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domenica 28 dicembre 2014

I pidocchi vengono sempre al pettine


Il foglio telematico del cosiddetto Movimento Popolare di Liberazione, che dev'essere senz'altro gemellato con il Fronte del Popolo di Giudea (vedi sotto), ci offre un'accurata e serena analisi del pericolo rappresentato oggi dal non essere di sinistra quanto loro.
Conoscete il gioco democratico, l'entità che nel mondo occidentale globalizzato ha sostituito da tempo la democrazia? Ecco, esiste anche il gioco identitario, che è quello che nel mondo occidentale della sinistra globalizzata ha sostituito la rivoluzione proletaria. Come il gioco democratico nulla ha a che fare con la democrazia, altrettanto il gioco identitario non c'entra niente con l'emancipazione delle classi minacciate dall'ultracapitalismo. Per partecipare al gioco non basta tirarlo fuori e misurarselo, per vedere chi ce l'ha più lungo, ma occorre anche avercelo puro ed incontaminato. Giustamente i padroni non amano che i loro servi lo menino a destra e a manca, ma soprattutto a destra, prima di sollazzarseli su Elysium. Così il gioco identitario consiste non soltanto nel reciproco grooming alla ricerca dei pidocchi piccolo-borghesi per passare il tempo in attesa della proclamazione della vittoria della lotta di classe da parte delle élites, ma nel controllare che il loro prossimo non sia stato contaminato da rapporti impuri con la destra.
I miei piccoli lettori, a questo punto, si staranno domandando a chi giovi questo gioco e se non ce ne possa fregare di meno di esso e di chi lo pratica. Avete ragione. Essendo un gioco riservato ormai a pochi non eletti non dovremmo neppure occuparcene né perderci tempo, se non per avere la scusa di rispolverare uno dei più fenomenali pezzi di satira sull'idiozia di sinistra che si siano visti al cinema.



Tenete presente che il pezzo è del 1979 e i Monty Python sono inglesi, il che dimostra come il problema della sinistra cialtrona sia transnazionale e senza età.
Se me ne occupo però, della sinistra cialtrona, è perché, comunque, ritengo non si debba lasciar passare l'infamia di chi, quando usciremo, avrà la faccia di tolla di dire: "L'avevo sempre detto". Bisognerà essere in grado di riconoscere il pidocchio per evitare nuove spiacevoli reinfestazioni.

Tornando all'articolo pubblicato sul sito del "coordinamento della sinistra contro l'euro" - come se esistesse un Movimento di Rocco Siffredi contro la figa, lo so che fa ridere ma è così, questo sedicente Marxista dell'Illinois N° 2 ci mostra quali sono i pericoli per chi, combattendo la battaglia contro l'euro, non si accorge nella contaminazione possibile in itinere con i pericolosi elementi della reazione. Il che dimostra che il vero nemico dei sollevatori, praticando essi l'insulso gioco identitario invece della critica anticapitalistica, non è l'euro (ma s'era capito) ma la destra e il rischio del sorpasso da destra.
In specifico, il pericolo per costoro è la vittoria della peggiore espressione della destra reazionaria, ovvero "l'inciucio con la destra liberista e xenofoba"
Che coraggio! Non quello con la Troika dei suoi vassalli italiani del PD e di ciò che resta del centrodestra; dei sindacati collusi e infelici, dei mangiatori di gnoccofritto, delle sacre cooperative unite, degli europeisti kalergici propugnatori del ripopolamento e di tutta la feccia risalita dal pozzo del più grande tradimento della storia dopo Giuda Iscariota.

Il bersaglio del loro livore, che condividono con alcuni attivissimi circoli del bruxismo su Twitter, è Alberto Bagnai che, tra i tanti meriti divulgativi, ha, purtroppo per loro, quello di fungere da luminol, da rivelatore della cialtronaggine non solo intellettuale della sinistra. Anche se spegni la luce, eccola lì che risplende e questo loro non possono tollerarlo. 
Ossessionati, dicevo, dal sorpasso da destra, ossessione che smaschera l'insincerità della loro contrapposizione alla moneta unica, non vedendo che è proprio la sinistra la sua più devota groupie,  il loro babau ora è Salvini (pseudonimo di Marine Le Pen) che ha tra i cavalli di battaglia tre vere e proprie piaghe bibliche: "il no euro, il no all'immigrazione e la flat tax." Il no euro, appunto.

Ecco, la flat tax. Un argomento sul quale si può essere o meno d'accordo ma solo dopo aver studiato cos'è e quali ne sono i pro e i contro. La flat tax sulla quale Bagnai e Claudio Borghi hanno dichiaratamente opinioni diverse ma che, nella confabulazione del delirio sollevazionista, diventa il pretesto per "la rottura di un sodalizio disdicevole" tra i due. Non sorprenda il tono da Carolina Invernizio. Da quel punto in poi l'articolo assume toni melodrammatici da feuilleton. 
Eccovene un brano, talmente pregno di significato che vale la citazione integrale:
"Cosa sia la Flat Tax è presto detto: il sogno di tutti i furfanti, la quint'essenza della visione neoliberista in economia. Tu guadagni mille io dieci e la comunità ci prende in tasse la stessa quota del 20%. Addio alla Costituzione! Addio, in una società che vede ampliarsi il solco tra ricchi e poveri, al principio del fisco come leva per redistribuire la ricchezza. Diciamola tutta: addio allo Stato e abdicazione finale della politica al regno dell'economia fondata sul profitto".
Sareste da dannazione immediata solo per quel latrato disperato e falso sulla Costituzione. Che faccia di tolla! Come osate nominarla, infami traditori, voi che avete generato i peggiori stupratori seriali della carta scritta a suo tempo da gente alla quale non sareste degni nemmeno di leccare le scarpe. 
Capite? La quintessenza (senza apostrofo, cheri) del liberismo non è mica l'applicazione della Santa Patrimoniale patrona della Sinistra alla classe media (formata non da capitalisti maialoni alla Groz ma dai vostri genitori, brutti somari), che va ad intaccare il risparmio e la proprietà immobiliare con punte di pressione fiscale insopportabili senza tenere contro del reddito, mandando allegramente in culo la progressività e favorendo si la redistribuzione, ma verso l'alto, della ricchezza. 
Il reddito, questo sconosciuto. Se uno che ha ricevuto a dicembre una busta paga di 1300 euro netti e si ritrova a pagarne 1900 di imposte sugli immobili di proprietà, a quale percentuale di tassazione è soggetto? Guardate nel grafico l'ultima palla a destra che rappresenta l'insieme degli asset della classe media. Se colpiamo la casa di proprietà, la pensione, la liquidità (gli ottanta euro di elemosina del grullo che finiscono nella TARI e nell'IMU) e ne mettiamo anche a rischio lo stipendio con il Jobs Act, vedete bene che quella palla cambierà nome da Middle a LUMPENPROLETARIAT. Ve lo direi in greco ma non ho fatto il classico.
Questo è ciò che sta facendo la sinistra in Italia fin dai tempi del Britannia per conto delle élites e in nome del liberismo e non sopportate che Bagnai e gli altri ve lo ricordino.


La flat tax è il male, cari pidocchi. E va bene, voglio darvi ragione. Ma se io guadagno dieci e il Ricco mille, il venti per cento è sempre il venti per cento. Ovvero a me tolgono due e al Ricco duecento. Ora come ora a me tolgono l'undici su dieci e al Ricco non so, perché probabilmente lui ha un commercialista più bravo del mio e poi io, da fessa, ho tutto intestato a mio nome e il Ricco sicuramente no. 
Forse, se con una minore imposizione fiscale mi rimanessero più soldi in tasca dallo stipendio, potrei anche pagarmi certi servizi che ora, siccome devono essere gratis per tutti, rischiano di diventare a pagamento per tutti. Se mi dite che troverebbero il modo di fotterci lo stesso, siamo d'accordo, ma questo regime fiscale che tanto vi piace perché ammazza l'odiato piccolo-borghese applicando il feticcio della patrimoniale, è una barbarie.

In attesa di riparlare di flat tax con argomenti più sostanziosi e seri, un invito ai sollevazionisti e compari loro: continuate pure a ragliare e rosicare allo stesso tempo, nel mentre cercate la fantomatica "uscita da sinistra" senza dire una parola contro la demolizione controllata da sinistra dell'Italia. Spero che, quando la troverete, al di là della porta si aprirà per voi l'abisso dell'inferno. L'inferno nel quale avete spinto questo paese.

domenica 16 novembre 2014

Il buco col trippone intorno


Ho appena visto "Interstellar", il nuovo Christopher Nolan. Poteva questo blog, con il nome che porta, non recensirlo? (Attenzione, tracce di spoiler qua e là.)

Sono un po' frastornata perché, diciamolo, è bello ma è un bel trippone. All'uscita per un momento mi è sembrato fossero trascorsi cinque anni, fossimo tornati alla lira e il PD si fosse nel frattempo estinto.
Purtroppo no. Siamo ancora in questo spazio-tempo, in questo bruttissimo viaggio di fine 2014, nell'Italia del 41% al partito bestemmia.
Perché ho fatto quella strana associazione tra il film e la situazione politico-economica? Non è un buon segno quando la realtà condiziona anche il momento di evasione, di fantasia. E' segno di regime.
Ed ecco quindi il grande buco nero, Gargantua, che ti fa pensare a Deutsche Bank e ai suoi derivati, all'ERF, al Fiscal Compact, ma anche il finale che diventa rivoluzionario e consolatorio, constatando che, se il tipo è riuscito ad attraversare il buco nero e ad uscirne indenne, vuoi che noi non riusciamo ad uscire dall'euro?

Ma ora veniamo alla vera fantascienza. Claudio Borghi su "Linea d'Ombra" di Adriana Santacroce, l'altra sera, che cerca di sfuggire al paradosso spazio temporale luogocomunista della piddina e del  sindacalista CGIL su Europa e la questione euro ed alle loro siderali scemenze. Come dice il sindacalista ad un certo punto, contestando i fatti di Borghi? "La fantascienza non dà risultati concreti!" 
Tutto è connesso.




Ma, e la recensione di "Interstellar"?
Eccola, scusate.

M. Night Shyamalan che guarda "2001 Odissea nello spazio" sotto LSD.


giovedì 1 maggio 2014

Il nome dell'euro e la regola debenedettina


Ho sempre avuto un grande interesse per l'anatomopatologia, e  la psicologia, in fondo, è pur sempre il rimuovere strati di esperienze, putridume e sangue per giungere ad identificare la causa di una sofferenza.
Ecco, questa vocazione alle dissezione ed allo studio dei reperti ultimamente  lo proietto sull'analisi dei testi, soprattutto quelli di propaganda, che sono i più interessanti perché nascondono un metasignificato, si lasciano sfuggire indizi che ne rivelano gli intenti eso ed essoterici e perché vi si possono riconoscere e studiare tutte le forme di vita che assumono la menzogna e la partigianeria.
A volte certi testi vengono a sdraiarsi spontaneamente sul mio tavolo autoptico. E' il caso di questa gemma pubblicata sull'Espresso, rivista una volta incendiaria ed ora gloriosamente pompiera e pompqualcos'altro.


Trattando di euro e uscendo a poche settimane dalle elezioni è un articolo pour épater le piddin. Stupire e scandalizzare il piddino ricordandogli sempre, tra le righe del pentacologramma, chi sono i buoni e chi sono i cattivi nel suo piccolo mondo antico, così da caricargli la molla dietro la schiena e mandarlo giulivo a combattere contro i nemici dei lavoratori (risate registrate in sottofondo).

Dopo il celebre articolo sulle proprietà all'estero dell'autista di Beppe Grillo, che ancora turba le nostre notti, l'E ci riprova con la tesina per l'esame d'ammissione nel club dei volonterosi difensori dell'euro in vista delle elezioni europee del giornalista Vittorio Malagutti.
Il candidato si è impegnato perché nell'articolo ha usato ripetutamente le giuste parole chiave che creano l'atmosfera e riportano al senso del sacro, facendo capire quanto sia importante e appunto sacra la posta in gioco contro l'eresia dei dolciniani di Pescara: crociata, crociato, crociati, totem, predicatori, vangelo, testo sacro, guru. Se leggete l'articolo al contrario, però, si sente una voce dire che i veri crociati che libereranno il santo sepolcro dell'euro defunto dopo aver sconfitto gli infedeli, sono i proeuro, dei quali l'E si è fatto gazzetta ufficiale.

Poteva essere la grande occasione per finalmente smascherare la turpe infamia, visto che, come ci ha ricordato ieri sera Cofferati, alla vigilia del 1° Maggio: "Nel 1992 l'Italia si è salvata grazie all'ingresso in Europa". Poteva essere il momento giusto per ribattere e smontare una per una le menzogne propalate dai testi di economia del primo anno ma il ragazzo non si è impegnato a sufficienza. Il risultato è deludente.
I didn't expect a kind of Spanish Inquisition, ma si ha l'impressione che la battaglia dialettica venga combattuta dai gloriosi reparti dei Calzini Azzurri più che dalla Brigata Pulitzer e con catapulte caricate a letame, più che con le spade dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Bisognava dare una bella ripassata a Bagnai, Borghi, Rinaldi, Donato, Galloni e tutti gli eretici, al traditore di classe Bol-kens-teen, e invece ne è uscito fuori una rapportino di attenzionamento che rimane impresso soprattutto per questo fenomenale e surreale passaggio (sta parlando di Claudio Borghi):

"Laureato nel 2000, a 30 anni, con una tesi sul trading di Borsa, il crociato lumbard insegna all’Università Cattolica di Milano grazie a un contratto temporaneo di docenza. Le sue materie sono “Economia degli intermediari finanziari” ed “Economia dell’arte”. E l’euro che c’entra? Niente."
Sublime. Nel meraviglioso mondo degli amanuensi dell'abbazia debenedettina le opere d'arte in Italia si acquistano forse pagandole in rupie o in natura? E poi, già, cosa c'entra l'euro con la finanza e le sue intermediazioni?

Io so perché il nostro Malagutti ha fallito e il risultato del compito è un manualetto raffazzonato sull'uso della fallacia a scopo propagandistico.
Può essere che non fosse convinto di ciò che scriveva?
Infatti, maledetta passione per le autopsie e maledetta rete che nulla dimentica. Ecco cosa scriveva il nostro Vittorio nel settembre del 2011, riguardo all'euro:
"Il fatto di avere una moneta unica ma tante politiche economiche fiscali diverse, è sicuramente una debolezza per la costituzione dell'Euro, peraltro era stata segnalata da molti osservatori già quando l'Euro è stato fatto, purtroppo si pensava che in uno scenario di crescita economica, di liquidità abbondante, queste differenze potessero essere in qualche modo gestite e evitare tra di loro, purtroppo lo scenario si è evoluto in un modo ben diverso e quindi queste differenze non sono solo state in qualche modo appianate, ma si sono esasperate nel corso degli anni, adesso ci troviamo con una Banca Centrale Europea che non è in grado più di gestire le diverse situazioni economiche e fiscali dei vari paesi. Il sogno dell'Euro non so se è finito, ma è diventato sicuramente un incubo, poi vediamo quando ci svegliamo cosa succede!" ("L'euro adesso è un incubo - intervista a Vittorio Malagutti", 12 settembre 2011, qui in forma più leggibile). 
Preferite ascoltarlo? Ecce video.




Per carità, tutti possiamo cambiare idea, capita di ricredersi sulle persone e sulle cose (a me capita continuamente e questo blog lo dimostra nei sui archivi) però, forse, c'è un limite anche alla grandezza delle bugie che, ripetendole, si vuol far diventare verità. 

"Stat euro pristina nomine, nomina nuda tenemus" 


giovedì 24 aprile 2014

25 Aprile a Malebolge




Questo articolo del "Fatto Quotidiano" di ieri, segnalatomi su Twitter, è da leggere tutto, perché merita. E' un momento di vertigine assoluta. Un'ebbrezza da fatina verde con punte di surrealismo al laudano. 

No, scusate, perché vorrei capire. Soprattutto dove sarebbe la provocazione.
La Lega Nord sta girando l'Italia con il "Basta€uro Tour" con l'intento di far conoscere agli italiani le motivazioni con le quali sempre più numerosi economisti, inclusi diversi premi Nobel, uomini politici e giuristi sono giunti alla conclusione che la moneta unica è ciò che sta uccidendo la nostra economia e quelle dei paesi del Sud Europa. Uno dei primi e più attivi divulgatori da anni di questo pensiero che auspica la riappropriazione della sovranità monetaria e il rifiuto dei trattati capestro imposti da un'Europa sempre più squilibrata a vantaggio della Germania e a scapito degli altri paesi, è Claudio Borghi Aquilini, candidato appunto per la Lega Nord nel Nord-Ovest ed esponente del "Movimento di Solidarietà Europea"
E' capitato che una delle tappe del tour capitasse il 25 aprile a Reggio Emilia, tutto qui. 

Qual è il problema, compagni? L'invasione del territorio? La bestemmia contro una delle vacche sacre della sinistra: l'Europa e il suo figlio deforme, l'euro? E quando è stato che siete passati dal mito della Resistenza alla mitologia monetarista? Cosa vi rode, il fatto che la destra abbia capito e la sinistra no? Capisco.
No, credo che il punto sia ancora più semplice. E' il noi contro voi, la coazione alla contrapposizione, la guerra che non è mai finita, il giapponese nella giungla. La manifestazione e l'automatismo della contromanifestazione. Il 25 aprile inoltre - assieme all'ormai quasi grottesco Primo Maggio, festa di un lavoro che non c'è più,  non è solo la celebrazione della liberazione dal nazifascismo ma un momento di autocoscienza, durante il quale, inesplicabilmente, il popolo di sinistra si sente ancora vivo, nonostante sia morto da anni. Volete disturbare questa preziosa autoterapia di gruppo insinuando il dubbio che il bonaccione bolognese abbia venduto l'Italia per ancor meno di un piatto di lenticchie? Che la sinistra sia l'esecutore materiale di un crimine contro l'umanità e della più grande operazione di ridistribuzione verso l'alto della ricchezza?

Non mi sono meravigliata che, ancora una volta, si trovi in Emilia il wormhole che permette di passare da quella che conosciamo ad un'altra dimensione dove i centri sociali e ciò che resta dei partigiani stanno sorprendentemente seppure in maniera inconsapevole, dalla parte dell'euronazismo ordoliberista delle élites.
Sono le regioni rosse che hanno giocato per decenni con il bubbolino del comunismo nell'unico belpaese, campando di rendita grazie alle lotte del passato ed al ruolo imprescindibile del welfare socialdemocratico keynesiano, ovvero la magnanimità padronale come conseguenza dell'allora minaccia sovietica.
E' proprio nel cuore di questo paradosso spazio-temporale che la sinistra può compiacersi, ad ogni festa comandata, dell'assoluta fedeltà delle due ali estreme, generazionalmente parlando, della sua fauna, ossia i giovani e i vecchi, i centri sociali e ciò che resta dei partigiani.
Gente che vive, lo dimostra la reazione delirante alla iniziativa "Basta€uro", con la testa rivolta all'indietro come gli indovini di Malebolge dell'inferno dantesco e che non si accorge che il giorno in cui i traditori dovranno ammettere di fronte alla loro insulsa base elettorale che quello stato sociale e quel benessere sono stati venduti in cambio di uno straccio di banca fallita con la quale i loschi dirigenti di partito potessero pavoneggiarsi, il giorno delll'Armageddon insomma, è più vicino di quanto non pensino.
Gente che non ha ancora compreso che l'euro è lo strumento di oppressione del capitalesimo su tutte le classi esclusa l'élite del famigerato 1%. Che stanno vincendo i padroni semplicemente perché la sinistra è salita sul carro del vincitore della lotta di classe.


Eppure il tempo per capire c'è stato, così come abbondano i mezzi per acculturarsi sui motivi della catastrofe. Una montagna di articoli, libri e video per chi ama solo le figure.
La crisi globale è iniziata nel 2008 (sono oramai sei anni) e la sua onda di tsunami ha raggiunto l'Italia nel 2011, con la nota guerra dello spread, la cacciata del nemico pubblico numero uno e l'instaurazione (ma nemmeno questo hanno capito) di un governo fantoccio della Troika dopo l'altro. Ora sono euforici perché i superpadroni hanno permesso ai traditori di prendere in mano il volante e far baloccare il loro Pinocchio di ciccia con l'automobilina a pedali, mentre loro hanno in mano i veri comandi.
Hanno appena approvato una legge sul lavoro che scimmiotta, probabilmente in peggio, la legalizzazione della deflazione salariale tedesca ma sono tranquilli perché l'inutile ministro del lavoro è un personaggio pittoresco alla Maurizio Ferrini, il tipico comunistavistamare della tradizione emiliano-romagnola.

I partiti della sinistra difendono disperatamente l'euro perché non riescono ad ammettere di avere sbagliato, come sostiene Alberto Bagnai? Certo, è una razionalizzazione come quella del compagno che sostiene che i traditori non sono "veramente" di sinistra, che "questa non è la sinistra" e "la sinistra non esiste più".
Il fatto che ciò che più di sinistra abbiamo in Italia, centri sociali e associazioni partigiane abbiano reagito pavlovianamente all'unisono all'intrusione della verità nel loro casello di meccanismi di difesa dall'angoscia del crollo del sogno, dimostra invece che proprio della sinistra si tratta e di quella DOP. Quella governativa e quella ancor più irreale che si affida al leader straniero che fa tanto internazionalismo flambé.
Perché il nazionalismo, l'avete sentito il centrosocialista nell'articolo, è il male. Il nazionalismo e la combutta, nel sacro giorno dell'antifascismo, con il fascismo (nonostante che, dopo l'inversione dei poli magnetici, Marine Le Pen sia più a sinistra di Fassino e Fassina). No, compagno, la sinistra esiste ed è quella che ci ha traditi. Mommy was very bad.

A proposito di mezze stagioni che non ci sono più. Guardate questo estratto dal TG4 (avete letto bene, TG4).


La cosa più memorabile di questo ottimo servizio (grazie a Mario Giordano) è Fabio Fazio(so) che striscia sulla scrivania di 'o Rre. Guardate l'orrore in Grecia, ascoltate chi non fa che raccontare l'evidenza dei fatti cercandola di farla vedere anche ai ciechi che vogliono continuare ad esserlo. E poi confrontate ciò che vedete con la propaganda piddina che ammorba l'aria con i suoi percolati di menzogna ogni sera dai telegiornali considerati altezzosamente più seri del TG4.

Ma siamo ancora al destra-sinistra? Finché non vi sarà in Italia una santa alleanza trasversale contro il nemico comune, e cioè l'ordoliberismo e il tallone di ferro dell'euro, saremo ancora costretti a ragionare nei termini desueti di destra e sinistra.
Tradotto in soldoni, la destra ha capito, la sinistra no. Traiamone le conseguenze alle prossime elezioni europee. E per i mali di pancia c'è l'Antispasmina Colica.

martedì 2 luglio 2013

Quel pasticciaccio brutto dei derivati anni '90: vaniglia o cioccolato?


Una delle mie letture estive è stata "Come i servizi segreti usano i media" di Aldo Giannuli, che spiega molto bene, con esempi famosi tratti dalla cronaca recente, come funziona la propaganda di qualsiasi regime, anche il più apparentemente democratico. 
Il potere, per auto-conservarsi e perpetrarsi ha bisogno di confezionare verità, non sempre corrispondenti al vero, da offrire al pubblico e spesso questi non ha alcun modo di controllare se ciò che gli viene raccontato è vero o falso. Giannuli però spiega che, con un certo allenamento, si può imparare a capire, leggendo un testo, una notizia, un'inchiesta, se si tratta di pura propaganda o meno. Vi consiglio veramente la lettura di questo libro affascinante, soprattutto per il capitolo che ho trovato più interessante, quello sulla "guerra delle terre rare", ovverosia sulla lotta per il controllo dell'estrazione e commercio dei minerali impiegati nell'industria high-tech, che vede contrapposti come principali attori Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti e che rappresenta una delle più calde sfide attuali tra queste superpotenze economiche, ben più importante e decisiva per gli equilibri geopolitici delle telenovele sugli spioni del Datagate (chiarissimo argomento di distrazione di massa). Argomento invece, quello delle terre rare, del quale ovviamente non sentite mai parlare al telegiornale, perché non sono cose per bambini. 

Per fare un esempio concreto ed attuale di notizia sospetta, che puzza di propaganda e assomiglia tanto ad una di quelle bugie di Pinocchio che gli facevano rompere i vetri con il naso, questa mi sembra perfetta:
Bruxelles, 28 giu. "Il comunicato stampa del Tesoro ha chiarito che il problema non sta nei termini in cui l'aveva presentato il 'Financial Times', per noi la questione non si pone, sono molto ottimista, è un caso chiuso". Così il presidente del Consiglio Enrico Letta ha risposto alla domanda di una giornalista americana sulla vicenda dei contratti derivati che negli anni '90 avrebbero aiutato l'Italia a ridurre il proprio deficit, per entrare nell'euro, e che ora, secondo il quotidiano finanziario britannico, venendo a scadenza rischierebbe di creare un 'buco' in bilancio. (fonte)
La solita Perfida Albione aveva insinuato che uno dei prezzi pagati dall'Italia per entrare nel club esclusivo tedesco per lavoratori liberati, fosse la sottoscrizione di contratti derivati swap (come quelli che si usano, ad esempio tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile) che, a distanza di vent'anni e sull'onda della Grande Crisi Sistemica, si tradurrebbero ora in un buco di bilancio statale da 8 miliardi di euro.
Per una brillante spiegazione dei vari tipi di derivati, consiglio gli storify su Twitter di Claudio Borghi Aquilini: su opzioni call (diritto ad acquistare), put (diritto di vendere) e swap (quelli del presunto buco del Tesoro).

Nel comunicato citato nel lancio d'agenzia riportante la smentita ufficiale di bello di zio, il Tesoro risponde sdegnato alle perfidie di Albione con quest'altro bell'esempio di propaganda:
"La filosofia di fondo dell’operatività in derivati della Repubblica si basa su criteri ispirati al perseguimento dell’interesse dello Stato, mirando alla protezione dai rischi di mercato, primi fra tutti il rischio di cambio e il rischio di tasso di interesse. Con riferimento in particolare a quest’ultimo, l’attività in derivati è stata mirata a conseguire l’allungamento della duration complessiva del debito, al fine di proteggere da un eventuale rialzo dei tassi, pagando tasso fisso e ricevendo variabile. Tale funzione prettamente assicurativa è stata perseguita attraverso IRS (interest rate swap) e opzioni su tassi di interesse (swaption), fissando tassi a lungo termine che, al momento della sottoscrizione, risultavano storicamente ai minimi per la scadenza cui si riferivano. "
Il trucco comunicativo è utilizzare la parola magica assicurativo", giocando sul fatto che esistano effettivamente derivati di quel tipo, apparentemente meno rischiosi e bastardi di quelli che scommettono sul patatrac di intere nazioni o sul vegliardo che schiatterà per primo. Così uno si tranquillizza e dice, "Ah, beh, allora è come l'assicurazione sui raccolti, mi proteggo dalla grandine. Un bonus malus, insomma, un innocente contratto RC auto, per giunta sottoscritto per il bene dello Stato." 

Quest'affrettarsi a smentire e soprattutto a voler considerare "chiuso l'argomento", senza per altro offrire prove concrete a discarico ed esprimere la volontà di chiarire i dubbi con trasparenza con una commissione d'inchiesta parlamentare ma obbligandoci a credere sulla fiducia alla bontà delle azioni del Tesoro e del governo in genere, mi perdonerà Letta, ma sembra voler proprio nascondere qualcosa di losco.
Pare infatti che le cose non siano così rosee e alla vaniglia ma contengano parecchia roba marrone, tanto che, sulla base dell'articolo del Financial Times, e sulla ripresa dell'argomento da parte di "Repubblica", la procura di Roma ha aperto un'inchiesta. 
Per il dettaglio delle critiche al comunicato del tesoro in oggetto e sui dubbi relativi all'operazione derivati anni '90, comprese le malignità su chi possa, tra gli alti papaveri, aver spiattellato adesso la faccenda ai giornali, rimando a questo articolo di Dagospia

Insomma li hanno beccati con 8 tonnellate di ganja in casa ma loro sostengono che servissero per alleviare i dolori alla zia Pina affetta da sclerosi multipla. Il derivato terapeutico. Voi ci credete?

domenica 26 maggio 2013

Eppur qualcosa si muove


Il prossimo 15 giugno sarà presentato ufficialmente a Parigi il "Manifesto di solidarietà europea"  firmato da undici esponenti del mondo economico e finanziario europeo, per una revisione dei meccanismi dell'eurozona alla luce del sostanziale fallimento dell'euro, allo scopo di, eliminando i fattori di diseguaglianza e squilibrio attuali, preservare ciò che di buono vi è nel progetto di unione europea.
La traduzione in italiano del manifesto è a cura di Alberto Bagnai ed è tratta da Goofynomics. (Ripresa anche da Voci dall'estero). Ecco il testo.

Solidarietà europea di fronte alla crisi dell’Eurozona 


La segmentazione controllata dell’Eurozona per preservare le conquiste più preziose dell’integrazione europea. 
La crisi dell’Eurozona mette a rischio l’esistenza dell’Unione Europea e del Mercato Comune Europeo. La creazione dell’Unione Europea e del Mercato Comune Europeo si colloca fra le maggiori conquiste dell’Europa post-bellica in campo politico ed economico. Il notevole successo dell’integrazione europea è scaturito da un modello di cooperazione che beneficiava tutti gli stati membri, senza minacciarne alcuno. 
Si era ritenuto che l’euro potesse essere un altro importante passo avanti sulla strada di una maggiore prosperità in Europa. Invece l’Eurozona, nella sua forma attuale, è diventata una seria minaccia al progetto di integrazione europea. 
I paesi meridionali dell’Eurozona sono intrappolati nella recessione e non possono ristabilire la propria competitività svalutando le proprie valute. D’altra parte, ai paesi settentrionali si chiede di mettere a rischio i benefici delle proprie politiche finanziarie prudenziali, e ci si aspetta che in quanto “benestanti” finanzino i paesi del Sud attraverso infiniti salvataggi. Questa situazione rischia di portare allo scoppio di gravi disordini sociali nell’Europa meridionale, e di compromettere profondamente il sostegno dei cittadini all’integrazione europea nell’Europa settentrionale. L’euro, invece di rafforzare l’Europa, produce divisioni e tensioni che minano le fondamenta stesse dell’Unione Europea e del Mercato Comune Europeo. 

Una strategia nel segno della solidarietà europea 
Riteniamo che la strategia che offre le migliori possibilità di salvare l’Unione Europea, la conquista più preziosa dell’integrazione europea, sia una segmentazione controllata dell’Eurozona attraverso l’uscita, decisa di comune accordo, dei paesi più competitivi. L’euro potrebbe rimanere – per qualche tempo – la moneta comune dei paesi meno competitivi. Ciò potrebbe comportare in definitiva il ritorno alle valute nazionali, o a differenti valute adottate da gruppi di paesi omogenei. Questa soluzione sarebbe un’espressione di vera solidarietà europea. Un euro più debole migliorerebbe la competitività dei paesi dell’Europa meridionale e li aiuterebbe a uscire dalla recessione e tornare alla crescita. Ridurrebbe anche il rischio di panico bancario e il collasso del sistema bancario nei paesi dell’Europa meridionale, che potrebbe verificarsi se questi fossero costretti ad abbandonare l’Eurozona o decidessero di farlo per pressioni dell’opinione pubblica nazionale, prima di un abbandono dell’Eurozona da parte dei paesi più competitivi. 
La solidarietà europea sarebbe ulteriormente sostenuta trovando un accordo su un nuovo sistema di coordinamento delle valute europee, volto alla prevenzione di guerre valutarie e di eccessive fluttuazioni dei cambi fra i paesi Europei. Naturalmente sarebbe necessario, in almeno alcuni dei paesi meridionali, un abbuono (haircut) dei debiti. La dimensione di questi tagli e il loro costo per i creditori, tuttavia, sarebbero inferiori rispetto al caso in cui questi paesi restassero nell’Eurozona, e le loro economie continuassero a crescere al disotto del proprio potenziale, soffrendo una elevata disoccupazione. Posta in questi termini, l’uscita dall’Eurozona non implicherebbe che le economie più competitive non debbano sopportare un costo per la diminuzione dell’onere del debito dei paesi in crisi. Tuttavia, ciò accadrebbe in circostanze nelle quali il loro contributo aiuterebbe quelle economie a tornare a crescere, al contrario di quanto accade con gli attuali salvataggi, che non ci stanno portando da nessuna parte. 

Perché questa strategia è così importante? 
Non occorre dire che è nostro comune interesse che l’Unione Europea torni alla crescita economica – la migliore garanzia per la stabilità e la prosperità dell’Europa. La strategia di segmentazione controllata dell’Eurozona faciliterà il conseguimento di questo risultato nei tempi più rapidi.
Bruxelles, 24 gennaio 2013 
Firmatari:
Alberto Bagnai, Claudio Borghi Aquilini, Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel, Stefan Kawalec, Jens Nordvig, Ernest Pytlarczyk, Jean-Jacques Rosa, Jacques Sapir, Juan Francisco Martín Seco Alfred Steinherr.

Per le biografie dei firmatari si rimanda all'articolo di Alberto Bagnai


Questo manifesto sulle modalità di uscita il più indolore possibile dalla moneta unica - uscita del resto ormai inevitabile - è una bellissima notizia e speriamo accenda finalmente e definitivamente il dibattito in Italia nelle sedi preposte a prendere decisioni economiche e non solamente nei  pour parler delle friggitorie televisive di aria. 
Un dibattito che costringa la controparte del Partito Unico dell'Euro ad andare oltre la rozza propaganda for dummies delle carriole, della benzina che costerebbe 70 volte 7 e del becero catastrofismo in sensurroud, e a portare, se esiste, la prova che l'austerità serve alla crescita (Antonio Maria Rinaldi a pag. 10), che uno stato non deve avere sovranità monetaria, che è la moneta circolante a creare inflazione, che il debito è una colpa (diciamolo alla tedesca: Schuld) e non la mera controparte del credito.
Vedremo se gli euroultras avranno il coraggio di negare che questo tessuto neoplastico, questa aggregazione maligna di liberismo, mercantilismo, fanatismo monetario, finanza ludopatica e, in fondo, revanchismo neo-aristocratico,  che sta uccidendo l'economia europea retrocedendola ad uno stadio pre-industriale, non debba  essere definitivamente asportato al più presto da un bravo ed impietoso chirurgo.

Oltre all'argomento del vincolismo da superare ad ogni costo agendo sul versante moneta unica, ritengo occorra anche ripensare, con le cattive se è necessario e battendo i pugni sul tavolo a Bruxelles (perché chi si fa pecora, il lupo se lo mangia), tutto il corpus dei trattati internazionali che sono stati la base giuridica - seppure illegittima se non illegale - per giustificare il vincolismo monetario, rivelatosi formidabile strumento di oppressione degli stati della periferia da parte delle élite industriali del centro.

Inoltre, quando finalmente si ridisegneranno i confini di competenza delle banche centrali e non e dei loro rapporti con gli stati, ci si batta per il ripristino 1) della separazione tra banche commerciali e banche d'investimento e 2) della repressione finanziaria affinché l'economia reale possa alimentare la finanza ma la finanza non possa più essere in grado di danneggiare l'economia reale. 
Senza una ridefinizione, mi rendo conto difficile da ottenere, dei limiti fisiologici della finanza si continuerebbe ad assistere al paradosso di una oligarchia che crea ogni giorno volumi spaventosi di denaro virtuale, ad esempio con i derivati, ma poi, per quanto riguarda l'economia reale, pretende di circoscrivere e limitare la ricchezza ad una quantità finita di denaro. Una limitazione della creazione di ricchezza e benessere che non prevede ovviamente la redistribuzione sulla base della legge della domanda e dell'offerta ma solo quella inversa e predatoria dal 99% all'1% della popolazione.

La finanza deve essere asservita agli interessi dell'economia reale. L'Europa, dal canto suo, deve tornare ad essere un'unione tra eguali, un luogo di libero scambio e non l'opportunità per il risveglio di antichi demoni e sogni di dominio continentale dei paesi forti su quelli deboli. L'Europa deve tornare ad essere terreno per la creazione di ricchezza all'insegna dell'equità e della pari opportunità per i cittadini e i popoli. Deve tornare ad essere il nostro continente.

giovedì 21 marzo 2013

A voi piddini

E' uno spettacolo penoso ed imbarazzante. I piddini stano perdendo la dignità, il ritegno e l'amor proprio. I loro argini emotivi stanno cedendo sotto l'onda di piena della paura di non riuscire ad afferrare  il troppo desiderato successo elettorale. Come una finale di Champions che ti sfugge al 94' per un rigore che non c'era.
Chi ha a che fare con loro in questi giorni sa che non ci si ragiona. Stanno tutti nel reparto degli agitati, sottogruppo di quelli che hanno la crisi paranoidea da cortisone e ti guatano con gli occhi torvi: "Tu ce l'hai con me! Si, non vuoi fare l'alleanza con me, tu hai votato Grillo, bastardo!"

Non se la prendono più con il nemico storico B. perché inconsciamente, anche se da svegli lo negano, sanno di essere stati morsi sul collo e di essere diventati come lui fin dal 1994. Se la prendono con il nuovo nemico: i grillini. La zeppa tra le ruote, l'imprevisto, il cigno nero che gli sta rovinando i piani di conquista del Lebensraum oltre l'Emilia rossa e l'infinito, di tutte le istituzioni e di tutti i gangli del potere.

Il piddino - e per piddino io intendo l'insieme di piddini, PDini e PUDini della tassonomia di Bagnai, senza fare distinzioni - già normalmente ti sfianca con quel buonismo iperglicemico  che ti fa solo venir voglia di strangolare lentamente un tenero coniglietto; ma se si sente minacciato nel diritto divino di comandare, come accade in questi giorni, se vede il suo piccolo grande fogno infrangersi sul muro della realtà, tira fuori tutta la meschina cattiveria di cui può essere capace il borghese piccolo piccolo. Piccolo perché ideologicamente debole e per questo ancor più pericoloso perché ti attacca alla gola.
Quando, come in queste prime fasi di elaborazione del lutto postelettorale da semitrombatura, è in fase maniacale, dà veramente il peggio di sé e diventa ancora più insopportabile perché perde il senso dell'umorismo. Il piddino agitato e non mescolato ti inonda di sarcasmo spuntato e di battute che però non fanno più ridere perché odorano della propria tragedia. E tu provi l'imbarazzo dello spettatore del comico che non fa più ridere.
Se ci pensate bene è il fenomeno che si è verificato a Sanremo, con un Crozza che ripeteva tragicamente il numero di Bersani smacchiatore credendo di celebrarne l'imminente gloria ma dando invece l'impressione di parlare di qualcosa di perduto, di sconfitto, di finito, di terribilmente out. 

C'è un motivo profondo ed oscuro che spiega questo clima di tragedia che si attacca come la pece ai dirigenti, ai seguaci ed agli elettori, fino ai più sfegatati piddiminkia.
La consapevolezza che il redde rationem, che i conti con l'elettorato che hanno tradito adottando le peggiori politiche shockeconomiste sottomesse al mercantilismo del Nord Europa, è sempre più vicino. Ricordate quel gioiello in bianco e nero di Vittorio De Sica dove, per tutto il film, una voce stentorea ripete: "Alle diciotto comincia il Giudizio Universale!"?



Il clima da crollo di un'era, da fine regime, da giudizio universale li sta intossicando e reagiscono proiettando  la colpa su nemici esterni, sui traditori, su coloro che hanno voltato loro le spalle, negando al contempo che ci sia qualcosa di fatalmente coattivo nel loro destino che li spinge a ripetere gli errori.
Non avevo mai visto niente di più imbarazzante e tragico del finale di campagna elettorale, chiusi nel teatro d'avanspettacolo  - mentre fuori si teneva una festa che era la festa al regime e che stabiliva l'ineluttabilità del voto al M5S di chi voleva cambiare le cose - con il becchino Moretti a recitare l'orazione funebre. "Con questa dirigenza non andremo mai da nessuna parte", gridava una volta con in corpo ancora un'anelito di vita. Poi è entrato in banca pure lui. 

Il senso di tragedia è dato anche dall'attaccamento e dalla bizzarra fascinazione per il babbo senza palle Bersani. Quello che è tenuto sotto mattarello dall'azdora ma con gli amici del bar racconta di quando smacchiava i giaguari. Un personaggio patetico nel suo imbarazzante provincialismo che però al piddino dà tanta sicurezza, come fosse l'oggetto transizionale, l'orsacchiotto sul cui naso ci siamo tutti fatti i dentini.
Renzi è sembrato troppo autonomo, troppo voglioso di uscire dal cortiletto e di farsi una vita sua e quindi nel segreto dell'urna delle primarie il piddino ha votato per la figura che maggiormente gli ricordava il concetto di delega. Come quando ti scoccia andare alla riunione di condominio e deleghi il vicino più insulso ma che consideri per questo più innocuo, colui che sai che non voterà mai a favore del rifacimento del tetto da ventimila euro.

A voi piddini è ispirato alla celebre canzone di Alberto Fortis, quella che fece scandalo perché diceva: "io vi odio, o voi romani, io vi odio tutti quanti... ecc. ecc."
Ecco, tra me e me, soprattutto in bagno, io canto spesso "io vi odio o voi piddini" ma poi penso che non è giusto odiarli. Loro mi odiano perché non li ho più votati ma se vuoi fare veramente un dispetto a chi ti odia devi amarlo. Devi inondarlo d'amore. Così io amo i piddini. Gli elettori e i simpatizzanti, intendo. Per i dirigenti non ho alcuna pietà, per loro vedrei bene una di quelle punizioni che solo i più boia degli dei sono capaci di immaginare. Il tradimento che hanno commesso nei confronti delle classi che avrebbero dovuto difendere li rende dei reietti dell'umanità, dei pezzi di materia anfibia comunemente detta merda.

Odio i dirigenti ma amo i piddini sempliciotti perché penso abbiano ancora un margine di redenzione possibile. La loro idiozia è conseguenza dell'ignoranza, del vizio della delega, dell'antica propensione al centralismo democratico, della pigrizia intellettuale di non andare mai oltre "l'ha detto il partito".
Se però si impegnassero e studiassero, se si informassero, potrebbero scoprire, ad esempio, che il mitico Prodi, quello per il quale hanno votato, lavorava per il re di Prussia. Potrebbero capire che è stata la sinistra in mano ai loro dirigenti a portarli sull'orlo del precipizio, non il nano malefico che, grazie ai compagni di merende è riuscito solo a fare i propri affari per vent'anni. Che se ora non usciamo subito dall'euro l'euro uscirà da noi tipo Alien, sbudellandoci senza pietà.
Se vedrò un piddino redimersi sulla via della luce e della conoscenza lo abbraccerò come un fratello.

Però devo dire anche che sono esausta di discussioni, di scemenze da semidivezzi sessantenni, di blogger che per una paginetta sull'Espresso si arruolano nell'esercito della Piddijugend alla caccia dei cinquestelle da sputtanare sui social network, senza nemmeno preoccuparsi di fare uno straccio di fact-checking sulla notizia che riguarda un collega.
Sono stufa di infantilismo e soprattutto di ignoranza colpevole. Il mio livello di pazienza è già in rosso, non discuterò più con il piddino che viene qui o altrove a  cercare di insegnarmi a stare al mondo. Non ripeterò più per la duemilionesima volta perché l'euro è il problema e perché reggere il moccolo a Monti ed agli altri esattori del recupero crediti tedesco per un anno, da parte della sinistra, è stato criminale. Manderò direttamente e preventivamente affanculo chi insiste nel ripetere: "Si, dici che il problema è l'euro ma poi non dici concretamente come uscirne e cosa succederebbe poi. Non fai delle proposte concrete."
Darò loro cinque minuti al massimo per trovare il link al filmato che spiega il "come uscire", gli incorporo pure per l'ennesima volta il filmato di Claudio Borghi - che non parla di referendum - poi, se non lo guardano o non lo capiscono, punterò la Morte Nera sul loro insulso pianeta piddino e lo distruggerò.


Ogni limite ha una pazienza.

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