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sabato 11 luglio 2009

Ed ora una lunga vacanza

E che scassamento di minchia! Lo abbiamo capito. Il G8 è servito solo ed esclusivamente ad appagare l'incontenibile ed ipetrofico Ego di questo ometto milanese, che ha goduto come un riccio a sentire delle persone che hanno il torto di essere semplicemente ben educate fargli i complimenti per l'accoglienza in Italia. Un grande sforzo organizzativo per pavoneggiarsi tra i grandi del mondo allo scopo di apparire grande a sua volta. Apparire, non essere.
Tutti i suoi lecchini a dire "oh, come è stato ammirato, oh come ne sono rimasti ammaliati". Nonostante le sette righe sette a lui destinate nel press book del governo americano a fronte delle pagine e pagine dedicate alle biografie degli altri leaders partecipanti al G8.

Si sono complimentati. E cosa dovevano fare, come quelli che invitati al pranzo di matrimonio criticano il risotto scotto e la scaloppina fredda? Chi è ospite in casa d'altri di solito fa i complimenti. Si chiama galateo e lui lo scambia per amore.
Mi meraviglia poi che un uomo di spettacolo non conosca la regola del "meraviglioso pubblico". In qualunque palcoscenico del mondo, per chiamare l'applauso, la rockstar si rivolge alla platea dicendo di essere "molto felice di essere davanti a questo meraviglioso pubblico di (Napoli, Milano, Palermo, Abbiate Grasso, dipende dalla data del tour)". Sono frasi di circostanza. Ma questi ci credono.

Naturalmente, ripartiti Obama, la Merkel, Lula e le Oba-Oba e gli altri pittoreschi invitati, come Gheddafi e Carlà che si sono ritrovati entrambi vestiti da Tony Manero, l'unica traccia che deve rimanere del G8 è la reputazione momentaneamente ricostruita dell'ometto, come una french manicure di fresco.
Gli consigliamo ora, dopo tanti successi, una lunghissima vacanza. Possibilmente al riparo da telecamere e siparietti e fuori portata dai nostri cabbasisi.

A proposito di reputazioni. C'è chi può. Magari al PD potesse essere consentito di organizzare un Mondiale di Calcio straordinario o un'Olimpiade fuori programma per emendare la coscienza dal fatto di avere tra i suoi militanti uno stupratore seriale.
Tra parentesi, ma chi paga Marino per dire quelle stronzate? Cos'è, siccome il PDL ci avrebbe sicuramente inzuppato il biscotto nel fatto della militanza a sinistra del presunto stupratore, li abbiamo battuti sul tempo? Guardateli lì, a prendersi a borsettate per uno che, più che un militante, è soprattutto uno fuori di melone di brutto, il classico pazzo lucido che anche uno psichiatra farebbe fatica a scovare se non fosse per il DNA lasciato abbondantemente sulla crime scene.
Che brutto spettacolo. Quasi quasi meglio la polo di Bertolaso e il tailleur da truzzo di Brooklyn della Bruni.

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mercoledì 26 marzo 2008

Marianna, come ti sei ridotta...

A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell'America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con "Mon oncle" di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l'aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E' un'insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c'è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all'eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:
Nel giorno in cui Chantal se n'è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull'eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la "sua sensibilità di madre" le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull'argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.
Davvero, ma cos'hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell'ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un'occhiata e l'altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l'idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual'è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un'immagine del genere? E' un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d'alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com'è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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sabato 9 febbraio 2008

N'hommemmerde

La fonte è il settimanale francese Nouvel Observateur e, come accade sempre in questi casi, ci si chiede quanto di vero ci sia in ciò che si legge. Che la notizia sia riportata in tutti i giornali e le portinerie d'Italia non rappresenta certo garanzia di autenticità, anzi. Probabilmente si prende qualcosa di vero e ci si ricama un po' sopra, giusto per non dare le altre notizie importanti, ecco tutto.

Che Sarkozy fosse un ometto, ne avevamo avuto il sospetto. Che fosse affetto da serialità amorosa ossessiva, nel senso che si fa solo le fotocopie della ex amata Cecilià, lo avevano notato non solo i colleghi psicoanalisti ma anche le parrucchiere.
Non bastasse la faccenda, sicuramente vera perchè ci sono le foto, dell'anello a Carlà uguale a quello di Cecilià (speriamo non ne avesse fatto la scorta a suo tempo, con il prendi-due-paghi-uno), ora 'sto gran blagueur si sarebbe fatto beccare a mandare un SMS alla ex moglie a otto ore dal matrimonio con la famosa oui-je-suis-Carla-ce-l'ho-solo-moi. Messaggino che recitava "Se torni, annullo tutto". Sembra il seguito di "Se mi lasci ti cancello".

Se il fatto fosse vero, mi chiedo: chi può avere divulgato l'SMS alla stampa? Forse i servizi francesi, i colleghi inglesi dell'MI6, la CIA, Al Qaeda? Non ho dubbi, in questo caso, potrebbe essere stata solo Cecilià.
Questa storiella, vera o falsa che sia, ha una sola morale. Gli uomini sono talmente ingenui, perfino i capi di stato, da scrivere stronzate da ragazzini sugli SMS pensando che nessun altro le leggerà. Gli uomini non sopportano di non essere più idolatrati dalle donne che li hanno amati, figuriamoci piantati, per questo tanti "Ne me quitte pas, Carmen" finiscono a coltellate.
Le donne, dal canto loro, quando sono fuori da una storia d'amore non ci sono cristi che tengano e sono capacissime di smerdare gli ex con i mezzi più sadici, tra i quali il pubblico ludibrio dell'ometto di turno è il preferito in assoluto. "Je ne t'aime plus". Lo stesso quando vengono cornificate.

Ricordate la lettera indignata di Veronica a giornali unificati, dopo la frase "ti sposerei se non fossi già sposato" di Berlusconi alla Carfagna? Il fatto di affidare la vendetta per prime alle pagine dell'odiata (dal marito) Repubblica e non per esempio al "Giornale" di famiglia, fu una mossa di rara raffinatezza sadica.
L'amor proprio femminile ferito dal confronto con una rivale e dalla meschinità di lui si lavano solo con il sangue metaforico del "che tutti sappiano".
Possiamo benissimo immaginare quindi la crudele Cecilià leggere l'SMS di Sarko, riderne beffarda e con il pollice veloce forwardarlo all'amico giornalista affinchè il mondo venga a sapere quanto è ometto l'ometto all'Eliseo.

Più feroce di Veronica, senza dubbio, ma devo ammettere che rispetto alla cafonata galattica di Sarkozy quella di Silvio appare, al confronto, quasi commovente, un momento poetico.
Ecco perchè mi dedico oggi al gossip. L'occasione di poter spezzare una lancia in favore di Berlusconi (nonostante la quasi camicia nera di oggi) è rara come un'eclisse totale di sole e quindi non potevo farmela sfuggire.


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lunedì 14 gennaio 2008

Notizie da termovalorizzare

Naomi Campbell negli ultimi tempi si è improvvisata giornalista e sta collaborando con la rivista inglese GQ per la quale sta realizzando una serie di interviste a statisti di tutto il mondo.
Non vedo lo scandalo. Visto che i giornalisti patentati ormai suggeriscono le risposte ai potenti che intervistano dalla posizione sdraiata a pelle di leone, chissà che qualche buona domanda scomoda non venga d’ora in avanti alle top model. Hai visto mai?

E’ capitato che Naomi abbia incontrato il presidente venezuelano Hugo Chavez a Caracas per l’intervista che uscirà nel numero di febbraio.
Non aspettatevi la Fallaci, non tutte le domande contengono profonde disquisizioni politiche. Alcune sono leggere come uno chiffon di Versace e frivole come una mise di Gaultier:
“Chi è il despota più elegante?”
“Fidel, naturalmente.”
“Poseresti a torso nudo come Putin?”
“Perchè no, senti che muscoli!”

Secondo Naomi, Hugo è un fan delle Spice Girls e non gli dispiace il principe Carlo.
Cosa pretendevate? Le interviste con la storia non si fanno più con su l’elmetto di Oriana ma con i tacchi a spillo, c’est la vie. Ciononostante, Naomi offre a Chavez lo spunto per far sapere ancora una volta al mondo come la pensa sugli Stati Uniti ed il loro imperialismo.

Nelle redazioni italiane, quando hanno letto il nome Chavez associato a quello della top model, non hanno resistito.
Figurati se non ci scappava il peto mediatico, la strizzata d’occhi e il darsi di gomito l’un l’altro, a TG unificati. Succo del concetto che è colato giù dal teleschermo: sapete? Hugo si tromba la Naomi, ‘tacci sua.
Perché, sottotitolo, quelle come Naomi possono essere lì solo per trombare. Faccetta nera, sarai venezuelana, avrà pensato qualche vecchio gerarca da Minculpop.

Sono andata a cercare sulla stampa internazionale la notizia della supposta (non uso questo termine a caso) love story, per vedere se la cosa era riportata nello stesso modo in cui è stata raccontata dai giornali e telegiornali italiani in questi giorni. Insomma, se era vera.
La navigazione è stata proficua. Intanto ho scoperto su Fox News (non esattamente il "Rude Pravo") che Naomi ha incontrato l’altro giorno a Buenos Aires anche il presidente argentino Cristina Fernandez con la quale ha parlato della liberazione degli ostaggi trattenuti dalle FARC in Colombia e non di fondotinta e allungaciglia.
Del resto, in passato è stata molto vicina a Nelson Mandela pur senza che i giornali inventassero alcuna love story tra lei e l’anziano leader sudafricano.

Su El Pais si racconta una storia diversa, se vogliamo. Vi si dice che Chavez sta ricevendo negli ultimi mesi le visite di molte personalità dello spettacolo interessate alla sua politica e che recentemente sono stati visti nel palazzo presidenziale attori come Sean Penn, Kevin Spacey e Danny Glover, quest’ultimo presente in una pellicola sovvenzionata dal governo di Caracas sulla vita del rivoluzionario Francisco de Miranda. Tutti là non per scopi sessuali ma per motivi per qualcuno ancora più scandalosi.
Chavez è un abile marpione che sa farsi pubblicità anche rispondendo alle domande sciocchine da passerella ma nello stesso tempo è uno che ha dei progetti. Meglio sminuirlo parlando di lui come chiavatore e basta.

La notizia della tresca, rilanciata dalla nostra stampa, non a caso nasce da un giornale ostile al governo venezuelano, “El Universal” della famiglia Armas. Uno di quei giornali che Chavez accusò di tramare contro il suo governo. Come dire, una fonte disinteressata ed obiettiva.
Nei giornali seri del mondo insomma la love story non c'e e non ve n’è traccia nemmeno su Just Jared, che è la discarica web di tutto il gossip vipparolo, la qual cosa è assai sospetta. Perdersi una notizia del genere non sarebbe da loro.

Al di là del vizio della stampa nostrana di ridicolizzare ad ogni piè sospinto il presidente Chavez, questa notizia è interessante per un altro motivo, al quale ho accennato prima.
Perché non si dovrebbe prendere sul serio una Naomi Campbell che fa interviste ai leaders del mondo quando si considera "Studio Aperto" un telegiornale?
Sembra che la Weltanschauung di coloro che redigono le scalette dei telegiornali sia dominata dal pensiero che una modella debba essere prima di tutto una puttana e poi non debba essere credibile come giornalista. Che gli uomini importanti se la facciano sempre ed esclusivamente con le modelle, quindi con le puttane. E' una visione del mondo serva dell'atteggiamento puttaniere dell'élite, alla quale chi redige le notizie trash è fedele ideologicamente.

Viste le anticipazioni sulla nuova carriera di Naomi che ho letto sulla stampa estera mi permetto di suggerire ai gossipologi con specializzazione in corna comparate il seguito della telenovela.
Come racconta Daily News, tra le prossime interviste di Naomi vi sarà quella a Nicolas Sarkozy. O-la-la.
Potrete così inventare la gelosia di Carla Bruni che prende Naomi a chitarrate e se ne va sbattendo il portone dell’Eliseo oppure masturbarvi pensando a giochi erotici a due o a tre, magari con Cecilià che li frusta tutti quanti.
Il materiale c’è e il giornalismo da termovalorizzare è come la monnezza, praticamente inesauribile.

martedì 8 gennaio 2008

Viva Sarkozero!

Càpita, in un 8 Nevoso di un anno qualunque del nuovo millennio, che un presidente francese considerato di destra annunci, tra i programmi del suo governo per quest’anno, una riforma del servizio pubblico televisivo talmente giacobina che da noi nemmeno il Partito Marxista Leninista sarebbe riuscito a concepire.

Nicolas Sarkozy ha parlato di molte cose nella conferenza stampa all'Eliseo, tra l’altro di togliere il limite delle 35 ore lavorative settimanali, un baluardo del socialismo francese ma a noi italiani ha colpito come una sprangata in piena fronte l’idea di - udite udite, eliminare del tutto la pubblicità dai canali televisivi pubblici grazie all’istituzione di - sogno o son desta?, una nuova tassa a carico delle emittenti private.

Audiovisuel public. Nicolas Sarkozy a annoncé le lancement d'une réflexion sur la suppression totale de la publicité sur les chaînes de télévision publiques. Ces chaînes publiques "pourraient être financées par une taxe sur les recettes publicitaires accrue des chaînes privées et une taxe infinitésimale sur les chiffres d'affaires des nouveaux moyens de communication comme l'accès à Internet ou la téléphonie mobile", a-t-il dit. (Da “Le Monde” )
In pratica, le Mediaset d’oltralpe, che però non hanno certo la potenza di fuoco della nostra, sarebbero costrette a pagare una tassa sui ricavi che trarrebbero dall’esclusività sulla pubblicità televisiva. Non solo ma questa tassa andrebbe a finanziare i canali televisivi pubblici che sarebbero foraggiati anche da tasse infinitesimali sui ricavi degli accessi ad Internet e della telefonia mobile.

Pensate che una cosa del genere sarebbe anche solo concepibile in Italia? Riuscite ad immaginare il casino che scoppierebbe se un governo italiano annunciasse una riforma del genere, con i pianti di Confalonieri e le accuse di attacco al cuore del profitto?
Fate fatica? Avete ragione, infatti il TG1, di fronte all’inconcepibile ha aggiustato il tiro e ha rimodellato la notizia, edulcorandola nel caso Berlusconi si fosse trovato per disgrazia davanti al televisore.

Hanno presentato la conferenza stampa odierna di Sarkozy, della quale si parla in tutti i media francesi per i contenuti politici, partendo da Carla Bruni e dalle ciaccole da parrucchiere. Dopo aver parlato di Carla Bruni ed aver proseguito con le ipotesi di un matrimonio con Carla Bruni, prima di arrivare alla domanda se sposerà Carla Bruni hanno riferito della cosa delle 35 ore e poi, dulcis in fundo, hanno detto che sarà tolta la pubblicità dalla tv pubblica e che immediatamente le azioni delle tv private sono salite alle stelle (per far finta che si trattasse di una proposta liberista). Stop. Nessun cenno alla tassa ai privati per sostenere il servizio pubblico.
Questo per chi non avesse ancora capito da che parte sta il servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

E i politici italiani come hanno reagito alla notizia? Qualche timido segno dal Ministro Gentiloni che si è detto d’accordo, così come il PD e Rifondazione Comunista che però si lascia tentare dalla supercazzola prematurata: “bisogna evitare il rischio di trasformare la Rai in un servizio marginale, autoreferenziale e privo di qualunque rapporto con la dimensione dell'ascolto e della qualità'''.
Forza Italia evidentemente ha qualche difficoltà con la lingua francese: “''la RAI oggi svolge sempre meno il ruolo di pubblico servizio e opera in un regime di concorrenza sleale con le televisioni private, raccogliendo pubblicità pur usufruendo di un cospicuo canone''.
Benedetto della Vedova, dei Riformatori liberali e deputato di FI, plaude al presidente francese ma esclude che il suo"modello" sia esportabile in Italia. Già, mica fessi noi.
Commovente l’ex ministro Gasparri: ''Il rischio di questa ipotesi - dice - e' che possa ingenerare un aumento del costo dei prodotti. Se la pubblicita' sulle televisioni commerciali costasse di piu', alla fine sarebbero i consumatori ad essere penalizzarli''. Volete voi togliere il Mulino Bianco ai bambini? Giammai!
Ma l’Oscar va senz’altro al consigliere d’amministrazione RAI Rognoni che, pur sottolineando che la pubblicità trasmessa e' troppa, afferma che ''pensare di eliminarla tutta mi sembra un'esagerazione. Se la togliessimo tutta avremmo una tv pubblica piu' povera nelle casse e nell'offerta''. Quindi, se ''vogliamo ridurla, aumentiamo il canone, come avviene praticamente in tutta Europa''.
Ecco, l’idea che Berlusconi possa essere tassato per finanziare l’azienda di cui lui è consigliere non gli passa manco p’a capa.

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