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domenica 24 agosto 2008

Miiing, che Olimpiadi!

Avendo perso la cerimonia inaugurale e praticamente tutte le gare in programma ho voluto rifarmi guardando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi.
Belli i fuochi indubbiamente e avrei voluto vedere, visto che eravamo in Cina ma nel complesso credo che un gatto attaccato ai maroni sarebbe stato meglio.

In queste occasioni, che si tratti di Pechino, di Los Angeles o di Casalpalocco, ci si deve sorbire le insopportabili pantomime delle bandiere e i discorsi dei vari caporioni dello sport, per non parlare dell'inno olimpico cantato dal solito piccolo coro.
La parte spettacolo, a parte qualche acrobazia ardita su una specie di Torre di Babele metallica, è stata deludente. Stamburamenti, bambini batteristi, rischio di caduta nell'atmosfera da Palio imminente.
Poi è iniziato il Festival di San Pechino o una brutta edizione dell'Eurofestival vecchi tempi, come preferite, con uno stuolo di cantanti che sicuramente sono famosissimi a casa loro ma che a noi non dicono nulla. Tante Liu Pau Sin e JiJi Da Less Yo rigorosamente in versione occidentale.

A proposito di cantanti, è ufficiale: le cinesi non cantano, miagolano. La conferma ci è venuta dal successivo numero delle sette ragazze (un omaggio subliminale alle "sette sorelle" che governano il mondo?) che hanno appunto miagolato una canzone incomprensibile per alcuni interminabili minuti, dedicandola alla luna. Nell'attesa che finissero, la domanda era: dobbiamo per caso votare il vestito più brutto?
Non è mancato il duetto lirico, con un Placido Domingo che ha cercato inutilmente di scaldare con animo caliente una soprano-gatto del luogo vestita giustamente di cristalli di ghiaccio e che dava l'impressione di avere una scopa in culo.

Insufficiente anche il cambio della guardia tra Pechino e Londra, prossima città ad ospitare la menata olimpica. Una parata di luoghi comuni sugli inglesi (mancava solo il té ma la pioggia e gli ombrelli c'erano) con arrivo di autobus rosso a due piani d'ordinanza dal quale sono fuoriusciti una cantante che ci dicono famosa e un residuato rock come Jimmy Page con la missione di sconciare una canzone mito come "Whole Lotta Love". Se la chitarra faceva ancora la sua porca figura la voce della tipa era totalmente inadeguata. Diciamolo, uno schifo. Arridatece Robert Plant.
Sempre dal bus è spuntato un annoiato ma benedicente David Beckham che, suppongo per la modica cifra di qualche miliardo, ha dato un calcio ad un pallone, poi agguantato da un fortunato cinesino che lo avrà subito messo su Ebay.

Altri cantanti, altri balletti ma noia tanta. Resta il dubbio che il collegamento RAI sia stato interrotto proprio quando stava per arrivare il meglio ma non importa. Quasi due ore sono state più che sufficienti. E se Dio vuole anche ste ming di olimpiadi sono finite, va'.

P.S. A proposito di cover e di "Whole Lotta Love". Altra merce Prince, in un vecchio concerto a Las Vegas e alle prese con il classico zeppeliniano. Ciapa ciapa e porta a ca'.

sabato 9 agosto 2008

Prematurata la superfinanziaria

Berlusconi non vuole emendamenti alla finanziaria. La manda in Parlamento prematurata ma solo affinchè venga approvata da una maggioranza di yesmen. La prima superfinanziaria blindata senza scappellamenti nè a destra, nè a sinistra. Tanto l'opposizione, per dire vice sindaco come fosse antani, ha perso i contatti con il tarapia tapioco.

Come nei film dove il cattivo sembra uno, tutti si concentrano su un particolare indiziato ed invece a due minuti dalla fine si scopre che il vero carognone e colpevole è la classica acqua cheta, la Russia di Putin non ha aspettato nemmeno che svanissero i fumi dei fuochi artificiali della cerimonia di apertura delle Olimpiadi nella controversa Cina per andarsi a bombardare la Georgia, che non vuole concedere ai separatisti dell'Ossetia del sud di riunificarsi con la madre Russia e per questo li aveva a sua volta bombardati. Bombardamenti e morti che faranno una fatica enorme a farsi strada tra medaglie e medagliette. Una volta si aspettava l'inizio di una guerra, possibilmente mondiale, per scatenare un genocidio. Oggi bastano le Olimpiadi. Bush, alla domanda sul perchè gli Stati Uniti appoggino Tbilisi contro Mosca ha commentato: "Come diceva Ray Charles, la Georgia è sempre nei nostri pensieri."

Ovvero, dalla commedia alla tragedia and back again in venti righe.



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giovedì 7 agosto 2008

Le paraculimpiadi

Le Olimpiadi, già. Domani ci siamo. Cominciano le controverse e finora sfigatissime (diamoci pure una grattatina) Olimpiadi di Pechino, le prime nella ancor fin troppo, per i nostri gusti, esotica Cina.

Sarà un'altra roboante, l'ennesima, cerimonia di apertura con, fatemi indovinare, le solite coreografie colorate viste nei film hollywoodiani alla Busby Berkeley, bandiere e bandierine in tutte le salse, le atroci divise con cappelli tipici degli atleti, la solitudine del portabandiera di Aruba, il tedoforo che si fa la corsetta finale fino in cima alla scala per andare ad accendere il grande barbecue a gas.

L'unica differenza potrebbero essere i fuochi artificiali di qualità veramente eccelsa (se no che Cina sarebbe), qualche migliaio di comparse in più e draghi, suppongo, draghi in tutte le salse. Vedo già un gigantesco rettile sputafuoco che potrebbe, almeno per questa volta, alitare sul braciere e accendere lui il fuoco olimpico incenerendo anche l'insopportabile tedoforo, perchè no? Giusto per cambiare, perchè le olimpiadi sono ormai ogni volta sempre più noiosamente uguali a loro stesse. Con l'unica differenza che, quadriennio dopo quadriennio ,diventano sempre più paracule. Le paraculimpiadi, appunto.

Sembra impossibile ma il CIO ama scegliere paesi dalle libertà chiacchierate, così si possono tirar fuori le campagne d'ordinanza per i diritti civili, lo sdegno per la sorte delle minoranze, che conservavamo in naftalina in un cassetto e tutta una serie completa di luoghi comuni e paraculaggini da utilizzare contro il paese designato come ospitante la manifestazione. Un idiota direbbe: "ma perchè scegliere paesi a regime dittatoriale allora e non punirli tagliandoli fuori dalla rosa dei papabili?"
Perchè anche quelli, come mercati sui quali piazzare le nostre mercanzie , fanno la loro porca figura. Fa impressione sentire un Romiti ammettere che nessuno si scandalizza quando nei paesi olimpici vanno imprenditori nostrani a sfruttare anche il lavoro minorile. Romiti, ex dirigente FIAT, non Che Guevara.

Sono mesi che la meniamo alla Cina per i diritti umani. Per carità, sacrosanto, ma parliamo noi che siamo andati a disputare un campionato del mondo di calcio in Argentina quando migliaia di persone venivano torturate, passando per gli stessi stadi, oltretutto, senza che nessuno se ne scandalizzasse (delle torture) se non a posteriori? Parliamo noi che abbiamo pianto e battuto i piedi per terra affinchè i nostri tennisti biancovestiti nel 1976 potessero giocare la Coppa Davis nel Cile di Pinochet?
Oggi i dirigenti cinesi hanno detto senza perifrasi al guerrafondaio, torturatore di Guantanamo e boia del Texas, G.W. Bush di farsi i cazzi propri. Non so se è proprio il mitico "scagli la prima pietra" ma quasi.

Per colmo di facciadaculaggine i politici, ovvero la longa manus dell'economia e della finanza, vorrebbero che gli atleti, che si schiantano per quattro anni in allenamenti per le olimpiadi, rinunciassero a tanti sacrifici per far far loro (ai politici) una figura da megaparaculi. Ridicolo anche il balletto "vado o non vado all'inaugurazione?" che assomiglia tanto al morettiano "mi si nota di più se vado o se non vado?"

Come se dello spirito olimpico, ovvero del gareggiare per puro spirito competitivo, proprio grazie al mercato ed alle sue leggi, non ne fosse rimasto che qualche traccia, come gli ossalati di calcio nelle urine, in discipline come il pentathlon, la lotta greco-romana e poco altro. L'atletica è ormai una passerella di divi, idem il nuoto, nel quale si discetta più delle trasparenze pubiche dei costumi che di bracciate.

La stessa dose massiccia di paraculaggine viene sparsa a profusione quando si parla di doping.
Esistono linee di ricerca dedicate alle sostanze per migliorare le prestazioni atletiche in tutte le aziende di BigPharma con le medesime che tampinano i medici sportivi affinchè le facciano adottare alle squadre di calcio o a singoli atleti; nelle palestre si va avanti a bombe, certe muscolature sono più che sospette in quasi tutti gli sport ma si fa finta che il doping sia un fatto di poche mele marce, di qualche pirata corsaro.

Per fortuna non ci sono più le orrende ginnaste rumene mezze nane e mezze bambine con le mestruazioni bloccate a tempo indeterminato, le mastodontiche nuotatrici della DDR o le lanciatrici di peso russe, più maschie di giocatori di rugby gallesi.
Non ci sono più perchè sono quasi tutte morte a causa delle cure alle quali si erano sottoposte per vincere. Si, ma erano paesi comunisti, dittatoriali, direte. E' morta anche l'americanissima ed eroina reaganiana Florence Griffith, la corridora con le unghie lunghissime e la tuta da spiderwoman.
Lo sport è ipocrita. Non esiste più la vittoria per caso. La vittoria si costruisce e se l'atleta non ce la fa con il suo, gli si dà una spinta. Le olimpiadi sono sempre state un fatto politico da quando sono dominate dal mercato. La Cina di quest'anno è solo un pretesto per dare aria ai cocomeri pensanti o ai meloni.

Sarebbe bello che le Olimpiadi cinesi regalassero momenti indimenticabili come quelli del passato. Come il Pietro Mennea che stabilì un record che resistette per 17 anni nello stesso anno dei pugni neri degli atleti sul podio, o le sette medaglie di Mark Spitz, una meteora di fulgida ed indimenticabile bellezza, assieme alle evoluzioni dello scricciolo russo Olga Korbut, a rischiarare il tragico buio di sangue di Monaco 1972.

Non scandalizziamoci se le olimpiadi si intonano così bene con i regimi. Nello sport c'è una forte componente di autoritarismo e mitica fascista dell'eroe (che è la stessa anche se vestita di rosso).
Le più belle olimpiadi in assoluto, dal punto di vista estetico, del resto, furono quelle di Berlino del 1936.

Le filmò in maniera geniale una regista per la quale faceva le bave il Fuhrer, Leni Riefenstahl. Guardare il film "Olympia" oggi è illuminante. Si rimane sconcertati nel vedere come tutte le successive cerimonie olimpiche di apertura e chiusura siano state modellate su quella di Berlino, soprattutto quelle dei paesi a libertà vigilata ma non solo.
La Riefenstahl non ha soltanto codificato un modo di filmare lo sport che è rimasto a tutt'oggi l'unico possibile ma ha messo a nudo quasi con innocenza l'ipocrisia e l'opportunismo della politica.
C'è un momento, durante la sfilata delle rappresentanze, in cui tutte le nazioni democratiche sembrano essere entusiaste di sfilare davanti al Fuhrer.
Anche i signori americani, ebbene si, non parliamo dell'Italia littoria e dei francesi, quelli con il braccio più entusiasticamente teso.
Non ho dubbi che ci saranno tanti bracci ritti, domani a Pechino.

venerdì 20 giugno 2008

Noi siamo i puffi blu

Acquistate anche voi abbigliamento di produzione cinese? Beh, state attenti perchè potrebbe capitarvi ciò che è successo a me oggi: ritrovarvi di un bel color blu puffetta. Ora vi racconto.
Stamattina mi ero messa un normalissimo paio di pantaloni neri nuovi di pacca. Dopo un pò che sono in ufficio noto che ho le unghie blu. Boh, mi sarò sporcata con qualche toner. Mi lavo le mani ma il blu non viene via. Quando sono tornata a casa e mi sono tolta i pantaloni, mi sono ritrovata la metà inferiore del corpo blu. La maglietta che indossavo era macchiata di blu. Ho provato a lavare i pantaloni ma dopo aver sporcato la vasca da doverla smacchiare con il Cillit Bang, ho desistito visto che le braghe maledette continuavano a buttare colore. Per lavarmi ho dovuto usare una striglia da cavalli e una pasta speciale abrasiva tedesca che di solito uso per pulire il lavandino d'acciaio. Nonostante ciò sono riuscita a macchiare l'accappatoio di blu.

Ma che minchia di coloranti usano, 'sti cornutazzi di cinesi? Io spero e mi auguro che non si tratti di roba tossica. Veleni inenarrabili che ti entrano nella pelle e dopo un pò cominci a mordere tutti. Oppure fai la fine della tipa di Goldfinger, avvelenata con una tintura. Là era oro, qui blu puffetta.
I pantaloni li ho buttati via ma mi sorge un dubbio: dovevo forse trattarli come rifiuto speciale?

E' tutto vero, non vi sto coglionando con un trip di fantasia. Non mi sono drogata, non ho fumato niente e non ho preso acidi. Piuttosto, riascoltandola, l'unica cosa che può sembrare psichedelica in questo post è la canzone di Mina. Oppure questa incredibile lettura simbolica dei puffi. Vado a darmi la seconda strigliata.




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giovedì 5 giugno 2008

Esegesi di Ahmadinejad for dummies

Solo un idiota si metterebbe a gridare che vuole la distruzione di Israele, avendo tutti gli amici di Israele attorno, con gli M16 puntati alla sua testa e una pattuglia di B52 che gli svolazza sopra.
O Ahmadinejad è un idiota o è un pupo che interpreta una parte, quella del feroce Saladino che regolarmente va a sbattere con rumore di ferraglia contro i crociati venuti a combatterlo. In ogni caso è un mistero perchè faccia di tutto per fare la fine di Saddam Hussein. Esistono forme di suicidio decisamente stravaganti.

Però è anche vero che le parole di Ahmadinejad, non sembrando mai abbastanza forti per lo scopo che ci si è prefissati, l'attacco all'Iran già deciso anche se al posto di Ahmadinejad ci fosse lo Scià redivivo, vengono aggiustate sulla stampa occidentale in modo truffaldino, tanto nessuno crede al "nuovo Hitler" ma ai paladini della libertà, che non importa si facciano rappresentare da un Orlando sempre più fuori di senno.

Per esempio, Ahmadinejad dice che "presto il regime sionista sarà spazzato via". Nella traduzione, anzi nell'esegesi, diventa "Israele sarà spazzato via". Si noti che Ahmadinejad viene intervistato in TV e ripete, in modo che tutti possiamo sentirlo, "il regime sionista è giunto alla fine" riferendosi appunto al sistema di potere di Tel Aviv ma alla fine andremo a letto con la certezza che lui intendeva "cancellare Israele", pompelmi compresi.
Qui trovate la traduzione integrale dell'intervista che ha rilasciato al TG1. Il pensiero di Ahmadinejad è come il gioco del "campo minato". Dice cose anche giuste disseminate di minchiate che esplodono all'improvviso distruggendo tutto il discorso. Ad esempio, quando dice "ammettiamo che qualcosa sia successo (riferendosi all'Olocausto), bbooom"! E' per questo suo suggerire il negazionismo che i suoi esegeti vanno a nozze e si prendono delle libertà con le traduzioni. Quindi, augurarsi la fine del sionismo equivale a voler cancellare Israele.

Sarebbe come se il deputato Schulz (ricordate, il famoso kapò del film sui campi di concentramento nazisti) dicesse che "il potere di Berlusconi presto giungerà alla fine" e il Giornale scrivesse che "La Germania vuole buttare a mare gli Italiani." Lo so, è un paragone cretino ma non me ne viene in mente uno più intelligente, visto il livello della propaganda in gioco.
Io non sono abituata ad identificare i regimi politici (dittatoriali o meno) con i popoli che da essi si fanno rappresentare, volenti o nolenti. Un iraniano qualunque non dovrebbe mai pagare per le parole di un pupo come Ahmadinejad. Come non ritengo il mio amico israeliano responsabile delle vaccate di Olmert e Sharon.

P.S. Sto leggendo "Lepidezze postribolari" di Luttazzi, dove si fa notare come sia Bush che Ahmadinejad abbiano gli occhi talmente vicini che uno finisce per rassomigliare all'altro. La vignetta è ancora più esplicita. Succede lo stesso tra moglie e marito e tra cane e padrone.




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mercoledì 14 maggio 2008

Turisti dell'umanità

"Nessun italiano fra le vittime. Gli italiani nel Paese stanno bene, ha detto l'ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa. Sono ventisei i connazionali che risiedono nella regione colpita, tutti contattati personalmente. L'Astoi, l'Associazione che riunisce i maggiori tour operator italiani, sta contattando in queste ore i tour operator che effettuano viaggi in Cina, anche se la zona, pur essendo turistica, non è una meta particolarmente servita dalle agenzie italiane, spiega il presidente Roberto Corbella. (da "La Repubblica" del 12 maggio)
Vi è un'ampia parte di mondo che esiste ormai solo in funzione delle nostre vacanze, della quale ci si preoccupa solo quando vi accade il cataclisma che ci rovina i progetti per il ponte di Pasquetta o il Ferragosto.

Sarò la solita rompicoglioni ma non vi pare che, di fronte ad un terremoto da più di 15 mila morti e chissà quanti dispersi e a pochi giorni da un altrettanto devastante cataclisma in Myanmar, ci si debba esercitare nel solito rito dell' "oddìo il turista!"?
Il sisma è avvenuto lunedì. Sono crollate scuole seppellendo centinaia di bambini: niente.
Oggi mercoledì, con i morti ancora da seppellire, la notizia è già scesa sotto il Festival di Cannes, Betty con il velo e il bacio saffico tra Scarlett e Penelope.
"Non vi sono italiani tra le vittime". Per carità, meglio così, ma di fronte a decine di migliaia di morti non è l'ennesimo discorso un pò da stronzi?


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martedì 1 aprile 2008

XXXL


A me, come a tutte le ragazze, piacerebbe comperarmi qualche volta un capino di abbigliamento nuovo: una maglia, un paio di pantaloni, una giacca.

Stasera, tornando a casa dopo aver fatto la solita inutile sosta nel grande magazzino cittadino, inutile perchè ne sono uscita per l'ennesima volta a mani vuote, mi sono voluta togliere lo sfizio di chiedere alla cassiera perchè non tengono taglie umane per noi esseri umani normali.
E' perchè non si trovano proprio alla fonte o perchè colui che fa gli ordini è un sadico misogino figlio di buona donna? E' mai possibile che la taglia più grande disponibile sia una L che andrebbe stretta alla Barbie?
Mi ha guardato con un sorrisetto e ha piegato stancamente la testa in direzione del reparto taglie forti.
Sapete, quello con i pantaloni taglia Giuliano Ferrara e i completini tipo salma in camera ardente, con le camicie col fioccone.

Dice che certi capi, guarda caso quelli di moda, li fanno per le ragazzine, "che sono magre". A parte il fatto che vedo abitualmente ragazzine con dei culi che non passano dalla porta, non è questa una terribile forma di razzismo, una vera e propria discriminazione da far roteare le lame, per la quale se una ha un'aspetto normale e non cachettico, con le sue formine a posto e non è ancora da seppellire, si deve vestire da vecchia bacucca o niente?

Eh, signora mia, non ci sono più le taglie di una volta. Infatti capita di rovistare nell'armadio e tirar fuori una vecchia camicetta che ancora incredibilmente ti sta ed è etichettata con la mitica taglia 46. Se ora non mi basta neppure la XXXXL allora non sono io che sono ingrassata, sono le taglie che si sono ristrette.

Chiedo con forza a qualche politico (vedrei bene Walter Veltroni), di battersi per dire basta alla discriminazione della taglia gonfiata e del razzismo generazionale. Si faccia una legge quadro per il diritto alla taglia corretta. E' ora di eliminare questo textile divide che crea squilibrio e ingiustizia sociale.
E se ci sono ancora stilisti che insistono con la magrezza e cinesi che non capiscono che noi occidentali qualche curva addosso l'abbiamo, ebbene che siano condannati a sopravvivere a pane ed acqua fintantochè i loro abiti non gli staranno larghi.

Altrimenti ci vedremo costrette, nonostante l'oggettiva scomodità del copricapo e delle ali piumate, ad andare in giro per protesta abbigliate come la signorina Viviane Castro, pur non avendone sicuramente le doti fisiche. Ve lo assicuro, non sarebbe un bel vedere.


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martedì 4 dicembre 2007

Il sonno dell'industria genera mostri

Guardavo oggi su Repubblica le fotografie di Livio Senigalliesi che documentano gli effetti dell’Agente Orange sulle popolazioni del Vietnam.

Nel tentativo di stanare i vietcong in un territorio ricoperto da una fitta giungla e incuranti del fatto che lì sotto vi fossero soprattutto popolazioni civili, gli americani irrorarono il territorio vietnamita, in un periodo di dieci anni, dal 1961 al 1971, con qualcosa come 72 milioni di litri di defolianti chimici dai nomi colorati come i pastelli dei bambini: agenti blu, arancio, rosa, viola e bianco. Un arcobaleno di veleni che, a causa dei loro derivati diossinici entrarono subdolamente nella catena alimentare e diedero luogo a danni permanenti e a terribili deformazioni nelle successive generazioni. Anche i soldati americani che servivano nelle zone irrorate dai pesticidi hanno avuto figli deformi e si sono ammalati essi stessi di cancro, come denunciano le combattive associazioni di veterani come questa.

I defolianti in dotazione all’esercito USA erano gentilmente forniti soprattutto dalle multinazionali Monsanto e Dow Chemicals. L'Agente Orange era appunto una miscela di due erbicidi prodotti dalle due società. Un perfetto matrimonio d'interessi. La Dow deliziò le popolazioni asiatiche anche con il napalm, miscela di acido NAftenico e acido PALMitico, quello il cui odore la mattina faceva impazzire il personaggio di Robert Duvall in Apocalypse Now.
Il caro vecchio napalm, classe 1942, dai fasti di Dresda e del Vietnam si è evoluto sempre di più attaccandosi alla pelle e bruciandoti vivo fino al suo ultimo discendente, quel Napalm II miscela di benzene e benzina con polistirene a cui viene aggiunto fosforo bianco che ne facilita l'accensione durante la dispersione nell'aria. Do you remember Falluja?

L’agente arancio rilasciava diossina, quindi. Diossina, Seveso, anche noi nel nostro piccolo abbiamo avuto il nostro disastro con la fuoriscita di triclorofenolo, componente dei diserbanti, dalla fabbrica dell’ICMESA, nel 1976.
Niente però a paragone della più grande grande tragedia industriale della storia della quale ricorre proprio in questi giorni il 27° anniversario. Ancora più terribile e immediatamente devastante del disastro di Chernobyl, che ancora turba i nostri sogni perché l’abbiamo vissuto da vicino, con l’incubo della foglia larga e del latte radioattivo.

A Bhopal in India, migliaia di persone continuano ad ammalarsi e morire a causa del disastro che rilasciò nell’aria circostante alla fabbrica della Union Carbide, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, quaranta tonnellate di isocianato di metile, un componente di un insetticida, il Sevin.
Fu all’epoca della tragedia di Bhopal, con le immagini terrificanti di 8000 morti immediati e altri 12000 bruciati ed accecati dal gas, che imparammo questa semplice legge: qualunque erbicida, insetticida o defoliante in alta concentrazione diventa un’arma chimica. Scoprimmo anche che a poche centinaia di metri da casa nostra vi erano fabbriche di pesticidi, potenzialmente a rischio, come la Sariaf di Faenza, e non ci sentimmo più tanto tranquilli.

La storia di Bhopal è quella delle sue ventimila vittime per la maggior parte mai risarcite, della totale impunità di quel Warren Anderson che non è mai stato chiamato a rispondere in un tribunale per conto della Union Carbide che presiedeva e della stessa Union Carbide che oggi, guarda caso, è stata assorbita proprio dalla Dow Chemicals.

Quella che doveva essere una fabbrica modello, in grado di sfornare tonnellate di un geniale nuovo insetticida, il Sevin, diventò invece a causa del flop sul mercato del prodotto, uno scomodo relitto, nel quale le misure di sicurezza vennero progressivamente e criminalmente azzerate per un unico motivo: risparmiare. Quando l’isocianato di metile uscì dalla fabbrica non suonarono neanche le sirene, erano state zittite per tagliare i costi.
Il principio che ha condotto al disastro di Bhopal, risparmiare, è lo stesso che indusse la Signora Thatcher negli anni '80 a tollerare l’eliminazione dei procedimenti di bollitura delle farine animali che, se correttamente applicati, avrebbero limitato la diffusione dell’infezione da “mucca pazza”. Per non buttare via nulla si è pensato di sfruttare l’uranio impoverito che deriva dalle centrali nucleari per migliorare la penetrabilità dei proiettili. L’inquinamento da Uranio Impoverito è un’ennesima piaga che sta affliggendo le popolazioni dove sono passati i nuovi Attila, che per essere ben sicuri che non cresca più un filo d’erba usano i defolianti.

Negli ultimi tempi si è parlato di class action, che è tanto più efficace quanto meno è potete il defendant, l’imputato. Nei casi di Bhopal e dell’Agente Orange ci sono stati tentativi di class action ma contro giganti come la Dow Chemicals, che ufficialmente vende prodotti chimici, in realtà è una delle più impunite fabbricanti di armi chimiche, è una lotta contro i mulini a vento.


La natura è stata capace di creare montagne, mari, laghi, fiumi, deserti, foreste, milioni di specie animali e vegetali, tramonti, aurore boreali, stelle e pianeti, in armonia e bellezza. L’uomo moderno, l’uomo industriale accecato dal profitto sembra capace di generare solo dei mostri.

venerdì 28 settembre 2007

Controcorrente

Maglietta rossa la trionferà? Parliamoci chiaro, se i media ufficiali non avessero deciso, nella loro magnanimità e su commissione dei loro padroni, di renderci partecipi della tragedia della Birmania (che cazzo è il Myanmar, io continuo a chiamarla Birmania) e dei monaci buddisti, tralasciando momentaneamente le cronache delle mollezze dei VIP, avremmo mai potuto partecipare a questa campagna di solidarietà?
Se avessero deciso, come ho fatto notare l’altro ieri, di oscurare i fatti come fanno regolarmente con le notizie dalla Palestina, dalla Somalia o dal Darfur, tanto per fare degli esempi, avremmo continuato a non sapere nemmeno dove fosse ‘sta cippa di paese e francamente avrebbe continuato a non potercene fregare di meno del suo destino.

Ho letto una bellissima analisi della situazione politica in quella regione in un commento firmato da Riccardo al post di Cloro di oggi.
Riassumendo, la Birmania è un paese ricchissimo di risorse energetiche che attualmente orbita attorno alla sfera di influenza cino-russa. Tutto questo improvviso amore dell’Impero per i monaci buddisti, (pensiamo a quanto sono rimasti inascoltati i loro fratelli tibetani quando la Cina era da tenersi buona), puzza di pesce marcio. Come dice Riccardo, le risorse birmane fanno gola agli Stati Uniti ed ecco che invece di parlar chiaro e di dire chiaramente che quelle devono andare a noi e non alla Cina, si tirano in ballo i diritti civili e la democrazia. A questo punto di solito a me viene da vomitare.

Sembra impossibile ma l'ipocrisia puzza ancor di più del pesce marcio.
Che bello sentir parlare con quei toni sdegnati di repressione poliziesca sui dimostranti, quando a volte gli stessi in altre parti del mondo vengono chiamati terroristi e manganellati senza pietà.
Certo questi militari di merda sparano di brutto sui dimostranti e non c’è paragone in termini di vittime con situazioni tipo Genova 2001 ma comunque i molti pesi e le svariate misure di cui scopriamo ogni giorno l’esistenza fanno sorridere amaramente.

Come mi solleva leggere che il governo giapponese ha giustamente protestato per l’uccisione del reporter Kenji Nagai. Mi auguro per la sua famiglia che non finisca come per un altro fotoreporter, il nostro Raffaele Ciriello, che venne ucciso a Ramallah il 13 marzo 2002 da cinque proiettili 7.62 Nato in dotazione all'esercito israeliano, per le mitragliatrici coassiali montate sui carri armati Merlava. Ucciso per sbaglio, inchiesta archiviata, nessun risarcimento. L’Italia non capisce ma si adegua.

Mi consola anche sentir lodare dal più grosso guerrafondaio del mondo il pacifismo buddista. Non so se sia perché i monaci sono dimostranti ideali che si fanno sparare addosso che è una meraviglia, oppure perché dopo tante lacrime sulla spalla di Dio e tanti iracheni spiaccicati, Dabliu si sta veramente convertendo alla mitezza francescana. Io continuo a sentire puzza di marcio.

Cambierà qualcosa in Birmania se ci mettiamo la maglietta rossa? Io credo proprio di no. In questo caso è la vita che imita Beppe Grillo ma questo vaffaday organizzato mediaticamente come un’operazione di marketing virale e che ci ha fatto scattare tutti sull’attenti come tanti soldatini, segno che il potere dei media mainstream è ancora troppo forte, finirà come è finita per la rivoluzione taroccata rumena e quella alla diossina di Kiev.
Dopo i fatti di piazza Tien Am Men la Cina è diventata quasi culo e camicia con l’Occidente. Dozzine di dittature sudamericane hanno fatto il bello ed il cattivo tempo con decine di migliaia di morti per anni, perfino con la benedizione del Santo Subito.

La maglietta che ci hanno fatto indossare oggi è rossa per non far vedere il sangue che scorre in altre parti del mondo, non altrettanto alla moda della Birmania petrolifera. Paesi dove la gente può anche crepare tanto non ce lo faranno mai sapere.
Non è da escludere l’ipotesi che quando all’Impero converrà rimettere la sordina sugli avvenimenti che non sono più di immediato interesse, della Birmania non ne sentiremo più parlare e sarà stato molto rumore per nulla.
Per questo io la maglietta non la indosso, nonostante ovviamente tutta la mia solidarietà vada a chi vive ed è perseguitato sotto il regime repressivo birmano.

mercoledì 5 settembre 2007

Una doverosa risposta alle critiche


Ezechiele 25:17 (esegesi Q.T.)
"Il cammino dell'uomo timorato e' minacciato da ogni parte dalle iniquita' degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita' e della buona volonta' conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perche' egli e' in verita' il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calera' sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e' quello del Signore quando faro' calare la mia vendetta sopra di te."
Il mio ultimo post mi ha confermato la verità assoluta di un noto detto popolare: “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.
Paradossalmente, di qualunque santo del passato si sono sempre accettate le critiche alle loro debolezze, pensiamo a S. Agostino e alla sua misoginia, alle mattane di alcune mistiche ai confini con la coprofagia, addirittura le sfuriate di Cristo contro mercanti e pedofili.
Quando il santo però è amplificato e sponsorizzato dai media, non ci sono santi, non si tocca. Francesco avrà potuto avere qualche dubbio, specialmente con Chiara ma non Madre Teresa.

Prima di terminare di preparare le valigie per l’Inferno, voglio segnalare altre fonti sull’argomento, visto che sono stata rimproverata di aver citato solo il sulfureo Hitchens (accusato da un mio critico di essere agente dell’opera di disinformazione ebraico-ortodossa americana ai danni della Chiesa Cattolica).
Traggo dalla pagina dedicata a Madre Teresa su Wikipedia:

Il dottor Aroup Chatterjee, l'autore di "Madre Teresa: il verdetto definitivo" (2003) [qui in versione integrale in inglese], ha sostenuto che l'immagine di Madre Teresa come aiuto ai poveri, agli ammalati ed ai morenti è fuorviante ed esagerato; il numero di persone aiutate dal più grande dei ricoveri non è nemmeno vicino alla grandezza che gli occidentali credono che abbia.
Chatterjee ha dichiarato che molte delle operazioni dell'Ordine non si impegnano assolutamente in alcuna attività di carità. I fondi sarebbero utilizzati per il lavoro missionario. Secondo quanto è stato da lui detto, nessuna delle strutture gestite dalle Missionarie della Carità in Papua Nuova Guinea ospita dei bisognosi; il loro unico compito è quello di convertire la popolazione al Cattolicesimo. Alcuni di coloro che difendono l'Ordine hanno controbattuto facendo notare che l'attività missionaria - dichiarata con il nome stesso dell'Ordine - è stata una parte basilare della vocazione di Madre Teresa. In una lettera aperta scritta a quest'ultima, Chatterjee ha chiesto delucidazioni in proposito. Chatterjee cita i Madre Teresa e le sue stime (57.000 persone aiutate in una sola struttura, 250.000 in un'altra, centinaia di persone soccorse ogni giorno in una terza) ed avanza dubbi in proposito. Secondo quanto scritto in un rapporto sulla Suora apparso sullo "Stern Magazine", l'associazione umanitaria protestante "Assemblea di Dio" serve ogni giorno 18.000 pasti nella città di Calcutta: molti di più di quelli serviti in tutte le strutture delle Missionarie della Carità messe insieme.
Benché abbia ammesso di essere stato responsabile del coinvolgimento di Christopher Hitchens in questa causa, Chatterhjee è critico nei suoi confronti per ciò che concerne quello che Hitchens chiama un "approccio alla vicenda volto al sensazionale" e al contempo si pente del già citato coinvolgimento in quanto il giornalista minerebbe lo scopo primo della causa in questione: far conoscere la verità.
Chatterjee inoltre pone in rilievo come non fosse concesso alle famiglie dei ricoverati nelle strutture dell'Ordine visitare i propri cari e come le Missionarie della Carità di Madre Teresa siano le uniche associazioni caritative, tra quelle presenti in India, a rifiutarsi di rilasciare un proprio rapporto finanziario.
Oltre a queste principali critiche, Madre Teresa se ne è guadagnate altre per aver fatto battezzare i malati, la maggior parte dei quali erano Indù o Musulmani, in punto di morte. Ciò veniva fatto senza alcun riguardo verso la loro religione. In un discorso pronunciato nella Scripps Clinic di San Diego, in California, nel gennaio 1992, disse: "È una cosa veramente bella... nessuno è spirato senza aver prima ricevuto lo speciale "biglietto per San Pietro", come lo chiamiamo noi. Chiamiamo il battesimo il "biglietto per San Pietro". Chiediamo alla persona: "Vuoi una benedizione che ti permetterà di avere la remissione dei tuoi peccati e ti permetterà di raggiungere Dio?" Non l'hanno mai rifiutata. Dal 1952, quando abbiamo iniziato, 29.000 persone sono morte in una struttura a Kalighat dopo aver ricevuto questa benedizione".
Nel 1991 il dottor Robin Fox, allora direttore della rivista scientifica medica "The Lancet", visitò la Home for Dying Destitute di Calcutta e definì disorganizzate le cure mediche che i pazienti ricevevano. Osservò che suore e volontari, alcuni dei quali non avevano nessuna conoscenza medica, dovevano prendere delle decisioni per la cura dei pazienti a causa della mancanza di medici nelle strutture. Il dottor Fox considerava Madre Teresa responsabile per le condizioni della struttura, ed osservò che, nell'organizzarla, non faceva distinzioni tra pazienti curabili ed incurabili; quanti potevano sopravvivere alle proprie sofferenze erano comunque ad un rischio sempre più alto di morte a causa di contrazione di infezioni e carenza di cure.
Fox riconobbe che il regime ospedaliero che aveva osservato includeva igiene, attenzione alle ferite e ai dolori dei pazienti e molta gentilezza nei loro confronti; notò però anche che la capacità delle missionarie di gestire il dolore era "fastidiosamente assente". Il prontuario medico della struttura che Fox ha visitato non aveva forti analgesici, cosa che, a suo parere, separava nettamente l'avvicinamento di Madre Teresa al ricovero stesso. Il dottore scrisse che gli aghi venivano puliti con semplice acqua calda, che li lasciava inadeguatamente sterilizzati e che, inoltre, la struttura non poneva in isolamento i pazienti malati di tubercolosi.
Molti altri rapporti hanno documentato delle disattenzioni nei confronti delle cure mediche nelle strutture dell'Ordine; le stesse opinioni sono state anche espresse da alcuni ex volontari che hanno prestato servizio per l'Ordine di Madre Teresa.

Riporto inoltre qui, perché lo trovo molto rappresentativo, non solo di Madre Teresa, per la verità, un brano tratto da Hitchens che ho già postato nei commenti al post precedente.

L’episodio si riferisce al dopo disastro di Bhopal in India nel 1984 quando, per l'incuria e la sociopatia della classica multinazionale, la Union Carbide, 2500 persone morirono ed altre decine di migliaia rimasero in seguito intossicate e invalide a causa delle esalazioni accidentali di un gas tossico, l'isocianato di metile, prodotto dalla fabbrica locale.
"Madre Teresa salì sul primo aereo per Bhopal. All'aeroporto, ricevuta da una folla inferocita di parenti delle vittime, fu sollecitata a dare un parere e un consiglio, cosa che fece prontamente. Sono in possesso di una videocassetta [scrive Hitchens] girata in quell'occasione. "Perdonate", disse, "perdonate".
Per quell’incidente doloso il responsabile maggiore, il signor Warren Anderson, CEO della Union Carbide:
“Ritiratosi in pensione nel 1986, il 1 febbraio 1992 fu dichiarato contumace dalla Magistratura Indiana di Bhopal, in quanto, come imputato, non si presentò mai davanti alla corte che lo accusò di omicidio. La richiesta di arresto fu inviata al Governatore dell'India e venne inoltrata una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti. Tuttavia la domanda di estradizione non si materializzò mai”.
Perdonato. Anche qui c’è un bel libro da leggere: “Mezzanotte e cinque a Bhopal” di Dominique Lapierre e Javier Moro.

Detto ciò, io penso che Madre Teresa fosse magari veramente convinta di fare del bene.
Poi, se non riusciva a capire cosa potesse provare una donna bosniaca violentata da un manipolo di soldati, umiliata e sconciata dalle loro risatacce e lasciata per giunta incinta di un figlio, concepito nel modo peggiore che possa capitare ad una donna, preferendole una questione di principio, in fondo cosa poteva farci?

Update - Un articolo interessante, per i santommasi: "I caveau di Madre Teresa".

martedì 28 agosto 2007

Le tette e i cinesi

Siccome non voglio essere seconda a Pensatoio che oggi sbatte Dita Von Teese in prima pagina nel suo blog, per paura che faccia più contatti di me, parlerò di tette.
Anche oggi il convento passa ribollita: post riciclato. Questa volta per assoluta mancanza di tempo per la cova del post fresco di giornata. Volevo parlare di Michael Moore ma sarà per domani.

Al mercato, sulle bancarelle dei cinesi, oltre alle camicette a 5 eulo che tu nel negozio (italiano) hai pagato 18 euro, vendono anche i reggiseni. Costano talmente poco, 3 eulo, che sei tentata di fartene una scorta, tanto anche se dopo qualche lavaggio pur con tutte le cure e i detersivi ultradelicati si slabbrano le spalline, gli elastici si polverizzano, i ferretti si accartocciano e non tengono su neanche un palloncino da bambini, chi se ne frega.

Come modelli ce n’è per tutti i gusti. Vuoi fare la liceale porcella stile anime giapponesi? C’è quello con i pupazzetti di Pokemon. Per chi vuole fare l’ingenua anche a trentacinque anni ci sono i fiorellini provenzali; per chi non ha mai osato il colore ora c’è il verde evidenziatore, il giallo zafferano, l’arancio Fanta e il fucsia – non un colore ma un crimine contro l’umanità.
Se vuoi troieggiare ci sono quelli in salamandra verde o pelle di drago di Komodo, le pelli zebrate e di tutte le razze feline, dal giaguaro alla tigre di Monpracem. E poi vai con i pizzi e le trine, il contenitivo e il balconcino, lo sportivo e quello con le punte, un po’ Madonna un po’ mi nonna in stile retro. Insomma una pacchia. Con un problema però: le taglie.

Benedetti cinesi, o non si intendono di tette o le cinesi non hanno tette ma orzaioli. Prendi in mano un reggiseno made in China e ti chiedi? Come farò mai a farcele stare? Come il mago Houdini nel bidone del latte chiuso dai lucchetti o come la contorsionista del Circo Medrano?
Non è fisicamente possibile. Leggi l’etichetta e, figurati, quella è già una quinta. Si, buonasera! Non starebbe nemmeno ad una bimba di tre anni. Per avvicinarti alle tue misure devi veleggiare verso le impensate seste, settime, ottave, manco fossi Bocelli che fa i vocalizzi.

Noi siamo italiane, perdinci, Sophia Loren non è mica nata qua per sbaglio. Negli anni Cinquanta esportavamo maggiorate a vagoni e adesso, nonostante la dieta forzata e il look generalizzato da stoccafisse, comunque qualche rigonfiamento sospetto da silicone si vede in giro.
Noi signore che stiamo migliorando come il buon vino, abbiamo la tetta che molleggia trionfante nel balconcino come la créme caramel, le nostre sorelle più giovani possono ancora fregiarsi del titolo di miss tette turgide che il balconcino rischia di fare crollare di spinta e, en passant, ogni tanto ci capita di fare un marmocchio e passare attraverso la fase della mucca Frisona da latte. Insomma, le tette noi ce le abbiamo!

Siamo noi sbagliate, con il reggiseno taglia 8/C, i jeans XXXXLLLL e le camicette che non si trovano in taglia normale perché sono tutte modellate sui vestitini per la Barbie, o sono i cinesi che dovrebbero darsi una regolata sulla conformazione fisica degli occidentali?
Che ne so, se vogliono invadere il mercato dei reggiseni dovrebbero prima frequentare un bel corso di “tetta avanzata” su testi come Max, ForMen, GQ e il sempreverde Playboy, con docenti come Maria Grazia Cucinotta e Sabrina Ferilli e come visitor Pamela Anderson, che il Signore la benedica! Un paio di master, un ciclo di stage, 25 esami e test finale. Così imparano a distinguere una terza da una quinta.

domenica 8 luglio 2007

Un mondo alla canna del gas

Ormai anche le fonti meno sospettabili di cospirazionismo concordano che le guerre scoppiate dal 2001 in poi sono state fatte per il petrolio e in generale per il controllo delle risorse energetiche mondiali, sempre più contese tra i paesi industrializzati e quelli emergenti.

Anche sul gas naturale sono state combattute e si combattono guerre magari più nascoste e meno sanguinose, basti pensare al contenzioso tra la Gazprom russa e il governo Ucraino. Nel quadro generale delle lotte tra potentati per il predominio sulle risorse energetiche la concomitante lotta al terrorismo assume una valenza estremamente ambigua.

A volte l’attività terroristica di fantomatiche organizzazioni come la famigerata Al Qaeda sembra servire, più che gli ideali religiosi e di principio gettati in pasto al pubblico dei media, ben più banali interessi economici e di controllo strategico delle risorse disponibili. Pura coincidenza o no?
In sostanza, quali veri interessi servono i terroristi? E’ possibile che esista una strategia della tensione mondiale nella quale i vari gruppi in gioco, tutti, nessuno escluso, agitano lo spettro del terrorismo e magari se ne servono, per difendere le proprie fette di mercato e danneggiare la concorrenza? E i terroristi cosa ci guadagnano, in quel caso? Solo pubblicità o qualcos'altro?

Per fare un esempio, non sono pochi in Russia e in Occidente a credere che dietro la tragedia di Beslan, attribuita ai terroristi ceceni di Basayev, vi fosse in realtà un regolamento di conti in puro stile mafioso tra Putin e alcuni oligarchi da lui messi sotto inchiesta ed estromessi dal potere.
La guerra mondiale energetica combattuta, tra l'altro, a colpi di terrorismo è un’ipotesi agghiacciante che difficilmente può trovare riscontri oggettivi e prove ma è giusto chiedersi se la concatenazione di certi avvenimenti sia da considerarsi sempre casuale o no.

Il mese di luglio del 2005 fu estremamente movimentato sul piano del terrorismo internazionale, quasi come l’Italia degli anni ‘70.
Il 2 luglio fu rapito ed in seguito assassinato a Baghdad Ihab al-Sherif, primo ambasciatore egiziano nel nuovo Iraq ed ex incaricato di affari in Israele per il governo del Cairo.
Il 7, quattro esplosioni avvenute su mezzi pubblici sconvolsero Londra, nel turno di presidenza dell'Inghilterra all'Unione Europea e durante lo svolgimento della riunione dei G8 a Gleneagles, in Scozia. Il bilancio delle vittime fu di 55 morti e 700 feriti. L’attentato venne in seguito attribuito a terroristi di origine pakistana appartenenti alla solita Al Qaeda. Si disse che l’ex primo ministro israeliano Nethanyau, presente a Londra, fosse sfuggito per miracolo all’attentato grazie ad una provvidenziale soffiata dei servizi segreti.
Il 12 a Netanya in Israele un kamikaze palestinese si fece saltare in un centro commerciale provocando 4 morti e un’autobomba a Beirut ferì il ministro della Difesa, il filo-siriano Elias Murr. Tra il 21 e il 22 luglio sempre a Londra avvennero altri attentati ma per fortuna senza vittime, tranne un cittadino brasiliano risultato completamente estraneo ai fatti che venne ucciso durante una perquisizione, in circostanze mai del tutto chiarite.
Infine il 23 luglio anche l’Egitto venne colpito da Al Qaeda. Cinque esplosioni a Sharm el-Sheikh negli hotel e al mercato; si contarono 90 morti (fra questi 6 italiani) e 200 feriti. Alcuni sospetti furono arrestati nella penisola del Sinai. Israele offrì il suo aiuto all’Egitto. Il giorno dopo al Cairo un uomo rimase ferito per una bomba artigianale che stava trasportando.

In questo articolo pubblicato il 5 luglio di quell’anno, il sito vicino agli ambienti militari e di intelligence israeliani DEBKAfile raccontava questa storia di trattati e contro-trattati, alleanze e tradimenti, una vera e propria spy-story che, alla luce degli avvenimenti successivi di quel mese, getta una luce inquietante sul mondo nel quale viviamo e che ci fa tornare alla domanda che ho formulato all’inizio di questo articolo.
L’articolo, vista la sua origine “schierata” è da prendersi ovviamente con le molle e tanto meno vanno tratte conclusioni affrettate ma, come tutte le storie che pretendono di raccontare i retroscena di “intelligence” della geopolitica, contiene sicuramente dei messaggi tutti da interpretare. Con beneficio d’inventario. (La traduzione dell'articolo dall’inglese è mia).

L’articolo inizia parlando di trattative per la stipula di un controverso accordo militare svoltesi alla fine di giugno 2005 tra il governo Sharon e l’Egitto, accordo osteggiato sia da ambienti militari che politici israeliani perché in contrasto con le clausole militari del trattato Israelo-Egiziano che raccomanda la demilitarizzazione totale del Sinai, incluse le aree frontaliere.

“Questo protocollo prevedeva lo schieramento di 750 agenti di polizia egiziani lungo la strada di frontiera sud Gaza Philadelphi per facilitare il ritiro delle truppe e dei civili israeliani dalla striscia di Gaza.
Tuttavia, secondo le fonti militari di DEBKAfile, la parte tacita dell’accordo offrirebbe al Cairo molto più di un avamposto militare lungo questa striscia di frontiera di 14 chilometri. Contro le raccomandazioni dell’Alto Comando israeliano e del servizio segreto AMAN, il governo Sharon infatti ha acconsentito allo schieramento da parte dell'Egitto di truppe di commando APCS fornite di apparecchiature per la visione notturna ed elicotteri lungo l’intera frontiera. Inoltre, alla Marina egiziana sarà permesso di usare il porto mediterraneo a nord del Sinai di EL Arish come base navale per le sue navi da guerra.”

“Il 30 giugno [prosegue DEBKAfile], il giorno dopo l’accordo sul protocollo militare, il ministro israeliano delle infrastrutture Binyamin Ben Eliezer ed il ministro egiziano del petrolio Sameh Fahmi firmarono al Cairo l’accordo per la vendita annuale di 1.7 miliardi di metri cubi di gas naturale egiziano ad Israele, per un valore di $ 2.5 miliardi, per i prossimi 15 anni.

Il gas sarà pompato attraverso una conduttura marittima fino al porto israeliano di Ashkelon. L'affare è stato concluso tra l'israeliana Electric Corp. ed il consorzio israelo-egiziano East Mediterranean Gas (“Egyptian General Petrol Corporation” e la “Merhav” di Yossi Meiman). Sharon ha preferito l'offerta egiziana a quella fatta dall’autorità palestinese in accordo con British Gas, considerando che ogni movimento di cassa verso i palestinesi potrebbe concludersi con il finanziamento di operazioni terroristiche ai danni di Israele”.

Tutto bene, quindi. Israele e l’Egitto siglano un accordo di collaborazione sia militare che economica. In realtà, come rivela DEBKAfile, quello non fu l’unico accordo firmato quel giorno.

“Quando Ben Eliezer ha stretto la mano di Fahmi al Cairo, non sapeva che l'Egitto e la Gran-Bretagna avevano segretamente stipulato un accordo separato alle spalle di Israele. L’accordo prevedeva per la British Gas e i suoi partner palestinesi (la CCC, Consolidated Contractors Company, con sede ad Atene) la ripresa delle trivellazioni al largo di Gaza e la vendita del gas all’Egitto durante gli stessi 15 anni previsti nel contratto separato con Israele. Il contratto dovrebbe portare dai 150 ai 200 milioni di dollari all’anno nelle tasche palestinesi.

La Gran Bretagna e l'Egitto realizzeranno un gasdotto che andrà dai giacimenti fino ad EL Arish nei cui pressi, a Sheik Al Zwayed, gli inglesi hanno già cominciato a costruire una raffineria. Una piccola parte di gas sarà convogliata alla centrale elettrica di Gaza per sostituire l'energia provvista dalla Società Elettrica israeliana”.
L’Egitto sembra fare il doppio gioco: vendere gas ad Israele mentre lo acquista dai palestinesi con l’aiuto di Sua Maestà britannica. Fonti egiziane giustificano la scelta con la volontà del Cairo di aiutare lo sviluppo economico palestinese. Ma i malumori israeliani non tardano a farsi sentire.

“Se il protocollo militare Israelo-Egiziano sarà firmato, EL Arish diventerà il principale porto per la flotta egiziana ed il sito di un terminale di gas per le autocisterne europee che trasferiscono il gas liquido fuori dal Medio Oriente. La Gran Bretagna ha investito $150 milioni nella sua costruzione. Il gas palestinese raffinato in eccesso rispetto al consumo interno, circa il 60%, sarà riversato nel sistema egiziano di gasdotti che è collegato con la Giordania e per la fine dell'estate 2005 raggiungerà la Siria".

Giordania e Siria non sono proprio paesi amici di Israele, che è preoccupata anche per i personaggi palestinesi che gestiscono questi accordi.
“Secondo le nostre fonti palestinesi è il direttore della Palestinian Electricity Company, Walid Sayel (figlio del comandante militare dell’OLP in Libano, generale Saad Sayel, assassinato dai siriani nel 1993) a condurre le trattative per conto dei Palestinesi. Sayel è inoltre il tramite con la CCC, che gestisce il fondo monetario di investimento palestinese. Questi eventi sono completamente contrari alle strategie energetiche del governo Sharon”.

DEBKAfile descrive le ragioni per le quali Israele aveva scelto di acquistare gas dall’Egitto piuttosto che dall’autorità palestinese, e sono ragioni ovvie dal punto di vista di Tel Aviv: privare i palestinesi di una importante fonte di reddito che verrebbe impiegata, secondo gli israeliani, per foraggiare la lotta armata contro Israele ed inoltre impedire che il Cairo aiuti i Palestinesi a sviluppare i loro giacimenti.
Solo cinque mesi prima, alla conferenza di Londra sulle riforme palestinesi, organizzata da Tony Blair, Abbas aveva promesso al segretario di stato Condoleezza Rice di impiegare circa $4 miliardi recuperati dai fondi segreti di Arafat per attuare riforme vitali per la gestione dell’Autorità palestinese. La promessa non solo non è stata mantenuta ma stessi individui invischiati negli scandali finanziari della gestione Arafat ora stanno stipulando accordi commerciali con l’Egitto e la Gran Bretagna alle spalle di Israele.

La conclusione alla quale giunge DEBKAfile è semplice:
“Israele si ritiene tradita sia dalla Gran Bretagna che dall'Egitto. Entrambi avevano promesso di svolgere un ruolo attivo a sostegno dell'evacuazione di Israele dalla striscia di Gaza creando una nuova ed efficace forza palestinese di sicurezza per contrastare l'attività terroristica. (Allo scopo era stato aperto un ufficio dell’MI6 a Gaza.) Ora entrambi i paesi stanno agendo contro gli interessi di sicurezza di Israele".

Ripeto, non si possono trarre conclusioni o fabbricare chissà quali teorie cospirazionistiche sulla base di una sola fonte e per giunta non obiettiva. Una cosa è certa però. In un mondo come questo, dove per una bombola di gas si è disposti a scatenare delle guerre da migliaia di morti, è lecito chiedersi se non debba esistere un limite per la difesa degli interessi di qualunque nazione. O se invece siamo nel mezzo di una partita da combattere senza esclusione di colpi.

lunedì 16 aprile 2007

Divide et impera in salsa orientale - L'urlo di Chen terrorizza anche Milano

In attesa del verde sono ferma al semaforo, in bici. Accanto a me due zdaure (donne anziane) commentano i fatti di Milano:
“Ma li hai visti quei cinesi? Hai visto che facce avevano?” (Non vi sto a dire le facce che avevano loro, n.d.a.). Le avevano viste in tv, anzi nemmeno, gliele avevano raccontate i lettori di fuffa dal fosco cipiglio, la fronte aggrottata e il tono allarmato delle grandi occasioni.

E’ incredibile il potere di suggestione della televisione. Il giorno prima ti erano simpatici, ti sembravano tranquilli e laboriosi, molto discreti, manco li notavi e ti facevano comodo perché da loro la roba costa niente e oggi diventano improvvisamente una minaccia ancora peggiore dei terroristi islamici.
L’urlo di Chen terrorizza anche Milano, la Cina è vicina, il pericolo giallo, sembra un revival anni settanta e invece tutto ciò è al passo con il nuovo millennio, vedremo alla fine perchè.

C’è una via a Milano che è stata venduta, dai milanesi suppongo, alla comunità cinese la quale, negli immobili affittati ed acquistati a peso d’oro, ha aperto negozi e imprese di vario tipo.
La cosa buffa è che molti dei cino-milanesi “di cientopecciento” intervistati in questi giorni sono in Italia da tanti anni e parlano addirittura con il “se ghé?” del ghisa di Totò e Peppino.

Da cosa è nata la rivolta dei giorni scorsi? Dal fatto che i vigili farebbero troppe multe, infliggendole soprattutto ai cinesi, per qualsiasi futile motivo. I pochi meneghini rimasti nel quartiere ci raccontano che è un continuo caricare e scaricare di carretti colmi di mercanzia e che i cinesi “stanno tutti per conto loro”. O bella, è la prima volta che sento un italiano lamentarsi perché gli stranieri non lo cagano.
Insomma, tra ghisa, forze dell’ordine miste e cinesi sono volate manganellate, schiaffi, sputi e improperi e tutto per colpa di una Masaniella con gli occhi a mandorla che ha infiammato il tumulto.
L’Italia lascia il segno”, fa dire Rutelli al suo slogan cazzuto con il cetriolone verde, ed è vero. Il segno blu-violaceo delle ecchimosi ormai marchia affettuosamente teste e arti degli stranieri che osano interagire vivacemente con noi italiani. Spaghetti e manganello.
Questa volta però anche i cinesi hanno menato, e le cinque dita di violenza hanno colpito diversi agenti.

Il pericolo giallo dunque. L’invasione cinese. Le triadi. I cinesi che non muoiono perché nessun necroforo ne ha mai visti e che forse finiscono negli involtini primavera o rispediti in Cina nei containers che tornano in patri svuotati dalle mercanzie.
Forse ci fanno paura perché dopo tutto sono ancora comunisti? L’Oriente è ancora rosso? No, in realtà li temiamo perché sono troppo capitalisti. Più di noi.

Avete presente quelli che si convertono ad un’altra religione e diventano i più fanatici ed osservanti?
I cinesi hanno fatto un corso accelerato di capitalismo e hanno letto, alla pagina 1, che la concorrenza è l’anima del sistema e che chi fa i prezzi migliori vince la sfida del mercato. Qualche pagina più avanti hanno letto che la libertà di impresa non deve essere ostacolata in alcun modo e che chi non sta al passo con il mercato soccomberà naturalmente.

Pronti, la camicia da loro costa cinque eulo perchè si accontentano di un ricarico modesto, forse hanno perfino sentito parlare di “etica protestante del capitalismo” in qualche corso serale.
Dal negoziante italiano a fianco, che l’ha acquistata dallo stesso grossista cinese, la camicia ne costa trenta, di euro. Qui vige il principio che il ricarico è una curva che si approssima all’infinito.
Il negoziante italiano si incazza e urla che il cinese gli fa concorrenza sleale, perché il cliente italiano guarda, soppesa, si accorge che quella è la stessa identica camicia e la compra dal cinese, magari bofonchiando che “gli italiani sono i soliti ladri”.
Per i cinesi il principio della concorrenza è ancora fondamentale, per noi è un dettaglio. Infatti da noi i prezzi non diminuiscono nonostante la varietà degli operatori sul mercato perché i medesimi fanno il cartello e si mettono d’accordo nel mantenere i prezzi alti. Questo è il capitalismo applicato rispetto al capitalismo teorico. I cinesi ci devono ancora arrivare. Forse nelle materie del prossimo anno.

Se noi in fondo siamo un po’ ipocriti a lamentarci della concorrenza cinese allora vuol dire che non esiste in generale un problema di immigrazione e integrazione degli stranieri? No, esiste e andrebbe affrontato, scoprendo per esempio chi muove veramente i fili dei burattini ed organizza i vari flussi migratori anche, diciamolo, a scopo destabilizzante. Le tensioni tra immigrati e indigeni sono sempre funzionali al principio del divide et impera.
Anche un certo livello di caos è indispensabile a non indignarsi per come più si parla del furore dalla Cina che colpisce ancora e meno si parla di Mafia e Sistema e dei loro loschi traffici, sempre più vasti.
Ma già, quelle sono cose con le quali bisogna convivere.

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