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domenica 4 gennaio 2015

La vera tragedia greca


I simboli sono sempre rivelatori. Sulla moneta da un euro in Grecia c'è raffigurata la civetta della dea Atena. Il capo del partito che molto probabilmente si appresta a vincere le prossime elezioni politiche anticipate in Grecia, qualche tempo fa è venuto in Italia a fare il testimonial alle elezioni europee per una lista che se non era civetta poco ci mancava.
Io sono brutta e cattiva perché "finanzio i libri massoni" ma pure Tsipras che fa il gregario nella squadra de li mejo compagnucci della parrocchietta per mandare la figlia del "marshalliano e röpkiano Spinelli, antisindacalista imparentato con i Warburg" a scaldare lo scranno a Bruxelles, non è male.
Ah, tanto per chiarire, gentlemen. L'ultimo che mi ha detto cosa dovevo o non dovevo leggere lo hanno trovato agonizzante appeso per le palle alla statua del Nettuno nella omonima piazza. (cit. Grande Lebowska)

Parliamone pure di Syriza e della meravigliosa prospettiva di una vittoriadellasinistra, rigorosamente tutto attaccato, in Grecia. C'è un documentario dove si possono ascoltare i punti di vista di alcuni esponenti non solo del partito di Tsipras ma dei vari altri Fronti Popolari di Grecia.
Sapete che la situazione è terribile, che è un paese in preda alla depressione. Ebbene, ascoltare questi signori e pensare che rappresentano l'unica speranza di quel popolo sventurato, per non restare nelle mani di quello che è stato definito governo fantoccio della Troika da Nigel Farage (un altro che, secondo alcuni, non dovrei tanto bazzicare, come il Gioele, ndr), mi ha dato un senso di assoluto sgomento. 
Mio Dio, questi sono veramente convinti che "la sinistra", anzi LA SINISTRA andrà al governo con Syriza e bella Tsi. 


Per la verità, a sentire uno di loro, uno che sembra il sosia di Bakunin, c'è il sospetto che, dopo la vittoria, Syriza non riesca a privatizzare le banche,  a toccare il capitalismo e la proprietà privata

Say what??????? Prego? 

No, fatemi capire, compagni. Avete il raggio distruttore della Morte Nera puntato sul Partenone e parlate di eliminazione della proprietà privata?
Per il resto, il documentario è il solito rosario di parole chiave del vangelo comunista: assemblee (da indire), movimenti dal basso (da cui trarre suggerimento e spinta), cambiare le cose (senza specificare cosa e come). Come dire: noi siamo fatti per il 70 % di cose da cambiare e per il 30% di riforme.
Più gran bei proponimenti e slogan che proposte concrete, come ben sappiamo anche noi in Italia. Un satellite in orbita permanente attorno al pianeta Bisognerebbe. In generale, l'impressione di una disperante tristezza, inconcludenza, attaccamento al passato.Un esercito di ronin che ancora parlano di rivoluzioni proletarie. Rivoluzioni che verranno sicuramente, vedrete, perché la SINISTRA andrà al potere.
Vi estrapolo dal film qualche concettino: 

"La Grecia è sotto attacco ma questo servirà a far vincere la sinistra". (E' un concetto speculare al "verrà la crisi e servirà a far accettare le riforme." cfr. Prodi)

"Una sinistra che non è corrotta, che è onesta". (Questo lo conosciamo, è l'inno dell'Internazionale eccezionalista.)

"Esiste comunque una sinistra a sinistra di Syriza". (Il girone infernale della sinistra radicale è quello dove i dannati sono costretti in eterno a cercare di fondare partiti più a sinistra del loro.)

"Il vero pericolo è che la crisi possa avvantaggiare estrema destra e nazisti." (Ricatto finale: o ci votate o arriva Berlusconi, pardon, i nazisti).

"Questa in atto è una controrivoluzione conservatrice ma se la sinistra va al governo cambierà la mentalità della gente". (Un po' di pensiero magico alla Harry Potter non guasta mai.)

Ora, la sinistra di Syriza vincerà le elezioni ma, nonostante qualche giornale italiano scriva, riuscendo a rimanere serio, che "la vittoria di Tsipras è temuta in Europa", Tsipras non fa paura proprio a nessuno. Tanto meno all'élite di cui dovrebbe rappresentare il castigamatti. Oltretutto pare che perfino la Germania stia pensando di lasciare andare la carogna ormai spolpata della Grecia, per lasciarne magari le ossa da ciucciare a qualche servo.
Il bell'Alexis non fa paura perché, come scrive Jürgen Roth, in "Der stille Putsch", parla due lingue: una all'interno della Grecia e un'altra all'estero; ha frequenti contatti con politici americani, banchieri e perfino con Soros. Insomma, le due facce gli servirebbero per ottenere il potere.

E' notorio che l'euro non è una taverna del Pireo, come dice Scacciavillani. Chi vuole restare deve accettarne le regole.
Lo conferma, se qualcuno avesse ancora dubbi o pie illusioni, il principale consigliere economico di Syriza Yanis Varoufakis:
"L'uscita dall'euro non è un'opzione che un governo Syriza concepirà o utilizzerà mai come strategia di negoziazione. Mentre è chiaro e palese a tutti che la Grecia non avrebbe mai dovuto accettare di entrare nella zona euro - e che la zona euro non doveva essere concepita così come è – uscire oggi infliggerebbe grandi danni a tutti.
Allo stesso modo, la “logica” dell'attuale Memorandum sta lavorando proprio per comportare uno smantellamento dell'area valutaria: l'economia sociale dell'Italia, ad esempio, non è sostenibile attraverso le politiche che sono state imposte alla Grecia dal 2010. Per salvare la zona euro, e quindi salvare l'integrità e l'anima dell'Europa, abbiamo bisogno di un New Deal europeo. SYRIZA è determinata a dettare l'agenda per l'inizio di una conversazione su quello che questo New Deal dovrebbe essere."
Quindi Tsipras è un Frodo che non ha nessuna intenzione di andare a gettare l'euro nel fuoco del monte Fato. Secondo la metafora tolkieniana (ma perché citi quel fascista piccolo-borghese di Tolkien?) chi si opponeva alla distruzione dell'Unico Anello, ovvero dell'emblema del potere, è perché lo voleva, e quindi il potere con esso, per sé.

Non solo, ma l'unico New Deal  che mi viene in mente è quello che si basa su una politica economica di tipo espansivo keynesiano. Ce lo vedete er Bakunin, che vuole toccare il capitalismo e la proprietà privata, ammettere che per superare la degenerazione capitalistica attuale bisogna prima ritornare ad una forma accettabile di capitalismo, un ritorno alla socialdemocrazia, prima di pensare a qualcosa di diverso che non sia la decrescina felice che fa perdere i capelli? Le vie delle rivoluzioni proletarie sono infinite ma non credo che tutto il potere ai soviet e l'oriente è rosso potrebbero funzionare, ora che perfino i Castro Brothers approvano il progetto degli imperiali di aumento della cubatura di Guantanamo.

domenica 28 dicembre 2014

I pidocchi vengono sempre al pettine


Il foglio telematico del cosiddetto Movimento Popolare di Liberazione, che dev'essere senz'altro gemellato con il Fronte del Popolo di Giudea (vedi sotto), ci offre un'accurata e serena analisi del pericolo rappresentato oggi dal non essere di sinistra quanto loro.
Conoscete il gioco democratico, l'entità che nel mondo occidentale globalizzato ha sostituito da tempo la democrazia? Ecco, esiste anche il gioco identitario, che è quello che nel mondo occidentale della sinistra globalizzata ha sostituito la rivoluzione proletaria. Come il gioco democratico nulla ha a che fare con la democrazia, altrettanto il gioco identitario non c'entra niente con l'emancipazione delle classi minacciate dall'ultracapitalismo. Per partecipare al gioco non basta tirarlo fuori e misurarselo, per vedere chi ce l'ha più lungo, ma occorre anche avercelo puro ed incontaminato. Giustamente i padroni non amano che i loro servi lo menino a destra e a manca, ma soprattutto a destra, prima di sollazzarseli su Elysium. Così il gioco identitario consiste non soltanto nel reciproco grooming alla ricerca dei pidocchi piccolo-borghesi per passare il tempo in attesa della proclamazione della vittoria della lotta di classe da parte delle élites, ma nel controllare che il loro prossimo non sia stato contaminato da rapporti impuri con la destra.
I miei piccoli lettori, a questo punto, si staranno domandando a chi giovi questo gioco e se non ce ne possa fregare di meno di esso e di chi lo pratica. Avete ragione. Essendo un gioco riservato ormai a pochi non eletti non dovremmo neppure occuparcene né perderci tempo, se non per avere la scusa di rispolverare uno dei più fenomenali pezzi di satira sull'idiozia di sinistra che si siano visti al cinema.



Tenete presente che il pezzo è del 1979 e i Monty Python sono inglesi, il che dimostra come il problema della sinistra cialtrona sia transnazionale e senza età.
Se me ne occupo però, della sinistra cialtrona, è perché, comunque, ritengo non si debba lasciar passare l'infamia di chi, quando usciremo, avrà la faccia di tolla di dire: "L'avevo sempre detto". Bisognerà essere in grado di riconoscere il pidocchio per evitare nuove spiacevoli reinfestazioni.

Tornando all'articolo pubblicato sul sito del "coordinamento della sinistra contro l'euro" - come se esistesse un Movimento di Rocco Siffredi contro la figa, lo so che fa ridere ma è così, questo sedicente Marxista dell'Illinois N° 2 ci mostra quali sono i pericoli per chi, combattendo la battaglia contro l'euro, non si accorge nella contaminazione possibile in itinere con i pericolosi elementi della reazione. Il che dimostra che il vero nemico dei sollevatori, praticando essi l'insulso gioco identitario invece della critica anticapitalistica, non è l'euro (ma s'era capito) ma la destra e il rischio del sorpasso da destra.
In specifico, il pericolo per costoro è la vittoria della peggiore espressione della destra reazionaria, ovvero "l'inciucio con la destra liberista e xenofoba"
Che coraggio! Non quello con la Troika dei suoi vassalli italiani del PD e di ciò che resta del centrodestra; dei sindacati collusi e infelici, dei mangiatori di gnoccofritto, delle sacre cooperative unite, degli europeisti kalergici propugnatori del ripopolamento e di tutta la feccia risalita dal pozzo del più grande tradimento della storia dopo Giuda Iscariota.

Il bersaglio del loro livore, che condividono con alcuni attivissimi circoli del bruxismo su Twitter, è Alberto Bagnai che, tra i tanti meriti divulgativi, ha, purtroppo per loro, quello di fungere da luminol, da rivelatore della cialtronaggine non solo intellettuale della sinistra. Anche se spegni la luce, eccola lì che risplende e questo loro non possono tollerarlo. 
Ossessionati, dicevo, dal sorpasso da destra, ossessione che smaschera l'insincerità della loro contrapposizione alla moneta unica, non vedendo che è proprio la sinistra la sua più devota groupie,  il loro babau ora è Salvini (pseudonimo di Marine Le Pen) che ha tra i cavalli di battaglia tre vere e proprie piaghe bibliche: "il no euro, il no all'immigrazione e la flat tax." Il no euro, appunto.

Ecco, la flat tax. Un argomento sul quale si può essere o meno d'accordo ma solo dopo aver studiato cos'è e quali ne sono i pro e i contro. La flat tax sulla quale Bagnai e Claudio Borghi hanno dichiaratamente opinioni diverse ma che, nella confabulazione del delirio sollevazionista, diventa il pretesto per "la rottura di un sodalizio disdicevole" tra i due. Non sorprenda il tono da Carolina Invernizio. Da quel punto in poi l'articolo assume toni melodrammatici da feuilleton. 
Eccovene un brano, talmente pregno di significato che vale la citazione integrale:
"Cosa sia la Flat Tax è presto detto: il sogno di tutti i furfanti, la quint'essenza della visione neoliberista in economia. Tu guadagni mille io dieci e la comunità ci prende in tasse la stessa quota del 20%. Addio alla Costituzione! Addio, in una società che vede ampliarsi il solco tra ricchi e poveri, al principio del fisco come leva per redistribuire la ricchezza. Diciamola tutta: addio allo Stato e abdicazione finale della politica al regno dell'economia fondata sul profitto".
Sareste da dannazione immediata solo per quel latrato disperato e falso sulla Costituzione. Che faccia di tolla! Come osate nominarla, infami traditori, voi che avete generato i peggiori stupratori seriali della carta scritta a suo tempo da gente alla quale non sareste degni nemmeno di leccare le scarpe. 
Capite? La quintessenza (senza apostrofo, cheri) del liberismo non è mica l'applicazione della Santa Patrimoniale patrona della Sinistra alla classe media (formata non da capitalisti maialoni alla Groz ma dai vostri genitori, brutti somari), che va ad intaccare il risparmio e la proprietà immobiliare con punte di pressione fiscale insopportabili senza tenere contro del reddito, mandando allegramente in culo la progressività e favorendo si la redistribuzione, ma verso l'alto, della ricchezza. 
Il reddito, questo sconosciuto. Se uno che ha ricevuto a dicembre una busta paga di 1300 euro netti e si ritrova a pagarne 1900 di imposte sugli immobili di proprietà, a quale percentuale di tassazione è soggetto? Guardate nel grafico l'ultima palla a destra che rappresenta l'insieme degli asset della classe media. Se colpiamo la casa di proprietà, la pensione, la liquidità (gli ottanta euro di elemosina del grullo che finiscono nella TARI e nell'IMU) e ne mettiamo anche a rischio lo stipendio con il Jobs Act, vedete bene che quella palla cambierà nome da Middle a LUMPENPROLETARIAT. Ve lo direi in greco ma non ho fatto il classico.
Questo è ciò che sta facendo la sinistra in Italia fin dai tempi del Britannia per conto delle élites e in nome del liberismo e non sopportate che Bagnai e gli altri ve lo ricordino.


La flat tax è il male, cari pidocchi. E va bene, voglio darvi ragione. Ma se io guadagno dieci e il Ricco mille, il venti per cento è sempre il venti per cento. Ovvero a me tolgono due e al Ricco duecento. Ora come ora a me tolgono l'undici su dieci e al Ricco non so, perché probabilmente lui ha un commercialista più bravo del mio e poi io, da fessa, ho tutto intestato a mio nome e il Ricco sicuramente no. 
Forse, se con una minore imposizione fiscale mi rimanessero più soldi in tasca dallo stipendio, potrei anche pagarmi certi servizi che ora, siccome devono essere gratis per tutti, rischiano di diventare a pagamento per tutti. Se mi dite che troverebbero il modo di fotterci lo stesso, siamo d'accordo, ma questo regime fiscale che tanto vi piace perché ammazza l'odiato piccolo-borghese applicando il feticcio della patrimoniale, è una barbarie.

In attesa di riparlare di flat tax con argomenti più sostanziosi e seri, un invito ai sollevazionisti e compari loro: continuate pure a ragliare e rosicare allo stesso tempo, nel mentre cercate la fantomatica "uscita da sinistra" senza dire una parola contro la demolizione controllata da sinistra dell'Italia. Spero che, quando la troverete, al di là della porta si aprirà per voi l'abisso dell'inferno. L'inferno nel quale avete spinto questo paese.

venerdì 14 novembre 2014

Il tallone d'Achilli. La sinistra e le resistenze


L'intelligencjia di sinistra rappresenta un fenomenale serbatoio di case studies di psicologia dinamica. Osservarne il comportamento in condizioni di stress, come abbiamo la fortuna di poter fare in questo periodo storico, è illuminante. Lo stress allenta alcune difese, ne amplifica altre, attiva i meccanismi di difesa ed emergono tutte le tonalità particolari (isterica, ossessiva, narcisistica e masochistica) delle resistenze di quella che Wilhelm Reich chiamava corazza caratteriale. Corazza che mantiene l'Io attaccato alla malattia ed esprime la resistenza alla guarigione, al cambiamento, all'ammissione dei propri errori (nel caso della buona fede) e/o del proprio tradimento (nel caso della colpevolezza per alcune scelte scellerate), con il conseguente rifiuto nevrotico dell'unica soluzione possibile al problema, nel qui ed ora; ovvero un'inevitabile rottura con il  passato ed il suo superamento.
Lo stress post-traumatico da shock sistemico però elicita anche le risposte forse più interessanti per l'osservatore. Quelle che provengono incontrollate dal lato oscuro, quello più profondo della deriva dissociativa, la scissione psicotica del "mamma, cos'hai fatto!" dei Norman Bates de sinistra, ovvero della negazione allucinatoria dell'essere responsabili dei propri fatali errori e complicità e della proiezione della colpa sugli altri: in primis sugli oggetti sui quali agire l'anti-ismo rituale (su Berlusconi prima, oggi su Grillo) e il primadoveravatismo.

Lo spunto per queste riflessioni è un articolo su "Politica  e Economia", una sorta di incontro leopardiano tra un venditore di almanacchi anni '60 tipo Lotta Comunista, Riccardo Achilli e un viaggiatore, Sergio Cesaratto.
Stanno discutendo, come perfino a sinistra sono ormai costretti dall'emergenza a fare, di uscita dalla trappola dell'eurozona. Trascrivo il punto di vista di Achilli - rimandandovi al testo originale per le risposte fin troppo signorili ma assai puntuali di Cesaratto - perché è un sunto perfetto di cosa è la forma mentis e tutto lo spettro patologico, dalla nevrosi alla sociopatia, di quella che ancora chiamiamo sinistra perché è giusto chiamare i carnefici con il loro nome. Sono meravigliosi i compagni perché parlano come sotto siero della verità, senza pudore e senza vergogna, in un perfetto stream of unconsciousness.

Premette Achilli:
"A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno, ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo."
Niente di nuovo. Qui agisce la regressione ad infante soggetto alla pedagogia nera luterana così ben introiettata come Super-Io dai volonterosi seguaci del neopaternalismo con il ditino alzato dei padroni europei e propagandato 24h24 dai loro spin mediatici. Se non fai le riforme, ovvero i compiti, starai un mese senza cartoni. Siete cialtroni, fannulloni (ovvero improduttivi), ladri e vi masturbate troppo.
Avete notato che le scenette "satiriche" accessorie dei talk show dei famigli del ministero della propaganda, come quest'ultimo dedicato alla Renzijugendsono tutte improntate all'autorazzismo ed all'inoculazione dell'autocommiserazione? Faccio notare tra parentesi che, secondo la tradizione classica, l'oggetto della satira è sempre il potente, mai il sottoposto. Ridere del greco impoverito e del giovane disoccupato (disoccupato, s'intende, perché non ha voglia di lavorare, difetto abbastanza diffuso in Italia ma sicuramente non da generalizzare con i metodi subdoli dell'odioso stereotipo razzista) non è satira, è sberleffo. Il ricco che sbeffeggia la disgrazia del povero non è satira. E il servo che sbeffeggia la disgrazia del povero per conto del ricco è un infame.

L'Italiano e il Greco vengono pseudospeciati, rattizzati e considerati portatori di peste in quanto espressioni del concetto di nazionalismo, forse il principale oggetto fobico della sinistra di cui il fascismo diventa solo l'epifenomeno. Tutto ciò che è utile a combattere il nazionalismo è accettabile, perfino il più bieco e neoaristocratico nonché ultracapitalistico progetto di regressione del modo di produzione da industriale a schiavistico quale quello in atto in Europa e nel mondo. Per un fatale equivoco storico, la globalizzazione e la sua tendenza all'omologazione attraverso la destrutturazione delle diverse culture ed identità viene vista dalla sinistra, attraverso il prisma fobico dell'avversione per il nazionalismo, come incarnazione ultima dell'ideale internazionalista. Il meticciato e il caos etico dell'ideologia gender sono imposti dall'aristocrazia come feticci e parodie di valori, propagandati dal paneuropeismo avanguardia della dittatura delle multinazionali che, dopo essersene servito come strumento di conquista del continente, spazzerà via per ultimo il fin troppo molesto e nefasto nazionalismo tedesco, vengono scambiati dal frame di sinistra come ugualitarismo (figuriamoci!), antirazzismo e, appunto, internazionalismo.
Di questa cecità antinazionalista e dell'equivoco internazionalista è logica conseguenza l'apologia della sudditanza:
"Ciò premesso, nel breve periodo abbiamo due alternative: Renzi con qualche grado di libertà (premesso che comunque la sovranità economica nazionale non esiste più almeno dal 2011) cioè Renzi che, entro alcuni limiti, può scegliere il "come" raggiungere obiettivi eterodeterminati, oppure Renzi commissariato, cioè Renzi che non può nemmeno avere un minimo di voce in capitolo sul come raggiungere questi obiettivi prefissati dall'Europa.
Ebbene, io scelgo il Renzi commissariato per tre motivi:
a) perché guida un manipolo di incapaci, incompetenti e cialtroni. Lo vediamo dalla qualità delle politiche economiche scelte, dalla "fantasia" sulle coperture finanziare dei provvedimenti, dall'assenza di una sia pur minima idea generale del Paese, da riforme istituzionali (ad iniziare dalla riforma Delrio sulle province) assolutamente scombinate e pericolose;
b) perché, dato che le riforme istituzionali interessano marginalmente l'Europa, e ingorgano il Parlamento, c'è la speranza che un commissariamento porti le riforme istituzionali su un binario morto. Salviamo il salvabile. Non possiamo salvare l'economia e la società dall'euro-trappola, perlomeno cerchiamo di salvare le istituzioni della democrazia, in attesa di tempi migliori;c) perché la limitata autonomia di Renzi passa per il tramite di un accordo con FI, in cui quest'ultima entrerà organicamente dentro il Governo. Ed il negoziato, per chi non se ne è accorto, è già partito. Personalmente, ritengo che una futura riscossa del Paese passi anche da fattori civili e morali. Un condannato per un reato socialmente odioso come l'evasione fiscale non può tornare a dettare l'agenda di governo del Paese. I partigiani vinsero la loro guerra morale nel Paese perché mostrano una superiorità culturale ed etica rispetto alla meschinità piccolo borghese del fascismo...

(Scusate, interrompo, avete sentito la scossa di terremoto? Gli esperti di fracking dovrebbero pensare di usare questo tipo di oscenità dirompenti per fratturare lo scisto. Potrebbe essere assai conveniente.)

Il senso è questo: noi della sinistra ci facciamo incantare dalle sirene dell'ultraliberismo (mai che qualcuno di questi compagni ci spieghi anche PERCHE'); applichiamo le shock therapies eterodirette poi, quando un paese è distrutto pretendiamo ancora di governare perché i veri principi della sinistra non muoiono con la sinistra potenzialmente ridotta a percentuali da albumina dalla furia popolare.
E quali diavolo sarebbero i fattori civili e morali?
Di solito, quando maggiormente rischia di essere scoperta nel suo gioco sporco al servizio del Capitale, tanto più la sinistra ripiega dall'economico al "privato" e smania di egualitarismo, irrora il buonismo, bercia di cosmetica dei diritti civili, pratica il femminismo lisergico e si erge a paladina dell'antirazzismo ed antifascismo, mentre ovviamente difende l'indotto legato all'industria dell'emigrazione. Più dà dei razzisti e fascisti ad altri, più si sta comportando in modo razzista e fascista contro i suoi stessi simpatizzanti ed elettori e più deve mettere in atto come difese la sublimazione e la formazione reattiva. Facilmente si cade nel ridicolo. Stamattina il Fatto Quotidiano titolava, a proposito dei disordini di Tor Sapienza, nati dal solito esperimento di etologia applicata alla convivenza tra cittadini: "LO STATO SI ARRENDE AI FASCISTI". Il Fatto, non il Rude Pravo.

Tornando al pelide Achilli, ed agli infiniti lutti addotti agli achei dall'Europa. Dall'impasse si esce affidandoci alla Troika, ovvero al più bieco e transuranico potere capitalistico. Tanto più che, commissariandoci, se non ci fanno il mazzo tanto, c'è perfino la possibilità che ci scappi la rivoluzione proletaria:
"Viceversa, è possibile che un completo commissariamento di Renzi stimoli una riscossa patriottica in un popolo depresso e incapace di reazione, ed inoltre lo metta finalmente di fronte alla miseria, allo squallore, alla cialtronaggine tecnica, politica ed umana della sua classe dirigente.
Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. Ma fortunatamente, per quanto mi riguarda, non ho l'obiettivo di prendere voti, quindi cerco di ragionare con la mia testa, liberamente. Quello che però reputo pericoloso, e sbagliato, è difendere un feticcio di sovranità nazionale che non esiste più, il che riviene a difendere la diarchia Renzi/Berlusconi, che sarà inevitabilmente benedetta da Napolitano.
Se poi mi si convince che esiste un'altra strada, praticabile e non onirica, ovviamente sarò ben contento di seguirla."
Questo è il passaggio più dissociato ed allucinatorio perché, oltre alla contraddizione dell'uso del termine "patriottico", che l'autore dovrebbe riconoscere come reflusso fascista e nazionalista ma che gli è evidentemente scappato per un'improvvisa incontinenza sfinterica, ancora una volta parla di quella "classe dirigente" come se non fosse quella del partito, delle partecipate e delle cooperative rosse. Qui, di solito scatta una tipica negazione: "Ma il PD non è la sinistra!"

Perché Achilli non è capace di indignarsi per l'ormai certo golpe del 2011 e considera un fatto normale la perdita di sovranità che in fondo è anche la sua, per non parlare dell'incomprensibile alleanza di governo della sinistra con il condannato per evasione fiscale? Chi sono gli incompetenti e cialtroni di cui parla se non coloro che sono stati scelti da Renzi, il segretario del maggiore partito della sinistra scelto dal popolo dei militanti del partito della sinistra? Un'altra possibile tipica negazione a questo punto sarebbe: "Ma quella non è la vera sinistra!

Non è forse la pellaccia del serpentone metamorfico sparsa per tutto il paese, non è il partito che impone le azdore di fila con l'obbligo del non capire un cazzo nei posti altrimenti riservati agli esperti di economia (quantunque, sentiti certi economisti) a stringere nelle sue spire il collo della nostra economia? Quello che non vede l'ora di deindustrializzare il paese come nemmeno la Thatcher per l'interesse della finanza in cambio della possibilità di divertirsi un po' con l'odiata borghesia con il pungolo della patrimoniale?

Perché non è possibile uscire dall'eurotrappola se non sottomettendosi ai neo-schiavisti del TTIP ed alle loro Hartztruppen, il che pare un'obiettiva assurdità?

Che sia un problema esclusivamente ideologico? Forse se non avesse passato il suo tempo, come gran parte di coloro che si rifanno ad una visione agorafobica e manicomiale del marxismo, ad aver paura di essere condannato come  piccolo-borghese, idealista e fascista e di ricevere la riprovazione di un proletario inesistente e fantasmatico, per citare Costanzo Preve, Achilli si renderebbe conto della colossale cantonata presa dalla sinistra continentale nei confronti del progetto paneuropeo reazionario mascherato da Stati Uniti d'Europa e del potenziale rivoluzionario rappresentato dal concetto di riscossa nazionale attivata dalla solita vecchia coscienza infelice borghese. Qualcuno a sinistra comincia ad uscire dal torpore, comincia a capire e a vedere l'errore. Sono ancora pochi ma ci sono.
Il paraocchi dell'ortodossia, quindi? Attenzione, nel paragrafo citato c'è anche un'importante e forse involontaria confessione che rende il quadro generale assai grave:

"Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. "
Allora perdio lo sanno che la Troika non porta niente di buono. Lo sanno che sarà un massacro. Allora ci fanno. Probabilmente, se l'inferenza non è troppo azzardata, lo sapevano anche quando ci hanno portato nell'eurozona, che sarebbe stato un massacro. Hanno allegramente ingannato il loro stesso elettorato, perché altrimenti, se gli avessero raccontato la verità, non li avrebbero votati.
Leggiamo cosa dice Achilli in chiusura dell'articolo, ovvero la piena confessione:
"In Uruguay, dove la sinistra vince sempre, fanno programmi elettorali da 200 pagine e sintesi "pa' el pueblo" di 2 pagine. Perché lo fanno? Perché sono cretini e autolesionisti? Soffrono di grafomania? No. Perché da un lato bisogna avere un documento analitico che approfondisce le questioni, per i rapporti con gli addetti ai lavori e con gli intellettuali, ed anche perché il documento di approfondimento serve a chiarire a sé stessi cosa intendono fare, entro quali compatibilità e come, e dall'altro lato serve il documentino divulgativo, semplice e sintetico, che spieghi all'operaio agricolo della Pampa perché deve votare a sinistra."
Ecco la chiave: il potere. Ecco la prova del tradimento. I trenta denari. 
In un altro articolo, dedicato all'Ungheria di Orbán, nell'ottica della solita ossessione antinazionalistica, Achilli chiude il cerchio: 

"In fondo, l'insegnamento più importante che Orbán può dare alla sinistra è che non si risolve niente con il nazionalismo, il fiorino al posto dell'euro, la Banca Centrale a Budapest piuttosto che a Francoforte. Rimane, assolutamente primaria, la lotta di classe, per sconfiggere ogni tipo di destra, sia essa oligarchico-liberista o populista."

Nevrotici si, pazzi anche, ma mica scemi. Forse bisogna accettare passivamente il commissariamento e la gang bang anale con 20 multinazionali, giusto per parafrasare l'ideologa di riferimento, perché l'alternativa significherebbe per la sinistra perdere l'unica cosa che brama, ovvero il potere? Potere che ritiene le spetti di diritto in quanto erede di quella presunta superiorità culturale ed etica che attribuisce ai partigiani, sorta di cavalierato a cui è stato affidato il Sacro Graal del socialismo e la cui mitologia serve da sempre, assieme alla nuova retorica dell'indifferenziazione di identità, a nascondere le proprie malefatte?
Non il bene del popolo, non la sua emancipazione, non il patriottismo che Mao considerava non sono necessario ma auspicabile, ma il POTERE che, all'occorrenza, può agire neall'interesse del nemico storico in cambio del suo mantenimento. E al contadino, uruguagio o italiano che sia, non far sapere.


mercoledì 29 ottobre 2014

Lo squirting profondamente anelastico


L'ha fatta ancora
Questa tipa è già oltre il limite immaginato da Pasolini. Alla mensa di Salò con la merda ci si abboffa perché la trova pure buona, soprattutto quella autoprodotta. Il guaio è che si stupisce che a noi borghesi, per altro di merda, la merda ancora non piaccia ingollarla. 

Ha ragione Fusaro, il problema non è la pornofilosofa, o chi per essa (perché non si sa mai quanti negri* ci possano essere dietro a certe signorine grandi firme, soprattutto quando utilizzano la metafora dell'eiaculazione). Il problema è Micromegaloman, ovvero questi giornaletti delle guardie rotte che coniugano la violenza del passato con l'attuale puttanaggine della sinistra busona.
Come scrive Fusaro

"Se proponi a “Micromega” un testo dal titolo, ad esempio, “Difesa della sovranità nazionale”, puoi stare sicuro che non lo pubblicheranno; idem se ne proponi uno intitolato “Uscire dall’euro e dall’Unione Europea”. Se invece ne proponi uno in cui minacci di venire in faccia a una persona, ti stendono il tappeto rosso. Vi è di che meditare."



* nel senso di chi scrive per conto terzi ma in questo caso ci sta anche il doppio senso



mercoledì 1 ottobre 2014

Sòla profonda


"Sulla base di ciò, è assai facile smascherare la vera natura delle istanze contemporanee di recupero delle sovranità nazionali, istanze in alcuni casi apparentemente motivate da rivendicazioni di diritti sociali. È del tutto evidente che nell’Occidente capitalista le vere rivendicazioni di diritti sociali (che non si riducano a istanze di riproduzione sociale delle classi piccoloborghesi) sono incompatibili con qualsiasi nazionalismo o localismo. Ed è del tutto evidente che qualsiasi istanza di ‘autonomia’ nazionale o locale non può che essere – nelle sue possibili implicazioni concrete – nient’altro che un’istanza nazionalista o localista.
La radice comune di tali atteggiamenti (come del resto quella del nazismo e del fondamentalismo religioso) risiede in un irrazionalistico rifiuto della dura, esplicita, ‘pornografica’ realtà dei fatti. Una realtà dei fatti empirico-logica che non ammette alcuna relativizzazione fondata sui trucchi antiempiristici e antipositivistici propri dell’ermeneutica, dello strutturalismo, della dialettica, dello storicismo o della stessa ‘nuova filosofia della scienza’ (quella che propina sciocchezze quali la teoreticità dell’osservazione e l’incommensurabilità fra teorie).
Tali irrazionalismi si fondano su forme di ’speranza’ e di ‘felicità’ che sono frutto – e portatrici – di illusioni. La vera speranza e la vera felicità non possono che fondarsi sulla realtà dei fatti e sulle aspettative razionali."
[...]
Le istanze di recupero delle sovranità nazionali sono in palese contraddizione logica ed empirica con le necessità politiche implicate dai problemi più urgenti del mondo contemporaneo, i quali richiedono sempre più una pianificazione a livello globale e sempre maggiori cessioni di sovranità nazionale/locale (sovranità che in molti casi può essere legata a interessi particolari che, se perseguiti in maniera miope, possono essere in contraddizione con l’interesse globale): si pensi, ad esempio, al problema del surriscaldamento globale o a quello della crescita della popolazione mondiale. Di fronte a tali problemi oggettivi che non lasciano alcuno spazio a dialettiche e interpretazioni (e che trascendono la stessa lotta di classe), la nuova politica globale avrà, per necessità di cose, un carattere sempre più scientifico-tecnico, poiché le finalità più importanti saranno sempre più univoche, in quanto dettate dalla dura realtà dei fatti." 

E 'sti grandissimi megacazzi con i superscappellamenti a sinistra! 
A proposito di Burroughs, forse ho trovato la donna che insegnò al suo culo a parlare. Leggete qui su MicroSega, la prestigiosa pornorivista intellettualedesinistra, l'intero articolo "Contro le sovranità (e le culture nazionali)" della pornofilosofa Valentina Nappi.
Il porno su MicroMegaloman è la morte sua, perché in effetti non riesco ad immaginare nulla di più osceno  di un titolo come quello e soprattutto del pensiero che l'ha partorito analmente, di cui vi ho fornito un immondo assaggio, espressione del discorso osceno, pornografia, appunto, dominante. 
La domanda è d'obbligo: è il cervello di Valentina che sta parlando o il suo proverbiale, mi dicono, culo? (Mi dicono, perché io sono antica, sono rimasta al vintage di Moana e Vanessa del Rio.) 

Dico la verità, di tutta la disquisizione iniziale sulla differenza tra meretrice e prostituta, ovvero tra puttana e puttana, sulla dicotomia tra quelle che la danno ai ricchi e quelle che la danno ai poveri e che quindi danno fastidio (ossignur! Ma a chi? E lei i film li fa gratis?) non ci ho capito un cazzo, per restare in tema. Ma io sono abituata ai "filosofi", quelli tra virgolette. (Si, mi ha messo Heidegger tra virgolette, la πόρνηSolo per quello...)
Consiglio, come adozione del cuore, l'ultimo paragrafo, con la dichiarazione di guerra alla coppia feconda come origine della malattia nazionalista (evidentemente il fine dell'umanità auspicato da Culoparlante è l'estinzione). Lo amo perché dimostra, ve ne fosse ancor bisogno, quanto sia subdola lo pseudocultura del progressismo cosmetico. Quello del godimento illimitato - per dirla con Fusaro - del semo tutti froci e puttane che è perfettamente funzionale all'illimitatezza della fame chimica di potere e ricchezza dell'ipercapitalismo attuale.

Vi chiedo infine: non vi dà un leggero senso di straniamento la pornostar che cita l'estetica della durezza del vivere del Padoa Schioppa come se il nostro fosse un qualunque Divin Marchese del cazzo? 
L'hardliberismo di questa Nappy dovrebbe ridurvelo a lombrichetto morto, a meno che non siate inguaribilmente masochisti, ma se vi piace la merda adorerete questa filosofa. Senza virgolette, s'intende.

giovedì 29 maggio 2014

Io sono una borghese di merda


"Ma tu non eri di sinistra?" mi chiedeva con preoccupazione un mio follower twittarolo stamattina. Il fatto è, caro, che prima di tutto io sono una borghese di merda, e proprio per questo a vent'anni ero comunista. Non c'è da stupirsene perché sono i borghesi che scelgono la bandiera rossa senza averne la necessità. Marx, Lenin, Trockij, Che Guevara, Fidel Castro, erano tutti borghesi, perché è la borghesia che, quando l'élite esagera, che si tratti di incipriati aristocratici e pretacci o di latifondisti, capitalisti e padroni delle ferriere, fa le rivoluzioni. Sono stata di sinistra per un lungo tempo, prima che saltassero tutte le regole su chi dovesse stare dalla parte del popolo e chi invece doveva vendersi al Capitale. Perché qualcosa è successo, darling. Più o meno attorno al Sessantotto. E' stato un processo lungo e difficile da allora, ma sta giungendo a compimento. La più grande operazione di pulizia sociale della storia. La fine della lotta di classe con la proclamazione del Capitale come vincitore. With a little help from his friends.

Ti spiego il mio percorso. Sono una borghese, dicevo, e la mia è la classe media che, ad un certo punto, nel secolo scorso, è riuscita storicamente ad inglobare emancipandola anche tanta parte della classe operaia. Merito delle lotte dei borghesi dalla coscienza infelice di cui sopra condotte assieme agli operai, certo, ma anche di un capitalismo che pensava che estendere la ricchezza a fasce più ampie della popolazione, facendo diventare i proletari classe media, significava più merci vendute, più profitti e più benessere per tutti. Il famigerato moltiplicatore. Ma già, Henry Ford era un nazifascista anche se pensava che aumentando il salario ai suoi operai questi avrebbero potuto comperare il modello T che fabbricavano.

Quello della mia gioventù sembra un mondo perduto ed estinto; una meraviglia, sai, in confronto a quello di oggi. E sono sicura che te ne ricordi, perché non sei di primo pelo neppure tu.
Uno stipendio in famiglia bastava a condurre una vita più che dignitosa dove non ti mancava nulla di veramente necessario.  Esisteva ancora il concetto di superfluo e per quello c'era il "no, non ce lo possiamo permettere". Quel no ti aiutava a crescere e a capire che, una volta grande, te lo saresti guadagnato con il tuo lavoro, perché il lavoro ci sarebbe stato, secondo quello che avevi studiato e imparato a fare.
Perfino con uno stipendio solo, con i risparmi (allora si riusciva a mettere da parte qualcosa ogni mese), la famiglia riusciva a comperarsi la casa dove viveva e, se lavoravano tutti e due i genitori, ci si comperava magari un'altra casa al mare o in campagna o in montagna. Perché allora esistevano ancora le ferie e le vacanze non duravano meno di venti giorni. Per le malattie c'era il welfare, ad una certa età arrivavano la pensione e la liquidazione con la quale ti potevi togliere qualche sfizio in più o farti la casetta di cui sopra, perché i nonni non erano costretti a mantenere nipoti disoccupati. Erano i tempi in cui l'Italia stava diventando, pur tra corruzione, mafia e caste, e sottoposta a sovranità limitata come paese sconfitto, la quinta potenza industriale del mondo.

Non erano tutte rose e fiori? Certo, c'erano come sempre i poveri e lo sfruttamento, il mondo era diviso in classi.  C'erano la crisi petrolifera, il terrorismo di stato, le bombe, le guerre imperialiste. Poi arrivò la shock economy, prima dal Sudamerica (però così lontano da noi) e poi nel mondo anglosassone, con i primi vagiti del dominio finanziario sulle nostre vite ma la speranza di un futuro migliore non mancava, nessuno pensava che, pur lavorando da rompersi la schiena, da vecchio sarebbe stato povero e abbandonato perché gli avrebbero portato via tutto. Non avevamo nulla da perdere, caso mai ci sarebbe stato ancora qualcosa da ottenere. Il muro nero della depressione, dell'assenza di un futuro o dell'angoscia data dal pensiero di che cosa sarà il nostro futuro in balia della povertà non esisteva e nessuno sarebbe stato in grado di immaginarlo, a meno che non fosse vissuto al di là di qualche Cortina di Ferro.

Soprattutto nessuno si sarebbe mai immaginato che il benessere ottenuto in base alle lotte sindacali, nato dal sangue degli operai e di quei borghesi empatici e simboleggiato in maniera sacra dalla democrazia, dato ormai per acquisito perché certificato nella Costituzione, sarebbe stato possibile toglierlo al popolo per consegnarlo ad un'élite intenzionata a redistribuire la ricchezza esistente verso l'alto, accaparrandosela tutta e creando un mondo dove l'1% ha tutto e il 99% quasi nulla, senza più democrazia. Un mondo nuovo ma tremendamente simile al Medioevo che, per essere realizzato, ormai lo sappiamo, nei trent'anni previsti per il suo compimento non potrà che finire con l'eliminazione fisica della classe media, magari sostituita da carne da macello proveniente dal terzo mondo da impiegare per la pulitura dei cessi dove andranno a sedersi i culi imperiali.
Credo che, se qualcuno allora, negli anni sessanta-settanta, avesse visto un'anteprima del futuro, ovvero dei giorni nostri, lo avrebbe considerato il peggiore incubo mai vissuto e nessuno avrebbe potuto immaginare che coloro che si sarebbero offerti spontaneamente per farlo avverare sarebbero stati i partiti di sinistra, quelli più tradizionalmente (allora) vicini al popolo. 

Eccoci, caro, al perché io non sono più comunista, non sono più di sinistra, anzi non sono niente, sono solo una borghese di merda ma molto, molto incazzata.
Sono incazzata e mi difenderò fino all'ultimo perché vogliono farmi fuori. Vogliono portarmi via ciò che la mia famiglia mi ha lasciato, affinché, assieme a ciò che mi guadagno con il mio lavoro, potessi avere una vecchiaia serena senza dover dipendere da nessuno. Penso a me stessa, certo. Gli altri hanno smesso di pensare a me.

Ti pare impossibile che l'orrendo scenario che ti ho descritto possa realizzarsi? Cosa ti stanno ripetendo giorno e notte, tutti i giorni e a tutte le ore, caro amico? Che quel mondo che ti ho descritto e che abbiamo vissuto, che ci ha permesso di crescere ed arrivare fin qui dobbiamo scordarcelo perché NON POSSIAMO PIU' PERMETTERCELO. E, di grazia, ti stai chiedendo il PERCHE'? Perché le risorse mondiali sono limitate? Per quello basterebbe uno sviluppo più responsabile. Basterebbe quella cosa che si chiama progresso e che nasce dall'ingegno di persone molto creative in ogni epoca e che in poco più di cento anni ci hanno dato l'elettricità, la mobilità di persone e merci e la comunicazione. Progresso che serve da sempre a migliorare la vita delle persone e a renderla più facile. Basterebbe tendere a realizzare uno di quei mondi futuribili ideali che nessun romanzo di fantascienza ha più il coraggio di immaginare.
Il nostro benessere non possiamo più permettercelo perché ciò che abbiamo lo vuole qualcun'altro, e non sono certo coloro che non hanno nulla ma quelli che hanno già tutto. Vedi, in fondo, da borghese di merda, con queste parole sto pensando anche a te, sto cercando di avvertirti del pericolo, anche se non meriteresti affatto di essere salvato.

Non sono direttamente le élite che ti annunciano la fine del tuo diritto al benessere perché un domani conterà solo il loro, perché la scusa delle risorse limitate è un'occasione ghiotta per fare un po' di pulizia sociale e vincere la Lotta di Classe. Te lo fanno dire dai loro servi. Quelli che si sentono superiori perché non sono razzisti ma democratici, a favore delle minoranze, antifascisti, ammiratori dell'Europa e della serietà teutonica, progressisti, internazionalisti, contro tutte le diversità perché devoti all'OMOLOGAZIONE. Che si sentono importanti perché con il 99% possono masturbarsi sulle grandi cifre e non si accorgono che la loro maggioranza è destinata a diventare il Soylent Green.
Sono quelli che ogni mattina ringraziano non si sa chi per non essersi svegliati trasformati in scarafaggi piccoloborghesi.

Quando tutto iniziò, con i primi attacchi ai diritti sociali acquisiti e l'avvento della dittatura del mercato, avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell'élite. Certo avrebbero dovuto difendere il benessere generale, le conquiste ottenute fino a quel momento e la democrazia, distinguendo tra capitalismo accettabile e capitalismo disumano, alleandosi con quella borghesia di merda che però sa fare le rivoluzioni e che un minimo di riconoscenza se la meriterebbe.
Invece, pur di non rinnegare la lotta antiborghese di principio, hanno ascoltato le sirene della globalizzazione travestita da internazionalismo ed hanno scelto l'omologazione nel concime, il "semo tutti uguali" come materia organica anfibia, per potere essere ancora più merda della borghesia e in fondo distinguersi. Perché in fondo sono dei neoaristocratici pure loro.
Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo e di fatto contro loro stessi. Perché credono di appartenere ad un corpo speciale e privilegiato per essersi guadagnati con il tradimento l'onore di poter dare il colpo di grazia all'odiata borghesia (rinnegando Marx, Lenin e gli altri che ho nominato) ma sono anche loro feccia destinata a soccombere. Li tengono per ultimi per compostarli meglio. Concimeranno con onore i giardini degli ingiusti di Elysium.

martedì 20 maggio 2014

Violeremo l'Eurozona rossa

I nemici del capitale vanno presi a calci in culo

Credo stia sfuggendo a molti un fatto di portata storica: per la prima volta la Sinistra che si presenta alle elezioni è finalmente unita attorno ad uno scopo comune: difendere l'euro ovvero, ma tu guarda la realtà romanzesca, l'estrema incarnazione dello sterco capitalistico del demonio al servizio della restaurazione reazionaria, come ammettono gli shockeconomisti nei peggiori bar di Chicago quando sono assolutamente sobri.
Ribadisco il semplice concetto chiave:

L'euro è lo strumento al servizio della restaurazione reazionaria.

Ora, se l'euro è strumento della reazione, di conseguenza dovrebbe essere il nemico numero uno della sinistra per come ce la ricordiamo. Invece no. Addirittura ne è divenuto il feticcio. Totem e tabù direbbe un sopravvalutatissimo psicoanalista viennese.
Non si salva nessuno, si è formato un Fronte unito che nemmeno per la Guerra Civile spagnola.
Che lo difendano è una cosa inaudita per chi segue la sinistra fin dai tempi dei brufoli ma gli attuali simpatizzanti ed elettori non paiono accorgersi dell'enormità, forse perché  hanno i cervellini rossi fritti persi in un limbo dal quale non riescono ad uscire e nel quale li ha spinti la fiducia cieca nel partito e nei compagni, oltre forse a qualche incantesimo della fata del dentino. 
L'eurocrazia insomma è riuscita a dare una mano di blu di prussia orostellato alle cinquanta sfumature di rosso del sangue dei lavoratori e a farle virare nel viola della vergogna.
E' vero, ci sono alcune emazie che sono rimaste escluse dalla competizione elettorale e che casualmente sono euroscettiche, come il Partito Comunista di Marco Rizzo e i vari Fronti Popolari di/della Giudea, ma me ne occuperò tra breve.
Tutti uniti quindi per l'Euro, con l'Euro e nell'Euro. Vediamo come.

Partendo dalla vostra destra, non c'è bisogno che ricordi le posizioni sull'euro di quella cosa chiamata PD, il fetusissimo serpentone metamorfico che incarna ormai a tal punto il lato oscuro che, nel prossimo capitolo della saga di "Guerre Stellari", Darth Vader scoprirà che l'anziano migliorista è suo padre. Loro sono l'avanguardia, Bischerino in testa, del PCI, il Partito Collaborazionista Italiano. Citiamo per onore al merito anche la Trimurtacci sindacale e i suoi volantini terroristici sulle conseguenze dell'uscita dall'euro, ad uso dei poveri pensionati. Confutatis maledictis.

Assieme al PD però c'è Sinistra, Ecologia e Libertà, con Madame Tojetequeicartelli che ci indica il nostro futuro stile di vita da migranti e Paravendola, che considera l'uscita dall'euro una sciagura ed esprime il concetto in puro serpentese sul giornale del #poverogramsci: «Sarebbe un tragico errore uscire dall'Euro. La predicazione populista che indica nell'euro il nemico, lo spauracchio, la ragione della nostra condizione di crisi è una predicazione che serve semplicemente a suggestionare e ad impedire di vedere il problema vero: alcuni in Italia, molto pochi, che hanno troppi euro. E troppi hanno pochi euro in tasca». Flammis acribus addictis.

I Verdi, lo sappiamo, votano per la Kellerina che ha paura che la Germania non possa vendere più i suoi prodotti perché senza l'euro diventerebbero carissimi e ai tedeschi crescerebbe la disoccupazione, meschini. Il verde, da colore della speranza è diventato quello della muffa. Lacrimosa dies illa.

Si ma, direte, c'è la Lista Tsipras, che include Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, oltre a tutto l'intellettualume primavera-estate del #misinotasolosevototsipras. Quella che vuole cambiare l'Europa. Si, ma senza toccare l'euro; un po' come togliere la tovaglia a strappo senza far cadere i bicchieri. 
Ho già detto cosa penso del greco che persiste nell'ottusa e sociopatica difesa dell'arma di distruzione di massa del suo popolo nonostante ne abbia sotto gli occhi la tragedia ma ve lo faccio ascoltare, l'Alexis, così vi beate e non pensate che io abbia le traveggole:
"Se qualcuno decidesse di andare via dall'euro sarebbe la distruzione della moneta unica e nessuno lo vuole in Europa, vogliamo solo una moneta comune che sia di tutti i paesi. Dies Irae, dies illa.

Apro una brevissima parentesi. [Se vogliamo considerare il M5S di sinistra, genericamente parlando, nemmeno questo movimento è per l'uscita dall'euro, e Vespa ieri sera è stato molto abile a farlo ammettere a Grillo, oltre a far sembrare l'anziano comico un vecchio. Immagino i pensionati che votano PD perché dà loro sicurezza, rappresentando la conservazione, quanto si saranno incuriositi al discorso sulle stampanti 3D con le quali ti stampi tutto.] Chiusa parentesi. Non fiori ma opere di bene.

Se questo è il quadro delle posizioni sull'euro dei partiti di sinistra che partecipano alle elezioni europee, andiamo a dare un'occhiata agli antagonisti e a coloro che sono fuori dal Parlamento e dalla competizione elettorale europea, per vedere se magari qualcuno ha capito ma è troppo piccolo per contare qualcosa e i suoi belati non si sentono per motivi di amplificazione?
Forse tra i resti mortali dei no-global ci sarà qualche fuoco fatuo, qualche fiammella che illumina le coscienze sull' euro come strumento al servizio della restaurazione reazionaria?

Mi hanno segnalato questo intervento di Vittorio Agnoletto nel programma di Adriana Santacroce, "Linea d'Ombra". Claudio Borghi sta spiegando, con la santa pazienza che lo contraddistingue, di quanto eventualmente aumenterebbe per l'utente finale il costo alla pompa della benzina, uscendo dall'euro. Scoprire che  si tratterebbe solo di pochi centesimi, per giunta eliminabili con una rimodulazione delle accise, per Agnoletto è stato troppo. Guardate voi stessi la scena perché merita.


Altro giro, altro eroe di quei tristi giorni di Genova. Ieri sera c'era il solito talk show di regime su La7, una di quelle trasmissioni "for piddins only" che, se è la serata giusta, sembrano la cronaca di un trip collettivo dove compare Renzi circonfuso di luci psichedeliche e poi, dopo un po', sbarellano tutti, e chi osserva è tentato di chiamare il SERT perché vanno avanti per ore. Eppure chi le fa è convinto di fare informazione.
Tra la solita inutile e dannosa piddina, altri personaggi in cerca d'autore, il grillino da seviziare in diretta e il solito Cretinetti che auspicava un aumento dell'export italiano per uscire dalla crisi - come se le industrie lo facessero apposta a farsi strangolare da una moneta troppo forte - e si lamentava della lamentosità degli italiani, c'era Casarini, ricordate, quello che "violeremo la zona rossa". Ha fatto il numero di "quello più a sinistra di voi" ma niente. Nessun reminder a Cretinetti sul ruolo fondamentale dell'euro come impedimento all'export.


Toh, chi si rivede, il Servizio d'Ordine!
A proposito di G8 e di quando il serpentone di allora negò la protezione ai manifestanti pacifici (quelli pestati a sangue, non gli Agnoletti e i Capuleti) perché il partitone non volle sporcarsi il grembiulino protestando contro la globalizzazione. Guardate chi si rivede, il Servizio d'Ordine! 

Dicevo prima delle emazie. Dell'unica particella di sinistra che ha il coraggio di dirsi contro l'euro, Marco Rizzo.  Ascoltate bene come pensano tuttavia di opporsi al capitale ed alla globalizzazione. Sono immagini strazianti di come sono ridotti i comunisti in Italia.



Terribile. Ma ecco un'ultima vera chicca, un bijoux. Credevo fosse uno scherzo ma pare sia veramente il video per la campagna elettorale di Franco Arminio, candidato con il greco.




Dona eis requiem. Amen.

venerdì 9 maggio 2014

A volte confessano 2 - Timeo Tsipras et dona ferentes


Ultimamente nei programmi di approfondimento politico sembra di stare su Crime+Investigation nel programma "Terzo Grado" con quei cazzutissimi investigatori americani che riescono a far confessare il più incallito dei serial killer. Lì è fiction ma da noi è tutto vero, confessano spontaneamente, con un candore invidiabile e la goduria nostra è autentica.
Dopo la confessione dell'omina verde Keller sul vero scopo pro-tedesco dell'euro, avvenuta a Ballarò, ecco un'altra chicca ripescata dalla Grande Memoria che non perdona. 
Se vi eravate chiesti quale fosse lo scopo della Lista Tsipras, sulla quale si è buttato a pesce il meglio intellettualume che aveva detto agli amici di volersi distinguere dai troppo ruspanti e poco de sinistra piddini, Guido Viale, candidato per la suddetta lista, rivela che lo scopo dell'operazione Ventotene 2.0 non è altro che quella di sottrarre voti all'euroscetticismo.  E' insomma quello che quando lo fa la destra si chiama lista civetta. Oltre alla prova televisiva ve lo sbobino pure:

"E' vero, la lista Tsipras nasce anche per sottrarre voti alle liste antieuropeiste che pensano che si possa risolvere i problemi della crisi con il ritorno alla lira e il recupero della sovranità nazionale in economia. Nel mondo globalizzato questa cosa è impossibile."

Non che la Spinelli's List facesse più paura di Ingroia ma almeno è definitivamente chiarito che, per l'ordoliberismo, i sinistri post-sessantottini sono come i diamanti per le ragazze. The best friends.

Link al video, non dovesse funzionare.

giovedì 24 aprile 2014

25 Aprile a Malebolge




Questo articolo del "Fatto Quotidiano" di ieri, segnalatomi su Twitter, è da leggere tutto, perché merita. E' un momento di vertigine assoluta. Un'ebbrezza da fatina verde con punte di surrealismo al laudano. 

No, scusate, perché vorrei capire. Soprattutto dove sarebbe la provocazione.
La Lega Nord sta girando l'Italia con il "Basta€uro Tour" con l'intento di far conoscere agli italiani le motivazioni con le quali sempre più numerosi economisti, inclusi diversi premi Nobel, uomini politici e giuristi sono giunti alla conclusione che la moneta unica è ciò che sta uccidendo la nostra economia e quelle dei paesi del Sud Europa. Uno dei primi e più attivi divulgatori da anni di questo pensiero che auspica la riappropriazione della sovranità monetaria e il rifiuto dei trattati capestro imposti da un'Europa sempre più squilibrata a vantaggio della Germania e a scapito degli altri paesi, è Claudio Borghi Aquilini, candidato appunto per la Lega Nord nel Nord-Ovest ed esponente del "Movimento di Solidarietà Europea"
E' capitato che una delle tappe del tour capitasse il 25 aprile a Reggio Emilia, tutto qui. 

Qual è il problema, compagni? L'invasione del territorio? La bestemmia contro una delle vacche sacre della sinistra: l'Europa e il suo figlio deforme, l'euro? E quando è stato che siete passati dal mito della Resistenza alla mitologia monetarista? Cosa vi rode, il fatto che la destra abbia capito e la sinistra no? Capisco.
No, credo che il punto sia ancora più semplice. E' il noi contro voi, la coazione alla contrapposizione, la guerra che non è mai finita, il giapponese nella giungla. La manifestazione e l'automatismo della contromanifestazione. Il 25 aprile inoltre - assieme all'ormai quasi grottesco Primo Maggio, festa di un lavoro che non c'è più,  non è solo la celebrazione della liberazione dal nazifascismo ma un momento di autocoscienza, durante il quale, inesplicabilmente, il popolo di sinistra si sente ancora vivo, nonostante sia morto da anni. Volete disturbare questa preziosa autoterapia di gruppo insinuando il dubbio che il bonaccione bolognese abbia venduto l'Italia per ancor meno di un piatto di lenticchie? Che la sinistra sia l'esecutore materiale di un crimine contro l'umanità e della più grande operazione di ridistribuzione verso l'alto della ricchezza?

Non mi sono meravigliata che, ancora una volta, si trovi in Emilia il wormhole che permette di passare da quella che conosciamo ad un'altra dimensione dove i centri sociali e ciò che resta dei partigiani stanno sorprendentemente seppure in maniera inconsapevole, dalla parte dell'euronazismo ordoliberista delle élites.
Sono le regioni rosse che hanno giocato per decenni con il bubbolino del comunismo nell'unico belpaese, campando di rendita grazie alle lotte del passato ed al ruolo imprescindibile del welfare socialdemocratico keynesiano, ovvero la magnanimità padronale come conseguenza dell'allora minaccia sovietica.
E' proprio nel cuore di questo paradosso spazio-temporale che la sinistra può compiacersi, ad ogni festa comandata, dell'assoluta fedeltà delle due ali estreme, generazionalmente parlando, della sua fauna, ossia i giovani e i vecchi, i centri sociali e ciò che resta dei partigiani.
Gente che vive, lo dimostra la reazione delirante alla iniziativa "Basta€uro", con la testa rivolta all'indietro come gli indovini di Malebolge dell'inferno dantesco e che non si accorge che il giorno in cui i traditori dovranno ammettere di fronte alla loro insulsa base elettorale che quello stato sociale e quel benessere sono stati venduti in cambio di uno straccio di banca fallita con la quale i loschi dirigenti di partito potessero pavoneggiarsi, il giorno delll'Armageddon insomma, è più vicino di quanto non pensino.
Gente che non ha ancora compreso che l'euro è lo strumento di oppressione del capitalesimo su tutte le classi esclusa l'élite del famigerato 1%. Che stanno vincendo i padroni semplicemente perché la sinistra è salita sul carro del vincitore della lotta di classe.


Eppure il tempo per capire c'è stato, così come abbondano i mezzi per acculturarsi sui motivi della catastrofe. Una montagna di articoli, libri e video per chi ama solo le figure.
La crisi globale è iniziata nel 2008 (sono oramai sei anni) e la sua onda di tsunami ha raggiunto l'Italia nel 2011, con la nota guerra dello spread, la cacciata del nemico pubblico numero uno e l'instaurazione (ma nemmeno questo hanno capito) di un governo fantoccio della Troika dopo l'altro. Ora sono euforici perché i superpadroni hanno permesso ai traditori di prendere in mano il volante e far baloccare il loro Pinocchio di ciccia con l'automobilina a pedali, mentre loro hanno in mano i veri comandi.
Hanno appena approvato una legge sul lavoro che scimmiotta, probabilmente in peggio, la legalizzazione della deflazione salariale tedesca ma sono tranquilli perché l'inutile ministro del lavoro è un personaggio pittoresco alla Maurizio Ferrini, il tipico comunistavistamare della tradizione emiliano-romagnola.

I partiti della sinistra difendono disperatamente l'euro perché non riescono ad ammettere di avere sbagliato, come sostiene Alberto Bagnai? Certo, è una razionalizzazione come quella del compagno che sostiene che i traditori non sono "veramente" di sinistra, che "questa non è la sinistra" e "la sinistra non esiste più".
Il fatto che ciò che più di sinistra abbiamo in Italia, centri sociali e associazioni partigiane abbiano reagito pavlovianamente all'unisono all'intrusione della verità nel loro casello di meccanismi di difesa dall'angoscia del crollo del sogno, dimostra invece che proprio della sinistra si tratta e di quella DOP. Quella governativa e quella ancor più irreale che si affida al leader straniero che fa tanto internazionalismo flambé.
Perché il nazionalismo, l'avete sentito il centrosocialista nell'articolo, è il male. Il nazionalismo e la combutta, nel sacro giorno dell'antifascismo, con il fascismo (nonostante che, dopo l'inversione dei poli magnetici, Marine Le Pen sia più a sinistra di Fassino e Fassina). No, compagno, la sinistra esiste ed è quella che ci ha traditi. Mommy was very bad.

A proposito di mezze stagioni che non ci sono più. Guardate questo estratto dal TG4 (avete letto bene, TG4).


La cosa più memorabile di questo ottimo servizio (grazie a Mario Giordano) è Fabio Fazio(so) che striscia sulla scrivania di 'o Rre. Guardate l'orrore in Grecia, ascoltate chi non fa che raccontare l'evidenza dei fatti cercandola di farla vedere anche ai ciechi che vogliono continuare ad esserlo. E poi confrontate ciò che vedete con la propaganda piddina che ammorba l'aria con i suoi percolati di menzogna ogni sera dai telegiornali considerati altezzosamente più seri del TG4.

Ma siamo ancora al destra-sinistra? Finché non vi sarà in Italia una santa alleanza trasversale contro il nemico comune, e cioè l'ordoliberismo e il tallone di ferro dell'euro, saremo ancora costretti a ragionare nei termini desueti di destra e sinistra.
Tradotto in soldoni, la destra ha capito, la sinistra no. Traiamone le conseguenze alle prossime elezioni europee. E per i mali di pancia c'è l'Antispasmina Colica.

venerdì 28 marzo 2014

L'incoscienza felice del Sig. Coriandoli


Hanno affidato il ministero del Lavoro al presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane. Wow, si emoziona il piddino, ecco finalmente la sinistra al potere! E' vero, questa è la sinistra al potere ma non è quella che pensate, cioè è proprio quella. Confusi? Capisco.
Giuliano Poletti, l'esecutore materiale del BJobAct renziano con sottofondo della cavalcata delle Valchirie è apparatchik fino al midollo. E' uno nato dall'uovo del serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD  che ricorda quello che sbarra la strada a Pinocchio in uno dei passaggi più criptici e profetici del testo collodiano:
(cap. XX): "Aveva veduto un grosso serpente, disteso attraverso la strada, che aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntita, che gli fumava come la cappa di un camino. Impossibile immaginarsi la paura del burattino... Il serpente si rizzò all’improvviso, come una molla scattata e Pinocchio, nel girarsi indietro spaventato, inciampò e cadde a terra. E per l’appunto cadde così male, che restò col capo conficcato nel fango della strada e con le gambe ritte su in aria. Alla vista di quel burattino che sgambettava a capofitto con una velocità incredibile, il serpente fu preso da una tale convulsione di risa, che ridi, ridi, ridi, alla fine dallo sforzo del troppo ridere gli si strappò una vena sul petto e quella volta morì davvero."
Poletti fino all'altro giorno era appunto solo un bottegaio oscuro, poi ce l'hanno presentato sul canale ufficiale di regime della Repubblica di Salotto, quella Festa dell'Unità 24h24 che è La7, dall'appunto salottina Bi(ri)gnardi. 
Avevo le lacrime agli occhi. Sembrava uno scherzo, una parodia, una di quelle felici interpretazioni del comico Maurizio Ferrini sull'ultimo comunista. Un personaggio che si credeva estinto ormai da decenni ma che evidentemente esiste ancora o hanno rianimato mettendo assieme pezzi di cadavere del cattocomunismo da regione rossa. 
Dall'intervista barbarica è venuta fuori insomma la caricatura del compagno romagnolo con tutti i luoghi comuni incastrati perfettamente in un mosaico da far crepare di invidia Teodora di Bisanzio. Un personaggio leggendario, un supereroe provinciale ad usum piddini.

Che gioia, finalmente abbiamo conosciuto di persona il marito della Signora Coriandoli, quello del coniglio con le cozze. L'infanzia contadina a pompare l'acqua per le vacche. Il giro in bicicletta, sempre da bambino, a consegnare l'Unità e poi di corsa a servir messa. Le vacanze in campeggio a Pinarella. La golosa citazione dello gnocco fritto (che, diciamolo, è romagnolo come io sono Mick Jagger). Forse è mancata l'Orchestra Spettacolo Casadei ma il resto c'era tutto, proprio tutto. Giuro. Tutto, compresa una sensazione sconvolgente di inadeguatezza, di incoscienza felice, di turbopressapochismo provinciale. 

Quanto è innocuo e tenero un personaggione così, direte. Quanto sono al sicuro i nostri diritti di lavoratori in mano a cotanta grassa opulenza da tabaccaia felliniana. Quanto è rassicurante il clarinetto festoso con il profumo della piadina, dei cappelletti tirati a mano dalla sfoglina e la sana ebbrezza da sangiovese.
E' quello che pensano i bottegai oscuri, appunto. La tecnica acchiappapiddini del compagno bonaccione, del Don Camillopeppone che fa nostalgia e rassicura come l'orsacchiotto nel lettino. 

Casualmente a costui è stata affidata, come accennavo all'inizio, la riforma ordoliberista del mercato del lavoro. Quella che in tedesco si dice Hartz e che prevederà prima o poi, perché la Valchiria lo pretende e se non vi sarà un qualche imprevisto tale da evitare per botta di culo la catastrofe, l'attacco al cuore della base elettorale del PD, ovvero gli statali, gli umarells e le azdore, i finora protetti dall'ombrellone di partito, chiamati anche loro a contribuire al trionfo del sol dell'avvenire, oops!, al Triumph des Willens del nuovo ordine europeo made in Germany.

E' sempre valido ed in corso il dibattito filosofico sul dilemma se la sinistra si renda conto di dover prima o poi giungere al redde rationem con la sua base oppure agisca per assoluta incoscienza ed ignavia, così ben rappresentata dal paffuto ministro rossocooperativo e dai duri e puri che si fanno i sogni lucidi in compagnia delle vedove dei fautori della durezza del vivere e delocalizzando i leader dove il tallone di ferro dell'ordoliberismo ha pestato più duro. 
In ogni caso sarà interessante vedere come il serpentone riuscirà ad evitare di scoppiare dalle risate.

mercoledì 26 marzo 2014

Per Elysium



Ridete, ridete, poveri necrofori incaricati di trasportare il cadavere della sinistra al crematorio per poi spargerne le ceneri sulle rovine del nostro paese.
Avete notato come l'eternamente immusonita Garbo della CGIL si scompisci quando ha vicino i Gauleiter difensori del primato tedesco che impongono i sacrifici ai lavoratori italiani? Ricordate quanto si divertì al tavolo dei padroni con Monti, tra un astice e un "coeur d'ouvrier à la sauce suprême"?
Sapete perché irRenzi ride così, pensando alle sue riforme? Perché gli hanno promesso un posto su Elysium. Una di queste sere lo vengono a prendere con il carro trainato dai ciuchini.

Vedete, in contrasto, il teutonico Schultz apparentemente immune all'ilarità piddina che lo affianca? Non è che non comprenda il fine umorismo renziano che titilla i rigidi neuroni della sindacalessa, è che è troppo preso dalla serafica contemplazione mistica dell'ennesimo trionfo della volontà del suo paese, vero caso di psicosi latente applicata al concetto di nazione.
Ad ogni modo ce ne sarà anche per la sinistra tedesca, non dubitate. La sua idiozia ci ha regalato due nazismi e due guerre in un secolo esatto. Grazie, non dovevate, ma la prossima volta io tifo Morgenthau. Un bel ventennio di ritorno all'arcadia non vi farebbe male. E nei cofani delle Mercedes ci potete coltivare le patate.

Dice, ma sei antitedesca. Embé? Che loro sono filoitaliani, con i loro stramaledetti compiti a casa? Considerate più amichevole un black mamba o Schauble?
Sei antieuropea. Si, sempre di più e me ne vanto. L'ormai odioso "inno alla gioia" (de che?) mi da il vomito e me ne fotto se è del Ludovico Van. In culo pure a lui. Io rivoglio il mio paese e voglio uscire da questo incubo.
Ma il problema non è l'euro, come dice il direttore di un giornale, non il giornalaio sotto casa, ovvero Antonio Padellaro. No, il problema è proprio quello ma i sinistri di merda ci ridono sopra.
L'euro non è un problema nemmeno per Grillo. Ok, pazienza, si voterà Giorgia Meloni o la Lega, adesso vediamo. Peccato non poter votare Marine Le Pen. Adieu mon ami, je t'aime moi non plus.

Ma così non sei di sinistra. Ebbene, vi darò un dolore ma mi sono dimessa da sinistra. Sono l'esempio vivente che dall'essere di sinistra si può guarire.  Voi state pure a piangerci su, a rollarvi le Spinelli e a farvi i fogni lucidi con i lotofagi greci,  io sono già lontano, oltre. Se vi schiodate potete anche raggiungermi.

martedì 11 febbraio 2014

People from Syriza



Uno dei passatempi preferiti degli appartenenti alla sinistra sushi & spumantino (la definizione non è mia ma mi piace assai) è quella dell'adesione all'appello. Se poi create qualcosa modellando la fuffa, preferibilmente in stato alterato di coscienza, lo avvolgete nel pluriball e lo confezionate ulteriormente in una scatola dentro le patatine di polistirolo, e ci scrivete sopra APPELLO PER UNA NUOVA MUTAZIONE DELLA SINISTRA, vi aderiranno tutti come mosche alla Vapona striscia.

Anche stavolta, per non farci mancare niente in prossimità delle elezioni europee, c'è un nuovissimo appello appena sfornato grazie allo sbarco in Italia di Tsipras, il frontman di Syriza, la formazione che, in una Grecia devastata dalle politiche euriste, propone di uscire dall'austerità senza uscire dall'euro. Un po' come scopare senza aprirsi la cerniera, come riuscivano a fare magicamente nei casti film del vecchio cinema.
Niente euroexit, insomma, per Tsipras perché "sarebbe un fallimento" e, se proprio si deve uscire, che sia perché lo desidera la Germania e che lo dica la Frau al governo greco. Giuro, non sto scherzando.
Tornando all'appello, lanciato in primis dalla figlia del padre nobile, e già questo è un bacio della morte, si tratta di proporre questo ragazzone greco dallo sguardo non esattamente geniale e dalle idee altrettanto innocue, come abbiamo visto, come Presidente della Commissione di Bruxelles in quanto leader di una nuova Lista di Cittadinanza Europea per "cambiare l'Europa". (Risate registrate).

Stuoli di intellettuali micromegalomen, strafattiquotidiani, cantanti, scrittori, reggisti, giornalisti, impegnati in genere, tutti delusidalpiddimamoltosperanzosiinquestanuovaformazionedisinistra, si sono già buttati a pesce su questa fondamentale iniziativa di cosmesi autoassolutoria che farà credere ai compagni di lottare contro ciò che ci sta distruggendo perché loro glielo hanno permesso, ma il guaio è che ci si sono buttate sopra anche le cougar e le grannies dell'eurismo DOC che se lo sono subito amorevolmente conteso come toy-boy, come si è potuto vedere in una recente puntata del Lilli Cougar Piddy Show.  
Potrebbe bastare quello, il fatto che piaccia tanto a loro, che se lo coccolino e ne accarezzino la testolina come un beagle puccioso, per far capire che questo Tsipras e i suoi Tsipirini alla caipirinha sono più innocui di un saettone per le élites dominanti europee. Ma tant'è, quelli di cui sopra firmerebbero anche il proprio sfratto esecutivo, se fosse "de sinistra" e avessero paura di passare per fascisti non firmandolo.

Ad ogni modo, siccome illustrissimi compagni non mi credete che Tsipras è una sòla, nonostante lo abbiano già affermato in parecchi come, tra gli altri, Costas Lapavitsas in quest'intervista, Diego Fusaro e quei bugiardoni dei tedeschi che lo hanno definito addirittura "il più grande nemico dell'Europa" (risate registrate), voglio essere seria e documentare con tutti i crismi il programma di questo fenomeno. Vi lascio il link ai famosi dieci punti della Lista Tsipras che non nominano nemmeno per sbaglio il vincolo monetario come problema ed il suo abbandono come soluzione, così potrete godere in santa pace del numero di questo escapologo sex symbol (che ha sedotto perfino Civati oltre alle eurotardone), il quale magicamente riuscirà alla fine a fottere anche voi superando la doppia cerniera e la cintura di castità.

People from Syriza, oh people from Syriza, Syriza wonderland...


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