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mercoledì 5 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte I


Con questo post in più parti vorrei fare un sunto di ciò che penso di aver capito di economia in un anno di studio inde e pure fesso da autodidatta.
Ho letto tante cose, ne ho comparato le conclusioni con la realtà circostante e mi sono fatta un'idea.
Se questa idea coinciderà almeno in parte con quella di chi è competente in materia, che vorrà magari confermarne la giustezza, ciò vorrà dire che i miei sforzi non saranno stati vani e qualcosa avrò imparato. La mia conoscenza del mondo si sarà arricchita e, soprattutto, avrò ottenuto degli strumenti per difendermi, visto che, come ho già avuto modo di dire, ho cominciato ad interessarmi di economia perché l'economia si stava interessando un po' troppo a me e le sue intenzioni mi parevano affatto amichevoli. Il nostro II emendamento è il diritto alla conoscenza.

Non avendo assolutamente la competenza accademica necessaria per evitare errori ed imprecisioni, inevitabilmente il mio discorso è sottoposto alla regola del "se sbalio mi corigerete" e mi impegno fin d'ora al riconoscimento dell'eventuale cantonata. Sempre che, con la scusa della correzione, a qualcuno non scappi di venirmi a dire "Ti sbagli, se torniamo all'euro la benzina costerà settanta volte sette", "il cambio dell'euro fu fissato a 1700 lire" oppure  "è la quantità di moneta circolante che crea inflazione". O ancora: "Ma tu non vuoi eliminare il capitalismo ma conservarlo a spese dei proletari!" A scanso di equivoci, qui non si tenta la rianimazione post-mortem di ideologie economiche di cui la storia ha decretato il fallimento. NON-SI-PUO'-FARE.

Quelli che seguono sono appunti, riflessioni mie originali su concetti e teorie non miei e di cui i più esperti riconosceranno gli ispiratori. 
Rivendico solo la maternità della "Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri",  una mia intuizione di qualche tempo fa della quale vado assai orgogliosa e che, peccando volontariamente di modestia ma non solo, proprio di superbia, mi pare più realistica della pretesa che il mercato sia in grado di autoregolarsi.

Binario, triste e solitario
In economia tutto si accoppia in relazioni binarie di complementarietà, causa ed effetto, reversibilità: debito/credito, import/export, costi/ricavi, domanda/offerta, inflazione/deflazione. Relazioni conflittuali ma estremamente tenaci.
La relazione tra gli attori economici tende al conflitto ed alla contrapposizione e tale conflittualità si esprime anche accademicamente nel modo in cui vengono interpretati i fenomeni economici a seconda del punto di vista (ad es. neoclassici vs. keynesiani).
La contrapposizione capitalistica classica padrone vs. operaio, tanto cara alle mie letture giovanili marxiane, è stata ormai superata da quella dell' 1% vs. 99%. Una regressione al modello molto più elementare e sempre di moda, del ricco vs. povero. Con l'1% che tende non più al profitto da produzione industriale ma alla mera accumulazione per se.
Per la sua caratteristica di poter ottenere, dal suo funzionamento, un fenomeno ed il suo opposto e contrario, l'economia mi fa pensare ad un motore Burmeister & Wain BK 98 FF reversibile. Un grande motore navale. Macchina avanti=espansione, macchina indietro= recessione. Troppo semplicistico e sempliciotto? Può darsi, ma provate ad invertire una recessione senza invertire il motore economico.

Moneta, sterco di Paracelso
Quando però parliamo di moneta, ovvero del carburante che fa funzionare questo motore, la logica meccanica così comoda per il neofita profano va improvvisamente a farsi fottere. Da qui entriamo nella pura alchimia di Paracelso.
L'ossessione attuale che nasce dalla spinta all'accumulazione è, da una parte, il controllo della quantità della moneta, per non perdere d'occhio nemmeno un centesimo per paura che finisca in tasca a qualcun'altro - ciò che sta accadendo nell'economia reale - e dall'altra la smania di crearne sempre di più e in maniera infinita, come avviene in Finanza. Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata. Un evidente paradosso.

Milton Friedman e la pietra filosofale
Il denaro ha questo potere di rendere l'uomo folle, anche quando è seduto ad una scrivania per redigere una teoria economica.
Secondo la Teoria Quantitativa della Moneta, uno dei capisaldi dell'economia neoclassica o liberista,   ovvero il Verbo insegnato nelle Università e pasturato in televisione e sui giornali, il deposito genera il prestito. Dopo che la Banca Centrale ha stampato esattamente il quantitativo di moneta necessario al funzionamento del sistema (e si suppone sia in grado di farlo, mah!), la banca X presterà il denaro, prendendolo dai depositi dei suoi clienti, trattenendone una parte come riserva e, in questo modo, quanto il prestito ritornerà alla banca sotto forma di nuovo deposito, la quantità di moneta immessa in questo circuito sarà regolata da un rapporto matematico preciso, un moltiplicatore.
Perché non scappi un centesimo.
Vedete, i neoclassici, da quanto ho capito, hanno l'ossessione del controllo. E uno si chiede: ma perché controllare la quantità di moneta circolante? CHE TE FREGA? Perché la quantità di moneta circolante, dicono, genera inflazione. Più moneta, più inflazione. Ah, capisco. I miliarden mark per un francobollo, i tedeschi con la carriola e Hitler dietro l'angolo.
Ora capite il rischio che corriamo se non si reprimesse l'attività criminale della Tipografia Lo Turco.

 

D'altra parte, però, un altro principio fondamentale della teoria neoclassica, ovvero la deregulation, il principio che i capitali devono circolare liberamente, con l'eliminazione della repressione finanziaria, ovvero del controllo democratico sulla moneta, ha generato la possibilità di moltiplicare alla enne proprio la moneta che si voleva limitare e rendere quantità finita.
Insomma, per paura che vi fosse troppa moneta circolante, abbiamo generato fantastiliardi di titoli derivati speculativi. Carta straccia, in definitiva, direte, ma intanto pensate ai Gordon Gekko che si esaltano per avere avuto in dono la pietra filosofale per creare moneta all'infinito. E che, come la diecimila lire di  Totò, una volta cambiata dal tabaccaio, diventa moneta reale, concreta, vera. In grado di far dire al politico di turno: "non ci sono soldi".
A Topolino-Milton apprendista stregone la situazione è sfuggita di mano.

Non ci sono soldi
E veniamo quindi al punto centrale. "Non ci sono i soldi". Quante volte lo sentite dire, ultimamente? "Sarebbe necessario fare questo e quest'altro ma non ci sono fondi." E quell'altra ancora più grossa, che ha permesso ai tecnici di torturarci: "Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione."
Vedete, lo possono dire perché il profano che ascolta è un essere primitivo che mentalmente converte ancora la moneta in oro. Tanto oro, tanta moneta. Moneta = cammello. Si immagina i caveau, il deposito di Paperone. Una quantità data e finita di denaro, da centellinare con parsimonia. Se gli dicono che non ci sono soldi, significherà che il deposito è vuoto: perché abbiamo speso troppo, perché siamo governati dalla Banda Bassotti che lo ha ripulito fino all'ultimo centesimo e perché siamo stati cattivi e non abbiamo fatto i compiti. Un po' di regressione all'infanzia non fa mai male.

Galbani vuol dire fiducia
Non è così. La creazione della moneta è un atto alchemico, magico. Potrei dirvi che, ripensando all'apprendista stregone, i fatti dimostrano che le cose funzionano al contrario, che è il prestito a generare il deposito, che è la domanda proveniente dal mercato che induce la Banca Centrale ad immettere la quantità di denaro sufficiente ad innescare un meccanismo virtuoso dove la moneta, una volta in circolo, viene creata e la ricchezza moltiplicata e distribuita.
La moneta che entra in circolo nel mercato, in qualunque forma: banconote, bit, titoli, è, all'origine, solo una promessa di pagamento, un atto di fiducia nei confronti del debitore. Se, al termine del suo circolo virtuoso all'interno del mercato il pagherò rientrerà in possesso del creditore, il debito verrà estinto, quella moneta verrà nullificata e sarà come se non fosse mai esistita. Nel frattempo però questa moneta allo scoperto ha generato altra moneta, altra ricchezza, perfettamente concreta.

Il loro tessoro
Se la moneta all'interno del mercato genera più ricchezza che inflazione, come i dati statistici e quei bastardi dei grafici dimostrano, perché voler limitare a tutti i costi la sua quantità?
Perché far credere erroneamente che ad ogni moneta corrisponda un pezzo di oro o di argento o di platino di valore corrispondente, rappresenti cioè qualcosa di concreto e di valore?
E questo dopo che l'Impero un giorno ha deciso, forte del potere di persuasione di alcune migliaia di testate nucleari, di sganciare la sua moneta dall'oro e stamparla quando e come gli piace e quanta gliene piace?
Dovremo allora supporre che il fatto che la moneta venga considerata falsa nel momento in cui esce dalla tipografia Lo Turco e non dalla BCE, sia un fatto politico.
Che al mondo esista chi ha deciso che la ricchezza debba essere sequestrata e tenuta solo per sé. Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta, e la limitazione della quantità di moneta può servire allo scopo di soggiogare e controllare amici e nemici. Soprattutto i poveri.



Continua...



Per le cose serie:
"Inflazione e moneta endogena" a cura di Keynes Blog
"Le ricette veloci di Giampiero Friedman" (Goofynomics featuring Istwine) 
"Endogenous money for dummies, part. 2 (Goofynomics featuring Istwine)
Alberto Bagnai "Il sistema bancario"

mercoledì 10 aprile 2013

Ci vorrebbe una Thatcher


Tra ieri e oggi si è detto ovviamente tutto il dicibile di Margaret Thatcher, morta a 87 anni dopo aver subìto per lunghi anni  la punizione divina della malattia del dottor Alzheimer, un destino curiosamente condiviso con il suo sodale ultraliberista Ronald Reagan.
Si è giustamente ricordato che fu la prima donna premier del Regno Unito. Che per anni si fece un mazzo tanto in politica partendo dalla gavetta per riuscire ad imporsi in un partito, quello conservatore, fatto di uomini disposti ad inginocchiarsi di fronte ad una regina ma restii ad affidarsi alle amorevoli cure di una che assomigliava troppo alla loro madre. 
Questi anni giovanili di lotta per imporsi e per raggiungere il punto più alto di una carriera indubbiamente straordinaria, sono ben raccontati nel biopic "The Iron Lady" del 2011. Peccato che il film, distratto dalla tesi di fondo che le donne lo fanno meglio e se fanno politica basta che respirino, dimentica di raccontarci tutto il lato oscuro e controverso del personaggio, limitandosi a passare oltre, a cambiare discorso, a ripiegare sul privato, come si sarebbe detto nel '68.
Tanto Meryl Streep è così mostruosamente brava che ci aiuterà sicuramente a far dimenticare di cosa fu veramente capace questa donna una volta giunta al potere. 
L'epitaffio perfetto per la tomba di Maggie che mi è venuto in mente oggi potrebbe essere: "Mommy was very bad".

Thatcher è stata la madre della Shock Economy, colei che dedicò la sua vita allo smantellamento dello stato sociale, prendendo a calci in culo il povero Keynes e potendolo fare, visto che l'imminente caduta del muro di Berlino avrebbe reso di lì a poco inutile il capitalismo compassionevole di quell'economista piagnone, sostituendolo con la sua forma più spietata che può agire liberamente perché la minaccia comunista non c'è più e le sinistre parlamentari sono entrate tutte in banca.
Thatcher fu essenzialmente la fautrice di un'economia primitiva, come la definisce Nicholas Kaldor
"L’economia della signora Thatcher è antropomorfa, in quanto crede di poter applicare all’economia nazionale gli stessi principi e regole di comportamento che sarebbero considerate opportune per un singolo individuo o una famiglia: pagare di tasca propria, tagliando le proprie spese in modo che si adattino ai propri guadagni, evitando di vivere oltre le proprie possibilità e di contrarre debiti. Si tratta di ben misurati principi di prudenza nei comportamenti per una persona, ma se applicati come ricette politiche per un’economia nazionale conducono ad assurdità."
Questa visione del mondo metà massaia e metà bottegaia, molto piccolo borghese ma estremamente combattiva nel mirare a raggiungere gli apici della società, reazionaria fino al midollo, finì per favorire enormemente le classi già privilegiate, arricchendole ancora di più ed allargando la forbice tra esse e le classi lavoratrici, impoverite e private di diritti e coperture sociali. 

Uno dei luoghi comuni del Thatcherismo, ovvero della religione che praticano i Thatcherians with the ass of the others, è che Maggie salvò l'Inghilterra dal declino. O dal baratro, come ho sentito pure dire.
Qualcuno solleva però dubbi sulla reale efficacia della sua politica economica, tanto decantata dai suoi ammiratori. In un articolo velenosetto assai, Paul Krugman si domanda, grafici alla mano, come mai le sue riforme iniziate nel 1979, tanto decantate dai fans, ci misero tanti anni - non prima degli anni '90 -  a produrre risultati tangibili e se fu proprio tutto merito suo. 
Del resto, se il principio liberista del laissez faire e della deregulation dei mercati finanziari - che ci stanno regalando uno shock finanziario dopo l'altro - ha indubbiamente avvantaggiato un paese che ha nella City  il punto di forza, non si può nascondere il fatto che la Thatcher abbia devastato il tessuto industriale britannico. Forse proprio a causa di quella politica economica che, per inseguire i numeri di principio e i conti da far tornare a tutti i costi, dimentica la realtà, l'economia reale e le sue esigenze.
Un fenomeno che stiamo osservando anche noi nel nostro paese e in tutta Europa, dove gli effetti collaterali dei principi liberisti sono stati amplificati dalla moneta unica imposta per motivi politici ed imperialistici - il neomercantilismo tedesco - ad un'area valutaria tutt'altro che ottimale.

C'è un lato curioso però nell'odierno proliferare di coccodrilli commemorativi della Lady di Ferro. Mentre in Gran Bretagna, dove soprattutto le classi lavoratrici ancora si leccano le ferite lasciate dalle sue cinghiate di dominatrix in missione per conto dei ricchi, sono prevalse le voci critiche o per lo meno realistiche sulla sua personalità di statista, fino all'esultate dei minatori, in Italia fin dalle prime ore seguite all'annuncio della scomparsa, sono proliferati i vedovi inconsolabili e le prefiche, soprattutto tra gli econominkia liberisti all'amatriciana o i Thatcherians di cui sopra.
Non c'è bisogno di dire che i pianti e gli strepiti, al pensiero della morte di colei che tanto ispirò il nostro ducetto per le sue mancate riforme, sono venuti soprattutto da giornali ed esponenti di centrodestra.
Ancora più stupefacente però di questo pianto greco interclassista è il peggior demerito che commentatori, giornalisti e politici italiani, soprattutto  - ma non sarebbe nemmeno necessario dirlo - di centrosinistra, hanno voluto attribuire a Maggie. Indovinate un po'? Ha massacrato i minatori e i sindacati? Si, vabbé. Ha tolto il latte gratuito ai bambini delle scuole pubbliche? Certo. Ha fatto la guerra e ed era grande amica e sodale di Pinochet? Anche. Però soprattutto "Era contro l'euro", hanno scorreggiato all'unisono i cinegiornali piddini e PUDini ieri sera.

Come dimostra questo filmato del 1990 risalente al suo ultimo anno di governo, la Thatcher era contraria all'ipotesi della moneta unica europea.  La considerava la tomba della democrazia per l'Europa ed era molto preoccupata che una banca centrale europea arrivasse ad avere più potere degli stati nazionali.



Nella sua biografia lasciò scritto: "La Germania andrà su tutte le furie per via della necessità di far crescere l'inflazione", mentre i paesi più poveri [la periferia, n.d.a.] finiranno inevitabilmente per non essere più competitivi e dovranno perciò essere salvati".
Profetica come pure fu, sull'argomento, un altro grande statista degli anni ottanta: Bettino Craxi.

Cosa dimostra questa visione straordinariamente lucida sugli sfracelli prossimi venturi dell'euro? Che Margaret Thatcher aveva letto non solo Friedman ma anche Mundell, il teorico dell'Area Valutaria Ottimale  e uno dei padri della moneta unica - liberista, non keynesiano - e che, fiutata la trappola, rifiutò di farci cadere il suo paese, a differenza di ciò che hanno fatto tanti politici nostrani.
Invece, per i venduti al PUDE questo sarebbe un demerito peggiore dell'aver fatto la guerra ai sindacati.
Sentite cosa ha avuto coraggio di dire il padre dell'euromostro, Romano Prodi, in memoriam: "La Thatcher è responsabile della crisi attuale perché ha voluto la deregulation dei mercati finanziari ed ha accresciuto le disparità sociali".

Certo, questa è la favola per i piddini, ma noi che piddini non siamo e paura non abbiamo, diciamo che se nel 2002 non avessimo perduto la sovranità monetaria, non ci fosse stato imposto l'aggancio ad una moneta troppo forte, il cambio fisso e tutti i vincoli dei trattati europei correlati, all'arrivo dello shock esterno rappresentato dalla crisi dei subprime del 2008, non avremmo dovuto reagire con politiche deflazionistiche e depressive che stanno affondando la nostra economia e quella di un intero continente. E' questo che Prodi e tutta la sinistra europea traditrice, con scorrettezza ed infamia, omettono di dire: che anche loro hanno attinto a piene mani dal liberismo più spietato e classista ma, come le demi vierges, fanno finta di scandalizzarsi di fronte all'enorme principio del libero mercato e della deregulation, come se non ci inzuppassero il biscotto pure loro. Rifiutando di vedere che proprio la libera circolazione dei capitali favorita dall'assenza del rischio di cambio ha creato l'enorme debito privato che loro, per nascondere la loro natura shockenomista, chiamano pubblico.
La verità è che, dal punto di vista degli interessi dei lavoratori e di chi non è protetto dalla ricchezza, questi sono peggio della Thatcher e purtroppo assai meno esperti ed illuminati di lei in economia.

Vorrei modificare l'epitaffio, se possibile: "Mommy was very bad but she saw it right."

domenica 9 settembre 2012

Il cavallo di Troika

dal film "Metropolis" di Fritz Lang

Non sono sicura di aver visto dare nei giorni scorsi, sui giornali e in televisione, troppo risalto alla notizia  dell'invio alla Grecia da parte del Potere Finanziario Mondiale, tramite i suoi scagnozzi della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), dell'ennesima lettera minatoria. C'è da capire i nostri media reticenti a divulgarla. La ricetta è destinata presto anche a noi e sperano di nascondercelo fino all'ultimo reggendo il sacco a Monti che gabella di aver salvato l'Italia da un baratro che esisteva solo nella testa di qualche mente raffinata. Quelle che scrivono le lettere non a singoli individui ma ad interi paesi, appunto. Finora solo il Dio della Bibbia aveva osato ammonire popoli interi imponendo le tavole della Legge ma questi intendono evidentemente surclassarlo.
Se leggiamo nel dettaglio le ultime pretese degli strozzini rivolte alla nuora greca ma affinché altre suocere mediterranee intendano, le cose dovrebbero diventare chiare anche per il più ottuso e tardo dei nostri concittadini, compresi coloro che pensano che con la "sinistra" al governo cambieranno le cose.
Ecco cosa gli strozzini chiedono ai Greci, per uscire dalla crisi da loro creata e per rimanere nell'Eurozona che fa comodo a loro. Non una lotta seria alla corruzione endemica dei paesi mediterranei, non una redistribuzione delle ricchezze in senso equo ma questo:

1.
Incremento della flessibilità degli orari di lavoro: in tutti i settori si dovrebbe passare da cinque a sei giorni lavorativi per settimana.
2.
Ridurre il riposo minimo giornaliero a un massimo di 11 ore: le ore occupabili dal lavoro diverrebbero, così, 13.
3.
Eliminare qualsiasi restrizione di orario massimo tra mattina e pomeriggio.
4.
Ridurre a una sola tipologia (e cifra) il salario minimo.

Non vi è bisogno di commento. Dev'essere la stessa inebriante sensazione che avevano i medici nazisti quando avevano a disposizione cavie umane o le industrie tedesche che sfruttavano la manodopera schiavistica dei lager. Poter disporre delle vite di coloro che servono solo allo scopo di cederci le loro ricchezze e poi possono essere buttati via.
L'Oro alla Finanza Mondiale. Care spose, preparate a sacrificare i vostri anelli.
I comandamenti di cui sopra non sono altro che la teoria dello shock economico, i cui dogmi sono: deregolamentazione del mercato, tagli al welfare e riduzione in povertà dei lavoratori attraverso la riduzione del potere d'acquisto di fronte all'aumento incontrollato dei prezzi. E' la maledizione di Friedman. E' la guerra totale dichiarata dai ricchi ai non ricchi per la conquista della ricchezza suprema. La lotta di classe perfetta. Però la chiamano "salvataggio della Grecia". La nemesi del cavallo di Troia.

Se qualcuno ancora si domanda come mai una teoria economica che in quarant'anni dalle sue prime applicazioni sperimentali in Sudamerica, ha impoverito milioni di persone e ucciso più che una guerra, sia ancora così ottusamente applicata a forza ad interi paesi ma non solo: sia l'unica teoria economica insegnata nelle università e considerata alla stregua di una religione, incontestabile ed ineluttabile, basta fare il semplice ragionamento del cui prodest. Basta cambiare punto di osservazione.
Perché, secondo il suo scopo dichiarato, essoterico, il neoliberismo dovrebbe favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato e propugnare il bene dell'economia ma, visto il suo totale fallimento, dato che i popoli soggetti ai suoi dettami sprofondano nella povertà, potremmo parlare, guardando come tentano in tutti i modi di mantenerlo in vita, di un caso di accanimento terapeutico applicato ad una dottrina economica.
Ma se invece interpretiamo il liberismo secondo il suo scopo esoterico e più profondo, mai apertamente dichiarato ma nemmeno mai negato, che è arricchire una elite in maniera illimitata, allora dobbiamo ammettere che è il sistema economico perfetto per il fine che si propone. Ecco perchè non si studiano altre teorie economiche nelle università. Ecco perché Mario Monti riesce a passare per un grande economista. Perché il potere ha trovato lo strumento perfetto, l'arma finale, la sua arca.

Insomma, per riassumere. Nel secolo scorso, la presenza di potenze nucleari comuniste nel mondo e, nei paesi industrializzati, di partiti di sinistra  detentori di un certo potere di contrattazione sociale, aveva impedito al capitalismo di assumere la sua forma estrema, già vista appunto durante il nazismo, e di trionfare nello ristabilimento della diversità (in)naturale e quasi razziale tra ricchi e poveri.
Le soluzioni economiche keynesiane della prima metà del secolo scorso, secondo alcuni, sono proprio l'espressione di un capitalismo che, spaventato dalla possibile rivoluzione proletaria in senso comunista, si mette la maschera buona e accetta di scendere a patti con gli straccioni. Ovunque però i lavoratori sono deboli e non rappresentati e difesi, come nel terzo mondo, il liberismo può cominciare ad impratichirsi con i metodi più brutali di espropriazione del bene comune a vantaggio di pochi eletti. Con l'indebolimento della controparte imperiale comunista negli anni ottanta, anche i paesi industrializzati come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna introducono le idee liberiste in economia. Sono gli anni di Reagan e di Thatcher.
Con il crollo del comunismo nel 1989, per il capitalismo sarà valanga. Niente riuscirà più a fermarlo. I paesi dell'Est comperati con l'illusione della libertà - era solo liberismo - e gettati in pasto agli oligarchi locali. La Cina che crea un ibrido economico mostruoso con pezzi di totalitarismo comunista ed altri di liberismo sfrenato. Le Tigri Asiatiche in balia della speculazione selvaggia.
Gli anni novanta e duemila sono gli anni della degenerazione finanziaria, della forma neoplastica del capitalismo, della speculazione, della deregolamentazione che diventa caos e che prende il sopravvento, distrugge le economie reali per creare grandi ricchezze singole ma anche immensi numeri di denaro virtuale.  Che crea attentati, guerre, nemici, per nascondere le sue crisi periodiche sempre più frequenti ed aver l'alibi di andare a metastatizzare nuovi paesi. Quel cancro, insomma, che io credo distruggerà un giorno o l'altro il liberismo che lo ha lasciato proliferare nel mercato, proprio a causa del dogma friedmaniano che il mercato va lasciato libero di autoregolamentarsi.

Loro hanno creato la crisi - o solo il suo mito - ma non fanno nulla per eliminarla. Ne agitano lo spettro per imporre la vittoria finale del capitalismo peggiore sugli ultimi paesi che ancora non hanno sperimentato fino in fondo la dottrina dello shock economico. A ben pensarci, rimaneva proprio solo l'Europa occidentale per completare l'album.
Pregate che vincano davvero la battaglia finale quei massoni che dicono di lottare da jedi buoni contro il lato oscuro della forza per ristabilire un briciolo di keynesismo in economia perché se aspettate che vi difenda la sinistra, potete già cominciare ad arrendervi e ad offrire spontaneamente i conti correnti. 
La sinistra l'hanno comperata promettendo ai suoi apparatchik di non toccare i loro feudi, i loro protettorati locali. Vi hanno traditi già vent'anni fa. Ma questo è materia per un altro post. Per ora dico solo di temere  non i greci ma i banchieri, anche quando portano doni.

martedì 7 agosto 2012

L'utile idiozia dei demolitori controllati


E' il caldo che fa surriscaldare i circuiti a Mario9000 e lo fa straparlare? Quest'uomo è veramente il presidente del consiglio più sopravvalutato degli ultimi 150 anni visto che inanella una scemenza dopo l'altra? Oppure le sue ultime uscite antiparlamentari, antitedesche, praticamente antidemocratiche, sono piccole voci dal sen fuggite - come la "crisi è una magnifica opportunità" di Passera - sprazzi di verità che tonnellate di propaganda, di martellamento da guerra psicologica non riescono più a nascondere? 
Insomma, tra uno spread a 1200 e l'altro - questa le è scappata mentre stava pulendo il fucile delle cazzate, lo ammetta, Smonti - e gaffes a ripetizione peggio di Iddu, viene fuori ogni giorno di più il personaggio dell'inesperto ma pur sempre innocente professorone al quale forse è stato affidato un compito troppo pesante per le sue esili spalle. Talmente inesperto delle astuzie della politica da camminare di continuo sul filo della lama dell'incidente diplomatico e della crisi di governo. Ma è proprio così?

Io penso invece che questo demolitore controllato degli ultimi baluardi di economia reale e stato sociale, nonché di democrazia europei, uno che le lezioni di Tobin, secondo me, potrebbe anche essersele dormite, sappia benissimo ciò che sta facendo.
E' la totale apparente idiozia delle sue azioni di governo che fa giungere alla conclusione che di idiozia non si tratti affatto ma di strategia. Basta sapere qual'è il masterplan e tutto diventa chiaro.
Applicare leggi che spingono il paese dritto in bocca alla recessione ed impoveriscono ancor di più i poveri, con la novità di un inedito attacco frontale al ceto medio chiamato a pagare veri e propri pizzi e riscatti per il proprio sudato benessere e a fronteggiare lo shock di una possibile terrificante retrocessione nella povertà; non toccare un capello alla mostruosa per corruzione classe politica italiana, non fare nulla per il bene generale ma solo per una minoranza di fortunati che si arricchiranno ancora di più, non può essere solo il frutto di follia, altrimenti sarebbe già scattato il T.S.O. 
Sembra effettivamente un idiota uno che si mette ad attaccare l'istituzione parlamentare tedesca, la rappresentanza democratica del popolo di un paese, la Germania, che sta giusto per decidere se accettare il fiscal compact o dichiararlo incompatibile con la propria Costituzione Federale. E' una pura follia, tanto più se è vero che i nostri destini di paesi fetusi dipendono da quella decisione tedesca dalla quale si salverebbe, di conseguenza -  dicono - l'euro e quindi i nostri culi. Sembra idiozia o follia, eppure lui lo ha fatto.
L'uomo non sembra avere alcun senso della Storia, altrimenti saprebbe quanto sono sensibili i tedeschi al concetto di democrazia. Forse crede anche lui, come Fukuyama, che la Storia, se non proprio già finita, lo sarà nel momento che tutto il mondo si appresterà a cantare a squarciagola "sweet home Chicago" mentre si demoliscono a colpi di spread e crisi economiche create a tavolino, gli ultimi baluardi di democrazia mondiale e di stato sociale.

E' una storia che comincia negli anni settanta. Cile, Argentina, Bolivia. Neoliberismo imposto attraverso la dottrina dello shock su paesi cavia. Allora come oggi non c'era alternativa. Le riforme andavano accettate per forza ed erano i tecnocrati ad imporle.
I risultati erano economie e vite devastate ma, non importa, chi doveva arricchirsi lo aveva fatto e avrebbe dovuto continuare a farlo. I CEO dovranno guadagnare almeno cento, mille volte più dei loro operai. Non importa se sono degli imbecilli, sarà così per principio. Un mondo di pochi ai quali è concesso tutto e di molti ai quali tutto verrà negato, in nome, paradossalmente, della libertà.  Il ritorno in pompa magna dell'Aristocrazia.

Anni ottanta. Reagan, Thatcher, il neoliberismo del dottor Mengele dell'economia Friedman infetta anche i paesi anglosassoni. Strage di posti di lavoro, distruzione di diritti fondamentali, laissez faire e deregulation, guerra totale allo stato sociale, lingua in bocca con i dittatori più sanguinari, da Pinochet a Saddam Hussein. Ognun per sé e Dio per i ricchi. Poi la Russia, la Cina, il passaggio in un amen dagli orrori del comunismo a quelli del capitalismo. Friedman unleashed, altro che Django. 
La rivoluzione a metà del Sudafrica, la fine dell'apartheid concessa purché i neri non rompessero le palle in economia, rigorosamente liberista e in mano ai bianchi. Tanto, San Mandela riuscirà sempre a far sciogliere il sangue nell'ampolla al momento giusto.
Alla fine degli anni novanta c'è da andare ad arraffare le ultime riserve energetiche e così si inventano il Nuovo Secolo Americano e la Guerra al Terrorismo. Nel 2001, per accelerare il processo, che altrimenti avrebbe impiegato troppo tempo per realizzarsi, ecco l'evento catalizzatore, lo Shock Supremo. Poi altre guerre in paesi dove c'è da inaugurare il nuovo corso delle forze armate privatizzate. L'incubo di Eisenhower divenuto realtà. Le guerre dei contractors, dove questi costano troppo per essere sacrificati in battaglia, così si bombardano i civili e si fa prima. E, oltretutto, si applica quella dottrina dello shock che è così efficace per piegare le volontà dei popoli da sottomettere.

L'Italia, nel frattempo, è in mano al grande imprenditore, all'oligarca alla milanese che, invece di applicare la dottrina dello shock, vivacchia e cincischia nel populismo più aberrante per paura di perdere voti. Anche il nostro paese dà però il suo contributo alla mission, nell'anno dello Shock Supremo, mettendo su il grande show della repressione Pinochet style. Genova come cavia, gemellata suo malgrado con Santiago (l'unica intuizione brillante della carriera di D'Alema). Pensate alla Diaz, a Bolzaneto come prodromi dell'11 settembre e tutto acquisterà un senso. Quanta gente ha più manifestato in piazza in così grande numero dopo Genova? Che fine ha fatto il movimento no global, l'unico in grado di opporsi al capitalismo hardcore? La lezione è servita. I vecchi massacrati in Corso Italia e sbattuti al TG1 in prima serata ci hanno insegnato che "non si deve protestare". Se no, "un due tre, arriva Pinochet".
Noi poi siamo stati commissariati con un soft golpe e non con i carrarmati - solo un idiota può credere alla favoletta dello Smonti che all'improvviso riceve la chiamata da Napolitano - perché Iddu pensava un po' troppo ai suoi interessi (e alla figa) e stava dimenticandosi degli amici e questo è sempre pericoloso quando si è parte di un club di sodali.

Rimaneva l'Europa, con l'euro nato deforme e suscettibile alle infezioni della speculazione finanziaria, nuova arma suprema del sistema.   Bisogna fare qualcosa. 
Ci vendono che Smonti è uno statista, che della politica, tutto sommato, si può fare a meno, vista anche l'opposizione calabrache e collaborazionista che ci ritroviamo. Che questa è l'ora delle decisioni irrevocabili e senza alternativa. Che se non facciamo i bravi viene la crisi e ci porta via i risparmi. Che, con Giolitti, lo spread sarebbe a 9500.

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