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giovedì 10 aprile 2014

Grulli e pupe


Poteva, la dolce dolce Alessandra Moretti, costretta di recente a pronunciare in TV la parola (sconosciuta alle piddine timorate) "pompini", non venire risarcita con un ticket per una poltrona Fraulein in Europa, non essendosi qualificata per un ministero per un ette? E potevano altresì non venire beatificate e poste sotto il ceruleo manto orostellato dell'UE altre fenomene del PD come la Mosca, la Bonafé e la Picierno? Di queste prime quattro abbiamo ammirato diverse performances televisive che ce le fanno qualificare a metà tra l'OMG (Oh My God) e il WTF (What The Fuck). 
La Mosca, bionda economista Lettiera e moritura per l'euro dalla voce soave come una smerigliatrice, la Bonafé in quota emiliane letali, sottocoda di Bersani assieme alla Moretti. La Picierno, una specie di Carmen La Qualunque dalla bocca larga e dalle idee ancora più letali delle emiliane di cui sopra.
La signora Chinnici non ho il piacere di conoscerla e spero vivamente che sia la migliore del bigoncio se no annamo bene proprio.
Cinque donne che il PD manda a Bruxelles affinché compiano i crimini dell'eurodittatura ai danni dei PIIGS. Ragazzi, ma qui è tornata la famiglia di Charlie Manson e non ci avevano avvertiti.

Stasera ho ascoltato sul solito PD Channel, la tele purpurea di vergogna di Cairo, l'esponente del M5S Giulia Sarti affermare che si candidano certe soggette solo perché donne. E' vero, è il fenomeno delle "inquantodonne" che ho già descritto in precedenza. Al che la Moretti, dall'alto dell'eurolista, ha detto che le donne del PD sono candidate perché hanno tutte delle storie. Tese, immagino.
Intanto però Matteorenzi, detto tutto in un orgasmo, alla Formigli, con la scusa delle quote rose di 'sta minchia e secondo il principio dell'inquantodonna acchiappapiddini ha piazzato tutte le sue groupies nei punti strategici. Compreso l'allucinante Nardella sulla poltrona ancora calda del suo culo di sindaco di Firenze.
Lo avete mai ascoltato il vicesostitutobischero discorrere sull'euro che avvantaggia il turismo, soprattutto nel cambio con il dollaro? E' roba pesa, a vostro rischio e pericolo, attenti perché dà dipendenza. Grulli e pupe, insomma*.

Del resto, se guardiamo alla fine ingloriosa che hanno fatto le donne del governo Letta, con la Cancellieri, la pagaiante e la De Girolamo kaputt, la Kyenge beccata con conti da decine di migliaia di euro alla faccia dei fratelli neri che muoiono di fame e la Bonino colpita e affondata dalla vicenda dei Marò, dovremmo sostenere che le donne lo fanno meglio? Per non parlare di Madame Tojetequeicartelli con le sue tagliole e del vario cucuzzaro femminile posto in otto ministeri del governo Renzi. Anche lì un ampio repertorio di appartenenti alla nuova frontiera della misoginia: le piddine. Affiancate solo da pochi esemplari scelti di altre categorie molto amate: la sciuretta e la zia ricca. 

Promettono bene anche queste. Come la Pinotti alla Difesa (tanto cosa c'è ormai più da difendere in Italia?) che ha un'idea leggermente confusa dell'utilizzo dei cacciabombardieri, e la Guidi (Sviluppo Economico) con il  "Marchionne è un privato e la FIAT può fare ciò che vuole".
Tecnicamente queste non sono nemmeno donne, sono privilegiati femmina perché vanno al potere in quanto pezzi di apparato di partito e membri dell'élite. Saranno bravissime a battersi in Europa per difendere i propri privilegi, infatti.
Ah, dimenticavo. C'è un leggerissimo problema con il virus Ebola in Africa e in Europa si stanno approntando misure di controllo contro il propagarsi del contagio, tipo negli aeroporti. La Lorenzin, oltre ad impararsi a memoria i bugiardini per ammazzare il tempo e far sera al ministero, pensa di fare qualcosa anche in Italia o verrà introdotto l'obbligo di lingua in bocca con il migrante ebolizzato se no sei razzista? 


* Ringrazio Giuseppe, lettore di questo blog, per avermi regalato questa definizione.

martedì 14 gennaio 2014

Le ministre lo fanno meglio


No, non è quello che pensate ma se il titolo da pornazzo vagamente anni '70 è servito a farvi arrivare qui con un metro di lingua fuori, lo scopo è stato raggiunto. Parliamo non di sesso ma della leggenda metropolitana secondo la quale le donne in politica sono mejo. Più oneste, più capaci, più incorruttibili, più sensibili alle esigenze della ggente, più umane e mammose. 

Partiamo dalle mejo fighe del bigoncio del governo Letta, giusto per stare sull'attualità. La foto qui sopra, vagamente inquietante, sembra la riedizione di "E poi non ne rimase nessuna". Una sorta di ritratto di autofemminicidio politico in un interno con testimoni Enrico Lecter e l'altro che non si può nominare, lo sapete.
In questo gruppetto di inseguitrici delle grandi donne politiche del passato, di queste ministre per le allodole, senza petto e nemmeno coscia ma solo due alucce bruciacchiate, c'è di tutto: la fulgida e ridanciana inutilità, il soprammobilismo molesto, la cafonaggine neoburina, la rigidità teutonica che impara a zoppicare all'italiana, il tengofamiglismo ed altro ancora. 
Non è cattiveria ma, oh, ne avesse azzeccata una, Hannibal.

Partiamo da sinistra con la prima di questa serie di ministre colte a vario titolo in fallo o in stato di abuso di potere all'amatriciana oppure risplendenti di imbarazzante incapacità.
Josefa, la tedesca, che si fa beccare ad usufruire del repertorio tipico delle scappatoie da commercialista italiano per non pagare l'IMU più cara d'Italia, quella del ravennate. Colpita e affondata. Un ministero brevissimo e senza storia. Già l'orlo del pantalone era troppo lungo (occhio, Lorenzin).

Cancellieri, la star di "Pronto, Annamaria", il telesoccorso per miliardari finiti al gabbio. Una vicenda imbarazzante di favoritismi con l'aggravante del nepotismo ammamma. Colpita ma non affondata. Si è ripiegata tristemente come la Concordia, da un lato, e per ora rimane lì, a futura memoria, in attesa che qualcuno la risollevi.

Cécile Kyenge, ovvero la ministra della (dis)integrazione, della quale non si ricorda un singolo atto legislativo ma solo il suo essere una sorta di pungolo vivente per tenere in vita il razzismo degli italiani. Soprattutto quello degli italiani che non erano mai stati razzisti prima ma lo stanno diventando. Perfettamente inutile ed ingombrante come un elefantone africano intagliato vinto ad una fiera ma utilissima per tenere acceso il fuoco sotto uno degli argomenti principe della distrazione di massa: la cosiddetta società multietnica ed internazionalista imposta a legnate a questi nazionalisti e populisti di italiani. 

Emma Bonino, il nostro soufflé sgonfiato. Quella che sembrava assemblata con i pezzi di Indira, di Golda e di fior fior di statiste e che pareva potesse tirarti fuori al momento opportuno una grinta da Iron Woman. Invece l'abbiamo scoperta essere come quei pupazzetti di legno push button degli anni '60. Li premevi sotto e loro svenivano afflosciandosi sulla loro basetta di legno; ve li ricordate, cinquantenni? 
Emma che, nel contesto internazionale della grande diplomazia spicca solo per essere quella che si porta sempre in giro una borsa gigantesca, nemmeno avesse la famigerata valigetta con i codici per lanciare gli intercontinentali e quando va a Teheran indossa il foularone a testa bassa. Che brutta immagine.
Emma che finora ha collezionato un'imbarazzante figurina di emme con la vicenda Shalabayeva, quando Angelino non le disse niente del viavai di azeri sotto casa sua e lei non si incazzò nemmeno un po' con l'avvocato; e che infine sta passando alla storia per non aver finora combinato 'na beata con la delicatissima vicenda dei due marò. Emma, stai agli Esteri, non a Torre Argentina.


Lorenzin, la ministra della Salute. O della Sanità? O della privatizzazione della Sanità pubblica? O della distruzione della Salute? In ogni caso anche lei finora non pervenuta. Forse è un bene.

La Carrozza, ministra di quel che resta dell'Università. Talmente sicura delle cose da fare per la pubblica istruzione che indice un referendum sul web (a qualcuno fischiano le orecchie) per farsi dire cosa dovrebbe fare. Fosse stata grillina l'avrebbero crocifissa. Visto che è lei, è democrazia partecipativa. 

E infine la Nunzia nostra. L'ornitologa specializzata in lontre, la ministra con il maritino che anche lui lavora in ditta. Il maritino, per la cronaca, è Boccia, uno dei nobel mancanti in economia del PD.
Che ha combinato la Nunzia, per riempire in questi giorni le pagine della cronaca come ultima vittima di questo squartatore seriale di ministre che è Lecter? 
Ma niente, pora cocca. Il solito marchesedelgrillismo del "io sono io e voi...", tanto bullarsi di un potere provincialissimo ma che fa sempre la sua porca figura tra i forestali e un tocco di vajassa che non guasta mai.

Ragazze, si scherza eh? Però che trishtezza, è la sagra del diludendo. Voi che dovevate dimostrare, da sinistra, no, un po' più al centro, quanto siamo meglio degli uomini (ma chi l'ha detto?) 
E non tentate di giustificarvi dicendo che chi vi ha precedute, ad esempio le ministre berlusconiane, le Silvio's Angels, non hanno fatto granché di meglio e che qualcun'altra, ad esempio la coccodrilla Fornero, è riuscita a fare perfino peggio.  
L'unico dato di fatto è una débacle pressoché totale dell'immagine femminile al potere. Una strage, una Caporetto in tailleur.
Già, che sia stato quel tailleur viola a portare sfiga?




martedì 13 novembre 2012

#csxfactor Scoop! Ma come ti vesti?


Ecco cos'era quel senso di deja-vu, di baco nella matrice che avevo percepito ieri sera. Guardavo quei revers e pensavo: "Ma dove li ho visti? Chi mi ricordano?"
Il tuo guaio, Puppato, è che avevo appena visto il biopic con Meryl Streep "The Iron Lady". Ora dimmi che la scelta dell'abito e delle perle è stata casuale.

lunedì 20 agosto 2012

Pussy pussy, bau bau


Non volevo occuparmi delle Pussy Riot, soprattutto dopo che Debora Billi ha scritto più o meno tutto ciò che ne avrei scritto io. Però voglio aggiungere qualcosa su queste simpatiche fenomene in passamontagna; giusto alcune considerazioni.

La prima riguarda l'elemento di propaganda che contraddistingue il loro caso. Anche questa volta, come altre, ho paura che i media abbiano suonato i campanelli e i cagnolini di Pavlov abbiano salivato. Voglio dire che, nuovamente, la nostra capacità di indignarci per qualcosa che accade nel mondo potrebbe essere stata eteroguidata dagli stessi che selezionano quotidianamente ciò che dobbiamo e non dobbiamo venire a sapere. 
Questo per spiegare che chi, nel caso delle tope ribelli, ha sentito puzza di bruciato, di polpettone precotto e confezionato e non si è scomposto più di tanto, magari manifestando un certo fastidio per l'eccessivo can-can, forse si è domandato come mai tanto casino dietro alla sorte proprio di queste ragazze e niente, neppure un lamento, per altre situazioni di dissenso ed opposizione magari più gravi che il mondo ci offre quotidianamente. Che so, vogliamo fare alcuni esempi? Ci sono ancora dei disgraziati rinchiusi illegalmente a Guantanamo dal 2001 sottoposti a torture inenarrabili con i loro parenti che chiedono inutilmente giustizia; c'è la questione palestinese che è il più clamoroso caso di rimozione forzata dell'indignazione dal cervello dell'opinione pubblica, una sorta di lobotomizzazione collettiva perfettamente riuscita. C'è il dissenso in Cina, ben più perseguitato, a colpi di pena di morte, di quello russo. Ci sono gli americani che friggono i malati di mente perché la loro sete di vendetta impedisce qualunque comprensione dei principi di civiltà enunciati da Cesare Beccaria in poi. Ci sono i poliziotti dei regimi dell'Impero della Globalizzazione, quelli sudafricani nell'ultimo caso, che sparano con mitra e fucili sugli scioperanti, ne accoppano una trentina e poi ci viene spiegato che non potevano fare altro, perché gli uomini neri erano armati di machete ed è stata legittima difesa. Come a Piazza Alimonda. (Chissà perché quest'associazione, dev'essere stato il passamontagna.)
E va beh, ti dicono piccati i pussyminkia, ma che c'entrano i minatori morti con le eroine del dissenso russo? Per le quali ha speso il suo tempo monetizzato al decimo di secondo addirittura Madonna? Secondo me c'entrano ma forse parliamo di un'altra dimensione spaziotemporale.

Di tutti i possibili generatori di indignazione per l'ingiustizia, dei quali ho ricordato per smemoratezza e dovere di sintesi solo pochi esempi, ci viene concesso nel qui ed ora di occuparci ed indignarci del dissenso in Russia e, nella fattispecie, di quello di tre ragazze che, per aver violato la sacralità di un luogo di culto sono state condannate per teppismo a due anni di carcere. Un carcere particolarmente duro, ha tenuto a sottolineare il lettore di comunicati imperiali al telegiornale. Come se essere incarcerate a Rebibbia o qualunque altro carcere italiano, giusto per non passare per i figli della serva, fosse equivalente ad una vacanza premio. Ecco, senza volere, ho citato una delle nostre peggiori magagne: la situazione carceraria.
La loro sorte, per altro, sarebbe stata simile o addirittura peggiore se la performance fosse stata allestita a San Pietro, nella Sinagoga di New York, alla Mecca, alla spianata delle Moschee e perfino in un pacifico monastero buddhista. 
Nessuno riesce a vedere che il dissenso in Russia è, mioddio, anche altro, che bisognerebbe piuttosto parlare della libertà di stampa, della questione cecena, della corruzione e magari di come si è arrivati ad avere Zar Vladimir dopo anni di shock terapia liberista voluta dall'Occidente. E bisognava parlarne prima, non ora che ci  impongono a comando di farlo, forse per nascondere una volta di più la Più Grande Rapina Di Tutti I Tempi che si sta perpetrando ai danni di cittadini ed aziende a favore della finanza casinò.

Vladimir Putin è venuto per anni in Italia ospite dell'amico B. e nessuno ha mai avuto niente da dire di talmente roboante da finire in cronaca al TG.  Sono anni che governa la Russia con pugno di ferro contro i dissidenti e praticamente tutti coloro che tentano di ostacolarlo, oligarchi compresi. Durante il suo regno, perché non è altro che quello Zar di cui i russi non sembrano poter mai fare a meno e che amano più di quanto noi immaginiamo, ha massacrato per anni il popolo ceceno, ha gasato i suoi stessi concittadini in un teatro di Mosca, fa collezione di giornalisti morti, eppure finora era noto in Italia non come despota, ma per essere il donatore del famoso lettone. Da ieri, dopo il caso delle Pussy Riot, ci siamo accorti che è "'o fetiente". Curioso, no? Sospetto, anche.
Visto che siamo governati dal governo dei Supereroi che "hanno salvato l'Italia", c'è bisogno di un cattivo - se no che fumetto è? - e chi meglio dell'Amico Putin, amico del nano caduto in disgrazia e quindi anch'egli con le quotazioni al ribasso nel meraviglioso mondo dei Fantastici Tecnocrati? 

Il caso delle Pussy Riot era proprio perfetto anche perché il femminismo ci si è buttato a topa morta, come era prevedibile. Per le misteriose vie dell'emancipazione femminile versione nuovo millennio propugnata da chi decide di cosa hanno bisogno le donne, senza consultarsi con le stesse, il femminismo sarebbe mettere in atto performance estreme, a metà tra l'esibizionismo sessuale patologico e le antiche performance dei geek nei circhi di Barnum, quelli che staccavano la testa a polli vivi con un morso, mangiavano chiodi e insetti per il ludibrio della gente. Roba vecchia, tra l'altro.
Ci sono diversi gruppi che si definiscono dissidenti in Russia che si esibiscono in queste performance e regolarmente finiscono in galera. C'è un filmato, dove alcuni riconoscono almeno due delle Pussy Riot del processo (compresa quella che assomiglia vagamente a Ruby) che riguarda un'azione all'interno dell'Università di Mosca. Un'ammucchiata hardcore però con la motivazione che era contro il presidente Medvedev. Ah beh, allora. Un'altra performance e relativo filmato (i filmati sono qui, maialoni) riguarda un supermercato e una militante che trova un modo originale per portarsi via un pollo pulito e pelato pronto per l'arrosto: infilandoselo nella passera. Le affinità volatili. Ovviamente tutto in favore di videocamera. Penso ai tanti poveri dissidenti e disperati che, in tutto il mondo, non hanno purtroppo altrettanta disinibizione e talento per il porno. E' proprio vero allora, come scrive Debora, che fanno notizia solo le Sare Tommasi. Con la differenza che Sara non è considerata una dissidente del sistema neoliberista e finanziario ma una povera sciroccata. Misteri della comunicazione.

Giusto per ribadire che tutto il mondo è paese e i codici penali si assomigliano un po' tutti: mettersi a schitarrare in una chiesa, incappucciarsi con i passamontagna, farsi trombare in un luogo pubblico e rubare polli, è reato. A Denver come a Mosca, a Cologno Monzese come a Pechino. Perfino a Lugano. Sono atti che vorranno pure avere una valenza di dissenso, da chiunque siano perpetrati, ma riescono solo a far parlare del reato che commettono, non della motivazione sottesa. Per questo sono sbagliati e politicamente controproducenti.  Al limite sono zingarate alla Amiche Mie e a maggior ragione non possono essere prese sul serio e nascondere, con il loro clamore mediatico gonfiato, le battaglie dei dissidenti veri, che magari marciscono in galera da anni.

Un'ultima cosa degna di nota sono queste ragazze che sempre più spesso si comportano come le isteriche di Charcot alla Salpêtrière. Ecco, l'ho detto.
Davvero, non mi spiego questa epidemia generale di disinibizione frontale nelle ragazze, se non con il grande ritorno dell'Isteria e del Gran Ballo Sabbatico: si fanno scopare nei parcheggi e mettono i filmati su YouTube, bevono come spugne non solo alcool, praticano l'hooliganismo (come dice l'impeccabile sentenza ai danni delle Pussy Riot) e le femministe, invece di prendere queste figliole a sberle, perché con i loro comportamenti rischiano di finire in galera o di subire violenze, la chiamano militanza. Quando si è matti per la mona è proprio vero che le si perdona tutto. 
L'esibizionismo estremo non può essere l'unico modo che hanno oggi certe ragazze per comunicare. Tanto meno lo può essere se la comunicazione pretende di essere politica e a nome delle altre donne. La liberazione ha veramente dato alla testa di qualcuna e dispiace che il femminismo coccoli queste figlie disturbate e le faccia diventare esempi, non accorgendosi che la libertà non è mai poter fare tutto ma proprio tutto ciò che ci pare, nemmeno se siamo state tanto oppresse in passato. Per esempio compiere un atto di necrofilia ai danni di una povera bestia perché solo così si parlerà di noi. Libertà non è defecare per strada. Evidentemente ci sono molti borghesi da scandalizzare, in Russia. E' vero che si tratta di hooliganismo, che piaccia o no.
L'emancipazione femminile è cosa ben diversa dalla voglia di scandalizzare a tutti i costi e del comportarsi da indemoniate credendo che ciò sia segno di libertà. Così facendo si rischia di pagare pegno e di ritornare alla casella di partenza: quella dell'Isteria. 

Questo post non sarebbe stato possibile senza l'aiuto prezioso di Klára, che ha tradotto dal russo alcuni articoli e fornito una visione da insider della società russa. Un grazie di cuore.

venerdì 6 luglio 2012

La Ducia ha sempre ragione


Si, d'accordo. "Il Giornale" è sempre "il Giornale" e lo strillo "l'arma della gravidanza" un po' forte,  ma cosa c'era, dopo tutto, di tanto strano nell'articolo dell'avvocato Anna Maria Bernardini de Pace pubblicato ieri e subito esposto alla pubblica gogna su Facebook, come esempio infame di misoginia e  addirittura "terrorismo" perpetrato da parte delle "donne che odiano loro stesse" nei confronti delle loro simili? Qui i commenti, compreso quel "seme inoculato come un veleno" che, sono sincera, mi ha sconvolto la deformazione professionale.

L'articolo incriminato parte da un recente gossip: l'annuncio a reti unificate e a suon di tamburi, tra una semifinale e una finale di europeo, tra un colpo di testa e uno di tacco, della gravidanza della ex morosa di Balotelli. Lo statuario padano un po' scuretto (Borghezio dixit) aveva risposto, da gran signore e dimostrando piena fiducia nella fedeltà del corpo della ragassa: "Si, ma voglio il test del DNA". 
Ecco, prendendo spunto dal caso baby Balotelli, l'avvocato Bernardini, che di cause matrimoniali e disfide genitoriali di alto bordo se ne intende, ha scritto un pezzo piuttosto critico nei confronti di certi comportamenti femminili, come quello di coloro che usano la gravidanza come mezzo per sistemarsi con uomini ricchi e potenti.
Un fenomeno che, nel dorato mondo delle veline e dei calciatori, delle giovani rampanti vogliose di seguire il comandamento del Dio Silvio "sposatevi uno ricco", è una realtà o comunque una tentazione irresistibile.
Leggevo giusto su un giornale da spiaggia del divetto nemmeno diciottenne Justin Bieber che, dopo un rapporto occasionale con una fan più matura, praticamente una pedofila, sarebbe stato richiesto di assumersi le sue responsabilità di futuro padre.

Ecco, se vogliamo evitare in futuro che una ragazza assolutamente in buona fede si becchi l'insinuazione cafona dell'ex fidanzato pallonaro miliardario e magari l'allusione maligna a mezzo stampa, bisognerebbe riflettere sul perché ancora oggi tante ragazze amano vincere facile con l'ovulazione al momento giusto, con l'ovetto kinder (nel senso di bambino), lasciato come ricordo sul comodino del ganzo danaroso.
Le femministe da tastiera che si sono arrogate il diritto di decidere che cosa è buono e giusto leggere, guardare e pensare e guai se non dai loro ragione, sul "la regina è nuda" invece ci si sono incazzate di brutto. 
Non volendo cogliere l'occasione per fare autocritica sui comportamenti che, provenendo dalle donne, ne danneggiano l'immagine più delle pubblicità in perizoma, vanno in giro cariche di settarismo ideologico come bobine di Tesla, pattugliando notte e giorno i mezzi di informazione  alla ricerca del maschilismo, della misoginia e del sessismo al fine di fulminarne all'istante gli autori o autore. Autore si, non autrici perché, tra una gogna e l'altra, le drughe si dilettano a violare l'italiano come comanda la loro Danta Alighieri di riferimento che, in nome del linguaggio antisessista, vorrebbe declinare al femminile anche il cazzo e nel frattempo romperlo anche a noi che scriviamo come ci hanno insegnato alle elementari le nostre povere maestre.

Quando io scrivo queste cose, per avere la scusa di non rispondermi sul merito, mi dicono che sono solo provocazioni gratuite. Mi graffiano, si mettono a piangere accusandomi di aver loro spezzato il cuore con il mio antifemminismo, di attirare con i miei scritti velenosi i falsificatori di siti femministi che poi vanno da loro a molestarle. Tutto vero, non sto scherzando.
Se non fosse che quel settarismo da guardie rosse è pericoloso perché altrettanto infantile e violento ci sarebbe da riderci sopra. Invece, siccome sono convinta che questo femminismo ottuso ed opprimente faccia solo danni, anche a me in quanto donna diretta interessata, non smetto di farlo notare e quindi lo ripeto per l'ennesima volta.

Queste signore sono le fautrici di una rivoluzione culturale dove le donne hanno sempre ragione, non sbagliano mai, non sono mai disoneste e stronze, mai puttane e mai cretine. Un regno magico tutto al femminile (la Città delle Donne sognata da Fellini che diventa realtà) dove la Ducia ha sempre ragione, dove la Grande Sorella ci controlla  pensiero e parola e dove gli uomini, a quel punto, diventano solo superflui oppure serpenti velenosi da schiacciare.
Un mondo di autocelebrazione ed autoassoluzione urbe et orbe dove sento dire che alle donne maltrattate - che si sono magari scelte liberamente i loro carnefici - spetterebbe non solo la dovuta e doverosa assistenza psicologica e legale ma casa, lavoro e ogni tipo di tutela sociale; le altre invece, evidentemente, quelle che si sono scelte uomini amorevoli, che non alzerebbero mai un dito su di loro, se non hanno casa e lavoro, se lo possono prendere, direbbe Cetto, 'ntu culu?
Peggio per loro che non contribuiscono ad incrementare le cifre dell'industria del femminicidio, questa categoria inventata, a scopo propagandistico, come la neolingua della Grande Fratella, per sostituire quelle troppo banali di omicidio e lingua italiana. Femminicidio come olocausto che giustifica ed emenda qualsiasi eventuale colpa e responsabilità e marchia a fuoco sul braccio delle donne in quanto tali il marchio indelebile di vittime. Industria che tiene in vita artificialmente un femminismo in morte cerebrale da anni perché incapace di andare oltre la tentazione del separatismo e fallito nel suo compito fondamentale: rifondare la società attraverso l'educazione dei figli in mano alle donne. Le madri continuano a crescere un numero statisticamente eccessivo di puttanelle che da grandi vogliono fare le veline, scoparsi il calciatore ricco e sistemarsi e arroganti pascià incapaci di gestire sentimenti e relazioni con donne che non dicano loro sempre si come le loro mammine. Femminismo che vede nelle donne, come unici difetti,  la volontà di parlare in dissenso, di superare finalmente il trauma di essere nata donna e lo smettere di piangersi addosso, visto che alle nostre latitudini nessuno ci impone l'infibulazione faraonica da bambine ma possiamo fare praticamente tutto ciò che ci garba.

Quando si dicono queste cose, arrivano le graffiate in faccia e l'epiteto di "donna che odia sé stessa".
Curiosa definizione che, l'ho già ribadito, è presa pari pari dal classico armamentario propagandistico delle lobbies prevaricatrici che vogliono intimidire e zittire il dissenso interno, come nel caso dei "self-hating jews", gli intellettuali e rabbini critici nei confronti del sionismo reale. Un comportamento che è tipico delle ideologie fallite che si arroccano sull'autovittimizzazione assieme ai loro ultimi giapponesi nella jungla e che passano il tempo a controllare l'ortodossia dei pensieri altrui. Un retaggio del secolo scorso che ancora ci trasciniamo dietro ma non vogliono capirlo.

Mi è piaciuto un concetto espresso da Annamaria Bernardini nel suo articolo: quello della "energia aggressiva delle donne che, come schiave liberate, sono passate dal buio alla luce, facendosene accecare". (cit.) Se l'uomo reagisce con l'aggressione omicida sempre più di frequente nei confronti delle donne, la risposta non è certo la pretesa che la donna abbia sempre ragione e l'instaurazione del reato di negazione del femminicidio come olocausto, ma un'analisi del problema da tutti i punti di vista, quello delle donne e quello degli uomini. Analizzando i rispettivi disagi. Da parte nostra bisogna ripensare i nostri comportamenti e domandarci se, a volte, non sia vero, come dice Bernardini, che siamo incapaci di gestire una libertà sacrosanta ma che a volte pretende di cominciare dove finisce quella degli altri: uomini o donne che siano.

"Anche con gli occhi spalancati... non riesco a vedere niente." (Takeshi Kitano, "Zatoichi".)

domenica 6 maggio 2012

Sesso e possesso


Stamattina leggevo questo appello per l'adozione di un codice etico per la stampa che deve riportare i casi di "femminicidio". Al di là della definizione di "femminicidio" che non mi convince affatto:
"Femminicidio è quel tipo di violenza con la quale viene colpita una donna per il solo fatto di essere donna; si tratta di violenza sessuata, fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa, che impedisce alla donna di esercitare appieno i diritti umani di libertà, integrità fisica e morale." 
rimango perplessa anche sui punti di questo codice. Ne riporto qui solo due, invitandovi comunque alla lettura completa dell'articolo.
1. I giornalisti e le giornaliste devono mettere in evidenza la motivazione di genere (svalorizzazione simbolica, discriminazione economica e sociale) come causa profonda della violenza contro le donne. Essi devono fare buon uso delle informazioni di casi studio e statistiche disponibili, sia quando segnalano casi di violenza contro le donne sia quando danno notizia di casi di sfruttamento sessuale e della prostituzione, collocando le notizie in un contesto più ampio che riveli la motivazione di diseguaglianza a cui sono sottoposte le donne che ne soffrono e tutte le vittime che sono femminilizzate (discriminate come se fossero donne – ad esempio omosessuali, transessuali).
4. I giornalisti e le giornaliste devono in ogni modo evitare di usare l’equazione “odio uguale amore” e mai utilizzare frasi che possano giustificare in qualche maniera simbolicamente la violenza come gesto sconsiderato o addirittura “folle” e quindi non del tutto legato alla responsabilità individuale. Da evitare in senso assoluto anche il presentare la violenza sessuale, domestica, e il femminicidio come amore passionale incontrollato con frasi dal vago sapore romanzato e romantico (follia d’amore, pazzia d’amore, amore e sangue) – La violenza e l’omicidio sono i più gravi crimini che si possono compiere contro un altro essere umano donna o uomo.
Ciò che mi spaventa di questo codice presunto etico, oltre alla sua ignoranza della psicologia e psicopatologia umane, è il suo voler ridurre un fenomeno complesso ad un semplice fatto di definizione, il suo voler inquadrare l'omicidio delle donne in uno schema di ortodossia politica dove bisogna usare le chiavi di lettura approvate dal comitato centrale.
Per dare la "libertà alle donne" infatti, se non ho capito male, bisogna limitare la libertà di espressione, imbavagliando la stampa o costringendola a scrivere secondo l'ortodossia del politically correct. Qualcosa di sempre mostruoso. Perché oltretutto, secondo questo pensiero magico, il definire il femminicidio in maniera ortodossa da parte dei giornali contribuirebbe addirittura a limitarlo.
Occorre inoltre, secondo il codice, cancellare per decreto l'intera gamma delle passioni umane che comprendono, mi dispiace per le madri costituzionaliste, anche l'odio; rendere queste passioni irrilevanti e punire un reato per se, senza prendersi la briga di indagarne le motivazioni. Un abominio giuridico.
Si dovrebbe negare, pur parlando di esseri umani, l'esistenza di relazioni affettive problematiche tra individui - e spiego alle leguleie che il termine affettività include anche sentimenti negativi come il possesso, l'invidia, la gelosia; negare la valenza patogena di tali relazioni per ridurre tutto ad un fatto politico, di principio.
La libertà delle donne, infine, passerebbe attraverso la loro definitiva separazione dall'uomo, deresponsabilizzazione e clausura in un recinto di protezionismo a tutti i costi dove, ovviamente, le donne non possono essere mai a loro volta colpevoli perché se no crolla tutta la baracca abusiva già pericolante.

Quando chiesi tempo fa ad alcune femministe se riuscissero ad inquadrare nel concetto di "femminicidio" il delitto di Sarah Scazzi, ovverosia un delitto maturato in un contesto familiare dove le donne sono la parte dominante e  tutta una serie di sentimenti ad alto tasso di estrogeni aveva provocato la morte di una ragazzina, non ho mai avuto risposta. 
Non ho avuto risposta perché un "femminicidio" probabilmente commesso da altre femmine in concorso è, a quanto pare, qualcosa che non rientra nello schema del "femminicidio" come "delitto di genere" dove la donna viene uccisa "solo in quanto donna"  e da un uomo che agisce non in quanto assassino ma in quanto uomo. Questo almeno è il concetto che si vorrebbe incidere nella pietra, chiudendo ogni ulteriore discussione su quella che è una piaga della società e che richiede quindi un approccio sociologico un tantino più approfondito.
Dispiace che un movimento potente ed importante come quello femminista si sia fatto alla fine intrappolare nell'atteggiamento piagnone e nel modus operandi tipico delle minoranze prepotenti, quelle che se sbagli le parole quando parli di loro o fai notare i loro difetti, sei un  bestemmiatore da schiacciare. In questo caso sarei, credo, una donna che odia sé stessa.

Se la morte di una donna viene ridotta sempre ad un fatto binario uomo-donna, ad un atto di guerra tra i sessi, avulso dalle sue motivazioni macrosociali insomma, si otterrà una dichiarazione di belligeranza continua uomo vs. donna che, basandosi su questioni di ortodossia, difficilmente potrà mai arrivare al ristabilimento della pace. Insomma una situazione tipo Coloni vs. Palestinesi dove i coloni, in questo frangente, non sono sempre e prevedibilmente gli uomini.
E' una politica che crea divisione tra i soggetti che, uniti, potrebbero fare molto male al sistema e quindi il potere ha interesse che restino divisi da qualcosa di infinito come la guerra trentennale al terrorismo oppure, in questo caso, la guerra dei generi. Divide et impera. Strano che le ragazze non se ne siano ancora accorte.
Considero quindi i termini "femminicidio" e "delitto di genere"  forzature ideologiche che nascondono il vero cuore del problema della violenza in aumento non solo sulle donne ma sui bambini, sugli omosessuali - che non vengono colpiti in quanto femminilizzati (che sciocchezza) ma in quanto omosessuali - sui diversi per razza e religione, su tutti quelli che portavano un triangolo colorato nei lager, sui poveri e soprattutto sui lavoratori. Le vittime di "lavoratoricidio" dall'inizio dell'anno sono già 170, per inciso. 

In Argentina hanno di recente  inserito nel codice penale un'aggravante per i delitti commessi da persone che erano legate alla vittima da vincoli di parentela o sentimentali. Mi pare giusto e ragionevole. Nello stesso decreto è stata inserita una definizione di "violenza di genere" che è più discutibile perché ideologica e compiacente verso il femminismo politico ma comunque l'impianto complessivo del provvedimento sottolinea correttamente il focus che dovrebbe essere studiato al fine di comprendere il fenomeno dell'aumento delle morti violente a danno delle donne: si uccide perché si considera la vittima una PROPRIETA'. Il senso di possesso tra amanti, tra coniugi, tra famigliari, tra dipendente e datore di lavoro, perfino tra amici. E' quello stesso senso di possesso e di potere di vita e di morte sui deboli che ha fondato per secoli l'istituzione famigliare. In quel caso erano i figli ad essere vittime di "bambinicidio". I figli li si poteva violentare in ogni modo, fisicamente e psicologicamente, da parte delle madri e dei padri, e perfino ucciderli.  Quel "t'ho fatto, ti disfo" che quelli della mia età ancora si sono sentiti dire tante volte da mamme esasperate alle quali si era improvvisamente sturato l'inconscio. 

Nessuno nega che vi sia un allarme violenza. L'aumento statistico delle morti femminili - che sono solo la punta dell'iceberg di violenze e soprusi quotidiani più nascosti - ha però più probabilmente una motivazione sociologica che di genere e potrebbe non essere affatto legata ad una presunta e congenita malvagità maschile ma essere correlata direttamente ad un disagio esistenziale più generale.
Azzardo che, in tempi di incertezza su ciò che è veramente nostro e di nostra proprietà, visto che siamo costantemente depredati del lavoro, della capacità di sostentarci e infine della libertà, seppure in modo molto subdolo, il disporre della vita di qualcuno che riteniamo una cosa di nostra proprietà dando ad esso la morte, potrebbe essere una reazione patologica, un modo per alleviare la frustrazione di chi ha paura un domani di non essere più possessore di nulla. Gli uomini potrebbero essere maggiormente sensibili a questa frustrazione, essendo stati per secoli indiscussi proprietari dei membri delle loro famiglie e non solo, anche di schiavi, lavoratori e altri sottomessi.
L'emancipazione femminile ha contribuito a mettere in discussione questo principio di predominio maschile nella proprietà degli altri esseri umani - diversi per razza o sesso - andando a scardinare le fondamenta dell'istituzione familiare e delle relazioni interpersonali e per qualche anno si è pensato di aver rifondato la società in modo più giusto, suddividendo i compiti e le responsabilità tra maschi e femmine, anche nel mondo del lavoro.
L'ultraviolenza del capitalismo neoliberista che ha reintrodotto lo schiavismo come modo di produzione, l'utilizzo dello shock and awe come arma psicologica di dominio sulle masse e le ricorrenti crisi economiche che minano le ultime certezze dell'individuo, gettandolo nella disperazione, nell'angoscia da retrocessione sociale e nel nichilismo, sono in grado di cancellare decenni di conquiste e di provocare questo aumento di violenza, di cui le donne sono ormai troppo spesso le vittime d'elezione. La macelleria femminile è solo un reparto della macelleria sociale globale, insomma.

Non occorre quindi misurare le parole con il nonio ai giornalisti per paura di offendere le donne. Non dobbiamo farci condizionare dalle trappole ideologiche che oggi sono solo strumenti di distrazione di massa dal cuore del problema: viviamo in tempi prerivoluzionari e occorre svegliarci per agire. Occorre smetterla con la guerra di genere, avere la forza di urlare, uomini e donne assieme, che la società che provoca la violenza che ci fa ammazzare tra di noi e questa crescente insostenibile diseguaglianza che ci fa regredire culturalmente e socialmente al medioevo, noi non la accetteremo più. 

giovedì 16 febbraio 2012

Del diritto di Belen di far vedere la topa (e del nostro di scherzarci su)


Io non ce la faccio più, davvero. Sono al limite, allo stremo delle forze e chiedo pietà. Posso dire che non sopporto più la parola "sessismo" e la relativa monomania ossessivo-depressiva a carattere epidemico che imperversa su Facebook e nei blog cosiddetti "di genere"?
Ogni giorno leggo anatemi contro la pubblicità dei cartelloni (addirittura "l'Unità", che ha cacciato la sua direttrice donna, ci ha fatto una rubrica fissa), arrivando al punto di definire sessiste le pubblicità dei perizomi e reggiseni perché fanno vedere tette e culi. Eh già, per vendere un bel push-up che ti fa le tette da urlo o quei deliziosi brasiliani di pizzo che ti fanno sentire, sotto la divisa da lavoro, una Dita Von Teese, per evitare di utilizzare in maniera sessista il corpo femminile, sarebbe meglio utilizzare l'immagine di una chiave inglese. No, anzi, che chiave poi ti fa pensare a chiavare ed è sessismo. (Capito come si innesca il loop maniaco-ossessivo?)
E poi urla contro la televisione, contro uno spot di patatine (assai ironico e divertente) su un concorso per eleggere Miss Patatacontro un povero cristo che sulla sua bacheca di Facebook ha postato l'immagine di un culo con battuta e, siccome è presidente dell'ordine dei giornalisti, ora dovrebbe essere denudato, cosparso di pece e messo al rogo con un limone in bocca e uno spiedo infilato, per contrappasso, nell'oggetto del contendere.
Da quando è stata realizzata quell'ottima inchiesta "Il corpo delle donne" contro la televisione porcona del nano - che non era altro che la proiezione del suo elementare immaginario erotico, poveraccio, con praticamente solo due fondamentali: tette e culo, lo si è scoperto solo di recente con la storia del bunga bunga - si è tuttavia esondato dal contesto, arrivando a prendersela contro qualsiasi essere femminile che va in televisione non con il saio o il burqa ma facendo vedere le sue belle cosine.

Basta, calmatevi e fate un bel respiro profondo. Veramente, non se ne può più perché così è troppo. Queste  PontiSex hanno la stessa difficoltà a parlare serenamente di sesso e se ne fanno ammalare come i fondamentalisti religiosi del famoso sito ultracattolico. Ciò che additano come sessismo sembra tanto sessuofobia personale, sciorinata con un'aggressività impressionante.
Signore mie, femministe immaginarie: questo non è femminismo, non è difesa della dignità della donna, ma rottura di coglioni modello extralusso superaccessoriato. La parola sessismo mi provoca lo stesso fastidio che provo quando non mi sento libera di esprimermi perché qualcuno potrebbe offendersi. E' la rottura di coglioni usata sempre come arma infallibile dalle minoranze, tanto che alla fine non puoi dire "beo" perché diventa anti-questo e anti-quello. Noi donne non siamo una minoranza, siamo maggioranza e non abbiamo bisogno di questi mezzucci da lobbisti.

Questa storia del vedere sessismo dappertutto, anche nel piatto di minestra, è qualcosa di preoccupante, perché tutto ciò che disturba quando disturbare non dovrebbe è segno di problema. Avete presente Houston?
Se, invece di uno scherzo e di un gioco, in uno spot pubblicitario ci vediamo qualcosa di male e di offensivo, il problema non è nell'oggetto ma nel soggetto, cioè nell'osservatore. Significa che stiamo proiettando le nostre ubbìe e le nostre paure all'esterno. In questo caso, dietro alla pretesa difesa della dignità della donna, c'è il rifiuto inconscio di una parte fondamentale della sessualità femminile: l'esibizionismo e il gusto della seduttività. A qualunque donna piace essere ammirata e corteggiata, piace sentirsi femmina anche per sé stessa, per autoerotismo e narcisismo.
Siccome però questo esibizionismo in alcune di noi crea dei problemi  vorremmo censurarlo, con la scusa che gli uomini si eccitano (poveri nani), si arrapano e quindi prima o poi ci saltano addosso. E' una visione della sessualità che, come premessa, necessita di una figura maschile totalmente negativa, il peggiore degli stupratori. L'immagine che di solito ha dell'uomo una donna traumatizzata dal sesso, che vede solo come fatto negativo ed aggressivo. Vogliamo veramente far diventare questa visione distorta della realtà appartenente ad una minoranza di donne con i loro buoni motivi per essere traumatizzate, la prassi interpretativa della stessa realtà?

L'aver studiato psicologia mi ha insegnato una cosa fondamentale, che ho messo in pratica anche nella mia vita privata, afflitta da una serie notevole di traumi infantili. Ho imparato che la sessualità è una cosa della quale non bisogna avere paura; che bisogna imparare a vedere, capire e mettere in pratica il lato gioioso del sesso, cosa che rappresenta la chiave per liberarsi di tanti tabù ed ossessioni, traumi compresi. Buttare il sesso sull'ironico può essere assolutamente terapeutico. Una barzelletta, un'immagine gioiosamente sconcia che provoca una grassa risata liberatoria, possono essere più efficaci di un ciclo di psicoterapia.

Quello che mi preoccupa di più, in questo continuo allarme sessismo a mezzo tam tam di rete da parte delle PontiSex è proprio il fatto che ciò che si vorrebbe censurare è sempre, in qualche modo, qualcosa di ironico, a volte di satirico, che fa parte del gioco della seduzione e del richiamo sessuale.
La perdita del senso dell'umorismo e della capacità di ridere, anche in maniera greve e sconcia sulle cose sessuali, è il primo segno che stiamo trasformando la nostra società in un inferno totalitario sia in senso politico che religioso. Si rideva poco nella Germania nazista, nella Russia sovietica e nei regimi talebani. E' un segnale che dovrebbe sempre far scattare il salvavita delle coscienze democratiche.

Ora però vi spiego come la vedo io. Si, noi donne occidentali andiamo in giro conciate come battone perché la società ci vuole così, però, dove si vuole preservare l'onore delle donne e difenderle dalla sessualità e le minigonne giropassera sono vietate, si amputano clitoridi a tutto spiano, oppure si mortificano le donne vestendole con gabbane informi, ciabatte e teste coperte perché se no i maschi si eccitano. Siamo tornati al punto di partenza. La negazione della sessualità femminile.
Ora, chi tiene ferma la bambina e le taglia il clitoride è sempre una donna. Ci dicono che una madre non potrebbe mai, in quella cultura, ribellarsi e difendere la propria creatura impedendo che quel male atroce le venga fatto come fu fatto a lei. Mi sono sempre chiesta perché mai. Perché le madri permettono l'infibulazione delle figlie? Perché sono loro stesse a praticarla nonostante sappiano, per averla provata sulla loro pelle, quanto sia terribile?

L'ho detto tante volte che ho la nausea. I peggiori nemici delle donne non sono gli uomini, siamo noi stesse. Se ci sembrano tutti stupratori è perché la nostra primaria fantasia segreta è fottere le altre donne. Fotterle nel senso di distruggerle, di fare proprio male. Sul lavoro le colleghe, soprattutto. Ma anche le amiche, alle quali si danno sempre buoni consigli affinché non diano il cattivo esempio che vogliamo tenere per noi. E poi le figlie, le sorelle, le nuore, le suocere, le cognate. Le madri che infibulano le figlie, che parcheggiano le figlie a casa del pedofilo di famiglia facendo finta di non sapere nulla.
Se ci sono in giro tanti maschi testedica' è perché li hanno tirati su così le loro mammine, perché alla mamma italiana piace allevare il maschio fascista ruspante che vede le donne come le vede lei, delle stronze puttane da fottere. L'aggressività verso i cosiddetti sessisti è aggressività autodiretta, è manifestazione del conflitto irrisolto con le nostre simili, con la nostra sessualità che ci fa solo paura, non perché i maschi sono stupratori ma perché le madri ci hanno infibulate psicologicamente.

Il vero femminismo, secondo me, è un serio lavoro di autocritica da iniziare subito sul comportamento criminale delle donne nei confronti delle loro simili. E' smetterla di vedere le donne come sante e martiri per nascondere la nostra rivalità maligna nei loro confronti. E' una seria analisi del come vengono allevati i figli, maschi e femmine, con quali storture e quali condizionamenti. E' il tentativo di sconfiggere definitivamente la Grande Madre Fascista. E' la trattazione ultima del volonteroso collaborazionismo femminile nella propria auto-oppressione. E' un sano e definitivo revisionismo del mito fasullo della donna buona vs. maschio cattivo.
E' un lavoro che però va fatto assieme agli uomini, che devono diventare alleati nel cambiamento di mentalità e non babau da esorcizzare con continue accuse di sessismo come scusa di comodo per non affrontare il vero problema. Non esiste una rivoluzione di genere ma solo La Rivoluzione.

Di questo, se volete, discuto volentieri con tutte voi fin da subito. Del fatto che Belen ha fatto intravvedere la topa, che "la cena è pronta" e che questo è offensivo per la dignità della donna, se permettete, posso solo ridere e divertirmi un po'.

P.S. Che poi Belen, il tanga, l'aveva.

giovedì 1 dicembre 2011

Forza nuora


Mi piace quest'idea di fare l'autopsia agli articoli altrui, mi piace assai. Così, rubo l'idea a Paolo Barnard e mi occupo subito di colui che giace sul mio tavolo autoptico, massacrato da orde di facebookiani, twitteroli, bloggers ma soprattutto donne e uomini di buona volontà, indignati per il concetto da lui espresso ieri su "Libero", nell'articolo "Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli". Uno di quei titoli da perfetta suocera fascista vs. nuora troppo emancipata che si pensava fossero ormai scomparsi da tempo immemorabile nelle nebbie della storia e che invece ogni tanto riemergono dall'ombra in pochissimi e preziosi esemplari. Volantini di Forza Nuova inclusi.
In soldoni, il fatal concetto è quello che, per evitare il sorpasso demografico delle femmine islamiche e straniere in generale, sempre con la pagnotta nel forno e presumibilmente ignoranti come capre, è necessario che le donne italiane non si dedichino più a studi superiori (lui parla di Università, speriamo che almeno possiamo continuare a frequentare le elementari così da imparare a leggere e far di conto). Private delle distrazioni culturali e ripiombate nei secoli bui dell'analfabetismo, le italiane ricominceranno così in automatico a fare figli, a scodellare marmocchi fino a farsi scoppiare i lombi.
La base scientifica di tale bizzarra tesi sarebbe tratta da un fantomatico e non citato studio partorito dall'Harvard Kennedy School of Government. I poveretti si erano limitati a far notare che statisticamente, le donne più colte tendono più facilmente ad essere nubili. Non l'avessero mai fatto. L'intellettuale teo-con ci si è subito catapultato a pesce, fraintendendo a suo vantaggio.
Il poveraccio però, colpito da innumerevoli fendenti di ludibrio elettronico a causa di quest'articolesso, è ora ridotto molto male.

Incominciamo dunque l'autopsia. Alla ricognizione esterna il soggetto appare maschio, di età indefinibile ma presumibilmente da quarantino che ne dimostra cinquanta o da cinquantino schietto portato male. Cattolico praticante, quindi non circonciso. Razza caucasica.
Pratico il taglio a T ed asporto la cassa toracica per l'esame degli organi interni. Niente di particolare da osservare, quindi passerò all'esame dell'encefalo.
Il cervello è ben formato ma presenta numerose recidive di pensiero misogino. Una, molto recente, risale all'anno scorso, quando scrisse: "Genitori che avete una figlia in età da università: se volete nipotini che vi tramandino e che la realizzino, risparmiate sulle tasse universitarie e regalatele un bel vestito». (1.9.2010, Il Foglio) che, più o meno, è identica a quella che ne ha provocato l'exitus.

Un'altra, molto interessante, situata proprio al centro del cervello primitivo, tra la negazione del Darwinismo (che lui definisce: "superstizione pseudoscientifica che ci considera discendenti dalle scimmie") e l'oscurantismo cattolico, si intitola: "Maschio, vuoi sopravvivere? Non cucinare." Dove si auspica che le donne tornino ai fornelli a spignattare piatti a lunga preparazione tipo u tuccu e la pastiera napoletana per evitare che escano a complottare con Umberto Veronesi per instaurare un'hitleriana superiorità biologica femminile. (Giuro!)
E che, ovviamente, gli uomini la smettano con quell'hobby un po' ambiguo della cucina. In culo a Vissani e a tutti i più grandi chef (maschi) del mondo, immagino.
Occhio anche alla ceretta maschile.
"...il damerino liscio, depilato e fotogenico è invitato a lasciare il campo a chi sa cambiare una ruota, a chi è capace di difendere la fidanzata dai malintenzionati, pagarle la cena e consentirle di licenziarsi. Perché una vera donna lavora solo in casa, per il suo vero uomo." (L'elogio del maschio con le palle: alle donne piace fascista." (Libero, aprile 2011)

Sto cercando eventuali tracce di ironia in queste placche misogine ma non riesco a trovarle, per cui il quadro è più grave di quanto pensassi. Temo proprio che il soggetto pensasse ciò che esprimeva per iscritto.
Prelevo dall'articolo incriminato alcuni campioni da inviare in istologia:

"I figli una volta erano braccia per i campi e da grandi bastoni per la vecchiaia".
"Io sono di destra perché sono realista: le ideologie e le utopie non me le bevo." [Però crede nella più clamorosa utopia di tutti i tempi, il Cristianesimo. n.d.r.]
"Mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna...) e mi sembra di vivere un incubo."
"Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà."

Basta, ok, riportatelo in cella frigorifera.


P.S. Io ho condotto l'autopsia, ma la diagnosi impeccabile e fulminea, da Dr. House, l'aveva già fatta Galatea.

venerdì 19 agosto 2011

300 euro e passa la paura


Visto che parlare di crisi economica deprime e fa diventare sempre più apocalittici e sempre meno integrati, facciamo come nel Decameron: mentre attorno a noi c'è la pestilenza e i cadaveri si accumulano, dedichiamoci ad un argomento sempre interessante, il sesso. Eros come antidoto a Thanatos. Funziona da millenni.

Mi stavo giusto rileggendo i post (1 -2- 3) che, due anni, fa avevo dedicato alla diatriba sul sesso ludico accesa in rete da alcuni articoli di Paolo Barnard, primo fra tutti l'ormai mitico "Sono andato a puttane". La visione di Barnard, la riassumo in un flash per comodità, invitandovi ugualmente ad approfondire sul link, auspicava un approccio più disinibito delle donne nei confronti del sesso, da viversi appunto come un gioco e non necessariamente come qualcosa di sentimentale. Tutto questo a costo zero, senza scambi di denaro come contropartita, perché secondo lui era proprio il denaro ad aver rovinato i rapporti uomo-donna. La famigerata mercificazione del sesso. Un inno, quello di Barnard, al sesso gratis, al libero scambio di secrezioni secondo il principio del baratto. Io do' una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come i mercatini argentini dei tempi della crisi del 2001 dove le signore cuocevano le torte e le scambiavano con  benzina o detersivi.
Secondo i dettami del sesso gratis e a volontà come sui prati di Woodstock - altri tempi ormai morti e sepolti, però - la voglia di scopare per gioco e di per sé, senza impegno e amici come prima avvantaggerebbe perfino i cosiddetti Uomini Beta, quelli che di solito le donne scartano perché troppo impegnate a correre dietro agli odiati (dai Beta) Uomini Alfa, quelli ai quali basta uno schioccar di dita  ed  ai quali daresti non solo la topina ma anche un rene e tre litri di sangue subito. Resta da stabilire se il principio varrebbe anche al contrario, ovverosia se il vantaggio scatterebbe anche per le donne Beta rispetto alle Alfa. Barnard questo non ce l'ha ancora spiegato.

Certo, sarebbe bello il libero amore senza complicazioni e contropartite ma il mercato applicato alle pulsioni non è così facile da scardinare in un mondo dominato interamente dallo scambio in denaro. L'idea del sesso ludico no-cost è terribilmente utopistica se non la proiettiamo in un mondo futuro senza denaro e nemmeno il sentore di qualcosa come il mercato. Un'Arcadia, insomma. Senza contare che nei rapporti intimi c'è sempre il brivido dell'imprevisto sentimentale.

Immaginiamo di volere solo del sesso e nessuna complicazione sentimentale per i nostri buoni motivi.
Se ci dedichiamo al dai e vai in forma gratuita, la componente sentimentale è fuori controllo e c'è sempre il rischio collaterale costante di affezionarsi, innamorarsi, perdere del tutto la testa, prendersi un due di picche o subire un abbandono perché tu vorresti continuare ma lei o lui non ne vogliono più sapere, per non parlare della caduta nella routine e nella noia. 
Se invece c'è di mezzo il denaro, la contropartita, l'incentivo nel rapporto sessuale, allora questo serve proprio ad annullare l'effetto collaterale. Sapendo a priori che quella persona viene con te perché la paghi, sai già che molto probabilmente sta fingendo, che dopo se ne andrà per la sua strada, che non ti ci devi attaccare. Però quello che chiedi lo dà e quindi anche il due di picche è scongiurato.
Per di più, la mercificazione sarà brutta e cattiva ma il sesso a pagamento permette di scopare a  tanta gente che altrimenti potrebbe dedicarsi solo al faidate. 
Il denaro fa scopare i vecchi, i brutti, i matti, i malati, perfino i deformi. In una società repressa e repressiva, dove sembra che ci sia un Valentino per ogni Valentina e che ci si incontri come nei film con una facilità spaventosa, la realtà è spietata. Una volta che tutti i Valentini sono accoppiati con tanti bei marmocchi attorno, che fai, ti metti a sfasciare famiglie? Senza contare che trovare un partner, cambiarlo, sperimentare semplicemente, richiede un enorme dispendio di tempo. Se si vuole solo fare un po' di ginnastica, o ti infili in Badoo dove puoi pescare di tutto e arrivi proprio a grattare il barile, senza contare la componente di rischio oggettivo, oppure ti rivolgi ai professionisti.

E allora, rileggendo l'articolo di Barnard e i miei di risposta e infilando il tutto nel frullatore mentale dove da parecchio tempo si stanno accumulando alcune mie personalissime riflessioni, sono pronta a chiamare Tom Dickson, premere il pulsante, a  pronunciare la parola magica: "Will it blend?" e lanciare la provocazione.
Siamo sicuri che un rapporto sessuale regolato dal denaro sia sempre e soltanto squallido e degradante? Perché, visto che la mercificazione vive e lotta con noi, non rivolgere il sistema a nostro vantaggio? Perché, non potendo evitare di essere violentati dal mercato, non sdraiarci e provare a trarne godimento?

Ed ecco il punto e mi rivolgo alle ragazze in ascolto. Non farebbe bene anche a noi andare a puttani e non trovarci niente di male?
Gli uomini se hanno voglia hanno un'offerta enorme a disposizione e i prezzi sono più che abbordabili, se non si pretende la supermodel con 50  euro da spendere. Poi magari cercano tutte le scuse: l'accudimento, la porta aperta, la donna all'ennesima potenza quando invece vogliono solo sesso ma questo fa parte dell'ipocrisia religiosa. 
Noi donne invece, avendo le medesime esigenze degli uomini, siamo ancora discriminate. O meglio, la prostituzione maschile esiste ed è fiorente, ma è elitaria e costosa, oppure troppo esotica. Pare che i più gettonati tra gli escort made in Italy - ma ci sono pure gli albanesi da 30 euro per strada - non si slaccino nemmeno la patta per meno di 300 euro per una mezz'oretta e arrivino fino a 3000 euro per un weekend e che la facciano cadere un po' dall'alto, del tipo: "La signora dev'essere comunque gradevole".
Forse se aumentassero la domanda e la concorrenza - ecco, maledetta legge di mercato che sei sempre tra i piedi, siamo di nuovo a parlare di economia e a deprimerci - scenderebbero anche i prezzi.
Chissà se è già previsto il "soddisfatte o rimborsate"?

lunedì 31 gennaio 2011

Culo Flaccido non avrai il mio scalpo


No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d'età.

Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, a causa di questa strumentalizzatissima farsa mediatica, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. "Il colore del lutto", come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell'altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo, oltreché vagamente sconcio. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell'antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.

Ricordiamoci che Berlusconi non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari e chi lo ha usato per convenienza dall'altro capo dell'Atlantico gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l'ennesima macchietta regionale.

Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l'abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent'anni grazie al suo sdoganamento tramite la televisione tetteculi.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell'antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.

Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell'harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell'esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.

Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, come insegna da secoli la satira, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, inclusi coloro che l'usano come durlindana contro il nemico. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto. 

martedì 29 giugno 2010

Carampanismo maschile à deux

Mi hanno rimproverato di aver risposto a Paolo Barnard e non a Massimo Fini.
Tranquilli, nessun favoritismo, ma che dire di fronte a qualcuno che scrive:
"Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano."
Forse abbiamo capito male o voleva provocare, come il bimbetto che al tè delle signore si mette a giocare con la pupù nel vasino ma pare proprio un'invocazione al modo di produzione afghano di oppressione femminile. Che non lo sentano gli americani, che da anni si stanno sbattendo per modernizzare il paese a scopo di mercato e per importare colà anche i wonderbra e i perizomi.

Capito? Era partito con un'interessante analisi del capitalismo che non ha affatto liberato le donne dalla schiavitù del doppio ruolo casa-lavoro, ok, bravo, anche se l'argomento non è affatto nuovo anzi, è più trito di un hamburger, e poi si è perso miseramente, forse distratto dal passaggio sotto i portici delle teenager con il solco che occhieggia dal jeans a mezza chiappa. O Lolita, fuoco dei miei lombi ed obnubilamento dei miei neuroni.
Perchè proprio l'Afghanistan e non, mettiamo, l'altrettanto repressiva Arabia Saudita dove le donne, ad esempio, non guidano l'automobile? Scartando l'ipotesi provocazione perchè sarebbe veramente banalotta, sembra che il Fini pensi: "Mettiamo un bel burqa a queste svergognate in tanga, diamo loro una bella dose di svergate a tarantella," così ci sentiamo veri uomini e non dei mezzi finocchi come i babbi che spupazzano i figlioli, aiutano le mogli in casa e, vivaddio, sono capaci anche di disinnescare ogni tanto il modulo "machoman per forza".

Che idea retriva della virilità hanno questi ragazzi nonni che si sfogano strofinando vigorosamente la penna. Oserei dire che stanno per perdere definitivamente l'opportunità di capire le donne. Poi, scusate, ma se alle strafighe mettiamo il burqa, come fa Barnard ad eccitarsi sotto i portici e a darci delle cretine, che ci piace tanto?

Ora basta, stiamo dando eccessiva importanza ad un caso conclamato di carampanismo maschile à deux.

lunedì 28 giugno 2010

La supponenza del cretino

Signor Paolo Barnard, si lasci servire da me, il cretino sarà lei.
Ancora con la storia delle donne che non gliela danno? No, davvero, non se ne può più. Arrivo ormai a preferire i titoli e relative articolesse del "Giornale", almeno mi fanno ridere e non mi sollecitano quel misto di insofferenza, rabbia e penosissimo disprezzo per chi si permette, non avendo ottenuto il giocattolino, di maledire l'intero genere femminile, ma come si permette.
Orsù, sottoponiamoci per l'ennesima volta al tormento del Barnard in bianco. Vai con la lamentazione numero... ormai abbiamo perso il conto.
"Percorro in bicicletta una via di Bologna sotto un portico, e scorgo una silhouette femminile strepitosa. Come mi avvicino, realizzo ancor di più la bellezza di quelle forme, una vera grazia. Se ne sta in attesa da sola, avrà una trentina d’anni, io le sfilo di fianco e ammiro. Dentro un maschio sessualmente sano, e sano di mente, in quei momenti accadono due penosissime cose: prima cosa, ti dici “ma perché non posso semplicemente premere un bottone e ritrovarmi abbracciato a quella meraviglia ora, subito, baciarla e fare l’amore, Dio mio!”, e te la prendi un po’ con la crudeltà della natura che ci ha fatti così maledettamente innamorati delle donne, del loro odore, di come sanno toccarti, quando poi quell’oggetto/soggetto di desiderio è così difficile da raggiungere pur essendo così frequente da incontrare. Un po’ come fossimo tutti, noi maschi, appassionati di sonate romantiche, e a ogni angolo di strada udissimo le note di un notturno di Chopin, per poi dover accelerare via e perderci subito nell’ignobile fracasso del traffico. Un tormento."
No, Paolo Barnard, non dica "innamorati delle donne" perchè non è vero. Prima di tutto non è innamoramento ma volgare ingrifamento modello muflone muschiato in calore. Però, a differenza della povera bestia che non starebbe certo a controllare le misure della muflona, lei è innamorato solo di certe donne, quelle strafighe, bella forza, ed è questo il tormento che un dio particolarmente sadico le ha giustamente inflitto, facendole incontrare solo strafighe che non se la filano.
Provi ad accontentarsi se vuole veramente chiavare. Don Giovanni insegna che per essere un vero collezionista di passere non bisogna andare troppo per il sottile, farsi condizionare sempre dall'estetica, mioddio che banalità. "Non si picca che sia ricca, che sia brutta che sia bella. Pur che porti la gonnella, voi sapete quel che fa."
Lei non sa cosa si perde ad essere così sofistico di palato. A quali delizie rinuncia ragionando solo con il cervellino tarato sull'ultimo numero di "Max". Ci sono donne che non attendono altro che il seduttore che era stato creato apposta per loro e invece si ritrovano solo degli sfigati che per amare le donne devono avere per le mani come minimo Angelina Jolie. La quale, giustamente, si è scelta un Brad Pitt, mica un Paolo Barnard, with all respect.
Ma proseguiamo con la lamentazione del nostro, che merita.
"La donna sotto al portico aspetta la fine delle mie parole, si gira sui tacchi e muove un passo via da me, muta, neppure uno sguardo. Penso “non ho scritto ’Sono andato a puttane’ per nulla, ci risiamo”. C’era il sole, ora grandina, sto per mandarla a cagare, ma in un moto di civismo che non merita le do una seconda chance: “Era solo un complimento, non fa piacere?” le dico. Muove altri due passi dandomi le spalle, guarda laggiù chissà che cosa di più interessante di un uomo che è cortese al punto di omaggiare la sua bellezza. Tutto questo si realizza nella metà di secondo che ci metto ad esprimere la sintesi appropriata, e quando ancora la ‘ere’ di “non ti fa piacere?” è nell’aria le sibilo “Cretina”, e me ne vado."
Bontà sua che riesce a tenere a freno quella specie di istinto predatorio da serial killer mancato che guata la preda e non ottenendone soddisfazione vuole solo ucciderla e non la prende a rasoiate ma si limita all'insulto, al "cretina". Peccato che poi, tornato a casa, l'istinto omicida si sfoghi attraverso la penna e cretine lo diventiamo tutte, comprese noi che strafighe lo fummo ma tempo fa e che quindi non possiamo più sperare nemmeno in un suo prezioso insulto di genere.

Sa, Barnard, sempre a causa di quel dio leggermente sadico, lei porta il cognome di colui che i cuori li aggiustava invece di frantumarli e che, per ironia della sorte, è passato alla storia come gran chiavatore.
Se non vuole fidanzarsi con il suo sodale Massimo Fini, che io penso sarebbe l'unica soluzione per placare entrambi i bollenti spiriti, dia retta a me, abbassi il tiro e si rassegni a doversi accontentare, anche perchè a mettersi contro le donne c'è da rompersi le corna.
Prenda atto che noi siamo superiori.
Anche noi potremmo riempire giornalate di lamentazioni (e non lo facciamo) su gran tocchi di manzo che, siccome non abbiamo la taglia 42 o abbiamo superato i quaranta, nonostante facciamo loro sentire il nostro profumo e siamo ben disposte a darla loro senza indugi e magari senza complicazioni sentimentali, fanno i preziosi, ci ignorano ancor peggio di quanto abbia fatto la sua ignota bolognese. Diventate per questo dei cretini ai nostri occhi? No, solo individui che non ci meritano, peggio per voi. Potremmo scrivere di questa crudeltà del maschio troppo convinto di poter scegliere per sempre il meglio ma non lo facciamo. Abbiamo altre cose a cui pensare.

Non avrei dovuto nemmeno rispondere al suo ultimo articolesso ma il gusto di darle del cretino in ribattuta, mi creda, è troppo grande.

martedì 15 dicembre 2009

E dagliela!

Cia', sospendiamo per una sera il discorso sul nano tumefatto, prendiamoci un time-out. Torniamo a parlare di qualcosa di veramente importante. Di un fondamentale, oserei dire.

E' tornato. Incompreso, deluso e disgraziatamente ancora a pisello asciutto. Siccome però è diabolico e persevera, Paolo Barnard insiste nella mission impossible di far ingoiare il suo credo, la sua Weltanschauung erotica a queste cretine con il cervello di gallina che, in fondo, non lo meritano e forse lo odiano. Sembra impossibile ma è tornato a suonarci il campanello di casa con la sua valigetta contenente il kit del sesso ludico. Ne ha una macchina piena e non riesce a venderli.
La tentazione di rispondere con un calderoliano "Ma và a ciapà di rat" è forte ma mi astengo e provo ad argomentare il perchè considero l'ennesima leopardiana perorazione di questo infelice un'inutile esercizio di autolesionismo.

Per fortuna questa volta ci fornisce la preziosa ricetta per il suo pasticcio in crosta di sveltine.
"Ricapitolo brevemente gli ingredienti della torta sesso ludico: piacersi fisicamente; aver voglia di scopare; avere il coraggio di approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati; le donne prendano l'iniziativa come gli uomini; essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli; darsi oltre che prendere; offrire anche una coccola se l'altro dimostra di volerla; e molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via. Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po', perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa."
Cominciamo dal
"piacersi fisicamente."
Meno male. Temevo dovessimo darla anche a chi ci fa l'effetto di un dito in gola. Piacersi significa piacersi reciprocamente, suppongo. Cosa succede se a me lui piace da urlare ma a lui non piaccio? Che faccio: mi impongo, lo violento contro il muro?
L'essere umano, nell'accoppiamento, è purtroppo selettivo. E' disposto il signor Barnard a mettere da parte i canoni estetici dominanti che inducono il maschio medio a preferire la strafiga diciottenne con la 42 scarsa alla bruttina stagionata con tutte le curve e pure i tornanti?
"Aver voglia di scopare".
Credo che quella ce l'abbiamo tutti, a parte quando soffriamo di coliche renali e quando attendiamo la visita del medico necroscopo.
"Approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati".
Questa, sinceramente, non l'ho capita. Ogni luogo è già designato all'approccio, mi pare. Ovvero il desiderio nasce spontaneamente nei luoghi più impensati, da sempre. Non solo in discoteca o nei pub.
"Le donne prendano l'iniziativa come gli uomini".
Ma le donne lo fanno già, solo che ci vuole classe nel farlo. Avvicinare l'uomo che ci fa impazzire con un "Ehi bello, la vuoi?" non fa di solito una bella impressione. Si fidi. All'uomo piace il gioco della seduzione. Oggi te lo mangi con gli occhi, domani lo ignori. E lui ci perde la testa, acquistando interesse in te e curiosità.
Se Barnard si accontenta di un "la vuoi?" temo che ciò che fa per lui si trovi già bell'e pronto, ma a pagamento.
"Essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli".
Ovvero, "se durerà venti secondi, mia cara, sarà già un miracolo, dovrà bastarti per una decina di giorni e dovrai pure dirmi bravo".
"Darsi oltre che prendere"."Offrire anche una coccola se l'altro dimostra di volerla".
Qui, devo dirlo, stiamo scivolando pericolosamente su una china che porta dritto fondovalle a Moccia. Scusa ma ti strapazzo di coccole. Ohibò, e che è, un contentino? Un carnet di buoni tenerezza per la prossima scopata?
"Molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via".
Minchia, che delirio di autocontrollo! E' sicuro il signor Barnard che una sera, a furia di pasticcini o aperitivi non si accorga che "quella lì, quella lì" non vorrebbe più farla andar via ma se la condurrebbe direttamente in viaggio di nozze senza nemmeno presentarla a mammà? Insomma, cazzo, c'è sempre il rischio di innamorarsi, di attaccarsi, di scoprire che non si può più fare a meno di quella persona, dopo averla assaggiata con l'intenzione della "botta e via". Perchè a volte le scopate sono anche soddisfacenti. Molto soddisfacenti, non solo quelle sveltine squallide che sembrano rappresentare quasi un ideale. Quel soddisfare il bisogno di tamponare un buco al più presto possibile e poi via più veloce della luce.
"Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po', perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa."
Già, visto che noi donne siamo patologiche di default nella sfera sessuale (grazie, eh?) perchè non praticarci una bella lobotomia prefrontale? Oppure, per far prima, perchè insistere con le donne di ciccia e non pensare ad un bel sex toy di silicone, che lì sotto sembra abbia proprio una figa vera e non hai bisogno nemmeno di chiedergliela?

Il sesso dev'essere qualcosa di spontaneo, di poco ragionato, ok. Se fosse una materia scolastica sarebbe Ginnastica, non Logica. Ricordo un bellissimo film di Tinto Brass, "Miranda", dove Serena Grandi la dava con estrema allegria e gioia a chiunque le paresse appetibile. Peccato che Miranda, una che il sesso ludico lo pratica senza sé e senza ma, sia una fantasia.

Il paradosso di Barnard è che lui vorrebbe escludere il cervello ma la torta che ci serve assieme ai pasticcini ed al té è nient'altro, temo, che una sua fantasia erotica che lui vorrebbe disperatamente tradurre in realtà. Un mondo di Mirande tutte al suo servizio. La fantasia, purtroppo, è per definizione intraducibile in qualcosa di concreto. Ecco perchè non riesce ad ottenere ciò che vuole e non lo otterrà mai.

E' pericoloso non distinguere tra fantasia erotica e realtà. La fantasia è il carburante dell'erotismo ma non corrisponde necessariamente al nostro agito sessuale, è un accessorio. Fantastichiamo di girare film porno, di esibirci in pubblico, di farlo con un'intera squadra di calcio, di essere sodomizzati da un orso Grizzly, di essere sottomessi ad una domina in latex nero, di farlo con qualcuno del nostro stesso sesso anche se tendenzialmente siamo etero.
Farlo senza inibizioni e nei luoghi più imprevedibili, con uno sconosciuto/a che magari all'ultimo momento, quando il livello di eccitazione è all'apice, assume le sembianze di una persona che scopriamo in quel momento attirarci sessualmente (e non l'avremmo mai detto... noooo, è proprio l'impiegato delle Poste!) è la più banale e diffusa delle fantasie erotiche.
Una volta raggiunto l'orgasmo il fantasma sparisce e non ci chiede nulla, tantomeno ci infastidisce con il "quando mi telefoni?" o il "quando ci rivediamo?"
Non assomiglia all'ideale di Barnard?

Per riassumere. Si può decidere di darsi senza problemi a qualcuno che ci piace senza pensare al dopo. Ok. Peccato che prima o poi non solo il cervello, ma la maledetta emotività pretenderà qualcosa di più. Perchè la realtà non è raggiungere l'orgasmo e basta ma è comunicazione con altre persone portatrici sane di sentimenti, bisogni e affetti. Bisogna tenere in giusto conto l'imprevedibilità del caso.
Solo nelle fantasie erotiche riusciamo a disinnescare l'emotività e l'affettività. E' pura eccitazione sessuale che svanisce appena ci siamo ripuliti con il kleenex.

Ho l'impressione che dietro al cri de coeur di Paolo Barnard vi sia, oltre alla confusione tra fantasia e realtà, una banale ferita narcisistica del genere "perchè non mi amano?" In questo, si consoli, di questi tempi non è l'unico a soffrirne.

sabato 5 settembre 2009

Gli occhi e la bocca, per tacer del resto

Di cosa si può parlare quando si è troppo stanchi per impegnarsi in discorsi seri? La psicologia pugnettistica in questi casi è come il metano, ci dà una mano.
L'altro giorno mi è capitato di leggere un articolo su una di quelle famose "ricerche" che provengono regolarmente da "università americane" e promettono scoperte eccezionali nel campo dell'esegesi del comportamento umano, anzi peggio: di quello femminile. Cito pari pari dall'articolo in oggetto:
Come scelgono le donne un ipotetico partner sessuale? Non lo guardano dritto negli occhi e neppure si concentrano su fronte e profilo. Scrutano mascelle, zigomi e labbra, ne soppesano proporzioni e difetti perché il segreto dell'attrazione è tutto lì, racchiuso nella parte inferiore del volto.
Al contrario, quando il gentil sesso vuole ricavare un generico giudizio estetico, denudato da ogni valutazione sessuale, si sofferma sugli occhi, sulla fronte, sulla parte alta del naso, sulla forma della testa. Un giudizio in due tempi, un'analisi del volto diviso a metà che dimostra quanto le donne siano complicate, già dal loro primo sguardo.
Mah. A me, avrebbe detto quel simpaticone di Gino Cogliandro dei Trettrè, me pare na strunzata, ma proprio di quelle con il botto, aggiungo io.
Solo mascelle, zigomi e labbra? Non saranno state per caso studentesse di medicina specializzande del maxillo-facciale?
Così, se io, putacaso, mi beassi guardando un paio d'occhi di quelli che, se incrociano i miei, fiammeggiano le spade laser come in Guerre Stellari, vuol dire che lo faccio solo per un esercizio puramente estetico e non sessuale? Ma mi faccia il piacere!



Se vogliamo proprio fare un discorso psicologico, se vogliamo interpretare i misteri dell'attrazione, del perchè quello ci attizza tanto, mannaggia, e quell'altro non lo toccheremmo neanche con il forcone indossando guanti di lattice, bisogna tirare fuori dall'armadio la Gestalt, ovvero il principo che è l'insieme di tante parti che dà origine ad un tutto.

Più che di costanti e formule matematiche infallibili, si può parlare di POI (punti di interesse,) come quelli in presenza dei quali il tuo navigatore inizia a suonare la sirena. Possono essere due occhi dal colore assolutamente ultraterreno, oppure la bocca, la nuca, la fossetta sul mento, uno scalpo, un profilo, la corporatura, la voce, i capelli, praticamente ogni caratteristica somatica visibile. Della bellezza di una cistifellea e di una placca tibiale non ce ne potrebbe fregare più di tanto a meno che non fossimo anatomopatologhe.
Le mani sono importantissime, ad esempio. Le gambe storte, che in una donna sono un dramma, in un uomo attizzano. E non per andare assieme a visitare una mostra di farfalle esotiche.

E' una stupidaggine fare la classifica di cosa una donna guarda per prima cosa in un uomo. Prima di tutto perchè non tutte confessano che guardano il sedere e a domanda rispondono ripiegando sui più rispettabili zigomi.

A volte è un unico particolare che rende l'uomo in oggetto interessante. In altri casi, quello degli I.B. (Irrimediabilmente Boni), di loro non butteresti niente, nemmeno il calcagno, o il dente del giudizio, perchè come li rigiri trovi sempre qualcosa di arrapante, anche il modo in cui la giugulare gli attraversa il collo.
Ho detto arrapante, non esteticamente apprezzabile.
In ogni caso, anche quando è un unico particolare a fare la differenza siamo sempre interessate al tutto, alla Forma, alla Gestalt, all'insieme appunto. Non ci piace X solo per gli occhi o la bocca o le natiche, ma perchè a, b, e c assieme diventano un Tutto Irripetibile.

Per tornare alle studentesse feticiste del mastoide. Che si tratti di una ricerca inutile e farlocca lo dimostra il fatto che il campione sul quale è stata condotta, ben 50 soggetti, è ridicolo per numero e assolutamente non rappresentativo della popolazione generale. Quindi non dimostra nulla ed il risultato non è generalizzabile.
Ho paura che si stia cominciando a non distinguere più tra ricerca scientifica e sondaggio. Alla faccia dell'ipotesi nulla.

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