"Fammi abbracciare un uomo che stira cantando e poi fatti un po' prendere in giro..."
(Umberto Tozzi reloaded)
Chiariamo un paio di punti, siccome si è letto di tutto sul
"Gioco del rispetto", la penzata piddina di Regione Friuli e Comune di Trieste dedicata alla rieducazione (da interpretarsi in senso maoista più che in quello gender) delle giovani generazioni, anzi, di quelle giovanissime, visto che si comincerà dalla scuola dell'infanzia, per gli amici vecchi asilo.
Ho l'impressione che attorno ai protocolli di questo programma rieducativo si sia scatenata la peggior forma di psicologia della testimonianza, ovvero quella che fa degradare la veridicità dell'informazione originale fino a livelli di pura affabulazione, arricchendola di elementi perversi che provengono, per massima parte, dall'inconscio di chi la ritrasmette.
E' per questo motivo che non credo possibile e mi pare ridicolo pensarlo, anche se non mi stupirei di nulla, che essi prevedano denudamenti e "toccamenti" reciproci o forme di burlesque, come si legge da giorni su tutti i media. Calma e ragioniamo.
L'equivoco nasce dal fatto che si sta confondendo un programma educativo che parla di ruoli (casalingo, casalinga) con uno di educazione sessuale. L'equivoco del resto è inevitabile quando, da parte delle ideatrici di questa penzata, si parte già confondendo il genere con il ruolo. L'equivoco è ideologico e nasce da una fallacia, in quanto l'ideologia gender presume che l'identità dipenda dal ruolo, il quale dipende dal genere, quando ciò non è assolutamente vero. Anzi, per me l'identità di genere non esiste proprio essendo un costrutto totalmente ideologico teso a dividere l'umanità in due fazioni contrapposte, uomini e donne, in perenne lotta tra di loro, secondo un divide et impera che giova solo a chi vuole condizionarne la libertà.
Chiarisco perché tra genere, ruolo e sesso vedo già il fil di fumo delle meningi.
Ognuno di noi ha un'identità : 1) genetica; 2) sessuale; 3) di ruolo.
L'identità genetica è immodificabile. Si nasce geneticamente maschi o femmine e non si scappa. L'identità sessuale invece è modificabile, perché è quella che si forma per interazione tra il sesso genetico e le esperienze di vita e il cui risultato nella vita adulta dipende soprattutto dal caso. Dall'identità sessuale deriva, ma non necessariamente, l'orientamento sessuale.
L'identità di ruolo è la più intercambiabile e variabile. Ognuno di noi assume vari ruoli, passando da uno all'altro addirittura nel corso della giornata. Quindi non è detto che, come si dice, ognuno assuma i ruoli del proprio genere e ne rimanga prigioniero. Una donna quando è madre assume un ruolo femminile ma se per lavoro fa la boscaiola ne assume contemporaneamente uno tradizionalmente maschile. Le varianti e le eccezioni sono infinite.
Avete già capito che, con il discorso dei ruoli, dal naturale siamo ormai passati totalmente nel culturale.
E' in questo campo che si è avuta maggiore evoluzione rispetto al passato. I padri al giorno d'oggi sono infinitamente più mammi dei padri di una volta. Le mamme sono meno mamme e meno ossessivamente presenti, le bambine non giocano solo con le bambole e i maschi con i soldatini - ma questo era vero anche cinquant'anni fa.
Perché quindi un progetto educativo dovrebbe puntare sui "ruoli" parlando di rispetto, quando ci sono eserciti di uomini che ormai lavano i piatti, fanno la lavatrice e stirano senza fiatare, anzi, continuando a beccarsi pure le svergate del:
"Cos'hai?
Dovresti saperlo cos'ho!"
E' evidente che la suddivisione dell'umanità per genere non solo non è corretta ma limitante e totalizzante oltreché assolutamente ideologica e perciò nefasta.
Pensate stia esagerando? Perché, è così difficile da capire quanto sia sbagliato inculcare dei principi ideologici a dei bambini, soprattutto se si pretende addirittura con ciò di cambiare una mentalità comune?
Diffidate sempre da chi punta sui bambini per "cambiare le cose" e lo fa istituzionalmente con i figli degli altri.
Queste ideatrici del "Gioco del rispetto" - e Dio ci scampi dagli adulti che pretendono di sapere cos'è il gioco per un bambino riducendolo ad un'attività pratica, quando invece è soprattutto attività allucinatoria e fantasticamente psicotica inconoscibile all'adulto - pretenderebbero, è giusto che si sappia, di "prevenire la violenza contro le donne, partendo già dalle scuole dell’infanzia" e considerano il loro "un progetto che nasce con urgenza dall’incredibile arretratezza culturale e sociale che vuole le donne italiane agli ultimi posti nella classifica del gender gap mondiale."
La loro mission? "Possiamo sperare che con questo intervento, forse, i nostri figli e le nostre figlie si ricorderanno da grandi che possono essere padri, madri, casalinghi, casalinghe, piloti di aerei maschi o femmine che siano, in maniera libera senza sentirsi strani?"
Trattenete gli esticazzi, perché rischiate di esaurirli prima di aver letto tutto il comunicato pubblicato sul sito del progetto, ad autodifesa delle infamanti accuse ricevute da giornali, televisioni e social.
Vedete, a me questi discorsi fanno attivare l'antivirus per una motivazione che riassumerò in una frase forte ma significativa: il gender ha rotto i coglioni. E perché li ha rotti? Perché è stato generato dai lombi del femminismo piagnone, che ormai è assodato essere strumento ben oliato di asservimento al pensiero unico uniformante ed omologante, il grande progetto per un futuro lavoro in pelle dalle emozioni e comportamenti standard approvati dal nuovo ordine.
Eh si, care ragazze e colleghe e
vicesindache, perché se non vi siete ancora accorte che il diktat che impone l'appiattimento verso il monosessualismo non è libertà ma il contraltare del
monopensierismo non so che farci e se lo fate perché la cosa vi sembra di sinistra e femminista le cose stanno ancora peggio di quanto pensassi.
Vi credo se dite che non farete le cosacce con i bimbi, ma penso che l'intento di modellarli secondo la vostra idea di uomo e donna o donno e uoma, che poi non è nemmeno la vostra, sia ancora più pericolosa.
Gli uomini hanno sempre saputo esprimere emozioni prima dei vostri giochi del rispetto, le donne si sono fatte avanti nella società ed hanno contribuito a plasmarla e a definirne alcuni principi di libertà e convivenza, fottendosene del fiocco rosa o azzurro a scuola, prima delle vostre attività didattiche. Abbiamo ottenuto donne e uomini liberi da bambini cresciuti in ben altri tempi oscuri ma sicuramente più illuminati di oggi; esistono al mondo popolazioni che vivono la sessualità e i ruoli in modo completamente diverso dal nostro modello occidentale e non sta scritto da nessuna parte che la salvezza del mondo dipenda dal fatto che un uomo sappia stirare. O mio Dio, per correttezza vi segnalo che ho conosciuto uomini bravissimi a stirare solo perché erano stati in Marina.
Il pensare che rinchiudendo uomini e donne entro il concetto limitato di genere possa eliminare la violenza, per giunta solo quella contro le donne perché quella contro gli uomini non pare a voi pervenuta, è talmente assurdo che quando si è letto del "gioco del rispetto" e dello scambio dei ruoli e delle mascherine da fatina e Zorro si è pensato invece a qualcosa di più losco, ad un tentativo di metrosessualizzazione in blocco dei piccoli e si è giunti a delirare di "toccamenti". Per la verità nei protocolli l'accenno alla consapevolezza dei propri differenti genitali c'è ed è logico che qualcuno sia scattato come un salvavita.
Ragazzi, non scherziamo. I bambini non hanno certo bisogno di una penzata piddina per esplorarsi reciprocamente in modi che già ai miei tempi facevano inorridire le suorine in latex dei pochi asili allora esistenti. Non hanno bisogno nemmeno di suggerimenti per indossare i vestiti dei genitori, inclusi quelli del genitore dell'altro sesso, giocare con la cacca, fingersi morti, torturare animali e quant'altro.
Ricordo che un medico viennese del secolo scorso aveva già intuito la polimorfa "perversione" del cucciolo d'uomo, prendendosi anche lui le canoniche mazzate dai bacchettoni del tempo. Con una differenza: che Freud non era piddino, anzi, discretamente misogino e in più a quell'epoca non c'era la menata gender, che non è poco.
Il contributo di Freud, troppo spesso sbeffeggiato come roba vecchia, rimane tuttavia fondamentale quando, descrivendo lo sviluppo della sessualità infantile, utilizza il modello di un processo per gradi e fasi. Un periodo in cui si passa da una reazione all'altra, si modulano sentimenti e sensazioni fino a raggiungere un proprio equilibrio che sfocerà nell'orientamento sessuale definitivo. Che sia esso etero od omosessuale o asessuale, non importa.
L'esistenza indubbia di traumi infantili che affliggono la vita sessuale adulta indica come questo sviluppo per fasi debba procedere preferibilmente senza intoppi ed intromissioni che possano disturbare ed ostacolare un percorso già di per sé assai difficile, dando origine eventualmente a pericolose "fissazioni".
Queste intromissioni provengono quasi sempre dagli adulti e non si deve pensare solo ad atti di pedofilia. Anche coloro che vorrebbero preservare il bambino da ogni contatto con la sessualità, perfino quella pura e naturale dell'infanzia, attraverso un'educazione repressiva e sessuofobica compiono altrettanti danni del pedofilo che inizia troppo precocemente una mente in formazione al mondo della sessualità adulta. Soprattutto disvelando l'oscuro carattere di potere e prevaricazione di molti rapporti tra adulti ad occhi ancora abituati a vedere il lato naturale delle cose.
Qual è il danno peggiore che provocano gli atti di pedofilia e, aggiungerei, la sessuofobia di certi educatori? Proprio l'intromissione della sessualità adulta, ma direi della visione adulta della sessualità, nello sviluppo del bambino con modalità che più che sessuali sono di potere e di sottomissione. Un essere libero (nel senso più completo possibile del termine) e ancora non abbastanza condizionato da sovrastrutture ideologiche come il bambino viene rinchiuso nella gabbia della sessualità univoca ed ossessiva, infine totalitaria, del pedofilo e del sessuofobo senza che egli possa capire perché ciò stia accadendo, anche se intuisce che è una cosa brutta, perché è brutta la negazione della libertà. La schiavizzazione dell'essere libero, perpetrata per giunta, nel caso della pedofilia, con l'inganno e la seduzione, con il terrore e il timor di Dio o di Partito o della Morale idealizzata nella sessuofobia sono cose che da adulti si sperimentano fin troppo quotidianamente per permettersi di rovinare anche il momento felice e puro dell'infanzia.
E' questo il senso della dannosità della pedofilia, della sessuofobia e di tutto ciò che pretende di condizionare, plasmare e rieducare i piccoli. Da ultimo questa nefasta e fallace ideologia gender che per giunta inculca in bambini ancora nella fase naturale e dalla sessualità indifferenziata, come sono i bimbi della scuola materna, principi totalmente culturali, adulti e puramente arbitrari di genere e ruolo che a loro sono ancora estranei, confondendoli solamente.