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mercoledì 11 settembre 2013

Le serve padrone


Il parco donne politiche italiane rispecchia, come nella vita reale, la dicotomia schizofrenica tra le tante mule che fanno in silenzio e con eccellente professionalità il loro lavoro e le poche somare convinte che il mondo debba essere sempre preso a zoccolate perché loro sono bestiole tanto discriminate, poverine. Quindi cos'è quella cartaccia intestata con scritto " IL Presidente"? Via, si sostituisce con "LA Presidente". Costerà, ma è questione di principio, echeccà.
Ci sarebbe invero anche la terza categoria, quella del: "Ragazza, ti abbiamo dato un posto che puoi considerarti una miracolata. Stai lì buona, non toccare nulla, non rompere e lasciaci lavorare" ma non ci occuperemo delle sue rappresentanti, pescate soprattutto ma non solo nell'allevamento trote del centrodestra, perché il loro ruolo è volutamente defilato. Se faranno cose buone nei rispettivi ministeri probabilmente non lo sapremo mai, e la cosa in fondo è assai triste.

Tornando alla dicotomia, indovinate chi ottiene più spazio sui media? La professionista e basta o la vajassa? Tra mule e somare non c'è partita. Non a caso il mulo è un ibrido, resistente al lavoro ma incapace di riprodursi e forse anche un po' fessacchiotto. 
Del resto il Potere, ancora maschile nonostante le zie ricche Lagarde a guardia della cassaforte, le vuole così. Arroganti, piccine, altezzose, camurriuse, femministe piagnone ma in fondo bramose di ostentare un poterucolo da badanti che sono riuscite a farsi sposare dal vecchio; potere che comunque è stato dato loro da uomini e con un secondo fine rispetto a ciò che loro credono. 
Perché non crederete mica che Boldrini e Kyenge, ovvero le frontwomen del governo collaborazionista, non servano a far sì che il processo di emancipazione della donna, ogni volta che aprono bocca, faccia tre passi indietro, rendendo vano il lavoro duro nella vita quotidiana delle altre mule e in fondo anche delle ragazze trote. 
In un mondo normale e veramente antirazzista Kyenge sarebbe, visto che è tanto bravo medico, Ministro della Sanità a dirigere tutti quei baroni e BigPharmacisti bianchi e non passerebbe le sue giornate ad insultare a pagamento i suoi concittadini come se fossimo l'Alabama degli anni 50. E Sua Eccellenza Innominabile si limiterebbe a calcare le orme di Nilde Jotti (ma perfino di Irene Pivetti) e non quelle di una Santa Evita con la missione di abbaiare al Movimento 5 Stelle appena qualcuno di loro apre bocca o, peggio, tenta di difendere le Istituzioni dai satrapi e satrapesse che le hanno okkupate, la Costituzione e quei disgraziati degli italiani che  nei valori e nel loro paese credono ancora. Grazie in ogni caso, ragazzi.

Di queste donne(tte) inebriate dal potere, le peggiori viste all'opera sono quelle di sinistra, o che si dicono tali, perché quelle di destra di solito vengono già abituate, vaccinate e microchippate da sciurette. 
Utilizziamo ancora per poco e per intenderci questo termine morente, Sinistra, che sostituirei con Destra 1 e Destra 2, se il ministro Cécile è d'accordo. Tanto da vent'anni funzioniamo a destre alternate e non se ne accorgerà nessuno. 


Alle piddine e affini piace tanto andare in giro con la scorta. Come la ormai mitologica Finocchiaro che, per la propria sicurezza, ha bisogno di tre spingicarrello armati anche all'IKEA, però si veste di un bel rosso fiammante che si vede benissimo con il mirino telescopico e quindi c'è un parametro illogico nelle regole di protezione.
Piace loro talmente tanto avere dei baldi giovani cavalieri a difenderle, le ministre  - "e quando mai ci ricapiterà" - che si portano dietro anche la famiglia quando vanno al cinema in gondola e poi non resistono alla tentazione della manina alla Regina Elisabetta. Scorta confezione famiglia, tanto pagano i milioni di Pantalone che le mantengono ogni giorno a filetto e babà senza averle mai elette. E che probabilmente col cavolo che le eleggerebbero, se potessero esprimere uno straccio di diritto di preferenza.


Ieri pomeriggio, all'esponente del M5S Di Battista che si è permesso di denudare l'Imperatrice dicendo che il PD è peggio del PDL, enunciando semplicemente la Quinta Legge aggiunta della Termodinamica, Sua Immacolatezza ha risposto come una furia: "Non offenda". Aprendo per altro nel mondo scientifico e filosofico un dibattito tra scuole di pensiero su chi si dovesse offendere all'immondo paragone, se il piddino o il pidiellino o entrambi. O nessuno.
Consiglio alla Presidente l'apposizione di un paio di cartelli in aula: "Non si bestemmia" e "In questo locale non si parla di politica". Di epoca fascista, lo so, ma stia tranquilla che, di questi tempi, dei suoi compagni non se ne accorge nessuno.



giovedì 28 marzo 2013

La tecnica dell'esplosione del sistema con cinque colpi di stelle


Sottotitolo: La tragedia di due uomini ridicoli

Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.

Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S  - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.

Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?" 
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".


Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.

Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.


Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Monti che aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Monti ha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.

Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.

lunedì 11 febbraio 2013

Loro e gli altri

Gian Boy, febbraio 2013
Ultime due settimane di sofferenza prima del voto. Unica nota positiva: ci risparmieremo i sondaggi, del resto attendibili come gli oroscopi, visto che vengono commissionati da un cliente che non si può scontentare del tutto e che finisci per far sempre risultare vincente e felice in amore. 
Nel centrodestra si sa che la Ghisleri ha il compito di scrivere a Norma Desmond le finte lettere di ammiratori dal francobollo sospetto ma, quando questa pena elettorale finirà, vedrete che ci sarà anche chi organizzerà la caccia ai sondaggisti di partito che davano già la sinistra per stravincitrice prima di avere il famigerato gatto chiuso nel sacco. Tra parentesi, devono essere gli stessi menagramo del 2006. 
Ma come, direte, come osi, i sondaggi sono una scienza, eccetera eccetera, sono fatti da gente seria e richiedono sofisticate operazioni di elaborazione dati. Vedete, è come l'attuale ricerca scientifica. La multinazionale vuole lanciare un farmaco sul mercato e tu gli prepari una bella ricerca che ne dimostra la necessità. E se la malattia per quel farmaco non c'è, te la inventi, magari abbassando l'asticella di certi valori ematici per creare dal nulla milioni di nuovi malati. Così poi i malati si convinceranno di esserlo veramente.

Non sentiremo la mancanza dei sondaggi anche perché il sospetto sempre più forte è che finora abbiano nascosto certi risultati e ne abbiano drogato altri. Sondaggi utilizzati più come suggerimento di voto che come registrazione di un'intenzione. E il suggerimento era di premiare comunque la conservazione, lo status quo, sia quello più retrivo ed intestinale dell'affabulatore di minchiate che quello apparentemente nuovo ed europeo, più cerebrale, dei professori e dei loro reggisacco. 
Che però le cose stiano andando diversamente dalle previsioni - e sempre peggio per i committenti - lo si capisce da tante sfumature, dall'acchiappo dell'ultimo minuto da parte dei candidati ancient régime di argomenti hard come il ripristino della sovranità monetaria e dalla sensazione di scollamento tra la realtà degli elettori e del popolo e quella virtuale degli artistocratici candidati. Un distacco che rischia di ampliarsi ancor di più in queste ultime due settimane.

Detto che una campagna elettorale così degradata e degradante non si era mai vista, e non solo per colpa del solito pagliaccio ma di chi si illude di batterlo sul palcoscenico dell'avanspettacolo, impresa quasi impossibile, ormai è chiaro che il bipolarismo in campo non è più tra destra e sinistra, ma tra Loro e Gli Altri. 
Loro, i grandi partiti (il concetto di grandezza qui è solo a livello numerico e di ingombro), quelli ormai già dichiarati inutili dal golpe europeo del 2011, che per salvarsi hanno aderito tutti al PUDE (Partito Unico dell'Euro), per nascondere agli elettori che il loro programma è a menu fisso bavarese - birra e salsicce al sangue nostro - devono inventarsi una rivalità interna posticcia e totalmente fasulla. 
Bersani, Berlusconi e Monti, con annessi gli appositi Casini e Vendola, sono la squadra dei "Loro" e conducono la pantomima disgustosa ed insultante di copertura ad un accordo già sottoscritto sotto ricatto in camera caritatis. Pantomima che, non a caso, conducono sulle reti televisive in mano loro, il loro forte Bastiani.  La televisione viene considerata la discarica dove tutti i messaggi più falsi, i percolati di menzogna più puzzolenti, le promesse più marinaie vengono riciclati e compostati da un pubblico considerato meno senziente delle povere bestie che questi vecchiacci maltrattano, brancicandole senza pietà in diretta nei boudoir dei loro giornalisti compiacenti, credendo così di commuovere la vecchia canara ed acchiapparne il voto.

Le intenzioni di questi partiti del Loro non sono rivolte al bene del paese - che hanno contribuito attivamente e consapevolmente a portare al disastro - ma sono di pura sopravvivenza ed autoconservazione. La lotta disperata del virus per resistere al sistema immunitario che lo sta  distruggendo.
Non commettiamo l'errore di pensare che il virus sia solo B. Da ottimo passista lui conduce il gioco di un inseguimento tra partiti che non esiste. Certo, è quello che più sfacciatamente fa capire che le sta studiando tutte per salvarsi: promettendo, copiando le idee degli avversari, lanciando SOS più di una nave in avaria agli amici atlantici, agli amici degli amici ai quali aveva promesso grandi opere e che farà sicuramente appena eletto, al Diavolo in persona perfino. Siamo alla promessa del suo regno per un cavallo. Più promette cose impossibili e più fa capire a chi vuol capire che è alla canna del gas.
Siccome però se crolla lui crollano anche gli altri, ormai si è capito, perché una mostruosità come il PD è impensabile senza la grande operazione di copertura delle proprie magagne che è l'antiberlusconismo, i due amici-nemici si puntellano gli uni con gli altri tenendo in vita artificialmente il conflitto tra destra e sinistra che non esiste più da anni.

Ci sono poi i piccoli partitelli di disturbo, i satelliti del Loro, le liste civetta portasfiga, quelli che mendicano un posto in parlamento o cercano disperatamente di rientrarci, come l'ammucchiata degli ex comunisti vintage accoccolati sotto l'ala protettrice di Ingroia.
Ha senso votare questi partitini, presi dal disgusto per i più grandi? Se dicessero qualcosa di veramente alternativo a Loro, cosa non immediatamente evidente per coloro che ne leggono i programmi, si. Con la consapevolezza però che sarà un miracolo se raggiungeranno il quorum e la partita, questa volta, è troppo importante per permettersi di scegliere la qualità rispetto alla quantità. Non perché rischia di rivincere B. ma perché rischiamo di vederci infliggere il pareggio di bilancio a vita.

Quella fasulla e truccata come il Drag King di Arcore è la campagna elettorale per come appare sui media, soprattutto in televisione, regno del Loro.  Si percepisce la presenza di un convitato di pietra che non viene mai nominato e che i sondaggi sottostimano non credo proprio involontariamente ma di cui, come si è detto, i più disperati stanno cominciando a copiare le idee. Avete notato che B. ieri sera da Porro&Telese, le due ultime spalle in commedia, ha perfino usato il turpiloquio e si è appropriato di diverse idee del Movimento 5 Stelle spacciandole per proprie? Lo fa perché è ancora convinto che il popolo guardi la televisione bevendosi tutto come negli anni '80 ed i sondaggisti considerano un campione rappresentativo di elettori gli abbonati di rete fissa con il telefono nero di bachelite con la rotella.

E' una sensazione strana guardarsi in rete i filmati dello Tsunami Tour e delle piazze strapiene in tutta Italia, che la TV ignora . Ti dà la sensazione che Loro siano asserragliati dentro la cittadella fortificata dalla quale lanciano promesse e briosche e l'Italia stia da un'altra parte, immune ai loro cagnetti leccati ed dalla loro spocchia di aristocratici che credono di comprarsi la carrozza per Varennes con i loro fantastiliardi.
Il copione di Grillo è sempre uguale in ogni città, a parte qualche piccola variazione locale, dal Sulcis al Trentino. In fondo è uno spettacolo anche quello e certi concetti sono chiaramente segno di una strategia comunicativa molto sofisticata. Però colpiscono i candidati che ogni volta salgono sul palco, effettivamente gente normale che ha una voglia matta di credere in ciò che fa. E' questo che fa paura, non c'è dubbio, all'aristocrazia, tanto da costringerla a nascondere l'evidenza di una realtà che prenderà molto di più di quel ridicolo 15% dei sondaggi a pedale. E' un voto di protesta, certamente, forse illusorio, ma che rischia di diventare l'unico gesto rivoluzionario e forse coraggioso di una campagna elettorale che all'unisono ci chiede non solo di confermare il voto all'aristocrazia, ma di concederle di accompagnarci tutti per mano sul patibolo al posto suo.

venerdì 11 novembre 2011

Ça ira


"Se hanno fame, che mangino al ristorante."

Potrebbe essere un bell'epitaffio per questo regime.

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