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sabato 28 dicembre 2013

Le affinità elettive tra sinistra e post-capitalismo elitario


Che Diego Rivera mi perdoni.
C'è una frase che gentilmente non vorrei mai più sentir pronunciare ogni volta che si rimprovera alla sinistra di essere passata dalla parte del peggior post-capitalismo totalitario, tradendo tutti coloro che in vari modi, per coscienza di classe o coscienza infelice borghese l'avevano appoggiata e votata per decenni. La sinistra che, con i suoi meravigliosi automi meccanici, è ora gloriosamente al governo e che Diego Fusaro descrive come: "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd, ossia la parabola di una sinistra passata dalla triade Marx, Gramsci e difesa degli ultimi al patetico pantheon composto da antiberlusconismo rituale, liberalizzazione selvaggia ed europeismo a tutti i costi."

La frase in questione che mi manda in bestia, salivata pavlovianamente dai compagni dalle cinquanta e mila sfumature di rosso, dal piddino rosé al communistacosì è la seguente: "Eeeh, ma quella non è più sinistra." Intendendo, con un trucchetto preso dalla scatola de "Il piccolo dialettico",  che sia stata la Signora Sinistra, un triste giorno, ad essere impazzita e ad avere abbandonato i compagni e che, da qualche parte, non si sa dove, la vera Signora Sinistra (perché quella che ha tradito era solo un sosia, un Doppelgänger) esista ancora, intonsa e pronta ad essere tolta dal cellofan ed usata contro i padroni cattivi. 

No cari, troppo comodo. Io invece credo e temo che quella lì sugli scranni del potere sia proprio la sinistra originale, così ben rappresentata al vertice dal Migliorista. Quella che ha sempre saputo che se non puoi svalutare la moneta allora dovrai svalutare il lavoro ma siccome l'unica critica ed opposizione al capitalismo può essere oggi solo quella geopolitica e degli stati e nazioni, essendo questi argomenti tipicamente borghesi, anzi piccolo-borghesi, idealisti e fascisti... Insomma, avete capito.
Infatti, come diceva Costanzo Preve, la sinistra soffre di "una patologia, di una deformazione della coscienza infelice borghese: quella che consiste nella vergogna di essere piccolo-borghese e di non essere un proletario con le pezze al culo." La sinistra della politicizzazione sfrenata maniacale e manicomiale, il cui militante ha paura della condanna come idealista, piccolo-borghese e fascista che gli deriverebbe dal giudizio negativo di un proletario inesistente, (inesistente perché il proletario vero parla di calcio.)" (Quando si dice conoscere i propri polli. Gustatevela tutta, la conversazione tra Preve e Fusaro, perché è molto, molto interessante). 

Peccato che questo proletario, oltre che inesistente, non sia nemmeno più un proletario ma un orrendo borghese, impoverito e proletarizzato da questo post-capitalismo elitario neoliberista (che anch'esso non è più nemmeno capitalismo ma una neoplasia di esso) formato da Dei autonominatisi che, dopo aver dichiarato morta la storia ed averne invertito il senso di marcia verso modelli preindustriali e tribali, aspirano solo a tornare sull'Olimpo; ai quali non interessa più la volgare produzione delle merci, che lasciano volentieri agli asiatici, ma lanciare fulmini, richiedere sacrifici umani ed interferire a piacimento nella vita dei mortali. Divinità che ogni tanto mandano i loro deus ex machina "a salvare l'Italia dal baratro" e la cui volontà di potenza si esprime non solo creando ricchezza virtuale attraverso la pietra filosofale della finanza e segregandola in poche ristrette mani divine ma soprattutto attraverso il sommo piacere sadico di toglierla a chi già la possiede: i mortali. Ovvero la massa dei borghesi e degli ex proletari ai quali un capitalismo votato alla costruzione e non alla distruzione - qualcuno dice compassionevole perché timoroso della minaccia sovietica - che aspirava addirittura alla "piena occupazione" aveva concesso benessere ed elevazione sociale per decenni del secolo scorso.
Dite alla Signora Sinistra che ha fatto più John Maynard Keynes per la classe operaia che l'operaismo degli anni '70.  E che è grazie alle rivoluzioni fatte da borghesi molto incazzati, da Robespierre a Marx e Lenin, che può ancora indegnamente usurpare il ruolo di paladina degli oppressi.

Ma ai servi piace servire gli dei per poter carpire la propria immagine nei loro specchi mentre li lucidano, e quando servi e dei hanno un nemico comune,  scattano perfino le affinità elettive.
Anzi, ciò che lega la sinistra al neoliberismo è proprio vero amore, seppure del tipo che caratterizza la figura patologica della folie à deux.
Il nemico comune degli dei e dei servi è la borghesia. Ovviamente, se la sinistra avesse coscienza di essere anch'essa parte della borghesia - e dovrebbe capirlo dal fatto che ciò che resta della classe operaia evoluta non si identifica più nella sinistra da un pezzo, perché essa non la riconosce più come orda dickensiana di proletari bisognosi - non si adopererebbe per la sua distruzione. Ma lo abbiamo visto, temono ancora il giudizio del proletario inesistente anzi, per ripicca degli operai che votano Lega, guardano ancora più in basso, al Lumpenproletariat, al vero straccione, al migrante, a tutto il campionario delle minoranze bisognose di essere difese dalle Madame Tojetequeicartelli, a loro insaputa più aristocratiche della Pompadour.
Incapaci di elargire benessere e diritti sociali, perché si sentono finalmente sul punto di distruggere l'odiata borghesia e non capiscono più niente, si illudono di compensare con la cosmesi dei diritti civili l'opera di devastazione economica che ha loro commissionato il neoliberismo, esercitando altresì mirabilmente contro il popolo la tolleranza repressiva (direbbe Marcuse) avuta in dono dai padroni.

Gli dei li lasciano fare. Sono ben contenti che qualcuno faccia per loro il lavoro sporco, prima di essere spazzato via come feccia.
E poi devono molto ai compagni. Quando il comunismo è morto il fondamentalismo del mercato ne ha cannibalizzato il cadavere e ne ha introiettato alcuni dei caratteri. Acquisendo, in tal modo, ancora più forza. Ecco il carattere primitivo del neoliberismo.
In fondo, questo modo di produzione post-capitalistico eurocratico assomiglia molto, non solo al nazismo - mancandone solo per il momento l'elemento eliminatorio su base razziale - ma anche al totalitarismo comunista. Una casta di burocrati di partito blanditi con privilegi esclusivi che governa con il pugno di ferro masse indistinte di lavoratori, privati via via sempre più dei diritti acquisiti, dell'identità nazionale in nome di un fantasmatico internazionalismo e imperialismo continentale e tenuti sotto il tallone di ferro di un'ideologia totalizzante che non ammette alternative e che tende a limitare il diritto alla proprietà privata ai membri della casta.

La sinistra si è venduta al neoliberismo globalizzato perché continua a rinnegare patologicamente la sua parte borghese e il ruolo rivoluzionario della borghesia.
Chi borghese lo è e non se ne vergogna (più) dovrà solo difendersi da questa sinistra che ambisce all'autocannibalismo, e potrà farlo magari ritrovando e rinnovando il proprio spirito rivoluzionario e riscoprendo la versione sana della coscienza infelice borghese. E' questione di sopravvivenza.
Gli altri si meraviglieranno molto quando i loro resti saranno destinati a diventare cibo per i cani degli dei. Il destino dei servi quando non servono più.

mercoledì 6 novembre 2013

Gli aberlinati ©


"A sfurtûn-a a l'è 'n belin ch'ù xeua 'ngìu au cû ciû vixín." 
(La sfortuna è un "uccello" che vola intorno al culo più vicino). F. De André

Mi concederete, visti i natali genovesi, una variazione bachiana sul concetto di abelinato. Niente di colto o matematico, ma soltanto un arpeggio sull'assonanza linguistica tra belino e Berlino.
Con il termine aberlinati vorrei quindi, with all respect, indicare d'ora in poi  i parabolani incaricati dal PUDE di sfanculare gli italiani dall'alto del loro moralismo teutonico sulla cloaca maxima di Facebook o sui freak show serali, senza che nessuno per altro colga mai il profondo razzismo che la Germania rivolge ai suoi malcapitati coinquilini del Sud Europa in questi atti di pura propaganda.
Di uno dei loro massimi esponenti vi offro un esempio assai gustoso qui sopra grazie a Mario che l'ha twittato per noi.

Gli aberlinati sono personaggi che non esitano a mangiare nel piatto nel quale sputano e che, nonostante trovino qualcuno che ogni tanto risponde loro per le rime, in generale  si portano appresso i sottoaberlinati o muttiminkia ©, ovvero gli italiani che, ancora una volta accecati dal mito tedesco nonostante le precedenti storiche tranvate, danno loro pure ragione e si offrono volontariamente per essere macellati. 
Siete dei lazzaroni, dei mangiapane a ufo, dei sottoprodotti dell'umanità per i quali non ci leveremo mai un würstel di bocca nemmeno doveste crepare di fame, ci dicono gli aberlinati di primo livello e quelli di secondo livello ripetono salivando: "Si, avete ragione, la Germania si che è un paese che cresce, che produce, mica come noi."

Sono perversioni estreme anche queste, mica solo quelle del masochista che sognava di automangiarsi.  

domenica 19 maggio 2013

Cerco un paese meridionale, ben industrializzato, disposto a farsi macellare


Ogni giorno sui giornali e in televisione, chi ha avuto il dono, o la disgrazia, di potersi informare, studiare ed aprire gli occhi sui veri motivi dell'attuale situazione economica, si rende conto di come essa sia un'immensa follia, un brutto viaggio lisergico, creato da predatori che ingannano volutamente le proprie prede le quali, questa è la peggiore follia, consapevolmente si offrono come agenti attivi della propria rovina e, quel che è peggio, di quella dei propri inconsapevoli connazionali. 
Stai lì ad ascoltare i deliri sui sacrifici, sullo spread, sulle riforme, sui conti che devono quadrare a costo di sacrificare 26.000 aziende, sui tagli e ormai hai capito che stanno parlando di tagli alla carne viva, di un atto gigantesco di cannibalismo rituale che riguarda l'olocausto di classi intere. La macellazione della classe media. Quella alla quale tu appartieni. Ma loro, aedi di regime e volonterosi alzamanos collaborazionisti, seppure anch'essi già stesi sul tavolo per la dissezione, non lo capiscono, non lo vedono.

Non c'è un solo politico, un solo sindacalista (buoni, quelli), di coloro che dovrebbero difendere la propria classe di appartenenza, che abbia capito veramente l'inganno, che stia facendo qualcosa per salvarci. Eppure come avvertimento ci sono stati i freddi sicari sociopatici perfettamente consapevoli del loro ruolo e che, una volta eseguito il compito assegnato, sono tornati nell'ombra alla quale appartengono. 
Quelli che ci governano ora, i giovani Hansel e Gretel che sgranocchiano felici la casa di panforte e si inzeppano di marzapane, non hanno ancora capito che tra un po' finiranno nella gabbia per l'ingrasso. Allargata abbastanza per contenere per intero questo bel paese succulento. Ma no, che sciocchezza, vi dicono, alle brutte, capitasse veramente qualcosa di male, loro sono in grado di far ragionare la strega, che credete?

Ho pensato a volte che quella dei politici fosse solo complicità. Complicità comprata con zecchini sonanti e sicuramente è così. Ma, visto che nemmeno loro si salveranno, una volta che non serviranno più, come la serva, mi sto  convincendo che la loro è proprio idiozia, ne sono ormai certa. Siamo in mano a degli idioti. Dei fottuti maledettissimi idioti.

Gli scrivani di regime, poi.  Sentite cosa scrive Scalfari oggi nel suo editoriale su Repubblica:
"La moneta unica europea è stata una riforma rivoluzionaria: ha reso impossibili le svalutazioni delle monete nazionali come strumento di competitività, ha unificato il tasso del cambio estero per una popolazione di oltre 300 milioni di persone, ha consentito un mercato libero per le persone, le merci e i capitali." (fonte)
Più avanti l'attonito direttore, economista immaginario, però si domanda:
"Quanto all'Europa, versa anch'essa in condizioni che dire drammatiche è dir poco: una marea di disoccupati, una recessione che ha colpito quasi tutti i Paesi che la compongono, una politica economica profondamente sbagliata, una politica bancaria in fase di stallo, una lentezza decisionale che aggrava i malanni e vanifica le incerte terapie."
L'ottusità ideologica e l'obbedienza di partito, perché queste belle cose le ha fatte e le sta facendo la sinistra, e soprattutto la dissonanza cognitiva, direbbe Festinger, impediscono al vecchio di collegare le cose, di mettere assieme i pezzi del puzzle per ottenere l'immagine completa. E' così difficile per Scalfari capire che è stata proprio la moneta unica a causare la devastazione che descrive? 
Ma il vecchio è tranquillo perché, continuando sempre nel suo delirio confabulatorio, scrive che  adesso Hollande (un altro sinistro dal doppio significato) si adopererà per fare finalmente la vera unione europea, quella politica. Il nostro amico amerikano Luttwak direbbe: "Tra quindici anni mentre nel frattempo il disoccupato muore".
Un'Europa a guida tedesca, suppongo, e magari con un bel revival del lavoro coatto. Tanto, cacciata l'orrida callipigia, vinceranno i crucchi buoni, quelli che possiamo uscire dall'euro basta che i debiti continuiamo a pagarli in euro. La gabbia per l'ingrasso, appunto.

La nostra tragedia è questa. Un potere elitario sadico che manovra burattini masochisti disposti a tutto pur di soddisfare il padrone e che hanno sviluppato l'estrema perversione masochistica dell'autodivoramento. Un girotondo di follia che nessuno sembra in grado di fermare. 
Nemmeno Pasolini nel suo Salò, preconizzando un futuro atroce di dominatori e dominati, aveva immaginato che le vittime, nella realtà futura, sarebbero state più che consenzienti. 


Nel 2000 Armin Miewes, un tecnico informatico di Rothemburg, Germania, pubblicò il seguente annuncio su un canale internet riservato ai cultori del cannibalismo: "Cerco un giovane ragazzo, ben fatto, tra i 18 e i 30 anni, che voglia farsi macellare". 
Un anno dopo Bernd Juergen Brandes, un ingegnere elettrotecnico di Berlino, gli rispose: "Mi offro a te e ti permetterò di cenare con il mio corpo vivente. Non una macellazione, si tratterà di una cena."
Lo fecero davvero, agendo un delirio sadomasochistico al di là di ogni immaginazione, in uno degli episodi di cronaca nera più sconvolgenti mai accaduti.
Il primo processo a Miewes terminò con l'incredibile condanna a otto anni, perché la giuria, visto che la vittima era consenziente, considerò il crimine alla stregua di un suicidio assistito e in Germania al tempo non esisteva una legislazione che punisse il cannibalismo. In appello, anche grazie al clamore mediatico attorno alla vicenda, Miewes fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all'ergastolo.

martedì 4 ottobre 2011

La bocca sollevò dal fiero pasto


Non so se avete visto l'ultimo video di Beppe Grillo e fatto caso all'impressionante annuncio finale. Se una trentina di grillini entreranno in Parlamento alle prossime elezioni non si limiteranno a fare il culo agli altri politici, ma si mangeranno pure i loro cervelli. Interi congressi di neurologia saranno sobbalzati sulla sedia.
A parte che con quello della Gelmini non ci si sdigiuna, ma lo sa Beppe che cibarsi di cervello umano è pericolosissimo perché è altissimo il rischio di contrarre la malattia del prione, il Kuru? Una malattia terribile che fa uscire pazzi e ridere senza motivo e alla fine ci riduce come le povere mucche inglesi di qualche anno fa? 
Per carità ci ripensi, prima di scatenare un'epidemia di Morbo del Grillo Pazzo. Con Sacconi che ne approfitterebbe subito per inocularci uno dei suoi vaccini.

mercoledì 2 febbraio 2011

Come sono buoni i nani

Chi passasse in questi giorni da Arcore vedrebbe un tale affollamento di avvoltoi e sciacalli da domandarsi come mai non vi sia  il coprifuoco e l'esercito che spara a vista. 
I berlusconidi rettiliani stanno passando alla fase finale del cannibalismo rituale, allo spolpamento controllato del duce, pezzo per pezzo. E' un delirio antropofagico da mondo movie, dove tutti si affollano attorno al nano ancora vivo per strappargli un orecchio (diecimila) un brandello di culatello flaccido (cinquemila), una coratella (bonifico infruttifero) o un arto intero (centocinquantamila). Prima che il vecchio schiatti o fallisca bisogna arraffare il più possibile.  

Non è il popolo inferocito ed affamato che fa la rivoluzion, sono i suoi più stretti collaboratori, le sue addette alla pompetta, perfino gli amici che si dividono di nascosto la merenda a metà o quelli che vedono improvvisamente le quotazioni delle loro chiappette raggiungere vette da Gronchi rosa perchè il loro voto potrebbe essere fondamentale per la salvezza del flaccido e allora si precipitano ad abbuffarsi come alle inaugurazioni delle mostre, dove si mangia gratis. 

In questo Cannibal Holocaust reloaded non poteva mancare, per un curioso scherzo del destino, Luca Barbareschi, già immortale protagonista dello storico cult movie. Anche lui è stato ad Arcore, a vedere se era rimasta qualche costola da rosicchiare, un ginocchio da bollire per un ottimo brodo o un bel fegato da accomodare con le fave. Oppure no, Barbareschi è vegetariano, fedelissimo di Fini e stiamo solo, come al solito, pensando male, condizionati dal ricordo di filmacci malsani?

Barbareschi fa fuori il maiale nel primo "Cannibal Holocaust". Cosa combinerà nel seguito che uscirà lunedì?

domenica 23 dicembre 2007

Scusate, ho un dietologo per cena

Ultimo post cattivo prima della pausa di bontà natalizia.

Dovete sapere che da un anno e mezzo sono a dieta per perdere una decina di chili in più soprattutto dove a Paperino finisce la giacchetta e cominciano le piume bianche.
Visto che il sovrappeso era anche dovuto agli effetti collaterali di una cura a base di prednisone, andai da un dietologo perchè mi parve la cosa più sensata.
Visita, pesata come i pugili prima dell'incontro, palpatina agli addominali e poi intervista sulle mie abitudini alimentari. Dieta personalizzata, 1700 calorie giornaliere, "non si patisce la fame, stia tranquilla".
Però a pranzo dovevo mangiare solo pasta, verdura e ben 200 grammi di frutta e la sera solo carne o pesce, con la solita verdura cotta o cruda e gli inesorabili 200 grammi di frutta. Il mio adorato formaggio (in una vita precedente devo essere stata un topo) solo due volte la settimana. Dolci neanche a parlarne. Solo una merendina o uno yogurt a metà pomeriggio. Grazie, sono 100 euro.

All'inizio c'è l'entusiasmo, poi è luglio e il caldo toglie per fortuna l'appetito. Inizio la mia dieta e perdo i miei 1,5 chili al mese fino a settembre. Dopo la prima visita da 100 euro sono previste le visite di controllo, per fortuna solo da 50.
Continuo a perdere peso ma, a poco a poco, anche entusiasmo. Faccio sempre più fatica ad attenermi alle regole. Forse avevano ragione a dirmi che iniziare una dieta appena dopo aver smesso di fumare era troppo per un essere umano.

Quest'anno, nelle due ultime visite di controllo, a luglio e ottobre (finora ne ho fatte sei in tutto), non solo non sono più calata ma sto riacquistando peso.
La cosa che mi fa più innervosire è che ogni volta vengo rimproverata di non fare movimento. I quattro chilometri (e a volte otto) che mi pedalo in bicicletta ogni giorno, i lavori di casa compresi quelli più pesanti che sbrigo ogni giorno, secondo lui non contano. Per lui dovrei camminare, andare a spasso. Una bella fava.

Mi sento demoralizzata e ogni cosa che mangio mi fa sentire in colpa ma allo stesso tempo vivo la trasgressione come atto rivoluzionario. Sto cominciando ad essere seriamente ossessionata dal cibo, dalla dieta e dal senso di colpa per non riuscire a dimagrire. Penso con ansia alla prossima visita. Mi mangio un cioccolatino e penso: "tiè, alla facciaccia tua!"
Per me il cibo è uno dei piaceri della vita. In questi mesi è stato anche il mio Prozac. Se il cibo non ti dà vibrazioni positive può essere una tortura. Non so se, con il mio passato di disturbi dell'alimentazione, questo mio attuale atteggiamento sia una cosa tanto positiva.
Chiedo consiglio a voi che mi leggete, soprattutto se siete esperti. Quella dieta è scientificamente impeccabile e sono io che sono un'animalaccio indomabile, pazzo e cocciuto, oppure avete qualche dubbio anche voi?

Lo ammetto, con i medici ho sempre dei grossi problemi di transfert negativo. Ho sognato di incontrare un neurologo che mi aveva sbagliato la diagnosi in un tunnel buio assieme ai miei drughi per fargli assaggiare un po' di nodoso randello.
Questo, il dietologo, mi fa pensare al famoso piatto di fave con un buon chianti del dottor Hannibal Lecter. Sta diventando un po' il mio dr. Chilton.

Ma no, va, state tranquilli. Che ne dite se la prossima volta, invece di mangiarmelo, lo mando semplicemente affanculo?

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