato il terremoto, le cavallette. La ministra cambiale: pagherò. Si, ma intanto non si schioda dalla poltrona, bello de zio la difende e, se fosse toccato ad un qualunque cristo di noi, l'avrebbe già azzannato Equitalia alla gola.
Dopo questo bell'esempio di dare il buon esempio, torniamo al "governo del fare", come si proclamano addosso. Io direi piuttosto del facce (ride). Basta leggere le ottanta misure ottanta "per il rilancio dell'economia" strombazzate a reti unificate sui telegiornali divenuti ormai una broda a senso unico brezneviano. Ottanta misure assolutamente cosmetiche, palliative, molto piddine, agghindate da pensatone de sinistra. Tante belle idee, molte delle quali in realtà partorite dal M5S, rapite in culla dal B. e poi date in affidamento familiare a bello de zio appunto.
L'impignorabilità della prima casa, ad esempio. Una vera e propria violazione di copyright elettorale senza vergogna, attuata mentre prosegue ovviamente la campagna mediatica governativa - ma direi soprattutto piddina - contro Grillo e il suo movimento.
Non abbiate dubbi sulla bontà del M5S, cari colleghi. Questo è un perfetto esempio di relazione causa-effetto. Se il piddino si agita e soffre, se scioglie i cani da lecco nei talk show e ogni discussione diventa un'interminabile gara di blow-job reciproci tra piddini, vuol dire che Grillo è nel giusto. Il giorno che al piddino andrà bene ciò che fa e dice Grillo, sarà il momento di mandare Beppe affanculo per sempre. Per ora state sereni che l'improvvisata all'assemblea di Monte Paschi ha lasciato diversi culi in fiamme ed è per questo che si agitano tanto sulle poltrone di velluto.
Lasciamo pure che delle signore unquartodoradicelebrità si sentano delle Rosa Luxembourg e ricordiamo che l'antenato del PD, quello che parla di purghe, espulse un certo Pier Paolo Pasolini per omosessualità.
Tornando alle ottanta misure antirughe di Vichy, queste non rilanceranno una beddissima minchia, visto che non si parla di cancellare MES e Fiscal Compact, ovvero l'obbligo di pareggio di bilancio e il rapporto debito-PIL al 3% checichiedeleuropa per mantenere i suoi vizietti e pagare al posto della Germania; provvedimenti che matematicamente impedirebbero la ripresa economica nei prossimi vent'anni, se sciaguratamente applicati.
E qui uno si domanda: ma questi lo sanno veramente cosa sono questi trattati capestro che vengono imposti dai tedeschi ai PIIGS a causa dell'esposizione sui derivati di Deutsche Bank, ovvero una cazzo di banca privata per la quale anche gli americani si sono già svenati nel tentativo di salvarla?
| A sinistra il PIL tedesco, a destra l'esposizione di Deutsche Bank sui derivati. Ecco una vera misura impressionante, cara Angela (fonte ZeroHedge) |
E' che questi politici sono solo degli organismi mononeuronali piddini o proprio dei sociopatici? Non è un enigma facile da risolvere. A volte si ha l'impressione di essere proprio in mano a dei deficienti. Gente che non sa assolutamente un cazzo di economia, non parliamo di quella macro, ma nemmeno di ragioneria, ma che sa maneggiare bene il coltello.
Gente messa lì proprio per la sua ignoranza e perché priva di ogni curiosità relativa al perché degli avvenimenti. Uomini e donne i cui eventuali dubbi sono già stati preventivamente saldati mediante sostanziose prebende.
E il guaio è che anche gli imprenditori, quelli strangolati dalla crisi, dimostrano di non sapere come stanno le cose realmente. Li senti ripetere a pappagallo le minchiate del pensiero unico eurista e ti verrebbe voglia di prenderli a schiaffi perché è delle loro chiappe che si sta parlando ma loro credono ancora nell'euro, nella virtuosità dell'export e soprattutto nella madre di tutte le fregnacce: la spesapubblicaimproduttiva.
Penso che, senza un'opera di divulgazione a tappeto presso gli imprenditori dei danni provocati dalla trappola dell'euro, dal ruolo della Germania e del sistema bancario, non si innescherà mai una vera rivoluzione in questo paese. La borghesia non si è ancora svegliata.
Il governo del Lettino non ci pensa proprio ad informare il popolo delle vere cause della crisi e, non avendo altro compito che intrattenere e distrarre il pubblico nell'attesa che arrivi la big band, ovvero il prelievo forzoso che servirà per salvare il culo alle banche private (tedesche maanche italiane), utilizza vari mezzucci noti a noi psicologi come distrattori. Ad esempio il tokenismo, ovvero l'inclusione decorativa e puramente paracula del ministro donna e per giunta nera, che avrà l'unico scopo di distrarre la Lega pungolandone le terga xenofobe con il teaser del "nero è bello e ce l'ha pure più grosso". Il meccanismo è banale, a livello di riflesso patellare o di cane di Pavlov.
Basta farla minacciare al momento giusto di dare la cittadinanza, il lavoro, la casa e tua sorella a chiunque metta il naso in Italia: i razzisti insorgono e la insultano, così le altre ministre donne devono difenderla e a loro volta insorgeranno le femministe. Una reazione a catena in piena regola che farà scrivere paginate condite di sdegno e riprovazione ai giornali, che così si guadagnano la giornata e giustificano la loro presenza in edicola.
Eppure un perfetto imbecille capirebbe subito che, nel corso della più grave crisi economica dopo il '29, parlare di allargare i diritti agli stranieri mentre quelli degli italiani vengono compressi in una stretta mortale, è una strategia assolutamente demenziale.
In fondo, dall'altra parte, anche le traversie di Silvio sono dei bei distrattori. Lui, con quell'aria da Sansone pronto a far crollare il Tempio sui Filistei ma anche lui in attesa di qualcosa. Già, ma che cosa? No, le sentenze delle sue magagne giudiziarie non c'entrano. Sono già scritte da qualche parte.
Perfino l'oroscopo sostiene che il 2014 sarà l'anno della sua fine politica. Sono solo un bel gioco di società per tenere impegnato il neurone della Biancofiore e tenere assieme il fan club dei B-liebers.
Perfino l'oroscopo sostiene che il 2014 sarà l'anno della sua fine politica. Sono solo un bel gioco di società per tenere impegnato il neurone della Biancofiore e tenere assieme il fan club dei B-liebers.
E' un clima da Fortezza Bastiani, si, di attesa di qualcosa di clamoroso, ce ne siamo accorti da tempo, ma nei prossimi giorni parleremo in dettaglio dell'ipotesi frattalica e delle sue implicazioni in stile history repeating. Chiedendoci ad esempio se le discese a rete di Silvio contro l'euro hanno un senso preciso e rappresentano un segnale per qualcuno. Con interessanti parallelismi storici.
Tutto ciò che ruota attorno al governo di Pu Letta, alla telenovela "Tormento piddino", alla lotta continua contro Grillo è fuffa. Molto rumore per nulla. Rotoli di pluriball.
E' il silenzio sottostante, sono le manovre in garage che sono interessanti.
E' il silenzio sottostante, sono le manovre in garage che sono interessanti.
Cercheremo di scoprirle.
venerdì 14 giugno 2013
Cosa mi racconta l'economia - parte III. La guerra di classe della zia ricca
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| La parte di ricchezza prevista per noi classi medie |
Le prime due parti del post le trovate qui e qui.
Shock economy in tredici righe
Riassumendo i concetti principali di questo piccolo corso di economia per eurotartassati, abbiamo scoperto che il pensiero unico neoclassico è un insieme di regole pratiche per arricchire illimitatamente chi era già ricco ed impoverire (anche qui potenzialmente in modo illimitato) chi era riuscito, con una vita di lavoro, a farsi una certa posizione nella classe media.
Gli strumenti principali di questa strategia, che altro non è che guerra di classe dichiarata dai ricchi contro i poveri e le classi medie e che è giunta allo scontro finale all'ultimo sangue, sono la deregulation finanziaria e il controllo antidemocratico sulla moneta, ottenuto mediante l'eliminazione della sovranità monetaria e l'aggancio a monete troppo forti (Argentina/dollaro, Eurozona/euro). Classi politiche collaborazioniste, vendute e traditrici, sono incaricate in ciascun paese di attuare la legislazione pro-ciclica che favorisce la caduta, una dopo l'altra, di ogni roccaforte di resistenza in ambito di mercato del lavoro, di welfare e di partecipazione democratica. E' il più grande attacco alla democrazia dall'invasione della Polonia nel 1939 ma la cosa non è ancora chiara alla maggioranza della popolazione europea.
Birra al Malthus
Del resto, che i ricchi, avendone la possibilità (nessuna grande potenza comunista del cazzo più in giro) ci avrebbero provato a papparsi tutto, portando via perfino i panni lerci agli straccioni, era più che prevedibile. Ora che hanno scoperto il vero potere della pietra filosofale, cioè il poter moltiplicare i fantastiliardi con un click del mouse, la sfida a Dio è lanciata. Ora che possono giocare con i destini di interi paesi con tre lettere, CDS, non li ferma più nessuno. Si sentono onnipotenti.
Non importa quanti moriranno, se spariranno culture, tradizioni, intere classi sociali. Per battere ogni record di ricchezza si può pagare qualunque prezzo, soprattutto se a pagare saranno coloro che si frappongono tra noi e il record.
Mettiamoci nei loro panni, nei panni dei ricchi. C'è veramente da perdere la testa, non trovate? La migliore roba nazi mai lanciata sul mercato. Meglio di qualunque metamfetamina.
E poi i ricchi hanno la mentalità, il frame of mind giusto per mettere da parte qualunque sentimentalismo piagnone e passare allegramente con il caterpillar sopra i cadaveri dei poveri.
Li si può battere solo con la forza dei numeri, perché la loro psicologia è elementare, essenziale, perfettamente orientata alla conservazione ed alla sopravvivenza. Sono predatori e praticano la pseudospeciazione, nel senso che:
La psicologia dei ricchi.
Noi siamo noi e voi non siete un cazzo.
Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri.
Sto parlando con mia zia ricca del mio stipendio di 1100 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza nell'albergo del mare con la guardia armata all'ingresso, e lei fa questa osservazione: "Eh, ma PER TE è una bella cifra."
C'era una volta una ricca signora tedesca, Frau Braun, che un giorno decise di trasferirsi a Montecarlo nel lussuoso condominio per miliardari "EUROPA" portandosi dietro la sua servitù: la donna delle pulizie greca, il segretario portoghese, la cuoca spagnola e l'autista italiano. Li convinse a prendere in affitto un bell'appartamentino ciascuno proprio al piano di sotto al suo attico, e di trasferirvi le loro famiglie. "Staremo tutti insieme, felici e contenti", sorrideva la Frau.
Così, nel frattempo, poteva dividere le spese condominiali, che erano altissime, con i suoi dipendenti che, dal canto loro, consideravano una fortuna vivere in un ambiente così signorile. Per un po' le cose andarono avanti discretamente, anche perché Frau Braun, quando qualcuno si lamentava della vita troppo cara e delle spese condominiali eccessive, gli prestava del denaro. "Me li ridarai quando puoi, non preoccuparti."
Birra al Malthus
Del resto, che i ricchi, avendone la possibilità (nessuna grande potenza comunista del cazzo più in giro) ci avrebbero provato a papparsi tutto, portando via perfino i panni lerci agli straccioni, era più che prevedibile. Ora che hanno scoperto il vero potere della pietra filosofale, cioè il poter moltiplicare i fantastiliardi con un click del mouse, la sfida a Dio è lanciata. Ora che possono giocare con i destini di interi paesi con tre lettere, CDS, non li ferma più nessuno. Si sentono onnipotenti.
Non importa quanti moriranno, se spariranno culture, tradizioni, intere classi sociali. Per battere ogni record di ricchezza si può pagare qualunque prezzo, soprattutto se a pagare saranno coloro che si frappongono tra noi e il record.
Mettiamoci nei loro panni, nei panni dei ricchi. C'è veramente da perdere la testa, non trovate? La migliore roba nazi mai lanciata sul mercato. Meglio di qualunque metamfetamina.
E poi i ricchi hanno la mentalità, il frame of mind giusto per mettere da parte qualunque sentimentalismo piagnone e passare allegramente con il caterpillar sopra i cadaveri dei poveri.
Li si può battere solo con la forza dei numeri, perché la loro psicologia è elementare, essenziale, perfettamente orientata alla conservazione ed alla sopravvivenza. Sono predatori e praticano la pseudospeciazione, nel senso che:
La psicologia dei ricchi.
Noi siamo noi e voi non siete un cazzo.
Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri.
Sto parlando con mia zia ricca del mio stipendio di 1100 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza nell'albergo del mare con la guardia armata all'ingresso, e lei fa questa osservazione: "Eh, ma PER TE è una bella cifra."
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E' relativismo economico. Quello che recita: "Se per me cento euro sono una messa in piega da Evandro, per mio nipote sono fin troppi e gli devono comunque bastare per almeno un mese."
Nel mondo dei ricchi, il povero, o il non-ricco, se preferite l'ipocrisia del politically correct, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il principio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, pisciare, cagare, scopare ma con moderazione se no si riproduce. Per cui al povero (ovvero al non ricco) bastano pochi sghei. Per lui 1100 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perché vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e NON SI PUO'. Avete mai sentito parlare del "vivere al di sopra dei propri mezzi"?
Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe? Roba deprimente suggerita a Carlo Marx dall'atmosfera plumbea degli slum della Londra ottocentesca?
Vi farò un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà del lavoro, e qui torniamo ai nostri economisti neoclassici ed ai loro kapo' politici? Li avrete senz'altro sentiti mille volte dire:
"E' meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente".
(E' il principio sul quale si fonda il meccanismo del minijob in Germania. Piuttosto che essere disoccupato, accontentati di 450 euro al mese, che il resto te lo paga lo Stato, ovvero altri poveracci come te.)
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese; gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un'altra parte di popolazione servono unicamente per una cenetta pre-scopata per due.
Ecco, qui cominciamo a capire cos'è il relativismo economico e, concetto ancora più importante, la necessità del mantenimento della separazione tra ricco e povero.
Il povero e il ricco, visti dalla parte del ricco, non sono uguali. Il ricco non si accontenterebbe mai di 1100 euro al mese e tanto meno di 200. Non riuscirebbe nemmeno a sopravviverci. I suoi bisogni sono tanti e costosi, compresi quelli base di cui sopra, tranne forse pisciare e cagare, forse gli atti più egualitari che esistano. E, cosa fondamentale, nemmeno i suoi figli potrebbero adattarsi alle regole che invece vengono imposte ai poveri.
I ricchi vi dicono: "Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito". Per voi, non per loro e per i loro figli.
Se un povero è capace di dividere il panino con il salame con un altro, il ricco non lo fa, perché se lo facesse finirebbe il suo mondo, sarebbe come premere il pulsante di autodistruzione dell'astronave. Il ricco insomma è consapevole del fatto che la sua sopravvivenza e il suo prosperare sempre di più dipendono esclusivamente dall'impedire a troppi altri di arricchirsi.
Ecco perché, quando la zia ricca va al potere, oltre a subire la sua incapacità di ragionare con 1100 euro in tasca di stipendio, abbiamo l'impressione di diventare tutti suoi nipoti da rieducare.
La corruzione è un ottimo investimento
Pensate a coloro che manovrano migliaia di miliardi e che hanno bisogno di comperarsi gli alzamanos, i parlamentari con il braccino alzato a comando per votare le politiche pro-cicliche, le manovre lacrime e sangue, l'austerità carpiata con triplo avvitamento nella recessione. Tutta gente che fai felice, in fondo sono dei non ricchi, con 100-200 mila euro. Se proprio sono esosi o nipoti di Mubarak si può arrivare a qualche milione di euro. Bazzecole. Mance per fattorini. Poca spesa ma molta resa.
Ed ora la favola della buona notte.
Il Reich milionario e il condominio di Montecarlo
Nel mondo dei ricchi, il povero, o il non-ricco, se preferite l'ipocrisia del politically correct, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il principio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, pisciare, cagare, scopare ma con moderazione se no si riproduce. Per cui al povero (ovvero al non ricco) bastano pochi sghei. Per lui 1100 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perché vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e NON SI PUO'. Avete mai sentito parlare del "vivere al di sopra dei propri mezzi"?
Vi farò un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà del lavoro, e qui torniamo ai nostri economisti neoclassici ed ai loro kapo' politici? Li avrete senz'altro sentiti mille volte dire:
"E' meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente".
(E' il principio sul quale si fonda il meccanismo del minijob in Germania. Piuttosto che essere disoccupato, accontentati di 450 euro al mese, che il resto te lo paga lo Stato, ovvero altri poveracci come te.)
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese; gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un'altra parte di popolazione servono unicamente per una cenetta pre-scopata per due.
Ecco, qui cominciamo a capire cos'è il relativismo economico e, concetto ancora più importante, la necessità del mantenimento della separazione tra ricco e povero.
Il povero e il ricco, visti dalla parte del ricco, non sono uguali. Il ricco non si accontenterebbe mai di 1100 euro al mese e tanto meno di 200. Non riuscirebbe nemmeno a sopravviverci. I suoi bisogni sono tanti e costosi, compresi quelli base di cui sopra, tranne forse pisciare e cagare, forse gli atti più egualitari che esistano. E, cosa fondamentale, nemmeno i suoi figli potrebbero adattarsi alle regole che invece vengono imposte ai poveri.
I ricchi vi dicono: "Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito". Per voi, non per loro e per i loro figli.
Se un povero è capace di dividere il panino con il salame con un altro, il ricco non lo fa, perché se lo facesse finirebbe il suo mondo, sarebbe come premere il pulsante di autodistruzione dell'astronave. Il ricco insomma è consapevole del fatto che la sua sopravvivenza e il suo prosperare sempre di più dipendono esclusivamente dall'impedire a troppi altri di arricchirsi.
Ecco perché, quando la zia ricca va al potere, oltre a subire la sua incapacità di ragionare con 1100 euro in tasca di stipendio, abbiamo l'impressione di diventare tutti suoi nipoti da rieducare.
La corruzione è un ottimo investimento
Pensate a coloro che manovrano migliaia di miliardi e che hanno bisogno di comperarsi gli alzamanos, i parlamentari con il braccino alzato a comando per votare le politiche pro-cicliche, le manovre lacrime e sangue, l'austerità carpiata con triplo avvitamento nella recessione. Tutta gente che fai felice, in fondo sono dei non ricchi, con 100-200 mila euro. Se proprio sono esosi o nipoti di Mubarak si può arrivare a qualche milione di euro. Bazzecole. Mance per fattorini. Poca spesa ma molta resa.
Ed ora la favola della buona notte.
Così, nel frattempo, poteva dividere le spese condominiali, che erano altissime, con i suoi dipendenti che, dal canto loro, consideravano una fortuna vivere in un ambiente così signorile. Per un po' le cose andarono avanti discretamente, anche perché Frau Braun, quando qualcuno si lamentava della vita troppo cara e delle spese condominiali eccessive, gli prestava del denaro. "Me li ridarai quando puoi, non preoccuparti."
Frau Braun aveva enormi disponibilità di denaro perché apparteneva ad una famiglia di industriali e banchieri ma il suo passatempo preferito era giocare al Casinò. Spesso vinceva ma da un po' di tempo e sempre più di frequente perdeva ingenti somme in alcune bische clandestine che frequentava di nascosto nei pressi delle curve delle piscine.
Un giorno arrivò la grande crisi finanziaria e si scoprì per giunta che Frau Braun aveva perso una fortuna incalcolabile nelle famigerate bische utilizzando i fondi della banca di famiglia.
La signora pensò allora, per rifarsi, di chiedere ai suoi dipendenti la restituzione dei debiti pregressi ma essi risposero che, con la crisi, il loro potere di acquisto si era ulteriormente ridotto e con degli stipendi così bassi (avevano contratti minijob) non riuscivano più ad andare avanti.
"Ma come è possibile? Avrete sicuramente vissuto al di sopra delle vostre possibilità. Non siete stati virtuosi."
Furibonda, Frau Braun cercò di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Oltre a ripagare il loro debito, naturalmente. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto disse chiaramente ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto.
C'era del malcontento tra i dipendenti, ma c'erano pur sempre anche i mariti e le mogli che dicevano: "Ma sei pazzo, vuoi che torniamo nel nostro misero quartiere? Qui è un sogno, facciamo parte dell'élite. E poi non si torna indietro. La situazione è irreversibile."
Già. Incredibilmente, e nonostante il malcontento e le privazioni, a nessuno venne in mente che forse la padrona avrebbe dovuto giocare di meno al Casino e non frequentare le bische. E che i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, per giunta finanziando i vizi della padrona, avrebbero dovuto lasciarla al suo destino e traslocare in un quartiere più economico del "Condominio Europa". Meglio ancora, tornando ciascuno al proprio paese.
(Io questa storia l'ho già sentita. Non ricorda qualcosa anche a voi?)
giovedì 13 giugno 2013
Cosa mi racconta l'economia - parte II. La legge della bolla e dello spillo
| Chi insegue le bolle e chi produce, un classico del capitalismo |
La prima parte la trovate qui.
Prologo. Le quattro cantonate della teoria neoclassica (aka neoliberismo)
Prima di continuare, raccogliamoci in preghiera e recitiamo il Verbo del pensiero unico.
"La migliore garanzia contro lo sfruttamento è il mercato."
"I capitali devono circolare liberamente".
"Più moneta in circolazione, più inflazione".
"Il mercato è in grado di autoregolarsi".
Nessuna bevuta è gratis
Come dicono gli economisti neoclassici ogni volta che, per sostenere le assurdità del pensiero unico, si attaccano alla fiaschetta che portano sempre al collo come i San Bernardo. Perché da sobri qualche dubbio alla fine verrebbe fuori e ci si potrebbe rendere conto che la Svezia non è nell'euro - per questo appare così in forma - e il cambio lira/euro non è 1700.
666 è il numero della Bestia
Gli enunciati della teoria neoclassica sono come le canzoni rock che, suonate al contrario, conterrebbero un messaggio satanico. In questo caso un messaggio favorevole alla classe dominante e a tutto svantaggio del restante 99%.
I neoclassici dicono, parlando normalmente: "La moneta unica funziona solo se l'area che la adotta risponde a precisi requisiti di uniformità fiscale, del mercato del lavoro, governativa, educativa."
Parlando invece come il nano di Twin Peaks, al contrario, essi rivelano un modo molto vantaggioso per le élite di ripristinare il modello mercantilista di dominio di un paese forte su altri deboli attraverso il vincolo di cambio applicato in un area valutaria non ottimale. Il trucco dell'Euro, appunto. Prendi una teoria, trattala male, tanto prima o poi l'unione fiscale si farà, hai voglia! Poi arriva l'amerikano pragmatico che ci sgonfia le gomme con la previsione che, per allora, saremo tutti morti.
Allo stesso modo, il principio di reversibilità satanica si applica a tutti i principi che ho enunciato sopra. Basta aggiungere un non all'affermazione e si scoprirà che effettivamente, nel mondo reale, le cose funzionano esattamente al contrario dell'enunciato.
"La migliore garanzia contro lo sfruttamento NON è il mercato" (perché il padrone è buono e caro ma se gli dai un dito...) "I capitali NON devono circolare liberamente" (perché altrimenti succede che la finanza sottrae risorse all'economia reale, vedi sotto). "Più moneta in circolazione, NON porta più inflazione" (infatti la frase in positivo è una pura sciocchezza smentita da tutti i dati ufficiali, fatta per spaventare i crucchi con il babau di Weimar e controllare anti-democraticamente la quantità di moneta circolante, ergo controllare la distribuzione della ricchezza).
"Il mercato NON è in grado di autoregolarsi". Lo vediamo subito come si autoregola, giusto un attimo di pazienza e uno schemino interessante che introduce l'argomento dark pools.
La contraddizione palese insita nella pretesa che potesse esistere la regola in assenza di regole, del resto, fin dall'inizio non prometteva niente di buono.
La contraddizione palese insita nella pretesa che potesse esistere la regola in assenza di regole, del resto, fin dall'inizio non prometteva niente di buono.
In questi giorni di vacanza mi sono letta "Finanza per indignati", l'inchiesta di Andrea Baranes sulla finanza casinò e la sua degenerazione in tumore che ha attaccato il tessuto sano dell'economia e da allora mi viene un sorriso da Joker ogni volta che i TG serali aprono il siparietto di economia parlando dell'andamento della giornata in Borsa.
La Borsa, il tempio del Mercato (si, quello con il termostato). Oppure il mercato nel Tempio, quello che fece andar giù di sentimento nostro signore. Un luogo dove, secondo i fratelli Grimm delle ore venti, il Bund fa a braccio di ferro con il BTP ad un tavolo di osteria mentre le altre valute sorseggiano tequila bum bum, ogni giorno c'è l'asta tosta dei titoli di stato con file di risparmiatori ansiosi di aggiudicarsi quel pregevole BTP di scuola vicentina perfettamente conservato e le massaie girano per le bancarelle acquistando titoli che i borsisti incartano commentando: "Il FIAT è un po' di più, lascio, signo' ?"
La Borsa, il tempio del Mercato (si, quello con il termostato). Oppure il mercato nel Tempio, quello che fece andar giù di sentimento nostro signore. Un luogo dove, secondo i fratelli Grimm delle ore venti, il Bund fa a braccio di ferro con il BTP ad un tavolo di osteria mentre le altre valute sorseggiano tequila bum bum, ogni giorno c'è l'asta tosta dei titoli di stato con file di risparmiatori ansiosi di aggiudicarsi quel pregevole BTP di scuola vicentina perfettamente conservato e le massaie girano per le bancarelle acquistando titoli che i borsisti incartano commentando: "Il FIAT è un po' di più, lascio, signo' ?"
La Borsa, ovvero il centro del Mercato, nel cervello del popolino deve assomigliare appunto al mercato rionale, ad una colorata Vuccirìa. E, soprattutto e di conseguenza, il popolino che va al mercato deve ragionare con la stessa logica del fruttarolo e del pizzicagnolo. Un mondo di sogno, assolutamente irreale nel contesto finanziario. Una favola per i gonzi, che la manderanno giù assieme alla forchettata di bucatini. "Cazzo, che botta ha dato Tokyo oggi!"
La verità invece è che il Mercato non va più al mercato. Ama le sensazioni forti, la sorpresa, la novità, l'anonimato e la trasgressione delle dark rooms, oops!, dark pools.
Un tuffo dove l'acqua è più blu
La verità invece è che il Mercato non va più al mercato. Ama le sensazioni forti, la sorpresa, la novità, l'anonimato e la trasgressione delle dark rooms, oops!, dark pools.
Un tuffo dove l'acqua è più blu
| Come funzionano le dark pools, omologhi finanziari delle dark rooms |
Nel grafico seguente si vede ancor meglio l'aumento di importanza del trading al di fuori della Borsa, soprattutto in Europa dal 2005 in poi.
Il risultato di questo travaso di enormi fiumi di denaro dall'economia alla finanza e dalla finanza in chiaro a quella puramente speculativa e criptata è devastante per l'equilibrio macroeconomico. Dal sistema di scambio D-M-D- (denaro - merce - denaro), siamo passati ad un circuito chiuso D - D (denaro - denaro) dove la moneta viene moltiplicata senza alcun limite. Alla faccia della massa monetaria che crea inflazione, eh Milton?
Ecco perché "non si sono i soldi", come ricordavo nella prima puntata di questo post, parlando di coloro che ci costringono a fare sacrifici. Perché i soldi vengono deviati dall'economia reale (dove sono limitati in quantità in modo che non si arricchisca troppa gente, intendendo con gente i poveri e le classi medie) al mondo della finanza speculativa, dove, essendo tutti già ricchi, la ricchezza può essere creata, distrutta e passata di mano in un delirio che rende gli attori sempre più folli. Finanza creativa perché riesce a creare il denaro dal nulla.
Lo strumento principale di questo tipo di finanza è il derivato, nato come prodotto finanziario assicurativo (ad esempio il plain vanilla) e poi diventato la bacchetta magica per creare speculazione allo stato puro e moltiplicare i soldi e i denari.
I derivati sono misteriosi ("pochissimi sanno come funzionano", "sono complicatissimi da descrivere") ma diventano comprensibili se li si associa al funzionamento della cellula neoplastica.
Come essa si moltiplicano esponenzialmente e senza controllo e alla fine distruggono il tessuto che hanno intaccato.
I derivati sono ciniche scommesse sulle disgrazie altrui. Posso guadagnare dal fallimento di intere nazioni (CDS, Credit Default Swaps), posso scommettere 1000 volte che ruberanno l'automobile del mio vicino e rivendere la scommessa ad altri 1000 e questi ad altri 1000 ancora.
Posso perfino creare un prodotto derivato che scommette, in un gruppo di persone anziane, su chi schiatterà per primo. Non è veramente diabolico, tutto questo? E, già che ci siamo, scommettiamo che questo gioco non potrà durare in eterno? Anzi, aspettate, vado a rivendere la scommessa ad altri mille.
La legge della bolla e dello spillo
Sapete come è nata la crisi che ancora ci attanaglia? Per spingere gli americani ad aumentare i consumi, le banche decisero di concedere mutui al 100% e più anche ai clienti subprime, cioè a quelli che già si sapeva non sarebbero stati in grado di onorare il debito. Comperare casa diventava così alla portata di tutti, bastava una firmetta in banca. E poi gli americani sono abituati ad indebitarsi.
Intanto i prezzi delle case aumentavano e aumentavano anche gli importi dei mutui da ripagare con gli interessi. Una gigantesca bolla immobiliare. Poi i subprime cominciarono a non riuscire più ad onorare il debito e i più sfortunati si videro portar via la casa dalla banca. Tuttavia, il guaio peggiore non derivò tanto dalla insolvenza dei debitori nei confronti delle banche ma dal fatto che, questo debito era stato trasformato e moltiplicato a dismisura attraverso gli strumenti derivati e spalmato su tutto il mercato finanziario. Un relativamente piccolo debito privato era lievitato fino a diventare un'altra colossale bolla speculativa, questa volta finanziaria, che alla fine incontrò il suo spillo gemello nel 2008.
Fare i liberisti con il culo dello Stato (cioè con il nostro)
Siccome, lo sapete, le banche sono troppo grosse per fallire, quando una banca grossa è sull'orlo del fallimento lo Stato deve rimediare. L'odioso Stato della Spesapubblicaimproduttiva, il Grandefratello, il nemico della liberainiziativaprivata. Quello che impedirebbe al mercato di autoregolarsi sabotandogli il termostato.
Funziona così. Le banche, da quando non sono più obbligate a scegliere se dedicarsi al credito oppure alla speculazione, trovano sempre più divertente giocarsi i capitali al casinò di quest'ultima. Magari nelle oscure dark pools.
Quando perdono, perché con i derivati non si scherza, si ricordano della loro funzione pubblica, si mettono il vestito buono da cassa di risparmio e vanno a batter cassa dallo Stato. E' come avere un parente stretto ludopatico, che si gioca lo stipendio alle macchinette perché, una volta ottenuti i fondi per salvarsi, questi mica mettono la testa a posto ma ritornano a farsi ancora di più di derivati.
Ricordate la contraddizione all'inizio del mercato che si autoregola in regime di deregulation?
Eccone un'altra bella grossa, di contraddizione, sempre grazie a quei geni dei neoclassici. Lo stato che non deve interferire con i meccanismi del mercato ma che DEVE intervenire per salvare le banche PRIVATE con soldi PUBBLICI.
Bucargli il pallone e portarselo via
Per uscire da questo inferno, dove la finanza prosciuga ogni risorsa all'economia produttiva, ai risparmi dei cittadini ed arriva a minacciare le loro vite, condannando paesi interi alla povertà indotta, bisogna bucare il pallone alla finanza. Bisogna impedirgli di gonfiare bolle su bolle e farla finita con i derivati puramente speculativi. Bisogna costringere le banche a scegliere tra credito e investimento e, se scelgono il secondo, sappiano che se falliscono, in base al principio della libera concorrenza e del mercato che si autoregola, saranno cazzi loro.
Addendum
Avrete capito che ci sono enormi quantitativi di moneta in giro per il mondo, milioni di fantastiliardi ma, forse perché sono impegnati a nuotare nelle piscine assieme agli squali della finanza, non hanno alcun effetto sull'inflazione. Niente carriole e francobolli da un miliardo. Anche perché l'inflazione viene controllata tenendo bassi i salari e comprimendo la domanda interna. Così il padrone accumula e il povero dimagrisce, che gli fa pure bene alla prova costume.
Sempre grazie ai derivati e ai prodotti tossici finanziari di ogni tipo i capitali circolano liberamente ma ciò non pare portare alcun vantaggio all'economia reale. Anzi, ad ogni bolla scoppiata equivale una bella crisi strutturale lacrime e sangue per tutti. Sempre più ricorrente o periodica, come avrebbe detto il barbone tedesco.
Capite adesso perché i neoclassici non possono fare a meno della loro fiaschetta?
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