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giovedì 20 novembre 2014

Contro il fottuto voto di appartenenza


Domenica qui in Piddinia-Piadinia si vota per le regionali. Osservando il fenomeno dalla prospettiva piddina, visto che si dà per scontato che questa sia ancora una Regione Rossa, si prevede con preoccupazione una forte astensione, pari ad oltre il 50% degli elettori. Motivo ufficiale: le inchieste sulle spese pazze, compreso un dildo o anal plug, non si è ben capito, di una consigliera, inserito nella lista dei rimborsi. Fosse solo quello ci sarebbe da ridere, in realtà la regione soffre del male comune di tutte le aree governate da un partito che, finché le vacche erano grasse ed esisteva uno Stato che non aveva la paturnia della "spesapubblicaimproduttiva", poteva vantarsi di applicare con successo un socialismo da sugo fatto non di ristrettezze ma di opulenza. 
Oramai, tra le vie Lenin e Che Guevara con i palazzoni in disfacimento, i negozi chiusi ed intere aree industriali di capannoni abbandonati, le strade piene di buche ma con le rotonde intitolate ai "Lavoratori licenziati ingiustamente" (vista oggi a Imola, giuro) che in periodo di Jobs Act e cancellazione articolo 18 voluti dalla sinistra fantasiosa al potere suonano una presa per il culo; la giungla che forma il verde pubblico lasciato crescere indiscriminatamente e il melting pot da società destrutturata che per carità non te ne puoi lamentare se no sei razzista, la ex prosperosa e godereccia Emilia Romagna comincia a sembrare una DDR peri-post-Anschluss. Per non parlare delle zone terremotate o danneggiate dalle recenti alluvioni.

Il piddino guarda tutto questo, che non è altro che lo squallore montante da decadenza programmata da shock economy e, purtroppo ancora in troppi casi, soprattutto tra gli anziani, non si fa la domanda: "Perché ci stiamo riducendo così?" Non sarà per caso colpa del partito che ci governa da duemilacinquecento anni e che ha deciso di partecipare alla nuova versione di Giochi senza Frontiere dove vince la squadra di politici che per prima e meglio deindustrializza il suo paese? In palio uno strapuntino in una Ur-Lodge ultrareazionaria e qualche banca bollita in omaggio per la volonterosa dirigenza carnefice.

Nei paesi anglosassoni, dopo che si è votato un partito e questo ci ha delusi, si vota lo schieramento opposto, salvo poi tornare all'ovile se anch'esso non ci rappresenta nei fatti. Passare da un partito all'altro è normale e non è considerato, come da noi, mancanza di coerenza ed eresia dolciniana.
Qui c'è ancora troppo il voto a vita per il partito. L'ergastolo elettorale. Il voto tramandato di padre in figlio. 
Cambiare bandiera è inaccettabile, come convertirsi ad una religione. Sono convinta che vi sia anche una forma di scaramanzia nel votare sempre gli stessi anche se sono ormai obiettivamente invotabili. Un qualcosa del tipo: "Chissà mai che, se quest'anno non li votiamo, non ci muoia il gatto".

Il voto di appartenenza è una iattura e di fatto paralizza la democrazia, perché garantisce al partito che ha tradito il suo elettorato non rappresentandolo e arrivando perfino ad andare contro i suoi interessi, di farla sempre franca e impedisce al suo elettore di punirlo negandogli il voto alle successive elezioni.
Il piddino d.o.c. non ha il coraggio di incolpare il partito, perché sarebbe come sputare sulla tomba del nonno partigiano e dare un dolore alla mamma berlingueriana, e tanto meno osa votare per "quegli altri" e quindi, al massimo massimo, non va a votare. Da qui la previsione del 50%+ di astensione, salvo sorprese e rinsavimenti improvvisi e posto che, soprattutto tra i più giovani, non si abbandoni finalmente il voto di appartenenza in favore di un voto di opportunità.
Il fatto che, alle ultime elezioni politiche, una parte dell'elettorato di sinistra si sia spostato sul M5S è un segno di possibile ulteriore sommovimento nelle file dell'elettorato. E' facile che, dopo essere passato al M5S ed esserne usciti magari delusi, quel voto si sposti di nuovo in altra direzione, magari a destra o ritorni a sinistra.
In ogni caso, il dinamismo elettorale è solo positivo e se adottassimo tutti un atteggiamento da puttane elettorali, da gente disposta a darla al migliore offerente, per puro interesse e senza guardare in faccia nessuno, colori o bandiere o appartenenze, ma solo a chi ci rispetta e difende, con il prerequisito che, se non fai il nostro interesse, la prossima volta te ce mannamo tutti in coro, forse ne guadagnerebbe anche la democrazia.

mercoledì 12 novembre 2014

L'italiano è ancor più bello con la spranga nel cervello

Phineas Gage con la sbarra che gli trapassò i lobi frontali

12 novembre 2011, anniversario di un golpe e post amarissimo, duro, tremendamente triste e incazzato.
Ci siamo cascati in molti allora, io per prima, ed è una cosa di cui non so darmi pace e che mi causa una vergogna sociale e una tristezza interiore, un tormento di coscienza senza limiti. La vergogna e la rabbia che provi quando ti accorgi di essere stata l'oggetto della seduzione di chi voleva solo approfittarsi di te e tu, come un'idiota, ti eri fidata perché erano i tuoi, erano nel campo per cui hai sempre parteggiato ed ai quali hai sempre affidato i tuoi interessi e che mai, potresti metterci la mano sul fuoco, avrebbero potuto fregarti. 
Sono trascorsi solo tre anni ma sembrano un secolo, perché se penso all'insieme delle mie credenze di allora e a come sono adesso mi pare di aver subìto un cambiamento alla Phineas Gage, l'operaio americano che, nel 1848 mentre lavorava alla costruzione della ferrovia, dopo che una sbarra di ferro gli attraversò il cranio miracolosamente senza ucciderlo, si svegliò con un'altra personalità, completamente diversa. Era diventato un'altra persona. Non più il docile, rispettoso e volonteroso ragazzo di prima ma un ribelle, sboccato e restìo ad ogni forma di controllo, sempre rissoso ed irascibile figlio di puttana.

Ormai ogni giorno che passa escono nuovi particolari e nuove rivelazioni sulle trame di quei mesi, sulla congiura continentale (per i piddini dolci di sale che "i gombloddi" non esistono), che portò alla cacciata di Berlusconi ed alla comparsa come deus ex machina del liquidatore sociopatico. Ultimi in ordine di tempo i cosiddetti Draghileaks, ovvero le confidenze di Tim Geithner, l'ex segretario USA al Tesoro, contenute nelle carte preparatorie del suo libro "Stress test", finora tenute segrete e venute in possesso del Financial Times. 
Geithner, che già nel libro aveva parlato delle pressioni "europee" sugli americani affinché collaborassero al golpe, all'annessione dell'Italia al Quarto Reich finanziario, con gli americani che si ritraggono sdegnati (ma va, va), scrive chiaramente che furono tedeschi e francesi, o bisognerebbe piuttosto dire i rappresentanti delle loro banche, Merkel e Sarkozy, a voler salvare a tutti i costi l'euro, anche a costo di massacrare la Grecia e rovesciare la democrazia in Italia. Ecco spiegato il "whatever it takes", il "salverò l'euro ad ogni costo", pronunciato da Draghi in quei momenti concitati. Occhio che questo ce lo ritroviamo presidente della repubblica.

Tre anni. Berlusconi è ormai uno strano personaggio, un vecchio incinto con il pancione a termine e il borsalino portato curiosamente in stile snapback; una figura insomma innocua, disinnescata dalla propria ricattabilità. 
Governa il PD, il partito che incarna la peggiore mutazione di sempre della sinistra venduta agli interessi delle élite sovranazionali. Un tumore maligno che contiene il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo, secondo lo schema vincente che governa il mondo.
Appaltare, da parte delle élites,  la gestione della lotta di classe dall'alto in basso alla manovalanza dei comunisti è stata l'idea vincente del secolo. Strano non averci pensato subito, ma del resto alla pantomima dell'anticomunismo abbiamo creduto un po' tutti. Infatti, il modo dell'anticomunista viscerale Berlusconi di salvarci dal governo delle sinistre è stato quello di consegnarci a Napolitano, Renzi e D'Alema, e prossimamente a Prodi, magari nella parte di colui che ci porta fuori dall'euro e se ne prende pure il merito.

L'Italia, se non è ancora ridotta come Grecia e Portogallo, lo deve solo al fatto di essere messa meglio di quanto ci hanno fatto credere - altro che default - e occorrerà molto più sangue e molta più merda per farci sputare la nostra ricchezza fino in fondo. Quella che fa gola da sempre ai soliti predatori noti. 
Non siamo ancora morti nonostante la strage di imprese, il dramma degli esodati e dei licenziati, la domanda interna in coma dépassé, la deindustrializzazione, la pressione fiscale disumana, il disagio sociale dovuto alla proletarizzazione dei ceti medi, la distruzione del risparmio e del valore immobiliare, l'attacco ai diritti dei lavoratori, la slow invasion, colonizzazione a bassa intensità da parte dell'immigrazione selvaggia, scientificamente voluta da una classe dirigente criminale per innescare la guerra tra poveri e vedere come si scannano i topolini nella gabbia, secondo i meccanismi classici dell'etologia: la difesa del territorio e l'aggressione che esplode negli spazi ristretti. 
Siamo un popolo straordinariamente tollerante, perché in qualunque altra parte del mondo, una capitale ridotta come è ridotta Roma, in balia di un nuovo Sacco di barbari, farebbe scorrere il sangue per le strade. E non puoi ribellarti perché sei razzista. Non puoi difenderti perché è la globalizzazione, che gli ottusi e nefasti figuri della sinistra sono convinti trattarsi del trionfo dell'internazionalismo. Ecco come se li sono conquistati, con le affinità elettive: l'odio per la borghesia e l'antinazionalismo. Alla faccia di Mao, per il quale il patriottismo era imprescindibile, scorrazzano le guardie rosse a difesa del caos etnico, della nazione destrutturata e stuprata che è così funzionale al nichilismo distruttivo dei loro cattivi maestri e padroni.



Tornando al golpe di novembre. Chissà cosa penseranno i partigiani, sotto l'ombra di un bel fior, di questa gente che li tira in ballo mentre celebrano il trionfo della peggiore mutazione del capitalismo della storia.

E chissà cosa penserebbe Goebbels di questi guittacci di regime, che si prestano alla scenetta nazista sul greco che puzza e alla pratica dell'autorazzismo. La Grecia di Platone sbeffeggiata da volgari teppisti dell'informazione, apologeti di un genocidio in atto. Il dottore ne sarebbe assai orgoglioso, immagino. 
L'unico razzismo permesso è quello collaborazionista contro i nemici degli amici. I nemici essendo noi.


Queste sono le camicie bianche della rivoluzione renziana. I seguaci dell'ideologa Valentina Nappi, quella che ama le gang bang anali con dodici neri. Uno stile di vita che, come dice la Boldrini, sarà presto quello di molti di noi. Sono quelli che ci prendono a sprangate propagandistiche ogni giorno, nella vita reale e nella loro allucinante e schifosa televisione di regime, più pasolininana di quanto Pasolini avrebbe mai immaginato, torturandoci con il buonismo che ci fa diventare per reazione ogni giorno più cattivi ed incazzati.

Se e quando tutto questo finirà, se la rabbia e la spranga nel cervello ci permetterà di ribellarci e trovare la forza di salvarci, il PD, la classe dirigente parassitaria e tutto il suo popoluccio di odiosi bellaciaisti e servi immondi del capitale, questo piddinismo reale insomma, si merita ciò che il capitalismo finanziario tedesco fece alla DDR e che forse è già in previsione per loro: una bella cura Honecker, l'eradicazione, la scomparsa dalla f(e)ccia della terra e sostituzione con altro personale delocalizzato. Ctrl+alt+canc. E format c: per sicurezza. 

mercoledì 8 ottobre 2014

La rana di Galbani

immagine postata su FB da Giulia Sarti

La rana originale era quella di Galvani, lo scopritore dell'elettricità animale ed autore del De viribus electricitatis in motu musculari commentarius.

Quella piddina invece si rifà ad un celebre slogan pubblicitario assurto alla gloria nel settore "tormentoni linguistici" della biblioteca dell'inconscio collettivo: "Galbani vuol dire fiducia". Come senti "fiducia", tac! ti parte il riflesso pavloviano (dall'altro illustre scienziato, fisiologo e Premio Nobel, Ivan Pavlov) di associarlo a "Galbani".

Stanno a baloccarsi con la tecnica cut and paste per secernere vuoti ed inefficaci concetti politici che poi rischiano di concretizzarsi nello spurgo mentale del Poletti che si meraviglia: "Come abbiamo fatto a finire in questa situazione. Come è potuto accadere, che un paese con grandi potenzialità che tutti riconoscono, viva una crisi così lunga e acuta." (grazie a Zugzwuang che me l'ha segnalato);
E se invece questi phenomena cisieteocivati piddini che si stanno svegliando come dopo il bacio del Principe Azzurro (o meglio Principessa Azzurra 1 e Principessa Azzurra 2), fossero molto probabilmente, dal primo all'ultimo, solo dei grandissimi incapaci, vigliacchetti ed inutili miserabili minus habentes*?

*imbecilli

Risvegli


Good morning alla FIOM. Bonjour a Maurizio Landini. Guten Morgen alla Triade (non quella cinese ma italiana) dei sindacati. Buongiorno ai proletari ed ai borghesi piccoli, medi e grandi di tutta Italia, isole comprese. Buenos dias ai battilocchi (ma il termine giusto sarebbe il berlusconiano coglioni) di sinistra che solo oggi si accorgono della shock economy in casa sotto forma di Bischeronomics e piddinismo reale.

Il vero problema però sono le nozze gay, of course.


lunedì 6 ottobre 2014

Renzistein Junior


L'uomo che insegnò al suo maglioncino a tradare, Sergio Marchionne, ha rilasciato una significativa dichiarazione, parlando di Renzi e del di lui governo: "Non abbiamo più scelta. Per me la cosa importante e' andare in una certa direzione, andare avanti. Diamogli spazio, l'abbiamo messo la' per quella ragione lì'".
A parte la solita TINA, la fretta che sembra stia loro per autodistruggersi l'astronave e il tireremo diritto, per non parlare del messolà e castello ululì, mi incuriosisce proprio quel "l'abbiamo messo".
L'abbiamo chi? Sergio, you talkin' to me? Are you really talkin' to me?
Sono stati i piddini a metterlo là con le loro primarie a gettone: infili i due euro e cerchi di acchiappare il pupazzo. C'erano i bei bambolotti o il mostriciattolo di Firenze. E' uscito il mostrino.
Gli italiani intesi come elettorato non ce l'hanno messo di certo.
Indi per cui, a meno che Marchionne non abbia cacciato i due euro perché è piddino, cosa che in un certo senso starebbe bene ai piddini, devo dedurre che quel l'abbiamo fosse riferito a tutti coloro i quali hanno bisogno del basista che gli scassini la cassaforte dell'Italia per grufolarci poi dentro.
Fanno la fila con il numeretto: poteri forti, investitori stranieri, il Quarto Reich, la finanza cannibale, l'èlite in genere, i sciur, insomma, quelli fatti, rifatti e strafatti. Anche quegli imprenditori nostrani bravi a cavalcare l'onda come surfisti californiani. Gente che non ha paura di ammettere, in un salottino di talk show, di puntare alle cassette di sicurezza degli italiani come un Dandi qualsiasi e di sognare la Sanità a punti. Immagino: tessera d'oro e l'infermiera modello youporn ti fa anche il pompino. Tessera normale, devi imparare a convivere con il cancro. Mi riferisco a questo gelataio o ad altri salumieri di lusso con la ricetta per il furto con scasso dei soldi degli altri. I capitalcomunisti che teorizzano l'esproprio èlitario.

Il mostriciattolo di Firenze incaricato ha una gran fretta di eseguire il compito assegnatogli. L'astronave che sta autodistruggendosì è l'Eurozona e se salta in aria l'ambaradan è difficile che poi possano essere compiute le infamie previste ai danni della classe media con i suoi sudati risparmi e di tutto il settore produttivo.
L'abbiamo messo là. Già, Sergio, l'avete.

Il sospetto lo avemmo da subito ma ormai penso non vi siano più dubbi che Matteo Renzi sia un perfetto prodotto da laboratorio, amorevolmente allevato fin dalla Ruota della Tortura (oops, Fortuna), tirato su a brigidini e pappa reale affinché diventasse il perfetto esecutore materiale. La scelta è stata felice, bisogna ammetterlo. Un concentrato di ambizione sfrenata incrociata con il DNA di un caterpillar sociopatico in un cervello ab-normal. Un Golem schiacciasassi, il soggetto ideale per una patto mefistofelico che il Faustino di Rignano ha accettato con entusiasmo.
Una creatura perfetta che potrà venire distrutta o dai suoi creatori, non dovesse riuscire nel compito o dovesse venire loro a noia, o dalle circostanze ambientali, se cambiasse il carattere degli eventi.
Perché Matteo esiste e agisce in funzione dell'emergenza della crisi e solo in quel caso. Non è fatto per durare perché è fatto della materia fangosa di cui sono fatti i brutti sogni.


mercoledì 17 settembre 2014

Roberto Benigni: che recitò Dante e finì nel girone dei bugiardi



“Sono europeista da prima di Carlo Magno, ma l’euro è una moneta senza stato. Ci sono 28 paesi ognuno con un suo punto di vista. Di peggio c’è solo la sede del PD. Se ognuno si libera dalle sue piccole cose e cede sovranità riusciamo a farla questa Europa. Non è uno scambio di regole ma di sogni. E questa è l’unica cosa che ci garantisce la pace”. (Roberto Benigni, 16 settembre 2014, I E.R.)

Siccome ce lo chiede l'E.U.R.O.P.A. (E' Una Ributtante Operazione di Propaganda Antidemocratica) la serata televisiva di martedì ha visto l'esordio dei talk show gemelli, un'apparizione più inquietante delle morticine di "Shining". Un vero scontro di Titanic tra mozzi: il ridanciano e il vicesostitutoportiere.
Repubblica, con un delirante autopompino, descrive la propaganda piddina a reti unificate "la fusione calda dei talk show e un dramma per i telespettatori", riferendosi all'oggettiva impossibilità del piddino modello base di poterli guardare tutti e due allo stesso tempo senza zappettare disperatamente tra la Rai e La7. Un dramma, capite? Strano la chiamino fusione e non scissione, visto che si parla di schizofrenia.

Io, più cinicamente, trovo la bizzarra operazione null'altro che il tentativo di occupazione sistematica delle frequenze, come in quei film di alien invasion dove sui monitor, uno dopo l'altro, scompare il segnale, sostituito dal medesimo messaggio minaccioso extraterrestre. 
Ho già annunciato che quest'anno i talk show in blocco se li ciuccierà chi non ha ancora completato la Cura Ludovico e ha bisogno ancora di una ripassata al limite di sopportazione umana. Io ho già dato, basta.
Tuttavia, visto che  la mia timeline di Twitter era un unico grido angosciato di fronte alle cose che sono state dette durante le suddette trasmissioni, dedicherò appena una pennellata, un ritocchino, ad un personaggio di cui già mi sono occupata in occasione della sua trasmissione sulla Costituzione.
Lo spunto ed il personaggio mi servono per dimostrare ancora una volta che chi afferma che questanonèverasinistra si sbaglia. E' sinistra e di quella bona. Essi vivono.

Vedete, Robertino è l'archetipo del comunista e della sua parabola storica. Di colui che, perduto il punto di riferimento dell'URSS, lo ha sostituito egregiamente con l'ordoliberismo montante, senza nemmeno per un momento soffermarsi ad osservare l'enorme, oscena contraddizione insita nella propria scelta.
Mi dicevano, perché non l'ho visto, che Benigni è apparso benedicente ed auspicante l'ulteriore perdita di sovranità in favore dell'Europa, con il vicesostitutoportiere che per poco non cade in ginocchio e gli bacia il lembo del mantello. Euro ti voglio bene. Peccato non possa prenderselo in braccio come un pupo, il feticcio orostellato, l'euromostriciattolo. Per i forti di stomaco qui c'è il filmato del marchettone doppio carpiato con avvitamento tra il finto intervistatore e  il toscanaccio (il toscanaccio in oggetto, non "quello là"), con atroce decapitazione in diretta della dignità.
E' successo nella stessa trasmissione dove sono apparsi anche Romano Prodi ed Eugenio Scalfari, immaginando cosa possano aver detto anch'essi su Europa, suicidio ed autorazzismo.
Una Salò al completo, dai gerarchi ai guitti con il motto "Trent'anni di lecchinaggio e non abbiamo mai perso un culo".
A sentire i commenti sui social non si registravano tanti conati di vomito nei telespettatori dai tempi del capolavoro pasoliniano con lo stesso nome,  o almeno in coloro che hanno conservato un barlume di lucidità critica di fronte al medium televisivo. Una nota di ottimismo: questi pare siano i dati di ascolto della serata. Backfire.

Tornando a Robertino. Qualcosa dev'essere successo tra l'era del Mario Cioni e quella dell'Oscar. Ci dev'essere un anello dell'iridio nella cortex in corrispondenza dell'Illuminazione. In fondo è la vecchia fascinazione per il potere e la menzogna che permette ad esso di prosperare ed è lo stesso fenomeno che abbiamo osservato in altri communisticosì, da quelli spalmabili a quelli vittime di avvelenamento da cashmere fino all'attuale dirigenza piddina. "Ma quelli sono democristiani", ribattono i disperatamente negatori dell'evidenza. I babbi saranno democristiani ma la mamma è il vecchio apparato comunista. Fate la prova del DNA e chiedete loro della patrimoniale.
Roberto, dicevo, ieri sera ha fatto finta di buffettare il premier ragazzino rispondendo alle domande a salve del Giannini ma, a proposito di Doppelganger e di scissione, io vedo una straordinaria somiglianza tra i due maledetti toscani, come se la sinistra, dopo l'ibridazione, gemmasse ormai sempre lo stesso tipo di entità biologica simbionte del potere. Perché Renzi non tocca la potta alla Merkel e il pacco a Barroso ma siamo lì. Ed è un ballista provetto.

"Più una menzogna è grande più la gente la crederà" recita il I° postulato della propaganda.
Notavo una curiosa sincronicità. Benigni, così innamorato della menzogna europea da auspicare l'unconditional surrender nelle mani del boy scout finlandese, non è colui che ha campato per anni celebrando le gesta di uno dei più fenomenali bugiardi della storia italiana e prima ancora di un altro bel rodomonte milanese? Ha vinto il paraculissimo Oscar de "La vita è bella" con una storia praticamente identica a quella raccontata in "Jacob il bugiardo" con Robin Williams, raccontando la storia di un toscano che racconta balle e alla fine si salva salendo sul carro armato del vincitore.
Si è poi occupato in seguito di un altro celeberrimo bugiardo, Pinocchio, rimanendo però annichilito dal contatto con il capolavoro, fenomeno che si è per altro ripetuto quando ha eseguito la trascrizione per piddino della poesia di Dante e ha ricoperto di melassa appiccicosa la nostra Costituzione.
Ora, appunto, celebra una delle più colossali truffe ideologiche della storia spacciandola per sogno. Il fogno vendoliano. Rieccoci a parlare di leader della sinistra. Tutte pure coincidenze, figuriamoci.

lunedì 11 novembre 2013

Il piddinismo in un solo paese


Oggi ricorrono due anni dal golpe euro-presidenziale che detronizzò il Papi Re e ci consegnò nelle mani dei serial killer bocconiani, saporito assaggio della dittatura del modernariato, ovverosia il regime del PD e del piddinismo in un solo paese, la cui incarnazione proiettata nel futuro è il mostrino di Firenze fondatore di Bischerology. La shock economy all'italiana.

Confesso che rileggere i miei post di quel novembre 2011 mi causa una notevole dose di vergogna, per la dabbenaggine dimostrata nel considerare la cacciata di B. come la soluzione di tutti i problemi italiani, per tacer del plauso manifestato all'arrivo dei bocconiani, scambiati addirittura per destra liberale. Non voglio giustificarmi perché sono ingiustificabile, ma anche i nativi americani, quando videro i velieri all'orizzonte, scambiarono i conquistadores per dei. 
Una cantonata solenne dovuta in parti uguali al vizio di aver creduto per una vita alla Sinistra e alla mia ignoranza in economia. Ora capisco perché a scuola ai ragazzi non ne insegnino almeno i rudimenti macro. Perché il popolo è meglio non sappia e si faccia guidare dalle Fassine.

Appena i velieri sbarcarono e vedemmo le alabarde e le armature capimmo che il loro interesse era per il nostro oro. Maturammo il sospetto che la spremitura a freddo dei contribuenti italiani ad opera del frantoio Monti servisse più ad oliare le banche, interne e soprattutto estere, detentrici del famigerato debito pubblico, in realtà privato (cose che capisci, appunto, solo se studi i famosi rudimenti).
Giorno dopo giorno scoprimmo che il default imminente, sotto forma di suggestivo baratro, era una scusa; che il "non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi a fine anno" come giustificativo del cambio di governo senza passare democraticamente per le urne, anzi calpestandone il risultato precedente, era una fola, che lo spread era l'arma propagandistica giusta per un popolo di ignobili creduloni e che infine Monti era solo l'apripista di qualcosa se possibile peggiore del ventennio v. 2.0. Non che la crisi globale non ci fosse, ci mancherebbe, ma serviva, come la famosa serva di Totò; e lo sapevano, l'avevano sempre saputo che sarebbe servita ad instaurare una nuova forma di governo.

Un regime, questo, che rappresenta il trionfo della creatura mostruosa nata dal matrimonio tra democrazia cristiana e partito comunista. Una cosa al cui confronto l'Anticristo è un bravo ragazzo. Regime che è capace perfino di frantumare una destra che pareva indistruttibile, di inghiottire qualunque opposizione per farsi nebbia tossica che tutto pervade e tutto offusca e che rappresenta il definitivo politicidio di una nazione.
Ci hanno concesso magnanimamente di rivotare a febbraio 2013 non per spirito democratico ma per confermare la solita casta cialtrona di avventizi comperati un tanto al chilo affinché popolassero partiti ormai unificati sotto l'unica bandiera del regime taglia unica. Si, abbiamo rotto loro qualche ovino di quaglia nel paniere con Grillo ma la frittata l'hanno potuta fare lo stesso. Un unicum di finta maggioranza e finta opposizione senza più il disturbo dell'alternanza.

A distanza di due anni dall'eurogolpe, la politica è un informe massa di materia inerte che ci soffoca e lo stato generale dell'economia italiana non è, per altro, per nulla migliorato, anzi.  E questo perché la crisi sistemica, come fenomenale opportunità, ha permesso agli oncologi, ai servi della shock economy, di inocularci il cancro assieme alla chemioterapia. Il notorio risultato di politiche economiche pro-cicliche applicate ad una nazione in recessione, come insegnano i rudimenti.
Le coperte infette portate dai conquistadores, insomma.

Non si contano più le PMI chiuse e il paese viaggia spedito sul binario della deindustrializzazione senza che il settore dei servizi riesca a subentrare riconvertendo i mezzi di produzione. 
Il settore pubblico è sotto la stretta dei tagli alla spesa; la domanda interna è praticamente agonizzante, con la gente che non spende per paura di non avere domani i soldi per curarsi, visto come gli occhi iniettati di sangue della shock economy stanno guatando la sanità pubblica. 
La disoccupazione dilaga come effetto del controllo psicotico dell'inflazione, la recessione di fatto provoca sfiducia, depressione e incertezza. Le banche non concedono il credito al privato ed all'impresa. La pressione fiscale ha raggiunto valori reali prossimi al 70%.
Il mercato immobiliare è paralizzato dal collo in giù, la proprietà privata e pubblica è a rischio asta giudiziaria e ci tocca pure il corralito strisciante della limitazione del contante, giustificato dalla balla spaziale della lotta all'evasione. 
Non si fermeranno finché non avranno prosciugato tutte le nostre ricchezze per consegnarle ai finti amici europei mentre loro nel frattempo si saranno arricchiti ed avranno messo in sicurezza la loro numerosa figliolanza parassitaria. Questo è il loro internazionalismo, non più proletario ma elitario. Pidocchi che si illudono di far parte della classe dominante perché infestano le cucce dei suoi cani da compagnia.

Non contenti di stare distruggendo un popolo e una nazione per la loro infame vocazione al tradimento, insultano la nostra intelligenza promettendo riprese e ricrescite che non verranno, né l'anno prossimo né mai, se continuerà l'applicazione della chemio-austerità.
Perché da questo impasse si esce solo rovesciando come un calzino la politica economica come ci viene suggerito da menti non piddine, invertendo la rotta finora tenuta ed inventandosi un nuovo modello, non basato su un generico neokeynesismo ma sulla sintesi di un secolo di successi ed errori macroeconomici, per ripetere i primi ed evitare i secondi. Cercando di far cessare questa guerra tra ricchi e poveri che non potrà che finire in un massacro epocale se non la fermiamo in tempo.

Non saranno questi politici di regime a portarci fuori dalle secche della recessione. Occorrono soggetti nuovi ma che parlino chiaro e la smettano di praticare l'ambiguità di un'alternativa solo di facciata. Un'entità politica che spazzi via il liberismo selvaggio, l'europeismo peloso, la sudditanza economica e monetaria, insomma il capitalismo assoluto, e si faccia promotore di un una nuova frontiera, un new deal al di sopra delle ideologie che non può che partire dall'uscita dai trattati capestro impostici dal mercantilismo tedesco, dall'euro e perfino da questa Europa fasulla. A salvarci sarà un'arca dove non dovremo aver paura di dividere il posto a fianco con chi non avremmo mai pensato di potere o dovere condividere un'avventura.

Dai fautori di questo regime non dobbiamo attenderci alcun ripensamento. Potrebbe esserci qualcuno che, all'ultimo momento, "l'aveva sempre detto", ovviamente, ma ora che i piddini governano, ed è un trionfo che attendevano da una vita, ora che hanno trasformato la TV da tette&culi in un interminabile dibbattito non stop sulle loro paturnie partitiche, come se ad un popolo sofferente di guerra e depressione fregasse de iRrenzi e dei suoi sparring partners e delle cosmiche nullità cocchiere che pullulano su quel partito di merda, ora che hanno agguantato il potere, insomma, non lo molleranno più se non per salire sulla carretta per Place de la Concorde. Perché il piddinismo in un solo paese dovrà infine piegarsi alle esigenze dell'internazionalismo elitario e farsi shock economy permanente, altro che all'italiana.
Ma è meglio così, Berlusconi è stato un vaccino troppo fiacco per gli italiani, fatto com'era di principi inattivati, e difatti non ha mai attecchito. Questo regime, sintetizzato dall'ibridazione di due specie vive potrà solo ucciderci o immunizzarci per sempre. I primi anticorpi cominciano a vedersi. Propendo per la seconda ipotesi.

domenica 20 ottobre 2013

Benvenuti nel paese del piddinismo reale


O del regno dei lacché dei banchieri, dei collaborazionisti del Quarto Reich, degli odiatori e fustigatori del loro stesso popolo, degli assassini dell'economia reale e liquidatori della proprietà privata, abbarbicati alle poltrone delle loro partecipate e ASL, dei comuni, regioni e provincie, in nome delle quali sono disposti a premere il pulsante dell'autodistruzione di questo paese. 
Donnette, omuncoli e ommemmerda, grigi compagni e variopinti supercazzolari, madonne piangenti e rivoluzionari in cachemire, intellettuali di 'sto cazzo e scribacchini un tanto all'etto, conduttori di programmi di propaganda a senso unico, sempre a ciucciare il chupachupa a due facce, bianco e rosso: il pietismo cristiano con il culo degli altri e il falso amore per il proletario in crosta di moralismo. 
Loro tanto superiori, i jedi buoni, quelli che alla fine sposano la principessa, che devono vincere e se non vincono diventano delle belve, perché il potere deve essere loro. Hanno venduto le madri e le sorelle per arrivare dove sono e non rinunceranno ad un grammo di ciò che hanno ottenuto ma vorranno sempre di più, quindi che crepi pure la democrazia, se è necessario. 
Loro devono governare perché nelle favole non vince mai il cattivo. Peccato che lavorino per il cattivo o, in questo caso, per il Re di Prussia. O la regina.

Vivono un momento di straordinaria euforia, di orgasmo multiplo permanente, i piddini. Un loro inetto Quisling è diventato premier; un altro, quello che lancia i moniti dalla finestra del Palazzo è addirittura più potente di qualunque Papa Re. 
Sono orgasmici perché pensano di aver ucciso finalmente un Maramaldo che, quando faceva loro comodo per la spartizione del bottino: una banca a me, una televisione a te, avevano sempre tenuto artificialmente in vita. Soprattutto per dare uno spauracchio, un capro espiatorio diversivo al loro popolaccio elettore, a quei rincoglioniti che li votano sempre e comunque perché convinti che siano coloro che li difendono dai "fascisti". Poveri giucchi.

Per ricompensare i loro fedeli elettori, loro, che sono ottimi amministratori locali - ve li consiglio -  li ripagano con città squallide, sporche, imbastardite da ogni tipo di umanità mescolata a casaccio e senza senso, dove il modello estetico per l'arredo urbano è la festa di partito con la puzza di gnocco fritto e l'orchestrina dei chitarrosi progressisti. Città con strade con buche grandi come dopo un passaggio di B52 ma dove l'eterna fiera in piazza rimane la soluzione per tutti i problemi. Senti di aziende che chiudono, di conoscenti che perdono il posto di lavoro, di poveracci che si attaccano una corda al collo e loro che pensano a quale stronzata organizzare in piazza la prossima domenica spendendo i tuoi soldi. Sempre che non siano impegnati con le primarie, ovviamente. Le primarie, già. Altro diversivo per gli stolti e per i fessi che pagano pure due euro per l'entrata.

Nel paese del piddinismo reale le beghe di partito diventano l'argomento principe dei telegiornali, dei notiziari e dei dibattiti serali. I prossimi proprietari di questo paese prigioniero, di questa Guantanamo economica, ci infliggono pure lo strazio di assistere ai contorcimenti ed esibizionismi autoerotici dei nostri kapò, ai quali concedono di reggere una dittatura posticcia e patetica, con una parvenza di governo di una repubblichetta di Salò fasulla ed inutile.

Questi traditori infami della classe operaia e becchini di quella parte di popolazione che da proletariato era riuscita a diventare classe borghese grazie a politiche economiche espansive, hanno ucciso la sinistra su commissione ed abbracciato, per idiozia suprema e infinita sete di potere, il peggior totalitarismo della storia, il neoliberismo. E, come ci insegna la Cina, se il comunismo applicato si fonde con il liberismo fanatico, quest'ultimo diventa invincibile. 
E' stato un ottimo investimento, però. Quasi a costo zero. Li hanno comperati con poco, è bastato salvarli da Tangentopoli per farli illudere di avere i superpoteri e poter passare indenni nel cerchio di fuoco della storia.  
Da quel momento ci hanno fregato con i professori cicciosi e balanzoni, gli omini di burro che ci hanno portato nel Paese degli Eurobalocchi per trasformarci in bestie da soma e  vogliono continuare a farlo con i finti buoni, le bambine vecchie con la zeppola, i supergiovani bischeri, le incrostazioni del Walter che non vengono via, le madri superiore in borghese criptolesbico, le sindacaliste en travesti, i baffini sopraffini, i Cuperlo o il suo pio anagramma, le dozzine e dozzine di nullità insomma che manteniamo con il finanziamento pubblico. 
Voi non lo sapete ma avete tutti adottato due o tre piddini a distanza. 

Mi consolo pensando che questi bastardi che ci stanno consegnando mani e piedi legati ai loro padroni controrivoluzionari rimedieranno infine un calcio sotto il tavolo prima di essere avviati alla vivisezione al posto dei beagle. Allora sarebbe bellissimo esserci. 


Mi si contesta ultimamente di essere divenuta monotematica, noiosa e fanatica. Ebbene si, lo confesso. E' che, stando sul Titanic che affonda, non si riesce  pensare ad altro che all'acqua gelida.
Quindi, se sono monotematica, francamente me ne infischio. (Non è fascismo, è Clark Gable).

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