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giovedì 29 maggio 2014

Io sono una borghese di merda


"Ma tu non eri di sinistra?" mi chiedeva con preoccupazione un mio follower twittarolo stamattina. Il fatto è, caro, che prima di tutto io sono una borghese di merda, e proprio per questo a vent'anni ero comunista. Non c'è da stupirsene perché sono i borghesi che scelgono la bandiera rossa senza averne la necessità. Marx, Lenin, Trockij, Che Guevara, Fidel Castro, erano tutti borghesi, perché è la borghesia che, quando l'élite esagera, che si tratti di incipriati aristocratici e pretacci o di latifondisti, capitalisti e padroni delle ferriere, fa le rivoluzioni. Sono stata di sinistra per un lungo tempo, prima che saltassero tutte le regole su chi dovesse stare dalla parte del popolo e chi invece doveva vendersi al Capitale. Perché qualcosa è successo, darling. Più o meno attorno al Sessantotto. E' stato un processo lungo e difficile da allora, ma sta giungendo a compimento. La più grande operazione di pulizia sociale della storia. La fine della lotta di classe con la proclamazione del Capitale come vincitore. With a little help from his friends.

Ti spiego il mio percorso. Sono una borghese, dicevo, e la mia è la classe media che, ad un certo punto, nel secolo scorso, è riuscita storicamente ad inglobare emancipandola anche tanta parte della classe operaia. Merito delle lotte dei borghesi dalla coscienza infelice di cui sopra condotte assieme agli operai, certo, ma anche di un capitalismo che pensava che estendere la ricchezza a fasce più ampie della popolazione, facendo diventare i proletari classe media, significava più merci vendute, più profitti e più benessere per tutti. Il famigerato moltiplicatore. Ma già, Henry Ford era un nazifascista anche se pensava che aumentando il salario ai suoi operai questi avrebbero potuto comperare il modello T che fabbricavano.

Quello della mia gioventù sembra un mondo perduto ed estinto; una meraviglia, sai, in confronto a quello di oggi. E sono sicura che te ne ricordi, perché non sei di primo pelo neppure tu.
Uno stipendio in famiglia bastava a condurre una vita più che dignitosa dove non ti mancava nulla di veramente necessario.  Esisteva ancora il concetto di superfluo e per quello c'era il "no, non ce lo possiamo permettere". Quel no ti aiutava a crescere e a capire che, una volta grande, te lo saresti guadagnato con il tuo lavoro, perché il lavoro ci sarebbe stato, secondo quello che avevi studiato e imparato a fare.
Perfino con uno stipendio solo, con i risparmi (allora si riusciva a mettere da parte qualcosa ogni mese), la famiglia riusciva a comperarsi la casa dove viveva e, se lavoravano tutti e due i genitori, ci si comperava magari un'altra casa al mare o in campagna o in montagna. Perché allora esistevano ancora le ferie e le vacanze non duravano meno di venti giorni. Per le malattie c'era il welfare, ad una certa età arrivavano la pensione e la liquidazione con la quale ti potevi togliere qualche sfizio in più o farti la casetta di cui sopra, perché i nonni non erano costretti a mantenere nipoti disoccupati. Erano i tempi in cui l'Italia stava diventando, pur tra corruzione, mafia e caste, e sottoposta a sovranità limitata come paese sconfitto, la quinta potenza industriale del mondo.

Non erano tutte rose e fiori? Certo, c'erano come sempre i poveri e lo sfruttamento, il mondo era diviso in classi.  C'erano la crisi petrolifera, il terrorismo di stato, le bombe, le guerre imperialiste. Poi arrivò la shock economy, prima dal Sudamerica (però così lontano da noi) e poi nel mondo anglosassone, con i primi vagiti del dominio finanziario sulle nostre vite ma la speranza di un futuro migliore non mancava, nessuno pensava che, pur lavorando da rompersi la schiena, da vecchio sarebbe stato povero e abbandonato perché gli avrebbero portato via tutto. Non avevamo nulla da perdere, caso mai ci sarebbe stato ancora qualcosa da ottenere. Il muro nero della depressione, dell'assenza di un futuro o dell'angoscia data dal pensiero di che cosa sarà il nostro futuro in balia della povertà non esisteva e nessuno sarebbe stato in grado di immaginarlo, a meno che non fosse vissuto al di là di qualche Cortina di Ferro.

Soprattutto nessuno si sarebbe mai immaginato che il benessere ottenuto in base alle lotte sindacali, nato dal sangue degli operai e di quei borghesi empatici e simboleggiato in maniera sacra dalla democrazia, dato ormai per acquisito perché certificato nella Costituzione, sarebbe stato possibile toglierlo al popolo per consegnarlo ad un'élite intenzionata a redistribuire la ricchezza esistente verso l'alto, accaparrandosela tutta e creando un mondo dove l'1% ha tutto e il 99% quasi nulla, senza più democrazia. Un mondo nuovo ma tremendamente simile al Medioevo che, per essere realizzato, ormai lo sappiamo, nei trent'anni previsti per il suo compimento non potrà che finire con l'eliminazione fisica della classe media, magari sostituita da carne da macello proveniente dal terzo mondo da impiegare per la pulitura dei cessi dove andranno a sedersi i culi imperiali.
Credo che, se qualcuno allora, negli anni sessanta-settanta, avesse visto un'anteprima del futuro, ovvero dei giorni nostri, lo avrebbe considerato il peggiore incubo mai vissuto e nessuno avrebbe potuto immaginare che coloro che si sarebbero offerti spontaneamente per farlo avverare sarebbero stati i partiti di sinistra, quelli più tradizionalmente (allora) vicini al popolo. 

Eccoci, caro, al perché io non sono più comunista, non sono più di sinistra, anzi non sono niente, sono solo una borghese di merda ma molto, molto incazzata.
Sono incazzata e mi difenderò fino all'ultimo perché vogliono farmi fuori. Vogliono portarmi via ciò che la mia famiglia mi ha lasciato, affinché, assieme a ciò che mi guadagno con il mio lavoro, potessi avere una vecchiaia serena senza dover dipendere da nessuno. Penso a me stessa, certo. Gli altri hanno smesso di pensare a me.

Ti pare impossibile che l'orrendo scenario che ti ho descritto possa realizzarsi? Cosa ti stanno ripetendo giorno e notte, tutti i giorni e a tutte le ore, caro amico? Che quel mondo che ti ho descritto e che abbiamo vissuto, che ci ha permesso di crescere ed arrivare fin qui dobbiamo scordarcelo perché NON POSSIAMO PIU' PERMETTERCELO. E, di grazia, ti stai chiedendo il PERCHE'? Perché le risorse mondiali sono limitate? Per quello basterebbe uno sviluppo più responsabile. Basterebbe quella cosa che si chiama progresso e che nasce dall'ingegno di persone molto creative in ogni epoca e che in poco più di cento anni ci hanno dato l'elettricità, la mobilità di persone e merci e la comunicazione. Progresso che serve da sempre a migliorare la vita delle persone e a renderla più facile. Basterebbe tendere a realizzare uno di quei mondi futuribili ideali che nessun romanzo di fantascienza ha più il coraggio di immaginare.
Il nostro benessere non possiamo più permettercelo perché ciò che abbiamo lo vuole qualcun'altro, e non sono certo coloro che non hanno nulla ma quelli che hanno già tutto. Vedi, in fondo, da borghese di merda, con queste parole sto pensando anche a te, sto cercando di avvertirti del pericolo, anche se non meriteresti affatto di essere salvato.

Non sono direttamente le élite che ti annunciano la fine del tuo diritto al benessere perché un domani conterà solo il loro, perché la scusa delle risorse limitate è un'occasione ghiotta per fare un po' di pulizia sociale e vincere la Lotta di Classe. Te lo fanno dire dai loro servi. Quelli che si sentono superiori perché non sono razzisti ma democratici, a favore delle minoranze, antifascisti, ammiratori dell'Europa e della serietà teutonica, progressisti, internazionalisti, contro tutte le diversità perché devoti all'OMOLOGAZIONE. Che si sentono importanti perché con il 99% possono masturbarsi sulle grandi cifre e non si accorgono che la loro maggioranza è destinata a diventare il Soylent Green.
Sono quelli che ogni mattina ringraziano non si sa chi per non essersi svegliati trasformati in scarafaggi piccoloborghesi.

Quando tutto iniziò, con i primi attacchi ai diritti sociali acquisiti e l'avvento della dittatura del mercato, avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell'élite. Certo avrebbero dovuto difendere il benessere generale, le conquiste ottenute fino a quel momento e la democrazia, distinguendo tra capitalismo accettabile e capitalismo disumano, alleandosi con quella borghesia di merda che però sa fare le rivoluzioni e che un minimo di riconoscenza se la meriterebbe.
Invece, pur di non rinnegare la lotta antiborghese di principio, hanno ascoltato le sirene della globalizzazione travestita da internazionalismo ed hanno scelto l'omologazione nel concime, il "semo tutti uguali" come materia organica anfibia, per potere essere ancora più merda della borghesia e in fondo distinguersi. Perché in fondo sono dei neoaristocratici pure loro.
Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo e di fatto contro loro stessi. Perché credono di appartenere ad un corpo speciale e privilegiato per essersi guadagnati con il tradimento l'onore di poter dare il colpo di grazia all'odiata borghesia (rinnegando Marx, Lenin e gli altri che ho nominato) ma sono anche loro feccia destinata a soccombere. Li tengono per ultimi per compostarli meglio. Concimeranno con onore i giardini degli ingiusti di Elysium.

lunedì 11 febbraio 2013

Loro e gli altri

Gian Boy, febbraio 2013
Ultime due settimane di sofferenza prima del voto. Unica nota positiva: ci risparmieremo i sondaggi, del resto attendibili come gli oroscopi, visto che vengono commissionati da un cliente che non si può scontentare del tutto e che finisci per far sempre risultare vincente e felice in amore. 
Nel centrodestra si sa che la Ghisleri ha il compito di scrivere a Norma Desmond le finte lettere di ammiratori dal francobollo sospetto ma, quando questa pena elettorale finirà, vedrete che ci sarà anche chi organizzerà la caccia ai sondaggisti di partito che davano già la sinistra per stravincitrice prima di avere il famigerato gatto chiuso nel sacco. Tra parentesi, devono essere gli stessi menagramo del 2006. 
Ma come, direte, come osi, i sondaggi sono una scienza, eccetera eccetera, sono fatti da gente seria e richiedono sofisticate operazioni di elaborazione dati. Vedete, è come l'attuale ricerca scientifica. La multinazionale vuole lanciare un farmaco sul mercato e tu gli prepari una bella ricerca che ne dimostra la necessità. E se la malattia per quel farmaco non c'è, te la inventi, magari abbassando l'asticella di certi valori ematici per creare dal nulla milioni di nuovi malati. Così poi i malati si convinceranno di esserlo veramente.

Non sentiremo la mancanza dei sondaggi anche perché il sospetto sempre più forte è che finora abbiano nascosto certi risultati e ne abbiano drogato altri. Sondaggi utilizzati più come suggerimento di voto che come registrazione di un'intenzione. E il suggerimento era di premiare comunque la conservazione, lo status quo, sia quello più retrivo ed intestinale dell'affabulatore di minchiate che quello apparentemente nuovo ed europeo, più cerebrale, dei professori e dei loro reggisacco. 
Che però le cose stiano andando diversamente dalle previsioni - e sempre peggio per i committenti - lo si capisce da tante sfumature, dall'acchiappo dell'ultimo minuto da parte dei candidati ancient régime di argomenti hard come il ripristino della sovranità monetaria e dalla sensazione di scollamento tra la realtà degli elettori e del popolo e quella virtuale degli artistocratici candidati. Un distacco che rischia di ampliarsi ancor di più in queste ultime due settimane.

Detto che una campagna elettorale così degradata e degradante non si era mai vista, e non solo per colpa del solito pagliaccio ma di chi si illude di batterlo sul palcoscenico dell'avanspettacolo, impresa quasi impossibile, ormai è chiaro che il bipolarismo in campo non è più tra destra e sinistra, ma tra Loro e Gli Altri. 
Loro, i grandi partiti (il concetto di grandezza qui è solo a livello numerico e di ingombro), quelli ormai già dichiarati inutili dal golpe europeo del 2011, che per salvarsi hanno aderito tutti al PUDE (Partito Unico dell'Euro), per nascondere agli elettori che il loro programma è a menu fisso bavarese - birra e salsicce al sangue nostro - devono inventarsi una rivalità interna posticcia e totalmente fasulla. 
Bersani, Berlusconi e Monti, con annessi gli appositi Casini e Vendola, sono la squadra dei "Loro" e conducono la pantomima disgustosa ed insultante di copertura ad un accordo già sottoscritto sotto ricatto in camera caritatis. Pantomima che, non a caso, conducono sulle reti televisive in mano loro, il loro forte Bastiani.  La televisione viene considerata la discarica dove tutti i messaggi più falsi, i percolati di menzogna più puzzolenti, le promesse più marinaie vengono riciclati e compostati da un pubblico considerato meno senziente delle povere bestie che questi vecchiacci maltrattano, brancicandole senza pietà in diretta nei boudoir dei loro giornalisti compiacenti, credendo così di commuovere la vecchia canara ed acchiapparne il voto.

Le intenzioni di questi partiti del Loro non sono rivolte al bene del paese - che hanno contribuito attivamente e consapevolmente a portare al disastro - ma sono di pura sopravvivenza ed autoconservazione. La lotta disperata del virus per resistere al sistema immunitario che lo sta  distruggendo.
Non commettiamo l'errore di pensare che il virus sia solo B. Da ottimo passista lui conduce il gioco di un inseguimento tra partiti che non esiste. Certo, è quello che più sfacciatamente fa capire che le sta studiando tutte per salvarsi: promettendo, copiando le idee degli avversari, lanciando SOS più di una nave in avaria agli amici atlantici, agli amici degli amici ai quali aveva promesso grandi opere e che farà sicuramente appena eletto, al Diavolo in persona perfino. Siamo alla promessa del suo regno per un cavallo. Più promette cose impossibili e più fa capire a chi vuol capire che è alla canna del gas.
Siccome però se crolla lui crollano anche gli altri, ormai si è capito, perché una mostruosità come il PD è impensabile senza la grande operazione di copertura delle proprie magagne che è l'antiberlusconismo, i due amici-nemici si puntellano gli uni con gli altri tenendo in vita artificialmente il conflitto tra destra e sinistra che non esiste più da anni.

Ci sono poi i piccoli partitelli di disturbo, i satelliti del Loro, le liste civetta portasfiga, quelli che mendicano un posto in parlamento o cercano disperatamente di rientrarci, come l'ammucchiata degli ex comunisti vintage accoccolati sotto l'ala protettrice di Ingroia.
Ha senso votare questi partitini, presi dal disgusto per i più grandi? Se dicessero qualcosa di veramente alternativo a Loro, cosa non immediatamente evidente per coloro che ne leggono i programmi, si. Con la consapevolezza però che sarà un miracolo se raggiungeranno il quorum e la partita, questa volta, è troppo importante per permettersi di scegliere la qualità rispetto alla quantità. Non perché rischia di rivincere B. ma perché rischiamo di vederci infliggere il pareggio di bilancio a vita.

Quella fasulla e truccata come il Drag King di Arcore è la campagna elettorale per come appare sui media, soprattutto in televisione, regno del Loro.  Si percepisce la presenza di un convitato di pietra che non viene mai nominato e che i sondaggi sottostimano non credo proprio involontariamente ma di cui, come si è detto, i più disperati stanno cominciando a copiare le idee. Avete notato che B. ieri sera da Porro&Telese, le due ultime spalle in commedia, ha perfino usato il turpiloquio e si è appropriato di diverse idee del Movimento 5 Stelle spacciandole per proprie? Lo fa perché è ancora convinto che il popolo guardi la televisione bevendosi tutto come negli anni '80 ed i sondaggisti considerano un campione rappresentativo di elettori gli abbonati di rete fissa con il telefono nero di bachelite con la rotella.

E' una sensazione strana guardarsi in rete i filmati dello Tsunami Tour e delle piazze strapiene in tutta Italia, che la TV ignora . Ti dà la sensazione che Loro siano asserragliati dentro la cittadella fortificata dalla quale lanciano promesse e briosche e l'Italia stia da un'altra parte, immune ai loro cagnetti leccati ed dalla loro spocchia di aristocratici che credono di comprarsi la carrozza per Varennes con i loro fantastiliardi.
Il copione di Grillo è sempre uguale in ogni città, a parte qualche piccola variazione locale, dal Sulcis al Trentino. In fondo è uno spettacolo anche quello e certi concetti sono chiaramente segno di una strategia comunicativa molto sofisticata. Però colpiscono i candidati che ogni volta salgono sul palco, effettivamente gente normale che ha una voglia matta di credere in ciò che fa. E' questo che fa paura, non c'è dubbio, all'aristocrazia, tanto da costringerla a nascondere l'evidenza di una realtà che prenderà molto di più di quel ridicolo 15% dei sondaggi a pedale. E' un voto di protesta, certamente, forse illusorio, ma che rischia di diventare l'unico gesto rivoluzionario e forse coraggioso di una campagna elettorale che all'unisono ci chiede non solo di confermare il voto all'aristocrazia, ma di concederle di accompagnarci tutti per mano sul patibolo al posto suo.

martedì 25 maggio 2010

Cut!

Io ci andrei piano a parlare di tagli, tagli e ancora tagli, sacrifici e lacrime e sangue da richiedere a chi non ha più una vena da bucare per svenarsi.
Ci andrei piano perchè anche questa ragazza qui sopra taglia che è una meraviglia. E quando sente certe notizie le viene una gran voglia di oliare gli ingranaggi fermi da qualche secolo e ricominciare ad esercitarsi.

giovedì 6 maggio 2010

Il nostro piangere fa male al re

Se Atene piange, Roma non ride ma non si deve sapere. Dietro alla stizza del nano nei confronti delle agenzie di rating credo ci sia, più che l'interrogativo se siano veramente credibili i loro conteggi, la paura che qualcuna di esse metta a nudo l'incompetenza economica del suo governo che, per tamponare la crisi, non risulta abbia ancora fatto nulla di importante e quindi, di rincalzo, esponga al pubblico ludibrio la sua ignavia come premier bravo solo a difendere i propri di interessi. Dopo le procure, ecco a voi le agenzie di rating politicizzate.
Intanto quelli rubano e si fanno gli appartamenti, la Lega è ormai un poltronificio e noi italiani confidiamo nello stellone e nel nostro proverbiale culo, come al solito.

Ad ogni modo la domanda del nano sull'attendibilità delle agenzie di rating può essere lo spunto per una serie di riflessioni che partono da chi è assolutamente incompetente in materia di macroeconomia ma ha conservato un po' del vecchio sano intuito del contadino.

Per prima cosa una mera curiosità: chi cazzo sono, fisicamente, materialmente, quelli delle agenzie di rating che sono in grado di decidere delle sorti di interi popoli appena uno dei loro maledetti indici si sposta? Chi è che va a controllare in seguito quelle cifre? Perchè ci fidiamo ciecamente di loro e lasciamo che milioni di persone perdano il lavoro e la libertà (perchè perdere il lavoro è un attentato alla libertà personale) come fosse un qualcosa di ineluttabile?

Chi sono? Sono gli stessi speculatori che provocano disastri finanziari a catena tanto poi c'è chi dice che "non c'è altro modo possibile di gestire il libero mercato che questo, quindi rassegnatevi"?
Sono gli stessi che, mentre i popoli immiseriscono, fanno fare la spaccata alla famosa forbice tra ricchi e poveri, tanto loro stanno dalla parte dei ricchi sempre più ricchi?
Sono quegli economisti che insistono con l'assurda e maledetta "crescita", facendo credere che il benessere possa essere un valore esponenziale, quando non lo è affatto perchè è legato alla disponibilità delle risorse energetiche limitate?
Sono gli economisti secondo i quali il lavoro garantito e fisso è un valore aggiunto solo all'interno della fottutissima casta cialtrona che rappresentano, quindi vale per i loro parenti, figli, baldracche, eunuchi, concubine ed altra fauna imperiale ma non per i lavoratori extracastali?
Sono i banchieri o peggio, i finanzieri, quelli che prendono il frutto del duro lavoro dell'economia del produrre cose concrete e lo bruciano in un lampo per i loro maledetti giochi d'azzardo borsistici basati sul virtuale e che poi dicono:" Oops, oggi abbiamo bruciato 10 miliardi di dollari, peccato. Ritenta e sarai più fortunato."

Sono gli stessi che decidono che "C'è la crisi", così imprenditori di varia paranza possono tranquillamente utilizzare l'alibi per, che ne so, delocalizzare all'estero, licenziare personale, portare i libri in tribunale senza che nessuno vada a controllare se queste azioni siano veramente motivate? Ma come, eppure ne vendevi a carrettate delle tue calze. "Si però c'è la crisi, vado in Serbia, che mi frega?"

A quel punto io avrei un'ideuzza. Come è stato dimostrato da tempo, non è il prodotto che conta ma il logo. Il vero valore di mercato oggi è il brand, il marchio, non la qualità del prodotto, anche perchè ormai tutto è Made in China. La differenza è che alcune fabbriche cinesi si sforzano di utilizzare materiali a norma per il prodotto d'alta fascia e con il logo, mentre con la merda di scarto producono il jeans da tre euro che ti tatua in maniera permanente le gambe di blu e che è riservato alla plebaglia extracastale.
Allora, se è il marchio che conta, se tu fino ad oggi hai utilizzato il marchio "OMSA" o "Golden Lady" producendo le calze in Italia, se vuoi andare a produrre in Serbia per risparmiare ed aumentare i profitti, io ti impongo di commercializzare questo prodotto con un marchio alternativo, "Calze Curva", per esempio. Sai che successo tra le badanti dell'est?
Oppure paghi un dazio sulla merce che produci all'estero e che vuoi commercializzare in Italia e magari vendere alle stesse donne che hai lasciato in mezzo ad una strada assieme alle loro famiglie. Se vuoi utilizzare dei marchi Italiani rinomati e già consolidati sul mercato italiano da anni di marketing, devi produrre le calze in Italia. Lo so che è l'antica ferraglia del dazio ma vuoi vedere che il logo potrebbe diventare un'arma di difesa per gli interessi dei lavoratori, in questo caso?

Siccome questo capitalismo fallimentare v.1 è in cima ad una discesa con i freni rotti, l'alternativa, signori miei, invece di continuare a schierare i vostri sbirri in tenuta antisommossa contro chi diventerà sempre più incazzato, ad Atene come in altri paesi, perchè dovrà pagare un prezzo troppo alto per colpa di chi invece se la ride al sicuro di qualche conto cifrato alle Cayman, è cominciare a farci divertire a bowling con qualche testa di speculatore.
Saranno da qualche parte, dio svizzero, in qualche resort, beauty farm, casino d'alto bordo o ristorante a gozzovigliare, i bastardi. Se proprio il bowling non vi garba o vi sembra eccessivamente gore, mandateli a cogliere pomodori a cinque euro al giorno, a pulire culi di vecchi nelle R.S.A., a battere sull'Adriatica.
Tra un po' non saranno più soltanto i vostri black bloc aviotrasportati per l'occazione in ogni piazza bollente per delegittimare la protesta popolare, a fare casino. Saranno i cari vecchi forconi.

sabato 4 aprile 2009

Lola, corri!

Domandina facile facile, da sabato sera. Quest'anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall'ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell'aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da "amputatemi, vi scongiuro", con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual'è il problema delle strade di Roma? E' dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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mercoledì 1 aprile 2009

O Capitan, c'è un nano in mezzo al mar...

L'ho sentita anch'io la notizia (per la verità l'ho letta su un giornale russo), secondo la quale Silvio Berlusconi avrebbe siglato un accordo con Vladimir Putin per un colossale, anzi titanico, investimento nella cantieristica navale, per la realizzazione di una flotta di navi da crociera extralusso, dotate di ogni comfort e svago.
Credevo fosse uno scherzo ma la badante della mia vicina mi ha confermato, traducendomi dal russo, che una delle navi, anzi la più grande e lussuosa, si chiamerà Titanic, e sarà varata nell'aprile del 2012, alla faccia della sfiga! La società italo-russa che gestirà la commessa avrà sede nei cantieri del porto di Vory v Zakone, sul Baltico.

Questa notizia, che ha sembra incredibile ma solo per chi non crede nella fenomenale inventiva del nostro presidente del consiglio, avrebbe un retroscena, per così dire esoterico, che viene svelato in un articolo comparso in rete su alcuni siti complottisti, articolo già misteriosamente scomparso e non più rintracciabile su Google.
Secondo quanto scrive l'esperto internazionale di occultismo prof. Marco Tagliaferri, la data del 2012 ha un significato esoterico per molte culture e, come è noto, per i Maya avrebbe rappresentato la data della fine del mondo. L'affondamento del Titanic, avvenuto esattamente un secolo prima, nel 1912, non fu altro che un avvertimento alla classe dominante del mondo. Se letta attentamente con occhio esoterico, la storia del Titanic conterrebbe le istruzioni per il salvataggio della classe dominante dalla furia delle masse proletarie che, in seguito alla crisi economica, è pronta a prendere le armi nel giro dei prossimi due anni.

Ecco quindi la necessità di costruire una flotta di navi atte ad ospitare gente abituata al lusso più estremo e a garantirne la sopravvivenza per lunghi mesi o addirittura anni, in mare aperto. Come farebbero le navi a non essere intercettate dai rivoluzionari? Qui arriva la clamorosa rivelazione di un ex agente della CIA, John K. Holmes. Chi di voi ricorda l'esperimento Philadelphia, ovvero il tentativo di rendere una nave invisibile, smaterializzarla e materializzarla a piacimento? L'esperimento, già fallito in precedenza sarebbe ora segretamente riuscito e sarebbe pronto ad essere applicato al progetto Rescue the Rich.

Sembra incredibile, è vero, ma se il dottor Scapagnini ha affermato che Berlusconi camperà fino a 120 anni aveva i suoi buoni motivi per dirlo.
Inutile dire che le liste dei passeggeri sono già compilate da tempo e l'unico terrore di chi è già prenotato in cuccetta iperlusso è di fallire e di vedersi così scavalcato dal rampante di turno, magari il suo vicino di villa.

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martedì 31 marzo 2009

Prove tecniche di rivoluzione?

Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla "crisi", cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d'alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l'amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall'ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato "Bank bosses are criminals".

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori del nostro paese, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un'informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione mediante cazzabubbole fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono (per ora) toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi da far sembrare che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell'economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente (per ora) i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d'ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l'hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26x17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: "non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale").
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci... d'aprile.

sabato 24 maggio 2008

Camicie stirate della rivoluzione

Qual'è l'emblema ultimo, l'oggetto simbolo dell'oppressione del sistema capitalistico?
Io non ho alcun dubbio: la camicia. Quella da uomo, di cotone, con i bottoncini, le tasche con i risvolti, le pieghe, le piegoline attorno ai polsi, ed altri bottoncini, possibilmente doppi o tripli, le stecche nel colletto.
La funzione oppressiva della camicia sulla classe lavoratrice si evidenzia nell'atto della sua stiratura.
Si favoleggia che esistano camicie "non stiro" ma sarà un caso, quelle dei miei uomini sono sempre del genere "prova a stirarmi a puntino se ne sei capace".

Abbiamo sbagliato, a suo tempo, noi ragazze a bruciare i reggiseni, non esisterà mai vera emancipazione femminile fintanto che esisterà la maledizione della camicia da stirare.
E i maschi single che ultimamente sono costretti a darsi da fare in casa, obtorto collo?
Parlate con loro e vi diranno che tutto sommato riescono a cucinare, a fare una lavatrice, a coltivare il basilico sul terrazzo, a passare il battitappeto ma stirare le camicie no, terribile, non è possibile, "quelle le porto da mamma".

Si, la camicia è uno strumento di oppressione borghese, per usare un termine da Maggio '68 (a proposito, qualcuno si è accorto che è il quarantesimo anniversario? Boh, staranno aspettando il 2009 per festeggiare il 69, inteso come posizione).
Mi sono sempre chiesta, en passant, come facciano gli uomini, oltre alla schiavitù della camicia, a tollerare la cravatta attorno al collo. Solo pensare di dover indossare qualcosa che ti strangola a me pare insopportabile.
Va bene che noi donne potremmo controbattere con il tacco a stiletto, le autoreggenti che se non sono siliconate te le ritrovi giù a gambaletto, il push-up con i ferretti. Insomma, la gara è dura ma non divaghiamo.

Per fare un poco di storia, la camicia per come la conosciamo, capo imprescindibile del guardaroba degli uomini e che contamina anche quello di noi donne, in versione magari peggiorata da ruches e volants, fu inventata, manco a farlo apposta, dagli inglesi, quelli stessi che mandavano i bambini di quattro anni in miniera, nel 1871.

Su Wikipedia c'è una curiosa osservazione. A parte le celeberrime camicie rosse di Garibaldi (portate su delle specie di jeans), molti movimenti fascisti storici si fecero rappresentare da una camicia colorata.
Dalle camicie nere della rivoluzione mussoliniana e dei fascisti inglesi, finlandesi e tedeschi, alle camicie brune delle SA naziste; quelle blu dei falangisti spagnoli e dei movimenti fascisti irlandesi e canadesi, della Solidarité Française e della Società delle Camicie Blu cinesi.
In Ungheria, Romania e Brasile il fascismo vestiva camicie verdi (ogni riferimento a Borghezio è puramente casuale), in Messico camicie dorate, negli Stati Uniti argentate e rosse in Turchia. Per non parlare dei "descamisados" peronisti che si presentavano appunto in camicia, senza giacca e cravatta.

Vuoi vedere che odiare le camicie potrebbe essere un segno inconscio di antifascismo?

Nei tardi anni sessanta, quelli del Sessantotto, appunto, e non a caso del femminismo militante, ci fu un momento in cui imperversarono i colletti alla cinese.
Era soprattutto nei film di fantascienza, quelli che prospettavano il futuro, che sparivano le camicie, sostituite da semplici maglioncini a collo alto.
Purtroppo la rivoluzione tessile del comandante Straker è finita con l'arrivo degli anni ottanta, trionfo di colletti bianchi che più bianchi non si può, di squali da Borsa in camicia Burberry's e di yuppies in preda all'edonismo Reaganiano.

Oggi, tra camicie verdi padane e le camicie scure del Berlusconi ultima maniera, talmente blu da sembrare nere, non si vede all'orizzonte qualcosa che possa eliminare definitivamente l'incubo kafkiano della casalinga e del single.

Chiunque stia progettando una rivoluzione ricordi che essa dovrà obbligatoriamente comportare l'abolizione della camicia. Questa volta non ci sono santi.


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martedì 25 dicembre 2007

Ho fatto un gran pasticcio

Questo è un piatto eversivo. Un atto di terrorismo calorico rivoluzionario e rinascimentale, da gustare con calma e digerire con altrettanta pacatezza. Ad alto tasso di calorie e burro, quindi peccaminoso ma allo stesso tempo delicato. In esso si concentrano ed esaltano i sapori di tutto il nostro Paese, dalle Alpi alla Sicilia, alla faccia della secessione. I funghi delle montagne e le besciamelle nordiche si sposano con il Marsala siculo e gli ziti napoletani. Il maiale e la vitella duettano nel ragù promettendosi amore eterno. La cipolla aromatizza dolcemente.
La pasta frolla è sfrontatamente dolce in un contesto altrimenti salato ma delicatamente e deve sfarinarsi in bocca, rivelando a poco a poco la morbidezza gustosa del ripieno.

In casa mia è un piatto storico, di derivazione emiliana, come la tata che lo insegnò a mia madre e tradizionalmente preparato solo a Natale. Nel corso degli anni la ricetta si è trasformata, eliminando ad esempio i fegatelli di pollo che entravano nel ragù, visto che io non li sopporto.
E' la versione moderna dei pasticci che si preparavano nel Rinascimento italiano, a base di beccacce, piccioni, rigaglie, una lussuriosa orgia di carni nascoste in un prezioso scrigno di pasta.
Ve ne regalo la ricetta, caso mai qualcuno volesse osare una trasgressione alimentare per un'occasione veramente speciale. Ah, fidatevi, è pure afrodisiaco.

Pasticcio di maccheroni
Per otto persone:

polpa di vitella magra e di maiale (lonza o filetto) a tocchetti in parti uguali per un totale di circa 700-800 gr.
una manciata abbondante (circa 30 gr. o più) di funghi porcini secchi, meglio quelli di primissima qualità a falde larghe
160 gr di ziti lisci lessati
una besciamella preparata con 1/2 litro di latte magro, 40 gr. di burro e 40 gr. di farina e un pizzico di sale
1/2 cipolla a dadini, 50 gr. di burro per soffriggere
1 bicchierino di Marsala secco (non lesinate sulla qualità)

Mettete sul fuoco un pentolino con dell'acqua. Quando bolle spegnete la fiamma e gettatevi dentro i funghi secchi. Coprite con un coperchio e lasciate che si ammollino.
Intanto mettete sul fuoco il ragu'.
Tagliate a tocchetti piccoli i due tipi di carne e mescolateli. Soffriggeteli assieme alla cipolla e al burro in un tegame e lasciateli rosolare. Quando l'eventuale acqua che fa la carne si è ritirata, bagnate con un bicchierino di Marsala e lasciate evaporare.
Scolate i funghi, passateli sotto l'acqua corrente per eliminare l'eventuale terra e uniteli alla carne, senza tagliuzzarli.
Filtrate l'acqua nella quale avete ammollato i funghi attraverso un colino ricoperto da un pezzo di scottex e allungate con quest'acqua il ragù. Unite un dado e mezzo da brodo e fate cuocere per circa un ora, mezzo coperto a fiamma bassa, fino a che è bello ritirato ma non troppo asciutto.

Nel frattempo preparate la besciamella. In un pentolino sciogliete il burro e appena imbiondisce versateci la farina. Mescolate rapidamente, meglio se fuori dal fuoco, e quindi versate il latte a poco a poco. Rimettete sul fuoco e mescolate finchè la salsa non si addensa. Ad ultimo salare. Deve essere bella liscia e morbida. Se dovesse fare i grumi, quando è pronta e fuori dal fuoco, dategli una frullata con il frullatore ad immersione senza tanti complimenti.
Cuocete gli ziti in acqua bollente e scolateli al dente. Conditeli in una zuppiera con la besciamella e mettete da parte.

Ora dedicatevi alla pasta frolla. La ricetta è quella di Pellegrino Artusi e andrà benissimo anche per le vostre crostate.
Prendete 250 gr. di farina 00, 100 gr. di zucchero e 150 gr. di burro a tocchetti, profumate con scorza grattugiata di limone e lavorate con le mani fintanto che gli ingredienti non sono ben mescolati. Unite un uovo intero più un tuorlo e lavorare ancora con le mani solo fintanto che la pasta è ben amalgamata. Appena vedrete che forma una palla ben liscia e che non si attacca alle mani non tormentatela più e mettetela in un recipiente per qualche minuto in frigo.

Quando è pronto il ragù, unitelo agli ziti in besciamella e mescolate bene.
Tirate fuori la pasta frolla dal frigo, tagliatela in due parti e tirate la prima sul tagliere, su un foglio di carta da forno. Tiratela sottile con i mattarello e rivestite una tortiera (26 cm. diametro) con il foglio e la pasta. Scaldate intanto il forno ventilato a non più di 170 gradi.
Riempite con la farcia di ragù, maccheroni e besciamella. Tirate il secondo pezzo di pasta, sempre su un foglio di carta da forno. Quando sarà tirato sottile vi basterà prendere il foglio con il disco di pasta e capovolgerlo sulla teglia, staccando poi delicatamente la carta. Ritagliate tutt'attorno gli eccessi di pasta e utilizzateli per saldare bene il pasticcio.
Cuocete il pasticcio in forno per 35 minuti, fino a che la pasta è ben dorata.
Si serve tiepido e all'occorrenza si può riscaldare in forno, ma dolcemente e coperto con un foglio di carta stagnola.



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