venerdì 10 aprile 2015

Ma come fanno le astronaute


Dio solo sa quanto aborrisca il femminismo piagnone delle inquantodonne, ma stasera è doverosa una prece per il poro Langone che da troppo tempo stiamo perdendo.

La citazione integrale è d'obbligo.

“Dobbiamo fare più ricerca” dice Renzi in collegamento con l’astronauta Samantha Cristoforetti. Troppo giusto. Prego i ricercatori che usufruiranno dei prossimi finanziamenti renziani di rispondere a questa domanda: un nome adespoto come Samantha, la cui fortuna è in buona parte dovuta alla serie televisiva americana “Bewitched” (“Vita da strega”), socialmente parlando produce gli stessi effetti di un nome presente in calendario, con santo patrono e tradizione onomastica famigliare capace di collegare le diverse generazioni? Seconda domanda: portare ad esempio un’astronauta, ossia una donna che per lungo tempo vive lontana anzi lontanissima dal proprio uomo, è utile nel momento in cui sappiamo che la causa principale del presente declino economico è il declino demografico? (“Non ho figli, e per questo per me è meno difficile coniugare visita professionale con vita privata. I compromessi, a questi livelli, sono necessari” ha dichiarato Samantha).

Caro, indimenticabile Langone.  Adespoto sarà lei. Neanche a me piace il nome Samantha ma un'astronauta che si chiamasse Maria Crocifissa non sarebbe adatta al contesto, mi creda. Già fa Cristoforetti, si accontenti. Il calendario è qualcosa di legato al tempo nostro ed è relativo, e nello spazio il calendario va a farsi fottere.
A proposito Camillo, ti posso chiamare Camillo? Non sai quante donne riescono ad essere lontanissime dal proprio uomo senza aver bisogno di andare a circumnavigare la Terra e pur dormendogli accanto. 
Comunque grazie per questa "preghiera", almeno mi hai insegnato una nuova parola: adespoto. 
Doveva andare nello spazio una donna che si chiama Samantha come la strega per riesumarla dal vocabolario. Tu guarda il destino che sta scritto nelle stelle.



P.S. Dice (vedi i commenti al post) che Samantha non era per la strega. Già, e chi ti ricorda una certa Linda?

giovedì 9 aprile 2015

Il bosone di Orfini


Quando il campanello dell'Europa suona, i cagnolini iniziano a salivare. Ce lo ha insegnato Pavlov con i suoi studi sul condizionamento operante.
Questa è anche una storia di clamorosi risvegli che ricorda quella degli encefalitici letargici narrata da Oliver Sacks ed immortalata nel cinema da Robert De Niro e Robin Williams.
Mi riferisco al risveglio delle coscienze sull'episodio dell'assalto alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Quella lunga notte che, ricordate,  D'Alema definì subito "cilena", con quel sorriso baffetto che ha sempre dato l'idea di sapere tante cose, più di quelle che sanno i suoi compagni di partito, diciamo. 
Il campanellino l'ha suonato la Corte Europea di Strasburgo, che ha dichiarato che quell'irruzione e l'aggressione a freddo ai manifestanti, durante la quale il giornalista inglese Mark Covell quasi ci rimise la pelle, fu "tortura" ed emettendo una severa condanna del comportamento dell'Italia in quel frangente. Per restare in tema: bastonata più o bastonata meno, a questo paese, ormai che vuoi che sia?

Capirete, gliel'ha detto l'Europa. Da quell'esatto momento ed al pronunciamento della parola tortura, tutti coloro che da anni tacciono, promettono commissioni di inchiesta e poi se le rimangiano, perché non sono stati al governo e non hanno potuto, poverini, ma anche si, e soprattutto quando ci sono stati; tutti quelli insomma che hanno sempre saputo ma non sapevano o se c'erano dormivano, si sono levati in piedi, salivando appunto, a dichiarare la loro assoluta accettazione di questa sentenza, si sono cosparsi il capo di cenere e infine hanno dichiarato che "l'avevano sempre detto".
Figli di puttana. La commissione d'inchiesta sul G8 era perfino in quel libraccio giallo di promesse da marinaio che era il programma elettorale di uno dei loro governi, assieme alla legge sul conflitto di interessi. Poi diedero la colpa allo sbirro Di Pietro del perché la commissione non fu fatta, ma erano tutti d'accordo, come sempre.

Almeno la destra, che le mani nella merda, per usare una locuzione di attualità, ce le mise fino al gomito allora, adesso tace. Ma dovreste sentire la sinistra. La sinistra che, negando il proprio servizio d'ordine, allora mandò, si può ormai dire quasi con certezza consapevolmente, i  manifestanti pacifici allo sbaraglio ed a trovarsi intrappolati tra i due fuochi di una polizia mai così violenta (ed il perché di quella violenza non è ancora stato spiegato perché nessuno di loro ne ha chiesto i motivi) e di contestatori altrettanto violenti mescolati ad orde di infiltrati e agents provocateurs. La sinistra che ora esprime il suo sdegno per l'alta carica ricoperta dall'ex capo della polizia di quei giorni De Gennaro, attualmente ai vertici di Finmeccanica, nominato fin dal 2013 da Enrico "Staisereno" Letta e confermato dal Dio Renzi, nonché già indagato per i fatti del G8 ed assolto dalle autorità competenti.

Sarà l'argomento che provoca l'immedesimazione, ma giocano pure ai poliziotti. Nella parte del poliziotto buono Orfini, che compie la grande scoperta scientifica di dove sta De Gennaro e si lamenta che il bosone l'aveva in realtà scoperto nel 2013 ma lo ha annunciato solo adesso perché voleva lasciarne l'onore all'Europa. Ora finalmente, che liberazione, può esprimere "vergogna". 
Nella parte invece del poliziotto cattivo ovviamente Renzi, che non può mica sbilanciarsi troppo, con le sue conoscenze nelle segrete stanze, e che si prende, come da copione, lo sdegno dei soliti SEL e frange estreme (ma de che?) e del M5S che, sveglio com'è, dovrebbe capire meglio o farsi spiegare cosa fu il G8 e di cosa fu antefatto

Si potrebbe riassumere bene la mentalità di coloro che allora lasciarono fare, per quella vecchia storia della sovranità limitata, e mi riferisco ai politici, perché per la legge della catena di comando le forze dell'ordine eseguono i loro ordini, con il seguente concetto: "Alla Diaz esagerammo, è vero, ma ce lo chiese l'Impero. Ora possiamo finalmente ammetterlo, ce lo chiede l'Europa".

mercoledì 8 aprile 2015

EXPD



Non è un fake, un'abile manipolazione grafica a sfondo satirico. Si trova veramente sul sito del PD milanese, accompagnato da questa notarella esplicativa:


Riuscite a leggere? Bene, non avete bisogno di occhiali. Ora capisco quella leggera sensazione di nausea, i borborigmi intestinali che mi provocavano la cosa Expo. Dietro le leccate di melassa offerte dal gerarca Farinetti, c'era l'inconfondibile, anche per chi non l'ha mai per fortuna assaggiato, saporaccio dell'olio di ricino.
L'EXPO, ma chiamiamolo a questo punto EXPD,  rischia di non essere altro che la più grande Festa dell'Unità mai allestita. Un'operazione di regime, la celebrazione, sullo sfondo dei camouflage alla Truman Show, del vuoto ripieno di nulla del Premierdelventriloquo Renzi. Con la differenza che l'ingresso sarà a pagamento, non più ad offerta libera. L'evoluzione neoliberista dello gnocco fritto. Vedo già l'insegna: "Nessun tortellino è gratis", anche se chi li prepara lavora gratis.

E che dire del rivoltante giovanilismo, anzi jovanottilismo - dedico il neologismo odierno al nome del menestrello così caro al regime -  di quel "hai meno di 30 anni?" E' la stessa operazione di marketing che stanno attuando le compagnie telefoniche. Vuoi spendere poco per telefonare, messaggiare e navigare? Oh, ma povero, hai cinquanta e passa anni, mi dispiace: fottiti, l'offerta è solo per gli under 30.
Del resto gli over 30 sono già affiliati alla causa piddina, secondo i sondaggi. La zoccola dura dell'elettorato del PD è formata da pensionati, quindi è giusto concentrare il fuoco propagandistico sui ggiovani, inducendoli ad iscriversi all'unico partito unico con il miraggio della visita al Paese dei Balocchi, invitati dall'Omino di burro in persona, quel Pisapia nella parte del sindaco di Milano. Milano non più da bere ma da centrifugare, per estrarne ogni residuo succo vitale. Finirà come Pinocchio. Somari destinati al precariato del minijobs-act e, nel frattempo, a lavorare gratis negli stand dei salumieri di regime per celebrare la gloria renziana di cartapesta.

Come si diceva una volta: "le mani sulla città".


lunedì 6 aprile 2015

Libro e fiaschetto


Già il titolo, più che un fastidiosissimo inciampo lessicale è una vera e propria anomalia gravitazionale, una frattura dell'universo pentadimensionale, quasi una collisione tra materia ed antimateria.  "Imieiprimiprimo" non si può proprio sentire. Come un concerto di corni stonati. 
Questo libercolo di 52 pagine, che dovrebbe insegnare ai mini piddini perché quel giorno fatidico, il primo maggio, non vanno a scuola ma soprattutto, cosa ancor più importante, il tempio Coop è chiuso ed immagino la loro disperazione di piccoli apprendisti soci, è firmato da Maurizio Landini - neo scenditore in campo della politica - in condominio con un giuslavorista e l'ausilio dell'apposito psichiatra. Evidentemente per queste iniziative gli indagatori della mente, normalmente sbertucciati come esseri inutili, sono come le serve: servono. 
Con questo manualetto del piccolo sindacalista abbiamo in pratica un altro esempio del trend pedopropagandistico della sinistra di regime, che va ad aggiungersi al siparietto della trasmissione "Di martedì" di Floris con l'interrogatorio sull'ortodossia dei bambini della materna, ai quali alla fine viene sempre chiesto cosa pensano di Matteo Renzi. Sotto Pasqua si è andati molto vicini al "vuoi più bene a Gesù o a Matteo?" 
Orbene, la notizia del giorno è che la Coop ha acquistato 60.000 copie del libretto rosso di Mao-rizio, normalmente venduto a 5 euro, per distribuirlo gratuitamente ai propri avventori ed adepti in occasione della ricorrenza, appunto, del primo maggio. Immagino il giorno prima, visto che il primo sono chiusi. I miei primi primo maggio sarà distribuito il giorno prima. E qui siamo in piena materia oscura.

Vedete, io odio la Coop. Non solo per quel "ce l'ha la tessera?" che ogni volta ti senti chiedere alla cassa, anche se hai comperato solo un pacchettino di chewing-gum. La odio perché dal possesso della tessera dipende lo sconto che ti applicheranno. Vedi un'ottima offerta scontata al 30%? "Solo per i soci". Poi la odio perché ha i prezzi più alti della concorrenza - e se deve comperare i libri della dirigenza sindacale a fini propagandistici se ne capisce il motivo, e perché qui in Piddinia sta cominciando ad allargarsi pure ai distributori. Non c'è da meravigliarsi quindi se si arriva al sottotitolo del libello: "perché oggi la coop è chiusa?" da dare in pasto alle giovani menti.

Altre coop, altri regali. D'Alema produce vino e recenti inchieste ci raccontano che una cooperativa della Piddinia ansiosa di fare affari con la metanizzazione di Ischia, si sarebbe incaricata di acquistarne una partita - 2000 bottiglie - da piazzare negli alberghi dell'isola. Assieme a centinaia di copie del suo ultimo libro. So che state pensando male ma, per carità, come ci ripetono tutti i media a megafono da quando sono uscite le intercettazioni:
D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato,  D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato, D'Alema non è indagato. 

Ecco il vantaggio di non essere Berlusconi ma il suo mentore. 
Mi permettete adesso la battuta che siamo nel regime del " libro e fiaschetto"? 
Cin cin.



giovedì 2 aprile 2015

Germanspin


Non c'è niente da fare, i box come questo di Repubblica entreranno nella storia delle psyops. 
Ma una delle scatole nere non era risultata irrimediabilmente danneggiata ed illeggibile?
Già isolato il DNA di tutti e 150 passeggeri 150, tutti e proprio tutti in così poco tempo?
Ma la migliore è quella del "giornalista che ha visto il filmato da telefonino e dice che "dà i brividi". Come i video che-non-vi-faremo-vedere dell'ISIS raccolti dalla signora Katz  ad uso e consumo dei meshuge goyim. 
Telefonino questo, tra parentesi, trovato miracolosamente intatto anche se precipitato ad una velocità che non ha dato invece scampo alle enormi turbine dell'aereo, nell'impatto con la montagna. Trovato per giunta tra migliaia di frammenti di fusoliera, motori, carne umana e bagagli, nel più grande puzzle della storia risolto nel minor tempo assoluto. Alla Ravensburger sono ancora ammutoliti.

Ma si può credere a questa pagliacciata? Non ne ho scritto finora solo perché volevo vedere, come nello sketch di Totò su "Pasquale maledetto", questi stupidi fin dove volevano arrivare.
Sono giorni che va avanti la farsa a puntate, alla quale si aggiunge un capitolo al giorno, praticamente un feuilletton alla Gaston Leroux, e il livello del ridicolo è ormai vicino a tracimare. Manca solo un bimbetto che alzi la manina e riveli l'oscena nudità dell'Imperatore.
Un aereo è andato a schiantarsi su una montagna, si, ma di bugie, fate ingollare con l'imbuto ogni sera dai kapò dell'informazione, che non si vergognano di rendere sempre più ridicola la loro categoria di fronte a milioni di telespettatori.
Ormai abituati a mentire ed affabulare su tutto: sulla ripresa dell'economia, sulla bontà dell'Europa, sull'uscita dal tunnel, sulla bravura di Renzi, sull'onestà del PD e su D'Alema-che-non-è-indagato, non trovano alcuna incongruenza nella favola del pilota kamikaze perché depresso. Con nessuno che abbia chiamato terra con il telefonino: "Ehi, c'è un pazzo chiuso in cabina che vuole farci schiantare!" Su United 93 telefonavano a manetta, non dite che non è possibile. Non avete visto il film? Beh, capolavoro!

Eh si, quanto mi è puzzata da subito la gita in montagna della cancelliera callipigia e di Hollande: ben due capi di stato aviotrasportati, con tutto l'ambaradan di sicurezza ed intelligence che la cosa comporta, e in men che non si dica, sul luogo del disastro, a dare una mano di propaganda europeista quanto mai inopportuna su un evento che era "soltanto" l'ennesima fatale sciagura aerea. O no?
Per non parlare del fetore che emana l'autopsia in diretta della mente del povero Lubitz. Il solito capro espiatorio sempre pronto in questi casi. Telediagnosticato di ogni tipo di sindrome depressiva - quando caso mai si tratterebbe di mass-murderer, dai soliti incompetenti che si permettono di parlare di psichiatria quando sarebbe meglio che parlassero di calcio, e poi e poi.
Abbiamo assistito alla costruzione di un personaggio perfetto in senso letterario da dare in pasto all'opinione pubblica che, per paura di vedersi appiccicare la lettera scarlatta del complottismo, non oserà mettere in dubbio la sua veridicità, nonostante un film argentino recente abbia praticamente raccontato, con mesi d'anticipo, la stessa identica storia grottesca di questo Gabriel Pasternak tedesco. C'è effettivamente un filo che lega gli sceneggiatori cinematografici e gli spin doctors. Da sempre. Sappiatelo.
E poi il ridicolo autodafé dei tedeschi che si sentono toccati nella loro preziosa infallibilità e ci fanno su le copertine lacrimogene autocommiseranti.

Chiediamoci piuttosto quanti sono ormai ultimamente gli aerei caduti, scomparsi, volatilizzati e le vittime sui cui tragici destini si stanno raccontando le versioni più assurde, quasi che chi le inventa volesse solo sadicamente prendersi gioco di una platea di boccaloni ontologicamente inferiori?
Perché i piloti delle linee aeree cominciano a rifiutarsi di volare dopo questi ultimi incidenti? 
Ma credete davvero che, seppur in una linea aerea low cost, un pilota possa tenere nascosto uno stato mentale come quello che viene ora attribuito a Gabriel Pasternak, oops!, a Lubitz?  Hanno tentato pure di infilarci la storia che si era appena lasciato con la morosa. Manco la D'Urso.

Voi credete pure che le cose siano andate come vi stanno raccontando. Io sento puzza di spin lontano un chilometro. Non posso farci niente. Trascende ogni mio controllo. Da quella sera dell'undici settembre quando dissero di aver trovato, tra le macerie fumanti e il polverone di due grattacieli crollati, il passaporto intatto del "terrorista arabo", scusatemi tanto, ma non credo più a niente.


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