venerdì 22 gennaio 2016

Froci, sì



Froci, sì. Perché, a differenza di qualunque animale e perfino della più bassa forma di vita sulla Terra, vi state facendo portar via il territorio senza reagire. E perché non capite che, se vi stanno già attaccando le donne, vuol dire che sono già arrivati, sono praticamente in Via della Conciliazione.

Froci, sì. Perché da imprenditori pensate che importare schiavi dal terzo mondo non sindacalizzati, che costano poco e che schiavi lo sono fino al midollo da secoli, vi permetterà di svuotare i magazzini di quella merce che non vendete perché i pesci più grossi di voi stanno distruggendo l'economia periferica, ammazzandovi i compratori, per fottervi meglio le aziende.

Froci, sì. Perché da operai, impiegati, pensionati uniti nell'unico scopo di vita di votare a sinistra alle elezioni non avete ancora capito che è bastato un battito di ciglia e un mossa d'anca di una delle loro madonne del Palio, del capriccio del momento di uno dei loro omini grigi, per distruggere quella Costituzione che i vostri padri sono morti per istituire e difendere.

Froci, sì. Perché da operai, impiegati, pensionati uniti nell'unico scopo di vita di votare sempre e comunque a sinistra; cascasse il mondo, ci colpisse l'asteroide, ci invadessero gli alieni oppure l'Altissimo decidesse che l'Umanità gli è venuta a noia e vale quindi la pena di sterminarla con un supervirus, non avete ancora capito che questo - il votare a sinistra - non vi salverà.

Froci, sì. Anzi, froce. Perché il vostro unico nemico è il maschio decadente vostro pari che avete contribuito a modellarvi accanto pezzo per pezzo giocando con il secchiello e la paletta, illudendovi di aver creato l'uomo nuovo ed esservi emancipate. Un uomo che avete ridotto a un bambolotto da vestire, pettinare e depilare e che ora non è ovviamente più in grado di fare l'uomo.

Froci, sì. Perché da bambolotti lisciati e pettinati, asessuati, metrosexual o sapiosexual, vi toccherà combattere come gli uomini di una volta e temo non vi piacerà.

Froci, sì. Perché, e mi riferisco agli omosessuali, in un mondo che cade a pezzi, con i saraceni alle porte  che non aspettano altro che di lapidarvi o gettarvi dall'alto delle torri abbracciati ai vostri ganzi, e la miseria che incombe, il vostro unico problema sono i confetti e il farvi cuocere nel Dolce Forno, su prenotazione e a caro prezzo da una donna povera qualunque, un pupattolo che un giorno, dopo averlo amato di sincero amore, nutrito e protetto e colmato di ogni attenzione e bene, vi chiederà: "Dov'è la mia mamma?"

Froci, sì. Perché da comunisti, pidiessini, diessini, piddini e ultrasinistri, non siete ancora andati a linciare la vostra classe dirigente collusa con e venduta al capitale. Il fatto che il capitale ormai sia di stretta fede trotzkista e propugni la rivoluzione permanente, e per questo vi sentiate così accomunati in amorosi sensi, non costituisce circostanza attenuante.

Froci, sì. Perché da dirigenza comunista, pidiessina, diessina, piddina e ultrasinistra avete perso anche l'ultimo brandello di dignità e ne andate fieri.

Froci, sì. Perché da cattolici non riempite ogni giorno Piazza San Pietro facendo salire il "buuuuu!" fino alle orecchie dell'Altissimo. Perché sembrate contenti che questa gestione vaticana stia consegnando all'Islam i cristiani già bell'e legati mani e piedi. Perché avete accettato passivamente fino ad ora e fin dai tempi di Wojtyla, che Cristo, il Dio misericordioso ma giusto e all'occorrenza implacabile come suo Padre, venisse sostituito dalla mollezza materna e passiva del culto di Maria.

Froci, sì. Perché, da giornalisti non provate mai il morso allo stomaco della fame di Verità ma rimanete nei vostri salotti settecenteschi, incipriandovi le parrucche da lacchè e offrendoci solo il té avvelenato delle vostre menzogne ben pagate e remunerate con il sudore delle vostre lingue.

Froci, sì. Perché da politici di sinistra, di centro e di destra e di ogni dove, avete accettato di diventare solo degli esecutori, dei spingibottone, degli alzamano, degli scaldasedia e in generale delle pedine spostabili dal bianco al nero della scacchiera senza alcuno scrupolo morale da parte vostra. Perché non vi accorgete che, quando l'ultimo di voi sarà stato sostituito da uno dei loro maggiordomi ancora più fidati, non servirete più a niente, nemmeno a tenere in piedi la pantomima della corruzione.

Froci, sì. Perché da intellettuali avete sposato la dittatura del politicamente corretto, che vi impedisce di chiamare le cose con il loro nome, vi costringe a mettere in pausa il discorso per cercare quel vocabolo giusto, asettico, che non urti la suscettibilità di nessuno. Perché seguite la corrente, la moda, il richiamo della foresta, andate dietro alla calamita del potere come la ferrite, pronti a scandalizzarvi, a denunciare, a piagnucolare sul bimbetto morto per la scelleratezza del padre, mentre altri bimbi muoiono per la scelleratezza dei vostri padroni nel vostro più assoluto silenzio colpevole.

Froci, sì. Perché il buonismo vi ucciderà. Il buonismo che riservate ai Tartari e non ai vostri vicini. Perché implorerete pietà e non ve ne sarà data.

Offesi? Indignados? Vediamo se dandovi dei froci riesco ad attirare la vostra attenzione. O preferite più semplicemente essere chiamati traditori?

mercoledì 20 gennaio 2016

La guerra mondiale permanente


Il più grande successo della globalizzazione (metafora glamour del concetto di modo di produzione globalizzato) è stato quello di celare ai popoli, grazie alla manipolazione dei media e la creazione di una realtà virtuale che di fatto ci fa vivere immersi nella propaganda, il fatto di vivere in perenne stato di guerra. Il senso della Matrix è proprio questo. La più grande menzogna degli ultimi decenni è l'illusione della Pace.
L'inganno e la beffa. Come il consegnare premi Nobel  proprio in nome di quella pace fittizia ad entità che perseguono la guerra e il genocidio in maniera continuativa, da almeno quarant'anni. 

Se non siete ancora convinti di essere in guerra vi chiedo:

- in quale altra circostanza storica se non la guerra i popoli vengono costretti sotto il tallone di ferro di un occupante straniero attraverso un governo collaborazionista?
- la gente comune (d'ora in poi in senso orwelliano) è costretta a vivere nell'incertezza del proprio futuro economico, con lo spettro della perdita dei propri beni e perfino della casa in cui vive?
- è sottoposta ad una tassazione di guerra, dove l'oro alla Patria (pardon, alla Banca) è ormai consuetudine?
- nel linguaggio del potere dominano l'imperativo categorico, l'ineluttabile, l'irreversibile e la mancanza di alternative?
- la comunicazione dall'alto verso il basso è al 99% propaganda?
- viene perpetrata sistematicamente la lotta a qualunque tipo di identità?
- il privato è ormai stabilmente pubblico?
- la pseudospeciazione culturale ci riguarda personalmente?
- la gente comune perde il lavoro ed è costretta ad arrabattarsi, con la prospettiva di un futuro da retrocessi nella povertà?
- si rimanda qualunque decisione riguardante il proprio futuro perché non si sa che vi sarà mai per noi e per i nostri figli un futuro?
- la depressione è ormai anch'essa permanente (e viene sapientemente coltivata e cristallizzata)?
- la gente comune perde la propria tranquillità domestica a causa dell'invasione del proprio territorio da parte di stranieri arruolati sotto la bandiera del diritto di preda?
- le donne cominciano a temere di far parte di questo diritto di preda, tipico dello stato di guerra?
- gli indici di mortalità iniziano ad assomigliare a quelli del tempo di guerra?
- esistono dei profughi e noi stessi cominciamo a temere di doverlo diventare?
- vengono organizzati trasferimenti di massa di popolazioni senza che ne sia chiaro lo scopo e sia stabilita precisamente la loro destinazione?
- si risente, nella comunicazione ufficiale, la parola deportazione?
- si affaccia la possibilità della perpetrazione di un genocidio che, la storia insegna, può essere facilmente implementato quando sussiste uno stato di guerra e vengono soddisfatte le condizioni di cui sopra?
- non è chiaro chi sarà l'oggetto di questo genocidio ma possiamo intuirlo?

E ancora, rispetto alle guerre convenzionali del passato, come circostanze aggravanti:

- si ha la netta percezione che nessun esercito stia combattendo per difenderci. Anzi, gli eserciti sono stati eliminati, tranne quello dell'invasore, e che si tratti di una guerra asimmetrica dove si suggerisce che noi potremmo essere coloro che sono stati designati come gli sconfitti?
- che non esista nemmeno uno straccio di Resistenza che si opponga militarmente all'oppressore?
- che l'entità suprema a capo della propria grande religione di riferimento, sussistendo oltretutto, all'interna della guerra permanente, un parallelo scontro tra religioni, stia dalla parte del nemico?
- che il concetto di stabilità, continuamente ripetuto, rimandi, più che alla stabilità statica, a quella dinamica dello stato di rivoluzione, di conflitto permanente?



lunedì 18 gennaio 2016

Donna e Islam. Ci odiano



Nadia Sotiriou mi ha inviato questo articolo di Samuel Schirmbeck uscito sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung dell'11 gennaio scorso, che volentieri pubblico, ringraziandola di cuore per l'aiuto nella traduzione dal tedesco.
L'autore, giornalista e documentarista, fino al 2001 corrispondente di ARD dall'Algeria, nella sua analisi centra alcuni punti fondamentali al fine della comprensione non solo dei fatti di Colonia ma del problema più generale della questione femminile nel mondo islamico, della sua lotta tra laicità e fondamentalismo e del mito dell'integrazione in Europa delle popolazioni migranti islamiche, presentata dalla propaganda globalista ed eurocratica come processo automatico, benefico e privo di controindicazioni. La realtà, come leggerete, è assai più complessa e problematica. Buona lettura.

La Donna nell’immaginario musulmano. Ci odiano 

di Samuel Schirmbeck

Quanto è accaduto a Capodanno a Colonia accade migliaia di volte di più in Nord Africa e nel mondo arabo proprio ora, in questo momento e in pieno giorno, come fosse una cosa normalissima. Le donne vengono molestate sessualmente, umiliate, apostrofate come "troie" o "puttane"e avessero mai il coraggio di opporsi a questi attacchi. 

La scrittrice e femminista egiziana Mona Eltahawy ha descritto questo fenomeno e le sue cause in un articolo del 2 maggio 2012 sul quotidiano francese "Le Monde":

"Bisogna finalmente dirlo. Sì, (gli uomini del mondo arabo) ci odiano. Per carità, le donne hanno problemi in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non hanno ancora avuto una donna presidente; ed è vero che, in molti paesi occidentali (io vivo in uno di loro), le donne continuano ad essere trattate spesso come oggetti. 
Ma, se si tenta di discutere le ragioni per cui le società arabe odiano le donne, il discorso generalmente tende a finire qui.
Nominatemi un paese arabo qualunque e potrò recitare una litania di esempi di comportamento brutale verso le donne. E' mille volte peggio di quanto si pensi, ed è un fenomeno alimentato da un mix tossico di cultura e religione, con il quale sembra che solo poche persone abbiano il coraggio di confrontarsi, per paura di essere accusati di blasfemia o di comportamento offensivo." 

Il caso dell'esplosione di violenze a Colonia è stato così dirompente che il "mix velenoso di cultura e religione" che Mona Eltahawy rendiconta in dettaglio nel suo libro " Foulards et Hymens. Pourquoi le Moyen Orient doit faire sa révolution sexuelle"(Velo e imene. Perché il Medio Oriente deve fare la sua rivoluzione sessuale"), non può più essere negato o minimizzato, come stanno cercando di fare gli esponenti della sinistra o della comunità  musulmana. 
Come, ad esempio, il quotidiano di sinistra "taz", che descrive l’ondata di indignazione per gli attacchi subiti dalle donne la notte di San Silvestro: "il tentativo di riprodurre lo stereotipo razzista della donna bianca innocente che ha bisogno di essere protetta contro l'uomo musulmano aggressivo". 
Eppure è proprio una giovane donna mediorientale, non "bianca", a descrivere in dettaglio come è stata palpeggiata da dozzine di mani dappertutto: "E non ho mai avuto l'impressione che avessero la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato". 

Le donne non possono sfuggire 

E' probabile che anche lei, pur se musulmana ed egiziana, verrebbe alla fine, per queste parole, classificata come "razzista". 
Del resto il commissario degli affari religiosi turchi (DITIB) per il dialogo interreligioso in Germania, Bekir Alboga, ha già messo in guardia chi volesse cedere alla "culturalizzazione del crimine", e la studiosa islamica Lamya Kaddor ha dichiarato che "all’Oktoberfest di Monaco di Baviera e al Carnevale di Colonia accade di frequente che uomini ubriachi molestino e infastidiscano sessualmente le donne." 
Le molestie vengono prontamente liquidate come danni collaterali di questi eventi.
Davvero? La differenza è che la violenza sessuale in Nord Africa e in Medio Oriente fa parte della vita quotidiana delle donne ed è qualcosa a cui nessuna donna può sfuggire, visto che, in questo senso, lì è sempre Oktoberfest o Carnevale, e la violenza inizia nel momento in cui si esce dalla porta di casa.

Nawel, una collega algerina, mi riferì delle sistematiche molestie subite sugli autobus. Nonostante rifiutasse il velo, per affrontare il viaggio si copriva con un hijab e questo ancora non era sufficiente ad impedire agli uomini di procurarsi soddisfazione attraverso il contatto con il suo corpo.
Rachida è una collaboratrice marocchina che un giorno ho dovuto far venire a prendere in bicicletta e accompagnare a casa dalle mie guardie di sicurezza. Aveva deciso di abbandonare la djellaba (la tunica), ed è stata inseguita da giovani con coltelli. Fu portata via coi capelli al vento e in jeans sulla canna della bici, passando davanti ai suoi aguzzini.

Minacce di morte da parte dei fondamentalisti 

Le aggressioni a sfondo sessuale nei paesi islamici non sono l'eccezione ma la regola. Una donna musulmana in Germania può prendere l'autobus senza temere di venire palpeggiata; una donna europea in Nord Africa, no. Di questo ho potuto convincermi durante il mio soggiorno di dieci anni in Algeria e Marocco. Una donna musulmana può andare al mercato in Germania senza sentire improvvisamente mani di uomini sul sedere, una donna europea in Nord Africa, no. La donna occidentale è considerata da molti giovani nordafricani alla stregua di una prostituta, perché "lo fa anche prima del matrimonio con molti uomini." Perfino se sta facendo una passeggiata in un prato con il figlioletto di sette anni per mano – essendo quindi una madre, una, per così dire, "vacca sacra", non può evitare che spuntino giovani che la importunano e le sussurrano parole volgari all’orecchio. 
La divisione islamica bipolare del mondo in "credenti" e "infedeli" incoraggia le violenze sulle donne "occidentali" in quanto "infedeli". Laggiù ci si salva solo con una rapida inversione a U e la rinuncia a qualsivoglia altra passeggiata. 

Nel mio decennio trascorso in Nord Africa ho incontrato molti musulmani, donne e uomini, che trovavano abominevole questo modo di considerare le donne "occidentali". 
Tenevano a grande distanza i predicatori, che dividevano il mondo  in "credenti" e "infedeli", e si impegnavano per un'interpretazione umana e cosmopolita del Corano, scrivendo con coraggio e senza timore contro l'oscurantismo religioso e attaccando gli uomini più potenti dei loro stati dittatoriali. Erano uomini e donne, intellettuali, artisti, ma anche la cosiddetta gente comune. E' per loro che sono rimasto ad Algeri nonostante le minacce di morte ricevute dai fondamentalisti.
Il problema però è che la maggior parte dei dibattiti significativi sull’Islam in paesi sia musulmani che non, negano la discussione teologica su come si possa superare la fatale dicotomia fedele/infedele e come si debbano considerare ed integrare i musulmani di comportamento non dogmatico all'interno dell’Islam. 
I miei amici ed interlocutori in Nord Africa hanno rischiato molto di più di quanto non abbiano rischiato nel '68 i miei compagni politici: ovvero l'omicidio, la tortura e la reclusione. Come durante l'insurrezione dell'ottobre del 1988, la prima e in questo paese quasi non percepita, chiamata Arabellion. Hanno fatto irruzione negli uffici e ministeri del Partito di Unità Algerino e sono state attaccate le stazioni di polizia, senza che venisse pronunciato un solo slogan religioso. E' da queste persone  che sono stato influenzato per le mie opinioni sui musulmani. 

Il dissenso musulmano viene deriso come "islamofobo" 

Ciò che mi scioccò ancor di più, al mio ritorno dal Nord Africa, fu la concezione i miei vecchi compagni avevano del mondo musulmano, corrispondente a quella del mainstream liberale di sinistra, la SPD e i Verdi. Non sembravano avere la minima idea di quello che stesse succedendo, di quello che subivano le donne sotto il diktat religioso, di come venissero intimiditi i dissidenti dello stato islamico. Sembravano ignorare completamente quanto Islam e dittatura vadano in ultima analisi di pari passo quando si tratta di combattere i loro principali nemici comuni: la democrazia, i diritti umani, la libertà religiosa, l'uguaglianza. 
Il dissenso musulmano di persone come Necla Kelek, Seyran Ates, Taslima, Hirsi Ali, eccetera, non è stato preso sul serio dalla sinistra e dai liberali di sinistra in Germania, se non addirittura ridicolizzato o etichettato come "islamofobia". 

La libertà di espressione e la democrazia non sono necessariamente valori desiderabili nel mondo arabo. L'intero spettro di sinistra e liberale di sinistra tuttavia ha voluto a tutti i costi creare un comitato di protezione multiculturale a favore del velo e dell’immagine della donna ad esso collegata, ovvero di odio verso il mondo occidentale, proteggendo l'Islam da qualsiasi critica. 
Oggi questo atteggiamento si ripresenta nuovamente con la "cultura dell'accoglienza" e la retorica delle affermazioni tipo "l'Islam è di casa in Germania". Basti ricordare l'esultanza del Capogruppo dei Verdi Katrin Göring-Eckardt, su tutti i canali televisivi, alla sentenza della corte suprema che ha ammesso il velo per le insegnanti nelle aule tedesche. Eppure l'imposizione del velo è più frequente nei luoghi dove domina l’integralismo. 

L'atteggiamento nevrotico nei confronti dei musulmani

Si spera che gli eventi di Colonia pongano fine ai discorsi sui "musulmani" che non si possono offendere (termine, quello di "musulmani", usato dai fondamentalisti come termine generico per tutti i credenti Islamici mentre in passato si distingueva tra egiziani, algerini, marocchini, eccetera.)  Si spera che si parli di persone da trattare come verremmo trattati noi stessi: ovvero come adulti responsabili, capaci di apprendere e di sostenere critiche, e non bambini ai quali non si può toccare il gioco prediletto, in questo caso la religione, altrimenti si arrabbiano e spaccano tutto.
Finora ciò non è accaduto. Ci si è rapportati con i musulmani in modo nevrotico. Si dovrebbe invece prendere esempio da quegli intellettuali musulmani nel mondo arabo che hanno da tempo capito che la critica dell'Islam non significa un attacco contro i musulmani ma la presa di distanza dai suoi eccessi disumanizzanti nei confronti delle donne, degli omosessuali, dei pensatori indipendenti e dei cosiddetti " infedeli", e quindi parimenti contro milioni di donne e uomini musulmani. 

Anche in questo caso, si può prendere esempio da scrittori musulmani come Boualem Sansal, Abdellah Taia, Mona Eltahawy, Mohamed Choukri o infine Kateb Yacine, dal cui romanzo di fama mondiale "Nedschma" traggo questa frase, scritta prima dell'avvento del velo fondamentalista: "Mucchi di capelli di fragile ferro incandescente su cui il sole si affolla confuso come una manciata di vespe". Che mondo musulmano bello, intelligente, affascinante e divertente esiste ancora oggi e potrebbe tornare ad esistere sempre più, se si smettesse di giustificarne lo spirito più distruttivo! Perché non prendere coraggio o ascoltare Tareq Oubrou, l'imam della moschea di Bordeaux? 
Egli invita i musulmani a moderare l'ostentazione dei propri segni religiosi, cioè il velo, per rispetto verso un pubblico europeo meno religioso, tanto più che il velo per la fede è solo un accessorio. 

Gli uomini prendono dal Corano ciò che gli conviene 

Una volta, quando mostrai la Kleinmarkthalle, il mercato al coperto di Francoforte ad un’amica marocchina di Rabat, ella commentò con mia grande sorpresa: "Questo è il miglior soukh che abbia mai visitato". "La nostra Kleinmarkthalle?" chiesi, "senza i colori del Marocco, senza i cremisi e il giallo zafferano delle piramidi di spezie?" "Si", ripose. "Senza il blu dei lividi delle gomitate, che sbattono per caso nel seno da farti piangere per il dolore. Senza il verde di toccate e palpeggiamenti da qualche altra parte. È vero, questi colori del Marocco la vostra Kleinmarkthalle non li ha." 
"Nella Kleinmarkthalle governano le donne e non il Corano" mi scappò. "Pardon, non volevo offendere il Corano. So che il Corano dice anche che gli uomini dovrebbero abbassare gli occhi quando incontrano una donna, e non solo le donne, quando incontrano gli uomini."
"Non c'è bisogno di chiedere scusa", replicò la mia amica,"perché il Corano viene costantemente interpretato dagli uomini, che da esso prendono ciò che fa loro comodo. 
Per esempio la sura 4, versetto 34: "Gli uomini sono superiori alle donne, perché Dio li ha distinti«. O la sura 2, versetto 228: "Gli uomini hanno un grado sopra di loro. Dio è eccelso e saggio." O ancora la sura 2, versetto 223: "Le vostre mogli sono come un campo da semina. Andate al vostro campo, dovunque volete". 
Queste frasi vengono ben memorizzate dagli uomini. Non solo nei confronti della, pardon, "semina" delle mogli. Da tempo il concetto è stato trasferito agli uomini non sposati, che tutti i giorni sentono il bisogno impellente di "seminare", perché sono poveri e non hanno i soldi per sposarsi. "Non è colpa mia", si dicono, e vanno ad palpeggiare il loro pezzo quotidiano di donna." 
"Non sembra una bella cosa", dissi. "Che dovrebbero fare i giovani?" continua la mia visitatrice da Rabat. "Il sesso prima del matrimonio da noi  è proibito dalla legge perché è considerato fornicazione dall'Islam. Sai, c'è questo conflitto tra i comandamenti religiosi e la realtà della vita odierna, che porta gli uomini in stato di permanente emergenza sessuale. Delle donne non parla nessuno." 

Le donne con le gonne corte vengono apostrofate "troie" 

Nei dieci anni della mia permanenza in Nordafrica e anche durante i viaggi successivi non ho incontrato una sola donna che non avesse una storia di molestie sessuali da raccontare.

Con la crescente islamizzazione di Algeria e Marocco il solo indossare una gonna può causare aggressioni. Come quello che è successo a Inezgane vicino ad Agadir. Nel giugno 2015 il giorno prima dell'inizio del Ramadan, due giovani donne marocchine di nome Sanaa e Siham andarono a fare acquisti nel Soukh di Inezgane. Le due donne indossavano gonne che scoprivano le ginocchia. Quando un commerciante le vide, cominciò a dire che tale modo di vestire offendeva il pudore di tutti i marocchini, al che una folla attorniò le due donne, le apostrofò come troie, mentre giovani uomini si avvicinavano alle due ragazze, le toccavano e facevano loro gesti volgari. 
I poliziotti chiamati da un altro commerciante per proteggere le giovani, trovò l’abbigliamento di Sanaa e Sihams ugualmente vergognoso. 
Le due donne furono arrestate e condotte il mattino dopo di fronte al procuratore. Nello stesso Soukh pochi giorni dopo due uomini considerati gay vennero picchiati e anch’essi arrestati. In entrambi i casi nessun Ulema protestò. In compenso, ad Agadir nella segnaletica turistica comparvero cartelli con la scritta "Rispettate il Ramadan. No bikini" per impedire alle marocchine e alle straniere di prendere il sole in spiaggia.

Poco dopo, in agosto, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun commentò questi episodi in quresti termini: "E 'ora che il governo risponda a questa nuova dittatura dell'ignoranza, della frustrazione e della stupidità. La scorsa settimana alcuni bastardi armati di sciabole e pugnali sono andati a caccia di bagnanti sulla spiaggia a Tangeri.  Stiamo attenti perché si inizia con molestie di questo tipo e si finisce con una bomba in una piscina o in un caffè. I servizi di sicurezza devono prendere sul serio questa pericolosa deriva e garantire la sicurezza e la libertà degli individui, uomini o donne ". 
Un mese prima c'era stato l'attacco omicida sulla spiaggia di Sousse in Tunisia, che viene considerata un bordello dai salafiti. 

La sinistra deve cambiare 

Contro questa schizofrenia fuori controllo dell'Islam, che si è palesata questa volta di fronte alla stazione centrale di Colonia, vi è solo un rimedio: l'Islam deve imparare ad accettare la stessa critica che il Cristianesimo ha dovuto subire a suo tempo. 
Ma deve cessare anche il fatto che la critica seria all'Islam debba ridursi ad un pugno di uomini e donne che vengono respinti dalle associazioni islamiche come "islamofobi". 
Allo stesso modo bisogna evitare l'atteggiamento servile della sinistra locale verso ogni forma di oscurantismo purché porti l'etichetta di  "musulmano". Questo servilismo condivide con il mondo fondamentalista musulmano l’aggressività anti-americana, anti-occidentale e anti-israeliana, che costituiscono del resto la linfa vitale della sinistra tedesca. 
Da quindici anni, la sinistra tedesca combatte gli illuministi musulmani accusandoli di portare acqua al mulino ai populisti di destra. L’acqua ai loro mulini la porta invece principalmente il sangue delle vittime del "mostro" che gli amici musulmani combattono disperatamente, senza che le sinistre europee capiscano che la posta in gioco riguarda anche i non musulmani. 
L’importante per loro è andare contro "l'Occidente" che sarebbe il responsabile del declino del mondo islamico – tesi che non regge ad alcuna analisi storica. Proprio come la sinistra trova capri espiatori per il fallimento del socialismo, il mondo islamico sta cercando i propri: i perdenti si accompagnano ai perdenti, gli underdog agli underdog.

L’ Islam « sterile » si radica bene nelle menti. 

Al contrario, l'intellighenzia musulmana nordafricana considera la critica dell'Islam condizione sine qua non affinché le società non soccombano definitivamente ad un oscurantismo che rafforzerebbe tali tendenze anche in Germania attraverso l'immigrazione e la comunicazione.
Gli unici che lottano per l'illuminismo sono i musulmani "cercatori di libertà", come li chiama la psicanalista tunisina Fethi Benslama. I dissidenti nel mondo musulmano gradirebbero avere gli intellettuali e la sinistra europei al proprio fianco ma, come constatò Benslama nel 2004: "Alcuni discendenti dell’Illuminismo sono ciechi riguardo all'illuminazione degli altri". 

Nella coscienza delle giovani generazioni musulmane permane un Islamismo che per Abdelwahab Meddeb, filosofo e Islamologo musulmano di origine tunisina morto nel 2015, è caratterizzato come segue: "Una religione che si proclama definitiva, portatrice del messaggio divino finale, sigillato dall'ispirazione profetica, che riassume e rettifica quanto avvenuto prima di sé. Una tale religione, presa letteralmente, annulla ogni domanda, stabilisce una verità assoluta, senza possibile contestazione. Ridotto a un tale scheletro, l'Islam si mostra come visione del mondo religiosamente e politicamente arida, sterile, che ignora le questioni contemporanee acutamente vive, si eleva a un aggressivo  monologismo  che travolge tutto, sordo a ogni dialogo, tagliato fuori dalle condizioni che dischiudono i rapporti tra le persone e i popoli, tra i cittadini e le nazioni. Contro un tale Islam i centri di integrazione non riusciranno a fare molto, dovendosi reprimere, per non offendere gli immigrati musulmani. 

I musulmani stessi criticano l'Islam 

Nei paesi musulmani è proprio questo tipo di Islam a guadagnare terreno nelle diverse televisioni di stato da anni, soprattutto se queste sono sponsorizzate dall'Arabia Saudita. Il risultato è la moltiplicazione del "Teo-populismo". L’Inventore di questo termine è Kamel dAoud, giornalista e scrittore che vive a Oran. Nel "Quotidien d'Oran" tiene molti anni la rubrica "Raika Raikoum" ("La nostra opinione - la tua opinione").
Il 28 maggio 2015 si chiese: "Dobbiamo andare sotto terra a lottare contro il Teo-populismo?", un’allusione al ruolo della lotta nel sottosuolo durante la guerra di liberazione contro la Francia.
Il fatto che una ragazza sia stata respinta - a causa di una gonna troppo corta - da una facoltà di Algeri da un rettore conservatore sarebbe stato impensabile fino a pochi decenni fa, ma è diventato concepibile perché anche un rettore in Algeria ora pensa in termini binari halal/haram (permesso / non permesso). Non è questo l'unico caso di pensiero unico concesso in nome dell'unico Dio. Il tumore peloso (così Daoud definisce il salafismo) è entrato nei riti algerini, nell'abbigliamento, la carnagione e le cure odontoiatriche. Il tempo è segnato dalla preghiera e non più dalla puntualità. Lo scopo della vita è la morte, non la vita. È sul pensiero binario halal / haram che si basa il Teo-populismo: la crociatizzazione dell’occidente anti-islamico, l'ossessione di un complotto ebraico in tutto il mondo, la promozione dei modelli islamici nella moda, nei riti, nella sessualità, nel celibato, nel matrimonio. 
Il paese è  velato, niqabizzato, schiavo del bullismo e trasformato in una stazione di monitoraggio del sedere femminile, attraverso sermoni umilianti e medievali". 

Questo è il Nord Africa, da cui vengono alcuni dei molestatori di Colonia. Molti di questi fenomeni sono più o meno osservabili nelle nostre comunità musulmane locali. Alcuni esistono già da tempo Non dobbiamo lasciarci intimorire dal poter risvegliare sensi di colpa nelle élite progressiste e dalla loro ovvia denuncia di islamofobia (Daoud), in particolare da parte delle associazioni islamiche, della Sinistra e dei Verdi. Non dobbiamo lasciarci intimorire perché sono gli stessi musulmani, i musulmani "cercatori di libertà" ad essere altrettanto "islamofobi" come noi quando, invece di sottomettersi ad esso, criticano un Islam nemico delle donne, degli stranieri e del dissenso.

(tradotto da: articolo originale)

domenica 17 gennaio 2016

Alle porte di Vienna, un re polacco


Le autorità di polizia tedesche ammettono che in Germania vi sono 500.000 persone straniere che non si sa chi siano e dove siano. Bella notizia. Un suggerimento, visto che si tratta in grandissima parte di uomini, come dimostrato dall'analisi dei flussi dei migranti salvati dalle acque: esercito dormiente? 
Se è vero che è bastato un messaggino per convocarne qualche manipolo al Rape Party di capodanno in mezza Europa, se io fossi nei governantucoli europei inizierei a preoccuparmi e a chiedermi quante ce ne sono, di queste cellule dormienti, in giro per gli altri paesi, in grado di far danno. Quante in Italia, mister Alfano, dove i buonaioli del culto del Santo Migrante possono contare anche sulla benedizione quotidiana di Francis Underpope?
E' la conferma che l'Italia non viene attaccata dal terrorismo perché di fatto si è già sottomessa, e ciò vuol dire che in primis si è sottomesso il Vaticano, dopo il sacro golpe contro Ratzinger? 
Opperbacco, e su chi diavolo possono contare i cristiani adesso? Qualcuno se lo sta chiedendo, per caso, a parte qualche cristiano integrale che comincia a starmi sempre più simpatico?

Un paio di spiragli, comunque. Significativi, per la teoria dei corsi e ricorsi storici e quasi sorprendenti per sincronicità.
 L'Austria sospende Schengen perché esiste un limite perfino alla teutonaggine e Vienna non vuole più riempirsi di potenziali #rapefugees seguendo la stoltezza della Cancelliera Angela, la pelosa misericordiosa del venite tutti che c'è pane, lavoro e figa per tutti. Tanto pagano i terroni europei.
Che la decisione austriaca sia anche la conseguenza dell'annuncio dell'ennesima follia del solito Stranamore Schäuble che propone (privatizzando gli utili) di sovranazionalizzare le perdite dell'accoglienza delle truppe di invasione accollandole agli altri paesi europei, attraverso la tassa sul migrante? "Mein Führer, I can walk!" Vogliono proprio l'atomica, questi bastardi.

Gli Ottomani (finalmente abbiamo capito perché si chiamano così?) saranno fermati alle porte di Vienna ancora una volta, quindi? Allora, l'11 settembre del 1683 (astenersi numerologi e cabalisti) c'era un duce polacco alla guida dell'esercito che sconfisse 'O Saracino.
Oggi i polacchi stanno onorando quella stirpe, gridando in faccia alle facce da culo dell'UE sottomessa ai nuovi saraceni, che la loro democrazia, ergo la loro libertà e sovranità, non sono negoziabili. E che si fottano pure anche i sicari delle agenzie di rating con i loro downgrade ad orologeria. 

Intanto, al ritmo di quasi un attentato al giorno in ogni parte del mondo, si risente Al Qaeda, che rivendica l'attentato in Burkina Faso. Ma non era stata sostituita dall'ISIS, più prestazionale e glamour? C'è per caso all'orizzonte una lotta tra opposti terrorismi, ovvero una lotta tra burattinai?

Solito alleggerimento finale. Il titolo del tweet era "Se negli anni '30 vi fossero stati i media di oggi".
Io la trovo meravigliosa.




giovedì 14 gennaio 2016

Grazie per aver premuto il bottone dell'autodistruzione. Questo continente si autodistruggerà esattamente tra....


Houston, we have a problem with Germany again. E' una mia impressione o il mondo anglosassone sta inviandoci ogni giorno segnali sempre più forti, usando forse anche qualche secchiata d'acqua gelida, cercando di svegliarci?
Per qualche motivo sembrano gli unici, forse per attitudine al pragmatismo, a riuscire ad analizzare i più recenti avvenimenti di terrorismo non convenzionale senza il fardello dei pesanti strati di obnubilamento buonaiolo che ha infettato l'intero continente come una pandemia letale. Quella coazione al "tutti dietro alla Germania ed al suo folle progetto di degermanizzazione ed islamizzazione per sostituzione", e zitti. Soprattutto zitte (tranne, la segnalo più che volentieri, la monumentale Ida Magli sull'argomento).

Si, abbiamo di nuovo un problema con la Germania, ancora più grande dell'altra volta. La cosa s'era intuita da parecchio tempo ma forse ci siamo concentrati troppo sul lato economico e sul problema del mercantilismo - che irrita indubbiamente quel mondo anglosassone - per scorgere, dietro ad esso, un progetto a guida tedesca ancora più subdolo di quello della sottomissione dei concorrenti economici per mezzo dell'arma di dominazione dell'euro.

Parlo di dinamiche psicologiche sociali, di fenomeni che possono essere osservati ogniqualvolta, come oggi, un paese si trasforma in un'unica mente malata e ragiona come un pericoloso sociopatico.
E' di nuovo pulsione di morte ma ancora peggiore dell'altra volta, perché i numeri del genocidio rischiano di offuscare, in proiezione, quelli della Seconda Guerra Mondiale.
Allora, negli anni trenta, fu l'ossessione della purificazione, degli ariani come eletti e tutti gli altri non ariani da eliminare come spazzatura, che portò all'olocausto dei popoli "altri" percepiti come competitors per il ruolo di dominante, espulsi dalla specie e aggrediti con l'alibi dell'inferiorità ed inadeguatezza alla sopravvivenza in un modo ideale all'insegna dell'Aggressione.
Un caso di scuola di pseudospeciazione culturale, concetto eriksoniano descritto qui da Konrad Lorenz.


In realtà la teoria della pseudospeciazione culturale spiega solo il tentativo nazista di espellere il popolo ebraico dalla specie per offrire ai carnefici la concessione di non dover provare alcuna remora verso il suo sterminio, pianificato in ogni dettaglio dagli apparentemente insignificanti omini grigi alla Eichmann che "eseguivano solo gli ordini". La reductio ad unum, alla partita tra due popoli, è la tesi dei Goldhagen e in genere dei sostenitori della Shoah come unico elemento significativo da ricordare e mai dimenticare del nazismo, mentre ci fu altro ancora. Un qualcosa che, essendo irrisolto, si è trascinato fino ad oggi ed ha potuto riesplodere in tutta la sua virulenza.

Il problema dei tedeschi, o meglio di questa mente unica germanica sociopatica che ogni tanto riappare alla porte di Brandeburgo, è l'impulso incontrollabile di autodistruggersi in un rito collettivo che ogni volta coinvolge sempre più popoli da sacrificare con sé in questo olocausto, nel tentativo di placare un dio interiore a questo punto implacabile.
Ecco quindi che diventa fondamentale capire la radice autodistruttiva di questa pulsione, sottolineando il fatto che il nazismo si rivolse prima di tutto contro il proprio popolo, non solo contro i dissidenti politici ma tutti gli elementi di diversità, le persone e categorie orientate ad Eros piuttosto che a Thanatos, e perfino i bambini e disabili fisici e mentali, ovvero gli elementi più deboli della società, eliminati mediante programmi di eutanasia pienamente accettati dalla popolazione come ottimo metodo di autopurificazione nazionale. Pratica che invece, al contempo, è la negazione del concetto stesso di nazione. Quale popolo può ammettere l'eliminazione con un'iniezione letale dei suoi bambini e poi dei vecchi e perfino dei soldati che hanno appena eroicamente combattuto se non quello che ritenga, per un qualche motivo. di non meritare egli stesso di sopravvivere?

La soluzione finale della questione ebraica - problema che non a caso arrovellava anche il tedesco ed ebreo Karl Marx - fu l'ultimo stadio di questa furia autodistruttiva. Distruggendo gli ebrei la Germania compiva un genocidio ma rispondeva anche alla pulsione di autogenocidio culturale.  Senza cogliere questo punto cruciale, si fatica a capire il perché la Germania, dopo aver assassinato i suoi ebrei - che si sentivano talmente tedeschi da non capacitarsi il motivo di quella furia - quindi dopo essersi autocastrata intellettualmente, si ritrovi oggi con una classe dirigente ed intellettuale che non vede altro futuro che nel gettarsi nelle braccia dell'Islam, e che produce esseri come Angela Merkel.

In questo video il noto polemista Ezra Levant si domanda, da canadese ed ebreo: quale problema ha la Merkel con il suo paese, tanto da rifiutare di tenere in mano la sua bandiera? In effetti abbiamo dei bizzarri capi di governo. Non è l'unica a soffrire di patriofobia, come sappiamo noi italiani. Le sacerdotesse del culto kalergico preferiscono altri vessilli. Magari quelli con le stelle gialle di così triste memoria che però a loro non ricordano nulla. 



La Germania, incarnatasi ora non a caso in questa insulsa donnetta, l'ennesimo tedesco di frontiera lanciato a corna tese contro il muro della Storia, odia sé stessa di un odio sconosciuto ad altri popoli  - pensate alla Russia, e gli italiani non si odiano, si disprezzano, il che è diverso - che la spinge periodicamente a tentare l'autogenocidio.
L'inaudita violenza distruttiva rivolta contro i propri fratelli della DDR nel 1990 può essere considerata l'aura di ciò che sarebbe accaduto  poi ai paesi europei della periferia dell'eurozona attraverso il progetto dell'euro, un fatto apparentemente solo economico che nascondeva significati più profondi ed oscuri che sono sfuggiti e sfuggono, allora come oggi, a coloro che ritengono sia un mero caso che a guidare l'attuale progetto di distruzione del continente siano gli stessi volonterosi carnefici della DDR: Schäuble e famiglia De Maiziere in primis. Ancora all'attacco del proprio popolo.
Non si tratta di nazisti, però, stavolta, ma di guardie rosse della rivoluzione permanente trotskista ben funzionali ai progetti paneuropei della reazione sovranazionale. A me ricordano, per foga autodistruttiva, i Khmer rouge di Pol Pot.

Sembra che, dopo aver tentato di autoterminarsi strappando le radici ebraiche dal proprio corpo, radici culturali che appartengono per giunta all'intera Europa, ormai però considerata provincia riottosa del Reich, ora la mente sociopatica tedesca stia cercando di eliminare anche quelle cristiane. Un indizio si poteva già trovare nei famigerati trattati europei dove si è spinto in ogni modo per eliminare ogni traccia delle radici ebraico cristiane per inserirne di altre, assai meno importanti o francamente non solo aliene ma ostili.
Poi venne l'allontanamento, dopo un discorso rivelatore dei rischi contenuti nella voglia di sottomissione dell'Europa a guida tedesca all'Islam, di un Papa tedesco ma con un profondo senso della differenza costruttiva tra culture e religioni e cosciente, da teologo, che la misericordia senza giustizia è destinata a far soccombere i misericordiosi di fronte al conquistatore.

L'attuale volontà di autodistruzione tedesca nasconde un pericolo ancora peggiore per la popolazione continentale e non solo, perché questa volta la Germania ha tutta l'intenzione di tirare con sé nel baratro il suo popolo e un'intera civiltà, la sua religione e il suo modello economico. E lo fa perché si è infatuata di una Weltanschauung che l'affascina, come l'affascinò in passato, per il culto del sacrificio, la cieca obbedienza alla Legge superiore così simile al concetto di Gott mit Uns, lo sprezzo della morte e la svalutazione del valore della vita umana. L'ISIS, o meglio l'immagine fantasmatica dell'Islam trionfante, fa da catalizzatore alla pulsione tedesca di morte in un gioco di reciproca attrazione mortale. Facile pensare che qualcuno lo sappia e ne stia approfittando.

C'è un elemento nuovo, rispetto agli anni trenta, che alimenta la volontà autodistruttiva tedesca e all'occorrenza serve a giustificarla ammantandola di eroismo. Il senso di colpa. Un tratto nazionale ma che, dopo il nazismo, diventa nemesi storica. Un popolo che merita di essere sopraffatto e sconfitto "per quello che ha fatto." Perché loro sono i discendenti di quei nazisti. Ecco quindi il suicidio rituale, l'onta da lavare, il seppuku nazionale che prevede, come kaishakunin, il tagliatore di teste jihadista.

La degermanificazione viene compiuta dal governo tedesco tramite l'accettazione passiva, femminea, da Madre Coraggio in soccorso dei suoi figli, del principio dell'autoinvasione con milioni di migranti, dopo che lo stesso governo non è riuscito a riconoscerne il carattere primario di arma di pressione esterna. Solo io, osservando le mappe dei flussi migratori, ho l'impressione di un attacco concentrico in essere alla Germania?
L'invasione è stata finora scarsamente contrastata da un popolo che è terrorizzato prima di tutto di essere giudicato razzista e quindi tace quando l'invasione è palese, è eterodiretta ma non solo e le sue modalità sconfinano in forme di aggressione particolarmente ripugnanti. Un popolo che ha iniziato ad autodistruggersi castrandosi.
Ascoltate bene le parole sconcertanti di Gregor Gysi, leader di Die Linke, partito della sinistra, su come i "nazisti" stiano per fortuna scomparendo dalla Germania e la bionda erinni dei Verdi della municipalità di Amburgo, Steffi Von Berg (Hitler curiosamente metteva in guarda contro quelli con il Von nel cognome) anch'essa entusiasta del ripopolamento per sostituzione e della riduzione dei tedeschi a minoranza etnica nel proprio paese.
Credo che un orrore simile possa superare quello nazista perché la sostituzione prevista non riguarda solo le fasce deboli o difettose della popolazione o di altri gruppi percepiti come razzialmente diversi ma è appunto simile all'autogenocidio cambogiano dei Khmer. Genocidio di classe, culturale, associato ad un'irrefrenabile voglia di autoestinzione. Un orrore che si alimenta di autorazzismo, con tutto l'armamentario già sperimentato nei confronti degli ebrei pronto a scatenarsi, chissà, contro il proprio stesso popolo. I tedeschi come poveri Neanderthaliani ormai indegni di vivere, da sostituire con il meglio attrezzato homo islamicus.

L'autorazzismo  è anch'esso contagioso ed è fatto proprio dai governanti collaborazionisti, come ben sappiamo.
Siamo di fronte ad un fenomeno oscuro, settario, sacrificale, olocaustico, che rompe lo schema della pseudospeciazione e la sua naturale direzione verso l'altro da sé e si fa implosione, collasso dell'Io collettivo su sé stesso. I lemmings possono rendere l'idea ma fino ad un certo punto.



Vi meravigliate ancora che in un paese dominato dall'élite industriale mercantilista, succube dei poteri reazionari sovranazionali, in mano a sicari della Stasi riverniciati e riciclati come grandi statisti ma la cui matrice di ottusità ideologica genocidaria si riconosce lontano un miglio, possa esprimere solidarietà alle proprie donne fatte oggetto di un attacco jihadista (chiunque ne sia stato il mandante) che deve fungere come shock preventivo e propedeutico alla nuova società tedesca all'insegna di quella Neo Thule rappresentata da Paneurabia? La risposta l'avete già.


Alleggeriamo, va!


"C'è modo di fermarlo? "Non posso, è irreversibile!" Diavolo di un Mel!

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