"A sfurtûn-a a l'è 'n belin ch'ù xeua 'ngìu au cû ciû vixín."
(La sfortuna è un "uccello" che vola intorno al culo più vicino). F. De André
Mi concederete, visti i natali genovesi, una variazione bachiana sul concetto di abelinato. Niente di colto o matematico, ma soltanto un arpeggio sull'assonanza linguistica tra belino e Berlino.
Con il termine aberlinati vorrei quindi, with all respect, indicare d'ora in poi i parabolani incaricati dal PUDE di sfanculare gli italiani dall'alto del loro moralismo teutonico sulla cloaca maxima di Facebook o sui freak show serali, senza che nessuno per altro colga mai il profondo razzismo che la Germania rivolge ai suoi malcapitati coinquilini del Sud Europa in questi atti di pura propaganda.
Di uno dei loro massimi esponenti vi offro un esempio assai gustoso qui sopra grazie a Mario che l'ha twittato per noi.
Di uno dei loro massimi esponenti vi offro un esempio assai gustoso qui sopra grazie a Mario che l'ha twittato per noi.
Gli aberlinati sono personaggi che non esitano a mangiare nel piatto nel quale sputano e che, nonostante trovino qualcuno che ogni tanto risponde loro per le rime, in generale si portano appresso i sottoaberlinati o muttiminkia ©, ovvero gli italiani che, ancora una volta accecati dal mito tedesco nonostante le precedenti storiche tranvate, danno loro pure ragione e si offrono volontariamente per essere macellati.
Siete dei lazzaroni, dei mangiapane a ufo, dei sottoprodotti dell'umanità per i quali non ci leveremo mai un würstel di bocca nemmeno doveste crepare di fame, ci dicono gli aberlinati di primo livello e quelli di secondo livello ripetono salivando: "Si, avete ragione, la Germania si che è un paese che cresce, che produce, mica come noi."
Sono perversioni estreme anche queste, mica solo quelle del masochista che sognava di automangiarsi.
Sono perversioni estreme anche queste, mica solo quelle del masochista che sognava di automangiarsi.

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