martedì 23 giugno 2015

D-Day. Sbarco a Lampedusa Beach

Notare il nome della nave

La paura è un sentimento, più che umano, naturale, perché è comune a tutte le specie viventi e noi siamo natura, oltre che cultura. L'invasione del territorio o la sua percezione è uno degli allarmi naturali più potenti che inducono le specie  viventi - tutte, dall'ameba a quelle più evolute come noi scimmioni pelati e con un cervello sviluppato ma non ancora abbastanza - a difendersene, difendendo il territorio. Qualunque territorio, da quello nazionale al cortiletto sempre dileggiato dai fautori dell'open space novordinemondialista. Difeso con ogni mezzo, inclusa la violenza. Come dicono gli americani: "If you can read this you are within range". Là esagerano perché vi sono leggi federali che li autorizzano a spararti, appunto, se entri da intruso nel loro giardino ma, del resto, "paese che vai, usanza che trovi". Almeno finché ci saranno i paesi.

La paura dell'invasione del territorio genera, a livello geopolitico, la sindrome da accerchiamento, origine di una bella mappata di guerre sanguinose del passato. Nonostante la loro potenza di fuoco e vastità di estensione, stranamente gli imperi sono quasi tutti affetti da sindrome da accerchiamento.
A proposito, i giovini virgulti che non conoscono la storia del Novecento - ed è per questo che parlano attraverso i gioielli di famiglia e gli orifizi adiacenti - lo ignorano sicuramente ma quelli della mia generazione, i babyboomers, sono cresciuti nel terrore della minaccia di invasione e perdita della libertà che si presentava in duplice forma: i "rossi" e gli alieni (che simboleggiavano i rossi). Noi cinquantenni siamo una generazione di paranoici sospettosi e tendenti al complottismo. Si, esatto. Grazie ar ca'. Provate voi a trascorrere trent'anni di vita tra dischi volanti, missili a Cuba, baccelloni e minacce nucleari. Ed è lo stesso per la badante ucraina della nonna, che vi ha sentito definire per gli stessi trent'anni, in contemporanea e dall'altra parte del muro, "sporchi capitalisti" e "affamatori del popolo".

Facciamo un esercizio utile, quello classico della salita che vista dall'altra parte appare una discesa, per l'appunto. Lo ha fatto anche Nicholas Farrell in questo articolo sullo "Spectator". Lui ha immaginato cosa penserebbero gli inglesi se l'invasione (non ha alcuna remora a chiamarla tale) avvenisse ai danni del Regno Unito. Anche lui (ma non è che ci siamo messi d'accordo perché siamo entrambi due borghesi di merda) ha pensato allo sbarco famoso, citando Dunkirk (o Dunquerque).
Insomma, ribaltando la prospettiva, se accadesse il contrario, se in Africa vedessero arrivare barconate di bianchi "in fuga dall'inferno", "in fuga dalla guerra" ma ben pasciuti, quasi tutti maschi giovani e, nonostante ciò, definiti bisognosi di tutto, compreso l'amore e l'altruismo incondizionati e disinteressati cristian style da somministrare senza indugi e remore pena l'accusa infamante di razzismo, non pensate che - visti anche i precedenti storici e le pulsioni naturali verso l'autoconservazione di cui sopra - correrebbero ad affilare i coltelli? Una bella descrizione di questa paura dello sbarco degli stranieri l'ha fornita Mel Gibson nel film "Apocalypto". Ma Gibson è un noto fascistantisemitademmerda, si sa.


Visto Gibson? E' vero, pare un po' l'apoteosi del buon selvaggio di quella checca buonista di Rousseau ma, se vi ricordate il film, fino a quel punto era stato tutto un espianto con il coltello di ossidiana di cuori ancora pulsanti  sulle scalinate del tempio. Giusto per ricordare - e il fascio Gibson lo ricorda giustamente - che il buon selvaggio non esiste. Ogni essere umano può far uscire la bestia, se è nelle giuste condizioni atmosferiche, rituali ed oroscopiche.
A proposito di noi bianchi cattivi e neri buoni, non dite che la paura dell'africano in Italia è immotivata perché in certi paesini del Lazio non ne hanno buoni ricordi e dire che noi in Eritrea e Libia abbiamo fatto lo stesso, cosa perfettamente vera, non cambia il discorso di una virgola. Chi viene da fuori, se è in numero sufficiente ed ha il benestare dell'Autorità, ha diritto di saccheggio. Vale per tutti. Basta saperlo in anticipo.

Quindi se abbiamo paura, se temiamo di fare la fine degli indiani - cosa che viene irrisa dalla loggia degli artisti bolognesi - abbiamo le nostre buone ragioni: l'essere stati sottoposti fin da bambini (il famoso imprinting di quell'altro nazista di Konrad Lorenz) e fino a gioventù avanzata alla paranoia dell'invasione ed alla fobia dell'estinzione.
Poi, tutto ad un tratto, per una di quelle conversioni a U politico-culturali che ormai si susseguono ogni giorno, abbiamo dovuto - nel senso dell'obbligo - diventare tutti tolleranti e aperti verso lo straniero, compreso quello che rappresentava per noi l'ennesimo antico archetipo duro a morire, "l'uomo nero", per giunta moltiplicato per migliaia e per nulla assomigliante al profugo che fugge veramente dalla fame ma nonostante ciò definito tale, oppure "disperato". Loro però, i nostri supervisori novordinisti, dopo averci ben pungolati con la picana,  ci rimproverano: "Avete paura dell'invasione? Balle! Sono paranoie". "Ma ce le avete inculcate voi!!" "E quando, lo vedete che siete paranoici?"
Dobbiamo perfino non avere più paura dei comunisti, ora che li hanno disattivati facendoli passare, purificandoli, attraverso le sacre colonne delle banche. Per non parlare dei terroristi islamici, che sono stati gli spauracchi ufficiali della propaganda degli ultimi quattordici anni. Ci mostrano coloro che sbarcano prostrati a cul busone (slang bolognese per "proni") per la preghiera alla Mecca e noi dovremmo sentirci molto tranquilli e rilassati, nonostante l'interminabile rottura di coglioni mediatica su Al Qaeda e i nipotini dell'ISIS post-undicisettembrina.

Io non capisco cosa vogliano ancora dimostrare, dopo che ormai in tutti i manuali di psicologia sociale è descritto il metodo infallibile per far diventare naziste intere popolazioni. Esattamente spaventandole a morte con minacce neanche tanto velate d'invasione e sottrazione dei propri beni. La differenza tra allora ed oggi, forse, è che se allora le categorie e le identità vennero mantenute (ariani vs. ebrei) connotando solo qualitativamente in senso positivo e negativo le due, oggi si vogliono eliminare addirittura le identità, procedendo ad un'ulteriore devastazione dell'individuo verso l'ideale tabula rasa sulla quale riedificare l'uomo nuovo, o il nuovo schiavo, da contrapporre a pochi ed ultraselezionati uomini liberi, difficilmente identificabili se non con un generico "membri dell'élite".

Per capire bene la gravità di questo processo di deumanizzazione e desocializzazione. Finora s'è parlato di paure sociali, collettive, ma se scendiamo nella psicologia individuale e del profondo, perfino la psicoanalisi lacaniana spiega che l'individuo ha bisogno dell'identità, ovvero dei confini del Sé. Procedendo dall'interiore all'esteriore: dell'identità sessuale, individuale, dell'identità come cittadino e membro di una comunità.

Quindi, di cosa stiamo parlando, di grazia, in questi giorni in cui, con una fenomenale operazione psicologica - per gli amici psyop - si sta propugnando la rinuncia incondizionata ad ognuna di queste identità? Di un crudele e disumano esperimento parascientifico di psicologia sociale del quale siamo le cavie e che mira, attraverso l'instillazione goccia a goccia della paura e la conseguente emersione delle peggiori pulsioni e reazioni, ad espropriare gli individui dei propri confini e a privarli delle proprie identità sociali e private, financo dell'identità sessuale.
Di quest'ultima attraverso una colossale e perfida strumentalizzazione delle giustissime istanze delle persone omosessuali, le quali tristemente si prestano al gioco sporco, assieme alle donne per la loro parte, entrando volontariamente nel meccanismo già descritto altrove della parcellizzazione della società in pseudominoranze private della libertà vera ma costrette ad una perenne rivendicazione di diritti cosmetici.

L'attacco all'identità individuale avviene grazie all'omologazione, al livellamento verso il basso dello status economico, alla privazione del lavoro (l'equivalente della deprivazione sensoriale dei famigerati esperimenti MKUltra) ed alla conseguente rinuncia alla riproduzione.

fonte
Infine, mediante l'espropriazione della democrazia, della rappresentanza e addirittura la messa in discussione delle differenze culturali e del concetto di nazione, anche l'identità di cittadino è perduta. Si realizza il sogno novordinista del cittadino x senza sesso, cultura e nazionalità. Senza religione a meno che non sia l'utile idiozia fanatica  al servizio della candidatura da portare al successo e che dirà, il giorno dell'inauguration: "Vedete che con me non fiatano?"

Oltre al danno, la beffa. Perché la motivazione ufficiale dell'invasione dall'Africa di carne fresca (e dei ricongiungimenti familiari che verranno) è, per citare le parole di questo padre della patriaper mantenere il welfare in Europa e per ovviare al crollo della natalità. Crollo provocato proprio dalla disoccupazione voluta dalle stesse menti bacate che hanno concepito l'austerità. Come dice lui, 30 milioni di immigrati (non li chiamano profughi e disperati, in quel caso, ma correttamente immigrati) sono previsti dai piani dell'ONU per l'Europa.
La cifra vi fa paura? Non siete paranoici, siete perfettamente sani. Ogni vostra reazione è quella prevista per quel preciso individuo immerso in un particolare contesto. Una rana immersa nell'acqua bollente non riceve una spinta dal basso, eccetera, ma viene bollita.
Vi faccio un esempio. Io sono cresciuta in una città di mare, abituata da secoli alla presenza di ogni fenotipo straniero per le strade. Eppure, di fronte a facce poco raccomandabili, anche i tolleranti e cosmopoliti genovesi li definivano, ai miei tempi, "tipi da sbarco". Ebbene, vi assicuro che, nella evoluta Genova abituata alle tante facce straniere, molta gente mitissima e tradizionalmente di sinistra che conosco sta sorpassando a destra Forza Nuova e CasaPound, semplicemente perché non ne può più.

Quindi, se vi può consolare il parere professionale, se vi sentite angosciati, impauriti e disturbati dalla presenza sempre più massiccia nel vostro territorio di giovanotti robusti e ben piantati come quelli che di solito formano gli eserciti ma che costano sicuramente di meno oggi che i soldati sono professionisti e costano troppo, e che non provocano in voi alcuna pietà, soprattutto quando i media li chiamano profughi, o addirittura li vogliono far passare per donne&bambini, facendo intuire l'inganno che c'è sotto, non vi preoccupate. E' assolutamente normale. Ed il fatto che siano neri non significa che siete razzisti.
Se siete furiosi a causa delle bugie e delle falsità che promanano dalla maledetta televisione è buon segno, significa che avete ancora la capacità di produrre anticorpi contro la propaganda. A proposito, la paura delle malattie è perfettamente normale. Se non temessimo il contagio saremmo già estinti da un pezzo. Siano benedetti i lazzaretti del passato. Che la scabbia se la prendano pure - ed anche qualche piattola - i giornalisti cosmopoliti che vi trattano da schifiltosi.
Se spacchereste qualcosa in testa a quelli che sostengono che il fatto di essere nati in Europa rappresenta solo una botta di culo e che tutto ciò che abbiamo è immeritato perché frutto di una estorsione avvenuta ai danni degli africani, ai quali dobbiamo delle "riparazioni", siete perfettamente normali. Questa alla quale reagite con motivata violenza ed oserei sacro biblico sdegno, non è bontà, è perversione ed autocastrazione alla Origene.

Aborrite il troiaio che vedete nelle vostre città e che si prospetta ancor peggiore per il futuro? 
Siete timorosi di perdere le vostre radici, sentite di dover difendere la tradizione? Eh, qui ve se 'nculano. Potreste essere di destra ma non è grave. Probabilmente sono di destra anch'io, a questo punto. Faccio coming out molto volentieri. Oggi su Facebook ho invitato chi si sentisse scandalizzato dalle mie posizioni sull'argomento invasione di cancellarmi dalla loro fasulla amicizia. Hanno accolto il mio appello in diciotto. Credevo sarebbero stati di più ma va bene così, ora che ci siamo chiariti, ci sentiamo tutti meglio.


In quando alla religione cattolica ed alla sua parte in commedia, come struttura di dominio sempre al servizio del vero potere economico, qui non siamo più all'oppio marxiano ma al crack e al meth abilmente spacciati come innocua e cristiana bontà dal noto gesuita revolucionario. Quindi anche le vostre bestemmie all'indirizzo del cupolone si configurano come sana reazione ad un tentativo di ennesimo abuso nei vostri confronti.

Un'ultima cosa. Se volete vedere dei veri e legittimi candidati al titolo di profughi, ma che chissà perché restano chiusi dentro campi di concentramento (e a morire di sterminio per fame), oppure semplicemente non esistono perché il loro piangere fa male al Re, al Ricco e al Cardinale, googlate Yarmouk, Donbass o il sempre attuale Gaza.



Good night and good luck.

lunedì 15 giugno 2015

Soylent green is made out of people


La nuova frontiera del buonismo altraguancista cristiano mescolato e non agitato con il senso di colpa teutonico, il nuovo solve et coagula dal quale si estrae il pericoloso piddinio è, ascoltate bene, il Teorema di Leopoldo


(Che Leopoldo fosse belga è un dettaglio. Gli Stati Unti e Scivolosi d'Europa comprendono la proprietà transitiva obbligatoria delle colpe pregresse. La Kyenge ministro quindi cos'era, un hors-d'oeuvre delle riparazioni al Congo?) 
Il nuovo peccato originale insomma è l'aver giaciuto con il colonialismo e lo schiavismo di quella gran puttanaccia della nostra trisavola europea. Mica noi, poracci, che al limite potremmo aver goduto delle elargizioni imperiali del Piano Marshall che servivano a non farci votare comunista quando il comunismo non era ancora entrato in banca e passato ideologicamente alla Paneuropa. 
Noi (i nostri genitori) che, da proletari ai quali fu concesso di migliorare la propria condizione, abbiamo lavorato e risparmiato, non spacciato le tonnellate di cocaina o tradato con i derivati, per crearci quella ricchezza materiale che oggi dovremmo devolvere generosamente a coloro che non hanno fatto un cazzo per meritarsela, ma che sono l'esercito di riserva che condurrà i livorosi e vigliacchetti globalisti de sinistra con il poster del "Non ci sono pasti gratis per gli italiani" in cameretta, a distruggere un continente per farsi pari con l'altro. L'ideona per chiudere il conto con l'odiata borghesia di questi sessantottini di merda è inventarsi le riparazioni all'Africa, una nuova versione del Trattato di Versailles che comprenderebbe, come l'altra volta, anche un bel po' di sacrifici umani. 
Per intenderci, siamo all'"abbiamo bisogno di 50.000.000 di morti europei per sederci al tavolo della pace". 
A proposito, Massimo, sciroccata lo dici assoreta.

Credete sia solo uno a ragionare così? Eccone un altro. E poi la ultras femminista, abituata a vedere stupratori uscire da ogni fottuto muro, che tranquillizza la figliola impaurita sull'innocuità del migrante perché egli discende dal buon selvaggio di Rousseau. 
Le "riparazioni" per le guerre coloniali, la propaganda gender, l'austerità. Non vi ricorda niente? A me tanto la Repubblica di Weimar. Ricordate cosa venne dopo, vero? 
Sono esagerata se penso che, una volta esaurito il loro tragico compito di piaga biblica umana, questi disgraziati che si fanno cacciare da libici e cinesi ed attrarre in Europa dagli omini di burro che fanno loro credere (e ci credono!) che verrà loro consegnato chiavi in mano un continente intero senza che i legittimi abitanti vi si oppongano, verranno fatti comodamente sparire in perfetto silenzio ucraino in qualche landa sperduta all'est, affinché non insozzino con i loro escrementi anche i lindi quartieri del civile Centro Europa? Fatti sparire non da noi razzisti fascioleghisti ma da coloro che li hanno usati fino a quel momento come i pezzi dei loro scacchi viventi? Perché non penserete mica che, tanto per citare un paese a caso, la Germania, che distingue tra greco antico e moderno (link originale) non in senso linguistico ma razziale, consideri tutti i migranti come risorse? Nein. C'è migrante e migrante. Guardate questo sito vagamente psichedelico sulla matrix del Paese dei Balocchi e leggetevi anche i requisiti richiesti ai "migranti" per lavorare in Germania

Per riassumere la situazione: chi nega che sia in atto un'operazione di guerra anche psicologica atta a creare shock and awe nelle popolazioni europee sulla pelle di vittime inconsapevoli è o un'idiota o un criminale. Tertium non datur.
L'accelerazione della crisi greca, la paura che il nero cancello di Mordor crolli sotto le spinte dell'insostenibilità intrinseca alla deforme e malefica moneta unica stanno portando le élites a tentare il tutto e per tutto, anche se aprire troppi fronti, soprattutto ad Est, come sanno bene Napoleone e Hitler, non porta affatto bene. 
Le popolazioni africane sono gli scudi umani riversati a milioni nell'ultimo continente dove resiste la democrazia in nome della fase finale della shock economy e per loro non finirà bene. Stanno infilandosi da bravi lemmings in una trappola mortale e dovremmo, se vogliamo loro bene, cercare di fermare la catastrofe. Fermare subito la scellerata migrazione economica e creare campi profughi nelle zone di guerra per coloro che sono effettivamente profughi legittimati ad ogni aiuto. Rispedendo a calci in culo quelli con lo smartphone e l'aria da fancazzista pretenzioso che si fanno passare per siriani senza esserlo.

Vorrei consigliare infine la lettura, ad uso antidoto e con dedica personale, di alcuni articoli sull'argomento migranti che ho letto in questo fine settimana, che potranno condurvi al di là dello spin ormai martellante sui "disperati che fuggono da guerre e miseria" e che bisogna accogliere TUTTI se no siamo dei fascisti, che percola da ogni televisore senza soluzione di continuità trasformandoci in una terra dei fuochi mentale intossicata dalla propaganda.

Per chi crede che la territorialità sia solo un fastidioso foruncolo che si può facilmente eliminare con una strizzatina. 
Per chi crede che le guerre oggigiorno non siano funzionali alla creazione di profughi ed alla conseguente destabilizzazione di altri paesi a catena e per questo motivo non si faccia nulla per fermarle e per fermare i pericolosi terroristi che le interpretano da bravi caratteristi.
Per chi crede che il razzismo sia solo un problema dei cattivi borghesi bianchi europei.
Per chi pensa che il problema dell'austerità non c'entri niente.
Per chi non immagina che dietro alle migrazioni di massa vi sia anche una motivazione ideologica distruttiva. (link originale).
Per chi non si rende conto che a milioni di persone in Africa vengono fatte false promesse che non potranno essere mantenute.
Per chi non si rende conto di quanta criminalità ed interesse illecito vi sia dietro le migrazioni di massa.
Per chi crede e basta a tutto ciò che gli raccontano.

Una domandina sul breve periodo, alla luce dei respingimenti dei condomini francesi, austriaci, tedeschi, inglesi ecc. (che mica sono fessi) di questo immenso ecomostro che deve diventare l'Europa. Quando scopriranno che l'Italia e l'Europa non sono il Paese dei Balocchi, come reagiranno i migranti? Diranno, "scusate, c'è stato un misunderstanding" e poi, con la calma e la pacatezza del lord inglese, torneranno pacificamente da dove sono venuti? Se la rifaranno con noi o andranno a cercare, armati di roncola, coloro che in Occidente li hanno presi in giro e costretti alla volonterosa autodeportazione? 

Caganers



Firenze, Piazza Indipendenza

Bologna, Via Indipendenza

Messina Viale San Martino
Roma Termini
Coraggio, dite che è sempre stato così. 
(Per caso si caga più volentieri in strade intitolate all'Indipendenza? gradirei un'opinione in merito).

mercoledì 10 giugno 2015

Dal regulus di Newton e Keynes all'austerità espansiva dell'euro


Stamattina, per una di quelle coincidenze significative che stanno diventando sempre più frequenti nel mondo dell'interconnessione dei cervelli pensanti, Pier Paolo Dal Monte, senza sapere che sarebbe stato perfetto per iniziare il discorso di questo post, mi ha inviato questo link sul capitalismo come religione  di Walter Benjamin, da cui traggo questa mirabile citazione:
"In primo luogo, il capitalismo è una religione puramente cultuale, la più estrema forse che mai si sia data. Tutto, in esso, ha significato soltanto in rapporto immediato con il culto; non conosce nessuna particolare dogmatica, nessuna teologia. L’utilitarismo acquisisce, da questo punto di vista, la sua coloritura religiosa. A questa concretizzazione del culto è connesso un secondo tratto del capitalismo: la durata permanente del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto sans [t]rêve et sans merci [“senza tregua e senza pietà”]. Non ci sono “giorni feriali”; non c’è giorno che non sia festivo, nel senso spaventoso del dispiegamento di ogni pompa sacrale, dello sforzo estremo del venerante. Questo culto è in terzo luogo, al contempo, colpevolizzante e indebitante (verschuldend). Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa e debito (verschuldend). Ed è qui che questo sistema religioso precipita in un movimento immane. Una terribile coscienza della colpa (Schuldbewuβtsein), che non sa purificarsi, ricorre al culto non per espiare in esso questa colpa, bensì per renderla universale, per conficcarla nella coscienza e, infine e soprattutto, per coinvolgere in questa colpa il dio stesso e alla fine rendere lui stesso interessato all’espiazione."
La descrizione di Benjamin è straordinariamente attuale, nel senso che rispecchia assai bene il carattere del capitalismo nella versione dell'ultracapitalismo eurocratico che però, invero, si è infine dotato di dogmi e di teologi, come di encicliche e bolle papali, di una Santa Capitalistica Inquisizione e di qualche saltuaria benedizione urbi et orbi. Mancano le ordalie e i roghi ma potremmo presto arrivarci. 
Il capitalismo in questa sua forma religioso-exoterica è quello che governa le masse facendo loro sgranare il rosario ad ogni "penitenziagite!" mediatico e recitare i comandamenti del debitore-penitente. "Non c'è alternativa", "ricordati di santificare la moneta unica", "non vivrai al di sopra delle tue possibilità", "non desiderare la roba d'altri ma accontentati", "non indurci nella tentazione del debito ma liberaci dell'inflazione", eccetera.

La natura del profitto, tendente all'aumento esponenziale in assenza di limiti e regole, fa sì che esso debba essere governato da una struttura sempre più oppressiva e con gli strumenti di un dominio sempre più assoluto, ma ora sembra stia avvenendo un'implosione, un'accelerazione verso il nulla senza fine e che il capitalismo stia diventando un buco nero di materia oscura che tende alla ritenzione, alla segregazione dell'energia ed alla sottrazione di essa a tutto ciò di vitale che lo circonda; oscura anche nel senso della sua sfida aperta e continua alla divinità, alla tradizione ed all'ordine naturale.
E' un anticapitalismo o controcapitalismo, nel senso della controiniziazione. Secondo Guénon la controiniziazione "è una rivolta contro l'autorità legittima, e una pretesa di indipendenza: da ciò risulta la perdita di ogni contatto effettivo con un autentico centro spirituale e dunque l'impossibilità di attingere alle dimensioni sovra-umane."
Indipendenza dalle regole, dai limiti, dalle leggi, tanto il mercato si autoregola. 
Forse è utile inforcare spesse lenti e leggere tra le righe del sottosignificato e del sottostante per intuire che quello attuale non è più nemmeno il capitalismo religioso di Benjamin, ma una sua effettiva degenerazione maligna. 
Sarà necessario tentare quindi di interpretarlo con altri strumenti, passando magari ad un livello esoterico per trovare la soluzione alle troppe contraddizioni ed anomalie di quello che ormai è capitalismo oscuro immerso in una mitologia che è mitopoietica di sé stessa, all'infinito.

Il carattere esoterico di questo ultracapitalismo ci viene suggerito dalle incongruenze e dalle illogicità che vengono presentate invece come verità rivelate dai suoi sacerdoti e teologi che hanno sostituito le regole dell'economia, la semplice legge della domanda e dell'offerta, con i loro libri neri ed i talismani come l'euro.
Per giungere subito al nocciolo, il pensiero economico che oggi subiamo sotto forma di tirannia del pareggio di bilancio, della stabilità, quindi di pietrificazione del vivente, sembra aver sostituito la logica e la matematica, e naturalmente la prassi, con gli strumenti, più che del pensiero unico, come normalmente si dice, del pensiero magico, di cui "il mercato che si autoregola" è forse l'esempio più eclatante.
Ogni giorno, ascoltando i teologi dell'ultracapitalismo, ovvero coloro che predicano la dottrina ai penitenti ma in cuor loro sanno benissimo che le loro azioni assurde e nefaste per i molti hanno una loro ferrea logicità per il vantaggio dei pochi, notiamo le loro contraddizioni non risolte e che nessuno di loro si preoccupa minimamente di risolvere perché non risolvi certo né vuoi  rendere congrue le formule magiche. Incongruenze come ad esempio la crescita che sarà ottenuta da manovre economiche recessive, o la ripesa che, basta crederci e scriverlo sui giornali che, eccola là, guarda! è in fondo al tunnel. 
Dico che sono contraddizioni, per non dire vere e proprie fallacie o confabulazioni, perché sui testi di una forma più chiaramente laicale di capitalismo, meno forsennatamente religiosa in senso fondamentalista o forse non altrettanto controiniziatica, di uso comune fino a qualche decennio fa prima di finire nello scaffale dei testi eretici, c'è scritto, ad esempio, che dalla recessione non nascono i fiori e che, oltre all'incauto debito, esiste anche l'incauto credito. Che tenendo artificialmente bassa l'inflazione si ottiene come effetto negativo un'alta disoccupazione. Lascio giudicare, osservando la nostra realtà circostante, se essa sia quella truce e disperante della pillola rossa o il favoloso mondo possibile delle Amélie del mercato autoregolantesi.

L'ultracapitalismo, che ha perso ogni interesse nel bene comune, ogni residuo di spiritualità, ed anzi persegue il culto del singolo e per giunta privilegiato, all'insegna dell'egotismo e dell'ambizione più sfrenati, utilizza un complesso armamentario di concetti che, con la scusa di tendere al Nuovo (giocando sull'equivoco che il nuovo viene sempre percepito come positivo) riesce ad affascinare le componenti progressiste della società, piegandole al proprio progetto. In realtà, il Nuovo è qui inteso solo nel senso di cancellazione del preesistente e consiste nella volontà delirante del ritorno ad una età dell'oro precapitalistica ed anticapitalistica, riconquistata attraverso una prassi controiniziatica ed antiumana, che è convinta di potersi realizzare attraverso il pensiero magico ed a qualunque costo in termini di costi umani. Anzi, probabilmente giungendo a concepire ed auspicare il sacrificio umano rituale. Allo stesso modo la globalizzazione - atto finale dell'imperialismo - viene fraintesa come internazionalismo ed il moralismo del politically correct e dei diritti umani (cosmetici) viene confuso con i diritti dell'Uomo.

Con la fine storica della possibilità dell'alternativa (la "fine" della storia), la struttura elitaria che governa il profitto si è ritrovata unica erede delle sorti del mondo, ed è precipitata in un delirio intriso del millenarismo che le masse, contrariamente al precedente cambio di millennio, non hanno affatto sentito. Per come si comportano, le élite sembrano convinte dell'imminenza di un cataclisma, per prepararsi al quale devono costruirsi un'arca di salvataggio, ad uso proprio e della propria progenie. Il resto dell'umanità non solo è condannata a perire ma deve essere aiutata a scomparire. Un altro elemento di questo millenarismo - utilitaristico perché a breve termine porta comunque profitto e privilegio - è la convinzione che le risorse mondiali siano limitate. Ecco quindi gli incitamenti alla morigeratezza, alla continenza, alla decrescita, ma anche i piani per la sostituzione di popolazioni fiere e combattive con masse di umanità facilmente soggiogabile ed alla fine tranquillamente eliminabile.

So che i marxisti sono abituati a concepire una sola forma monolitica di capitalismo con dentro il male assoluto, praticamente a vederci il Demonio, ma se oggi ci accorgiamo che questo che viviamo non è più il capitalismo che abbiamo conosciuto e lo sentiamo sempre più ostile e pericoloso, mutato in senso negativo ed alieno, significa che ne è esistito un altro, teso alla costruzione ed all'espansione, invece che alla distruzione ed alla contrazione, con addirittura sprazzi ideali di tutela dell'interesse e benessere collettivo. 

E' a questo punto che vorrei spiegare l'immagine emblematica a corredo del post, il leone verde, che è tratto da un volume di studi alchemici in codice di Sir Isaac Newton. Il leone, il sangue ed il regulus, il cuore del leone, l'ingrediente ultimo della pietra filosofale, non forse o non solo il segreto per ottenere materialmente l'oro dal piombo ma il simbolo di una ricerca personale, di un percorso fino alla scoperta dell'oro interiore.
Newton era stato un alchimista negli anni giovanili, un vero magus, oltre che uno di quei tipici e misteriosi geni cantabrigensi sempre al limite tra ordine e caos interiori, ma la seconda parte della sua vita, seguita agli onori per le conquiste nel campo della scienza, soprattutto la teorizzazione sulla gravità, la trascorse come direttore della zecca di Londra. Il suo compito era quello di coordinare la sostituzione dell'enorme numero di monete d'argento in circolazione che venivano ogni giorno sempre di più contraffatte. Divenne un vero sbirro, un persecutore dei falsari che non esitava a mettere a morte con modalità particolarmente efferate. Il libero manipolatore di metalli e il cercatore del mercurio filosofico, costretto a controllare moneta per moneta, a divenire preda del caos causato dalla naturale tendenza del denaro ad automoltiplicarsi e a sfuggire al controllo. La maledizione de "la moneta circolante crea inflazione" che oggi il pensiero magico dell'ultraliberismo tenta disperatamente di contenere con formule che provocano disastri umani epocali. Newton che "finisce in banca" e l'apprendista stregone che tenta di domare la moneta impazzita senza riuscirvi. 
La vita di Newton è un puro esempio di contrappasso e una straordinaria metafora trans-secolare del conflitto tra pura scienza e materialismo.

Alla sua morte il grande scienziato lasciò un baule contenente le sue carte e studi giovanili teologici ed alchemici, rimasti nascosti per anni, fino a quando nel secolo scorso, nel 1936, furono battuti all'asta. Una parte di queste carte segrete, considerate prive di alcun valore scientifico, scritte in un misto di latino, greco antico, inglese del seicento e simboli alchemici, alcuni dei quali a tutt'oggi indecifrati, fu acquisita da John Maynard Keynes e il resto, soprattutto gli scritti teologici "eretici" perché antitrinitari, finì ad un arabista ebreo e quindi all'Università di Gerusalemme. 

Nel 1942, Keynes scrisse, in uno splendido articolo pubblicato con il titolo "Newton, the Man."":
“Nel diciottesimo secolo, e poi da allora in avanti, Newton prese ad essere considerato come il primo e il più grande degli scienziati dell’età moderna: un razionalista, uno che ci insegnò a pensare seguendo i principi del ragionamento freddo e imparziale. Io non lo vedo in questa luce. Credo che nessuno di coloro che hanno meditato sui materiali contenuti in quella cassa, da lui stesso riempita quando lasciò Cambridge nel 1696 – materiali che, sebbene in parte dispersi, sono giunti fino a noi – possa considerarlo in quel modo. Newton non fu il primo scienziato dell’età della ragione. Piuttosto fu l’ultimo dei maghi, l’ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l’ultima grande mente soffermatasi sul mondo del pensiero e del visibile con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa.” ("J.M. Keynes, "Newton, the Man." da "Sono un liberale? e altri scritti.")
E' affascinante pensare all'influenza che potrebbero avere avuto questi scritti emersi dall'oscurità del passato su una mente che stava proprio in quel momento, nel 1936, completando la "Teoria generale". A proposito di sincronicità.
Mi viene da pensare che se il baule con le carte di Newton fosse trovato oggi, i fondamentalisti delll'ISIS del Dio Mercato probabilmente lo darebbero subito alle fiamme.

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