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mercoledì 10 dicembre 2014

Salsicce, crauti e piciernili

La sana dieta teutonica

Turi, che ormai è il traduttore ufficiale dal tedesco di questo blog e che non finirò mai di ringraziare, nel post precedente ha pubblicato in un commento la traduzione di questo articolo comparso nel 2008 su "Die Welt". Testimonianza importante che dimostra da dove derivino ideologicamente le due spese mensili che si possono fare con ottanta euro e con le quali ci campano intere famiglie. I piciernili, insomma. 
Sarrazin sviluppa il piano pasti dell'Harz IV

L'assessore alle finanze di Berlino Thilo Sarrazin calcola nel suo piano pasti che una persona possa cavarsela con quasi quattro euro al giorno. Secondo le idee del politico della SPD a colazione spettano due panini, marmellata, una fetta di formaggio, un bicchiere di succo così come due tazze di tè .
"L'assessore alle finanze di Berlino Thilo Sarrazin (SPD) ha sviluppato un piano pasti per i beneficiari dell'Hartz-IV. Per un nucleo domestico di una persona ha esemplarmente calcolato come si possa vivere in salute anche con poco denaro. La conclusione del senatore è che "con appena 4 euro un adulto può acquistare cibo sufficiente per un giorno. Grazie alle prestazioni sociali ci si può nutrire pienamente e in maniera salutare."

Il piano pasti di Sarrazin prevede per un pranzo per persona una salsiccia arrosto a 38 centesimi con 150 g di crauti a 12 centesimi e purè di patate a 25 centesimi più spezie e olio per 20 centesimi. In totale Sarrazin giunge a una quota giornaliera tra € 3,76 e € 3,98.

In ogni modo, affinché il calcolo funzioni è necessario che non venga speso alcun denaro in alcool [Niente birra, sorry.] La quota giornaliera che spetta a un beneficiario dell'Hartz IV è infatti di € 4,25 (quattro/25) e € 128,00 mensili dei 347 € totali. L'amministrazione finanziaria del Senato di Berlino ha calcolato le cifre sulla base dei prezzi attuali al supermercato.
La realizzazione di piani pasti per persone a basso reddito ha una motivazione contingente. L'assessore alle finanze di Berlino ha paura che a causa del dibattito in corso sulla povertà infantile debba essere messo a disposizione più denaro per i piani di prestazione sociale come l'Hartz IV. L'abbandono dell'austerità a Berlino avrebbe conseguenze gravose per il bilancio. Secondo uno scenario credibile, che il senatore ha abbozzato, l'aumento del 2% delle uscite fino al 2011 significherebbe un incremento dai 18,2 miliardi di euro del 2007 a 19,7 miliardi - dunque uscite aggiuntive per 1,5 miliardi di euro. Il senatore scorge un pericolo per l'operazione di consolidamento non solo in più elevate prestazioni sociali, ma anche negli aumenti salariali degli impiegati nel settore pubblico.
Già in una riunione della SPD di due settimane fa il senatore ha ammonito dal giungere a conclusioni fallaci come voler risolvere la povertà infantile elargendo più denaro in assistenza. Secondo il parere del senatore molti dei problemi che affliggono le famiglie indigenti non sono in relazione col denaro che viene messo a loro disposizione dallo Stato. Secondo l'opinione di Sarrazin, la frequente obesità infantile che si riscontra nelle famiglie povere ha qualcosa a che fare con la mancanza di moto e la cattiva alimentazione."
Nella stessa riunione alcuni compagni della SPD, quali i deputati Burgunde Grosse e Lars Oberg, avevano accusato Sarrazin di cinismo. La replica è arrivata venerdì anche dall'assessore alle politiche sociali Heidi Knacke-Werner (Die Linke): “Ritengo in linea generale inaccettabile che persone benestanti rinfacciano qualcosa a persone con basso reddito.” Knacke Werner si adopera anche per un aumento della quota per i bambini. La povertà infantile non è solo questione di cibo. La povertà restringe la partecipazione sociale, di modo che andare al cinema o acquistare libri diventa impossibile." (fonte)
  
Fa piacere che alcuni compagni della SPD, ad ascoltare il piano nutrizionale, nonché bomba lipidica del compagno Sarrazin per i tedeschi poveri - francamente una sorta di piano Morgenthau culinario, abbiano avuto un moto di repulsione.
La SPD, lo ricordo, è in teoria il maggior partito di sinistra tedesco ma, come avete potuto leggere, quando si tratta di affamare il popolo - e nel 2008 eravamo appena agli albori della crisi globale - questi macellai con il grembiule rosso riescono sempre ad offuscare il mito della Thatcher che toglieva il latte ai bambini nelle scuole.

Thilo Sarrazin è un bel personaggino poliedrico, che potete conoscere meglio grazie all'intervista (1 e 2) al Frankfurter Allgemaine Zeitung tradotta da "Voci dalla Germania" . Un funzionario di partito, un compagno entrato in banca pure lui. E che banca, nientepopodimeno che la BUBA, della quale è stato membro del consiglio.
Nel 2009, sempre in tema di poveri, censurò l'aumento delle pensioni definendolo come insensato, consigliando invece il governo di preparare i cittadini anziani a un "lento declino verso il livello di sussistenza". Che bello, un altro cultore de sinistra della durezza del vivere altrui! Del resto un suo zampetto nelle politiche preparatorie dell'Anschluss della RDT nel 1989-1990 nella sua biografia lo si ritrova. Buon curriculum non mente.
Le cose parevano andare a gonfie vele per Thilo ma nel 2010 si fece cacciare dalla BUBA per via di un libro "La Germania si abolisce" nel quale esprimeva posizioni assai critiche sull'islam e l'immigrazione, condite anche con gli odori dell'antisemitismo. Scandalo generale e raus.
Perché i propri concittadini e i condomini europei si possono massacrare, i vecchi affamare e i diritti dei lavoratori possono venire stracciati da un giorno all'altro in nome di un dogma monetarista, tanto avranno i 4 euro d'elemosina per la salsiccia giornaliera, ma guai a parlar male degli immigrati e delle minoranze. I famigerati diritti umani che hanno sostituito i diritti dell'Uomo, come diceva Costanzo Preve, e che sono la coccarda all'occhiello della sinistra busona dei nostri giorni.

Nel 2012, altro cambio di marcia ed altro libro, dal titolo eloquente: "L'Europa non ha bisogno dell'euro" dove Sarrazin si dichiara deluso dagli esiti dell'introduzione della moneta unica. Perché ha mandato in vacca il sud Europa e ha impoverito l'intero continente deindustrializzandolo e decimando la classe media produttiva? Perché manderà la Germania a frantumarsi le corna contro il muro per l'ennesima volta? Nein, naturlich. In un'intervista a Swissinfo, il nostro afferma che l'euro non funziona perché  "i paesi sono diversi tra loro. Il problema è che l’unione monetaria potrebbe funzionare soltanto se tutti agissero come i tedeschi!" E, riferendosi alla Svizzera, conclude dicendo che "il franco svizzero dovrebbe legarsi maggiormente al dollaro." Credo che gli gnomi stiano ancora tenendosi la pancia dal ridere e che le loro risate arrivino fino in Argentina.

Per capire di che tipo sia il cosiddetto antieurismo di Sarrazin, ecco qualche perla dell'economista spiddino, tratte dall'intervista citata alla FAZ.net:
"La Germania non ha nessun'altra scelta, se non quella di rimanere fedele ai trattati. Questo significa, una volta che le garanzie sono state offerte devono essere rispettate. Più queste posizioni vengono sostenute con forza, meglio saranno comprese dagli altri. La cancelliera Merkel deve dire chiaramente al nuovo presidente francese, che la Germania sul Fiskalpakt non intende retrocedere."
Corna ben protese in avanti e locomotiva lanciata a bomba contro la giustizia sociale. Keine Gegestaende aus den Fenster Werfen. Brava Angela, aspetta di andarlo a dire a Marine.
"La Grecia è solo la punta dell'iceberg. Inoltre i Mecklemburghesi sono molto più responsabili dei greci con il denaro e hanno un bilancio in ordine. Spendono solo quello che ricevono dalle tasse e dal finanziamento statale, e quello che i turisti lasciano nelle località turistiche sul Mar Baltico. Nulla di più."
"Quello che 60 milioni di tedeschi dell'ovest si sono potuti permettere per i 17 milioni dell'est, non lo possono certo ripetere per 400 milioni di europei. I greci hanno ricevuto aiuti dalla UE anche prima della crisi del debito, aiuti che corrispondono al 150 % del PIL. Avrebbero potuto ottenere molto di più, perchè il paese è così piccolo e piace a tutti. Se solo avessero sistemato le loro spiagge, costruito dei bei chioschi, e non avessero sperperato il denaro. Ma continuare a sostenere l'abbondante spreco di denaro, non è una buona idea anche per la Grecia."
I virtuosi. Ancora i virtuosi, sempre i virtuosi. Ma così maledettamente disonesti. La stratosferica faccia da culo di chi ha consapevolmente saccheggiato la parte orientale del proprio paese, con la scusa di salvarla dal comunismo, lasciandone macerie fumanti, mentre le industrie dell'Ovest, la solita macchina da guerra industriale tedesca, faceva profitti da leggenda. Altro che i sacrifici per la riunificazione (che per altro abbiamo pagato in parte anche noi condomini del residence Europa). 

Com'era quella che "bisogna andare là a convincere i tedeschi" e "bisogna farli ragionare"? 
Non cambieranno e non pagheranno mai. Fuggiamo, prima che non ci rimangano nemmeno i quattro euro per la salsiccia.

domenica 9 novembre 2014

#goofy3


E' in corso il terzo convegno di a/simmetrie, "L'Italia può farcela", per gli amici #goofy3. Livello degli interventi altissimo e una gioia per le orecchie. Vi invito a seguirlo. E grazie ad Alberto Bagnai e ad a/simmetrie per tutto questo.

Link qui se non dovesse funzionare il frame.

mercoledì 7 maggio 2014

A volte confessano


Ieri sera ho guardato l'immondo Ballarò dell'Uomo che ride, che di solito evito, solo per vedere Tsipras, immaginando che questo nerboruto acheo avrebbe fatto strame della marmaglia piddina al grido di "Questa è Spartaaaa!"

Macché, lo hanno schiaffato con il Partenone sullo sfondo per farci capire che parlava dalla Grecia, se no non ci saremmo mai arrivati, gli hanno dato un simultaneista che invece del greco probabilmente gli si rivolgeva in bergamasco antico, visto che non capiva le domande; è riuscito solo un attimo a dare l'impressione di essere contro l'austerità ed a quel punto Floris, credendo che fosse anche contro l'euro (lo rassicuriamo, l'acheo è dei loro), gli ha immediatamente tolto la parola passandola ad altre ben più autorevoli personalità politiche come la Bonafé. Un trattamento demmerda che il povero Alexis non si meritava, dopotutto. Già la Spinelli è un pain in the ass, figuriamoci il resto della combriccola della sinistra italiana che è costretto ultimamente a frequentare. Son cose brutte.

Sbrigata la pratica greca si è giunti a parlare di euroexit (grazie a Francesca Donato) e qui è accaduto 'o miracolo. La deputata verde tedesca Ska Keller, Ska come un genere musicale famoso negli anni '80, alla domanda sulle conseguenze dell'uscita dall'euro ha detto, papale papale, che rinunciando all'euro in Germania si perderebbero moltissimi posti di lavoro nel settore dell'export, perché nessuno più comprerebbe i prodotti tedeschi diventati carissimi. Quod erat demonstrandum.
Oh, benedetta ragazza, da quant'è che noi lo diciamo, venendo regolarmente derisi dalla marmaglia, che la nostra classe dirigente fa gli interessi della Germania e non dell'Italia. Meno male che è arrivata l'omina verde a dirlo in TV su TelePUDE. Floris l'ha zittita prontamente à la Tsipras con la scusa dei tanti ospiti ma ormai l'omelette era fatta ed avevano tutti sentito.
Ribadisco il concetto: uscendo dall'euro la Germania è fottuta, c'est foutu, ist alles futsch, it is fucked up. Ormai è cassazione.
One step beyond!


mercoledì 26 marzo 2014

Per Elysium



Ridete, ridete, poveri necrofori incaricati di trasportare il cadavere della sinistra al crematorio per poi spargerne le ceneri sulle rovine del nostro paese.
Avete notato come l'eternamente immusonita Garbo della CGIL si scompisci quando ha vicino i Gauleiter difensori del primato tedesco che impongono i sacrifici ai lavoratori italiani? Ricordate quanto si divertì al tavolo dei padroni con Monti, tra un astice e un "coeur d'ouvrier à la sauce suprême"?
Sapete perché irRenzi ride così, pensando alle sue riforme? Perché gli hanno promesso un posto su Elysium. Una di queste sere lo vengono a prendere con il carro trainato dai ciuchini.

Vedete, in contrasto, il teutonico Schultz apparentemente immune all'ilarità piddina che lo affianca? Non è che non comprenda il fine umorismo renziano che titilla i rigidi neuroni della sindacalessa, è che è troppo preso dalla serafica contemplazione mistica dell'ennesimo trionfo della volontà del suo paese, vero caso di psicosi latente applicata al concetto di nazione.
Ad ogni modo ce ne sarà anche per la sinistra tedesca, non dubitate. La sua idiozia ci ha regalato due nazismi e due guerre in un secolo esatto. Grazie, non dovevate, ma la prossima volta io tifo Morgenthau. Un bel ventennio di ritorno all'arcadia non vi farebbe male. E nei cofani delle Mercedes ci potete coltivare le patate.

Dice, ma sei antitedesca. Embé? Che loro sono filoitaliani, con i loro stramaledetti compiti a casa? Considerate più amichevole un black mamba o Schauble?
Sei antieuropea. Si, sempre di più e me ne vanto. L'ormai odioso "inno alla gioia" (de che?) mi da il vomito e me ne fotto se è del Ludovico Van. In culo pure a lui. Io rivoglio il mio paese e voglio uscire da questo incubo.
Ma il problema non è l'euro, come dice il direttore di un giornale, non il giornalaio sotto casa, ovvero Antonio Padellaro. No, il problema è proprio quello ma i sinistri di merda ci ridono sopra.
L'euro non è un problema nemmeno per Grillo. Ok, pazienza, si voterà Giorgia Meloni o la Lega, adesso vediamo. Peccato non poter votare Marine Le Pen. Adieu mon ami, je t'aime moi non plus.

Ma così non sei di sinistra. Ebbene, vi darò un dolore ma mi sono dimessa da sinistra. Sono l'esempio vivente che dall'essere di sinistra si può guarire.  Voi state pure a piangerci su, a rollarvi le Spinelli e a farvi i fogni lucidi con i lotofagi greci,  io sono già lontano, oltre. Se vi schiodate potete anche raggiungermi.

mercoledì 12 marzo 2014

Luftvaffa


Un caro amico ha pubblicato oggi pomeriggio su Facebook questa immagine di un depliant da lui trovato su un volo Lufthansa per Monaco di Baviera. Vi lascio in raccoglimento per farvelo leggere con attenzione.
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Fatto, ci siete? Lo so che vi propongo sempre cose brutte ma, mi spiace, è per il vostro bene. E poi ora avete la prova che quando in queste pagine si parla di euronazismo non sono solo i deliri postlisergici di noi figli degli anni sessanta.
Vi giuro, a me quello che sconvolge in primis è quel "la breve parabola del Terzo Reich". A parte che sono stati dodici anni molto intensi culminati in decine di milioni di morti, ma che vuol dire quell'ascesa del nazismo spacciata come "movimento di reazione ad un generale senso di malessere"? Di cosa cavolo stanno parlando: della mancanza della naturale regolarità? Di uno spiacevole gonfiore e senso di pesantezza? La reductio ad activiam di uno dei peggiori totalitarismi della storia ci mancava. 
E' incredibile, non c'è mezza parola, mezzo aggettivo che ricordi ad eventuali smemorati o ignavi di cosa si sta parlando. Della sospensione violenta della democrazia in Germania, non di un governo qualunque. Di un regime votato alla pseudospeciazione ed all'eliminazione fisica degli avversari. Di tutti, tedeschi compresi, tranne gli autonominatisi appartenenti alla neorazza nazista. 

E poi quell'invito finale a visitare Dachau, come bonus trip e come si trattasse della gita ad una specie di Nazilandia dove il giorno dopo entri gratis. Il primo campo di concentramento in assoluto, inaugurato nel marzo 1933, dopo appena due mesi dall'insediamento di Adolf Hitler alla Cancelleria, tanto perché si capisse quale fosse il tenore del regime e dove finirono subito tutti i prigionieri politici già accuratamente suddivisi per categorie e segno di riconoscimento.

Sappiamo che i depliant turistici tendono sempre ad edulcorare, magnificare e trasfigurare i luoghi che devono vendere, fino a raggiungere vette di puro surrealismo. Qui però si esagera. Un gruppo di nazisti dell'Illinois in gita europea nei luoghi sacri non avrebbe saputo scrivere un programma migliore e più allettante per i kamaraden. Manca solo la visita guidata al Nido dell'Aquila.
Secondo me vent'anni fa uno scritto così smaccatamente tollerante e fatalmente amnesico nei confronti del nazismo sarebbe stato impensabile in Germania. Oggi, non solo lo si trova in un depliant della compagnia di bandiera ma forse tradisce un tentativo di revisionismo che è assai più pericoloso del negazionismo di coloro che mettono in discussione gli olocausti.  Il revisionismo cioè che tenta di far passare per l'ennesima volta la Germania come vittima innocente delle politiche di Versailles (conseguenze invece del suo militarismo al servizio dell'avidità del suo complesso industriale), dell'inflazione (il trauma primigenio) e dipinge Hitler come un qualsiasi rottamatore moderno con il suo "programma" (del tipo "libereremo sei milioni di posti di lavoro"?) e il cui tentativo di mettere ordine fu perfino oggetto dell'ostilità di "attentatori" (e meno male che i terroristi e il loro attacco al cuore dello stato nazista furono fermati, vero cari luftidioti?). 

Lufthansa o Luftwaffe, quindi? Possiamo liquidare questo scritto come il parto distocico di un cretino teutonico o dobbiamo preoccuparci che sottenda una certa voglia inconscia di Quarto Reich e di farlo durare ben oltre la "breve parabola" del Terzo magari grazie ai successi in termini di surplus del neomercantilismo euroguidato? E' innegabile che, per la terza volta in un secolo, il cerino in mano ce l'abbiano (perché glielo abbiamo consegnato). Bisogna capire se hanno voglia di usarlo e se manca solo l'Hitler giusto nella birreria giusta.

(Grazie di cuore a Mario Giovanni)

venerdì 15 novembre 2013

Piddini ite domum


"La storia è cimitero di élites". (cit. Vilfredo Pareto)

E se dietro all'Operazione Euro e tutto ciò che rappresenta si nascondesse la più grande impresa di corruzione internazionale mai vista, regolarmente dissimulata dietro la costruzione propagandistica del castacriccacoruzzionebruttosemopeggiodeglialtrioglialtrisomejodenoierprobbblemanunèleuro. (cit. Bagnai)? Quella, per intenderci, che "la corruzione è solo quella locale, endogena, di stampo razziale della quale vi parliamo sempre e che amplifichiamo caricandola di simboli affettivi affinché non ne vediate un'altra ancora più grande, la nostra"?
Viene sempre di più da sospettare che questi anni truci nascondano qualcosa di ancora più grave e pervasivo di Tangentopoli e che, quando tutto verrà alla luce, gli anni novanta e le madri di tutte le mazzette verranno ricordati con tenerezza come una mera sessione di preriscaldamento.

Questo perché, riuscendo a rispondere con facilità disarmante ed allo stesso tempo disperante ai quesiti che pone Orizzonte48, è difficile credere che chi invece difende a spada tratta questa architettura europea ed il suo strumento di dominio, l'euro, lo faccia in buona fede o per non voler ammettere di aver sbagliato i calcoli a suo tempo.
Ed anche perché non vi è niente di spirituale o messianico nell'eccessivo surplus della Germania, ovvero il core del problema europeo.
Pur scremando l'inevitabile tasso di idiozia, ottusità e fellonia di alcuni dei protagonisti di questa difesa campale dell'indifendibile, c'è troppo accanimento nel negare l'evidenza, troppa tenacia nel difendere il modello unico al quale adeguarsi democraticamente pena la morte ed è difficile pensare che sia colpa del dilagare di una nuova patologia neurologica: quella che lede ai malcapitati la capacità di unire i puntini.
Devono per forza essere spinti da qualcosa di più potente della fede, di più collante dell'ideologia e di più forte di qualunque forza di interazione fisica. C'è una sola cosa che risponde a questi requisiti: l'incentivo monetario.

Gli indizi dell'esistenza di una sistematica opera di corruzione delle politiche nazionali ad opera delle élites continentali rappresentanti i paesi più forti, tramite le loro divisioni finanziarie ed industriali, come sostituto delle vecchie guerre guerreggiate a colpi di cannone, stanno accumulandosi fino a diventare prove.
Vi sono dati che indicano un aumento della percezione di corruzione in Europa dall'introduzione dell'euro. La corruzione è più forte nei paesi periferici che maggiormente stanno patendo la crisi.  Vi sono stati il caso Siemens e quello dei sottomarini venduti alla Grecia dove la Germania non è parsa poi così casta come vorrebbe far credere la sua propaganda ("ta noi non c'è la korruzione che c'è in Italien" piagnucolano con il ditino alzao i PillerGümpel sulla Deutscher Fernseh-Rundfunk) ed è ormai noto che, anche in casa propria, i sindacati locali accettarono a suo tempo di introdurre le famigerate riforme del lavoro atte ad applicare la deflazione salariale al posto della svalutazione, grazie ad una sistematica opera di corruzione della sua classe dirigente da parte del complesso industriale, ottenuta anche attraverso i classici mezzucci delle donnine e dello champagne.
Dietro alla privatizzazione anni fa del trasporto ferroviario tedesco, come ha documentato Günter Wallraff nel suo ultimo libro, c'è stata più corruzione che nella Gotham City di Batman. Come ovunque si siano applicate privatizzazioni associate a deregulation, per altro.

Insomma, la mia provocazione di oggi è: non sarà che, nel quadro dell'applicazione della shock economy in Europa, il Centro, o meglio la Germania, ha investito capitali nell'opera di acquisizione delle classi dirigenti dei paesi periferici per, in sostanza, annetterseli in seguito con comodo grazie ai servigi dei venduti e che è questa la vera corruzione della quale bisognerebbe parlare?

L'arma di dominio assoluto, l'equivalente delle testate nucleari della nostra infanzia è una moneta simboleggiata da uno sgorbio ed avvolta in una mitologia messianica.
E' questa la terza guerra mondiale, o meglio la Grande Crociata contro le classi medie e i poveri. Il denaro, come sterco delle élites, ha sostituito le armi convenzionali, che vengono riservate a quei pochi selvaggi del terzo e quarto mondo che ancora insistono a non voler cedere le proprie materie prime con le buone.

Altro indizio che comincia ad assomigliare pericolosamente ad una prova: come mai i più accaniti difensori del mercantilismo tedesco, i collaborazionisti, sono gli unici che avrebbero potuto impedirne l'avanzata, denunciando l'impianto reazionario dell'Operazione Euro,  e sto alludendo ai cosiddetti difensori delle classi deboli?
Una cosa è certa. Quando l'attuale élite cederà di schianto, se non sarà riuscita a cambiare rotta o a cooptare completamente chi vi si oppone, e indovinate con quali mezzi, saranno spazzati via anche coloro che vent'anni fa si illusero di essere stati risparmiati.
Non c'è bisogno di fare nomi, sappiamo tutti a chi mi riferisco. A coloro che, per citare il caso italiano, accettarono, pur di non mollare l'osso, i probabili patti innominabili e hanno da allora governato il ventennio in duplex con i nuovi gestori facendo finta di opporvisi per un tipo di calcolo che solo ora cominciamo ad inquadrare nitidamente.

Sotto le macerie potremmo scoprire che, come la Guerra Fredda cominciò prima della fine della Seconda Guerra Mondiale e ne condizionò profondamente l'esito; così, culminando nell'applicazione della moneta unica senza i necessari prerequisiti e non a caso ma secondo uno scopo ben preciso di restaurazione elitaria, il progetto reazionario che ridisegnò l'Europa negli anni '90 si insinuò in Italia nel conflitto tra prima e seconda repubblica, condizionando la fine dell'una e disegnando l'architettura dell'altra.
Da un lato nel senso della prima ondata anni 90 di privatizzazioni-dismissioni di un patrimonio pubblico falsamente descritto come di nessun valore ma in realtà fondamentale per il mantenimento della nostra sovranità economica che ora sta giungendo alla seconda fase.
Dall'altro per il riciclo di salvati dallo tsunami di Tangentopoli ed il loro traghettamento nel nuovo corso. Salvataggio non gratuito ma dietro la promessa di non disturbare i nuovi manovratori interni ed esterni. Soggetti ai quali si sarebbe sempre potuto ricordare uno scomodo passato che non sarebbe stato condonato una seconda volta e che per questo motivo ora insistono nel difendere un bastione che oramai solo loro difendono. Perché è l'unico modo per sopravvivere senza essere ricacciati nelle notti e nebbie del secolo scorso con un piolo nel petto.
Ora che la fortezza sta crollando qualcuno inizia a smarcarsi. Niente paura. Di loro si occuperà la Storia, che prima o poi riesce sempre a riscuotere il dovuto, sempre a proposito di denaro e di debito. Agli altri penserà il surplus, che non perdona.

P.S.  Spiegazione del latinorum.

martedì 30 luglio 2013

Il mio libro per voi

Sophie Scholl, coraggiosa bambina

Ecco la sorpresa da scaricare e leggere, se volete. La mia tesi di laurea: "La fascinazione. Un'analisi psicostorica", rimasta dal 1997 sepolta negli archivi dell'Università di Bologna e che oggi ritorna alla luce grazie alla Rete ed alle meraviglie dell'eBook.

Come ho scritto nella necessaria postfazione ad uno scritto di quasi sedici anni fa, questa tesi di laurea giunse a coronamento di un percorso personale di ripresa degli studi quasi fuori tempo massimo, ad oltre trent'anni, in una materia, la psicologia, che nei miei interessi era sempre stata seconda solo alla medicina. Una sfida con me stessa, soprattutto, e di rivalsa contro un destino che mi aveva visto in gioventù impegnata quasi a tempo pieno solo nella musica. Più per volontà altrui, che mia.

In questo lavoro, suggeritomi dal compianto Prof. Giuseppe Mucciarelli, mio relatore ed insegnante di multiforme e rara capacità di ispirazione, ho potuto unire alla psicologia, qui nella sua variante psicostorica, elementi di sociologia, storia, politica, economia e medicina, in un approccio multidisciplinare che, secondo Mucciarelli, era assai consono alla mia capacità di interpretare fenomeni osservandoli da più punti di vista e interpretandoli secondo diverse chiavi di lettura.
Nove mesi di studio e redazione, praticamente la cosa più simile ad una gravidanza che mi sia capitato di portare a termine.

L'argomento fu scelto per caso, probabilmente durante uno di quei preziosi momenti in cui, finita la lezione, si ripristina l'antica tradizione del dialogo e della trasmissione di conoscenza tra insegnante ed allievo che finisce per travalicare i rigidi schemi dell'ambito del programma di studi per spaziare tra i più diversi argomenti. Solo in questo modo si può partire dai freddi test psicometrici per giungere ai meccanismi di fascinazione del nazismo e decidere di farci una tesi di laurea. Argomento sviscerato fino alla nausea, il nazismo, in migliaia e migliaia di lavori ben più illustri del mio ma che io credo di aver trattato in maniera originale, proprio per quella multidisciplinarità di cui parlavo.

Rileggendo la tesi oggi vi ritrovo ancora una certa freschezza e validità e penso che, anche per il non esperto in materia di psicologia, possa essere una lettura interessante. Senza contare che l'attualità politica e soprattutto economica sta ripresentando, secondo la legge dei corsi e ricorsi storici, inquietanti analogie con avvenimenti che, negli anni venti, posero le basi per l'insorgenza della fascinazione nazista. Scellerate politiche economiche pro-cicliche in risposta a crisi strutturali finanziarie che richiederebbero visioni di espansione fiduciosa; senso di sgomento e lutto nelle popolazioni per la perdita di riferimenti culturali, lavoro ed identità; paura di sprofondare nella povertà;  un paese, la Germania, che, come allora, si trova al centro dell'attenzione e, purtroppo, con il cerino acceso in mano. Tutto questo rende, dovrei dire purtroppo, attuale il discorso su quali fattori possono distruggere la democrazia. Oggi come allora.

Ai tempi della mia laurea si era pensato di pubblicare il mio lavoro ma poi una mia malattia e la prematura dipartita del Prof. Mucciarelli hanno fatto sì che  il volume finisse sepolto negli archivi dell'ateneo bolognese senza ulteriori possibilità di divulgazione.
L'avvento dell'ebook e la mia successiva ed attuale attività di blogger, mi permettono ora di mettere a disposizione dei lettori in Rete la mia ricerca in modo da poterla far rivivere sotto altra forma e sottoporla al loro giudizio.

Ho apportato solo alcune piccole modifiche, per il resto si tratta della stesura originale e definitiva del testo. Il download è libero e gratuito. Fatene buon uso e se vi piace, consigliatene la lettura agli amici.






P.S. Gradirei mi fossero segnalati eventuali malfunzionamenti dei file e difficoltà di visualizzazione sugli eBook reader. Oltre ad opinioni sul testo, ovviamente. Grazie davvero.

mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

mercoledì 22 maggio 2013

Doktor Mark e Herr Euro


Come sapete, il nostro bimbo prodigio bello di zio tutti i giorni minaccia di andare in Europa (ma si legge Germania) a rinegoziare, dice lui, il Fiscal Compact e gli altri trattati capestro shockeconomici che ci stanno strangolando.
Trattati che il suo partito, assieme al braccio politico di Mediaset, ha approvato a suo tempo senza emettere neppure un belato, compreso Nichi, che ora fa lo sdegnoso, quando ha sottoscritto l'accordo elettorale con il PD.  Il silenzio degli indecenti. 

Andare a rinegoziare. Bene, ma quando, visto che l'Italia con la garrota al collo è già cianotica? Per ora è un temporeggiare pallido e assorto, sperando che nel frattempo arrivi qualcuno a risolverci il problema. Magari Gigantepensacitu, il Diodelcielo o una provvidenziale invasione aliena.
Ho il sospetto che il regime piddino sia convinto, con un ragionamento viziato dal maschilismo, che la politica tedesca di austerità sia tutta colpa della Merkel. Della paturnia postmenopausica di questa carampana senza più voglie che cambia colore della livrea come il camaleonte ma sotto la giacchetta è un ottusangola in duralluminio. Trombata la strega alle prossime elezioni di settembre, ragiona il piddino modello base, cambieranno le cose e i crucchi non saranno più crucchi ma diventeranno malleabili come il pongo.

Vale la pena allora di fare subito un bel gavettone di acqua gelata in faccia al piddino e raccontare con quale tipo di tedeschi abbiamo a che fare, femmine e maschi, compresi quelli che dovrebbero rappresentare, figuriamoci, la svolta, l'inversione a U post Merkel. Le fate turchine disposte a perdonare il discolo Pinocchio.
Grazie come sempre a Voci dalla Germania che lo ha tradotto per noi, vi propongo alcune perle assolute dal pensiero di due economisti: Bernd Lucke, leader di Alternative für Deutschland, il partito "antieuro" che conosciamo già, e Dennis Snower, presidente dell'Institut für Weltwirtschaft di Kiel, intervistati dal Frankfürter Allgemeine Zeitung (qui in originale).

Le domande poste dal giornale (d'ora in avanti FAZ) ai due esperti vertono sulla questione euro e sulla conseguente crisi dei paesi della periferia dell'eurozona. Un argomento che in Italia non esiste a livello ufficiale, mediatico, ma solo in quello esoterico delle riunioni dei Beati Paoli dell'economia mainstream e in Internet a cura della controinformazione carbonara, perché la crisi, lo sapete, è causata dall'invidia americana per l'euro che usa l'incanto patronus della speculazzzioneinternazzzionale per farci la magia nera cattiva.
Invece nel resto d'Europa si ha ben presente quale sia la causa della recessione europea. Una crisi strutturale creata dal vincolismo, che lo shock esterno finanziario ha solo innescato. Non c'è economista sano di mente nel continente che non si renda conto del problema e che non pensi al modo di uscire dall'impasse.
Lo fanno anche i nostri due eroi del giorno, Bernd e Dennis, che qui dialogano a lungo ed approfonditamente sullo stato dell'eurozona. A modo loro però, come vedremo, a colpi di dissonanza cognitiva e pregiudizio ideologico, con lo spirito dei tolemaici che si rifiutano di guardare nel cannocchiale di Galileo e la mentalità, mi dispiace dirlo, da crucchi totali.

FAZ domanda se, alla luce dell'attualità, sarebbero ancora favorevoli all'introduzione dell'euro. Visto che comunque così non si può andare avanti a lungo, quali sarebbero le ricette migliori per evitare il crollo dell'eurozona e il salvataggio dei paesi più negativamente coinvolti. Se è previsto un ritorno al marco ed alle altre monete nazionali.
Snower (l'eurista duro e puro): "Assolutamente favorevole all'euro ma con regole più solide. Gli stati europei hanno avuto vantaggi sia politici che economici. Anche se noi fino ad oggi avessimo vissuto bene senza l'Euro, ora sarebbe il momento giusto per introdurlo. Se i paesi iniziassero ad uscire dall'Euro, in Europa avremmo più protezionismo e un nazionalismo dannoso. L'intero progetto europeo sarebbe messo in discussione. Rischiamo un circolo vizioso che ci porta al caos.
L'introduzione di una moneta nazionale (per i paesi del sud, come propone Alternative für Deutschland, il partito di Lucke, n.d.r.) , se tutto andasse bene, avrebbe solo un breve effetto. I prezzi si adeguerebbero velocemente. La competitività di un paese non dipende dalla sua valuta, piuttosto dai suoi vantaggi comparati: che cosa sanno fare meglio degli altri? Questo dipende dalla sua struttura produttiva e dalla sua forza innovativa. Se le cose non dovessero funzionare, un paese povero del sud-Europa, con una valuta debole, non potrebbe permettersi investimenti per creare una nuova struttura produttiva. Il governo cercherebbe la sua salvezza nell'inflazione, alle porte d'Europa ci sarebbe un caos valutario. Come tutto questo potrebbe portare paesi come la Grecia ad una maggiore competitività, non lo capisco proprio. "

Lucke (l'euroscettico, il buono, secondo i piddini): "Oggi non sarei affatto per l'introduzione dell'Euro, sebbene nel 1999 lo fossi. Pensavo che l'Euro avrebbe potuto esercitare una benefica pressione sugli stati e renderli più competitivi. Competitività che fino ad allora era stata difesa solo con le svalutazioni. Ma l'inerzia è stata troppo forte. Anche esercitando una grande pressione, non si sono viste le riforme strutturali sufficienti. Per questo motivo l'Euro non è adatto ad una zona valutaria cosi' eterogenea.No, non è la Germania a dover abbandonare l'Euro, ma i paesi del sud. Sarebbe molto più efficace di un'uscita della Germania dall'Euro. I paesi del sud avranno la possibilità di svalutare, e in questo modo tornare competitivi. L'Europa soffre di una crisi di competitività. Nei paesi del sud i salari in rapporto alla produttività sono troppo alti. Le aziende non sono competitive, è difficile esportare i loro prodotti. (fonte)
Vedete, se cliccate sui link che ho messo ai loro nomi all'inizio scoprirete che questi due hanno un curriculum enorme. Delle pubblicazioni impressionanti. Sono dei 24x17 dell'economia. Eppure, accecati dall'ideologia e dal fondamentalismo neoclassico, sembrano Scemo & Più Scemo.
Se ne volete la controprova, eccola.
Quando i due si avventurano nell'esempio di un paese che in questi anni invece ha fatto il bravo (e succede anche ad economisti nostrani con l'orecchino che hanno sempre la Svezia in canna), i risultati sono ancor più esilaranti:
Lucke: Nel 2001 la Turchia si trovava in una pessima situazione, simile a quella della Grecia di oggi: altamente indebitata e prossima alla bancarotta. Allora dicevamo in maniera arrogante: la Turchia non è pronta per l'EU. Ma cosa è successo? La Turchia ha risolto il suo problema debitorio, è entrata in nuovi settori economici e al momento sta vivendo un boom con la sua moneta flessibile. Perché la Grecia non dovrebbe andare nella stessa direzione?
Snower: Che la crescita della Turchia sia da ricondurre ad una valuta flessibile, per me è una novità! Il paese ha semplicemente fatto delle buone politiche economiche, ha rafforzato lo stato di diritto e migliorato l'educazione.
A questo punto, un bimbetto dell'asilo stenderebbe ben in alto il braccino e griderebbe: "Maestraaa, ma la Turchia non ha l'euro, non è soggetta al vincolo di cambio, ha sovranità monetaria, applica la Lex Monetae, stampa moneta!"
Appunto.
Invece qui abbiamo due economisti che inanellano una serie tale di svarioni ed ottusità che, se fossero medici, sarebbero già stati radiati dall'albo per eccesso di rischio di mortalità di pazienti.
Ai bei tempi dell'economia sana di mente e non psicopatica, al primo esame di macroeconomia sarebbero stati consigliati di dedicarsi piuttosto al lavoro all'uncinetto.

Santoiddio, è dal 1961 che il liberista Mundell ha teorizzato sui requisiti dell'Area Valutaria Ottimale, raccattandoci su anche un premio Nobel e Lucke, questo phenomenon che dovrebbe rinnovare la Germania rivoltandola come un calzino, si meraviglia che l'euro non abbia funzionato in una area "così eterogenea"? Per non parlare dell'altro, che considera una novità (1961, lo ricordo) che un paese prosperi grazie alla flessibilità del cambio. Il Giappone di Shinzo Abe gli deve sembrare una specie di fenomeno allucinatorio.
Guardate, il punto centrale è quello. Un'idiota come me l'ha capito alla prima lettura, cos'era un'Area Valutaria Ottimale e perché l'Europa attuale non lo è e non può quindi funzionare con il vincolo della fissità del cambio. Quindi, o questi sono peggio che idioti oppure sono affetti da neglect ideologico. Siccome non possono accettare che la loro teoria sia sbagliata, dev'essere l'ambiente circostante ad esserlo.

Ecco quindi che insistono e perseverano diabolicamente nell'errore, invocano ancora più rigidità di regole, confabulano di vantaggi arrivati ai paesi europei dall'euro senza specificare quali (indovinate, la Germania!) e vaneggiano di possibilità di salvare il mostriciattolo morente.
Lasciate ogni speranza o voi pisani che pensate di poter ragionare con questi.
Perché c'è ancora dell'altro, non è solo ottusità fondamentalista da liberisti, come se ne trova tanta anche tra i Chicago Boys nostrani. Se leggerete l'intervista per intero finiranno di cadervi le braccia.

Questi due sono dei fottuti mercantilisti con il mito dell'export come virtù assoluta e dell'import come vizio innominabile. Ma soprattutto sono anche dei moralisti luterani, per i quali il debito è Schuld, maxima culpa, ma il credito no, è buono, e la vita è solo sacrificio, se no il paradiso non te lo meriti. L'etica protestante del paternalismo. 
Ovviamente, il tedesco incarna, per loro, l'essere virtuoso e il losco greco terrone (o italiano) l'Untermensch da lasciar crepare dopo averlo spolpato fino alle ossa. 
La cosa strana infatti è che ci disprezzano però desiderano la nostra roba. Si vantano di vivere in affitto e di non avere il mito della casa di proprietà, però cominciano già ad allungare le mani sul nostro mercato immobiliare in crisi nera.

Tutto quel moralismo, quella pretesa di essere campioni di virtù e quel Super-Io ipetrofico sembrano nascondere solo l'istinto primitivo del cannibalismo rituale. Quello che mira ad assimilare la forza del nemico incorporandolo ed incamerandone le ricchezze. E la nostra forza di paesi sudici è fatta di libertà, creatività e attitudine alla ribellione. Quelle qualità che permettono ai paesi come il nostro, come dice Snower ad un certo punto, "di fare alcune cose meglio degli altri." 
Solo che queste cose si possono fare solo con le mani libere da vincoli monetari e la mente libera da 3% di rapporto debito-PIL da rispettare ad ogni costo. Con questo grado di libertà, volendo, potrebbero farcela pure i tedeschi, ad essere felici.

Vai Enrichino, vai a trattare, a negoziare con i crucchi. E che buon pro ti faccia.

domenica 19 maggio 2013

Cerco un paese meridionale, ben industrializzato, disposto a farsi macellare


Ogni giorno sui giornali e in televisione, chi ha avuto il dono, o la disgrazia, di potersi informare, studiare ed aprire gli occhi sui veri motivi dell'attuale situazione economica, si rende conto di come essa sia un'immensa follia, un brutto viaggio lisergico, creato da predatori che ingannano volutamente le proprie prede le quali, questa è la peggiore follia, consapevolmente si offrono come agenti attivi della propria rovina e, quel che è peggio, di quella dei propri inconsapevoli connazionali. 
Stai lì ad ascoltare i deliri sui sacrifici, sullo spread, sulle riforme, sui conti che devono quadrare a costo di sacrificare 26.000 aziende, sui tagli e ormai hai capito che stanno parlando di tagli alla carne viva, di un atto gigantesco di cannibalismo rituale che riguarda l'olocausto di classi intere. La macellazione della classe media. Quella alla quale tu appartieni. Ma loro, aedi di regime e volonterosi alzamanos collaborazionisti, seppure anch'essi già stesi sul tavolo per la dissezione, non lo capiscono, non lo vedono.

Non c'è un solo politico, un solo sindacalista (buoni, quelli), di coloro che dovrebbero difendere la propria classe di appartenenza, che abbia capito veramente l'inganno, che stia facendo qualcosa per salvarci. Eppure come avvertimento ci sono stati i freddi sicari sociopatici perfettamente consapevoli del loro ruolo e che, una volta eseguito il compito assegnato, sono tornati nell'ombra alla quale appartengono. 
Quelli che ci governano ora, i giovani Hansel e Gretel che sgranocchiano felici la casa di panforte e si inzeppano di marzapane, non hanno ancora capito che tra un po' finiranno nella gabbia per l'ingrasso. Allargata abbastanza per contenere per intero questo bel paese succulento. Ma no, che sciocchezza, vi dicono, alle brutte, capitasse veramente qualcosa di male, loro sono in grado di far ragionare la strega, che credete?

Ho pensato a volte che quella dei politici fosse solo complicità. Complicità comprata con zecchini sonanti e sicuramente è così. Ma, visto che nemmeno loro si salveranno, una volta che non serviranno più, come la serva, mi sto  convincendo che la loro è proprio idiozia, ne sono ormai certa. Siamo in mano a degli idioti. Dei fottuti maledettissimi idioti.

Gli scrivani di regime, poi.  Sentite cosa scrive Scalfari oggi nel suo editoriale su Repubblica:
"La moneta unica europea è stata una riforma rivoluzionaria: ha reso impossibili le svalutazioni delle monete nazionali come strumento di competitività, ha unificato il tasso del cambio estero per una popolazione di oltre 300 milioni di persone, ha consentito un mercato libero per le persone, le merci e i capitali." (fonte)
Più avanti l'attonito direttore, economista immaginario, però si domanda:
"Quanto all'Europa, versa anch'essa in condizioni che dire drammatiche è dir poco: una marea di disoccupati, una recessione che ha colpito quasi tutti i Paesi che la compongono, una politica economica profondamente sbagliata, una politica bancaria in fase di stallo, una lentezza decisionale che aggrava i malanni e vanifica le incerte terapie."
L'ottusità ideologica e l'obbedienza di partito, perché queste belle cose le ha fatte e le sta facendo la sinistra, e soprattutto la dissonanza cognitiva, direbbe Festinger, impediscono al vecchio di collegare le cose, di mettere assieme i pezzi del puzzle per ottenere l'immagine completa. E' così difficile per Scalfari capire che è stata proprio la moneta unica a causare la devastazione che descrive? 
Ma il vecchio è tranquillo perché, continuando sempre nel suo delirio confabulatorio, scrive che  adesso Hollande (un altro sinistro dal doppio significato) si adopererà per fare finalmente la vera unione europea, quella politica. Il nostro amico amerikano Luttwak direbbe: "Tra quindici anni mentre nel frattempo il disoccupato muore".
Un'Europa a guida tedesca, suppongo, e magari con un bel revival del lavoro coatto. Tanto, cacciata l'orrida callipigia, vinceranno i crucchi buoni, quelli che possiamo uscire dall'euro basta che i debiti continuiamo a pagarli in euro. La gabbia per l'ingrasso, appunto.

La nostra tragedia è questa. Un potere elitario sadico che manovra burattini masochisti disposti a tutto pur di soddisfare il padrone e che hanno sviluppato l'estrema perversione masochistica dell'autodivoramento. Un girotondo di follia che nessuno sembra in grado di fermare. 
Nemmeno Pasolini nel suo Salò, preconizzando un futuro atroce di dominatori e dominati, aveva immaginato che le vittime, nella realtà futura, sarebbero state più che consenzienti. 


Nel 2000 Armin Miewes, un tecnico informatico di Rothemburg, Germania, pubblicò il seguente annuncio su un canale internet riservato ai cultori del cannibalismo: "Cerco un giovane ragazzo, ben fatto, tra i 18 e i 30 anni, che voglia farsi macellare". 
Un anno dopo Bernd Juergen Brandes, un ingegnere elettrotecnico di Berlino, gli rispose: "Mi offro a te e ti permetterò di cenare con il mio corpo vivente. Non una macellazione, si tratterà di una cena."
Lo fecero davvero, agendo un delirio sadomasochistico al di là di ogni immaginazione, in uno degli episodi di cronaca nera più sconvolgenti mai accaduti.
Il primo processo a Miewes terminò con l'incredibile condanna a otto anni, perché la giuria, visto che la vittima era consenziente, considerò il crimine alla stregua di un suicidio assistito e in Germania al tempo non esisteva una legislazione che punisse il cannibalismo. In appello, anche grazie al clamore mediatico attorno alla vicenda, Miewes fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all'ergastolo.

martedì 23 aprile 2013

Farsi belli col sol di luglio. Perché il partito antieuro tedesco non mi convince del tutto


Questo articolo del blog "Voci dalla Germania" , strumento assolutamente indispensabile per capire cosa accade relativamente ai fatti economici all'interno del core 'ngrato europeo, presenta le motivazioni ed illustra il programma del neo partito antieuro tedesco Alternative für Deutschland, fondato dall'economista amburghese Bernd Lucke appena il 14 aprile scorso (bel numero il 14, soprattutto pensando al mese di luglio).
C'è molta attesa per la prima prestazione elettorale in autunno di questa nuova entità politica che si presenta come fortemente critica delle politiche economiche della signora Merkel e di tutto l'impianto dell'eurozona. I sondaggi - da prendere sempre con il forcone - le attribuiscono un 17% di consensi come entry level. Staremo a vedere.
Intanto vediamo cosa si propongono di fare i suoi leader e se la loro ricetta antieuro potrebbe essere vantaggiosa anche per noi o si tratta di una mezza sòla come certi prodotti tedeschi made in China.

Nel programma elettorale di AfD si legge:
"Chiediamo uno scioglimento ordinato della zona Euro. La Germania non ha bisogno dell'Euro. Altri paesi sono stati invece danneggiati dalla moneta unica."  [articolo citato]
Sullo scioglimento ordinato e sul fatto che l'euro abbia danneggiato altri paesi non ci piove. E' sul fatto che "la Germania non ha bisogno dell'euro" che nascono le prime perplessità.



La Germania ha avuto bisogno eccome dell'euro, come ammette perfino Romano Prodi in questo ormai famosissimo video.
Vi ricordate la Germania malata d'Europa nel post guerra fredda che, porella, non riusciva ad accumulare surplus? Senza nulla togliere all'operosità, serietà e produttività teutoniche, nel grafico qui sopra si vede chiaramente che, dall'introduzione dell'euro, la Germania dal 2003 al 2008  è cresciuta costantemente di più dell'Italia ed ha potuto riprenderci molto meglio dopo lo shock esterno finanziario del 2008 che ha provocato l'attuale crisi economica.
Guardiamo i livelli di produttività del 1994 per entrambi i paesi, che grosso modo si equivalgono. Ad oggi quello della Germania è aumentato considerevolmente, mentre noi siamo ritornati alla casella di partenza del 1992. Con l'aggravante che tutto ciò che avevamo costruito in vent'anni, nonostante la casta, la cricca, la corruzione e le mafie, che non ci avevano impedito comunque di arrivare ad essere la quinta potenza economica mondiale, è stato distrutto. Vent'anni sprecati e regalati alla concorrenza senza neppure un grazie in cambio.
Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della concorrenza che, se nel libero mercato tra aziende porta vantaggi, tra paesi legati ad un vincolo di cambio provoca solo miseria, distruzione e morte per i più deboli e un vantaggio drogato per i più forti. Non solo, ma la Germania si è avvantaggiata anche grazie a deroghe ai trattati europei in barba agli altri soci, come ricorda Antonio Maria Rinaldi:
"Pochi sanno che nello stesso Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio del 1992, vi erano previsti per vent’anni, ma ancora inspiegabilmente non abrogati, aiuti statali in deroga ad appannaggio dei territori ex DDR! Aiuti che non sono stati mai previsti o concessi dalla Commissione Europea neanche a favore delle aree più depresse dell’Unione Europea e che continuano a favorire oltremodo la competitività delle aziende tedesche specialmente nei confronti delle nostre, uniche in grado di contrastarle sul piano tecnologico."
Insomma, la Germania deve ringraziare l'euro con preci e ceri alla Madonna, altro che "non ne ha bisogno". Per giunta, l'euro diventato l'arma da usare contro paesi presunti alleati divenuti invece competitors ha prodotto un vantaggio che non è andato a favore del popolo tedesco ma dei soliti  Scheiße Kapitalisten, come dimostrano altri dati sempre più preoccupanti sull'impoverimento e l'aumento della diseguaglianza sociale in Germania.
E' stato proprio a causa di questo impoverimento, della solita privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, con lo spauracchio di dover mantenere popolazioni straniere percepite dal tedesco medio sottoposto alla propaganda eurista come sfaccendate e mangiapane a ufo ed uniche responsabili delle loro miserie, che è alla fine nato un partito come Alternative für Deutschland. Altrimenti, se la crisi e l'ingiustizia sociale non fossero arrivati a toccare il Volk, mi verrebbe da dire che col cavolo qualcuno in Germania parlerebbe di uscire dall'euro.

Veniamo al punto che ancor meno mi persuade del programma di AfD. Cito sempre da "Voci dalla Germania":
"AfD chiede "la reintroduzione delle monete nazionali, oppure la creazione di unioni monetarie più piccole e più stabili". La reintroduzione del D-Mark non dovrebbe essere considerata un tabù.
Come dovrebbe realizzarsi la dissoluzione dell'Eurozona non è pero' scritto nel programma. Lucke  tuttavia ha spiegato in alcune interviste e negli articoli specialistici che pensa all'introduzione di alcune valute parallele. Nei paesi in crisi i governi ormai di fatto insolventi potrebbero introdurre una nuova valuta accanto all'Euro, ad esempio una nuova Drachma. La nuova moneta si svaluterebbe, semplificando l'adeguamento dei prezzi.  I vecchi contratti, i beni e le proprietà resterebbero denominati in Euro, in modo da evitare un bank-run e le conseguenti turbolenze, chiarisce Lucke. Dopo una prima fase di passaggio, i paesi avrebbero la possibilità di uscire definitivamente dall'Euro. Questo permetterebbe loro di ripartire, secondo Lucke, dopo essere rimasti intrappolati in una spirale di recessione e tagli. "[articolo citato]
Sulla reintroduzione del D-Mark siamo d'accordo, purché significhi: 1) l'uscita unilaterale della Germania dall'eurozona, con il cosiddetto piano Dscenario considerato tutto sommato meno traumatico per l'intera eurozona che l'uscita per disperazione di Grecia o Cipro o prossimamente di  Italia o Francia, non dovessero bastare per quest'ultima le concessioni della BCE a stampare moneta, a noi ovviamente negate. Oppure: 2) Un più conveniente liberi tutti. Eliminare l'euro completamente e ritornare ognuno alla propria moneta nazionale, applicando il principio della LEX MONETAE.
Questo parlare da parte di AfD di reintrodurre il marco oppure frammentare l'unione monetaria in altre più piccole, oppure, oppure, oltre al non parlare chiaramente del COME, dimostra un'indecisione che non convince ma che forse è motivata, diciamo meglio, condizionata, dall'indubbia situazione di vantaggio della Germania rispetto ai partners dell'eurozona rispetto all'euro.

Del resto, in questo articolo uscito su Le Monde nel 2011 (tradotto da Carmen Gallus di "Voci dall'estero", altra fonte inesauribile di informazione economica), un gruppo di economisti francesi, tra i quali Jacques Sapir, proponeva un progetto di uscita dall'euro molto interessante e più deciso, dal quale traggo tre passaggi significativi.

1) Nei singoli paesi dell’area saranno ricreate delle valute nazionali. Ciò avverrà scambiando un euro attuale contro un’unità della nuova moneta. Per i biglietti, occorrerà semplicemente un breve periodo di transizione, durante il quale sulle vecchie banconote – emesse da ciascuna banca nazionale, ora recanti un segno distintivo per paese (contrassegnate con “U” per la Francia) – sarà impresso un timbro, prima che venga stampata una quantità sufficiente di nuove banconote in vista dello scambio. Per le monete, lo scambio potrà essere fatto molto rapidamente, poiché hanno già una faccia nazionale.
2) Alla data di uscita dall’euro, i tassi di cambio delle nuove valute nazionali tra loro, saranno definiti di comune accordo, per ripristinare normali rapporti commerciali. Ecco l’unico modo valido per risolvere il problema principale, che è il debito estero netto. Si prenderà in considerazione l’aumento dei prezzi in ciascun paese dopo la creazione dell’euro, e la situazione del commercio estero. Le svalutazioni e le rivalutazioni necessarie saranno definite nei confronti di una unità di conto Europea, il cui valore internazionale sarà calcolato come media ponderata dei tassi di cambio delle valute nazionali, come è avvenuto per il vecchio écu.

3) All’interno di ogni paese rimarranno invariati, alla data dell’uscita, i prezzi di beni e servizi, nonché i valori delle attività e dei conti bancari. La scomparsa dell’euro farà sì che il debito pubblico di ciascuno Stato sia convertito nella moneta nazionale corrispondente, a prescindere dei creditori, con esclusione di coloro che detengono dei crediti commerciali. Al contrario, i debiti esteri di operatori privati, come i loro crediti commerciali esteri, saranno convertiti nell’unità di conto Europea. Sebbene questa soluzione favorisca i paesi forti e discrimini i paesi più deboli, è l’unica soluzione realistica per garantire la sostenibilità dei contratti precedenti. [fonte]

I francesi parlano di unità di conto europea, non di euro, riguardo al debito privato con l'estero. Non è una cosa da poco. Come abbiamo visto, questa unità di conto europea risulterebbe dalla media ponderata dei tassi di cambio delle nuove valute nazionali.
Lasciare invece il debito estero in Euro, ovvero con il vincolo del cambio fisso, come vuol fare, se non ho capito male AfD, fa venire il dubbio, se mi perdonate la volgarità, che i tedeschi vogliano fare i sodomiti con l'ECU degli altri ovvero, ancor più volgarmente, non vogliano rimetterci un centesimo.

L'impressione è che, in uno scenario di euro exit nel quale non sarebbe esclusa affatto per i  paesi membri l'ipotesi del default e della ristrutturazione dei debiti nazionali (un modo elegante per dire "non paghiamo"),  i tedeschi, anche quelli "buoni" di AfD, non vogliano comunque perdere il vantaggio che gli deriva dall'essere creditori dei paesi periferici.
Mi piace anche il fatto che, dopo questa "prima fase" de passaggio, ovvero dopo essere usciti ma anche no dall'eurozona e l'aver prima pagato i debiti contratti con il creditore tedesco in euro,  i paesi della periferia avrebbero la possibilità di uscire definitivamente. Un biglietto d'uscita da pagare, insomma. "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Due euro."
Grazie  Bernd, ma per allora, se avremo ancora a che fare con l'euro in qualunque modo, come direbbe Keynes, saremo tutti morti.

AfD inoltre vuole rinegoziare i trattati europei affinché venga contemplata la possibilità di uscita dalla moneta unica e la libera scelta della propria moneta da parte di ogni paese ma, guaglio', se usciamo tutti dall'euro, non facciamo prima? Tanto non è che ci ricaschiamo e che AfD creda molto nel sogno europeo, visto che afferma: "Respingiamo con decisione una Transferunion e uno stato centrale europeo". Ovvero i requisiti fondamentali di un'Area Valutaria Ottimale, unico modo per far funzionare senza troppi danni una moneta unica.

In conclusione. L'impressione che ho tratto da questo primo incontro con il programma di AfD, per quanto riguarda ciò che interessa anche noi italiani, in quanto periferia danneggiata dall'euro, è la seguente.
Sembra che questo nuovo partito non sappia ancora bene cosa vuole e paghi il limite del dover contenere i danni inevitabili al predominio tedesco nell'eurozona derivanti dalla rottura del giocattolo euro e il ridimensionamento forzoso del sogno tedesco di dominio, non più militare ma economico, e dall'altra giustificare comunque la necessità dell'uscita dall'euro. Dovrà lottare non solo contro il complesso industriale tedesco che non vorrà rinunciare ai vantaggi della moneta unica ma con un'opinione pubblica fortemente condizionata dal moralismo propagandistico sui mangiaspaghetti del sud che sarà indotta a pensare che uscire dall'euro è male e che la disuguaglianza e l'impoverimento non sono attribuibili all'euro ma a qualche "nemico" esterno. Non sarà facile. Auguri.




(P. S. Ho iniziato ad interessarmi di economia da quando l'economia ha cominciato ad interessarsi insistentemente a me. La mia analisi non è quindi esente da eventuali errori ed omissioni. Se sbalio mi corigerete. Senza tirare in ballo però carriole, cavallette e rate del mutuo che se no m'incazzo. L'antidoto alle eurominkiate, per chi ne ha bisogno, è qui. )

martedì 16 aprile 2013

Angela si toglie il würstel di bocca per noi.


Se chiedeste ad uno qualsiasi di coloro che hanno il fogno europeo, si sdilinquiscono di fronte alla bandieruccia con le stelline gialle (attenzione, nel link video per stomaci forti) e si commuovono fino alla polluzione all'idea che l'unione europea abbia allontanato dal continente le guerre; se interrogaste insomma uno come, altro esempio, il piddino golfista Adinolfi (altro contributo video hard, anzi quasi uno snuff movie), sul ruolo dell'Europa e della Germania in Europa, vi risponderebbe con qualcosa di molto simile al titolo di questo post. Ovvero con l'idea di una mamma Germania, una Madre Coraggio veramente nostra amica, che sta facendo di tutto per salvare l'euro, ovvero il dono del cielo, il tessoro che ha permesso a noi rotondi mangiapastaalpomodorosottoilsole di ambire finalmente a diventare virtuosi, sgobboni e quadrati come i tedeschi. 

Ebbene, come direbbe Merlino: "Un sogno per alcuni, un incubo per altri". Dopo che avrete letto  cosa sta pensando di fare Mutti ai suoi bambini del Sud Europa, a questi mascalzoni bastardi concepiti fornicando dietro le cabine con bagnini greci, spagnoli e romagnoli, avrete un brusco risveglio con i palazzi che crollano tutt'attorno come in "Inception" ma è necessario farlo, è necessario svegliarvi per il vostro bene, tesori.
Intanto cominciate a ripensare a Pollicino, al Pifferaio Magico e a tutte quelle belle favole teutoniche che, nonostante vi siano state inculcate nella zucca fin da cuccioli, non vi hanno insegnato nulla, testoni, non vi hanno fornito i fondamentali per riconoscere in tempo il lupo tedesco.
Per non parlare della Storia che state scoprendo, ahimè, essere l'unica materia utile che andrebbe studiata a scuola ma che purtroppo vi tengono nascosta. Oppure che vi raccontano solo per la parte che fa comodo a loro.
Per esempio io ricordo benissimo la lezione alle medie sulle carriole con i Millionen Mark per andare a fare la spesa nella Repubblica di Weimar "che furono il motivo per il quale arrivò Hitler." Sto parlando dei primi anni '70. Pensa come già stavano preparando bene il lavaggio del cervello sul terribile flagello dell'iperinflazione. La mia prima lezione di Shock Economy; che emozione e che ricordi!
Poi a cinquant'anni scopri che non era vero niente, che non furono le carriole ma la disoccupazione creata da politiche deflazionistiche post Weimariane molto simili a queste dei tecnici bocconiani a favorire l'ascesa del partito nazionalsocialista. 

Torniamo alla destrutturazione del sogno europeo. Qual era uno degli argomenti forti del primo video piddino? Ah già, la pacificazione dell'Europa dopo secoli di guerre, l'ultima delle quali con milioni di morti. Perché voi eravate rimasti alla Seconda, vero? Avevate creduto al marchettone scandinavo del Nobel per la pace?
Ebbene, questa che stiamo vivendo, signori, è la Terza Guerra Mondiale e la terza nata in Europa per colpa della Germania; un fronte della guerra della neoaristocrazia globale del denaro alla classe media  e la prosecuzione della lotta di classe contro le conquiste dei lavoratori, aperto nel continente dal suo braccio armato, il complesso chimico-industriale tedesco. Guerra che potrebbe finire, come sostengono osservatori dall'occhio fino, in una rivoluzione. Perché, come insegna la rivoluzione francese, è quando costringi la borghesia produttiva all'inazione e all'impotenza che essa trova la forza di reagire e le teste cominciano a rotolare.

Perché sarebbe ancora colpa della Germania? Perché averla disarmata militarmente dopo la Seconda Guerra Mondiale non è servito a farle passare il vizio ricorrente di mettersi in testa di dominare i propri vicini. Non è più con la Wermacht che combatte le guerre di conquista ma per mezzo di quel potere industriale che non ha pagato per i crimini commessi durante il nazismo, che è rimasto silente durante la Guerra Fredda e il periodo della post-riunificazione e che ora si sente libero di riprovarci e  rivuole i suoi lavoratori schiavi dei lager, così produttivi e a costo zero.
Se vi avessero fatto studiare il ruolo fondamentale dell'industria tedesca nel sistema concentrazionario nazista non vi stupireste di nulla di ciò che sta accadendo: delle politiche di svalutazione interna sui salari, della compressione della domanda interna, dell'impoverimento della popolazione come metodo, del lavoro come unica redenzione, dei vecchi tedeschi sempre più ridotti in miseria. Arbeit Macht Frei.
L'euro, la moneta unica, è stata il mezzo con il quale la Germania ha intravisto nuovamente il Grande Reich all'orizzonte e purtroppo, visto che ha trovato ancora una volta i suoi volonterosi carnefici e zelanti collaborazionisti negli altri paesi europei, e rifiuta di ascoltare i suoi Schacht, si è ributtata a corpo morto nell'impresa di dominare il continente. Senza ricordare che, ogni volta che ci ha provato, ci si è sempre rotta le corna.

Se è ingiusto generalizzare ed  accusare i tedeschi comuni  di nazismo, ché probabilmente un po' di lezione l'hanno imparata, tuttavia non bisogna avere alcuna pietà dei loro dirigenti politici ed economici e chiamarli con il loro vero nome. Sono dei nazisti e lo stanno dimostrando con la protervia con la quale si rifiutano di aiutare i paesi della periferia in crisi per colpa loro e del loro maledetto surplus, della loro spregiudicatezza e scorrettezza nel voler far ricadere sugli altri le colpe delle loro banche.
Siccome io non credo alla contrapposizione tra paesi virtuosi e paesi non virtuosi, ho il sospetto che questi bastardi vogliano solo mettere le zampe sulla nostra roba.

Stanno uscendo parecchi articoli sulla stampa tedesca dove si auspica che i paesi della periferia in crisi rinuncino alle loro ricchezze nascoste (soprattutto il patrimonio immobiliare) e se ne privino per evitare che a pagare gli aiuti siano i contribuenti tedeschi. Come accadrebbe in una vera area valutaria ottimale con i trasferimenti tra regioni ricche e regioni povere.
Tradotto per noi: cosa ve ne fate della casa di proprietà? Noi non ne abbiamo bisogno perché siamo frugali, non abbiamo il mito del mattone e viviamo in affitto. Vi costringeremo quindi con i nostri trattati capestro tipo Fiscal Compact a svendere le vostre proprietà, perché noi non possiamo e soprattutto non vogliamo continuare a mantenervi.
Capito?  E' il tedesco comune che parla, quello che si accontenta dei 400 euro al mese della riforma Hartz IV e che ci considera mangiapane a tradimento, ma è il caro vecchio capitalista, quello disegnato dalla satira di Weimar come un maiale, che gli suggerisce il concetto nell'orecchio e che nel frattempo sta accumulando, alla faccia del suo concittadino crucco, profitti su profitti con i quali vuole aggiudicarsi all'asta fallimentare il Colosseo e il Partenone.

Sempre per il vizio di aver studiato la storia, non può non ritornare in mente, come atroce metafora, l'opera di sistematica spoliazione dei prigionieri dei lager. Denudati e privati di tutto; con le loro cose, preziose e non, catalogate ed ordinate in modo maniacale in quegli osceni mucchi. Perché nulla venisse sprecato della ricchezza conquistata, perfino gli umani potevano diventare sapone.
"Le confische dei beni delle vittime prevedevano modalità dettagliate per la loro distribuzione; in teoria tutto il bottino era di "proprietà del Reich" e veniva distribuito sotto la direzione del WVHA di Pohl ed in particolare del Amt A (amministrazione) diretto da August Frank. La ripartizione prevedeva che il denaro, i titoli mobiliari, metalli rari, oggetti preziosi, gioielli, perle, oro, denti, fossero inviati alla Reichsbank; i tessuti, vestiario, oggetti vari, biancheria, andavano assegnati al VOMI (Volksdeutsche Mittelstelle, l'organizzazione di aiuto dei tedeschi etnici), i capelli servivano per confezionare calzature di feltro per gli equipaggi degli U-Boot e per i dipendenti delle ferrovie tedesche. I prodotti più scadenti venivano assegnati ai detenuti dei campi di concentramento. La Reichsbank organizzò vasti depositi per raccogliere i beni preziosi raccolti nei centri di sterminio; i proventi dalla vendita di questi beni erano depositati in un conto speciale fittizio intestato a "Max Heiliger", mentre una parte servirono a creare i "fondi Reinhardt" utilizzati dalle SS per finanziare le loro attività industriali." [R.Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa, pp. 1058-1065.]
So che è brutto ricordare queste cose e può farmi accusare di spirito antitedesco ma se non si riconduce il nazismo al suo significato economico, troppo spesso nascosto dal folklore e dalla pretesa ed astratta pura cattiveria fine a sé stessa della sua natura, non si è in grado di capirlo fino in fondo e di spiegarlo come neoplasia del meccanismo di accumulazione capitalistica.
E' il lato oscuro che il capitalismo fa emergere periodicamente dall'animo tedesco, sotto forma di invidia per la proprietà altrui che si traduce in distruttività e infine si ritorce contro di sé a causa del senso di colpa creato durante secoli di pedagogia nera. I tedeschi, quando partono per distruggere gli altri ed appropriarsi delle loro ricchezze, finiscono sempre per autodistruggersi e lo faranno anche stavolta se si farà mancare ancora una volta il sostegno alla loro resistenza interna. Come accadde ai Von Stauffenberg ed ai Bonhoeffer.

In Germania è appena nato un partito antieuro - che i nostri TG collaborazionisti, il Rude Pravo e i vari Völkischer Beobachter nostrani hanno già delegittimato e sminuito assimilandolo al grillismo.
In realtà si tratta di resistenza, appunto, di tedeschi mossi da Eros e non da Thanatos che hanno riconosciuto il vecchio vizio auto ed eterodistruttivo e vogliono provare ad invertire la rotta di una politica economica fallimentare che hanno capito essere nefasta anche per loro e non solo per i "fannulloni" del sud. Se il partito otterrà un certo peso politico alle prossime elezioni, cosa che auspicherei di cuore, potremo avere qualche speranza di ricondurre l'Europa a qualcosa di positivo, qualcosa che assomigli di nuovo a quel famoso sogno.

Fino a quel momento, quelle stelle gialle che commuovono tanto i piddini, cominciano purtroppo solo a ricordare altri sogni-incubi di Lebensraum e, in quanto appartenente a paese ritenuto inferiore, non so voi, ma io la stellina me la sento appuntata sulla giacca ogni giorno di più. Stiamo ebreizzandoci, miei cari, ed è un bene, così capiremo finalmente una volta per tutte che cosa si provava. Stanno venendo a prendere noi per ultimi.

***

(Bugiardino per sdrammatizzare. )

Questo post può provocare:

- sentimento antitedesco
- angoscia di castrazione
- würstelfobia
- conversione al veganismo di stretta osservanza
- nausea e vomito
- misoginia
- crisi psicotiche acute di tipo paranoideo del tipo: "cazzo guardi??"
- depressione, ansia
- prurito alle mani
- sindrome di Tourette e coprolalia
- intolleranza alla musica di Wagner (anche se non è giusto perché il dolce, dolce Richard non ne ha alcuna colpa!)

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