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lunedì 3 novembre 2014

Il sole nero


Che orrore! La Gabba-nelli e il gatto vi hanno fatto vedere a "Report" come spiumano le oche (pensavate che gliele chiedessero per favore, vero?) e vi hanno fatto andare a letto con il senso di colpa. Per il Moncler (una delle poche aziende con qualcosa di italiano dentro rimaste, per altro), il piumino che tanto non vi potreste comperare lo stesso a Natale perché vi spiumeranno prima il conto corrente, magari per rifinanziare la loro bancaccia fallita di partito nel tentativo di renderla più appetibile per quegli squali incrociati con i vermi dei loro amici finanzieri. Bene, avete sofferto tanto. Il distrattore ha funzionato. Chi non proverebbe orrore per le sofferenze delle povere paperelle? Infatti io non ho guardato.

Bene, and now for something completely different.
Guardatevi questo documentario sui nostri fratelli greci, che tratta in specifico dell'epidemia di depressione che è calata sul paese come un castigo biblico.
Guardate e inorridite. Osservate come con la terapia dello shock si possa provocare un disastro mentale su larga scala, un genocidio senza sparare un colpo e accendere un forno ma solo con la complicità della propaganda dei media, con i telegiornali ansiogeni dei quali parlano gli psichiatri nel documentario. L'ansia, il senso di colpa, quello di vergogna e la disperazione possono essere inoculati a milioni di persone, mentre si opera criminalmente per derubarle della propria ricchezza e gettarle nella disperazione. E' istigazione collettiva al suicidio. E' la prova di un crimine contro l'umanità, uno dei più efferati, che però non interessa a nessuno, tanto meno a coloro che vorrebbero esportare, dopo il grande successo in Grecia, la medesima terapia da noi e nel resto dell'Europa di seconda classe. Per liberarsi delle nuove vite indegne di essere vissute. O che hanno vissuto al di là delle proprie possibilità. Io non ci trovo molta differenza tra i due concetti, nonostante i settantanni che li separano.

Tra le testimonianze raccolte nel video, oltre a quelle degli operatori psichiatrici dei centri di aiuto che raccontano le cifre della tragedia, come l'aumento del 28% dei suicidi e l'impennata della depressione tra la popolazione, stringono il cuore quelle dei bambini e i loro disegni, con quei soli neri. Piccoli già vittime del convincimento che siano stati si i politici a ridurre le loro famiglie alla fame ma che soprattutto la colpa sia stata di quelle famiglie, di avere "speso troppi soldi".
C'è un particolare sadismo in colui che ti toglie la felicità sostenendo che se sei stato felice fino ad ora non ne avresti avuto diritto. C'è un che di pedagogia nera dall'origine inconfondibile in questo senso di colpa inoculato come un veleno in popolazioni talmente solari, per restare in tema, da inventarsi una terapia a base di risate per tentare di sopportare l'angoscia del quotidiano. Uno degli intervistati dice, ad un certo punto:

"Noi abbiamo il sole. Sono riusciti a farci sentire in colpa per avere il sole."

Una donna, il cui stipendio si è ormai dimezzato e non riesce più a pagare il mutuo, esprime la rabbia di chi ha capito chi l'ha ridotta alla disperazione. "La banca avrebbe dovuto sapere che non sarei stata in grado di pagare le rate. Avrebbe dovuto saperlo meglio di me."
E un altro: "Ci hanno rovesciato addosso un benessere che non avevamo mai avuto, ma noi non volevamo tutto ciò, siamo gente semplice e non abbiamo molte pretese".
L'uomo poi che racconta di essere invecchiato di vent'anni in poco tempo e che non si suicida perché non vuole lasciare da solo il figlio. Un bambino al quale riesce a dare da mangiare solo un piatto di fagioli.
Chi infine ha già preparato la corda appesa e te la mostra.
Un popolo intero, quindi,  in preda alla depressione, una depressione provocata scientificamente dall'invidia di chi è convinto di non potersi meritare il sole a meno di toglierlo agli altri con la violenza.
Un popolo che sembra purtroppo fin troppo adagiato sul proprio destino, se è vero che pensa di affidarsi come unica speranza al toy boy delle damazze eurofile, quel Tsipras che, si, poveri greci ma l'euro non si tocca.


Due parole a corollario sulla depressione.
Questo documentario mi ha fatto stare male perché la depressione la conosco, è la cosa più terribile che possa capitarti e l'ho avuta addosso per dodici anni. Conosco quel dolore atroce e quell'assoluta disperazione che ti danno le bellissime giornate di cielo terso quando normalmente dovresti essere felice solo per il fatto di esistere e vedere tutta quella bellezza; conosco quella vocina insistente che ti dice: "Non hai speranza, davanti a te c'è solo un muro nero oltre al quale c'è il nulla, il futuro non esiste, ammazzati" e quell'altra all'altro orecchio che, se hai la fortuna di ascoltarla, ti sprona a salvarti, a cercare aiuto, a REAGIRE!

Io ne uscii, per fortuna, grazie alla seconda vocina e alla droga. Non sto scherzando. Proprio di recente, cercando notizie sugli antidepressivi di ultima generazione, sempre più inefficaci a vederne gli effetti su alcuni amici, ho scoperto che il farmaco che presi durante la psicoterapia e che posso dire mi abbia guarita, l'amineptina, non solo è stato ritirato dal mercato nel 1999 ma è stato addirittura inserito nelle «Tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni» nel 2005 (sotto Sirchia), diventando quindi tecnicamente una droga.

"Il Ministero della Salute, con decreto del 17 novembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2005, ha aggiunto, nelle tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, l’amineptina, antidepressivo atipico con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, in grado di produrre uno stato di dipendenza fisica nell’uomo e disturbi delle funzioni motorie o di pensiero o di comportamento o di percezione degli stimoli esterni. Studi clinici condotti sull’uomo hanno dimostrato che l’amineptina provoca dipendenza ed abuso, specie nei pazienti con precedenti storie di tossicodipendenza. Il farmaco viene impiegato anche per la disassuefazione della dipendenza da anfetamine.
Fonte: Gazzetta Ufficiale dell’8/02/2005"


Questo mentre, tanto per fare un esempio, viene tuttora somministrato allegramente il prednisone, un tipo di cortisone che, tra gli effetti collaterali più comuni, comprende episodi di psicosi acuta di tipo paranoideo.
Si sono trincerati dietro la scemenza della dipendenza ma il vero motivo per cui l'amineptina è stata ritirata è che curava davvero la depressione. Te ne portava fuori e per sempre. Insomma era un farmaco che funzionava, quindi un'anomalia nel mondo in cui ogni paziente in più significa maggiore fatturato.
Il "Survector" dava dipendenza? Balle stratosferiche. Quella la danno le benzodiazepine che ti prescrive alla cavolo anche il mediconzolo di base. Avete$ idea$ di quanti$ milioni$ di consumatori$ assumono benzodiazepine per dormire? Per questo, sempre da parte del nostro solerte Ministero della Malattia, viene boicottata la melatonina, (un altro bel caso di sopruso ai danni dei cittadini) che, oltre a farti dormire in maniera naturale, ad esempio silenzia i sintomi della menopausa rendendo potenzialmente inutile il business delle terapie ormonali sostitutive.
L'amineptina, a parte un po' di nausea i primi giorni, ti riconciliava con Eros, ti faceva sentire leggermente survoltata e, diciamo, ti caricava sessualmente a balestra. Ti provocava anche meravigliosi orgasmi spontanei. (Cominciate ad avere qualche sospetto? Lo scandalo delle droghe ricreative!)
Sotto controllo specialistico e con un adeguata psicoterapia di supporto, perché certo il viaggio non era sempre bello, riusciva a schiodare situazioni parecchio difficili e in soli sei mesi. Poi andavi a scalare e via. Chiuso il capitolo depressione e per sempre. Adios amiga.

Sapete con quali farmaci non pericolosi e non stupefacenti è stata sostituita l'amineptina? Con i nuovi meravigliosi SSRI, gli antidepressivi che rendono, ad esempio, troppi maschi che disgraziatamente li assumono totalmente asessuati ed impotenti. Riuscite a capire il senso e l'utilità di un farmaco che, visto che sei depresso e non hai voglia di fare l'amore, non trova di meglio che castrarti del tutto fisicamente? Senza contare che la depressione non te la tolgono nemmeno per sbaglio. Oltre che controproducenti, visti gli effetti collaterali, sono anche inefficaci. Chi li prende, dopo mesi, mi racconta di sentirsi ancora più di merda che all'inizio, con in più la vergogna "di non riuscirci" e quindi di conseguenza perdendo la speranza di uscire dalla depressione. Eppure i colleghi psichiatri li prescrivono, continuano a prescriverli e se il problema è l'erezione, che problema c'è? C'è il Viagra, un altro farmaco costoso da buttar giù. Curare il danno da farmaco con un altro farmaco.Che sarà mai?
Non solo ma, a proposito di farmaci pericolosi, hanno sdoganato e riciclato come pillole per smettere di fumare (a cento euro la confezione) vecchi antidepressivi precedentemente accantonati perché inducevano i pazienti al suicidio. Sapete quanti$ milioni$ di consumatori$ vorebbero$ smettere$ di fumare$?

Qual è quindi lo scopo della medicina di questi tempi, anch'essa irrimediabilmente orientata al profitto? Se mette la licenziosa amineptina tra le droghe, allo stesso modo in cui criminalizza la cannabis ma non altrettanto la cocaina, che è una droga depressogena come effetto rebound, per non parlare dell'MDMA che il cervello te lo manda provvidenzialmente in pappa, e permette la commercializzazione della castrazione chimica all'escitalopram, sono paranoica e complottista se penso che in fondo non abbia alcun interesse a debellare la depressione ma anzi, voglia non solo perpetuarla ma renderla endemica? Perché un popolo depresso è più facilmente controllabile, può essere sottomesso più alla svelta e difficilmente ti farà una rivoluzione perché, come per i lemmings, basterà portarlo in cima al burrone e penserà da sé a suicidarsi? Come in Grecia?

domenica 26 ottobre 2014

Morti di Leopolda vs. morti di art.18


Ovviamente è un fake, per ora. Non è però meravigliosamente plausibile? Qualcuno ci è cascato. Il formato tabloid, il target da salone di parrucchiere e la copertina dedicata alle inquantodonne: l'avvocata del diavolo e tutto il resto del peggio femminino piddino, con Civati a far da cicisbeo? 
In fondo è la tendenza attuale della politica, di qualunque colore e quindi di nessun colore. La politica grigio topo. O topa, meglio ancora. Mandare in prima fila le groupies e i cicisbei a fare le pazze in televisione a colpi di "maguardiiopènso" (Dio, la Bonafé!)  E quando la nave affonda i topi cominciano a preoccuparsi. Fassina parla di "superamento" dell'euro e l'altra parrucca incipriata dissidente, Cuperlo, addirittura di ipotesi uscita.
Le tope invece, soprattutto la zoccola dura del nefasto piddinismo emiliano-romagnolo, le compagne di merende del mostricciattolo di Firenze, non lo pènsano ancora, per il momento. Andare contro un'Europa comandata da una donna ed essere ancora sotto l'effetto della doppia ebbrezza del potere finalmente ottenuto, inquantodonne e inquantocompagne, deve sembrare loro ancora atto troppo estremo e per giunta maschilista.

Tornando all'Unità ed alla sua possibile deriva terminale nel gossip, in fondo Gramsci sarebbe perversamente contento di vedere i suoi pronipotini contendersi il coiffeur all'edicola con altre riviste underground e psichedeliche come Visto, Miracoli e Il Mio Papa, piuttosto che continuare a difendere i nazisti golpisti nell'ex Unione Sovietica. Ricordo che Cronaca Vera, invece, che mi onoro di avere tra i followers su Twitter, è rivista di ben altro spessore ed impegno politico, economicamente assai più preparata di Fassina e meno opportunista di Zingales.

Parlando invece di televisione, il canale più hard del mainstream piddino, ovvero la televisione dell'editore Cairo, il Franco Maria Ricci dell'estetica renziana, è impegnato in questo fine settimana nella copertura della Woodstock di regime, il grande rave party della Leopolda, dove le groupies si scatenano con roba pesante. Il supplente della Gruber, Floris, respirando anch'egli il profumo dell'Ubalda, era quasi in trance, sembrava all'UFO Club di Londra nel 1967. Chi visita YouDem in questi giorni ottiene gli stessi effetti di YouPorn. Del resto non vanno di moda le pornofilosofe? (Si, Diego ha risposto ma fin troppo signorilmente. Jarno infatti ha commentato: "ma un mò va fèr dal pugnetti non bastava?" Non ve la traduco nemmeno.)

Nel clima di euforia per i successi del PNsF (Partito Nazionale sFascista), non c'è da dare troppa importanza alle manifestazioni della CGIL e degli altri poracci del sindacato che vanno in giro a ripetere ossessivamente "articolo 18,18,18,18,18...), tipo il vecchio trattore pumpum della FIOM o l'omaccio in maglietta che chiede la patrimoniale, per non parlare di Cofferatu che ricordiamo bene nel suo autodafé proeurista.


Trattasi di deliri di poveri psicopatici che prima hanno avallato tutte le peggiori porcate contro il mondo del lavoro degli ultimi vent'anni, si sono innamorati del progetto euronazista, hanno ridacchiato al tavolo della Troika, eletto Renzi alle primarie e poi, come Norman Bates, ora urlano "Mamma!! Mamma, cos'hai fatto??!"
L'unica scissione che io vedo nel PD è quella schizofrenica.



Io non greto, direbbe il Razzi di Crozza, trattarsi però di follia collettiva e difatti, per quanto riguarda la dirigenza diquelpartitolà si può solo parlare di collaborazionismo idiota o consapevolmente criminale.
Per la base e i simpatizzanti il discorso è più complesso, ci torno su in un altro post. E' l'atteggiamento di questi ultimi che rende folle l'insieme, e rende l'immagine di un partito orgogliosamente psicopatico.

Per fortuna che uno dei dati più inquietanti (per loro) relativi allo stato di salute della sinistra italiana è il calo delle iscrizioni al PD perfino in Piddinia, l'ex regione rossa ora color can piddino che fugge in onore della broda incolore di cui si diceva all'inizio.
Niente paura. Come alla fine del Terzo Reich, vengono arruolati i vecchi e i ragazzi un po' gonzi. Marco Pannella ha annunciato che vuole iscriversi al PD e Gennarino Migliore lo ha già fatto con una cerimonia assai toccante. Ferro. Scelta Civica e SEL sono già pronte alla confluenza. Un momento, ma Scelta Civica non è sinistra, si agita il piddino dentro la camicia di forza. Perchè le azzeccagarbugliesse, Davide Serra, il signor Camusso, l'iperpresenzialismo berlusconiano del bischero, con tanto di promesse e bugie, lo sono? Come nelle migliori trame di psicodrammi, odiano il padre ma alla fine ci si identificano.


Ricordate che questo è il vostro presidente del consiglio

lunedì 8 settembre 2014

Post in progress


No, il blog non è morto. Si era solo assentato per un po', in cerca di ispirazione ed ossigenazione, nonché disintossicazione dalle miserie della politica italiana, che sono peggio del crack. Ora che il secondo mese più stronzo dell'anno è arrivato (l'altro è febbraio), è ora di ricominciare a scrivere ma ho bisogno della vostra collaborazione per un post che sto preparando.

Si parla di depressione e, siccome ho scoperto casualmente che il farmaco che mi aveva guarita a suo tempo è stato ritirato dal mercato, mentre ricevo sempre più lamentele circa l'inefficacia dei farmaci che l'hanno sostituito e che vengono somministrati a dogs and pigs, con effetti collaterali devastanti di cui parleremo, vorrei raccogliere delle informazioni, tramite il seguente questionario,  da altre persone che abbiano sofferto o soffrano attualmente di depressione.
Ovviamente è garantito l'assoluto anonimato e le risposte dettagliate, se vorrete, potete anche lasciarle, oltre che nello spazio qui sotto, cliccando qui sul link alla pagina dell'indagine. Potete anche segnalare la ricerca ad altre persone interessate.
Grazie per l'eventuale collaborazione.

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sabato 15 febbraio 2014

Matteo non farebbe male neppure ad una mosca


Nel finale di "Psycho" di Hitchcock udiamo Norman Bates, ormai flippato del tutto, parlare con la voce di mamma riferendosi a sé stesso in terza persona, dimostrando in tal modo di aver portato a termine l'identificazione con l'aggressore e la propria scissione di personalità. Il concetto viene ribadito utilizzando un suggestivo espediente cinematografico, il morphing. Il volto di Anthony Perkins viene sovrapposto a quello della madre mummificata e il film si chiude con la scena, accompagnata dalla musica spaventevole di Bernard Herrmann, del recupero dell'auto contenente il cadavere della povera Marion Crane che Norman aveva occultato nella palude.
Tranquilli, questo pazzo furioso da oggi non potrà più nuocervi. Ci prenderemo cura di lui a litri di clorpromazina e sedute di elettroshock e magari, con due colpetti ben assestati sul lobo prefrontale, lo renderemo docile come un agnellino. Non farà più del male neppure ad una mosca. Appunto.

Eppure Norman era parso assolutamente Normal a Marion quando la sua fuga da maldestra ladra per un giorno si era fermata nel parcheggio del Bates Motel. Si, un po' strano il ragazzo, bamboccione assai con quei continui riferimenti a mammina e un po' troppo solitario, ma Marion era troppo presa dal proprio senso di colpa per aver sottratto i soldi in ufficio per accorgersi che l'unica cosa da fare sarebbe stata fuggire a gambe levate da colui che il regista ci presenta con fin troppi indizi come l'archetipo del killer seriale. Ricordo che quando vidi per la prima volta "Psycho" da ragazzina con un amico, a metà film lo gelai con l'infame spoilerone "La madre non esiste, è lui l'assassino camuffato da madre", ma non fateci caso, la mia sensibilità per riconoscere le oscure disarmonie della malattia mentale era già allora un talento naturale.

Veniamo all'attualità. Ci presentano un ex-ragazzo, un trenta quasi quarantino vivace ed estroverso e ti dicono che devi affidarti completamente a lui. E' un po' troppo pane&salame forse, uno di quelli che vedi bene giusto come sindaco con la fascia da Miss Italia. Se lo pensi invece come statista ti tocca schiodare ben bene l'immaginazione più fervida di cui sei capace. In ogni caso, quella parola, bischero, che i tuoi geni toscani ti associano malignamente alla sua faccia quando pensi a lui, in fondo ti tranquillizza.


Non ha mica lo sguardo torvo di Norman-Anthony e, quando posa da maudit, da sciupapiddine, si vede che è sforzato, che s'atteggia, ma del maudit non ha neppure l'accenno. Perché maledetti, caro il mi' Matteino, lo si nasce. No, è innocuo, credetemi, fa quasi tenerezza. Un cugino primo da dormirci assieme tranquille sotto la tenda al campeggio degli Scout.


E poi democratico lo è, altrimenti non sarebbe il segretario del Partito Democratico. Quel nome che, più dello gnocco fritto e della casa del popolo, ti ricorda inconsciamente l'America, JFK e la Nuova Frontiera e che in Italia è l'ultima incarnazione della sinistra seriaeperbene opposta all'orrendo partito berlusconiano dei cattivi, ultimamente per la verità soppiantato da quello degli ancora più cattivi Cinquestelle.
Apparentemente quindi, il nostro Vespa giovane sembra uno di sinistra, il suo motel è accogliente e confortevole, nonostante le sue stanze siano stranamente vuote.
L'unica presenza oscura attorno a lui non sono gli uccellacci del malaugurio che tiene impagliati in ufficio, i trofei delle sue rottamazioni, come le chiama lui. Lavori di paglia, ago e filo che però conservano intatti piumaggi variopinti di leader un tempo veramente di sinistra, forse.
La presenza inquietante che aleggia è quella di una gigantesca balena bianca che potrebbe all'occorrenza trasformarsi nel pinocchiesco pescecane. Pinocchio uguale bugie. Siamo sempre di più in Toscana, terra di mostri sanguinari e dei viaggi ergotici del più grande poeta lisergico, Dante Alighieri. Amo seguire le libere associazioni perché è sempre interessante e perché non sai mai dove ti porteranno, ma qualche indicazione, qualche indizio per interpretare la realtà te lo offrono sempre.

Ora al ragazzo vogliono consegnare un potere quasi assoluto senza passare per le urne. E' bastato il biglietto da due euro pagato dagli ineffabili piddini alle primarie. Il loro concetto di suffragio universale.
Possibile che questo entusiasmo attorno a lui, tutto l'armamentario di questa religione Bischerology a base di culto della doppia personalità, le tante groupies con i capelli lunghi che lo circondano e che fanno tanto famigliola di Charlie Manson, e quella mamma putativa un po' dimessa, con il culone e i capelli di stoppa gialla i cui interessi promette di accudire con vero amore filiale, non vi inquietino nemmeno un po'? Per non parlare di quel padre da anni chiuso in manicomio perché convinto di essere un re come Napoleone?
Entrereste quindi nel Renzi Motel? Accettereste di farvi la doccia senza paura che appaia la mummia dell'incartapecorita zia ricca Lagarde con il coltellaccio per scannarvi? Non vi inquietano i numerosi nei-con sulla sua faccia? No?
Io, se passo dal Motel Renzi, tiro dritto. Ricordate? Chi era l'assassino l'avevo capito a metà film.



lunedì 6 gennaio 2014

Poracci, i piddini


Ieri Pierluigi Bersani ha avuto un malore a casa sua, causato dalla rottura di un aneurisma cerebrale, ed è stato ricoverato per essere sottoposto ad un delicato intervento per ridurre l'emorragia ed applicare un clippaggio di routine all'arteria cerebrale colpita. Gli è andata bene che era un aneurisma sacculare e non a manicotto, commenterebbe il solito medico cinico alla Dottor House.
In tale circostanza era d'uopo al massimo il "tanti auguri di pronta guarigione, Bersani, torna presto al tuo lavoro e alla tua famiglia". Stop. Nessun ulteriore sdilinquimento e vesti stracciate perché, in fondo, altre migliaia di persone nello stesso momento stavano subendo la stessa sfortuna e, soprattutto perché, l'empatia, per essere sincera, deve essere una cosa spontanea e non a comando. Già abbiamo dovuto cercare disperatamente di farci diventare simpatico Schumacher per l'incidente che gli era capitato e adesso anche Bersani. 
Ripeto: in certe occasioni, a parte una cortese solidarietà di circostanza, è anche concesso, intimamente e democraticamente, di fregarsene. Non possiamo mica soffrire per tutti i potenti che finiscono all'ospedale come i comuni mortali.
Gli anglosassoni, in queste occasioni, se la cavano egregiamente con tre parole: get well soon. Hai detto tutto e non hai bisogno di dire altro e va bene sia per il parente, che per l'amico e per il vicino di casa. Perfino quelli un po' stronzi. Nei rapporti sociali non sociopatici dovrebbe funzionare così.

Invece no. La sobrietà non è di questi tempi e di questo paese dai sentimenti rococò e borderline. E soprattutto non è appannaggio dei piddini che, sempre pronti alla battaglia in difesa del partitone dalla coscienza sporca, hanno colto l'occasione per grufolare assai dentro la disgrazia del loro leader, richiamando la Guardia Nazionale Piddina, dirigenti e soprattutto simpatizzanti, che hanno partecipato inconsapevolmente - se no non sarebbero piddini, ad una squallida campagna propagandistica opportunistica.

Cosa è successo, quindi?
Appena si è avuta la notizia del malore di Bersani, nel pomeriggio, su quella fogna a cielo aperto che è Facebook e in parte è anche Twitter, anche se quest'ultimo, in confronto al regno dei gatti pucciosi e del rinfanciullimento collettivo, è un agorà ateniese, si è diffusa la leggenda metropolitana che il web era pieno di auguri di morte all'ex segretario del PD.
Ecco l'odore inconfondibile che assomiglia molto a quello dolciastro dell'obitorio. E se parli di obitorio parli di avvoltoi e di altra fauna necrofaga. In più, certe frasi sono come il fumo in una stanza con l'allarme antincendio. Quindi, se uno legge una cosa del genere, con le sospette generalizzazioni di rito, che fa? Va a controllare, anche se sa che non sarebbe necessario, perché il tono era quello della precrimine di Philip K. Dick: "Vi dichiaro in arresto per i futuri auguri di morte all'onorevole Bersani". 
Io, di queste minacce ho trovato poco o nulla, se non una pagina dei soliti commenti bischeri da pagina dei commenti sul "Fatto Quotidiano", oggetto del provvidenziale e non casuale post di una delle meno autorevoli testate di minchia del web che da ieri viene ripostato e retwittato dai piddini; dalle blogstars di partito che scrivono tutte le stessa cosa manco fossero veggenti, fino ai più infimi boccaloni simpatizzanti, come fosse la prova definitiva del crimine commesso di lesa maestà.

Vedete, se ci ripigliamo un attimo, capiremmo che prendere come oro colato e speculare su ciò che scrivono i disadattati su Facebook e gli altri social, ovvero sui luoghi virtuali che hanno sostituito le istituzioni manicomiali; disadattati che su ogni cosa vomitano il loro disagio sociale e le loro frustrazioni, a mio modesto parere ciò si ravvisa come circonvenzione di incapace, ma tant'è. 
Chi sa di avere a che fare con chi sragiona non lo segue certo nel suo delirio, né attribuisce ad esso razionalità, a meno che non voglia strumentalizzarlo.
Ed ecco ciò che andava fatto. Ciò che si doveva dimostrare era: 1) che Bersani era ancora un leader amato; 2) che è una brava persona (excusatio non petita); 3) che il mondo odia il PD. 4) Che sono i grillini ad augurare la morte a Bersani. 5) Che al PD bisogna portare rispetto. 
E quando ci ricapita, devono aver pensato.
Insomma l'imposizione a legnate della solidarietà e l'atto di sottomissione verso "uno di loro". E, già che ci siamo, ricordare a microcefali unificati l'incidente stradale di Grillo. Perché loro sono democratici e non portano rancore ma ancora je rode e tutto diventa occasione di agire la militanza. Quella militanza inutile, delirante e sociopatica che consiste nella celebrazione autoreferenziale del partito che sta distruggendo l'Italia e di uno dei peggiori governi italiani di tutti i tempi.

Poracci, i piddini. Si sono dimenticati di quello che hanno sempre vomitato contro gli avversari in vent'anni ("la Carfagna che fa i pompini" della Guzzanti gridato in piazza, solo per fare un esempio) per celebrare l'antiberlusconismo rituale e non di sostanza (nel quale siamo cascati tutti,) e che ora vomitano contro Grillo (che, a pensarci bene, non sarebbe neppure da considerare un avversario politico, in un paese normale). 
Hanno bisogno del nemico e del delirio di persecuzione per illudersi di superare la loro marcescenza perfino quando uno dei loro dirigenti lotta contro la morte. Perché non frega loro niente di Bersani, che nemmeno se morisse durante un comizio diventerebbe un Berlinguer, ma solo di poterci costruire su una campagna propagandistica degna di un branco di avvoltoi per illudersi di essere perfino odiati. Proprio dei poracci.
Non allargatevi. Non è odio, è solo disprezzo. 

venerdì 11 gennaio 2013

Gigante della menzogna


Che rabbia fanno quelli che, senza essere suoi sostenitori, naturalmente, ma addirittura strenui oppositori, gridano sui social network: "E' un gigante della comunicazione, rivincerà!" solo perché una trasmissione televisiva ha commesso per l'ennesima volta l'errore fatale di lasciarlo libero di spurgare menzogne qual è sua specialità. Come lasciare che un ragno sputi la sua tela dove alla fine ti intrappolerà.

Io che ho gli strumenti professionali per non seguirlo nei suoi deliri, ho visto solo un patetico e velenoso vecchio fascista che ringhiava come Totò Riina contro i "comunista" davanti ai giudici del suo processo. Un essere orrendo nella sua tragica decadenza - del resto basta guardare questa foto dove appare ciò che è, un morto che cammina - un satrapo mummificato terribilmente simile ai gangster dello schermo come Tony Montana, Michael Corleone e De Niro-Al Capone. La fascinazione che provate per lui, o grulli, è la stessa che provate al cinema per questi cattivi, per queste canaglie. L'anomalia italiana consiste nell'aver dato ai suoi cittadini la possibilità e la voluttà di farsi governare da un cattivo dello schermo. Basterebbe che qualcuno schioccasse le dita e risvegliasse questi idioti dal sogno e catalogasse questo individuo per ciò che è: un volgare manipolatore.

Questo losco figuro non è un gigante della comunicazione, a meno che non consideriamo il delirio psicotico come modalità normale di comunicazione. Vi sembra il caso?
E' possibile che nessun giornalista abbia ancora pensato di richiedere la consulenza di uno psichiatra e criminologo per gestire un intervista con B.? Se non altro per evitare il fenomeno della banale sudditanza psicologica? Scoprirebbe inoltre che quelli come lui, gli pseudologi fantastici (o bugiardi patologici) fanno della menzogna un'arte e riescono, con abilità da ragno, appunto, ad intrappolare in reti di bugie i propri interlocutori. Come tutti gli psicotici, non vanno seguiti nel loro delirio, non bisogna lasciare che vi ci trascinino dentro, come ci insegnano al primo anno di psicologia.
Gestirli non è facile, ma basta smontare con calma ogni loro bugia, ridicolizzandone la platealità: "Ma come le spara grosse, lei è un bugiardo, ma non mi faccia ridere, lei è ridicolo, a chi vuole far credere una balla simile?" 

Quando ha detto che nel 2009 non c'era la crisi bastava fargli vedere un video dove lui diceva la stessa cosa ma in realtà nel 2010 e che quindi aveva mentito. ("Suvvia, che balle ci sta raccontando, confonde il 2009 con il 2010?") 
Ogni volta che ha fatto capire benissimo che solo una dittatura alla nordcoreana con lui nella parte di Kim Il Sung potrebbe governare l'Italia, avete sentito Santoro o Travaglio difendere il concetto di democrazia o difendere la Costituzione da lui vilipesa? Ah già, quello è compito degli show oppiacei alla Benigni. ("Ma non si vergogna a negare la democrazia, vecchio satrapo fascista?")
Dovevano massacrarlo a colpi di realtà, come scrive Emiliano Brancaccio. Confutare ogni sua menzogna con i fatti, con l'operato del suo governo. Invece tutti a farsi avviluppare dalla bava immonda fino ad autoannichilirsi. Perfino Travaglio, che invece di fargli domande nuove, fresche, d'attualità, si è narcisisticamente autocitato, ha letto il compito in classe e alla fine sembrava uno scolaretto intimorito dalla maestra quando il boss ha letto il contenuto di un chiaro fascicolo riservato preparatogli da qualche  compiacente scherano. 
Per il suo pezzo forte, la manganellatura a Travaglio, lo hanno addirittura fatto sedere alla scrivania, ossia ad un posto di comando, con Travaglio costretto a sedersi sulla poltrona fino a quel momento scaldata dal suo culo, ad assimilarne l'energia negativa. Come dare la kriptonite a Superman. Una strategia talmente perdente che si spiega solo con la combine, con il gioco di squadra. Un pessimo servizio pubblico all'Italia che è stata ancora una volta convinta di essere di fronte ad un grande comunicatore invece che ad un volgare Joker. E naturalmente pessimo giornalismo da dimenticare. 

A proposito, un giornalista volonteroso potrebbe andare a chiedere a Erdogan se si ricorda se quella famosa mattina alla riunione della NATO, con la Merkel sui carboni ardenti, ricevette veramente una telefonata da B. per la questione Rassmussen. Immaginate se, per ipotesi, Erdogan, a differenza di Mubarak che non è più in grado di testimoniare, rispondesse "No, assolutamente, non mi risulta, ma che minchia va dicendo?" Sarebbe un bello scoop, non credete? Insomma sarebbe carino sentire la campana turca. Così, per curiosità.

lunedì 24 dicembre 2012

Psichiatria antidemocratica


Parliamo sempre male della televisione ma almeno domenica si è comportata da servizio pubblico e da elettrodomestico utile. Dopo la conferenza stampa di fine anno di Monti e l'intervento di B. nel contenitore pomeridiano di Raiuno, ci ha indicato i primi due leader da gettare subito nel cassonetto degli invotabili. L'uno per raggiunti limiti di decenza, l'altro perché non sarà con un'agendina striminzita messa sotto l'albero che ci farà dimenticare le porcate da serial liberisti compiute dai ministri del suo governo "tenico", come dice il suo antagonista (vero o finto?) B.

La mattina, in diretta, abbiamo ascoltato il Salvatore, il neo Uomo della Provvigione, il Professor Monti, discettare di "interlocking directorships" tra messaggini massonici, allusioni che volevano inutilmente imitare l'inarrivabile genio di Andreotti, e infine tirate di giacchetta al povero De Gasperi, sempre nominato invano da chiunque occupi la cadrega di Palazzo Chigi e miri ad intortare il popolo democristiano.
Riassunto della conferenza: "E' tutta colpa del governo passato, non mi hanno lasciato lavorare. Però ho salvato l'Italia. Se mi candido? Vedremo. (Ambizioso come sono Palazzo Chigi non mi basta)."
Non è mancato il millantato credito: "Lo sapete che in USA stanno cercando di fare ciò che ha fatto l'Italia quest'anno?", riferendosi al fiscal cliff.  Bocconians uber alles. E poi alcune affermazioni che gridano vendetta, pronunciate senza che il poligrafo muovesse un pennino, come l'asserzione che le banche non hanno avuto aiuti di Stato (dimenticando i Monti bond di cui usufruirebbe per un quinto del gettito delll'IMU Monte Paschi Siena) e quella veramente vergognosa della lamentazione circa i supposti "sacrifici personali ed economici suoi e dei suoi ministri" per quest'anno di governo. Robespierre avrebbe detto: "Aristocratici di merda."


Nel pomeriggio, nel salotto di Giletti su Raiuno, B. ha tentato di rinverdire i fasti del grande comunicatore di una volta ma la rentrée da pugile suonato è andata a finire come da copione. Le ha buscate perfino dal conduttore, una cosa impensabile solo un anno fa. Stizzito dalle continue interruzioni del suo monologo dove stava sciorinando tutte le cifre che si era imparato a memoria, incalzato dal Giletti, pensate, ha minacciato di alzarsi ed andarsene, ha fatto la primadonna in una, io credo, di quelle clamorose liti fasulle tipicamente televisive.  L'unico modo conosciuto per far uscire dal coma postprandiale lo spettatore della domenica e mettere un po' di pepe nella ribollita del "vi tolgo l'IMU" e panzane assortite.
Per il resto, forse sta studiando da antieurista perché ha perfino citato Paul Krugman, che chissà se distingue da Freddy Kruger. E poi il solito "ho fatto questo, ho fatto quest'altro, gli altri non hanno mai lavorato in vita loro". Tanto meno Monti che è professore, dunque nullafacente, secondo B. Ci ha risparmiato, per fortuna, il Milan che ha vinto di più al mondo.

Per entrambi i personaggi, siamo comunque nelle paludi psichiatriche dove finiscono coloro che si smarriscono nei fumi dell'oppio del potere. Niente di strano, pare che i  governanti siano tutti disturbati mentali più o meno gravi. Il potere non logora solamente, a quanto pare brucia proprio il cervello.
Se B. sente voci che lo invitano a tornare e Monti sente una vocina che gli consiglia di non candidarsi - quindi condividono pure le stesse allucinazioni - per il resto sono entrambi affascinati dalla menzogna, afflitti da un ego ipertrofico e da una smisurata ambizione che ha sempre bisogno di millantare successi, spesso inesistenti. La differenza principale tra i due, comunque, è che B. è il matto, Monti il pazzo lucido.

Berlusconi è il matto un po' molesto, il disinibito frontale, quello che dice sconcezze e tocca il culo alle infermiere. E' quello che urla, si incazza, e che tende a recitare sempre una parte, comica o drammatica che sia. Conoscendolo è abbastanza gestibile perché, tutto sommato, prevedibile se pungolato sulla monomania sessuale.
Monti preoccupa di più invece perché in un'ora e più di conferenza non gli ho visto né sentito esprimere mezza emozione, nemmeno di quelle base in dotazione anche agli androidi giapponesi. Ha mantenuto sempre quella voce metallica, inespressiva, monocorde, anaffettiva, che parla solo di soldi e che farebbe sospettare la diagnosi di sociopatia, la patologia di chi non proverà rimorso per le proprie azioni negative.
Una qualità senz'altro auspicabile per il prossimo presidente del consiglio, non credete?

martedì 12 luglio 2011

Il figlio matto

Aldo Togliatti, 1925-2011
Un figlio malato, malato fisicamente di qualunque malattia organica, anche la più inesorabile e devastante, raramente viene respinto dai genitori e lasciato al suo destino. Qualche padre o madre possono decidere di fuggire, di rifiutarsi di accettare una vita di sacrifici da costruire attorno alle esigenze del figlio sfortunato ma è più frequente l'accettazione, fino all'eroismo, del proprio destino.
Tra i casi più estremi di eroismo genitoriale tutti ricordiamo la storia commovente e incredibile della famiglia Oddone, di quei genitori che si reinventarono biologi per scoprire la sostanza che avrebbe potuto alleviare le sofferenze del loro figlio Lorenzo affetto da adrenoleucodistrofia

Questi genitori agiscono spinti dall'amore e dalla consapevolezza che un figlio malato ha ancora più bisogno di amore e dedizione.
La modernità e un nuovo senso di civiltà dei rapporti umani, dopo averci permesso di piangerne la morte come qualcosa di profondamente ingiusto ed innaturale, ci hanno insegnato che i figli hanno diritto alle cure e all'amore anche e soprattuto se imperfetti o deboli. La Rupe Tarpea ci fa orrore, l'aborto selettivo e le teorie eugenetiche che pretenderebbero di ripulire le razze eliminando gli infelici con il gas sono stigmatizzate culturalmente come disumane ed illegali. 
Avere un figlio malato o disabile non costituisce più di solito motivo di vergogna e di emarginazione sociale. Ci si aspetta che la famiglia in questione riceva comprensione e aiuto dalla società, e comportamenti diversi dalla solidarietà nei confronti di una madre con un figlio affetto da leucemia o distrofia sarebbero considerati sicuramente bizzarri o devianti.

Cosa succede però se il figlio malato è malato di mente? Cosa succede se quegli stessi genitori devono avere a che fare con un figlio schizofrenico, maniaco-depressivo, bipolare; imprevedibile, a volte violento, ingestibile perché appare assolutamente riottoso ad ogni regola sociale? 
Non rendendosi conto che anche la malattia mentale è una malattia organica come le altre, perché la follia è vista ancora oggi come qualcosa di misterioso e chi ne è toccato, anche trasversalmente in quanto famigliare del matto, è come fosse maledetto; non sapendo che il malato non ha alcuna colpa di esserlo e che le sue bizzarrie non sono volute ma subite da una mente sconvolta, questi genitori si trovano completamente impreparati a gestire un figlio del genere e la reazione è quella di rifiuto, di distacco e di profonda vergogna per essere stati colpiti dalla peggiore delle disgrazie: avere un figlio matto.  
Se per qualunque altra malattia la società ha fatto indubbiamente passi da gigante per riconoscerne il diritto alla cura ed al sostegno alle famiglie che hanno malati al loro interno, per quanto riguarda la malattia mentale siamo fermi ad un misto di superstizione ed ignoranza che non curano ma perpetuano la sofferenza di chi ne è coinvolto.

Il malato di mente, da questo punto di vista, è la persona più sola, disperata e disgraziata della terra. Alla sofferenza patita a causa della malattia, di uno stato mentale in cui la realtà e il sogno si mescolano in un caos ingestibile, oppure dalla malinconia che ti rode dal di dentro ogni speranza per il futuro, si aggiunge il rifiuto palese e percepito di coloro che dovrebbero invece amarti e proteggerti ed anzi, arrivano a dirti che si vergognano di te. I veri dimenticati della terra sono i matti. Leggere "Il cimitero dei pazzi - I quattromila dimenticati di Cadillac" per rendersene conto.

Ci sono motivi sociali e psicologici per i quali avviene il rifiuto nei confronti del malato di mente anche se questi è tuo figlio.
Un genitore è capace di accettare che un figlio "dia di matto" perché un medico gli ha detto che la mielina che sostiene i suoi neuroni è distrutta, ma non ne sarà altrettanto capace se un figlio "dà di matto" e basta, magari è un po' troppo ribelle e libero per i suoi gusti e non c'è alcuna dotta spiegazione medica a giustificarne il comportamento. Di un figlio matto allora ci si può vergognare ed averne paura perché la sua follia ci ricorda che potenzialmente possiamo impazzire tutti e la cosa ci terrorizza. Il terrore di perdere il controllo che la società ci impone così rigidamente di osservare. Si può soltanto maledire il destino che ci ha colpiti così ingiustamente. 
Non è necessario neppure che il figlio sia matto veramente, per innescare il meccanismo del rifiuto del suo disagio e viverlo non come una sua disgrazia ma nostra. Anche la devianza comportamentale, la tossicodipendenza e la ribellione innata causano rifiuto e separazione.
Se qualcuno sosterrà che le mie sono esagerazioni generalizzanti e che un figlio, anche matto o drop-out, è sempre un figlio per qualunque genitore, rispondo che, certo, ci sono genitori che sostengono ed amano disperatamente i figli disturbati mentalmente o semplicemente affetti da disagio psicologico, ma sono, almeno per la mia esperienza, molto più rari degli eroi alla Oddone. Più che eroi occorrono, in quel caso, dei veri santi.

La psichiatria repressiva ha aiutato per centinaia d'anni le famiglie a liberarsi dei figli matti o presunti tali  affidandoli agli istituti ed ai manicomi, prigioni disumane per chi non aveva altra colpa che l'essere malato, dove si subivano abusi e violenze di ogni tipo. 
L'abbandono di un figlio matto in un istituto ha sempre evocato la pietà per i poveri parenti, piuttosto che per il disgraziato condannato all'oblio sociale perpetuo. Anche quando il manicomio serviva più che altro ad eliminare uno tra gli eredi di grosse ricchezze. E' proprio negli ambienti ricchi e di potere che la vergogna per un figlio matto e le dinamiche di espulsione del soggetto malato dalla famiglia per motivi di convenienza o mero interesse sono più crudeli e violente. E ancora maggiore è lo stigma sociale di avere una mela bacata all'interno se si pretende di far parte di un'élite di esseri superiori.

La notizia della morte di Aldo Togliatti dopo trent'anni di istituto psichiatrico, mi offre lo spunto per ricordare le vicende altrettanto tragiche di Rosemary Kennedy e Benito Albino Dalser. Tre vite accomunate dalla sofferenza provocata dal disagio mentale e ancora più dal rifiuto delle rispettive famiglie e condizionate pesantemente dalla politica, dal potere e dalla ragion di Stato.
Tre storie dove i padri ebbero forse più il compito di annientare la volontà anticonformista e ribelle dei figli che di assicurarne l'innocuità e la cura all'interno di strutture sociali di contenimento. 

Aldo, figlio del segretario del PCI e di sua moglie Rita Montagnana, ricevette una diagnosi di schizofrenia nel 1950 e, dopo decenni di cure apparentemente inefficaci e di disperata solitudine, "adottato" infine dal Partito Comunista, entrò nel 1980 in un istituto e vi rimase, praticamente dimenticato, fino alla morte.

Benito Albino Dalser, figlio di Benito Mussolini
Benito Albino Dalser era figlio di Ida Dalser e di Benito Mussolini.  Per tutta la sua infelice vita Ida sostenne disperatamente di essere l'unica legittima consorte del Duce. Fu internata in manicomio e lì vi morì e la stessa sorte toccò al figlio, condannato ad essere matto per proprietà transitiva, visto che lo era la madre, e rinchiuso per togliere di mezzo uno scomodo errore di gioventù dell'uomo che doveva essere perfetto per governare un paese di imperfetti. Benito Albino, la cui vicenda è narrata nello splendido "Vincere" di Marco Bellocchio, morì probabilmente a causa delle troppe iniezioni di insulina praticate per la terapia dello shock insulinico.

Ancora più terribile è la vicenda di Rosemary Kennedy, figlia del vecchio patriarca e sorella di presidenti e ministri.
Rosemary, dichiarata instabile di mente o ritardata ma solo probabilmente troppo libera di costumi e mentalità per il suo ruolo e per quell'epoca, fu rinchiusa in un manicomio e sottoposta per volontà del padre a lobotomia.
Un intervento che la rese un obbediente e mite vegetale. La vittima di una pratica disumana ed abietta che serviva negli anni '50 come puro strumento repressivo di una società terrorizzata dall'inarrestabile voglia di libertà e cambiamento dei suoi cittadini e soprattutto delle sue cittadine. Rosemary sottoposta a mutilazione cerebrale femminile come la bella ed infelice Frances Farmer, la diva ribelle. Donne il cui cervello faceva talmente paura da desiderare di distruggerlo da vive, per annientarle meglio.

Rosemary prima e dopo la lobotomia.

venerdì 1 ottobre 2010

Millanto dunque sono

Ottobre 1962 - Berlusconi detta le linee guida al presidente Kennedy per la risoluzione della crisi dei missili di Cuba.

lunedì 14 dicembre 2009

E' stato Basaglia

Il noto premier recentemente aggredito si domanda, nel suo letto di dolore: "Perchè mi odiano?"
Le ferite inferte dal pazzo solitario guariranno presto. E' la ferita narcisistica che mi preoccupa, visto che lui non concepisce che non lo si ami nonostante le contumelie che riversa ogni giorno su giudici, comunisti, coglioni di sinistra e affini. Non sarà che lui è lui e gli altri... e che confonde l'amore con l'adulazione di cui sarà oggetto migliaia di volte al giorno? Chi è pazzamente innamorato di sé stesso commette sempre questo tragico errore di valutazione.

Solo un narcisista assoluto può meravigliarsi di avere, tra milioni di adoratori, qualcuno che lo odia o, più blandamente, non lo ha in simpatia. Eppure è un fatto puramente statistico. Non si può piacere a tutti e nel mondo c'è sicuramente qualcuno che ci odia. Vale per tutti.
Per noi comuni mortali normalmente si tratta di poche persone alle quali abbiamo pestato i piedi oppure che ci detestano per quella famosa ed irrazionale sensazione "di pelle".
Le rockstar, avendo milioni di fans, hanno anche statisticamente milioni di persone che non le sopportano.
Perfino la più grande rockstar di tutti i tempi, da lassù, ha chi lo loda e chi lo nomina invano senza pietà e con gli epiteti più crudi rivolti a Lui e Sacra Famiglia.
Per cui capirete che se perfino Dio subisce la stessa sorte degli umani, farsi venire un esaurimento ed una crisi depressiva perchè non siamo amati dal 100% delle forme di vita del pianeta, amebe comprese, è assurdo. Aggiungerei che è psichiatricamente patologico.

Vengo alla seconda psicopatologia in esame, quella dell'attentatore. E' difficile capire, trattandosi di persona notoriamente disturbata, se abbia agito per vero odio o per un raptus di autoesaltazione pseudoeroica, ovvero per un momento di follia che ti spinge a compiere un atto clamoroso che attirerà tutta l'attenzione su di te: l'attentato ad una figura quasi mitologica e percepita come intoccabile. La labbrata inferta al Dio Silvio con la statuetta in alabastro del duomo con Madunina è assimilabile al gesto di quell'esaltato che molti anni fa sfregiò la Pietà di Michelangelo e finì su tutti i giornali.
E' interessante però notare come Tartaglia abbia detto di aver deciso di colpire il noto premier per odio dopo averlo sentito parlare sul palco. Un ragionamento un po' troppo razionale per appartenere ad un pazzo. Nulla del tipo: "mi ha detto di farlo il mio cane".
Effettivamente il noto premier che ama tutti ed è così buono, come sua abitudine aveva appena finito di riversare sui suoi usuali nemici non rose profumate e altre guance ma un fiume di violenza verbale. In pratica, se urli come un ossesso il tuo odio contro i nemici politici, i giudici e chi ti contesta e di lì passa un picchiatello a cui scappa l'acting-out, diventa difficile proteggerti dall'imprevedibile. I freni inibitori ogni tanto saltano ma non avvertono prima di quando accadrà.

Infine, parlando dell'ultima psicopatologia, questa volta riferita al Potere. E' indubbio che su questo increscioso accadimento, come lo definirebbe un lord inglese, ci stanno marciando in tanti, a cominciare da chi, all'interno del Governo, sciacalleggia in libertà sul gesto di un folle isolato. "E' un folle isolato si, ma è colpa della Sinistra." Fin qui, conoscendo con chi abbiamo a che fare, non ci sarebbe da meravigliarsi. Ciò che è intollerabile è un'altro aspetto della vicenda.

In queste ore noi italiani, soprattutto gli immuni da papiminkiaggine, siamo tutti oggetto di un insopportabile e delirante ricatto psicologico. Non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ma pare che presto sarà da ritenersi obbligatorio non solo essere dispiaciuti per ciò che è accaduto e manifestare la solidarietà al noto premier ma diventerà obbligatorio amarlo.

Orbene, gli attori non hanno problemi, sono abituati a sintonizzarsi sulle varie manifestazioni dell'emotività. Piangono e ridono a comando. Sanno essere tristi o allegri, perfidi o in odore di santità.
Per chi non è attore metodo Stanislavski sono cavoli. Anche sforzandosi, mettendosi il cilicio attorno alla coscia e pensando alle cose più tristi del mondo, c'è chi non riesce proprio a dispiacersi. Sono da considerarsi tali soggetti come pericolosi sociopatici? Assolutamente no. Forse semplicemente non sono ipocriti. Eppure il governo, in puro stile stalinista, è pronto a bollare come sociopatico pericoloso colui/colei che non esprimeranno il loro cordoglio per la perdita dei sacri denti.
Prima vorranno oscurare i siti (guarda caso sempre solo la Rete ci va di mezzo) che non si prostrano in adorazione. In seguito, chi non lo ama sarà oscurato personalmente di persona. Ci faranno vedere le immagini dell'idolo insanguinato e se i pennini del poligrafo denoteranno una rettiliana insensibilità ci puniranno con scosse elettriche. Sarà ma tutto questo puzza di Khamenei lontano un miglio.

Riassumendo. E' normale che vi siano persone sinceramente dispiaciute per ciò che è accaduto, cioè un anziano leader scivolato nel bagno di folla.
E' normale anche condannare la violenza in qualsiasi forma.
E' normale non essere dispiaciuti affatto e non riuscire a fingere una solidarietà che non c'è e non si riesce a provare. Fidatevi, chi piange ai funerali anche dei parenti stretti è una minoranza.

Non è normale attaccarsi ad un singolo esecrabile episodio per attentare ancora una volta ai più basilari principi della Democrazia, come la libertà di espressione:
"E' scandaloso e moralmente inaccettabile ciò che stiamo leggendo in queste ore su internet e nei social network. Per questo chiederò al ministro dell'Interno di procedere all'oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi".
(Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee)
(Giuro, come sia finita quell'immagine in questo post, proprio non lo so. Sarà stato il mio gatto.)

In sintonia assoluta con: Marco Travaglio e Gennaro Carotenuto.

domenica 22 marzo 2009

Dalli al matto

Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.

Riccardo Rasman, in seguito al trauma, aveva sviluppato una forma di schizofrenia paranoide ed era in cura da 14 anni. Non poteva vedere le divise, dopo quello che delle divise impropriamente indossate da dei bastardi, gli avevano fatto. Era noto al centro di igiene mentale di Trieste e noto anche alla Polizia, che era intervenuta in passato a casa sua a causa delle proteste dei vicini per "rumori molesti". Nonostante la malattia, era riuscito a farsi assegnare un appartamentino in un complesso popolare ed era abbastanza autosufficiente.

Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l'indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.

Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e "dà di matto".
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.

Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l'autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l'arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l'invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i "matti" non vi sono tanti riguardi.

La vicenda processuale potrebbe seguire l'iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell'ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.

E' già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?

La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all'avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)




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martedì 24 giugno 2008

Il lodo Leporello


Don Giovanni sfida apertamente il fantasma della sua vittima di duello, il Commendatore, invitandolo a cena. Il Commendatore si presenta effettivamente nel bel mezzo di un banchetto e invita Giovanni a pentirsi dei suoi peccati ma egli persevera nel prendersi gioco del vecchio rifiutando qualunque atto di contrizione.
Don Giovanni è l'emblema dell'uomo che vive in perenne stato di menzogna (inganna sistematicamente le donne che seduce), di sfida all'ordine costituito (disgrega legami matrimoniali e si avvale dello jus primae noctis) e di dispregio della legge e dell'autorità.
Siccome agisce solo per il proprio piacere non è un rivoluzionario ma solo un egocentrico. narcisista. Mozart e Da Ponte riservano a Don Giovanni una giusta punizione, che giunge al termine di un fenomenale duetto tra Uomo e Dio, Vita e Morte, Padre e Figlio. Il Commendatore trascina Giovanni con sè all'Inferno, sotto gli occhi atterriti del servo Leporello.
"La pseudologia fantastica passa, grazie alla spiegazione psicodinamica, dall'essere considerata un semplice peccato, ad un fenomeno complesso che ritroviamo in situazioni al limite con la normalità.
Rispetto ad una possibile diagnosi differenziale tra forme strettamente psicogene e stati a spiccata componente organica, Jaspers individua che nelle prime una contraddizione troppo grande con le condizioni reali tronca improvvisamente la realtà fantastica cosa che non si verifica nelle situazioni in cui prevale l'aspetto organico.
Bleuler fa notare che a differenza dei confabulanti e degli allucinati della memoria, i malati con pseudologia fantastica per periodi di varia durata possono anche non accorgersi di vivere in un mondo di sogni e la domanda "è reale o non è reale?" non emerge affatto nel fluire del pensiero. Al contrario, alcuni soggetti sono così persuasi della realtà della loro costruzione fantastica e dotati di un grande talento nell'interpretare conseguentemente una parte che diventano capaci di ingannare facilmente altre persone col rischio di diventare abili truffatori.
In queste situazioni appare chiaro che la costruzione fantastica, la menzogna a se stessi, rappresenta il mezzo per ottenere ciò che si desidera senza ritardi o interferenze ma, affinchè il desiderio sia totalmente appagato, lo stato di coscienza deve essere alterato al punto che non esista più la consapevolezza". (fonte)
Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.


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lunedì 1 ottobre 2007

La psicologia pugnettistica

Capita molto spesso a noi psicologi di domandarci qual è il nostro ruolo nel mondo, soprattutto quando, durante un’amabile conversazione e la dichiarazione pubblica della nostra specializzazione, ci viene chiesto di dare significato ad un sogno ricorrente che affligge il nostro interlocutore.
Cinque anni di studio, una laurea dopo 25 esami, compresi quelli di Statistica, Logica, Intelligenza Artificiale e Fondamenti Anatomo-fisiologici dell’Attività Psichica, magari un'analisi personale di minimo quattro anni, corsi di specializzazione e forse siamo buoni appena appena come consulenti per il Banco Lotto.
Non importa, io mi diverto a queste domande, in fondo li puoi sempre scandalizzare andando giù pesante con la simbologia sessuale. "Eh, signora mia, se lei sogna sempre di essere in un campo di cetrioli vuol dire…"

Dovremmo in teoria essere coloro che raccontano i misteri della mente e aiutano gli altri a stare meglio con loro stessi ma qui non siamo in America, dove siamo tenuti in considerazione e rispettati. In Italia è rimasta qualche scoria clerico-fascistache ci percepisce come una specie di strumento del demonio demoplutogiudaicomassonico. Capita addirittura che, nel paese dei maghi, degli astrologi e delle cartomanti ad un euro e cinquanta al minuto ci dicano che la psicologia non è una scienza riconosciuta.

Con gli psichiatri è partita persa in partenza, come quando c’era Moggi. Con le loro pillole hanno sempre ahimé la soluzione migliore e poi loro curano i matti veri, non quelli che hanno solo le paturnie. Nonostante questa indiscussa superiorità sul campo non capisco perché quando ti scappa un “collega”, loro e tutta la casta medica dal proctologo all’ortopedico per la verità, ti guardano con quella faccia schifata e corrono a lavarsi le mani. Sembrano dirti che loro sono dottori, noi dottori del cazzo.

A proposito, quando vado in libreria e mi aggiro nel settore “Manuali”, mi sento ancora peggio che dopo un coming out con un collega medico.
Come possiamo competere con la psicologia fai-da-te, la manualistica (da mano?), ovvero la Psicologia Pugnettistica? Funziona così: compri il libro, ne discuti tra te e te e ti togli il pensiero.

Si contano ancora i danni provocati dai libri che inneggiavano all’Orgasmo Multiplo e alla ricerca del mitico Punto G, con orde di infelici che poi venivano perfino da noi psicologi credendo di essere degli anormali non avendolo trovato ma non importa, ci sarà sempre un nuovo manuale da consultare. Qualche esempio a caso, con il sesso che la fa da padrone, ovviamente:

"203 modi per farlo impazzire a letto", "Unico corso avanzato per farlo impazzire a letto (L')" (ci sono anche la versioni al femminile), "Perchè gli Uomini Vengono Così in Fretta e le Donne Fanno Sempre Finta", "Sexploration - Giochi proibiti per coppie. Istruzioni per l'uso", "Tantra, la via dell’Estasi Sessuale".
Il tuo lui o lei ti ha lasciato e ti senti di merda? "Come Riconoscere l'altra Metà della Mela Evitando il Bruco. Prevenzione e cura delle fregature sentimentali".
"Vicini di Cuore - Parole, sesso ed emozioni: manuale di manutenzione dell'amore" (proprio così, manutenzione, come la caldaia), "Fallo felice. Da donna a donna: tecniche esplicite per farlo impazzire sul pavimento, sul tavolo di cucina, o più semplicemente a letto".

Ci sono poi manuali che insegnano a vincere la timidezza, ad avere successo, a conquistare i colleghi di lavoro, a combattere i colleghi di lavoro, ad avere la meglio sui superiori. Ogni problema costa dai 10 ai 15 euro.
Chi scrive questi manuali? Penso proprio siano psicologi, che hanno così la loro vendetta. Vendetta anche sui loro colleghi psichiatri che magari leggono di nascosto in bagno “Come farla venire veramente senza che finga ogni volta come una stronza, in 10 lezioni” .
Tu avrai il rispetto e tanti pazienti, io ho venduto 10.000 copie, tiè!

martedì 25 settembre 2007

Fumi? BigPharma ti lava il cervello con la vareniclina.

Ogni anno BigPharma lancia sul mercato sottostante una nuova miracolosa pillola contro il fumo. Dopo il bupropione (Zyban), contestato a causa dei pesanti effetti collaterali, ecco la vareniclina, il Champix.

Il meccanismo di azione della vareniclina è semplice. La sua molecola è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2, normalmente preposto a legarsi appunto alle molecole di nicotina. Se i recettori sono liberi reclamano nicotina, se sono occupati dalla vareniclina niente sindrome da astinenza. E’ una spiegazione bovina e spero che nessun chimico mi stia leggendo. In quel caso mi “corigerà”.
C’è già chi parla di meccanismo comune per tutte le dipendenze e quindi basterebbe somministrare la pillola apposita che vada ad occupare i recettori della sostanza dopante per azzerarne l’effetto.

Per provare a smettere di fumare grazie alla vareniclina bisogna assumerne 2 mg al giorno per 12 settimane al costo non indifferente di circa 750,00 euro.
Va bene ma funziona? Come riporta questo articolo:

L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori.
Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1 mg due volte al giorno, Bupropione 150 mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane.
Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento).
Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.
Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo.

In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane.
Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento.
Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo. ( Xagena_2006)
Quando leggo queste statistiche penso sempre malignamente che il 56% del campione del primo studio NON HA SMESSO di fumare (sempre meglio comunque del 70% di flop del bupropione).
Accenniamo solo agli effetti collaterali di questo farmaco: ben il 30 per cento dei pazienti trattati ha riportato nausea e incubi spaventosi.
Il gioco vale la candela, che in questo caso è tra l’altro molto costosa? Secondo me no, perché la mia domanda è: se smetto di prendere la pillola e non ho fatto un lavoro psicologico sulla motivazione a smettere di fumare cosa succede? Che ricomincio.
Senza contare che sostituire la dipendenza dalle droghe con la dipendenza dai farmaci è un controsenso. Chi mi garantisce infatti che qualcuno non smetterà più di prendere il farmaco, con conseguenze imprevedibili, per paura di ricominciare a fumare?

Date retta a me. Continuano a ripetervi che smettere è quasi impossibile e che lo potete fare solo con queste pillole che costano una cifra e che non si sa nemmeno se fanno più male che bene.
Non è vero che non si può smettere. Smettere è una cosa che possono fare tutti, forti fumatori e fumatori modici. La nicotina crea la stessa dipendenza anche in chi fuma tre sigarette al giorno.

Il segreto per liberarsi da questa dipendenza è ricominciare ad amarsi, a corteggiarsi e una volta che avremo capito che la nostra salute è la cosa che più ci preme, per amore di noi stessi faremo il sacrificio di sopportare la scimmia dei primi tre giorni. Tre giorni e basta.
Poi piano piano la nicotina se ne va, ci si disintossica, rimane il condizionamento mentale ma l’amore sconfigge ogni male e se vi amate veramente non proverete più desiderio di fumare.

Prima di smettere scrivete su un cartello i motivi per i quali vi piacerebbe smettere. Vi sorprenderete di quanti riuscirete a trovarne. Quando sarà passato il primo periodo e sarete più sicuri di voi preparate un altro cartello sul quale scriverete: “Non fumerò mai più, nemmeno se subirò dei lutti, se perderò il lavoro e mi ammalerò”. Fatene una questione d'onore con voi stessi. Prendete il pacchetto che avete tenuto da parte, scendete in strada e gettatelo nel cassonetto.
Se non vi fidate di me, che ce l’ho fatta a smettere dopo quasi trent’anni di dipendenza con una facilità che mi ha stupito, lasciate perdere le pillole e investite 10 miseri euro per leggere il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E’ un concentrato di banalità, è vero, ma funziona maledettamente perché ti lava il cervello. Non con la vareniclina ma con una buona dose di autostima e amore per noi stessi. Leggetelo sia che abbiate voglia di smettere e cercate un aiuto per farlo sia che pensiate che sono una vecchia rompicoglioni che la mena contro il fumo. Scommettiamo che riuscirà a far smettere anche voi?


Per chi fosse interessato all'altro farmaco antifumo, il bupropione, ripubblico qui di seguito l'articolo che gli dedicai l'anno scorso. Chi lo conosce già può risparmiarsi la fatica di leggerlo. Lo consiglio comunque a coloro che pensano che prendere una pillola sia la panacea di tutti i mali e la strada più conveniente per smettere di fumare. Conveniente lo è per BigPharma, senza dubbio.

C'era una volta, nel grande paese di BigPharma, una pillolina bianca dal nome importante: Bupropione. Questa molecola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era efficace come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.

Il bupropione cloridrato era stato approvato negli Stati Uniti nel 1989 come antidepressivo atipico di II generazione con il nome commerciale Wellbutrin ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti, e allora fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.

Dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa né come né perchè. Al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban, Quomen, Corzen, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l'astinenza, senza sbattere le testa contro il muro e fare a pugni con la scimmia.

Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E' normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?

Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).

In alcuni paesi, come l'Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere): la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un'azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l'autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.

Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il "bugiardino" è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.

L'efficacia del bupropione è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che vuol dire che sul 70% è inefficace. Non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi che chi smette di fumare può provare siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressione. E chi smette di fumare può riuscirci perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla forza di volontà.

Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con solo la prescrizione del medico di base e non di uno psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?

Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: "non è dimostrato". In questo caso specifico aggiungono che: "i fumatori sarebbero morti lo stesso", "sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette".

Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire!
L'ennesima mutazione genetica pronta per l'uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi sarebbero morti lo stesso.

venerdì 10 novembre 2006

Aggiornamento: The Cogne Files

Avevamo appena lasciato la ridente vallata di Cogne con la notizia che Samuele sarebbe morto di morte naturale per l’aneurisma, eccetera, eccetera ed ecco dopo poche ore un’altra variazione sul tema.
La madre avrebbe ucciso in stato di parasonnia, per uno di quei casi descritti dalla letteratura nei quali un soggetto affetto da sonnambulismo può commettere atti di violenza auto o etero-diretta. Lo afferma l’ennesima perizia neurologica su Annamaria Franzoni, ordinata dal tribunale, che evidenzierebbe anomalie elettriche cerebrali di tipo epilettiforme.

A parte che un elettroencefalogramma non fa primavera, se il delitto è avvenuto tra le 8.00 e le 8.30 del mattino, come è appurato dagli atti processuali (qui il testo del rinvio a giudizio del GIP Gandini) e dal referto autoptico, quando la Franzoni ha accompagnato il figlio grande all’autobus dormiva o era sveglia? Ha perfino parlato con il conducente…

A questo punto solo i miei amati Mulder e Scully potrebbero dipanare la matassa degli X-Files di Cogne.
Eh si, perchè abbiamo avuto i fantomatici assassini che passano attraverso le porte chiuse, la cui cattura Taormina ha annunciato a più riprese come imminente ma che poi non sono mai venuti fuori (chissà perché). Assassini che si nascondevano tra legnaie e garage, confondendosi magari tra i nanetti da giardino e che erano in grado di entrare in casa, mettersi in pigiama, uccidere, ricambiarsi, uscire e sparire nel nulla in 3 minuti: assassini al microonde.
Poi è saltato fuori il “vecchio scarpone” numero 46 (avete controllato l’alibi di Ibrahimovic?) che quindi scagionava il piedino da fata di Annamaria.
In un trip esoterico a "Porta a Porta" il criminologo Bruno (che non è parente dell'orso) parlò di una possibile pista satanica visto che il delitto era avvenuto di giorno 30, giorno di sabba. E poi ricordiamo le accuse al matto del villaggio, alla vicina con la faccia feroce che “picchiava” i bambini e all’altra conoscente che avrebbe gettato il malocchio sulla famigliola felice e perfetta, troppo perfetta. Manca il nano ballerino nella stanza rossa e siamo in pieno Twin Peaks.

Non so voi ma io mi sono proprio rotta.
Mesi fa sono uscite delle intercettazioni riguardanti il grande capo Franzoni e i coniugi Lorenzi, delle quali ha parlato anche Fulvia in un suo post. Vi si parla della necessità di far sparire un certo martelletto. Ora, all’approssimarsi forse della presentazione al processo di ulteriori intercettazioni compromettenti siamo giunti all’escamotage del "io non c’ero e se c’ero dormivo". Faccio peccato se penso male?
A coloro che poi si commuovono per la "verità" contenuta nel libro autobiografico della povera madre accusata dai cattivi giudici (ci scommettete che il ghostwriter è Vespa?), ricordo che esiste un processo Cogne bis dove ben 11 persone dell’entourage della Franzoni sono indagate per calunnia e frode processuale, tra cui l'avvocato Taormina, la stessa Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi per le false macchie di sangue fatte con il solfato di calcio.
Ho detto ridente vallata di Cogne all’inizio? C’è poco da ridere.

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