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giovedì 11 settembre 2014

La Bischeromics dell'Antica Gelateria del Bolso vs. Draghi e la svalutatio isterica alla Sabino Capogreco

il capolavoro è di Pep Marchegiani

Tra un'inchiesta e l'altra sui loro capibastone locali (stanno diventando berlusconiani anche nella tendenza a rendersi simpatici ai magistrati, brrr), riuscirà l'Antica Gelateria del Bolso a trovare i venti miliardi della tangente a DB senza: 1) toccare la sua base elettorale; 2) mettere un ditone in culo alla sua base elettorale; 3) disinnescare il pericoloso risveglio psichedelico di Fassina e, last but not least 4) scontentare i suoi padroni senza frontiere, rappresentati sul palcoscenico da quegli Olivieri&Pancaldi di Junker e Barroso?
Io dico di no - ma non perché lo dico io o perché sono un genio, lo dice la logica e quel famoso primo volume del manuale di economia - anche perché i venti miliardi si ripresenteranno anche l'anno prossimo e quelli successivi, fintanto che non salterà qualche bunker. 
Sono convinta che questo fatto, che si tratta di un massacro in itinere, ancora  irRenzi e le dame del Palio lo ignorino e sarà bello guardare le loro facce, la faccia del terrore, quando lo scopriranno. Perfino le facies amimiche delle varie Mogherini e della... come si chiama.... la ex-morosa di.... ah, si, questa, assumeranno l'espressione cara a Munch.

Stanno in piedi soltanto grazie alla propaganda, prettamente televisiva, perché i giornalacci di partito, se Dio vole, stanno morendo sotto i colpi di quel mercato che si erano messi improvvidamente ad idolatrare. "Nessun pasto è gratis", diceva Maggie. 
La propaganda del Grande Piddino. Ora capiamo finalmente perché gli antiberlusconiani per finta non toccarono mai le televisioni a Iddu. Perché un giorno lo stesso tipo di monopolio ideologico sarebbe tornato utile a loro. Se buttate un occhio ogni tanto su  La7 sapete di cosa parlo. Perfino i critici più smaliziati cominciano a rendersi conto del rischio overdose. Dopo uno speedball a base di Floris-Mentana-Gruber rischi veramente di schiattare in salotto con l'ago in vena. 
La vera Repubblica di Salò, merda compresa, è lì, in televisione. Guitti di regime con il senso dell'umorismo anestetizzato dai dané, giornalisti con i setti nasali ormai distrutti dallo sniffamento compulsivo dei culi padronali, che mandano avanti il nauseabondo dibattitodafestapiddina a ciclo continuo con i gerarchi e le gerarchine di partito che ripetono i giri di parole, le menzogne da governanti collusi e felici, fintoingenui e simil-incompetenti accuratamente confezionate in rotoballe mediatiche che hanno imparato a vomitare a comando alla scuola del potere dei loro mandanti. 
Se ne meravigliano pure, delle cazzate che combinano. "Stanno calando le entrate tributarie". Ma guarda un po', non sarà perché il PIL cala, perché la domanda interna è paralizzata dalle vostre manovre di salvataggio che ci affonderanno? Li ascolti e ti senti in confronto un Maynard Keynes, cosa che non ti gratifica per niente. Il grasso che cola è solo quello nei loro pentoloni da Leonarde Cianciulli dove rimestano gli ultimi brandelli di democrazia di questo paese. Non basta e non basterà il doping al PIL, perché mica puoi mettere l'IMU sui capannoni dove tagliano la coca o la TASI e TARI sul davanti e di dietro delle mignotte. 
Non basterannno le cacatine isteriche di Mario Draghi, almeno fino a quando non ce lo troveremo come Presidente della Repubblica al posto di GRNP l'innominabile, con un tedesco al suo posto alla BCE il giorno dell'Armageddon.

Io non li ascolto più, non li guardo più. Aspetto che i francesi facciano presto. Spero poi che quei maledetti sessantottini si estinguano come i dinosauri, che la Germania e i suoi fottutissimi tradizionali collaborazionisti ricevano l'ennesima lezione dalla Madre Russia e la prossima volta riscoprano veramente la durezza del vivere che tentano di appioppare a noi. Sogno di andare in vacanza un giorno in qualche splendida isola dell'Egeo, circondata da greci ricchi serviti al tavolo da camerieri di Berlino. Se ci fosse un Dio, perdio, questa dovrebbe essere la sua giustizia.
A proposito, come si fa a non sentire nemmeno un belato provenire dall'Isola Tiberina quando al telegiornale va in onda la prova che appoggiamo dei nazisti in Ucraina? Ah, già, il prossimo revisore della spesa sarà Ruttolomeo Gutgeld. Perché non addirittura Netanyahu, allora?



Scusate lo sfogo e l'amarezza palpabile di queste righe. Oggi è pure quella giornata di merda dell'undici settembre. Chissà se i compagni riusciranno mai a vedere il filo nero che lega l'11 cileno a quello americano ed eviteranno un giorno di ripetere sui loro blogghetti di regime che, a loro, che siano morti quelli delle torri in fondo fa piacere perché tanto erano imperialisti?



giovedì 10 aprile 2014

Grulli e pupe


Poteva, la dolce dolce Alessandra Moretti, costretta di recente a pronunciare in TV la parola (sconosciuta alle piddine timorate) "pompini", non venire risarcita con un ticket per una poltrona Fraulein in Europa, non essendosi qualificata per un ministero per un ette? E potevano altresì non venire beatificate e poste sotto il ceruleo manto orostellato dell'UE altre fenomene del PD come la Mosca, la Bonafé e la Picierno? Di queste prime quattro abbiamo ammirato diverse performances televisive che ce le fanno qualificare a metà tra l'OMG (Oh My God) e il WTF (What The Fuck). 
La Mosca, bionda economista Lettiera e moritura per l'euro dalla voce soave come una smerigliatrice, la Bonafé in quota emiliane letali, sottocoda di Bersani assieme alla Moretti. La Picierno, una specie di Carmen La Qualunque dalla bocca larga e dalle idee ancora più letali delle emiliane di cui sopra.
La signora Chinnici non ho il piacere di conoscerla e spero vivamente che sia la migliore del bigoncio se no annamo bene proprio.
Cinque donne che il PD manda a Bruxelles affinché compiano i crimini dell'eurodittatura ai danni dei PIIGS. Ragazzi, ma qui è tornata la famiglia di Charlie Manson e non ci avevano avvertiti.

Stasera ho ascoltato sul solito PD Channel, la tele purpurea di vergogna di Cairo, l'esponente del M5S Giulia Sarti affermare che si candidano certe soggette solo perché donne. E' vero, è il fenomeno delle "inquantodonne" che ho già descritto in precedenza. Al che la Moretti, dall'alto dell'eurolista, ha detto che le donne del PD sono candidate perché hanno tutte delle storie. Tese, immagino.
Intanto però Matteorenzi, detto tutto in un orgasmo, alla Formigli, con la scusa delle quote rose di 'sta minchia e secondo il principio dell'inquantodonna acchiappapiddini ha piazzato tutte le sue groupies nei punti strategici. Compreso l'allucinante Nardella sulla poltrona ancora calda del suo culo di sindaco di Firenze.
Lo avete mai ascoltato il vicesostitutobischero discorrere sull'euro che avvantaggia il turismo, soprattutto nel cambio con il dollaro? E' roba pesa, a vostro rischio e pericolo, attenti perché dà dipendenza. Grulli e pupe, insomma*.

Del resto, se guardiamo alla fine ingloriosa che hanno fatto le donne del governo Letta, con la Cancellieri, la pagaiante e la De Girolamo kaputt, la Kyenge beccata con conti da decine di migliaia di euro alla faccia dei fratelli neri che muoiono di fame e la Bonino colpita e affondata dalla vicenda dei Marò, dovremmo sostenere che le donne lo fanno meglio? Per non parlare di Madame Tojetequeicartelli con le sue tagliole e del vario cucuzzaro femminile posto in otto ministeri del governo Renzi. Anche lì un ampio repertorio di appartenenti alla nuova frontiera della misoginia: le piddine. Affiancate solo da pochi esemplari scelti di altre categorie molto amate: la sciuretta e la zia ricca. 

Promettono bene anche queste. Come la Pinotti alla Difesa (tanto cosa c'è ormai più da difendere in Italia?) che ha un'idea leggermente confusa dell'utilizzo dei cacciabombardieri, e la Guidi (Sviluppo Economico) con il  "Marchionne è un privato e la FIAT può fare ciò che vuole".
Tecnicamente queste non sono nemmeno donne, sono privilegiati femmina perché vanno al potere in quanto pezzi di apparato di partito e membri dell'élite. Saranno bravissime a battersi in Europa per difendere i propri privilegi, infatti.
Ah, dimenticavo. C'è un leggerissimo problema con il virus Ebola in Africa e in Europa si stanno approntando misure di controllo contro il propagarsi del contagio, tipo negli aeroporti. La Lorenzin, oltre ad impararsi a memoria i bugiardini per ammazzare il tempo e far sera al ministero, pensa di fare qualcosa anche in Italia o verrà introdotto l'obbligo di lingua in bocca con il migrante ebolizzato se no sei razzista? 


* Ringrazio Giuseppe, lettore di questo blog, per avermi regalato questa definizione.

martedì 14 gennaio 2014

Le ministre lo fanno meglio


No, non è quello che pensate ma se il titolo da pornazzo vagamente anni '70 è servito a farvi arrivare qui con un metro di lingua fuori, lo scopo è stato raggiunto. Parliamo non di sesso ma della leggenda metropolitana secondo la quale le donne in politica sono mejo. Più oneste, più capaci, più incorruttibili, più sensibili alle esigenze della ggente, più umane e mammose. 

Partiamo dalle mejo fighe del bigoncio del governo Letta, giusto per stare sull'attualità. La foto qui sopra, vagamente inquietante, sembra la riedizione di "E poi non ne rimase nessuna". Una sorta di ritratto di autofemminicidio politico in un interno con testimoni Enrico Lecter e l'altro che non si può nominare, lo sapete.
In questo gruppetto di inseguitrici delle grandi donne politiche del passato, di queste ministre per le allodole, senza petto e nemmeno coscia ma solo due alucce bruciacchiate, c'è di tutto: la fulgida e ridanciana inutilità, il soprammobilismo molesto, la cafonaggine neoburina, la rigidità teutonica che impara a zoppicare all'italiana, il tengofamiglismo ed altro ancora. 
Non è cattiveria ma, oh, ne avesse azzeccata una, Hannibal.

Partiamo da sinistra con la prima di questa serie di ministre colte a vario titolo in fallo o in stato di abuso di potere all'amatriciana oppure risplendenti di imbarazzante incapacità.
Josefa, la tedesca, che si fa beccare ad usufruire del repertorio tipico delle scappatoie da commercialista italiano per non pagare l'IMU più cara d'Italia, quella del ravennate. Colpita e affondata. Un ministero brevissimo e senza storia. Già l'orlo del pantalone era troppo lungo (occhio, Lorenzin).

Cancellieri, la star di "Pronto, Annamaria", il telesoccorso per miliardari finiti al gabbio. Una vicenda imbarazzante di favoritismi con l'aggravante del nepotismo ammamma. Colpita ma non affondata. Si è ripiegata tristemente come la Concordia, da un lato, e per ora rimane lì, a futura memoria, in attesa che qualcuno la risollevi.

Cécile Kyenge, ovvero la ministra della (dis)integrazione, della quale non si ricorda un singolo atto legislativo ma solo il suo essere una sorta di pungolo vivente per tenere in vita il razzismo degli italiani. Soprattutto quello degli italiani che non erano mai stati razzisti prima ma lo stanno diventando. Perfettamente inutile ed ingombrante come un elefantone africano intagliato vinto ad una fiera ma utilissima per tenere acceso il fuoco sotto uno degli argomenti principe della distrazione di massa: la cosiddetta società multietnica ed internazionalista imposta a legnate a questi nazionalisti e populisti di italiani. 

Emma Bonino, il nostro soufflé sgonfiato. Quella che sembrava assemblata con i pezzi di Indira, di Golda e di fior fior di statiste e che pareva potesse tirarti fuori al momento opportuno una grinta da Iron Woman. Invece l'abbiamo scoperta essere come quei pupazzetti di legno push button degli anni '60. Li premevi sotto e loro svenivano afflosciandosi sulla loro basetta di legno; ve li ricordate, cinquantenni? 
Emma che, nel contesto internazionale della grande diplomazia spicca solo per essere quella che si porta sempre in giro una borsa gigantesca, nemmeno avesse la famigerata valigetta con i codici per lanciare gli intercontinentali e quando va a Teheran indossa il foularone a testa bassa. Che brutta immagine.
Emma che finora ha collezionato un'imbarazzante figurina di emme con la vicenda Shalabayeva, quando Angelino non le disse niente del viavai di azeri sotto casa sua e lei non si incazzò nemmeno un po' con l'avvocato; e che infine sta passando alla storia per non aver finora combinato 'na beata con la delicatissima vicenda dei due marò. Emma, stai agli Esteri, non a Torre Argentina.


Lorenzin, la ministra della Salute. O della Sanità? O della privatizzazione della Sanità pubblica? O della distruzione della Salute? In ogni caso anche lei finora non pervenuta. Forse è un bene.

La Carrozza, ministra di quel che resta dell'Università. Talmente sicura delle cose da fare per la pubblica istruzione che indice un referendum sul web (a qualcuno fischiano le orecchie) per farsi dire cosa dovrebbe fare. Fosse stata grillina l'avrebbero crocifissa. Visto che è lei, è democrazia partecipativa. 

E infine la Nunzia nostra. L'ornitologa specializzata in lontre, la ministra con il maritino che anche lui lavora in ditta. Il maritino, per la cronaca, è Boccia, uno dei nobel mancanti in economia del PD.
Che ha combinato la Nunzia, per riempire in questi giorni le pagine della cronaca come ultima vittima di questo squartatore seriale di ministre che è Lecter? 
Ma niente, pora cocca. Il solito marchesedelgrillismo del "io sono io e voi...", tanto bullarsi di un potere provincialissimo ma che fa sempre la sua porca figura tra i forestali e un tocco di vajassa che non guasta mai.

Ragazze, si scherza eh? Però che trishtezza, è la sagra del diludendo. Voi che dovevate dimostrare, da sinistra, no, un po' più al centro, quanto siamo meglio degli uomini (ma chi l'ha detto?) 
E non tentate di giustificarvi dicendo che chi vi ha precedute, ad esempio le ministre berlusconiane, le Silvio's Angels, non hanno fatto granché di meglio e che qualcun'altra, ad esempio la coccodrilla Fornero, è riuscita a fare perfino peggio.  
L'unico dato di fatto è una débacle pressoché totale dell'immagine femminile al potere. Una strage, una Caporetto in tailleur.
Già, che sia stato quel tailleur viola a portare sfiga?




mercoledì 11 settembre 2013

Le serve padrone


Il parco donne politiche italiane rispecchia, come nella vita reale, la dicotomia schizofrenica tra le tante mule che fanno in silenzio e con eccellente professionalità il loro lavoro e le poche somare convinte che il mondo debba essere sempre preso a zoccolate perché loro sono bestiole tanto discriminate, poverine. Quindi cos'è quella cartaccia intestata con scritto " IL Presidente"? Via, si sostituisce con "LA Presidente". Costerà, ma è questione di principio, echeccà.
Ci sarebbe invero anche la terza categoria, quella del: "Ragazza, ti abbiamo dato un posto che puoi considerarti una miracolata. Stai lì buona, non toccare nulla, non rompere e lasciaci lavorare" ma non ci occuperemo delle sue rappresentanti, pescate soprattutto ma non solo nell'allevamento trote del centrodestra, perché il loro ruolo è volutamente defilato. Se faranno cose buone nei rispettivi ministeri probabilmente non lo sapremo mai, e la cosa in fondo è assai triste.

Tornando alla dicotomia, indovinate chi ottiene più spazio sui media? La professionista e basta o la vajassa? Tra mule e somare non c'è partita. Non a caso il mulo è un ibrido, resistente al lavoro ma incapace di riprodursi e forse anche un po' fessacchiotto. 
Del resto il Potere, ancora maschile nonostante le zie ricche Lagarde a guardia della cassaforte, le vuole così. Arroganti, piccine, altezzose, camurriuse, femministe piagnone ma in fondo bramose di ostentare un poterucolo da badanti che sono riuscite a farsi sposare dal vecchio; potere che comunque è stato dato loro da uomini e con un secondo fine rispetto a ciò che loro credono. 
Perché non crederete mica che Boldrini e Kyenge, ovvero le frontwomen del governo collaborazionista, non servano a far sì che il processo di emancipazione della donna, ogni volta che aprono bocca, faccia tre passi indietro, rendendo vano il lavoro duro nella vita quotidiana delle altre mule e in fondo anche delle ragazze trote. 
In un mondo normale e veramente antirazzista Kyenge sarebbe, visto che è tanto bravo medico, Ministro della Sanità a dirigere tutti quei baroni e BigPharmacisti bianchi e non passerebbe le sue giornate ad insultare a pagamento i suoi concittadini come se fossimo l'Alabama degli anni 50. E Sua Eccellenza Innominabile si limiterebbe a calcare le orme di Nilde Jotti (ma perfino di Irene Pivetti) e non quelle di una Santa Evita con la missione di abbaiare al Movimento 5 Stelle appena qualcuno di loro apre bocca o, peggio, tenta di difendere le Istituzioni dai satrapi e satrapesse che le hanno okkupate, la Costituzione e quei disgraziati degli italiani che  nei valori e nel loro paese credono ancora. Grazie in ogni caso, ragazzi.

Di queste donne(tte) inebriate dal potere, le peggiori viste all'opera sono quelle di sinistra, o che si dicono tali, perché quelle di destra di solito vengono già abituate, vaccinate e microchippate da sciurette. 
Utilizziamo ancora per poco e per intenderci questo termine morente, Sinistra, che sostituirei con Destra 1 e Destra 2, se il ministro Cécile è d'accordo. Tanto da vent'anni funzioniamo a destre alternate e non se ne accorgerà nessuno. 


Alle piddine e affini piace tanto andare in giro con la scorta. Come la ormai mitologica Finocchiaro che, per la propria sicurezza, ha bisogno di tre spingicarrello armati anche all'IKEA, però si veste di un bel rosso fiammante che si vede benissimo con il mirino telescopico e quindi c'è un parametro illogico nelle regole di protezione.
Piace loro talmente tanto avere dei baldi giovani cavalieri a difenderle, le ministre  - "e quando mai ci ricapiterà" - che si portano dietro anche la famiglia quando vanno al cinema in gondola e poi non resistono alla tentazione della manina alla Regina Elisabetta. Scorta confezione famiglia, tanto pagano i milioni di Pantalone che le mantengono ogni giorno a filetto e babà senza averle mai elette. E che probabilmente col cavolo che le eleggerebbero, se potessero esprimere uno straccio di diritto di preferenza.


Ieri pomeriggio, all'esponente del M5S Di Battista che si è permesso di denudare l'Imperatrice dicendo che il PD è peggio del PDL, enunciando semplicemente la Quinta Legge aggiunta della Termodinamica, Sua Immacolatezza ha risposto come una furia: "Non offenda". Aprendo per altro nel mondo scientifico e filosofico un dibattito tra scuole di pensiero su chi si dovesse offendere all'immondo paragone, se il piddino o il pidiellino o entrambi. O nessuno.
Consiglio alla Presidente l'apposizione di un paio di cartelli in aula: "Non si bestemmia" e "In questo locale non si parla di politica". Di epoca fascista, lo so, ma stia tranquilla che, di questi tempi, dei suoi compagni non se ne accorge nessuno.



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