domenica 24 agosto 2008

Miiing, che Olimpiadi!

Avendo perso la cerimonia inaugurale e praticamente tutte le gare in programma ho voluto rifarmi guardando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi.
Belli i fuochi indubbiamente e avrei voluto vedere, visto che eravamo in Cina ma nel complesso credo che un gatto attaccato ai maroni sarebbe stato meglio.

In queste occasioni, che si tratti di Pechino, di Los Angeles o di Casalpalocco, ci si deve sorbire le insopportabili pantomime delle bandiere e i discorsi dei vari caporioni dello sport, per non parlare dell'inno olimpico cantato dal solito piccolo coro.
La parte spettacolo, a parte qualche acrobazia ardita su una specie di Torre di Babele metallica, è stata deludente. Stamburamenti, bambini batteristi, rischio di caduta nell'atmosfera da Palio imminente.
Poi è iniziato il Festival di San Pechino o una brutta edizione dell'Eurofestival vecchi tempi, come preferite, con uno stuolo di cantanti che sicuramente sono famosissimi a casa loro ma che a noi non dicono nulla. Tante Liu Pau Sin e JiJi Da Less Yo rigorosamente in versione occidentale.

A proposito di cantanti, è ufficiale: le cinesi non cantano, miagolano. La conferma ci è venuta dal successivo numero delle sette ragazze (un omaggio subliminale alle "sette sorelle" che governano il mondo?) che hanno appunto miagolato una canzone incomprensibile per alcuni interminabili minuti, dedicandola alla luna. Nell'attesa che finissero, la domanda era: dobbiamo per caso votare il vestito più brutto?
Non è mancato il duetto lirico, con un Placido Domingo che ha cercato inutilmente di scaldare con animo caliente una soprano-gatto del luogo vestita giustamente di cristalli di ghiaccio e che dava l'impressione di avere una scopa in culo.

Insufficiente anche il cambio della guardia tra Pechino e Londra, prossima città ad ospitare la menata olimpica. Una parata di luoghi comuni sugli inglesi (mancava solo il té ma la pioggia e gli ombrelli c'erano) con arrivo di autobus rosso a due piani d'ordinanza dal quale sono fuoriusciti una cantante che ci dicono famosa e un residuato rock come Jimmy Page con la missione di sconciare una canzone mito come "Whole Lotta Love". Se la chitarra faceva ancora la sua porca figura la voce della tipa era totalmente inadeguata. Diciamolo, uno schifo. Arridatece Robert Plant.
Sempre dal bus è spuntato un annoiato ma benedicente David Beckham che, suppongo per la modica cifra di qualche miliardo, ha dato un calcio ad un pallone, poi agguantato da un fortunato cinesino che lo avrà subito messo su Ebay.

Altri cantanti, altri balletti ma noia tanta. Resta il dubbio che il collegamento RAI sia stato interrotto proprio quando stava per arrivare il meglio ma non importa. Quasi due ore sono state più che sufficienti. E se Dio vuole anche ste ming di olimpiadi sono finite, va'.

P.S. A proposito di cover e di "Whole Lotta Love". Altra merce Prince, in un vecchio concerto a Las Vegas e alle prese con il classico zeppeliniano. Ciapa ciapa e porta a ca'.

sabato 16 agosto 2008

No, non è la frutteria

Ci vuole proprio poco per ricrearsi la propria oasi tropicale anche in città. Basta un bel viale alberato di pini, fornitori di ombra, frescura e inconfondibile profumo che ricorda le località marine e una frutteria all'aperto, quelle con gli ombrelloni-oni-oni di paglia, i tavolini, la musica etnica e tante prelibatezze esotiche e non.
La frutteria che frequento in questi giorni in maniera compulsiva per illudermi di stare ancora in vacanza e disintossicarmi a furia di vitamine e sali minerali, è un luogo che invito chiunque passi da Faenza a visitare. Si trova in Via Tolosano, il viale che si imbocca, venendo da Imola, quasi di fronte all'Ospedale, per andare alla stazione.

Ideale per la pausa del pranzo, sempre frequentata ma incredibilmente tranquilla, una vera oasi, offre non solo frutta, gelati, frappé, centrifugati e cocktails ma la possibilità, ad esempio, di farsi la propria insalata-compilation con gli ingredienti preferiti.
Per la frutta c'è solo l'imbarazzo della scelta. Oltre al classico cocomero, i miei preferiti sono i piattoni di frutta mista da gustare con lo yogurt. In questi ultimi giorni, complici il caldo e una certa nausea per il cibo tradizionale, mi sono mangiata quantità industriali di cocomero, ananas, cocco e melone.

Oggi, per cambiare e per la serie "o magnamo strano", mi sono concessa un "Laguna Blu" tutto di frutti tropicali. Confesso che alla mia tenera erà non avevo mai mangiato il Rambutan, la carambola, il Litchi, la Pitaya e nemmeno il Mangustan. Per dire la verità nemmeno tanto spesso il frutto della passione, il mango e la papaya. E' stato divertente e gustoso anche se certi frutti esotici hanno sembianze un po' inquietanti, tipo certe pallette pelose chiamate Rambutan.

Il bello è che mangiando al pasto solo frutta, anche quella aliena con il pelo, ci si sente leggeri come piume. L'unico effetto collaterale è che, soprattutto quella tropicale, è piuttosto diuretica ma per sgonfiarsi è l'ideale.
Ecco, oggi mi sono sentita veramente ai tropici ed ero a meno di un chilometro da casa. Se passate da Faenza, non mancate di fare un salto in Frutteria.


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giovedì 14 agosto 2008

Paté de Phelps gras

12 mila calorie al giorno. Ingozzato come un'oca da foie gras.
Vale la pena di riportare il pezzo di cronaca per intero, ripreso da Repubblica (anche se si stenta a credere che non abbiano preso lucciole per lanterne e non si sia un po' esagerato nella traduzione).
"Mangiar bene, per sentirsi in forma. Con l'oro conquistato nella 4x200 stile libero, Michael Phelps è entrato ieri nella storia vincendo l'undicesimo titolo olimpico e salendo per la quinta volta a Pechino sul gradino più alto del podio.
Dopo l'ultimo trionfo, il nuotatore statunitense ha rivelato il segreto che gli consente di sostenere durissimi allenamenti, cinque ore per sei volte la settimana: un'incredibile dieta - si fa per dire - da 12mila calorie al giorno, sei volte la quantità standard di un adulto maschio.

La colazione del campione capace di oscurare Mark Spitz prevede tre uova in padella con il pane, con l'aggiunta di alcuni selezionati ingredienti: formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e ovviamente maionese. Poi due tazze di caffè e una scodella di fiocchi d'avena, una "pappa" di cereali spezzettati. Ma non è ancora finita. Ci sono tre fette di pane tostato, con zucchero a velo per assicurarsi che non manchino calorie. Per finire, tre piccole frittelle di cioccolato.

Terminata la prima colazione e con le fitte della fame per l'incombere del pranzo, Phelps non rinuncia a mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto e formaggio, pieni di maionese. E senza dimenticare mille calorie di bevanda energetica.

La cena è il pasto in cui il nuotatore fa la scorta di carboidrati per l'allenamento del giorno successivo. Ancora mezzo chilo di pasta, accompagnato però da una pizza e altre mille calorie di bevanda energetica. Poi a letto per il meritato riposo. "Mangiare, dormire e nuotare, è tutto quello che so fare", ha detto ieri Phelps all'emittente statunitense Nbc".

Come si dice in certe trasmissioni televisive di sport estremi: "DON'T TRY THIS AT HOME!" (non rifatelo a casa vostra.)

Prima domanda idiota: con tutto quello che mangia, come fa a digerire e subito buttarsi in piscina? Vi ricordate quando ci dicevano da piccoli che dovevano passare due ore almeno dai pasti prima di fare il bagno, se no potevamo morire di congestione e noi in spiaggia guardavamo il mare impazienti e contando i minuti?

Altra domanda sciocca: mi sbaglio o appena attaccherà gli occhialini al chiodo questo giuggiolone americano comincerà ad ingrassare come un capodoglio e se è fortunato riuscirà ad invecchiare senza schiattare a quarant'anni per un colpo secco?

E' ancora sport questo o è solo una succursale del freak show di Barnum? Amminchiarsi il fegato in quel modo, si può considerare doping estremo?
E che nessuno mi dica che comunque Phelps è obbligato a mangiare così perchè solo in un'ora di allenamento consuma più di 500 calorie. Che lui fa del moto (per usare un eufemismo). E' una cosa mostruosa lo stesso.

Mostruosa come l'atroce ingozzamento delle oche per fare il foie gras, appunto. Una pratica che andrebbe abolita in tutto il mondo e contro la quale vi sono campagne di mobilitazione animalista. Tanto si può vivere anche senza il foie gras che, detto fuor di metafora, fa schifo.


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mercoledì 13 agosto 2008

E lei come ti vuole?

Avendo parlato ieri l'altro di cavalieri tricotrapiantati e abbronzati al mordente IKEA, di sorrisi stregatti e canzoni apicelle, palpebre e zampe di galline imbalsamate per sempre con il botulino nel lifting eterno, è necessario rifarsi gli occhi con qualcosa di bello. Per esempio un paio di gran pezzi di gnoccoloni belli vivi e guizzanti che, se non ci aiuteranno a rinfrescarci la serata, almeno ci consoleranno con qualcosa di bello da guardare.

Non è solo di estetica maschile che voglio parlare, però, nè delle mani di Viggo Mortensen in "La promessa dell'assassino", una delle immagini più erotiche che conosca, puro feticismo delle mani.
Vorrei idealmente rispondere o meglio, fare da contraltare o contrappeso al post che ho letto oggi su Mentecritica, dedicato alla cosiddetta "donna ideale".
Mi è venuto subito in mente per reazione ed era inevitabile, quale sarebbe per una donna moderna, l'uomo ideale. Mica facile rispondere. Noi donne siamo più complesse o semplicemente più variegate e probabilmente non basta volgere il discorso di Fully al femminile. Di solito si arriva a delineare l'identikit dell'uomo ideale facendo una lista dei peggiori difetti maschili ed immaginando un essere al testosterone che ne sia privo.

Come immaginario collettivo siamo venute su da bambine con la menata del Principe Azzurro, della cui personalità nulla ci veniva detto se non che era capace di risvegliare la principessa in letargo con un "bacio", metafora elegante per dire che era uno che sapeva darsi da fare con il dai e vai.
Questa dote da defibrillatore portatile però si scontrava inspiegabilmente con una presenza belloccia ma senza sostanza e sciapa come l'acqua di mele, uguale identica a quella dell'Azzurro di Shrek, tanto che uno diceva: "ma comme fa'?" Nessun favolista si è mai sognato di raccontarci il dopo del Principe, il dopo-risveglio.
Quando arrivava il Principe, questa figura mitica che arriva presto, sveglia la principessa e di solito non pulisce il water, la fiaba finiva e dovevamo immaginarci il seguito.
(E peccato che la morale del tempo non ce lo raffigurasse come questo Jake Gyllenhaal nuovo di pacca in versione "la stiamo perdendo", nei panni del Prince of Persia.)

Il dopo non veniva descritto perchè la sua descrizione avrebbe infranto qualunque mitologia fiabesca.
La parola chiave dell'uomo ideale è DURATA. Non solo in quel senso che, ahimè, non è poi così una scemenza se si vendono tonnellate di blue pills. Durata si, resistenza e perseveranza ma anche in un'altra cosa fondamentale oltre il sesso: la considerazione per la sua donna.
Si sa che all'inizio sono tutte rose e fiori. Gli uomini la prima settimana (voglio essere generosa, il primo mese) sono tutti adorabili ed ideali. E' il dopo che li frega. I primi tempi ti corteggiano che è una meraviglia: moine, dolcetti, perfino regali. Poi purtroppo, è più forte di loro, fatta la conquista perdono interesse. Ti senti come un film che hanno già tutti visto e l'ultima settimana lascia la sala semivuota.

Attenzione per la donna significa non dimenticare l'anniversario ed essere generosi. Noi donne siamo scadenziari viventi e in quelle occasioni ci teniamo troppo che lui ci regali qualcosa, soprattutto le banalissime rose rosse. Non parliamo poi del regalo più consistente. Anche alla donna più modesta e spartana, un anellino con un pezzo di carbonio al centro dice il suo perchè. C'è sempre una spiegazione etologica in questi comportamenti. Se no perchè tante specie di uccelli addobberebbero il nido con pezzetti di vetro e altra roba luccicante?
In soldoni, l'uomo ideale deve avere una memoria da agenda elettronica per ricordare tutte le ricorrenze (compleanno, San Valentino ecc.) e deve essere generoso come uno sceicco appena sbarcato dallo yacht.
Attento, costante e generoso quindi. Ovviamente deve farci ridere, dimenticavo.

Se la donna ideale dev'essere amante appassionata, mamma, bambina, infermiera, amica, complice e immensamente intelligente per ricoprire tutti questi ruoli senza sviluppare una pericolosa personalità multipla, come funziona con l'uomo ideale?
Deve essere babbo? Ma si, dandoci quel senso di protezione e sicurezza che ci dava il nostro papà. Nelle qualità paterne c'è anche il coraggio. Il codardo con noi non ha scampo.
Deve essere bambino? Ma si, deve essere bambino per permetterci di fare le mamme e le infermiere (che ci piace tanto, ammettiamolo!).
Deve essere infermiere? Ecco no, nemmeno il più generoso Pico della Mirandola è disposto a coccolarci quando siamo malate. Se un suo dolorino da nulla è un dramma, i nostri lancinanti dolori mestruali, che stenderebbero un plotone di marines, sono una sciocchezza.
Se gli dicessimo: "Tesoro, vengo da un doppio trapianto cuore-polmoni, mi hanno appena amputato entrambe le gambe". "Ah si? Mi andresti a prendere le pantofole? Scusami ma sono stanchissimo."

Sicuramente l'uomo ideale deve essere complice, alla faccia di chi dice che l'amicizia distrugge l'amore, e deve essere di immensa intelligenza, quella che gli permette di sopportare la nostra. Come puri dettagli trascurabili direi che dovrebbe essere ordinato, lavarsi, essere onnivoro e dimenticarsi di avere avuto una madre quando si parla di cucina, averne sempre voglia basta che ce l'abbiamo anche noi, riconoscere ed essere orgoglioso del nostro lavoro, essere un duro ma allo stesso tempo un morbido. E soprattutto, avendo tutte queste doti, non dovrebbe essere gay.


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lunedì 11 agosto 2008

A Letta con il nemico

La saga dei Letta assomiglia a quella dei paperi disneyani. Si sviluppa in linea di zio e nipote. Mancano ancora i nipotini PDI PDO e PDA ma ci arriveremo. Già Enrico propone un Pippo (Baudo) come portavoce dell'opposizione e non mi meraviglierei se il PD lanciasse una campagna contro la Pluto-crazia.
Zio e nipote hanno ricoperto la stessa carica istituzionale di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: prima Gianni con Berlusconi, poi Enrico con Prodi e di nuovo Gianni dall'8 maggio 2008. Se Gianni, da ex dirigente Fininvest, è un Berlusconiano convinto, Enrico forse aspira a diventarlo una volta che Walt Veltrony gli avrà dedicato un fumetto tutto suo, cioè se gli affiderà la guida dell'opposizione.

E' di Enrico l'idea ferragostana di abbandonare definitivamente l'antiberlusconismo per poter finalmente vincere (con il PD) le elezioni.
L'antiberlusconismo, ovvero l'idea che Berlusconi sia odiato per sé, per un fenomeno puramente gratuito ed ingiusto (come ben altri anti-ismi della storia) e non perché abbia molto da farsi perdonare in quanto personaggio pubblico, oppure perchè è semplicemente antipatico come tutti gli sbruffoni.

Si sa che Silvio soffre di una sindrome che gli rende ispiegabile il fatto di non essere amato dal 101% della popolazione. In lui la consapevolezza che qualunque essere umano ha di poter stare sui coglioni di qualcun'altro non si è mai manifestata e mai si manifesterà.
E' normale essere antipatici. Ogni volta che scopriamo di stare sulle palle a qualcuno è un sollievo, è un buon segno, è una conquista, significa che siamo vivi ed abbiamo personalità.

Come uno psichiatra che entra nel delirio del paziente invece, Enrico Letta ci invita a darci la mano e formare una lunghissima catena umana per formare quel 101% di adoratori del Dio Silvio ed imparare ad amare il nostro presidente del consiglio senza condizioni. Unconditionally surrender, come il Giappone bombardato dall'Enola Gay.
Amarlo superando i problemi giudiziari ma soprattutto andando oltre il ribrezzo del bulbo pilifero trapiantato, della palpebra botulinizzata e della guancia imbalsamata, del sorriso da Stregatto e soprattutto della personalità da venditore porta a porta pericolosamente tendente alla menzogna. Bisogna ammetterlo, l'antipatia per Berlusconi ha una componente di ribrezzo fisico, ribrezzo che a quanto pare hanno superato tante veline e velone pettorute e quindi, per Letta, ce la potremmo fare anche noi. Stai a vedere che smettere di odiare Berlusconi è come smettere di fumare, più facile di quanto si pensi. Smettere di odiare Berlusconi è facile, se sai come farlo.

Per quei pochi miserabili che ancora perseverassero nel vizio e nell'abbrutimento antiberlusconiano parlando di nani infami, caimani e bellechiome si potrebbe studiare un cerotto da applicare sulla natica. Un lento rilascio di concetti enricolettiani potrebbe condurre alla definitiva e completa disintossicazione.

Resta il mistero del perchè sia così necessario superare l'antiberlusconismo senza chiedere alla controparte, come minimo, di superare l'anticomunismo che, oltretutto, è alquanto demodé. Il giorno che Berlusconi la pianterà con l'anticomunismo ci faremo un pensierino.

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