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mercoledì 3 dicembre 2014

Bandiere rosse e cravatte verdi


Barbara Spinelli ha firmato, assieme a 31 altri europarlamentari, la richiesta di apertura di una procedura di infrazione per l'Italia che "maltratterebbe i migranti irregolari che non vogliono lasciarsi identificare" e lo fa proprio a ridosso di un'inchiesta giudiziaria che rischia di dimostrare che la carità e la bontà nei confronti degli immigrati può avere assai a che fare con il vile interesse di speculatori. "Con i migranti si guadagna più che con la droga", afferma in un'intercettazione uno degli infamoni indagati per l'ultimo intreccio politico-mafioso di malaffare che coinvolge la città di Roma, le cooperative zozze e tutto il cucuzzaro che ha in gestione il business dell'immigrazione. E se si guadagna in base al numero, ecco, a pensar male ma con il rischio di azzeccarci, sorgere il sospetto che più ne arrivino e meglio sia, soprattutto se si pensa ai milioni auspicati dall'ONU. Un losco traffico di schiavi sulla pelle loro e nostra, sciaguratamente fomentato e favoreggiato dalle varie dame di San Vincenzo istituzionali. Compresa la Spinelli junior.
In attesa di ricevere le bacchettate sulle nocche dai presidi del collegio Pierpaoli di Bruxelles, sentiamo cosa pensano in Germania dell'immigrazione selvaggia, e non nei circoli neonazisti ma sulle colonne della "Rote Fahne" (Bandiera Rossa), la versione online della gloriosa rivista fondata nel 1918 da Rosa Luxemburg. E questi mica sono comunisti: so' communisti così.

L'articolo è stato pubblicato l'anno scorso. Ringrazio gli amici Paolo Corrado per la segnalazione e Turi per la sua preziosa traduzione dal tedesco. 

"No border, no nation – Il nuovo marketing dell'imperialismoCome ci si approfitta dei migranti africani per il Nuovo Ordine Mondiale
di Stephan Steins [direttore della "Rote Fahne"]
In Germania e nell'istituzione imperiale UE (Unione Europea) non vi è alcun diritto d'asilo. Lo abbiamo al più tardi capito da quando l'asilo politico è stato negato all'attivista per i diritti civili, informatore e già collaboratore del servizio segreto militare statunitense NSA Edward Snowden, in fuga dal regime USA.
In Europa soltanto la Russia si è mossa a compassione concedendo asilo al rifugiato politico Snowden.
Alla luce di ciò, appaiono tanto più osceni i fatti e le notizie con cui i tedeschi e il pubblico della UE vengono martoriati di continuo da settimane.
Solo il mese scorso si è appreso che il Think Tank britannico Longevity Centre, specializzato in demografia, propaganda l'immigrazione in Europa di non meno di 11 milioni (!) di stranieri fino al 2020, poiché altrimenti “la UE” perderebbe “l'equilibrio del suo sistema pensionistico”. [in realtà forse Steins  si riferisce al documento dell'ONU di cui ho già parlato qui.]E' evidente che il territorio della UE, caratterizzato da disoccupazione e povertà di massa, anche giovanile, disponga di sufficiente forza lavoro propria. Al capitale organizzato internazionale non vanno bene né politiche sociali per i propri cittadini, né il benessere dei migranti dell'Europa dell'est, dell'Asia e dell'Africa, la cui emergenza sociale viene strumentalizzata come causa umanitaria.
L'immigrazione di massa e l'eccessiva presenza di stranieri nelle repubbliche e negli spazi culturali europei sono funzionali all'imperialismo su diversi piani.
Nel breve termine viene importata una potenziale manodopera  proveniente da paesi a basso salario per lo sfruttamento capitalistico locale.
Sul medio termine viene forzata la disintegrazione culturale e sociale e in seguito statale delle conquiste storiche caratteristiche della repubblica democratica borghese.
Il “Nuovo Ordine Mondiale” non bada ai confini territoriali secondo il diritto internazionale, né al diritto di autodeterminazione nazionale. Questi obiettivi politico-strategici dell'imperialismo necessitano dell'intermediazione dei media. Per la partecipazione al proprio etnocidio i popoli europei devono essere condizionati emozionalmente. "Guarda", così suona l'infame parola, "questi esseri umani, tra cui donne e bambini, sono annegati perché voi non li avete aiutati".
E coloro che in buona fede credono a siffatta disinformazione, non hanno afferrato che noi siamo nel mezzo di una guerra, in quella guerra che nei libri di storia entrerà col nome di guerra imperiale.
Accade oggi di leggere la frase: “No border, no nation” come slogan di marketing davanti l'ufficio immigrazione di Berlino. Gli agenti dell'imperialismo si manifestano in maniera sottile  – visto che  già attraverso la scelta della loro lingua rinviano alla loro paternità.
Sono passati appena due anni da quando le bombe della NATO, finanziate anche dalle nostre tasse, hanno massacrato in Libia oltre 100.000 persone. “No border, no nation” è diventato per gli uomini di laggiù una sanguinosa realtà imperiale.
“No border, no nation” scava la sua crudele impronta di morte, omicidi di massa, terrore, tortura, fame e miseria sociale intorno al globo, dall'Iraq alla Jugoslavia, dall'Afghanistan alla Libia fino in Siria, con l'Iran già nel mirino.
“No border, no nation” è sinonimo di guerra dell'impero contro il diritto internazionale.
Vagabondi dall'Africa si accampano a Berlino davanti la porta di Brandeburgo, come anche in altri luoghi. Uomini che non parlano una parola di tedesco, siedono davanti a striscioni di produzione professionale in lingua tedesca. Presumibilmente provengono dall'isola italiana di Lampedusa.
Chi ha portato questa gente nella capitale tedesca? Chi li organizza, formula le loro richieste, li dota di costoso materiale pubblicitario e li piazza mediaticamente in scena?
Si dice che abbiano pagato parecchie migliaia di dollari per persona agli scafisti per la traversata verso l'Europa dalll'Italia – più denaro di quanto le vittime tedesche delle riforme Hartz IV siano in grado di racimolare. Chi paga queste somme?
La risposta a queste domande dovrebbe trovarsi nelle reazioni dei funzionari dell'impero. Già i funzionari UE esigono l'ulteriore allentamento delle politiche di immigrazione dell'UE. Il discorso delle “società aperte” viene adesso rinforzato (lo slogan Multi-Kulti sembra essere stato accantonato).
E ciò come se l'Europa non fosse stata già abbastanza aperta in passato. Secondo le statistiche, vivono, nella sola Germania, da 10 a 20 milioni di stranieri. Nella città portuale olandese di Rotterdam la popolazione indigena è già oggi in minoranza.
Chiunque difenda il diritto di autodeterminazione dei popoli viene accusato immediatamente di razzismo dall'egemonia imperiale. Dove sono questi presunti antirazzisti quando c'è da lottare per il diritto internazionale e contro la guerra imperiale?
Qui viene condotto un gioco sporco, non da ultimo sulla pelle di comparse straniere.
Come socialisti vale la nostra solidarietà internazionale alle classi lavoratrici in lotta e ai loro popoli. La farsa imperiale non è affar nostro."
Che roba, eh? Che sporchi nazionalisti, piccoloborghesi, idealisti e fascisti. Così lontani dalla vera sinistra italiana dell'accoglienza, dello stile di vita del migrante che sarà il nostro, della melassa buonista cazzuolata in faccia a tutte le ore. Dell'antirazzismo a suon di autorazzismo di questi self-hating Italians. 
Un comunista  invece che parla come un Salvini desnudo qualsiasi in cravatta verde. Ma in che mondo viviamo, signora mia.
Dite la verità, da quanto non sentivate la parola IMPERIALISMO in bocca ad un comunista? Io ormai la leggo solo negli articoli di Fulvio Grimaldi. Qui siamo dovuti andare a Berlino.
Già, è vero, scommetto che state notando in questo momento che la sinistra italiana ha smesso ormai da tempo immemorabile di criticare l'imperialismo americano, ovvero del complesso militare-industriale e dei suoi vari presidenti immagine intercambiabili. Sarà per questa novella mansuetudine verso l'Impero che è così ansiosa di firmare il TTIP, che è come un Fiscal Compact elevato alla enne? 

Infine il buon Stephan, sull'argomento immigrazione, si fa la mia stessa domanda. E' proprio vero che quei poveri che non hanno niente da perdere pagano migliaia di dollari per il viaggio per venire in Europa, come recita la propaganda del frame? O non saranno piuttosto al contrario arruolati e pagati per affrontare il tremendo disagio della migrazione verso una terra dove non troveranno certo il paese dei balocchi ma in cambio della possibilità di lasciare un po' di denaro alle loro famiglie nel paese d'origine? 


sabato 18 gennaio 2014

Il keynesismo ben temperato

 
"1. Il mistero. Nessuna componente del PD sta mettendo al centro del suo programma politico delle proposte per uscire dalla crisi. La cosa è tanto più strana, almeno a prima vista, perché nella cultura economica della sinistra queste proposte invece non solo esistono, ma sono ovvie; e non solo sono ovvie, ma sono ancorate molto solidamente alla teoria e alla storia economica. Questa clamorosa assenza deve essere spiegata. Non è sufficiente invocare la stupidità, la corruzione e l'ignoranza dei politici del PD, che sono peraltro sotto gli occhi di tutti.  Perché come vedremo essere ignoranti e stupidi può essere non tanto un caso quanto una scelta, come lo è ovviamente essere corrotti."
(fonte: Guido Ortona "Il mistero della sinistra scomparsa" dal blog Goofynomics.)

Un articolo come questo, del quale consiglio vivamente la lettura integrale, andrebbe mandato a memoria, anzi, riscritto cento volte sulla lavagna o sul muro del tempio, da coloro i quali scrivono articoli come quest'altro

Quello di Ortona è un testo provvidenziale,  tagliente ma necessario come un bisturi, la cui pubblicazione sul blog di Bagnai giunge nel giorno in cui Berlusconi si reca nella sede del PD a colloquio con il segretario. Consiglio Renzi di indossare un segno di riconoscimento, non si sa mai. Un gesto, questa sorta di Teano 2.0, che è un coming out e non per Berlusconi ma per il PD e che rappresenta forse l'inizio dell'abiura dell'antiberlusconismo rituale ormai diventato ridondante, visto che gli europadroni del vaporetto piddino hanno provveduto loro stessi al decommissioning dell'anziano statista brianzolo. Del resto era ora che si ufficializzasse una relazione ventennale con lui che va in visita alla famiglia di lei. Peccato solo che il giaguaro visiti la dépandance con Bersani ancora indisponibile ad accoglierlo. Sarà per la prossima volta, quando celebreranno la fusione definitiva. Un corpo e un anima.

Ortona esprime perfettamente la sensazione di coloro che si sentono traditi dalla sinistra ma non commettono l'errore di non considerarla più sinistra perché sanno che purtroppo quella è proprio la sinistra originale con il marchio D.O.P. uscita dal sessantotto e i cui rappresentanti, in riferimento alla questione europea e sovranista legata a filo doppio al "come uscire dalla crisi", possono al massimo essere catalogati in due grossi filoni di baguette: collaborazionisti e idioti. Tertium non datur. Perché, come tocca spiegare ogni volta al piddino che cerca di riportare la pecorella smarrita all'ovile dialettico nell'agorà dei social, non è assolutamente credibile la favola che "erano in buona fede e non sapevano". Ne abbiamo già parlato.

L'articolo di Sollevazione segue proprio quel filone, quello che non sapevano e non immaginavano, porelli, e che assomiglia, per utilizzare il paragone di Ortona, al "Mussolini dev'essere informato" di chi pensava che il lato oscuro del fascismo fosse solo un bug di sistema rimediabile con l'intervento del duce buono.
E' inoltre sempre interessante leggere dei pruriti da rogna della sinistra nei confronti delle forze politiche che mettono in discussione il "fogno", l'internazionalismo avec le cul des autres e, soprattutto, il più reazionario dei progetti capitalistici che lei stessa dovrebbe in teoria aborrire. Progetto che invece la sinistra sta difendendo con la stessa tenacia con la quale le donne sposate ai violenti difendono i maritini dicendo al pronto soccorso che l'occhio nero se lo sono fatto sbattendo contro lo stipite della porta.
E' interessante perché ogni volta non si schiodano dal solito ragionamento autoassolutorio che esclude qualunque ipotesi di vaghissima autocritica. Sia che si tratti di compagni di vecchia data o giovani anencefale creature da poltrona di Ballarò, rappresentanti della cosiddetta nouvelle vague piddina.

Adesso, invece di svegliarsi e ammettere che c'è un problema, hanno l'ossessione della Le Pen e ti raccontano, tutti sudati, che nel programma del Front National c'è questo e quello di orrendo ma che, soprattutto, se la fascistona vince saranno limitati i diritti degli immigrati. Ah, ecco, alla fine ciò che interessa alla sinistra è il migrante, possibilmente piazzato in graduatoria prima dell'italiano. Insomma il razzismo al contrario, quello che crea situazioni per le quali è impossibile criticare un ministro e tanto meno cacciarlo nel caso fosse incompetente perché è nero, come fa notare Filippo Facci (il suo pezzo è bello ma leggete i commenti sottostanti che sono dei babà). Che dite, mi sono buttata abbastanza a destra per oggi?

La cosa più comica comunque, da parte di uno schieramento politico che si è convertito al neoliberismo più hard, è il rimprovero alla Le Pen ed ai partiti che umilmente cercano di difendere il territorio, di non essere abbastanza keynesiani.
Quasi quasi preferisco l'immagine della povera sinistra che ha partorito un figliolo mostro ma non sapeva di essere incinta. Forse perché, nel momento in cui lo concepiva, sparecchiava

sabato 21 dicembre 2013

Deconstructing Lampedusa



Come si riconosce la propaganda? Come possiamo accorgerci della sua presenza, nel momento in cui vi siamo sottoposti? 
Sicuramente quando percepiamo che certe immagini non corrispondono al senso delle parole che le stanno commentando, che il loro vero significato e quello che viene loro attribuito sono fuori sincrono e ciò provoca in noi dissonanza cognitiva.
Il caso più recente è il cosiddetto video shock trasmesso al TG2 l'altra sera sul centro di accoglienza di Lampedusa. Guardiamo il filmato ma concentrandoci soprattutto sul logos, sul parlato. 

Il giornalista sta intervistando il dicesi siriano che, con il suo smartphone, ha filmato di nascosto la scena che poi è stata passata alla televisione. Vediamo le immagini e l'uomo, in inglese, commenta: "Le persone sono senza vestiti, come animali".
Ed ecco il pezzo di grande giornalismo, che esordisce con la sacra evocazione: "Come animali, in fila nudi, uno dietro l'altro, in pieno inverno, in mezzo alla stradina del Centro di Accoglienza..."
Se l'occhio vede qualcosa, la mente invece, anche se il conto non torna, vola immediatamente, per associazione, a quelle immagini terribili in bianco e nero di settant'anni fa. L'associazione indotta serve a provocare angoscia.
"Ed è accaduto due giorni fa?" osserva il giornalista. "Si, certo, solo due giorni fa" risponde il siriano.
"E' la disinfestazione da scabbia a cui vengono sottoposti i migranti" spiega il servizio, "malattia che per altro nessuno aveva quando è arrivato a Lampedusa." Il siriano aggiunge: "Vedi, questi sono uomini ma c'erano anche donne".

Per caso non avevate colto la prima allusione perché distratti? Ecco il rinforzo che va in crescendo fino al climax:
"Immagini che ricordano campi di concentramento, invece questo è il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Lampedusa. Gli operatori della Cooperativa che gestisce il centro governano la fila con la disinvoltura di chi fa da sempre questo tipo di lavoro." (E qui arrivano i kapo.)
"E' come se il limite del trattamento disumano fosse stato superato da tempo e nessuno se ne fosse accorto." 
Addirittura! Qui la dissonanza è al fine completa. Decontestualizzando e separando dalle immagini il testo ci si rende conto della sua enormità. E' l'insieme immagine-logos e la loro dissonanza che crea infallibilmente il messaggio propagandistico.

Parla ancora, ma sempre con il viso rigorosamente nascosto, per sintomatico mistero, il siriano: "Sono qui da 65 giorni e ho visto tutto questo. Forse chi viene qui non lo sa ma penserà: "questa è l'Italia". 
Dopo aver rievocato i 600 morti del recente naufragio ci ricordano infine che "sono passati 74 giorni da allora e, nel Centro di accoglienza, questo è il trattamento che subiscono i migranti."
La sindaca intervistata successivamente, alla domanda chiave "che effetto fanno queste immagini?" cade nel tranello e si autoinfligge la flagellazione rituale con ennesima evocazione dei lager. Dice che "Lampedusa deve vergognarsi, l'Italia deve vergognarsi", nonostante, aggiungo io, i lampedusani abbiano dimostrato una tolleranza e una pazienza che nessun altro in Italia penso avrebbe avuto, in seguito ad una vera e propria invasione del proprio territorio.

Se ho trascritto quasi per intero il servizio del TG2 è per darvi l'opportunità di concentrarvi sulla terminologia usata e sulle trappole emotive e cognitive che contiene. Potete divertirvi ad identificare le fallacie, le inesattezze o vere e proprie mistificazioni.
Se volete infine la controprova che si tratta di una costruzione strumentale propagandistica, e pure di bassa lega, guardate il servizio senza sonoro. Il senso cambierà totalmente.
Ciò che vedrete in realtà è una procedura molto sbrigativa ed anomala perché emergenziale di disinfestazione, forse non il trattamento più elegante da effettuarsi per la prevenzione di una malattia contagiosa come la scabbia (che prolifera proprio in situazioni di sovraffollamento come quelle del CIE di Lampedusa) ma sicuramente niente che abbia a che fare con i lager o certi trattamenti effettuati in carceri irachene in mano ai liberatori occidentali. Perfino Medici Senza Frontiere in un comunicato finisce per ammettere che tutto il problema, in quelle immagini "shock", si riduce alla mancanza di privacy durante il trattamento.

Il vero orrore è muto, è autoevidente. Non c'è bisogno di alcun commento roboante alle foto amatoriali dei soldati bambini cattivi americani intenti a giocare sadicamente con i loro bambolotti umani nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.


Così come non ha bisogno di commento l'immagine delle migliaia di scarpe ammassate in una delle sale del museo del lager di Auschwitz-Birkenau.


Riguardiamole, quelle immagini, e vergogniamoci per coloro che, con infame leggerezza e blasfemia, rievocano i lager insultando le loro vittime solo perché ai loro padroni, per i loro infami scopi economici, fa comodo titillare il senso di colpa nei loro connazionali per assoggettarli meglio.

Il filmato di Lampedusa ha provocato, ad arte e di logica conseguenza, una successiva campagna mediatica di generale riprovazione, compreso il solito rimbrotto interessato da parte della Perfida Europa che minaccia di non aiutarci con il fenomeno dell'immigrazione (leggi: ve li terrete voi). Siamo stati invitati ad autodenigrarci e colpevolizzarci dalle solite madonne piangenti protettrici delle primarie. Siamo stati chiamati per l'ennesima volta razzisti (e lo faranno finché non lo diventeremo veramente).
"Questa è l'Italia e deve vergognarsi". Appunto. Il vero messaggio è rivolto a noi. Ed è per noi anche il vero trattamento disumano, gentilmente somministrato dalla propaganda mediatica; lo SHOCK in senso cameroniano che meritano coloro che pensano non sia etologicamente auspicabile il travaso di un continente in un altro. 

giovedì 24 ottobre 2013

Cattivissimo me


"L'insopportabile è insopportabilmente supportato. L'intollerabile è intollerabilmente tollerato."

Voi riuscite ad essere buoni, misericordiosi, altruisti, a porgere l'altra guancia, a dividere il pane, a considerare tutti fratelli, a tagliare in due il mantello e spogliarvi delle cose materiali per donarle agli altri, insomma ad essere cristiani, a comando? 
E' da un po' di giorni che ci rifletto su e la risposta, per quanto mi riguarda, è no, io non ci riesco. Anzi, devo confessarlo, quando vogliono farmi diventare buona a tutti i costi, quando vogliono farmi ingollare cucchiaiate di melassa, mi viene il vomito e mi accorgo dopo di essere diventata più cattiva di prima. Peggio ancora, sento muovere in me le truppe dell'autodifesa; roba molto arcaica, eserciti di orchi molto brutti e molto incazzati, pronti a menare fendenti dove capita, digrignando i denti marci.

C'è una cosa ancora più orribile che devo confessare. Di fronte a quei morti di Lampedusa non sono riuscita a provare niente. Empatogramma piatto. Nessun dolore. Nemmeno un sentimento opposto e contrario. Nulla. Ed è spaventoso.
Mentre cercavo di ripetermi che erano più di trecento morti, un numero enorme, e mi immaginavo di sollevarne i corpi uno ad uno, per sentirne almeno il peso e la concretezza fisica, sentivo che la mia empatia, dovendo scegliere, si rivolgeva di più ai lampedusani; a chi, nel mio gusto per i paragoni storici, stava subendo un nuovo sbarco in Sicilia, qualcosa di più violento di quanto si possa credere, e contro la propria volontà. Un atto di guerra esattamente come quello del 1943 ma senza salvatori o presunti tali, questa volta.

Non ero così. Per i parametri dei fondamentali del politically correct, una volta sarei stata considerata una persona molto migliore. Non avrei mai pensato nemmeno di diventare come quegli abitanti di Thalberg nel 1930
Sto cambiando, sto preoccupandomi al 99% di me stessa e di coloro che sento più vicini a me e nel farlo comincio a selezionare, a fare la tassonomia degli interessi e delle priorità in gioco. Questo si; quell'altro, che si fotta. Parla la mia lingua? Passi pure. L'altro, no. Brutto, vero?

E' che ho paura. Ho paura di perdere quello che ho, ovvero il mio passato che mi dava l'illusione di un futuro sereno, senza follie e sperperi ma sicuro.  Ho paura di non potermi più curare come adesso, di crepare in un corridoio di ospedale perché loro non hanno le medicine ed io non ho i soldi per scegliere il "privato". Ho paura di non riuscire più a sostenere anche economicamente chi, vicino a me, ha perso il lavoro e chissà se potrà finalmente andare in pensione tra due anni dopo più di 40 anni di lavoro. Per questo, benedico tutti i giorni il dio nel quale non credo di avere almeno io un lavoro e di non avere avuto figli. Almeno la carne della mia carne non l'avranno.
Ho paura che mi portino via i soldi dalla banca perché quelli che ho non li potrei più riavere vivendo onestamente. Ho paura di cadere in una povertà che non sento di meritare perché ciò che ho i miei genitori ed io ce lo siamo comperato pagandolo fino all'ultimo centesimo.
Ho paura e la paura fa diventare cattivi, sempre. Cattivi con chi ha ancora meno di te perché ti ricorda ciò che potresti diventare e perché quelli, se sono poveri, non è detto siano anche buoni. Questa è una guerra e in guerra se non spari per primo sei morto. Loro lo sanno e lo sa ancora meglio chi li muove, in massa o con invasioni a bassa intensità nei punti strategici e stando bene attenti a farne fuori il numero giusto - perché due o tre non contano, un milione diventa una statistica ma trecento fanno piangere le madonne - spostandoli sulla scacchiera del loro risiko di merda per popolare un'Europa di conigli schiavi da sottomettere.

Riconosco che in me è ancora una volta in atto la pseudospeciazione, che consiste nel non riuscire più a considerare i tuoi simili come uguali a te ma cominciare a vederli come appartenenti ad una specie diversa della quale non ti frega niente e che percepisci come ostile. Non ho detto razza, ho detto proprio specie, è peggio.
Solo che stavolta la vera pseudospecie da sterminare siamo noi, non sono i poveri migranti di oggi o gli ebrei e gli slavi di settant'anni fa. Anche qui c'è il colpo di scena, l'imprevisto che non ti aspettavi.
Le stelle gialle questa volta le hanno appuntate a noi, oltre ad ornarci la bandiera del regime continentale. I veri indiani, i nativi in pericolo di estinzione siamo noi, il vecchio popolo europeo. Nello specifico locale questi italiani bastardi, si, ma che ci hanno messo duemila anni per diventarlo.
In pericolo perché le élites hanno deciso che l'Europa come è, l'ultimo baluardo dei diritti sociali, deve essere distrutta per diventare un carnaio di gente senza cultura e memoria che accetti qualunque lavoro e qualunque paga dietro il ricatto della disoccupazione prolungata.
E' evidente che chi parla di necessità di flussi migratori verso terre già densamente popolate come l'Europa (che non sono certo le Americhe delle terre sconfinate e bisognose di essere colonizzate dove andavamo noi in passato), non può che pensare, più che all'integrazione ed al multiculturalismo, alla sostituzione inevitabilmente violenta di una popolazione con un'altra. Con una delle due che dovrà soccombere.

Io li maledico quelli che ci stanno facendo tutto questo, che ci hanno chiuso nello stabulario per farci diventare nazisti e fantaccini nella trincea della guerra tra poveri. Che ci hanno condizionato per anni a pseudospeciare e a non provare alcuna pietà per il popolo palestinese ed ora per quello greco, che possono crepare a volontà nel silenzio generale, ma vogliono la lacrima a comando, con le buone o con le cattive, per i popoli che scelgono loro di manovrare come incolpevoli agnelli portati al macello.
Ammazzatemi pure, ma in questo momento storico gli italiani, per quello che stanno subendo, da altri popoli falsamente amici, da una classe politica infame e da un'élite che sarebbe pronta a riaccendere le camere a gas per difendere i propri privilegi, mi sono più cari degli altri e mi importa solo di loro. Rivoglio il mio paese, rivoglio la libertà. Si chiama difesa del territorio e forse questi orribili sentimenti che ho descritto, questa mancanza di pietà e l'immunità acquisita nei confronti del buonismo sanvincenzista di governo, saranno ciò che potrà salvarci perché ci daranno la forza di reagire.
Quando il buonismo è ipocrita, peloso, nasconde un secondo fine immondo ad esito mortale come questo, produce solo cattivismo di reazione. E' pura etologia.

giovedì 18 luglio 2013

Nazionalismo, globalizzazione e i ministeri per le allodole


Mi rendo conto che questo post sarà una passeggiata su un campo minato ma, se mi date la manina buoni buoni, prometto di farvi arrivare dall'altra parte con tutte e quattro le zampette ancora attaccate al tronco.

Dunque, inizio del campo minato e primo ordigno, una mina antiministro. Ieri il politologo Giovanni Sartori ha scritto sul Corriere dei Piccioli che Kyenge e Boldrini sono "due raccomandate incompetenti, nullità della politica". Lasciamo perdere la sciocchezza che un'oculista non possa avere le competenze per guidare il ministero per l'integrazione e forse l'insinuazione della raccomandazione, che potrebbe essere estesa credo al 90% delle nomine governative di un sistema politico di alzamanos e camerieri, ma ciò che del discorso mi pare condivisibile, piaccia o no, è quando Sartori dice che l'integrazione non è lo ius soli e la concessione automatica a tutti della cittadinanza - come auspicano le due signore in oggetto - ma un processo lungo e complesso che richiede l'impegno di entrambe le parti ad accettare determinate condizioni legate a diritti e doveri di appartenenza. Come in un contratto matrimoniale, aggiungo io. Un processo che non può prescindere dal cambiamento volontario di mentalità, di abitudini, di comportamenti e di linguaggio. Insomma, non basta certo una firma su una carta bollata per diventare italiani, americani o circassi.

Sembrerebbe un concetto facile da capire ma, intanto, è esplosa a shrapnel l'indignazione per l'offesa del fu intellettuale di riferimento della sinistra ora neoeretico alle ministre (dddonne con tre di e per di più nera l'una e madonna femminista addolorata l'altra).
Tanto per rincarare la dose sartoriana, direi che sono ministre messe lì come scudi umani a difesa dell'ipocrisia di un governo al servizio, nel senso BDSM del termine,  del totalitarismo finanziario globale. 
Ministre per le allodole. Buone per pungolare i leghisti e reazionari boccaloni vari, farli vomitare qualche volgarità a comando ed occupare di conseguenza i media compiacenti per giorni e giorni, mentre nel frattempo i maschi (quelli che servono davvero, i maggiordomi inglesi) fanno passare le leggi vergogna e si comprano gli aeroplanini per baloccarvisi e giustificare le stecche.
Categoria, quella delle ministre per le allodole, alla quale apparteneva anche la ministra tedesca Josefa Idem, precocemente dimissionata per meriti di furbizia fiscale italica, e perfetto esempio quindi di quella integrazione comportamentale con il paese di destinazione che descrivevo prima.
E possiamo inserirvi perfino la vecchia radicale Bonino, piazzata agli esteri proprio nel momento in cui l'Italia veniva commissariata dal Kazakistan per conto dell'ENI e quindi sacrificata sull'altare della commedia satirica alla "Borat".
Possibile che nessuno, per chiudere l'argomento ministre del governo lettiera, si sia accorto che queste poverette - ma pur sempre ben più remunerate di tante lavoratrici comuni - e martiri del buonismo a schiuma frenata, vengono usate in funzione subdolamente misogina da un potere che, facendo finta di dare loro importanza, fa in tutti i modi per farne risaltare l'incompetenza, inadeguatezza ed ottusità ideologica? 

Seconda mina, e attenti che questa vi potrebbe ridurre ad un tronchetto. 
L'Europa dell'euro, la società multietnica a vento di culo libero, la cosiddetta accoglienza piagnona sono globalizzazione paludata da buoni propositi e mielosi sentimenti cristiani.
Voglio che sia chiara la mia posizione sull'argomento. Io odio e schifo la globalizzazione, che considero lo strumento con il quale il totalitarismo finanziario sta minando le basi della democrazia occidentale per giungere ad ottenere un mondo di schiavi al servizio di un'élite privilegiata sovranazionale annidata nelle multinazionali e dei centri finanziari.
Ricordate le botte da orbi a Genova, di cui ricorre in questi giorni l'anniversario di sangue? Ce le diedero di santa ragione perché avevamo capito quale fosse la parola chiave da combattere: globalizzazione, e loro non potevano permettere che questo movimento continuasse a vivere per metterla in discussione. Quello è stato l'unico momento in cui la gente ha compreso quale fosse la posta in gioco, per questo la repressione è stata così violenta.
Tutto ciò che è avvenuto dal 2001 in poi, torri e guerre comprese, è stato fatto per difendere questo progetto per un nuovo secolo globalizzato, per costruire il mondo della delocalizzazione totale e dei popoli privati dei loro punti di riferimento culturali, soprattutto della democrazia. Globalizzazione come fine ultimo della shock economy, passando per la morte della democrazia rappresentativa e la frantumazione delle coscienze e culture nazionali. Noi europei siamo i più difficili da soggiogare, perché siamo quelli con le tradizioni più forti e più antiche. Guardate con quale ferocia si stanno accanendo contro la Grecia e ricordatevi cosa rappresenta per la cultura del mondo la Grecia.

Già, perché l'integrazione di cui si riempiono le gote le ministre per le allodole non è altro, nei fatti, che una bella società a compartimenti stagni, deculturalizzata, dove ciascuna etnia vive separata dalle altre e dove si pratica la babele comportamentale di un melting pot non integrato e destinato prima o poi alla deriva nella violenza reciproca, da sedare con la repressione poliziesca affidata a contractors privati. Lo scenario dei topi da laboratorio chiusi nella gabbia troppo stretta. Ovvero, un esperimento che segue un protocollo ben preciso.
Una società, soprattutto, dove i ricchi dell'1% vivono al sicuro in cittadelle iperprotette,  separati dal 99% gettato nel calderone dell'indifferenziazione culturale, ma accomunato dall'unico disvalore che è la povertà unita alla schiavitù. "L'appendice di carne alla macchina d'acciaio" di quel signore dell'ottocento con il barbone brizzolato.

Tutto ciò, questo scenario da incubo, è propugnato, coccolato e volonterosamente auspicato su mandato degli agenti della globalizzazione dalla sinistra e dai loschi figuri che la rappresentano e che si sono appropriati indegnamente del compito di "difendere la vedova, l'orfano e il proletario" per consegnarli, mani e piedi legati, al carnefice. (Terza mina. Qui vi si spappolano proprio.)
Cosa vedete se vi guardate intorno, cari sempre timorosi di apparire razzisti e non abbastanza politicamente corretti? Integrazione, società multiculturale o città che stanno perdendo sempre di più la propria identità, invase da stranieri troppo diversi gli uni dagli altri e da noi che lavorano, si, per carità, ma che per il resto del tempo si fanno i cazzi propri e danno l'impressione che dell'Italia non gliene possa fregare di meno? Gente che non vede l'ora di tornare al proprio paese dopo aver messo da parte un bel gruzzolo per comperarsi casa là ma che le ministre vorrebbero italianizzare a forza, come fecero i fascisti con i popoli balcanici. Italianizzarli per globalizzarli e schiavizzarli.

Per farla breve. Con la retorica del migrante, che è solo una pedina di questo risiko crudele, inculcandoci il senso di colpa per non riuscire ad amare il prossimo nostro per il quale siamo solo una vacca da mungere - ancora per poco, cari, perché le mammelle stanno sgonfiandosi -, questi farabutti dei piddini collusi con il turbocapitalismo ci stanno svendendo al migliore offerente. Tutto questo è peggio di una guerra con i bombardamenti ma non lo si capisce ancora.
Dice il Veltroni che è in noi : "Ma se non c'è integrazione è perché c'è il razzismo". No, il razzismo è normale quando un paese subisce un'invasione dall'esterno. Scattano le difese in automatico e se sentiamo nascere un certo anelito di nazionalismo, di nostalgia per le tradizioni dei nostri vecchi o semplicemente per i bei tempi dove, per strada, non ti sentivi esule in casa tua, circondato da gente per la quale non esisti e che ti è aliena, non bisogna sentirsi in colpa, come vorrebbero le ministre per le allodole e i loro mandanti. Non è razzismo, è legittima difesa.

La sinistra europea - e quella italiana è sempre in prima fila - si è venduta al nemico perché è convinta di poter arraffare ancora qualche banca di seconda o terza scelta. Per questo piatto di lenticchie è disposta a condividere e sottoscrivere tutti i progetti più reazionari dell'élite: la pastoralizzazione dell'Europa del Sud a favore del Quarto Reich, la disintegrazione delle identità nazionali, delle culture, delle tradizioni, e soprattutto la distruzione di più di un secolo di conquiste sociali dei lavoratori in nome della Globalizzazione.

Sul blog di Alberto Bagnai l'altro giorno ho letto questo:
"Si chiama libero commercio, lo Zeitgeist lo esige e i mercati finanziari lo propugnano. Chiunque si opponga ad essi è appunto offuscato dall'ottusa e ristretta logica della difesa dell'interesse nazionale. Ora, tu sai che l'Europa è stata quasi distrutta dal nazional-socialismo. Quindi, per difendere l'Europa, bisogna distruggere quei presidi di tutela dei diritti costituzionalmente garantiti che sono gli stati nazionali, e ignorare il fatto che finché esisterà una contabilità nazionale, con una bilancia dei pagamenti, esisterà anche un interesse economico nazionale: quello a non andare in deficit nei pagamenti con l'estero. La contabilità nazionale è nazista e nemica del proletario, come dicono quelli che: Keynes ha inventato il Pil quindi il Pil è di destra (NdC: non faccio nomi ma giuro sulla loro testa che è vero! Per inciso, ricordo a beneficio dei marxisti dell'Illinois che Keynes con la nascita della moderna contabilità nazionale non c'entra nulla)."
Ecco il problema della sinistra collaborazionista traditrice: giustificare le proprie malefatte ammantandole con il nobile scopo, con la scusa dell'essere buoni per definizione e per mandato divino. "Siccome il nazional-socialismo ha fatto tante vittime, dobbiamo abolire le nazioni. "(cit. Bagnai)
Se poi, per disgrazia, nel farlo ci scappa un peto e distruggiamo anche il popolo, pazienza.

lunedì 17 dicembre 2007

Rigatoni!

Un paio di notiziole della serie "a Natale siamo tutti più buoni".
Berlusconi ha voluto presenziare sabato scorso a Milano, in piazzale Lagosta, alla manifestazione del Partito dei Pensionati, culminata con la distribuzione di pacchi di pasta ai presenti.
Mica pasta da 20 centesimi di euro alla confezione da 500 gr. come si trova negli hard discount ma pasta firmata, doc, come dire: dove c'è Berlusconi, c'è casa. Un solo pacco a testa, però, se no ingrassano. Tanto, basta il pensiero.

Dopo il Silvio panettiere e quello che in gioventù andava in giro a raccattare i cartoni per farne palle (?), eccolo in versione battaglia del grano duro, per "dar da mangiare agli affamati", soprattutto a quei pensionati, suppongo, che prese per il culo con la promessa dell'aumento a 500 euro delle pensioni minime, un suo cavallo di battaglia delle elezioni del 2001.
Ricordate per quanto tempo insistette nel mentire che lui le pensioni le aveva aumentate proprio a tutti? Ci vollero cinque anni buoni per fargli ammettere che si, le aveva aumentate ma solo a quelli che ne avevano diritto ed erano solo una minoranza.
E ci voleva tanto?! I nostri babbi e le nostre mamme se n'erano accorti subito che l'aumento era una balla con il controcazzo. Anzi una palla di cartapesta, costruita non da un leader ma da un carro di Viareggio vivente, che non prova la minima vergogna come strafantastiliardario ad andare a parlare a dei vecchi di "far fatica ad arrivare alla fine del mese". Lui, dice, ha vissuto la miseria "nera". Bene, è venuto il tempo di raccontare magari come da un giorno all'altro ha fatto tutti questi dané.
Se ne avete uno sotto mano, prendete un antiemetico (contro il vomito) e leggete la cronaca dell'uscita del povero ricco in mezzo ai poveri veri scritta da una delle gazzette di famiglia.

Si sa che i pensionati sono un poco rincoglioniti e di poca memoria. Se fossero stati ben svegli, ricordandosi della palla dei 500 euro, avrebbero dovuto tirargliela in testa, la pasta, alla pasta d'uomo.


Altra notizia che apre il cuore alla bontà natalizia. Milano, galleria Vittorio Emanuele, il salotto buono, con i bottegoni del lusso tutti luccicosi per il Natale.
Come scrive il Corriere della Serva, ieri c'è stato lo choc. Si è scoperto che in alcuni sottotetti dei palazzi della Galleria si nascondevano abusivi, barboni e immigrati clandestini in quelle che il comico inviato del TG5 ha simpaticamente definito "abitazioni", solo perchè ci arrivava la luce elettrica. Magari se fa domanda possono vedere di assegnargliene uno di quei favolosi appartamenti.

Immediata la reazione del "barbùn-buster" Sgarbi che, sceso come un falco pellegrino a compiere un sopralluogo sul posto, invoca la cessione ai privati della galleria (che evidentemente appartiene ancora in parte ai milanesi come cittadinanza). Si sa, una guardatina, una rapida botta di conti e si fiuta l'affare del loft, con la scusa del farci la galleria d'arte che non frega a nessuno.
"Per intanto, Sgarbi sogna di trasformare le mansarde abitate dai barboni in un museo d'arte contemporanea: «Voglio lasciare tutto così com'è. I calzini. La puzza. Per far vedere quanto in basso è scesa Milano»".
Rapido ed infallibile, il vicepodestà De Corato ha promesso di murare i sottotetti (per fortuna senza i barboni dentro) affinchè gli scarafaggi non debbano mai più annidarsi nelle vicinanze dove passeggiano i signori che hanno le migliaia di euro da buttare via per la scarpa di Prada, lo straccetto firmato e la coperta in visone da 100.000 euro.

Per carità, bisogna rispettare la legalità e lottare contro l'abusivismo che magari nasconde le immonde speculazioni dei subaffitti a peso d'oro.
Però mi sia consentito appunto di notare come il tono usato nei confronti di esseri umani che per bisogno avevano trovato un rifugio in quelle soffitte merdose è scritto sul corrierone e detto al TG5 con il tono di chi sta parlando di un'invasione di scarafaggi.
Oddìo marchesa, sul persiano Bukara sta passeggiando l'immondo insetto! Si chiami subito la disinfestazione.

La premiata ditta De Corato & Sgarbi ha ben disinfestato e si gloria di aver buttato in mezzo ad una strada dei senzatetto, con il freddo che fa in questi giorni e in prossimità del Santo Natale.
Questo dopo che la stessa amministrazione comunale della sciura petroliera aveva organizzato una mensa per ricchi nel cortile di Palazzo Marino il 7 dicembre per gli infreddoliti ed annoiati spettatori della Scala del dopospettacolo, a spese non si sa di chi ma probabilmente dei milanesi, compresi i pensionati al dente.

Fellini, da quel genio che era, lo aveva previsto negli anni 80. Se i poveri pensionati chiederanno pane, a causa delle pensioni da fame, cosa daranno loro questi compassionevoli conservatori mentre pasteggiano a soupe lyonnaise e cappella di porcino? Rigatoni!


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