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La paura è un sentimento, più che umano, naturale, perché è comune a tutte le specie viventi e noi siamo natura, oltre che cultura. L'invasione del territorio o la sua percezione è uno degli allarmi naturali più potenti che inducono le specie viventi - tutte, dall'ameba a quelle più evolute come noi scimmioni pelati e con un cervello sviluppato ma non ancora abbastanza - a difendersene, difendendo il territorio. Qualunque territorio, da quello nazionale al cortiletto sempre dileggiato dai fautori dell'open space novordinemondialista. Difeso con ogni mezzo, inclusa la violenza. Come dicono gli americani: "If you can read this you are within range". Là esagerano perché vi sono leggi federali che li autorizzano a spararti, appunto, se entri da intruso nel loro giardino ma, del resto, "paese che vai, usanza che trovi". Almeno finché ci saranno i paesi.
La paura dell'invasione del territorio genera, a livello geopolitico, la sindrome da accerchiamento, origine di una bella mappata di guerre sanguinose del passato. Nonostante la loro potenza di fuoco e vastità di estensione, stranamente gli imperi sono quasi tutti affetti da sindrome da accerchiamento.
A proposito, i giovini virgulti che non conoscono la storia del Novecento - ed è per questo che parlano attraverso i gioielli di famiglia e gli orifizi adiacenti - lo ignorano sicuramente ma quelli della mia generazione, i babyboomers, sono cresciuti nel terrore della minaccia di invasione e perdita della libertà che si presentava in duplice forma: i "rossi" e gli alieni (che simboleggiavano i rossi). Noi cinquantenni siamo una generazione di paranoici sospettosi e tendenti al complottismo. Si, esatto. Grazie ar ca'. Provate voi a trascorrere trent'anni di vita tra dischi volanti, missili a Cuba, baccelloni e minacce nucleari. Ed è lo stesso per la badante ucraina della nonna, che vi ha sentito definire per gli stessi trent'anni, in contemporanea e dall'altra parte del muro, "sporchi capitalisti" e "affamatori del popolo".
Facciamo un esercizio utile, quello classico della salita che vista dall'altra parte appare una discesa, per l'appunto. Lo ha fatto anche Nicholas Farrell in questo articolo sullo "Spectator". Lui ha immaginato cosa penserebbero gli inglesi se l'invasione (non ha alcuna remora a chiamarla tale) avvenisse ai danni del Regno Unito. Anche lui (ma non è che ci siamo messi d'accordo perché siamo entrambi due borghesi di merda) ha pensato allo sbarco famoso, citando Dunkirk (o Dunquerque).
Insomma, ribaltando la prospettiva, se accadesse il contrario, se in Africa vedessero arrivare barconate di bianchi "in fuga dall'inferno", "in fuga dalla guerra" ma ben pasciuti, quasi tutti maschi giovani e, nonostante ciò, definiti bisognosi di tutto, compreso l'amore e l'altruismo incondizionati e disinteressati cristian style da somministrare senza indugi e remore pena l'accusa infamante di razzismo, non pensate che - visti anche i precedenti storici e le pulsioni naturali verso l'autoconservazione di cui sopra - correrebbero ad affilare i coltelli? Una bella descrizione di questa paura dello sbarco degli stranieri l'ha fornita Mel Gibson nel film "Apocalypto". Ma Gibson è un noto fascistantisemitademmerda, si sa.
Visto Gibson? E' vero, pare un po' l'apoteosi del buon selvaggio di quella checca buonista di Rousseau ma, se vi ricordate il film, fino a quel punto era stato tutto un espianto con il coltello di ossidiana di cuori ancora pulsanti sulle scalinate del tempio. Giusto per ricordare - e il fascio Gibson lo ricorda giustamente - che il buon selvaggio non esiste. Ogni essere umano può far uscire la bestia, se è nelle giuste condizioni atmosferiche, rituali ed oroscopiche.
A proposito di noi bianchi cattivi e neri buoni, non dite che la paura dell'africano in Italia è immotivata perché in certi paesini del Lazio non ne hanno buoni ricordi e dire che noi in Eritrea e Libia abbiamo fatto lo stesso, cosa perfettamente vera, non cambia il discorso di una virgola. Chi viene da fuori, se è in numero sufficiente ed ha il benestare dell'Autorità, ha diritto di saccheggio. Vale per tutti. Basta saperlo in anticipo.
Quindi se abbiamo paura, se temiamo di fare la fine degli indiani - cosa che viene irrisa dalla loggia degli artisti bolognesi - abbiamo le nostre buone ragioni: l'essere stati sottoposti fin da bambini (il famoso imprinting di quell'altro nazista di Konrad Lorenz) e fino a gioventù avanzata alla paranoia dell'invasione ed alla fobia dell'estinzione.
Poi, tutto ad un tratto, per una di quelle conversioni a U politico-culturali che ormai si susseguono ogni giorno, abbiamo dovuto - nel senso dell'obbligo - diventare tutti tolleranti e aperti verso lo straniero, compreso quello che rappresentava per noi l'ennesimo antico archetipo duro a morire, "l'uomo nero", per giunta moltiplicato per migliaia e per nulla assomigliante al profugo che fugge veramente dalla fame ma nonostante ciò definito tale, oppure "disperato". Loro però, i nostri supervisori novordinisti, dopo averci ben pungolati con la picana, ci rimproverano: "Avete paura dell'invasione? Balle! Sono paranoie". "Ma ce le avete inculcate voi!!" "E quando, lo vedete che siete paranoici?"
Dobbiamo perfino non avere più paura dei comunisti, ora che li hanno disattivati facendoli passare, purificandoli, attraverso le sacre colonne delle banche. Per non parlare dei terroristi islamici, che sono stati gli spauracchi ufficiali della propaganda degli ultimi quattordici anni. Ci mostrano coloro che sbarcano prostrati a cul busone (slang bolognese per "proni") per la preghiera alla Mecca e noi dovremmo sentirci molto tranquilli e rilassati, nonostante l'interminabile rottura di coglioni mediatica su Al Qaeda e i nipotini dell'ISIS post-undicisettembrina.
Io non capisco cosa vogliano ancora dimostrare, dopo che ormai in tutti i manuali di psicologia sociale è descritto il metodo infallibile per far diventare naziste intere popolazioni. Esattamente spaventandole a morte con minacce neanche tanto velate d'invasione e sottrazione dei propri beni. La differenza tra allora ed oggi, forse, è che se allora le categorie e le identità vennero mantenute (ariani vs. ebrei) connotando solo qualitativamente in senso positivo e negativo le due, oggi si vogliono eliminare addirittura le identità, procedendo ad un'ulteriore devastazione dell'individuo verso l'ideale tabula rasa sulla quale riedificare l'uomo nuovo, o il nuovo schiavo, da contrapporre a pochi ed ultraselezionati uomini liberi, difficilmente identificabili se non con un generico "membri dell'élite".
Per capire bene la gravità di questo processo di deumanizzazione e desocializzazione. Finora s'è parlato di paure sociali, collettive, ma se scendiamo nella psicologia individuale e del profondo, perfino la psicoanalisi lacaniana spiega che l'individuo ha bisogno dell'identità, ovvero dei confini del Sé. Procedendo dall'interiore all'esteriore: dell'identità sessuale, individuale, dell'identità come cittadino e membro di una comunità.
Quindi, di cosa stiamo parlando, di grazia, in questi giorni in cui, con una fenomenale operazione psicologica - per gli amici psyop - si sta propugnando la rinuncia incondizionata ad ognuna di queste identità? Di un crudele e disumano esperimento parascientifico di psicologia sociale del quale siamo le cavie e che mira, attraverso l'instillazione goccia a goccia della paura e la conseguente emersione delle peggiori pulsioni e reazioni, ad espropriare gli individui dei propri confini e a privarli delle proprie identità sociali e private, financo dell'identità sessuale.
Di quest'ultima attraverso una colossale e perfida strumentalizzazione delle giustissime istanze delle persone omosessuali, le quali tristemente si prestano al gioco sporco, assieme alle donne per la loro parte, entrando volontariamente nel meccanismo già descritto altrove della parcellizzazione della società in pseudominoranze private della libertà vera ma costrette ad una perenne rivendicazione di diritti cosmetici.
L'attacco all'identità individuale avviene grazie all'omologazione, al livellamento verso il basso dello status economico, alla privazione del lavoro (l'equivalente della deprivazione sensoriale dei famigerati esperimenti MKUltra) ed alla conseguente rinuncia alla riproduzione.
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Infine, mediante l'espropriazione della democrazia, della rappresentanza e addirittura la messa in discussione delle differenze culturali e del concetto di nazione, anche l'identità di cittadino è perduta. Si realizza il sogno novordinista del cittadino x senza sesso, cultura e nazionalità. Senza religione a meno che non sia l'utile idiozia fanatica al servizio della candidatura da portare al successo e che dirà, il giorno dell'inauguration: "Vedete che con me non fiatano?"
Oltre al danno, la beffa. Perché la motivazione ufficiale dell'invasione dall'Africa di carne fresca (e dei ricongiungimenti familiari che verranno) è, per citare le parole di questo padre della patria, per mantenere il welfare in Europa e per ovviare al crollo della natalità. Crollo provocato proprio dalla disoccupazione voluta dalle stesse menti bacate che hanno concepito l'austerità. Come dice lui, 30 milioni di immigrati (non li chiamano profughi e disperati, in quel caso, ma correttamente immigrati) sono previsti dai piani dell'ONU per l'Europa.
La cifra vi fa paura? Non siete paranoici, siete perfettamente sani. Ogni vostra reazione è quella prevista per quel preciso individuo immerso in un particolare contesto. Una rana immersa nell'acqua bollente non riceve una spinta dal basso, eccetera, ma viene bollita.
Vi faccio un esempio. Io sono cresciuta in una città di mare, abituata da secoli alla presenza di ogni fenotipo straniero per le strade. Eppure, di fronte a facce poco raccomandabili, anche i tolleranti e cosmopoliti genovesi li definivano, ai miei tempi, "tipi da sbarco". Ebbene, vi assicuro che, nella evoluta Genova abituata alle tante facce straniere, molta gente mitissima e tradizionalmente di sinistra che conosco sta sorpassando a destra Forza Nuova e CasaPound, semplicemente perché non ne può più.
Quindi, se vi può consolare il parere professionale, se vi sentite angosciati, impauriti e disturbati dalla presenza sempre più massiccia nel vostro territorio di giovanotti robusti e ben piantati come quelli che di solito formano gli eserciti ma che costano sicuramente di meno oggi che i soldati sono professionisti e costano troppo, e che non provocano in voi alcuna pietà, soprattutto quando i media li chiamano profughi, o addirittura li vogliono far passare per donne&bambini, facendo intuire l'inganno che c'è sotto, non vi preoccupate. E' assolutamente normale. Ed il fatto che siano neri non significa che siete razzisti.
Se siete furiosi a causa delle bugie e delle falsità che promanano dalla maledetta televisione è buon segno, significa che avete ancora la capacità di produrre anticorpi contro la propaganda. A proposito, la paura delle malattie è perfettamente normale. Se non temessimo il contagio saremmo già estinti da un pezzo. Siano benedetti i lazzaretti del passato. Che la scabbia se la prendano pure - ed anche qualche piattola - i giornalisti cosmopoliti che vi trattano da schifiltosi.
Se spacchereste qualcosa in testa a quelli che sostengono che il fatto di essere nati in Europa rappresenta solo una botta di culo e che tutto ciò che abbiamo è immeritato perché frutto di una estorsione avvenuta ai danni degli africani, ai quali dobbiamo delle "riparazioni", siete perfettamente normali. Questa alla quale reagite con motivata violenza ed oserei sacro biblico sdegno, non è bontà, è perversione ed autocastrazione alla Origene.
Aborrite il troiaio che vedete nelle vostre città e che si prospetta ancor peggiore per il futuro?
Siete timorosi di perdere le vostre radici, sentite di dover difendere la tradizione? Eh, qui ve se 'nculano. Potreste essere di destra ma non è grave. Probabilmente sono di destra anch'io, a questo punto. Faccio coming out molto volentieri. Oggi su Facebook ho invitato chi si sentisse scandalizzato dalle mie posizioni sull'argomento invasione di cancellarmi dalla loro fasulla amicizia. Hanno accolto il mio appello in diciotto. Credevo sarebbero stati di più ma va bene così, ora che ci siamo chiariti, ci sentiamo tutti meglio.
In quando alla religione cattolica ed alla sua parte in commedia, come struttura di dominio sempre al servizio del vero potere economico, qui non siamo più all'oppio marxiano ma al crack e al meth abilmente spacciati come innocua e cristiana bontà dal noto gesuita revolucionario. Quindi anche le vostre bestemmie all'indirizzo del cupolone si configurano come sana reazione ad un tentativo di ennesimo abuso nei vostri confronti.
Un'ultima cosa. Se volete vedere dei veri e legittimi candidati al titolo di profughi, ma che chissà perché restano chiusi dentro campi di concentramento (e a morire di sterminio per fame), oppure semplicemente non esistono perché il loro piangere fa male al Re, al Ricco e al Cardinale, googlate Yarmouk, Donbass o il sempre attuale Gaza.
Good night and good luck.