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giovedì 1 gennaio 2015

Eurocomunisti


Finalmente. Qualcuno doveva pur farlo e io volentieri rilancio, perché quale giorno migliore del primo dell'anno per gettare una bella secchiata di acqua gelida in faccia a chi ancora dorme dopo i bagordi del trentun dicembre, sognando naturalmente gli Stati Uniti d'Europa Che Non Ci Sono?
Occhio ragazzi che oggi tocchiamo un altare bello grosso, un altarone, altro che altarino. Lo faccio per ricordare che in fondo il nostro amatissimo quasi ex presidente, pet communist dei triocchiuti come Kissinger, non si è svegliato così improvvisamente una mattina e bella ciao, ma il suo pensiero risponde ad una logica precisa che incarna perfettamente la parabola del partito comunista italiano: dalle stalle alle stelle e per aspera ad Aspen. Quindi non bisogna nemmeno avercela tanto e solo con lui perché è sempre stato un comunista "di destra".

Scrive Alberto Bagnai, e cito per intero la pagina 227 di "L'Italia può farcela" (il Saggiatore, 2014)
"Di Berlinguer (Enrico) tutti ricordano la tragica fine, ma non tutti ricordano l'elogio dell'austerità, che nel 1977 vedeva come una "occasione per trasformare l'Italia". Un elogio che ovviamente va calato nel contesto, che noi vediamo col senno di poi, che andrebbe interpretato secondo la solita causa del de mortuis nihil nisi bonum, che forse era un tentativo, magari tatticamente corretto (ma comunicativamente e strategicamente coronato da insuccesso), di proporre un modello alternativo a quello capitalistico, ma che nei fatti, in parole povere, implicava una richiesta di moderazione salariale (seppure per nobili fini e come parte di un nobile disegno), proprio nell'anno di maggiore avanzata del PCI. Dall'anno successivo la quota salari sarebbe scesa, e tre anni dopo la crescita dei salari reali si sarebbe arrestata. I tanti tentativi di esegesi del famoso discorso dell'Eliseo (uno fra tutti: Ciofi, 2014) dovrebbero, per completezza di informazione, essere corredati dalla Figura 21 di questo libro [a pag. 142, ndr], così, tanto per capire di cosa si stia parlando. Alla frase "l'austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo" vorrei opporre la serena constatazione del fatto che, come stiamo vedendo in questo capitolo, il sistema, nella "crisi strutturale e di fondo" ci sarebbe entrato proprio grazie alla mistica dell'austerità, della moderazione, ovviamente quella dei poveracci come me e te, caro lettore, certo non quella  delle simpatiche élite. Di questa mistica Berlinguer e Monti - sia pure in modi, tempi e luoghi diversi (ma non troppo), e con intenti ancor più diversi - hanno oggettivamente contribuito a creare il frame, il meccanismo comunicativo che la rendette socialmente accettabile a chi poi ne è stato vittima. A posteriori, mi pare difficile  negare che il discorso di Berlinguer del 1977 sia il primo anello di una lunga catena in fondo alla quale troviamo l'ode a Monti liberatore, declamata in prima pagina dell'Unità il 13 novembre 2011. Liberi, ovviamente di pensarla in modo diverso: ma ricordatevi che l'elettore ex comunista medio ha acclamato il liberatore Monti perché lo trovava "presentabile" per il suo aspetto austero. Aveva un aspetto austero anche Berlinguer, o per lo meno così lo ricordo io."
Posso confermare. Dio solo sa quanto mi costi ammetterlo ma il frame funzionò perfettamente, in quel novembre 2011, anche sulla sottoscritta. Ricordo di aver pensato qualcosa come "almeno è arrivata una destra presentabile" o giù di lì, al posto di quella alla puttanesca del bieco utilizzatore finale di povere ragazze migranti che ci aveva fatto vergognare per tutta l'estate di fronte a questo ipertrofico Super-Io europeo giudicante che ridacchiava di noi. Per fortuna la concomitanza del caso Strauss-Kahn con quello di Ruby mi era parsa sospetta, Monti mi si rivelò ben presto losco e di lì a poco avrei fatto anche il salto quantico dal rag. Spinelli agli Spinelli padri fondatori ed al sogno-incubo europeo.  Ma questo non interessa a nessuno. Torniamo al brano citato.

L'austerità personale di Berlinguer, che anch'io ricordo bene e che era vista positivamente nell'ambiente altoborghese che frequentavo perché segno inequivocabile delle sue origini nobili e garanzia di serietà, di comunista accettabile insomma, finì per significare anche un'altra cosa e la morte da sacerdote laico offerto in sacrificio sull'altare della difesa del proletariato avrebbe aggiunto una componente mistica alla percezione, alla Gestalt: l'austerità incarnava la moralità della sinistra che, all'interno del frame della questione morale (in realtà, come vedremo, moralismo) stabiliva il principio del bravapersonismo  di default dell'uomo politico comunista, dalla variante "mi su de quei che parlen no" alla Primo Greganti, fino al postpepponismo emiliano variante Prodi, Bersani e Poletti. Uomini che il famoso elettore ex comunista medio pensa non farebbero male a una mosca e per le quali metterebbe altro che la mano sul fuoco. 
In questo senso Matteo Renzi, con la sua faccia da Lucignolo anche se con l'aria un po' bischera a diluirne omeopaticamente la birbantaggine, è già il superamento di questo frame, è il testimonial di una sinistra ormai passata del tutto al lato oscuro che può permettersi di cominciare a mostrare il suo vero volto, che è così ben rappresentato fin dagli anni duemila dal sorriso quasi da Joker di Gotham City di Tony Blair.

Diciamo che il "cambiare l'Italia" di Berlinguer potrebbe quindi non essere molto diverso da quello di Matteo Renzi, anche se quest'ultimo ha sicuramente meno signorilità nel porgere il concetto e allora l'odioso mantra delle riforme non era ancora stato implementato. 
Se ripensiamo al governo di unità nazionale del 1978, al quale il rapimento e l'assassinio di Moro sembrò opporsi con la violenza del terrorismo e su mandato di interessi atlantici, dobbiamo supporre in realtà che, proprio a causa di quel sacrificio umano, non fu altro che la madre di tutte le larghe intese e servì a cementare per sempre l'Italia nello schema del gioco democratico bipolare dell'alternanza tra un partito di destra e uno di estrema destra (cit. Gore Vidal). Quello si rappresentante gli interessi delle élite sovranazionali in marcia verso la vittoria dall'alto della lotta di classe.
Non a caso non vi fu mai più tanta risolutezza e decisionismo al potere come nei giorni del partito della fermezza, formato da Partito Comunista e Democrazia Cristiana. Non a caso chi si opponeva al sacrificio di Moro allora era solamente il Partito Socialista, ovvero la forza politica che sarebbe stata spazzata via, assieme ad una visione socialdemocratica e keynesiana dell'economia e progressivamente a pezzi sempre più importanti di sovranità politica, istituzionale e monetaria nazionale, dalla furia di Tangentopoli che spianava la strada al bipartitismo fasullo in appalto all'industria della politica spettacolo ed alle arti della propaganda. Propaganda che per i vent'anni successivi, grazie ad una vera e propria macchina da guerra mediatica, avrebbe imbastito la pantomima della finta lotta tra Berlusconi e i comunisti da una parte e le bravepersone contro Berlusconi dall'altra. L'anticomunismo in assenza di comunismo vs. l'antiberlusconismo rituale.

La datazione al radiocarbonio del tradimento della sinistra e del suo passaggio in blocco agli interessi delle élite, perché mi pare si possa dire sapessero bene cosa stavano facendo, ci porta quindi ai tempi della Terza Via ed all'inquietante, con il senno di poi, concetto di eurocomunismo?
Il fil rouge che Bagnai stende tra Berlinguer e Monti, pur facendo belare di dolore e rabbia, immagino, gli innocenti agnellini della sinistra dura e pura, sembra indicarlo. Io ho dubbi anche su Togliatti, per via di tutti quegli armadi della vergogna, ma visto che parliamo dei tempi più recenti che hanno condotto, per le decisioni che furono prese allora, dal "divorzio" e dalle privatizzazioni al vincolismo, fino al club privé BSDM dell'eurozona ed alla catastrofe attuale, possiamo fermarci agli anni settanta, che sono proprio l'inizio della sperimentazione mondiale di quella shock economy che è tutt'ora l'arma vincente dell'ultracapitalismo.
La pistola fumante del tradimento è l'accettazione fin dagli anni settanta del principio dell'austerità (da imporre alle classi subalterne, s'intende) che, al di là dell'impronta decrescitista malinconica berlingueriana, visto che è imposta dall'alto, non potrà che tradursi, nelle mani dei sicari del mercantilismo e dell'ultraliberismo, nella famosa durezza del vivere del genero di Spinelli: nella contrazione dei salari, nella rinuncia alla scala mobile ed al via libera alla precarizzazione del mercato del lavoro. Dalle varie riforme Treu al Jobs Act, che ormai non parla più nemmeno italiano, tanto per essere chiari chi comanderà a breve. Tutte riforme che sono state volute dalla sinistra e certamente non ostacolate dai sindacati, se non a parole e a colpi di torpedoni e bandiere rosse da portare a Roma.

"Se non puoi svalutare la moneta sei costretto a svalutare i salari". Qualcuno di loro comincia a svegliarsi nel mezzo della fase REM in preda all'incubo. Fassina, per esempio. Lui ha capito, ora si tratta di farlo capire al famoso elettore ex comunista. Al quale perfino la massoneria ormai va dicendo apertamente che "va imputato alla principale forza politica della sinistra italiana, prima di non essersi convertita per tempo al socialismo democratico e libertario [...] allorchè Berlinguer & Company continuarono a gingillarsi in fumose prospettive anticapitaliste, anticonsumiste ed eurocomuniste [...] poi di essersi frettolosamente e maggioritariamente convertita, nelle sue transizioni da Pci a Pds Ds e Pd a una visione del capitalismo sostanzialmente neoliberistica." (Magaldi, 2014).

Si potrebbe aggiungere inoltre che la questione morale, cavallo di battaglia dell'era berlingueriana, non a caso titolo di una celebre intervista di Ugenio nostro al Segretario, con la sua demonizzazione dei partiti e della politica e, in sottofondo, autorivendicazione pelosa di bravapersonismo contro la corruzione di altri, e con il penitenziagite guarda caso rivolto a coloro che difendevano il ruolo dello Stato come controllore e rappresentante dell'interesse collettivo contrapposto al proprio eccezionalismo, ha finito per condurci, ed in perfetto orario, all'attuale politica fatta da nominati ed alzamanos, sempre meno portatori di ideali e sempre più di interessi lobbistici. Appunto al Mario Monti in missione per conto di Goldman Sachs, per giunta latore delle missive con i compiti a casa di Maestra Angela Merkel ai piccoli discoli italiani.

De mortuis nihil nisi bonum si, ma quel che è giusto è giusto e che si sappia.

lunedì 11 novembre 2013

Il piddinismo in un solo paese


Oggi ricorrono due anni dal golpe euro-presidenziale che detronizzò il Papi Re e ci consegnò nelle mani dei serial killer bocconiani, saporito assaggio della dittatura del modernariato, ovverosia il regime del PD e del piddinismo in un solo paese, la cui incarnazione proiettata nel futuro è il mostrino di Firenze fondatore di Bischerology. La shock economy all'italiana.

Confesso che rileggere i miei post di quel novembre 2011 mi causa una notevole dose di vergogna, per la dabbenaggine dimostrata nel considerare la cacciata di B. come la soluzione di tutti i problemi italiani, per tacer del plauso manifestato all'arrivo dei bocconiani, scambiati addirittura per destra liberale. Non voglio giustificarmi perché sono ingiustificabile, ma anche i nativi americani, quando videro i velieri all'orizzonte, scambiarono i conquistadores per dei. 
Una cantonata solenne dovuta in parti uguali al vizio di aver creduto per una vita alla Sinistra e alla mia ignoranza in economia. Ora capisco perché a scuola ai ragazzi non ne insegnino almeno i rudimenti macro. Perché il popolo è meglio non sappia e si faccia guidare dalle Fassine.

Appena i velieri sbarcarono e vedemmo le alabarde e le armature capimmo che il loro interesse era per il nostro oro. Maturammo il sospetto che la spremitura a freddo dei contribuenti italiani ad opera del frantoio Monti servisse più ad oliare le banche, interne e soprattutto estere, detentrici del famigerato debito pubblico, in realtà privato (cose che capisci, appunto, solo se studi i famosi rudimenti).
Giorno dopo giorno scoprimmo che il default imminente, sotto forma di suggestivo baratro, era una scusa; che il "non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi a fine anno" come giustificativo del cambio di governo senza passare democraticamente per le urne, anzi calpestandone il risultato precedente, era una fola, che lo spread era l'arma propagandistica giusta per un popolo di ignobili creduloni e che infine Monti era solo l'apripista di qualcosa se possibile peggiore del ventennio v. 2.0. Non che la crisi globale non ci fosse, ci mancherebbe, ma serviva, come la famosa serva di Totò; e lo sapevano, l'avevano sempre saputo che sarebbe servita ad instaurare una nuova forma di governo.

Un regime, questo, che rappresenta il trionfo della creatura mostruosa nata dal matrimonio tra democrazia cristiana e partito comunista. Una cosa al cui confronto l'Anticristo è un bravo ragazzo. Regime che è capace perfino di frantumare una destra che pareva indistruttibile, di inghiottire qualunque opposizione per farsi nebbia tossica che tutto pervade e tutto offusca e che rappresenta il definitivo politicidio di una nazione.
Ci hanno concesso magnanimamente di rivotare a febbraio 2013 non per spirito democratico ma per confermare la solita casta cialtrona di avventizi comperati un tanto al chilo affinché popolassero partiti ormai unificati sotto l'unica bandiera del regime taglia unica. Si, abbiamo rotto loro qualche ovino di quaglia nel paniere con Grillo ma la frittata l'hanno potuta fare lo stesso. Un unicum di finta maggioranza e finta opposizione senza più il disturbo dell'alternanza.

A distanza di due anni dall'eurogolpe, la politica è un informe massa di materia inerte che ci soffoca e lo stato generale dell'economia italiana non è, per altro, per nulla migliorato, anzi.  E questo perché la crisi sistemica, come fenomenale opportunità, ha permesso agli oncologi, ai servi della shock economy, di inocularci il cancro assieme alla chemioterapia. Il notorio risultato di politiche economiche pro-cicliche applicate ad una nazione in recessione, come insegnano i rudimenti.
Le coperte infette portate dai conquistadores, insomma.

Non si contano più le PMI chiuse e il paese viaggia spedito sul binario della deindustrializzazione senza che il settore dei servizi riesca a subentrare riconvertendo i mezzi di produzione. 
Il settore pubblico è sotto la stretta dei tagli alla spesa; la domanda interna è praticamente agonizzante, con la gente che non spende per paura di non avere domani i soldi per curarsi, visto come gli occhi iniettati di sangue della shock economy stanno guatando la sanità pubblica. 
La disoccupazione dilaga come effetto del controllo psicotico dell'inflazione, la recessione di fatto provoca sfiducia, depressione e incertezza. Le banche non concedono il credito al privato ed all'impresa. La pressione fiscale ha raggiunto valori reali prossimi al 70%.
Il mercato immobiliare è paralizzato dal collo in giù, la proprietà privata e pubblica è a rischio asta giudiziaria e ci tocca pure il corralito strisciante della limitazione del contante, giustificato dalla balla spaziale della lotta all'evasione. 
Non si fermeranno finché non avranno prosciugato tutte le nostre ricchezze per consegnarle ai finti amici europei mentre loro nel frattempo si saranno arricchiti ed avranno messo in sicurezza la loro numerosa figliolanza parassitaria. Questo è il loro internazionalismo, non più proletario ma elitario. Pidocchi che si illudono di far parte della classe dominante perché infestano le cucce dei suoi cani da compagnia.

Non contenti di stare distruggendo un popolo e una nazione per la loro infame vocazione al tradimento, insultano la nostra intelligenza promettendo riprese e ricrescite che non verranno, né l'anno prossimo né mai, se continuerà l'applicazione della chemio-austerità.
Perché da questo impasse si esce solo rovesciando come un calzino la politica economica come ci viene suggerito da menti non piddine, invertendo la rotta finora tenuta ed inventandosi un nuovo modello, non basato su un generico neokeynesismo ma sulla sintesi di un secolo di successi ed errori macroeconomici, per ripetere i primi ed evitare i secondi. Cercando di far cessare questa guerra tra ricchi e poveri che non potrà che finire in un massacro epocale se non la fermiamo in tempo.

Non saranno questi politici di regime a portarci fuori dalle secche della recessione. Occorrono soggetti nuovi ma che parlino chiaro e la smettano di praticare l'ambiguità di un'alternativa solo di facciata. Un'entità politica che spazzi via il liberismo selvaggio, l'europeismo peloso, la sudditanza economica e monetaria, insomma il capitalismo assoluto, e si faccia promotore di un una nuova frontiera, un new deal al di sopra delle ideologie che non può che partire dall'uscita dai trattati capestro impostici dal mercantilismo tedesco, dall'euro e perfino da questa Europa fasulla. A salvarci sarà un'arca dove non dovremo aver paura di dividere il posto a fianco con chi non avremmo mai pensato di potere o dovere condividere un'avventura.

Dai fautori di questo regime non dobbiamo attenderci alcun ripensamento. Potrebbe esserci qualcuno che, all'ultimo momento, "l'aveva sempre detto", ovviamente, ma ora che i piddini governano, ed è un trionfo che attendevano da una vita, ora che hanno trasformato la TV da tette&culi in un interminabile dibbattito non stop sulle loro paturnie partitiche, come se ad un popolo sofferente di guerra e depressione fregasse de iRrenzi e dei suoi sparring partners e delle cosmiche nullità cocchiere che pullulano su quel partito di merda, ora che hanno agguantato il potere, insomma, non lo molleranno più se non per salire sulla carretta per Place de la Concorde. Perché il piddinismo in un solo paese dovrà infine piegarsi alle esigenze dell'internazionalismo elitario e farsi shock economy permanente, altro che all'italiana.
Ma è meglio così, Berlusconi è stato un vaccino troppo fiacco per gli italiani, fatto com'era di principi inattivati, e difatti non ha mai attecchito. Questo regime, sintetizzato dall'ibridazione di due specie vive potrà solo ucciderci o immunizzarci per sempre. I primi anticorpi cominciano a vedersi. Propendo per la seconda ipotesi.

giovedì 28 marzo 2013

La tecnica dell'esplosione del sistema con cinque colpi di stelle


Sottotitolo: La tragedia di due uomini ridicoli

Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.

Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S  - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.

Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?" 
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".


Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.

Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.


Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Monti che aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Monti ha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.

Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.

venerdì 22 febbraio 2013

Perché lo faccio


Lo faccio per Napolitano che, il giorno dopo il voto, toh! va in Germania. Spero ad incontrare una Merkel assai incazzata per i risultati. Perché a lei il voto italiano interessa, eccome se interessa.
Lo faccio per lo spietato e sociopatico Monti e i suoi ministri, per le sue riforme che spero cadano per terra e gli rimbalzino dove sapete voi sotto forma di enorme schwanzstuck. Anch'esso tedesco, che gli piace tanto.
Lo faccio per il grigio apparatchik fallito Bersani che, in una piazza Plebiscito dove tra un manifestante e l'altro potevano correre dei bimbi in triciclo, e in un atmosfera di infinita tristezza piddina, dove nemmeno le bandiere ci credevano, ha detto ancora che con Grillo si andrà fuori dalla democrazia. Con il MES e il pareggio di bilancio invece no.
Lo faccio per Renzi che chiede il voto utile grillino per parare il culo a chi l'ha trombato alle primarie. 
Lo faccio per Vendola, che si mette con Bersani facendo finta di non sapere quali trattati capestro ha promesso di rispettare per entrare a far parte del fogno europeo.
Lo faccio per Ingroia che ha solo riassemblato dei pezzi di una sinistra che non sta assieme nemmeno per miracolo e che non ha avuto il coraggio di un vero rinnovamento.

Lo faccio per B., per la sua faccia da morto in camera ardente che ancora non sa di esserlo, per le sue oscene bugie da ricco senza vergogna che illudono i fessi poveri che lo votano. 
Lo faccio per il pensionato che ha fatto la fila con la sua lettera in mano e al quale mi rivolgo: mi raccomando, domenica rivotalo!
Lo faccio per la Lega, per il suo spirito rivoluzionario venduto al miglior offerente per un piatto di cassoeula.
Lo faccio per Casini e per tutti i democristiani ancora in circolazione, compresi quelli che impestano gli altri partiti, come l'arrogante nostra dipendente Rosy Bindi.
Lo faccio per Giannino, anzi per le sue giacche. E poi per gli altri economisti liberalcicisbei del suo movimento che non conoscono nemmeno il cambio esatto dell'euro.
Lo faccio per Fini, per la sua incapacità di creare una vera destra moderna. Uno che quando ne ha avuta la possibilità, si è fatto frenare dal DNA.
Lo faccio per Crosetto e Meloni, anche loro vittime del loro DNA.
Lo faccio per i radicali che, se dio vuole, spariranno nello zerovirgola che si meritano dopo averla data a tutti.

Lo faccio per quelli che hanno più paura di Casaleggio che dei Casalesi.
Lo faccio per l'intera classe politica italiana, soprattutto per coloro che ho votato in passato e che con il mio voto ci si sono nettati e ora lo pretenderebbero di nuovo in nome del voto utile a continuare a fregarmi.
Lo faccio per i giornalisti e i massmediologi che credono ancora nel potere assoluto della televisione e non riescono più ad interpretare cosa sta succedendo veramente tra la gente.
Lo faccio per tutti questi esseri inutili e dannosi affinché si prendano la sbadilata in fronte. Lo faccio come atto rivoluzionario. Di protesta ma anche di infinita rottura di coglioni. Faccio qualcosa assieme al mio popolo, fosse l'ultima cosa folle che faccio nella vita. Non mi interessa se è la scelta giusta. Viste le proposte alternative, credo non si possa fare altrimenti e dovranno pur tenerne conto. 
Voto Movimento 5 Stelle. E se anche loro ci deluderanno allora sarà rivoluzione davvero.


P.S. Prima di starmi zitta fino ad urne riaperte, qualche consiglio pratico. Se non ve la sentite di votare nessuno di questi cialtroni e nemmeno vi fidate del corrusco Casaleggio, almeno non votate scheda bianca perché è materia prima per i brogli. Piuttosto annullate la scheda scrivendoci sopra un bel pensiero poetico oppure fate verbalizzare la vostra intenzione di non votare rifiutando e facendo annullare la scheda. 
Però, già che siete lì, perché non pensare alla faccia del vostro politico preferito in senso negativo, - ne avrete uno? - quando leggerà i risultati martedì?  Quando vi ricapita? Pensateci.

giovedì 21 febbraio 2013

L'uno e trino


L'altra sera su La7 purpurea di Cairo, nel programma di Mentana "Bersaglio mobile" (che titolo da cecchino) ho visto un attore interpretare tre politici diversi o tre attori diversi interpretare lo stesso politico. Mi riferisco all'intervista separata in casa a Bersani, B. e Monti, i tre candidati mainstream a queste elezioni politiche fuori stagione, espressione della volontà del grande occhio di Euron. 
Sono riuscita a seguire parzialmente i deliri di Bersani e B. ma, sul finire di B. mi sono addormentata e mi sono risvegliata solo sul finale di trasmissione con la vocetta di HAL9000 che ripeteva i suoi proclami filotedeschi.
L'impressione generale è stata quella di aver assistito ad una visita psichiatrica a tre pazienti e di aver ascoltato con un misto di sconcerto e pena i loro deliri. 
L'anziano con i dané che molesta altri anziani inviando loro lettere ricattatorie, l'altro che si esprime con una pittoresca e paesana insalata di parole e molesta altri anziani nel bar del circolo, per imitare l'altro, promettendo loro di togliergli il ticket (ci sarebbe da scrivere un intero pezzo solo su questo poveruomo che ha perso completamente il contatto con la realtà del suo paese). 
Infine quello che, tolto dal suo ambiente ad atmosfera controllata e messo in un altro ruolo troppo impegnativo per lui, non ha retto al burn-out e ora sbarella di delirio di onnipotenza peggio di Norma Desmond sul set di DeMille, millantando crediti dai mercati, dagli altri statisti europei e permettendosi perfino di dire agli elettori italiani che "la Merkel non approverebbe un governo di sinistra nell'anno delle sue elezioni". 

Se il Ph. D. Mentana voleva farci capire meglio con chi abbiamo a che fare prima del voto ci è riuscito in pieno e lo ringrazio per il contributo alla decisione di tanti italiani di guardarsi bene dal votare questi figuri. 
Sono tre pazzi e pure pericolosi perché da queste elezioni hanno tutto da perdere e cercano di annaspare per non finire nelle sabbie mobili dei loro reciproci fallimenti personali e di partito aggrappandosi alle nostre giacche e tirandoci giù con loro. Noi invece, come direbbe un economista tedesco senza il master a Chicago ma bravino lo stesso, da questo voto abbiamo da perdere solo le nostre catene e saremo ben lieti di sfuggirgli.
Questa entità elettorale una e trina è un bel bersaglio mobile da impallinare con un voto che consegni la triade all'archivio delle esperienze politiche fallimentari della nostra storia di povero paese provinciale ma con la vanità e la spocchia di potenza mondiale che avremmo potuto essere se il gatto non ci avesse mangiato i libri.

I tre dell'Ave Maria sono terrorizzati perché c'è nell'aria, lo si respira, qualcosa di indubbiamente simile alla vigilia di un clamoroso atto collettivo che andrà contro la politica tradizionale, al di là delle bandiere, dei colori e delle ideologie. Un atto che nasce dalla consapevolezza che non si può fare altrimenti. La gemmazione spontanea di una rivoluzione culturale di cui il famigerato Grillo è solo il catalizzatore forse perfino inconsapevole.
Hanno voglia l'ambiguo Santoro e la penosa Unità a tirare in ballo gli slogan fascisti da appiccicare al Movimento 5 Stelle. Sono tentativi disperati di gente che è disposta invece a votare chi li ha già consegnati mani e piedi legati al neoegemonismo del complesso chimico-industriale tedesco. Infami traditori che cercano per l'ennesima volta di spaventare i loro piddini, papiminkia e borghesacci con il solito ricatto del voto utile e della minaccia comunista da una parte e berlusconiana dall'altra (cioè la minaccia fantasma) che, tra parentesi, intanto si becca forse un'altra televisione ma, non temete, appena al governo il Bersani vi fa il conflitto di interessi, vi scende il cane e vi ridipinge pure casa.

Abbiamo ancora un giorno e mezzo per liberarci di altri inutili partitelli in mano a vanesi cicisbei o altri residuati bellici inesplosi. Quello che il triumvirato dei falliti non capisce è che la gente adesso indaga, controlla, verifica, non si fida più e, se scopre l'inganno, s'incazza. Prendetevela con Google, invece che con i vostri elettori se non accettano più passivamente chiunque si candidi. Ieri in rete è stato un massacro. Sono stati sacrificati al pubblico ludibrio il gagà che non aveva detto agli amici Giannino, l'atroce video piddino degli smacchiatori, le lettere ricattatorie di B. fotografate e sbattute sui social con su scritto il messaggio di risposta. Nessuna pietà. 
Parlate pure, vomitate dallo schermo tv le vostre cazzate e false promesse, non vi ascoltiamo più e ci rivediamo martedì. Sarà un piacere diventare massa critica e rompervi gli schemi.

Martedì sarà un gran bruciar di culi. Sarà bello registrare le loro facce sui DVD e farle passare e ripassare sul teleschermo nei futuri momenti di tristezza. 
Non sarà una passeggiata, però. Martedì scopriremo il concetto di democrazia che hanno le figure istituzionali e i partiti mainstream quando scopriranno che non tutti gli italiani hanno seguito i diktat di questa arrogante casta di servi padroni. 
Vedrete che ci prenderemo altro che dei coglioni, dei senzatesta, degli sciagurati. La prima cosa che diranno è che bisogna tornare al voto, che non vale perché loro non hanno vinto. Verrà fuori il loro lato peggiore da dittatori dentro, la loro ira funesta di incantatori disattivati. 
Aspettatevi il monito del presidente peggiorista, sconvolto dalla disfatta del suo esecutore fallimentare di riferimento. Aspettatevi l'ira del nano che griderà sicuramente al broglio e quella dei piddini che saranno riusciti ancora una volta a "farsi fregare le elezioni". 
Intanto però assisteremo, speriamo, all'addio ai Casini e ai Fini ed al conseguente coma etilico di B. 
Qualunque cosa accada speriamo faccia capire agli italiani che la democrazia, con tutti i suoi difetti, è l'unica cosa che può salvarci e che non permetteremo che ce la tolgano. Se lo ricordi, l'uno e trino.

sabato 2 febbraio 2013

E' gente strana, se bevono 'o té


Ieri sera mi sono fatta del male, ho seguito il programma di Lucia Annunziata "Leader", allegro e beneaugurante come il  backstage di un funerale. 
Il candidato di Scelta Cinica, Sua Supponenza Monti, mi ha confermato la solita impressione: una persona che non ho paura di definire pericolosa se in grado di ottenere sociopaticamente e malauguratamente più potere di quanto ne abbia avuto finora. Un egocentrico anaffettivo dall'eloquio  soporifero (ma come fanno i suoi studenti? Red Bull direttamente in vena, altri stimolanti?) e incapace di accettare qualunque contraddittorio e la messa in discussione delle sue banalità, espressione di un bagaglio ideologico fatto di shock economy da applicare senza indugi ad un popolo di vivisezionandi. Stanotte, sarà stata l'atmosfera da anticamera della tortura ed il retrogusto necrofilo ma sono stata tormentata da incubi con medici giapponesi dell'Unità 731 intenti ad operare esodati e pensionati da svegli con una voce inconfondibile che li incitava: "Ve lo chiede l'Europa". 

Detto che le domande rivolte al castigabaratri sono parse spuntate come spade da teatro, che il rito funebre è stato completato dalla lettura con voce rotta di un commosso ricordo della defunta Italia da parte di un trio di bocconari saputelli, l'unico movimento registrato dal tanatogramma è stato quando un giovane cucciolo di rottweiler ha azzannato il prof da destra, assestandogli quel colpo fatale che il direttore dell'Unità Sardo aveva mancato, pur impegnandovisi con onore. 
"Lei non ha privatizzato, privatizzato, privatizzato!! Non ha fatto le riforme che doveva fare!" ripeteva con la bava alla bocca il botolo. Si trattava di uno di quei baldi ggiovani del Tea Party Italia, suppongo l'ennesima incarnazione dell'ingerenza atlantica neocon nei nostri fatti privati tramite il vetusto strumento della propaganda da guerra fredda.
Monti, dall'alto del suo sussiego non ha risposto alle provocazioni della carognetta, ha azionato la modalità luce soffusa ed è ri-asceso al Cielo della Politica a miracol mostrare. Ci sarebbe stato tanto bene dalla platea un "Facce Beatrice!"

Ed è stato in quel momento che mi sono resa conto che esistono ricette di liberismo spezzaossa ancora più estreme di quelle del Megabocconiano, roba che Saw l'Enigmista in confronto è un collezionista di coniglietti di peluche. Ho capito che c'è gente veramente convinta che affidare tutto ai privati sia cosa buona e giusta per tutti, che estirpare welfare e ruolo di controllo dello Stato sia l'orgasmo multiplo e  che non esiste per loro altra visione economica del talebanesimo liberista in varie salse. Dall'amaro té dei neocon al -stato+mercato dei baffi a manubrio. 
Soprattutto ho capito che, nonostante queste teorie si siano dimostrate fallimentari e genocide - ma loro danno la colpa alla speculazione finanzaria, un'enorme bolla che viene da Marte - questi figli di una Thatcher hanno tutta l'intenzione di continuare ad imporcele, se glielo lasciamo fare.

Consoliamoci. Dall'altra parte c'è chi così si esprime sulla questione sopravvivenza dalla trappola dell'euro, doping supremo di quella Lance Armstrong economica che è la Germania ed espressione della shock economy made in Europe : 

"Bisogna stare attenti a questa battute da due soldi - spiega Pierluigi Bersani (riferendosi alle dichiarazioni di ieri di B., n.d.r.) -  perché se avessimo fatto i compiti che dovevamo fare dopo l'euro, certamente la Germania avrebbe ben meno da rimproverarci e potremmo parlare con voce più chiara anche alla Merkel".

Requiescat in pace, amen.

martedì 22 gennaio 2013

Wannabe dictator


Mao e Enver Hohxa

"Autocritica? Ma scherziamo???" (Mario Monti)

"Io chiedo agli italiani di darci la maggioranza assoluta". "E' necessario perché così potremmo modificare la Costituzione". (Silvio Berlusconi)

Si candidano a guidare una delle principali democrazie europee -  ottenuta a prezzo di grandi sacrifici di sangue, eppure il loro modello neanche tanto segreto è una bella dittatura stile Mao, alla Nicolae Ceasusescu o alla Enver Hoxha. Non la dittatura non del ma sul proletariato, la cinesizzazione dell'Italia, insomma la peste liberista attualmente in tour trionfale in Europa. Paradossalmente quanto di più totalitario in senso comunista abbiano mai pensato dei fieri anticomunisti borghesi, perché quello che vogliono imporci è un regime di povertà generalizzata con un nucleo di nomenklatura oligarchica ricchissima (la loro), onnipotente ed inamovibile perché fondata sul diritto di censo e trasmessa per via ereditaria a figli e graziosi nipotini. Un regime che non ha bisogno della democrazia ma anzi, vuole eliminarla.
Ascoltateli, i campioni del neoducismo, nelle loro dichiarazioni elettorali. Il fulcro è sempre lo stesso per entrambi. Si lamentano  che, a causa dei partiti politici - ovvero della democrazia parlamentare - non riescono a fare le loro "riforme" ed invocano quindi il potere assoluto. 

B. in ogni intervista televisiva ripete lo stesso copione, ossessivamente. Bisogna cambiare la Costituzione, limitare il potere del Parlamento, dare potere assoluto al premier - cioè a lui, per imbrigliare il potere della Magistratura e fare le riforme. Una dittatura personale, l'Italia come srl unipersonale, per prendersi qualche rivincita rispetto ad una carriera da inquisito seriale e terminarla da impunito totale.

Monti è meno guidato dall'interesse personale, che invece è macroscopico nel suo antagonista, ma è altrettanto pericoloso perché persegue un progetto ideologico che assume connotati da crociata religiosa. E' il parabolano dell'euro, consapevole che, pur di non ammettere di aver sbagliato modello economico, occorrerà andare fino in fondo, terra bruciata e bunker compresi. Anche lui, per il suo scopo e per creare quella dittatura oligarchica di cui sopra, vuole cambiare la Costituzione, si direbbe colpire al cuore la democrazia (ma guarda, mi è tornato in mente un noto slogan eversivo anni '70).

Entrambi, nel rivendicare senza pudore i loro pruriti dittatoriali, sembrano bambini capricciosi ai quali un vicino cattivo abbia bucato il pallone. Non hanno remore a presentarsi come padroni delle ferriere peggiori ed altrettanto caricaturali del DiCaprio di Django, che se potessero ristabilirebbero la schiavitù dei "negri" e rimanderebbero i bambini - i nostri, mica i loro spocchiosi cuccioli di miliardario, a lavorare giù nelle miniere.
Sono uguali, entrambi da evitare come il virus Ebola. Due esaltati afflitti da delirio di onnipotenza, altro che i dictator romani di cui fin troppo dottamente parla Giulio Sapelli. Due drogati di potere. Il delirio dell'imprenditore di successo e quello del professore universitario. Non so cosa sia peggio. Chi conosce il livello di spocchia e la sindrome da colonnello Kurtz che caratterizza tanti docenti italiani sa di cosa parlo.

Chi si esprimesse come loro, non da libero cittadino ma da candidato premier, in qualunque altro paese del mondo occidentale e forse perfino del secondo e terzo mondo, sarebbe gentilmente accompagnato al primo posto di pronto soccorso psichiatrico e sconsigliato di esercitare ancora la politica per incompatibilità assoluta con i suoi principi. Invece nessuno, in Italia e all'estero, tanto meno nella matrigna Europa, si scandalizza dei proclami antidemocratici e - vogliamo dirlo? - eversivi di questi due pericolosi megalomani.
Non fidatevi neppure troppo degli inglesi che sembrano essere preoccupati per noi a causa di questi candidati "unfit to rule Italy". Gli interessi di Sua Maestà britannica non hanno mai coinciso con i nostri e spesso il suo è stato un vero e proprio "kiss of death".
"Per dare lavoro ai giovani servono riforme molto incisive. Riforme che nell'ultimo anno ho constatato che possono essere avviate, ma non portate fino in fondo con i partiti e i loro apparati". (Mario Monti)
Invece di chiamarle riforme, termine proteiforme ed ambiguo come una forma di vita aliena, perché Monti non chiama il suo progetto con il suo vero nome: Shock Economy? Allora capiremmo meglio che la scusa dei giovani è appunto una scusa, infame perché specula sul disagio occupazionale di intere generazioni. Quei figli che non hanno avuto la fortuna di essere principi di sangue monetario. Non vuole dare lavoro ai giovani, vuole solo che diventino unchoosy a calci nelle palle.

Ecco perché non voglio sentir parlare di riforme, in questa campagna elettorale. Perché so che è qualcosa di losco e di nefasto, qualcosa che non dobbiamo assolutamente accettare. Sia che provenga da dottori morte in loden o da nani in fondotinta. Oppure dai loro volonterosi carnefici Casini, Giannino, Bersani, Vendola e compagnia cantante.

Intanto, come ciliegina finale, l'articolo di Münchau sul Financial Times che dichiara Mario Monti inadatto a guidare l'Italia, termina paragonandolo al cancelliere Brüning. La cosa è da brivido lungo la schiena, visto che quello fu uno degli ultimi governi di Weimar, dopo i quali arrivò Adolf Hitler.

venerdì 4 gennaio 2013

Elezioni precoci


Buon anno a voi, cari lettori, e buon anno al nostro paese che il mese prossimo andrà alle urne per il suo primo episodio di elezione precoce. Elezioni invernali per l'inverno della democrazia.
Febbraietto corto e maledetto, si dice. Quest'anno lo sarà ancora di più, con una campagna elettorale che si preannuncia come un unico coro di eurocrati con qualche stecca di corno e qualche voce dissonante. Così poche che forse le noteranno solo i fortunati dall'orecchio assoluto. La sensazione è che, chiunque vinca, il nostro destino sia comunque segnato. A meno di colpi di scena dell'ultimo minuto e di poco probabili ravvedimenti.

Il fronte degli eurocrati a menu fisso e scarso, il Partito Unico dell'Euro, è rappresentato ovviamente in primis dal Salvatore (dell'euro a spese degli italiani) Mario9000 Monti, che prima non si candida, poi si candida, tanto si sa benissimo che si candida e che la sua agenda sarà la nuova versione delle tavole della Legge. Io sono il signore euro tuo, non avrai altro euro all'infuori di me. Il bello è che anche qui, come nel caso di Mosè, non è farina del suo sacco. Lui riceve ordini dal cespuglio in fiamme,  torna giù da sé stesso e tira mazzate ad un popolo che non ha neppure un vitello d'oro da adorare perché se lo è venduto per poter pagare le tasse per i fondi salva stati che i tedeschi fanno pagare a noi.

Mario9000 piace enormemente al borghesume di cui è archetipo, alla razza padrona, tanto che il suo parco sostenitori alle prossime elezioni, più che un'insieme di forze politiche, sembra il foyer della prima della Scala  pieno di padroni delle ferriere, sciurette cotonate, arricchiti, marchesidelgrillo e piemontesi con l'orologio fermo ai tempi dei Savoia.
Il suo governo, conseguenza del primo golpe iperborghese della storia avallato da un comunista, è stato il perfetto esempio di governo controrivoluzionario senza la rivoluzione. Il governo che ha un'unica voce in agenda - quella vera, non quella per la stampa edulcorata dalla penna del piddino: "Fottere i lavoratori". O meglio, fottere coloro che dipendono da un salario o pensione per vivere e che, se hanno qualche risparmio investito nel mattone, dovranno risputarlo perché il governo gli metterà il dito ben in fondo alla gola.
Se volete la conferma della spocchia, del merdoso senso di superiorità dei ministri sorprofessori del governo Monti abbiate lo stomaco di guardare questi videoblob del Fatto Quotidiano:

Video-blob: un anno di governo Monti (prima parte)Video-blob: un anno di governo Monti (seconda parte).

Un freak show di mediocri fenomeni da baraccone convinti di essere dei geni, capitanati da quel Monti che, un anno fa,  escludeva di essere ancora in politica in futuro. Uno che, in un frammento del video, porta la Grecia ad esempio del successo dell'euro! 
Il meglio però è nella seconda parte, dedicata ai ministri per caso di questo governo tenico. Le ministre chiocce con i figli spalmati su due o tre posti fissi e ben remunerati che esortano i figli degli altri ad accontentarsi della minestrina e della mela cotta. La piagnona choosy, la scimmietta non sento che non si pente della sua riforma ammazzalavoratori, tanto si consolerà con l'orto che giustamente si rifiuta di donarle i suoi frutti. 
E ancora Polillo, il sottosegretario all'economia, che dice agli esodati di non agitarsi troppo. Lui li preferisce mescolati. Gli OGM "che fanno bene" di Clini, il ritorno al nucleare sempre del ministro ironicamente dell'Ambiente. L'altro sottosegretario Martone, il docente prodigio, il bambino con i baffi che dà degli sfigati ai fuoricorso. Gente da dimenticare come un incubo dopo una peperonata a cena.

Questa destra reazionaria in loden e chanel è peggio di quella del Bagonghi, dello Smemorato di Arcore che non si ricorda di aver costretto un Parlamento di suoi servi a giurare che una puttanella marocchina era la nipote di Mubarak perché così lui aveva millantato per telefono ad un pubblico ufficiale. Che non si ricorda di aver promesso di non candidare amici siciliani dalle coppole chiacchierate e poi il giorno dopo crea una lista apposta per Dell'Utri. E' una destra peggiore perché, a differenza dello Smemorato, questi non devono rendere conto a nessuno, non hanno il romanticismo del "mi hanno votato gli italiani" e soprattutto non sono altrettanto ricattabili. Sono rotti a tutte le intemperie, hanno guardato troppo in fondo al baratro ed ora il baratro guarda loro. Sono preda del delirio di chi è convinto che la Storia sia finita e che abbia dichiarato la loro vittoria a tavolino. Vittoria che è lì a portata di mano, basta solo superare un ultimo ostacolo, ovvero eliminare le ultime voci dissenzienti. Silenziarle, ha detto utilizzando una terminologia da killer prezzolato, il presidente del consiglio. 

Se il problema fosse solo il borghesume reazionario le cose sarebbero tutto sommato gestibili. Il problema è che nel foyer ci sono anche i collaborazionisti smaniosi di collaborare. Quelli che non si sono ancora accorti che lo avranno dato via per niente e che rimarranno come l'altra volta a piagnucolare che "ci rubano le elezioni". Vedrete se mi sbaglio, con la manovra a tenaglia che stanno organizzando i restauratori della Grande Balena Bianca, l'unico sistema di potere che l'impero considera affidabile per questa pittoresca provincia mediterranea.
Povero Bersani, esponente di quel sottopotere piddino che per una dirigenza in una partecipata locale si venderebbe altro che l'anima e altro che al Diavolo. Potrà anche vincere le elezioni ma se il centrosinistra è pronto a sottoscrivere con il sangue (nostro) la cura letale di Monti, con appena qualche dettaglio di differenza per salvare le apparenze, perché non gli è concesso fare diversamente, cosa cambierebbe in concreto per noi?

Questa è la guerra dei miliardari contro la piccola e media borghesia, la classe che ha dimostrato che, con i diritti dei lavoratori e un buon welfare, il popolo può raggiungere un certo grado di benessere e salire nella scala sociale. Questo, per i ricchi che hanno una concezione aristocratica della ricchezza, basata sul sangue e sull'affinità di conto corrente, è insopportabile. Amano essere in pochi e vorranno essere ancora meno in futuro. Basterebbe un partito con dei buoni numeri che decidesse di difendere quel ceto medio sotto attacco e si opponesse all'eutanasia di democrazia e diritti che vuole l'oligarchia dei super ricchi ma quel partito non è il PD, che ha deciso di curare i propri interessi, le proprie botteghe chiare ed oscure e i propri investimenti. Esattamente come ha sempre fatto e farà ancora B. Alla faccia dei lavoratori.


venerdì 28 dicembre 2012

Deconstructing Mario


"Nel lungo periodo saremo tutti Monti". (J. Maynard Keynes ft. Chicago Boys)

Parliamo dell'agenda, quella in pelle di esodato che avete trovato sotto l'albero in cambio della vostra sudata tredicesima servita per fare un bel regalone alle banche bollite ed ai fondi salva-stati (come ammette tranquillamente a pagina 2 l'autore Mario Monti, d'ora in avanti Montichino). 
Che poi questa non è un'agenda vera dove segnare appuntamenti e ricette, ma un'agenda parola inglese, un documento programmatico, direbbe Bersani in piddinese, e come tale va trattata. Tenendo presente che, siccome quasi tutti i partiti sono smaniosi di attenervisi nella prossima legislatura, leggendone i contenuti, anzi i presupposti, possiamo capire ciò che ci attenderà nel breve e lungo periodo. Prendetelo come un oroscopo del 2013 che ci azzecca, una volta tanto. E ricordate l'ammonimento di Maynard in apertura.

In effetti bisogna andare oltre l'avvolgimento in pluriball di bisognafarismo piddino (merito del volonteroso Ichino, molto probabilmente) e le promesse da marinai del Titanic tipo "tranquilli, ci salveremo tutti" - che non parlano di quelli che rimarranno chiusi a chiave in  terza classe. Occorre scovare i pochi concetti fondamentali buttati qua e là che rivelano la vera natura dell'agenda di rinascita democratica. Ne cito uno che per me vale come abstract dell'intero programma: "Non si può fare marcia indietro", che si trova a pagina 15 dove, guarda caso, si parla di riforma del lavoro.  Qui te lo dicono chiaro e forte usando una bella metafora da freni rotti. Con loro non c'è scampo. Capito?
Il Post ha riassunto i trenta punti più importanti dell'agenda. Io ne commenterò solo qualcuno tra i più inquietanti, a mio parere.

Mi ha colpito, innanzi tutto, il continuo richiamo a legami, a vincoli con altri paesi. Non solo l'incaprettamento shibari che ci ha fatto l'Europa con l'euro e i vari trattati capestro da Maastricht a Lisbona, ma il solito legame con gli USA che si vorrebbe ancora più stretto, ancora più soffocante. Non c'è un solo richiamo alla dignità ed all'orgoglio di un popolo sovrano ma un sentore di necessità di sottomissione a troppi capibranco. Siamo una provincia dell'impero e ce lo ricordano. Del resto Monti (senza Ichino stavolta) ci si rivolge, sul sito dell'agenda, con un "cari cittadini", ben diverso da "cari concittadini". Sono sfumature ma significative.

In apertura Montichino, il monstrum bifronte metà bocconiano e metà piddino, ci ammonisce sul nostro ruolo in Europa:
"L’Italia deve impegnarsi per la creazione di un’Europa più comunitaria, meno intergovernativa, più unita e non a più velocità. [...] Mercato europeo interno più integrato e dinamico, maggiore solidarietà finanziaria tra gli stati membri con condivisione del rischio.[...] L’Italia deve confermare il proprio impegno nel rispettare le regole di disciplina delle finanze pubbliche." (Un'agenda per un impegno comune, pag. 1)
Vedano, noi ci impegneremmo anche volentieri ma, con la zeppa dell'euro tra le ruote sarà impossibile porre in essere questo vostro fogno, visto che la moneta unica va a sbattere il grugno contro la teoria delle aree valutarie ottimali e crea un Europa diseguale divisa in centro ricco e periferia povera. Con la Germania e i paesi nordici che non mollano di un centimetro la loro posizione di vantaggio di centristi, conquistata anche a colpi di inadempienza ai trattati europei che noi invece periferici abbiamo dovuto tatuarci sul braccio prima.di entrare nell'Eurozona.
Noi possiamo anche impegnarci ma, spiacenti, non dipende da noi pezzenti scansafatiche magnamaccheroni choosy terroni che non siamo altro, come racconta ai kinderminkia tedeschi Mutti Angela, prima di far fare loro la nanna. 

"Di per sé l’Europa non limita i modi in cui si possono perseguire fini sociali e di equità, ma impedisce di finanziarli con una illimitata creazione di  debito. E ci impone di capire che il modello che abbiamo costruito si sta incrinando sotto il peso del cambiamento demografico e della sempre più difficile sostenibilità finanziaria."( pag. 17)
Ecce dogma. Il dogma del pareggio di bilancio, quello al quale si è sottomesso anche Bersani, facendolo firmare con la goccia di sangue al popolo delle primarie. Ricordate? "Rispettare i trattati stipulati con l'Europa.... eccetera eccetera." Ergo, che vinca Bersani o Monti le elezioni, il prodotto non cambia.
Il dogma e il moloch al quale si sacrifica il welfare di un paese civile. Infatti parlano di "ridurre la spesa corrente e gli sprechi", non solo questi ultimi. La spesa corrente è ciò che fa funzionare lo stato.
In questo paragrafo c'è il divieto per legge di applicare in futuro qualsiasi misura economica keynesiana ed è una impuntatura squisitamente ideologica, che non si fonda su alcun principio ragionevole di teoria economica. Perché la teoria economica dice invece che il debito di uno è il credito dell'altro e che il capitalismo stesso si fonda sul debito. Non dicono nemmeno che il debito di cui parlano, quello che ci fa tanta bua, non è il debito pubblico - visto che i soldi spesi per la collettività sono sempre per il bene comune - ma il debito estero, quello che loro vorrebbero incrementare invitando gli stranieri a comperare i nostri asset per esportarne poi i profitti al loro paese. 
E poi l'elogio delle liberalizzazioni, che si guardano bene dal chiamare con il loro vero nome: privatizzazioni. 
Equivocano i termini perché ormai anche i sassi sanno che privatizzare i servizi significa aumento di prezzi e diminuzione della qualità dei servizi. Liberalizzare suona meglio, del tipo "oh, come siamo liberi di utilizzare energia al prezzo più alto d'Europa." E in testa, fidatevi, hanno sempre la privatizzazione della sanità. Cambiamento demografico significa che ci sono troppi vecchi rompicoglioni, non possiamo campare tutti fino a cent'anni. Mettendo la sanità a pagamento magari qualcuno schiatta prima. Penso male?

Quando parlano di "ridurre il debito pubblico fino al 60 per cento del PIL dal 2015" non dicono a quale prezzo per il popolo italiano, visto che si tratta di un obiettivo praticamente impossibile da raggiungere senza mandare definitivamente in rovina l'economia italiana. Oltretutto andandosi ad impegnare i gioielli de nonna al monte per quattro soldi da avvoltoi già con l'acquolina in bocca.
Così, quando Montichino dice che "i sacrifici fatti hanno portato a un avanzo primario che può portare alla riduzione del debito, e quindi a una riduzione delle tasse" mi dovrebbe spiegare come sarà possibile rispettare il fiscal compact e allo stesso tempo smettere di mungere a sangue gli italiani, a meno di non mettersi a stampare euro di nascosto nella tipografia Lo Turco.

Per quanto riguarda il comparto dell'energia, mi ha colpito questa frase:
"Serve infine procedere ad uno snellimento e semplificazione della governance nel mondo dell’energia, riprendendo la proposta di modifica del Titolo V della Costituzione per riportare allo Stato le decisioni in materia di infrastrutture energetiche accompagnata dall’introduzione, sulla base dell’esperienza dei Paesi nordeuropei, dell’istituto del “dibattito pubblico”.( pag. 12)
Non sembra il discorso di chi vorrebbe mandare in vacca i sacrosanti referendum su nucleare e acqua e sostituirli con improbabili e vaghi dibattiti pubblici? Una bella centralona nucleare, seguirà dibattito. Penso male?

Una delle più urgenti priorità per privati ed imprese è l'accesso al credito. Montichino così liquida la pratica:
"Incentivare gli investimenti delle imprese in ricerca e innovazione, con nuovi sistemi di finanziamento e di accesso al credito." Eh qui bisognerebbe proprio dirlo che basterebbe che le banche non si andassero a giocare gli sghei al casinò della finanza. Un "nuovo" sistema di finanziamento potrebbe essere il ripristino della separazione tra banche commerciali e banche d'investimento ma, non so se avete notato, nell'agenda di Montichino non c'è una mezza parola su una  qualsiasi regolamentazione della finanza neoplastica. Anche le omissioni parlano chiaro.
Come pensa Montichino di favorire l'export? "Semplificando le regole per favorire le esportazioni delle aziende italiane."  Eh, già. Se non ci fossero i doganieri con il loro: "Chi siete, dove andate? Due scudi!"
L'unico modo efficace per favorire le esportazioni delle aziende italiane sarebbe abbassare i prezzi dei prodotti italiani per renderli competitivi, ma non massacrando i lavoratori mediante la politica della svalutazione interna sui salari ma svalutando la moneta, una moneta sovrana slegata da vincoli di cambio fisso.

Il resto dell'agenda è bisognafarismo a grappolo su temi fondamentali ma trattati tutti con spiazzante superficialità. Istruzione, Università e Ricerca, ad esempio, che meriterebbero volumi, si riducono al mero motivare gli insegnanti meritevoli. E come,  chiedendo loro di lavorare di più a parità di stipendio? E come si misura il merito di un insegnante, dal numero di note pubblicate sui migliori registri internazionali?
Che dire del proposito di "detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile per favorire l’occupazione delle donne, e ridurre la differenza di genere in ambito lavorativo?" Non si elimina una discriminazione introducendone un'altra. I lavoratori devono guadagnare uguale salario a parità di mansione, indipendentemente dal genere. Altrimenti è la solita scatola di cioccolatini spedita all'elettorato femminile. E la vita non è una scatola di cioccolatini.
Poi agenda digitale, energia verde, un'orgia di buoni propositi sulla lotta alla criminalità, ma, in tutto questo, e in generale su ogni argomenti, non una riga di banale concretezza su come fare a.

Infine: "Nei primi 100 giorni del governo occorrerà identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta per snellire la pubblica amministrazione, per avere anche più trasparenza."( pag. 12)
Perché questa fascinazione maligna per i cento giorni di napoleonica memoria in tutti i programmi di governo? Non parlava anche Brunetta di qualcosa del genere, o sbaglio? Perché cento e non 120? Ah, perché allora ricorderebbe le 120 giornate di Sodoma del Divin Marchese. E poi cento cose: le cento idee in padelle di Matteo Renzi? Qui Ichino forse si è tradito. Cento e non novanta o duecento. Cento. Ci dev'essere la cabala di mezzo.

martedì 25 dicembre 2012

Io sono laggenda


Cosa vi aspettavate da dei banchieri, per Natale? Un prosciutto di Carpegna? Il cesto della Conad? Un mutuo all'80% per una prima casa? La promessa che l'anno prossimo, se giocheranno al Casinò dei derivati, pagheranno di persona e non accetteranno più aiuti di stato o di continente che pagate voi? 
Niente di tutto questo. A Natale i banchieri regalano l'agenda. E solo se siete clienti particolari, se no c'è il calendario stile "Macellerie Sociali Riunite" senza figure e la penna a scatto con il logo.

Monti, il Monetary Man, siccome siamo polli importanti da diversi miliardi di euro, ci ha preparato la sua agenda in pelle di esodato per cliente Vip e non ce la regala, ovviamente, perché non esistono agende gratis, ce la impone per la nota legge macroeconomica del O così/O Pomì. E quelli che si ostinano ancora a chiamarsi partiti e non consigli di amministrazione, dovranno seguire l'agenda nemmeno fosse il Pentateuco. Perché, supponiamo, il bocconiano ci avrà perso le notti a suon di RedBull a scriverla, a pensare le varie voci della piattaforma programmatica, come direbbe Bersani, tra technicalities e "interlocking directorships". Con in più la fatica di dover tradurre in italiano ciò che suona così bene in inglese.
Un'agenda di cui fino a ieri avevamo soltanto sentito parlare ma che ora, grazie alla rete, sfogliamo avidamente alla ricerca di proposte nuove, coraggiose ed innovative. 
Un momento. Che odore di piddino, si sente, aprendo la prima pagina del PDF. Mah, sarà un'impressione. No, continuando a leggere è proprio odore pungente di bisognafarismo piddino, di intenzionismo senza attuazione concreta. Insomma, belle frasi veltroniane ad effetto e dietro il nulla di diverso dallo status quo del Pomì. Noi che in passato li abbiamo votati, ahimè, capiamo subito il piddinese, come Harry Potter la lingua dei serpenti. 

L'agenda di Monti, dunque, sa di piddino. Ieri mattina in rete si sono infine scoperti gli altarini. Sul blog di Mantellini, poi a valanga da Dagospia ad altri blog, per giungere finalmente ma timidamente in serata sui media mainstream, la rivelazione sul vero autore o solo volonteroso revisore, chissà, dell'agendina di 25 pagine di  Monti. Grazie al solito PDF chiacchierone, come già si scoprì che Giorgio Gori aveva messo mano al programma di Matteo Renzi, le proprietà del file del documento  programmatico di Monti rivelano la mano del Prof. Pietro Ichino. Ancora attualmente senatore PD ma voglioso di salire sulla scialuppa dei naufraghi ricchi tenendo in braccio questa bella bambina che si chiama Agenda. La sorellina di Spread.
Che miserie. Il PD fregato da un PDF. Le scuse di Ichino che sostiene che si, erano idee già nel programma di Matteo Renzi e, no, sono mie, però, boh. 

Lo so che quello di Pietro non si deve considerare tradimento ma "circolazione delle idee", come osservava  ieri su Twitter Antonio Polito. Però, direbbe la signora Coriandoli: "Son cose poco belle". E un Salvatore che si fida di uno chiamato Pietro desta qualche perplessità, visti i precedenti.
Del resto capisco Monti. Mica poteva dare in pasto agli elettori già scioccati da IMU, riforma Fornero, recessione e crollo del mercato immobiliare, una bella dose di monetarismo di Chicago in forma non diluita. In questi casi, si chiama l'anestesista piddino che confonderà il paziente con l'intenzionismo e il bisognafarismo e lo renderà talmente tranquillo che non si accorgerà nemmeno del taglio a T.

"È un grande errore giudicare le politiche ed i programmi per le loro intenzioni piuttosto che per i loro risultati." (Milton Friedman)

La battuta del titolo è di @SteBaglio. La vignetta è del grande Edoardo Baraldi.

lunedì 24 dicembre 2012

Psichiatria antidemocratica


Parliamo sempre male della televisione ma almeno domenica si è comportata da servizio pubblico e da elettrodomestico utile. Dopo la conferenza stampa di fine anno di Monti e l'intervento di B. nel contenitore pomeridiano di Raiuno, ci ha indicato i primi due leader da gettare subito nel cassonetto degli invotabili. L'uno per raggiunti limiti di decenza, l'altro perché non sarà con un'agendina striminzita messa sotto l'albero che ci farà dimenticare le porcate da serial liberisti compiute dai ministri del suo governo "tenico", come dice il suo antagonista (vero o finto?) B.

La mattina, in diretta, abbiamo ascoltato il Salvatore, il neo Uomo della Provvigione, il Professor Monti, discettare di "interlocking directorships" tra messaggini massonici, allusioni che volevano inutilmente imitare l'inarrivabile genio di Andreotti, e infine tirate di giacchetta al povero De Gasperi, sempre nominato invano da chiunque occupi la cadrega di Palazzo Chigi e miri ad intortare il popolo democristiano.
Riassunto della conferenza: "E' tutta colpa del governo passato, non mi hanno lasciato lavorare. Però ho salvato l'Italia. Se mi candido? Vedremo. (Ambizioso come sono Palazzo Chigi non mi basta)."
Non è mancato il millantato credito: "Lo sapete che in USA stanno cercando di fare ciò che ha fatto l'Italia quest'anno?", riferendosi al fiscal cliff.  Bocconians uber alles. E poi alcune affermazioni che gridano vendetta, pronunciate senza che il poligrafo muovesse un pennino, come l'asserzione che le banche non hanno avuto aiuti di Stato (dimenticando i Monti bond di cui usufruirebbe per un quinto del gettito delll'IMU Monte Paschi Siena) e quella veramente vergognosa della lamentazione circa i supposti "sacrifici personali ed economici suoi e dei suoi ministri" per quest'anno di governo. Robespierre avrebbe detto: "Aristocratici di merda."


Nel pomeriggio, nel salotto di Giletti su Raiuno, B. ha tentato di rinverdire i fasti del grande comunicatore di una volta ma la rentrée da pugile suonato è andata a finire come da copione. Le ha buscate perfino dal conduttore, una cosa impensabile solo un anno fa. Stizzito dalle continue interruzioni del suo monologo dove stava sciorinando tutte le cifre che si era imparato a memoria, incalzato dal Giletti, pensate, ha minacciato di alzarsi ed andarsene, ha fatto la primadonna in una, io credo, di quelle clamorose liti fasulle tipicamente televisive.  L'unico modo conosciuto per far uscire dal coma postprandiale lo spettatore della domenica e mettere un po' di pepe nella ribollita del "vi tolgo l'IMU" e panzane assortite.
Per il resto, forse sta studiando da antieurista perché ha perfino citato Paul Krugman, che chissà se distingue da Freddy Kruger. E poi il solito "ho fatto questo, ho fatto quest'altro, gli altri non hanno mai lavorato in vita loro". Tanto meno Monti che è professore, dunque nullafacente, secondo B. Ci ha risparmiato, per fortuna, il Milan che ha vinto di più al mondo.

Per entrambi i personaggi, siamo comunque nelle paludi psichiatriche dove finiscono coloro che si smarriscono nei fumi dell'oppio del potere. Niente di strano, pare che i  governanti siano tutti disturbati mentali più o meno gravi. Il potere non logora solamente, a quanto pare brucia proprio il cervello.
Se B. sente voci che lo invitano a tornare e Monti sente una vocina che gli consiglia di non candidarsi - quindi condividono pure le stesse allucinazioni - per il resto sono entrambi affascinati dalla menzogna, afflitti da un ego ipertrofico e da una smisurata ambizione che ha sempre bisogno di millantare successi, spesso inesistenti. La differenza principale tra i due, comunque, è che B. è il matto, Monti il pazzo lucido.

Berlusconi è il matto un po' molesto, il disinibito frontale, quello che dice sconcezze e tocca il culo alle infermiere. E' quello che urla, si incazza, e che tende a recitare sempre una parte, comica o drammatica che sia. Conoscendolo è abbastanza gestibile perché, tutto sommato, prevedibile se pungolato sulla monomania sessuale.
Monti preoccupa di più invece perché in un'ora e più di conferenza non gli ho visto né sentito esprimere mezza emozione, nemmeno di quelle base in dotazione anche agli androidi giapponesi. Ha mantenuto sempre quella voce metallica, inespressiva, monocorde, anaffettiva, che parla solo di soldi e che farebbe sospettare la diagnosi di sociopatia, la patologia di chi non proverà rimorso per le proprie azioni negative.
Una qualità senz'altro auspicabile per il prossimo presidente del consiglio, non credete?

giovedì 20 dicembre 2012

Facce da poker


Il regime shockeconomista viaggia spedito verso la consacrazione finale grazie ai suoi volonterosi e smaniosi collaborazionisti piddini e centraioli e noi siamo talmente tramortiti dall'oppio della propaganda mediatica che rischiano di sfuggirci alcune notiziole della serie 2+2=4. Toglietevi dal grugno quell'espressione da fumeria cinese come Noodles nel finale di  "C'era una volta in America" di Sergio Leone ed ascoltate.

Oggi i giornali online sono pieni delle immagini e dei resoconti del Triumph des Willens del Monti operaio, applaudito (dice la Repubblica) dai dipendenti FIAT di Melfi durante la visita allo stabilimento assieme ai feldmarescialli Elkann e Markionne. Addirittura L'Huffington Post titola, riferendosi al solito discorso terroristico "del baratro", a sedicenti "Toni da Churchill", riuscendo a superare forse certe vette del vecchio Rude Pravo.
L'Annunziata forse si rammarica che non siamo in giugno, perché così Monti avrebbe potuto trebbiare a torso nudo tra il plauso dei lavoratori agresti delle fertili terre italiche.

Non eravano abbastanza  furenti per le notizie del bailout della banca MPS, finanziato con i nostri sudati soldi attraverso i Monti bond, successori dei Tremonti bond del passato governo e che saranno seguiti, chissà, dai 'Nti bond fino all'esplosione finale del bubbone marcio. Una cifretta che si aggirerà, alla fine, sui 4,45 miliardi di euro e che l'Europa fa finta di non voler concedere. Una cifra che corrisponde circa alla cessione del quinto dell'IMU. Un aiuto di stato giustificato dalla solita scusa che "le banche non possono fallire". I poercrist si, invece.

Non bastasse questo, ora scopriamo che il governo intende spremerci anche attraverso la nuova tassa comunale sui rifiuti (eredità anch'essa del passato governo) - con i legaioli che scopriranno le delizie del federalismo fino in fondo - e soprattutto grazie alla prossima autorizzazione all'apertura di almeno 1000 sale da poker. Badate bene, non scuole, ospedali o RSA per anziani, ma bische. Quand'è che siamo stati annessi allo Stato del Nevada? Ne hanno parlato poco, è vero, ma se l'hanno fatto, e ciò è allucinante,  l'hanno fatta passare per una cosa normale.
E' quasi disperante ricordare che la ludopatia - la dipendenza dal gioco d'azzardo - è una malattia che spinge tante persone a giocarsi lo stipendio appena incassato alle macchinette, ad indebitarsi con gli strozzini e che alla fine getta sul lastrico intere famiglie, ma a questi dottor morte in loden non interessa. Tutto va bene per far cassa e foraggiare la finanza. La finanza casinò, appunto.

Accennavo alla formula matematica del 2+2=4. Beh, un anno fa esatto, poco prima della messa in mobilità del caimano da parte dei golpisti con il silenziatore, si parlò molto dell'entrata di Iddu nel bisinissi del gioco d'azzardo attraverso la Glaming, società controllata al 70% dal gruppo Mondadori.
Non solo, ma in uno degli ultimi atti del suo governo, in un maxiemendamento, si scoprì che l'aumento delle aliquote per chi vince più di 500 euro al gioco d'azzardo non sarebbe valso per il poker online. Combinazione, proprio il nuovo ambito di interessi di babbo e figlia caimani e l'ennesima legge ad personam. Questo giusto per ripassare ciò che è stato B. al governo, visto che sembriamo dimenticarcene.
Ebbene, venendo ai giorni nostri, l'approvazione nel DDL di stabilità dell'apertura delle nuove sale da gioco - quando ci sarebbero mille altre priorità di interesse generale - a me puzza tanto di regalo di Natale e di mantenimento della linea di continuità e contiguità con il governo degli interessi particulari di chi sapete.Un modo per tenerselo buono? Soprattutto quando in ballo c'è l'autorizzazione o meno proprio del poker live, ancora in forse.  Ah beh, comunque Bersani ha detto che la prima cosa che farà al governo (ma quanto si strugge per il potere, l'umarell) sarà la legge sul conflitto di interessi. Possiamo stare tranquilli.
Però consolatevi. Mentre autorizzano la moltiplicazione delle bische dove gli italiani si illuderanno di potersi arricchire, i banchieri proibiscono, sempre nel DDL, la pubblicità del gioco d'azzardo in TV. Una bella ipocrisia pretesca da neodemocristiani.

E allora capite che, in questo schifo istituzionale, in questa deriva da mafia state, la notizia che Renato Vallanzasca, il bandito della Comasina, il bel René, di giorno lavora presso una ricevitoria del lotto, non ci stupisce più di tanto. Anzi, ci sembra la notizia più normale di tutte.

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