venerdì 28 dicembre 2012

Deconstructing Mario


"Nel lungo periodo saremo tutti Monti". (J. Maynard Keynes ft. Chicago Boys)

Parliamo dell'agenda, quella in pelle di esodato che avete trovato sotto l'albero in cambio della vostra sudata tredicesima servita per fare un bel regalone alle banche bollite ed ai fondi salva-stati (come ammette tranquillamente a pagina 2 l'autore Mario Monti, d'ora in avanti Montichino). 
Che poi questa non è un'agenda vera dove segnare appuntamenti e ricette, ma un'agenda parola inglese, un documento programmatico, direbbe Bersani in piddinese, e come tale va trattata. Tenendo presente che, siccome quasi tutti i partiti sono smaniosi di attenervisi nella prossima legislatura, leggendone i contenuti, anzi i presupposti, possiamo capire ciò che ci attenderà nel breve e lungo periodo. Prendetelo come un oroscopo del 2013 che ci azzecca, una volta tanto. E ricordate l'ammonimento di Maynard in apertura.

In effetti bisogna andare oltre l'avvolgimento in pluriball di bisognafarismo piddino (merito del volonteroso Ichino, molto probabilmente) e le promesse da marinai del Titanic tipo "tranquilli, ci salveremo tutti" - che non parlano di quelli che rimarranno chiusi a chiave in  terza classe. Occorre scovare i pochi concetti fondamentali buttati qua e là che rivelano la vera natura dell'agenda di rinascita democratica. Ne cito uno che per me vale come abstract dell'intero programma: "Non si può fare marcia indietro", che si trova a pagina 15 dove, guarda caso, si parla di riforma del lavoro.  Qui te lo dicono chiaro e forte usando una bella metafora da freni rotti. Con loro non c'è scampo. Capito?
Il Post ha riassunto i trenta punti più importanti dell'agenda. Io ne commenterò solo qualcuno tra i più inquietanti, a mio parere.

Mi ha colpito, innanzi tutto, il continuo richiamo a legami, a vincoli con altri paesi. Non solo l'incaprettamento shibari che ci ha fatto l'Europa con l'euro e i vari trattati capestro da Maastricht a Lisbona, ma il solito legame con gli USA che si vorrebbe ancora più stretto, ancora più soffocante. Non c'è un solo richiamo alla dignità ed all'orgoglio di un popolo sovrano ma un sentore di necessità di sottomissione a troppi capibranco. Siamo una provincia dell'impero e ce lo ricordano. Del resto Monti (senza Ichino stavolta) ci si rivolge, sul sito dell'agenda, con un "cari cittadini", ben diverso da "cari concittadini". Sono sfumature ma significative.

In apertura Montichino, il monstrum bifronte metà bocconiano e metà piddino, ci ammonisce sul nostro ruolo in Europa:
"L’Italia deve impegnarsi per la creazione di un’Europa più comunitaria, meno intergovernativa, più unita e non a più velocità. [...] Mercato europeo interno più integrato e dinamico, maggiore solidarietà finanziaria tra gli stati membri con condivisione del rischio.[...] L’Italia deve confermare il proprio impegno nel rispettare le regole di disciplina delle finanze pubbliche." (Un'agenda per un impegno comune, pag. 1)
Vedano, noi ci impegneremmo anche volentieri ma, con la zeppa dell'euro tra le ruote sarà impossibile porre in essere questo vostro fogno, visto che la moneta unica va a sbattere il grugno contro la teoria delle aree valutarie ottimali e crea un Europa diseguale divisa in centro ricco e periferia povera. Con la Germania e i paesi nordici che non mollano di un centimetro la loro posizione di vantaggio di centristi, conquistata anche a colpi di inadempienza ai trattati europei che noi invece periferici abbiamo dovuto tatuarci sul braccio prima.di entrare nell'Eurozona.
Noi possiamo anche impegnarci ma, spiacenti, non dipende da noi pezzenti scansafatiche magnamaccheroni choosy terroni che non siamo altro, come racconta ai kinderminkia tedeschi Mutti Angela, prima di far fare loro la nanna. 

"Di per sé l’Europa non limita i modi in cui si possono perseguire fini sociali e di equità, ma impedisce di finanziarli con una illimitata creazione di  debito. E ci impone di capire che il modello che abbiamo costruito si sta incrinando sotto il peso del cambiamento demografico e della sempre più difficile sostenibilità finanziaria."( pag. 17)
Ecce dogma. Il dogma del pareggio di bilancio, quello al quale si è sottomesso anche Bersani, facendolo firmare con la goccia di sangue al popolo delle primarie. Ricordate? "Rispettare i trattati stipulati con l'Europa.... eccetera eccetera." Ergo, che vinca Bersani o Monti le elezioni, il prodotto non cambia.
Il dogma e il moloch al quale si sacrifica il welfare di un paese civile. Infatti parlano di "ridurre la spesa corrente e gli sprechi", non solo questi ultimi. La spesa corrente è ciò che fa funzionare lo stato.
In questo paragrafo c'è il divieto per legge di applicare in futuro qualsiasi misura economica keynesiana ed è una impuntatura squisitamente ideologica, che non si fonda su alcun principio ragionevole di teoria economica. Perché la teoria economica dice invece che il debito di uno è il credito dell'altro e che il capitalismo stesso si fonda sul debito. Non dicono nemmeno che il debito di cui parlano, quello che ci fa tanta bua, non è il debito pubblico - visto che i soldi spesi per la collettività sono sempre per il bene comune - ma il debito estero, quello che loro vorrebbero incrementare invitando gli stranieri a comperare i nostri asset per esportarne poi i profitti al loro paese. 
E poi l'elogio delle liberalizzazioni, che si guardano bene dal chiamare con il loro vero nome: privatizzazioni. 
Equivocano i termini perché ormai anche i sassi sanno che privatizzare i servizi significa aumento di prezzi e diminuzione della qualità dei servizi. Liberalizzare suona meglio, del tipo "oh, come siamo liberi di utilizzare energia al prezzo più alto d'Europa." E in testa, fidatevi, hanno sempre la privatizzazione della sanità. Cambiamento demografico significa che ci sono troppi vecchi rompicoglioni, non possiamo campare tutti fino a cent'anni. Mettendo la sanità a pagamento magari qualcuno schiatta prima. Penso male?

Quando parlano di "ridurre il debito pubblico fino al 60 per cento del PIL dal 2015" non dicono a quale prezzo per il popolo italiano, visto che si tratta di un obiettivo praticamente impossibile da raggiungere senza mandare definitivamente in rovina l'economia italiana. Oltretutto andandosi ad impegnare i gioielli de nonna al monte per quattro soldi da avvoltoi già con l'acquolina in bocca.
Così, quando Montichino dice che "i sacrifici fatti hanno portato a un avanzo primario che può portare alla riduzione del debito, e quindi a una riduzione delle tasse" mi dovrebbe spiegare come sarà possibile rispettare il fiscal compact e allo stesso tempo smettere di mungere a sangue gli italiani, a meno di non mettersi a stampare euro di nascosto nella tipografia Lo Turco.

Per quanto riguarda il comparto dell'energia, mi ha colpito questa frase:
"Serve infine procedere ad uno snellimento e semplificazione della governance nel mondo dell’energia, riprendendo la proposta di modifica del Titolo V della Costituzione per riportare allo Stato le decisioni in materia di infrastrutture energetiche accompagnata dall’introduzione, sulla base dell’esperienza dei Paesi nordeuropei, dell’istituto del “dibattito pubblico”.( pag. 12)
Non sembra il discorso di chi vorrebbe mandare in vacca i sacrosanti referendum su nucleare e acqua e sostituirli con improbabili e vaghi dibattiti pubblici? Una bella centralona nucleare, seguirà dibattito. Penso male?

Una delle più urgenti priorità per privati ed imprese è l'accesso al credito. Montichino così liquida la pratica:
"Incentivare gli investimenti delle imprese in ricerca e innovazione, con nuovi sistemi di finanziamento e di accesso al credito." Eh qui bisognerebbe proprio dirlo che basterebbe che le banche non si andassero a giocare gli sghei al casinò della finanza. Un "nuovo" sistema di finanziamento potrebbe essere il ripristino della separazione tra banche commerciali e banche d'investimento ma, non so se avete notato, nell'agenda di Montichino non c'è una mezza parola su una  qualsiasi regolamentazione della finanza neoplastica. Anche le omissioni parlano chiaro.
Come pensa Montichino di favorire l'export? "Semplificando le regole per favorire le esportazioni delle aziende italiane."  Eh, già. Se non ci fossero i doganieri con il loro: "Chi siete, dove andate? Due scudi!"
L'unico modo efficace per favorire le esportazioni delle aziende italiane sarebbe abbassare i prezzi dei prodotti italiani per renderli competitivi, ma non massacrando i lavoratori mediante la politica della svalutazione interna sui salari ma svalutando la moneta, una moneta sovrana slegata da vincoli di cambio fisso.

Il resto dell'agenda è bisognafarismo a grappolo su temi fondamentali ma trattati tutti con spiazzante superficialità. Istruzione, Università e Ricerca, ad esempio, che meriterebbero volumi, si riducono al mero motivare gli insegnanti meritevoli. E come,  chiedendo loro di lavorare di più a parità di stipendio? E come si misura il merito di un insegnante, dal numero di note pubblicate sui migliori registri internazionali?
Che dire del proposito di "detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile per favorire l’occupazione delle donne, e ridurre la differenza di genere in ambito lavorativo?" Non si elimina una discriminazione introducendone un'altra. I lavoratori devono guadagnare uguale salario a parità di mansione, indipendentemente dal genere. Altrimenti è la solita scatola di cioccolatini spedita all'elettorato femminile. E la vita non è una scatola di cioccolatini.
Poi agenda digitale, energia verde, un'orgia di buoni propositi sulla lotta alla criminalità, ma, in tutto questo, e in generale su ogni argomenti, non una riga di banale concretezza su come fare a.

Infine: "Nei primi 100 giorni del governo occorrerà identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta per snellire la pubblica amministrazione, per avere anche più trasparenza."( pag. 12)
Perché questa fascinazione maligna per i cento giorni di napoleonica memoria in tutti i programmi di governo? Non parlava anche Brunetta di qualcosa del genere, o sbaglio? Perché cento e non 120? Ah, perché allora ricorderebbe le 120 giornate di Sodoma del Divin Marchese. E poi cento cose: le cento idee in padelle di Matteo Renzi? Qui Ichino forse si è tradito. Cento e non novanta o duecento. Cento. Ci dev'essere la cabala di mezzo.

martedì 25 dicembre 2012

Io sono laggenda


Cosa vi aspettavate da dei banchieri, per Natale? Un prosciutto di Carpegna? Il cesto della Conad? Un mutuo all'80% per una prima casa? La promessa che l'anno prossimo, se giocheranno al Casinò dei derivati, pagheranno di persona e non accetteranno più aiuti di stato o di continente che pagate voi? 
Niente di tutto questo. A Natale i banchieri regalano l'agenda. E solo se siete clienti particolari, se no c'è il calendario stile "Macellerie Sociali Riunite" senza figure e la penna a scatto con il logo.

Monti, il Monetary Man, siccome siamo polli importanti da diversi miliardi di euro, ci ha preparato la sua agenda in pelle di esodato per cliente Vip e non ce la regala, ovviamente, perché non esistono agende gratis, ce la impone per la nota legge macroeconomica del O così/O Pomì. E quelli che si ostinano ancora a chiamarsi partiti e non consigli di amministrazione, dovranno seguire l'agenda nemmeno fosse il Pentateuco. Perché, supponiamo, il bocconiano ci avrà perso le notti a suon di RedBull a scriverla, a pensare le varie voci della piattaforma programmatica, come direbbe Bersani, tra technicalities e "interlocking directorships". Con in più la fatica di dover tradurre in italiano ciò che suona così bene in inglese.
Un'agenda di cui fino a ieri avevamo soltanto sentito parlare ma che ora, grazie alla rete, sfogliamo avidamente alla ricerca di proposte nuove, coraggiose ed innovative. 
Un momento. Che odore di piddino, si sente, aprendo la prima pagina del PDF. Mah, sarà un'impressione. No, continuando a leggere è proprio odore pungente di bisognafarismo piddino, di intenzionismo senza attuazione concreta. Insomma, belle frasi veltroniane ad effetto e dietro il nulla di diverso dallo status quo del Pomì. Noi che in passato li abbiamo votati, ahimè, capiamo subito il piddinese, come Harry Potter la lingua dei serpenti. 

L'agenda di Monti, dunque, sa di piddino. Ieri mattina in rete si sono infine scoperti gli altarini. Sul blog di Mantellini, poi a valanga da Dagospia ad altri blog, per giungere finalmente ma timidamente in serata sui media mainstream, la rivelazione sul vero autore o solo volonteroso revisore, chissà, dell'agendina di 25 pagine di  Monti. Grazie al solito PDF chiacchierone, come già si scoprì che Giorgio Gori aveva messo mano al programma di Matteo Renzi, le proprietà del file del documento  programmatico di Monti rivelano la mano del Prof. Pietro Ichino. Ancora attualmente senatore PD ma voglioso di salire sulla scialuppa dei naufraghi ricchi tenendo in braccio questa bella bambina che si chiama Agenda. La sorellina di Spread.
Che miserie. Il PD fregato da un PDF. Le scuse di Ichino che sostiene che si, erano idee già nel programma di Matteo Renzi e, no, sono mie, però, boh. 

Lo so che quello di Pietro non si deve considerare tradimento ma "circolazione delle idee", come osservava  ieri su Twitter Antonio Polito. Però, direbbe la signora Coriandoli: "Son cose poco belle". E un Salvatore che si fida di uno chiamato Pietro desta qualche perplessità, visti i precedenti.
Del resto capisco Monti. Mica poteva dare in pasto agli elettori già scioccati da IMU, riforma Fornero, recessione e crollo del mercato immobiliare, una bella dose di monetarismo di Chicago in forma non diluita. In questi casi, si chiama l'anestesista piddino che confonderà il paziente con l'intenzionismo e il bisognafarismo e lo renderà talmente tranquillo che non si accorgerà nemmeno del taglio a T.

"È un grande errore giudicare le politiche ed i programmi per le loro intenzioni piuttosto che per i loro risultati." (Milton Friedman)

La battuta del titolo è di @SteBaglio. La vignetta è del grande Edoardo Baraldi.

lunedì 24 dicembre 2012

Psichiatria antidemocratica


Parliamo sempre male della televisione ma almeno domenica si è comportata da servizio pubblico e da elettrodomestico utile. Dopo la conferenza stampa di fine anno di Monti e l'intervento di B. nel contenitore pomeridiano di Raiuno, ci ha indicato i primi due leader da gettare subito nel cassonetto degli invotabili. L'uno per raggiunti limiti di decenza, l'altro perché non sarà con un'agendina striminzita messa sotto l'albero che ci farà dimenticare le porcate da serial liberisti compiute dai ministri del suo governo "tenico", come dice il suo antagonista (vero o finto?) B.

La mattina, in diretta, abbiamo ascoltato il Salvatore, il neo Uomo della Provvigione, il Professor Monti, discettare di "interlocking directorships" tra messaggini massonici, allusioni che volevano inutilmente imitare l'inarrivabile genio di Andreotti, e infine tirate di giacchetta al povero De Gasperi, sempre nominato invano da chiunque occupi la cadrega di Palazzo Chigi e miri ad intortare il popolo democristiano.
Riassunto della conferenza: "E' tutta colpa del governo passato, non mi hanno lasciato lavorare. Però ho salvato l'Italia. Se mi candido? Vedremo. (Ambizioso come sono Palazzo Chigi non mi basta)."
Non è mancato il millantato credito: "Lo sapete che in USA stanno cercando di fare ciò che ha fatto l'Italia quest'anno?", riferendosi al fiscal cliff.  Bocconians uber alles. E poi alcune affermazioni che gridano vendetta, pronunciate senza che il poligrafo muovesse un pennino, come l'asserzione che le banche non hanno avuto aiuti di Stato (dimenticando i Monti bond di cui usufruirebbe per un quinto del gettito delll'IMU Monte Paschi Siena) e quella veramente vergognosa della lamentazione circa i supposti "sacrifici personali ed economici suoi e dei suoi ministri" per quest'anno di governo. Robespierre avrebbe detto: "Aristocratici di merda."


Nel pomeriggio, nel salotto di Giletti su Raiuno, B. ha tentato di rinverdire i fasti del grande comunicatore di una volta ma la rentrée da pugile suonato è andata a finire come da copione. Le ha buscate perfino dal conduttore, una cosa impensabile solo un anno fa. Stizzito dalle continue interruzioni del suo monologo dove stava sciorinando tutte le cifre che si era imparato a memoria, incalzato dal Giletti, pensate, ha minacciato di alzarsi ed andarsene, ha fatto la primadonna in una, io credo, di quelle clamorose liti fasulle tipicamente televisive.  L'unico modo conosciuto per far uscire dal coma postprandiale lo spettatore della domenica e mettere un po' di pepe nella ribollita del "vi tolgo l'IMU" e panzane assortite.
Per il resto, forse sta studiando da antieurista perché ha perfino citato Paul Krugman, che chissà se distingue da Freddy Kruger. E poi il solito "ho fatto questo, ho fatto quest'altro, gli altri non hanno mai lavorato in vita loro". Tanto meno Monti che è professore, dunque nullafacente, secondo B. Ci ha risparmiato, per fortuna, il Milan che ha vinto di più al mondo.

Per entrambi i personaggi, siamo comunque nelle paludi psichiatriche dove finiscono coloro che si smarriscono nei fumi dell'oppio del potere. Niente di strano, pare che i  governanti siano tutti disturbati mentali più o meno gravi. Il potere non logora solamente, a quanto pare brucia proprio il cervello.
Se B. sente voci che lo invitano a tornare e Monti sente una vocina che gli consiglia di non candidarsi - quindi condividono pure le stesse allucinazioni - per il resto sono entrambi affascinati dalla menzogna, afflitti da un ego ipertrofico e da una smisurata ambizione che ha sempre bisogno di millantare successi, spesso inesistenti. La differenza principale tra i due, comunque, è che B. è il matto, Monti il pazzo lucido.

Berlusconi è il matto un po' molesto, il disinibito frontale, quello che dice sconcezze e tocca il culo alle infermiere. E' quello che urla, si incazza, e che tende a recitare sempre una parte, comica o drammatica che sia. Conoscendolo è abbastanza gestibile perché, tutto sommato, prevedibile se pungolato sulla monomania sessuale.
Monti preoccupa di più invece perché in un'ora e più di conferenza non gli ho visto né sentito esprimere mezza emozione, nemmeno di quelle base in dotazione anche agli androidi giapponesi. Ha mantenuto sempre quella voce metallica, inespressiva, monocorde, anaffettiva, che parla solo di soldi e che farebbe sospettare la diagnosi di sociopatia, la patologia di chi non proverà rimorso per le proprie azioni negative.
Una qualità senz'altro auspicabile per il prossimo presidente del consiglio, non credete?

domenica 23 dicembre 2012

La mossa del Palio d'Italia


Siena è di moda. Non solo a causa del suo Monte Paschi, del quale siamo diventati finanziatori a nostra insaputa ma soprattutto perché in questi ultimi giorni la politica nazionale sta cominciando ad assomigliare sempre più alla mossa del suo celebre Palio, assorbendone le dinamiche e i modelli comportamentali.

L'avete visto tutti almeno una volta in televisione, se non dal vivo nella Piazza del Campo. Uno per uno, i dieci fantini delle contrade sorteggiate a disputare il Palio vengono chiamati a schierarsi dietro al canape della linea di partenza. L'ultimo ad essere chiamato partirà di rincorsa, dietro a tutti gli altri. 
Avrete notato che questa operazione, la mossa, viene ripetuta per molte volte prima che la gara possa iniziare. Se uno solo dei cavalli non è in posizione, il mossiere rimanda tutti fuori e si ricomincia con la chiamata. Due, tre, fino a dieci volte e più. Non c'è un limite se non alla sopportazione di chi, da non senese, non riesce ad apprezzare la bellezza di questa manfrina.

Degli amici senesi mi spiegarono come funziona la mossa e perché sembra quasi impossibile riuscire a far finalmente partire una decina di cavalli imbizzarriti ed ingovernabili, guidati da fantini altrettanto incontrollabili.
La mossa, nonostante sia regolata da norme, ne prevede l'assoluta inadempienza. Tutto è lecito in quei momenti.
I fantini si agitano e non rispettano volutamente la posizione assegnata, aiutati da cavalli parecchio alterati se non a volte strafatti; parlottano tra loro, si spingono, si danno di nerbo, si insultano e soprattutto contrattano. Pare che in quei concitati momenti prima della mossa, girino soldi, molti soldi. Ogni fantino ha un budget messo a disposizione dalla sua contrada per comperare avversari e consolidare alleanze. Perché quando la fiasca decide l'ordine di partenza, accanto potrai ritrovarti la contrada amica o quella nemica. Il tuo fantino potrà scegliere tra lealtà e tradimento. Se rispettare i patti o farsi convincere dagli avversari.
In ogni caso, e questo è il bello della gara, una volta superata la mossa, le strategie, i tradimenti e i colpi bassi, non contano più. Contano i cavalli e la bravura dei fantini a superare gli ostacoli e ad arrivare in fondo ai tre giri di campo. Il risultato finale rimane governato dal caso, dal grado di inclinazione con il quale il cavallo affronterà la curva di S. Martino.

La politica italiana e il Palio di Siena. Mi candido, non mi candido. Ovvero, entro o non entro dietro al canape; posso e voglio stare a fianco di quello o no? Se entri tu allora esco io. Quello mi spinge, l'altro mi prende a nerbate. Allora non mi candido e si ricomincia, perché gli altri, per decidere cosa fare stanno aspettando la tua mossa.
C'è il drappo in palio, appunto, ma potrebbe esserci qualcosa di più concreto, che vale tutto l'anno e gli anni a venire e non solo i pochi frenetici minuti della gara al massacro. L'equivalente delle strategie durante la mossa, appunto, che probabilmente governano la città di Siena per tutto l'anno successivo. Tanto per essere chiari: Monti corre per il Palio delle elezioni o per il settennato al Quirinale? 
Ecco, la retrocessione al Medioevo dell'Italia passa anche attraverso la riduzione a disfida tra contrade della cosa pubblica. Sperando che dopo il Medioevo ci sia di nuovo un Rinascimento e non ancora un balzo all'indietro nella preistoria delle clave.

Nella mossa che precederà le prossime elezioni, ci sono contrade amiche e nemiche ed altre che fingono di esserlo. Ci sono cavalli dopati, cavalli bolliti, cavalli sopravvalutati e quelli che dopo aver vinto una gara non hanno vinto più nulla. C'è quello che è già predestinato a spezzarsi la zampa alla curva del Casato e quello che farà l'exploit, la giovane promessa. 
Forse si rispetteranno le regole e forse no. A differenza della gara di Piazza del Campo, questo è un gioco che coinvolge un continente, se non il mondo intero, non una città. Anche qui girano soldi, ma molti di più di quelli che può intascarsi il più scafato dei fantini e più di quanti possiamo immaginare. 
Mi candido, non mi candido. Forse mi candido se si candida lui e se non si candida quell'altro, ma quell'altro sta aspettando che non si candidi quello così non mi candido io. E noi siamo solo spettatori, come quelli del Palio vero.

giovedì 20 dicembre 2012

Facce da poker


Il regime shockeconomista viaggia spedito verso la consacrazione finale grazie ai suoi volonterosi e smaniosi collaborazionisti piddini e centraioli e noi siamo talmente tramortiti dall'oppio della propaganda mediatica che rischiano di sfuggirci alcune notiziole della serie 2+2=4. Toglietevi dal grugno quell'espressione da fumeria cinese come Noodles nel finale di  "C'era una volta in America" di Sergio Leone ed ascoltate.

Oggi i giornali online sono pieni delle immagini e dei resoconti del Triumph des Willens del Monti operaio, applaudito (dice la Repubblica) dai dipendenti FIAT di Melfi durante la visita allo stabilimento assieme ai feldmarescialli Elkann e Markionne. Addirittura L'Huffington Post titola, riferendosi al solito discorso terroristico "del baratro", a sedicenti "Toni da Churchill", riuscendo a superare forse certe vette del vecchio Rude Pravo.
L'Annunziata forse si rammarica che non siamo in giugno, perché così Monti avrebbe potuto trebbiare a torso nudo tra il plauso dei lavoratori agresti delle fertili terre italiche.

Non eravano abbastanza  furenti per le notizie del bailout della banca MPS, finanziato con i nostri sudati soldi attraverso i Monti bond, successori dei Tremonti bond del passato governo e che saranno seguiti, chissà, dai 'Nti bond fino all'esplosione finale del bubbone marcio. Una cifretta che si aggirerà, alla fine, sui 4,45 miliardi di euro e che l'Europa fa finta di non voler concedere. Una cifra che corrisponde circa alla cessione del quinto dell'IMU. Un aiuto di stato giustificato dalla solita scusa che "le banche non possono fallire". I poercrist si, invece.

Non bastasse questo, ora scopriamo che il governo intende spremerci anche attraverso la nuova tassa comunale sui rifiuti (eredità anch'essa del passato governo) - con i legaioli che scopriranno le delizie del federalismo fino in fondo - e soprattutto grazie alla prossima autorizzazione all'apertura di almeno 1000 sale da poker. Badate bene, non scuole, ospedali o RSA per anziani, ma bische. Quand'è che siamo stati annessi allo Stato del Nevada? Ne hanno parlato poco, è vero, ma se l'hanno fatto, e ciò è allucinante,  l'hanno fatta passare per una cosa normale.
E' quasi disperante ricordare che la ludopatia - la dipendenza dal gioco d'azzardo - è una malattia che spinge tante persone a giocarsi lo stipendio appena incassato alle macchinette, ad indebitarsi con gli strozzini e che alla fine getta sul lastrico intere famiglie, ma a questi dottor morte in loden non interessa. Tutto va bene per far cassa e foraggiare la finanza. La finanza casinò, appunto.

Accennavo alla formula matematica del 2+2=4. Beh, un anno fa esatto, poco prima della messa in mobilità del caimano da parte dei golpisti con il silenziatore, si parlò molto dell'entrata di Iddu nel bisinissi del gioco d'azzardo attraverso la Glaming, società controllata al 70% dal gruppo Mondadori.
Non solo, ma in uno degli ultimi atti del suo governo, in un maxiemendamento, si scoprì che l'aumento delle aliquote per chi vince più di 500 euro al gioco d'azzardo non sarebbe valso per il poker online. Combinazione, proprio il nuovo ambito di interessi di babbo e figlia caimani e l'ennesima legge ad personam. Questo giusto per ripassare ciò che è stato B. al governo, visto che sembriamo dimenticarcene.
Ebbene, venendo ai giorni nostri, l'approvazione nel DDL di stabilità dell'apertura delle nuove sale da gioco - quando ci sarebbero mille altre priorità di interesse generale - a me puzza tanto di regalo di Natale e di mantenimento della linea di continuità e contiguità con il governo degli interessi particulari di chi sapete.Un modo per tenerselo buono? Soprattutto quando in ballo c'è l'autorizzazione o meno proprio del poker live, ancora in forse.  Ah beh, comunque Bersani ha detto che la prima cosa che farà al governo (ma quanto si strugge per il potere, l'umarell) sarà la legge sul conflitto di interessi. Possiamo stare tranquilli.
Però consolatevi. Mentre autorizzano la moltiplicazione delle bische dove gli italiani si illuderanno di potersi arricchire, i banchieri proibiscono, sempre nel DDL, la pubblicità del gioco d'azzardo in TV. Una bella ipocrisia pretesca da neodemocristiani.

E allora capite che, in questo schifo istituzionale, in questa deriva da mafia state, la notizia che Renato Vallanzasca, il bandito della Comasina, il bel René, di giorno lavora presso una ricevitoria del lotto, non ci stupisce più di tanto. Anzi, ci sembra la notizia più normale di tutte.

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